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Secondo l’art.

5, Legge 135 1990 l’accertata sieropositività non può divenire il motivo di discriminazione per
accesso/mantenimento del posto di lavoro

Cerco di convincere il paziente ad assumere un atteggiamento responsabile invitandolo ad assumere particolari


precauzioni per tutelare la salute della moglie (preservativo e evitare il contatto con il suo sangue/ liquidi biologici) .
Se nonostante le raccomandazioni il paziente si rifiuta di tenere una condotta adeguata lo invito a rivelare tale
informazione alla moglie con l’intimidazione che se non sarà lui lo farò io . Sarei imputabile penalmente di rivelazione
di segreto professionale ma si tratterebbe di una giusta causa sociale per:

• Art. 12 del Codice di Deontologia Medica (secondo cui il trattamento dei dati sensibili può essere fatto anche in
caso di dissenso per tutelare la salute dei terzi)

• Sentenza del 1994 della Corte Costituzionale

• Garante della privacy

INABILITAZIONE

I presupposti dell’inabilitazione sono:



- l’infermità di mente abituale: di minore gravità rispetto a quella necessaria per l’interdizione;

- il sordomutismo o la cecità dalla nascita o dalla prima infanzia, in assenza di sufficienti provvedimenti riabilitativi

- l’abuso abituale di bevande alcoliche o di stupefacenti: l’abuso deve essere non solo abituale, ma deve tradursi in
un’alterazione psichica tale da compromettere le capacità del soggetto di provvedere ai propri interessi;

- la prodigalità: consiste nella tendenza a spendere eccessivamente oppure a regalare i propri beni agli altri, con il
conseguente grave pregiudizio economico per il soggetto e per la sua famiglia.

L’inabilitato può contrarre matrimonio, può redigere testamento e può svolgere anche tutti quegli atti della vita civile
che non eccedano l’ordinaria amministrazione.

Possono essere invece annullati su istanza dell’inabilitato e dei suoi eredi o aventi causa, gli atti eccedenti la
semplice amministrazione fatti senza l’osservanza delle prescritte formalità dopo la sentenza di inabilitazione.
All’inabilitato viene assegnato un curatore che lo deve guidare nel compimento di tutti quegli atti giuridici (eccedenti
l’ordinaria amministrazione) che egli non può compiere da solo.

L’inabilitazione come l’interdizione costituisce un provvedimento revocabile se è cessata la causa per la quale essa è
stata pronunziata.

INTERDIZONE

La persone interdetta non può contrarre matrimonio, non può stipulare contratti, non può prestare consenso valido al
trattamento medico, non può più gestire il proprio patrimonio, ecc...; una capacità di esercitare i propri diritti verrà
trasferita alla persona del tutore.

I presupposti clinici dell’interdizione sono sostanzialmente tre:

- l’infermità di mente

- l’abitualità dell’infermità mentale: occorre naturalmente che l’infermità psichica accertata sia cronologicamente
definibile come abituale

- la gravità dell’infermità mentale: il giudizio definitivo in materia di interdizione dipenderà in ogni caso da un
confronto fra la gravità dell’infermità mentale obiettivata e quindi dal grado del deficit psichico e la rilevanza effettiva
degli interessi (soprattutto patrimoniali) cui la persona deve provvedere.

Esistono due tipi di interdizione:

- giudiziaria, è dichiarata con sentenza da parte del giudice sulla base di una consulenza tecnica d’ufficio

- legale, costituisce la pena accessoria per il condannato, per delitto non colposo, alla reclusione da 5 anni
all’ergastolo (restano integre la capacità di gestire il patrimonio, riconoscere e legittimare figli).

TUTORE , CURATORE, AMMINISTRATORE DI SOTEGNO

Tutore: è il rappresentante legale di una persona che esercita una funzione di tutela, è nominato nei casi di
interdizione. Il tutore deve tenere una regolare contabilità della sua amministrazione e deve renderne conto ogni anno
al giudice tutelare.

Curatore: Il curatore è un istituto previsto dall'ordinamento giuridico italiano di assistenza di una persona fisica o
giuridica inabilitata.

