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Musica

La musica è l’arte che crea e produce successioni strutturate di suoni semplici o complessi.
Il termine “musica” deriva dall’aggettivo greco mousikos, relativo alle Muse, figure della mitologia
greca e romana, che rappresentavano l’ideale supremo dell’arte.
La musica si è manifestata in forme diverse da popolo a popolo, sempre comunque integrata con le
altre attività sociali e culturali, di fatto parte fondamentale per la conoscenza del tessuto sociale in
cui si esprime.

Teoria musicale
La teoria musicale tratta molteplici aspetti di quest’arte; descrive infatti come la musica può essere
rappresentata in forma scritta mediante la notazione musicale e come viene eseguita a partire da
tale rappresentazione, la relazione tra i vari suoni e le loro frequenze (armonia) e la loro
successione in forme ben definite (con l’analisi delle melodie nel contrappunto). Pur con tutte le
regole formali e le idee fondamentali della teoria musicale, nell’esecuzione ampio spazio è lasciato
all’intenzione dell’interprete o del compositore; pertanto la teoria musicale è il punto di partenza per
la composizione e l’esecuzione di brani musicali. Infatti, le regole della teoria musicale sono ben
consolidate nel corso della storia della musica, ma, allo stesso tempo, sono la base per future
esplorazioni in nuove armonie o forme innovative, contaminazioni tra generi ecc. I musicisti
studiano la teoria musicale allo scopo di capire le relazioni che un compositore si aspetta nella
notazione, un compositore studia la teoria musicale allo scopo di capire come produrre certi effetti e
strutturare il proprio lavoro.
In questa sede si tratterà della teoria musicale alla base della musica occidentale moderna. Lo studio
accademico della musica è chiamato musicologia.
Il suono
La notazione musicale specifica il modo di descrivere i suoni che costituiscono le note e descrive le
relazioni tra suono e percezione (lo studio di come gli esseri umani interpretano i suoni è chiamato
psicoacustica). Dal punto di vista fisico, i suoni sono l’effetto di onde sonore di compressione di un
mezzo trasmissivo (l’aria). Gli aspetti fondamentali del suono sono descritti come altezza, durata,
intensità e timbro.

Altezza
In acustica i suoni vengono principalmente identificati a partire dalla loro frequenza, che nella
maggior parte delle condizioni d’ascolto e di emissione è invariante, al contrario, per esempio, della
lunghezza d’onda che dipende dal mezzo trasmissivo. Le due entità sono legate tra loro dalla
velocità di propagazione dell’onda nel mezzo. Ogni oggetto ha una serie di frequenze
caratteristiche determinate dalla sua struttura fisica: queste sono le frequenze alle quali il corpo
tende a vibrare con maggior intensità. L’insieme di queste frequenze è detto degli armonici
naturali: l’armonico naturale di frequenza minima viene detto armonico fondamentale o nota
fondamentale o frequenza fondamentale della nota (più brevemente frequenza della nota).
In musica, il concetto di frequenza è in relazione all’altezza di una nota, data dalla sua distanza da
un suono di riferimento o da quella di un altro suono d’interesse. Il suono di riferimento adottato
dalle orchestre moderne corrisponde alla nota che ha la frequenza fondamentale di 440 Hz (che
corrisponde a un la della quarta ottava del pianoforte, indicato con il simbolo la4). Questa
frequenza fondamentale è quella emessa dal diapason.
Accordare significa assegnare un valore di frequenza alle varie note. Il rapporto tra le frequenze
fondamentali di due note (che nella nostra percezione corrisponde alla differenza tra le loro altezze)
è chiamato intervallo. Se le due note sono suonate contemporaneamente l’intervallo si dice
armonico, se sono suonate in successione si dice melodico.

Intensità
L’intensità di un suono è il suo volume. Essa è proporzionale al quadrato dell’ampiezza dell’onda
sonora. Nella scrittura di un brano musicale vengono date indicazioni qualitative sull’intensità con
termini quali piano (p), mezzo piano (mp), forte ecc. e anche indicazioni sulla dinamica
dell’intensità (crescendo, diminuendo, spesso indicati da simboli grafici di forcelle), ma la loro
effettiva riproduzione è lasciata alla libertà dell’interprete.

Timbro
Il timbro è la forma, il profilo dell’onda sonora, quella caratteristica del suono. Permette a chi
ascolta di distinguere le fonti: un do suonato da un violino è diverso dal do suonato da un
pianoforte, ossia è diversa la composizione in armonici del suono.

La notazione musicale
La notazione musicale, o semiografia, è la rappresentazione grafica della musica.

Il pentagramma
L’altezza del suono viene scritta mediante la posizione delle note sul pentagramma.
Nella notazione musicale, il pentagramma o rigo musicale è un piano cartesiano che ha il tempo in
ascissa e la frequenza in ordinata. Esso è costituito da cinque linee parallele. Le linee individuano
quattro spazi. Sulle linee e negli spazi si scrivono le note.
Nel sistema tonale occidentale le note naturali sono Do, Re, Mi, Fa, Sol, La e Si (nella notazione
anglosassone si indicano rispettivamente con C, D, E, F, G, A, B).
Il pentagramma può essere:
• semplice: per la voce umana e per gli strumenti musicali di limitata estensione fonica, come
archi e fiati;
• doppio: formato da due pentagrammi uniti da una graffa, usato da strumenti come il
pianoforte, l’arpa, l’harmonium, la fisarmonica e la celesta; i due pentagrammi di solito
servono per distinguere i suoni da prodursi al pianoforte con la mano destra (rigo superiore)
da quelli da prodursi con la mano sinistra (rigo inferiore);
• triplo: usato prevalentemente per la notazione delle musiche d’organo; due pentagrammi per
la/le tastiera/e e uno per le note affidate alla pedaliera;
• multiplo: serve per le partiture dei complessi strumentali, vocali strumentali e dell’orchestra.

Più il suono è acuto, più viene scritto in alto. Ci


possono essere note che superano l’ambito del pentagramma, perché più acute o più gravi; allora si
ricorre ai tagli addizionali. Essi sono brevi lineette che simulano ulteriori linee di pentagramma.
Tutto questo non è ancora sufficiente a dare un nome a ogni nota; occorre, infatti, identificare
un’origine del piano cartesiano. Questa si stabilisce mediante la chiave, che fissa il nome della nota
a cui si riferisce, su una linea del pentagramma.
Esistono sette tipi di chiavi che costituiscono un sistema denominato setticlavio. Sono rappresentate
da tre segni grafici diversi, che prendono il nome da tre note: sol, fa e do, per cui assumono la
denominazione di chiave di sol (detta anche di violino), chiave di do e chiave di fa, rappresentate
nell’ordine nella figura sottostante.

Per esempio, se sul pentagramma è scritta la chiave di sol, le linee del pentagramma (procedendo
dalla più bassa e andando in su) corrispondono le note di mi, sol (linea intersecata dal “ricciolo”
interno della chiave, da qui il nome della chiave), si, re, fa; agli spazi tra e righe del pentagramma
corrispondono le note di fa, la, do, mi.
Oltre alla chiave di violino abbiamo due chiavi di fa, basso e baritono, e quattro chiavi di do,
tenore, mezzosoprano, contralto e soprano. Le sette altezze diverse dipendono dalle diverse
posizione in cui la chiave di fa o do è posta sulle linee del pentagramma. Ciò permette di poter
rispettare le diverse estensioni delle voci e degli strumenti, in modo che qualunque linea melodica,
di qualunque estensione (registro) essa sia, possa essere contenuta il più possibile sul pentagramma
di riferimento, utilizzando così il minor numero di tagli addizionali che complicano un po’ la lettura
per l’esecuzione.

Le alterazioni
La posizione del punto sul pentagramma stabilisce l’altezza solo dei suoni naturali, ma vi sono
anche i suoni alterati. Per scriverli, si mantiene la posizione della nota inalterata, ma si aggiunge
subito prima un segno di alterazione.
Per comprendere il concetto di alterazione è opportuno introdurre quelli di tono e di semitono.
Il semitono è l’intervallo musicale più piccolo che può intercorrere fra due suoni. I semitoni
possono essere cromatici (l’intervallo che passa fra due suoni consecutivi dello stesso nome di cui
uno alterato, per esempio Re♯ e Re), oppure diatonici (l’intervallo che passa fra due suoni
consecutivi di nome diverso, come per esempio Do e Re♭).
Nel sistema musicale utilizzato nella musica occidentale due semitoni costituiscono un tono e non
vi è distinzione tra semitono cromatico e semitono diatonico (il sistema è detto temperato). In
questo sistema, un’ottava è l’intervallo tra una nota e la successiva (di nome uguale) di frequenza
doppia. Nel sistema temperato l’ottava si compone di 12 semitoni. L’orecchio umano tende a sentire
due note separate da un’ottava come se fossero “uguali”. Per questa ragione, alle note distanti
un’ottava è dato lo stesso nome nel sistema di notazione occidentale. Per visualizzare l’intervallo di
un’ottava sulla tastiera di un pianoforte basta considerare che un’ottava è composta da 7 tasti
bianchi inframmezzati da 5 tasti neri (5+7=12).
Il tono è quindi generalmente definito come l’intervallo musicale composto da due semitoni.
Il simbolo di diesis (#) altera la nota di un semitono cromatico ascendente; il simbolo bemolle (♭)
altera la nota di un semitono cromatico discendente; il simbolo bequadro (nella figura sottostante)

annulla ogni alterazione riportando il suono allo stato naturale; esistono anche le doppie alterazioni
che di fatto raddoppiano quella semplice (il doppio diesis altera la nota di due semitoni cromatici
ascendenti).

Il valore
Ciascuna nota o pausa (cioè i momenti di silenzio) hanno un valore, che viene espresso tramite una
diversa figura musicale; così in un pentagramma, come l’altezza della nota ne indica la frequenza,
la figura con la quale è indicata ne esprime il valore.
I principali valori delle note (o pause) sono stati codificati in queste sei figure:
La maxima, la longa e la breve sono attualmente assai rare nella musica moderna. Come si vede, la
semibreve è costituita dalla sola testa vuota, la minima dalla testa e da un gambo, nella
semiminima la testa si riempie. Ogni nota ha un valore che è metà della precedente. La semibreve è
anche detta “intero”, la minima “metà” e la semiminima “quarto”, per cui la semibreve ha valore
di quattro quarti (4/4).
Procedendo nell’ulteriore divisione per due del valore, dopo la semiminima si definiscono altre
figure aggiungendo una coda (o cediglia). Per esempio, questa figura:

rappresenta un ottavo (1/8, metà di un quarto) ed è denominata croma; aggiungendo altre code si
ottengono la semicroma (un sedicesimo, 1/16), la biscroma (un trentaduesimo, 1/32), la
semibiscroma (un sessantaquattresimo, 1/64).
Quando la nota possiede un gambo, questo può essere posizionato a destra e salire dalla testa della
nota, oppure essere posizionato a sinistra e scendere dalla testa della nota. Nella maggioranza dei
casi, per questioni di compattezza e di facilità di lettura, il gambo si pone a destra se la nota si trova
più in basso del rigo centrale oppure a sinistra se si trova più in alto.
Quando due o più note che possiedono delle code si trovano in successione, vengono collegate tra
loro da tante bande diritte quante sono le code. Per esempio, quattro sedicesimi consecutivi si
scrivono come la seguente quartina:

I segni di prolungamento sono elementi e procedure previste dal codice musicale atte a modificare il
valore delle note o delle pause. Il più comune segno di prolungamento è il punto di valore: è un
punto che viene messo dopo una nota o dopo una pausa; prolunga il loro valore esattamente della
metà. Può essere anche doppio o triplo. Per esempio, se accanto a un quarto compare un punto, la
nota complessivamente avrà il valore di tre ottavi (un quarto più un ottavo rappresentato dal
prolungamento).
Un altro segno di prolungamento è la legatura di valore, che somma (quindi prolunga) due o più
suoni anche se di valore diverso purché posti sulla stessa linea o spazio. Si utilizza solo tra note, mai
tra pause. Viene rappresentata da una linea leggermente curva che unisce le note.
Il punto coronato (un punto sovrastato da una circonferenza, detto più comunemente corona) è un
segno utilizzato per aumentare il valore di una nota o di una pausa a piacimento dell’esecutore. La
corona si può trovare sopra o sotto una figura musicale.

La misura
La misura, chiamata anche battuta, è la divisione di un brano musicale in parti delimitate sul
pentagramma da piccole barre verticali, chiamate stanghette. Il valore complessivo di tutte le note e
pause presenti nella battuta è costante ed è indicato con il termine di tempo musicale. Il tempo
musicale viene scritto all’inizio del brano appena dopo la chiave e le alterazioni che identificano la
tonalità del brano. Esso è espresso da un numero, che può essere l’intero (o quattro quarti, la cui
rappresentazione può essere una C posta dopo la chiave oppure la frazione 4/4), le due metà (il cui
simbolo è la C tagliata da una barra verticale o, più raramente 2/2), oppure una delle possibili altre
frazioni definite su quarti, ottavi, sedicesimi (i valori più comuni sono due quarti, tre quarti, tre
ottavi e sei ottavi). Se è presente una frazione, il numeratore della frazione specifica il numero
complessivo di movimenti della misura che si trovano all’interno della stessa, mentre il
denominatore indica a quanto equivale ogni movimento, quindi mi dice l’unità di misura dei vari
movimenti. Per esempio, il tempo musicale di 2/4, significa che si avranno due movimenti di un
quarto ciascuno, cioè in ogni movimento si deve avere esattamente il valore corrispondente a una
semiminima. Ovviamente, all’interno della battuta troviamo sia le note che le pause: l’importante è
che la somma di tutti i valori contenuti sia esattamente quella della frazione indicata all’inizio.
L’unica eccezione può essere all’inizio del brano musicale, nella prima battuta, dove potrebbero
“mancare” dei valori, in quanto si omette di scrivere la pausa iniziale. Da notare che il termine
movimento della battuta è collegato ai classici movimenti della mano che un direttore d’orchestra
effettua durante l’esecuzione di un brano.
I movimenti possono essere forti o deboli. Il movimento forte per eccellenza è quello su cui cade
l’accento principale della misura, generalmente il primo (detto anche battere, perché la mano di chi
solfeggia o dirige cade in basso come se si volesse battere la mano su un tavolo). Gli altri
movimenti sono generalmente deboli e costituiscono il levare di una battuta (in cui le mani si
“levano” in aria). Per esempio, un tempo musicale di tre quarti ha tre movimenti, uno in battere (il
primo) e due in levare (il secondo e il terzo). Il movimento in battere ha generalmente un accento
ritmico più forte degli altri movimenti, ma tale regola può essere modificata con l’introduzione di
note accentate (un piccolo segno di maggiore (>) sotto o sopra la nota che ne aumenta accento
ritmico). La maggiore o minore interpretazione dell’accento in battere o levare o di quelli aggiunti
nella parte è uno degli aspetti più liberi lasciati all’interprete. I differenti accenti forti e deboli dei
movimenti permettono anche di distinguere il tempo musicale delle due metà da quello di quattro
quarti: infatti, dal punto di vista del valore, si equivalgono (matematicamente due metà sono pari a
un intero esattamente come i quattro quarti), ma la percezione ritmica del brano è diversa, perché un
tempo in due metà ha solo due movimenti, mentre i quattro quarti ne hanno quattro. Nel primo caso
quindi il movimento forte del battere è uno ogni due, nel secondo uno ogni quattro.

