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RAY BRADBURY. Il grido di benvenuto del vecchio salì nel vento.

Shumway
contraccambiò con egual calore, portò giù lentamente il suo
VIAGGIATORE DEL TEMPO. Drago Volante e toccò terra.
Craig Bennett Stiles, anni 130, si avvicinò con passo brioso e,
Il Convettore di Toynbee incredibilmente, fu lui ad aiutare il giovane a scendere
dall'abitacolo, in quanto Shumway si era sentito
"Bene! Fantastico! Evviva me!" improvvisamente debole, con le gambe fiacche.
Roger Shumway si tuffò sul sedile, si allacciò "la cintura di "Non riesco a credere di essere qui" balbettò Shumway.
sicurezza, avviò il rotore e sospinse il suo elicottero Drago "Ci sei, e neanche troppo presto" rise il viaggiatore del tempo.
Volante SuperÄ6 a innalzarsi nel cielo estivo, puntando a sud, "Ormai, ogni giorno é buono, perché io possa disintegrarmi e
verso La Jolla. sparire. La colazione ci aspetta. Pedala!"
"Si può essere più fortunati di così?" Maestoso come un corteo di una sola persona, Stiles sgusciò
Perché era diretto a un convegno incredibile. via dall'ombra frusciante del rotore, che lo faceva sembrare un
Il viaggiatore del tempo, dopo 100 anni di silenzio, aveva personaggio di un vecchio film tremolante di un futuro che
accettato di essere intervistato. Quel giorno compiva 130 anni. fosse già fuggito.
E quello stesso pomeriggio, alle quattro in punto, ora del Shumway, come un cagnolino mascotte di un grande esercito,
Pacifico, ricorreva l'anniversario del suo unico e ineguagliato gli si accodò.
viaggio nel tempo. "Cosa vuoi sapere?" domandò il vecchio, mentre
Mio Dio, sì! Cento anni prima, Craig Bennett Stiles aveva attraversavano il tetto a passo di carica.
salutato, era salito sul suo Orologio dell'Immenso, come "Primo," ansimò Shumway, affiancandolo "perché ha rotto il
l'aveva chiamato, ed era svanito dal presente. Era e rimaneva silenzio dopo cento anni? Secondo, perché con me? Terzo,
l'unico uomo della storia ad aver viaggiato nel tempo. E qual é il grande annuncio che farà questo pomeriggio alle
Shumway godeva del privilegio, unico fra tutti i suoi colleghi quattro, l'ora esatta in cui il suo "più giovane io" arriverà dal
giornalisti, di essere stato invitato, dopo tutti quegli anni, a passato - quando, per un breve attimo, lei apparirà in due
prendere il té. E? E all'eventuale annuncio di un secondo e luoghi differenti, il paradosso: la persona che lei era, l'uomo
conclusivo viaggio attraverso il tempo. Il mitico viaggiatore che lei é, fusi in un'ora gloriosa perché noi la si festeggi?"
aveva accennato a tale possibilità. Il vecchio rise. "Come corri!"
"Vecchio mio," disse Shumway "Mr. Craig Bennett Stiles... "Mi scusi." Shumway arrossì. "E' roba che ho scritto ieri sera.
ecco che arrivo!" Bene. Queste sono le domande."
Il Drago Volante, assecondandone la febbre, afferrò il vento, "Avrai le tue risposte." Il vecchio gli toccò leggermente il
sulle cui ali volò rasente alla costa. gomito. "Tutto... a tempo debito."
Il vecchio era lì, in attesa, sul tetto della Lamasseria, sul ciglio "Deve perdonare se sono tanto eccitato" disse il giovane.
dello scivolo di decollo degli alianti dalla collina di La Jolla. "Dopotutto, lei é un mistero. Era famoso, acclamato in ogni
L'aria fremeva di deltaplani cremisi, azzurri e color limone, angolo della Terra. Partì, vide il futuro, tornò, ci raccontò, e
appesi ai quali giovanotti lanciavano richiami, poi si estraniò come un eremita. Sì, per qualche settimana ha
contraccambiando i saluti di fanciulle rimaste a terra. monopolizzato le telescriventi di tutto il mondo, si é fatto
Stiles, per i suoi 130 anni, non era vecchio. Il suo viso, rivolto vedere alla Tv, ha scritto un libro, ci ha fatto dono di un
in alto verso l'elicottero, era il viso radioso di uno di quei folli meraviglioso documentario televisivo di due ore, poi si é
apollinei sui deltaplani, che adesso si affrettavano a farsi da richiuso, inaccessibile, qui. Sì, la macchina del tempo é offerta
parte, per lasciar spazio all'elicottero in discesa. giù da basso alla curiosità del pubblico, che può accedervi
Discesa che Shumway andava prolungando, in un indugio che ogni giorno a mezzogiorno, per vederla, toccarla. Ma lei,
acuiva la febbre dell'incontro. personalmente, ha rifiutato la fama..."
Lì sotto, v'era una faccia che aveva sognato architetture, "Non é andata proprio così." Il vecchio guidò il visitatore
conosciuto incredibili amori, registrato misteri di secoli, di lungo il tetto. Adesso, nei giardini sottostanti, erano in arrivo
giorni, di ore, di secondi, per poi tuffarsi ad anticipare il altri elicotteri da ogni parte del mondo, carichi di attrezzature
futuro. Una faccia cotta dal sole, che celebrava il proprio televisive per riprendere il miracolo nel cielo, il momento in
compleanno. cui la macchina del tempo, rientrando dal passato, sarebbe
Per una notte, una soltanto, cento anni prima, Craig Bennett apparsa, scintillante, per involarsi a visitare altre città, prima
Stiles, fresco reduce dal tempo, aveva rivelato via Telstar a di svanire di nuovo nel passato. "Ho avuto tanto da fare, come
miliardi di uomini di tutto il mondo il loro futuro. architetto, per costruire quello stesso futuro che vidi, da
"Ce l'abbiamo fatta!" aveva detto. "Ci siamo riusciti! Il futuro giovane, quando arrivai nel nostro domani dorato!"
é nostro. Abbiamo ricostruito le metropoli, rinnovato le Indugiarono un istante a osservare i preparativi in basso.
piccole città, ripulito i laghi e i fiumi, purificato l'aria, salvato Venivano montati enormi tavoli per i rinfreschi. Di lì a poco,
i delfini, ripopolato i mari di balene, bloccate le guerre, sarebbero giunte alte personalità da tutto il mondo, per
disseminato lo spazio di stazioni solari per illuminare il ringraziare - forse per l'ultima volta - quel fiabesco, quasi
mondo, colonizzato la luna, raggiunto Marte, e poi Alfa mitico viaggiatore attraverso gli anni.
Centauri. Abbiamo debellato il cancro e fermato la morte. Ce "Vieni!" sollecitò il vecchio. "Non ti piacerebbe sederti nella
l'abbiamo fatta - oh, Signore, ti ringraziamo! - ci siamo macchina del tempo? Nessun altro lo ha mai fatto. Non
riusciti. Oh, radiosi e splendidi germogli del futuro, vorresti essere il primo?"
sbocciate!" Non era necessaria la risposta. Il vecchio poteva leggerla negli
Ai suoi contemporanei aveva mostrato fotografie, portato occhi lucidi e umidi del giornalista.
campioni, dato nastri e dischi LP, film e musicassette del suo "Via, via" esclamò Stiles. "Oh, povero me!"
favoloso viaggio nel tempo. Il mondo era impazzito di gioia. Un ascensore tutto vetri li portò giù, e li scaricò in un
Era corso incontro a quel futuro, anticipandolo, nella visione sotterraneo d'un bianco assoluto, nel centro del quale
delle città promesse, della salvezza totale e dei mari e delle troneggiava...
terre fraternamente suddivisi tra uomini e animali. L'incredibile macchina.
"Ecco." Stiles toccò un pulsante, e l'involucro di plastica, che guardando. Ebbi cura, comunque, di non indugiare troppo là
da cent'anni aveva sigillato la macchina del tempo, aprì dove arrivavo. Mi occorreva soltanto il tempo per fotografare
silenzioso le sue valve di conchiglia. Il vecchio accennò con la le città ricostruite, i mari e i fiumi tornati limpidi, l'aria nitida
testa. "Vai dentro, siediti." e priva di smog, le nazioni non più fortificate, le dilette balene
Shumway si mosse lentamente verso la meraviglia. ormai in salvo. Mi spostavo veloce, fotografavo alla svelta,
Stiles sfiorò un altro pulsante, e la macchina si illuminò, come per volare a casa a ritroso negli anni. Oggi, paradossalmente, é
una caverna di tele di ragno. Anelito di anni, bisbigli di diverso. Milioni e milioni di occhi guarderanno in su con
ricordi. Fantasmi annidati nelle sue vene di cristallo. In una enorme anticipazione. E concederanno, oppure no, uno
sola notte, un dio ragno ne aveva intessuto le pareti. Era sguardo che corra dal giovane pazzo fulmineo nei cieli al
fantasmagorica, reale e vivente. Invisibili maree pulsavano nei vecchio folle di adesso, ancora nella gioia per il suo trionfo?"
suoi congegni. Qui, un autunno veniva soffiato via in "Oh, sì" confermò l'altro. "Senz'altro, milioni di sguardi!"
frammenti, là incombevano inverni con nevi che si adagiavano Un botto. Shumway distolse gli occhi dalla calca sui campi
in bocci primaverili per infiorare campi d'estate. Vi ardevano vicini e dalla moltitudine di oggetti sospesi nel cielo, per
soli e lune vi nascondevano le loro fasi. constatare che Stiles aveva testé stappato una bottiglia di
Il giovane prese posto al centro di tutto ciò, incapace di champagne.
parlare, abbrancandosi ai braccioli del sedile imbottito. "Il nostro brindisi privato e la nostra celebrazione privata."
"Non aver paura" disse il vecchio, con dolcezza. "Non ti Presero i bicchieri, in attesa del momento adatto per brindare.
mando a fare un viaggio." ".Cinque minuti alle quattro e al conteggio alla rovescia.
"Non mi importerebbe!" rispose Shumway. Perché" disse il reporter "nessun altro mai ha viaggiato nel
Stiles lo scrutò in viso. "No, lo vedo. Sembri me, cento anni tempo?"
fa. Mi venga un accidente se non sei mio figlio putativo!" "Anche a me stesso ho posto il veto" rispose il vecchio,
Il giovane chiuse gli occhi all'enorme complimento, le sporgendosi a osservare la folla. "Mi ero reso conto di quanto
palpebre scintillanti, mentre i fantasmi nella macchina lo fosse pericoloso. Non per me, naturalmente, affidabile
avvolgevano di sospiri e promesse del suo domani. com'ero. Ma, Signore Iddio, pensaci - chiunque poteva
"Allora, che ne pensi del mio Convettore di Toynbee?" mettersi a far rotolar bocce lungo le corsie del tempo a venire,
domandò il vecchio briosamente, per rompere il silenzio, abbattendo tutti i birilli d'un colpo, spaventando i nativi di un
fermando i motori. luogo, sconvolgendo gli abitanti di una città, disquisendo con
Shumway aprì gli occhi. "Il Convettore di Toynbee? Cosa..." la linea della vita di Napoleone, a ritroso, o ripristinando al
"Altri misteri, eh? Il grande Toynbee, questo acuto storiografo potere i cugini di Hitler, in avvenire? No, no. E il governo,
che disse come ogni gruppo, ogni razza, ogni universo ovviamente, fu d'accordo, anzi, insistette, che mettessimo il
noncurante di correre verso il futuro e di plasmarlo era Convettore di Toynbee sotto chiave. Oggi, sei stato il primo e
condannato a divenire polvere nella tomba, nel passato." l'ultimo a lasciarvi sopra le tue impronte digitali. La macchina
"Questo, disse?" del tempo é rimasta sotto buona, ferrea e continua guardia per
"Più o meno. Lo sostenne, comunque. Quindi, quale nome decine di migliaia di giorni, per impedire che venisse rubata.
migliore per la mia macchina? Toynbee, dovunque tu sia, ecco Che dice il tuo orologio?"
qui il tuo congegno per catturare il futuro!" Shumway verificò e trattenne il fiato.
Afferrò per un gomito il giornalista perché uscisse dalla "Un minuto al conteggio alla rovescia..."
macchina. "Adesso lasciamo riposare il Convettore. E' tardi. E prese a contare. E il vecchio scandì assieme a lui.
Quasi ora per il grande arrivo, eh? E dell'ultimo apocalittico Sollevarono i loro bicchieri di champagne.
annuncio di questo vecchio viaggiatore del tempo che "Nove, otto, sette..."
risponde al nome di Stiles! Vieni!" Giù in basso, la folla era caduta in un silenzio sconfinato. Il
Tornati sul tetto, guardarono i giardini sottostanti, inondati cielo bisbigliava, sospeso. Le telecamere erano puntate in alto,
adesso dalle celebrità o quasi celebrità accorse da ogni angolo a scandagliare, a frugare.
del mondo. Le strade circostanti erano bloccate da un traffico "Sei, cinque..."
feroce. I cieli pieni di elicotteri e di biplani ronzanti. I Sul tetto, i due bicchieri si toccarono, tintinnarono.
deltaplani avevano sgombrato il campo già da un bel po', e "Quattro, tre, due..."
risultavano adesso allineati sul ciglio della collina, ali Il vecchio e il giovane bevvero.
ripiegate, simili a pterodattili colorati, in contemplazione delle "Uno!"
nuvole, in attesa. Bevvero lo champagne, con una risata. Guardarono il cielo.
"Tutto questo," mormorò Stiles "mio Dio, per me." L'aria dorata sopra la linea costiera di La Jolla attendeva. Il
Il giovane consultò l'orologio. grande momento dell'arrivo...
"Dieci minuti alle quattro e al conto alla rovescia. E' quasi "Ora!" gridò il giornalista, come un mago che desse l'ordine.
l'ora del grande arrivo. Voglia scusarmi, é così che l'ho "Ora" fece eco Stiles, con sommessa gravità.
chiamato nel mio articolo su di lei, una settimana fa, sul Nulla.
News. Quell'attimo dell'arrivo e della partenza, in un batter Passarono cinque secondi.
d'occhio, quando, entrando nel tempo, lei cambiò l'intero Il cielo rimaneva vuoto.
avvenire del mondo, dalla notte al giorno, dalle tenebre alla Passarono dieci secondi.
luce. Spesso mi sono chiesto..." I cieli aspettavano.
"Che cosa?" Venti secondi.
Shumway studiò il cielo. "Quando lei viaggiò precedendo il Nulla.
tempo, nessuno la vide arrivare? Non avvenne che qualcuno Alla fine, Shumway si girò a fissare stupito e con aria
guardasse in su, capisce, e vedesse la sua macchina librata in interrogativa il vecchio al suo fianco.
aria, qui e un attimo dopo sopra Chicago, e poi New York e Stiles ricambiò lo sguardo, si strinse nelle spalle e disse:
Parigi? Nessuno?" "Ho mentito".
"Be'," disse l'inventore del Convettore di Toynbee "suppongo "Lei, cosa?" urlò Shumway.
che nessuno mi stesse aspettando! E se la gente mi vide, di Di sotto, la folla si agitava. Stupore, disagio, delusione.
sicuro non sapeva che cosa diavolo stesse "Ho mentito" ripeté semplicemente il vecchio.
"No!" annunciata: scaviamo le nostre fosse, pronti a giacere in esse."
"Oh, sì, invece" confermò il viaggiatore del tempo. "Non sono "E lei non poteva permetterlo?" disse il giornalista.
mai andato da nessuna parte. Mai mosso da qui, ma ho fatto "Sai che non potevo."
sembrare che ci fossi andato. Non esiste alcuna macchina del "E allora, costruì il Convettore di Toynbee..."
tempo... soltanto qualche cosa che sembra esserlo." "Non immediatamente. Ci vollero anni per concepirlo."
"Ma perché?" Il giovane formulò la domanda, sconvolto, Il vecchio fece una pausa per rigirare quel che restava nel
ancora incredulo, sostenendosi alla ringhiera sull'orlo del tetto. bicchiere, chiuse gli occhi e bevve.
"Perché?" "Fu un periodo in cui mi pareva di morire; mi disperavo,
"Vedo che hai all'occhiello il pulsante di un registratore a piangevo fino a tarda notte, pensavo: "Che posso fare per
nastro. Premilo. Così, ecco. Voglio che tutti sentano quello salvarci da noi stessi? Come sottrarre i miei amici, la mia città,
che dirò. Adesso." il mio Stato, la mia nazione, il mondo intero a questa
Il vecchio scolò il bicchiere di champagne, poi prese a parlare. ossessione per la condanna?". Be', una notte ero nella mia
"Perché nacqui e crebbi in un'epoca, gli anni Sessanta, biblioteca, quando sfiorai con la mano un vecchio e caro libro
Settanta e Ottanta, in cui gli uomini avevano smesso di di H.G. Wells. La sua macchina del tempo evocava, come uno
credere in se stessi. Vedevo quella incredulità, la ragione che spettro, il decorso degli anni. Sentii! Capii. Ascoltai con il
non dava più a se stessa il motivo per sopravvivere, e ne ero cuore. Poi i disegni, il progetto. Costruii. Viaggiai, o così
sconvolto, depresso e poi furente. parve. Il resto, lo sai, é storia."
"Ovunque, vedevo e sentivo il dubbio. Ovunque assistevo alla Il vecchio riaprì gli occhi.
distruzione. Ovunque imperavano la disperazione "Dio santo" bisbigliò il reporter, scuotendo la testa. "Oh, mio
professionale, la noia intellettuale, il cinismo politico. E Dio! Incredibile, pazzesco..."
quando non era noia o cinismo, erano scetticismo dilagante e C'era adesso un colossale fermento nei giardini sottostanti, nei
nichilismo incipiente." campi vicini, sulle strade e nell'aria. Milioni di creature ancora
Il vecchio tacque, come rincorrendo un ricordo. Si chinò e tirò in attesa. Dov'era il grande arrivo?
fuori da sotto un tavolo una speciale bottiglia di Burgundy "Allora," disse il vecchio, riempiendo di nuovo il bicchiere
rosso, la cui etichetta era datata 1984. Stiles proseguì, dell'ospite "sono o non sono qualcuno? Ho costruito le
cominciando a lavorare con cautela sull'annoso turacciolo. macchine, città in miniatura, laghi, stagni, mari. Ho eretto
"Chiamala come vuoi, la situazione era quella. L'economia stupende architetture sullo sfondo di cieli cristallini, ho parlato
arrancava come una lumaca. Il mondo era una fogna. Le ai delfini, giocato con le balene, registrato nastri fasulli, ho
economie nazionali restavano un mistero insolubile. mitizzato film. Oh, ci sono voluti anni, anni di lavoro duro e di
L'atteggiamento generale era la tristezza. L'impossibilità di preparativi segreti, prima che annunciassi la mia partenza, che
cambiare era la moda imperante. Lo slogan era: la fine del mi involassi e tornassi con la lieta novella!"
mondo. Bevvero il resto del vino d'annata. Dalla folla si levava adesso
"Nulla che valesse la pena di essere fatto. Andavi a letto la un brusio, denso di ansia e di incertezza. Tutti dal basso
sera alle undici, saturo di cattive notizie, ti svegliavi la mattina stavano guardando verso il tetto.
alle sette per ricevere notizie ancora peggiori. Annegavi la Il viaggiatore del tempo salutò, agitando un braccio, e si voltò.
notte in una marea di guai e di pestilenze. Ah!" "Presto, adesso. D'ora in avanti, tocca a te. Hai il nastro con
Il turacciolo aveva ceduto, dolcemente, e il vino non più incisa la mia voce. Qui ci sono altri tre nastri, con dati più
traditore come il suo anno di nascita era adesso pronto al bacio completi. Questa é una videocassetta, la storia di tutta la mia
dell'aria. Il viaggiatore del tempo lo annusò e annuì ispirata frode a fin di bene. Ed ecco, un manoscritto
soddisfatto. conclusivo. Prendi, prendi tutto quanto, divulgalo. Ti nomino
"All'orizzonte non incombevano soltanto i quattro cavalieri mio figlio per spiegare il padre. Svelto!"
dell'Apocalisse, pronti a scagliarsi sulle nostre città: una Di nuovo ingoiato dall'ascensore, Shumway sentì il mondo
quinta creatura li accompagnava, peggiore degli altri: la sparirgli sotto i piedi. Non sapeva se ridere o piangere, e così,
Disperazione, ammantata con i neri veli della disfatta, a alla fine, lanciò un urlo.
piangere soltanto il ritornello di passati disastri, di presenti Sorpreso, il vecchio urlò con lui, mentre uscivano là sotto e si
fallimenti, di future codardie. dirigevano verso il Convettore di Toynbee.
"Soffocato da nere scorie, senza alcun seme vivo, quale specie "Afferri il punto, vero, figliolo? La vita non ha fatto altro che
di raccolto rimaneva per l'uomo, in quell'ultima parte mentirci, sempre, in una continua negazione di noi stessi. Da
dell'incredibile XX secolo? bambini, da giovani, da vecchi. Da bimbe, ragazze, donne,
"Dimenticata era la luna, dimenticati i rossi paesaggi di Marte, mentendo sempre, seducendoci e comprovando che la
il grande occhio di Giove, gli stupefacenti anelli di Saturno. menzogna era la verità. Intessendo sogni, e mettendo cervelli,
Rifiutavamo di essere confortati. Piangevamo sulla tomba di idee, carne e la verità reale sotto a quei sogni. Tutto, in
nostro figlio, e il figlio eravamo noi." definitiva, come una promessa. Ciò che sembra una menzogna
"Così era," chiese sommesso Shumway "cento anni fa?" é un'esigenza confusa, il desiderio di venire al mondo. Qui.
"Sì." Il viaggiatore del tempo sollevò la bottiglia di vino, quasi Allora e adesso."
vi fosse contenuta la prova. Versò nel bicchiere due dita del Schiacciò il pulsante che faceva schiudere l'involucro di
rosso liquido, lo guardò, bevve, e proseguì. "Hai ben visto i plastica, ne azionò un altro che avviava il ronzio della
documentari e hai letto i libri di quell'epoca. Di essa, sai tutto. macchina del tempo, e poi corse a prendere posto sul sediolo
"Oh, naturalmente, c'era qualche momento radioso. Quando del Convettore.
Salk restituì alla vita i bimbi di tutto il mondo. O la notte in "Abbassa quell'ultima levetta, giovanotto!"
cui Eagle allunò e l'uomo mise piede sul nostro pianeta, epica "Ma..."
tappa per l'umanità. Ma nelle menti e dalla bocca di molti, il "Stai pensando" e qui il vecchio scoppiò in una risata "che se
quinto cavaliere era cupamente acclamato. Con vive speranze, la macchina del tempo é fasulla, come può funzionare, che
sembrava a volte, nella sua vittoria. Così tutti sarebbero stati scopo c'é ad abbassare quella leva, non é vero? Comunque,
tetramente soddisfatti che le loro predizioni della catastrofe si esegui. Questa volta funzionerà!"
fossero dimostrate esatte sin dall'inizio. E così le profezie di Shumway si girò, identificò la leva di comando, la impugnò,
autodistruzione quindi alzò gli occhi su Craig Bennett Stiles.
"Non capisco. Dove sta andando?" E per poco non inciampò, tornando giù, dimentica del perché
"O bella, per essere uno nei secoli, naturalmente. Per esistere, fosse salita.
ora, soltanto nel remoto passato." Prima di pranzo, andò di nuovo a piazzarsi sotto la botola,
"Come é possibile?" come una troppo cresciuta, esile, nervosa fanciulla dai pallidi
"Credimi, questa volta accadrà. Addio, mio caro, gentile, capelli e smorte gote, con occhi troppo febbrili, a indagare,
comprensivo figliolo." scrutare, fissare.
"Addio." "Adesso che ho scoperto 'sto maledetto coso, mi dici che ne
"Adesso. Di' come mi chiamo." faccio? Su li, sai che deposito di vecchiume! Ci scommetto.
"Cosa?" Be'..."
"Pronuncia il mio nome e abbassa la leva." E ridiscese, vagamente turbata, con la mente già adombrata e
"Viaggiatore del tempo?" incerta.
"Sì! Ora!" "Oh, al diavolo, Clara Peck! Fammi il piacere!" si disse
Il giovane abbassò la levetta. La macchina ronzò, ruggì, mentre passava l'aspirapolvere in salotto. "Hai solo
dardeggiò energia. cinquantasette anni. Non sei ancora rimbambita, perdio!"
"Oh!" esclamò il vecchio, chiudendo gli occhi. Sulle labbra gli Però, come mai non se n'era mai accorta?
apparve un sorriso, dolce. "Sì." Era la qualità del silenzio, ecco cos'era. Il suo tetto non aveva
La testa gli ricadde sul petto. mai avuto bisogno di riparazioni, mai l'acqua si era infiltrata a
Shumway gridò, capovolse sullo zero la levetta, e balzò avanti macchiare il soffitto, mai le travi avevano scricchiolato sotto il
per lacerare le cinghie che inchiodavano il vecchio alla vento, e topi non ce n'erano. Se la pioggia avesse frusciato, o
macchina. le travi si fossero lamentate, o i topi avessero danzato nel
E, pur affannandosi nel tentativo, trovò un attimo per sentire il solaio, lei avrebbe guardato su, avrebbe scoperto la botola.
polso del viaggiatore del tempo, per porgli due dita sotto la Ma la casa era sempre rimasta silenziosa, e lei era rimasta
gola, alla ricerca di pulsazioni, e imprecò. Cominciò a cieca.
piangere. "Stupidaggini!" esclamò, a cena. Lavò i piatti, lesse fino alle
Perché il vecchio era retrocesso nel tempo, e il suo nome, dieci, andò a letto di buon'ora.
adesso, era morte. Stava viaggiando nel passato, ormai, per Fu durante la notte che udì il primo, debole ticchettare - un
sempre. appello in codice Morse?, il primo scricchiolio, graffiti sulla
Shumway tornò al quadro comandi, e riattivò l'energia. Se il roccia? - provenire dall'alto, al di là della pallida, lunare faccia
vecchio doveva viaggiare, che la macchina - anche se del soffitto.
simbolicamente - andasse con lui! Ed essa rispose con un Semi addormentate, le sue labbra bisbigliarono: "Topi?".
ronzio riconoscente. La luce che l'animava, l'abbagliante E poi venne l'alba.
fuoco del sole, splendeva in tutta la ragnatela delle sue vene e Scendendo per la prima colazione, Clara Peck fissò la botola
delle sue armature, e accendeva le gote e la fronte del vecchio col suo intrepido sguardo di bimba cresciuta, sentendo le
viaggiatore del tempo, la cui testa sembrava ora annuire proprie dita ossute contrarsi per andare a prendere la scaletta a
insieme con le vibrazioni, e il cui sorriso, mentre egli si pioli.
inoltrava nelle tenebre, era il sorriso di un bimbo assai felice. "Uffa" brontolò. "Perché tanta fretta di esplorare un solaio
Il reporter indugiò ancora lunghi attimi, asciugandosi le pieno di niente. La settimana prossima, magari."
guance col dorso della mano. Poi, lasciando in moto la Per i tre giorni seguenti, la botola non esistette.
macchina, tornò all'ascensore, schiacciò il pulsante di Perché Clara dimenticò di guardarla. Come se non fosse mai
chiamata. Mentre attendeva, prese i nastri e le videocassette stata lì.
lasciatigli dal viaggiatore del tempo, e, a uno a uno, li gettò Però, verso la mezzanotte della terza notte, ella udì i rumori
nello sportello dell'inceneritore inserito nella parete. dei topi, o i rumori di altri esseri, quali che fossero, filtrare
Le porte della cabina si aprirono richiudendosi quando egli fu attraverso il soffitto della camera da letto, simili a lattiginosi
entrato. E l'ascensore ripartì ronzando, come un'altra macchina fantasmi che sfiorassero le desolate superfici della luna.
del tempo, sembrava, portando il giovane a riemergere in un Da quella strana similitudine, ne nacque un'altra, nella sua
mondo sbalordito, in un mondo tuttora in attesa. Di un mente dubbiosa: uno spolverio di foglie secche afferrate dal
luminoso continente, di una terra futura, di un meraviglioso vento o semplice polvere setacciata giù dalla soletta del
sopravvissuto pianeta... solaio?
Che un solo uomo, con una sola menzogna, aveva creato. Dormirci su. Era l'unica. Ma il sonno rimaneva latitante.
Piatta sul letto, osservò il soffitto con tale intensità da avere
l'impressione che gli occhi avessero la potenza di raggi X a
La botola indagare quel che ci fosse dietro l'intonaco.
Un circo di pulci? Una tribù di topi zingari nell'esodo da una
Clara Peck viveva in quella vecchia casa da almeno una delle case confinanti? Di recente, parecchie di quelle
decina d'anni quando fece, per la prima volta, la strana abitazioni erano state paludate da sudari, al punto da sembrare
scoperta. A metà della rampa di scale che portava al secondo cupi tendoni da circo equestre, in modo che gli specialisti in
piano, sul pianerottolo, sul soffitto... derattizzazione potessero inondarle di mortali proiettili e
La botola. fulminare sul posto la vita segreta che vi si annidava.
"... O bella, santo Cielo!" Quella vita segreta, probabilmente, aveva raccolto il suo
Si fermò di botto, inchiodata su un gradinò, a fissare la bagaglio peloso, in cerca di nuove sedi. Il solaio della
sorpresa, quasi a sfidarne la realtà. pensione di Clara Peck, vitto gratuito, era la loro nuova casa,
"Non può essere! Come ho potuto essere cieca a tal punto? in sostituzione della precedente, ora proibita.
Povera me, c'é un solaio in casa mia!" Eppure...
Aveva fatto su e giù quelle scale migliaia di volte per migliaia Mentre ella fissava in alto, i rumori ricominciarono. Si
di giorni, senza mai vedere... consolidavano intrecciandosi attraverso l'ampio fronte del
"Vecchia scema che sono!" soffitto; lunghe unghie che, grattando, erravano da un angolo
all'altro del sovrastante impenetrato locale.
Clara Peck trattenne il respiro. la casa tornò silenziosa, e solo allora Clara Peck riprese a
Le furtive scorribande si facevano più rumorose. Lo scalpiccio respirare e a vivere.
frusciante cominciò a concentrarsi in una zona sopra e al di là Verso fine settimana, le cadenze misteriose divennero più
della porta della camera da letto. Come se le minuscole geometriche. Il loro rumore echeggiava in ogni stanza del
creature, quali che fossero, stessero accalcandosi a un'altra piano di sopra, la vecchia camera da letto, la biblioteca, dove
porta segreta, in cerca di evasione. qualche precedente pensionante aveva un tempo sfogliato
Lentamente, Clara Peck si mise seduta sul letto, lentamente pagine e spaziato lo sguardo su un mare di alberi di castagno.
spostò il proprio peso sul pavimento, non volendo che La decima notte, tutta occhi e niente faccia, con i suoni che
scricchiolasse. Lentamente socchiuse la porta. Sbirciò fuori arrivavano a scarica di tamburo e spettrali ritmi sincopati,
nel corridoio, inondato dalla luce fredda di una luna piena, che Clara Peck impugnò il ricevitore con mano sudata, per
entrava dalla finestra del pianerottolo per mostrare.. telefonare a Emma Crowley.
La botola. "Clara! Sapevo che mi avresti chiamata!"
Adesso, come se richiamati dal calore di lei, i rumori del "Emma, sono le tre di mattina. Non sei sorpresa?"
piccolo nascosto fantasma deambulante si precipitarono a "No, ero a letto, e pensavo a te. Volevo chiamarti, ma non
condensarsi proprio sull'orlo della botola stessa. volevo fare la figura della stupida. C'é qualche cosa che non
"Cristo!" pensò Clara Peck. "Mi sentono. Vogliono che io..." va, vero?"
La botola vibrò impercettibilmente sotto il minuscolo peso di "Emma, rispondi a questo: se una casa ha sempre avuto un
chi, di coloro, quali che fossero, la stava incalzando. solaio vuoto, da anni, e poi, tutto d'un tratto si ritrova con un
E sul telaio di legno, altri e altri ancora invisibili zampe di solaio pieno di cose, come si spiega?"
ragno o di roditori, usciti dagli anfratti di vecchi giornali "Non sapevo che tu avessi un solaio..."
ingialliti, insistevano e frusciavano. "Chi lo sapeva? Ascoltami, tutto é cominciato con un brusio di
Più insistenti, più febbrili. topolini e poi é diventato un rumore di un branco di ratti e
Clara fu sul punto di gridare: "Via! Andatevene via!". adesso sembra una banda di gatti scorrazzanti... Che cosa
Quando il telefono squillò. posso fare?"
"Oh!" sussultò Clara Peck. "Il numero di telefono della Derattizzante Rapida di Main
Avvertì una tonnellata di sangue piombarle a peso morto Street é... aspetta un attimo... Eccolo. MAIN sette-
lungo tutto il corpo a maciullarle i piedi. setteÄnoveÄnove. Sei sicura che c'é qualcosa nel tuo solaio?"
Corse ad afferrare, sollevare, strangolare la cornetta. "Tutti i maledetti concorrenti di una maratona."
"Chi é?" ansimò. "Chi viveva un tempo in quella casa, Clara?"
"Clara! Sono Emma Crowley! Che ti succede?!" "Chi..?"
"Mio Dio!" urlò Clara. "Mi hai fatto gelare il sangue! Emma, "Cioé, é stata pulita per tutti questi anni, e adesso, di colpo, é
perché mi chiami a quest'ora impossibile?" infestata. Non é morto mai nessuno lì?"
Seguì un lungo silenzio, mentre la donna dall'altra parte della "Morto?"
città tentava a sua volta di trovare le parole. "Certo, se qualcuno vi é morto, forse non si tratta affatto di
"Lo so, é stupido, non riuscivo a dormire. Avevo come un topi."
presentimento..." "Stai cercando di dirmi... fantasmi?"
"Emma..." "Non credi che..."
"No, lasciami finire. Di colpo, ho pensato: "Clara si sente "Fantasmi, o le cosiddette amiche che tentano di spaventarmi
male, o le é successo qualcosa, o..."." con essi. Non telefonarmi mai più, Emma!"
Clara Peck si accasciò, sedendosi, sull'orlo del letto, il peso "Ma, sei stata tu a chiamare me!"
delle parole di Emma che ve la trascinava. A occhi chiusi, fece "Riattacca, Emma!"
cenno di sì. Emma Crowley riattaccò.
"Clara," disse Emma, mille miglia lontana "tutto bene lì da Alle tre e quindici minuti della fredda mattina, Clara Peck
te?" scivolò in corridoio, rimase lì in piedi un attimo, quindi puntò
"Tutto bene" articolò alla fine Clara. l'indice verso il soffitto, quasi in un gesto di sfida.
"Non é che ti senti male? Non ti sta andando a fuoco la casa?" "Fantasmi?" sussurrò.
"No, no. No." I cardini della botola, perduti lassù nelle tenebre, sospirarono,
"Sia ringraziato il Signore. Stupida io. Mi perdoni?" lubrificati dal vento.
"Sei perdonata." Clara Peck fece un lento dietroÄfront, tornò in camera e,
"Be', allora... Buonanotte." indugiando in ogni movimento, si mise a letto.
Ed Emma Crowley riattaccò. Si svegliò dopo un'ora, perché il vento scuoteva la casa.
Clara Peck rimase seduta, a fissare il telefono per un buon Fuori, nell'atrio, in corridoio, poteva essere?
minuto, ascoltando il segnale di libero, e poi - quasi alla cieca Si tese, e tese le orecchie.
- depose la cornetta sulla forcella. Con torpida indolenza, flebilmente, la botola nel soffitto della
Rifece le scale, per guardare verso la botola: era immobile. E tromba delle scale, cigolò.
silenziosa. Solo un disegno di foglie tremolava e palpitava E si spalancò.
oltre i vetri della finestra, accarezzandone il telaio. "Non può essere" pensò la donna.
Clara socchiuse gli occhi, fissando la botola. Il portello della botola, in verticale per un attimo, ricadde, con
"Vi credete furbi, vero?" disse. un tonfo.
Non vi furono, per il resto della notte, fruscii, danze, mormorii "Lo é!" confermò la mente di Clara Peck.
o pavane di topi. Di scatto, ella fuggì, si rifugiò in camera da letto, ne chiuse a
Ritornarono, tre notti dopo, ed erano... più sonori. chiave la porta, tornò a coricarsi.
"Non topi," decise Clara Peck "ma ratti d'assalto! Eh?" "Pronto, la Derattizzante?" sentì la propria voce chiedere,
In risposta, il soffitto eseguì un intricato balletto senza musica. ansimando nell'immaginario ricevitore impugnato sotto le
Una danza sulle punte, di qualità del tutto peculiare, andò coperte.
avanti fino al calar della luna. Poi, non appena la luce diminuì,
Scendendo le scale, alle sei di mattina, dopo la notte insonne, "Come un carico, sembra." Timmons socchiuse gli occhi per
ella ebbe cura di tenere gli occhi fissi in avanti, per non vedere ascoltare. "Il carico su una nave che si sposta quando la nave
quel maledetto soffitto. cambia rotta." Si mise a ridere e riaprì gli occhi.
A metà delle scale, però, si girò, alzò gli occhi e trasalì. E rise. "Buon Dio" esclamò Clara, cercando di immaginarsi la scena.
"Scema!" esclamò. "Oppure," proseguì Mr. Timmons, con un mezzo sorriso
Perché il coperchio della botola non era affatto aperto. rivolto al soffitto "non é che lei ci ha impiantato una serra là
Era chiuso, chiusissimo. sopra? E' come se ci stessero crescendo delle piante. O
"La Derattizzante?" disse al telefono, alle sette e trenta di una magari, del lievito, un bell'ammasso di lievito che sta
mattina luminosa. fermentando e andando per conto suo? Una volta, ho saputo di
Era mezzogiorno quando il camioncino della Derattizzante un uomo che immagazzinava lievito in cantina e..."
Rapida si fermò davanti alla casa di Clara Peck. La doppia porta di rete metallica all'ingresso venne chiusa con
Dal modo con cui Mr. Timmons, il giovane specialista, fragore. Al di là di essa, Clara Peck, a muso duro per quelle
imboccò e si inoltrò lungo il vialetto d'accesso, fu evidente a assurdità, disse: "Sarò di ritorno tra un'oretta. Veda di non
Clara che egli sapeva tutto in fatto di topi, termiti, vecchie perdere tempo!".
zitelle e strani rumori notturni. Camminando con sdegnosa Sentì la risata seguirla, mentre si avviava lungo il vialetto.
noncuranza, l'uomo posava lo sguardo sul mondo circostante Non esitò che un istante prima di girarsi a guardare.
con la splendida altezzosità mascolina del matador al centro Il maledetto scemo era ai piedi della scala, e stava guardando
dell'arena, o del paracadutista appena disceso dal cielo, o del in su. Poi alzò le spalle, fece un gesto con le mani, di indubbia
seduttore che si accende la sigaretta, ignorando la povera eloquenza,...
femmina che giace sul letto. Mentre suonava il campanello, Si arrampicò su per la scaletta metallica, come un marinaio.
egli era il messaggero di Dio. Allorché gli aprì, Clara fu lì lì Quando, un'ora dopo, Clara Peck fu di ritorno, il camioncino
per richiudergli la porta sul muso, per il modo con il quale gli della Derattizzante era ancora fermo davanti casa.
occhi di lui le mettevano a nudo carne e pensieri. Il sorriso di "Accidenti" fece lei. "Pensavo che ormai avesse finito. Strano
Mr. Timmons era un sorriso da alcolista, ubriaco di se stesso. uomo, con quelle arie e quel frasario..."
C'era solo una cosa da fare: Si fermò e ascoltò il respiro della casa.
"Non resti lì impalato" lo aggredì lei. "Si renda utile!". Girò Silenzio.
sui tacchi, e fece strada, dando la schiena a quel viso "Strano" borbottò.
sbalordito. Che pareva stesse studiando la porta. Poi, E poi: "Mr. Timmons?".
stranamente, egli entrò. E rendendosi conto di essere ancora a sei metri dalla porta
"Da questa parte!" disse Clara. d'ingresso spalancata, raggiunse la soglia e ripeté il richiamo.
Marciò impettita nell'atrio, su per i gradini, fino al pianerottolo "C'é nessuno in casa?"
dove aveva piazzato la scaletta metallica. Protese in alto una Entrò, accolta da un silenzio eguale al silenzio dei vecchi
mano, indicando: tempi, prima che i topi si fossero trasformati in ratti, e i ratti
"Lì c'é il solaio. Veda se riesce a scoprire il motivo di quei avessero intrecciato danze, per poi materializzarsi in qualche
maledetti rumori. E quando ha finito, non mi sporchi in giro. cosa di più sostanzioso e misterioso, sull'impiantito del solaio.
Si pulisca le scarpe prima di venir giù. Adesso esco per fare la Un silenzio che, a respirarci dentro, ti soffocava.
spesa. Posso fidarmi che, mentre sono via, lei non saccheggi la Sostò incerta ai piedi della rampa di scale, sbirciando in su,
casa?" col pacco della spesa tra le braccia, come un bimbo morto.
Poteva vederlo andare fuori di squadra man mano che le "Mr. Timmons...?"
sferzate arrivavano. Faccia paonazza, occhi scintillanti. Prima Ma tutta la casa era muta.
che l'uomo potesse aprire bocca, Clara Peck calò a valle per La scaletta portatile era ancora parcheggiata sul pianerottolo.
infilarsi il soprabito. Ma la botola era chiusa.
"Ha idea di come fanno rumore i topi in un solaio" fu la "Be', é chiaro che lui non é lì dentro" pensò Clara. "Mica ci é
freccia del Parto che gli lanciò, al di sopra della spalla. salito e ci si é chiuso. Quell'emerito idiota se n'é andato!"
"Se ne ho idea? Ci può scommettere le..." Si girò a guardare il camioncino abbandonato sotto il sole.
"Moderi il linguaggio, giovanotto! Lei é pratico di ratti? "Il motore non gli sarà partito, immagino. Lui é andato in
Potrebbero essere ratti o qualcosa di più grosso. Che cosa ci cerca di un meccanico."
può essere di voluminoso in un solaio?" Scaricò il pacco delle provviste sul tavolo in cucina, e per la
"Ha mai visto qui in giro qualche procione?" domandò lui. prima volta dopo anni, non sapendo perché, si accese una
"E come sarebbe entrato lassù?" sigaretta, la fumò, ne accese un'altra, e pranzò facendo molto
"Che, non conosce casa sua, signora? Io..." rumore con le casseruole e con eccessivo uso dell'apriscatole
Ma a questo punto ammutolirono entrambi. elettrico.
Perché da sopra era venuto un rumore. La casa ascoltava e insisteva nel suo ostinato silenzio.
Prima, un piccolo accenno di rumore. Poi, come qualcosa che Un silenzio che, per le due del pomeriggio, le gravò addosso,
strisciasse. Poi un tonfo, come di un cuore inquieto. vischioso come una colata di cera da pavimenti.
Qualche cosa si stava muovendo, su nel solaio. "La Derattizzante" disse Clara e formò il numero.
Timmons sbirciò verso la botola chiusa, e soffiò dal naso. Il titolare delle Truppe Pesticide arrivò in motocicletta, una
"Ehi!" mezz'ora più tardi, per ricuperare il camioncino derelitto.
Clara Peck annuì soddisfatta, si infilò i guanti, si raddrizzò il Entrò, toccandosi la visiera del berretto, per conferire con
cappellino, in vigile attesa. Clara, constatare che i locali erano deserti, e soppesarne il
"E' un rumore come di..." bofonchiò incerto Mr. Timmons. silenzio.
"Come di?" "Il cocco di mamma non vuole sciuparsi, signora mia" disse
"Ha mai abitato in questa casa un lupo di mare?" chiese alla fine. "E' da un po' di tempo che Charlie se la prende
l'uomo alla fine. comoda. Domani, quando si presenta in ditta, lo mando a
Il rumore si ripeté, più forte. Tutta la casa parve oscillare e spasso. Che ci stava facendo qui?"
gemere sotto il peso che di sopra veniva spostato. E guardò su, alla scaletta sul pianerottolo.
"Oh," si affrettò a rispondere Clara "stava controllando un po' E dopo, non un ansito di terrore, non un grido. Solo un lungo
dappertutto." silenzio affannoso. Per non più di dieci secondi.
"Domani vengo io personalmente" assicurò l'uomo. Poi, senza plausibile motivo, il coperchio della botola ricadde,
Rimasta sola, Clara Peck salì lentamente le scale, per sollevare richiudendosi con un tonfo.
la faccia verso il soffitto e fissare la botola. A causa del tipo di silenzio che regnava nella vecchia casa,
"Neanche lui ti ha vista" bisbigliò. nessuno più si accorse della botola...
In solaio, non una trave si lamentò, non un topo eseguì danze. Se non dopo che i nuovi occupanti vi ebbero abitato per una
Lei rimase come una statua, mentre il sole, nel suo cammino decina d'anni.
pomeridiano, irrompeva dalla porta d'ingresso.
"Perché?" si chiese la donna. "Perché ho mentito?"
Be', se non altro, la botola era chiusa. Sull'Orient, diretto a nord
"E, non so perché," - fu il secondo pensiero - "non voglio che
nessuno salga mai più su quella scaletta. Non é stupido da Fu sull'Orient Express in marcia verso nord, da Venezia a
parte mia? Non é un'idea assurda, la mia?" Parigi e Calais, che l'attempata signora si avvide dello
Cenò di buon'ora, ascoltando. spettrale passeggero.
Lavò i piatti, in un'atmosfera di preallarme. Un passeggero, ovviamente agli ultimi stadi di una malattia
Alle dieci andò a letto, ma nella vecchia stanza a pianterreno, mortale.
non utilizzata da molti anni. Perché avesse scelto di dormire lì, Occupava lo scompartimento 22 sulla terzultima vettura, si era
non sapeva spiegarselo. O, se c'era una ragione, volle fatto servire i pasti senza uscirne, e solo al crepuscolo si era
ignorarla. Giacque sul letto, con le orecchie doloranti, i battiti mosso per prendere posto nel vagone ristorante, circondato
del polso e del collo troppo accelerati. dalle ambigue lampade elettriche, dal tintinnio di cristalli,
Rigida come in una tomba, sotto il lenzuolo, attese. dalle risate delle donne.
Verso mezzanotte, uno sbuffo di vento agitò uno schermo di Vi era arrivato, quella sera, arrancando con terribile lentezza,
foglie contro i vetri della finestra. Clara spalancò gli occhi. per sedersi, al di là della corsia, non lontano da quella signora,
Le travi della casa tremavano. avanti negli anni, dal seno maestoso come un torrione, la
Clara alzò la testa dal cuscino. fronte serena, gli occhi animati da una comprensione che il
Sommessamente qualche cosa sussurrava, in solaio. tempo aveva ancor più addolcita.
Clara si tirò su a sedere sul letto. Una signora che aveva al fianco una borsa nera, di quelle che
Il sussurro diventava rumore, ingigantiva, più forte, più usano i medici. Dal taschino della giacca di foggia maschile,
pesante, come se un grosso, ma uniforme animale si aggirasse spuntava la sommità di un termometro.
nel solaio buio. Il pallore dello spettrale viaggiatore le fece portare, per istinto,
Clara Peck mise i piedi sul pavimento, se li guardò. Il rumore la mano sinistra a sfiorare quel termometro.
ritornò, su in alto, ora come un trepestio di coniglio in fuga, "Oh, poverino" sussurrò Miss Minerva Halliday.
ora come il tonfo di un cuore spropositato. Il maitre stava passando in quel momento. Gli toccò il gomito
Uscì dalla stanza, sostò nell'andito a pianterreno, e accennò con la testa oltre la corsia.
bagnata in una luce lunare che, simile a una pura fresca "Mi scusi, ma dov'é diretto quel povero signore?"
mattina, filtrava dalle finestre. "Calais e Londra, madame. Se Dio lo consente." E si involò
verso altri tavoli.
Le ciglia palpitanti, le parve le si fermasse il cuore, poi si fece Minerva Halliday, il cui appetito si era dileguato, sbirciò
forza, restando immobile. quello scheletro fatto di neve.
Perché, in quell'attimo sospeso, lentissimamente la botola su L'uomo e le posate che aveva davanti parevano tutt'uno.
in alto si stava schiudendo, si apriva del tutto per mostrarle un Coltelli, forchette e cucchiai tintinnavano con un freddo suono
quadrato in attesa, nero come un pozzo di miniera che metallico. Egli sembrava ascoltarli, affascinato, quasi che la
sprofondasse senza fine. voce della sua anima si identificasse con l'inquietudine delle
"Adesso, ne ho davvero abbastanza!" gridò lei. posate: un monotono tintinnare da un'altra sfera. Le mani gli
Corse in cucina, ne riemerse in volata, con in mano martello e giacevano in grembo, come cuccioli abbandonati, e quando il
chiodi, salì i gradini di slancio, si inerpicò sulla scaletta treno abbordò una lunga curva, il suo corpo, senza nerbo, ne
metallica. seguì le oscillazioni, pencolando ora da un lato, ora dall'altro.
"Non ci credo!" urlò. "E' ora di finirla, adesso, avete capito? Di lì a poco, il convoglio entrò in una curva più accentuata,
Basta!" con uno stridore di rotaie e scompiglio rabbioso di posate.
In cima alla scaletta, fu costretta a protendersi all'interno Una donna, a un tavolo lontano, gridò ridendo:
dell'apertura, dentro l'oscurità compatta, con un braccio e una "Io non ci credo!".
mano. Il che voleva dire che la sua testa spuntava al di là del Al che, un uomo vociò con vigore anche più clamoroso:
bordo della botola. "Figurarsi io!".
"Adesso!" esclamò Clara. Una coincidenza che provocò, nello spettrale passeggero,
In quel preciso istante, mentre il capo affiorava e le dita un'agitazione spaventosa, molto vicina a un collasso. L'ilarità
annaspavano sul bordo dell'apertura, avvenne fulminea la più scettica e blasfema gli aveva trapanato i timpani.
sorprendente delle cose. Parve ritirarsi, restringersi. Gli occhi gli si fecero di una
Come se qualcuno l'avesse afferrata per i capelli, come se lei vacuità spaventosa, e si sarebbe potuto immaginare che un
fosse stata un turacciolo divelto dal collo di una bottiglia, tutto vapore gelido gli uscisse dalla bocca ansimante.
il suo corpo, le braccia, le gambe, i piedi in equilibrio Sconvolta, Miss Minerva Halliday si protese in avanti,
sull'ultimo piolo, vennero risucchiati su nel solaio. allungando una mano. Udì se stessa mormorare:
Clara Peck scomparve, come il fazzoletto di un prestigiatore. "Io credo!".
Come una marionetta, i cui fili fossero afferrati da una forza L'effetto fu istantaneo.
invisibile, venne aspirata su. Lo spettrale passeggero tornò a sedere eretto. Le gote pallide
Con una violenza tanto subitanea che le sue pantofole ripresero colore. I suoi occhi brillarono di un fuoco rinato. Il
rimasero solitarie sui pioli della scaletta.
suo capo ruotò; ed egli fissò, al di là della corsia, la "E io, chi... e che cosa... sono?".
miracolosa donna le cui parole guarivano. "Lei non é malato. E non sta morendo... Lei é..."
Arrossendo violentemente, l'anziana infermiera dal caldo seno Il fischio dell'Orient Express ululò, insistente.
generoso si ricompose, si alzò e fuggì fuori dal vagone "... un fantasma" concluse la donna.
ristorante. "Siiiii!" gridò il viaggiatore.
Dopo neanche cinque minuti, Miss Minerva Halliday sentì il Era un'enorme esplosione insopprimibile di bisogno, di
maitre camminare in fretta lungo il corridoio, bussando alle conferma, di appagamento, che quasi lo fece scattare eretto.
porte, bisbigliando. Mentre passava davanti alla porta aperta "Sì!"
dello scompartimento di Miss Halliday, l'uomo le lanciò In quel momento, si affacciò alla porta un giovane prete,
un'occhiata: ansioso di espletare la sua missione. Con occhi accesi, labbra
"Lei per caso non é...". umide, una mano stretta sul crocefisso, egli fissò la figura
"No," gli rispose, indovinando la domanda "non sono un riversa dello spettrale passeggero, ed esclamò: "Posso...".
medico. Ma un'infermiera diplomata, sì. E' quel vecchio "L'ultimo sacramento?" Il vecchio aprì un occhio, come il
signore nel vagone ristorante?" coperchio di una scatola d'argento. "Da lei? No." Lo sguardo
"Sì, sì! La prego, madame, da questa parte!" gli scivolò verso l'infermiera. "Da questa signora!"
Lo spettrale passeggero era stato trasportato nel suo "Oh!" gridò il giovane prete.
scompartimento. Giunta sulla soglia, Miss Minerva Halliday Indietreggiò, afferrò il crocifisso quasi fosse il tirante di
sbirciò dentro. sicurezza di un paracadute, girò sui tacchi e sparì, lasciando la
E l'uomo era lì, disteso sui sedili, gli occhi serrati, la bocca vecchia infermiera a studiare pensosa quel suo paziente,
simile a un'esangue ferita, l'unico segno di vita in lui il adesso ancora più singolare. Il quale, alla fine, profferì
saltellare della testa ai sobbalzi del treno. ansimante:
"Mio Dio," pensò lei "quest'uomo é morto!" "Come può, lei, curare me?".
Ad alta voce disse: "La chiamerò se avrò bisogno di lei". "Be'" rispose la donna, con un mezzo sorriso di
Il maitre se ne andò in fretta. autocommiserazione. "Dobbiamo trovare il modo."
Miss Minerva Halliday chiuse silenziosamente la porta Facendosi procedere da un altro ululato, l'Orient Express
scorrevole, e si chinò a osservare il morto - perché di sicuro, affrontò e macinò nuovi chilometri di notte, nebbia e bruma,
era morto. Tuttavia... in cui si immerse di schianto.
Finalmente osò toccare il polso dove correva solo acqua "Lei va a Calais?" chiese Minerva Halliday.
ghiacciata. Poi si chinò a sussurrare su quella faccia cerea: "E oltre. A Dover, Londra, e forse a un castello fuori di
"Mi ascolti con molta attenzione. Si?". Edimburgo, dove sarò al sicuro..."
In risposta le parve di avvertire l'eco più tenue di una "Questo é quasi impossibile..." Fu come se gli avesse sparato
pulsazione. al cuore. "No, no, un momento!" si affrettò ad aggiungere.
Continuò: "Non so come lo deduco, ma so chi é lei, e di che "Impossibile senza me! Verrò con lei a Calais, e poi fino a
cosa é malato...". Dover."
Di nuovo un'altra curva del treno. La testa dell'uomo ciondolò, "Ma lei non mi conosce!"
come se gli si fosse spezzato il collo. "Oh, ma l'ho sognato da bambina, molto prima che incontrassi
"Le dirò di quale malattia lei sta morendo!" gli sussurrò. "Lei qualcuno come lei, nelle brume e nelle piogge d'Irlanda. A
soffre di una sindrome... del prossimo!" nove anni, già esploravo la brughiera in cerca del Cane di
L'inquietante passeggero spalancò di scatto gli occhi, Baskerville."
dilatandoli fuori dalle orbite. E lei continuò: "Sì" ammise l'uomo. "Lei é inglese, e gli inglesi credono!"
"E' la gente su questo treno che la sta uccidendo. Sono loro la "E' vero. Più degli americani, che dubitano. I francesi? Cinici!
sua condanna". Gli inglesi sono i migliori. Difficile vi sia una vecchia casa
Una parvenza di sospiro scaturì dalla ferita chiusa che era la londinese che non abbia la sua dolente lady fatta di brume che
bocca dell'uomo. pianga prima dell'alba."
"Siiiii... iiii." Fu interrotta dall'improvvisa apertura della porta scorrevole,
Gli strinse con più forza il polso, in cerca di un battito. che ubbidiva all'inclinazione del treno in curva. Una ventata di
"Lei é di qualche paese dell'Europa Centrale, vero? Dove le frasi inquinanti, di chiacchiericcio delirante, di quella che
notti sono lunghe, e la gente ascolta quando il vento soffia? poteva essere soltanto empia ilarità, si riversò dal corridoio a
Ma dove adesso le cose sono cambiate, e lei ha tentato di riempire lo scompartimento. Lo spettro viaggiante si fece
evadere viaggiando, ma..." diafano, contraendosi.
Lo spettrale viaggiatore parve avvizzire, perché, in quel Scattando in piedi, Minerva Halliday richiuse d'impeto la
momento, un gruppetto di giovani turisti, gasati di vino, aveva porta, e si girò a osservare, con la dimestichezza di tutta una
fatto irruzione nel corridoio tra un crepitio di risate. vita di notti di veglia, il suo compagno di viaggio.
"Come fa..." sussurrò lui "lei... a sapere... questo?" "Dunque," domandò "chi é lei esattamente?"
"Sono un'infermiera speciale con una memoria speciale. Vidi, Ed egli, vedendole in faccia il volto di una malinconica bimba
incontrai qualcuno come lei, quando avevo sei anni..." che avrebbe potuto incontrare anni e anni prima, narrò la
"Vide?" alitò il pallido individuo. propria esistenza:
"In Irlanda, vicino a Kileshandra. In casa di mio zio, una casa "Per duecento anni, ho "vissuto" in un luogo fuori di Vienna.
vecchia di cent'anni, piena di pioggia e di nebbia, e a tarda Per sopravvivere agli assalti degli atei così come dei veri
notte si sentivano passi sul tetto, e rumori nell'atrio, come vi credenti, mi sono tenuto nascosto nelle biblioteche, tra pile di
fosse entrata la tempesta, e poi, alla fine, quest'ombra entrò in volumi pieni di polvere, per nutrirmi di miti e cimiteriali
camera mia. Sedette sul mio letto, e il gelo del suo corpo rese leggende. Ho fatto festini di panico e terrore di cavalli
gelata anche me. Ricordo, e so che non fu un sogno, perché imbizzarriti, di cani latranti, di gatti impazziti... briciole scosse
l'ombra che venne a sedersi sul mio letto e mi parlò da lapidi tombali. Col passare degli anni, i miei compatrioti
bisbigliando... era tanto... simile a lei." del mondo invisibile svanirono uno a uno, mentre i castelli
Con gli occhi ora richiusi, il vecchio infermo, dalle profondità crollavano o i nobili affittavano i loro giardini visitati dagli
della sua anima artica, reagì con un dolente mormorio: spiriti a club femminili o tenutari di tavole calde con alloggio.
Privati delle nostre dimore, noi, spettrali errabondi scendere su un marciapiede mulinante di malumori e valigie
dell'universo, siamo sprofondati nel catrame, nelle latrine, in disperse.
sfere di incredulità, di dubbio, di mortificazione, o di assoluta "Mi sto sciogliendo" gemette lo spettro ambulante.
derisione. Con la popolazione e l'incredulità che aumentavano "Non dove la sto portando!" ribatté lei, esibendo un paniere da
giorno per giorno, i miei amici spettri sono fuggiti. Io sono picnic, e lo trasportò quasi di peso al miracolo dell'unico taxi
l'ultimo che tenta di viaggiare col treno attraverso l'Europa ancora disponibile. E, sotto un cielo procelloso, arrivarono al
verso un qualche castello sicuro, saturo di pioggia, dove gli cimitero del Pére Lachaise. I grandi cancelli stavano
uomini siano doverosamente terrorizzati dalla fuliggine e dal chiudendosi. L'infermiera sventolò un mazzetto di banconote
fumo delle anime vaganti. Inghilterra e Scozia, per me!" francesi. Uno dei cancelli tornò ad aprirsi.
La voce gli si spense in un soffio. Dentro, i due errarono in pace tra diecimila monumenti. Vi era
"E il suo nome?" chiese l'infermiera. lì tanto freddo marmo, si sentiva la presenza di così tante
"Non ho un nome" bisbigliò lui. "Mille nebbie hanno visitato anime nascoste da dare le vertigini. E l'infermiera fu colta da
la terra della mia famiglia. Mille piogge hanno inzuppato la un improvviso giramento di testa, avvertì un dolore lancinante
mia tomba. Ciò che lo scalpello vi aveva inciso fu cancellato a un polso, una subitanea sensazione di gelo sul lato sinistro
dalla brina, dall'acqua, dal sole. Il mio nome é scomparso del viso. Scosse il capo, rifiutando il malessere. E, fianco a
assieme ai fiori e l'erba e la polvere del marmo." Aprì gli fianco, essi proseguirono, tra le tombe.
occhi. "Dov'é che facciamo il picnic?" domandò lui.
"Perché lo sta facendo? Perché mi sta aiutando?" "Dove capita. Ma, all'erta! Perché questo é un cimitero
E allora Minerva Halliday sorrise, udendo che le proprie francese! Imbottito di cinici! Eserciti di egotisti che
labbra pronunciavano la risposta giusta. bruciarono esseri di fede diversa, solo per essere bruciati a
"Perché in tutta la mia vita non mi sono mai concessa uno loro volta, l'anno dopo, per la propria fede. Quindi, attento alla
svago." scelta!"
