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BOTTICELLI

Un’importante artista, del I Rinascimento, fu un portavoce in ambito figurativo dell’umanesimo letterario e


filosofico del I 400. Sandro Botticelli è l’artista che meglio rispecchia gli ideali neo platonici dell’epoca,
celebra l’amore, racconta le favole dorate, nella seconda parte della sua vita ascolta molto Savonarola
(denuncia usi e costumi di Firenze, sconvolse la vita di Botticelli). La vita artistica si divide in 3 parti:

l’accademia dei neoplatonici dove lui racconta e celebra le virtù dell’amore, grazie alle committenze dei
Medici,

con l’avvento di Savonarola cambia il suo atteggiamento nei confronti dell’arte.

In arte è considerato Filippo Lippi e il Berrocchio i maestri di disegno dell’artista e dell’importanza che ha la
figura dell’uomo nell’arte, diceva che se non ci metti una figura l’opera non ha senso, invece Da Vinci
pensava che il paesaggio fosse importante di sé. Aveva un committente, Lorenzo il Magnifico.

LA PRIMAVERA

Si trova agli Uffizi, è una tempera su tavola e risale al 1478, dipinta per un giovane cugino di Lorenzo, per
Lorenzo di Pierfrancesco de Medici e aveva una funzione pedagogica, bisognava fargli capire la differenza
tra l’amore carnale e quello spirituale. Nel 1498, la Primavera era collocata nel palazzo di Pierfrancesco
sulla testiera del letto, 60 anni dopo Piergiorgio Vastali la ritrovò collocata in una villa dei Medici a Castello,
ha avuto varie collocazioni.

Corrente neoplatonica. Letto da destra a sinistra. I protagonisti sono: Zefiro, il vento fecondatore, che sta
afferrando la ninfa Clori che cerca di sottrarsi alle sue voglie e dalla loro unione forzata nasce Flora la
dispensatrice di fiori, una ragazza vestita di un abito floreale (i millefiori, con tante caratteristiche); su un
piano diverso Venere, che fa un gesto tra la casta ritrosia e il saluto, è vestita con un abito trasparente e un
braccio rosso, tende le mani sulle 3 grazie, che fanno un girotondo, anche perché cupido, sulla testa di
venere, ha scagliato un dardo d’oro che le fa danzare così, rappresentano la castità, l’amore e la bellezza;
l’ultimo è mercurio, vestito con calzari e la spada e tocca/indica, dissipa le nuvole, significa che, Si dibatte
sul significato della tavola, bisognava far capire a Pierfrancesco la differenza dell’amore spirituale e carnale,
Mercurio dissipando le nubi, per rendere il cielo libero, da una delle tante ipotesi ci fa capire che dall’amore
carnale, perpetrata da Zefiro e Clori, si arriva attraverso Venere all’amore spirituale.

La figura di Venere sembra quasi sollevarsi dal suolo, la vegetazione la colloca in una nicchia di fiori, come
se la vegetazione le accogliesse; ci sono le arance sugli alberi, ma le figure sono più importanti.

Concetti chiave dell’opera:

1. Trasposizione degli ideali filosofici della cerchia neoplatonica fiorentina;

2. Rappresentazione di una mitica età dell’oro;

3. Le figure sono separate, ma collegate (3-1 3-1), da un andamento a onda (i piedi di Cloris e Flora,
poi Venere e poi le 3 grazie), andamento ondulato.

4. I volumi sono dettati da una magistrale linea di contorno e sono creati dal gioco magistrale dei
contorni, dall’aspetto del disegno, c’è un contorno che separa le immagini, le figure.

5. Personaggi rappresentati nei vari atteggiamenti e stati d’animo.

6. La venere è casta, a questa immagine casta e pura, si oppone il dipinto della nascita di venere,
questa conflittualità è importante.

Il ritmo di questa composizione è alternato, grazie al rapporto 3 -1 3 -1.


I gruppi sono:

1. Le tra figure ZEFIFO, CLORIS E FLORA

2. VENERE

3. CUPIDO

4. LE TRA GRAZIE

5. MERCURIO

6. IL BOSCO

7. LO SFONDO

La luce proviene da sinistra in basso, a destra, in alto, ci sono 2 fasci di luce, zefiro e Cloris sono in ombra.

I colori sono caldi, il rosso di Mercurio e del manto di Venere, il vestito di Flora è caldo, c’è un’armonia di
colori tra caldi e freddi.

BOTTICELLI-LA NASCITA DI VENERE

Periodo aureo, accademia neoplatonica, corte medicea e realizza quest’opera, che alcuni studiosi dicono sia
stata dipinta anche prima della primavera, stilisticamente è infatti più arretrata all’altra e la struttura, sul
triangolo sembra essere antecedente.