Il solfeggio
Il solfeggio è una tecnica di studio della lettura di una parte musicale che consiste nel riprodurre con
la voce parlata (solfeggio parlato), ovvero dicendo il nome delle note, oppure cantandole (solfeggio
cantato), un brano musicale. In questa specie di “esecuzione”, le note vanno lette o cantate in base
al loro valore e al tempo musicale, una volta scelto il tempo metronomico oppure l’andamento
opportuno (vedere più avanti il paragrafo “Tempo musicale e tempo metronomico: l’esecuzione di
un brano” per la spiegazione di questi due ultimi concetti). Intanto che si solfeggia si muove la
mano simulando la successione dei movimenti, dal battere (con la mano che batte sul tavolo) al/ai
movimento/i in levare. In questo modo il gesto della mano consente a chi solfeggia di capire sempre
a che puto si è nella battuta, aiutando la lettura. Ovviamente, visto che la voce può riprodurre solo
una nota per volta, si può solfeggiare solo una melodia, senza accordi o intervalli armonici, ma,
nonostante questa limitazione, il solfeggio è alla base dello studio della musica perché consente di
saper leggere un brano musicale e riprodurlo correttamente con la voce o uno strumento senza mai
averlo sentito prima, basandosi solo sulla notazione musicale.

Tempo e movimento
Da notare che alcuni manuali di teoria musicale usano le locuzioni “tempo debole” o “tempo forte”
per indicare il movimento della battuta. Tuttavia, visto che il termine “tempo” è già usato per
indicare il tempo musicale (che alcuni abbreviano in “tempo”) questa scelta può generare
un’evidente confusione di terminologia. Risulta quindi più coerente usare il termine movimento
all’interno della battuta (da cui movimento debole e forte) e lasciare il termine tempo, associandolo
all’aggettivo “musicale”, per indicare la somma di tutti i valori di note e pause all’interno di una
misura. Questa confusione di terminologia è aggravata dal fatto che, in realtà, esistono due “tempi”:
il tempo musicale (già definito) e quello metronomico (introdotto più avanti, che ha a che fare con
l’effettiva durata delle note).
Il tempo musicale può anche cambiare all’interno di uno stesso brano. Ciò significa che, a un certo
punto, in una misura compare un nuovo valore di tempo musicale ed esso varrà per tutte le misure
successive fino al successivo cambio di tempo musicale (se presente) o fino al termine del brano.
Non tutti i brani contengono cambi di tempo musicale. In alcuni particolarmente complessi o
sperimentali, il tempo musicale può anche cambiare all’interno della misura, ma si tratta di
virtuosismi teorici o particolari artifizi espressivi.

Il ritmo
Il concetto di ritmo è diverso per ogni cultura, nella musica occidentale i ritmi derivano dalla
musica-poesia della civiltà greca. Suonare ritmi diversi simultaneamente con una tempistica diversa
è chiamato poliritmia. Con il termine ritmo intendiamo uno schema di successione di valori di note
(o pause) che si ripete regolarmente nei vari movimenti. Se i movimenti non presentano schemi
ritmici regolari, il brano si dice aritmico. La maggior parte della musica moderna occidentale è di
tipo ritmico e le sue regole seguono quelle della definizione di valore delle note, tempo musicale,
misura e movimenti definiti precedentemente.
Esistono schemi ritmici molto comuni, altri contraddistinguono più specificatamente alcuni generi
musicali. Tra i molti, vale la pena ricordare la sincope, che è un suono che da un movimento debole
prolunga il suo valore su uno forte, creando appunto una strana sensazione, quasi di angoscia, in chi
ascolta. Il controtempo è invece la presenza di una pausa, invece che di una nota, sul movimento
forte di una battuta. Moltissima della musica moderna usa in modo prevalente il tipico schema
ritmico del controtempo, ma la sua presenza si osserva anche in parti meno recenti, come nella
musica operistica e nella musica da camera, soprattutto per archi (quartetti).

La scala musicale
Come visto, la distanza minima tra due note nel sistema temperato è il semitono e in un’ottava ci
sono esattamente dodici semitoni. Le note possono essere disposte in scale musicali. Una scala
inizia su una nota e termina sulla nota a distanza di un’ottava (per esempio, la scala di Do inizia con
Do e termina con il Do alla frequenza doppia).
Una scala è una successione di suoni ordinati secondo la loro altezza, o, in alternativa, secondo la
loro frequenza fondamentale. Nel sistema temperato occidentale, le scale hanno un modo:
maggiore o minore. Non tutte le note identificate di dodici semitoni possibili presenti in un’ottava
sono ammesse in una scala, ma solo otto, quelle determinate da precise successioni di distanze che
dipendono dal modo della scala. Per questo motivo, per chiarezza, le note ammesse in una scala si
dicono gradi.
Nella scala maggiore le otto note sono identificate da sette intervalli che si susseguono nello schema
fisso seguente (schema di scala diatonica):
tono–tono-semitono-tono-tono-tono-semitono
ovvero i gradi sono tutti a distanza di un tono tranne il terzo e quarto grado e il settimo e ottavo
grado che sono a un semitono di distanza.
Sulla tastiera del pianoforte, la scala maggiore più semplice da individuare è quella di Do. È l’unica
scala maggiore che usa solo i tasti bianchi della tastiera (cioè non ha alterazioni in chiave). Infatti,
nel sistema temperato della musica occidentale le distanze tra Mi-Fa e Si-Do sono naturalmente
semitoni, come previsto dallo schema della scala diatonica:
Grado:        Do      Re      Mi                 Fa        Sol           La           Si             Do
Distanza:       tono     tono     semitono      tono          tono       tono      semitono
Tetracordo: ———-Primo tetracordo———Secondo tetracordo ——————
Vista come successione di otto suoni, ogni scala eptafonica (basata su sette suoni) può essere
suddivisa in due gruppi di quattro suoni, detti tetracordi. Nel caso della scala di Do maggiore i
tetracordi (Do-Re-Mi-Fa e Sol-La-Si-Do), separati da un intervallo di un tono, sono individuati
dalla sequenza di intervalli in ordine ascendente tono – tono – semitono.
Replicando lo stesso schema a partire da ognuna delle note presenti nel sistema temperato, è
possibile definire un insieme di scale (maggiori e minori) che costituiscono il sistema classico
tonale della musica occidentale. Per la creazione di tutte le altre scale (differenti da quella di Do
maggiore), occorre introdurre le alterazioni (bemolle o diesis) per alzare o abbassare i gradi della
scala, in modo da replicare lo schema fisso visto in precedenza di distanze tra i vari gradi della
scala. Per esempio, la scala di Sol maggiore è la seguente:
Sol    La        Si         Do       Re       Mi       Fa#      Sol
Infatti il semitono tra il terzo e quarto grado è quello naturale presente tra Si e Do, mentre per
ricreare il tono tra sesto e settimo grado e il semitono tra settimo e ottavo grado è necessario
“alzare” il Fa con un Diesis. Le alterazioni obbligatorie per creare la scala sono dette alterazioni in
chiave, perché sono riportate accanto alla chiave all’inizio del brano.
Un brano quindi sarà scritto in una tonalità in base alle relazioni che legano le sue note (o accordi)
alla nota fondamentale (detta tonica) di una delle scale e al modo (maggiore o minore) del sistema.
Quindi un brano può essere in Do maggiore, Sol minore, Si♭ maggiore ecc.
La scala minore naturale è la relativa della scala maggiore (“figlia della maggiore”) e si forma
partendo dal sesto grado della scala maggiore, mantenendone invariati tutti i suoi gradi. Per
esempio, partendo dalla scala di Do maggiore: Do Re Mi Fa Sol La Si Do (La = VI grado), la
relativa minore naturale (iniziando dal VI grado) è La Si Do Re Mi Fa Sol La.
Esistono anche altre due versioni di scala minore: la scala minore melodica e quella armonica, dove
vengono introdotte alterazioni per ricreare il semitono tra settimo e ottavo grado e il tono tra sesto e
settimo grado. Complessivamente, quindi, esistono quattro versioni principali di scala a partire da
una nota, una maggiore e tre minori. Per esempio, per le scale di La abbiamo:
La maggiore: La Si Do# Re Mi Fa# Sol# La
La minore naturale: La Si Do Re Mi Fa Sol La
La minore armonica: La Si Do Re Mi Fa Sol# La
La minore melodica: La Si Do Re Mi Fa# Sol# La
La versione melodica e quella armonica servono per dare maggiore coerenza armonica tra le scale
di modo maggiore e quelle minori e per soddisfare alle regole, alcune molto complesse,
dell’armonia.
Da questa costruzione si capisce che la differenza fondamentale tra un modo minore armonico e un
modo maggiore della stessa scala è la distanza tra il secondo e terzo grado, che nella scala maggiore
è di un tono (nel caso di La maggiore Si Do#) mentre nel relativo minore armonico è un semitono
(Si-Do). Questa differenza è quella che caratterizza anche la percezione “triste” di un brano scritto
in una tonalità minore. Per questa ragione, il terzo grado di una scala è detto “caratteristica” in
quando determina la caratteristica “emotiva” della scala (allegra o triste).

L'esecuzione di un brano
Una volta definito il tempo musicale, disposte le note nelle misure in base al loro valore, definita la
tonalità con le alterazioni in chiave e la chiave con cui si leggono le note sul pentagramma, tutto è
(quasi) pronto per l’esecuzione. Fino a questo punto, infatti, la descrizione del brano musicale è
assoluta dal punto di vista armonico e melodico (le note, le tonalità, gli accordi, i ritmi ecc.), ma
non dal punto di vista della sua velocità. Infatti, il tempo musicale e i valori delle note sono solo
indicazioni relative, non assolute. Per conoscere l’effettiva durata di una nota occorre legare il
tempo musicale (e conseguentemente i valori delle note e delle pause all’interno delle misure) con
una grandezza collegata al tempo, inteso come grandezza della fisica, misurato per esempio in
secondi. Per questo ci sono due possibilità.
Si usa il tempo metronomico: all’inizio del brano, di solito riportato sopra la chiave, c’è
un’indicazione del tipo valore di nota = numero. Per esempio può comparire quarto = 120. Ciò
significa che in un minuto ci saranno 120 note da un quarto, ovvero ogni nota di un quarto durerà
mezzo secondo. Di solito la nota scritta ha il valore scritto al denominatore del tempo musicale, per
semplificare l’esecuzione. Quindi in un brano che ha il tempo musicale di sei ottavi, può comparire
la dicitura ottavo = numero. L’uso del tempo metronomico è molto preciso, ma non sempre viene
rispettato dagli esecutori.
Si usa una dicitura qualitativa, detta “andamento”: non si specifica esattamente la durata del valore
di una nota, ma si lascia alla discrezione dell’esecutore che può interpretare (entro certi limiti!) la
velocità di esecuzione seguendo l’indicazione dell’andamento. L’andamento infatti può essere
identificato da alcune locuzioni, le più usate sono: Largo, Adagio, Andante, Andantino, Moderato,
Allegretto, Allegro, Presto. Il compositore può aggiungere a queste indicazioni standard (da notare
che tali indicazioni restano in lingua italiana e non sono mai tradotte!) anche altre indicazioni
personali, come Allegro con fuoco, Andante mosso ecc. Il metronomo è lo strumento usato dai
musicisti per mettere in relazione la dicitura qualitativa con quella precisa, matematica del tempo
metronomico. Il metronomo infatti genera un rumore (di solito un “tac”) con una durata specificata
da numero impostato. Ovviamente è lasciato alla libertà dell’interprete scegliere un tempo
d’esecuzione più o meno veloce (per esempio un allegro potrebbe andare da 130 a 160). L’uso del
tempo metronomico è particolarmente usato da chi studia la tecnica di esecuzione degli strumenti e
da chi usa partiture MIDI e di musica per computer, mentre la dicitura qualitativa è più legata
all’espressività che l’esecutore del brano musicale vuole conferire ed è essenzialmente una scelta
più libera.
Per riassumere i concetti fin qui visti, nella figura che segue sono riportate le prime cinque misure
di un pezzo per pianoforte (Rondò della Sonata in Do maggiore op. 545 di Mozart). Dalla scrittura
si vede che il tempo musicale è in due quarti, ci sono due chiavi (di sol per la mano destra e di basso
per la mano sinistra), la prima misura ha solo il movimento in levare (il secondo quarto, ove la
mano destra suona due ottavi e la sinistra niente, ha una pausa), sono presenti note e pause di valore
ottavo e sedicesimo, nella quarta misura è presente un punto di valore, l’andamento del pezzo è
“Allegretto grazioso”, la tonalità in chiave è Do maggiore (nessuna alterazione in chiave),
l’intensità iniziale è un piano, seguito da un crescendo e diminuendo alla quarta-quinta battuta:

Melodia, armonia e contrappunto


La melodia è espressa con una successione di note ed è quindi caratterizzata da una sequenza di
altezze (note) disposte ritmicamente. In un brano musicale, la melodia è la struttura musicale più
identificabile. Le melodie nel sistema temperato occidentale sono costruite sulle tonalità definite
quando abbiamo descritto le scale musicali. Il contrappunto è lo studio della combinazione e della
sovrapposizione di melodie normalmente indipendenti, anche seguendo schemi fissi propri delle
forme musicali come, per esempio, quello della fuga.
Si parla di armonia quando due o più suoni emessi simultaneamente suonano (bene) insieme, anche
se una melodia senza accompagnamento può implicare un’armonia sottostante. Questa definizione,
tuttora insegnata nei corsi base di armonia nei conservatori, non è condivisa da tutti. A essere
discussa è la stessa definizione di gradevolezza o consonanza di due suoni emessi
contemporaneamente: mentre alcuni, privilegiando l’aspetto culturale, lo ritengono un fatto
soprattutto soggettivo, condizionato da molti fattori (estrazione sociale, esperienze o personalità),
altri la ritengono una proprietà che consegue in gran parte dalla fisica del suono (acustica) e dalla
fisiologia dell’apparato uditivo umano.
Gli accordi sono un insieme di almeno tre note ad altezza differente suonate contemporaneamente.
Le stesse note dell’accordo suonate invece in successione formano l’arpeggio. Risulta subito
evidente che non tutti gli strumenti possono suonare gli accordi, perché non tutti possono suonare
più note contemporaneamente (strumenti come il violino, il cello e strumenti appartenenti alla stessa
famiglia possono farlo). Lo strumento per eccellenza per suonare gli accordi è la chitarra. A
differenza della chitarra il pianoforte ha maggiori possibilità. Infatti è possibile eseguire gli accordi
che hanno funzione di accompagnamento con la mano sinistra ed eseguire insieme la melodia con la
mano destra.
L’accordo è maggiore se è formato da una terza maggiore (l’intervallo di terza maggiore è
l’intervallo esistente tra due note distanti fra loro 4 semitoni, cioè 2 toni; la terza maggiore di Do,
per esempio, è Mi) più una terza minore (l’intervallo di terza minore è l’intervallo esistente tra due
note che consiste in 3 semitoni, ovvero in un tono e mezzo). Per esempio, la terza minore del Mi è il
Sol). L’accordo è minore se è formato da una terza minore più una terza maggiore. In genere,
l’accordo maggiore esprime sensazioni positive, gradevoli, di pace e serenità (Do + Mi + Sol)
mentre l’accordo minore invece esprime quasi sempre sensazioni di malinconia, tristezza (Fa# + La
+ Do#), con la stessa caratteristica espressiva che distingue le scale maggiori e le scale minori.
L’armonia quindi studia i vari accordi che possono essere messi come accompagnamento a una
melodia, in base alle regole della musica tonale e a regole complesse che definiscono l’analisi degli
intervalli e degli accordi, le loro risoluzioni (come si concatenano naturalmente) e il passaggio da
una tonalità all’altra (modulazione).