A differenza del tutore, il curatore non ha funzioni di rappresentanza ma di assistenza, cioè non sostituisce ma
integra la volontà dell'emancipato e dell'inabilitato e cura solo interessi di natura patrimoniale.

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amministratore di sostegno: L’amministratore di sostegno è una figura istituita per quelle persone che, per effetto
di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di
provvedere ai propri interessi. Quindi, affianca il soggetto con minore limitazione possibile della capacità di agire.

INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO

A persone che si trovano nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o, non
essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di un'assistenza continua, è concessa
un'indennità di accompagnamento”.

In linea generale chi usufruisce dell’indennità di accompagnamento ha una invalidità del 100% però esistono dei casi
particolari in cui pur non essendo presente una invalidità del 100% il soggetto non è comunque in grado di compiere
le attività quotidiane della vita ad esempio malati psichiatrici gravi.

Gli atti quotidiani della vita sono intesi come bere, mangiare, lavarsi, vestirsi, ma anche tutti quelli che comportano
una vita di relazione (cioè l’accompagno serve a soggetti invalidi anche per mantenere una certa vita di relazione).

BENEFICI PER INVALIDI

- % => 34 % protesi ed ausili

- % > a 45 % inserimento liste collocamento mirato

- % => a 67 % esenzione dal Ticket, tessera Bus

- % => a 74 assegno mensile di 300euro (18-65 aa) se reddito < a euro 4172,44

- %= 100 : pensione inabilità (18-65 anni) se reddito < a euro 14238,75 + esenzione ticket + indennità di
accompagnamento: indennità d’accompagnamento con qualsiasi reddito ed età

INAIL

L’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) è un ente pubblico che agisce da
soggetto assicurante per quel che riguarda le assicurazioni sociali (mentre nelle assicurazioni private il soggetto
è una compagnia assicuratrice, sottoposta alla vigilanza dell’ISVAP), e che prevede un ristoro per coloro che
ricevono un danno (infortunio o malattia professionale) sul lavoro e dal lavoro.

Nelle assicurazioni sociali l’assicurante è il datore di lavoro, che deve denunciare l’inizio del rapporto di
lavoro del dipendente e deve assicurare quest’ultimo (l’assicurazione è obbligatoria).

A seguito d’infortunio sul lavoro, o di infortunio in itinere (cioè quello che il lavoratore subisce nell’andare dalla propria
abitazione verso il luogo di lavoro o viceversa), il lavoratore subisce un’inabilità lavorativa (danno biologico) e
pertanto gli spettano dei benefici economici. L’inabilità lavorativa può essere: - Inabilità permanente assoluta: toglie
per tutta la vita l'attitudine lavorativa (è la cosiddetta "morte" lavorativa del soggetto).

- Inabilità permanente parziale: diminuisce solo in parte l'attitudine al lavoro ma in modo essenziale e per tutta la
vita.

- Inabilità temporanea assoluta: diminuisce completamente l'attitudine lavorativa ma solo per un periodo di tempo
determinato (i cosiddetti giorni di malattia).

Le prestazioni assicurative previste per il lavoratore infortunato possono essere divise in:

- Prestazioni economiche, tra cui:

• Indennità giornaliera: è tipicamente per i soggetti con inabilità temporanea assoluta; decorre dal 4° giorno
successivo all'infortunio ed è pari al 60% della retribuzione; i primi 3 giorni sono a carico del datore di lavoro.

• Franchigia: si costituisce quando l'attitudine al lavoro è ridotta fino al 5%.

• Indennizzo in conto capitale: si costituisce quando l'attitudine al lavoro è ridotta tra il 6 e il 15%.

• Rendita per inabilità permanente: si costituisce quando l'attitudine al lavoro è ridotta di più del 15%; il valore
della rendita è calcolato in relazione al salario ed ha aliquote crescenti al crescere della percentuale di inabilità.

• Assegno per assistenza personale e continuativa: è erogata solamente ai cosiddetti grandi invalidi del lavoro
(80% almeno di inabilità) che hanno necessità di questa ulteriore integrazione alla rendita poiché gravemente
menomati e compromessi nella vita.