"Uno svago?!" Il nebuloso compagno annuì. "Questa pietra. Sotto di essa:
"La mia esistenza é stata quella di un gufo impagliato. Non mi nulla. Morte assoluta, non un sussurro di tempo. Quest'altra:
sentivo una monaca, eppure non mi sono mai sposata. una donna che credeva in segreto, perché amava suo marito e
Dovendo curare una madre invalida e un padre semicieco, ho sperava di rivederlo nell'eternità... qui c'é un mormorio dello
finito per diventare un'appendice di ospedale, di letti di spirito, il battito di un cuore. E' migliore. Questa terza lapide,
moribondi, di gemiti notturni, e di medicine che, per chi sta adesso: uno scrittore di thriller per una rivista francese. Ma
passando all'al di là, non sono profumi. Così, sono io stessa che amava le sue notti, le sue nebbie, i suoi castelli. Questa
una sorta di fantasma, no? E adesso, questa sera, a sessantasei pietra ha la giusta temperatura, come un buon vino. Quindi,
anni, ho trovato in lei un paziente, splendidamente diverso, sosteremo su di essa, cara signora, mentre lei lascia respirare
fresco, nuovo di zecca. Oh, mio Dio, che sfida! Una gara! Io lo champagne e aspettiamo di tornare alla stazione."
le camminerò al fianco, per affrontare la gente, scendendo dal Miss Halliday gli porse giocondamente un bicchiere. "Ma lei
treno, in mezzo alla folla di Parigi, poi sulla nave oltre la riesce a bere?"
Manica..." "Ci provo" accettò il bicchiere. "Si deve sempre provare, no?"
"Uno svago!" gridò lo spettro viaggiante, scosso da spasmi di Poco prima della partenza da Parigi, per poco il fantasma
risa. vestito da uomo non "morì". Un gruppo di intellettuali, freschi
"Due che se la spassano? Sì, ecco cosa siamo noi due!" reduci da seminari sulla "nausea" di Sartre e accaniti nel
"Però," aggiunse lei "a Parigi, non é dove mangiano quelli che dissertare ferocemente su Simone de Beauvoir, dilagò lungo i
se la spassano, mentre arrostiscono i preti?" corridoi, lasciandosi dietro un'aria vacua e surriscaldata.
L'altro chiuse gli occhi, e mormorò: "Parigi? Ah, si." Il pallido viaggiatore si fece ancor più pallido.
Il treno gemeva. La notte passava. Alla seconda fermata dopo Parigi, altra invasione! Una
E arrivarono a Parigi. comitiva di tedeschi salì a bordo, esuberanti nella loro
E mentre il treno rallentava, un ragazzino, di non più di sei incredulità negli spiriti ancestrali, scettici sulla politica, alcuni
anni, galoppò lungo il corridoio e si immobilizzò davanti al avendo sotto il braccio libri intitolati Visitò mai Iddio le nostre
loro scompartimento, gettando uno sguardo atterrito al case?
fantomatico passeggero, il quale contraccambiò con Il fantasma dell'Orient sprofondò ulteriormente nel proprio
un'occhiata glaciale. Il ragazzo lanciò un urlo e si involò. telaio di ossa: le ossa che i raggi X sanno delineare.
L'infermiera corse alla porta per spiarne la fuga. "Oh, mio povero amico!" esclamò Miss Minerva Halliday, e si
Il piccolo stava farfugliando vibratamente con suo padre, in precipitò nel proprio scompartimento, per tornare con un
fondo al corridoio. E il padre superò la distanza a passo di carico di libri che rovesciò sui sedili.
carica, gridando: "Amleto!" gridò. "Suo padre, sì? Canto di Natale. Quattro
"Che succede qui dentro? Chi ha spaventato...". fantasmi! Cime tempestose. Kathy ritorna, va bene? Per
Si interruppe di colpo. Dalla soglia posò lo sguardo su quello esorcizzare le nevi? Ah, Il giro di vite, e... Rebecca. Poi... il
spettrale viaggiatore, sull'Orient Express in frenata nelle sue mio preferito! La zampa della scimmia. Quale?"
ultime decine di metri. E anche l'uomo mise freno alla propria Ma il fantasma dell'Orient restò muto. I suoi occhi restavano
lingua. "... mio figlio" concluse. chiusi, la bocca cucita di ghiaccioli.
L'evanescente passeggero lo guardò in silenzio, con occhi "Aspetti!" implorò lei.
colore della nebbia. E aprì il primo libro.
"Io..." Il francese si ritrasse, incerto, incredulo. "Vogliate Dove Amleto é sulle mura del castello, e ode il lamento del
perdonarmi" bofonchiò. "Spiacente." fantasma di suo padre, e quindi Miss Halliday lesse le parole:
Voltatosi, corse a rimproverare il figlio. "Discolo e bugiardo. ""E' quasi pronta la mia ora... allorché fra i tormentosi fuochi
Prenditi questo!" Il resto fu soffocato dalla porta che si di zolfo io debba ritornare..."".
chiudeva. E ancora: ""Io son lo spettro del padre tuo/ costretto ad errar la
"Parigi!" echeggiò l'annuncio lungo il convoglio. notte per qualche tempo..."".
"Adesso, silenzio e gambe in spalla!" ammonì Minerva E ancora: ""Se mai amasti il tuo caro padre... O, Dio!...
Halliday, mentre pilotava il compagno di viaggio, facendolo Vendica un triste e innatural delitto..."".
E ancora: E non fece altro che sollevare e trasportare l'inconsistente
""Tristissimo delitto..."". mole del nuovo amico al centro dello sciame composito di
E il treno si avventò nella notte mentre ella ripeteva le ultime bambine e bambini.
parole dello spettro del padre di Amleto: "Bambini!" gridò poi.
""Su, dunque, addio..."". I piccoli si fermarono.
""... Addio, addio! Ricordati di me"." "E' l'ora delle storie."
E lo spettro dell'Orient ebbe un fremito. Lei finse di non I giovanissimi stavano per ripartire di slancio, quando lei
notarlo, ma afferrò un altro libro: aggiunse: "E' l'ora delle storie di fantasmi!".
""... Marley era morto, tanto per cominciare..."". E indicò, con aria indifferente sino a un certo punto, lo
E il treno dell'Orient rombò, superando nel crepuscolo un spettrale passeggero, le cui pallide dita da larva tormentavano
ponte sopra un invisibile corso d'acqua. la sciarpa che gli proteggeva la gola diaccia.
Le mani della donna volavano come uccelli, frugando tra i "Tutti seduti!" impose l'infermiera.
libri. I bambini ubbidirono, in un coro di gridolini eccitati. Tutti
""Io sono lo Spirito del Natale che fu!"" intorno al viaggiatore dell'Orient, come indiani attorno al
Poi: tepee, a osservare dal basso verso l'alto quel corpo, fin dove
""Il Fantasma del Ricsciò emerse dalla bruma e sparì trottando tempeste di neve sembravano raggelare le temperature nella
nella nebbia..."". sua gola ansimante.
E non c'era forse l'eco quanto mai flebile degli zoccoli di un Quel corpo che oscillava. Minerva Halliday intervenne subito.
cavallo, che seguiva, inseguiva, uscendo dalla bocca del "Voi ci credete ai fantasmi, vero?"
fantasma dell'Orient? "Oh, si!" fu il grido unanime. "Sì!"
""Il battito, battito, battito, sotto le pareti del Cuore del Fu come se un palo di ferro gli avesse raddrizzato la spina
Vecchio Chiacchierone!"" disse ella, sommessamente. dorsale. Il viaggiatore dell'Orient si eresse. La più minuscola
Ed ecco, come il salto di una rana. Il primo, debole battito del delle scintille brillò nei suoi occhi. Rose invernali sbocciarono
cuore del fantasma sull'Orient, il primo nel corso di oltre sulle sue gote. E più i bimbi si protendevano verso di lui, più
un'ora. la sua statura aumentava, più calda appariva la sua pelle. Con
I tedeschi lungo il corridoio esplosero in una salva di un dito di ghiaccio puntato verso le loro facce, egli sussurrò:
incredulità. "Io... io... vi racconterò una storia terribile. Di un fantasma
Ma Minerva Halliday fu pronta a versare la medicina: vero!".
""Il Cane latrò, laggiù nella Brughiera..."". "Oh, sì!" gridarono i fanciulli.
E l'eco di quel latrato, di quel pianto di estrema desolazione E lui cominciò a parlare e la febbre della sua lingua radunò
solitaria, proruppe dall'anima, sgorgò dalla gola del suo nebbie, convocò brume, invitò piogge, e i piccoli si davano di
compagno di viaggio. gomito, gli si stringevano più vicini, un letto di tizzoni su cui
Mentre la notte avanzava e la luna sorgeva, e una Donna in egli si rosolava lietamente. E durante la narrazione,
Bianco attraversava il paesaggio, mentre la vecchia infermiera l'infermiera Halliday, isolatasi vicino alla porta del locale
diceva e parlava, e un pipistrello diventava un lupo che giochi, vedeva quel che vedeva lui al di là del mare tanto
diventava una lucertola che scalava un muro sulla fronte dello agognato, le scogliere spettrali, le scogliere di gesso bianco di
spettrale viaggiatore. Dover, e poco oltre, in attesa, i torrioni dei castelli
E finalmente, il treno si fece silenzioso nel sonno, e Miss mormoranti, i recessi fruscianti dei castelli, dove c'erano
Minerva Halliday lasciò cadere sul pavimento l'ultimo libro, fantasmi, come sempre c'erano stati, con i solai vuoti pronti ad
con un tonfo che era quello di un corpo. accoglierli. E, perduta in quella visione, l'infermiera sentì la
"Requiescat in pace?" sussurrò il viaggiatore dell'Orient, a mano correrle a sfiorare il termometro nel taschino. Si tastò il
occhi chiusi. polso. Per un attimo, le tenebre le invasero gli occhi.
"Sì." Gli sorrise, annuendo."Requiescat in pace." E dormirono. E poi, uno dei bimbi chiese: "Tu chi sei?".
E finalmente raggiunsero il mare. Chiamando a raccolta la propria immaginazione, quasi si
E c'era la bruma, che si trasformò in nebbia, che si tramutò in trattasse di radunare i brandelli di un impalpabile sudario, egli
rovesci di pioggia, come una vera cascata di lacrime da un rispose.
cielo senza più remore. Fu soltanto il fischio d'approdo del traghetto che troncò il
Il che indusse lo spettrale passeggero a schiodare, aprire la lungo racconto delle storie di mezzanotte. E i genitori
bocca, e mormorare ringraziamenti per il sospirato cielo e la accorsero a recuperare i loro figli, sottraendoli al signore
costa visitati da fantasmi della marea, mentre il convoglio dell'Orient dagli occhi irreali, e le cui parole dolcemente
scivolava nel ventre metallico ove sarebbe avvenuta la demenziali davano loro i brividi, mentre lui continuava a
febbrile metamorfosi: un treno completo divenuto una nave bisbigliare e bisbigliare, fin quando la nave toccò il molo,
completa. finché l'ultimo bambino recalcitrante fu portato via, lasciando
Lo spettro già dell'Orient Express si impuntò, ultima figura su soli il vecchio e la sua infermiera nella sala giochi, mentre la
un treno ora desiderabile. nave si fermava, vibrando in deliziosi sussulti, quasi avesse
"Aspetti" gridò, lamentoso. "Quella nave! Non ci sono sentito, ascoltato e fanaticamente gustato le storie che
nascondigli lì sopra! E' la dogana!" preludono l'alba.
Ma i doganieri non dedicarono che un'occhiata alla pallida In cima alla passerella, il viaggiatore dell'Orient disse, con un
faccia ancor più smorta sotto lo scuro berretto e i paraorecchie tocco di rudezza: "No. Non ho bisogno di aiuto per scendere.
e senza perdere tempo concessero all'anima desolata l'accesso Guardi!".
al ferry boat. E si avviò quasi di corsa giù per l'assito. E nello stesso modo
Per immetterla in un inferno di voci blateranti, di gomiti con cui quei bambini avevano miracolato il suo colorito, la sua
prepotenti, di strati di gente che premeva e spintonava, mentre statura, le sue corde vocali, adesso ogni suo passo che lo
la nave fremeva e si avviava e l'infermiera constatava come il avvicinava all'Inghilterra lo rinvigoriva. E quando mise piede
suo fragile ghiacciolo stesse liquefandosi. sul molo, dalle sue esili labbra eruppe un piccolo grido di
Fu una turba di bambini schiamazzanti che la indusse a dire: trionfo, e l'infermiera, alle sue spalle, pur accigliandosi, si
"Da questa parte, si sbrighi!". fermò e lo lasciò trottare verso il treno.
E vedendolo procedere spedito, come un bimbo che volesse Ma lì, lo stesso verdeggiare dell'aria era come un fiume sul
distanziare gli adulti, ella non poté che restare immobile, quale nessuna auto poteva correre troppo. Non restava altro
inchiodata lì da una sensazione deliziosa, deliziosa al punto da che impigrire nella marea del fogliame generoso di ombre,
non essere solo gioia. Lui correva, il cuore di Minerva scivolando sull'asfalto, come su una chiatta di fiume diretta a
Halliday correva con lui. La donna sentì una frecciata un mare estivo.
improvvisa, un dolore mostruoso: un coperchio di tenebre calò Alzare lo sguardo attraverso gli alberi maestosi era come
su di lei, la fece stramazzare al suolo, inanimata. giacere sul fondo di uno stagno profondo, lasciando l'iniziativa
Affrettandosi, lo spettrale passeggero non si avvide che motrice al flusso dell'acqua.
l'infermiera non gli era più al fianco o a poca distanza, tanta Si fermò per un panino a una tavola calda, ai margini della
era l'ansia che lo spingeva. città.
Al treno, egli ansimò "Eccoci!" afferrando saldamente la "Signore Iddio," mormorò "sono trascorsi quindici anni da
maniglia dello scompartimento. Solo allora avvertì la quando sono passato di qui l'ultima volta. Ti dimentichi di
mancanza, il vuoto, e si girò. quanto veloci crescono gli alberi!"
Minerva Halliday non c'era. Alto di statura, con un viso affilato e cotto dal sole, i capelli
Eppure, un istante dopo, lei arrivò, sembrando più pallida di scuri che andavano diradandosi, tornò in macchina.
un minuto prima, ma illuminata da un sorriso incredibilmente "Perché sto andando a New York?" si chiese. "Perché non
radioso. Lo salutò agitando una mano, per poco non cadde. E rimango qui sdraiato sull'erba, infischiandomi di tutto?"
questa volta fu lui che dovette sostenerla. Attraversò lentamente la vecchia città. Vide un treno
"Mia cara, buona signora," le disse "é stata tanto gentile." arrugginito su un vetusto binario morto, il suo fischio
"Ma," ribatté lei, sottovoce, guardandolo, aspettando che la silenzioso da anni, la sua caldaia in disuso da chissà quando.
vedesse realmente "io non me ne sto andando via." Osservò la gente entrare e uscire da case e negozi, con la lenta
"Lei...?" indolenza di chi galleggia in un grande mare di acqua tiepida e
"Vengo con lei." limpida. Un mondo ricoperto di muschio, così che ogni
"Ma, i suoi piani?" movimento si attutiva morbido e silenzioso. Era una città a
"Sono cambiati. Adesso non devo andare in nessun altro piedi scalzi, alla Mark Twain, dove l'infanzia indugiava senza
posto." anticipazioni e la vecchiaia arrivava senza rimpianti.
Si voltò a metà, a guardare con la coda dell'occhio. "Sono contento che Helen non sia venuta con me" pensò.
Sul molo, un gruppo di gente, che andava infoltendosi Poteva sentirla ancora adesso:
sollecita, osservava qualcuno giacente a terra. Mormorio di "Mio Dio, questo posto é un buco. E' mai possibile? Guarda
voci, appelli. La parola "dottore" pronunciata a voce alta, quei bifolchi. Dài, accelera. Dove diavolo é New York?".
insistente. Scosse la testa, chiuse gli occhi, e Helen era a Reno. Le aveva
Lo spettrale viaggiatore guardò Minerva Halliday. Poi guardò telefonato la sera prima.
la ressa là in fondo, e l'oggetto di tale ressa, l'oggetto riverso a "Aspettare il divorzio non é tanto male. E' Reno che fa schifo.
terra: un termometro clinico sbriciolato al suolo sotto i piedi Meno male che c'é la piscina dell'albergo. Be', e tu che stai
della gente. Riportò lo sguardo sull'infermiera, la quale stava facendo?"
ancora fissando il termometro in pezzi. "Sto andando all'est, a lente tappe." Il che era una bugia. Stava
"Oh, mia cara e dolce signora" disse egli, alla fine. "Venga." filando all'est come una palla di schioppo, per chiudere col
Lei lo scrutò in volto. "Noi due a spassarcela?" chiese. passato, per lasciarsi alle spalle quante più cose poteva.
Annuì e le rispose: "A spassarcela!". "Guidare é divertente."
E l'aiutò a salire sul treno, che di lì a poco si mosse con uno "Divertente?" aveva ribattuto Helen, mille miglia lontana
scossone, e poi prese slancio, fischiando, sui binari, verso nell'arsura di Reno. "Quando avresti potuto prendere l'aereo?
Londra ed Edimburgo e le brughiere e i castelli e le cupe notti Le quattro ruote sono una tale barba!"
e i lunghi anni. "Tanti saluti, Helen."
"Mi chiedo chi fosse" disse lo spettrale viaggiatore, con Uscì di città. Secondo i programmi, sarebbe dovuto arrivare a
un'ultima occhiata al capannello di gente sul molo. New York in cinque giorni, per discutere del copione che non
"Oh, mio Dio," rispose l'infermiera "non l'ho mai saputo aveva alcuna voglia di scrivere per Broadway, per poi tornare
realmente." di volata a Hollywood, in tempo per non gioire alla fine di un
E il treno si lasciò alle spalle la stazione. soggetto cinematografico, e quindi precipitarsi a Mexico City,
Ci vollero venti secondi buoni perché le rotaie smettessero di il prossimo dicembre, per una breve vacanza. "A volte"
tremare. mugugnò "sembro uno di quelle castagnole messicane che
guizzano tra le case, attaccate a un filo, dal modo con cui
sbatto la testa contro un muro, rimbalzo via per scontrarmi
Una notte nella tua vita contro un'altra parete."
Si trovò di colpo a filare a 120 all'ora, e rallentò
Dopo aver tenuto una buona media, arrivò a Green River, giudiziosamente a 60, attraverso la campagna ondulata e
nello Iowa, in una tarda mattinata primaverile, veramente verdeggiante, sotto la luce di mezzogiorno.
splendida. Inspirò a pieni polmoni l'aria pulita, accostò e si fermò sul
Avvicinandosi alla città, la sua Cadillac decappottabile si era bordo della strada. In lontananza, tra alberi enormi, in cima a
scaldata sotto il sole, ma poi egli aveva man mano ridotto la un'altura erbosa, gli parve di vedere camminare, ma immobile
velocità sotto la cupola dei verdi alberi, la profusione di nello strano riverbero della calura, una giovane donna che
morbide ombre e la frescura frusciante. subito scomparve, lasciandolo incerto fra miraggio o realtà.
"Settantacinque chilometri all'ora" si era detto "é una velocità Era l'una del pomeriggio, e la terra era piena di un ronzio,
abbastanza ragionevole." come di una grande centrale elettrica. Davanti a lui, ai
Lasciando Los Angeles aveva spinto al massimo la sua auto finestrini della macchina, guizzavano aghi luminosi, simili ad
lungo la strada riarsa dal sole, tra canyon di roccia meteoritica, aculei di sole. Sciami di api, e l'erba inchinata sotto un vento
luoghi ove dovevi procedere veloce, perché tutto sembrava gentile. Aprì lo sportello e scese nell'abbraccio della calura.
aver fretta, essere aspro e tagliente.
Un sentiero solitario cantava a se stesso suoni di scarabei cuore che il tempo aveva trascinato a ovest, e tutta la loro
ubriachi di sole, e, a una cinquantina di metri dalla strada, si filosofia non era servita a niente.
stagliava un folto verde e ombroso, da cui spirava una corrente Gli venne in mente il mese successivo al suo matrimonio con
di piacevole aria fresca. Da ogni parte, colline di trifoglio, in Helen. In macchina, erano partiti per un lungo viaggio
ondulanti sequenze, e cielo aperto. Indugiando lì, a lui pareva attraverso il Paese, la prima e l'ultima volta in cui lei aveva
che si dissolvesse il peso che gli gravava addosso, e che lo accettato di sottoporsi al "bestiale" - come lo aveva definito -
stomaco gli si liberasse dalla morsa, e il tremito delle dita trasferimento sulle quattro ruote. In sere di luna avevano
scomparisse. attraversato le terre del grano e le terre del mais del Middle
E poi, più lontano ancora e all'improvviso, in cammino su per West, e una volta, all'imbrunire, guardando dritto davanti a sé,
una collina boscosa, attraverso un'apertura del fogliame, lui, Thomas, aveva chiesto: "Che ne dici, ti piacerebbe passare
scorse di nuovo la giovane donna, un passo dopo l'altro, la notte all'aperto?".
immersa nella calda distanza, procedere e sparire. "All'aperto?" aveva ripetuto Helen, sbalordita.
Chiuse lentamente le portiere. Senza affrettarsi entrò nel folto "Qui" aveva confermato lui, con grande sfoggio di
degli alberi, attratto da un suono che pareva poter colmare indifferenza. Aveva accennato dal margine della strada.
l'universo, il suono di un fiume che fluiva, con indifferenza, "Guarda quei prati, quelle colline. E' una notte calda. Sarebbe
verso una meta sconosciuta; il suono più bello di qualunque bello dormire all'aria aperta."
altro. "Mio Dio" era stato il grido di Helen. "Non starai parlando sul
Quando trovò il fiume, erano ombre e luce ad alternarsi. Si serio?"
svestì e nuotò, poi si distese sul greto ghiaioso ad asciugarsi, "Era solo un'idea..."
in una dolce rilassatezza. Si rivestì, indolente, e poi avvertì il "Questi maledetti posti sono pieni di serpenti e di insetti. Un
ritorno del vecchio desiderio, il vecchio sogno di quando bel modo di passare la notte a farmi scorticare le calze,
aveva diciassette anni. Che aveva confidato, e molte volte rischiando di violare qualche proprietà privata..."
ripetuto, a un amico: "Nessuno verrebbe mai a saperlo."
"Mi piacerebbe camminare in una notte di primavera, sai, una "Ma lo saprei io, mio caro!"
di quelle notti che sono sempre calde fino all'alba. Sì, "Ripeto, era solo un suggerimento."
camminare. Con una ragazza. Andare avanti per un'ora, per "Tom caro, stavi solo scherzando, vero?"
arrivare in un posto dove puoi appena vedere e sentire "Dimentica che abbia aperto bocca" aveva concluso lui.
qualcosa. Salire una collina e sedervi in cima. Guardare le Avevano proseguito sotto uno splendido chiarore lunare sino a
stelle. Tenendo tra le mie la mano della ragazza. Mi un piccolo motel, bollente come un forno, dove le falene
piacerebbe sentire il profumo dell'erba e del grano nei campi, impazzivano contro le lampadine non schermate. In una
e sapere di essere al centro del Paese, al centro esatto degli cameretta che puzzava di vernice fresca, vi avevano trovato un
Stati Uniti, ma con le città e le autostrade lontanissime, e letto di ferro. Erano stati deliziati per tutta la notte dai canti
senza che nessuno sappia che noi due siamo lì, in cima alla dei patiti di birra nel bar, e dal rombo degli autotreni,
collina, sull'erba, a contemplare la notte. incessante sulla strada, fino all'alba...
"E sarebbe già bello il solo fatto di tenerle la mano. Puoi Si avviò nel bosco verdeggiante, tendendo l'orecchio ai vari
capire questo? Sai che tenere la mano di qualcuno può essere silenzi che vi regnavano. Non un solo silenzio, ma parecchi:
una cosa importante? Una cosa che le tue mani accarezzano quello del muschio sotto i piedi, quello delle ombre da albero
pur senza muoversi. Una cosa così la puoi ricordare, più di ad albero, il silenzio di un piccolo ruscello in esplorazione di
ogni altra, per tutta la vita. Unicamente, tenersi per mano può pezzetti di terreno, i silenzi che lo attorniavano mentre
avere un significato del genere, insuperabile. Io ci credo. sbucava su una radura.
Quando tutto é ripetitivo, si perpetua, diventa abitudine, sono Trovò qualche fragola e la mangiò. "Che la macchina vada a
le prime cose che contano anziché l'ultima. farsi benedire" pensò. "Me ne infischio se me la portano via,
"Così," aveva continuato "mi piacerebbe rimanere seduto smontata pezzo per pezzo. Me ne frego se la ritrovo squagliata
lassù, senza dire una parola. Non vi sono parole per una notte dal sole."
come quella. Io e lei neanche ci guarderemmo. Vedremmo le Si sdraiò a terra, la testa affondata tra le braccia, e si
luci della città lontana, sapendo che altre persone, prima di addormentò.
noi, hanno scalato altre colline, e che nulla di meglio al mondo La prima cosa che vide svegliandosi fu l'orologio che aveva al
esiste. Nulla potrebbe essere migliore; tutte le case e le polso. Le sei e tre quarti. Aveva dormito praticamente tutto il
cerimonie e le garanzie che ti può dare il mondo sono nulla in pomeriggio.
confronto di una notte come quella. Le metropoli e la gente Fresche ombre erano scivolate attorno a lui. Rabbrividì, pensò
nelle stanze di quelle case cittadine sono una cosa quando di mettersi seduto e restarvi. Invece rimase sdraiato, con il
scende la notte; le colline, l'aria aperta, le stelle e la mano viso appoggiato agli avambracci, guardando davanti a sé.
nella mano sono qualcosa d'altro. La ragazza, seduta a pochi metri da lui, con le mani in
"E poi, alla fine, senza parlare, lei e io gireremmo il capo, alla grembo, sorrise.
luce della luna, e ci guarderemmo l'un l'altra. "Non ti ho sentita arrivare" le disse.
"E rimanere così, su quella collina, tutta la notte. C'é qualcosa Era stata attenta a non fare rumore.
di male in questo? Puoi onestamente dire che vi sia qualcosa Per una ragione, inspiegabile fra tutte le ragioni del mondo,
di male?". Thomas si sentì battere il cuore forte e veloce.
"No," aveva risposto una voce "l'unica cosa di male in una Lei rimaneva in silenzio. Lui si girò sulla schiena e chiuse gli
notte come quella che dici tu, é che esiste un mondo, al quale occhi.
tu devi tornare." "Abiti qui nei paraggi?"
Era stato il suo amico, Joseph, a parlare, quindici anni prima. Sì, non molto lontano da lì.
Caro Joseph, con cui egli aveva discusso, per così tanti giorni "Nata e cresciuta qui?"
della loro adolescenza filosofeggiante, dei loro problemi di Non era mai stata in nessun altro posto.
enorme importanza. Adesso Joseph, sposatosi, era stato "E' bello qui."
ingoiato dalle nere vie di Chicago, lontano dall'amico del Un uccello volò posandosi su un albero.
"Non hai paura?" le chiese.
Aspettò una risposta che non venne. Attraverso il morbido paesaggio della notte venne il suono di
"Tu non mi conosci." un orologio campanario che scandiva l'ora. Uno, due, tre. Da
Ma, d'altra parte, neanche lui conosceva lei. uno di quei grandi municipi di pietra che si ergevano sul
"Ma é differente" ribatté Thomas. quadrato erboso di ogni piccola città americana sin dalla fine
Perché era differente? del secolo, fresca pietra in estate, alta nel cielo notturno, con
"Oh, be', é così." quattro quadranti rotondi scintillanti in ogni direzione. Cinque.
Dopo un'attesa che gli parve durare mezz'ora, lui aprì gli occhi Sei. Contò i bronzei rintocchi, i quali tacquero sul nove. Le
e la guardò a lungo. "Sei reale, no? Non é che sto sognando?" nove di una sera di tarda primavera, su una collina calda e
Lei voleva sapere dove fosse diretto. alitante, illuminata dalla luna, la sua mano che toccava un'altra
"Da qualche parte, dove non ho voglia di andare." mano, il pensiero: "Quest'anno ne compio trentatré. Ma non é
Sì, la stessa cosa che diceva tanta gente. Tanti passavano di lì, arrivata troppo tardi e non lascerò che trascorra invano: questa
per proseguire verso un posto che non amavano. é la notte".
"Io sono uno di quelli" confermò lui. Si mise in piedi Lentamente, adesso, cautamente, come una statua che si
lentamente. "Sai una cosa? Me ne accorgo solo adesso. E' da animasse, girando pian piano la testa, egli vide la ragazza
stamattina presto che non mangio." rivolgere gli occhi verso di lui. Le due teste che si
La ragazza gli offrì pane, formaggio e crostatine che si era avvicinavano, come era avvenuto tante e tante volte nella sua
portata dalla città. Restarono in silenzio mentre Thomas immaginazione. Indugiarono a guardarsi, a lungo.
mangiava. Fu un pasto che consumò con estrema lentezza, Si svegliò durante la notte. Lei era sveglia, al suo fianco.
timoroso che un movimento, un gesto, una parola potessero "Chi sei?" le bisbigliò.
farla fuggire. Il sole era ormai tramontato, l'aria si era fatta più Lei tacque.
fresca e l'uomo era molto attento a non rompere il momento "Potrei fermarmi per un'altra notte" aggiunse Thomas.
magico. Ma sapeva che uno non poteva restare un'altra notte. Una notte
La guardava, ed era bella: ventun anni, bionda, radiosa di é la notte, e soltanto quella. Dopo, gli déi voltano le spalle.
salute, gote rosate, e seria. "Potrei tornare tra un anno."
Il cielo indugiava nel ricordo dei colori del sole ora sparito, La ragazza aveva gli occhi chiusi, ma non dormiva.
mentre loro due sedevano nella radura. "Ma non so chi sei" insisté.
Poi, egli udì un fruscio. La ragazza si stava alzando, e gli E poi: "Potresti venire con me. A New York".
porgeva una mano perché lui la prendesse. Ritto al fianco di Ma sapeva che lei non sarebbe mai potuta essere a New York
lei, ne accompagnò lo sguardo che spaziava sui boschi intorno o altrove, bensì soltanto qui, in questa notte.
e le colline lontane. "E io non posso restare" sapendo che questa era la parte più
Presero a camminare, allontanandosi dal sentiero, dalla strada vera e desolata di tutto quanto.
asfaltata, dalla città. Una luna di primavera accompagnava i Attese, e poi ripeté: "Sei reale? Sei veramente reale?".
loro passi. Dormirono. La luna scese dal cielo, verso l'alba.
Il respiro della sera alitava da ogni singolo filo d'erba, caldo E all'alba, lui lasciò la collina e il bosco, per trovare l'auto
sospiro dell'aria, placido e infinito. Raggiunsero la cima della coperta di rugiada. Aprì la portiera, sedette al volante, e
collina, e, senza una parola, sedettero a contemplare il cielo. rimase un attimo a guardare il sentiero che aveva tracciato
Thomas si disse che questo era impossibile, che cose del nell'erba bagnata. Lo assalì l'impulso di scendere di nuovo a
genere non accadevano; si chiese chi fosse la ragazza, e che terra. Mise la mano sulla levetta all'interno dello sportello, e
cosa ci facesse lì. frugò fuori con lo sguardo.
A quindici chilometri di distanza, un treno fischiò nella notte Vuoto il bosco, e immobile, deserto il sentiero, la strada
primaverile e proseguì il cammino attraverso l'oscurità, asfaltata tranquilla e serena. Per migliaia di chilometri nulla
dardeggiando per un istante un guizzo di fuoco. sembrava muoversi.
E poi, di nuovo, lui ricordò la vecchia storia, il vecchio sogno, Avviò il motore, e lo lasciò borbottare, in folle. Il cofano
la cosa che, assieme all'amico, aveva discusso tanti anni puntava verso oriente, dove il sole arancione stava sorgendo,
prima. Ci deve essere una notte per ognuno, una notte nella lento.
tua vita che ricorderai per sempre. E se tu sai che la notte sta "Va bene" sussurrò. "Voi tutti, ecco che arrivo. Che peccato
venendo, e che questa notte sarà quella notte particolare, allora siate ancora tutti vivi. Che peccato che il mondo non sia tutto
afferrala, non porle domande, e, dopo di essa, non farne parola e soltanto colline e colline, e che altro non ci sia che guidare
con alcuno. Perché, se la lasci fuggire via, essa potrebbe non su quelle colline, senza mai arrivare in una città."
tornare un'altra volta. Molti l'avevano lasciata andare via, Ingranò la marcia e accelerò verso est. SenzaÄvoltarsi.
molti l'avevano vista dileguarsi e non ne avevano più vista
un'altra, così come quando tutte le circostanze di tempo, luce,
luna e momento, di collina notturna e di erba calda, e il treno e A ovest di October
la città e la distanza erano in miracoloso equilibrio sulla punta
di un dito. Verso la fine dell'estate, i quattro cugini, Tom, William, Philip
Pensò a Helen, e pensò a Joseph. Joseph. "Si era mai avverato e John, erano venuti a far visita alla Famiglia. Non c'era posto
per te, amico mio? Ti sei mai trovato al posto giusto nel nella vecchia grande casa, e quindi essi vennero sistemati su
momento giusto, e tutto ti é andato bene?" Non c'era modo di brandine nel granaio che, di lì a poco, doveva prendere fuoco.
saperlo. La città di mattoni e cemento s'era preso Joseph, C'é da dire che la Famiglia non era una famiglia che rientrasse
imprigionandolo nelle viscere della metropolitana, di cupi nella regola. Ogni suo componente era più straordinario
ascensori, nel parossismo dei rumori. dell'altro.
Quanto a Helen, non solo lei non aveva mai conosciuto una Affermare che, per lo più, essi dormivano di giorno e si
notte come questa, ma non l'aveva mai concepita, non c'era dedicavano a singolari lavori notturni, é premessa opportuna.
nella sua mente un posto per sognare una cosa del genere. Precisare che alcuni di loro potevano leggere il pensiero altrui,
"Eccomi qui, dunque," pensò quietamente "a migliaia di e che altri volavano con i fulmini per atterrare con le foglie,
chilometri da tutto e da tutti. " sarebbe minimizzare la verità.
Aggiungere che parte di essi non potevano essere visti riflessi assortite orecchie che popolavano il manicomio ai piedi della
negli specchi, mentre altri potevano essere riflessi nello stesso collina, al di là della valle.
specchio in diverse forme, grandezza e materia, non sarebbe "Ah!" gridarono esse, deliziate per quello che vi trovavano e
che ripetere voci che rasentavano il vero. sentivano.
Vi erano zii, zie, cugini, e nonni con la stessa abbondanza che Durante la loro spirituale assenza, il granaio si incendiò.
caratterizza i funghi velenosi e quelli mangerecci. Nella generale confusione, le grida, le corse per attingere
E all'incirca di tutti i colori che potresti mettere assieme in acqua, il parapiglia isterico, nessuno si ricordò di
un'alacre nottata nei boschi. quello che c'era nel granaio, o dove fossero andati a finire i
Alcuni erano giovani, altri esistevano da quando la Sfinge quattro cugini, o di quanto Cecy, ora addormentata,
aveva affondato le sue zampe di pietra nella sabbia marina. stesse facendo. E tanto profondo era il sonno di quella
In complesso era, per quantità, estrazione, tendenze e talento, adorata figliola da non farle sentire le fiamme, né il fatale
la più incredibile e miracolista masnada. E la più incredibile momento in cui i muri crollarono e quattro torce in
tra essi era: forma umana venivano combuste. Gli stessi cugini, per
Cecy. qualche istante, non avvertirono le ripercussioni dei propri
Cecy. La ragione, la ragione vera, la ragione determinante corpi polverizzati in cenere. Poi, lo scoppio di un tuono
perché ogni membro della Famiglia venisse in visita, ma non silenzioso rimbombò sulla terra, scosse i cieli, scagliò in sibili
solo in visita, bensì per pendere dalle sue labbra e restarci di vento gli spiriti degli scomparsi cugini ad alloggiare sugli
appeso. Perché lei era sfaccettata come una melagrana. Il suo alberi, mentre Cecy, con un sussulto, scattava a sedere sul
talento era specifico ma caleidoscopico. Lei possedeva tutti i letto.
sensi e i sentimenti di tutte le creature del mondo. Lei Correndo alla finestra, guardò fuori e lanciò un urlo che
assommava tutti i cinema e i teatri e tutte le gallerie d'arte del squassò la nuova dimora dei cugini. I quattro, al momento del
tempo. A lei potevi chiedere quasi ogni cosa, e lei te ne faceva botto, si erano trovati in vari settori del manicomio della
dono. contea, ad aprire botole nelle teste balzane dei ricoverati, a
Le chiedevi di svellerti l'anima, come un dente cariato, e di spiare dentro gorghi di nebulosi coriandoli, a stupirsi dei
spedirtela tra le nuvole per darle pace, ed ecco che eri colori della follia e delle oscure arcate d'arcobaleno da incubo.
proiettato e aspirato in alto, a condensarti insieme con le Tutta la Famiglia si era radunata, stupefatta e incredula,
nuvole e scioglierti come pioggia a fecondare prati e fare attorno al granaio crollato. All'urlo di Cecy, le teste si
sbocciare fiori. voltarono.
Le chiedevi di prendersi la suddetta anima e di incorporarla "Che é successo?" gridò John dalla bocca di lei.
nella linfa di un albero, e la mattina dopo ti svegliavi con le "Già, che é stato?" disse Philip, muovendo le labbra di Cecy.
tue propaggini cariche di mele, e con uccelli canterini tra le "Mio Dio" ansimò William, guardando con gli occhi di Cecy.
foglie verdi della tua testa. "Il granaio é bruciato" constatò Tom. "Siamo morti!"
Le chiedevi di farti vivere in una rana, e trascorrevi i giorni a La Famiglia, le facce annerite nel cortile fumante, girò sui
fior d'acqua, e le notti a gracidare strane canzoni. tacchi, come al passaggio di un funerale, a fissare Cecy
Le chiedevi di trasformarti in pura pioggia, e cadevi irrorando sconvolta.
ogni cosa. Volevi essere la luna, e di colpo eri lassù a guardare "Cecy?" chiese la Madre vibrante d'angoscia. "C'é qualcuno
in basso, e vedevi la tua pallida luce riflessa imbiancare città con te?"
perdute, del colore delle pietre tombali, delle tuberose e di "Sì, io, Tom" risposero le labbra di Cecy.
spettri. "E anch'io, John."
Cecy. La quale ti estrapolava l'anima, ne estraeva la saggezza "Philip, eccomi qua!"
che vi era compressa, per trasferirla in animale, vegetale o "William, presente!"
minerale. Le quattro anime risposero all'appello, con la voce della
Nessuna meraviglia di quei raduni di consanguinei e affini. cugina.
Non stupiva che essi rimanessero a lungo dopo il pranzo, dopo La Famiglia attendeva.
la cena, facendo la mezzanotte, settimana dopo settimana! Poi, all'unisono, le voci dei quattro giovani posero la domanda
E adesso, ecco arrivati i quattro cugini. finale e tremebonda:
In effetti, già al tramonto del primo giorno di permanenza, "Non avete salvato neanche un corpo?".
ognuno dei quattro disse: "Allora?". La Famiglia sprofondò di centimetri nel suolo, sotto il peso di
Erano allineati davanti al letto di Cecy, nella grande casa, una risposta che non poteva fornire.
dove lei riposava per lunghe ore, sia di notte sia di giorno, "Ma..." Cecy si puntellò sui gomiti, si toccò il mento, la bocca,
tanta era la richiesta di esibizione dei suoi talenti da parte della la fronte, dentro la quale un quartetto di fantasmi viventi si
Famiglia e degli amici. spintonava in cerca di spazio. "Ma... che ne faccio di loro?"
"Allora," disse Cecy, a occhi chiusi e con un sorriso che Passò in rassegna tutti quei volti che dal basso erano rivolti a
scherzava sulle sue adorabili labbra "quali sarebbero i vostri lei. "I miei cuginetti non possono rimanere qui dentro. E'
desideri?" semplicemente assurdo che prendano alloggio nella mia
"Io..." disse Tom. testa!"
"Magari..." dissero William e Philip. Quello che lei gridò, subito dopo, o ciò che i cugini
"Non potresti..." disse John. ciangottarono, compressi come sassolini sotto la lingua di lei,
"Farvi fare una visitina al locale manicomio," dedusse Cecy "a o quel che disse la Famiglia, correndo per il cortile come
razzolare dentro i cervelli di gente molto strana?" galline scottate, si perse nel vuoto.
"Sì!" Con un rombo di tuono da Giorno del Giudizio universale, il
"Detto e fatto!" acconsentì la loro cugina. "Andate a sdraiarvi resto del granaio crollò.
sulle vostre brande nel granaio." I quattro si precipitarono. Si Con un ruggito riverberante, la fiamma ascese la cappa del
distesero. "Così. E adesso, su! Si parte!" gridò lei. caminetto in cucina. Un vento d'ottobre indugiò sul tetto ad
Come tappi, schizzarono via le loro anime. Come uccelli, esse ascoltare ciò che la Famiglia andava discutendo nella
volarono. Come lucenti invisibili aghi, sparati in varie e sottostante sala da pranzo.
"A me sembra..." disse il Padre.
"Non sembra, é!" interruppe Cecy, con occhi che passavano "Uno alla volta, per lo meno! Tom potrebbe sollevarmi le
dall'azzurro al giallo, al nocciola, al castano. palpebre, alla mattina. William, aiutarmi a ingurgitare i pasti,
"I giovani cugini, dobbiamo sistemarli altrove. Trova loro di giorno. John, può sonnecchiare nel mio vecchio midollo
alloggi provvisori, finché non venga il momento in cui si spinale. E Philip, limitarsi a danzare, di notte, nel mio
riesca a sistemarli in nuovi corpi..." polveroso solaio. Un po' di tempo solo per me, ecco quel che
"Più presto é, meglio é" disse una voce dalla bocca di Cecy, chiedo. E che lascino pulito quando se ne vanno!"
ora in falsetto, ora profonda, ora con due note intermedie. "Concesso!" La Nonna ebbe un gesto corale, come un
"Joseph potremmo scaricarlo da Bion. Tom potrebbe direttore d'orchestra, ad abbracciare la fantomatica aria. "Uno
prenderselo Leonard. William, magari a casa di Sam, e Philip alla volta. Avete sentito, ragazzi?"
da..." "Abbiamo sentito!" proruppe il coro martellante dalla bocca di
Tutti gli zii, chiamati in causa, arruffarono le penne, per nulla Cecy.
entusiasti. "Falli venir dentro!" disse il Nonno.
Leonard parlò per tutti. "Siamo già troppo presi. "All'assalto!" confermarono quattro voci.
Stracarichi di lavoro. Bion col suo negozio, Sam con la E poiché nessuno si era preoccupato di dire quale cugino
fattoria." avesse la precedenza, vi fu nell'aria una carica di fantasmi, un
"Ba'..." Disprezzo e sconforto scaturirono dalle labbra di incalzante maroso di uragano e di invisibile vento.
Cecy, in quadruplice armonia. Quattro differenti espressioni accesero il volto del Nonno.
Il Padre sedeva accigliato. "Vergogna! Ci deve essere Quattro differenziati terremoti squassarono il suo fragile
qualcuno di noi con un sacco di tempo a disposizione, con un telaio. Quattro diversi sorrisi eseguirono arpeggi sulla tastiera
angolino libero nel retrobottega dell'inconscio o nel soppalco dei suoi denti. Prima che il Nonno riuscisse a protestare, con
del cervello. Animo! Volontari! In piedi!" quattro assortite sequenze di salti e velocità, egli fu involato
La Famiglia trattenne il fiato, raggelata, perché di colpo la fuori di casa, al di là del prato, trasportato ai binari in disuso
Madre si era alzata, ma puntando il manico della sua scopa da della ferrovia verso la città, fra strilli giocondi e risate, già a
strega. pregustare le ore folli in attesa.
"Quest'uomo, sì, proprio quello, ha sempre avuto tutto il La Famiglia corse sul portico ad assistere alla parata di un solo
tempo libero che ha voluto. E io, qui, ne faccio il nome, lo essere che si involava al galoppo.
invito e lo designo!" "Cecy! Fai qualcosa!"
Come se la loro testa fosse comandata da un unico filo, tutti si Ma Cecy, esausta, si era addormentata sulla sua seggiola.
girarono a fissare il Nonno. E ciò fu fatto.
Il Nonno scattò in piedi, come punto da una vespa. A mezzodì del giorno seguente, la grande locomotiva blu
"No!" scuro entrò ansimando nella stazione, per trovare la Famiglia
"Silenzio." allineata sul marciapiede, con il Nonno, malfermo sulle
La Nonna chiuse gli occhi sul problema, incrociò le braccia gambe, puntellato da molteplici braccia consanguinee. Le
sul petto, simile a una gatta che facesse le fusa. "Tu hai tutto il quali non solo lo pilotarono, ma lo portarono di peso sul
tempo disponibile che vuoi." vagone, che odorava di vernice fresca e di velluti roventi.
"No, per Giosué e Gesù Cristo!" Durante il tragitto, il Nonno, a occhi chiusi, si espresse in una
"Questa," proseguì la Nonna, indicando attorno a intuito, con varietà di voci che tutti finsero di non sentire.
gli occhi sempre serrati "é la Famiglia. Nessuno al mondo é Lo sistemarono come una vecchia bambola sul sedile, gli
come noi. Noi siamo di qualità eccezionale e strana. raddrizzarono in capo il cappello di paglia, così come si piazza
Dormiamo di giorno, andiamo in giro di notte, voliamo con i un tetto nuovo su una vecchia casa, e lo frastornarono con
venti e l'aria, cavalchiamo uragani, leggiamo i pensieri, raccomandazioni.
odiamo il vino come fosse sangue, facciamo magie, viviamo "Nonno, siediti per bene. Nonno, stai attento al cappello.
in eterno o per mille anni, secondo i casi. In poche parole, Nonno, durante il viaggio non bere. Nonno, connetti adesso?
siamo la Famiglia. Ciò essendo vero e indubitabile, non c'é Toglietevi, cugini, lasciate che parli lui!"
nessun altro su cui contare, a cui rivolgerci quando capita un "Connetto, sì!" La bocca e gli occhi del Nonno ebbero palpiti
guaio..." da uccellino. "E sto espiando i loro peccati. Il loro whiskey é il
"Io non..." mio tormento. Morte e dannazione!"
"Taci." La Nonna aprì un occhio, grande come la Stella "Non é vero!" "Balle!" "Non abbiamo fatto niente!" protestò
dell'India, fiammeggiante, che poi si velò, si richiuse. "Tu una serie di voci da un lato, e poi dall'altro della sua bocca.
sputi sui mattini, sprechi i pomeriggi e prostituisci le notti. I "No!"
quattro cari cugini non possono restare all'ultimo piano del "Silenzio!" La Nonna afferrò il mento del vecchio, dandogli
cervello di Cecy. Non é corretto che quattro esuberanti una scrollata per rimettergli in sesto le ossa. "A ovest di
giovanotti soggiornino nel delicato cervello di una signorina October c'é Cranamockett, non é un viaggio lungo. Lì
per bene." E qui la bocca della Nonna si addolcì. "Inoltre, abbiamo un sacco di parenti, zii, zie, cugini, alcuni con prole e
sono tantissime le cose che tu puoi insegnare ai cuginetti. Eri altri senza. Il tuo compito é di mettere a pensione i nostri
già in azione molto prima che Napoleone invadesse, e poi quattro puledri in casa degli uni o degli altri, e..."
scappasse, dalla Russia, o che Ben Franklin si prendesse il "Farli sloggiare dal mio cervello" brontolò il Nonno, con una
vaiolo. E' bene che i ragazzi restino dentro le tue orecchie per lacrima in bilico sotto una palpebra tremante.
un po'. Quel che ci sia dentro, solo Dio lo sa, ma potrebbe, "Ma se non riesci a scaricarli," ammonì la Nonna "vedi di
dico potrebbe, migliorare il loro comportamento. E questo, riportarli vivi!"
vorresti negarglielo?" "Sempre che sopravviva io!"
"Sterminio di Gerusalemme!" esplose il Nonno. "Non sono "Ciao, ciao!" dissero quattro voci da sotto la sua lingua.
affatto disposto ad averli tutti quanti a lottare due autunni su "Ciao!" ricambiarono tutti dal marciapiede, con sventolio di
tre, zompando tra il mio orecchio sinistro a quello destro! A mani. "A presto, Nonno, Tom, William, Philip, John!"
prendermi a pedate le pareti del cranio. A farmi roteare le "Ci sono anch'io, adesso!" disse la voce di una giovane donna.
palle degli occhi come fossero palle da basket! La mia scatola La bocca del Nonno si era spalancata, come una cerniera a
cranica non é una pensione. molla.
"Cecy!" gridarono tutti. "Addio!" "Ah!" dissero i suoi inquilini. "E' vero, Nonno?"
"La balia dai placidi sonni!" commentò il Nonno. "No!"
Il convoglio sparì tra le colline, a ovest di October. La giovane donna ondeggiò a destra e sinistra, a seconda che il
Il treno infilò una lunga curva. Il Nonno penzolò con uno treno la spingesse o la aspirasse; seducente, la figliola, quanto
scricchiolio di giunture. può esserlo una bambolotta che vinci al baraccone di una
"Be'," bisbigliò Tom "eccoci qua." fiera, sparando alle bottiglie del latte.
"Sì." Una pausa abbondante. William confermò: "Eccoci qui". "Sciacquetta" giudicò il Nonno, e richiuse gli occhi.
Altro lungo silenzio... Il treno fischiò. "Apriti, Sesamo!"
"Sono stanco" disse John. E all'istante, egli sentì, dall'interno, che le pupille tornavano a
"Tu sei stanco?!" sbuffò il Nonno. mettersi a fuoco.
"Non si respira qui dentro" rilevò Philip. "Piantatela!" tuonò il vegliardo. "La Nonna mi sbranerà!"
"C'era da aspettarselo. Nonno ha diecimila anni sulla groppa, "Non lo saprà mai!"
vero Nonno?" Quasi rispondendo a un richiamo, la giovane donna si voltò.
"Quattrocento. Chiudete il becco!" E il Nonno si assestò una Barcollò all'indietro, e finì per cadere addosso a tutti loro.
manata sulla testa. Un frullo di uccelli atterriti si catapultò "Basta!" invocò il Nonno. "C'é vostra cugina con noi! Cecy é
contro l'interno del suo cranio. "Basta!" un'innocente fanciulla e..."
"Da bravi" sussurrò Cecy, placando il panico. "Ho dormito "Innocente!" Il grande solaio cranico rimbombò di risate.
bene, e ti sarò compagna di viaggio per un po', Nonno, per "Nonno," disse Cecy, con sommessa dolcezza "con tutte le
insegnarti come regolarti, comportarti e come tenere in escursioni notturne che ho fatto, con tutto il viaggiare che ho
gabbia, nella tua gabbia, i corvi e gli avvoltoi che stai accumulato, non sono..."
ospitando." "Ingenua" conclusero per lei i quattro cugini.
"Corvi! Avvoltoi!" insorsero i cugini. "Sentite un po', voi!" insorse il Nonno.
"Silenzio" impose Cecy, comprimendoli come tabacco in una "No, senti tu" sussurrò Cecy. "Ho visitato camere da letto in
vecchia pipa. Molto lontano, la sua entità corporea giaceva, migliaia di notti d'estate. Sono stata acquattata in nivei giacigli
come sempre, nella sua stanza da letto, ma il suo spirito li di bianchi cuscini e lenzuola, e ho nuotato, nuda, nei fiumi al
irretiva e li padroneggiava dolcemente: toccava, spingeva, sole d'agosto, mi sono sdraiata sul greto dei fiumi perché gli
seduceva, controllava. "Godetevela. Guardatevi in giro." uccelli mi vedessero..."
I cugini guardarono. "Mi rifiuto" e il Nonno si tappò le orecchie con i pugni "di
E, in effetti, vagolare nei meandri superiori della testa del ascoltare!"
Nonno era come affiorare in un caldo solaio in cui i ricordi, "Sì" continuò Cecy, la cui voce inseguiva freschi prati di
dalle trasparenti ali ripiegate, giacevano impilati tutto intorno, ricordi. "Sono stata nel viso di una ragazza, calda di sole, e ho
in fasci serrati da nastri, in quinterni, in pacchi, figure guardato un giovane, e sono entrata in lui, nello stesso istante,
intabarrate, ombre distese. desiderando con gli occhi la ragazza di eterna estate. Ho
Qua e là, una rimembranza di particolare vivezza, come un vissuto tra coppie di gatti in amore, di uccelli nel volo di
prezioso raggio di luce ambrata, rifletteva e richiamava in vita nozze o di tortore languenti d'amore. Mi sono nascosta in due
un'ora dorata o un giorno d'estate. C'era un odore di vecchio farfalle fuse in una su un fiore di trifoglio..."
cuoio, di peli riarsi di cavallo e un sottile, sottilissimo sentore "Dannazione!" sussultò il Nonno.
di acido urico dalle giunture intorpidite, doloranti sotto le "Sono stata su slitte in notti di dicembre, mentre cadeva la
invisibili gomitate dei cugini. neve e usciva vapore bianco dalle narici dei cavalli, e sulle
"Guarda!" mormoravano i quattro. "Mi venga un colpo. Ma slitte c'erano strati e strati di coltri impellicciate, sotto le quali
certo!" sei giovani creature umane si nascondevano, al calduccio, a
Perché adesso, quatti quatti, stavano spiando, attraverso i esplorarsi, desiderarsi e trovarsi e..."
polverosi pannelli degli occhi del Nonno, lo spettacolo del "Basta! Mi stai demolendo!" esclamò il Nonno.
grande treno, mostro infernale, che li trasportava, e del mondo "... e sono stata dentro un grande castello di ossa e di carne - la
autunnale, verde tendente al marrone, che sfilava ai finestrini, più bella donna del mondo..."
involandosi come fa il traffico davanti a una vecchia casa Come folgorato, il Nonno rimaneva immobile.
dalle finestre offuscate dalle ragnatele. E quando costrinsero Perché adesso era come se su di lui cadesse la neve e lo
all'azione la bocca del Nonno, fu come far risuonare un placasse. Sentiva una carezza di fiori sulla fronte, e un soffio
asfittico batacchio di campana arrugginita. I rumori del mondo di vento di luglio alitargli rasente le orecchie, e per tutte le
esterno crepitavano nelle orecchie pelose del vecchio come membra uno sbocciare di calore, un dilatarsi del vecchio piatto
scariche di interferenza statica in una radio mal sintonizzata. torace, un fuoco guizzare alla bocca dello stomaco, e più in
"Comunque," ammise Tom "é sempre meglio che non avere basso. Ora, mentre Cecy parlava, le labbra gli divenivano più
corpo del tutto." morbide e colorite, e ricordavano poesie che sarebbero potute
"Ho le vertigini" si lamentò John. "Non sono abituato alle lenti riversarsi come piogge impensabili, e le dita, logore e
bifocali. Puoi toglierti i quattrocchi, Nonno?" arrugginite, gli tremavano in grembo, e il loro colore
"Non ci penso nemmeno." acquistava la sfumatura di panna e di latte e di polpa di mele
Il treno imboccò un ponte, con fragore di tuoni. d'inverno. Se le guardò, attonito. Serrò i pugni per arrestare
"Penso che andrò a dare un'occhiata in giro" annunciò Tom. quell'incombere di femminilità.
Il Nonno avvertì un fremito preoccupato nelle gambe. "No! Ridatemi le mie mani. E tu, lavati la bocca col sapone!"
"Issa su le palpebre, Nonno! Facci vedere il panorama!" "Ora basta con le chiacchiere" disse una voce dall'interno.
Il Nonno serrò ancor di più gli occhi con la forza della Philip.
disperazione. "Stiamo perdendo tempo" incalzò Tom.
"Sta arrivando una bella figliola, sagomata a regola d'arte! "Andiamo a ossequiare quella signorina seduta oltre il
Dài, sbrigati!" corridoio" propose John. "Chi é a favore?"
Il Nonno mantenne le palpebre incollate. "Noi!" disse il coro del Tabernacolo di Salt Lake, da una sola
"La più bella ragazza del mondo!" gola.
Il Nonno non resisté alla tentazione, e aprì un occhio. "Nessuno contrario?"
"Io!" tuonò il Nonno, che si sentì issato in piedi da un argano "E' impossibile! Cecy?"
invisibile. Serrò gli occhi, si afferrò la testa tra le mani, si "Non Cecy. Io!" disse il Nonno, di colpo ovunque. "Siete
strizzò le costole. L'intero suo corpo era come quel letto, di ancora tra le mie orecchie, dannazione! E state usando i miei
incredibile stranezza, che si contraeva per soffocare le sue tempi passati e i luoghi di un tempo, come gli asciugamani nel
vittime terrorizzate. cesso degli ospiti. Occhio alla testa, i soffitti sono bassi!"
I cugini cozzavano l'un contro l'altro, annaspando nel buio. "Ah ah," fece William "e questo che sto guardando é il Grand
"Aiutaci, Cecy! Luce! Dacci luce! Cecy!" Canyon, o una ruga sulla tua zucca?"
"Arrivo" disse Cecy. "Il Grand Canyon" precisò il Nonno. "Anno
Il vecchio si sentì toccato, pizzicato, sollecitato, ora dietro le novecentoventuno."
orecchie, ora lungo la spina dorsale. Le sue ginocchia "Una donna!" si entusiasmò Tom. "Ce l'ho proprio davanti!"
sbattevano in reciproci impatti, per non essere da meno delle E, senz'altro, la donna era bella, nella primavera di duecento
caviglie scricchiolanti. Adesso, i polmoni gli si riempivano di anni prima. Nessun nome era ricollegato al ricordo. Ella era
piume, il suo naso si intasava di fuliggine. stata soltanto qualcuno il cui cammino aveva incrociato quello
"Will, la sua gamba sinistra, muovigliela! Tom, la gamba del Nonno, il quale stava andando in cerca di fragole in un
destra, sollevagliela! Philip, tu il braccio destro. John, il meriggio estivo.
sinistro. Io mi occupo di questo tronco dalle ossa di tacchino! Tom si allungò verso la squisita rimembranza.
Pronti? Via!" "Giù le mani!" impose il Nonno.
"Issa!" E il viso della donna bellissima, nella luminosa aria d'estate,
"A passo di carica. Corri!" volò in disparte. Lei proseguì allontanandosi, sempre più,
E il Nonno partì al trotto. scomparendo lungo il sentiero.
Ma non al di là della corsia; si involò lungo il corridoio, "Jella fottuta!" rimpianse Tom.
ansimando, gli occhi spiritati. Gli altri cugini stavano dandosi da fare col massimo impegno,
"No!" gridò il coro greco. "La signorina é da questa parte! spalancando porte, galoppando su vialetti, sollevando
Qualcuno vada ad acchiapparlo! Chi si é preso le sue gambe? tapparelle.
Will? Tom?" "Guarda! Oh, bella! Dai un'occhiata qui!" gridavano eccitati.
Il Nonno aveva già spalancato la porta in fondo al vagone, era I milioni di ricordi giacevano, fianco a fianco, allineati e
saltato sulla piattaforma baciata dal vento, pronto a gettarsi compressi come sardine in scatola. Archiviati in ordine
giù in un prato fiorito di girasoli, quando: cronologico: ore, minuti, secondi. Qui, una ragazza bruna
"Bloccati! Le belle statuine!" disse il coro che gli imbottiva la intenta a pettinarsi. Poi, là stessa ragazza che camminava,
bocca. correva, o dormiva. Tutti i suoi movimenti possedevano
E statua egli divenne, in coda a un treno che svaniva lungo i l'equilibrio di un nido d'api e il colore delle sue gote baciate
binari. dall'estate. E il lampo splendente del suo sorriso! Potevi
Un attimo dopo, roteando su se stesso, il Nonno si ritrovò prenderla, farla girare su se stessa, mandarla via, farla tornare.
all'interno della vettura. E mentre il treno abbordava Bastava tu dicessi Italia, 1797, ed ecco che lei danzava in un
un'ennesima curva, andò a finire seduto sulle mani della caldo padiglione o nuotava in acque accarezzate dalla luna.
signorina. "Nonno! Ne sa niente la Nonna di costei?"
"Mi scusi" balbetto, saltando in piedi. "Devono esserci altre donne!"
"Prego" rispose la proprietaria delle maniÄcuscinetto, "Migliaia!" esclamò il Nonno. Sollevò una palpebra. "Ecco!"
scostandosi per lasciargli posto. Un migliaio di donne uscì alla rinfusa da un settore
"Non si disturbi, la prego, no, no!" Il Nonno crollò sul sedile dell'archivio.
di fronte, chiudendo gli occhi. "Inferno e dannazione! Per "Ottimo lavoro, Nonno!"
tutti, le belle statuine! Pipistrelli, accidenti a voi, dentro nel Tra un orecchio e l'altro, il Nonno riviveva escursioni e corse
campanile!" in montagna, l'errare nei deserti, i vicoli esplorati, le città
I cugini sogghignarono e gli sciolsero la cera che aveva nelle visitate.
orecchie. Finché John afferrò per un braccio una seducente e isolata
"Ricordatevi" sibilò il Nonno. "Lì dentro, voi siete giovani. Io, signora.
qui all'esterno, sono una mummia!" Impossessandosi della sua mano.
"Ma..." sospirò il quartetto d'archi da sotto le sue palpebre "... "Fermo là!" ruggì il vecchio, scattando in piedi. La gente sul
noi faremo in modo che tu ti comporti da giovane!" treno lo guardò, stupita.
Li sentì accendergli una miccia nello stomaco, innescargli una "Ti ho presa!" esultò John.
bomba nel petto. La bella signora si voltò. `
"No!" "Pazzo!" sbottò il Nonno, amaramente.
Il Nonno dette uno strappone a una corda nel buio. Una botola La carne della splendida femmina si dissolse. Il mento
si spalancò. I cugini ne precipitarono fuori, in una ricca e imperioso ricadde, goffo, le gote le si incavarono, gli occhi le
interminabile varietà di colori e di ricordi. Sagome si annegarono dietro le rughe.
tridimensionali, seducenti, e quasi altrettanto rimase della John rinculò. "Nonna, sei tu!"
ragazza seduta dall'altra parte del corridoio. Caddero, i cugini, "Cecy!" il Nonno era scosso da un tremito violento. "Spedisci
e i loro strilli. John in un uccello, in una pietra, in un pozzo. Ovunque, ma
"Attenzione!" non lasciarlo dentro la mia testa a farmi dannare! Adesso,
"Che fregatura!" subito!"