Gli strumenti
Uno strumento musicale è un oggetto costruito o modificato con lo scopo di produrre suoni,
principalmente per produrre musica. La storia degli strumenti musicali ha inizio con gli albori della
cultura umana, quando venivano usati in riti e cerimonie, e questo uso continua, naturalmente anche
oggi, presso molte culture non occidentali.
Classificazione
Gli strumenti musicali possono essere classificati secondo vari criteri. Fra i più diffusi quello basato
sull’utilizzo che ne fa lo strumentista, ripreso ampiamente nella struttura di una orchestra, e quello
basato sul metodo di produzione del suono, noto nella versione occidentale come sistema
Hornbostel-Sachs.

Classificazione sull’uso dello strumentista


Si tratta della classificazione orientata alla struttura dell’orchestra sinfonica e si articola quindi in:
• strumenti ad arco
• strumenti a fiato (ottoni e legni)
• strumenti a percussione
• strumenti a tastiera
• strumenti a pizzico.

Classificazione sul modo di emissione del suono


La classificazione avviene solitamente secondo il sistema Hornbostel-Sachs, che li suddivide in
cinque famiglie.
Gli aerofoni emettono un suono per mezzo di una colonna d’aria che vibra all’interno dello
strumento. Sono suddivisi in aerofoni risonanti (come legni e ottoni, tradizionalmente detti “fiati”
nel loro complesso), in cui l’aria è contenuta in una cavità dello strumento, e aerofoni liberi (come
l’armonica a bocca), in cui l’aria si trova all’esterno.
Nei cordofoni il suono è emesso dalla vibrazione di una corda azionata tramite lo sfregamento con
un arco (strumenti a corde strofinate) o dalla percussione di un martelletto (strumenti a corde
percosse) oppure pizzicando le corde di cui sono dotati (strumenti a corde pizzicate). I principali
cordofoni sono il violino, il pianoforte, il clavicembalo, il contrabbasso, la viola, la chitarra, il liuto.
Nei membranofoni il suono è prodotto dalle vibrazioni di membrane, percosse dalle mani o da
appositi battenti (come nel caso dei tamburi) oppure fatte vibrare da colonne d’aria (è il caso dei
mirliton). Vi sono anche strumenti in cui alla membrana è fissata un’asta (tamburi a frizione) o una
cordicella (tamburi a pizzico).
Negli idiofoni il suono è prodotto dalla vibrazione del corpo dello strumento stesso (triangolo,
gong, xilofono, piatti, nacchere, maracas ecc.).
Negli elettrofoni il suono viene generato per mezzo di elettricità, o per induzione elettromagnetica.
La famiglia è stata aggiunta successivamente alle prime quattro.

Gli strumenti
Armonica
L’armonica a bocca è costituita da una serie di piccole ance allineate libere che, vibrando in seguito
alla corrente d’aria emessa dal fiato, producono suoni.

Arpa
Strumento a struttura triangolare in cui sono comprese corde di diversa lunghezza che si tendono tra
una cassa armonica e una mensola. L’arpa moderna consta di quarantasette corde e sette pedali che
consentono di realizzare scale cromatiche con un’estensione di più di sei ottave.

Banjo
Strumento simile alla chitarra diffuso soprattutto nell’America Settentrionale e introdotto nella
primitiva musica jazz. È formato da un piccolo tamburo aperto nella parte inferiore che fa da cassa
di risonanza. Sul manico, che ha la funzione di tastiera, ci sono quattro corde che si estendono fino
alla membrana della cassa.

Basso acustico
Strumento musicale simile alla chitarra, generalmente dotato di quattro corde (dalla più grave alla
più acuta: Mi, La, Re, Sol), anche se ne esistono versioni più estese a cinque corde o sei corde.  La
sua accordatura è un’ottava sotto a quella della chitarra. Il suo normale utilizzo è nella sezione
ritmica. Viene generalmente suonato pizzicando le corde con due o tre dita (rispettivamente indice e
medio oppure indice, medio e anulare). Può essere amplificato tramite pick-up o tramite microfono.
Basso elettrico
Ved. Chitarra basso alla voce Chitarra.

Batteria
La batteria è uno strumento (o, più correttamente, un insieme di strumenti) composto da tamburi,
piatti e altri strumenti a percussione; i vari pezzi possono essere variamente combinati a seconda
delle esigenze del musicista (detto batterista) che, generalmente, li suona con l’ausilio di due
bacchette. Una delle più classiche configurazioni prevede la combinazione di grancassa (è il
tamburo più grande e viene suonato con un pedale), timpano (o tom a terra), due tom-tom (tamburi
cilindrici affiancati, derivati dal tamburo militare), rullante (tamburo dotato di una cordiera che
rende caratteristico il suo suono), piatto ride, piatto crash e charleston (anche Hi-hat, coppia di
piatti montati orizzontalmente su un supporto dotato di pedale). Della batteria esistono anche
versioni elettroniche.

Bongo
Strumento a percussione costituito da un risuonatore in legno (sostanzialmente si tratta di un piccolo
tamburo) coperto da una membrana sintetica (o, in ambiti più tradizionali, da una pelle di animale,
generalmente capra); di norma viene suonato in coppia con un altro bongo. I due bonghi hanno
solitamente dimensioni diverse (il più piccolo è detto macho e ha un suono più acuto, mentre il più
grande è detto hembra e ha un suono più grave). Il bongo viene suonato con una o più dita a
seconda dell’intensità cercata dal percussionista.

Celesta
Strumento a percussione, simile a un pianoforte verticale di piccole dimensioni. Il suono è prodotto
da lamelle metalliche percosse da un sistema di martelletti e comandate da una tastiera e da una
pedaliera. Produce un suono ovattato, dolce e chiaro, privo di armonici.

Cetra (lira)
Antico strumento costituito da una cassa armonica dalla quale si levavano due bracci congiunti in
alto da un’assicella; le corde, inizialmente quattro, poi salite a sette e a undici e ancor più, fissate
verticalmente tra l’assicella dei due bracci e la cassa armonica, venivano suonate a pizzico o con il
plettro.

Chitarra
Strumento a corde dalla cassa di risonanza piatta a forma di otto che viene suonato pizzicandone le
corde; presenta al centro un foro e nell’estremità inferiore un ponticello di legno sovrapposto. È
dotata di un lungo manico segnato da barre trasversali che hanno funzione di tastiera. Solitamente è
dotata di sei corde che iniziano dal ponticello e sono bloccate da pioli sulla parte alta del manico. Le
origini della chitarra risalgono presumibilmente all’epoca egizia. Introdotta in Spagna dagli arabi si
diffuse successivamente in tutta Europa e nel XVI sec. divenne comune come il liuto. Divenuta
strumento popolare di accompagnamento, viene usata anche come strumento solista nella musica
classica e nelle opere liriche. L’accordatura standard (nota anche come accordatura spagnola è,
dalla nota più acuta a quella più grave, Mi-Si-Sol-Re-La-Mi).
Quando si parla genericamente di chitarra, ci si riferisce di solito alla chitarra acustica, della quale
esistono diverse versioni; quelle più note sono la classica (utilizzata di solito per l’esecuzione di
brani di musica classica o popolare), la folk (sfruttata soprattutto per l’esecuzione di brani blues,
folk e rock) e la 12 corde; quest’ultima è una versione di chitarra molto particolare nella quale, a
ciascuna delle usuali 6 corde è affiancata un’altra corda accordata all’ottava sopra (eccezion fatta
per le prime due coppie di corde che sono invece accordate all’unisono); si caratterizza per un
timbro sonoro molto pieno che è particolarmente adatto al ruolo di accompagnamento, ma non
mancano utilizzi solisti.
La chitarra elettrica è una chitarra priva di cassa acustica, dotata di uno o più pick-up che rilevano
la vibrazione delle corde; i segnali vengono poi convogliati in un amplificatore acustico che
permette di rendere udibili i suoni.
La chitarra basso (anche basso elettrico o, più comunemente, soltanto basso) è uno strumento di
accompagnamento che, come la chitarra elettrica, viene amplificato tramite dei pick-up. Si tratta
sostanzialmente di un’evoluzione del contrabbasso. La versione classica dello strumento è dotata di
quattro corde (dalla più acuta alla più grave: Sol, Re, La, Mi; l’accordatura è un’ottava sotto a
quella della chitarra). Molto diffusa è anche la versione a 5 corde (generalmente Sol, Re, La, Mi,
Si), ma si trovano anche versioni a sei e più corde.

Clarinetto
Strumento a fiato di legno o metallo a forma cilindrica, terminante, da una parte con una
imboccatura per soffiarvi e dall’altra con una svasatura a campana.

Clavicembalo
Nato prima della fine del Trecento, è uno strumento munito di corde e tastiera, simile a un
pianoforte a coda. I plettri, conficcati nei salterelli fissati verticalmente nella parte posteriore del
tasto, pizzicano le corde. Il tasto premuto, agisce come leva e fa in modo che il plettro pizzichi la
corda per produrre il suono. I moderni clavicembali hanno una doppia tastiera con tasti a due o più
saltarelli che pizzicano la corda in vari punti al fine di ottenere più timbri sonori. Ogni tasto può
pizzicare più corde. La pedaliera regola la vibrazione delle corde.

Contrabbasso
Strumento ad arco appartenente alla famiglia dei violini, fondamentale nella musica jazz per gli
effetti sonori del pizzicato. Di grandi dimensioni è simile alla viola, tanto che veniva chiamato
violone. Può avere tre corde, quattro o cinque corde. Nato nel Cinquecento, fu utilizzato per
rinforzare nell’orchestra la parte del basso, usufruendo della chiave dei violoncelli. Nell’Ottocento
le possibilità armoniche del contrabbasso furono finalmente sfruttate nell’orchestra.

Controfagotto
Strumento a fiato con canna conica ripiegata e ancia doppia che suona un’ottava sotto il fagotto.
Cornamusa
Strumento a fiato, formato da uno o più tubi sonori ad ancia doppia, innestati in un sacco di pelle
pieno d’aria. È simile alla zampogna. Per quanto antichissima, la tradizione delle cornamuse
contemporanee inizia, nella forma attualmente conosciuta, attorno al XVII secolo.

Corno (corno francese)


Strumento musicale d’ottone formato da un lungo e stretto tubo a spirale, provvisto di bocchino.
Anticamente fu costruito con materie animali e poi con il metallo. I greci, i romani e gli etruschi lo
utilizzarono come strumento di segnalazione e nel medioevo fu utilizzato come segnale per la
caccia. Nell’Ottocento il corno a pistoni allargò l’ampiezza tonale dello strumento fino ad arrivare a
eseguire l’intera scala cromatica. Viene anche detto corno francese, forse per distinguerlo dal corno
inglese, ma la ragione di questa denominazione non è stata del tutto chiarita.

Corno inglese
Strumento a fiato ad ancia doppia e canna conica, usato in ambito orchestrale e come strumento
bandistico. Si tratta, di fatto, di un oboe contralto, la cui estensione è una quinta giusta sotto quella
dell’oboe. Si diffuse nella prima metà del 1700 come modificazione dell’oboe da caccia (quello
utilizzato da Johann Sebastian Bach).

Fagotto
Strumento musicale a fiato, in legno, ad ancia doppia, con lunga canna ripiegata. Impiegato dal
XVII sec. nelle orchestre francesi. Utilizzato come strumento solista da Vivaldi, Mozart e Weber. È
uno strumento fondamentale in orchestra sia come basso che come solista; è in grado di estendersi
per tre ottave e mezzo.

Fisarmonica
Strumento musicale aerofono, del tipo armonium, ma portatile. È formato da ance libere e da
mantice a soffietto, da uno o più registri e da due tastiere; quella destra, a pianoforte, fornisce la
melodia mentre quella di sinistra, a bottoni, serve per l’accompagnamento.

Flauto
Strumento a fiato, in legno o in metallo, con imboccatura a forma di becco e più fori che si aprono e
si chiudono con il polpastrello delle dita. Il flauto diritto (o flauto dolce), in legno a canna
leggermente conica, è diffuso sin dall’antichità ed è stato impiegato soprattutto nel rinascimento e
nel barocco. Oggi è usato nelle esecuzioni di musica medievale e come strumento didattico. Il
flauto traverso, in legno o metallo a forma di canna cilindrica, senza ancia, si suona soffiando
direttamente contro il bordo del primo foro, detto bocca. Viene tenuto in posizione trasversale.

Kazoo
Strumento musicale a forma tubolare schiacciata, in metallo o in plastica, con un foro centrale
chiuso da una membrana che vibra con la vibrazione delle corde vocali del suonatore che quindi,
più che “soffiare”, “canta” nel kazoo.
Liuto
Strumento a corde, con la cassa arrotondata, il manico corto e largo con sette o più tasti e il
cavigliere formante un angolo retto con il manico. Fu diffuso in Europa dagli arabi e divenne molto
di moda nel medioevo e nel rinascimento. Usato in principio solo come strumento di
accompagnamento della danza, venne poi inserito anche in formazioni cameristiche.