• Rendita ai superstiti dell'assicurato: viene conferita qualora dall'infortunio esiti la morte del lavoratore ed è
integrato dall'assegno funerario quale sussidio per le spese occorse.

• Assegno mensile permanente: è concesso alla vedova e agli orfani di un grande invalido del lavoro deceduto
per cause non concernenti il lavoro.

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- Prestazioni sanitarie, tra cui:

• Cure mediche e chirurgiche.

• Fornitura e rinnovo protesi.

• Prestazioni integrative.

• Disposizioni speciali per l'ernia addominale.

INFORTUNIO SUL LAVORO

L’infortunio sul lavoro viene inteso come avvenimento sfortunato e improvviso, indipendente dalla volontà di
chi lo subisce ed anormale rispetto al regolare andamento del lavoro. I suoi elementi costitutivi sono: la causa
violenta, l'occasione di lavoro e il danno all'integrità psicofisica del lavoratore.

- La causa violenta rappresenta un evento di qualsiasi natura che abbia i requisiti di esteriorità, di idoneità lesiva e
di concentrazione cronologica. Ciò differenzia l’infortunio dalla malattia professionale che, invece, si sviluppa nel
corso di molto tempo (anche anni).

• L’esteriorità è propria delle azioni nocive estranee all'organismo dell'infortunato, che operano "ab estrinseco".
Tali sono le energie meccaniche e i traumatismi in genere, l'energia elettrica, elettromagnetica, radiante e
termica, le sostanze tossiche, le asfissie meccaniche, i microrganismi patogeni e i traumi psichici.

• L’idoneità lesiva va intesa nel senso che la capacità di provocare l'infortunio è ammessa per tutte quelle azioni
anormali rispetto al regolare andamento del lavoro, capaci di produrre lesioni corporali da cui derivi la morte o
un'inabilità. Pertanto non costituiscono infortunio le lesioni di lieve entità (ad esempio la semplice ecchimosi o
l'escoriazione circoscritta) che non danno luogo a un'inabilità né impediscono la normale ripresa del lavoro.

• La concentrazione cronologica si riferisce alla durata del contatto tra l'agente esterno e l'organismo del
lavoratore.

- L’occasione di lavoro esprime il rapporto esistente tra il lavoro e l'infortunio ed è il requisito che differenzia
l'infortunio lavorativo dalla disgrazia accidentale. L'occasione di lavoro presuppone che l'infortunio sia avvenuto
sul posto di lavoro e durante l'orario di lavoro, ma soprattutto necessario è il rapporto eziologico col lavoro che
presuppone il rischio professionale e la finalità di lavoro.

- L'evento dannoso è rappresentato dalla morte oppure da una lesione personale da cui derivi un’inabilità
permanente al lavoro (assoluta o parziale), o un’inabilità temporanea al lavoro assoluta (che comporti l'astensione
dal lavoro per più di tre giorni).

• Rischio generico: è rappresentato da un situazione di pericolo che grava in eguale misura sul lavoratore intento
alla propria opera come su ogni altro individuo (ad esempio rischio che ci sia un terremoto).

• Rischio generico aggravato: è quello che incombe su ogni cittadino ma grava in misura maggiore, per frequenza
o entità, su coloro che disimpegnano determinate attività lavorative (ad esempio, il muratore che si trova su una
passerella durante un terremoto).

• Rischio specifico: è quello strettamente inerente alle condizioni fisiche di determinate attività lavorative e
incombe in modo esclusivo o nettamente preponderante su coloro che esplicano mansioni peculiari.

Circostanze che escludono l'indennizzo di un evento infortunistico sono il dolo o la colpa grave del lavoratore: salire
su di un'impalcatura dopo aver assunto alcolici o stupefacenti, configura una colpa grave così, come nell'infortunio
in itinere, l'inosservanza delle norme del codice della strada.

INVALIDO CIVILE

è una forma di assistenza sociale erogata dallo Stato che prevede benefici economici e non economici e che
non è subordinata al versamento di contributi previdenziali; è quindi valida per tutti i cittadini.