"Tom?" "Esci fuori, John!" ordinò Cecy.
"Sono qui, in qualche punto del Wisconsin! Come diavolo ci E John svanì.
sono arrivato, qui?" Tramutato in un tordo canterino, appollaiato su un palo che
"E io sono sopra una barca, sul fiume Hudson. William?" guizzò via al di là del finestrino.
Da tanto lontano, William si fece vivo. "Sono a Londra. Mio La Nonna rimase nell'ombra, appassita immagine.
Dio! I giornali dicono che oggi é il 22 agosto del L'amorevole sguardo interiore del Nonno la toccò di nuovo,
millenovecento!" per ricomporla di giovane carne. Nuovo colore le tornò negli
occhi, nelle gote, nei capelli. Egli la nascose al sicuro in un capolino dalla finestra, alitando condensa. "Ciao,
giardino segreto e senza nome. Linguarossa!"
Il Nonno riaprì gli occhi. "Scendi!" mi disse. "Fai presto, c'é il circo!"
La luce del sole irruppe sui tre restanti cugini. Tre minuti dopo, uscivo di casa al galoppo, lustrandomi contro
La signorina era sempre lì, seduta al posto di prima. il ginocchio due mele. Linguarossa stava ballonzolando per
Il Nonno serrò di nuovo gli occhi, ma troppo tardi. I tre tenersi caldo. Concordammo che chi arrivava ultimo al
giovani energumeni riapparvero dietro le sue palpebre. deposito dei treni era un fesso.
"Fessi che siamo!" esclamò Tom. "Perché infognarci con i Mordendo le mele, corremmo lungo le strade deserte della
tempi che furono? Eccolo li il presente! Quella ragazza! Sì?" città.
"Sì!" bisbigliò Cecy. "Sentite! Metterò la mente del Nonno nel Raggiungemmo i binari nell'oscuro deposito ferroviario, li
corpo di lei. Poi la mente di lei la faccio traslocare nella testa ascoltammo vibrare. Lontano, nella buia fredda periferia, lo
del Nonno. Il corpo del Nonno resterà sapevamo, il circo stava arrivando. Lo annunciava il fremito
seduto qui, come un palo, e, dentro, noi saremo acrobati, nelle rotaie. Accostai l'orecchio ai paralleli serpenti di ferro,
ginnasti! Spudorati! Il controllore passerà e non s'accorgerà di per averne conferma. "Accidenti!" esclamai.
niente. Il Nonno sarà seduto al suo posto. Con la testa piena di E poi, ecco la locomotiva incedere verso di noi, fuoco,
sghignazzate, di gente svestita, mentre il suo vero cervello bagliori e rumori di un nero uragano, col seguito di nuvole.
sarà intrappolato lì, dentro la testa di quella bella figliola! Sai Dalle pareti dei vagoni merce oscillavano lanterne rosse e
che spasso, in mezzo a una vettura ferroviaria in un caldo verdi, e dall'interno venivano sbuffi, urla, e strilli. Elefanti
pomeriggio, senza che nessuno se ne renda conto!" sbarcarono, gabbie vennero scodellate a terra, e tutto si
"Sì!" concordarono i tre, all'unisono. sovrappose sui marciapiedi dello scalo, fin quando, alle prime
"No" disse il Nonno, e tirò fuori di tasca due compresse luci, animali e uomini si misero in marcia. Linguarossa e io
bianche e si affrettò a inghiottirle. con loro, attraverso la città, verso i prati dove ogni filo d'erba
"Fermatelo!" gridò William. era candido cristallo e ogni cespuglio, a toccarlo, si
"Che fregatura!" si rammaricò Cecy. "Era un piano così ben trasformava in doccia.
congegnato, abile e sottile!" "Prova solo a pensarci, LR" dissi. "Un minuto fa c'era terra
"Buonanotte a tutti" disse il Nonno con un sogghigno. La deserta, e basta. E adesso, guarda!"
medicina stava facendo effetto. "E lei..." aggiunse, guardando Guardammo. Il grande tendone sbocciò come uno di quei fiori
con cordiale sonnolenza la signorina al di là del corridoio "lei giapponesi quando li metti nell'acqua fredda. Si accesero luci
é stata risparmiata in extremis da un destino, mia bella abbaglianti. Dopo neanche mezz'ora, odor di frittelle sul fuoco
figliola, peggiore di diecimila morti." e gente che rideva.
"Prego?" La giovane sbatté le palpebre, stupita. Restammo lì a osservare tutto. Mi misi una mano sul petto, e
"Innocenza, continua nella tua innocenza" borbottò il Nonno e sentii il cuore battermi contro le dita, come quegli aggeggi
si addormentò. "palpitatori" che compri per quattro soldi nei negozi di scherzi
Il treno arrivò a Cranamockett alle sei. Soltanto allora fu e trucchi. Tutto ciò che volevo fare era di vedere e odorare.
consentito a John di rientrare dal suo esilio nella testa del "A casa, la colazione é pronta!" gridò LR e mi diede uno
tordo, su una siepe rimasta indietro chilometri e chilometri. spintone per essere il primo.
A Cranamockett non c'era assolutamente nessun parente "Stai zitto e lavati la faccia" mi disse Mamma, alzando gli
disposto a ospitare i cugini. occhi dai fornelli.
Al termine di tre giorni di inutili tentativi, il Nonno prese il "Frittelle!" esclamai, stupito per la sua intuizione.
treno per tornare nell'Illinois, con i cugini tuttora dentro il "Com'era il circo?" Mio padre mi sbirciò al di sopra del
cranio, come noccioli di pesca. giornale che aveva aperto tra le mani.
E lì rimasero, ognuno in un diverso territorio del solaio del "Una cannonata" risposi. "Che roba, ragazzi!"
Nonno, illuminato dal sole o baciato dal chiarore lunare. Mi lavai la faccia sotto il rubinetto dell'acqua fredda, e mi
Tom prese dimora in un ricordo del 1840 a Vienna, assieme a rimorchiai una sedia sotto il sedere nell'attimo in cui Mamma
un'attrice mezza pazza. William viveva nella Lake County, scodellava nel piatto le frittelle. Mi porse la brocca dello
con una svedese dai capelli color del lino, di età indefinita, sciroppo: "Annegale" mi disse.
mentre John faceva la spola da un soggiorno all'altro, San Mentre masticavo, mio padre pareggiò i fogli del giornale e
Francisco, Berlino, Parigi, apparendo, di tanto in tanto, con un sospirò: "Non so dove andremo a finire".
guizzo malizioso negli occhi del Nonno. Philip, al contrario, si "Non dovresti leggere il giornale appena alzato..." commentò
era esiliato in una cantina adibita a deposito di patate, dove Mamma "ti rovina la digestione."
passava il tempo a leggere tutti i libri della biblioteca del "Guarda qui!" esclamò Papà, facendo scorrere l'indice lungo le
Nonno. pagine. "Guerra batteriologica, bomba atomica, bomba
Ma, a più riprese durante certe notti, Nonno scivolava, sotto le all'idrogeno. Non leggi altro che questa roba!"
coperte, verso Nonna. "Personalmente," ribatté Mamma "questa settimana la mia più
"Ehi! Che ti prende?" gridava lei. "Alla tua età! Piantala!" grande angoscia é l'enorme bucato che devo fare."
E lo picchiava finché, ridendo in cinque modi diversi, il Papà aggrottò la fronte: "Sai cos'é il guaio di questo mondo?
Nonno rinunciava, voltava la schiena e fingeva di dormire, La gente come te che sta a sedere su una bomba innescata
pronto, con cinque altri modi di intraprendere il tentativo. mentre fa il bucato". Si sporse in avanti. "Stamattina ti dicono
che dispongono di una nuova bomba atomica che
eliminerebbe Chicago dalla carta geografica. Quanto alla
L'ultimo circo nostra città - non ne resterebbe che una macchiolina. Più ci
penso e più dico che é una maledetta vergogna!"
Jurgis Linguarossa (lo chiamavano così perché succhiava in "Cosa?" domandai.
continuazione caramelle di colore scarlatto) si piazzò, una "Abbiamo impiegato un milione di anni per arrivare a essere
fredda mattina d'ottobre, sotto la mia finestra, e lanciò quello che siamo. Abbiamo costruito città e metropoli dal
richiami alla banderuola metallica sul tetto di casa nostra. Feci nulla. Perdinci, cent'anni fa questa città non esisteva. E'
costata un sacco di tempo, di sudore, di sacrifici, per venir su popcorn in una mano, caramelle nell'altra e zucchero filato
mattone per mattone, e adesso che succede? BANG!" attaccato al mento. "Guarda la mia barba!" gridò Linguarossa.
"A noi non succederà, ci scommetto" dissi io. Sotto le vivide lampadine, ognuno parlava e spingeva, e un
"No?" Papà sbuffò con disprezzo. "Perché no?" uomo faceva schioccare una sorta di sipario, tamburellandolo
"A noi, no. Non potrebbe." con un bastone, decantando ad alta voce le straordinarie
"Piantatela voi due" intervenne Mamma e mi fece un cenno caratteristiche dell'Uomo Scheletro, della Donna Cannone,
con il capo. "Tu sei troppo giovane per capire." Indicò Papà. dell'Uomo Tatuato, del Ragazzo Foca, mentre LR e io ci
"E tu sei abbastanza vecchio da evitare certi discorsi." facevamo strada a catapulta verso la signora che doveva
Mangiammo in silenzio. Poi chiesi a Papà: "Com'era qui, lacerare in due i nostri biglietti.
prima che ci fosse la città?". Conquistammo il nostro posto sulle panche di legno proprio
"Non c'era nulla. Solo il lago e le colline. E basta." mentre esplodeva il rullio dei tamburi e rimbombava la
"Indiani?" grancassa e gli elefanti ingioiellati entravano in pista; e da
"Non tanti nei paraggi. Soltanto boschi deserti e colline." allora in poi fu un caleidoscopio composito di riflettori
"Passami lo sciroppo" disse Mamma. rutilanti, con uomini che vociavano dentro megafoni, signore
"Buuum!" gridò LR. "Sono una bomba atomica! Bum!" appese su in alto, con movenze di farfalle, tra nuvole di fumo
Stavamo facendo la coda davanti al cinema Elite. Era il più di sigaretta, e uomini volanti che facevano la spola da un
grande giorno dell'anno. Avevamo tampinato i nostri genitori trapezio e l'altro, tra funi e pali vertiginosi, e leoni al morbido
tutta la mattina per i soldi del biglietto. Adesso, di pomeriggio, trotto circolare nei confini di una gabbia, con il domatore in
lo schermo ci avrebbe elargito cowboys e indiani, e, in serata, brache bianche che gli esplodeva contro fumo e guizzi di
ci aspettava il circo! Ci sentivamo ricchi e innegabilmente fiamma da una pistola d'argento. "Guarda!" gridavamo io e
ilari. LR, ossia Linguarossa, continuava a smaniare nella sua LR, spalancando gli occhi, trattenendo il fiato, ridacchiando,
atmosfera atomica, vociando: "Bum! Sei disintegrato!". inframezzando gridolini di oh, ah, stupefatti, increduli, sedotti,
Sullo schermo dell'Elite i cowboys inseguivano gli indiani. eccitati. Strambi carrettini turbinavano lungo l'anello della
Mezz'ora dopo, e in senso contrario, furono gli indiani a pista, clown saltavano fuori da pareti in fiamme, i capelli ritti
inseguire i cowboys. E quando ognuno fu saturo di emozioni e in testa come bastoni, trasformati da giganti in nani all'uscita
sparatorie, seguirono un cartone animato e il documentario dal bagno turco. L'orchestra strepitava, impazzava, assordava,
d'attualità. e tutto era colore, calore, lustrini scintillanti e boati di folla.
"Guarda, la bomba atomica!" LR si mise a sedere, per la prima Ma, mentre lo spettacolo volgeva al termine, distolsi gli occhi,
volta da quando eravamo entrati. e scoprii un buco nel tendone alle mie spalle. E attraverso quel
La grande nube grigia si innalzò sullo schermo, si diradò, piccolo foro potevo vedere i vecchi prati, là fuori, col vento
corazzate e incrociatori apparvero, squarciati, e cadde la che li sfiorava, e le stelle che scintillavano in alto. Il vento
pioggia. freddo faceva fremere dolcemente la tenda. E, di colpo,
LR afferrò stretto il mio braccio, fissando con la bocca girandomi verso la calda e clamorosa confusione che mi
semiaperta l'incandescente bagliore. "Non é mondiale, Doug, circondava, sentii freddo anch'io. Udii al mio fianco LR
colossale?" e mi affibbiò una gomitata nelle costole. ridere, e intravidi, distanti, assai distanti, alcuni uomini
"Un cataclisma" concordai, ghignando e restituendogli la pedalare su una bicicletta d'argento, in equilibrio su un filo
gomitata. "Vorrei averne una, di bomba atomica. Bang! Ed sottile, nel vuoto, tanto, tanto in alto, col solo rullo dei tamburi
ecco che la scuola vola in aria!" a rompere il silenzio sospeso. E quando il numero fu finito,
"Bang! Addio Clara Holmquist!" duecento clown irruppero fuori, bastonandosi a vicenda le
"Bang! Tanti saluti, Direttore O'Rourke!" teste con manganelli di gomma, e Linguarossa quasi rotolava
Per cena, il menù comprendeva polpette alla svedese, focacce dalla panca, dal convulso di risa. Io rimasi seduto, senza
calde, fagioli di Boston e insalata verde. Papà aveva un'aria muovermi, e alla fine il mio amico si girò verso di me, mi
molto seria e insolita, e cercò di tirare in ballo certi importanti guardò e disse: "Ehi, che ti succede, Doug?".
argomenti scientifici che aveva letto su una rivista. Mamma, "Niente" risposi e mi riscossi. Guardai i rossi pali di sostegno
però, scosse la testa. del circo, le corde e i tiranti e le luci. Guardai i clown dalle
Scrutai mio padre. "Ti senti bene, Papà?" facce infarinate, e mi costrinsi a ridere. "Guarda quello, LR, il
"Domani disdico l'abbonamento al giornale" intervenne ciccione là in fondo!"
Mamma. "Va a finire che ti viene un'ulcera. Mi hai sentita, L'orchestra eseguì La Vecchia Cavalla Grigia Non E' Più
marito?" Quella Di Prima.
"Ragazzi," dissi io "ho visto una cannonata di film. All'Elite, "Peccato, é finito" disse LR senza fiato.
una bomba atomica ti polverizzava tutta una corazzata." Restammo seduti, mentre la gente si avviava all'uscita,
Papà lasciò cadere la forchetta e mi fissò: "Certe volte, commentando, ridacchiando, spintonandosi. Il tendone era
Douglas, hai la diabolica abilità di dire la cosa sbagliata al saturo del fumo dei sigari, e gli strumenti dell'orchestra
momento sbagliato". rimasero sul soppalco, momentaneamente capovolti e
Vidi che la Mamma, furtivamente, cercava di cogliere il mio abbandonati, dopo l'ondata musicale che ci aveva assordato.
sguardo: "E' tardi," disse "ti conviene correre al circo". Non ci muovevamo, perché nessuno dei due voleva che fosse
Mentre andavo a prendere berretto e giacca, sentii Papà dire, a finita.
voce bassa e pensosa: "E se liquidassi l'azienda? Sai, é da "Meglio che andiamo" disse LR, senza accennare ad alzarsi.
tanto tempo che vogliamo viaggiare, fermarci un po' nel "Aspettiamo" risposi, atono, guardando nel vuoto. Dopo
Messico. Una piccola città. Stabilirci lì, a tirare il fiato...". quelle ore di colori strani e di musiche, mi sentivo il sedere
"Stai parlando come un bambino" sussurrò Mamma. "Non indolenzito per la permanenza sulla dura panca di legno.
voglio che ti metta in testa certe idee." Qualcuno stava cominciando a rovesciare le sedie impilandole
"Lo so che é stupido. Come non detto. Ma hai ragione: meglio una sull'altra. Iniziava la smobilitazione. Stavano sganciando i
disdire l'abbonamento al giornale." tiranti del tendone. Ovunque, il frastuono di cento rumori che
Stava soffiando un vento che faceva inchinare gli alberi, e le sanzionavano l'afflosciarsi del circo.
stelle erano tutte fuori, e il circo era adagiato nel prato ai piedi Il tendone era vuoto. L'unico pubblico eravamo noi due.
delle colline, come un grosso fungo. Linguarossa e io:
Ci fermammo a metà strada, col vento che ci soffiava la A lui venne istintivo di chiamarla Stanlio, lei trovò automatico
polvere negli occhi, con le foglie che volavano via dai rami. E di chiamarlo Ollio.
il vento portava via le foglie morte e la processione di Questo fu il principio, e fu la fine, di ciò che chiameremo
irrequieti, frettolosi ex spettatori. Le lampadine che facevano l'idillio tra i due.
grappolo al tendone si spensero una a una, dopo un ultimo Lei aveva venticinque anni, quando si incontrarono-
ammiccare. Salimmo in cima a un'altura vicina, e vi restammo scontrarono a una di quei vacui ricevimenti, dove ognuno si
nel buio pieno di vento, battendo i denti, osservando le luci chiede perché ci sia venuto. Ma nessuno se ne torna a casa,
azzurrine trasmigrare nell'oscurità, l'ondeggiare delle grandi quindi tutti bevono troppo e mentono giurando che é stato un
sagome bianche degli elefanti, ascoltando imprecazioni di pomeriggio fantastico.
uomini, lo scatto dei picchetti strappati dal suolo... E poi, Come spesso accade, essi avevano ignorato la reciproca
come un enorme mantice esausto, il tendone si afflosciò a presenza nella sala affollata, e, qualora ci fosse stata una
terra. musica romantica a dare atmosfera alla loro collisione, il
Un'ora più tardi, la strada ghiaiosa fu piena di auto, grossi frastuono l'avrebbe resa inudibile. Perché ciascuno parlava
furgoni e gabbie dorate. Il pallido prato restò vuoto. La luna si con chi aveva davanti, e guardava qualcun altro.
stava affacciando, e la brina inguainava ogni cosa che fosse In effetti, in quel momento, i due si trovavano sballottati in
bagnata. LR e io scendemmo lentamente fin sul prato, con nel mezzo a una foresta di gente, ma senza approdare ad alcuna
naso l'odore di segatura. "Ecco tutto quello che é rimasto" ombra ristoratrice. Lui stava tentando di assicurarsi un drink
disse Linguarossa. "Segatura." intensamente desiderato, lei cercava di depistare uno
"Qui c'é il buco di un picchetto" ribattei e indicai "Lì, ce n'é un sconosciuto assetato di contatti, quando si trovarono di fronte
altro." nel bel mezzo dell'inutile folla. Entrambi, all'unisono, vollero
"Non diresti mai che erano qui" meditò LR. "E' come se te lo cedersi il passo, spostandosi a sinistra e a destra senza
fossi solo immaginato." Nuova incursione del vento a risolvere il faccia a faccia, poi scoppiarono a ridere, e lui,
strapazzare l'erba e a scuotere gli alberi. Non una luce, non un d'impulso, afferrò l'estremità della propria cravatta e ne
suono; anche gli ultimi odori del circo erano spariti. sventolò i lembi, arpeggiando le dita. Di rimando, sorridendo,
"Ulp!" esclamò LR, strisciando i piedi. "Sai che battuta se non lei sollevò la mano a rialzarsi i capelli in un ciuffo
siamo a casa un'ora fa!" E sorrise. scompigliato, sbattendo le palpebre e facendo una faccia come
Ci avviammo lungo la deserta strada periferica, il vento che ci se l'avessero picchiata in testa.
spingeva alle spalle, le mani sprofondate in tasca, la testa "Stanlio!" esclamò lui, riconoscendo la mimica.
china. Costeggiammo il profondo silenzioso burrone, e poi "Ollio!"
abbordammo le viuzze della città, rasentando case "Perché non fai qualcosa per aiutarmi?!" continuò lui, facendo
addormentate, ove, qua e là, veniva il suono smorzato di una ampi gesti esasperati.
radio, e c'era la voce di un ultimo grillo, e i nostri tacchi che Si afferrarono per le braccia, ridendo.
rimbombavano sulle ruvide lastre di pietra al centro della "Io..." disse lei, irradiando giocondità. "Io... io so il posto
lunga via, sotto lo smorto chiarore ondeggiante delle lampade esatto, a poco più di tre chilometri da qui, dove Laurel e
ad arco su ogni angolo. Hardy, nel novecentotrenta portarono su e giù per
Guardavo le case, i loro recinti di paletti, i tetti spioventi, le centocinquanta scalini quella gabbia con dentro il pianoforte!"
finestre illuminate. E guardavo ogni albero, ogni pietra sotto le "Be'!" gridò lui. "Che aspettiamo ad andarci?"
mie scarpe, e LR che mi ciondolava al fianco, battendo i denti. Sbatterono le portiere della sua auto, il motore ruggì.
E guardai anche il lontano orologio della torre municipale, che Los Angeles sfilò via nel sole del pomeriggio avanzato.
innalzava l'umido bianco quadrante verso la luna, tra il Egli frenò dove lei gli disse di parcheggiare. "Qui!"
nereggiare dei grandi edifici municipali. "'Notte, Doug." Non "Non riesco a crederci" mormorò, le mani sul volante. Guardò
risposi al saluto, e lasciai che LR si allontanasse lentamente il cielo al tramonto. Ai piedi della collina, le luci di Los
lungo la via, tra le case di mezzanotte, e sparisse dietro un Angeles andavano animandosi. Accennò col capo. "Sono
angolo più in là. quelli i gradini?"
Scivolai su per le scale e fui a letto in un minuto, guardando "Tutti i centocinquanta spaccati." La ragazza scese dalla
dalla mia finestra la città. macchina. "Vieni, Ollio."
Mio fratello Skip doveva avermi sentito piangere molto prima "Arrivo, Stanlio."
di decidersi ad allungare un braccio e tastarmi. "Che c'é che Raggiunsero la base di un'altra gobba del terreno, e
non va, Doug?" mi chiese. guardarono la ripida sequenza degli scalini di cemento verso il
"Niente" singhiozzai in sordina. "Solo il circo." cielo. Un sottilissimo velo di lacrime sfiorò gli occhi
Skip attese. Il vento sibilava attorno casa. "Il circo, perché?" dell'uomo. Lei fu portata a fingere di non accorgersene, ma gli
"Il circo, niente. Solo che non tornerà più." prese il gomito. Con voce stupendamente sommessa, lo
"Ma sì che tornerà" assicurò lui. sollecitò:
"No, se n'é andato. E non tornerà mai più. E' sparito, lì "Vai su. Coraggio, sali".
dov'era, non é rimasto più niente." E gli diede una piccola spinta.
"Cerca di dormire." Skip si girò dall'altra parte. Lui cominciò la scalata, contando sottovoce, e, a ogni gradino,
Smisi di piangere. In qualche punto della città, una manciata il suo conteggio assumeva un decibel di gioia. Quand'ebbe
di finestre erano ancora illuminate. Giù alla stazione, una raggiunto il 57ø scalino, era già un ragazzo che aveva scoperto
locomotiva muggì, si mosse e accelerò per perdersi tra le un nuovo, meraviglioso gioco. Si sentiva perduto nel tempo, e
colline. che fosse lui a trasportare su il piano o fosse il piano a
Io aspettai, nella stanza buia, trattenendo il respiro, mentre una inseguirlo in discesa, non avrebbe saputo dirlo.
a una, silenziose, le piccole remote finestre delle piccole case "Fermati lì," la sentì gridare dal basso "lì dove sei!"
andavano oscurandosi. Restò, un poco instabile, sul 58ø gradino, sorridendo felice.
"Okay," aggiunse lei "adesso torna giù!"
Egli iniziò la discesa, colorito in viso, con una speciale
Stanlio e Ollio sensazione nel petto, di una felicità che era quasi dolorante.
Adesso, gli pareva di sentire il pianoforte che lo incalzava alle E glielo dimostrò una sera. Come se fosse stata assalita da un
spalle. ricordo, volle sapere dove lui, filando sui pattini a rotelle, da
"Rimani li, adesso, su quello scalino!" ragazzo, si fosse scontrato con W.C. Fields. Dove avesse
La donna aveva in mano una macchina fotografica. chiesto a Fields l'autografo, e dove Fields gli avesse firmato
Istintivamente, lui si portò la mano alla cravatta che agitò l'album, esclamando: "Sei contento, adesso, piccolo pirata
nell'aria della sera. della strada?".
"Adesso, io!" gridò lei, e salì in volata porgendogli la "Portamici" gli impose.
macchina. E lui discese, guardò su, e la scorse, nel suo E alle dieci di quella sera, erano scesi di macchina davanti agli
arruffare la crocchia sulla testa e assumere l'aria desolata e studi della Paramount, ed egli aveva indicato un punto del
interrogativa di Stanlio, tradito dalla vita ma pieno d'amore marciapiede vicino all'entrata, dicendo: "Lui era qui" e lei lo
per la vita. Scattò la foto, desiderando di restare li per sempre. aveva preso tra le braccia e l'aveva baciato, e aveva insistito
Lei venne giù lentamente e lo scrutò in viso. dolcemente: "E dove é stato che ti scattarono la foto assieme a
"Ma come?" sussurrò. "Stai piangendo!" Marlene Dietrich?".
Gli appoggiò i pollici sotto gli occhi per eliminare le lacrime. L'aveva portata a una ventina di metri più in là. "Era quasi il
Poi assaggiò il risultato. "Si," disse "lacrime vere." tramonto" aveva rievocato. "Marlene si trovava proprio qui."
Lui la guardò negli occhi, che erano bagnati quasi quanto i Si era guadagnato un altro bacio, più lungo questa volta, con
suoi. la luna spuntata - come per un tocco magico - a riempire la
"Un altro bel pasticcio in cui ci hai messi" commentò. strada davanti alla deserta Paramount. L'anima di lei era fluita
"Oh, Ollio!" in lui, come una fontana traboccante, ed egli l'aveva accolta e
"Oh, Stanlio." ricambiata lietamente.
La baciò, con tenerezza. "Adesso," aveva proseguito la donna, a bassa voce "dove é
E poi le disse: stato che vedesti Fred Astaire nel novecentotrentacinque, e
"Ora che ci conosciamo, sarà per sempre?". Ronald Colman nel novecentotrentasette, e Jean Harlow nel
"Per sempre" confermò lei. novecentotrentasei?"
E fu così che cominciò la lunga storia d'amore. E lui l'aveva accompagnata in quei tre posti, in una Hollywood
Avevano, naturalmente, nomi veri, sanzionati dall'anagrafe, di mezzanotte, e lei lo aveva baciato, lunghissimi baci che non
ma quei nomi non hanno alcuna rilevanza, in quanto Stanlio e finivano mai.
Ollio si dimostrarono sempre i nomignoli migliori di E quello fu il primo anno, durante il quale i due si recarono,
chiamarsi fra loro. almeno una volta al mese, a salire e scendere l'interminabile
Per il semplice fatto che lei era sotto peso di un sette chili, e gradinata della sequenza del pianoforte, sostando a mezza via
lui tentava di continuo di indurla a recuperarli, e per l'altra per picnic a base di champagne, e facendo una scoperta
semplice circostanza che lui era un dieci chili sopra il peso incredibile.
forma, e lei non cessava di insistere perché si togliesse di "Penso che sono le nostre bocche" disse lui. "Prima di
dosso qualcosa di più che non fossero le scarpe. Ma i tentativi conoscere te, non mi ero reso conto di avere una bocca. La tua
non avevano effetto alcuno, e alla fine diventò un gioco, il più é la più stupefacente del mondo, e mi fa sembrare che anche la
gaio dei giochi, con la seguente conclusione: "Tu sei Stanlio, mia sia meravigliosa. Prima che ti baciassi io, eri mai stata
innegabilmente, e io sono Ollio. Arrendiamoci alla realtà. E, baciata veramente?"
santo Dio, ragazza mia, godiamo questo pasticcio, questo "Mai!"
meraviglioso controsenso, finché ci siamo dentro!". "Nemmeno io. Aver vissuto tanto a lungo e non conoscere le
E fu, allora, finché durò, un parfait francese, una perfezione nostre bocche!"
americana, una felice follia che li avrebbe tenuti avvinti fino "Cara bocca" disse la giovane. "Taci e baciami."
all'ultimo fiato di vita. Ma poi, alla fine del primo anno, scoprirono una cosa anche
A partire da quell'ora del crepuscolo su quei gradini del più incredibile. Lui lavorava in un'agenzia pubblicitaria, ed era
pianoforte, i loro giorni divennero lunghi, spensierati e pieni inchiodato sul posto, inamovibile. Lei lavorava in un'agenzia
di quella sorprendente festosità che scandisce l'inizio e il di viaggi, e presto avrebbe trascorso più tempo in aereo che a
prorompente decorso di ogni grande amore. Essi smettevano casa. Rimasero entrambi stupefatti di non essersene mai resi
di ridere solo per il tempo necessario a baciarsi, e smettevano conto prima. Ma ora che il Vesuvio, dopo l'eruzione
di baciarsi solo per aver modo di ridere per quanto strano e incandescente, cominciava a lasciar raffreddare la sua lava,
miracoloso risultasse di trovarsi a letto insieme, senza essi, una sera, sedettero e si guardarono, e lei disse, con voce
l'impaccio di indumenti, su un letto vasto come la vita e bello piccola piccola:
quanto un mattino. "Addio...".
E sedendo tra il caldo biancore, egli chiuse gli occhi, scosse la "Cosa?" esclamò lui.
testa e dichiarò pomposamente: "Posso vedere l'addio che si avvicina."
"Non ho proprio niente da dire!". La guardò in volto, che non era triste come quello di Stanlio
"Sì, invece!" esclamò lei. "Dillo!" nei film, ma triste come lo era lei.
Glielo disse, e caddero dall'orlo della terra. "Mi sento... come la fine di quel romanzo di Hemingway,
Il loro primo anno fu mitico e favoloso, un puro sogno, che dove due - un uomo e una donna - sono fuori, ed é quasi sera,
sarebbe ingigantito nel ricordo di trent'anni dopo. Essi e dicono come sarebbe se potessero andare avanti così per
andavano a vedere nuovi e vecchi film, ma soprattutto quelli sempre, ma sanno ormai che non potranno" proseguì lei.
di Stan Laurel e Oliver Hardy. Ne conoscevano a memoria le "Stanlio, il nostro non é un romanzo di Hemingway, e non può
sequenze migliori, e di notte le reinterpretavano, essere la fine di tutto. Tu non mi lascerai mai."
vagabondando in macchina per Los Angeles. L'uomo la Ma era una domanda, non un'affermazione, e di colpo ella si
viziava, considerandone l'infanzia, sbocciata a Hollywood, mosse, sotto lo sguardo perplesso di lui, che le domandò:
assolutamente eccezionale, e lei lo adulava, fingendo che le "Che ci fai adesso lì a terra?".
corse sui pattini a rotelle fatte dal suo uomo davanti agli studi "Niente. Solo, mi sto inginocchiando sul pavimento, per
di produzione non appartenessero al passato, bensì al loro chiedere la tua mano. Sposami, Ollio. Vieni in Francia con
presente. me. Ho trovato un nuovo lavoro a Parigi. No, non dire nulla.
Taci. Nessuno deve sapere che quest'anno ho messo via i soldi "Stanlio!" Lui corse alla porta, ne impugnò la maniglia. Che
sufficienti per aiutarti mentre scriverai il grande romanzo era bagnata. L'uomo si portò le dita alle labbra, assaporandone
americano..." il sale delle lacrime, poi spalancò l'uscio.
"Ma..." obiettò lui. Il pianerottolo era già deserto. L'aria dove lei era passata stava
"Ma..." ripeté lei. "Avresti la tua portatile, risme di carta per rifluendo verso di lui. Echeggiò un tuono, come quando due
dattilografia, e me. Dillo, Ollio, dillo che verrai con me. Che nubi si scontrano. C'era una promessa di pioggia.
diavolo, non sposarmi, vivremo in peccato, ma vieni via con Ollio tornò ai gradini ogni 4 ottobre, per tre anni di fila, ma lei
me, vuoi?" non c'era. Poi, se ne dimenticò per due anni, ma nell'autunno
"Per assistere alla nostra agonia e, nel giro di un anno, del sesto si ricordò; verso il tramonto tornò alla scalinata e la
seppellirci a vicenda?" risalì, perché c'era qualcosa a metà ascesa, ed era una bottiglia
"Ti terrorizza tanto, Ollio? Non credi in me o in te, o in di ottimo champagne, con su un nastro e un biglietto, messi lì
niente? Dio, perché gli uomini devono essere così vigliacchi, e da qualcuno, e il biglietto diceva:
perché diavolo hai la pelle così delicata, e hai paura di una "Ollio, Ollio caro. Data ricordata. Ma a Parigi. La bocca non é
donna quasi fosse una scala su cui arrampicarti, temendo di più la stessa, ma é felice. Con affetto, Stanlio".
perdere l'equilibrio? Ascolta, ho molto da fare, e tu vieni con Dopo di ciò, egli lasciò passare ogni ottobre senza più andare
me. Non posso lasciarti qui, cadresti giù da quelle maledette su quei gradini. Il rumore di quel pianoforte che scivolava giù
scale. Ma se dovrò farlo, lo farò. Voglio tutto oggi, non da quell'erta, lui lo sapeva, lo avrebbe posseduto e l'avrebbe
domani. Tutto vuol dire te, Parigi e il mio lavoro. Il tuo portato dove... Dove, non lo sapeva.
romanzo richiederà tempo, ma lo scriverai. Quindi, o tu lo E questa fu la fine, o quasi la fine, del grande amore fra
scrivi qui maledicendo te stesso, oppure andiamo a vivere Stanlio e Ollio.
insieme in un buco senza riscaldamento nel Quartiere Latino, Ma, per un benigno caso, con un'appendice.
lontani da qui. Questa é la mia unica e irripetibile offerta, Quindici anni più tardi, durante un viaggio attraverso la
Ollio. Non te l'ho mai fatta prima d'ora, non te la farò mai più Francia, lui, in un crepuscolo, stava passeggiando per gli
di nuovo, e il pavimento é duro per le mie ginocchia. Allora?" Champs Elysées, assieme alla moglie e alle due figlie, quando
"Un discorso del genere lo abbiamo mai fatto?" domandò lui. vide venirsi incontro quella bella donna, accompagnata da un
"Una dozzina di volte, l'anno scorso, ma tu non hai mai uomo più anziano e sobriamente elegante, e da un ragazzo sui
ascoltato, eri del tutto sordo." dodici anni, dai capelli scuri, ovviamente loro figlio.
"No, innamorato e sordo. Disperato." Mentre si incrociavano, un identico sorriso illuminò, nello
"Hai un minuto per decidere. Sessanta secondi." E la donna stesso istante, le loro facce.
guardò l'orologio che aveva al polso. Egli sfarfallò per lei i lembi della cravatta.
"Alzati da quel pavimento" pregò lui, imbarazzato. Lei si portò una mano in testa, per lui.
"Se lo faccio, é per andare alla porta e andarmene" lo ammonì. Non si fermarono. Continuarono a camminare in direzioni
"Ti restano quarantacinque secondi, Ollio." opposte.
"Stanlio" gemette l'uomo. Ma egli la sentì dire, in un'eco che superava la distanza, le
"Trenta" lei lesse sull'orologio. "Venti. Ho già un ginocchio su ultime parole, quelle che non avrebbe mai più ascoltato:
dal pavimento. Cinque. Un secondo." "Un altro bel pasticcio in cui ci ha cacciati!". E poi, lei
Ed era in piedi. aggiunse il vecchio nome familiare con cui l'aveva battezzato
"Ma come siamo arrivati a questo?" implorò lui. negli anni del loro amore.
"Ecco. Mi sto dirigendo alla porta. Non lo so. Forse ci ho Ed era lontana, un'altra volta. Le sue figlie e la moglie lo
pensato di più di quanto osassi o volessi rendermene conto. guardarono, e una delle ragazze disse: "Ma quella signora non
Noi, Ollio, siamo creature speciali e stupende, e non credo che ti ha chiamato Ollio?".
tu e io ne potremo mai incontrare di simili al mondo, almeno "Quale signora?" finse lui.
per noi due, a meno che non stia mentendo a me stessa, e "Papà!" intervenne l'altra figlia, guardandolo in faccia. "Stai
probabilmente lo sto facendo. Però devo andarmene, e tu sei piangendo!"
libero di venire con me. Ma questa situazione non riesco o non "No."
so affrontarla. E adesso..." allungò un braccio "la mia mano é "Sì, invece! Non é vero, mamma?"
sulla porta, e..." "Vostro padre," disse sua moglie "come ben sapete, si
"E?" interrogò l'altro, in un sussurro. commuove anche quando sfoglia le guide del telefono."
"Piango." "No" ribatté lui. "Solo centocinquanta gradini e un pianoforte.
L'uomo fece per scattare in piedi, ma lo fermò il cenno di Fatemi memoria, voi ragazze, di farveli vedere, un giorno o
diniego di lei. l'altro."
"No, non farlo. Se mi tocchi, crollerò e al diavolo tutto. Me ne Proseguirono nella passeggiata, ed egli si voltò a guardare
vado. Ma una volta all'anno sarà il giorno della remissione indietro per un'ultima volta. La donna col marito e il figlio si
delle colpe, o come diavolo vorrai chiamarlo. Una volta era girata nello stesso istante. Forse, a lui parve di vederle le
all'anno io sarò su quelle scale, senza pianoforte, alla stessa labbra pronunciare le parole mute, Arrivederci, Ollio. Ma
ora di quella notte in cui ci andammo per la prima volta, e se forse era solo un'impressione. Sentì le proprie labbra dire in
tu sarai lì a incontrarmi, io ti rapirò, o tu rapirai me, ma non silenzio: Addio, Stanlio.
portarti dietro il tuo maledetto saldo del conto in banca, né ti E si allontanarono, l'una dall'altro, lungo gli Champs Elysées,
illuderai di baciarmi." nell'ultima luce del sole di ottobre.
"Stanlio..."
"Mio Dio" gemette desolata lei.
"Che c'é?" Suppongo tu ti stia chiedendo perché siamo qui
"Questa porta sembra inchiodata. Non riesco a smuoverla."
Piangeva. "Ah, ecco." Il pianto aumentò. "Non ci sono più." Quando lui arrivò, il ristorante era vuoto. Era presto, soltanto
La porta si richiuse alle sue spalle. le sei. La folla, se fosse venuta, si sarebbe fatta viva più tardi,
il che gli andava benissimo, dato che gli restava almeno una
dozzina di cose urgenti da fare. Si guardò le mani sistemare i
tovaglioli davanti ai tre coperti, poi allineare e rettificare la quest'ultima cena in quel ristorante di una piccola città
posizione dei bicchieri da vino, modificare e ricomporre i avrebbe avuto finalmente inizio.
coltelli, forchette e cucchiai, quasi fosse lui il maitre o una Passarono due minuti. Lui sentiva sul polso il ticchettio
sorta di mago supervisore. Si sentì borbottare dell'orologio. Niente.
sommessamente, tra sé, una specie di cantilena vacua, che Un altro minuto. L'uomo ascoltò il proprio respiro accelerare.
accompagnava l'esecuzione di un incantesimo, perché in realtà Si costrinse a tenere gli occhi chiusi. "Adesso" pensò.
egli non sapeva come fare tutto quello, ma sapeva che doveva "Adesso, dannazione. Entrate!"
essere fatto. Il cuore diede un tonfo.
Stappò personalmente la bottiglia del vino, mentre i padroni La porta d'ingresso del ristorante si aprì.
del ristorante, discretamente in disparte, parlottavano con lo Non alzò gli occhi, li tenne stretti, dominò il respiro.
chef, accennando col capo verso il maniaco di turno. Qualcuno si stava dirigendo verso il suo tavolo. Vi giunse.
Di turno, per fare che? Non lo sapeva neanche lui. La sua Qualcuno che si chinava a guardarlo.
stessa vita? Assolutamente no. Neanche per idea. Non questa "Pensavo che non ci avresti mai più invitati a cena" disse sua
volta, almeno. Ma questa sera, in un modo o nell'altro, doveva madre.
esserci un cambiamento. Una sera che, per lo meno, avrebbe Egli aprì gli occhi, nell'istante in cui lei si curvava per baciarlo
potuto dargli qualche risposta o un po' di pace. sulla fronte.
Versò in un bicchiere due dita di vino, che annusò, assaggiò, "Un bel pezzo che non ci si vede!" Suo padre gli afferrò la
chiudendo gli occhi, in attesa che il gusto parlasse: "Buono. mano, stringendogliela forte. "Come va, figliolo?"
Non eccelso, ma buono". Il figliolo si alzò di scatto, evitando per un pelo di rovesciare
Rettificò, per la terza volta, la dislocazione delle posate, la bottiglia di vino.
pensando: "Ho due problemi. Le mie figlie che potrebbero "Bene, papà. Ciao, mamma! Sedetevi, mio Dio, oh, mio Dio,
benissimo essere due marziane dimoranti su quel pianeta. E sedetevi!"
mia madre e mio padre, il problema più grande di tutti". Ma i genitori non si sedevano, restavano in piedi, a guardarsi
Perché i suoi genitori erano morti da vent'anni. l'un l'altra con una specie di violento sbalordimento, finché:
Non aveva importanza. Se egli pregava, se implorava in "Non agitarti in questo modo, siamo soltanto noi" disse la
silenzio, se li sollecitava a venire, con enorme forza di madre. "Lo so, é passato un bel po' di tempo da quando ci
volontà, controllando i battiti del cuore e la mente irrequieta, chiamasti. Noi..."
concentrando il pensiero sul prato al di là delle finestre, la "Sì, un bel po' di tempo" confermò il padre, che ancora gli
cosa sarebbe accaduta. Sua madre e suo padre avrebbero tratteneva la mano in una morsa di ferro. Strizzò l'occhio, per
riciclato la loro polvere, risorgendo, avrebbero camminato, dimostrare che non c'erano problemi...
passeggiato lungo le vie notturne, tre isolati più in là, e "Ma noi capiamo. Hai un sacco da fare. Stai bene, ragazzo?"
sarebbero entrati in questo ristorante, entrati materialmente, "Sto bene. Cioé... ho sentito la vostra mancanza!" E abbrancò i
come se... due d'impulso, e li strinse a sé, con gli occhi umidi. "E voi
"Oh Dio," pensò "non ho ancora bevuto un bicchiere di vino, e come ve la siete..." si interruppe e arrossì. "Voglio dire..."
già..." Girò bruscamente sui tacchi e uscì all'aperto. "Non essere imbarazzato, figliolo" disse il padre. "Stiamo
Lì, nell'incipiente sera d'estate, lasciando socchiusa la porta magnificamente. Per un po' é stata dura, a essere sinceri, era
schermata del ristorante, guardò lungo la strada che tutto così nuovo. Come diavolo puoi descriverlo? Non ci
imbruniva, verso i cancelli del cimitero. Sì. Quasi pronto. Lui riesci, quindi non..."
lo era, cioé, quasi pronto. Ma... loro? Era il momento adatto? "George, per l'amor di Dio, smettila di scherzare, e sediamoci"
Per lui, certamente, ma... I tovaglioli ben sistemati, le posate ammonì la madre.
allineate quali simboli della loro funzione indispensabile, il "Il nostro tavolo é questo" precisò il figlio indicando i tre posti
buon vino in attesa sul tavolo, tutto questo avrebbe vuoti. Si rese conto in quel momento di essersi scordato di
effettivamente raggiunto lo scopo? accendere le candele, e si affrettò a farlo, con mani che
"Vedi di piantarla" pensò, e distolse lo sguardo dal lontano tremavano. "Ma sedetevi. Vi verso un po' di vino!"
ingresso al cimitero, per posarlo sulla cabina del telefono lì a "Tuo padre non dovrebbe bere vino" cominciò a dire la
due passi. Si allontanò dalla soglia del ristorante, entrò nella mamma.
cabina, introdusse il gettone nella scanalatura e formò un "Per favore!" protestò il padre. "Non fa alcuna differenza,
numero. adesso!"
Risuonò dalla segreteria telefonica la voce di sua figlia. Egli "Già, me ne dimenticavo." La madre avvertiva un leggero,
chiuse gli occhi e riappese il microfono, senza lasciare strano imbarazzo, quasi avesse appena indossato un vestito
messaggi. Provò con un altro numero. La seconda figlia non nuovo le cui cuciture fossero storte. "Continuo a
rispondeva. Riattaccò, lanciò un'occhiata conclusiva a quel scordarmelo."
cimitero che pareva tanto distante nell'oscurità incombente, e "E' la stessa cosa che dimenticarsi di essere vivo." E il padre
tornò in fretta dentro il ristorante. abbaiò una risata. "La gente vive settant'anni, e dopo un po'
Al tavolo, ricontrollò tutto da capo, i bicchieri, i tovaglioli, le non se ne accorge. Si scorda di dire, diavolo, sono vivo!
posate, toccando, toccando di nuovo, spostando e rimettendo a Quando ti succede così, potresti benissimo essere..."
posto, quasi a dare energia al complesso, a far sì che tutti gli "George" implorò sua moglie.
oggetti, e se stesso, fossero plausibili e "credessero". Poi, "Guardala sotto questo punto di vista" insisté il padre,
sedette, annuì, fissò intensamente le posate, i piatti, i bicchieri, sedendosi e lasciando moglie e figlio in piedi. "Prima di
inspirò a fondo tre volte, chiuse gli occhi, e pregò con nascere, sei in una condizione. Quando vivi, sei in una
appassionata dedizione, aspettando. seconda condizione. E dopo che sei passato di là, ecco la terza
Sapeva che se fosse rimasto lì seduto il tempo necessario, se condizione. In ognuna di esse dimentichi di accorgertene, dici:
avesse avuto fede sufficiente... "Ehi, sono in prima base, sono sulla seconda!". Be', accidenti,
Essi sarebbero arrivati, avrebbero preso posto, salutandolo noi due siamo in terza base e, come dice tua madre, spesso le
come sempre; sua madre lo avrebbe baciato su una guancia, succede di scordarselo. Posso avere tutto il vino che voglio!"
suo padre gli avrebbe afferrato la mano, stringendogliela forte, Versò vino a tutti e tre, e bevve il suo, molto, troppo in fretta.
le effusioni ad alta voce si sarebbero poi acquietate, e "Non male" sentenziò.
"Come sarebbe a dire?" scattò il figlio, che subito si morse la "Anch'io, allora, per non creare problemi."
lingua. "Ma non c'é problema, mamma. Sulla lista ci sono tre dozzine
Suo padre, però, non aveva sentito e batté con la mano sulla di piatti!"
sedia che aveva vicina: "Mettiti qui, Ma'!". "No" disse la madre, e depose sul tavolo il menù, coprendolo
"Non chiamarmi Ma'! Il mio nome é Alice!" col tovagliolo, quasi si trattasse di un cadaverino. "Va bene
"AliceÄMa', siediti qui!" così. I gusti di mio figlio sono i miei gusti."
La madre scivolò a prender posto su un lato del tavolo, il Egli sollevò la bottiglia del vino, e si rese conto solo allora che
figlio la imitò sedendole di fronte, col padre a capotavola. era vuota. "Possibile?" si stupì. "Ce la siamo bevuta tutta?"
Per la prima volta, dopo che si furono accomodati, il figlio "Chissà chi é stato? Fanne portare un'altra, ragazzo. Intanto,
ebbe modo di vedere realmente cosa indossavano i suoi mentre arriva, prendi un po' del mio vino." Il padre versò metà
genitori. del proprio bicchiere in quello vuoto del figlio. "Di questa
Suo padre indossava una giacca di tweed, pantaloni alla zuava, roba, potrei berne una zuppiera."
da golf, e un vivace paio di calzettoni. Scarpe di uno sbiadito Un'altra bottiglia fu portata, stappata e versata.
color arancione bruciato, lucidissime, la cravatta era nera a "Tanti saluti al tuo fegato" disse la madre.
righine color mandarino, e in testa esibiva un cappello a falda "E' per portar jella o per fare un brindisi?" domandò il marito.
larga, di una qualche stoffa di tweed marrone, che sembrava Mentre bevevano, il figlio ebbe la netta percezione che la
nuovo di zecca. serata gli stava sfuggendo di mano; non stavano affatto
"Sei elegantissimo, papà. Mamma..." parlando delle cose che tanto gli stavano a cuore.
Lei indossava la sua giacca del tailleur della festa, un capo di "Alla tua salute, figliolo!"
lana grigia, sopra una camicetta di seta bianca e azzurra. Al "E alla tua, papà. Alla tua, mamma!"
collo un foulard celeste. Completava l'abbigliamento un E di nuovo, dovette interrompersi, arrossendo, ricordando di
cappellino a cloche, tanto simile a un fungo, di quelli un colpo quel prato in fondo alla strada, da cui i suoi genitori
tempo preferiti dalle matrone in età, assicurato alla erano usciti, quel luogo silenzioso di monumenti di marmo,
capigliatura permanentata da spilloni. con i nomi incisi sui frontoni alla greca, e con troppe croci e
"Dov'é che ho già visto questi vostri vestiti?" domandò il neanche la metà di angeli.
figlio. "Alla vostra salute" ripeté sommessamente.
Ma prima che potessero rispondergli, egli ricordò una Anche sua madre si decise a sollevare il bicchiere e
fotografia, se stesso e suo fratello sul prato davanti a casa, in assaggiarne il contenuto, con la circospezione di un topo di
occasione di uno dei passati Memorial Day o 4 luglio, molti campagna.
anni prima. Eccoli lì in posa, scambiandosi pizzicotti di "Ah!" Storse il naso. "Quant'é aspro!"
nascosto, con calzoni alla zuava, giacchetta e berretto, e i loro "No, mamma, é solo il gusto di cantina. Non é un vino
genitori in seconda fila, strizzando gli occhi sotto un sole che scadente..."
sarebbe durato per sempre. "Se é tanto buono," ribatté lei "perché lo mandate giù così in
Il padre, avendogli letto nel pensiero, confermò: "Subito dopo fretta?"
la funzione nella Chiesa Battista, a Pasqua, a mezzogiorno, "Moglie" esclamò il padre. "Sei grande!"
millenovecentoventisette. Indossavo la tenuta da golf. A Ma' E scoppiò in una risata, applaudì, e si protese sul tavolo con
vennero le convulsioni". finta sollecitudine.
"Di che state spettegolando, voi due?" La madre frugò nella "Suppongo tu ti stia domandando perché siamo qui" disse
borsetta, ne estrasse uno specchio con il quale verificò il rivolto al figlio.
rossetto sulle labbra, regolandolo col mignolo. "Non sei stato tu a invitarci, marito mio. E' stato lui. Tuo
"Niente, Ma'ÄAlice." Il genitore si riempì di nuovo il figlio."
bicchiere, ma questa volta, vedendo che il figlio lo osservava, "Stavo scherzando, moglie. Bene, figliolo, perché l'hai fatto?"
bevve il vino più lentamente. "Non male, quando ci hai fatto la Lo fissarono entrambi, in attesa della risposta.
bocca. Non ti impiomba lo stomaco, comunque. Direi che "Perché ho fatto che cosa?"
ricorda un po' il whisky. Dov'é il menù? Ah, é qui. Vediamo "Farci venire qui."
che cosa passa il convento." "Oh, già..."
Ci mise parecchio a sbirciare la lista sotto diverse angolazioni. Il figlio riempì di nuovo il suo bicchiere. Stava cominciando a
"Che sono 'sti piatti scritti in francese?" esclamò poi. "Perché sudare. Si asciugò labbra e fronte col tovagliolo.
non si degnano di usare l'inglese? Chi credono di essere?" "Un momento..." disse "mi verrà in mente..."
"Ma é in inglese, papà. Guarda qui." E il figlio sottolineò con "Non fargli fretta, papà, lascia che nostro figlio ci pensi su."
l'unghia diverse voci. "Certo, certo" rispose il padre. "Ma non é mica stato facile per
"Al diavolo," brontolò l'altro, aguzzando gli occhi "perché non noi vestirci, e trovare il momento di venire qui. Come non
lo dicono che é bilingue?" bastasse..."
"Pa'," disse la madre "deciditi, non hai che da leggere l'inglese "Papà!"
e scegliere che cosa vuoi mangiare!" "No, Alice, lasciami finire. Figlio mio, caro ragazzo, quel
"E' sempre stato un problema, per me, scegliere. Voi che posto dove ci hai messi non é dei migliori."
ordinate? Che cosa sta mangiando l'uomo a quel tavolo là?" Il "Va benissimo" lo contraddisse sua moglie.
vecchio allungò il collo verso un tavolo non lontano dal loro. "Neanche per idea, e lo sai meglio di me." Il vecchio impugnò
"Sembra appetitoso. Penso mi farò portare quello." una forchetta e tracciò sulla tovaglia il disegno di quel posto.
"Tuo padre," commentò lei "ha sempre ordinato in questo "E' troppo maledettamente sacrificato, troppo lontano da tutto.
modo. Se quel signore stesse mangiando chiodi da tappezziere Non c'é vista. E, mio Dio, non parliamo del riscaldamento, un
e cotiche di maiale, lui se li farebbe servire." disastro!"
"Me ne ricordo, infatti" concordò il figlio, abbassando la voce, "Be', effettivamente, d'inverno fa freddo" ammise la madre.
e bevve il suo vino. Trattenne il fiato e poi espirò. "Tu, "Un freddo del diavolo. Tanto da aprire crepe in tutto lo
mamma, che prendi?" spessore del marmo. Ah, un'altra cosa: qualcuno dei nostri
"Che prendi tu, figliolo?" vicini é proprio antipatico."
"Bistecca alla griglia..."
"Quando mai, dove e comunque, ti sono andati a genio chi ci "Per Dio!" esplose il vecchio. "I figli! Ma sicuro! Come ho
abitava accanto?" ribatté sua moglie. "Se quelli traslocavano, fatto a non ricordarmene? Com'é che si chiamavano?"
tu dicevi: "Grazie a Dio". Se arrivava gente nuova: "Oh, mio "Figlie, non figli!" corresse la moglie, dandogli una gomitata.
Dio, ahimé" dicevi." "Cosa hai nel cervello?"
"Be', questi di adesso sono i peggiori. Invadenti e prepotenti. "Se non sai cosa ho nel cervello da vent'anni a questa parte,
Figliolo, puoi metterci rimedio?" non lo saprai mai." Il padre si rivolse al figlio. "Ragazze,
"Rimedio?" fece lui, e pensò: "Santo Cielo, non si rendono naturalmente. Oramai, devono essere signorine del tutto.
conto da dove vengono, né in che posto sono da vent'anni, non Erano ranocchiette, l'ultima volta che le vedemmo..."
riescono a capire perché faccia freddo...". "Lascia che ci parli di loro" lo interruppe la moglie.
"D'estate fa troppo caldo" proseguì il padre. "Ti senti "C'é poco da dire." Il figlio si fermò, impacciato. "Cioé, ce n'é
sciogliere. Non guardarmi in quel modo, Mamma. Il ragazzo un sacco. Ma non serve a nulla."
vuole sentire. Farà lui qualcosa al riguardo, vero, figliolo? Ci "Tu provaci" insisté suo padre.
troverà un posto nuovo..." "Certe volte..."
"Sì, papà." "Sì?"
"Hai il mal di testa, ragazzo?" "Certe volte," proseguì lui, lentamente, a occhi bassi "ho la
"No." Riaprì gli occhi, e allungò la mano verso la bottiglia. precisa sensazione che le mie figlie, capitemi bene, che le mie
"Me ne occupo io. Prometto." figlie non ci siano più, e che voi siate vivi! Ha senso questo?"
"Mi domando" pensò "se si é mai spostato qualcuno da un "Ne ha tanto quanto ne ha la maggioranza delle famiglie"
posto come quello a un altro posto, e tutto per una panoramica sentenziò il padre, tirando fuori, spuntando e mettendosi tra le
migliore e per vicini più simpatici? La legge lo consente? E labbra un sigaro. "Tu, figliolo, hai sempre fatto discorsi un po'
dove potrei portarli? Dove potrebbero andare? A Chicago buffi."
Nord, forse? C'era un posto, lì, su una collina..." "Pa'!" ammonì la moglie.
In quel momento arrivò il cameriere a prendere le ordinazioni. "Be', li faceva e li fa, accidenti! Discorsi buffi, ecco. Ma vai
"La stessa roba che prende lui." E la madre indicò il figlio. avanti, continua, e mentre parli versami un po' di vino.
"La stessa cosa che sta mangiando quel signore là" disse il Coraggio!"
padre. Suo figlio gli versò da bere, e proseguì: "Non riesco a
"Bistecca alla griglia" disse il figlio. inquadrarle. Così, ho due problemi. Ecco perché vi ho
Il cameriere se ne andò, tornò, li servì, ed essi cominciarono a chiamati. Problema numero uno: sento la vostra mancanza.
mangiare veloci veloci. Problema numero due: mi mancano loro. Ecco un bel quiz a
"Cos'é? Una gara di velocità?" cui trovare la risposta. Come può essere una roba del
"Rallenta, figliolo. Mastica bene." genere?".
All'improvviso i piatti furono vuoti. Era passata un'ora esatta "Dal modo come la presenti..." arrischiò il padre.
quando il figlio depose forchetta e coltello e finì il suo quarto "Così é la vita" disse la madre, annuendo, con espressione
bicchiere di vino. E di colpo, il viso gli si aprì in un gran assai saggia.
sorriso. "E' tutto qui il consiglio che sapete darmi?" gridò loro figlio.
"Adesso ricordo!" gridò. "Voglio dire, mi é venuto in mente "Devi perdonarci! Sappiamo che ti sei preso un sacco di
perché vi ho fatti venire qui!" disturbo, la cena é stata ottima, il vino grandioso, ma siamo
"Allora?" chiese sua madre. fuori esercizio, figliolo. Non riusciamo neanche a ricordare
"Sputa fuori, figliolo" disse suo padre. come eri tu! Quindi, che aiuto possiamo darti? Non
"Ecco, io..." possiamo!" Il vecchio accese un fiammifero, ne guardò la
"Sì?" fiamma toccare la punta del sigaro. "No, ragazzo mio. Tanto
"Io..." più che abbiamo un altro problema. Mi ripugna accennarvi.
"Sì, sì?" Non so come dirtelo..."
"Io," disse il figlio "vi voglio bene." "Quello che tuo padre intende..."
Le sue parole spinsero i genitori a ridosso dello schienale della "No, lascia che lo dica io, Alice. Spero che tu la prenda con lo
loro sedia. Le loro spalle si afflosciarono, ed entrambi si stesso spirito cordiale con cui te la offro, ragazzo mio."
sbirciarono con la coda dell'occhio, in silenzio, a testa bassa. "Stai tranquillo, papà, qualunque cosa sia."
"Diavolo, figliolo" mormorò il padre. "Questo lo sappiamo." "Non é facile, accidenti!" Il padre si tolse il sigaro di bocca e
"Anche noi ti vogliamo bene" confermò la mamma. finì di scolare un altro bicchiere di vino. "Inferno e
"Sì" fece eco, a bassa voce e con convinzione, il marito. dannazione, il fatto é, figliolo, la ragione per la quale in tutti
"Certo." questi anni non ti abbiamo frequentato molto é..." Trattenne il
"Ma cerchiamo di non pensarci" proseguì la donna. "Ci rende respiro e poi esplose: "Tu eri una lagna!".
troppo infelici quando tu non ci telefoni." Una bomba era stata gettata sul tavolo perché esplodesse.
"Mamma!" esclamò il figlio, e si trattenne dall'aggiungere: Sbalorditi, i tre si guardarono.
"Hai dimenticato di nuovo!". "Cosa?" balbettò il figlio.
Invece, assicurò: "D'ora in poi, mi farò vivo più spesso". "Ho detto..."
"Non ce n'é bisogno" disse suo padre. "No, no, ti ho sentito. Ho capito. Ero una lagna. Vi annoiavo."
"Sì, invece, credetemi, manterrò i contatti!" Ripeté le parole per assaporarne il gusto. Un gusto strano. "Vi
"Non fare promesse che non puoi mantenere, ecco cosa ti annoiavo? Oh, mio Dio! Vi annoiavo!"
dico. Ma adesso," insisté il vecchio, e si versò altro vino "per Si imporporò in volto, gli occhi gli si riempirono di lacrime,
quale altro motivo volevi vederci?" ed egli cominciò a sganasciarsi dalle risa, battendo il pugno
"Quale altro motivo?" Non credeva alle proprie orecchie. Non destro sul tavolo, e tenendosi il petto con il sinistro, e poi
era abbastanza che avesse dichiarato il suo grande ed eterno asciugandosi gli occhi col tovagliolo. "Io annoiavo voi!"
affetto...? "Be'...!" ed esitò. Lo sguardo gli si diresse, incerto, Padre e madre frapposero un doveroso intervallo prima di
oltre la finestra verso la silenziosa cabina telefonica da dove cominciare, a loro volta, a contrarre la bocca, grugnire,
aveva fatto quelle chiamate. sbuffare, trattenere il fiato, e poi prorompere in una clamorosa
"Il problema dei figli sapete..." esibizione di sollievo e ilarità.
"Scusaci, figlio!" esclamò il padre, con le lacrime che gli E poi, ridendo, fino a farsi venire le lacrime agli occhi, rientrò
scendevano dagli angoli della bocca ridente. nel ristorante. La sua ilarità fece alzare gli occhi a chi era agli
"Non voleva dire proprio..." ansimò la madre, oscillando altri tavoli.
avanti e indietro sulla sedia, inframmezzando risatine a ogni Gli fu del tutto indifferente, perché il vino, le ultime gocce di
parola. vino non erano affatto male.