Mandolino
Strumento musicale a corde pizzicate appartenente alla famiglia del liuto. Derivato dalla mandola in
uso dal XVI al XVII sec. soprattutto in Spagna, ne conserva le caratteristiche in minori proporzioni.
Il mandolino ha una cassa di risonanza piriforme con fondo a strisce. Sotto al foro ovale di
risonanza è situata una piastra per proteggere il legno dallo sfregamento del plettro. Strumento
popolare diffuso in Italia, il mandolino è spesso usato insieme alla chitarra. Dal mandolino derivano
il mandoloncello (strumento con quattro o sei corde intonate rispettivamente come quelle del
violoncello o della chitarra) e il mandolone (strumento con sette o otto corde doppie).

Maracas
Strumento a percussione di origine sudamericana formato da una zucca svuotata e seccata o da una
sfera cava di legno o di plastica nella quale sono posti semi secchi o piccoli sassi.

Nacchere
Strumento musicale formato da due pezzi di legno che percossi l’uno contro l’altro, provocano un
suono ritmico.

Oboe
Strumento a fiato, ad ancia doppia, con tubo di legno lievemente conico e svasato all’estremità
inferiore, lungo il quale si aprono i fori e sono collocate le chiavi. Appartenente alla famiglia degli
oboi è il piffero, strumento ad ancia doppia a cameratura conica derivante dalla ciaramella
medievale della famiglia delle bombarde, le progenitrici del moderno oboe che è strumento in grado
di emettere tutti i suoni cromatici compresi nell’ambito di quasi tre ottave.

Organo
Strumento a tastiera costituito da una serie di canne metalliche o lignee nelle quali un mantice
immette aria. Le canne sono suddivise, in funzione di particolari caratteristiche sonore, in gruppi,
detti registri, dal timbro omogeneo. L’organo elettronico fu inventato da L. Hammond nel 1932 e in
esso il suono è generato da una serie di oscillatori elettronici, i cui segnali sono amplificati e inviati
ad altoparlanti. Una delle più note tipologie di organo è l’armonium (anche armonio o harmonium),
strumento a serbatoio d’aria costituito da una tastiera manuale e da due pedali che azionano i
mantici per l’aria. Il suono prodotto è dovuto a delle ance.

Ottavino
Strumento a fiato, di piccole dimensioni, della famiglia dei flauti traversi; è intonato un’ottava sopra
rispetto al normale. È lo strumento più acuto usato in orchestra; di solito viene suonato da un
flautista, come strumento principale o come secondo strumento (alternato al flauto).
Pianoforte
Spesso detto semplicemente piano, è uno strumento a tastiera con cui si produce il suono mediante
la percussione di corde metalliche con martelletti comandati dai tasti. È stato inventato alla fine del
Seicento e in seguito si è affermato con sempre maggiore importanza. Il pianoforte è costituito dalla
cassa (generalmente in legno), l’involucro esterno che contiene le altre parti, dalla tavola armonica,
dalla cordiera, dalla tastiera e dai pedali (di solito tre, ma in alcuni pianoforti se sono presenti solo
due).
La tastiera è generalmente composta da 88 tasti; 52 sono di colore bianco e rappresentano le note
Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, mentre 36 sono di colore nero e rappresentano le alterazioni (note in
bemolle o in diesis); i tasti sono disposti in una successione classica che intervalla i gruppi di due e
tre tasti neri; la sequenza delle note è quindi la seguente: Do, Do#(Re♭), Re, Re#(Mi♭), Mi, Fa,
Fa#(Sol♭), Sol, Sol#(La♭), La, La#(Si♭), Si. Questi dodici tasti rappresentano un’ottava;
l’estensione del pianoforte è quindi di 7 ottave (86 tasti più due tasti iniziali). Il pianoforte necessita
di una periodica accordatura, un’operazione molto complessa che deve essere eseguita da personale
qualificato.
I pianoforti possono avere la cassa verticale od orizzontale (pianoforte a coda). Strumento simile è
la pianola, un pianoforte meccanico nel quale la pressione dei tasti è determinata automaticamente
da un rullo di carta opportunamente forato (nei modelli con implementazioni moderne viene
utilizzato il MIDI oppure un CD). Il termine pianola è spesso usato, impropriamente, per riferirsi
alla tastiera elettronica.
Con il tempo sono state sviluppate varie tipologie di pianoforte; degne di nota sono la versione
digitale e quella elettrica.
Il pianoforte digitale è uno strumento integralmente elettronico che consente di riprodurre le
sonorità e il tocco del classico pianoforte acustico; la tastiera del pianoforte elettrico è “pesata” e il
suo funzionamento imita praticamente quello della meccanica di un tradizionale pianoforte. I
modelli migliori hanno tasti in legno e sono dotati di martelletti in miniatura; nei pianoforti
tradizionali, i martelletti percuotono le corde e producono il suono, mentre nei pianoforti digitali i
martelletti sono presenti soltanto per la simulazione del peso e dell’inerzia naturale del tasto. Al
contrario del pianoforte tradizionale, quello digitale non necessita di accordatura.
Il pianoforte elettrico è uno strumento amplificato per mezzo di pick-up; ha conosciuto il suo
periodo di massimo splendore negli anni Sessanta e Settanta del XX secolo; non ha natura
elettronica, bensì elettromeccanica; i suoni, infatti, non vengono prodotti elettronicamente tramite
un sintetizzatore (come avviene nel pianoforte digitale), ma analogicamente e vengono trasformati
in impulsi elettrici grazie a dei pick-up, un po’ come avviene nel caso della chitarra e del basso
elettrici.

Piatti
Strumento a percussione a suono indeterminato formato da due piatti di bronzo abbastanza grandi
che presentano al centro un rigonfiamento sul quale è attaccata una maniglia che rappresenta
l’impugnatura.
Sassofono
Strumento musicale a fiato. È formato da un tubo d’ottone, conico, fornito di chiavi come l’oboe e
con un’imboccatura semplice simile a quella del clarinetto. Inizialmente venne usato solo dalle
bande perché il suo suono era considerato impuro, ma rivalutato in seguito, il sassofono fu utilizzato
nelle orchestre sinfoniche e in quelle jazz, diventandone uno strumento fondamentale. La famiglia
del sassofono comprende dodici strumenti dei quali i più diffusi sono il sopranino, il tenore, il
baritono, il basso, il soprano e il contralto.

Sitar
Strumento a corde dell’India settentrionale simile a un grande liuto. La tastiera è dotata di 6-7 corde
principali al di sotto delle quali sono poste 11 o 13 corde di risonanza. Le corde principali vengono
pizzicate con dei plettri ad anello fissati sulle dita del musicista. La cassa armonica del sitar viene
realizzata con una zucca tagliata a metà alla quale viene aggiunto uno strato di legno sottile che
funge da coperchio.

Tamburo
Strumento musicale a percussione. Usato dagli egizi come strumento guerriero e dai greci durante le
feste orgiastiche in onore di Dionisio, nel corso del tempo è stato provvisto di un meccanismo per
regolare l’altezza del suono. Immancabile nelle bande musicali, è presente anche in molte opere.
Tra i tipi di tamburo europeo, si ricordano quello a rullo, con particolare suono cupo, quello basco
con sonagli, il tambourin, strumento di piccole dimensioni usato in Provenza e quello militare, dal
suono acuto.

Tastiera elettronica
La tastiera elettronica (spesso semplicemente tastiera) è uno strumento che emette dei suoni tramite
un sintetizzatore comandato da tasti simili a quelli del pianoforte. Può essere munita di altoparlanti
interni e/o collegata a cuffie o impianti di amplificazione esterni. Esistono numerosi tipi di tastiera
elettronica, di dimensioni ed estensione varie; attualmente i formati più comuni sono quelli ridotti e
quelli classici che arrivano fino a 88 tasti. Le classificazioni delle tastiere elettroniche sono
numerose e non sempre esattamente sovrapponibili. Quelle più comuni sono le cosiddette
workstation, caratterizzate da un ampio numero di timbri e ritmiche. Molto diffuso è anche il piano
elettrico, amplificato tramite pick-up, che imita le sonorità del pianoforte. Fra le tastiere elettroniche
più popolari va ricordato l’organo elettronico, comunemente detto organo Hammond (o, più
brevemente, solo Hammond, dal nome del suo inventore). Nel funk, nel rock e nel reggae è molto
comune l’uso del clavinet.

Timpano
Strumento a percussione diretta, composto da una semisfera laminata, sulla quale è stesa una
membrana che in base alla sua tensione varia l’altezza dei suoni. Si suona con bacchette la cui punta
è ricoperta di sughero, legno o feltro, secondo il tipo di suono che si vuole ottenere.
Originariamente era usato per accompagnare cerimonie militari e religiose. Anticamente poteva
avere forma circolare, conica ed essere ornato di decorazioni. Lulli fu il primo compositore che lo
introdusse nell’orchestra e lo avviò a quell’importante ruolo che assunse nella musica romantica.
Tromba
Strumento a fiato che produce un suono squillante. È formata per tre quarti da un cilindro, poi da
una parte conica che verso la fine si allarga a formare un padiglione. È munita di bocchino e di tre
pistoni che permettono di intonare i suoni variando il volume d’aria presente all’interno.

Trombone
Strumento a fiato simile a una tromba, ma di maggiori dimensioni e di tonalità più bassa. È
costituito da un tubo cilindrico piegato in due parallele, che si allarga progressivamente a cono o a
padiglione. Le variazioni dei suoni avvengono grazie al maneggio di tubi mobili (trombone a tiro) o
di tubi a pistoni (trombone a pistoni).

Tuba
Strumento a fiato caratterizzato da un tubo che si ripiega più volte e termina allargandosi. Ha
caratteristiche simili alla tromba e al corno ed è solitamente usata per la riproduzione delle tonalità
mancanti al trombone. Simile ai flicorni nella gamma dei suoni bassi arrivò a sostituire tutti gli
strumenti che erano sorti per accrescere la risonanza dei suoni gravi: l’oficleide (strumento a forma
di serpente), l’euphonium, l’helicon o pelittone (dal nome del suo inventore, Pelitti). Per
l’esecuzione della scala cromatica, lo strumento si avvale di un meccanismo costituito da alcuni
pistoni che scorrono nei rispettivi cilindri. I principali modelli attuali sono tre: la tuba bassa (o
basso tuba), la tuba contrabbassa e la tuba subbassa (anche flicorno sub-contrabbasso).

Ukulele
Strumento a corde dalla sonorità nasale, dolce e malinconica. È noto anche come chitarra
hawaiana; ha ridotte dimensioni ed è dotato di quattro corde e lungo manico.

Viola
Strumento musicale a corda e arco con quattro corde ed estensione intermedia tra violino e
violoncello. Dall’XI sec. in poi il termine viola indicava generici strumenti ad arco anche dissimili.
Dal XVI sec. si distinse tra viola da braccio, simile al violino, e viola da gamba. Tipiche del XVII
sec. sono le viole bastarde e le viole d’amore.

Violino
Strumento a corda e arco con quattro corde di registro soprano, apparso nella prima metà del XVI
sec. Gasparo da Salò e Amati furono tra i primi costruttori. Operò a cavallo del ‘700, Stradivari,
considerato il maggiore liutaio (l’artigiano che lo costruisce o lo ripara). Sostanzialmente è
costituito da una cassa armonica e dal manico, innestato nella parte superiore della cassa. Tutte le
parti dello strumento sono in legno. Nella cassa sono presenti due caratteristiche aperture, note
come “effe” vista la loro somiglianza con la lettera dell’alfabeto nella scrittura corsiva.
Il violino è il più piccolo e il più acuto degli strumenti ad arco. Fra i vari membri della sua famiglia
è quello di minori dimensioni (nella versione standard, la sua lunghezza complessiva non supera i
59 cm). La corda più bassa (e quindi la nota più bassa ottenibile) è il Sol3, il sol appena sotto al Do
centrale del pianoforte (ovvero il Do4); le altre corde sono, in ordine crescente di frequenza, il Re4,
il La4 e il Mi5. Le parti per violino utilizzano la chiave di sol (chiave di violino).
Fin verso la metà del 1700, il violino viene suonato in posizione libera; con l’arrivo della
“mentoniera” (un pezzo di legno posto al di sopra o a sinistra della cordiera) viene invece sempre
più suonato tenendolo tra la spalla e il mento, grazie anche alla presenza della spalliera.

Violoncello
Strumento a corda e arco con quattro corde e registro grave. Ha la forma simile a quella di un
violino tranne le dimensioni che sono superiori (lunghezza della cassa armonica uguale a 75 cm). È
dotato di un puntale di appoggio, che consente di tenere lo strumento sollevato da terra durante
l’uso. Si tratta di uno degli strumenti fondamentali di un’orchestra sinfonica, che normalmente
dispone di 10 violoncelli. Prese piede in Italia dal XVII sec.

Xilofono
Detto anche vibrafono; strumento a percussione comprendente una tastiera costituita da tavolette di
legno che, percosse da due bastoncini, emettono note nell’estensione da due a quattro ottave.
Originariamente, questa tastiera poggiava sulle gambe dell’esecutore. Il moderno xilofono ha
bacchette per la percussione azionate non dall’esecutore, ma da una tastiera. Originario dell’Asia
sud-orientale, si hanno tracce di questo strumento in forme molto primitive, nel Madagascar
(tavolette sonore sulle gambe dell’esecutore), in Africa e in Indonesia. Una variante è la celesta, con
lamelle di metallo al posto di quelle di legno.

Zampogna
Antico strumento a fiato affine alla cornamusa; consiste in un otre di pelle pieno di aria nel quale
vengono inserite delle canne di legno. Viene ancora oggi usata in varie regioni dell’Italia centro-
meridionale.