È considerato invalido civile il cittadino di età compresa fra 18 e 65 anni che presenta infermità fisiche e/o
psichiche e sensoriali che comportano un danno funzionale permanente con riduzione, quindi, della capacità
lavorativa generica di almeno il 33%, ovvero con capacità lavorativa generica residua almeno del 67%. La capacità
lavorativa generica è considerata come una media capacità di lavoro di manodopera non specializzata.

- Particolare tutela è accordata ai minori di anni 18 che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le
funzioni proprie della loro età; tali soggetti ricevono l'indennità di frequenza nel caso in cui siano costretti a
frequentare centri di riabilitazione.

- Agli ultrasessantacinquenni, prescindendo da eventuali infermità, ed in mancanza di reddito o con reddito inferiore
ai limiti stabiliti per legge, è accordato l'assegno sociale.

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- Se il cittadino è portatore di invalidità superiore al 45%, che gli rendono difficile l'inserimento nel mondo del
lavoro, lo Stato interviene inserendolo in speciali elenchi e prevedendo l'obbligatorietà per l’assunzione al lavoro
(collocamento obbligatorio);

• Le categorie per la collocazione nelle liste protette e lavoro protetto sono:

- Invalidi di guerra, civili e militari.

- Invalidi del lavoro per infortunio o malattia professionale.

- Soggetti ciechi o riduzione della vista fino a 1/10 con correzione.

- Sordomuti.

- Orfani e vedove dei caduti in guerra o nel lavoro o per causa di servizio.

- Ex tubercolotici.

- infermità siano di reale ostacolo allo svolgimento di un qualsivoglia lavoro (ossia configurino una invalidità di oltre il
74%), il cittadino ha diritto all’assegno mensile come invalido parziale (e non paga i ticket sanitari),

• nel caso di invalidità totale (100%) ha diritto alla pensione di inabilità come invalido totale (e non paga neanche
la ricetta).

- Una particolare circostanza si verifica allorquando il soggetto, oltre ad aver perso ogni capacità lavorativa, non sia
autonomo (non sa lavarsi, mangiare, chiedere aiuto, non può deambulare, affetto da schizofrenia) perché in questo
caso viene erogata l’indennità di accompagnamento.

INPS

L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS) è il principale ente previdenziale del sistema pensionistico
pubblico italiano, presso cui debbono essere obbligatoriamente iscritti tutti i lavoratori dipendenti pubblici o privati e
la maggior parte dei lavoratori autonomi, che non abbiano una propria cassa previdenziale autonoma. Copre i danni
subiti e derivati da rischi non lavorativi come la vecchiaia e la disoccupazione involontaria (a differenza
dell’INAIL, la cui copertura è per eventi non certi, come infortunio e malattia professionale). L'INPS svolge funzioni
sia di natura previdenziale che di natura assistenziale. La funzione previdenziale è fondata su rapporti assicurativi
e previo versamento di contributi, ed è rappresentata da:

- pensione di vecchiaia;

- pensione di anzianità;

- pensione ai superstiti

- assegno di invalidità;

- pensione di inabilità;

- pensione in convenzione internazionale per il lavoro svolto all'estero;

- fondi speciali;

- fondi sostitutivi;

- causa di servizio (o pensionistica privilegiata).

La funzione assistenziale è attribuita all'INPS soprattutto per motivi gestionali:



- integrazione delle pensioni al trattamento minimo;

- assegno sociale;

- invalidità civile.

Gestisce anche prestazioni a sostegno del reddito come indennità di:

- disoccupazione;

- malattia;

- maternità;

- cassa integrazione;

- trattamento di fine rapporto;

- indennità antitubercolare.

Le forme di pensionamento erogate dall'INPS possono essere divise in:



- Forme da accertamento amministrativo (il vitalizio erogato è proporzionale alla contribuzione del periodo
lavorativo), tra cui:

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- Pensione di vecchiaia, che spetta al compimento di una determinata età (65 anni per gli uomini e 60 per le
donne) possedendo almeno i minimi requisiti contributivi (20 anni); la pensione di vecchiaia spetta anche quale
conversione dell'assegno di invalidità per coloro che hanno un invalidità di almeno l'80% al compimento del 60°
anno per gli uomini e del 55° anno per le donne (pensione di vecchiaia anticipata).

