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Serpenti Marini

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Solo vaneggiamenti di marinai?
Mar 18, 2008adminCriptozoologiaUsa questo articolo!

Fin dall'antichità, queste sinuose creature terrorizzavano come niente altro poteva i
marinai che si spingevano per mare. La storia ci porta molte testimonianze,
specialmente da parte di ecclesiastici. A volte vengono descritti con il corpo coperto di
peli, spesso hanno una testa equina e in genere presentano delle gobbe che indicano un
movimento sussultorio. Nel corso della storia si sono accavallate testimonianze più o
meno convincenti, sono state rinvenute carcasse e sono state scattate foto e girati video;
che sia tutto frutto dell'immaginazione risulta difficile da credere.

Il più famoso storico legato ai serpenti marini è senz'altro Olaus Magnus (Olao
Magno): vissuto dal 1490 al 1557, fu arcivescovo cattolico della Svezia. La sua famosa
opera "Historia de Gentibus Septentrionalibus" è ricca di carte nautiche recanti disegni
e descrizioni di mostri marini; che donano all'ecclesiastico un posto importante nella
storia della zoologia. Magnus descrive così la creatura che chiama Soe Orm: «Un
grandissimo serpente di mare dalla lunghezza di 200 piedi e dal diametro di 20 piedi
che vive nelle grotte vicine alla spiaggia di Bergen; esso esce dalla sua caverna
soltanto nelle notti estive per divorare vitelli, agnelli o maiali, oppure va per mare ad
inghiottire calamari, aragoste e creature marine d'ogni genere. Dal collo gli pendono
peli lunghi due piedi, ha taglienti squame brune e brillanti occhi fiammeggianti»

Vi fu poi un'altro avvistamento nel 1734 degno di


nota. Hans Egede, un missionario danese recatosi in
Groenlandia per tentare di convertire gli indigeni al
cristianesimo, raccontò dell' avvistamento di un
mostro marino nella sua opera pubblicata nel 1741
Det gamle Gronlands nye Perlustration. Egede
descrive una creatura enorme, la cui testa affiorante
dall'acqua arrivava al di sopra dell'albero maestro e il
cui corpo serpentiforme era largo quanto la nave e
lungo tre o quattro volte di più. Il muso era lungo e
appuntito e pareva avere il corpo coperto di
Particolare di una carta nautica tratta conchiglie; inoltre "sputava acqua come un pesce
dall'opera di Olaus Magnus Historia de balena". Le balene erano ben note agli olandesi ed
Gentibus Septentrionalibus
Egede era noto per essere un osservatore lucido e
attendibile. Il pastore Bling venne incaricato da Egede di fare un disegno del mostro che
venne riportato nel Det gamle Gronlands nye Perlustration.
Un' altra figura importante nella storia dei mostri marini fu il vescovo Erik
Ludvigsen Pontoppidan di Bergen; anch'egli ecclesiastico, non partecipò direttamente
ad un avvistamento ma raccolse molte testimonianze nella sua Storia naturale della
Norvegia, pubblicata nel 1755. Una fra queste è quella di un certo capitano Von Ferry, il
quale avvistò un 'serpente di mare' mentre passava accanto alla sua nave nell'Agosto del
1746; lo descrisse come un essere dal colore grigiastro, con la testa simile a quella di un
cavallo che sporgeva dall'acqua per due piedi, aveva la bocca molto grande e di colore
nero, grandi occhi anch'essi neri e una lunga criniera bianca che sfiorava la superficie
dell'acqua. Un'altro avvistamento citato nell'opera di Pontoppidan è quello del
governatore Benstrup, il qualle avvistò una creatura la cui descrizione differisce
alquanto da quella del capitano Ferry: questa volta il mostro viene descritto come un
lungo essere serpentiforme con molte curve sul corpo ben visibili sulla superficie
dell'acqua paragonate da Benstrup ad una serie di boe.

Ovviamente, si potrebbe liquidare questi


avvistamenti come storie di marinai; ma le cose si
complicano nel 1808, quando una carcassa non
identificata va a spiaggiarsi sulle coste dell'isola di
Stronsay, nelle Shetland scozzesi. L'agricoltore John
Peace scorse un animale morto tra le rocce che
all'inizio credeva una balena; quando si avvicinò con
la sua barca per controllare notò che era invece una
creatura dalla testa piccola e dal lungo collo, con
pinne appiattite e una coda sottile. La carcassa venne
quindi esaminata dagli esperti: risultò lunga 18,5
Serpente marino avvistato da Hans metri; le ossa erano cartilaginee ad eccezione della
Egede nel 1734 in Groenlandia. spina dorsale che risultò essere l'unica formazione
compatta del corpo. Ogni zampa era munita di cinque o sei dita e, nonostante la carcassa
fosse in avanzato stato di decomposizione, emerse che l'animale era ricoperto di peli.
Alcuni campioni di pelle furono analizzati da Everard Home (chirurgo e naturalista
dilettante) che li catalogò come appartenenti ad uno Squalo Balena, uno dei pesci più
grandi del mondo. Si trattò dunque di un Globster.
Intanto i serpenti marini cominciavano a fare la loro comparsa anche nell'Atlantico.
Degno di nota è ciò che accadde a Gloucester, Massachusetts nell'estate del 1817: verso
la metà del mese di Agosto un mostruoso serpente marino fu avvistato nella baia del
porto in più occasioni da centinaia di persone. I più lo descrissero come un gigantesco
serpente con la testa molto simile a quella di un cavallo, il corpo tondeggiante di circa
uno o due metri di diametro e una lunghezza di oltre 70 piedi.