Storia della musica


L’idea della musica risale alle prime civiltà umane, intesa come ritmo individuabile nella natura e
suono emanato dai meccanismi della creazione e dello sviluppo del mondo; ritmi e suoni che
venivano imitati già dalle popolazioni primitive nei riti, nei canti e nelle danze che sostanziavano le
comunità. Anche l’invenzione dei primi strumenti musicali oltre le semplici percussioni è legata a
funzioni rituali e magico-simboliche.
Dalle origini al rinascimento
Le testimonianze storico-letterarie e i reperti archeologici permettono di individuare le prime tracce
di una musica vera e propria nelle civiltà urbane arcaiche, ossia quella sumero-babilonese e quella
egizia. Successivamente la musica ebbe un ruolo fondamentale nella civiltà ebraica, per la quale era
indispensabile per la preghiera e per la lettura dei testi sacri.
Presso la civiltà greca la musica ebbe sicuramente un’importanza notevole, infatti essa rivestiva un
ruolo centrale nel sistema di studi e nelle cerimonie religiose o ludiche, le veniva riconosciuta una
funzione etica nella formazione del cittadino e soprattutto accompagnava sin dalle origini l’arte più
elevata per la cultura greca, la poesia: i poemi omerici venivano cantati dagli aedi con
l’accompagnamento della cetra, i poeti lirici accompagnavano i loro componimenti con la musica e
nelle tragedie un’ampia parte era occupata dalle strofe cantate del coro. A Roma, invece, la musica
non ebbe mai la considerazione e la dignità sociale che possedeva presso i greci e si sviluppò
attraverso una mescolanza di influenze etrusche, greche e orientali.
La musica assunse importanza a Roma con l’affermazione del cristianesimo, per il quale essa
costituiva parte integrante della liturgia. Le prime forme della liturgia cristiana, infatti, erano tutte
basate sul canto e caratterizzate da un bilinguismo latino-greco e da formule e melodie di origine
ebraica. Progressivamente assunsero un rilievo particolare all’interno della liturgia cristiana due
generi musicali, la salmodia e l’innodia.
La storia del canto, per la musica occidentale, parte proprio dai canti liturgici cristiani, che per primi
diedero luogo alla formazione di un repertorio organizzato di melodie nel medioevo. Si distinguono
i canti liturgici occidentali, in latino, accompagnati dall’organo, e i canti liturgici orientali, nelle
lingue dei singoli Paesi, accomunati dalla stessa ritmica (divisione del tempo) e
dall’accompagnamento delle sole percussioni, oltre che, talvolta, della danza.
Fra i canti orientali il più influente risultò quello greco-bizantino, perché nato a Costantinopoli,
sede dell’impero d’Oriente; esso preferì gli inni ai salmi, rifiutò la polifonia ed elaborò melodie
molto complesse che influenzarono anche i canti occidentali. Di questi ultimi sono noti soprattutto
il canto ambrosiano (o milanese) e il canto gregoriano.
Il canto ambrosiano fu introdotto da Sant’Ambrogio nel IV sec. d.C., si affermò a partire dal VI ed
è in uso ancora oggi. Ambrogio legò la nuova religione alla cultura greco-romana, a cui essa si stava
sostituendo, introducendo nelle composizioni liturgiche la metrica classica al posto del consueto
ritmo libero. Un’altra novità introdotta dagli inni del vescovo milanese fu l’antifona, cioè
l’alternanza del canto fra due cori.
Le origini e le prime caratteristiche precise del canto gregoriano invece sono oscure: sappiamo che
esso fu in uso a partire dal VI secolo circa e che quando ebbe il sopravvento su tutti gli altri riti
assunse il nome di papa Gregorio Magno, che secondo la tradizione avrebbe provveduto alla
sistemazione e all’ordinamento del repertorio delle melodie e alla fondazione di una Schola
Cantorum. Ciò che si sa del canto gregoriano è che esso ebbe origine da materiali e influenze molto
eterogenei, resi più omogenei dalla sistemazione di età carolingia; tuttavia le diverse influenze
emergono ancora oggi nell’insieme di canti monodici (cioè a una sola voce) in latino e a ritmo
libero giunti fino a noi.
A partire dall’XI secolo, insieme al canto liturgico si svilupparono anche forme profane di musica,
fino a quel momento diffuse solo oralmente e occasionalmente a causa della censura ecclesiastica.
Con l’affermarsi delle città, e in esse dei nuovi centri di cultura laici, la formazione intellettuale e
anche la musica uscirono dai monasteri. Iniziarono quindi a essere composti e diffusi canti
monodici profani in latino, raccolte elegiache di lamento, canti di studenti e canti goliardici. Anche
le chansons de geste, i poemi epici cavallereschi francesi, nacquero come canti in lingua dialettale
trasmessi oralmente da menestrelli, per poi diventare vere e proprie opere letterarie scritte e
musicate da poeti e compositori, i trovatori. Sul modello dell’arte trobadorica francese si sviluppò
in Germania la scuola dei Minnesänger, cavalieri poeti e musici, autori di canti d’amore.
Anche nell’ambito più strettamente musicale, nello stesso periodo si manifestarono novità
importanti, prima fra tutte, dalla fine del IX secolo, la polifonia, ovvero la presenza simultanea di
più suoni o voci diversi sviluppati contemporaneamente, in luogo della monodia. Le prime forme di
scrittura polifonica nacquero nell’ambito della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, quindi
inizialmente riguardarono testi sacri in latino, poi si svilupparono testi profani in lingue diverse in
cui ogni voce era distinta dall’altra senza relazioni. Anche il musicista iniziò progressivamente a
legarsi alla corte e alla nobiltà feudale invece che al clero. L’elaborazione della polifonia,
soprattutto in Francia e in Italia, fu di grande influenza per la crescita musicale europea dei secoli
successivi.
Le origini della polifonia in Italia vedono la figura di Guido d’Arezzo come il massimo teorico
musicale di tutto il medioevo: fu il primo a usare in modo razionale il rigo musicale, con l’uso delle
chiavi per stabilire chiaramente la posizione delle note e gli intervalli. Dai suoi studi sugli esacordi
e dal rigo musicale a quattro linee, nacque la notazione moderna del pentagramma.
Nel Quattrocento avvenne il passaggio dal medioevo al rinascimento, ed esso per la musica,
diversamente che per le altre arti, non fu caratterizzato da una rottura, ma da una continuità, poiché
non era possibile intraprendere nuovi percorsi sulla base dei modelli della classicità greco-latina, dal
momento che di questi ultimi non restavano documenti. Anzi, ci fu lo sviluppo più pieno della
polifonia e del contrappunto, interpretato in modo diverso nelle varie nazioni. Massimo
rappresentante della musica rinascimentale fu Josquin Des Prés, autore di messe, mottetti e
canzoni profane. Tradizionalmente gli viene attribuita l’invenzione della partitura moderna, con
tutte le linee delle voci scritte simultaneamente in parallelo sulla pagina.
Il fenomeno predominante nella musica quattro-cinquecentesca fu la scuola fiamminga, originaria
della Francia settentrionale e del Belgio, il cui stile si diffuse in tutta Europa mescolandosi con le
diverse tradizioni nazionali. La caratteristica comune di questa scuola era l’utilizzo delle più
complesse tecniche contrappuntistiche nella definizione delle diverse parti del canto polifonico.
In Italia lo sviluppo della musica rinascimentale avvenne soprattutto grazie al mecenatismo delle
corti signorili e si configurò in particolare come fioritura del madrigale. Il madrigale nacque
dall’incontro fra i canti popolari italiani, caratterizzati dalla semplicità della struttura melodica e
dalla prevalenza della voce superiore, e le tecniche contrappuntistiche fiamminghe. Fondamentale
era inoltre lo stretto legame tra la musica e il testo, ispirato alla lirica colta petrarchesca.
In Germania, a partire dai canti monodici dei Minnesänger, si sviluppò il genere del lied polifonico
e nel Cinquecento la riforma protestante produsse un nuovo repertorio liturgico autonomo.
In Francia, accanto alla scuola fiamminga, si sviluppò un nuovo genere di grande successo, la
chanson parisienne e alla fine del Cinquecento esordì il balletto rappresentativo.
In Inghilterra l’età elisabettiana rappresentò un periodo di fioritura anche per la musica, grazie
all’incoraggiamento della regina che, favorendo i contatti con le scuole italiane, permise lo sviluppo
del madrigale inglese, senza escludere una parallela produzione specificamente religiosa.
La musica rinascimentale spagnola, invece, fu quasi esclusivamente musica sacra, soprattutto per
organo.

L'età barocca
Il Seicento è un secolo di rinnovamento del linguaggio in tutti i campi artistici, da quello letterario e
figurativo a quello musicale.
Il barocco musicale non è un movimento artistico definito, ma presenta alcune caratteristiche
specifiche: il figuralismo (teoria delle figure musicali utili a suscitare emozioni al pari delle figure
retoriche in letteratura, basata quindi su uno stretto legame fra musica e testo) e la teoria degli
affetti, basata sull’idea della musica come strumento di intensificazione delle passioni, per cui ad
alcune figure musicali corrisponderebbero precisi effetti sull’animo umano. Queste teorie
determinarono la ricerca di un dinamismo espressivo nuovo, che si manifestava nella preferenza per
una monodia accompagnata, in cui alla voce principale estrema si accompagnassero le altre parti, in
sostituzione della polifonia caratterizzata dall’equilibrio tra tutte le voci sullo stesso piano.
La forma musicale più rappresentativa del barocco era l’opera, affiancata da altre forme
drammatiche nuove come l’oratorio (genere musicale d’ispirazione religiosa, ma non liturgico,
eseguito senza rappresentazione scenica, mimica o personaggi in costume, originatosi dal madrigale
dialogico del primo Seicento), il mottetto (composizione musicale a due o tre voci, in realtà nata
nel XII sec., ma arrivata al massimo della purezza e dell’espressione mistica durante il rinascimento
nello stile polifonico del Palestrina) e la cantata (forma musicale vocale formata da una sequenza
di brani come arie, recitativi, duetti, cori e brani strumentali; affine all’opera barocca, ma senza
apparato scenico e con lo spettacolo di dimensioni minori).
La novità principale della musica del Seicento fu però l’avvento del basso continuo, il sostegno
armonico-strumentale che accompagna le parti superiori della composizione dal principio alla fine.
La seconda novità del secolo fu l’invenzione del recitativo, stile vocale caratteristico dell’opera, in
cui il testo ha un ruolo dominante e la musica è ridotta a sostegno armonico.
Nel Seicento l’opera costituì un’arte composita, ma pressoché totalmente italiana; la maggiore
personalità del teatro musicale barocco italiano fu Alessandro Scarlatti che toccò praticamente
tutti i generi musicali dell’epoca, uno dei massimi esponenti della scuola napoletana. Autore di oltre
60 melodrammi, fu l’artefice di un profondo rinnovamento del linguaggio musicale nel campo
operistico e il suo modello di aria, in particolare, fece scuola anche negli oratori e nelle cantate. Il
figlio Domenico si distinse per una produzione orientata quasi totalmente al clavicembalo (oltre
500 sonate).
In questo periodo nasce la musica moderna, soprattutto per merito di Claudio Monteverdi che
affermò una concezione della musica come fatto espressivo, come mezzo per rivelare i sentimenti,
in contrasto con l’estetica rinascimentale che dava massima priorità alla forma e all’armonia.
Monteverdi fu il principale autore di madrigali mentre fra le opere teatrali, in buona parte perdute, è
da ricordare l’Orfeo.
L’opera ebbe origine dalle ricerche condotte alla fine del Cinquecento dalla Camerata de’ Bardi di
Firenze, volte a realizzare un dramma utilizzando la musica e il canto per definire situazioni e
personaggi.
Il teatro musicale italiano si unì alla grande tradizione drammatica francese contemporanea,
sviluppando il genere musicale delle tragédies-lyriques, che fissò le basi del teatro lirico francese.
Il massimo esponente fu l’italiano naturalizzato francese Gian Battista Lulli (in francese Jean-
Baptiste Lully). Suo degno successore fu Jean-Philippe Rameau.
In Germania, invece, l’età barocca fu un periodo di grande sviluppo per la musica sacra e quella
strumentale, di cui fu sintesi esemplare l’arte di Johann Sebastian Bach.
In Inghilterra, nella prima metà del Seicento, fu attiva la corrente dei virginalisti, cosiddetti
dall’impiego del virginale, strumento affine alla spinetta, di cui rappresenta una variante. Dopo un
periodo di decadenza, alla fine del Seicento brillò la stella di Henry Purcell che sintetizzò in modo
magistrale lo stile strumentale italiano, il melodramma francese e la tradizione inglese, soprattutto
nel suo capolavoro Dido and Aeneas.
A partire dalla metà del Seicento si affermarono in Europa fenomeni musicali nuovi, in particolare
lo stile concertante, che indicava l’unione di voci e strumenti o gruppi strumentali in cui
emergessero una o più voci. Lo stile concertante si manifestò soprattutto nelle forme della suite
(composizione strumentale in più tempi, ognuno costituito da un’alternanza ritmica accompagnata
dalla danza, ora vivace e allegra, ora lenta e solenne), della sonata (componimento musicale
strumentale formato da tre o quattro tempi, ciascuno dei quali in forma tripartita) e del concerto.
Anche queste nuove forme ebbero origine in Italia e italiani furono i maggiori interpreti di esse, tra i
quali soprattutto il veneziano Antonio Vivaldi per il concerto.
Vivaldi fu violinista e compositore e ripensò il concerto dando particolare rilievo ai singoli
strumenti e mantenendo sempre una disposizione soggettivistica; compose numerosi melodrammi,
principale fonte di guadagno. Le opere di maggiore fortuna di Vivaldi furono però quelle di musica
strumentale, famosissima Le quattro stagioni.
Nel Settecento il melodramma conobbe il culmine del successo grazie all’opera di Metastasio, i cui
libretti furono musicati in tutta Europa da tutti i più grandi compositori dell’epoca. La caratteristica
dei drammi di Metastasio era la separazione dei momenti musicali e di quelli dell’azione
drammatica, con una forte accentuazione dell’ispirazione patetica ed eroica.

Johann Sebastian Bach


Johann Sebastian Bach fu il musicista e compositore più grande dell’età barocca, nonostante fosse
molto lontano dal gusto e dalle tendenze di quell’epoca e non fosse per questo apprezzato dai suoi
contemporanei. Bach nacque in una famiglia composta interamente da musicisti e manifestò
anch’egli un talento musicale precoce, apprendendo velocemente la pratica di viola, violino, organo
e pianoforte, oltre che l’attività di compositore, tramite l’assidua copiatura di musiche di vario
genere.
Bach divenne noto molto presto soprattutto come organista, spostandosi per varie corti e chiese e
sviluppando le proprie abilità attraverso il contatto con la musica contemporanea, sia francese che
italiana, fino a ottenere il posto di organista titolare presso San Bonifacio, ad Arnstadt. Questa
carica rese il giovane musicista molto noto come virtuoso e gli concesse molto tempo per studiare le
novità musicali del tempo. Proprio la curiosità rese i suoni di Bach troppo innovativi per la
comunità di Arnstadt, che ammonì il compositore fino a spingerlo a varie peregrinazioni,
approdando alla corte ducale di Sassonia-Weimar come organista e musico da camera (violinista e
violista).
La fama di Bach s’accrebbe e gli permise di entrare in contatto con molte personalità culturali e di
instaurare prolifiche collaborazioni. A questo periodo risalgono le trascrizioni dei concerti di Vivaldi
e molte composizioni per organo e pianoforte. Alcuni attriti con il duca spinsero infine Bach ad
allontanarsi anche da Weimar per accettare l’incarico di maestro di cappella di corte presso il
principe Leopoldo a Köthen, dove il compositore ebbe a disposizione un’orchestra con la quale
poter lavorare. Questo permise a Bach di dedicarsi maggiormente alla musica strumentale,
realizzando le grandi composizioni da camera e per orchestra, tra cui i celebri Concerti
brandeburghesi e il primo volume del Clavicembalo ben temperato. Le composizioni strumentali
testimoniano il costante interesse di Bach per le contemporanee esperienze italiane e francesi,
soprattutto per quanto riguarda i concerti.
La maturità vide Bach trasferirsi definitivamente a Lipsia come cantore nella chiesa di San
Tommaso. Qui il compositore tedesco si dedicò inizialmente solo alla musica sacra, che considerava
la propria vocazione. Questa produzione comprende cantate, messe (come la Messa in Si minore),
magnificat (come il Magnificat in Re maggiore e il Magnificat in Mi maggiore), oratori (Oratorio
di Natale e Oratorio di Pasqua) e passioni (riferite ai quattro evangelisti), che esprimono la
profonda spiritualità di Bach attraverso uno straordinario equilibrio polifonico e vigore strumentale.
La Passione secondo Matteo costituisce uno dei più grandi capolavori di Bach e la sua opera più
vasta.