- Pensione di anzianità, che spetta al raggiungimento di un requisito contributivo non inferiore al massimo
computabile (35-40 anni di effettiva contribuzione).

- Forme da accertamento medico-legale, tra cui:

- Assegno di invalidità

- Pensione di inabilità

INVALIDITA’ PENSIONABILI

Assegno di invalidità, spetta a qualunque età, in caso di sopraggiunta invalidità che determini la perdita di
almeno il 67% della capacità lavorativa in occupazioni confacenti le proprie attitudini (a differenza dell’assegno
per l’invalidità civile che viene riconosciuto con la perdita di capacità lavorativa generica superiore al 33%), purché
sussistano requisiti assicurativi e contributivi fissati per legge.

- L'assegno ordinario di invalidità non ha carattere definitivo ma ha una durata massima di tre anni ed è rinnovabile
su domanda del beneficiario, che viene quindi sottoposto ad una nuova visita medico-legale.

- Dopo TRE conferme consecutive l'assegno diventa definitivo mentre al compimento dell'età pensionabile
l'assegno viene trasformato in pensione di vecchiaia, ricorrendo i relativi requisiti.

- L’assegno deve essere corrispondente almeno al minimo della pensione sociale, e se viene meno il resto viene
attinto dalla cassa pensioni. Inoltre esso viene convertito in pensione di vecchiaia al raggiungimento dell’età
pensionabile.

- L’assegno di invalidità non è cumulabile con altre misure di prevenzione sociale.

- Il ricevente dell’assegno può però essere occupato in altre attività redditizie se queste possono essere svolte con
la capacità di lavoro residuo (differenza con l’inabilità).

Pensione di inabilità, che spetta a qualunque età, in caso di sopraggiunta inabilità (invalidità del 100%),
purché sussistano i requisiti assicurativi e contributivi fissati per legge. Oltre l'assoluta e permanente
impossibilità a svolgere qualsiasi lavoro, è necessaria una anzianità assicurativa e contributiva pari a 5 anni di
assicurazione (260 contributi settimanali), dei quali almeno 3 anni (156 settimane) versati nei cinque anni precedenti
la domanda di pensione di inabilità. La richiesta di questi requisiti minimi è dettata dalla necessità di impedire
speculazioni da parte di soggetti che, ad esempio, già ammalati, inizino a versare contributi per poter ricevere le
prestazioni previdenziali.

I pensionati per inabilità possono chiedere l'assegno per l'assistenza personale e continuativa, se si trovano
nell'impossibilità di camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure hanno bisogno di assistenza
continua in quanto non sono in grado di condurre da soli la vita quotidiana.

La pensione può essere soggetta a REVISIONE. Se viene accertato il recupero della capacità lavorativa, la pensione
può essere REVOCATA.

La differenza tra INAIL e INPS sulla valutazione della capacità di lavoro sta nel fatto che l'INAIL vede quella specifica,
l'INPS quella confacente alle proprie attitudini.

INFANTICIDIO

L'infanticidio è un reato previsto dall'articolo 578 del Codice Penale che sancisce che la madre che cagiona la morte
del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è da condizioni di
abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da 4 a 12 anni.

L'infanticidio è una forma di delitto attenuato rispetto all'omicidio. È molto importante capire che non tutte le
uccisioni di bambini sono infanticidi. Per esser tale, infatti, innanzitutto il soggetto attivo deve essere la madre (è
quindi un reato esclusivo) perché chiunque altro uccida un neonato incorre nel reato di omicidio doloso. Inoltre, ci
sono altri punti che vanno analizzati per comprendere quando anche la madre non commetta un infanticidio ma un
vero omicidio doloso: deve sussistere la morte del neonato per una condizione di abbandono morale e materiale (e
quindi non perché la mamma prenda una pistola e spari al figlio), come in condizioni di estrema povertà, di
abbandono completo della donna incinta da parte di parenti e amici, una donna in condizioni di disagio psichico.