Il caso fu così eclatante da spingere la Linnaean


Society del New England ad istituire una speciale
commissione di indagine. Lonson Nash, un giudice
di pace, fu incaricato di raccogliere le testimonianze
giurate di tutti coloro che avevano visto il mostro di
Gloucester: Ne raccolse otto a Gloucester e tre a
Boston. Le deposizioni erano straordinariamente
coerenti; non solo per quanto riguardava la
morfologia del mostro ma anche per il
comportamento, molti affermarono che si muovesse
in modo più simile ad un bruco che a un serpente,
Il serpente marino avvistato a
Gloucester nel 1817
cioè con movimenti ondulatori verticali e non orizzontali. Il serpente marino continuò
ad essere avvistato anche negli anni successivi.
Nel 1819, in Agosto, un serpente di mare molto simile a quello di Gloucester
riapparve a Nahant, sempre nel Massachusetts, dove fu contemplato da più di 200
persone. Insomma, gli anni dal 1817 al 1847 furono segnati da numerosi avvistamenti di
serpenti marini specialmente in America e non solo nel Massachusetts ma anche in
South Carolina, nel Golfo del Messico e in molte altre coste Nordatlantiche. Nel 1848
gli avvistamenti ripresero anche in europa, quando l'equipaggio della nave HMS
Plumper che navigava a ovest di Oporto, in Portogallo, avvistò "una lunga creatura
nera dalla testa affilata"; lo stesso anno la fregata Daedalus si trovava al largo del Capo
di Buona Speranza quando il capitano Peter M'Quhae e il suo equipaggio videro un
enorme serpente lungo almeno 60 piedi: stando alla descrizione del capitano, l'animale
non aveva pinne, ma una sorta di criniera sul dorso.
Il periodico britannico Zoology, pubblicò
nell'Aprile 1852 un conturbante articolo dal
titolo"Confermata la cattura di un serpente marino"
firmato da Charles Seabury, capitano della baleniera
Monongahela di New Bedford. Pare che le vedette di
suddetta nave avvistarono un serpente di mare che
nuotava Nel Pacifico meridionale; calarono le
scialuppe in mare e partirono alla caccia della
formidabile creatura che, nonostante alla fine avesse
molti arpioni in corpo, trascinò l'imbarcazione per
più di 16 ore prima di morire. Il serpente, lungo 31
metri, venne issato a bordo e lasciato essiccare; dalle
La creatura avvistata dalla fregata descrizioni del capitano, il corpo dell'animale era
Daedalus al largo del Capo di Buona cosparso di escrescenze globulari. Il capitano
Speranza nel 1848
Seabury affidò la lettera con queste notizie al
capitano del brigantino Gipsy mentre era ancora per mare, il che fu provvidenziale
poiché la baleniera Monongahela affondò con tutto l'equipaggio e col suo prezioso
carico prima di poter tornare a terra.
I protagonisti dei precedenti avvistamenti erano tutti marinai o comunque non certo
scienziati, si potrebbe pensare quindi che non essendo avvezzi al rigore scientifico,
queste persone abbiano potuto scambiare grandi foche, balene o trochi d'albero
galleggianti per serpenti marini. Ciò non può dirsi dell'avvistamento avvenuto nel 1904
al largo del Brasile; protagonisti del quale furono infatti due naturalisti: Michael J.
Nicoll e E. G. B. Meade-Waldo. I due stavano facendo una crociera scientifica a bordo
del traghetto a vapore Valhalla quando avvistarono una cresta di colore bruno alga
emergere dall'acqua, successivamente si poté notare un lungo collo sormontato da una
testa simile a quella di una tartaruga che emergeva per circa 8 piedi. L'anno successivo,
nella stessa zona, il capitano Koopman (a bordo di una nave mercantile) avvistò una
creatura molto simile la cui lunghezza stimò in circa 60 metri.