Johann Sebastian Bach


Dopo aver ricevuto gli onori del re Federico II di Prussia, Bach continuò a comporre nonostante
l’affievolirsi sempre più accentuato della vista, fino all’ultima grande composizione, Arte della
fuga, dettata e rimasta incompiuta a causa della morte dell’autore.
Bach scrisse oltre 1.000 composizioni; oltre a quelle citate, famosissime sono le toccate
(composizioni strumentali, anticamente per strumenti a fiato, successivamente per liuto e per
tastiere, con un impianto stilistico libero, suddivisione in più tempi e fantasiosa elaborazione dei
temi), i preludi (brani di solito brevi, senza una forma codificata, collocati all’inizio
dell’esecuzione di una composizione o di una sua parte), le fughe (componimenti in stile imitativo,
nei quali il soggetto (tema principale) e uno o più temi secondari (contrassoggetti) sono esposti
dalle varie voci e poi ripresi in uno schema diviso solitamente in quattro parti) e le fantasie
(componimenti estrosi di solito strumentali su temi originali o tratti da musiche preesistenti).

L'eta del classicismo


I vertici del barocco coincisero con le prime avvisaglie dell’età del classicismo e furono incarnati
da Georg Friedrich Händel e Georg Philipp Telemann, maestri rispettivamente della musica
vocale e della musica strumentale. Essi avviarono la semplificazione del linguaggio barocco che fu
alla base dello sviluppo del classicismo intorno alla metà del Settecento. Uno degli elementi
fondamentali di questa semplificazione fu l’abbandono dell’usanza del basso continuo, che si
manifestò in nuovi generi musicali.
L’ampiezza dell’opera di Händel è paragonabile a quella di Bach, da cui si distinse per il linguaggio
più esuberante e cosmopolita, per una costante vocazione teatrale (del tutto assente in Bach), per la
minore complessità della tecnica compositiva. Fra le sue opere sicuramente in primo piano figurano
gli oratori, il più famoso dei quali è certamente il Messiah.
La crisi dell’opera e quella della tragédie-lyrique, conseguenti al mutamento della composizione
sociale del pubblico, richiesero lo sviluppo di nuove forme e nuovi generi che unissero la chiarezza
e la facile cantabilità a una struttura non priva di impegno e complessità nelle armonie e nelle
modulazioni. Da questa necessità nacquero, soprattutto in Italia e in Francia, l’opera buffa,
l’intermezzo e l’opéra-comique.
L’opera buffa ebbe origine a Napoli e si caratterizzò per la definizione dei personaggi come
individui reali e concreti anziché come tipi ideali e schematici, e per l’uso del dialetto, sostituito
solo più tardi dalla lingua. Gli intermezzi erano una forma minore di opera buffa, in particolare
brevi spettacoli comici rappresentati tra un atto e l’altro delle opere drammatiche.
Il genere francese dell’opéra-comique nacque invece da spettacoli popolareschi proprio come forma
da opporre all’opera buffa italiana, e si caratterizzò per l’alternanza di parti musicate e dialoghi
recitati e per il lieto fine.
Il principale fautore della riforma dell’opera seria fu Christoph Willibald Gluck, che in un vero e
proprio manifesto teorico, contenuto nella prefazione di un proprio testo, propose maggiori
naturalezza e semplicità espressiva, aliene da eccessivi virtuosismi, per finalizzare la musica
all’espressione poetica e alla trasmissione delle passioni.
L’attività di Gluck si svolse quasi del tutto a Vienna, città a cui appartengono, musicalmente
parlando, anche i tre maggiori rappresentanti del classicismo: Franz Joseph Haydn, Wolfgang
Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven.
Haydn fu l’artefice della fusione delle tradizioni musicali del Settecento, italiane, tedesche e
francesi e pose le basi della nuova musica strumentale moderna. Fu grandissimo autore e interprete
di tutte le forme musicali, ma si distinse soprattutto nella sinfonia e nella musica da camera. Fu
Haydn a dettare i principi fondamentali in base ai quali i generi strumentali della sonata, del
quartetto e della sinfonia divennero la realtà ereditata da Mozart e da Beethoven (che pure ne furono
contemporanei). Da Haydn in poi, la forma della sonata resta sostanzialmente organizzata secondo
uno schema tripartito (esposizione, parte centrale, sviluppo o ripresa) considerato in assoluto una
delle più belle creazioni formali concepite dall’uomo, per l’equilibrio delle proporzioni e la
possibilità di contrasti drammatici. La parte centrale, inizialmente appena accennata, diventerà poi
un complesso articolato in una dialettica musicale di grande efficacia che si conclude nella ripresa
con un senso di completamento armonico. Il linguaggio musicale abbandona definitivamente
l’usanza del basso continuo, per creare una specie di polifonia strumentale di grande vivacità e
bellezza melodica.
Fu autore di 104 sinfonie (da ricordare la 100 in Sol maggiore, la militare, e la 104 in Re maggiore,
l’ultima di Londra), 83 quartetti per archi e 52 sonate per piano, oltre a 25 opere teatrali, più di
cinquanta concerti, 26 messe (fra cui la Missa in tempore belli) e oratori (fra cui La creazione e Le
stagioni).
Wolfgang Amadeus Mozart
Wolfgang Amadeus Mozart fu il più grande autore del classicismo, definizione che tuttavia
semplifica molto un genio musicale che si esplicò in realtà in tutti i generi e in tutte le forme
musicali, tanto da poter essere a fatica inserito in una precisa fase della storia della musica.
Mozart nacque a Salisburgo nel 1756 e iniziò a studiare il pianoforte a soli quattro anni, mentre a
sei anni risalgono le sue prime composizioni. In seguito studiò violino e composizione. La sua vita
si svolse a Salisburgo e poi a Vienna, dove trovò la sua collocazione ideale come libero artista con
la professione di compositore, scegliendo in modo rivoluzionario di non porsi alle dipendenze di
alcun potente. Nonostante ciò, Mozart compì numerosi viaggi attraverso tutta Europa, assimilando
tutte le esperienze musicali contemporanee, traendone stimoli e destando stupore per il suo talento
da fanciullo prodigio.

Wolfgang Amadeus Mozart


Fu però a Vienna che nacquero i grandi capolavori della maturità come Le nozze di Figaro, il Don
Giovanni e Così fan tutte; nella capitale Mozart compose anche i suoi ultimi capolavori come Il
flauto magico e il Requiem, incompiuto. Non è facile, tuttavia, individuare le opere di primo piano
nella vastissima e per lo più eccellente produzione di questo compositore; in campo sinfonico
produsse una cinquantina di sinfonie tra le quali eccellono Parigi e Jupiter, mentre fra i concerti il
più famoso e massima espressione del suo genio è il Concerto in La maggiore per clarinetto;
scrisse anche più di cinquanta brani orchestrali quali serenate, divertimenti, danze, tra cui la più
conosciuta è Piccola serenata notturna.
L’importanza di Mozart è enorme, in quanto la sua opera compositiva comprende tutte le forme e
tutti i generi musicali, da quelle sacri a quelle profani, dalla lirica alla musica sinfonica, strumentale
e da camera. È considerato il massimo esponente del classicismo, anche se il suo genio superò di
gran lunga il limite delle forme della sua epoca musicale, precorrendo anche le prime
manifestazioni del preromanticismo, come nelle ultime sonate e fantasie per pianoforte.
Nonostante il talento eccezionale, a causa della sua scelta di indipendenza, Mozart condusse una
vita costantemente minacciata da precarie condizioni economiche e di salute che lo portarono a
morire a soli 35 anni, a Vienna, dove si svolsero i modestissimi funerali e dove il compositore fu
sepolto in una fossa comune.

Ludwig van Beethoven


Ludwig van Beethoven è l’ultimo grande rappresentante del classicismo viennese, pur anticipando
già molti aspetti del romanticismo. Nacque a Bonn nel 1770 e manifestò il suo talento musicale in
pubblico per la prima volta a soli otto anni.
Dopo gli anni di formazione a Bonn, Beethoven si recò a Vienna per studiare con Mozart, ma le
esigenze della famiglia lo richiamarono presto a casa e solo dopo la morte del grande compositore
riuscì a tornare nella capitale austriaca, dove intraprese un prolifico periodo di studi con Haydn.
A Vienna, Beethoven divenne presto noto come brillante compositore e pianista, tenne un gran
numero di concerti e iniziò a esprimere la propria originalità artistica allontanandosi dai maestri,
con una profonda impronta soggettivistica che si manifestò soprattutto nelle sinfonie.
La musica era per Beethoven una componente essenziale della vita, per questo doveva essere ricca
di ideali e di impulsi personali e libera da qualsiasi imposizione dall’alto.

Ludwig van Beethoven


Le nove Sinfonie sono tra le composizioni più note di Beethoven e in esse si vede chiaramente la
progressione da uno stile tradizionale a un’autonomia crescente nella manipolazione e nella
personalizzazione delle forme, pur partendo dai principi armonici razionali del classicismo.
Di questa autonomia creativa sono testimonianza anche le sonate per pianoforte, tra cui si distingue
in particolare Al chiaro di luna, che avvia la trasformazione pressoché totale di questo genere
musicale.
In campo teatrale il Fidelio è l’unica opera di Beethoven, legata agli ideali di libertà
dell’illuminismo francese.
Famosissima è anche la breve composizione in La minore Per Elisa, considerata una bagatella, cioè
un pezzo con una struttura formale molto semplice e carattere leggero.
Al culmine del periodo della maturità iniziarono a manifestarsi nel musicista i segni della sordità
che sarebbe poi diventata totale, privandolo della carriera di pianista, ma non del suo senso del
suono che fu anzi sublimato e gli permise di continuare a comporre. La malattia però trasformò
profondamente la vita e la personalità di Beethoven, che divenne scontroso e diffidente e riversò
nella sua musica il dolore e il tormento derivanti dallo sconvolgimento del rapporto con il mondo e
dal forzato isolamento dalla società. Nonostante ciò, Beethoven mantenne fiducia nei valori positivi
della vita e continuò a lavorare con grande forza d’animo fin quasi alla morte, che lo colse nel 1827.
Beethoven è considerato da molti il più grande musicista di tutti i tempi.

Il valzer
Singolare la vicenda del valzer che, grazie a due compositori viennesi, nella prima metà
dell’Ottocento, smise di essere una danza contadina e fece il suo ingresso anche fra i livelli più alti
della società, sia come musica da ballo, sia come musica da concerti.
Johann Strauss padre fu definito il “padre del valzer” perché codificò la struttura fondamentale di
questa danza (ritmo elegante, strumentazione accurata e gusto viennese). Tra le sue opere, La
marcia Radetzky.
Nonostante l’iniziale opposizione paterna, Johann Strauss figlio studiò musica e a soli diciannove
anni creò un’orchestra propria e iniziò l’attività rivaleggiando con il padre, lo superò rapidamente,
guadagnandosi l’appellativo di “re del valzer”. Tra le composizioni teatrali è da ricordare Sangue
viennese, mentre fra le oltre 500 danze e marce famosissimi sono i valzer Sul bel Danubio blu,
Sangue viennese e il Valzer dell’imperatore. Con la sua musica seppe farsi interprete dell’atmosfera
spensierata della Vienna asburgica, confezionando lavori di grande vivacità melodica e di
strumentazione raffinata.