"Oh, voleva, voleva, e come!" gridò il figlio. "Altro che se lo
voleva!"
E adesso tutti i presenti nel ristorante stavano guardando il Lafayette, addio!
gaio terzetto.
"Ci vuole un'altra bottiglia!" affermò il padre. Invece di suonare il campanello, qualcuno bussò, quindi non
"E noi le diamo il benvenuto!" potevo sbagliare su chi fosse il visitatore. Quei colpetti alla
Quando l'ultima bottiglia arrivò, fu stappata e versata, i tre si porta erano soliti ripetersi una volta alla settimana, ma in
erano ormai placati in un bel silenzio, sorridente e ancora un quegli ultimi tempi la loro cadenza si era infittita, tre, quattro
tantino ansimante. Il figlio sollevò il bicchiere per un brindisi. volte nei sette giorni. Chiusi gli occhi, recitai una preghiera e
"Alla noia!" andai ad aprire.
Il che li scatenò di nuovo in un tambureggiare di risate a Bill Westerleigh era li, sulla soglia, guardandomi, con le
labbra strette, gote gonfie, manate sul tavolo, occhi gommosi lacrime che gli colavano giù per le gote.
di lacrime felici, vicendevoli gomitate nelle costole. "E' casa mia o la tua?" domandò.
"Bene, figliolo" riuscì a dire il padre, finalmente quietatosi. Era ormai un vecchio scherzo. Parecchie volte all'anno
"E' tardi. Dobbiamo proprio andare." quell'uomo di ottantanove anni usciva di casa per perdersi
"Dove?" domandò il figlio, ridendo, e tornando subito serio. dopo tre isolati. Già da qualche anno aveva smesso di guidare
"Oh, già, scordavo." la macchina, perché una volta si era trovato a cinquanta
"Non fare quella faccia triste" si affrettò ad aggiungere sua chilometri fuori Los Angeles anziché in centro città dove era
madre. "Quel posto non é brutto neanche la metà di quanto diretto e dove io e lui abitavamo. Adesso, il suo tragitto
sostiene tuo padre." preferito, e più sicuro, risultava quello che da casa sua - dove
"Ma," sussurrò lui "non é anche un tantino noioso?" viveva con la moglie, meravigliosamente affettuosa e
"No, una volta che ci hai fatto l'abitudine. Finiamo il vino." comprensiva - portava alla mia porta, vicinissima d'altra parte,
Bevvero, risero ancora un po', scossero la testa, e quindi si alla quale egli bussava, della quale varcava la soglia, in
avviarono alla porta e uscirono dal ristorante, in una calda sera lacrime. "E' casa tua o la mia?" ripeté invertendo l'ordine.
estiva. Erano soltanto le otto, e dal lago veniva una piacevole "Mi casa es su casa." Citai il vecchio detto spagnolo.
brezza, e v'era intorno un profumo di fiori che ti faceva venire "Del che sia ringraziato Iddio!"
voglia di andare, camminare senza meta. Lo precedetti in salotto per tirar fuori la bottiglia di sherry e i
"Vi accompagno per un tratto" propose il figlio. bicchieri, mentre Bill si sedeva in una poltrona di fronte a
"Oh, non é necessario." quella che sapeva avrei occupato io. Si asciugò gli occhi e si
"Possiamo farcela da soli, figliolo" disse il padre. "E' meglio soffiò il naso con un fazzoletto, che poi ripiegò accuratamente
se resti qui." e mise nel taschino della giacca.
Indugiarono a guardarsi, tutti e tre. "Alla tua, campione!" sollevò e fece ondeggiare il bicchiere.
"Be'," disse il figlio "é stato piacevole." "Il cielo é pieno di loro. Spero che tu riesca a tornare.
"No, non esattamente. Pieno d'affetto, si, un ritrovarci tra noi Altrimenti, lanceremo una nera ghirlanda là dove pensiamo sia
che ci vogliamo bene, perché siamo una famiglia, e ti caduto il tuo trabiccolo."
vogliamo bene, ragazzo mio, e anche tu ce ne vuoi. Ma, Bevvi, lasciai che lo sherry mi scaldasse dentro, e poi rimasi a
piacevole? Non direi che sia il termine appropriato. Noioso, fissare Bill, per vari secondi.
ecco, noioso e affettuoso, affetto e noia. Buonanotte, figliolo." "L'Escadrille é tornata a ronzarti sulla testa?" domandai.
Si strinsero, si abbracciarono, si baciarono, piansero, e "Ogni notte, subito dopo mezzanotte. Adesso, ogni mattina. E,
conclusero con una gran risata, e poi i genitori si avviarono, la settimana passata, ogni mezzogiorno. Cerco di non venire a
per la strada ormai buia sotto gli alberi che si incupivano, per romperti. E' tre giorni che ci provo."
tornare alla loro dimora tra le aiole. "Lo so. Mi sei mancato."
Il figlio rimase solo, osservando i genitori farsi sempre più "Gentile da parte tua dirmelo, figliolo. Sei di buon cuore. Ma
piccoli in lontananza. Poi si girò, quasi per un riflesso so di essere una lagna, quando il mio cervello connette. In
automatico, entrò nella cabina, formò il numero. Gli rispose la questo momento ho le idee chiare e bevo alla tua ospitale
segreteria telefonica. salute."
"Ciao, Helen" disse lui, e si fermò perché non gli venivano le Vuotò il bicchiere, e io glielo riempii.
parole, trovava difficile esprimersi. "Sono tuo padre. A "Vuoi che ne parliamo?"
proposito di quella cena per giovedì prossimo. Potremmo "Ti esprimi esattamente come uno psichiatra mio amico. Non
annullarla? Non per un motivo particolare. Solo ho troppo che ci sia mai andato da uno di quelli, ma lui era un amico. E'
lavoro da sbrigare. Ti chiamo la settimana prossima, e bello venire qui da te, si é liberi, e in più c'é lo sherry." Fissò
stabiliremo una nuova data. Ah, pensi tu ad avvisare Debby? pensoso il bicchiere che aveva in mano. "E' terribile essere
Bacioni. Ciao." perseguitato dai fantasmi."
Riappese e scrutò di nuovo lungo la strada. Riuscì a scorgere i "Tutti li abbiamo. Ecco perché Shakespeare era un colosso.
suoi genitori nel momento in cui stavano per entrare attraverso Insegnò a se stesso, insegnò a noi, e insegnò agli psichiatri.
i cancelli. Anch'essi lo videro, lo salutarono agitando le Rifuggite dalle cattive azioni, diversamente i vostri fantasmi
braccia, e sparirono. prevarranno su di voi. I vecchi ricordi, i rimorsi che rendono
"Mamma, papà" pensò lui. "Helen. Debby. E di nuovo, Helen, gli uomini vili e timorosi della mezzanotte, sorgeranno e
Debby, mamma, papà. Io li annoio. Li annoio! Che mi venga grideranno, Amleto, ricordati di me, Macbeth, tu sei
un colpo!" marchiato, e anche tu, Lady Macbeth! Riccardo Terzo, vigila!
Noi ti camminiamo, all'alba, sul campo di battaglia, e i nostri
sudari sono rigidi di sangue."
"Dio, come parli forbito" Bill scosse la testa. "E' bello vivere mensola di fianco alla porta di casa sua figuravano due lucenti
porta a porta con uno scrittore. Quando ho bisogno di una Oscar dorati.
dose di poesia, eccoti a portata di mano." "Mi spiace di essere cresciuto tanti anni dopo di te" dissi.
"Tendo a essere cattedratico. Così annoio gli amici." "Dov'é quella foto in cui ci siete tu e Rickenbacker da soli? E
"Non me, caro campione, non me. Ma hai ragione. Circa quella firmata da von Richthofen."
quello di cui stavamo parlando. Fantasmi." "Non vorrai mica vederle un'altra volta, campione?" "Puoi
Mise giù il bicchiere, e poi strinse i braccioli della poltrona, giurarci che lo voglio!"
come fossero i bordi di un abitacolo d'aereo. Aprì il portafoglio e mi porse delicatamente la foto di loro
"Adesso sono in volo, in continuazione. E' il due, lui e Capitan Eddie, e l'istantanea di von Richthofen in
novecentodiciotto, invece del novecentottantasette. E non completa uniforme, con tanto di firma autografa.
negli Stati Uniti d'America, ma in Francia. Io sono lassù con la "Tutti andati" disse Bill. "O quasi tutti. Solo un paio, e il
vecchia Lafayette. Sono atterrato vicino a Parigi, e con me c'é sottoscritto ancora a galla. E non ci vorrà molto..." e fece una
Rickenbacker. E laggiù, c'é anche il Barone Rosso. E' stata pausa "perché anch'io affondi."
una bella vita, la mia, sì o no, Sam?" E di colpo ricomparvero le lacrime a gonfiargli gli occhi e
Era una sua affettuosa mania quella di chiamarmi con sei o colargli dai lati e dalla punta del naso.
sette nomi assortiti, che mi piacevano tutti. Annuii. Mi affrettai a riempirgli il bicchiere.
"Un giorno o l'altro mi deciderò a scrivere la tua storia" dissi. Bill bevve e aggiunse:
"Non capita spesso che uno scrittore abbia come vicino di casa "Il fatto é che non ho paura di morire. Ho solo il terrore di
uno che faccia parte dell'Escadrille, e volasse e duellasse nei morire e andare all'inferno!".
cieli contro van Richthofen." "Li non ci andrai, Bill."
"Non ci riusciresti, caro Ralph. Non sapresti cosa dire." "E invece, si" gridò, quasi indignato, con rabbia, con gli occhi
"Potresti restare sorpreso, invece." accesi, con le lacrime che gli bagnavano la bocca tremante.
"Magari sì, perdio, potrebbe darsi. Ti ho mai mostrato la "Per quello che ho fatto, per quello di cui non posso e non
fotografia del sottoscritto e di tutti gli uomini della Squadriglia potrò mai essere perdonato!"
Lafayette, allineati davanti a uno dei nostri scassatissimi Attesi un attimo. "Cosa era "quello", Bill?" interrogai a voce
biplani, nell'estate del '18?" bassa.
"No," mentii "fammela vedere." "Tutti quei ragazzi che ho ucciso, tutti quei giovani che ho
Tirò fuori dal portafoglio una piccola foto e me la lanciò. distrutto, tutta quella bella gente che ho assassinato."
L'avevo vista un centinaio di volte, ma era sempre una "Non hai mai fatto una cosa del genere, Bill."
meraviglia e una delizia. "Si! L'ho fatta, dannazione, su in cielo, sulla Francia, sulla
"Quello sono io, sulla sinistra partendo dal centro, quello Germania, tanti anni fa. Ma, Gesù, loro tornano ogni notte,
bassotto col sorriso da fesso, di fianco a Rickenbacker." Bill si adesso, di nuovo vivi, mentre volano, salutano, gridano e
allungò per indicare. ridono come ragazzi, finché non premo il grilletto della mia
Guardai tutti quegli uomini che non c'erano più, perché ormai mitragliatrice, attraverso le pale dell'elica, e le loro ali
morti per il novanta per cento, ed ecco lì Bill, a vent'anni, prendono fuoco e si avvitano e precipitano. A volte essi mi
vispo e allegro, e tutti gli altri giovani, oh Dio, così giovani, in salutano con la mano, okay! mentre cadono. A volte
fila, le braccia sulle spalle dei camerati, o con un braccio imprecano. Ma, Gesù, ogni notte, ogni mattina adesso, in
penzoloni a stringere il casco e gli occhialoni, e alle loro questo ultimo mese, non se ne vanno più. Oh, quei bei ragazzi,
spalle un biplano francese 7Ä1, e sullo sfondo il campo quei giovani meravigliosi, quei loro volti stupendi, i grandi
d'aviazione in una zona vicina al fronte occidentale. Rombi di occhi lucenti e pieni di passione, precipitano giù. E sono stato
macchine volanti venivano da quella foto stregata. Come io a ucciderli. E brucerò nell'inferno per questo!"
sempre, quando avevo in mano quell'immagine. E suoni del "NO, te lo ripeto, tu non brucerai nell'inferno!"
vento e di uccelli. Era come lo schermo di un televisore in "Versami un altro bicchiere, e stai zitto. Che ne sai tu di chi ci
miniatura. Mi dava la sensazione che da un momento all'altro brucia e di chi non ci brucia? Sei cattolico? No. Sei battista? I
l'Escadrille Lafayette scattasse in azione, rullasse, prendesse battisti bruciano più lentamente. Ah, lo sherry. Grazie."
slancio e si involasse in quel cielo assolutamente sereno e Gli avevo riempito il bicchiere. Ne ingollò un sorso, mischiato
infinito. Nello stesso istante in cui la foto era stata scattata, il con l'altro liquido che gli scendeva dagli occhi.
Barone Rosso viveva ancora, lassù tra le nuvole; adesso vi "William." Tornai a sedermi e riempii il mio bicchiere.
sarebbe rimasto per sempre, e non sarebbe mai atterrato, e "Nessuno brucia all'inferno per la guerra. Per la guerra, é
questo era bello e giusto, perché noi volevamo che lui restasse così."
là in eterno. "Tutti noi ci finiamo arrosto" replicò Bill.
"Vedi, mi piace mostrarti certe cose." Bill ruppe il silenzio. "Bill, in questo stesso momento, in Germania, c'é un uomo
"Tu sai apprezzarle. Come vorrei averti avuto con me quando della tua età, perseguitato dagli stessi sogni, che piange sulla
facevo le riprese alla MGM!" sua birra, ricordando troppe cose."
Quella era stata la seconda faccia di William (Bill) "Vorrei vedere di no! Anche loro bruceranno, e come,
Westerleigh. Dopo aver combattuto e scattato fotografie sul ricordandosi dei miei amici, dei cari ragazzi che andavano a
fronte occidentale, da mille metri di altitudine, non era rimasto piantarsi, a conficcarsi nel suolo quando le loro eliche
sugli allori, una volta rientrato negli Stati Uniti. Dai laboratori mordevano la polvere. Non capisci? Loro non lo sapevano. Io
della Eastman di New York, era finito in certi studi di non lo sapevo. Nessuno glielo aveva detto, nessuno l'aveva
produzione di tremolanti film a Chicago, dove un tempo detto a me!"
recitava Gloria Swanson, e poi era approdato a Hollywood e "Detto cosa?"
alla MGM. Dalla MGM era andato in Africa come cine- "Cos'era la guerra. Cristo, non sapevamo che ci sarebbe corsa
operatore di leoni e di vatussi per le Miniere di Re Salomone. dietro, che ci avrebbe dato la caccia, dopo che il peggio
Negli studi di mezzo mondo, non c'era stato nessuno che lui sembrava passato. Credevamo che la tragedia fosse finita; che
non avesse conosciuto o che non lo avesse conosciuto. Era avremmo ormai avuto modo di dimenticare, di lasciarcela alle
stato operatoreÄcapo in qualcosa come duecento film, e sulla spalle, di seppellirla. I nostri ufficiali non ci dissero niente.
Forse manco lo sapevano neanche loro. Nessuno di noi lo
sapeva. Nessuno immaginava che un giorno, da vecchio, le E poi bevemmo, sollevando i bicchieri vuoti perché le nuvole
tombe si sarebbero spalancate, e tutti quei visi sarebbero e la luna e il cielo vedessero.
risorti, e tutta la guerra con loro! Come potevamo supporlo? "Sono pronto," dichiarò Bill "se adesso vogliono venire a
Saperlo? Ma adesso é l'epoca in cui i cieli sono pieni, e le navi prendermi. Meglio morire qui, all'aperto, piuttosto che
non affondano più, a meno che prendano fuoco. E quei rintanarmi in casa e sentirli, notte dopo notte atterrare con i
giovani non smettono di salutarmi, alle tre di mattina, a meno loro paracadute, senza poter dormire fino a che non viene
che non li uccida un'altra volta. Gesù Cristo. l'alba, quando l'ultimo lembo di seta si é afflosciato e la
E' così terribile, così straziante. Come posso salvarli? Come bottiglia é vuota. Resta qui, figliolo. Qui, nell'ombra."
faccio a tornare indietro e dir loro: "Cristo, mi dispiace, non Indietreggiai, e aspettammo.
sarebbe mai dovuto accadere solo se qualcuno ci avesse messi "Che gli dirò?" mi chiese.
in guardia, quando eravamo felici: la guerra non é affatto "Mio Dio, Bill, non lo so. Non sono amici miei."
finita, e il ricordo torna sempre, tardi, magari, ma come fosse "Neanche miei, erano. Più che altro, é la compassione.
ieri". Vorrei augurar loro ogni bene. Ma come riuscire a Pensavo fossero il nemico. Cristo, non é una parola idiota,
dirglielo, qual é la prossima mossa?" stupida e assurda? Il nemico! Come se una cosa del genere sia
"Non c'é nessuna mossa" dissi pacatamente. "Solo restare a mai realmente successa al mondo. Si, forse i bulli che ti
sedere con un amico e gustare un altro bicchiere. Non riesco a sfottevano e ti pestavano nel cortile di scuola, o quello che ti
pensare a nulla che si possa fare. Magari lo sapessi..." portò via la ragazza sotto il naso, e ci si divertì. Ma loro, così
Bill rigirò assorto il bicchiere tra le dita. belli e buoni, in mezzo alle nuvole nei giorni d'estate o nei
"Lascia che te lo dica io, allora" sussurrò. "Stanotte, forse pomeriggi d'autunno? No, no!"
domani notte, mi vedrai per l'ultima volta. Ascoltami bene." Si allontanò ancora di più dal portico.
Si protese verso di me, ma con gli occhi verso il soffitto, e poi "Ecco" sussurrò. "Sono qui."
rivolgendoli alla finestra, fuori, dove nuvole minacciose Ancora qualche passo, e spalancò le braccia, quasi ad
venivano chiamate a raccolta dal vento. abbracciare l'aria della notte.
"In queste ultime notti, loro sono atterrati nei nostri cortili. "Venite! Che aspettate?"
Non potevi sentirli. I paracadute non sono più rumorosi di un Chiuse gli occhi.
aquilone, solo sussurri impercettibili. I paracadute scendono "Ora tocca a voi" gridò. "Mio Dio, dovete ascoltarmi, dovete
sui praticelli di casa nostra. Altre notti, ci scendono i corpi, venire. Forza, miei bei bastardi, qui!"
senza paracadute. Le notti buone sono quelle silenziose, E spinse indietro la testa, come per accogliere una pioggia
quando tu senti appena la seta e le corde che frusciano sulle notturna.
nuvole. Le notti brutte sono quelle in cui senti i novanta chili "Stanno arrivando?" bisbigliò, girando appena la testa, sempre
di un aviatore abbattersi sull'erba. E allora non puoi dormire. con gli occhi chiusi.
Ieri notte, una dozzina di cose é piombata sui cespugli vicino "No."
alla finestra della mia camera da letto. Stasera ho guardato su, Bill tornò ad alzare la vecchia testa in aria, e fissò il cielo,
tra le nuvole, ed esse erano piene di aeroplani e di fumo. Puoi volendo che le nuvole si spostassero, si trasformassero e
farli fermare? Mi credi?" divenissero qualche cosa di più che nuvole.
"Questo é pacifico: ti credo." "Maledizione!" urlò alla fine. "Vi ho ucciso, tutti.
Bill sospirò, un sospiro profondo con dentro l'anima. Perdonatemi, o venite a uccidere anche me!" E, con un'ultima
"Grazie a Dio! Ma adesso, che faccio, adesso?" esplosione di furore: "Perdonatemi. E' il perdono che vi
"Hai provato" dissi "a parlare con loro? Cioé, hai chiesto il chiedo!".
loro perdono?" "Mi sentirebbero? Mi perdonerebbero? Mio La violenza della sua voce fu sufficiente a spingermi del tutto
Dio" esclamò. nell'ombra. Forse fu quello. Forse Bill, immobile come una
"Naturalmente! Perché no? Vuoi venire con me? In cortile, piccola statua al centro del mio prato, indusse le nuvole a
dietro casa tua. Non ci sono alberi in cui potrebbero spostarsi e il vento a cambiare direzione, verso sud e non più
impigliarsi. Cristo, oppure sul portico tuo..." verso nord. Udimmo entrambi, lontanissimo, un immenso
"Sul portico, penso." sussurro.
Aprii le vetrate della portaÄfinestra del salotto, e uscii "Sì!" gridò Bill, e a me, flettendo appena il capo, sempre a
all'aperto. Era una serata calma, solo qualche accenno di vento occhi chiusi: "Senti?!".
a stuzzicare gli alberi e smuovere le nuvole. Udimmo un altro suono, più vicino adesso, come enormi fiori
Bill mi venne dietro, un po' malfermo sulle gambe, con in o bocci scaturiti da alberi primaverili, e liberati a invadere il
faccia una smorfia, metà speranzosa, metà atterrita. cielo.
Guardai il cielo e la luna che vi si affacciava. "Eccoli" bisbigliò Bill.
"Lassù non c'é niente" dissi. Le nubi parevano formare un coperchio, un'immensa cupola di
"Oh, Cristo, si, ci sono. Guarda! No, un momento. Ascolta." seta, che scendeva silenziosa sulla terra; con la sua ombra,
Mi irrigidii, impallidendo, chiedendomi che cosa mi abbracciava la città, nascondeva le case, e raggiungeva alla
aspettassi, che cosa dovessi ascoltare. fine il nostro prato, incupiva l'erba, copriva la luce lunare, e
"Non dovremmo metterci in mezzo al prato, dove potrebbero poi mi sottraeva Bill dalla vista.
vederci? Se non te la senti, non sei obbligato." "Sì! Arrivano" gridò Bill. "Li senti? Uno, due, dodici! Oh, mio
"Che diavolo!" mentii. "Non ho mica paura!" Sollevai il Dio, sì."
bicchiere che avevo ancora in mano. "Alla Squadriglia E tutt'intorno, nel buio, mi parve di sentire tonfi di mele,
Lafayette?" proposi. prugne e pesche cadere da alberi invisibili, il suono di stivali
"No, no!" gridò Bill, allarmato. "Non stasera. Questo, non che percuotevano il mio prato, il rumore di cuscini che
devono sentirlo. A loro, Doug. A loro." E indicò il cielo col piombavano sull'erba come corpi, e un fruscio diffuso di
suo bicchiere. Il cielo dove le nuvole volavano in squadriglie e volute di seta bianca o di fumo, ad alitare nell'aria mossa.
la luna era un mondo bianco, circolare e spettrale. "Bill!"
"A von Richthofen e a tutti quei giovani, belli, tristi e "No!" squittì lui. "Sto bene. Li ho tutti intorno. Stai indietro!"
sfortunati." Il prato era tutto un tumulto febbrile. Le siepi rabbrividivano
Ripetei le sue parole, in un bisbiglio. sotto un vento di eliche. Che appiattiva al suolo ogni filo
d'erba. Che faceva fuggire gli uccelli, e i cani uggiolavano e nel buio di mezzanotte, inspirando in Irlanda ed espirando
latravano per tutto l'isolato. Una sirena, da un'altra guerra, l'umido carbone di miniera nella mia anima.
sibilò a quindici chilometri da noi. Era arrivato un uragano, e Poi, bussai.
quei rombi erano di tuoni o di cannoni? La porta si spalancò quasi immediatamente, inquadrando John
E ancora una volta, udii Bill dire, quasi sottovoce: "Non Hampton, il quale mi ficcò in mano un bicchiere di sherry e
sapevo, oh, Dio!, non sapevo che cosa stavo facendo". E poi mi invitò, quasi di peso, a metter piede nella sua dimora.
l'ultima invocazione, tenue come un sospiro: "Vi prego". "Dio buono, ragazzo, mi hai fatto friggere dalla curiosità.
Un breve e improvviso scroscio di pioggia scese a mescolarsi Levati il cappotto. Dammi quei fogli. L'hai finito il soggetto,
con le lacrime del suo volto. eh? Così almeno dici tu. Sono proprio curioso. Grazie per
E la pioggia cessò, e il vento tacque. avermi telefonato da Dublino. In casa non c'é nessuno. Clara é
"Bene." Bill si asciugò gli occhi, si soffiò il naso col suo a Parigi con la prole. Noi ci faremo la nostra bella lettura,
fazzolettone, che poi fissò come fosse una mappa della monderemo le tue scene dalle impurità, ci berremo una
Francia. "E' ora di andare. Pensi che perderò ancora la bottiglia, e per le due saremo a letto e... cos'é?"
strada?" La porta era rimasta aperta. John vi si avvicinò, abbassò il
"Alla peggio, torna da me." capo, chiuse gli occhi, ascoltò.
"Certo." Si mosse per raggiungermi. I suoi occhi erano Il vento frusciava nei prati, facendo rimbalzare contro le
limpidi, adesso. "Quanto ti devo, Sigmund?" nuvole l'eco come di coperte rovesciate all'indietro su un letto
"Solo questo" risposi. spropositato.
E lo abbracciai. Uscì dal cancelletto, sulla strada. Lo seguii Anch'io tesi le orecchie.
per osservarlo. Proveniente dai campi immersi nel buio, giunse un debole
Quando fu sull'angolo, parve confondersi. Girò a destra, poi a mormorio, forse una cantilena, rotto da singhiozzi.
sinistra. Aspettai e quindi lo richiamai con dolcezza: Senza riaprire gli occhi, John sussurrò: "Sai cos'é questo,
"Alla tua sinistra, Bill!". ragazzo?".
"Dio ti benedica, campione!" disse e mi salutò con la mano. "Cos'é?"
Poi voltò ed entrò in casa sua. "Te lo dico dopo."
Lo trovarono, un mese dopo, che vagolava a tre chilometri da Chiuse la porta con impeto, si girò e, il grande castellano del
casa. E dopo altri trenta giorni, era all'ospedale, in Francia, deserto maniero, incedette, precedendomi, nella sua giacca
credeva lui ormai e definitivamente, e Rickenbacker stava nel sportiva, i pantaloni da fatica, stivaletti lucidi, i capelli come
letto alla sua destra, e von Richthofen nella branda alla sua sempre arruffati per aver giostrato con strane femmine su letti
sinistra. non casalinghi.
Il giorno seguente al suo funerale arrivò l'Oscar, portatomi da Piantandosi davanti al caminetto della biblioteca, mi dedicò
sua moglie, perché lo sistemassi sulla mensola del caminetto, una di quelle sue risate guizzanti, con i denti che balenavano
con una rosa rossa, una soltanto, di fianco alla foto di von come il raggio di un faro che si accende e subito dopo
Richthofen, e l'altra immagine dei componenti la Squadriglia sparisce, mentre mi porgeva un secondo sherry in cambio del
ritratti davanti al biplano, nell'estate del '18, un'immagine da copione che mi strappò di mano.
cui tuttora si sprigionava il vento assieme al ronzio di "Vediamo cosa il mio genio, il mio ventricolo sinistro, il mio
aeroplani. E il gaio suono di giovani ridenti, quasi che la loro braccio destro hanno partorito. Siedi. Bevi. Osserva."
giocondità non potesse aver mai fine. Si accoccolò sulla pietra del caminetto, le spalle rivolte al
A volte, alle tre di mattina, quando non riesco a dormire, fuoco, e prese a sfogliare le pagine del mio fascicolo,
scendo e rimango a guardare Bill e i suoi camerati. E, consapevole che stavo bevendo il mio sherry con troppa fretta
sentimentale come sono, sollevo un bicchiere di sherry. e che chiudevo gli occhi a ogni foglio che lui lasciava cadere
"Addio, Lafayette" dico. "Lafayette, addio." sul tappeto. Quando ebbe finito, quando l'ultima pagina
Ed essi ridono, come se fosse il più grande scherzo che mai volteggiò per posarsi a terra, John si accese un sigarillo, ne
sentirono. aspirò il fumo, con gli occhi rivolti al soffitto, tenendomi sulla
corda.
"Gran figlio di buona donna!" disse finalmente, le parole
Banshee mescolate al fumo. "Ti venga un colpo, ragazzo! E' buono!"
Tutto lo scheletro mi franò dentro. Non mi ero aspettato un
Era una di quelle notti irlandesi in cui, partendo da Dublino e tale elogio che mi centrava il plesso solare.
attraversando in macchina città addormentate, ti scontravi con "Naturalmente, occorre qualche limata!"
caligine e incappavi in nebbie che si scioglievano in pioggia, Il mio scheletro recuperò la sua essenza.
per diventare silenzio tra una ventata e l'altra. Tutto intorno, "Naturalmente" dissi.
freddo, immobilità e attesa. Una notte per strani incontri ai Si chinò a raccogliere i fogli, come un grosso scimpanzé
crocicchi deserti, con grandi filamenti di spettrali tele di ragno sbilenco, e si girò. Ebbi l'impressione che volesse gettarli nel
prive del tessitore, per centinaia di chilometri. Dai prati, fuoco. Stava fissando le fiamme, con le pagine strette tra le
cigolii di cancelli, nelle case gemiti di finestre sotto una luna dita.
che s'affacciava a sprazzi. "Un giorno o l'altro, ragazzo," disse sottovoce "devi
Era, come si dice, un tempo da banshee. Lo avvertivo, lo insegnarmi a scrivere."
sapevo, mentre il mio taxi scivolava attraverso un ultimo Appariva rilassato, adesso, rassegnato all'inevitabile, pieno di
cancello, e mi scodellava sulla soglia di Courtown House, sincera ammirazione.
lontana da Dublino come se detta città fosse morta nella notte, "Un giorno o l'altro," ribattei ridendo "devi insegnarmi come
all'insaputa di chiunque. si dirige un film."
Pagai e osservai il tassista invertire la rotta per tornare alla "La Bestia sarà il nostro film, ragazzo. Mio e tuo.
città vivente, lasciandomi solo, con venti pagine finali del Un'accoppiata formidabile."
soggetto cinematografico in tasca, e il mio datore di lavoro e Si alzò e venne a toccare il mio bicchiere col suo.
regista che mi aspettava dentro casa. Indugiai fuori dalla porta, "Che accoppiata siamo!" Ingranò l'altra marcia. "Moglie e figli
come stanno?"
"Stanno che mi aspettano in Sicilia, dove fa caldo." pallida copia di autori di ben altra levatura. Douglas Rogers,
"Ti spediremo a raggiungere loro e il sole, dritto filato! Io..." tornatene a casa!""
Si irrigidì drammaticamente, allungando il collo, e ascoltò. Balzai in piedi e mi lanciai, ma John, con una pigra torsione
"Ehi, che sta succedendo..." bisbigliò. del polso mi precedette, e buttò il Times nel fuoco, dove il
Mi voltai e attesi. giornale palpitò come un uccello morente, e si dissolse subito
Questa volta, fuori dalla grande casa, c'era il più esile dei tra le fiamme in scintille roventi.
suoni, come di uno che facesse correre l'unghia su una Sbilanciato, proteso, ebbi l'impulso selvaggio di recuperare il
superficie verniciata, o stesse scivolando giù dal ramo secco di maledetto giornale, felice comunque, e in definitiva, che il
un albero. Poi un mormorio funereo, seguito da qualche cosa salvataggio fosse impossibile.
che pareva un singhiozzo. John osservò, gongolante, la mia espressione, la mia faccia
John si protese per assumere un teatrale atteggiamento paonazza e contratta, i denti che digrignavano. La mia mano,
inamidato, come una statua in una pantomima, la bocca che attanagliava la mensola del caminetto, era un blocco di
spalancata, quasi a permettere ai suoni di raggiungere meglio pietra gelata.
l'orecchio interno. Gli occhi, ora bene aperti, erano grandi Esplosero lacrime dai miei occhi, a sostituire le parole che la
come uova di gallina, fingendo allarme. mia bocca non riusciva a formulare.
"Devo dirti cos'é questo rumore, ragazzo? Una banshee!" "Che ti prende, ragazzo?" John mi studiò con genuina
"Cosa?" strillai. curiosità, come una scimmia che ispezionasse una consorella
"Una banshee!" sentenziò. "I fantasmi di vecchie donne che si malata entro la comune gabbia. "Ti senti male?"
aggirano per le strade un'ora prima che qualcuno muoia. Ecco "John, in nome di Cristo" proruppi. "Dovevi proprio farmi una
cos'erano quei rumori lì fuori!" Andò alla finestra, ne scostò la cosa del genere?!"
tenda e sbirciò all'esterno. "Shhh! Forse vuol dire... noi!" Sparai una pedata al fuoco, facendo crollare i ciocchi e
"Piantala, John!" e sogghignai senza entusiasmo. sollevando una grande sventagliata di scintille.
"No, ragazzo, no." Aguzzò gli occhi a inquisire le tenebre, "Ma, Doug, non credevo..."
assaporando il melodramma che andava costruendo. "Sono "Col cavolo, non credevi!" esplosi, fulminandolo con occhi
dieci anni che vivo qui. C'é la morte, là fuori. La banshee non lacrimosi. "Perché 'sta carognata?"
si sbaglia mai! Dove eravamo rimasti?" "Ma no, accidenti, Doug! Era una recensione geniale, acuta!
Troncò l'incubo con quelle parole, come niente fosse, ritornò Ho solo aggiunto qualcosa di mio per sfotterti un po'."
vicino al caminetto, e sbirciò perplesso i miei fogli, quasi "Adesso, non lo saprò mai! Guarda!"
contenessero una sciarada. Raddoppiai la pedata alla cenere.
"Ti sei mai reso conto, Doug, quanto La Bestia si identifichi "Puoi comprare una copia del giornale, a Dublino, domani,
con me? L'eroe che solca i mari, semina donne a destra e a Doug. Vedrai. Ti elogiano, gli piaci. Santo Dio, solo non
sinistra, gira tutto il mondo e non si ferma mai? Forse é per volevo che ti montassi la testa, di colpo. Lo scherzo é finito.
questo che sto facendo questo film. Ti sei mai chiesto quante Non é abbastanza, figlio mio, che tu abbia appena scritto, per
femmine ho posseduto? Centinaia!" il tuo veramente superbo soggetto cinematografico, le scene
Si interruppe, perché qualche riga del mio scritto lo aveva di migliori della tua vita artistica?" E John mi circondò le spalle
nuovo ammaliato. con un braccio.
"Brillante!" Questo era John: ti dava una pedata al basso ventre, poi ti ci
Attesi, incerto. versava sopra il dolce miele, a etti, a chili.
"No, non questo!" Mise da parte il mio manoscritto per "Sai qual é il tuo problema, Doug?" Mi cacciò tra le dita
prendere dalla mensola una copia dell'edizione londinese del tremanti un altro bicchiere di sherry. "Lo sai?"
Times. "Questo! Una brillante recensione del tuo nuovo libro "Qual é?" piagnucolai, come un marmocchio appena punito,
di racconti!" che torna a nuova vita e abbia voglia di ridere ancora.
"Cosa?" esclamai sussultando. "Quale?"
"Calma, ragazzo. Leggerò per te questa formidabile "Il fatto é, Doug..." e John si fece radioso in faccia. I suoi
`recensione. Ne resterai estasiato. E' una cannonata!" occhi incatenarono i miei come quelli di Svengali.
Il mio cuore pompò acqua e annaspò. Vedevo in arrivo un "Tu non mi vuoi bene neanche la metà di quanto te ne voglia
altro scherzo, o, peggio ancora, la verità mascherata da io!"
scherzo. "Dài, John..."
"Ascolta!" "No, ragazzo, parlo sul serio. Giuro, per te sarei pronto a
John sollevò il giornale, e lesse, come Achab,* dal sacro libro. uccidere. Tu sei il più grande scrittore vivente, in tutto il
mondo, e io ti amo, anima e corpo. E' per questo che credevo
[Settimo re d'Israele. [N.d.T.]] tu accettassi qualche presa in giro. Vedo che mi sbagliavo..."
"No, John" protestai, odiando me stesso, perché adesso stava
facendo scusare me. "Non c'é problema."
"Mi dispiace, ragazzo, mi dispiace veramente..."
""I racconti di Douglas Rogers potranno senz'altro costituire il "Zitto! Fa' il bravo!" gracchiai una risata. "Hai ancora il mio
grande successo della letteratura americana..."" John si fermò affetto. Io..."
e mi scoccò un'occhiata innocente. "Che te ne pare come "Così mi piace, ragazzo. E adesso..." John roteò su se stesso,
inizio, ragazzo?" si fregò le mani, sfogliò e pareggiò i miei fogli, come un
"Continua, John" mormorai lugubremente, e deposi il mio pokerista di professione. "Dedichiamo un'oretta a mondare
sherry sul tavolino. Presagivo la doccia fredda in arrivo a questo tuo splendido e poderoso lavoro, e poi..."
svuotarmi di ogni volontà difensiva. Per la terza volta da quando ero lì, il tono e il colore del suo
""... ma qui a Londra,"" strombettò John ""noi chiediamo umore cambiarono.
qualche cosa di più dai nostri scrittori. Nel tentativo di "Silenzio!" esclamò. Socchiudendo gli occhi, fluttuò al centro
emulare le idee di Kipling, lo stile di Maugham, l'umorismo di della stanza, come un annegato a fior d'acqua. "Doug, hai
Waugh, Rogers naufraga nel mezzo dell'Atlantico. La sua é sentito?"
un'accozzaglia di prosa, per lo più una brutta copia, una
Il vento percuoteva la casa. Come una lunga unghia che E alla finestra c'era, naturalmente, la faccia di John, che
stridesse su un vetro dell'abbaino. Un funereo sussurro di sogghignava come una zucca intagliata, sorseggiando lo
nuvole eliminò la luna. sherry, comodo e ilare nella calda intimità.
"Le banshee!" John annuì a se stesso, a testa china, "Ohh..." risuonò lamentosa una voce, da un punto nel buio "...
aspettando. Di colpo guardò su, verso di me. "Doug? Corri Dio...".
fuori e da' un'occhiata." Fu allora che vidi la donna.
"Fossi pazzo!" In piedi, appoggiata a un albero, vestita di un lungo abito color
"No, vai" insisté John. "Questa é stata una notte di della luna, a cui era sovrapposto un pesante scialle di lana che
incomprensioni, ragazzo. Tu dubiti di me, e dubiti di questo. aveva una vita tutta sua, rigonfio e fluttuante col vento.
Prendi il mio cappotto in anticamera. Presto!" Ella sembrò non vedermi o, se mi aveva visto, di non
Corse a spalancare il guardaroba nell'atrio, ne strappò fuori il curarsene: io non potevo spaventarla, nulla al mondo poteva
suo pesante cappotto di tweed che odorava di tabacco e spaventarla di nuovo. Tutto di lei era concentrato nello
whisky. Stringendolo tra due mani da scimmia, lo agitò come sguardo, calamitato, fisso e immobile, dalla casa, da quella
una cappa da torero. "Ahora, toro! Hah!" finestra, dalla biblioteca, e dalla silhouette dell'uomo alla
"John" sospirai stancamente. finestra.
"O sei un cacasotto, Doug, hai paura? Tu..." Lei aveva un viso color di neve, intagliato in quel freddo e
Perché adesso, per la quarta volta, udimmo entrambi un candido marmo che rende inarrivabili le più belle donne
gemito, un singhiozzo, un mormorio flebile al di là della porta irlandesi; un lungo collo di cigno, una bocca generosa anche
d'ingresso. se tremante, occhi di un verde morbido e luminoso. Così belli
"Sta aspettando, ragazzo!" gridò John, trionfante. "Vai a erano quegli occhi e il suo profilo contro i rami gonfi di vento,
vedere. Fallo per la squadra!" che qualche cosa in me si capovolse, agonizzò e morì.
E mi trovai dentro al cappotto impregnato di ricordi di tabacco Avvertii quello spasimo assassino che afferra gli uomini
e whisky, che John mi stava abbottonando con regale quando la bellezza trascorre e non tornerà mai più. Vuoi
compostezza, non senza afferrarmi per le orecchie e gridare: "Rimani. Ti amo". Invece non parli. E l'estate che
depositarmi un bacio in fronte. fiorisce nella carne di quella bellezza ti passa davanti, e tu sai
"Io sarò qui in tribuna, ragazzo, a fare il tifo per te. Verrei con che non la rivedrai mai più.
te, ma le banshee sono timide. Dio ti benedica, figliolo, e se tu Ma adesso la bellissima donna, senza staccare lo sguardo da
non dovessi tornare... be', ti ho amato come si ama un figlio!" quella finestra della casa laggiù, parlava.
"Gesù" gemetti, e spalancai la porta. "Lui é là?" domandò.
Ma all'improvviso John si frappose con uno scatto fra me e la "Come?" sentii che rispondevo.
fredda luce lunare. "E' lui?" ripeté. "La bestia" precisò con furore represso. "Il
"Non andare lì fuori, ragazzo. Ho cambiato idea! Se dovessi mostro. E' lui."
restare ucciso..." "Non..."
"John" respinsi le mani che volevano trattenermi. "Tu non "Il grande animale" proseguì "che cammina su due gambe.
vedi l'ora che io esca. Probabilmente hai piazzato qui fuori Che rimane. Tutti gli altri muoiono. Lui si asciuga le mani
Kelly, la tua donna di servizio, perché interpreti il fantasma sulla carne, le ragazze sono il suo tovagliolo, le donne il suo
per farti sganasciare alle mie spalle..." pasto di mezzanotte. Le tiene confinate in cantina, come vino
"Doug!" esclamò, dilatando gli occhi e afferrandomi per le d'annata, conosce la loro età, ma ne ignora i nomi. Dolce
spalle, con quel tono di voce tra il ridanciano e l'offeso che gli Gesù, ed é lui quell'ombra lassù?"
era peculiare. "Giuro su Dio!" Guardai dove guardava lei l'ombra alla finestra, al di là del
"John," ripetei, metà arrabbiato, metà divertito "a tra poco." prato del croquet.
Corsi fuori, pentendomene subito. Perché lui richiuse e E pensai al mio datore di lavoroÄregista a Parigi, a New York,
sprangò la porta. Stava ridendo? Qualche secondo dopo, scorsi a Roma, a Hollywood, intento a manipolare, come gli avevo
la sua sagoma alla finestra della biblioteca, col bicchiere di visto fare, schiere di donne, calpestandole, umiliandole, un
sherry in mano, a sbirciare su quello spettacolo notturno, di nero Messia su un caldo mare. Un picnic di femmine, danzanti
cui era insieme regista e ridanciano spettatore. sui tavoli, ansiose dell'applauso di John che se ne andava
Imprecai tra i denti, ingobbii le spalle nel mantello di Cesare, dicendo: "Cara, prestami cinque dollari. Il mendicante sulla
ignorai le due dozzine di stilettate infertemi dal vento e mi porta mi strazia il cuore...".
avventurai giù per il viale inghiaiato. Scrutai la giovane donna, i suoi neri capelli arruffati dal vento
"Entro tra dieci minuti al massimo" pensai, più che sufficienti della notte, e domandai:
per mettere in pensiero John, lo scherzetto avrebbe avuto un "Chi dovrebbe essere lui?".
effetto boomerang: mi sarei ripresentato alla porta, "Lui. Lui che vive in quella casa, e che mi amava e ora non mi
barcollando, la camicia strappata e insanguinata, con qualche ama più." Chiuse gli occhi per farne sgorgare lacrime.
rabbrividente storia di mia invenzione. Sì, perdio, era quello "Non abita più li" replicai.
che ci voleva... "Vi abita!" Si girò di scatto, quasi che potesse colpire o
Mi fermai di colpo. sputare. "Perché menti?"
Perché in un piccolo folto d'alberi più in basso, mi parve di "Ascolta." La guardai in viso, che pareva di neve recente, ma
vedere un qualcosa di simile a un grande aquilone di carta anche antica. "Forse un tempo, in un'epoca passata."
sbocciare e volare lungo le siepi. "No, c'é soltanto il presente, adesso!" Ebbe un guizzo, come
Le nubi veleggiavano sopra una luna quasi piena, e per lanciarsi verso la casa. "E lo amo ancora, tanto che lo
tracciavano isole di tenebre incombenti su di me. ucciderei, e finalmente potrei annullare me stessa!"
Poi lo vidi di nuovo, più distante, come se un intero grappolo "Quale sarebbe il suo nome?" Avanzai a sbarrarle il passo. "Il
di fiori, liberatosi all'improvviso, si disperdesse, in una suo nome."
nevicata di petali, lungo il viale scolorito. Nello stesso "Il suo nome? Will, naturalmente. Willie. William."
momento mi giunse l'eco attenuato di un singulto, la Si mosse. Io alzai le braccia e scossi la testa.
sfumatura del più debole dei lamenti. "C'é soltanto un Johnny adesso in quella casa. Un uomo di
Trasalii, indietreggiai, poi gettai un'occhiata verso la casa. nome John."
"Tu menti! Io sento che é lui. Il suo nome é cambiato, ma é Me ne andai, molto volentieri. Perché ero pieno della notte
lui. Guarda! Senti!" fredda e della luna pallida, del passato e di lei. Il vento mi
Protese le mani per toccare il vento, e io mi girai e sentii con sospinse su per il declivio erboso. Alla porta, mi voltai. Ella
lei, ed era un altro anno, era un tempo tra passato e presente. era ancora lì, sul viale lattiginoso, lo scialle teso dal vento, una
Così diceva il vento, e dicevano la notte e il riquadro luminoso mano sollevata.
della grande finestra dove stava l'ombra. "Fai presto" mi parve sentirla sussurrare. "Digli che é
"E' lui!" desiderato!"
"Un mio amico" dissi, con dolcezza. Spinsi la porta, che non era più chiusa da dentro, irruppi in
"Mai stato amico, di nessuno, mai!" casa, quasi cadendo in anticamera, col cuore che mi
Tentai di leggerle negli occhi, e pensai: "Mio Dio, é sempre bombardava, la mia immagine nel grande specchio alla parete
stato così, sempre un uomo in quella casa, quaranta, ottanta, un'esplosione di luce senza colore.
cento anni fa! Non lo stesso uomo, no, ma tutti cupi gemelli, e John era in biblioteca, a bersi un ennesimo sherry. Ne versò
questa ragazza che vagola per la strada, con la neve nelle sue anche a me. "Finirai bene" mi disse "con l'imparare che tutto
braccia in cerca di amore, e gelo nel cuore in cerca di quanto ti dico dev'essere preso con più di un grano di sale.
conforto, e null'altro potendo fare se non sussurrare, disperarsi Gesù, ma guarda che faccia ti é venuta! Sembri un ghiacciolo.
e singhiozzare, finché il suono del suo pianto smetta al sorgere Butta giù questo sherry. Ce n'é pronto un altro, subito dopo!"
del sole, per ricominciare allo spuntare della luna". Bevvi, lui versò di nuovo, bevvi di nuovo. "Allora, era tutto
"Là dentro c'é un mio amico" ripetei. uno scherzo?"
"Se é la verità," ribatté lei, in un mormorio veemente "allora tu "Che altro?" John scoppiò a ridere, ma tornò subito serio.
sei mio nemico!" Fuori della casa, si udiva di nuovo la cantilena sussurrata, il
Guardai in basso, sulla strada dove il vento soffiava la polvere desolato impalpabile stridore di un'unghia... la luna che
attraverso i cancelli del cimitero. grattava il tetto?
"Torna là da dove sei venuta" esortai. "Ecco la tua banshee" dissi, gli occhi fissi sul mio bicchiere,
Lei girò lo sguardo sulla stessa strada e la stessa polvere, e la incapace di muovermi.
voce le si fece più flebile. "Certo, ragazzo, certo, come no?" assentì John. "Finisci il tuo
"Allora, la pace deve essermi negata, sempre." In tono sherry, Doug, e ti leggerò quell'acuta recensione al tuo libro
disperato. "Devo tornare qui, anno dopo anno, senza che c'é sul Times di Londra. Te la rileggo."
vendetta?" "Il giornale lo hai bruciato, John."
"Se l'uomo là dentro fosse realmente il tuo Willy, il tuo "Sì, ragazzo, ma me lo ricordo parola per parola. Bevi."
William, cosa vorresti che io facessi?" "John," domandai, fissando il caminetto dove la cenere del
"Mandarlo qui da me" sussurrò. giornale sembrava ancora respirare "quella recensione esiste...
"E cosa faresti con lui?" esisteva veramente?"
"Giacerei con lui, e non ci alzeremmo mai più. Egli sarebbe "Mio Dio, naturalmente, certo sì. Il fatto é..." Si interruppe,
prigioniero come una fredda pietra in un freddo fiume." una pausa a effetto a sottolineare la sua appassionata
"Ah!" esclamai e annuii. sollecitudine. "Al Times sanno del mio affetto per te, Doug, e
"Allora, gli chiederai di venire?" hanno chiesto a me di recensire il tuo libro." Allungò un
"No. Perché egli non é lui. Molto simile, quasi identico. E si braccio da scimmia per riempirmi il bicchiere. "L'ho fatto.
nutre di giovani donne, si pulisce la bocca sulle loro sete, un Sotto altro nome, ovviamente. Non potevo fare altro. Ma
secolo avendo un nome, un altro secolo un nome diverso." dovevo essere imparziale, Doug, rispettare l'etica
"E in lui, mai una briciola d'amore?" professionale. Quindi ho elogiato ciò che in tutta onestà mi
"Le sue parole sono come le reti che il pescatore getta in pareva buono, e ho condannato ciò che mi pareva non molto
mare." buono. Ho criticato il meno buono nello stesso modo con cui
"Ah, Cristo, e io ci sono presa dentro!" E lanciò un grido tale condanno una scena scadente di un tuo soggetto, e ti costringo
che l'ombra venne alla finestra della grande casa al di là del a rifarla ex novo. Ora, non sei d'accordo che tale prassi sia
prato. "Rimarrò qui finché dura la notte" mi disse. "Sentirà perfettamente equanime da parte mia?"
certamente che sono qui, il suo cuore si commuoverà, quale Si chinò verso di me. Mi pose una mano sotto il mento, che mi
che sia il nome che ha adesso, quale che sia l'enormità della obbligò a sollevare, e mi guardò a lungo, dolcemente, negli
sua anima indemoniata. Che anno é questo? Da quanto sono occhi.
qui in attesa?" "Non sei arrabbiato?"
"Non te lo dirò. Il saperlo ti spezzerebbe il cuore." "No" risposi, ma con voce rotta.
Si girò e mi guardò veramente per la prima volta. "Sei tu uno "Per Dio, lo sei, e come! Ti chiedo scusa. Uno scherzo,
dei buoni, allora, uno di quegli uomini onesti, che non ragazzo, soltanto uno scherzo." E mi assestò un amichevole
mentono mai, non feriscono mai, e non devono mai pugno sul braccio.
nascondersi? Dio misericordioso, perché non ho conosciuto te, Leggero com'era, risultò una mazzata andata a segno.
prima di lui?" "Avrei preferito che tu lo avessi evitato, quello scherzo, che
Il vento riprese, il suo sibilo risuonò nella voce di lei. Da una l'articolo fosse reale" brontolai.
distanza remota, dalla città addormentata, rintoccò l'orologio "Anch'io, ragazzo. Ti vedo depresso..."
di un campanile. Il vento sibilò frustando la casa. Le finestre si animarono e
"Devo rientrare" dissi. Tirai un respiro profondo. "Non c'é gemettero.
modo alcuno per cui possa darti pace?" Di colpo, senza una ragione che riuscissi a spiegarmi, sbottai:
"No," mi rispose "perché non sei stato tu a spezzarmi l'anima." "La banshee. E' qui fuori".
"Capisco." "Era uno scherzo anche quello, Doug. Non ti devi fidare di
"No, non puoi capire. Ma tenti. E te ne sono grata. Torna in me."
quella casa. Per te ci sarà un'altra morte." "No" replicai, fissando la finestra. "E' lì."
"E per te...?" John rise. "Tu l'hai vista, vero?"
"Ah!" gridò. "La mia l'ho avuta tanto tempo fa. Non mi "E' una donna giovane e bella, con uno scialle, in una notte
prenderà un'altra volta. Vai!" fredda. Una giovane donna con lunghi capelli neri, grandi
occhi verdi, un colorito come la neve e un orgoglioso naso
fenicio. Ti ricorda qualcuna che tu abbia conosciuta un tempo, Promesse, promesse
John?"
"Migliaia, me ne fa venire in mente" ammise John, con una Quando gli aprì la porta sul pianerottolo, lei si accorse che
risata più sommessa, cercando di soppesare la mole del mio aveva pianto. Le lacrime, che non s'era curato di asciugare, gli
scherzo. "Diavolo..." inumidivano ancora le guance.
"E' lì che ti aspetta" dissi. "Giù, in fondo al viale." "Tom, per amor di Dio, che é successo? Entra!"
John sbirciò la finestra, incerto. Lo tiro a sé. Egli parve non accorgersene, ma alla fine, a occhi
"Erano suoi i rumori che sentimmo" proseguii. "Mi ha fatto la bassi, vide che poteva essere una buona idea, e venne dentro.
tua descrizione, tua o di qualcuno come te. Ti ha chiamato Si guardò in giro, quasi che lei avesse cambiato i mobili e
Willy, Will, William. Ma ho avuto la certezza che si trattasse fatto ridipingere le pareti.
di te." "Non vorrei disturbarti" le disse.
John assunse un'aria meditativa. "Giovane, dici, bella, é lì "Disturbarmi, che diamine!" lo precedette. "Siediti. Hai una
fuori, adesso, proprio in questo momento...?" faccia che fa paura. Ti do qualcosa da bere."
"La donna più bella che abbia mai vista." "Sì, mi conviene sedere prima che le gambe mi cedano del
"Non aveva in mano un coltello...?" tutto" annuì vagamente. "E bere qualcosa. Neanche mi ricordo
"Disarmata." se in tutt'oggi ho mangiato qualcosa. Forse."
John rifiatò. "Be', allora, sembra davvero che debba andare a Gli portò la bottiglia del brandy. Ne versò due dita in un
far due chiacchiere con lei, eh, che ne dici?" bicchiere, lo sbirciò in volto, e aumentò la dose.
"Ti sta aspettando." "Bevilo adagio. Fallo durare" lo osservò mandar giù il liquido.
Si diresse verso la porta d'ingresso. "Che cosa é successo?"
"Mettiti il cappotto, la notte é fredda" ammonii. "E' Beth," farfugliò lui, a occhi chiusi a filtrare nuove lacrime
Si stava infilando il pastrano quando udimmo il suono, "... e tu."
dall'esterno, nitidissimo questa volta. Il gemito e poi il "Lascia perdere me, che é accaduto a Beth?"
singhiozzo, e di nuovo il gemito, prolungato. "E' scivolata e ha battuto la testa. E' rimasta all'ospedale due
"Dio!" esclamò John, la mano sulla maniglia, rifiutandosi di giorni, priva di conoscenza."
impallidire davanti a me. "Ma c'é davvero qualcuno." "Oh, mio Dio..." Gli si inginocchiò davanti e lo circondò con
Si costrinse a girare la maniglia e a spalancare la porta. Il le braccia, come se lui potesse cadere. "Perché non mi hai
vento irruppe dentro, portando con sé un altro lamento telefonato?"
smorzato. "L'ho fatto, ma ero all'ospedale con Clara, e ogni volta che ti
John esitò, forse per l'impatto col freddo, e lo vidi scrutare nel ho chiamata, non rispondevi. E poi, Clara era sempre così
buio, giù per il lungo viale. vicina: se mi avesse sentito che parlavo con te... Dio... é già
"Aspetta!" gridai all'ultimo momento. abbastanza brutto avere una figlia che sai potrebbe... da un
John attese. momento all'altro... comunque, ci ho provato, e adesso eccomi
"C'é una cosa che non ti ho detto" ansimai. "Lei é laggiù, sì. E qui."
l'ho vista camminare. Ma... é morta." "Gesù, sfido io che sembri un cadavere. Ma dimmi di Beth,
"Non ho paura" affermò lui. adesso. Non é...?"
"Tu no, ma io sì. Non tornerai più. Per quanto possa odiarti in "No, non é morta. Sia ringraziato il Signore, oh, sia ringraziato
questo momento, non posso lasciarti andare. Torna dentro, Iddio!"
chiudi la porta, John." E diede sfogo alle lacrime, apertamente, stringendo tra le mani
Di nuovo il gemito, e poi il lamento. il bicchiere vuoto, lasciando che il pianto colasse e gli
"Chiudi quella porta!" bagnasse il davanti della giacca.
Allungai un braccio perché togliesse la mano dalla maniglia di Lei, inginocchiata, si unì a quella disperazione, tenendogli
ottone, ma lui mantenne la presa, si ingobbì nelle spalle, mi stretta una mano.
guardò e sospirò. "Gesù" ripeté sotto voce. "Gesù."
"Sei davvero un bravo ragazzo, Doug. Buono e bravo quasi "Se tu sapessi quante volte ho invocato quel nome, in questi
quanto me. Nel mio prossimo film, ti do una particina. Sarà due ultimi giorni della settimana! Non sono mai stato un gran
l'inizio di una folgorante carriera cinematografica." che religioso, ma tutto d'un colpo, ho pensato, qualsiasi cosa
Mi volse le spalle, uscì nella notte fredda e richiuse la porta, possa dire, fare, implorare, qualsiasi cosa... Non ho mai pianto
con dolcezza. tanto in vita mia. Non ho mai pregato con tanta intensità."
Aspettai finché non sentii i suoi passi sul viale inghiaiato, poi Una nuova crisi di sofferenza retroattiva gli squassò le spalle,
sprangai la porta, e di corsa feci il giro della casa, accendendo impedendogli di proseguire. Quando si acquietò, riuscì a
le luci. Mentre attraversavo la biblioteca, il vento si insinuò trovare un filo di fiato:
lugubre nella cappa del caminetto, facendo volteggiare sulla "Adesso sta bene, si é ripresa, é uscita dall'ospedale appena
pietra le nere ceneri del Times di Londra. due ore fa. Guarirà, il medico lo dà per certo. Così ha detto. Se
Restai a fissare a lungo quella cenere, poi mi riscossi, galoppai esigesse un onorario di un milione di dollari, passerei
su per le scale a due gradini per volta, spalancai l'uscio della volentieri il resto della mia vita per pagarglielo. Per Beth
mia stanza sulla torretta, mi chiusi dentro, mi spogliai, ed ero questo e altro".
a letto, con le coperte tirate su a coprirmi la testa, quando un "Lo so. Le figlie lo meritano sempre, o almeno quasi tutte, agli
orologio della città, lontano e funereo, mi disse che era l'una, occhi di un padre."
la prima ora di una mattina. Egli si abbandonò contro la spalliera della sedia, e lei rimase
E la mia camera era così in alto, così sperduta in quella casa, accucciata alle sue ginocchia, in attesa che gli tornasse il fiato.
così rasente al cielo, che non ebbe importanza chi o che cosa Poi volle sapere:
bussasse o tempestasse o tentasse di scardinare la porta al "Come é successo?".
piano terreno, sussurrando, e poi implorando, e poi urlando... "Una di quelle cose banali, stupide. Aveva piazzato nello
Chi avrebbe sentito? stanzino una scaletta traballante per tirar giù certi addobbi per
Natale. Quel maledetto aggeggio ha ceduto, lei é caduta,
picchiando la testa con violenza. Non ci accorgemmo di Parve incapace di risponderle. La stessa impotenza a comporre
niente: eravamo da un'altra parte della casa. Abbiamo sempre un numero di telefono e articolare la richiesta di soccorso,
rispettato la privacy di Beth, ma dopo un'ora, visto che la sua quando sua figlia...
porta restava chiusa e da dentro non veniva alcun rumore, mia "Allora?"
moglie, per un qualche motivo, entrò. Di colpo, si mise a "Ho promesso a Dio..."
urlare. Mi precipitai, e Beth era lì, per terra, un lago di sangue, "Sì?"
aveva picchiato la testa contro lo spigolo di una libreria. "Che se avesse salvato Beth..."
Nell'accorrere, per poco non cadevo anch'io. Cercai di "Si?"
sollevarla dal pavimento, ne fui impedito da un'improvvisa "Avrei rinunciato a te, e me ne sarei andato e non ti avrei
debolezza, al punto da non riuscire a muovermi, mio Dio, rivista mai più!"
neanche riuscivo a sentirle il polso, tanto il mio batteva forte. La confessione era sgorgata dalle sue labbra con un impeto, un
Non so come afferrai il telefono, senza però articolare una tumulto emotivo e disperato.
parola, anzi senza nemmeno riuscire a formare il numero del "Cosa?" Laura abbandonò di scatto la posizione genuflessa,
pronto soccorso. Fu Clara a strapparmi di mano l'apparecchio irrigidendosi, fissandolo come se avesse davanti un demente.
e fare il numero. Quando ebbe la comunicazione, le ripresi il "Hai sentito quello che ho detto" fu la sommessa risposta.
telefono, ma di nuovo mi si era bloccata la voce, e Clara Lei si protese in avanti convulsamente, incredula.
dovette farlo al mio posto... Gesù, ho quasi messo a "Come hai potuto promettere questo a Dio?!" proruppe.
repentaglio la vita di Beth. Ero paralizzato. Pensa se fossi "Dovevo farlo, l'ho fatto, era l'unica cosa cui potessi pensare."
stato solo in casa! Sarei stato capace di parlare? Sarebbe morta Scivolò giù dalla sedia e, in ginocchio sul pavimento, strisciò
mia figlia? Senza Clara... Be', quelli dell'ambulanza arrivarono verso Laura, allargando le braccia.
in cinque minuti, Dio li benedica, cinque, invece di mezz'ora. "Ero disperato, non capisci? Disperato!"