Venere nasce dalla spuma del mare, raffigurata su una conchiglia (come la pala di Brera); sospinta dal vento
Zefiro che soffia ed è abbracciato a questa ragazza non identificata che forse rappresenta un atto d’amore
da cui nasce la bellissima Venere. Le figure del quadro danno il valore al dipinto e si celebra l’amore, Venere
è accolta da una delle ore (una ninfa) che si sta apprestando a coprirla, la bellezza della Venere, nuda, che si
copre coi capelli, presenta sempre un volto malinconico (tipico delle donne botticelliane, che raffigurano il
tempo che passa e della bellezza che svanisce), la sua bellezza è nordica, come Simonetta Vespucci, la
ragazza più bella di Firenze, amante di Giuliano de Medici, di cui lo stesso Botticelli si innamorò, la bella tra
le belle, la postura di Venere fa perno sulla gamba destra con una rotazione del bacino come il David di
Donatello, Botticelli è attento nei dettagli, ma trascura la prospettiva del paesaggio che per lui non è
importante, anzi, gli alberi sulla costa sono un po’ in prospettiva ma non calcola bene perché per lui non
sono molto importanti.

I gruppi:

1. triangolo immaginario che avvolge tutti e tre i protagonisti, la Venere, Zefiro e la Ninfa,

2. la costa

3. il mare

struttura chiusa, piano prospettico intuitivo, luce diffusa, in alcuni punti c’è il chiaroscuro ma non è
importante, il ritmo è piramidale.

L’ADORAZIONE DEI MAGI si trova alla galleria degli uffizi

Tanti personaggi, esponenti della famiglia medici, al centro della scena c’è la madonna che regge il bambino
e sempre al centro Cosimo il Vecchio de Medici inginocchiato, vestito di nero che cerca di prendere il
bambino, dietro Giuseppe che osserva. Al centro c’è Pietro de medici, figlio di cosimo e padre di Lorenzo il
Magnifico a sinistra, davanti alla scena, si rivolge verso Lorenzo un’umanista Giovanni Bigo Della Mirandola;
verso di noi c’è il poeta Poliziano, (tutti intellettuali alla corte de medici); di spalla, inginocchiato, vestito di
rosso, c’è Pietro de Medici, padre di Giuliano de Medici, amante di Simonetta Vespucci, che morì in una
congiura. C’è anche Giovanni de Medici, poi c’è il Barbuto Giovanni Argiropulo e poi c’è un giovane che
guarda verso di noi vestito di arancione come i suoi capelli Botticelli. La scena è all’aperto con dei ruderi è
un’architettura che si fa alla grande arte romana, con una trabeazione interrotta, è un’opera celebrativa
della corte de medici.

La struttura è chiusa, al vertice la testa di Giuseppe e alla base i piedi di Giuseppe de Medici, con
un’architettura e la capanna.

LA CALUNNIA- a firenze agli uffizzi

È un’opera di transizione, è un periodo un po’ strano, di inquietudine a Firenze, ci sono dei moti
rivoluzionari, perché le prediche Girolamo Savonarola scossero la città, egli denunciava gli usi e i costumi di
Firenze e accusava i Medici, egli poi fu bruciato, perché prediceva pestilenze e terremoti, scossero tutti le
sue predizioni anche Botticelli, che si sentiva colpevole, procurarono dei tormenti, quest’opera è di
transizione prima di arrivare alla NATIVITA’ MISTA.

La chiave di lettura è da destra a sinistra, come nella Primavera, dal punto di vista iconografico, seduto su
un trono, vestito di rosso con le orecchie da asino c’è il Re Mida, affiancato da alcune figure femminili, il
Sospetto e l’Ignoranza, che gli stanno dicendo delle cose, perché lui si fa molto influenzare, nelle orecchie
da asino, di fronte al Re Mida c’è il Rancore, un uomo con un saio, tiene con forza la Calunnia, vestita di
azzurro e bianco, ipocritamente abbellita dalla Frode e dall’Insidia, la Calunnia trascina per i capelli la
vittima inerme che non ha commesso niente, il quale prega perché è innocente. Vestito di nero c’è il
Rimorso che guarda da un’altra parte, con le braccia incrociate, rivolto alla Nuda Verità, l’unica fonte di
giustizia (la donna, l’ultimo anello di questa catena), si appella al giudizio divino, puntando con un dito al
cielo come si chiedesse a Dio di esprimere il suo giudizio.

Le donne di botticelli si somigliano tutte, anche in quest’opera la Nuda Verità somiglia moltissimo alla
Venere.

Gruppi:

1. Re mida, ignoranza, sospetto,

2. rancore, calunnia, insidia, frode

3. rimorso

4. nuda verità

5. architettura

6. sfondo

la prospettiva è centrale, la luce è mirata al centro, proviene dallo sfondo, da sinistra in basso e in alto a
destra, mettendo in evidenza il punto centrale con rancore, calunnia, insidia e frode, tutte queste fonti ci
fanno anche però vedere tutto il resto, quindi per incrocio e approssimazione è una LUCE DIFFUSA. Il ritmo
è uniforme, data la successione anche delle arcate (volte a botte), che sono a una stessa distanza. Rispetto
alla primavera che ha un alinea ondulata, con momenti di dolcezza, in questo quadro la linea è spezzata. Si
alternano colori caldi e freddi.