L’età del romanticismo


In ambito musicale, il romanticismo fu un fenomeno molto complesso, che si sviluppò a partire dal
secondo decennio dell’Ottocento in forme molteplici fino all’eterogeneità. La ricerca costante di
originalità e unicità, infatti, era una delle caratteristiche fondanti del movimento romantico.
Un carattere comune dei musicisti romantici fu la rivendicazione di una totale autonomia artistica e
morale, che si tradusse nel rifiuto di subordinarsi a committenze potenti o mode, come già aveva
fatto Beethoven. Il musicista romantico tendeva a identificarsi nella figura del virtuoso, e questo
determinò un forte sviluppo delle tecniche strumentali solistiche, mentre la ricerca di un linguaggio
musicale che esulasse dal controllo razionale condusse all’approfondimento di un elemento
particolarmente sfuggente, il timbro.
I due Paesi dove si verificò la maggiore fioritura del romanticismo musicale furono la Francia e la
Germania, dove la forma musicale romantica per eccellenza, il canto solistico, si sviluppò
rispettivamente nella forma della mélodie e in quella del lied (plurale: lieder). Le due forme
presentano alcune sfumature di differenza: la prima, più intellettuale, prestava maggiore attenzione
al testo poetico, mentre la seconda, più spirituale, poneva l’accento soprattutto sulla musica.
L’autore più significativo di mélodie fu Gabriel Fauré, mentre nella produzione liederistica si
distinsero Franz Schubert e Robert Schumann. Allievo di Schumann fu Johannes Brahms che si
pone come figura a sé nel panorama musicale dell’epoca.
Attivo all’inizio del XIX sec., Schubert compose oltre 600 lieder, genere in cui fu il massimo
maestro, nonostante non godesse in vita di grande considerazione. I lieder di Schubert manifestano
la sua concezione della musica come espressività pura, in grado di conferire profondità e ricchezza
a qualsiasi testo poetico, anche di modesto valore, attraverso invenzioni melodiche e armoniche di
grande originalità. La qualità dei testi era dunque per Schubert un aspetto secondario, ma la scelta
non era casuale e ricadeva soprattutto su opere romantiche, in cui era ricorrente in particolare il
tema del viaggio (come dimostra, per esempio, il ciclo Winterreise, Viaggio d’inverno).
Schumann è noto soprattutto per le complesse composizioni per pianoforte, ma fu anche autore di
una produzione liederistica colta, caratterizzata da un’attenta scelta dei testi letterari, tutti
appartenenti al romanticismo tedesco. Il suo stile non concede nulla alla facile orecchiabilità dei
motivi, specchio immediato di un’anima inquieta e assetata di infinito, apprezzato più dagli
intenditori che dal grande pubblico.
Dopo aver debuttato come pianista e direttore d’orchestra, Johannes Brahms s’impose come
compositore grazie al sostegno di Schumann, che lo aveva conosciuto giovanissimo. Si avvicinò
dapprima alla musica per piano e ai lieder, forme relativamente semplici, per poi approdare alla
complessa musica da camera, al concerto e infine alla sinfonia. Pur non essendo musicista popolare,
la sua opera più conosciuta è la celebre Ninna nanna. Tra le altre opere, da ricordare le Danze
ungheresi, la Sinfonia n. 4 in Mi minore e il Requiem tedesco, opera molto originale che propone
un approccio al sacro ricco di pathos.
Fauré fu attivo nella seconda metà del XIX sec. e scelse prevalentemente temi romantici (amore,
natura, morte) per i suoi cicli di mélodie, in cui si intrecciano stilemi classici e moduli del nascente
impressionismo.
In Italia, fra i più importanti esponenti della musica romantica si deve ricordare Niccolò Paganini,
che operò nella prima metà del XIX sec. Violinista e compositore, Paganini fu artista di vocazione
precoce, iniziando a dare regolari concerti a soli quindici anni. Virtuoso impareggiabile, considerato
il più grande violinista della sua epoca, tenne concerti nelle principali città italiane ed europee.
Paganini esplorò tutte le possibilità espressive del violino, arrivando a esecuzioni al limite con
glissati, pizzicati, salti di corde e arpeggi che dimostravano un’estrema padronanza dello strumento.
Oltre che esecutore, fu anche creatore geniale. Tra le sue composizioni si ricordano i famosissimi 24
Capricci, per violino solo. Celebre l’aneddoto che ha come protagonisti Paganini e Carlo Felice
durante un concerto del violinista; alla fine di un brano, apprezzando la performance musicale del
compositore, il futuro re di Savoia ne chiese la ripetizione. Paganini rispose schiettamente con un
“Paganini non ripete”.
Per tutto l’Ottocento, il pianoforte occupa un posto di primo piano nella musica romantica e
raggiunge le vette del virtuosismo con Fryderyk Chopin, compositore franco-polacco i cui
concerti erano noti e apprezzati in tutta l’Europa centrale. Chopin elaborò composizioni per
pianoforte di grande concezione formale in cui unì il rigore classicista al soggettivismo passionale
romantico.
Accanto all’universo pianistico di Chopin va ricordato l’ungherese Franz Liszt, autore eccelso, non
alieno da barocchismi di raffinato manierismo, la cui importanza (notissime le sue Rapsodie
ungheresi) come concertista e interprete e come innovatore della tecnica pianistica ne fanno figura
di spicco della musica dell’Ottocento.
Il romanticismo conferì una centralità nuova alla musica strumentale per la capacità di quest’ultima
di esprimere l’indefinito, l’assoluto, i sentimenti più profondi e le sfumature di essi sfuggenti al
linguaggio delle parole. Per questo motivo furono molti i virtuosi della musica strumentale per tutto
il XIX secolo. Tra i molti nomi di rilievo spiccano, per esempio, il tedesco Felix Mendelssohn, i
francesi Hector Berlioz e Camille Saint-Saëns, il ceco Antonín Dvořák e il russo Pëtr Il’ič
Čajkovskij.
Mendelssohn fu compositore, direttore d’orchestra e pianista, estremamente eclettico in tutti gli
ambiti, condivise con il romanticismo gli interessi naturalistici e la visione della musica come
riflesso dell’anima, senza però viverne i tormenti. Centrale nella sua produzione era invece
l’eleganza formale, che si manifesta chiaramente nelle sue opere principali, le sinfonie, tra cui la
celebre Italiana. Sua è anche la notissima Marcia nuziale, appartenente alle fiabesche musiche di
scena per Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.
Berlioz fu invece pienamente romantico e viene considerato il padre dell’orchestrazione moderna
per le straordinarie intuizioni con cui arricchì la scrittura orchestrale attraverso l’uso di registri
nuovi e strumenti rari, la ricerca di effetti di sonorità nuovi e l’impiego di un grandissimo numero di
coristi. Questa originalità risulta evidente in una delle sue opere più note, la Sinfonia fantastica.
Saint-Saëns fondò a Parigi la Société Nationale de Musique per l’affermazione della musica
francese contemporanea contro la supremazia della musica italiana. Fu apprezzato concertista, dallo
stile legato alla tradizione settecentesca. Molto noti l’opera Sansone e Dalila e il poema sinfonico
Danza macabra.
La musica di Dvořák si ispira e fa riferimento alla tradizione e al folclore slavi. L’opera sua più
famosa è la sinfonia detta Dal nuovo mondo.
Čajkovskij tentò di conciliare la tradizione musicale classica occidentale e quella popolare russa
ricercando allo stesso tempo la perfezione formale del linguaggio musicale, in nome di una bellezza
universale. La personalità artistica di questo musicista si espresse in particolare nelle sinfonie,
tuttavia Čajkovskij è ricordato soprattutto per gli straordinari balletti come Il lago dei cigni e Lo
schiaccianoci e il celeberrimo Concerto per violino e orchestra in Re maggiore.
Nell’ambito del pieno romanticismo si sviluppò invece l’opera tedesca, con uno stile marcatamente
nazionale iniziato da Carl Maria von Weber e portato al culmine da Richard Wagner, il maggiore
musicista tedesco dell’Ottocento, la cui influenza si estese a tutta la cultura europea di fine secolo e
di inizio Novecento.

Fryderyk Chopin
Precocissimo pianista e compositore, Chopin iniziò per tempo la pubblica attività di concertista.
Stabilitosi a Parigi, la sua fama crebbe velocemente nonostante le difficoltà economiche e le
infermità. Pene d’amore e rimpianti della patria lontana, allora sotto il controllo russo, furono i
motivi ispiratori della sua opera, orientata naturalmente verso il romanticismo.
L’opera di Chopin è quasi tutta rivolta al pianoforte di cui rinnovò sia la tecnica sia la scrittura, con
i larghi arpeggi, le melodie a larghi intervalli, l’improvviso passare da un’ottava all’altra,
l’espansione di tutti i disegni sonori della composizione lungo tutta la tastiera.
Fu grande innovatore anche della composizione, con la melodia che s’abbellisce di volute e di
arabeschi, nutrita da gradazioni cromatiche, sottili alterazioni, larghi intervalli e con il ritmo dalle
ampie ondulazioni (vedasi il rubato). Nell’armonia Chopin creò anche un mondo armonico
incantato e sognante con gli accordi che non si riproducono, ma variano con infinite sfumature e
con le modulazioni che arrivano a sorpresa.
Le forme preferite da Chopin sono quelle dove può esprimersi più liberamente; le differenze
tra preludi, notturni (le sue opere più conosciute), scherzi, ballate, improvvisi sono, più che di
schema, di carattere; analogamente per le varie danze: valzer, mazurke, polacche.
Scrisse solo tre sonate (per pianoforte solo) e due concerti per pianoforte e orchestra mostrando la
sua preferenza per le forme libere e per la composizione breve.

Richard Wagner
Wagner rappresenta la massima espressione del romanticismo tedesco. In famiglia fu iniziato alla
letteratura, alla pittura e alla musica, ma decise di dedicarsi interamente a quest’ultima dopo aver
ascoltato e studiato Beethoven.
Gli studi musicali si accompagnarono a quelli di filosofia ed estetica, che permisero a Wagner di
sviluppare un’elaborazione teorica organica di estetica musicale. Di essa fanno parte, per esempio,
la teoria della fusione di suono, parola e azione e la tecnica musicale basata sui motivi conduttori, i
leitmotiv. Si tratta dei fondamenti di una nuova concezione operistica proposta da Wagner, che la
sviluppò durante la sua attività di direttore d’orchestra, scrivendo le prime opere, come Lohengrin e
Tannhäuser. In esse comparivano già alcuni caratteri che sarebbero rimasti costanti nell’opera del
musicista tedesco: il ruolo fondante assegnato all’orchestra, l’uso dei motivi conduttori e il ricorso a
temi della mitologia germanica come soggetti.
Il culmine della riflessione stilistica ed estetica di Wagner è rappresentato dalla tetralogia
dell’Anello del Nibelungo (formata da L’oro del Reno, La Valchiria, Sigfrido e Il crepuscolo degli
dei), ciclo di drammi musicali fortemente influenzato, tra l’altro, dal pessimismo schopenhaueriano.
Wagner era infatti molto coinvolto nel dibattito filosofico del suo tempo, come testimoniano il suo
legame con Nietzsche (che si ispirò all’arte e alle teorie estetiche del compositore per le sue
riflessioni) e gli scritti teorici estetico-filosofici in cui si ritrovano, tra le altre cose, gli spunti
antiebraici che sarebbero poi stati sfruttati arbitrariamente dalla propaganda nazista.
Le altre opere di Wagner che hanno segnato la vicenda musicale dell’Ottocento sono Tristano e
Isotta e I maestri cantori di Norimberga. L’ultimo capolavoro di Wagner fu Parsifal, rappresentato
un anno prima della morte.
Inoltre è da ricordare che, a differenza della maggior parte dei compositori, Wagner ha scritto di suo
pugno tutti i libretti delle proprie opere liriche e alcuni di essi (Tristano e Isotta, Tannhäuser e
Lohengrin) sono considerati veri capolavori letterari indipendentemente dalla loro funzione di
supporto alla musica e al canto. In essi, i temi dell’epica cavalleresca e della tradizione germanica
vengono fusi in un amalgama personalissimo di romanticismo, misticismo e pessimismo di fondo,
al quale non è estranea la vicenda umana dell’artista.

L'età dell'opera e dell'operetta


Gli sviluppi del romanticismo determinarono nell’Ottocento anche un nuovo ripensamento del
genere operistico, che andasse oltre l’astrattezza effimera degli ultimi risultati dell’opera di stampo
metastasiano, con un ritorno all’opera seria.

Italia
In Italia la svolta iniziò con Gioacchino Rossini, che concluse la tradizione dell’opera buffa con
alcuni capolavori comici e inaugurò una nuova opera seria.
Gaetano Donizetti fu il maestro del dramma romantico con oltre 70 lavori teatrali in 25 anni
d’attività; di essi, però, solo cinque sono solitamente rappresentati: L’elisir d’amore, Don Pasquale,
Anna Bolena, La favorita e Lucia di Lammermoor, considerato il suo capolavoro.
Le novità introdotte da Rossini furono poi sviluppate in particolare da Vincenzo Bellini, che si
concentrò soprattutto sugli aspetti vocali del melodramma, amplificando la componente lirica, come
si nota nei capolavori La sonnambula e Norma.
Il panorama del melodramma romantico italiano fu dominato per il resto dell’Ottocento da
Giuseppe Verdi, che destrutturò le convenzioni operistiche e legò l’opera seria al contesto storico.
La conoscenza dell’opera di Verdi ispirò successivamente la carriera di Giacomo Puccini, che unì
lo stile melodrammatico verdiano ad alcuni tratti tipici della scuola francese e di quella tedesca,
imponendosi all’attenzione del mondo culturale europeo.
Nel tardoromanticismo di Puccini si iniziarono a manifestare alcuni caratteri del verismo, di cui fu
poi caposcuola Pietro Mascagni, infatti l’opera di maggiore successo di quest’ultimo fu Cavalleria
rusticana, liberamente tratta dall’omonima novella di Giovanni Verga.
Altro esponente del verismo fu Umberto Giordano, la cui opera ha un fortissimo senso del teatro e
una grande inventività melodica; alcune sue opere (come l’Andrea Chénier) sono entrate
stabilmente nel repertorio internazionale.

Francia
Molti musicisti vissero e lavorarono a Parigi, dove la vita culturale musicale era vivacissima e si
andava sviluppando il nuovo linguaggio operistico francese; questa novità assunse caratteri di
raffinato sentimentalismo con Charles Gounod (ricordiamo la celeberrima Ave Maria, che Gounod
pensò sovrapposta al preludio n. 1 in Do maggiore di Bach, e il dramma lirico Faust) e, all’opposto,
tratti di realismo crudo e tagliente con Georges Bizet, la cui Carmen destò grande scandalo.

Russia
Nell’Ottocento la musica russa assunse una fisionomia propria, soprattutto grazie al Gruppo dei
Cinque che prese ispirazione, specialmente nell’opera, al patrimonio popolare.
Massimi rappresentanti del gruppo furono Nikolaj Rimskij-Korsakov e Modest Musorgskij.
Nel primo, le composizioni, curate stilisticamente e ricche di suggestioni orientali, si avvicinarono
all’impressionismo francese. Suo capolavoro indiscusso è la sublime suite sinfonica Shéhérazade
op. 35.
Il secondo invece promosse la ricerca di figure musicali autoctone, libere da influenze occidentali.
Si dedicò in particolare al dramma musicale (con il suo capolavoro, il Boris Godunov).

L’operetta
A metà dell’Ottocento nacque in Francia l’operetta (poi diffusasi anche in Austria) che differisce
dal classico melodramma per l’alternanza sistematica di brani musicali e parti dialogate.
Creatore del genere e massimo esponente fu Jacques Offenbach che interpretò il gusto per le
situazioni paradossali e per la satira della classe borghese francese contemporanea. Scrisse famosi
can-can (danze francesi di origini popolari) per operette, il più celebre dei quali è quello del Galop
infernal, nell’operetta Orfeo all’inferno.
Il genere continuò ad avere molto successo anche agli inizi del Novecento (per esempio con La
vedova allegra di Franz Lehár).