Portarono Beth all'ospedale. E sull'ambulanza, io assieme a Laura si ritrasse, per aumentare lo spazio che li divideva.
lei, io, un moribondo extra. Clara ci seguì in macchina. Cercò con lo sguardo la finestra, la porta, quasi a cercare una
All'ospedale per un'ora non ci permisero di vedere Beth, via di fuga, poi disse con lo stesso impeto di prima:
stavano lottando per salvarla. Quando il chirurgo venne fuori "Tu sai che adesso mi sono fatta cattolica...".
ci disse che era un "la va o la spacca", al cinquanta per cento, "Lo so, lo so."
per uno o anche due giorni. Prova a pensarci... aspettare per "Cattolica. Capisci in quale posizione mi hai messo?"
due giorni completi, senza sapere. Restammo in ospedale fino "Non sono stato io, é stata la vita, l'incidente a mia
alle due di mattina, quando insistettero perché tornassimo a figlia. Dovevo fare una promessa per salvarla! Che cosa ci
casa. Ci avrebbero telefonato se vi fosse stato qualche trovi di sbagliato?!"
cambiamento. Andammo a casa e piangemmo tutta notte. Non "Io ti amo, ecco che cosa ci trovo di sbagliato!"
credo che smettessimo di lacrimare per più di dieci minuti Laura balzò in piedi, gli volse le spalle, poi si rigirò,
ogni volta. Hai mai pianto in continuazione per tutta una notte, afferrandosi i gomiti e chinandosi su di lui.
hai mai desiderato di ucciderti tanta é l'angoscia? Dio, "Ma non ti rendi conto? Non puoi mica, così come se niente
eravamo annichiliti. Era il primo vero incubo della nostra vita. fosse, lasciarti andare e promettere a Dio cose del genere!
C'é andata sempre bene: niente malattie, niente incidenti, Pazzo che sei! Non puoi rimangiarti la promessa!"
niente morti in famiglia. Ascolta! Non riesco a stare zitto. Dio, "Non voglio rimangiarmela" le rispose, guardandola
se sono stanco! Ma dovevo venire a vederti, Laura." inorridito. "Non puoi pretenderlo da me!"
"Lei sta bene, adesso, bene veramente?" "Tom, Tom," continuò lei "io sono profondamente credente.
"In tre giorni, poco più, poco meno, dovrebbe esserne fuori, ha Come può sfiorarti l'idea che io esiga da te un sacrilegio
detto il medico." simile? Cristo santo, che situazione! Una promessa é una
"Bevi ancora un po' di brandy" gli riempì il bicchiere e lo promessa, devi mantenerla. Ma questo mi sprofonda
osservò bere convulsamente, mentre nuove lacrime gli nell'abisso. E se tu infrangessi la promessa, non ti amerei certo
riempivano gli occhi. "Ho visto tua figlia una volta soltanto, di più per essere un mentitore, un mentitore verso il mio
ma era, é una ragazza adorabile. E' logico che tu..." nuovo Dio e la mia nuova fede. Dannazione, non avresti
"E' logico, sì." Chiuse gli occhi, poi si decise a riaprirli per potuto combinare un disastro più tremendo e definitivo,
fissare l'amante. "Sai che cosa realmente l'ha salvata?" neanche se lo avessi pianificato in precedenza!"
"La rapidità di quelli del pronto soccorso..." Seduto sul pavimento, egli dovette ritrarsi, e asciugarsi le gote
"No." col dorso della mano.
"Quel medico..." "Tu non pensi...?"
"Tutti loro contano parecchio. Ma abbiamo pregato. Pregato, "No, no. Dopotutto, era una disgrazia, e lei é tua figlia. Ma
Laura. E Dio ha risposto. Qualcuno ha risposto. Ma é avresti potuto riflettere, prendere tempo, valutare, essere più
successo. Non avevo mai creduto nella preghiera. Ora ci cauto su quello che potevi dire!"
credo." "Com'é possibile essere più cauto quando stai precipitando giù
La stava guardando intensamente, tanto che lei dovette dal ventesimo piano e non pensi altro che a una rete che ti
distogliere lo sguardo, alla fine, quasi trasalendo. Si intrecciò salvi?"
le dita in grembo e se le contemplò. Impallidì di colpo, quasi Laura era in piedi sopra di lui, e le spalle le ricaddero, come se
avesse intuito qualcosa, poi nascose quel presentimento le avesse sparato in pieno petto. Si sentiva franare, andare in
abbassando le palpebre. Tirò un profondo respiro, gli scoccò pezzi. Quelle argomentazioni... Se c'era una rete di
un'occhiata furtiva, e chiese: salvataggio, lui non aveva pensato di condividerla con chi ne
"Com'era?". aveva forse più bisogno. Quando ebbe raggiunto il fondo
"Eh?" disse l'uomo, senza capire. dell'abisso e si accorse di essere ancora viva, ella riuscì a
"Com'era la tua preghiera?" balbettare soltanto:
"Non era tanto una preghiera vera e propria... quanto... una "Oh, Tom, Tom, tu...".
promessa." "E adesso piango due volte" si disperò lui. "Per mia figlia, che
Laura impallidì ancora di più, represse un ansito, e domandò: quasi moriva. E per te, che potresti essere altrettanto morta.
"Cosa hai promesso?". Ho tentato di fare una scelta. Per un attimo folle, ho pensato
che doveva esservi una possibilità di scegliere. Ma sapevo che "E quella cosa ero io?" esclamò lei.
Dio avrebbe visto attraverso qualsiasi dannata menzogna "Sì, dannazione! Dimmene un'altra! Non riesco a pensarne
avessi escogitata. Non puoi promettere e pregare e poi un'altra. Tu. Il mio amore per te é stato così grande, così
dimenticartene, non appena tua figlia apre gli occhi e ti assoluto, così vitale a tutta la mia esistenza, e sapevo che
sorride. Sono tanto riconoscente, adesso, che potrei esplodere. doveva essere la vera contropartita, la promessa
Sono disperato, immensamente disperato per noi, tu e io. indispensabile. Se avessi detto che avrei rinunciato a te, Dio
Piangerò per tutta la settimana, e mia moglie penserà che é per avrebbe dovuto sapere quale schianto sarebbe stato, quale
il sollievo che Beth sia tornata a casa." perdita totale. E allora sarebbe stato costretto a restituirmi mia
"Stai zitto" disse Laura, a bassa voce. figlia! Come avrebbe potuto negarmelo?"
"Perché?" Si era fermato al centro della stanza. Laura raccolse il
"Perché! Più parli, e meno riesco a darti una risposta. Smettila bicchiere, lo guardò, prese a girare attorno a Tom, lentamente.
di incastrarmi in un angolo. Smettila di uccidere me al posto "Adesso ho sentito e visto tutto" disse.
di lei. Smettila." "Sentito e visto che cosa?"
A Tom non rimase che restare lì dov'era, sotto un peso e "Come gli uomini, in un modo o nell'altro, riescono a liberarsi
un'immobilità crescenti, mentre lei annaspava ciecamente alla dalle loro "relazioni"."
ricerca di un bicchiere e di qualcosa con cui riempirlo. E le ci "E' così che tu la interpreti?"
volle parecchio prima che riuscisse a versare il brandy, e "In quale altro modo, se no? Già da un pezzo cercavi di
ancora di più prima che si ricordasse di berlo. Con la faccia uscirne. Ora, la scusa ce l'hai, l'hai trovata."
rivolta alla parete, domandò: Lui emise un suono lugubre, poi un grugnito, poi un sospiro
"Cosa dicesti nella tua preghiera?". esasperato.
"Non riesco a ricordarlo." "Una scusa? No. Un voto. Che altro avresti voluto che io
"Si, che lo puoi. Dio onnipotente, Tom, cosa dicesti che sia facessi?"
così maledettamente irreversibile?" "Be', non certo promettere a Dio di rinunciare a me!" scattò
Tom arrossì, girando la testa in tutte le direzioni, tranne che lei. "Perché proprio me?"
verso di lei. "Non lo sai? Non hai sentito? Tu sei tutto quello che avevo di
"Ti riferisci alle parole esatte..." indispensabile. Ti amavo, ti amo. Ti amerò sempre. E adesso,
"Le parole esatte. Voglio saperle. Esigo di saperle. Ne ho il anche se so che sanguinerò per anni, devo lasciarti. Chi é
diritto. Dimmele." straziato di più, qui, tu o io? E' più tremendo per te essere
"Oh, Dio," rispose con voce malferma "questo mi ricorda mia lasciata o per me che ti lascio? Riesci veramente, dico
madre quando mi faceva dire le preghiere, quando avevo veramente, a immaginarlo e dirmelo?"
cinque anni. Una cosa che odiavo, che mi imbarazzava, non "No" gli rispose, e le spalle le ricaddero di nuovo. "Io me la
riuscivo a vedere Dio da nessuna parte, non sapevo rendermi caverò. Perdonami. Sarà solo questione di tempo. Non sono
conto a chi dovessi parlare e chiedere. Un'agonia, tanto che passati che dieci minuti da quando sei entrato da quella porta.
alla fine mia madre rinunciò. Anni dopo, imparai a pregare, a Cristo!"
modo mio, dentro di me. Va bene, va bene, non guardarmi in Si avviò, a passo lento, in cucina. Tom la sentì frugare nel
quel modo. Ecco quello che ho detto..." frigorifero. Disperato, andò a sedersi su una poltrona,
Si alzò, andò alla finestra, fece correre lo sguardo sulla città, tenendovisi stretto, come se temesse di esserne strappato via e
verso un edificio, qualsiasi edificio gli ricordasse l'ospedale, vi proiettato in mezzo al soggiorno.
si concentrò. La voce gli uscì quasi impercettibile. Se ne rese Laura tornò con in mano una bottiglia di champagne e due
conto, si interruppe, e ricominciò perché lei potesse sentire: calici, procedendo come se si trovasse su un campo minato.
"Dissi: "Ti prego, Dio, salvala, salva mia figlia. Se lo fai, ti "E quella roba cos'é?" le chiese, mentre la vedeva sedersi di
prometto, ti giuro di rinunciare alla cosa più preziosa della mia nuovo sul pavimento.
esistenza. Prometto di rinunciare a Laura, e di non vederla mai "A te che cosa sembra?" Lavorò espertamente sul tappo e,
più. Lo prometto, mio Dio. Ti prego".". quando questi sbottò e colpì il soffitto, aggiunse: "Con questo
Un lungo silenzio, e poi Tom ripeté le ultime due parole, a cominciammo, perché non concludere allo stesso modo?".
voce sommessa: "Sei in collera con me..."
"Ti prego". "In collera? Accidenti, vedo rosso, e mi sento così a terra che
Restando dov'era, Laura si portò il bicchiere alle labbra e andrei a letto per un mese senza alzarmi, e invece domattina,
bevve il brandy d'un colpo e, a occhi chiusi, scosse la testa. maledetto il demonio, sarò di nuovo in piedi. Forse questo
"Così, lo hai fatto davvero" mormorò. schifo di champagne aiuterà. Prendi il tuo bicchiere."
Egli si staccò dalla finestra, fece per avvicinarsi a Laura, poi si Bevvero e rimasero in silenzio per un bel po'...
fermò. "Mi credi, vero?" "Quindi, questa é l'ultima volta che ci vediamo" disse lei.
"Vorrei non crederti, ma ti credo, maledizione!" "Non c'é bisogno di metterla giù così duramente."
Gettò via il bicchiere e lo guardò rotolare, intatto, sul tappeto. "Perché no? Tu l'hai già fatto. Non giriamoci intorno, a
"Avresti potuto promettere qualcosa d'altro! Non potevi, che ti prenderci per i fondelli. Sono gli ultimi cinque minuti della
costava, non potevi?" nostra vita. Quando hai finito di bere, infili quella porta. Non
"Promettere, cosa, cosa?" Non sapendo dove sbattere, lui posso sopportarti qui dentro. Non voglio che te ne vada.
prese ad aggirarsi avanti e indietro per la stanza, incapace di Vorrei avere una preghiera, una promessa, forte come la tua,
ricambiare lo sguardo della donna. "Che puoi promettere a in cui credere. La offrirei a Dio con tutta l'anima che mi resta.
Dio che abbia un significato vero? Soldi? L'automobile che Ma non ho la forza necessaria, e nessuno muore per me,
possiedi? La casa dove vivi? Rinunciare a un viaggio a Parigi? tranne tu, e non sei realmente morto, te ne stai solo andando
Al lavoro che svolgi? Dio sa se amo queste cose! Ma non via. Quindi, non telefonarmi, non scrivermi, non tornare, non
credo che Dio le accetti. Per Lui, vale solo una cosa, no? Per farti vedere. Lo so, lo so quello che tu vorresti fare, andartene,
Lui. Non gli oggetti, non le persone, ma... l'amore. Ci ho rimanere lontano da me. Ma potresti essere tentato. E se tu ti
pensato e ripensato, e ho capito che avevo soltanto un'unica facessi vivo, io morirei di nuovo, interamente. Ti sembro
cosa nella mia vita che avesse un valore incalcolabile, che meschina, vile, troppo dura? Non lo sono. Non riesco a
rappresentasse una contropartita equivalente." comportarmi diversamente. Quindi..."
Accostò alle labbra il bicchiere, finì lo champagne, poi si alzò che aveva finito con l'uccidere la sua gente. Non ne dava la
e andò ad aprire la porta d'ingresso, fermandovisi, in attesa. colpa ai terrestri; era stata una cosa accidentale, la malattia
"Così, subito?" disse Tom, lugubre. che, nel sonno, aveva bruciato sua madre e suo padre, e
"Difficile credere che siano stati cinque anni. Ma... così, bruciato le madri e i padri di una moltitudine di figli.
subito." Annusò di nuovo l'aria. Quell'aroma strano. Quel dolce,
Si alzò anche lui e si guardò in giro, come se stesse penetrante profumo di fiori compositi e di muschio verde.
dimenticando qualche cosa, e poi si rese conto che era lei, e le "Cosa può essere?" Aguzzò gli occhi dorati nelle quattro
andò di fronte, le braccia penzoloni lungo i fianchi. Di quelle direzioni.
braccia e del resto, pareva non sapesse che fare. Era di alta statura, e ancora un ragazzo, anche se diciotto estati
"Mi perdoni?" gli avessero plasmato i muscoli delle braccia, e le sue gambe
"No, non adesso. Ma tra poco, sì. O finisco col perdonarti, o si fossero affusolate e innervate per le nuotate nei canali e le
smetto di andare in chiesa. Dammi un po' di tempo per corse spericolate verso la salvezza, attraverso il fondo
pensare a tua figlia e alla sua quasi morte, e, si, ti perdonerò. scintillante di mari defunti, o nelle lunghe escursioni, con le
Ci aspetta, a tutti noi, una settimana tremenda. Parte di me sa gabbie d'argento per raccogliere i fioriÄassassini e le lucertole
che ti senti spaccato in due. Addio." Le sue labbra di fuoco che li avrebbero nutriti. Pareva che tutta la sua vita
sussurrarono: amor mio, ma lo sussurrarono solo. dovesse essere piena di nuotate e di marce, le cose che gli
Lo baciò, un bacio e basta, prolungato, e poi, quando sentì il uomini giovani fanno per controllare le loro energie e
proprio peso aderire più strettamente a lui, si ritrasse di scatto passioni, finché non si sposano, e una donna si prenda ciò che
e indietreggiò. prima era delle montagne e dei fiumi. Sio aveva prolungato
Tom uscì; a metà della rampa di scale, si girò e disse: fino alla propria virilità affermata quella passione per la
"Addio". distanza e le lunghe camminate, più di ogni altro coetaneo. E
E corse giù per i gradini. mentre altri uomini erano impigriti solcando su una barca i
Le lacrime irruppero a offuscare gli occhi di Laura. Si lanciò canali morenti, con la loro donna coricata al fianco, come un
verso la ringhiera, aggrappandovisi, fissando le scale deserte. bassorilievo, Sio aveva continuato a correre e saltare, ad
"Come ti sei permesso...!" gridò. E tacque. amare una vita atletica, per lo più da solo, quasi sempre
Ancora con gli occhi fissi sulle scale, dominò l'affanno. Le parlando a se stesso. Era stata la preoccupazione dei suoi
altre parole vennero di loro propria volontà: genitori, e il desiderio inappagato di donne, le quali avevano
"... di amare tua figlia...". assistito all'allungarsi della sua ombra, dal quattordicesimo
E poi la conclusione, che soltanto lei poteva sentire: anno in avanti, e si erano scambiate allusivi ammiccamenti, in
"... più di quanto amavi me?". attesa che dopo un anno, l'altro anno arrivasse...
Indietreggiò, annaspando, si ritrovò nell'appartamento, e Ma dopo l'invasione e la malattia, anche la sua esuberanza era
richiuse la porta, sbattendola con violenza. illanguidita. Il suo universo era stato sommerso dalla morte.
In fondo alle scale, Tom sentì. E fu come il suono di una Le città fatte di assi inchiodate e verniciate, erano apportatrici
tomba che si serrasse. di pestilenze. Il peso di così tanti lutti incupiva enormemente i
suoi sogni. Spesso si svegliava piangente, e protendeva le
mani verso l'aria notturna. I suoi genitori erano morti, ed era
Approccio d'amore l'ora, ma già trascorsa, per un'amicizia speciale e toccante, per
un amore.
Per tutta la mattina, nell'aria tersa, aveva insistito quel L'alito del vento era impregnato di quel profumo che aveva
profumo di grano o d'erba verde falciati, o di fiori. Sio non lo una sua vita, e Sio lo inspirò a fondo con un fervore nella
conosceva, non avrebbe potuto riconoscerlo. Dalla sua segreta carne.
caverna, aveva disceso la collina, aveva vagabondato qua e là, E poi vi fu un suono. Come una piccola orchestra che
la bella testa eretta, gli occhi vigili per scrutare, e gonfiando il suonasse. Una musica che fluiva lungo la stretta valle pietrosa
petto ad annusare la brezza che alitava a innalzare sino a lui e riempiva la caverna.
l'ondata del dolce profumo. Come in una primavera autunnale. Un pennacchio di fumo indugiò nel cielo, in distanza. Giù a
Cercò i fiori selvatici sotto le rocce aspre, ostinandosi, ma non valle, vicino al vecchio canale, sorgeva una piccola casa,
ne trovò alcuno. Esplorò per una minima traccia di quell'erba, eretta, un anno prima, dagli uomini della Terra per una loro
quel breve mantello che, su Marte, appariva per una settimana squadra di archeologi. Era stata abbandonata, e più volte Sio
soltanto, ma la terra era ossa e sassi, e del colore del sangue. era strisciato lì, per spiarne le stanze vuote, senza entrare,
Sio tornò alla caverna, inquieto. Scrutò il cielo, vide i razzi dei perché temeva che la malattia nera potesse contagiarlo
terrestri guizzare, in basso, lontani, ma vicini alle città da poco La musica veniva dalla casa.
costruite. A volte, di notte, egli scivolava silenzioso, nuotando "Tutta un'orchestra in quel piccolo spazio?" si chiese, e corse
furtivo o discendendo con la barca lungo i canali, lasciava la silenzioso a discendere la valle, nel chiarore del primo
barca in un punto nascosto, per poi nuotare, con un morbido pomeriggio.
altalenare di braccia e gambe, fino ai confini delle nuove città, La casetta pareva vuota, nonostante la musica che sgorgava
e da li spiare gli uomini che martellavano, inchiodavano, dalle finestre aperte. Sio si spostò di roccia in roccia,
verniciavano; gli uomini che imprecavano, a notte avanzata, a impiegando una mezz'ora per acquattarsi a una trentina di
quella strana cosa che andavano costruendo su questo pianeta. metri dal minaccioso, risonante edificio. Si appiattì al suolo,
Ascoltava e cercava di capire il loro linguaggio sconosciuto, e non discosto dal canale. In caso di pericolo, si sarebbe tuffato
osservava i razzi rivestirsi di enormi piume di fuoco in acqua, lasciando che la corrente lo riportasse velocemente
splendente e poi scatenarsi verso le stelle: un popolo tra le colline.
incredibile. E poi, ancora vivo, non toccato dalla malattia, e La musica si fece più sonora, urtò contro i massi, echeggiò
solo, Sio rientrava nella sua caverna. Altre volte, percorreva nell'aria calda, gli palpitò dentro. Dal tetto della piccola casa,
lunghi chilometri oltre le montagne per trovare altri della sua le vibrazioni scuotevano polvere. Dalle pareti di legno, scaglie
razza in volontario esilio, qualche maschio, ancor meno di vernice si staccavano come farfalle.
femmine, con cui parlare. Ma ormai si era fatto una ragione
della propria solitudine, e viveva isolato, pensando al destino
Sio balzò in piedi e rinculò. Nessuna orchestra era visibile belle. E aveva spesso letto un libro di poesie che aveva scritto
all'interno, poiché le tendine a fiori delle finestre erano chiuse. quando aveva quindici anni, e che, orgogliosamente, ma
La porta sulla facciata era aperta. compostamente, i suoi genitori avevano ripetuto a pochi
La musica si fermò, riprese. Lo stesso motivo, ripetuto dieci ascoltatori selezionati. Era stata una piacevole esistenza, nella
volte. E lì, il profumo che lo aveva calamitato a scendere dal caverna, insieme con le sue arti minori.
suo rifugio di sassi, era corposo, come un'acqua che gli Al tramonto, raggiunse il passo in cima alla montagna. La
accarezzasse il viso sudato. musica non arrivava fin lì. Neanche il profumo. Chiuse gli
Alla fine, egli decise: lo scatto di una breve corsa, e raggiunse occhi e sospirò concedendosi un attimo di riposo, prima di
la finestra, guardò dentro. proseguire.
Su un tavolo basso, luccicava un oggetto di colore scuro. Una Un volto bianco venne a lui, in uno scintillio di acqua verde.
specie di macchina, sulla quale un ago d'argento incombeva su Egli si coprì gli occhi con le dita.
un disco nero che girava su un perno. Da esso usciva il suono Candide braccia lo salutavano da correnti di marea montante.
dell'orchestra! Sio guardò sbalordito il misterioso oggetto. Sio si alzò, afferrò il suo fagotto, pronto a fuggire via, quando
La musica tacque. Nella pausa di silenzio vibrante, egli udì il vento cambiò direzione.
rumore di passi. Al galoppo raggiunse il canale e si tuffò. Portando con sé la musica, indebolita dalla lontananza.
Nell'abbraccio dell'acqua fredda, restò sul fondo, in apnea, L'ambigua, metallica, insistente musica a fondo valle.
aspettando. Era stata una trappola? Lo avevano attirato giù per Egualmente sottile e insinuante, la scia impalpabile della
catturarlo e ucciderlo? fragranza, di quel profumo, si fece strada tra le rocce.
Passò un minuto. Bollicine d'aria che gli sfuggivano dalle E mentre spuntava la luna, Sio tornò indietro, alla caverna.
narici. Risalì lentamente verso la superficie, emerse da quel Che era fredda e inospitale. Accese un fuoco, consumò un
mondo acquatico. piccolo pasto di pane e bacche sottratte alle rocce muschiose.
Mentre nuotava a pelo della fredda, verde corrente, la vide. Abbandonata da poco, già la caverna appariva fredda e ostile.
Un viso bianco come pietra, sopra di lui. Anche il respiro suscitava strane risonanze entro le sue pareti.
Rimase immobile per un attimo, ma l'aveva vista. Trattenne il Spense il fuoco, si sdraiò per dormire. Ma adesso c'era un
respiro. Lasciò che la corrente lo portasse via, adagio, e la incerto raggio di luce che toccava la parete di sasso. Una luce,
donna era bella, era una della Terra, era venuta su un razzo, in Sio lo sapeva, che veniva dalle finestre di quella casa, pur
una scia di fuoco che aveva arroventato l'aria, e la donna era distante oltre mezzo chilometro, laggiù vicino al canale.
candida come pietra. Chiuse gli occhi, ma la luce... Non poteva ignorarla. Come
L'acqua del canale lo portò tra le colline. Grondante, risalì non poteva ignorare sia la musica sia il profumo di fiori. Come
l'argine. non trovarsi a vedere, sentire, odorare uno, o l'altro, o l'altro
"Sì, era bella" pensò. Ansando, sedette sulla sponda del ancora dell'incredibile trio?
canale. Sentiva un'oppressione nel petto, uno strano calore in A mezzanotte, uscì dalla caverna.
viso. Si guardò le mani. Che la malattia nera lo avesse colpito? Simile a un vivace giocattolo, la piccola casa proiettava dalle
Il fatto di aver guardato quella donna lo aveva contaminato? finestre luce gialla. A una di quelle finestre, parve a Sio di
"Sarei dovuto balzar fuori" si disse "mentre lei era china, e scorgere una figura che danzava.
serrarle il collo tra le mani. Lei é una di quelli che ci hanno "Devo andare giù e ucciderla" disse. "Ecco perché sono
uccisi!" Ebbe di nuovo la visione di quella gola bianca, di tornato nella caverna. Per uccidere la donna e seppellirla."
quelle spalle bianche. "Che strano colore" pensò. "Ma no, lei Una volta rientrato, e ancora mezzo addormentato, udì una
non ci ha uccisi. E' stata la malattia." In tanta candidezza, voce dirgli, vaga all'orecchio: "Sei un gran bugiardo". Non
poteva nascondersi la ferocia? volle aprire gli occhi, comunque.
"Mi avrà visto?" Si alzò, asciugandosi al sole. Si portò sul La donna viveva sola. Il secondo giorno, la vide passeggiare ai
petto la mano, quella sua mano nervosa e bruna. Il cuore gli piedi delle colline. Il terzo giorno la vide nuotare, nuotare per
batteva inquieto, insistente. "Oh" esclamò. "L'ho vista!" ore, nel canale. Il quarto e il quinto giorno, Sio si avvicinò
Ritornò alla caverna, a passo né lento né veloce. La musica sempre di più alla casa, finché al tramonto del sesto, con
strepitava tuttora, dal basso, come a congratularsi di se stessa. l'infittirsi dell'oscurità, osò nascondersi rasente a una finestra a
In silenzio Sio cominciò, preciso e attento, a radunare le sue spiare dentro.
cose. Gettò in un pezzo di tessuto frammenti di gesso La donna sedeva a un tavolo su cui apparivano venti tubetti di
fosforoso, un po' di cibo e parecchi libri, facendone un fagotto ottone, colorati di rosso. La vide spalmarsi sulla faccia una
che legò strettamente. Si accorse che le mani gli tremavano. Il crema bianca, fredda all'aspetto, che la trasformava in una
palmo in su, esaminò le dita, dilatando gli occhi. Si alzò in maschera, e che poi la donna eliminò con un fazzoletto di
fretta, si mise il fagotto sotto un braccio, uscì dalla caverna, e carta, destinato a finire in un cesto sul pavimento. Quindi, lei
prese a risalire il canyon, allontanandosi dalla musica e provò uno dei tubetti dalla punta scarlatta, passandolo sulle
dall'intenso profumo. Senza voltarsi. labbra dischiuse, labbra che poi pressò una sull'altra; non
Ormai il sole stava scendendo dal cielo. Sio vide la propria soddisfatta, si ripulì la bocca, ripeté l'esperimento con un
ombra seguirlo, a ricordargli che sarebbe dovuto rimanere. secondo tubetto, poi con un terzo, un quinto, un nono,
Non era consigliabile lasciare la caverna dove era vissuto fin ripulendosi sempre le labbra tra uno e l'altro. Si applicò anche
da fanciullo. In quella caverna aveva trovato come passare il sulle gote una pasta rosata, si regolò le sopracciglia con una
tempo in una dozzina di modi diversi, aveva coltivato pinzetta d'argento. Annodandosi i capelli sulla nuca in fogge
numerose inclinazioni e attività. Aveva scavato un forno nella incomprensibili, si lucidò poi le unghie, cantarellando parole
roccia per cuocervi ogni giorno ciambelle, di impasto e varietà in un morbido linguaggio sconosciuto, parole che dovevano
meravigliosi. In un piccolo campo sulla montagna aveva essere molto belle. Cantava, accompagnando il ritmo, battendo
coltivato grano. Si era distillato vini limpidi e frizzanti. Aveva per terra i tacchi altissimi. Cantava andando avanti e indietro
fabbricato strumenti musicali, flauti d'argento e metallo, e una per la stanza, ed era vestita soltanto della sua nudità perlacea.
piccola arpa. Aveva scritto canzoni. E costruito piccole sedie e E continuava a cantare, sdraiata sul letto, sempre nuda, testa
intessuto la stoffa dei propri indumenti. E aveva affrescato le all'ingiù, capelli color paglia a sfiorare il pavimento, tenendo
pareti della caverna: immagini di colore cremisi e cobalto tra le labbra, rosse, tanto rosse, un cilindretto dalla punta
fosforoso, che brillavano di notte, immagini elaborate e molto ardente, da cui traeva, a occhi chiusi, lunghe e pigre volute di
fumo, talvolta soffiandole dalle rosee narici: spirali che complicata e mutevole bellezza? Il genio! L'artista? Un
tracciavano in aria grandi forme spettrali. Sio fu scosso da un creatore! Per raggiungere un tale risultato, quanti anni erano
tremito. Gli spettri. Strani fantasmi che uscivano da quella necessari? Quanta indefessa applicazione? La presenza di
bocca. Con tanta indifferenza, con tanta noncurante facilità. quella donna era come un vortice nella testa di Sio. Egli
Senza guardarli, essa li creava. sentiva di doverle gridare: "Insegna anche a me!". Ma aveva
I suoi piedi, quando scese dal letto, danzarono. Ella piroettò su paura. Come un bambino. Vedeva le forme, le linee, il fumo
se stessa, cantando, la testa rivolta al soffitto. Schioccò le dita. perdersi in spirali nell'infinito. E lei era qui, sola nella
Protese le mani, tremule come ali d'uccello, e danzò in tondo, solitudine, sola per creare le sue fantasie in assoluta sicurezza,
in tondo, scalpitando un ritmo serrato sul pavimento di legno. inaccessibile. Nessuno deve infastidire o turbare i creatori, gli
Quella canzone arrivata da un altro pianeta. Oh, poterla capire. scrittori, i pittori. Ognuno rimane in disparte e non dà parola ai
Sio desiderò in quel momento di possedere la facoltà che suoi pensieri.
qualcuno della sua gente aveva avuto, di proiettare la mente, "Che strano popolo" pensò. "Sono come questa, tutte le donne
di leggere, conoscere, interpretare, all'istante, lingue straniere, di quel bellicoso mondo colorato di verde? Sono fantasmi di
pensieri stranieri. Ci provò. Senza riuscirvi: la donna fumo e musica? Passeggiano prepotentemente nude entro le
continuava a cantare quella canzone bella e sconosciuta, loro case?"
nessuna parola della quale egli riusciva a capire: "Devo osservare quanto ho sott'occhio" disse a mezza voce.
"Non sto fingendo, sto salvando il mio amore per te..." "Devo studiare." Sentì che le mani gli si contraevano,
Sio era assalito da un languore crescente, osservando quel desiderose di toccare. Se ella avesse acconsentito a cantare per
corpo venuto dalla Terra, quella bellezza terrestre, così lui, insegnargli a costruire gli artistici arabeschi nell'aria,
totalmente differente, un'entità di così tanti milioni di insegnargli, parlargli di quel grande mondo remoto, e dei suoi
chilometri dallo spazio. libri e della sua bella musica...
Osservava, ammaliato, le mani umide, le palpebre animate da "Insomma, Janice, ma fra quanto? E le altre ragazze? E nelle
inquietanti sussulti. altre città?"
Trillò un campanello. Lo strumento ronzò come un insetto.
Ed ecco la donna che prendeva in mano uno strano "Tutte quante chiuse? Su tutto il fottuto pianeta? Ci dev'essere
apparecchio nero, la cui funzione non era dissimile da quella un posto, almeno uno! Se non me ne trovi presto uno, io..."
di uno strumento usato dalla gente di Sio. Era tutto strano per Sio. Come vedere una donna per la prima
"Pronto, Janice? Dio, che bello sentire la tua voce!" volta. Il modo con cui rovesciava indietro la testa, come
Sio sorrise. Lei stava parlando con una città lontana. Con una muoveva le dita dalle unghie scarlatte, tutto nuovo e
voce che dava i fremiti ad ascoltarla. Ma le parole, cosa differente. Adesso aveva accavallato le candide gambe, china
volevano dire? in avanti, un gomito puntellato sul ginocchio nudo, insistendo
"Dio, Janice, in quale buco d'inferno mi hai mandata?! Lo so, in quello strumento nero, parlando, sbirciando verso la finestra
tesoro, per una vacanza. Ma é a cento chilometri dal mondo dove lui, sì, lui stava acquattato, e pareva che lei lo vedesse,
civile, sperduto nel nulla. Tutto quello che faccio é giocare a direttamente... Oh, se la donna avesse saputo, che avrebbe
carte e nuotare in quel maledetto canale!" fatto?
La macchina nera ronzò in risposta. "Chi? Io aver paura di vivere qui da sola?"
"Qui non ci resisto, Janice. Lo so. Lo so. Le chiese. Peccato, Scoppiò a ridere. E Sio scandì una risata in cadenza,
un vero peccato siano arrivate sin quassù. Andava tutto così nell'oscurità ingentilita dalla luna. Oh, la bellezza di quella
bene, prima! Quello che voglio sapere é: quando riapriamo di risata che non era marziana, di quel capo gettato all'indietro,
nuovo?" delle nubi misteriose che fiorivano e prendevano forma da
Appassionante, pensò Sio. Squisito. Incredibile. Lui era lì, quelle narici.
nella notte, al di là di quella finestra spalancata, a contemplare Sio fu costretto a distogliere gli occhi, il respiro ansante.
quel viso, quel corpo stupefacenti. E di cosa stavano parlando? "Come no? Sicuro!"
Di arte, di letteratura, di musica, sì, di musica, perché lei Quali squisite rare parole di vita, musica, poesia stava ella
cantava, cantava sempre. Una musica ben strana, ma non si pronunciando?
può pretendere di capire la musica di un altro pianeta. Né le "Be', Janice, come si fa ad aver paura di un marziano? Quanti
usanze o il linguaggio o la letteratura di un mondo ne sono rimasti? Una dozzina, due dozzine. Mettili in fila,
sconosciuto. Non si può che giudicare per istinto. Le vecchie controllali."
idee devono essere accantonate. Si doveva ammettere che la La risata della donna lo seguì mentre Sio incespicava girando
bellezza di quella donna non era la bellezza marziana, la l'angolo della casa, non essendosi accorto di un mucchio di
morbida, esile avvenenza di una razza morente. La madre di bottiglie vuote. A occhi chiusi, egli rivide la luminosità della
Sio aveva avuto occhi dorati e fianchi snelli. Ma costei, questa pelle di lei, i fantasmi che le uscivano di bocca in esorcismi e
donna qui che cantava sola in mezzo a un deserto, costei era di in evocazioni di nuvole, piogge e venti. Oh, poter tradurre.
proporzioni più generose, grandi mammelle, fianchi Oh, déi, riuscire a sapere! Intendere! Che voleva dire quella
esuberanti, e le gambe, sì, animate di fuoco nel loro alabastro, parola, e quell'altra, e poi l'altra ancora? La donna lo aveva
e la peculiare abitudine di andare in giro senza indumenti, con chiamato? No. Era il proprio nome quello che gli era parso di
solo quelle strane calzature ticchettanti. Ma non facevano lo sentire?
stesso tutte le donne della Terra? Certo. Sio annuì. Bisogna Tornato alla caverna, mangiò, ma senza aver fame.
capire, ammettere. Le donne di quel lontano pianeta, nude, dai Sedette, per un'ora, all'imbocco della caverna, mentre le lune
capelli color paglia, possenti di membra, lui poteva vederle. E sorgevano e transitavano nel cielo freddo, e il respiro alitava
l'incanto della loro bocca, delle loro narici. E i fantasmi, le in nuvole bianche, come gli spiriti, i misteri ispiratori di paura
anime che scaturivano dalle labbra, in disegni di fumo. che erano alitati intorno al viso della donna, la quale parlava e
Certamente, una magica creazione del fuoco e della fantasia. parlava, ed egli aveva sentito, oppure no, quella voce salire su
Questa donna plasmava corpi nell'aria, grazie a una mente per la collina, tra le rocce, quella voce, quel respiro pieno di
brillante. Chi altri se non una mente di assoluta limpidezza e promesse indefinibili, di calde parole che avevano il tepore di
di vivida genialità poteva bere il fuoco grigio e scarlatto, ed una gola...
esalare dalle narici fluttuanti perfezioni architettoniche di
E, alla fine, decise: "Andrò da lei, le parlerò calmo e "Ah!" esclamò Doone, balzando oltre la soglia. "E' fatta, e lui
sommesso, e le parlerò ogni notte, finché ella capisca ciò che é morto!"
dico, e io capisca le sue parole, e lei possa venire con me sulle La ressa al bar si voltò.
colline dove saremo felici. Le dirò della mia gente, di come Doone gioì del proprio attimo di trionfo, prese tempo,
sono rimasto solo, e di come l'ho spiata e ascoltata per tante lasciandola sospesa.
notti...". "Dài, eccoti da bere. Forse aiuterà a farti parlare!"
Ma... lei é la Morte. Finn cacciò un bicchiere nella mano protesa di Doone. Il quale
Rabbrividì. Quel pensiero, quelle parole insistevano, non si inumidì la gola, ed espose i fatti.
volevano andarsene. "Lui personalmente" ansimò alla fine. "Lord Kilgotten. Morto.
Come poteva aver dimenticato? Da neanche un'ora!"
Gli sarebbe bastato sfiorarle la mano, la guancia, e sarebbe "Oh" dissero tutti, compostamente. "Pace all'anima sua. Una
avvizzito in poche ore, una settimana come massimo. La sua brava persona. Una cara creatura."
pelle avrebbe cambiato colore, si sarebbe staccata a scaglie Perché Lord Kilgotten, da quando erano nati, aveva vagato per
color della pece, e poi ridotta in cenere, neri frammenti di i loro campi, i loro pascoli e fienili, od onorato della sua
foglia che il vento avrebbe frantumati e dispersi. presenza questo stesso bar. La sua dipartita era come quella
Un solo impercettibile contatto e... la Morte. dei normanni in ritirata verso la Francia o i fottuti inglesi in
Ma un'altra riflessione gli venne in soccorso. Ella viveva sola, esodo da Bombay.
lontana da quelli della sua razza. E doveva amare e preferire i "Una degna persona," commentò Finn, bevendo alla memoria
propri pensieri, quindi, per adattarsi a stare come un eremita. "anche se due settimane all'anno le passava a Londra."
"E allora, non siamo eguali, io e lei? Visto che si é avulsa "Che età aveva?" chiese Brannigan. "Ottantacinque?
dalle città forse la Morte non é in lei...? Sì! Forse!" Ottantotto? Pensavamo che l'avremmo messo sotto terra già da
Come sarebbe stato bello stare con lei per un giorno, una un bel po'."
settimana, un mese, a nuotare insieme nei canali, passeggiare "Uomini come quello," sentenziò Doone "Dio deve tagliarli
sulle colline, sentirla cantare quella strana canzone, e lui, a sua con l'accetta per sradicarli dal posto. Per esempio, Parigi,
volta, avrebbe ripreso i vecchi libri dell'arpa facendoli parlare! credevamo che gli sarebbe stata fatale, anni fa. Invece niente.
E tutto questo non giustificava un qualche rischio, qualsiasi Il bere, quello sì che avrebbe potuto annegarlo, ma lui riusciva
rischio? Un uomo che viva solo, non é come morto? Guarda le sempre a toccar terra. No, no. Ci é riuscito quel fulmine
luci gialle che escono da quella casa sotto di te. Un mese di condensato, un'ora fa, nella nebbiolina dei campi, sotto un
genuina comunione spirituale, stare a vivere con la bellezza e albero, mentre stava raccogliendo fragole assieme alla sua
la creatrice di fantasmi, di quelle anime che le uscivano dalla segretaria di diciannove anni."
bocca, non era un'opportunità unica e irripetibile? E se la "Gesù" obiettò Finn. "Mica ci sono le fragole di questa
morte fosse venuta... quanto bella e originale sarebbe risultata! stagione. E' stata lei a stenderlo con un colpo di febbre. A
Balzò in piedi. Accese una candela nella nicchia dove le ridurlo un crostino bruciato!"
immagini dei suoi genitori tremolavano alla luce. Fuori, i fiori Il che fece esplodere una salva poderosa di risate, che zittì
della notte aspettavano l'alba per palpitare e schiudersi, e lei quando riemerse alle menti la particolare natura della
sarebbe stata laggiù a guardarli e a curarli, per poi passeggiare circostanza, e altri concittadini arrivarono a immedesimarsi
con lui sulle colline. Le lune erano sparite, adesso. Per trovare dell'atmosfera e brindare allo scomparso.
la strada che portava a valle, Sio avrebbe dovuto usare la sua "Una cosa mi domando" disse pensoso Heeber Finn, alla fine,
vista speciale. ma con una voce che avrebbe fatto ammutolire gli déi del
Tese l'orecchio. In basso, nella notte, la musica aveva ripreso. Valhalla intenti a banchettare. "Mi domando. Che ne sarà di
In basso, nell'oscurità, la voce di lei parlava di meraviglie di tutto quel vino? Il vino, cioé, che Lord Kilgotten ha ficcato in
ogni tempo. In basso, nell'ombra, la bianca carne di lei botti e botticelle, a litri, a ettolitri, a preziose dozzine e squisite
brillava, e i fantasmi le danzavano intorno. migliaia, nelle sue cantine e nei suoi solai e, chi lo sa, magari
Spiccò la corsa. sotto il letto?"
Alle nove e quarantacinque esatte di quella sera, la donna udì "Già" disse qualcuno, con inquieto stupore, all'improvviso
bussare gentilmente alla sua porta. ricordando. "Già. Certamente. Che ne sarà?"
"L'avrà lasciato, c'é da giurarci, a qualche dannato lontano
cugino o nipote, corrotto da Roma, rincoglionito da Parigi, che
Una per sua signoria, e una per la strada! domani piomberà qui in aereo per arraffare e bere, prelevare in
blocco e ripartire, lasciando Kilcock e tutti noi buggerati e
Nasce qualcuno, e può darsi che la notizia impieghi la fatti fessi dietro l'angolo!" predisse Doone, tutto d'un fiato.
maggior parte della giornata per fermentare, filtrare o fare il "Parenti non ce ne sono" precisò Finn. "Nessun nipote
periplo dei prati irlandesi fino alla città più prossima e al pub americano rimbambito, nessuna nipote zitella isterica che cada
prediletto, che sarebbe poi quello di Heeber Finn. in acqua da una gondola a Venezia e riesca a nuotare sin qui.
Ma metti che muoia qualcuno, e la musica di un'orchestra Mi sono fatto obbligo di documentarmi a dovere."
sinfonica al completo echeggi tra campi e colline. L'assordante Finn fece una pausa. Era il suo momento, adesso. Tutti lo
impatto sonoro schiaffeggia la contrada, rimbalza sui tetti del guardavano. Tutti erano protesi verso di lui per sentire il suo
pub e induce i bevitori a dirompenti grida invocanti il bis! possente proclama.
Così avvenne in quel caldo giorno d'estate. Il pub era stato "E allora, m'é venuto di pensare, se Kilgotten, per Dio,
appena aperto, arieggiato e invaso dai clienti che Finn, stando lasciasse tutte le sue diecimila bottiglie di Burgundy e di
sulla porta, vide un nugolo di polvere fiorire sulla strada. Bordeaux ai cittadini della più simpatica città dell'Eire? A
"Questi é Doone" mugugnò Finn. noi!"
Doone era lo sprinter locale, il primo a venir fuori dai cinema Eruppe una ferina ovazione quale ovvio commento e sanzione,
prima dell'aborrito inno nazionale, e fulmineo araldo di troncata di colpo allorché le mezze porte a molla del pub si
notizie. spalancarono e, evento alquanto eccezionale, la moglie di Finn
"E la notizia é cattiva" mormorò Finn. "Ecco perché arriva di entrò, fulminò con lo sguardo l'assemblea, e precisò
corsa!" asciuttamente:
"Il funerale é tra un'ora!". Stecche di casse da vino, assi di casse salpate dalla Francia
"Un'ora?" esclamò Finn. "Se lui non é ancora freddo..." solo per approdare e stagionare nelle cantine di Lord
"E' fissato per mezzogiorno preciso" confermò sua moglie, Kilgotten!
sempre più imponente quanto più passava in rassegna quella Un uragano di fiati espirati scaturì dai fedeli del pub di Finn.
sgradevole tribù. "Il medico e il prete sono appena rientrati dal Tutti in punta di piedi, allungando il collo, afferrando i gomiti
Palazzo. Un funerale alla svelta, c'era scritto nel testamento di del vicino.
sua signoria. "Roba da barbari" ha detto padre Kelly "senza "Tu sai le parole, Finn" bisbigliò Doone. "Dicci i nomi!"
neanche la fossa benedetta. " "Invece c'é" ha detto il medico. Finn, gli occhi incatenati al feretro fatto di casse d'imballaggio
"Ci si aspettava che Hanrahan morisse già ieri, invece ha di vini d'annata, parlò:
ripreso un filo di fiato e ha superato la notte. Le ho provate "Seguitemi bene! Attenzione. Ecco uno Chateau Lafite
tutte, ma l'uomo resiste! Nel frattempo, c'é disponibile la sua Rothschild del novecentosettanta... Chateauneuf du Pape, del
fossa. " Sono invitati tutti. Alzate le chiappe!" sessantotto! Lì, capovolta, quell'etichetta, Le Corton. E sopra:
Le mezze porte danzarono nella sua scia. La pietosa donna La Lugune! Che stile, mio Dio, che classe! Anche a me,
aveva condotto a termine la propria missione. personalmente, non farebbe affatto schifo finire sotto terra
"Un funerale?" si esaltò Doone, pronto a correre. dentro una cassa con quelle marche stampate a fuoco sul
"No!" disse raggiante Finn. "Fuori tutti. Il locale chiude. Una legno!".
veglia!" "Mi chiedo," rimuginò Doone "ma lui può leggere le scritte
"Neanche Cristo" ansimò Doone, asciugandosi il sudore sulla dal di dentro?"
fronte "sarebbe sceso dalla croce per farsi una camminata in "Volete piantarla?" brontolò il prete. "Ecco che viene il resto."
una giornata come questa." Se la salma nella cassa non fosse stata sufficiente per
"Il caldo," ammise Mulligan "é insopportabile." nascondere il sole dietro alle nubi, quel "resto" causò una
Toltasi la giacca, essi arrancavano su per la collina, oltre la ancor maggiore insorgenza di malessere negli uomini madidi
foresteria di casa Kilgotten, per raggiungere il prevosto, padre di sudore.
Padraic Kelly che faceva la stessa strada. Anch'egli si era "Era come se," doveva in seguito ricordare Doone "qualcuno
alleggerito di tutto, conservando però il colletto, concessione fosse scivolato, fosse caduto nella buca, rompendosi una
che aveva reso scarlatta la sua faccia; caviglia e rovinando tutto il pomeriggio!"
"Torrido come l'inferno" concordò il sant'uomo. "Nessuno di Perché l'ultima parte della processione era formata da una
noi resisterà fino in fondo." serie di auto e camion carichi alla rinfusa di casse di bottiglie
"Perché tanta fretta?" domandò Finn, affiancando il prete che di vini francesi; chiudeva la fila un grosso furgone, vecchio
aveva allungato il passo. "Sento puzza, qualche inghippo. Che quanto gli anni verdi della Guinness Birrerie, tirato da una
c'é in ballo?" pariglia di orgogliosi candidi cavalli, drappeggiati di nero,
"Sì" rispose padre Kelly. "C'era un codicillo segreto nel ruscellanti sudore e consci della sorpresa che rimorchiavano.
testamento..." "Mi venga un colpo" fu il commento di Finn. "Lord Kilgotten
"Lo dicevo, io!" esclamò Finn. si é portato dietro la sua veglia personale!"
"Cosa?" volle sapere la folla, facendosi sotto, rimasta indietro "Urrà!" acclamò la folla. "Viva la buonanima!"
nel sole. "Deve aver conosciuto i giorni che mandano a fuoco un uomo,
"Se fosse trapelato, sai che pandemonio" fu tutto quello che il o incendiano un prete, e le nostre lingue inaridite!"
prete fu disposto a rispondere, con gli occhi fissi al cancello "Fate largo! Lasciate passare!"
del cimitero. "Lo scoprirete all'ultimo momento." Gli uomini si scostarono, mentre tutti i veicoli carichi di strane
"Sarebbe il momento prima o il momento dopo la fine, bottiglie etichettate Francia del sud o Italia del nord,
padre?" domandò candidamente Doone. passavano, tra sciacquii oceanici di liquidi prigionieri, e
"Sei così tonto che fai pena" sospirò il sacerdote. "Pensa a raggiungevano la spianata del cimitero.
entrare da quel cancello. E non cadere nella fossa!" "Un giorno o l'altro," sussurrò Doone "dobbiamo erigere una
Doone si portò a capo fila. Gli altri lo seguirono, assumendo statua a Kilgotten, conoscitore di chi gli era amico."
un'aria più confacente mentre entravano nel cimitero. Il sole, "Vacci piano" ribatté il prete. "E' troppo presto per cantar
forse per adeguarsi, si trasferì dietro una nuvola, e una dolce vittoria. Perché adesso sta arrivando qualcosa peggiore di un
brezza alitò per qualche attimo di sollievo. impresario di pompe funebri!"
"La fossa é quella" e padre Kelly vi accennò con la testa. "Che ci può essere di peggiore?"
"Allineatevi sui due lati del viale, in nome di Dio, e Assieme all'ultimo dei carri col vino, risaliva la strada del
aggiustatevi il nodo della cravatta, se ce l'avete, e soprattutto camposanto un uomo, in solitudine, cappello in testa, giacca
controllate che abbiate l'allacciatura dei pantaloni abbottonata. abbottonata, e dalle cui maniche emergevano, dei dovuti
Cerchiamo di fare una bella figura per Kilgotten... Eccolo che centimetri, impeccabili polsini della camicia, scarpe
arriva!" lucidissime contro ogni logica, baffi impomatati e refrattari a
E, invero, Lord Kilgotten stava arrivando, da quella brava e stille di sudore, e, sotto l'ascella, una nitida cartella di cuoio,
semplice creatura che era stata, dentro una cassa sistemata sul vezzosa come la borsetta di una signora; il tutto con un'aria da
pianale di uno dei suoi carri agricoli, e dietro quel carro una frigorifero, appena uscito da una boutique; bocca di ghiaccio,
processione di altri veicoli, auto e autocarri, che si snodava occhi freddi come uno stagno gelato.
sino a metà collina, sotto un sole ora tornato più implacabile "Gesù" mormorò Finn.
che mai. "E' un avvocato!" concluse Doone.
"Che po' po' di corteo funebre!" gridò Finn. Tutti fecero ala.
"Mai visto uno simile!" gridò Doone. L'avvocato, perché tale era in effetti, incedette, simile a Mosé
"Silenzio" esortò padre Kelly, compostamente. lungo il varco di un docile Mar Rosso, o a un Re Luigi durante
"Mio Dio" disse Finn. "La bara, la vedete?" la promenade, o alla più altezzosa puttana d'alto bordo in
"La vediamo, Finn, la vediamo" ansarono gli altri. Piccadilly: a seconda dei gusti, ognuno scelga il paragone
Perché la cassa, che avanzava traballando, era sì preferito.
artisticamente confezionata, ben inchiodata con borchie "E' la legge di Kilgotten" sibilò Muldoon. "L'ho visto andare
d'argento e d'oro, ma di quale strano legno era fatta? in giro, a Dublino, come l'Apocalisse. Ha un cognome che é
una barzelletta: Clement, si chiama! Mezza chiappa irlandese, Clement passò a Doone la bottiglia vuota e si apprestò a
ma bretone a chiappe riunite. Il peggiore!" stapparne una seconda.
"Che ci può essere di peggiore della morte?" bisbigliò "Senta, lei, aspetti un attimo!" squillò la voce del Giudizio
qualcuno. Universale.
"Lo vedremo presto" mormorò il prete. Ed era, naturalmente, la voce di padre Kelly, che si faceva
"Signori!" avanti, portando seco la sua più alta legge.
L'appello monopolizzò l'attenzione generale. "Devo arguire," gridò il sacerdote, le gote fiammeggianti, gli
L'avvocato Clement, sull'orlo della fossa, sganciò la cartella occhi ardenti nella luce del sole "che lei intende disperdere
da sotto il braccio, la aprì, ne trasse un documento legato con tutto quel ben di Dio nel buco di Kilgotten?"
nastri e sigillato, la cui stupenda ufficialità stupiva l'occhio, e "Tale é" rispose l'avvocato "il mio intendimento."
oscurava e rattristava il cuore. E cominciò a versare la seconda bottiglia. Ma il prete gli
"Prima delle esequie," disse Clement "prima che padre Kelly bloccò il braccio, per raddrizzare la bottiglia.
reciti l'ufficio funebre, ho un messaggio da portare a loro "E lei si aspetta che noi si resti immobili ad assistere a un
conoscenza, un codicillo al testamento di Lord Kilgotten, che simile atto blasfemo?"
ora leggerò." "Dato che é una veglia, sì, sarebbe la cosa appropriata da
"Scommetto che é l'undicesimo Comandamento" mormorò il farsi."
prete, a occhi bassi. L'avvocato fece per inclinare di nuovo la bottiglia.
"Quale sarebbe l'undicesimo Comandamento?" chiese Doone, "Si fermi, e subito!" Il prete si guardò attorno, in alto, in
aggrottando la fronte. basso, guardò i suoi amici del pub, e Finn, loro leader
"TU TACERAI E PRESTERAI ORECCHIO" rispose il prete. spirituale, e il cielo, dove Dio si celava, e la terra dove
"Shhh." Kilgotten giaceva acqua in bocca, e alla fine guardò l'avvocato
Perché l'avvocato aveva iniziato la lettura a voce alta del Clement e il relativo esecrando codicillo. "Attento, signore, lei
nastrato papiro, e le sue parole risuonavano nell'aria estiva. sta scatenando una sommossa popolare!"
""E premesso che i miei vini sono i migliori..."" "Sì!" gridarono tutti, pronti all'azione, pugni lungo i fianchi,
"E lo sono!" confermò Finn. macinando e triturando sotto i denti invisibili rocce.
""E premesso inoltre che le migliori marche di tutto il mondo "Di che annata é questo vino?" Ignorandoli, Clement sbirciò
sono ospitate nelle mie cantine, e che gli abitanti di questa con calma l'etichetta della bottiglia che aveva in mano.
città, Kilcock, non apprezzano tali nettari, ma preferiscono... "Novecentosettanta, Le Corton. Il migliore di un'annata
bevande... più grossolane..."" superba. Eccellente." Si scostò da padre Kelly, e lasciò che il
"Chi lo dice?!" protestò Doone. vino sgorgasse.
"Zitto e a cuccia" impose padre Kelly, sottovoce. "Faccia qualcosa" urlò Doone. "Non ha sottomano una
""Con la presente, dichiaro e stabilisco"" lesse l'avvocato con qualche scomunica?"
un largo e mellifluo sorriso compiaciuto ""che, contrariamente "I preti non scomunicano" disse padre Kelly. "Ma, Finn,
al vecchio adagio, un uomo può in effetti portarsi nella tomba Doone, Hannahan, Burke. Presto! Adunata!"
ciò che aveva di più caro. Quindi, dispongo, firmando questo L'ecclesiastico si allontanò di qualche passo, e gli uomini lo
codicillo alle mie ultime volontà, in questo mese che potrebbe seguirono d'impeto, tenendo le teste chine, come in una
essere il mio ultimo nella vita, per l'esecuzione di quanto mischia di rugby, in un vibrante conciliabolo con il padre. Il
sopra." Firmato William, Lord Kilgotten, addì sette del mese quale, nel bel mezzo dell'operazione, si rialzò per sorvegliare
in corso." quel che Clement stava facendo. L'avvocato era sulla terza
L'avvocato tacque, ripiegò il papiro, e si impettì, chiudendo gli bottiglia.
occhi, in attesa del tuono che avrebbe seguito il fulmine. "Presto!" implorò Doone. "Quello ci fregherà tutto il carico!"
"Sarebbe a dire," si angosciò Doone, sussultando "che il lord Esplose un quarto tappo, all'unisono con un quarto urlo della
intende...?" squadra di Finn, i Guerrieri Assetati, come in seguito si
Qualcuno stappò, con uno schiocco, una bottiglia. sarebbero autobattezzati.
Fu come un colpo di fucile che inchiodasse sul posto tutti i "Finn!" fu sentito esclamare il prete, nel groviglio delle teste.
presenti. "Sei un genio!"
Naturalmente, era soltanto il buon avvocato Clement, che, "Lo sono" concordò Finn, e il pacchetto di mischia si sciolse,
sull'orlo della tomba, aveva usato un cavatappi per privare del e padre Kelly tornò sollecito alla tomba.
turacciolo una bottiglia de La Vieille Ferme '73! "Ci userebbe la cortesia, signore," disse, strappando la
"Allora, é questa la veglia funebre?" Doon rise, nervosamente. bottiglia dalla presa dell'avvocato "di rileggerci, per l'ultima
"Non lo é" mormorò il prete, cupamente. volta, quell'infausto codicillo?"
Con un sorriso di radiosa soddisfazione, Clement, l'uomo di "Con piacere." E piacevole doveva essergli, poiché l'avvocato
legge, versò il vino, glug, glug, giù nella fossa, a irrorare la atteggiò le labbra in uno smagliante sorriso, mentre apriva di
bara enologica dentro cui erano nascoste le ossa assetate di nuovo il papiro.
Lord Kilgotten. ""... che, contrariamente al vecchio adagio, un uomo può in
"Fermalo! E' uscito pazzo! Portagli via la bottiglia! No!" effetti, portarsi nella tomba...""
Vi fu una selvaggia esplosione di furore indignato, come può Terminò, arrotolò di nuovo il documento, ed esibì un altro
essere quella che scaturisce dalla gola di spettatori che sorriso, che, almeno per lui, risultava di piena soddisfazione.
abbiano appena visto il loro calciatore falciato da un Fece per riprendere la bottiglia confiscatagli dal prete.
avversario durante una travolgente discesa. "Scusi un attimo." Padre Kelly arretrò fuor di portata. Lanciò
"Un momento! Mio Dio!" un'occhiata alla folla che pendeva dalle sue labbra. "Permetta
"Presto! Andate a chiamare il lord!" le ponga una domanda, signor avvocato, signore. E' detto in
"Coglioni!" brontolò Finn. "Sua signoria é nella cassa, e il suo quel documento esattamente come il vino deve finire nella
vino finisce nella fossa!" fossa?"
Impietrita dall'incredibile calamità, la folla non riusciva che ad "Nella fossa significa nella fossa" rispose l'avvocato.
assistere all'ultimo rivolo di vino rosso che cadeva nelle
viscere della terra benedetta.
"Quindi, siamo d'accordo: la cosa importante é che ci finisca "Tutto in perfetta regola" esclamò il prete, trasognato.
comunque, nella fossa?" proseguì il prete, con uno strano "Si" annuì l'avvocato. "Tutto in perfetta regola."
sorriso.
"Posso versarlo dando le spalle alla tomba, e gettandolo in
aria," riconobbe l'avvocato "sempre che ricada su un lato o A mezzanotte, nel mese di giugno
l'altro o in cima alla bara, come capiti, non c'é problema."
"Bene!" esclamò il prete. "Uomini! Una squadra da questo Un'attesa lunga, interminabile nella notte estiva, mentre
lato. Un battaglione dall'altro lato. Mettetevi in riga. Doone!" l'oscurità incombeva più calda sulla terra e le stelle
"Signore?" veleggiavano lente nel cielo. Egli sedeva, nel buio completo,
"Distribuisci le razioni. Svelto!" le mani rilassate sui braccioli della poltrona. Udì i rintocchi
"Signorsì!" Doone scattò. dell'orologio del municipio scandire le nove, le dieci e le
Tra un grande vociare di uomini che andavano alacremente undici, e finalmente le dodici. Da una finestra sul retro fluiva
allineandosi. una brezza a permeare la casa di mezzanotte di un alito senza
"Io," disse l'avvocato "vado a chiamare la polizia!" luce, una brezza che lo sfiorava lì dov'era seduto, come una
"La quale sono io" precisò un uomo, ai bordi della ressa. roccia incupita, a sorvegliare silenziosamente la porta d'entrata
"Agente Bannion. Qual é il reclamo?" - una veglia tacita...
Stupefatto, smarrito, l'avvocato Clement riuscì soltanto a
sfarfallare le palpebre e, alla fine, dire con voce strozzata. "Me A mezzanotte, nel mese di giugno...
ne vado."
"Non so se riuscirà ad arrivare vivo ai cancelli" profetizzò Il poema della fresca notte di Edgar Allan Poe gli scorreva
Doone giocondamente. nella mente, come le acque di un'oscura gola montana.
"Rimarrò" fu lesto a correggersi Clement. "Ma..."
"Ma?" volle sapere padre Kelly, mentre i tappi schioccavano, La signora dorme. Oh, possa il suo sonno,
e il cavaturaccioli brillava, passando di mano in mano, lungo che é durevole, essere altrettanto profondo!
l'allineamento.
"Andate contro la legge, contro la lettera della legge!" Si incamminò lungo l'atrio indefinibile nel buio, raggiunse la
"No" chiarì il prete, pacatamente. "Ci limitiamo soltanto a finestra sul retro dell'abitazione, la scavalcò, uscendo
perfezionare l'ortografia della legge, a mettere il taglio sulle all'aperto, a sentire il fiato della città rintanata a letto, nei
"t" e il puntino sopra le "i"." sogni, nella notte. Scorse il lustro serpente del tubo dell'acqua,
"Attenti!" gridò Finn. arrotolato mollemente nell'erba. Calato nella solitudine,
Schierati ai due lati della fossa, gli uomini attesero, ognuno irrorando l'aiuola, immaginò se stesso quale un direttore
con in mano una bottiglia piena di Chateau Lafite Rothschild d'orchestra, di un'orchestra udibile soltanto da cani intenti in
o Le Corton o Chianti d'annata. vagabondaggi notturni verso il nulla, con strani biancheggianti
"Allora ce le beviamo tutte?" domandò Doone. sorrisi. Con estrema attenzione, impresse nel fango la pianta
"Chiudi il becco" esortò il prete. Alzò gli occhi al cielo. "Oh, del piede, calcando con tutto il peso del suo alto telaio, lì sotto
Signore." Gli uomini chinarono il capo, e si tolsero il cappello. la finestra, lasciando impronte profonde e nette. Rientrò in
"Signore, per quello che stiamo per ricevere, accetta il nostro casa, e ripercorse l'atrio e il corridoio, del tutto invisibili,
sincero grazie. E grazie, Signore, per il genio che hai concesso guidandosi con le mani e lasciando tracce di mota sul
a Heeber Finn, il quale ha avuto l'idea di questo..." pavimento.
