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09
APR

Se Bergoglio salva Giuda…

Saved in: Blog | by Aldo Maria Valli

di Maurizio Blondet 

E così abbiamo appreso dall’Osservatore Romano che Bergoglio s’è messo nello studio un quadro
dove Gesù, nudo e appena risorto, “abbraccia Giuda dopo averlo tolto dall’albero su cui si è tolto la
vita”. “Scandalo della misericordia” auteggia l’adulatore.

Non ci scandalizzeremo; vedremo invece la cosa come evidente sintomo del suo Disturbo
Narcisista di Personalità, confessione – involontaria ma trasparente, come i sintomi psichici, al di
là delle intenzioni di chi ne è affetto – della miseranda condizione spirituale del soggetto. Perché,
se un cattolico – e un alto prelato – ha i suoi motivi per identi carsi con Giuda e cerca di
convincersi (e ha bisogno di convincere tutti gli altri credenti) che Giuda è stato perdonato,
salvato, lo stato della sua coscienza è terribile. Non Gli parla più.

Addirittura rivelatore il fatto, riportato dagli adulatori dell’Osservatore per compiacere l’irascibile
e vendicativo Narciso, del testo “del 2018 in cui il Ponte ce parla di Giuda e della misericordia di
Dio citando il capitello della chiesa di Vézelay che, in foto, ha appeso dietro la scrivania nel suo
studio personale”.

Ma ci vuole molta patologica “buona volontà” per vedere nel capitello della basilica Gesù Buon
Pastore che porta Giuda impiccato sulle spalle. Diciamo che qui siamo al limite dell’allucinazione.

Ciò che si vede è un giovane uomo che porta via un cadavere, che probabilmente è l’impiccato che
si vede nella scena precedente, rappresentato sarcasticamente con la lingua fuori ad indicare
(forse) un suicida; il giovane uomo non ha nulla nella sua sionomia che ricordi il Cristo; è
sbarbato, ha i capelli corti; nella stessa cattedrale di Vezelay esistono rilievi dove è raf gurato
Gesù, ed è inconfondibile.

Soprattuto Vezelay è una straordinaria chiesa


romanica; ed è universalmente noto che i
mastri scultori romanici hanno con nato nei
capitelli – con sapiente teologia – il frenetico
ed osceno diavolio; le deformazioni siche
come immagini delle deformità morali che
insidiano i peccatori e i viziosi; le tentazioni
che rendono gli uomini metà bestie, metà
sirene, s ngi, basilischi, trasparenti allusioni alle tentazioni sensuali; tanto più che i deformi
sorgono dalla natura vegetale, rigogliosa, verdeggiante (un altro tema tipico sono le stagioni);
quei contadini, che con il bestiame vivevano e sentivano il demone meridiano negli afrori nel
solleone, sapevano che rischiavano di perdere il controllo sulla natura, e dunque il controllo su se
stessi “la propria razionalità e i valori civili, cadendo in una condotta immorale dai contorni
bestiali”. Si è potuto scrivere che le mostruosità brulicanti nei capitelli romanici erano anche
“una forma di protezione per difendere il valore della castità, in grado di allontanare violenze e
tentazioni”.

Perché i mastri muratori romanici con nassero i mostri brulicanti nei capitelli, dovrebbe essere
ovvio: erano un monito ai fedeli, “attenti, sono qui nell’ombra sopra le vostre teste, fate che
restino nell’ombra, e non vi cadano addosso – nello spazio sacro, chiaro e liturgico che vi
protegge, se siete ingrazia.

Sono in fondo le creature di Hieronimus Bosch, con questa differenza fatale: nel gotico Bosch
hanno già invaso il nostro mondo, lo hanno trasformato in sogno inquietante, in giardino di
delizie che non è che la faccia dell’inferno – in terra. Bosch è il precursore di Dalì, dei surrealisti:
era cominciata la discesa “nella sfera che sente Cristo come inferno (Sedlmayr); dell’arte
contemporanea e, naturalmente ben oltre l’arte.