Il 22 Maggio del 1917 l'incrociatore britannico Hilary era impegnato in un blocco


navale contro i tedeschi nel Mare del Nord; sembrava tutto tranquillo quando il capitano
F.W. Dean viene informato dall'equipaggio che qualcosa era apparso a dritta. I
cannonieri furono allertati e il capitano si recò sul ponte per dare un'occhiata. Dean
riferì di una creatura con la testa simile ad una mucca, ma più grande; anche se il corpo
della bestia era immerso si potevano chiaramente distinguere i movimenti ondulatori
tipici dei serpenti di mare. Il capitano ordinò di allontanarsi e sparare una salva con i
cannoni: l'animale fu colpito e sprofondò senza più riaffiorare.
Degno di nota è anche il Cadborosaurus: un mostro marino serpentiforme che
prende il nome da Cadboro Bay, nella Columbia Britannica. Il caso è controverso:
'Caddy', come lo chiamano affettuosamente i fans, è stato oggetto di svariati
avvistamenti e a prova della sua esistenza vi è anche una foto.

Spostandoci in tempi più recenti arriviamo al


1977 e incontriamo il Mostro della Nuova Zelanda:
Il peschereccio giapponese Zuiyo Maru era intento a
pescare sgombri al largo della Nuova Zelanda; le reti
catturarono, insieme ai pesci, qualcosa di strano. La
‘cosa' venne issata sul ponte e risultò essere una
carcassa in avanzato stato di decomposizione lunga
una decina di metri e pesante oltre due tonnellate;
dopo essere stata fotografata e dopo che furono
prelevati i dovuti campioni di tessuto per le analisi,
venne ributtata in mare per paura che contaminasse il
La carcassa recuperata dal pescato.
peschereccio giapponese Zuiyo Maru al I campioni vennero portati al Museo Nazionale
largo della Nuova Zelanda
della Scienza di Tokyo ed esaminati dal professor
Yoshinori Imaizumi, il quale escluse che si potesse trattare di un pesce, una balena o un
mammifero noto alla scienza; tuttavia da esami fatti da altri studiosi emerse la
possibilità che la carcassa potesse appartenere ad uno
squalo elefante.

Infine, vi è la foto qui a fianco: è stata realizzata il


12 dicembre 1964 dal fotografo francese Robert Le
Serrec nella baia di Stonehaven (Hook Island,
Australia) e pare ritragga un serpente marino. Robert
era in vacanza e si trovava nella baia con la famiglia
ed alcuni amici su delle piccole barche a remi
quando sua moglie avvistò una creatura simile ad un
serpente che giaceva sul fondale: era lungo quasi 25
metri, di colore grigio, con la testa che ricordava
quella di un serpente e il corpo, per certi versi, simile
Foto scattata il 12 dicembre 1964 dal a quello di un girino. A quel punto Robert, insieme
fotografo francese Robert Le Serrec nella al suo amico Henk de Jong, scese dalla barca e si
baia di Stonehaven (Hook Island,
Queensland, Australia) avvicinò alla creatura per poterla fotografare.
L'acqua era poco profonda, meno di due metri, e Robert potè notare una grossa ferita
sulla schiena dell' animale. Secondo la storia di Le Serrec, i due non risalirono in barca
fino a che il mostro, con le fauci spalancate, non si diresse minacciosamente verso di
loro. Robert scattò alcune foto prima che la creatura si dileguasse. Questa storia ricca di
coraggio ha sollevato scetticismo da parte di molti studiosi; primo fra tutti Darren
Naish, paleontologo inglese, che nel 2008 scrisse un interessante articolo sull'argomento
pubblicandolo nel suo blog Tetrapod Zoology . Il criptozoologo Loren Coleman,
autore sul sito Cryptomundo , concorda con le conclusioni di Naish affermando che il
mostro di Hook Island sia l'ennesima truffa di Robert Le Serrec, uomo poco credibile
già dedito al business legato ai mostri marini e, secondo Coleman, ricercato
dall'Interpol. Secondo il biologo inglese Ivan Terence Sanderson, autore di diversi
scritti sulla criptozoologia, la creatura di Le Serrec potrebbe consistere in un pallone
sonda sgonfio e ricoperto di alghe o in un mucchio di vestiti legati insieme per assumere
la forma di un serpente marino.
Uno dei probabili candidati come protagonista di
molti degli avvistamenti di serpenti marini, se si
cerca fra le creature note, è il Regalecus Glense: un
pesce abissale molto raro anche noto come Re di
Aringhe o Pesce Remo (Oar Fish in inglese). Data la
sua straordinaria lunghezza (può arrivare anche a 10
metri!), il corpo nastriforme e la cresta rosso vivo
che percorre tutto il corpo, il pesce remo potrebbe
benissimo essere scambiato per un serpente marino.
Benché di norma viva ad una profondità che va
dai 500 ai 1000 metri, non è escluso che molti degli
avvistamenti di serpenti marini fossero in realtà
Un esemplare di Regalecus Glense, avvistamenti di Re di Aringhe intenti a nuotare in
comunemente noto come "Re di Aringhe" superficie.
In conclusione è anche vero che il regno delle acque sul nostro pianeta è immenso; a
tutt'oggi l'uomo ne ha esplorata solo una piccola parte. Non è del tutto inverosimile,
quindi, che le buie profondità oceaniche possano ancora celare queste prodigiose
creature all'occhio vigile della scienza.
Fonte:
www.inspiegabile.com