"Si" dissero tutti, quietamente. Dalla finestra che dava sul portico della facciata, intravide lo
"Una sciocchezza" borbottò Finn, arrossendo. smorto profilo di un bicchiere di limonata, pieno per un terzo,
"E benedici questo vino, che, dopo aver seguito il dovuto posato sulla balaustra dove lei l'aveva lasciato. Ne ebbe un
percorso, possa in definitivo approdo sgorgare là dove é leggero sussulto.
destinato. E se non ci riusciremo oggi e nella nottata, e tutta la Adesso, poteva sentirla venire verso casa. Poteva sentirla,
disponibilità non sia bevuta, dacci la grazia di poter tornare lontano, affrettarsi lungo le arterie della città, nella notte
qui ogni notte finché il dovere non sia totalmente assolto e d'estate. Chiuse gli occhi e proiettò la mente per localizzare la
l'anima assetata di vino non riposi in donna; e la sentì procedere nell'oscurità; seppe esattamente
pace." dove lei stava scendendo da un marciapiede, per attraversare
"Queste si, che sono parole sante" mormorò Doone. una via, salire su un altro marciapiede, e martellare con i
"Silenzio" sibilarono gli altri. tacchi sull'asfalto, rasente agli olmi e gli ultimi lillà, avendo al
"E nello spirito di questa circostanza, Signore, non dovremmo fianco un'amica. Affrettandosi nel vuoto deserto della notte,
noi chiedere al nostro buon amico avvocato Clement di unirsi egli era lei. Stringeva una borsetta tra le mani. Sentiva i lunghi
a noi, nella pienezza del suo cuore?" capelli solleticargli il collo, e la bocca farsi grassa di rosso per
Qualcuno fece scivolare nelle mani dell'avvocato una bottiglia le labbra. Seduto immobile, egli stava camminando,
delle migliori. Clement l'afferrò a tempo per evitare si camminando, camminando verso casa, dopo mezzanotte.
rompesse. "Buonanotte!"
"E infine, Signore, benedici il vecchio Lord Kilgotten, i cui Udì, senza udirle, le voci, ed ecco che lei era più vicina, a solo
anni di saggio accantonamento enologico ci aiutano adesso in poco più di un chilometro, e ora a meno di mille metri, e
questa ora di cordoglio. Amen." adesso calava giù, come una bella lanterna bianca appesa a un
"Amen" fecero eco tutti quanti. filo invisibile, nella gola che era casa di grilli, rane e acque
"Attenti!" ordinò Finn. risonanti. Ed egli conosceva la grana delle scale di legno,
Gli uomini si irrigidirono e sollevarono le loro bottiglie. come se, da ragazzo, ne avesse disceso in volata i gradini,
"Una per sua signoria" disse il prete. avvertendone la scabrosità, la polvere e il residuo calore del
"E" aggiunse Finn "una per la strada!" giorno...
Vi fu un caro gorgoglio liquido nelle gole assetate, e, anni più Protese le mani, aperte, nell'aria. Fece combaciare i pollici, poi
tardi, Doone volle far presente, un lieto suono di risa dalla le altre dita, in modo che le mani formassero un anello a
bara nella fossa. richiudere il vuoto che gli era davanti. Quindi,
lentissimamente serrò insieme le mani, strette, sempre più "Non te lo dirò." Lui era adesso al centro della stanza,
strette, aprendo la bocca, chiudendo gli occhi. immobile, eretto. Dio, quanto si sentiva alto! Alto, cupo, e
Sciolse la morsa delle dita, riportò le mani tremanti sui bellissimo, e il modo con cui tendeva le mani davanti a sé era
braccioli della poltrona. Non riaprì gli occhi. come se egli potesse appoggiarle, da un momento all'altro, sui
Tanto tempo prima, egli era salito, di notte, per la scala tasti di un pianoforte, per suonare una gaia melodia, un motivo
antincendio della torre del municipio, fino in cima, e da lì di valzer. Mani umide, quasi le avesse immerse in un
aveva guardato la città inargentata, la città sotto la luna, e la cespuglio di menta e in un bagno di fresco mentolo.
città nell'estate. E aveva visto tutte le case al buio, con dentro "Se ti dicessi chi sono, potresti non aver paura" le mormorò.
due cose: gente e sonno, i due elementi appaiati a letto, e tutta "E io voglio che tu abbia paura. Hai paura?"
la loro spossatezza e il loro terrore alitati nell'aria immota, Lei non disse nulla. Ansava, un piccolo mantice che, sollecito
riassorbiti silenziosi ed emessi di nuovo, finché non fossero e insistente, insufflava in lei il terrore, lo alimentava, lo teneva
purificati, e i problemi, l'odio e gli orrori del giorno vivo.
precedente non risultassero esorcizzati molto prima dell'alba e "Perché sei andata a teatro stasera?" bisbigliò lui. "Perché ci
scacciati per sempre. sei andata?"
Aveva subìto l'incanto dell'ora e della città, e si era sentito Nessuna risposta.
colmo di straordinaria potenza, come il mago con le Le si avvicinò di un passo, ne udì il respiro soffocato,
marionette che tirava i fili del destino su un palcoscenico di fischiante, come una spada rimessa nel fodero.
tele di ragno. Da quell'altezza vertiginosa, aveva potuto "Perché sei tornata attraversando la gola, da sola? Perché sei
scorgere il più fuggevole palpitare di una foglia a dieci venuta da sola, non é vero? Pensavi di incontrarmi a metà del
chilometri di distanza, sotto la luce della luna; l'ultima ponte? Perché sei andata a teatro stasera? Perché sei passata da
lampada ammiccare e spegnersi, come una zucca rosea. La sola per il burrone?"
città non poteva sottrarsi al suo sguardo - nulla in essa poteva "Io..." alitò lei.
avvenire senza che lui lo sapesse, in ogni sfumatura, in ogni "Tu" attese lui.
accenno. "No..." implorò Lavinia.
E lo stesso era in questa notte. Egli si sentiva un immenso "Lavinia" e fece un altro passo verso di lei.
orologio campanario, che lentamente scandisse e annunciasse "No, per pietà!"
le ore in un diffuso echeggiare di bronzi, spaziando su una "Apri la porta. Vattene. Di corsa."
città dove una donna, spinta od ostacolata da capricciose Lei non si mosse.
brezze o ventate, ora terrorizzanti, ora fiduciose, superava "Lavinia, apri quella porta."
cordonature profilate di bianco, guadando compatti viali di Solo un gemito gutturale come risposta.
asfalto e catrame, scivolando tra distese di erba tagliata di "Fuggi. Corri."
fresco, e adesso correndo, giù per i gradini, attraverso la gola, Nell'avanzare, egli sentì qualcosa toccargli il ginocchio. La
per poi risalire, risalire la collina. respinse con un calcio, proiettandola in aria, facendola
Ne sentì i passi, prima che il suono arrivasse alle sue orecchie. capovolgere, un tavolino, un cestino, e mezza dozzina di
La udì ansimare prima che vi fosse un ansito. invisibili gomitoli di lana rimbalzarono come gatti nel buio,
Spostò lo sguardo sul bicchiere di limonata, lì fuori sulla rotolando morbidamente. Nell'unica zona illuminata dalla luna
balaustra. Poi il rumore effettivo, i veri passi affrettati, il sotto la finestra giacevano sul pavimento le forbici, come un
respiro accelerato echeggiarono vividi. Egli si tese sulla segnale metallico di direzione.
poltrona. I passi attraversavano la strada, il marciapiede, Lui le raccolse, ghiaccio nella sua mano, e le porse di colpo
affannosi, intrisi di panico. Poi, un farfugliare, un rumore alla donna, nell'intervallo di spazio che li divideva.
confuso, incerto, nel portico, una chiave che frugava la "Prendile" le sussurrò.
serratura, una voce che gemeva e implorava a se stessa, e Con esse le sfiorò la mano. Lei la ritrasse di scatto.
sussurrava: "Oh, Dio, mio buon Dio!". Sussurri! Sussurri! E la "Eccole" le ripeté, dopo una pausa. "Prendile."
donna che spalancava la porta, la richiudeva con un tonfo, la Le aprì le dita, già morte e fredde, rigide e innaturali al tocco,
sprangava, parlando, mormorando, parlando a se stessa, nella gliele fece richiudere sulle forbici. "Così."
stanza buia. "Prendile" insisté.
La sentì, più che vederla, portare la mano sull'interruttore. Indugiò con lo sguardo rivolto al cielo e al chiarore della luna,
E si schiarì la gola. e quando si riscosse gli ci volle un po' di tempo prima di
Ella rimase addossata alla porta, dimenticando di accendere la riuscire a indovinare la sagoma della donna, annegata nel
luce. Se il chiarore lunare l'avesse avvolta, la donna sarebbe buio.
rabbrividita come una piccola pozza d'acqua in una notte di "Ho aspettato" disse. "Ma ho sempre dovuto farlo. Anche le
vento. Lui intuì gli occhi che, simili a due zaffiri, le si altre si sono fatte attendere. Ma, alla fine, venivano sempre da
dilatavano in volto, e il volto sbiancarsi, come brina me. Era facile, comodo. Cinque belle signore, in questi ultimi
scintillante. due anni. Le aspettavo nella gola, nella campagna fuori città,
"Lavinia" sussurrò. vicino al lago, dovunque, le aspettavo, e loro venivano a
Le braccia di lei erano spalancate sulla porta, rigide come un cercarmi e mi trovavano. Era sempre affascinante, il giorno
crocifisso. La udì spalancare la bocca, l'alito caldo emesso dai dopo, leggere i giornali. E anche tu mi cercavi, stanotte, lo so,
polmoni. Era, la donna, una bella trasparente falena bianca; altrimenti non saresti passata, tutta sola, per il burrone. E' lì
con l'ago aguzzo del terrore l'aveva inchiodata contro il che ti sei spaventata, e ti sei messa a correre? Pensavi che io
pannello della porta. Volendo, avrebbe potuto girare attorno fossi laggiù ad aspettarti? Avresti dovuto sentirti come correvi
alla cattura, guardarla, guardarla. qui sul viale! E quando hai aperto la porta! Chiudendola a
"Lavinia" ripeté il sussurro. chiave! Credevi di essere in salvo, finalmente a casa, al sicuro,
Ne sentì i battiti del cuore. Ella non si mosse. in salvo, in salvo, vero?"
"Sono io" in un nuovo bisbiglio. Con le forbici nella mano inerte, Lavinia cominciò a piangere,
"Chi?" chiese Lavinia, flebilmente, in un impercettibile e lui indovinò l'impercettibile luccichio delle lacrime, come
palpito della gola. acqua sulla parete di una cupa caverna. Udì i singhiozzi.
"No" bisbigliò. "Le forbici, le hai tu. Non piangere."
Lei pianse. Non si mosse; rimase lì tremante, la sua testa una polputa mela bianca; indugiava così a lungo sul castagno
premuta contro la porta. Cominciò a scivolare sul pavimento. che acquisiva la durezza e la lucida patina del frutto autunnale.
"Non mi piace sentirti piangere" aggiunse. "Non lo sopporto." E, mio Dio, che senso di potenza non venire scoperto, che
Annaspò con le mani, esplorando, finché riuscì a sfiorarle una grandezza ti conferiva, mentre le tue braccia, alla fine, erano
guancia. Ne sentì l'umidore, sentì l'alito caldo toccargli il rami che si spingevano in ogni direzione, attratti dalle stelle e
palmo, il tocco di una falena estiva. Allora disse un'altra cosa dalla luna artefice di maree, finché la tua impenetrabile
soltanto: segretezza racchiudeva la città, addolcendola della tua
"Lavinia," sussurrò dolcemente "Lavinia". compassione e tolleranza. Nell'ombra, potevi fare qualsiasi
Con quanta chiarezza ricordava le vecchie notti dei vecchi cosa. Qualunque cosa scegliessi di fare, potevi farla. Quale
tempi di quando era ragazzo, e assieme ai coetanei correva, potenza ti rivestiva, quando, seminascosto dietro i vetri di una
correva, e si nascondeva, si imboscava e giocava a finestra a pianterreno, vedevi la gente passare sul marciapiede,
nascondino. Nelle prime notti di primavera, nelle calde notti ignara che tu la stessi osservando e potessi, stendendo un
d'estate, nelle tarde sere d'autunno, e nelle prime rigide notti braccio, spolverare quei nasi in transito, col ragno a cinque
d'autunno, quando le porte venivano chiuse presto, e i portici zampe della tua mano, e spazzolare i pensieri altrui di terrore.
delle case erano deserti, spazzati solo dalle foglie travolte dal Finì di lavarsi le mani, le asciugò in una salvietta.
vento. Il gioco si prolungava finché vi fosse un barlume di Ma c'era sempre una fine al gioco. Quando il Cacciatore aveva
luce solare o arrivasse la luna col suo raggio incrostato di trovato tutti gli altri Nascosti, e questi Nascosti a loro volta
neve. I loro piedi, al galoppo sull'erba erano come il lancio diventavano, uno per uno, i Cacciatori, e si sparpagliavano
disordinato di soffici pesche o di mele cotogne, e la conta del chiamandoti per nome, cercandoti, ecco, allora ti sentivi ancor
Cacciatore, la testa affondata nell'arco delle braccia, più potente.
echeggiava nella notte: cinque, dieci, quindici, venti, "Ehi! Ehi! Dove sei? Il gioco é finito!"
venticinque, trenta, trentacinque, quaranta, quarantacinque, Ma tu non ti muovevi, non uscivi fuori. Anche quando tutti si
cinquanta... E il rumore delle mele rimbalzanti diminuiva, radunavano sotto il tuo albero, e ti vedevano, o credevano di
s'allontanava, i ragazzi tutti al coperto, su un albero o vederti, lassù in cima, e ti gridavano: "Vieni giù! Smetti di
nell'ombra di un cespuglio, negli anfratti dei portici, con i fare lo scemo! Ti vediamo! Sappiamo che sei lì!".
saggi cani attenti a non agitare la coda e a non rivelare il Non rispondevi nemmeno allora - non prima che la cosa
segreto... E la conta che si esauriva: ottantacinque, novanta, definitiva e fatale accadesse. Da lontano, al di là dell'isolato, il
novantacinque, cento! sibilo ripetuto di un fischietto d'argento, e la voce di tua
Chi c'é c'é, chi non c'é peggio per lui! madre: "Le nove! A casa!".
Il Cacciatore si precipitava a indagare l'ignoto per trovare le Ma tu aspettavi che tutti i compagni se ne fossero andati. Poi,
Tane, e quelli nelle Tane a soffocare le proprie risate, come disarticolando, con la massima attenzione, te stesso, il tepore
preziose fragole di giugno, tappandosi la bocca con le mani. E che ti aveva ospitato, riluttante a lasciare la tua segretezza,
il Cacciatore con l'orecchio teso a captare il minimo batticuore correvi a casa, solo, solo nel buio e nell'ombra, trattenendo il
sospeso tra i rami di un olmo, o lo scintillio degli occhi di un fiato, dominando i tonfi del cuore, evitando la luce dei
cane in un cespuglio, o un piccolo mugolio di risa lampioni, affinché, se avesse udito qualcosa, la gente pensasse
insopprimibile allorché il Cacciatore correva nelle vicinanze e a una foglia catturata dal vento. E tua madre che ti aspettava
non vedeva l'ombra nell'ombra... sulla soglia della porta aperta...
Finì di asciugarsi le mani. Indugiò un attimo pensando a come
Andò nella stanza da bagno, ripensando a quei tempi, era andata durante gli ultimi due anni, lì in città. Il vecchio
rivivendo l'afflusso tumultuoso dei ricordi che, come una gioco che andava avanti, condotto da lui in solitudine, gli altri
cascata dal gradino di un dirupo, cadeva, precipitava ad ragazzi spariti e risucchiati da una decorosa mezz'età; ma
allargargli la mente. adesso, come prima, lui, l'ultimo solitario Nascosto, e tutta la
Dio, quanto alti e segreti si erano sentiti, nei loro nascondigli! città a cercare e non trovare nulla e correre a casa, sprangando
Dio, come le ombre li avevano protetti, accolti e racchiusi nel le porte.
loro trionfo. Lucidi di sudore, come si erano acquattati come Ma questa notte, al di fuori di un tempo da tanto scomparso, e
idoli, nell'illusione di poter restare nascosti per sempre! ora in altre molte notti, egli aveva udito quell'antico suono, il
Mentre lo sciocco Cacciatore andava annaspando verso suono del fischietto d'argento che sibilava, sibilava. Non era
l'insuccesso e l'inevitabile frustrazione! certo il richiamo di un uccello notturno, dato che lui quelli li
A volte, il Cacciatore si fermava proprio sotto il tuo albero, e conosceva tutti. Ma il fischietto continuava a insistere, e una
credeva di scorgerti appollaiato lassù, nelle tue ali invisibili, voce a ricordargli, A casa e Le nove, anche se adesso la
nelle tue ali scolorite di pipistrello, e gridava: "Ci sei!". Ma tu mezzanotte era passata da un po'. Ecco, il fischietto stava
non rispondevi. "Dài, sei lì, ti vedo!" Ma tu non dicevi niente. modulando ancora il suo richiamo. Anche se sua madre era
"Vieni giù, tanto so che ci sei!" Ma da parte tua non una morta da molti anni, dopo aver messo precocemente il marito
parola, solo un vittorioso sorriso. E il dubbio che assaliva il nella tomba, con il suo caratteraccio e la sua lingua spietata:
Cacciatore ai piedi dell'albero. "Sei tu, vero?" Poi la rinuncia, "Fai questo, fai quello, fai così, fai cosà...". Un disco rotto,
la ricerca proseguita altrove, con un ultimo sfiduciato costretto a gracidare sul punto incrinato sempre lo stesso
tentativo: "Dài, so che sei lì". Silenzio. Solo l'albero nella motivo, ripetuto, ripetuto, ripetuto, la sua voce, la sua cadenza.
notte placida, che frusciava lievemente, rinunciando a una E il nitido fischio che trapanava i timpani, e il gioco era finito.
foglia per volta. E il Cacciatore, impaurito dell'ombra Non più camminare per la città, scomparire dietro alberi e
nell'ombra, dirottava verso la selvaggina più facile, cespugli e sorridere un sorriso che bruciava al di là del
identificabile con sicurezza. fogliame più denso. Quando la cosa gli succedeva, automatica.
Si lavò le mani, e pensò: "Perché mi lavo le mani?". E poi la I piedi che lo guidavano, le mani che agivano. Adesso egli
sabbia del tempo che filtrava ancora attraverso il foro della sapeva che le mani non gli appartenevano.
clessidra, ed era un altro anno.... Si strappò un bottone della giacca, lo lasciò cadere nel buio
Spesso, quando giocava a nascondino, era rimasto introvabile pozzo della stanza. Un bottone che parve non atterrare sul
del tutto; non permetteva che lo pescassero. Muto come un pavimento, ma restare sospeso, fluttuante. Per poi arrendersi e
tomba, rimaneva tanto a lungo sul ramo del melo da diventare mettersi a rotolare.
Rotolare per terra, ma non si fermava mai? Ecco, finalmente si "Ancora latte?"
era fermato. "Sì" rispose Tom.
E le mani che agivano per loro conto, non le comandava più. E rimase a osservare, con assorto interesse, con assoluta
Si prese di tasca la pipa che fece volare nel buio della stanza; intensa concentrazione, il bianco cartone che si inclinava e
senza aspettarne l'impatto con qualcosa, tornò rapidamente in brillava, il latte niveo che ne sgorgava, freddo e silenzioso,
cucina e controllò, dalla finestra aperta dalle bianche tendine come il suono di una sorgente nella notte, e riempiva il
gonfie di vento, le impronte che vi aveva lasciato. Era di bicchiere, sino all'orlo, sino all'orlo estremo, e ne traboccava...
nuovo il Cacciatore, alla ricerca, e non più il Ricercato che si
nascondeva. Era il silenzioso investigatore che trovava,
setacciava, cerniva, catalogava indizi, e quelle impronte gli Mi benedica, padre, perché ho peccato
erano adesso estranee come reperti di un'era archeologica.
Erano state lasciate un milione di anni fa, da qualche altro Fu appena prima della mezzanotte della Vigilia di Natale,
uomo, impegnato in qualche altra impresa. Si stupì della loro quando padre Mellon si svegliò, dopo aver dormito solo
nitidezza, profondità e forma, al chiaro della luna. Abbassò qualche minuto. Avvertiva l'impulso, quanto mai pressante e
una mano, quasi a toccarle, quasi davanti a una grande specifico, di alzarsi e correre a spalancare il portale della
scoperta archeologica. Ma era già tornato nei locali chiesa, lasciare che la neve entrasse, e poi andare a sedersi nel
dell'appartamento, lacerandosi dai risvolti dei pantaloni un confessionale, in attesa.
lembo di stoffa che depose sul palmo della mano e soffiò via, Ä In attesa di che cosa? Chi poteva dirlo? Supporlo? Ma
come fosse una farfalla. l'impulso era tanto incredibilmente forte da risultare
Aprì la porta sulla facciata, uscì e sedette un attimo sulla impossibile ignorarlo.
ringhiera del portico. Prese il bicchiere di limonata e bevve "Che diamine mi prende?" mormorò tra sé, mentre si vestiva.
quanto vi era rimasto, ormai caldo, e strinse le dita sul vetro, "Sto diventando matto? A quest'ora, chi può volere e sentire il
con forza. Poi rimise giù il bicchiere. bisogno, e perché mai dovrei..."
Il fischietto d'argento! Comunque, finì di vestirsi, scese giù e andò ad aprire il portale
"Sì" pensò. "Vengo, vengo." della chiesa, sulla cui soglia indugiò in reverente
Il fischietto d'argento! contemplazione del superbo capolavoro che aveva davanti agli
"Sì, ho capito. Le nove. A casa. Le nove. La lezione da occhi, migliore di qualsiasi dipinto mai fatto dall'uomo: uno
ripassare, la tazza di latte con i cracker, il letto bianco e sconfinato manto di neve, che intesseva ricami, ingentiliva i
freddo, a casa, a casa, le nove, e il fischietto d'argento. " tetti, attenuava la luce dei lampioni, addobbava di candido
L'uomo aveva già abbandonato il portico, correndo agile e scialle le masse acquattate delle auto in attesa di essere
sciolto, ansimando appena, col cuore che batteva regolare, benedette, lungo la cordonatura dei marciapiedi. Una neve che
senza affanno, come si corre a piedi scalzi, come uno che sia arrivava alla caviglia, gli accarezzava fioccosa le palpebre e il
foglia e verde erba di giugno, come sa correre la notte, tutta cuore. Si sorprese a trattenere il respiro alla volteggiante levità
ombre, correndo per sempre, lontano dalla casa silenziosa, di quel candore, e poi, girando le spalle, con la neve che gliele
lungo le vie, e giù nella gola sovrastata dal ponte. spruzzava, andò a rintanarsi nel confessionale.
Spalancò la porta a vetri ed entrò nell'Owl Diner, quel lungo "Maledetto scemo" pensò. "Vecchio stupido. Che ci fai qui?
vagone ferroviario, rimosso dai suoi binari, e assegnato a un Tornatene a letto!"
solitario e immobile destino nel centro della città. E che Ma poi sentì: un rumore sul portale, passi che strusciavano
adesso era deserto, tranne la presenza del barista. Il quale, sull'impiantito di marmo, e alla fine, dall'altra parte della
dall'estremità opposta del banco, alzò gli occhi verso la porta grata, la presenza bagnata di qualcuno. Padre Mellon attese.
che si richiudeva e il cliente che camminava rasente la fila "Mi benedica," bisbigliò una voce maschile "perché ho
degli sgabelli girevoli. Il barista si tolse di bocca lo stecchino. peccato!"
"Tom Dillon, vecchio barbagianni. Che ci fai in giro a Sbalordito per la subitaneità della richiesta, padre Mellon
quest'ora di notte, Tom?" riuscì soltanto a replicare:
Tom Dillon ordinò senza consultare il menù. Mentre aspettava "Come mai poteva supporre che la chiesa fosse aperta e io mi
di essere servito, introdusse una monetina nel telefono a muro, trovassi qui?".
formò un numero, parlò sommessamente per qualche secondo. "Ho pregato, padre" fu la sommessa risposta. "E' Dio che l'ha
Riappese, andò a sedersi su uno sgabello, ascoltando. Sessanta spinto a scendere e aprire."
secondi più tardi, lui e il barista udirono la sirena della polizia L'argomento pareva inoppugnabile, e così il vecchio sacerdote
ululare a novanta all'ora. "Bene, perdio!" disse il barista. e l'uomo, la cui voce suonava quella di un rauco e altrettanto
"Prendeteli, ragazzi!" vecchio peccatore, restarono silenziosi un lungo momento,
Mise su un piatto un bicchierone di latte e sei cracker mentre l'orologio si avvicinava impercettibilmente alla
croccanti. mezzanotte; alla fine, la pecorella venuta dalla notte e tuttora
Tom Dillon rimase seduto, svagato come chi ha tempo da invisibile, ripeté:
perdere, guardandosi furtivamente il risvolto lacerato dei "Benedica questo peccatore, padre!".
pantaloni e le scarpe infangate. La luce nel vagone era cruda e Ma, invece del solito unguento ammonitore e consolatore
vivida, ed egli ebbe l'impressione di trovarsi su un delle parole, con Natale che incalzava tra la neve, padre
palcoscenico. Col bicchiere in una mano, sorseggiò il latte Mellon si chinò verso la grata e non poté evitare di dire:
freddo, a occhi chiusi, masticò i cracker, assaporandone "Dev'essere un ben pesante fardello di peccati sulla sua anima
l'impasto friabile, gustandolo in ogni papilla della bocca, della che l'ha fatta uscire in una notte come questa, per una
lingua. missione impossibile, che solo Dio ha reso possibile, avendo
"Questo pasto," domandò adagio "lo chiameresti sì o no un udito e avendomi tirato giù dal letto".
pasto salutare?" "E' un elenco terribile, padre, come constaterà!"
"Salutare quanto mai" ammise il barista, sorridendo. "Allora, parli, figliolo," sollecitò il prete "prima che entrambi
Tom Dillon masticò un altro cracker con la massima geliamo..."
concentrazione. "Bene, fu così..." sussurrò la voce che pareva piena di vento,
"E' solo questione di tempo" pensò, aspettando. da dietro la grata. "...Sessant'anni fa..."
"Ripeta? Sessanta?!" Il prete sussultò. "Così indietro nel che era scomparso. Poi mi ritrassi, con le lacrime che
tempo?" sgorgavano dagli occhi, col respiro mozzo, e lo afferrai di
"Sessanta!" E vi fu un tormentato silenzio. nuovo, e lo strinsi a me, ma questa volta chiedendogli
"Continui" disse padre Mellon, vergognandosi di averlo perdono: "Ti prego, Bo, perdonami. Non volevo. Oh, Bo,
interrotto. perdonami...".
"Sessant'anni questa settimana, quando avevo dodici anni" "Ma, padre, lui non poteva perdonarmi. Chi era? Un animale,
riprese la voce dolente. "In una piccola città dell'Est, ero fuori un cane, il mio amore. E mi guardava con i suoi grandi occhi
con mia nonna per gli acquisti di Natale. A piedi. Chi aveva castani e mi serrava il cuore, che da allora é rimasto e per
l'auto a quei tempi? A piedi, stavamo tornando a casa, con in sempre nella morsa di quella vergogna. Ero io che non potevo
mano pacchetti variopinti, e nonna mi fece qualche perdonare me stesso. Tutti questi anni, il ricordo del mio
osservazione. Non ricordo più per quale motivo. So però che amore e di come lo avevo tradito, e ogni Natale da allora, non
me la presi moltissimo, mi infuriai, e mi misi a correre, il resto dell'anno, ma ogni Vigilia di Natale, il suo fantasma
lasciandola sola. Mentre scappavo, la sentivo gridare, e poi ritorna, vedo il cane, sento i colpi dei miei pugni, rivivo la mia
scoppiare in lacrime, pregandomi, disperata, di fermarmi, di vergogna. Oh, mio Dio!"
tornare indietro, ma io continuai a correre. Sapevo quanto ne Il penitente tacque, piangendo.
fosse sconvolta, quanto male le stavo facendo, e questo mi E alla fine, il vecchio prete osò chiedere: "Ed é per questo che
rendeva forte e bravo, e continuai a correre, ancora più di lei é venuto qui?".
slancio, ridendo, e arrivando a casa molto prima di lei, e "Sì, padre. Non é tremendo? Non é terribile?"
quando la vidi giungere, ansimante e piangente, come non Padre Mellon non riuscì a rispondere, perché le lacrime
dovesse mai fermarsi, provai vergogna e corsi a stavano coprendo anche il suo volto, e inspiegabilmente,
nascondermi..." assurdamente, gli mancava il respiro.
Seguì un altro lungo silenzio. "Dio vorrà perdonarmi, padre?" domandò l'altro.
Il prete lo interruppe chiedendo: "Sì."
"E' tutto qui?". "E lei, padre, può perdonarmi?"
"L'elenco é lungo" si dolse la voce dietro la grata sottile. "Sì, ma adesso lasci che le dica una cosa, figliolo. Quando
"Continui" incitò il sacerdote, chiudendo gli occhi. avevo dieci anni, mi successero le stesse cose. I miei genitori,
"La stessa cosa feci a mia madre, prima di Capodanno. Mi naturalmente, ma poi... il mio cane, l'amore della mia vita, lui
aveva fatto arrabbiare. Mi misi a correre. La sentivo che era scappato di casa e che odiai per avermi lasciato, e che,
chiamarmi. Sogghignai e accelerai la corsa. Perché? Perché, quando tornò, io pure amai e picchiai, e ripresi ad amare. La
mio Dio, perché?" vergogna é rimasta in agguato tutti questi anni, la tenevo
Il prete non diede risposta. nascosta dentro di me. Ho sempre confessato tutto al mio prete
"E' così, allora?" mormorò, finalmente, sentendosi confessore. Ma mai quello. Quindi..."
stranamente compartecipe. "Quindi, padre?"
"Un giorno d'estate," proseguì la voce "alcuni ragazzi più "Signore, Signore Iddio, uomo mio caro. Dio ci perdonerà,
grandi mi picchiarono. Quando se ne furono andati, vidi su un entrambi. Finalmente lo abbiamo confessato, abbiamo trovato
cespuglio due farfalle, unite, bellissime. Odiai la loro felicità. il coraggio di dirlo. E io le darò l'assoluzione. Ma prima..."
Le afferrai; le strinsi nel pugno e le ridussi in polvere. Oh, Il vecchio prete fu incapace di continuare, perché nuove
padre, che vergogna!" lacrime erano venute a soffocarlo.
In quel momento il vento irruppe dal portale, e confessore e Lo sconosciuto, al di là della grata, le intuì, domandò con
peccatore alzarono gli occhi verso il fantasma di neve che estrema attenzione: "Lei vuole il mio perdono, padre?".
mulinava e si disperdeva sul pavimento, in rivoli di biancore. Il prete annuì, senza parlare. Forse l'altro sentì l'ombra di
"C'é un'altra cosa terribile" aggiunse il vecchio nascosto, con quell'assenso, perché disse subito: "Ah, bene. Il perdono é
il suo tormento, dietro la grata. concesso".
"Quando avevo tredici anni, ancora durante la settimana di E rimasero entrambi muti, a lungo, nel buio, e un altro
Natale, il mio cane Bo fuggì di casa, scomparendo per tre fantasma si mosse, andò sulla porta, soffermandosi un istante,
giorni e tre notti. Gli volevo bene, più della mia vita. Era poi diventò neve e sparì in uno spolverio bianco.
unico, affettuoso e bello. E di colpo era sparito, e la sua "Prima di andarsene," disse il prete "si fermi a bere un
bellezza con lui. Aspettai. Piansi. Lo aspettai. Pregai. Imprecai bicchiere di vino con me."
in silenzio. Sapevo che non sarebbe mai più tornato, mai più! Il grande orologio di fronte alla chiesa, sulla piazza, rintoccò
E poi, ecco, in quella Vigilia di Natale, oh! alle due del la mezzanotte.
mattino, col nevischio sulle strade; i ghiaccioli sui tetti e la "E' Natale, padre" disse la voce dietro la grata.
neve che cadeva, udii nel sonno un rumore, e mi svegliai per "Il più bello che sia mai stato, penso."
sentirlo che grattava alla porta. Saltai dal letto con tanto "Il più bello."
impeto che quasi mi uccidevo! Spalancai la porta, e c'era lì il Il vecchio prete si alzò e uscì dal confessionale.
mio povero cane, tremante, frenetico, coperto di lurida Attese un attimo un qualche fruscio, un qualche movimento
poltiglia. Urlai, lo tirai dentro, richiusi la porta, mi che venisse dal lato opposto.
inginocchiai, lo strinsi e mi misi a piangere. Quale regalo, Nulla di nulla.
quale splendido regalo! Pronunciai il suo nome, una, due, Aggrottando la fronte, padre Mellon aprì la porta del cubicolo,
dieci volte. E lui piangeva con me, tutto guaiti e latrati e scrutò all'interno.
uggiolii di gioia. E poi mi fermai. E sa cosa feci? Immagina Nulla e nessuno.
che terribile cosa? Lo picchiai. Sì, lo picchiai. Con i pugni, Gli ricadde la mascella. Neve che gli bagnava il retro del
con le mani aperte, e ancora con i pugni, gridando: "Come hai collo.
osato, come hai potuto?". E continuai a picchiarlo e picchiarlo Allungò una mano a esplorare l'oscurità.
finché non fui debole e singhiozzai e dovetti smettere, perché Trovò il vuoto.
vedevo quello che avevo fatto, e lui era rimasto lì, Girandosi, fissò il portale, vi si diresse in fretta per guardare
prendendosi tutte le botte, come sapesse che le meritava, che fuori.
aveva tradito il mio amore, che adesso non gli portavo più, e
La neve cadeva sull'eco di lontani orologi che scandivano si bloccava presentando armi immaginarie, facendo spallÄarm
l'ora. La piazza, le vie erano deserte. con immaginari fucili.
Girando di nuovo, il prete scorse l'alto specchio sull'entrata "Attenti!" echeggiò di nuovo il comando.
della chiesa. "Mio Dio" mormorò Sid, il mio migliore amico, sdraiato
C'era riflesso nel freddo cristallo un vecchio, lui stesso. vicino a me, nella rovente luce del sole, alzando la testa a
Quasi automaticamente, sollevò una mano e tracciò il segno guardare.
della benedizione. Il riflesso nello specchio fece lo stesso. "Mio Dio, davvero" brontolai.
Poi, il vecchio prete, asciugandosi gli occhi, si girò ancora una "Da quanto tempo va avanti 'sta menata?"
volta, e andò a cercare il vino. "Da anni, forse. Ne ha tutta l'aria. Da anni."
Fuori, Natale, come la neve, era ovunque. "Uno, due!"
"Tre, quattro!"
L'orologio di una chiesa vicina suonò mezzogiorno: l'ora di
Secondo gli ordini apertura del bar della piscina.
"Compagnia, avanti... march!"
"Compagnia, attenti!" Esplosione di tacchi riuniti. In parata di due, uomo e ragazzo a passo martellante sul
"Compagnia, avanti march!" pavimento piastrellato fecero conversione verso i cancelletti
Un due, un due. lucchettati del bar all'aperto.
"Compagnia... alt!" "Compagnia, alt! Pronti ad aprire i lucchetti! Eseguire! Via!"
Trump, trump, track. Il ragazzo eseguì.
"Dest riga." "Apertura dei cancelli, via!"
Bisbiglio Il ragazzo spalancò i cancelli, balzò indietro, irrigidendosi
"Sinist riga." sull'attenti, in attesa.
Fruscio "DietroÄfront, avanti march!"
Sotto il sole, tanti anni fa, l'uomo sparava comandi e la Quando il ragazzo ebbe raggiunto l'orlo della vasca e stava per
compagnia ubbidiva. Ai margini di una piscina d'albergo sotto cadervi dentro, il padre, col più mefistofelico dei sorrisi,
il cielo di Los Angeles nell'estate del '52, c'erano il sergente ordinò a bassa voce: "... alt!".
istruttore e le sue reclute. Il figlio si bloccò, ondeggiando, a dieci centimetri dall'acqua.
"Guardare avanti! Testa alta! Mento in dentro! Petto in fuori! "Dio lo fulmini" sussurrò Sid.
Stomaco in dentro! Spalle indietro, indietro, ho detto!" Il padre lasciò lì il figlio, rigida parvenza di un'asta di
Il sergente istruttore incedeva, in mutandine da bagno, lungo il bandiera, eretto sull'attenti, e se ne andò.
bordo di quella piscina a fulminare col gelido sguardo celeste Sid balzò in piedi, incredulo e indignato.
la sua compagnia, il suo plotone, la sua squadra, suo... "Siediti" gli dissi.
Figlio. "Cristo, quello ha tutte le intenzioni di lasciar lì suo figlio, in
Un ragazzo, di nove o dieci anni, eretto, impalato, rigido come sospeso, sull'attenti?!"
un puntello di ferro, fissando la vacuità militare, spalle "Torna a sederti, Sid."
inamidate, mentre suo padre, a passi scattanti, gli girava "Be', in nome di Dio, é inumano!"
attorno, abbaiando comandi scanditi dalla bocca increspata, si "Non é tuo figlio, Sid" gli ricordai sottovoce. "Vuoi metterti a
chinava su di lui, con impietosa insistenza. Entrambi litigare?"
indossavano mutandine da bagno, e niente altro. No, anche gli "Sì, dannazione!" confermò il mio amico.
zoccoli di legno. Sino a un momento prima, avevano "Sarebbe controproducente."
riordinato l'area della piscina, sistemando asciugamani, "Col cavolo, lo sarebbe. Ho proprio voglia di dirgliene quattro
manovrando la scopa. Ma adesso, appena prima di a quel..."
mezzogiorno... "Osserva la faccia del ragazzo, Sid."
"Compagnia! In cadenza! Uno, due!" Sid guardò e cominciò a calmarsi.
"Tre, quattro!" fece eco il ragazzo. Il ragazzo, impalato lì, nella vampa del sole, nel riflesso
"Più decisi quei movimenti! Uno, due!" dell'acqua, era l'immagine vivente dell'orgoglio. Da come
"Tre, quattro!" teneva la testa, da come gli splendevano gli occhi, dal modo
"Compagnia, alt, spallÄarm, presentatÄarm, dentro quel con cui le sue spalle nude accettavano il pungolo dei comandi
mento, punte dei piedi riunite!" dell'ordine chiuso, tutto era fierezza e corresponsione.
Il ricordo andava e veniva, tremolante, come un film mal E fu la logica di quella fierezza che alla fine fece breccia in un
proiettato in un cinema di terza visione. Da dove tornava a Sid esasperato. Gravato da disappunto, si lasciò andare sulle
galla, e perché? ginocchia ripiegate.
Ero su un treno da Los Angeles a San Francisco. Ero nel "Dovremmo restare qui seduti tutto il pomeriggio a guardare
vagoneÄbar, deserto, data l'ora notturna, tranne per la questo gioco idiota di..." la voce di Sid aumentò di tono,
presenza del barista e di un estraneo, giovaneÄvecchio, che istintivamente "... Simone dice?!"*
sedeva a un tavolino proprio di fronte al mio, a bere il suo
secondo martini. [Personaggio sciocco e sempliciotto della filastrocca infantile
Il vecchio ricordo era scaturito da lui. di Mamma Oca. [N.d.T.]]
A distanza di tre metri, i suoi capelli, la sua faccia, i suoi occhi
celesti, attoniti e dolenti, avevano di colpo troncato il fluire
del tempo, riportandomi indietro.
In un'altalena di visioni sfocate e nitide, ero sul treno, poi sul Il padre sentì. Si immobilizzò nel bel mezzo delle sue
bordo di quella piscina, a osservare lo sguardo luminoso e operazioni - stava impilando asciugamani sull'estremità
ferito di quest'uomo col suo martini davanti, a riudire suo opposta della piscina. I muscoli della schiena gli guizzarono
padre di trent'anni prima, a scrutarne il figlio di cinquemila come la pallina di un flipper che vorticasse a sommare punti.
pomeriggi fa, che marciava, faceva dietroÄfront, convergeva, Quindi, con un perfetto dietroÄfront, rasentò il figlio, sempre
in precario equilibrio a dieci centimetri dal bordo della vasca,
non senza lanciargli un'occhiata tagliente, accompagnata da un a trapano, sentii che le mie spalle arretravano, il mio mento si
cenno di assenso severo, e arrivò a incombere con la sua ritraeva, il torace mi si gonfiava. Mi ricomposi, sollevai il
ombra su Sid e su di me. bicchiere, lo feci oscillare con noncuranza verso l'uomo, e
"Le sarò grato, signore," disse con voce misurata "se vorrà bevvi.
abbassare il tono, per non confondere mio figlio..." "Che accadrà" pensai "negli anni a venire? Il figlio crescerà
"Io userò il tono che più m'accomoda per dire qualsiasi cosa abbastanza da accoppare o dare una battuta al proprio vecchio,
mi venga in mente!" E Sid si preparò ad alzarsi. o si limiterà a scappare per affrontare una vita ormai
"No, signore, lei non lo farà." L'uomo puntò sul mio amico il condizionata, sempre in marcia a non più udibili comandi di
suo naso, che sarebbe potuto senz'altro essere un fucile pronto 'Attenti!' e 'Avanti march!' e non mai di 'Riposo!'?"
a sparare. "Questa é la mia piscina, questo é mio territorio, ho "Oppure," pensai, bevendo "il ragazzo a sua volta alleverà
un accordo preciso con l'albergo, la cui giurisdizione si ferma propri figli, inculcando loro le delizie dell'ordine chiuso in
al cancello. Se devo gestire un esercizio impeccabile e torridi mezzogiorno sui bordi di una piscina,
riservato, devo disporne con piena autorità. Chiunque non si interminabilmente? Un bel giorno si punterà una pistola in
adegui... fuori. Volente o nolente. Sulla parete dentro la bocca, distruggendo così suo padre nell'unico modo che
palestra troverà i miei attestati di cintura nera, pugilato e conoscesse? O, si sposerà, senza avere prole, seppellendo così
tiratore scelto. Se vuol provare a darmi la mano, posso tutti i comandi, tutti gli ordini chiusi, tutti i sergenti istruttori?"
spezzarle il polso. Se starnuta, le fratturo il setto nasale. Una Domande, mezze risposte, altre domande.
sola parola, e il suo odontoiatra impiegherà due anni a Il mio bicchiere era vuoto. Il sole se n'era andato, e con lui il
ricostruirle il sorriso. Compagnia... attenti!" padre e il figlio.
Tutto il discorso gli era fluito d'un fiato, né virgole, né pause. Ma adesso, in carne e ossa, di fronte a me, su questo treno
Suo figlio si irrigidì sull'orlo della piscina. notturno diretto a nord per una destinazione ignota, uno dei
"Quaranta vasche. Via!" due era tornato. Era lì, il ragazzo, la recluta da sgrossare, il
"Via!" ripeté il ragazzo, e si tuffò. figlio del padre che sparava comandi a mezzogiorno, e diceva
Il suo impatto con l'acqua e l'inizio di vorticose bracciate al sole di sorgere o tramontare.
tolsero a Sid ogni desiderio di rincarare la dose. Sid chiuse gli Appena vivo? Semivivo? Vivo del tutto?
occhi. Non ne ero sicuro.
Il padre gli concesse un sorriso, e si girò a osservare il ragazzo Comunque, era lì, trent'anni dopo, l'uomo vecchio-giovane o
che macinava acqua e schiuma. giovaneÄvecchio, intento al suo terzo martini.
"Lì c'é tutto ciò che io non sono mai stato" disse. "Signori." Ormai, mi ero reso conto che le mie occhiate stavano
Ci rivolse un asciutto cenno del capo, e se ne andò. diventando troppo continue e imbarazzanti. Studiai quegli
A Sid non rimase altro che saltare in acqua. Fece venti vasche, occhi azzurri e feriti, perché tali erano: feriti, e alla fine presi
quasi sempre preceduto nella virata dal ragazzo. Quando uscì coraggio e parlai:
fuori, era più calmo. Si buttò a terra. "Le chiedo scusa" dissi. "Potrà sembrarle sciocco, ma...
"Cristo," brontolò, con la faccia seppellita nell'asciugamano trent'anni fa, mi trovavo a passare i fine settimana
"un giorno o l'altro deve scrollarsi di dosso e uccidere quel all'Ambassador Hotel, dove un ex militare gestiva la piscina
figlio di puttana!" assieme a suo figlio. Lui... be'. E' lei quel figlio?"
"Come disse una volta un personaggio di Hemingway," Il giovaneÄvecchio di fronte a me rifletté un istante, mi
commentai, seguendo con gli occhi il ragazzo concludere la guardò, e alla fine sorrise.
35ma vasca "non sarebbe piacevole supporlo?" "Sono io, quel figlio. Venga a sedersi con me."
L'ultima volta, il giorno conclusivo in cui li vidi, il padre stava Ci stringemmo la mano. Ordinai per entrambi un ultimo giro,
ancora marciando alacremente, vuotando i portacenere come se stessimo festeggiando qualche felice ricorrenza, o
(nessun altro li avrebbe saputi vuotare come li vuotava lui), tenendo una veglia, né lui né io avremmo saputo dire quale
raddrizzando tavolini, allineando panche e sedie a sdraio in delle due. Dopo che il barista ci ebbe portato da bere, dissi:
file militaresche, disponendo immacolati asciugamani in pile "Al novecentocinquantadue, un brindisi. Un anno buono? Un
di matematica precisione. Anche il modo con cui, in quel suo anno cattivo? Alla salute, comunque".
andare e venire, ramazzava per terra era geometrico. Solo di Brindammo e lui disse, quasi di seguito: "Lei si sta
quando in quando, l'uomo girava di scatto la testa, scoccava domandando che ne sia stato di mio padre".
un'occhiata per accertarsi che la sua squadra, il suo plotone, la "Mio Dio" sospirai.
sua compagnia fossero sempre lì, dopo un'ora, irrigiditi "No, no," mi tranquillizzò "non c'é problema." Un sacco di
sull'attenti, un ragazzo come un palo del telegrafo, i capelli gente se l'é chiesto, ha voluto saperlo in tutti questi anni."
mossi dal vento estivo, gli occhi fissi su un orizzonte Il ragazzo che era rimasto all'interno dell'uomo quarantenne
pomeridiano, bocca impassibile, mento in dentro, spalle rigirò tra le mani il bicchiere, ripercorrendo il passato.
indietro. "E lei lo dice a chi glielo chiede?"
Non potei farne a meno. Sid se n'era andato già da un bel po'. "Glielo dico."
Io me ne stavo sulla terrazza dell'albergo che dominava la Respirai a fondo. "D'accordo, allora. Che ne é stato di suo
piscina, a bermi un ultimo bicchiere, incapace di staccare lo padre?"
sguardo dal padre che si dava da fare avanti e indietro e il "Morì."
figlioÄstatua. All'imbrunire, il padre si diresse a passo di Tra i due bicchieri calò un silenzio prolungato.
carica verso il cancello esterno e, quasi si fosse ricordato solo "E' tutto qui?"
allora, lanciò il comando, al di sopra della spalla: "Non proprio." Collocò il bicchiere sul tavolino, davanti a sé,
"Attenti! Per fila dest. Uno, due...". vi accostò il tovagliolo a un'angolazione precisa, inserì
"Tre, quattro!" gridò il ragazzo. E marciò oltre il cancello, con un'oliva al centro esatto del tovagliolo, leggendovi il passato.
passo scandito e rimbombante quasi calzasse stivaloni "Lei ricorda com'era?"
chiodati. Proseguì scattante verso l'area di parcheggio, mentre "Tale e quale."
il padre chiudeva i lucchetti con la facile precisione di un "Oh, quanto significato lei ha messo in quel "tale e quale"!" E
robot, e girava gli occhi intorno per un'ispezione finale. Alzò il mio interlocutore ebbe un debole grugnito. "Lei ricorda quel
lo sguardo, mi vide, esitò un istante. Trafitto da quell'occhiata marciare avanti, indietro, attorno alla piscina, fronte a sinist,
fronte a dest, dietroÄfront, attenti, mento e stomaco in dentro, Lo guardai negli occhi e rividi in lui il ragazzino in attesa di
petto in fuori, avanti march?" ordini, cinquemila pomeriggi indietro. Ma gli guardai la mano
"Ricordo." sinistra: niente vera nuziale. Che voleva dire? Niente figli,
"Bene, un giorno del novecentocinquantatré, dopo che tutti, lei niente futuro? Ma non potevo chiederlo.
compreso, se n'erano andati dalla piscina, mio padre mi stava "Lieto di averla rivista" sentii la mia voce.
facendo fare ordine chiuso, all'aperto, di pomeriggio tardi. Mi "Sì." Annuì e diede una conclusiva stretta alla mia mano. "Mi
aveva tenuto sull'attenti sotto il sole per un'ora o giù di lì, fa piacere che lei ce l'abbia fatta in tutti questi anni."
urlandomi comandi sulla faccia, ricordo ancora la saliva che "Io" pensai. "Mio Dio! Io?"
mi spruzzava sul mento, sul naso, sulle palpebre, mentre lui Ma lui mi aveva già voltato le spalle e si dirigeva verso il
gridava: "Non muovere un muscolo! Non battere ciglio! Non fondo del vagone, in perfetto equilibrio, senza ondeggiare alle
respirare finché non te lo dico io! Hai capito, soldato? Capito? scosse del treno. Si muoveva con l'elasticità, la naturalezza di
Sono stato chiaro?!"" un fisico allenato e controllato, al cui incedere lo svirgolare
""Signorsì!"" risposi, cercando di non muovere le labbra. del convoglio era inesistente.
"Mentre si girava, mio padre scivolò sulle piastrelle e cadde in Quando fu sulla porta, esitò, dandomi le spalle, e parve
acqua." indugiare per un'ultima parola, un qualche ordine, un
Fece una pausa ed emise una strana risatina, che era un guaito. imperativo urlato da qualcuno.
"Riesce a immaginarlo? No, era inconcepibile, assurdo. "Avanti per uno..." volevo dirgli "...secondo gli ordini, in
Nemmeno io... che in tutti quegli anni in cui si era occupato di cadenza! March!"
piscine, sostituendo asciugamani, ripulendo docce, riparando Ma non parlai.
trampolini, aggiustando tubazioni, lui, il mio dio, non avesse Non sapendo se lo avrebbe ucciso o liberato, mi morsi soltanto
mai imparato a nuotare. Mai! Gesù. Incredibile. Mai. la lingua, e lo osservai aprire la porta, scivolarvi
"Non me l'aveva mai detto. E neanche l'avevo mai silenziosamente al di là, e allontanarsi lungo il corridoio
immaginato! E dal momento che mi aveva appena rintronato dell'attiguo vagoneÄletto, verso un passato che io potevo
la testa, prescritto, comandato: guardare avanti! restare immaginare, verso un futuro che non potevo prevedere.
immobile! non muoversi! io non feci altro che restare lì, gli
occhi fissi nel vuoto, in un punto davanti a me, sotto il sole
che tramontava. Non mi permisi di abbassare gli occhi per Un tocco di petulanza
guardare, non una volta, non un attimo. Rimasi lì impalato,
cieco come una statua, secondo gli ordini. In una sera di maggio, per nulla dissimile da tante altre, una
"Lo sentivo dibattersi in acqua, urlando. Ma senza riuscire a settimana prima del suo ventinovesimo compleanno, Jonathan
capire che dicesse. Lo sentivo bere, ansimare, sputare, Hughes incontrò il proprio destino, proveniente da un altro
annaspare, andare sotto, riemergere, tornare giù, con grida tempo, da un altro anno, da un'altra vita.
strozzate, ma io rimanevo impalato, mento in su, stomaco Un destino lì per lì non identificabile, logicamente, salito sul
teso, occhi immobili davanti a me, la fronte bagnata di sudore, treno alla stessa ora, alla Pennsylvania Station, e seduto
bocca rigida, sedere contratto. Me ne stavo lì, rigido come un assieme a Hughes, nel tratto lungo Long Island dedicato alla
palo, e lui a strillare, annaspare, ingoiare acqua. Aspettavo che cena. Era stato il giornale tra le mani di quel destino, dalle
mi ordinasse: "Riposo!". "Riposo!" avrebbe dovuto dirmi, ma sembianze di un signore di una certa età, che aveva indotto
non lo fece mai. Quindi, che potevo fare? Continuai a Jonathan Hughes allo stupore, e fargli chiedere alla fine:
rimanere immobile finché le urla cessarono, e l'acqua rifluì ai "Mi scusi, signore, ma il suo New York Times sembra
bordi della vasca, e tutto fu quieto. Restai dove e com'ero per differente dal mio. La stampa sulla prima pagina della sua
dieci minuti, finché non arrivò qualcuno e mi trovò lì. Ma copia appare più moderna. E' un'edizione più recente della
forse era passata anche una mezz'ora, non so. E poi la gente mia?".
guardò nella piscina, vide qualcosa sul fondo, e disse: "Gesù "No!" L'attempato signore si interruppe, deglutì con difficoltà,
Cristo" e alla fine si rivolse a me, perché tutti conoscevano me e alla fine riuscì a continuare: "Sì. Un'ultimissima edizione".
e mio padre, e alla fine mi disse: "Riposo!" E allora, scoppiai Hughes scoccò un'occhiata in giro. "Mi perdoni, ma... tutte le
in lacrime." altre edizioni risultano uguali. Forse la sua é una copia di
Il giovaneÄvecchio vuotò il suo bicchiere. saggio per un'impostazione grafica futura?"
"Vede, la questione é che non potevo essere sicuro che non "Futura?" Le labbra del signore si erano appena mosse. Tutto
stesse facendo la scena. Trucchi del genere li aveva già fatti il suo corpo parve ritirarsi e appassire entro i vestiti, quasi che
altre volte, per prendermi in contropiede, per farmi smollare. avesse perso peso in un'unica esalazione di fiato. "Già"
Faceva finta, magari, di sparire dietro un angolo, lasciare sussurrò. "Un'impostazione futura. Dio, che scherzo!"
passare un paio di minuti, e poi far capolino per vedere se ero Jonathan Hughes sbarrò gli occhi, avendo scorto la data del
sempre lì impalato. Oppure fingeva di andare al gabinetto, per giornale.
saltare fuori all'improvviso per cogliermi in fallo. E punirmi, 2 maggio, 1999.
se avevo sgarrato. Così, quel giorno, dritto e immobile "Un momento, mi lasci vedere..." protestò, e poi i suoi occhi si
sull'orlo della piscina, pensai: "E' un trucco per fregarmi". mossero sul foglio a scoprire, nell'angolo superiore di sinistra,
Quindi dovevo aspettare, non le pare, per essere sicuro... per un breve articolo, senza foto, in prima pagina.
essere sicuro."
Depose il bicchiere sul vassoio, e divenne silenzioso, DONNA ASSASSINATA
guardando senza interesse oltre le mie spalle. Cercai di vedere MARITO RICERCATO DALLA POLIZIA
se avesse gli occhi umidi o se la bocca gli tradisse qualche Ferite d'arma da fuoco
segno di emozione, na non scorsi nulla. sul cadavere della signora Alice Hughes...
"Si" dissi. "Ora so di suo padre. Ma... a lei com'é andata?"
"Come vede," mi rispose "eccomi qui." Il treno rombò su di un ponte. Fuori dal finestrino un miliardo
Si alzò e mi tese la mano. di cespugli di rose esplose, verdi rami in parossismi di vento, e
"Buonanotte" disse. poi ricaddero a terra, recisi d'un colpo.
Il convoglio rotolò in una stazione, come se nulla al mondo "Noi?" gridò il più giovane.
fosse successo. "Noi," confermò il bisbiglio, e il vecchio guardò dal finestrino
Nel silenzio che seguì, gli occhi del più giovane dei due le ombre del crepuscolo che, infittendosi, trascorrevano come
uomini tornarono sul testo: fumo e faville "noi, sì, noi, io e te, siamo nati a Quincy, nel
novecentocinquanta, il ventidue maggio..."
Jonathan Hughes, pubblico revisore dei conti, "Sì" pensò Hughes.
abitante al 112 di Plandome Avenue, Plandome... "... e abitavamo al 49 di Washington Street, frequentammo la
Central School, per tutto il primo anno andammo a quella
"Mio Dio!" gridò. "Se ne vada!" scuola assieme a Isabel Perry..."
Ma fu lui ad alzarsi e arretrare di qualche passo, prima che "Isabel" ricordò il giovane.
l'altro potesse muoversi. Il treno ebbe uno scossone, e Hughes "Noi..." mormorò di nuovo il vecchio. "Noi." E continuò:
fu proiettato su un sedile vuoto, dove rimase a fissare "Il nostro insegnante di lavori manuali, Mr. Bisbee. Quella di
ciecamente un fiume di luce verde che sfilava via dal storia, Miss Monk. A dieci anni, ci rompemmo una caviglia,
finestrino. pattinando sul ghiaccio. A undici anni, per un pelo non
"Cristo," pensò "a chi poteva venire in mente di fare una cosa annegammo: ci salvò nostro padre. Ci innamorammo, a dodici
simile? Chi poteva tentare una carognata del genere... a noi? anni, di Impi Johnson...".
Che razza di scherzo? Insudiciare un recente matrimonio con "Seconda media, bella ragazzina, ormai morta da tanto, Gesù
una bella moglie? Maledizione!" E ancora, tremando: Dio" pensò il più giovane dei due, sentendosi diventare
"Dannazione, oh, dannazione!". vecchio.
Il treno infilò una curva, e per poco non lo fece scivolare giù E fu così che accadeva. Nel successivo minuto, nel secondo,
dal sedile. Come ubriaco dal troppo viaggiare, dalla mancanza nel terzo minuto, man mano che parlava, il vecchio diventava
di gravità, o semplicemente stordito dal furore, egli si rigirò e gradatamente più giovane, le gote gli si colorivano, gli occhi
si protese per affrontare l'anziano signore, chino adesso sul gli si facevano luminosi, mentre il suo più giovane "io", sotto
suo giornale finito per terra nella sua inconcepibile edizione. il peso della riemergente consapevolezza, si afflosciava sul
Hughes cacciò il foglio sotto al sedile, con un calcio, e afferrò sedile, impallidiva sempre più, tanto che i due, uno parlando,
il vecchio per la spalla. Il vecchio, con un sussulto, alzò gli l'altro ascoltando, diventavano sosia e gemelli nella
occhi, che erano pieni di lacrime. I due rimasero per un lungo transizione. Vi fu un momento in cui Jonathan Hughes seppe,
momento sospesi nel rombo del treno. Hughes sentì che con una certezza assolutamente folle, che, se avesse osato
l'anima gli si innalzava per abbandonare il corpo. alzare lo sguardo, avrebbe visto, riflessi nel finestrino di un
"Tu, chi sei?" mondo notturno che sfilava via, due gemelli identici.
Qualcuno doveva averlo gridato. Non sollevò gli occhi.
Il treno barcollò come stesse per uscire dai binari. Il vecchio concluse, ora eretto sul busto, la testa spinta in alto
Il vecchio si tirò in piedi, quasi avesse ricevuto un colpo in dall'aver esternato, rivissuto rivelazioni da troppo tempo
pieno petto, cacciò un qualcosa in mano a Jonathan Hughes, perdute.
con cieca disperazione, e svanì malfermo sulle gambe lungo la "Questo é il passato" disse.
corsia e dentro il vagone successivo. "Dovrei picchiarlo" pensò Hughes. "Oppormi. Urlargli sulla
Hughes aprì il pugno, capovolse un biglietto da visita, e vi faccia. Perché resto inerte, non lo batto, non protesto?"
lesse qualche parola che lo costrinse ad afflosciarsi di nuovo, a Perché...
sedere e a rileggere: Il vecchio intuì la domanda: "Tu sai che sono quello che dico
di essere. So tutto quanto c'é da sapere su di noi. Adesso... il
JONATHAN HUGHES, CPA futuro?".
679Ä4990. Plandome "Il mio?"
"Il nostro."
"No!" urlò qualcuno. Jonathan Hughes annuì, fissando il giornale che l'altro
"Io" pensò il giovane. "Ecco, quel vecchio é... sono io." stringeva nella mano destra, e che piegò e mise via.
C'era un complotto, no, c'erano parecchi complotti. Qualcuno "il tuo lavoro andrà facendosi lentamente men che buono. Per
aveva ideato un brutto tiro su un delitto, giocandolo a suo quali motivi, chi può saperlo? Ci nascerà un figlio e non vivrà.
danno. Il convoglio ruggì su cinquecento pendolari che Ci faremo e ci separeremo da un'amante. Una moglie ci
all'unisono ne seguivano la corsa, ondeggiando, come un diverrà insopportabile. E alla fine, credilo, sì, credilo,
battaglione di ubriachi, dietro i libri e i giornali con cui si lentissimamente arriverai a... - mi manca il coraggio di dirlo -
mascheravano, mentre il vecchio, come se fosse inseguito da a odiarne la presenza vivente. Ecco, vedo che ti sconvolgo.
demoni, fuggiva di vagone in vagone. E quando Jonathan Non parlerò più."