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Inoltre, un altro elemento che secondo la dottrina corrente va considerato è che l'omicidio avvenga in stretto
rapporto cronologico con il parto a causa del "turbamento" legato alla nascita e alle condizioni di abbandono.

Al fine di escludere, che quello che è inteso come infanticidio sia sostenuto dall'espulsione di un semplice prodotto
abortivo, con esclusione dunque di manovre criminose eseguite durante o dopo il parto, è essenziale accertare il
grado di sviluppo fetale. Si deve cioè affermare che il feto sarebbe stato in grado di iniziare una sua vita autonoma
(ad esempio, un neonato anencefalo morirebbe dopo i primi atti respiratori).

Forniscono informazioni preziose sullo sviluppo del feto le sue dimensioni, complessive e segmentarie, il peso, lo
sviluppo degli annessi fetali, i nuclei di ossificazione.

La manifestazione di vita autonoma del neonato si identifica con l'avvenuta respirazione polmonare, tant'è che le più
importanti prove sono quelle respiratorie (idrostatica, radiologica, ottica, istologica).

La prova idrostatica si basa su un requisito fondamentale del tessuto polmonare: se contiene aria galleggia
nell'acqua per il minor speso specifico; il polmone fetale che non ha respirato, invece, va a fondo.

IVG

< 90 Oggi in Italia la donna può richiedere l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) entro i primi 90 giorni di
gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Dal 1978 questo intervento è regolamentato dalla Legge
194/78, che descrive con chiarezza le procedure da seguire in caso di richiesta di IVG:

• esame delle possibili soluzioni dei problemi proposti

• aiuto alla rimozione delle cause che porterebbero alla IVG

• certificazione

• invito a soprassedere per sette giorni in assenza di urgenza, sia entro che oltre i primi 90 giorni di gravidanza.

Esistono due tecniche per eseguire una IVG: il metodo farmacologico e quello chirurgico.

Interruzione volontaria di gravidanza attraverso il metodo farmacologico

E' una procedura medica, distinta in più fasi, che si basa sull'assunzione di almeno due principi attivi diversi, il
mifepristone (meglio conosciuto col nome di RU486) e una prostaglandina, a distanza di 48 ore l'uno dall'altro.

Il mifepristone, interessando i recettori del progesterone, necessari per il mantenimento della gravidanza, causa
la cessazione della vitalità dell'embrione; l’assunzione del secondo farmaco, della categoria delle prostaglandine, ne
determina l’espulsione. In Italia è possibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo
farmacologico dietro richiesta della persona interessata, in regime di ricovero ordinario, nel rispetto della legge 194
del 1978.

Sulla base dei pareri del Consiglio superiore di sanità, il Ministero della salute ha emanato Linee di indirizzo sulla
interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine. Il documento, del 24 giugno 2010, sottolinea
soprattutto i punti principali del consenso informato.

Interruzione volontaria di gravidanza attraverso il metodo chirurgico

Anche se il metodo farmacologico sta prendendo sempre più piede, l'interruzione di gravidanza attraverso il metodo
chirurgico resta comunque molto praticata. L'intervento può essere effettuato presso le strutture pubbliche del
Servizio sanitario nazionale e le strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regioni.

> 90 Essendo trascorsi i primi 90 giorni dal concepimento l’interruzione volontaria di gravidanza può essere eseguita
sia nella maggiorenne che nella minorenne (indipendentemente dal parere dei genitori) solo se tali malformazioni
comportano un grave pericolo per la salute psichica/fisica della ragazza (art. 6 della legge 194 del 1978)

Devono essere documentate dal ginecologo dipendente della struttura pubblica dove si pratica l’interruzione
volontaria di gravidanza che si avvale della consulenza di uno psichiatra e manda una copia del certificato al direttore
sanitario5 (art. 7 della Legge 194 del 1978)

IVG INTERDETTA

- La legge stabilisce, nei casi previsti, che le donne minorenni e le donne interdette debbano ricevere
l'autorizzazione del tutore o del tribunale dei minori per poter effettuare una l’interruzione della gravidanza (IVG).
Ma, al fine di tutelare situazioni particolarmente delicate, la legge 194 prevede che (art.12) nei primi novanta giorni,
quando:

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