Tutto ciò dovrebbe essere noto anche agli adulatori dell’Osservatore Romano, coltisssimi. Se
dunque leggono il capitello di Vezelay e il quadro (da esso ispirato) che s’è fatto appendere
nell’uf cio, è perché all’irascibile padrone Narciso e vendicativo non si può ricordare la verità.

È quel che ha scritto Aldo Maria Valli con esattezza abbacinante “Il Dio di cui ci parla Bergoglio
è orientato non a perdonare, ma a discolpare”.

Vale la pena di rileggerne i passi: “In Amoris laetitia si legge che la ‘Chiesa deve accompagnare
con attenzione e premura i suoi gli più fragili’. Ma non è così. La Chiesa deve convertire i
peccatori”.

“Sempre in Amoris laetitia si legge che ‘la Chiesa non manca di valorizzare gli elementi costruttivi
in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più al suo insegnamento sul
matrimonio’. Mi spiace, ma sono parole ambigue. Nelle situazioni che non corrispondono al suo
insegnamento ci saranno pure ‘elementi costruttivi’ (ma, poi, in che senso?), tuttavia la Chiesa
non ha il compito di valorizzare tali elementi, bensì di convertire all’amore divino al quale si
aderisce osservando i comandamenti”.

“In Amoris laetitia leggiamo anche che la coscienza delle persone ‘può riconoscere non solo che
una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche
riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire
a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta
richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente
l’ideale oggettivo’. Di nuovo l’ambiguità. Primo: non c’è una ‘proposta generale’ del Vangelo, alla
quale si può aderire più o meno. C’è il Vangelo con i suoi contenuti ben precisi, ci sono i
comandamenti con la loro cogenza. Secondo: Dio mai e poi mai può chiedere di vivere nel
peccato. Terzo: nessuno può rivendicare di possedere ‘una certa sicurezza morale’ circa ciò che
Dio ‘sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti’. Queste espressioni fumose
hanno un solo signi cato: legittimare il relativismo morale e prendersi gioco dei comandamenti
divini”.

Val la pena di rileggere Amoris laetitia come sintomo: il Narciso patologico è di sé che parla, ed è
se stesso che giusti ca. Cristo ha detto di Giuda “meglio se non fosse mai nato”, tremenda,
de nitiva, addolorata condanna; il Narciso favoleggia che invece Gesù salverà anche Giuda o, per
dirla tutta, che lo salverebbe se anche Lui fosse buono come è Bergoglio.
Nei fatti, sta deformando la Chiesa di Cristo e la sua dottrina per adattarla al suo (chiamiamolo)
disturbo. In fondo, se ci si pensa, è lo stesso procedimento che attuano – con successo – i
militanti LGBT: deformare la società intera perché sia adatti ai loro vizi. Nella società ciò porta
diritto al totalitarismo stravolto e deviato, per il quale i gay militanti entrano nelle scuole per
“educare” i gli degli altri, violando il diritto dei genitori all’educazione dei gli loro. Nella
Chiesa porta agli esiti, francamente anticristici, di nascondere ai credenti la via del pentimento-
salvatore, e indurci all’impenitenza nale. Già nelle messe bergogliane si ascoltano variazioni
spaventosamente ereticali per placare il Narciso: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”
(dettato evangelico) è stato modi cato in “Pace in terra agli uomini che Dio ama”. Già la formula
necessaria (ed esorcistica) del con teor, “Confesso a Dio onnipotente a tutti i santi, e a voi fratelli
che ho molto peccato in parole, opere ed omissioni” è stata raggelata alla svelta nella formula
“kyrie eleison”, perché i modernisti estremi sanno ben tornare alla “antica tradizione greca”
quando gli fa comodo per non far capire ai fedeli di cosa si tratta. Nei sacerdoti, anche buoni, è
tutto un parlare di “fragilità” scusabili quando dovrebbero dire “peccati”, come dice Valli, è tutto
uno scagionare e uno scusare attribuito a Cristo stesso. Temo altamente che nella prossima
enciclica si proclami l’assunzione al Cielo di Giuda, perché Bergoglio ha saputo che Cristo lo ha
scusato.

Fonte: maurizioblondet.it

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