Hughes ebbe raggiunto il massimo livello del furore e quasi Rimasero silenziosi, a lungo, e il vecchio divenne sempre più
perso il lume della ragione, il vecchio si era già tuffato, quasi vecchio, e il giovane con lui. Quando ebbe raggiunto il dovuto
precipitandosi, nella vettura di coda dello "speciale" pendolari. numero di anni, Hughes sollecitò con un cenno la ripresa del
I due uomini s'incontrarono di nuovo in quest'ultimo vagone, discorso, senza guardare l'interlocutore, che disse:
che era quasi vuoto. Jonathan Hughes vi irruppe e si piantò di "Impossibile, vero? Sei sposato solo da un anno, ed é stato un
fronte al vecchio, per nulla propenso ad alzare gli occhi. Stava grande anno, il migliore. Difficile credere che una singola
piangendo con un trasporto tale da rendere impossibile macchia di inchiostro possa colorare di nero un'intera caraffa
qualsiasi scambio. di acqua limpida. Ma colorarla poteva e l'ha colorata. E alla
"Per chi," pensò Hughes "per chi piange, adesso? Che la fine é cambiato tutto il mondo, non solo nostra moglie, non
smetta, in nome di Dio, che la smetta." solo la bella compagna, il bel sogno".
L'altro, quasi a comando, si raddrizzò a sedere, si asciugò gli "Tu..." cominciò a dire Jonathan Hughes, e poi si fermò. "Tu...
occhi, si soffiò il naso, e cominciò a parlare con voce l'hai uccisa?"
indistinta, che costrinse Jonathan Hughes ad accostarsi e alla "Noi l'abbiamo fatto. Entrambi noi. Ma, se mi é concesso di
fine sedergli al fianco per udire quei sussurri. fare a modo mio, se riesco a convincerti, né io né tu lo faremo,
"Noi siamo nati..." lei vivrà; e tu invecchierai per diventare un me più felice e più
degno. Prego per questo. Per questo piango. C'é ancora tempo. storte, a correggerle adesso, forse per offrirti una vita bella per
Attraverso gli anni, intendo scuoterti, cambiarti il sangue, sempre... Lascia che..."
plasmare la tua mente. Dio, se la gente sapesse cos'é il delitto! Echeggiò il clacson, il cristallo del finestrino si abbassò e la
Così sciocco, così assurdo, così sordido. Ma c'é speranza, giovane donna sporse la testa.
perché qui ho ottenuto qualcosa: ti ho scosso e toccato dentro, "Ciao, seduttore!" gridò.
ho dato inizio al cambiamento che salverà le nostre anime. Jonathan Hughes esplose in una risata, e si lanciò come un
Ora, ascolta. Lo ammetti, vero, che siamo uno e identici, che i matto. "Ehi, salve, bella signora..."
gemelli del tempo stanno viaggiando su questo treno, in "Aspetta!"
questa ora, in questa notte?" Si fermò, si voltò a guardare il vecchio del giornale, scosso da
Il treno fischiò precedendoli, per liberare le rotaie di un un tremito lì sul marciapiede. L'altro Jonathan sollevò una
ostacolo di anni. mano, interrogativamente.
Il più giovane dei due annuì col più microscopico cenno di "Non stai dimenticando qualcosa?"
conferma. Al vecchio non occorreva di più. Silenzio. E poi: "Te" rispose il più giovane. "Te."
"Sono fuggito. Sono corso da te. E' tutto quanto posso dirti. L'auto invertì la rotta. La donna, il vecchio e il giovane ne
Lei era morta da un giorno soltanto, e sono fuggito. Dove seguirono, pencolando, il movimento.
andare? Nessun posto in cui nascondermi, se non nel Tempo. "Come ha detto che si chiama, lei?" volle sapere la giovane,
Nessuno a cui rivolgermi, nessun giudice, nessuna giuria, sovrastando il rumore del traffico e del motore.
nessun testimone attendibile se non... tu. Tu soltanto puoi far "Non l'ha detto" si affrettò a rispondere suo marito.
scomparire il sangue, lo capisci? Sei tu che mi hai spinto, in "Weldon" precisò il vecchio, sbattendo le palpebre.
quel momento. La tua immaturità, la tua ingenuità, le tue ore "To'" esclamò Alice Hughes. "Ma é il mio cognome da
felici, la tua esistenza dai sogni ancora intatti, sono state la ragazza!"
macchina che mi hanno fuorviato. Tutta la mia salvezza giace Il vecchio sussultò impercettibilmente, ma si riprese subito.
in te. Se tu volgi le spalle, Dio onnipotente, sono perduto, no, "Ma davvero? Che strana coincidenza!"
siamo perduti. Divideremo la stessa tomba, per non più "Mi domando se non siamo parenti. Lei..."
risorgere, per sempre sepolti nell'ignominia. Devo dirti che "Era mio professore alla High Central" intervenne di nuovo, e
cosa devi fare?" sollecito Jonathan Hughes.
Il giovane si alzò. "E lo sono tuttora" confermò il vecchio. "Sempre sulla
"Plandome" gridò una voce. "Plandome." breccia."
E furono sul marciapiede della stazione, con il vecchio che Ed erano già a casa.
correva dietro al giovane, e il giovane che procedeva, urtando A tavola, non riuscì per un istante a toglierle gli occhi di
contro i muri, contro la gente, quasi che le gambe gli dosso. Limitandosi a stare lì seduto, per lo più incantato a
cedessero. fissare la giovane donna che gli era di fronte. Jonathan Hughes
"Aspetta!" implorò il vecchio. "Ti prego!" armeggiava febbrile con le posate, parlava a voce troppo alta
L'altro continuò la sua marcia. per coprire i silenzi, mangiando a spizzichi. Il vecchio
"Non capisci? Ci siamo dentro insieme, dobbiamo pensarci continuava nel suo atteggiamento trasognato, come se un
insieme, risolverlo insieme, perché tu non divenga me e io non miracolo stesse accadendo ogni dieci secondi. Spiava le labbra
debba venire a cercarti. E' la nostra ultima possibilità, oh, lo di Alice, quasi ne uscissero zampilli di diamanti. Le scrutava
so, é tutta una pazzia, é paradossale, lo so, ma ascolta!" gli occhi, quasi vi fossero nascoste tutte le saggezze del
L'altro si fermò sull'orlo del marciapiede, dove le auto stavano mondo, e che egli le trovasse per la prima volta.
accostando, tra esclamazioni di saluto o grida festose, colpetti Dall'espressione del volto, era indubbio che aveva dimenticato
di clacson, accelerazioni di motori, fari che si allontanavano perché si trovasse lì.
nell'oscurità. Il vecchio afferrò il gomito di Jonathan. "Ho una crosta di pane attaccata sul mento?" esclamò Alice a
"Buon Dio, tua moglie, la mia, sarà qui da un momento un tratto. "Perché continuate tutti e due a scrutarmi?"
all'altro, e abbiamo tante cose da dirci, tu non puoi sapere Al che, l'anziano signore scoppiò in lacrime che sconvolsero
quello che so io, ci sono vent'anni di avvenimenti che ignori gli altri due. Un pianto che pareva irrefrenabile, finché Alice
che dobbiamo discutere e concordare! Mi senti? Dio, tu non girò attorno alla tavola per toccare una spalla all'afflitto.
mi credi!" "Mi perdoni" pregò questi. "E' solo che lei é tanto adorabile.
Jonathan Hughes stava scrutando la strada. In lontananza Torni a sedersi, la prego. Mi perdoni."
veniva avanti un'ultima auto. Disse: "Che accadde nel solaio Terminarono il dessert e, deponendo sul piatto la forchetta,
della casa di mia nonna, nell'estate del novecentocinquantotto? con enfatico compiacimento, e forbendosi la bocca, Jonathan
Nessuno lo sa, tranne me. Allora?". Hughes esclamò con un brio eccessivo: "Una cena favolosa!
Le spalle del vecchio si rilassarono. Parve respirare più Sei un tesoro di moglie. Ti amo!". La baciò sulla guancia.
agevolmente, e, quasi leggesse da un prontuario, disse: "Ci "Vede?" lanciò un'occhiata al vecchio. "Io amo moltissimo
nascondemmo lassù, io e tu soli, per due giorni. Nessuno mia moglie."
immaginò mai dove ci eravamo cacciati. Tutti pensarono che L'ospite annuì, e confermò: "Si, si, lo ricordo".
fossimo scappati per finire annegati nel lago o cadere nel "Se ne ricorda?" Alice lo fissò, attonita.
fiume. Ma per tutto quel tempo, in lacrime, credendo che "Un brindisi!" gridò subito Jonathan Hughes. "A una bella
nessuno ci volesse, restammo nascosti lassù e... ascoltammo il moglie, a un radioso futuro!"
vento, desiderando di morire". Alice si mise a ridere e sollevò il suo bicchiere.
Il giovane si girò, alla fine, e guardò fisso il proprio più "Mr. Weldon," chiese dopo un momento "lei non beve?..."
anziano "io" con gli occhi umidi. "Allora, tu mi ami?" chiese. Era strano vedere il vecchio sulla porta del soggiorno.
"Ti meravigli? Io sono tutto ciò che hai." "Osserva" disse, e chiuse gli occhi e, a occhi chiusi, cominciò
L'auto stava fermandosi davanti a loro. Una giovane donna a muoversi con sicurezza e rapidità in giro per la stanza. "La
sorrise, e salutò con la mano da dietro il finestrino. c'é la rastrelliera delle pipe, da questa parte ci sono i libri. Sul
"Presto" disse il vecchio, sottovoce. "Lasciami venire a casa, a quarto ripiano partendo dal basso, una copia del Lanciatore di
osservarti, mostrarti, istruirti, scoprire dove le cose andarono stelle di Eiseley. Sul ripiano subito sopra, la Macchina del
tempo, di H.G. Wells, quanto mai confacente, ed ecco la mia Si avviò, preceduto dal giovane, per trovargli l'uscio del
poltrona speciale, su cui vado a sedermi." guardaroba, di fianco alla porta d'ingresso, aprirlo, prendere il
E la occupò. Aprì gli occhi. cappotto del vecchio e infilarglielo lentamente.
Guardandolo dalla porta, Jonathan Hughes domandò: "Non ti "Mi hai aiutato" disse Jonathan Hughes. "Mi hai ricordato di
metterai a piangere di nuovo, o sì?". dirle che l'amo."
"No. Basta con le lacrime." "Si, almeno questo l'ho fatto, vero?"
Dalla cucina venivano rumori di piatti rigovernati. La giovane Di fronte alla porta, il vecchio volle sapere, di colpo energico:
adorabile creatura allietava l'operazione canticchiando a bocca "Una speranza c'é, per noi?".
chiusa. I due uomini si girarono a sbirciare in direzione di quei "Si, farò in modo che ci sia" assicurò Jonathan Hughes.
suoni. "Bene, oh, bene! Quasi ci credo!"
"E un giorno," si stupì Jonathan Hughes "io finirò con Allungò la mano sulla maniglia, aprì la porta.
l'odiarla? Un giorno, la ucciderò?" "A lei non dirò addio. Non riuscirei a guardarla in faccia. Dille
"Non sembra possibile, vero? L'ho osservata per un'ora, e non che il vecchio scemo se n'é andato. Dove? Sulla strada, ad
ho trovato nulla, non un accenno, non un indizio, non un aspettare te. Un giorno o l'altro mi raggiungerai."
punto, un punto e virgola, un punto esclamativo di fastidioso, "Per diventare te? Non ne ho la minima intenzione!" rispose il
di insopportabile, non un capello fuori posto, in lei. Ho giovane.
osservato anche te, per vedere se fossi tu a essere in difetto, se "Ecco, continua a dirlo. E... oh, mio Dio... un momento..." Il
fossimo noi in colpa, in tutto questo." vecchio si frugò in tasca e ne trasse un piccolo oggetto avvolto
"E...?" Il giovane versò dello sherry per entrambi, e allungò un nel giornale spiegazzato. "Meglio che questa la tenga tu. Su di
bicchiere al suo più anziano se stesso. me non c'é da fare affidamento, neanche adesso. Potrei fare
"Che tu beva troppo é un corollario. Da tenere in qualche pazzia. Prendi."
considerazione. Controllati." Cacciò l'involto tra le mani di Jonathan. "Addio. Non
Hughes allontanò il bicchiere senza sorseggiare. "Che altro?" significa: Dio sia con te? Si. Addio."
"Suppongo dovrei lasciarti un elenco, perché tu lo segua, ti ci Si affrettò lungo il vialetto, nelle tenebre. Il vento arruffava gli
attenga ogni giorno. Consigli di un vecchio pazzo a un alberi. In lontananza, un treno si mosse nel buio, arrivando o
giovane pazzo." partendo, chi lo sa?
"Agli ordini, li terrò presenti." Jonathan Hughes indugiò a lungo sulla soglia, tentando di
"Ne sei sicuro? Per quanto tempo? Un mese, un anno, e poi, vedere se c'era realmente qualcuno lì fuori che scomparisse
come di ogni altra cosa, te ne dimenticherai. Avrai una vita nella notte.
intensa. Lentamente diventerai... me. Lei lentamente si "Tesoro" giunse il richiamo della moglie.
trasformerà in qualche cosa che varrà la pena di eliminare dal Alice era sulla porta del salotto, alle spalle di Jonathan, ma la
mondo. Dille che l'ami." sua voce pareva lontanissima quanto i passi la cui eco andava
"Glielo dirò ogni giorno." perdendosi lungo la strada buia.
"Giuralo! E' importante! Forse é li dove io ho mancato. Ogni Jonathan Hughes cominciò a svolgere il piccolo involto.
giorno, immancabilmente." Il vecchio si protese, sottolineando "Non startene li a far entrare corrente!" ammonì Alice.
con forza. "Ogni giorno. Ogni santo giorno!" Lui si tese quando finì di scartare l'oggetto datogli dal vecchio.
Alice apparve sulla porta, leggermente inquieta. Un oggetto luccicante sul palmo della sua mano, una piccola
"Qualcosa non va?" rivoltella.
"No, no." Jonathan Hughes sorrise. "Stavamo cercando di Lontano, il treno lanciò un ultimo richiamo, che il vento portò
decidere chi di noi due ti vuole più bene." via.
Lei si mise a ridere, alzò le spalle, e tornò in cucina. "Chiudi quella porta!" insisté Alice Hughes.
"Penso," disse Jonathan Hughes, si fermò e chiuse gli occhi, Lui avvertì in viso una sensazione di freddo. Chiuse gli occhi.
obbligandosi ad aggiungere "sia ora che tu te ne vada." La voce di lei. Non conteneva forse un impercettibile tocco di
"Si, é ora." Ma il vecchio non si mosse. La sua voce aveva petulanza?
un'impronta di estrema stanchezza e tristezza. "Sono rimasto a Si girò lentamente, incerto sulle gambe. Strofinò con la spalla
sedere qui, avvertendo la sconfitta. Non riesco a trovare nulla la porta, che si mosse. Poi...
di sbagliato. Non riesco a trovare il minimo neo. Non posso Fu il vento che la richiuse con un tonfo rabbioso.
darti consigli, mio Dio, che grossa idiozia, non sarei dovuto
venire a inquietarti, a turbarti, a sconvolgerti la vita, dal
momento che non ho niente da offrire se non nebulosi Lunga spartizione
suggerimenti, e inutili gemiti di perdizione. Ero lì un momento
fa e pensavo: "Adesso la uccido, adesso mi libero di lei e me "Hai fatto cambiare la serratura!"
ne prendo l'intera colpa, adesso, da vecchio, di modo che Lo disse con voce stupita, fermo sulla soglia, guardando la
questo giovane, tu, possa vivere il tuo futuro, indenne e maniglia che impugnava con una mano, mentre con l'altra
tranquillo". Non é stupido? Mi chiedo se funzionerebbe. E' il cercava ancora di far girare la vecchia chiave nella serratura.
vecchio paradosso del viaggiatore del tempo, no? Imbroglierei Lei tolse la mano dal pomolo interno e voltò le spalle,
il flusso del tempo, il mondo, l'universo, che cosa? Non allontanandosi.
preoccuparti, no, no, non fare quella faccia stravolta! Nessun "Non volevo che nessun estraneo potesse entrare."
delitto, adesso. E' già avvenuto nel futuro, da qui a vent'anni. "Estraneo!" esclamò lui. Di nuovo tentò la maniglia, poi, con
E questo vecchio, non avendo fatto niente di niente, non un sospiro, mise via la chiave ormai inutile, e chiuse la porta.
essendo stato di alcun aiuto, adesso aprirà la porta e se ne "Già, immagino che lo siamo. Estranei."
andrà via verso la sua pazzia." La donna non sedette, ma rimase in piedi, al centro della
Si alzò e chiuse di nuovo gli occhi. stanza, guardandolo.
"Lasciami provare se riesco a trovare come si esce da casa "Vediamo di arrivare al punto" gli disse.
mia, senza vederci." "A quanto pare, tu ci sei già arrivata. Gesù!" Sbattendo le
palpebre, fissò i libri divisi in due pile, incredibilmente
ordinate, sul pavimento. "Non potevi aspettare che ci fossi Ehi, un momento! Lo sai che giudico i suoi saggi migliori dei
anch'io?" suoi romanzi!"
"Ho pensato che avrebbe risparmiato tempo" gli rispose, e "Non puoi separare in due l'opera!"
accennò prima a sinistra, poi a destra. "Questi sono miei. "Certo che posso! Dividiamo in due il bimbo. Tu ti prendi i
Quelli sono i tuoi." romanzi, io mi tengo le idee."
"Diamoci una controllata." Afferrò tre dei volumi e li gettò sul tappeto.
"Fai pure. Ma da qualsiasi parte li rigiri, questi sono i miei e La donna si fece sotto e cominciò a esaminare quanto lui si era
quelli sono i tuoi." selezionato.
"Oh, troppo comodo!" Lui si accostò alle due pile e cominciò "Che stai facendo, adesso?" le chiese.
a demolirle, prendendo i volumi ora da destra ora da sinistra. "Niente altro che ricontrollando quello che intendevo darti.
"Qui si ricomincia da capo." Per esempio, mi sa che John Cheever me lo riprendo."
"Metterai tutto in disordine!" protestò lei. "Mi ci sono volute "Cristo! Cos'é, occhio per occhio, dente per dente?
ore per suddividere tutto quanto!" Rimetti giù Cheever. Qui c'é Puskin, una barba. Robbe Grillet,
"Be'" ribatté l'uomo, già col fiatone, e con un ginocchio a barba francese. Knut Hamsun? Barba scandinava."
terra. "Mettiamoci qualche ora extra. Analisi freudiana! Vedi? "Piantala con le critiche. Mi fai sentire come se avessi appena
Che ci fa quella tra le mie spettanze? Freud non lo posso bucato l'esame di letteratura. Credi forse di prenderti tutti i
soffrire!" libri buoni e lasciare a me la fuffa?"
"Speravo di togliermelo dai piedi." "Potrebbe essere. Tutti questi autori del Connecticut, che si
"Togliertelo dai piedi? Chiama le Opere Pie. Non rifilare i baciano l'ombelico a vicenda, impestano con la loro mafia la
mattoni letterari agli estranei, cioé al tuo ex marito. Facciamo Quinta Strada, con la loro flatulenza!"
tre pile, una per te, una per me e una per l'Esercito della "Non penso che Dickens tu lo ritenga uno snob?"
Salvezza." "Dickens? Non ce n'é uno come lui che sia venuto a galla in
"La roba per l'Esercito della Salvezza, prenditela tu, e poi questo secolo!"
chiama perché vengano a portarla via." "Sia lode al Signore! Avrai notato che ti ho concesso tutti i
"Perché? Non puoi telefonare da qui? Non ho la minima romanzi di Thomas Love Peacock. La fantascienza di Asimov.
intenzione di rimorchiarmi per tutta la città gli autori Kafka? Banale."
indesiderabili! Non sarebbe più semplice..." "Adesso chi é che demolisce gli scrittori?" L'uomo si chinò
"D'accordo, d'accordo, non ti agitare. Ma smettila di rabbiosamente a studiare prima la sua pila, poi quella di lei.
mescolare i libri. Controlla quelli della mia pila, poi quelli "Peacock, per Dio, uno dei più grandi umoristi di sempre.
della tua, e vediamo dove non sei d'accordo..." Kafka? Profondo. Folle e incisivo. Asimov? Un genio!"
"Vedo la mia copia di Thurber dalla tua parte, che ci fa li?" "Bum! Oh, Gesù!" La donna si mise seduta, le mani in
"Me la regalasti per Natale, dieci anni fa, non ricordi?" grembo, e si protese accennando con la testa alla catena
"Oh," disse lui "già, é vero... Willa Cather, é tuo anche collinosa dei libri. "Credo di cominciare a capire dove tutto
quello?" andò a catafascio. I libri che leggevi tu, paccottiglia per me.
"Me lo desti per il mio compleanno, dodici anni fa." Quelli che leggevo io, cretinate per te. Scarti, porcherie.
"A quanto sembra, ti ho viziata parecchio." Perché non ce ne siamo resi conto dieci anni fa?"
"Puoi giurarci, accidenti, un tempo, tanto tempo fa, lo facevi. "Di un sacco di cose non ti rendi conto quando..." lui esitò "...
Magari avessi continuato. Forse non saremmo qui adesso a sei innamorato."
spartirci 'sti dannati libri!" La parola era stata pronunciata. Lei si ritrasse sulla sedia, a
Lui arrossì e si girò per assestare; con la punta della scarpa, disagio, congiunse le mani, unì i piedi in parallelo. Fissò l'ex
una gentile pedata ai volumi messi in verticale. marito con una singolare lucentezza nello sguardo.
"Karen Horney, si, anche lei un mattone. Jung, Jung é molto Egli distolse gli occhi, e cominciò a passeggiare avanti e
meglio, l'ho sempre trovato in gamba, ma puoi tenertelo." indietro. "Ah, diavolo" disse toccando con la punta della
"Grazie infinite." scarpa una pila, e facendo poi lo stesso con l'altra, ma
"Sei sempre stata una che pensa molto, troppo, ma non ha dolcemente, con naturalezza. "Non m'importa un accidente di
sensibilità." che c'é in questo mucchio o in quest'altro. Me ne frego, non..."
"Uno che si porta sulle spalle il proprio materasso ovunque "Hai posto in macchina per portarti via il grosso?" gli chiese a
vada non dovrebbe parlare di pensiero e sensibilità. Uno che bassa voce, sempre guardandolo.
esibisce segni di morsicate sul collo..." "Penso di sì."
"Ne abbiamo già parlato, ed é acqua passata". L'uomo tornò a "Vuoi che ti aiuti a portarli giù?"
inginocchiarsi e prese a far scorrere l'indice sui titoli. "Qui c'é "No." Altra lunga pausa silenziosa. "Posso farcela da solo."
la Nave dei folli di Katherine Anne Porter, come diavolo l'hai "Ne sei sicuro?"
messo tra i miei? E' tuo. I racconti di John Collier! Sai che ci "Sicuro."
vado matto! Questo va nella mia pila!" Con un grosso sospiro, egli cominciò a trasportare qualche
"Un momento!" protestò la sua ex moglie. volume vicino alla porta d'ingresso.
"Nella mia pila!" Sfilò il libro e lo gettò sul pavimento. "In macchina ho qualche scatolone. Scendo e lo porto su."
"No! Lo sciuperai!" "Non vuoi dare un'occhiata al resto per accertarti che sono i
"E' mio, adesso. Che cosa te ne importa?" E l'uomo dette un libri che ti interessano?"
calcio al volume. "No" le rispose. "I miei gusti non li conosci. Pare proprio che
"Sono felice che non sia tu il direttore della biblioteca la suddivisione l'hai fatta bene. Esattamente come se tu avessi
pubblica!" separato due fogli di carta che combaciavano a perfezione, ed
"Questo é Gogol, una pizza. Saul Bellow, altra pizza. John eccoli qui, quasi non riesco a crederci,"
Updike, mica male come stile, ma non ha idee. Noioso, Frank Smise di trasportare i libri vicino alla porta, e restò a fissare
O'Connor? Okay, ma puoi tenertelo. Henry James? Barboso prima una fortezza di volumi da un lato, poi gli opposti castelli
anche lui. Tolstoi, mai riuscito a raccapezzarmi con i nomi, e torri di letteratura, e infine la sua ex moglie seduta nella
non noioso, ma confusionario, prenditelo. Aldous Huxley? valle che divideva i due schieramenti. Una valle che pareva
ben lunga, e rendeva remota la donna.
In quell'istante, due mici, entrambi neri, uno grosso, uno "Ce ne dev'essere uno a disposizione, da poter esecrare."
piccolo, balzarono fuori dalla cucina, guizzarono tra i mobili, Intanto, stava rapidamente spremendosi le meningi.
rimbalzarono via dalla stanza, senza il minimo rumore. Sua moglie intuì quel lavorio mentale, e imburrò di nuovo il
La mano di lui si contrasse. L'uomo fece per girarsi verso la suo toast. "Costanza" pensò lui, già colto dal panico.
porta. "Ho conosciuto un'Alicia, e ho conosciuto una Margot e ho
"Ah, no!" esclamò subito lei. "Niente trasloco di gatti. Loro frequentato una Louise e una volta, tanto tempo fa, una
sono fuori dal conteggio. Maude e Maudlin restano con me." Allison. Ma...
"Ma..." "Costanza?
"Niente ma" confermò lei. "Mai. Mai vista, neanche a teatro. O a qualche té."
Dopo una lunga esitazione, l'uomo alzò le spalle. Cinque minuti dopo telefonò a Lago Arrowhead.
"All'inferno" disse con voce sommessa. "Non ne voglio "Mi passi quel fesso di un pagliaccio" disse, senza riflettere.
nemmeno uno di questi maledetti libri. Puoi tenerteli tutti!" "Oh, Mr. Junoff? Senz'altro" rispose una voce femminile,
"Tra qualche giorno cambierai idea e verrai a prenderli." come se la descrizione non lasciasse dubbi.
"Non voglio loro" le disse. "Voglio solo te." Subentrò Junoff. "Siiiiii...?" Era uno di quelli che da un
"Ed é questa la parte più terribile di tutto quanto" gli rispose, monosillabo traggono una lunga coda.
restando immobile. "Lo so, ed é impossibile." "Il nome di mia moglie non é Costanza" disse il marito.
"Certo. Torno subito. Vado a prendere gli scatoloni." Aprì la "Chi mai ha detto che lo sia? Chi parla?"
porta e studiò di nuovo la serratura, quasi non potesse "Chiedo scusa." Il marito declinò il proprio nome "Senti un
crederci. Cavò di tasca la vecchia chiave e la mise su un po', il solo fatto che quattro anni fa, in un momento di
tavolino vicino all'uscio. "Questa non serve più." debolezza mentale, ti ho lasciato che mi incastrassi su un
"No, non più" confermò lei, a voce tanto bassa da sentirsi divano e mi riempissi la testa di balle, non ti autorizza a
appena. spedirmi un invito al tuo convegno pseudoculturale del mese
"Quando torno di sopra, busso." Sulla soglia, si girò. "Lo sai prossimo. Tanto più quando, in fondo alla lettera, ci aggiungi:
che tutto questo nostro parlare finora non ha fatto altro che "porta Costanza". Che non é il nome di mia moglie!"
girare attorno al vero argomento, che nemmeno abbiamo "Essendo suo marito da vent'anni, dovrei saperlo."
sfiorato?" "Forse, inavvertitamente, ho..."
"E cioé?" domandò lei, alzando gli occhi. "No, neanche quello. La mia amante, quando era viva, del che
L'uomo esitò, fece un passo, e disse: "Chi si tiene i ragazzi?". a volte dubito, si chiamava Deborah."
Prima che la donna potesse rispondere, uscì e chiuse la porta. "Accidenti!" disse Junoff.
"Sì, al sottoscritto. E sei stato tu a inviarmeli per posta."
Dall'altro capo, il microfono fu abbandonato e ripreso
Vieni, e porta Costanza nuovamente. Pareva che il lontano interlocutore si stesse
versando qualche beveraggio robusto alla ricerca di una
Sua moglie aprì la posta mentre facevano la prima colazione, risposta tappabuchi. Che suonò: "E se scrivessi una lettera a
un sabato mattina. Era la solita valanga. "Siamo su ogni Costanza...".
indirizzario selezionato della città e dintorni" sbuffò lui. "Le "Non c'é una Costanza! C'é solo mia moglie. Che si chiama..."
fatture, le ammetto. Ma gli inviti, le premiers alle quali non Restò incerto.
vuoi andare, i pranzi di beneficenza che non beneficiano "Che ti succede?"
nessuno, gli..." Il marito chiuse gli occhi. "Un momento. Annette, si chiama.
"Chi é Costanza?" domandò sua moglie. Sì, Annette. No, quello é il nome di sua madre. Anne. Ecco.
"Chi é chi?" Scrivi ad Anne."
"Costanza" ripeté lei. "Che le dico?"
E la mattina d'estate si tramutò rapidamente in cupo "Ti scusi per aver tirato in ballo una Costanza. Mi hai messo
novembre. in un bel casino. Lei adesso crede veramente che la donna
La moglie gli allungò una lettera, che veniva da un vecchio esista sul serio."
recesso familiare sulle sponde del Lago Arrowhead, e che lo "Costanza crede questo?"
invitava a una serie di letture sull'Anelito Primigenio, la "Annette. Anne. Anne! Ti ho già detto..."
Transustanziazione Extrasensoriale e lo Zen. La firma, "Che non c'é nessuna Costanza. Ho capito. Aspetta un attimo."
scarabocchiata in calce, sembrava essere "J'ujfl Kikrk". Come Il ricevitore trasmise un altro gorgoglio di liquido.
se qualcuno, al buio, avesse battuto a macchina la parola "Stai andando a gin invece di ascoltarmi?"
sbagliata senza curarsi di correggerla. "Come fai a sapere che é gin?"
Il post scriptum diceva: "Se vieni, porta Costanza". "L'hai scosso, non mescolato col cucchiaio."
"Allora?" inquisì la moglie, spalmando troppo burro sul pane. "Ah. Bene. La lettera devo scriverla o no?"
"Non conosco nessuna Costanza." "Sarebbe un buco nell'acqua. Mia moglie penserebbe soltanto
"No?" che le hai scritto una balla per salvarmi la pelle."
"NON C'E' NESSUNA COSTANZA" ripeté lui. "Sì, ma la verità..."
"Veramente?" "Per le mogli, la verità é del tutto e sempre inattendibile!"
"Parola d'onore di madre di guida indiana." Altro lungo silenzio dalla villa annidata in riva al lago.
"Gli indiani sono sporchi, le guide sono finocchi, e tua madre "Allora?" domandò il marito.
era una signora di larghe vedute" ribatté la moglie. "Sto aspettando."
"Non é mai esistita, non esiste, e non esisterà mai" ed egli "Che cosa, in nome di Dio?!"
gettò la lettera nel cestino della carta straccia "una Costanza." "Che tu mi dica cosa devo fare."
"Allora," rilevò la donna, con logica da avvocato, incombendo "Sei tu lo psicologo, lo specialista, sei tu il consigliere, quello
sul tavolo "perché," scandì "c'é" proseguì "il suo nome," che organizza mistiche abluzioni per le menti inquinate, sei tu
sillabò e concluse "nella lettera?" il tizio con le suole di gomma, o quel che sia, e quindi trova tu
"Dov'é lo spasimante?" domandò lui. qualcosa!"
"Che spasimante?" "Resta in linea" raccomandò la voce del Lago Arrowhead.
Seguita da un suono come lo schiocco di dita o di altro L'alta e bella femmina, dal luminoso alone di capelli biondi,
ghiaccio che cadesse in un bicchiere pieno. gli intenti occhi grigi - di quel grigio nebbia che incombe di
"Sacra Vacca," disse lo psicologo "credo di aver trovato. Sì. primo mattino - dall'andatura scattante, dalle braccia e le mani
Ci sono. Ci sono! Mio Dio, se sono in gamba! Reggiti i da danzatrice, si sistemò, con elastica compostezza, su una
pantaloni!" poltrona, allungando lo splendido compasso delle lunghe
"Non li sto mica perdendo, ti venga un colpo!" gambe.
"Preparati. Sto riportando a galla il Titanic!" "Mio Dio, spasimo per un martini. E' chiedere troppo?"
Clik. L'uomo si riscosse, ma sua moglie impose: "Tu non
Un suono come di altre dita schioccate o di altri cubetti di muoverti!".
ghiaccio o del microfono riattaccato. Lui si bloccò.
"Junoff!" La moglie si chinò in avanti a valutare, dalla testa ai piedi,
Ma Junoff non c'era più. quella creatura, così come l'esame inverso era stato eseguito.
Marito e moglie battagliarono per tutta la mattina, si "Allora?"
insultarono a pranzo, si sbranarono al caffé, ripresero il "Allora cosa?"
combattimento verso le due sull'orlo della piscina, alle quattro, "A che dobbiamo l'onore... ah...?"
dopo un pisolino, si svegliarono freschi di nuovo vetriolo, e "Costanza!"
alle cinque meno cinque tacquero perché alla porta d'ingresso La moglie fulminò il coniuge con un'occhiata. "Quindi, non
era squillata una scampanellata imperiosa. Ammutolirono, esiste alcuna Costanza, eh?"
dunque, lei in preda a una giusta indignazione, lui ormai La gigantessa guardò il marito, sfarfallando le ciglia. "Si può
ubriaco di proteste di innocenza sempre più disperate. sapere cosa hai raccontato ad Anne?"
Dal bar, dove si trovavano, fissarono la porta. "Niente." Ed era la verità.
La regale scampanellata echeggiò di nuovo. Qualcosa di "Be', lei deve sapere tutto. Stasera parto in aereo per New
possente e maestoso incombeva sul campanello, incurante se York, domani prendo il Concorde per Parigi. So che tra voi c'é
questo dovesse squillare in eterno per chiamare a raccolta stato un malinteso..."
l'intero contado a prosternarsi. I due coniugi mai avevano "C'é stato sì, maledizione!" confermò il marito.
sentito un tale squillare indisponente. Il che stava a significare "E ho ritenuto opportuno fare un salto qui e chiarire le cose,
o uno zotico messaggero o un personaggio di tale grandiosità prima che me ne vada per sempre."
da essere perennemente autoritario. "Okay" disse la moglie. "Chiarisca."
Marito e moglie si mossero insieme verso la porta. "Prima, posso avere da bere?"
"Dove credi di andare?" gridò lei. L'uomo accennò una mossa.
"Ad aprire, naturalmente." "Resta dove sei!" ammonì la moglie, con una mortale
"Oh, no. Tu non ci provare! Per mettere le mani avanti, eh?" freddezza nella voce.
"Le mani avanti per che cosa?" "Allora, é proprio così," commentò la sorprendente Costanza,
"Bugiardo. Non muoverti!" sinuosa come i bei fiumi di Francia, e bella quanto tutti i
E scattò, lasciandolo sul posto. L'uomo tornò al bar e nei castelli e le torri che orlano quei fiumi "sei una donna
successivi trenta secondi non staccò le labbra dal bicchiere e favolosa!"
dal relativo robusto contenuto. "Io?" domandò la moglie.
Con l'unico risultato, al trentunesimo secondo, di vedere sua "Tuo marito non parla d'altro."
moglie ferma sulla porta d'ingresso. Moglie che pareva "Lui?!" gridò la moglie.
sbalordita o paralizzata, o entrambe le cose. Con le spalle "Non la smette un minuto. Mi fa una testa così. Mi rende
all'entrata, abbozzò quindi uno strano gesto con la mano, come pazza di gelosia. Come vi siete conosciuti, come ti ha fatto la
dire "Si accomodi". A chi? Il marito contemplò la scena. corte, dove andavate a cena, qual é il tuo piatto preferito, la
"E' Costanza" disse la moglie. marca del tuo profumo - Contessa - il libro che ti piace di più,
"Chi?" gridò lui. Guerra e Pace, che hai letto sette volte..."
"Costanza, naturalmente!" tuonò una voce. "Solo sei..." precisò l'altra.
E la donna più alta e più bella che egli avesse vista mai "Ma lo stai rileggendo per la settima!"
irruppe nella stanza, si guardò attorno come a valutare il tutto "E' vero" ammise la moglie.
e il particolare, e gli si fece contro, con passo sinuoso, per "I tuoi film preferiti, Pinocchio e Citizen Kane..."
afferrarlo per i gomiti, abbrancargli le spalle, e piantargli un La consorte lanciò un'occhiata al marito, che si strinse nelle
bacio sulla fronte, che subito acquisì un terzo occhio. spalle con espressione interdetta.
Per poi arretrare di un passo e squadrarlo dall'alto in basso, "Il tuo sport prediletto, il tennis dove sei un ciclone, e lui lo
quasi non fosse un uomo, ma una squadra di atleti cui ella batti regolarmente. Brava anche a bridge e a poker - lo peli
stesse per consegnare una coppa. quattro volte su cinque. E i tuoi successi alle superiori, al
Lui alzò gli occhi su quella grande faccia luminosa, e college, e a bordo della United States in rotta per l'Inghilterra,
sussurrò: quando eravate in luna di miele, e anche l'anno scorso, durante
"Costanza?". la crociera nei Caraibi. Come hai vinto, l'anno prima, la gara
"Quello che casca dalle nuvole, come al solito!" di charleston sulla Queen Elizabeth II tornando dalla Francia.
La gigantessa girò sui tacchi per sottoporre a similare indagine Il tuo amore per Emily Dickinson e Robert Frost. Come
la moglie, e la moglie, se non una squadra di atleti vittoriosi, interpretasti, otto anni fa, Desdemona in una piccola
era come minimo una schiera di ammiratori convenuti alla filodrammatica, con critiche entusiaste. Le tue devote premure
partita. quando lui era in ospedale, cinque anni fa. Le affettuose
"Così, questa é...?" chiese la nuova venuta. attenzioni per sua madre, quasi fosse una delicata porcellana
"Annette" disse il marito. di Dresda. La sensibilità che ti spinge a deporre fiori sulla
"Anne" rettificò la moglie. tomba di suo padre, almeno quattro volte all'anno. Come hai
"Già, esattamente" confermò lui. "Anne." resistito alla tentazione di comprarti duemila dollari di modelli
"Anne! Che nome adorabile. Posso avere un drink, Anne?" di Dior, quand'eri a Parigi. La volta che cenaste con Fellini, a
Roma, e Federico restò ammaliato, e quasi ti rapiva. La vostra
seconda luna di miele a Firenze, dove piovve per una "Forse..."
settimana di fila, ma voi non faceste una piega, perché "Dove lei possa raggiungerti ad arpionarti di nuovo?"
rimaneste sempre in camera. Il racconto che pubblicasti "Pensavo solamente..."
sull'Ohio State Monthly... superbo..." "Tu pensi che ti permetta di correre libero in un mondo dove
Il marito, adesso, era chino in avanti, ipnotizzato. la gente come quella é in agguato? Mio povero pesciolino..."
E la moglie era sprofondata in un silenzio stupefatto. "Mica si può arpionare un pesciolino."
"E avanti, avanti" proseguì la donna, il cui nome aveva "Ma lei dispone di un cucchiaio ben grosso! Togli quelle
provocato tutto quello scompiglio. "Logorroico a non finire. camicie dalla valigia. Rimetti a posto quelle cravatte, e le
Come si innamorò di te quando avevi dodici anni. Come lo scarpe sotto il letto. E vieni a bere qualcosa, dannazione, e
aiutavi in algebra, quando ne avevi quattordici. Come gli mettiti a tavola e mangia la dannata cena che ti ho preparato."
arredasti l'appartamento, dai pavimenti ai lampadari, dalla "Ma..."
stanza da bagno alla veranda sul retro, e nobilitasti "Sei un animale, un topo da fogna, un miserabile" disse lei.
l'anticamera con un tappeto e disponesti il vasellame nella "Ma..."
credenza. Mio Dio, Signore onnipotente, chi poteva fermarlo! Le lacrime le solcarono le guance.
Una saga incessante a esaltarti. Mi chiedo..." "Ma ti amo. Dio abbia pietà di me. Ti amo."
L'alta, lunga, splendida femmina prese fiato. E uscì di corsa dalla stanza.
"Quando é con te, ti parla mai di me in questo modo?" La sentì scuotere rabbiosamente i cubetti di ghiaccio nello
"Mai" disse la moglie. shaker. Mentre lui stava formando un numero al telefono.
"Certe volte, ho la netta sensazione," continuò la bella creatura "Mi passi quel fesso di figlio di puttana" disse al microfono.
"che neanche esisto quando sono con lui. Che lui é con te?" "Qui Junoff. Allora?"
"Io..." azzardò il marito. "Junoff, genio inarrivabile, incredibile immaginifico deus ex
"Sta' zitto" ordinò la consorte. machina per gli amici in difficoltà! Chi é lei? Come ci sei
Lui tacque. riuscito?"
"Continui." La moglie si protese per il seguito. "Lei? Chi?" domandò la voce del Lago Arrowhead.
"Non c'é tempo. Devo scappare. Posso avere quel drink?" "Come hai fatto a ricordare tante cose di quelle che ti confidai
La padrona di casa andò al bar, calibrò il martini, e tornò anni fa? Come sei riuscito a istruirla così bene? Di quale
come stesse portando il primo premio al miglior gatto compagnia teatrale fa parte lei, per essere un'allieva così
dell'esposizione. veloce e realistica?"
L'ospite sorseggiò, ed esclamò: "Questo é il martini più "Non ho la più pallida idea di cosa tu stia parlando. Chi é
superbo che abbia mai assaggiato. Ma tu sei perfetta in tutto?". costei?"
"Vediamo di riordinare le idee." La moglie sedette lentamente "Bugiardo!"
e scrutò la concorrenza. "Quindi, lui parla di me, vero?" "C'é li tua moglie? Come hai detto che si chiama?"
"Ed ecco perché é tutto finito" chiarì la bella femmina. "Non "Annette. No. Anne."
ci resisto più. "Se sei così pazzo per lei, se l'ami tanto," gli ho "Passamela!"
detto "in nome di Dio, che ci fai con me! Lasciami! Vai da lei! "Ma..."
Tanti saluti, e amici come prima. Ancora un solo giorno della "Falla venire all'apparecchio!"
Più Meravigliosa Moglie che Dio Abbia mai Creata, e Il marito andò al bar, innestò nella presa la prolunga del
diventerei totalmente pazza! Smamma!" gli ho detto." telefono, e porse l'apparecchio a sua moglie.
Vuotò il bicchiere, chiuse gli occhi assaporando la squisitezza, "Pronto" disse la voce di Junoff, distante cento miglia, in cima
annuì, e si alzò, un livello dopo l'altro, splendido edificio, a una montagna vicina a un lago.
piano su piano. Dominò sulla coppia come una nube estiva, La voce era così rimbombante che la moglie dovette scostare
invitandola con un gesto a non alzarsi. la cornetta di qualche centimetro dall'orecchio. Junoff era
"Ora, devo smammare anch'io. Di volata all'aeroporto. Ma stentoreo.
prima dovevo venire qui a chiarire certe cose. Non é giusto "Anne? Il prossimo fine settimana do un ricevimento, qui!"
minare due esistenze e non bonificarle. Comunque, é stato E poi:
divertente, George..." "Vieni. E porta Costanza!".
"Mi chiamo Bill."
"Infatti. Caro Bill, grazie infinite. E, Annette..."
"Anne." Junior
"Anne, hai vinto. Starò via quattro mesi. Quando torno, non
telefonatemi, mi faccio viva io. Ciao, brava moglie. Ciao, Fu la mattina del 1ø ottobre che Albert Beam, anni ottantadue,
Charlie." Strizzò l'occhio, dilagò verso la porta sulla cui soglia si svegliò per scoprire che, se non durante la notte,
si girò. miracolosamente all'alba qualcosa era accaduto.
"Grazie per aver ascoltato. Che la vita vi sorrida!" Avvertiva infatti una calda e indiscutibile convessità sbocciata
La porta venne richiusa, un rimbombo. Il taxi, che attendeva sotto le coperte, a circa un terzo dal fondo del letto. Pensò
davanti casa, fu sentito partire e allontanarsi. dapprima d'aver piegato un ginocchio per eliminare un
Il silenzio che aleggiò fu interrotto dalla moglie: "Ma che é crampo, ma poi, sbattendo le palpebre, si rese conto...
stato?". Era il suo vecchio amico: Albert, Junior.
"Uno di quegli uragani," le rispose lui "ai quali danno un O Junior, tout court, come qualche gaia fanciulla lo aveva
nome di donna." battezzato tanto tempo prima, oh, mio Dio... sessant'anni
E si avviò verso la camera da letto, dove lei lo trovò intento a prima!
fare la valigia. E Junior era vivo, vispo, di nuovo pimpante.
"E adesso dove credi di andartene?" gli chiese, ferma sulla "Lieto di rivederti" pensò Albert Beam, Senior, alla visione, "
soglia. é la prima volta dal luglio 1970 che ti sei svegliato prima di
"Be', dopo tutto questo, pensavo tu volessi che me ne andassi me."
di casa..." Luglio 1970!
"Già, e trasferirti in albergo?"
Guardò e ricordò. E più guardava e richiamava il passato, più Una di esse era stata un tempo rossa di capelli, la seconda li
Junior - protetto dalle coperte - si animava: tutto decisione e aveva avuti biondi, la terza, neri. Adesso, dopo vari risciacqui
determinata avvenenza. e tinture a obliterare trascorse tonalità, vere o fasulle, ciascuna
"Be'," si disse Albert Beam "non mi resta altro che aspettare un po' più sbiadita delle altre, ridevano e sghignazzavano,
che torni a nanna." mentre trasportavano Albert Beam di peso da una stanza
Chiuse gli occhi, e attese, ma non succedeva nulla. O meglio, all'altra. E che esse fossero imporporate in viso per la gaiezza
lui continuava a segnalare una sua energica presenza. Junior o per la prospettiva dell'antico miracolo, nessuno avrebbe
non batteva in ritirata. Era sempre lì, speranzoso in una nuova saputo dirlo. Anche loro erano sommariamente abbigliate,
vita. essendosi buttate addosso semplici vestaglie per precipitarsi li
"Lascia perdere!" pensò Albert Beam. "Non può essere!" e ammirare Lazzaro trionfante nella tomba!
Si levò a sedere di scatto, occhi spalancati, il respiro come una "Albert, é vero?"
febbre nella bocca. "Non é uno scherzo?"
"Hai intenzione di rimanere?" gridò abbassando lo sguardo, e "Una volta mi hai tirato un bidone, vuoi riprovarci adesso?"
rivolgendosi al suo vecchio e ora coraggiosamente rinato "Amiche mie!"
amico. Albert Beam scosse la testa e si irradiò di un enorme caldo
"Si!" gli parve di sentire confermare da una vocetta. sorriso, avvertendone uno similare dalla nascosta presenza del
Perché da giovane, lui e i suoi compagni acrobati si erano suo Cucciolo, del suo Compagno, del suo Bocciolo, del suo
spesso dilettati ai discorsi di Charlie McCarthy con Junior, che Amico per la pelle. Lazzaro, impaziente, scalpitava sul posto.
era garrulo e ricco di irriverenti battute, piene di spirito. Il "Nessuno scherzo. Niente bugie. Signore, prendano posto!"
ventriloquio, tra le materie del secondo anno di Fisica, era Le donne si precipitarono a sistemarsi sulle sedie, con i visi
stato uno dei più trascinanti talenti di Albert Beam. rugiadosi e occhi da Quattro Luglio fissi sul vecchio mago dei
Il che voleva dire che anche Junior aveva altrettanto talento. moduli lunari, in attesa che iniziasse il conto alla rovescia.
"Si!" pareva che la piccola voce bisbigliasse. "Si!" Albert Beam afferrò i lembi del suo accappatoio, ora
Albert Beam rotolò giù dal letto. Stava già consultando il suo volutamente elusivo, mentre percorreva teneramente con lo
taccuino personale dei numeri telefonici, quando si rese conto sguardo i loro volti.
che tutti quei vecchi numeri gli aleggiavano tuttora rasente "Emily, Cora, Elizabeth," disse con estrema dolcezza "quanto
l'orecchio sinistro. Ne formò tre, febbrilmente, e parlò con speciali siete state, siete e sempre sarete!"
voce gracchiante. "Albert, Albert caro, stiamo morendo dalla curiosità!"
"Pronto." "Un attimo, per favore" mormorò lui. "Devo... ricordarmi."
"Pronto!" E nell'intervallo di silenzio che seguì, ciascuna di esse guardò
"Pronto!" le altre, e di colpo vide ciò che era sempre stato ovvio: ciò che
Dalla propria isola di antica età, Albert stava ora lanciando non era mai stato detto nelle loro vite, nell'incipiente meriggio
appelli, al di là di un freddo mare, verso una spiaggia dorata di delle loro vite, ma che adesso affiorava col trascorrere degli
sole. Da dove risposero tre donne. Ancora passabilmente anni.
giovani, intrappolate tra i cinquanta e i sessanta, esse Il semplice fatto era che nessuna di loro era mai maturata.
ansarono, si radunarono e si abbandonarono a caldo Tutte e tre erano rimaste al giardino d'infanzia, o, al massimo,
entusiasmo, quando Albert Beam le ebbe tramortite con la a livello della quarta elementare, per sempre.
notizia. Il che aveva voluto dire infinite colazioni a base di
"Emily, non ci crederai.... champagne, fox-trot e valzer prolungati sino a tarda notte, che
"Cora, un miracolo!" si concludevano in bacetti audaci e voluttuosi giacigli
"Lazzaro é risorto!" sull'erba.
"Pianta lì tutto!" Non una delle tre si era mai sposata, nessuna aveva mai
"Fate in fretta!" concepito l'idea di avere figli, né tanto meno li aveva
"Ciao, ciao, ciao!" concepiti, quindi nessuna si era fatta una famiglia, tranne
Beam Senior riattaccò, di colpo timoroso che, dopo tutto quel quella radunata lì in quel momento. Ed esse stesse non erano
trambusto e quel preannuncio, quel Preziosissimo Membro del cresciute nella maturità, ma, piuttosto, avevano prolungato
Club di Danza a Mezzanotte Sotto il tavolo col Panino l'infanzia e indugiato nell'adolescenza. Avevano risposto
Imbottito potesse tornare alla fase di preÄmontaggio. soltanto agli umori gai o tempestosi della loro indole e delle
Rabbrividì all'idea che i razzi di Cape Canaveral cadessero a loro predisposizioni genetiche.
pezzi prima che arrivassero le folle ad ammirarli in reverente "Signore, mie care signore, signore" sussurrò Albert Beam.
adorazione. Esse continuavano a spiare le reciproche maschere con una
Ma erano terrori infondati. sorta di febbrile benevolenza. Perché, all'improvviso, le aveva
Junior, con ferma determinazione, campeggiava, poderoso e assalite la rivelazione che, mentre erano andate affannandosi a
indomito, tutto da vedere. rendersi reciprocamente felici, non avevano reso infelice
Albert Beam, mummificato al 95 per cento, e al 5 per cento nessun altro.
giovane pavone baldanzoso, ciabattò nudo per casa, Ed era da considerare miracoloso che le donne si fossero
ingollando plurimi caffé per dar coraggio a Junior e una inferte reciproche ferite di scarsa entità e ormai da gran tempo
sveglia completa a se stesso e, quando udì le auto arrivare in guarite, dato che, da quarant'anni nessuna delle tre aveva reso
volata sul viale davanti casa, infilò una vestaglia. Con i capelli infelice le altre due, ed erano rimaste amiche nel ricordo di tre
in selvaggio disordine, si affrettò a far entrare le tre ragazze, amori.
che non erano più ragazze, né signorine, ma quasi signore. "L'amicizia" pensò ad alta voce Albert Beam. "Ecco cosa ci
Prima ancora che gli riuscisse di spalancare la porta, esse lega. L'amicizia!"
avevano già fatto irruzione, armate di martelli ad aria Perché, molti anni prima, man mano che ogni beltà usciva,
compressa, o almeno così sembrava, tanto il loro entusiasmo rimanendo in buoni rapporti, dalla vita di lui ne era arrivata
era demenziale. un'altra, ancora migliore. Era la delicata precisione con cui
Irruppero, dunque, quasi sollevandolo dal pavimento, e egli le aveva rese partecipi ai ritmi della propria vita a farle
riportandolo a passo di valzer in salotto.
consapevoli delle loro speciali prerogative, quali donne non "Bene" bisbigliò ognuna di loro, alla fine.
timorose di rivali, e pertanto refrattarie alla gelosia. E una alla volta, le tre amiche del cuore si fecero avanti per
E adesso, eccole lì, raggianti e vicendevolmente affettuose. deporre un bacio sulla fronte di Albert, a sorridergli e,
Che uomo premuroso e ingegnoso per averle rese chinando lo sguardo, a sorridere al Principe Ereditario,
assolutamente e totalmente felici, prima di navigare per quell'assolutamente Inarrivabile Membro regale che meritava
avvizzire nella vecchiaia! essere coccolato, ma che, in quel momento, non veniva
"Deciditi, Albert, mio caro" disse Cora. nemmeno sfiorato.
"Il pubblico é qui che attende" rincarò Emily. Le tre ancelle greche, Le Furie in pensione, le tre antiche
"Dov'é Amleto?" vestali assegnate al tempio arretrarono per schierarsi su una
"Pronte?" domandò Albert Beam. "Spiritualmente in linea a tributare un ultimo saluto.
sintonia?" E il pianto ebbe inizio.
Esitò nel momento finale, poiché doveva essere il suo ultimo Prima Emily, poi Cora, indi Elizabeth, tutte a evocare qualche
messaggio o comparizione, o quel che fosse, prima che egli collisione notturna di giovani folli che, comunque, erano
svanisse nei recessi della storia. sopravvissuti alla catastrofe.
Con dita tremanti, che tentavano di ricordare la differenza tra Albert Beam rimase al centro di quella marea salata, finché
una cerniera lampo e i bottoni, Albert impugnò le falde anche i suoi occhi profusero lacrime.
dell'accappatoio, in quel momento lembi di sipario teatrale. E se fossero state lacrime di amaro rimpianto di un passato
Le signore dilatarono gli occhi, fremettero, sporgendosi in che era adesso una pavana dorata, o lacrime celebrative di un
avanti. presente più salubre e incantevole, nessuno avrebbe saputo
Era per quel magico momento, quando il simbolo della dirlo. I quattro piangevano, immobili, non sapendo che fare o
Warner Brothers sfumò via dallo schermo, per lasciar posto ai dove mettere le mani.
nomi e ai titoli erompenti in una fontana di ottone e arabeschi. Finché, come fanciullini che sbirciassero in uno specchio per
Era un crescendo sinfonico da Cupa Vittoria o da Le scoprire la stranezza e il mistero del pianto, essi si sorpresero a
Avventure di Robin Hood che faceva tremare le labbra del spiare i vicendevoli singulti.
vecchio? Ciascuno vide occhi bagnati e offuscati da stelline salate dalle
Era il motivo conduttore di Elisabetta ed Essex, di E ora, punte delle ciglia.
Voyager, oppure de La Foresta pietrificata? "Oh, ah!"
La foresta pietrificata? Le labbra di Albert Beam crepitarono E tutta la banda proruppe in un'ilarità selvaggia, con risate
un sorriso per la concomitanza. Quale attinenza con se stesso, scoppiettanti come pannocchie di granturco sul fuoco.
con Junior! Oh, iiih!
La musica aumentava, ingigantiva, esplodeva dalla sua bocca. Si unirono in girotondo. Batterono i piedi per espellere
"TaÄtah" cantava Albert Beam. sghignazzate e sbuffi. Divennero scatenati come bimbi all'ora
Aprì di scatto il sipario. di merenda, l'ora in cui qualsiasi stupidaggine pronunciata
Le signore gridarono in dolce allarme. diventa di un umorismo incontenibile, e le ossa ti vanno
Perché lì, interpretando l'ultimo atto delle Rivelazioni, c'era insieme e barcolli come ubriaco, per finire sul pavimento in
Albert Beam Secondo. un'estasi parossistica.
O meglio, a buon diritto orgoglioso, Junior. E appunto così avvenne. Le signore si arresero alla forza di
Negletto per anni e anni, egli era un Orto di delizie e dolce gravità crollando sul tappeto che arabescarono dei loro capelli,
Giardino dell'Eden. le loro lacrime conclusive a irrompere dai loro occhi come
Era a un tempo Mela e Serpente? brillanti comete, mentre loro si rotolavano, ansimavano e
Lo era! boccheggiavano.
Scene da Krakatoa, L'esplosione che sconvolse il mondo "Oh, déi. Oh! Ah!" Il vecchio non reggeva più. Quel terremoto
ingigantirono, in successione, nelle menti sensibili delle lo squassava e lo distruggeva. Si avvide, in quel momento
signore. Versi quali "Solo Dio può creare un albero" finale, che il suo diletto amico, il suo caro e prezioso Junior,
scaturirono da vecchi poemi. A Cora parve riudire il motivo tra tutti quegli strilli e grugniti giocondi, si era squagliato
de Gli Ultimi Giorni di Pompei, a Elizabeth la musica di come un ricordo di neve, riducendosi a un fantasma.
Nascita e Decadenza dell'Impero Romano. Emily, riportata di Albert Beam si afferrò le ginocchia, starnutì un'enorme risata
colpo all'anno 1927, mugolò le futili parole a "Lucky Lindy... di valutazione, davanti al formato complessivo e alla
Spirito di St. Louis, alto, resta lassù... noi siamo con te...!" ridicolaggine di un corredo che nasce con la nascita del
Il trio musicale si acquietò in una sorta di momento magico tra maschio in un mondo incomprensibile, e si afflosciò a terra.
imbrunire e alba, tempo di venerazione e amoroso rispetto. Annaspò tra i corpi delle signore, chiocciando, alla ricerca di
Sembrava quasi che una luce stupenda e miracolosa si ossigeno. Esse non osarono guardarsi per paura di insulti
irradiasse dalla Sorgente, dal Santuario davanti al quale esse si cardiaci in conseguenza degli ululati e dei barriti che
radunavano, immobili adoratrici, pregando che l'attimo sfuggivano dalle loro labbra.
potesse prolungarsi per mezzo del loro silenzioso ripetuto In attesa che l'ilarità si placasse, si alzarono per riordinarsi i
alleluia. capelli, i sorrisi, la respirazione e gli sguardi.
E l'attimo si prolungò. "Povero me, oh, povero me" farfugliò il vecchio con un ultimo
Albert Beam e Junior resistevano, offrendosi, compenetrati, ansito di sollievo. "Non é stata la scena più bella, più
alla moltitudine incantata, il vecchio con un ampio sorriso affascinante, più spassosa, la migliore mai avuta, mie
sulle labbra, Junior con un sorriso più modesto. carissime, in tutti i nostri grandi anni?"
L'implacabilità del tempo adombrò i visi delle signore. Tutte e tre confermarono.
Ciascuna di esse ricordò Monte Carlo o Parigi o Roma, o la "Ma," disse la pragmatica Emily, ricomponendosi la faccia "lo
danza tra le spume della fontana dell'Hotel Plaza, una notte di spettacolo é finito. Il té si fredda. E' ora di andare."
secoli prima, assieme a Scott e Zelda. Soli e lune sorsero e E si chinarono a raccogliere le vecchie fragili ossa del vetusto
tramontarono nei loro occhi, e non c'era gelosia, soltanto guerriero, il quale fu rimesso in piedi tra le sue dilette, in un
esistenze da tanto tempo perdute, ma rinnovate e rese magiche caldo glorioso silenzio, drappeggiato di nuovo nel suo
da quel momento. accappatoio, e pilotato verso la porta d'ingresso.
"Perché," si stupì il vecchio "perché? Perché Junior ha scelto "Allora, vede!" gridò lei. Walter uscì in un grugnito a
proprio questo giorno per risorgere?" significare che non avrebbe mosso un passo per cercare
"Smemorato!" esclamò Emily. "E' il tuo compleanno!" un'altra camera. "C'é puzza di cimitero qui dentro" incalzò sua
"Già, fortunato che sono! Sì, sì!" E domandò trasognato: "Be', moglie, sorvegliando gli occhi di Walter animarsi e scintillare
che ne dite? Forse l'anno venturo, e quello dopo ancora, potrò inquieti. Il tenutario della pensione chiarì: "Mr. Whetmore,
essere allietato dallo stesso dono?". che occupava in precedenza questa camera, lavorava come
"Be'..." disse Cora. apprendista d'intaglio artistico dei marmi. Come inizio della
"Noi..." sua carriera professionale. Essendo il suo primo lavoro
"Non in questa tua vita attuale" disse Emily, dolcemente. importante, rimaneva tutte le sere qui dentro a scalpellare
"Addio, Albert carissimo, splendido Junior" dissero tutte. questa pietra, dalle sette fino alle dieci".
"Vi sarò grato per tutta la mia vita" assicurò il vecchio. "Be'..." Leota girò gli occhi attorno, alla svelta, a cercare Mr.
Le salutò con la mano, le donne sparirono, giù per il vialetto, Whetmore. "Dov'é costui? E' morto anche lui?" Il gioco la
nella bella mattina. divertiva non poco.
Egli indugiò a lungo, e poi si rivolse al suo vecchio amico, al "No, si é scoraggiato, e ha abbandonato il mestiere di
suo inseparabile fedele compagno, ora immerso in un sogno marmista per andare a lavorare in una fabbrica di imballaggi."
senza fine. "Perché?"
"Coraggio, Fido, ragazzo mio, é l'ora del nostro pisolino prima "Per lo sbaglio che fece." Il padrone indicò la scritta sul
di pranzo. E, chi sa? Con un po' di fortuna riusciamo a sognare marmo. "Qui c'é inciso WHITE. Doveva esser WHYTE, con
qualche cosa di eccitante fino all'ora del té!" una Y invece di una I. Povero Mr. Whetmore. Gli é preso un
"E, mio Dio," gli sembrò di udire la piccola voce esclamare complesso di inferiorità. Al primo piccolo sbaglio ha piantato
"per allora non é che avremo un appetito del diavolo?" tutto e se n'é andato."
"Lo avremo!" "Mi venga un colpo!" disse Walter, entrando deciso nella
E il vecchio, già mezzo addormentato in piedi, e Junior già stanza e cominciando ad aprire le rugginose valigie, voltando
sprofondato nel sogno, piombarono distesi sul letto con tre le spalle a Leota. Ma l'altro intendeva fornire il seguito della
caldi e ridenti fantasmi... storia.
E così dormirono. "Si, Mr. Whetmore si scoraggia facilmente. Per dimostrarle
che tipo sensibile é, le dirò che alla mattina si faceva il caffé,
e, se ne rovesciava un cucchiaino soltanto mentre lo preparava
La pietra tombale nel bricco, era una catastrofe - buttava via tutto e per giorni e
giorni non beveva altro caffé! Ma pensa un po'. Si
Be', innanzi tutto c'era quel viaggio interminabile, la polvere immalinconiva a morte se faceva un errore. Se si infilava per
che le s'infilava su per le delicate narici, e Walter, il suo prima la scarpa sinistra invece della destra, piantava li ed era
marito dell'Oklahoma, l'esile carcassa pencolante agli scossoni capace di andare in giro per dieci dodici ore senza scarpe, in
della loro Ford modello T, tanto sicuro di sé da farle venir calzini! Anche se faceva un freddo boia. O se qualcuno gli
voglia di sputare; poi erano entrati in questa grande città di scriveva una lettera con il nome scritto leggermente sbagliato
mattoni, ostile come un vecchio peccato, e il padrone della sulla busta, lui rimetteva la busta nella cassetta delle lettere,
pensione li aveva accompagnati di sopra, aprendo la porta dopo averci annotato sopra NESSUNO CON QUESTO
della camera. NOME RISIEDE QUI. Oh, é grande il nostro Mr.
Nel centro della quale giaceva sul pavimento la pietra Whetmore!"
tombale. "Il che non migliora affatto la situazione" commentò
Gli occhi di Leota assunsero bagliori sagaci, e ferocemente Leota. "Walter, che cosa stai facendo?"
immediatamente ella finse un arresto del respiro, mentre "Sto appendendo nell'armadio il tuo vestito, quello di seta
pensieri le guizzavano nella mente, con diabolica fulmineità. rossa."
Le sue superstizioni erano un qualcosa che Walter non era mai "Non pensarci neppure. Non ci fermiamo qui dentro."
stato capace di confinare e togliere dalla testa. Lei boccheggiò, Il tenutario della pensione lasciò partire un grosso sospiro,
arretrò, e Walter la guardò con palpebre cadenti, appese su incredulo davanti a tanta idiozia femminile. "Vedrò di
scintillanti occhi grigi. spiegare da capo. Mr. Whetmore era solito portarsi a casa il
"No, no!" esclamò Leota, con tono irrevocabile. "Mai metterò lavoro. Un giorno, mentre era fuori a comprare un tacchino,
piede in una stanza che ospita un morto!" lui noleggiò un camion e si fece portare qui dentro questa
"Leota!" invocò suo marito. pietra, e quando tornai, che ti sento? Tap tap tap, il rumore del
"Ma che dice?" si stupì l'albergatore. "Madame, non crederà martello e scalpello che arrivava fin da basso. Lui aveva già
mica..." cominciato a picchiare. Con tanta gioia e soddisfazione che
Leota sorrise internamente. Naturalmente, in realtà non lo non ebbi il coraggio di lamentarmi. Ma, come ho detto, la sua
credeva, ma quella era l'unica arma disponibile contro quel pignoleria e il suo amor proprio sono così sviluppati che,
suo uomo dell'Oklahoma, quindi... "Intendo dire che non appena fatto lo sbaglio della I al posto della Y, scappò via
dormirò in nessuna camera assieme a una salma. La porti fuori senza una parola. L'affitto é pagato fino a tutto martedì, ma lui
di qui!" non ha nemmeno voluto il rimborso, e adesso ho incaricato
Walter fissò stancamente il letto incavato, e quello sguardo qualcuno che venga con un argano montato su carrello a ruote,
allietò Leota, per essere in grado di renderlo frustrato. Sì, per portar via, per prima cosa domattina, questo marmo. Non
senz'altro le superstizioni erano cose maneggevoli e utili. Udì vorrete certo far caso se dormite una notte con la lastra? Penso
il padrone affermare: "Questa lastra é di finissimo marmo proprio di no!"
grigio. Appartiene a Mr. Whetmore". Walter annuì. "Hai capito, Leota? Non c'é nessun morto lì
"Il nome che vi é inciso dice WHITE" rilevò Leota, sotto." Aveva una tale aria di supponenza da farle venir voglia
freddamente. di mollargli un calcio.
"Sicuro. E' il nome dell'uomo per il quale la lastra fu incisa." Non voleva credergli e si irrigidì. Puntò un dito contro il
"E che é morto?" inquisì Leota, in agguato. padrone. "Lei vuole i nostri soldi. E tu, Walter, vuoi un letto
L'altro annuì.
per scaricarci su le tue ossa. Tutti e due state mentendo prima "No, Mr. White un accidenti. Siamo al secondo piano di una
ancora d'aprire bocca!" pensione, e ci sono altri ospiti al piano di sotto. Ascolta." La
Stancamente, l'uomo dell'Oklahoma pagò il dovuto al voce in falsetto stava dicendo qualcosa. "Questa é la moglie
padrone, con Leota che mostrava la lingua. L'uomo, dell'uomo. Gli starà dicendo di lasciar perdere la moglie di un
ignorandola quasi fosse invisibile, augurò la buona notte, e altro. Probabilmente, sono sbronzi tutti e due."
Leota gli gridò dietro "Bugiardo!" mentre lui si chiudeva la "Stai mentendo!" insisté Leota. "Fai il coraggioso mentre
porta alle spalle e li lasciava soli. Walter si spogliò, salì sul tremi tanto da far ballare il letto! E' un fantasma, ti dico, e sta
letto, disse: "Non star lì impalata a rimirare la lapide. Spegni parlando con voci diverse, come faceva Nonna Hanlon in
la luce. E' quattro giorni che viaggiamo, e sono a pezzi". chiesa, alzandosi dal banco e mettendosi a cianciare
Le braccia che lei teneva rabbiosamente conserte sul seno mescolando le lingue, come fa un negro, come avesse in
esiguo parvero contrarsi ancor di più. "Nessuno di noi tre," pancia un irlandese, due donne e tre ranocchi! Quel morto,
disse Leota, accennando alla pietra "chiuderà occhio stanotte." Mr. White, ci odia perché siamo venuti qui dentro a
Venti minuti più tardi, disturbato da rumori e movimenti vari, rompergli..."
l'uomo dell'Oklahoma estirpò la propria faccia d'avvoltoio Quasi a darle ragione, le voci dal basso aumentarono di
dalle lenzuola, sbattendo le palpebre, intontite di sonno. volume. L'uomo dell'Oklahoma si puntellò su un gomito,
"Leota, sei ancora in piedi? Non ti ho detto, mezz'ora fa, di scosse la testa sconfortato, con una gran voglia di ridere, ma
spegnere la luce e venire a letto?! Che stai facendo?" troppo stanco per farlo.
Quel che stesse facendo era del tutto evidente. Carponi sul Echeggiò un tonfo.
pavimento, la donna era intenta a collocare sulla testata della "Si sta agitando nella bara!" strillò Leota. "E' furibondo!
lapide una brocca di gerani rossi, bianchi e rosati, tagliati di Dobbiamo andarcene di qui, Walter, se no domattina ci
fresco; ai piedi della lastra figurava già un recipiente di latta trovano cadaveri!"
con dentro alcune rose. Sul pavimento, un paio di forbici, Altri tonfi, altri rimbombi, ancora voci. Poi, silenzio. Seguito
rugiadose per aver appena reciso gli steli dei fiori, fuori, nella da uno scalpiccio ai piedi, nel vuoto sopra la loro testa.
notte. Leota gemette: "E' uscito dalla tomba! Ha spaccato il
Adesso Leota stava alacremente spazzolando con un logoro coperchio della bara, e adesso sta camminando in aria sopra le
cencio il linoleum e il frustro tappeto che copriva la lastra, e nostre teste!".
pregava, ma in modo che suo marito non udisse le parole Adesso, l'uomo dell'Oklahoma si era rivestito. Di fianco al
bensì il loro indistinto mormorio. Alzatasi, passò al di là della letto, si infilò le scarpe. "Questa casa ha tre piani" spiegò,
lapide cautamente, per non turbarne il supposto ospite, e, infilandosi le falde della camicia nella cintura. "Di sopra,
nell'attraversare la stanza, ebbe egual cura di tenersi alla larga abbiamo dei pensionanti che stanno rientrando in camera." A
dal punto tombale, per poi constatare: "Ecco fatto". Spense la una Leota in lacrime egli aggiunse: "Dài, ti porto di sopra a
luce e si coricò sulle molle cigolanti, le quali raddoppiarono i vedere queste persone. Così avrai la prova di chi sono. Poi
gemiti allorché Walter si rigirò per chiedere: "Ma in nome di andremo giù al primo piano, a dirne quattro al quell'ubriaco e
Dio...!" e lei ribatté, sbarrando gli occhi nel buio: "Nessuno a sua moglie. Alzati, Leota".
potrà mai riposare in pace con degli estranei che gli dormano Qualcuno bussò alla porta.
sopra la testa. Gli ho chiesto perdono, gli ho deposto fiori sulla Leota ululò, e si rotolò nelle lenzuola, facendo di sé una
tomba in modo che non debba, nel cuor della notte, venir fuori mummia. "E' tornato nella bara e picchia per venirne fuori!"
a strofinarsi le ossa". Walter accese la luce e andò ad aprire l'uscio. Un giubilante
Il marito guardò il punto, invisibile nelle tenebre, dove ella ometto, vestito di scuro, frenetici occhi azzurri, rugoso e
giaceva sul letto, non riuscì a pensare a qualcosa da dire, si grigio di capelli, venne dentro a passo di danza.
limitò a imprecare, grugnì e ricadde nel sonno. "Chiedo scusa, sono desolato del disturbo" disse l'ometto.
Dopo neanche mezz'ora, Leota lo afferrò per un gomito, lo "Sono Mr. Whetmore. Ero andato via. Adesso sono tornato.
fece rigirare per potergli sussurrare in un orecchio, Ho avuto il più sorprendente colpo di fortuna. Sì, veramente.
febbrilmente e spauritamente, come chi si sia smarrito in una E' ancora qui la mia lastra?" Rimase un attimo con gli occhi
caverna: "Walter! Svegliati! Svegliati!". Operazione che aveva sulla lapide, prima di vederla. "Ah, sì, sì, eccola! Oh, salve."
in programma di ripetere nel corso di tutta la notte, qualora Aveva visto Leota che sbirciava dal viluppo delle coperte. "Ho
fosse stato necessario, per demolirgli quell'insopportabile qui degli uomini con un carrello, e giù c'é un camion. Se non
superiorità letargica. do troppo incomodo, porteremo via il marmo subito, adesso.
Egli annaspò per liberarsi dalla stretta. "Che c'é?" Ci vorrà un attimo."
"Mr. White! Mr. White! La sua vendetta!" Walter esternò gratitudine con una risata. "Felicissimo di
"Oh, ma vedi di dormire!" togliermi dai piedi quell'accidenti di coso. Se lo porti via e
"Non sto dicendo balle! Lo senti?" tanti saluti!"
L'uomo dell'Oklahoma tese l'orecchio. Da sotto il linoleum, da Mr. Whetmore fece entrare un paio di nerboruti. L'ometto
un paio di metri dal basso, giungevano, attutiti, confusi, irosi ansimava di lieta impazienza. "La cosa più sorprendente!
mormorii di voce maschile. Non una singola parola Questa mattina ero disperato, distrutto, annientato - ma poi, il
intelleggibile, soltanto una sorta di dolente protesta. miracolo!" La lapide venne collocata su un carrello. "Non più
L'uomo dell'Oklahoma si mise a sedere sul letto. Avvertita dal di un'ora fa, ho saputo, per puro caso, che un certo Mr. White
movimento, Leota sibilò con rinnovata frenesia: "Lo senti? Lo era appena deceduto di polmonite. Un Mr. White, badino
senti?". Walter mise i piedi sul pavimento. La voce dal basso bene, il cui nome si articola con la I e non con la Y. Ho
fu sostituita da un'altra in falsetto. Leota cominciò a appena preso contatto con la vedova, la quale ha trovato
singhiozzare. "Piantala, lasciami sentire!" impose il marito, sollievo nell'apprendere che la pietra tombale é già pronta. Mr.
rabbiosamente. E rimase con l'orecchio teso. Poi, nel silenzio, White un'ora fa era ancora caldo, e il suo cognome comporta
si mise in ginocchio per appoggiare l'orecchio al linoleum, e una I, che stupenda coincidenza! Oh, sono così felice!"
Leota gridò: "Attento a non calpestare i fiori!". E lui ripeté: La lastra di marmo, sul suo carrello, rotolò fuori della stanza,
"Taci!". Si rialzò, sputò una bestemmia e tornò sotto le mentre l'uomo dell'Oklahoma e Mr. Whetmore, uniti da una
lenzuola. "Ma é l'uomo qui di sotto!" comune ilarità, si stringevano la mano, e Leota osservava
"E io cosa ho detto? Mr. White!" sospettosa il trambusto che si acquietava. "Bene, l'incidente é
chiuso" disse suo marito, con una smorfia compiaciuta, spalancare le mascelle e fissare l'obiettivo con la sua faccia
chiudendo la porta alle spalle di Mr. Whetmore, e rovesciando spettrale. Quello sì che era terrore!
i fiori, che erano nella brocca, nel lavabo, e quelli del "Forse, allora era il Fantasma, più il Gobbo, più il Pipistrello a
recipiente di latta nel cestino della carta straccia. Spenta la rendermi le notti dell'infanzia tanto piene di incubi."
luce, risalì a letto, ignorando il profondo e imbronciato E, incamminandosi, rise silenziosamente al ricordo...
silenzio di Leota. La quale non aprì bocca per un bel po', Di come sua madre lo sbirciava al di sopra dei cornflakes
limitandosi a giacere, accasciata di solitudine e mattutini: "Che é successo stanotte? Lo hai visto? Era li, al
incomprensione. Lo sentì sistemarsi le coperte e sospirare. buio? Quant'era alto, di che colore? Come hai fatto questa
"Adesso possiamo dormire. La fottuta lastra l'hanno portata volta a non urlare svegliando tuo padre? Allora, parla!".
via. Sono soltanto le dieci e mezza. Tante belle ore per Mentre suo padre, al di sopra del paravento del giornale,
dormire." osservava tutti e due, e lanciava un'occhiata significativa alla
Leota stava per dire qualcosa, quando dal basso si ripeté un cinghia di cuoio, quella per affilare la lametta da barba, appesa
rumore raspante. "Ecco! Ecco!" strillò la donna, trionfante, di fianco alla cucina economica, ansiosa di entrare in azione.
abbrancando il marito. "Eccolo di nuovo il rumore, come E lui, Emil Cramer, anni sei, stava lì seduto, ricordando lo
dicevo io! Ascolta!" spasimo del proprio piccolo inguine da gambero se non
Walter strinse i pugni, digrignò i denti. "Quante volte devo arrivava in tempo in cima alle scale, al di là della Bestia
ripetertelo? Devo picchiarti in testa, donna, per fartela capire? Mostruosa acquattata nel solaio di mezzanotte, mentre lui,
Lasciami in pace! Non é niente..." all'ultimo momento, scosso dai singhiozzi, invertiva la marcia
"Ascolta, ascolta, oh, ascolta!" implorò lei in un sussurro. e rotolava giù, come un cane terrorizzato o un gatto ustionato,
Ascoltarono, nelle tenebre compatte. giù in fondo alle scale, per giacervi piatto e accecato di paura,
Dal piano di sotto, qualcuno stava raspando contro una porta. gridando: "Perché? Perché é lì? Perché devo essere punito?
E una porta si apriva. Smorzata, distante e soffocata, una voce Che ho fatto?".
di donna stava dicendo, tristemente: "Ah, é lei, Mr. E strisciando, annaspando nel corridoio buio, tornava a letto,
Whetmore". nell'agonia del liquido che urgeva, spingeva, e pregava che
E dal buio compatto, al di sotto del letto - di colpo venisse presto l'alba, quando la Cosa avrebbe smesso di
rabbrividente - di Leota e del marito dell'Oklahoma, la voce di aspettarlo e fosse scivolata di nuovo sotto la tappezzeria
Mr. Whetmore rispondeva: "Buonasera di nuovo, signora macchiata, o si fosse fatta risucchiare dentro le fessure della
White. Ecco. Le ho portato la lapide". porta del solaio.
Una volta, aveva tentato di nascondere un vaso da notte sotto
al letto. Il recipiente, subito scoperto, era stato gettato via,
La Cosa in cima alle scale sbriciolandosi all'impatto. Una volta, aveva fatto scorrere
l'acqua dell'acquaio di cucina con l'intenzione di servirsene
Una coincidenza mancata. fisiologicamente. Le orecchie paterne, perfettamente
Era sceso dal treno a Chicago per scoprire che c'era un'attesa sintonizzate, avevano captato e scatenato l'ira.
di quattro ore. "Sì, sì" andava adesso ripetendosi, e proseguì per le vie
Pensò di andare a visitare i musei; i Renoir e i Monet gli cittadine, in una giornata che diventava minacciosa.
avevano sempre incantato l'occhio e sedotto la mente. Ma si Raggiunse la via dove un tempo aveva abitato. Il sole si era
sentiva irrequieto. La fila dei taxi fuori dalla stazione lo fece nascosto. Il cielo era tutto di un grigiore invernale. Egli
ammiccare. sussultò.
"E perché no" si disse "saltare su un taxi e farsi portare trenta Perché una solitaria goccia di pioggia fredda l'aveva colpito
miglia a nord?" Passare un'ora nella sua vecchia città natia, sul naso.
darle per la seconda volta nella vita l'addio, e tornarsene "Santo Dio!" esclamò, ridendo. "Eccola qui! La mia casa."
indietro, senza affanno, più felice e forse più saggio, a Ed era vuota con un cartello IN VENDITA sull'ingresso.
prendere il treno per New York? La stessa facciata di assicelle verniciate di bianco, il grande
Un bel po' di soldi per un capriccio per ingannare poche ore, portico laterale, quello più piccolo verso la strada. Ecco la
ma al diavolo la taccagneria. Aprì lo sportello di un taxi, issò porta di ingresso, oltre la quale il salotto, dove lui e suo
all'interno la valigia, e disse: fratello avevano dormito sul letto pieghevole, sudando nelle
"Green Town e ritorno". ore notturne, mentre tutti gli altri dormivano e sognavano.
Il conducente irradiò un felice sorriso e abbassò la bandierina Sulla destra la sala da pranzo con la porta che dava in
del tassametro nell'attimo stesso in cui Emil Cramer saltava corridoio e alle scale che si spingevano in alto nella notte
sul sedile posteriore e richiudeva la portiera. infinita.
Green Town, e... Seguì il vialetto, diretto alla veranda laterale, e alla relativa
La Cosa in cima alle scale. porta.
Che? Allora, la Cosa: che forma aveva avuto, quale colore, quale
"Mio Dio," pensò "perché mai, in uno splendido pomeriggio massa? Aveva ancora un volto fumoso, denti cavernosi e
di primavera, deve proprio venirmi in mente quella?" fiammeggianti occhi alla Baskerville? Sussurrava, gemeva,
Puntarono a nord, lasciandosi dietro un codazzo di nuvole, e mormorava..?
alle tre si fermarono sulla Main Street di Green Town. Cramer Scosse la testa.
scese, allungò al tassista cinquanta dollari a garanzia, gli disse Dopotutto, la Cosa non era mai esistita, no?
di aspettarlo; si guardò in giro. E proprio per questo suo padre aveva digrignato i denti ogni
La scritta sul tendone del Genesee Theater diceva, a caratteri volta che posava lo sguardo su quel tremebondo campione di
rosso sangue: I DUE ORRORI. LA CASA DEI DEMENTI. figlio! Non poteva vedere, il bambino, che il corridoio era
LA MORTE DEL DOTTORE. ENTRATE. MA NON vuoto, vuoto? Non sapeva, il maledetto marmocchio, che era
ILLUDETEVI DI USCIRNE. la macchina da presa degli incubi, quella che aveva in testa, a
"No, no" pensò Cramer. "Il Fantasma era meglio. Quando girare i film sussultanti di horror notturno a mescolarsi con
avevo sei anni, a lui bastava impietrirsi, ruotare su se stesso, l'aria ostile?
E le nocche paterne a tambureggiare su quella fronte ostinata Con un grugnito disperato spiccò il salto. Il suo piede scalciò
per esorcizzare lo spettro! sul terzo gradino. La sua mano si protese, annaspò per
Emil Cramer riaprì gli occhi, sorpreso di averli tenuti chiusi. afferrare la catenella. Dài uno strappone! Ancora!
Salì sul portico. "Non si accende! O Cristo. Non c'é luce. Non si accende.
Toccò il pomello della porta. Come tutti quegli anni del passato."
"Oh, Dio!" pensò. La catenella gli sgusciò di mano. La mano ricadde.
Perché l'uscio, non chiuso a chiave, aveva ceduto, Notte. Tenebre.
schiudendosi silenziosamente. Fuori, la pioggia, fredda, cadeva, al di là di un ermetico
La casa e il corridoio buio erano lì, deserti e in attesa. accesso a una miniera.
Spinse e spalancò la porta, che ubbidì con un impercettibile Emil dilatò gli occhi, li chiuse, li riaprì, li richiuse, quasi che
cigolio. quell'ammiccare di ciglia potesse indurre la catenella a
La stessa tenebra, simile a cortine di una camera mortuaria, scattare, ad accendere la luce! Il cuore gli tonfava non soltanto
riempiva ancora il corridoio, stretto come una bara. E che sotto le costole, martellava anche nella cavità delle ascelle,
odorava ancora di piogge di anni trascorsi, ed era sfiorata da nell'inguine dolorante.
barlumi, venuti a curiosare per non andarsene più... Barcollò, inciampò.
Cramer entrò. "No," gridò muto. "Reagisci. Guarda! Vedi!"
Di colpo, fuori, scrosciò la pioggia. Un diluvio che oscurava il E finalmente girò il capo per guardare su, su verso la tenebra
mondo, lo relegava al di là dei muri. Un diluvio che inzuppava sovrapposta alla tenebra.
il portico, e a lui annegava il respiro. "Tu... la Cosa..." sussurrò. "Sei lì?"
Mosse un altro passo nell'oscurità totale. La casa ondeggiò, come un'enorme bilancia, sotto il suo peso.
Nessuna luce a illuminare il tratto finale del corridoio, tre Alta nell'aria di mezzanotte, una nera bandiera, cupo vessillo,
gradini più oltre... rotolava e srotolava i suoi lembi funerei, il suo frusciante
Sì! Era stato quello il problema! mantello.
Per risparmiare, la maledetta lampadina era sempre tenuta "Fuori," si disse Emil "ricordalo! E' un giorno di primavera!"
spenta! La pioggia tambureggiò sommessa contro la porta, alle sue
Per spaventare la Cosa, dovevi correre, spiccare un salto, spalle.
acchiappare la catenella dell'interruttore e accendere la luce! "Adesso" sussurrò Cramer.
E così, alla cieca, cozzando contro la parete, tu spiccavi il E tenendosi al centro della scala, tra le fredde trasudanti pareti,
salto. Senza mai trovare la catenella! cominciò a salire.
"Non guardare su!" ti dicevi. "Se la vedi anche lei vede te! No, "Sono al quarto gradino" sussurrò.
no!" "Ora, al quinto..."
Ma poi, alzavi di scatto la testa. Guardavi. Ti usciva un urlo! "Il sesto! Mi senti, tu, lassù?"
Perché la Cosa tenebrosa incombeva in aria, pronta ad Silenzio. Tenebre.
abbattersi come la lastra di una tomba sul tuo urlo! "Cristo! Perché non scappo, mi precipito fuori nella pioggia,
"C'é nessuno in casa?" fu il sommesso richiamo che Cramer si alla luce?!"
sentì uscire di bocca. "No!"
Una corrente umida scendeva da in cima alle scale. Un odore "Settimo! Ottavo!"
di suolo di cantina e di polvere di solaio gli sfiorava le gote. Il cuore, come sdoppiato, tumultuava sotto le ascelle, tra le
"Chi c'é c'é, chi non c'é peggio per lui" sussurrò. "Io sono qui." gambe.
Dietro di lui, la porta, in silenzio, dolcemente, parve "Decimo..."
rabbrividire, esitare e poi decidersi... e chiudersi, da sola. Gli mancò la voce. Inspirò a fondo e...
Egli si immobilizzò. Rise! Mio Dio, sì! Rise!
Poi, si costrinse a fare un altro passo, un altro ancora. Fu come spaccare un vetro. La paura si frantumò, sparì.
E, Cristo!, gli parve di restringersi. Sciogliendosi un "Undici!" gridò. "Dodici" urlò. "Tredici!" esplose. "Sii
centimetro alla volta, incavandosi in dentro, mentre anche la maledetta! All'inferno, sì, all'inferno! E quattordici!"
pelle sulla faccia si ritirava, diminuiva, l'abito e le scarpe Perché non ci aveva pensato, quando aveva sei anni? Bastava
diventavano troppo larghi... correre su, sparando risate, per uccidere quella Cosa, per
"Che ci faccio qui?" si domandò. "Che vado cercando?" sempre?!
Risposte. Sì. Erano quelle che voleva. Risposte... Un ultimo balzo, stupendo.
La scarpa destra gli urtò contro il primo scalino... della scala. "Sedici!" proruppe e ragliò, quasi, deliziato.
Con un sussulto, ritirò di scatto il piede. Lentamente, si Era sul pianerottolo. Senza poter smettere di ridere.
costrinse di nuovo a quel contatto. Protese il pugno nella fredda, compatta aria buia.
Nessun problema: bastava non guardare in su. La risata gli si gelò in gola, il respiro gli si bloccò.
"Stupido!" pensò. "Ecco perché sei qui. Le scale. Su, in cima Una notte d'inverno che gli scendeva nei polmoni.
alle scale, ecco cos'é!" "Perché?" Una voce infantile echeggiò, lontana, dal basso, da
Adesso... un altro tempo. "Perché devo essere punito? Che ho fatto?"
Con estrema lentezza, sollevò la testa. Il suo cuore parve fermarsi, poi riprendere a battere.
Per guardare la lampadina spenta, penzolante dal bianco inerte L'inguine si contrasse convulsamente. Un getto di liquido
attacco sul soffitto, a due metri sopra la sua testa. caldo eruppe a inondargli - bruciante e impudico - le gambe.
Era lontana come la luna. "No!" gemette lui.
Gli si contrassero le dita. Perché le sue dita avevano toccato qualcosa.
In qualche punto tra le pareti della casa, sua madre si rigirava La Cosa in cima alle scale.
nel letto, senza destarsi, suo fratello dormiva tra lenzuola di Gli stava chiedendo dove fosse stato tutto quel tempo.
smorto biancore, suo padre interrompeva il russare per... Era stata li ad aspettarlo tutti quei lunghi anni... Che lui
ascoltare. tornasse a casa.
"Svelto! Prima che papà si svegli del tutto. Salta!"
La vera autentica mummia egizia fatta in casa dal "Charlie," disse il vecchio, evitando lo sguardo limpido del
colonnello Stonesteel ragazzo "io posso spostare uomini politici voluminosi come
maiali, scuotere gli scheletri del Municipio, far sì che le
Era l'autunno in cui trovarono, in un campo al di là di Loon locomotive scalino a retromarcia le colline. Ma i ragazzini
Lake, l'autentica mummia egizia. durante i lunghi fine settimana d'autunno, con la stoppa nel
Come la mummia fosse arrivata li, e da quando ci fosse, cervello, e un brutto attacco di Disperata Vacuità? Come
nessuno lo sapeva. Ma c'era, tutta fasciata nei suoi stracci al metterci una pezza...?"
creosoto, un po' seviziata dal tempo, proprio in attesa di essere Il colonnello Stonesteel scrutò le nuvole, valutò il futuro.
scoperta. "Charlie" disse finalmente. "Sono commosso dalla situazione
Il giorno prima era stato esattamente un altro giorno in cui ti trovi, sensibile al tuo giacere sulle rotaie della ferrovia
d'autunno, con gli alberi squillanti di giallo, intenti a disfarsi in attesa di un treno che non arriverà mai. Com'é possibile?
delle foglie già cotte di sole, e l'aria impregnata di un aspro Scommetto sei canditi con la figurina di Baby Ruth contro un
sentore di pepe, allorché Charlie Flagstaff, anni dodici, uscì di tuo taglio d'erba del mio prato, che Green Town, Illinois
casa, sulla via deserta, con la speranza che accadesse qualcosa superiore, abitanti cinquemilasessantadue, cani mille, sarà
di grande, speciale ed eccitante. un'altra, per sempre, sarà cambiata a gloria, Dio santo, a un
"Okay" disse Charlie, rivolgendosi al cielo, all'orizzonte, al certo momento entro le prossime miracolose ventiquattr'ore.
mondo intero. "Sono qui che aspetto. Coraggio!" Ti suona bene? Ci scommetti?"
Non succedeva nulla. Quindi Charlie, prendendo a calci le "Gesù!" Charlie, estasiato, afferrò la mano del vecchio e la
foglie che aveva davanti ai piedi, prese a marciare attraverso scosse. "Una scommessa! Colonnello Stonesteel, sapevo che
la cittadina, finché non arrivò alla casa più alta della via ce l'avrebbe fatta!"
principale, la casa dove tutti andavano, a Green Town, quando "Non l'ho ancora fatta, figliolo. Ma, attenzione, adesso. La
avevano problemi. Charlie si guardò in giro, accigliato. Anche città é il Mar Rosso. Le ordino di aprirsi a metà. Al lavoro!"
lui aveva problemi, d'accordo, ma non riusciva a valutarli Il colonnello, a passo di marcia, e Charlie, al galoppo,
quanto a entità e qualità. Quindi, chiuse gli occhi, e si limitò a entrarono in casa.
gridare alle finestre della grande casa: "Eccoci qui, Charlie: reparto rigattiere o reparto tombale.
"Colonnello Stonesteel!". Quale dei due?"
La porta d'ingresso si spalancò all'istante, come se il vecchio E il colonnello tirò su col naso, prima verso una porta che
fosse stato lì ad aspettare, come Charlie, che accadesse s'apriva sulla scala che scendeva al crudo terreno della
qualcosa di eccezionale. cantina, poi verso quella della scala all'asciutto solaio di legno.
"Charlie," esclamò il colonnello Stonesteel "sei abbastanza "Be'..."
cresciuto per bussare. Che hanno in corpo i ragazzi per dover Il solaio gemette sotto una ventata improvvisa, come un
urlare sotto le finestre? Prova di nuovo." vecchio agonizzante nel sonno. Il colonnello ne spalancò la
E la porta venne richiusa. porta su sussurri autunnali, tempeste intrappolate e fischianti
Charlie sospirò, si avvicinò alla porta e bussò gentilmente. tra le travi.
"Charlie Flagstaff, sei tu?" La porta si era riaperta, il "Li senti, Charlie? Che dicono?"
colonnello sbirciò a destra e a sinistra. "Credevo di averti detto "Be'..."
di gridare da fuori la casa!" Il colonnello fu risucchiato su per le scale da una raffica di
"Come no?" sospirò Charlie, sentendosi cadere le braccia. vento, come un'evanescente palla di pula.
"Guarda che giornata! Uno spettacolo!" Il colonnello venne "Dicono del tempo, della vecchiaia, di ricordi, di un sacco di
fuori, puntando nel vento fresco la lama del sottile naso cose. Polvere, e forse dolore. Ascolta quelle travi. Lascia che
aguzzo. "Non ami l'autunno, figliolo? Splendida, splendida il vento stuzzichi il loro scheletro di legno in una bella
giornata, non trovi?" giornata d'autunno, e avrai il vero linguaggio del tempo.
Abbassò gli occhi sulla faccia pallida del ragazzo. Tizzoni e cenere, tabacco da naso di Bombay, fiori di cimitero
"Ehi, figliolo, hai l'aria di uno che abbia perso l'ultimo amico e ridotti a spettri..."
a cui sia morto il cane. Qual é il problema? La scuola che "Accidenti, colonnello" ansimò Charlie, raggiungendolo. "Lei
inizia la settimana prossima?" dovrebbe scrivere per La Realtà Romanzesca!"
"Già." "Lo feci, una volta. Cestinato. Eccoci qui!"
"Halloween é ancora troppo lontana?" Ed essi c'erano veramente, in un luogo senza calendario, senza
"Sei settimane ancora. Come fosse un anno. Ha mai fatto caso, mese, giorno o anno, ma solo grandi ombre stese dai ragni e
colonnello..." Il ragazzo tirò un sospiro anche più sconsolato, barbagli di luce da lampadari capovolti, giacenti come enormi
guardando la città autunnale. "Qui in giro non succede mai lacrime nella polvere.
nulla?" "Accidenti!" esclamò Charlie, impaurito e felice di esserlo.
"Come? Domani é il Labor Day, grande parata, sette carri "Orsù, favella!" proseguì il colonnello. "Sei tu pronto a che
allegorici, il sindaco, forse i fuochi d'artificio..." Il colonnello m'appresti in tuo favore a dare vita a un vero, vivo,
si fermò in tronco, per nulla entusiasta del proprio elenco. semiÄmorto portento, un mistero tagliato su misura?"
"Quanti anni hai, Charlie?" "Pronto!"
"Tredici, quasi." Il colonnello spazzò via da un tavolo fogli di carta, mappe,
"A tredici anni le cose tendono a correre vertiginose." Il pezzi d'agata, occhi di vetro, ragnatele e nuvole di polvere, poi
colonnello roteò gli occhi a ripescare nel cervello sconnessi si arrotolò le maniche.
ricordi di riscontro. "Quando ne hai quattordici si bloccano. A "Gran cosa é far da levatrice a un mistero: non devi far bollire
sedici, é come fossero morte. La fine del mondo quando acqua, detergere e lavare. Allungami quel rotolo di pergamene
compi i diciassette. Le cose riprendono a camminare, quando che trovi là, ragazzo, quell'ago minaccioso, appena lì sulla
arrivano i venti e passa. Nel frattempo, Charlie, che dobbiamo destra, quel vecchio diploma sulla mensola, quel mucchietto di
fare per sopravvivere fino a mezzogiorno di questa mattina stoppacci d'arma da fuoco che c'é per terra. Velocizzati!"
prima del Labor Day?" "Lo sto facendo" e Charlie galoppò, radunò, galoppò e
"Che dobbiamo fare? Se c'é uno che può saperlo, quello é lei, raccolse.
colonnello" rispose Charlie.
Turbinarono piccole fascine di rametti secchi, grovigli di "Purtroppo, a Green Town non disponiamo di case abitate da
soffici virgulti di salice e di amento in spighe. Le sedici mani spettri!"
del colonnello mulinavano in aria, maneggiando sedici aghi "Un tempo, si. La casa del vecchio Higley. Demolita, adesso."
lucenti, fiocchi di cuoio, fili d'erba, ammiccanti piume di "Quindi, afferri il concetto? Che altro possiamo fare per
civetta, luccichii di gialli occhi di volpe. Il colonnello scacciare la noia?"
canticchiava, grugniva approvando, mentre le sue miracolose "Fare una strage?"
otto serie di braccia e mani mulinavano, saggiavano e "Niente stragi negli anni in cui Sirio nasce col sole. Gesù,
cucivano, danzando. anche il nostro sceriffo é onesto! Il sindaco... incorruttibile!
"Ecco!" e indicò con una drittata del naso. "A metà dell'opera. C'é da impazzire. L'intera città sotto l'incubo di una
Prende forma. Dedicagli uno sguardo, o mio fanciullo. A cosa contemplativa noia inamidata e di un ozio imbambolato.
comincia a rassomigliare?" Ultima risorsa, Charlie, che possiamo fare?"
Charlie compì il giro del tavolo, gli occhi dilatati ad "Fabbricare una mummia?" sorrise Charlie.
accarezzargli la bocca. "Accidenti... ma..." farfugliò. "Come tori in una cristalleria. Guarda che polverone sollevo!"
"Ebbene?" Il vecchio, ridacchiando, afferrò frammenti di civetta
"Sembra una..." impagliata, code ritorte ed essiccate di lucertola, vecchie
"Sì, sì?" bende giallastre, ricordi di una caduta con gli sci (che gli
"Una mummia! Non può essere!" aveva rotto una caviglia e spezzato un idillio nel 1895), alcuni
"Lo é! Apri l'occhio, perfora con lo sguardo, ragazzo. Lo é!" tronconi di camera d'aria di una Kissel Kar del 1922, qualche
Chino sul lungo oggetto coricato, il colonnello, immergendo il esemplare di mortaretto esploso, risalente all'ultima estate di
polso nella sua creazione, auscultò il sussurro dei fiati, il pace del 1913, intrecciando, impastando insieme con le fragili
frusciare degli stecchi, delle erbe secche. dita da insetto saltatore.
"Adesso, per prima cosa, tu potresti rispondere, perché "Voilà. Finito."
qualcuno costruirebbe proprio una mummia? Tu, tu ne hai "Oh, colonnello" ansimò Charlie, in estasi. "Posso fargli una
dato l'ispirazione, Charlie. Tu mi hai fatto accingere corona?"
all'impresa. Accedi alla finestra del solaio, e scruta la visione "Fagli una corona, figliolo. Incoronalo."
esterna." Il sole stava tramontando, allorché il colonnello e Charlie e il
Charlie sputò sul vetro impolverato, ne ripulì un tondo loro amico egizio scesero le scale sul retro della grande casa,
trasparente, sbirciò fuori. due di loro carichi del fardello, il terzo fluttuante a mezz'aria,
"Bene, che vedi? C'é in città qualche avvenimento in corso? lieve come scaglie di cornflake tostato.
Nessun delitto in via di attuazione?" "Colonnello..." interrogò Charlie "che ne facciamo di questa
"Accidenti, no..." mummia, adesso che ce l'abbiamo? Non può parlare o
"Nessuno che cada giù dal campanile di una chiesa, o che sia andarsene in giro..."
arrotato da una falciaerba impazzita?" "Non ce n'é bisogno, ragazzo. Lascia che parli il popolo, lascia
"Nessuno." che sia il popolo ad accorrere. Guarda fuori!"
"Non un Monitor o un Merrimac che veleggi sul lago, non un Socchiusero la porta e spiarono una città immersa in pacifico
dirigibile che cada sul tempio massonico e faccia gelatina di torpore e accasciata dal nonÄfarÄniente.
seimila massoni in un solo colpo?" "Non é abbastanza, figliolo, che tu ti sia svincolato dalla
"Accidenti, colonnello, a Green Town ci sono soltanto morsa del Vuoto Disperato. Tutta la città, qui, é davanti a noi,
cinquemila anime!" affogata fino al collo, ignorando le lancette dell'orologio,
"Aguzza lo sguardo, ragazzo. Osserva. Indaga. Riferisci!" ossessionata dal doversi alzare dal letto ogni mattina e trovare
Charlie perlustrò spasmodicamente il piatto panorama che é sempre, eternamente domenica! Chi offrirà salvezza?"
cittadino. "Amon Bubastis Ramese Ra il Terzo, appena arrivato col
"Niente dirigibili. Niente templi massonici schiacciati." locale delle quattro?"
"Esattamente!" Il colonnello andò spedito ad affiancare "Dio ti benedica, figliolo, sì. Quel che abbiamo qui é un seme
Charlie, scrutando il territorio. Indicò con la mano, indicò col gigante. Il seme non serve a niente se tu non ne fai... che
naso. "In tutta Green Town, in tutta la tua vita, non un delitto, cosa?"
non un incendio di orfanotrofio, non un sadico che incida il "Accidenti" disse Charlie, strizzando un occhio. "Se non lo
proprio nome sulle gambe di legno delle signore della pianto?"
biblioteca! Affronta la realtà, ragazzo, Green Town, Illinois "Ecco: lo devi piantare! Poi vederlo spuntare, crescere. E poi?
superiore, é il più piatto, meschino, banale, pigro buco di città Poi é l'epoca del raccolto. Il raccolto! Andiamo, Charlie. Eh...
della storia eterna degli imperi romano, tedesco, russo, dà una mano al tuo amico."
inglese, americano! Se Napoleone fosse nato qui, a nove anni Il colonnello scivolò fuori nelle prime ombre del crepuscolo.
avrebbe fatto karakiri. Per la noia. Se Giulio Cesare fosse Il Labour Day, a mezzodì in punto, Osiris Bubastis Ramese
cresciuto qui, sarebbe andato nel Foro romano, ficcandosi in AmonÄRaÄTut arrivò dalla Terra della Morte.
pancia la sua stessa daga..." Un vento d'autunno faceva fremere la campagna e
"Per la noia" concluse Charlie, pronto all'imbeccata. sbatacchiare le porte, non col fragore della solita parata del
"Esatto! Continua a guardare dalla finestra, ragazzo, mentre io Labor Day, i sette torpedoni imbandierati, la banda di pifferi e
lavoro." Il colonnello Stonesteel riprese a roteare, battere, tamburi, e il sindaco, ma di una folla che andava ingrossandosi
premere su una strana sagoma in progressiva espansione sul mentre intasava le vie e si gonfiava, diventava marea e
tavolo scricchiolante. "Noia a chili e tonnellate. Noia a livello inondava il prato di fronte alla casa del colonnello Stonesteel.
di Giudizio Universale, a chilometri di cortei funebri. Prati, Il colonnello e Charlie sedevano sulla veranda della facciata,
case, pelo di cani, capelli di cristiani, abiti in polverose erano li da qualche ora, in attesa che arrivassero le convulsioni
vetrine, tutto tagliato dalla stessa stoffa..." dell'isteria, che l'assalto alla Bastiglia si concretasse. Adesso,
"La noia" disse Charlie, su suggerimento. con i cani in frenesia di morsi alle caviglie dei ragazzini, e i
"E cosa fai, tu figliolo, quando ti annoi?" ragazzini scatenati in sarabande ai margini della ressa, il
"Ma... Spacco un vetro della finestra di una casa coi colonnello diresse lo sguardo verso la Creazione (sua e di
fantasmi?" Charlie) e schiuse le labbra al suo segreto sorriso.
"Allora, Charlie... ho vinto la scommessa, si o no?" Bubastis Ramese AmonÄRaÄTut al centro di entrambe,
"Accidenti, se l'ha vinta, colonnello!" sorridente ora a destra quando la forza di gravità faceva
"Troppo buono." pencolare il suo etereo peso, ora a sinistra, seguendo la curva
I telefoni squillavano in tutta la città, colazioni bruciavano sui di un angolo della via. La banda di pifferi e tamburi, ora
fornelli, quando il colonnello incedette per dare alla parata la potenziata notevolmente dall'apporto di ottoni, aveva dedicato
sua papale benedizione. un'ora a bere birra e a imparare la marcia trionfale dell'Aida,
Al centro della folla c'era un carro tirato da un cavallo. In cima che eseguì tante ripetute volte da obbligare le madri a
al carro, gli occhi spiritati del fortunato archeologo, c'era Tom rimorchiare in casa i bebé in lacrime, e gli uomini a rifugiarsi
Tuppen, proprietario di una fattoria moribonda, appena fuori nei bar per distendere i nervi in crisi. Si ventilava anche una
città. Tom stava farfugliando, e la folla con lui, perché sul terza parata, ma il calar del sole colse la città impreparata, e
pianale del carro c'era lo speciale raccolto maturato dal seno di tutti, incluso Charlie, andarono a casa per una cena densa di
quattromila anni perduti nel tempo. parole e scarsa di piatti.
"Bene, limo del Nilo e Delta fecondo" ansimò il colonnello, Alle ore venti, Charlie e il colonnello stavano percorrendo le
contemplando con occhi dilatati. "Quella é o non é vie cittadine piene di foglie, nell'oscurità complice, e
un'autentica antica mummia egizia, ieratica nei suoi papiri prendendo aria a bordo della Moon modello 1924 del vecchio
originali e nel suo involucro catramato?" signore, un'auto che continuò a tremolare dopo che il
"Accidenti, lo é!" gridò Charlie. colonnello l'ebbe messa in moto.
"Lo é, sicuro!" strillò il coro. "Dove stiamo andando, colonnello?"
"Stamattina stavo arando il campo" spiegò Tom Tuppen. "Be'" ponderò il colonnello, pilotando a quindici filosofici
"Arando, mica altro, arando e... bang! La lama dell'aratro mi chilometri all'ora, sicuro e rilassato. "Tutti quanti, compresi i
rivolta su dalla terra questo, proprio davanti a me! Ci tuoi, in questo momento sono al Prato di Gossett, no? Per i
pensate?! Gli Egizi devono aver marciato attraverso l'Illinois discorsi conclusivi del Labor Day. Qualcuno accenderà il
tremila anni fa, e nessuno lo sapeva! Rivelazione, la chiamo fuoco sotto al pallone a gas del sindaco, e lui andrà su di
io! Girate al largo, ragazzini! Questo reperto lo porto nell'atrio dodici metri, diciamo. Corretto? I vigili del fuoco spareranno i
dell'ufficio postale. In mostra! Hih, vai!" razzi. Ciò vuol dire che l'ufficio postale, più la mummia, più
Il cavallo, il carro, la mummia, la ressa decollarono, lasciando lo sceriffo che le tiene compagnia saranno isolati e vulnerabili.
dietro il colonnello, gli occhi ancora spalancati, la bocca Allora, accadrà il miracolo, Charlie. Deve accadere. Chiedimi
aperta. perché."
"Sangue di papiro" sussurrò. "Gliel'abbiamo fatta, Charlie. "Perché?"
Questa grancassa, il farfugliamento, le chiacchiere, le voci e "Lieto tu me l'abbia chiesto: Bene, ragazzo mio, quelli di
l'isterismo andranno avanti per mille anni o fino al giorno Chicago salteranno giù dal treno domani, freschi e croccanti
dell'Armagedon, chi tra i due arriva prima!" come ciambelle, con i loro nasi da cani da trifola, occhi vitrei
"Sì, signore, colonnello!" e microscopici. Quei malfidenti del Museo, più l'Associated
"Michelangelo non avrebbe potuto far di meglio. Davide Press, scarnificheranno il nostro Faraone sette volte sette e
fanciullo é una meraviglia da usa e getta in confronto alla andranno in corto circuito. Tale essendo la situazione,
nostra sorpresa egizia e..." Charlie..."
Il colonnello tacque, poiché stava accorrendo il sindaco. "Noi faremo in modo di incasinarla."
"Colonnello Stonesteel, Charlie, salve! Ho appena telefonato a "Hai espresso il concetto alquanto crudamente, figliolo, ma
Chicago. I rappresentanti della stampa arrivano domani di hai colto nel segno. Mettiamola così, ragazzo: la vita é uno
prima mattina. Quelli del Museo all'ora di pranzo! Gloria, spettacolo di magia, o lo sarebbe se la gente non dormisse in
alleluia per la Camera di commercio di Green Town!" piedi. Concedi sempre al popolo un tantino di mistero.
E il sindaco, lancia in resta, si lanciò all'inseguimento della Adesso, prima che la folla si abitui al nostro vecchio amico,
massa. prima che egli usi l'asciugamano sbagliato, come ogni bravo
Una nube d'autunno attraversò la faccia del colonnello e sostò ospite di fine settimana, é bene che salti in groppa al primo
sulla sua bocca. cammello diretto a ovest. Ci siamo!"
"Fine del Primo Atto, Charlie. Comincia a pensare veloce. Noi L'ufficio postale si ergeva silenzioso, con un'unica lampadina
vogliamo che questa cagnara duri per sempre, vero?" a illuminare l'atrio. Attraverso la grande vetrata, era visibile lo
"Sì, signore." sceriffo seduto di fianco alla mummia in mostra, muti
"Spremi le meningi, ragazzo. Come dice la filastrocca di Zio entrambi, abbandonati dalla folla che era andata a cena e ai
Wiggily?" fuochi d'artificio.
"Zio Wiggily dice... dice ah, ecco, sì, torna indietro di due "Charlie." Il colonnello esibì un sacchetto di carta, dentro il
salti." quale gorgogliava un liquido misterioso. "Dammi trentacinque
"Dieci e lode, figliolo, una medaglia d'oro e un cornetto al minuti per incantare lo sceriffo. Poi tu scivola dentro, senza
cioccolato. Il Signore dà e il Signore riprende, eh?" farti vedere, ascolta, segui il mio conversare e, alla battuta
Charlie scrutò il viso del vecchio e vi scorse visitazioni di giusta, compi il miracolo. Qui non succede mai niente, eh?"
piaghe bibliche. "Sì, signore." E il colonnello si eclissò.
Il colonnello osservò la moltitudine convergere attorno Fuori città, il sindaco troneggiò e i fuochi d'artificio salirono
all'ufficio postale, due isolati più in là. Sopraggiunse la banda in cielo.
di pifferi e tamburi eseguendo un motivo vagamente simile a Charlie rimase a bordo della Moon, e li guardò per una
uno egiziano. mezz'ora. Quindi, valutando che il periodo di malleabilità
"Al tramonto, Charlie" bisbigliò il colonnello, ad occhi chiusi. dello sceriffo stava volgendo al termine, attraversò di corsa la
"Faremo la mossa finale." strada, e si infilò nell'ufficio postale, nascondendosi
Fu un gran giorno! A distanza di anni, la gente diceva ancora: nell'ombra.
"Quello sì che é stato un giorno importante!". Il sindaco tornò "Molto bene," stava dicendo il colonnello, seduto tra il
a casa, si vestì in pompa magna e tenne tre pubbliche Faraone e lo sceriffo "perché non finisce quella bottiglia,
allocuzioni, presenziò due parate, una in direzione Main Street signore?"
fino alla rimessa dei tram, l'altra in senso inverso, con Osiris "Detto e fatto" annuì lo sceriffo, e obbedì senza batter ciglio.
Il colonnello si protese nella mezza luce e scrutò l'amuleto su in quel tuo solaio di fatiscenti rimasugli, tiri giù dal letto
d'oro che pendeva sul petto della mummia. questa mummia, vai a depositarla in un campo di grano e ti
"Lei ci crede alle vecchie massime?" godi lo spettacolo, la nuova follia archeologica che divampa.
"Quali vecchie massime?" La vita ricomincia in quell'ora, in quel giorno, per te, per la
"Se si leggono quei geroglifici ad alta voce, la mummia città, per tutti. Adesso, acchiappa il Faraone, portalo su, e
risuscita e si mette a camminare." nascondilo, ragazzo!"
"Balle" sentenziò lo sceriffo. "Peccato che la notte debba finire" disse Charlie,
"Provi a guardare tutti quegli strani simboli egizi" insisté sommessamente. "Non possiamo proseguire per qualche
suadente il colonnello. isolato a farci una limonata sulla veranda di casa sua,
"Qualcuno si é fregato i miei occhiali. Legga lei per me. colonnello? E portarci dietro anche lui?"
Faccia camminare questo vecchio scemo mummificato." "Vada per la limonata." Il colonnello Stonesteel scalciò sotto il
Charlie ritenne fosse il segnale per entrare in azione, scivolò a cruscotto dell'auto, che esplose in vita. "Per il perduto re e il
semicerchio nell'ombra, portandosi più vicino al sovrano figlio del Faraone!"
egizio. Nella tarda sera del Labor Day, si sistemarono sulla veranda
"Vediamo un po'." Il colonnello si chinò ancor di più, quasi a della casa del colonnello, cullandosi sulle sedie a dondolo,
sfiorare l'amuleto del Faraone, facendo scivolare al tempo bicchiere di limonata in mano, succhiando frammenti di
stesso gli occhiali dello sceriffo dalla propria mano a coppa ghiaccio, riassaporando il dolce gusto delle incredibili
alla tasca della giacca. "Il primo simbolo é un falco. Il secondo avventure notturne.
é uno sciacallo. Segue una civetta. Il quarto... dovrebbe essere "Accidenti" disse Charlie. "Già vedo i titoli sul Clarion di
un occhio di volpe..." domani: INESTIMABILE MUMMIA RAPITA. RAMESE
"Continui" disse lo sceriffo. AMONÄRA TUT SVANITO NEL NULLA. SCOMPARSA
Il colonnello continuò, e la sua voce si alzava e si attutiva, e la DI IMPORTANTE REPERTO. OFFRESI RICOMPENSA.
testa dello sceriffo annuiva, ciondolando, e tutti i simboli SCERIFFO PERPLESSO. ATTESA RICHIESTA DI
egiziani e le parole si snodavano, fluivano, alitavano intorno RISCATTO."
alla mummia, quando finalmente il colonnello ebbe un "Continua, ragazzo. Ci sai fare con le parole."
sussulto poderoso, e ansimò: "Ho imparato da lei, colonnello. Ora tocca a lei."
"Buon Dio, sceriffo, guardi!". "Che vuoi che dica?"
Lo sceriffo, distolto dalla sonnolenza, spalancò gli occhi. "Mi parli della mummia. Cosa é in realtà. Di che cosa é fatta.
"La mummia" esclamò il colonnello. "Sta andando a fare Da dove é venuta. Qual é il suo significato..."
quattro passi!" "Ma, ragazzo mio, c'eri anche tu, hai aiutato, hai visto..."
"Non può essere!" gridò lo sceriffo. "Non può essere!" Charlie lo guardò fisso.
"Lo é" disse una voce non collocabile, forse quella del "No." Un profondo respiro. "Mi dica la verità, colonnello."
Faraone, tra i denti. Il vecchio signore si alzò, profilato nell'ombra, tra le due sedie
E la mummia si sollevò in sospensione, e scivolò verso la a dondolo. Allungò una mano a sfiorare il loro capolavoro di
porta. antiche erbe e foglie di tabacco essiccato, tratto dal fondo del
"Oh, Dio!" gridò lo sceriffo, gli occhi acquosi di lacrime. "Ma fiume Nilo, la loro mummia faraonica ora appoggiata ai
quello potrebbe anche... volar via!" pilastri della veranda.
"Meglio gli corra dietro e lo riporti qui" si affrettò a dire il Gli ultimi fuochi d'artificio del Labor Day stavano morendo in
colonnello. cielo. La loro luce si rifletteva, spegnendosi negli occhi di
"Si, lo faccia, la prego!" lapislazzuli della mummia, che scrutavano, in attesa, il
La mummia era sparita. Il colonnello uscì di corsa. La porta si colonnello Stonesteel, come stava facendo il ragazzo.
chiuse con un tonfo. "Vuoi sapere chi egli era veramente ai suoi tempi?"
"O povero me!" Lo sceriffo sollevò la bottiglia, la scosse. Il colonnello raccolse una manciata di polvere dai polmoni, la
"Vuota." esalò lentamente.
Si fermarono, ansimanti, davanti la casa di Charlie. "Era chiunque, nessuno, qualcuno." Una breve pausa. "Tu.
"I tuoi vanno mai in solaio, figliolo?" Io."
"Troppo poco spazio. Ci mandano me se c'é bisogno." "Prosegua" sussurrò Charlie.
"Perfetto. Tira su dal sedile di dietro il nostro vetusto amico Prosegui, dissero gli occhi della mummia.
egiziano. Non pesa molto, dieci chili al massimo, lo hai "Era, é," mormorò il colonnello "un fascio di vecchi fumetti
portato via facilmente, bravo Charlie. Oh, che spettacolo! Tu accumulati nel solaio a esalare, per combustione spontanea,
che correvi fuori dall'ufficio postale, facendo camminare la tutte quelle nozioni di storia dimenticata. E' un ammasso di
mummia! Avresti dovuto vedere la faccia dello sceriffo" cartapesta di papiro, abbandonato in un campo d'autunno
"Spero non si metta nelle grane per questa grande fuga." prima dei tempi di Mosé, un insieme di erba secca scaturito
"Oh, si spremerà il cervello e imbastirà una bella storia, quello dai meandri del tempo, da un remoto crepuscolo, da questa
stupido ubriacone! Non può mica ammettere che ha visto la alba risorta... forse un incubo (nicotina e coda di cane) issato
mummia andarsene a fare quattro passi, no? Inventerà su un palo a mezzodì, a promettere qualcosa, qualsiasi cosa...
qualcosa, organizzerà un caccia all'uomo, vedrai. Ma adesso, una mappa del Siam, la sorgente del Nilo Azzurro, sabbia
figliolo, porta su nel solaio il nostro amico, nascondilo bene, e infuocata di un deserto infernale, tutti i frammenti di biglietti
vai a fargli visita settimanalmente. Intrattienilo con notturne tranviari, giallastre carte topografiche di strade campagnole,
conversazioni. Poi, tra trenta, quarant'anni..." vaganti tra dune di sabbia, viaggi abortiti, pazze scampagnate
"Cosa?" seguite da sogni notturni. Il suo corpo?... Ma'... fatto di... tutti i
"Durante un'annata così colma di noia che ti viene fuori dalle fiori secchi di cerimonie nuziali, di cupi funerali; nastri di
orecchie, quando la città si sarà scordata da un bel po' di telescriventi usati come stelle filanti nelle parate, biglietti
questo primo arrivo e della fulminea partenza, in un mattino, ferroviari di un treno di mezzanotte per un Faraone insonne.
diciamo, in cui sei a letto e non ti va di alzarti, nemmeno di Cambiali firmate, obbligazioni prive di valore, contratti
aprire le orecchie e strofinarti gli occhi, e ti senti così lacerati. Poster di circo equestre, vedi, qui? Queste costole
maledettamente annoiato... Be', in quel mattino, Charlie, vai avvolte di carta. Poster strappati via da granai a North Storm,
Ohio, e portati dal vento a Fulfillment, nel Texas, o nella
Terra Promessa in California! Proclami di inaugurazioni,
partecipazioni di nozze, di nascite... tutte cose un tempo
sperate, ambite, il primo nichelino in tasca, il primo dollaro
incorniciato sulla parete del bar. Carta da parati bruciata da
occhiate roventi, cianografie incise dagli occhi ansiosi di
ragazzi, ragazze, vecchi, donne orfane del tempo, che dicono:
"Domani! Sì! Domani accadrà! Domani!". Tutto ciò che morì
in tante notti e rinacque, umano spirito glorioso, tante nuove
albe squisite! Tutte le informi ombre che mai immaginasti,
ragazzo, o che io mai configurai nel cervello insonne alle tre
di mattina. Tutto quanto, triturato, impastato e adesso
plasmato in una forma sotto le nostre mani, e ora qui sotto i
nostri occhi. Ecco cosa é il Vecchio Faraone della Settima
Dinastia, sacra polvere in persona!"
"Accidenti!" sussurrò Charlie.
Il colonnello tornò a sedersi a oscillare sul dondolo, occhi
chiusi, sorridendo.
"Colonnello..." Charlie scrutò nel futuro "... e se io, anche da
vecchio, non sentissi il bisogno della mia particolare
mummia?"
"Eh?"
"Metta che io abbia una vita piena di cose elettrizzanti, senza
un attimo di noia, che trovi quel che voglio fare, che lo faccia,
che renda significativo ogni mio giorno, ogni notte, che dorma
sodo, che mi svegli felice, con un sacco di risate, che invecchi
sempre correndo veloce, allora, colonnello?"
"Allora, ragazzo, sarai una delle creature predilette da Dio!"
"Perché, vede, colonnello," e Charlie lo guardò con occhi
limpidi, bene aperti e dall'espressione decisa "io ho fatto il
mio programma. Diventerò il più grande scrittore mai
esistito."
Il colonnello arrestò il dondolio che lo cullava, e interrogò il
fuoco sacro su quel piccolo volto.
"Signore Iddio, lo vedo quel che mi dici. Sì. Diventerai
veramente quello scrittore! Bene, allora, Charlie, quando sarai
molto vecchio, dovrai trovare un ragazzo, non fortunato
quanto te, a cui dare OsirisÄRa. La tua vita può essere piena e
felice, ma altri, viandanti smarriti, avranno bisogno del nostro
amico egiziano. D'accordo? D'accordo."
Gli ultimi fuochi d'artificio erano spariti, gli ultimi palloni di
fuoco stavano veleggiando verso le amiche stelle. Auto e
pedoni stavano tornando a casa, padri e madri con in braccio i
loro piccoli, stanchi e già dormienti. Mentre la processione
sfilava davanti alla veranda del colonnello Stonesteel,
qualcuno sbirciava e salutava con la mano il vecchio e il
ragazzo, e il loro domestico, che, alto e soffuso d'ombra, era
tra i due. La grande notte era finita per sempre. Charlie
sollecitò:
"Dica ancora qualcosa, colonnello".
"No. Io ho finito. Adesso ascolta quello che ha da dirti lui.
Lascia che ti parli del tuo futuro, Charlie. Che ti dia lo spunto
di nuove storie. Sei pronto...?"
Sorse il vento, e soffiò nel vecchio papiro, scosse le antiche
bende, fece tremare le mani curiose e solleticò dolcemente le
labbra bisbiglianti del loro vecchio/nuovo visitatore da una
notte di quattromila anni trascorsi.
"Che sta dicendo, Charlie?"
Charlie chiuse gli occhi, attese, ascoltò, annuì, permise a una
lacrima, una sola, di scivolargli giù dalla guancia, e disse alla
fine:
"Tutto. Esattamente tutto. Tutto quello che ho sempre voluto
ascoltare".

FINE.

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