Gioacchino Rossini
Dopo aver composto due sinfonie, molte arie e un paio di opere, Rossini arrivò al successo con le
opere scritte per i teatri di Venezia (fra le quali L’italiana in Algeri). Trasferitosi a Napoli creò i
suoi capolavori di opera buffa, Il barbiere di Siviglia e Cenerentola. In questo periodo, si dedicò
anche a diversi lavori teatrali di intonazione seria come Otello e La gazza ladra. Diventato direttore
del Théatre Italien, si trasferì definitivamente a Parigi. Qui compose anche la sua ultima opera, il
Guglielmo Tell, dopodiché iniziò quello che è stato definito il “silenzio” di Rossini. Una
sospensione quasi completa dell’attività musicale, che è stata spiegata con il rifiuto dell’artista di
adeguarsi ai tempi nuovi e con una grave forma di esaurimento. Il Guglielmo Tell è stato
considerato il prodigioso sforzo di un genio per recuperare il controllo di una situazione che gli
sfuggiva; la dimostrazione che Rossini sarebbe stato in grado di raccogliere la sfida del
romanticismo e dei tempi nuovi.
Importanti innovazioni rossiniane introdotte nei lavori operistici furono la scrittura di tutte le
fioriture (la fioritura è il frazionamento delle unità di tempo in due o più suoni) da eseguire nella
ripresa delle arie, l’abbandono del recitativo secco e l’uso del concertato (cioè di una composizione,
per lo più polifonica, alle cui parti vocali si accompagnano anche parti strumentali). L’incredibile
quantità e la felicità della sua produzione, che riuscì ad accogliere i temi più cari del romanticismo,
avrebbero influenzato le generazioni successive. L’opera teatrale romantica avrebbe utilizzato i
modi stilistici elaborati e collaudati dal musicista pesarese.
Rossini ha anche un’importante produzione di musica sacra, in cui spicca lo Stabat Mater.

Giuseppe Verdi
Giuseppe Verdi fu il maggiore compositore italiano dell’Ottocento. Nacque a Roncole di Busseto,
presso Parma, ma entrò ben presto nell’ambiente musicale e culturale di Milano. Qui, dopo le prime
rappresentazioni alla Scala, il compositore assimilò le sollecitazioni risorgimentali dell’ambiente
patriottico romantico, che tradusse nell’intensità della tensione drammatica e negli sfondi o
significati storici delle sue opere.
Con le opere risorgimentali, Verdi iniziò il rinnovamento delle strutture del melodramma, che si
esplicò soprattutto nel ruolo di primo piano conferito al coro come protagonista dell’azione, e
sviluppò l’attenzione per temi sociali, storici e morali.

Giuseppe Verdi
Le prime opere di Verdi non ebbero grande successo e fu solo con il Nabucco, a quasi trent’anni,
che arrivò la fama, anche se le successive molte opere ebbero alterna fortuna. Consolidato il proprio
successo a livello internazionale, Verdi si stabilì definitivamente presso Busseto e lì compose le sue
opere maggiori.
Tra i suoi capolavori Rigoletto, Il trovatore, La traviata, in cui egli, ormai ricco e affermato,
affrontò senza paura temi anticonvenzionali e scabrosi. Censurate e inizialmente accolte
negativamente dal pubblico, le tre opere raggiunsero presto grandissima popolarità.
Successivamente, il mutato clima storico-sociale dell’Italia postrisorgimentale suggerì a Verdi
nuove riflessioni e nuovi stimoli, che si accompagnarono al generale ripensamento, da parte della
classe intellettuale, del proprio ruolo e dell’idea di patriottismo. Di questa fase furono il frutto opere
come Simon Boccanegra e Un ballo in maschera.
L’ultima produzione di Verdi, dominata dall’Aida, accentua ulteriormente lo scavo psicologico nei
conflitti dell’animo umano, a discapito dell’ambientazione di sfondo, e l’attenzione per la parola e
per i dettagli della rappresentazione teatrale. Ultimi lavori furono l’Otello e il Falstaff.
La sua produzione sacra, a confronto con quella operistica, è decisamente più limitata, ma famosa è
la sua Messa da Requiem (conosciuta anche semplicemente come Requiem) composta in onore
della morte di Manzoni.
Dopo essere stato nominato senatore per i suoi meriti artistici e aver ripreso alcune opere di
Shakespeare, Verdi morì nel 1901, salutato come un simbolo nazionale.

Giacomo Puccini
Nei suoi melodrammi Puccini seppe combinare le tendenze musicali più avanzate con una visione
estetica tardoromantica e seppe ottenere un riuscito incontro fra cantabilità e melodie orecchiabili,
utilizzando anche alcuni tratti tipici della scuola francese e di quella tedesca.
I personaggi centrali sono tipicamente figure femminili di ambientazione borghese, secondo
l’esigenza dei tempi nuovi. Nonostante questa scelta, che testimonia la sensibilità dell’autore
rispetto a certi temi, la posizione di Puccini resta piuttosto appartata rispetto alla corrente verista.
Le sue opere incontrarono un grande successo presso il pubblico; quelle più importanti sono Manon
Lescaut, La Bohème, Tosca, Madama Butterfly, La fanciulla del West, Turandot, rimasta incompiuta
per la morte del musicista e uscita postuma, grazie all’intervento di Alfano che la portò a termine.
La critica tende a individuare in Puccini il momento di equilibrio felice, alle soglie del
decadentismo europeo.

Il postromanticismo
A partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento, dalle esperienze dei grandi maestri del secolo si
sviluppò un pensiero musicale indirizzato al deciso superamento del romanticismo, di cui pure restò
evidente l’eredità, con posizioni molto diverse fra loro.
Gustav Mahler fu una delle figure più rappresentative della transizione dal periodo romantico a
quello contemporaneo. Pianista, compositore e direttore d’orchestra della prestigiosa Opera di
Vienna, Mahler interpretò la crisi, le contraddizioni e le tensioni che laceravano l’uomo e la società
di fine secolo, eliminando l’equilibrio che aveva caratterizzato il sinfonismo precedente a favore di
dislivelli stilistici e materiali eterogenei, plasmati con una drammaticità di impronta wagneriana. Il
compositore austriaco sperimentò inoltre una fusione tra il lied e la sinfonia, inserendo in
quest’ultima il coro e la voce solista (Canto della terra).
L’innovatività di Mahler fu anticipatrice della ricerca espressionistica, che si affermò
compiutamente nel Novecento, ma fu avviata già da un altro postromantico, Richard Strauss, nella
prima fase della sua produzione. Strauss, infatti, nelle sue opere giovanili, sviluppò il linguaggio
musicale soprattutto dal punto di vista della ricerca espressiva dell’orchestra, con un’ardita forza
inventiva che emerge soprattutto nei poemi sinfonici, tra cui Così parlò Zarathustra. La seconda
parte della produzione di Strauss fu caratterizzata dalla collaborazione con Hofmannsthal, di cui
furono frutto i primi capolavori teatrali di grande erotismo ed esotismo, Salomè ed Elektra, e poi il
ritorno a uno stile meno elaborato. Di questa svolta furono testimonianza opere teatrali come
Arianna a Nasso e La donna senz’ombra, con cui Strauss abbandonò l’indirizzo espressionistico
che avrebbe invece dominato la prima metà del Novecento.
Un’altra esperienza che nacque dall’eredità del romanticismo, per poi superarlo, fu
l’impressionismo, fondato sull’importanza data alle sensazioni dell’artista, tramite l’abbandono
delle regole armoniche e degli schemi ritmici tradizionali e l’utilizzo di accordi dissonanti per
ottenere atmosfere suggestive e raffinate. Altri impressionisti sono famosi per la fortuna che oggi
hanno alcuni loro brani (come Paul Dukas con lo scherzo sinfonico L’apprendista stregone).
Padre dell’impressionismo fu Claude Debussy, compositore che partì dall’influenza di Wagner,
della musica orientale e del simbolismo poetico, di cui trasferì in musica la raffinatezza, l’eleganza
e la decadenza, attraverso la varietà ritmica e l’originalità dei timbri. La novità di Debussy si
manifestò compiutamente a partire dai Tre notturni per orchestra e più tardi nella nuova scrittura
pianistica delle Suite bergamasca e dei Preludi.
A volte considerato impressionista, Marcel Ravel in realtà fu influenzato anche dalla musica russa
e spagnola e dal jazz americano; per questo si parla di modernismo di Ravel. La sua opera più nota è
il celeberrimo Bolero.
L’espressionismo, di cui furono anticipatori Mahler e Strauss, si sviluppò come movimento definito
proprio in reazione sia al naturalismo sia all’impressionismo, a cui opponeva atmosfere angosciate,
un canto spezzato e continuamente oscillante tra la parola sussurrata e il grido, la violenza degli
effetti orchestrali, l’utilizzo di tecniche compositive di forte rottura nei confronti del linguaggio
tradizionale. Gli espressionisti (Arnold Schönberg, Alban Berg, Anton Webern) portarono
all’estremo il soggettivismo inserendolo in un linguaggio ridotto al massimo dell’essenzialità, come
reazione al caos interiore ed esteriore del primo decennio del Novecento.
Questa concezione artistica fu rappresentata in particolare da Arnold Schönberg, compositore
austriaco costantemente sospeso fra tradizione ed estrema innovazione. L’originalità di Schönberg si
sviluppò a partire da un’estrema riduzione all’essenziale del linguaggio musicale: essa condusse a
uno sconvolgimento totale delle convenzioni e delle gerarchie tonali, strutture non adatte alla
densità e alla tensione dell’espressione di questo autore, di cui furono primi esempi La mano felice
e Pierrot Lunaire. Per superare e sostituire le gerarchie tonali, Schönberg elaborò poi la tecnica
dodecafonica, che conferiva inoltre unitarietà alle composizioni. Questa innovazione non fu mai più
abbandonata dal suo ideatore, che tuttavia a volte la unì a nostalgici recuperi della tonalità, come in
Ode a Napoleone, per poi tornare alle sperimentazioni più creative e ardite con opere come il De
Profundis e l’incompiuto capolavoro Mosè e Aronne.

Il periodo fra le due Guerre mondiali


La musica della prima metà del Novecento è un complesso di esperienze eterogenee che seguendo
percorsi anche molto diversi cercano di superare definitivamente la tradizione del romanticismo
ottocentesco. Dopo Schönberg l’artista più innovativo e prolifico fu Igor’ Fëdorovič Stravinskij, la
cui geniale originalità lo rende un caso isolato e complesso.
All’esperienza estrema di Stravinskij si affiancarono i percorsi artistici di numerosi altri autori dalle
caratteristiche stilistiche molto diverse. Béla Bartók e Zoltán Kodály, per esempio, fondarono la
loro attività sul recupero della cultura musicale popolare ungherese, che unirono alle esperienze
della musica contemporanea. Il primo sviluppò questa ricerca soprattutto nella musica da camera e
per pianoforte, il secondo compose in particolare pezzi orchestrali e corali.
Intorno al compositore francese Erik Satie, invece, si raccolse il Gruppo dei Sei, costituito da
compositori accomunati dal rifiuto del romanticismo, ma anche dell’intellettualismo impressionista,
in favore di un linguaggio estremamente semplice e di un’ironia spesso dissacratoria, come reazione
alla crisi di valori del primo dopoguerra.
Un altro movimento del primo dopoguerra fu la Nuova oggettività, nata in Germania con
l’obiettivo di reagire all’espressionismo restituendo realismo alla rappresentazione della realtà,
senza tuttavia escludere una componente emotiva. L’oggettivismo musicale ebbe il suo maggiore
sostenitore in Paul Hindemith.
In Italia, la cosiddetta generazione dell’Ottanta si impegnò nel rivitalizzare la musica strumentale
italiana, guardando alla tradizione rinascimentale e barocca ma anche al panorama europeo, come
dimostrano le opere più innovative di Ottorino Respighi, Fontane di Roma e Pini di Roma.
La scuola russa della prima metà del Novecento, invece, si sviluppò quasi del tutto al di fuori della
patria, a causa della rivoluzione del 1917, che spinse molti musicisti in Occidente. Tra questi vi fu
Sergej Rachmaninov, virtuoso ed eclettico pianista molto importante nella vita musicale russa,
finché la rivoluzione non lo spinse ad emigrare negli Stati Uniti, da dove diventò noto in tutto il
mondo con le sue composizioni maggiori, tra cui l’opera Francesca da Rimini, le Danze
sinfoniche e il poema sinfonico L’isola dei morti.
Restò invece vicino al nuovo regime comunista Sergej Prokof’ev, che partì da tendenze
neoromantiche per poi studiare i diversi stili adottati dai suoi contemporanei, anche grazie alla serie
di tournée effettuate sia in Europa sia negli Stati Uniti. Seppe comunque mantenere un suo stile
personale, marcato chiaramente dalla sonorità russa, applicandolo in modo eccellente in tutte le sue
composizioni, delle quali le più note sono sicuramente la favola strumentale Pierino e il lupo e
l’opera teatrale L’angelo di fuoco.
Vicino al regime russo fu anche Dmitrij Šostakovič. Esordì con una musica estrosa, graffiante e
satirica (l’opera teatrale Il naso). Accusato dalla Pravda di puro formalismo piccolo-borghese e di
voler allontanarsi dall’opera classica, il compositore si propose di utilizzare una musica più
comprensibile alle masse e non solo agli intenditori e soprattutto ottimistica e celebrativa. A questa
rielaborazione sottopose le successive sinfonie (soprattutto la Quattordicesima, giudicata dallo
stesso autore “il suo capolavoro”), ispirandole alla Nona di Beethoven e alla Sinfonia funebre e
trionfale di Berlioz, spesso con intervento di cori.
Nei primi decenni del Novecento emersero anche le voci di alcuni compositori del Nord europeo,
come Jean Sibelius, portavoce dell’anima nazionale finlandese attraverso la rievocazione dei
paesaggi nordici e del folclore locale, soprattutto nei poemi sinfonici come Finlandia.
Soltanto nel primo dopoguerra, invece, si sviluppò un indirizzo musicale innovativo negli Stati
Uniti, sulle basi delle avanguardie europee. Lo sperimentalismo più radicale fu quello di Charles
Edward Ives, che attraverso un uso del tutto inedito dell’atonalità, della poliritmia e delle
dissonanze, nelle sue sinfonie produsse uno stile comunicativo totalmente nuovo e per questo poco
compreso. Più popolare fu invece George Gershwin, autore di canzoni, commedie musicali e
composizioni per pianoforte e orchestra e di jazz sinfonico, interprete della musica
d’intrattenimento e del mondo artistico teatrale di Broadway, per cui creò, tra le altre, l’opera Porgy
and Bess, ispirata al canto popolare nero, sicuramente la sua opera più ambiziosa. Famosissime sue
opere sono anche Un americano a Parigi e Rapsodia in blu.

Igor’ Stravinskij
Igor’ Stravinskij è l’autore più rappresentativo dell’estetica musicale del Novecento, proprio per la
complessità del suo percorso artistico, che lo portò a sperimentare stili molto diversi, impossibili da
ricondurre a un’unica scuola. Nacque presso San Pietroburgo alla fine dell’Ottocento e dopo i primi
studi si affermò come compositore nel balletto russo, portando a Parigi alcuni capolavori come
L’uccello di fuoco, prima manifestazione dell’originalità timbrica e ritmica dell’autore, e La sagra
della primavera.
I balletti appartengono al cosiddetto “periodo russo” dell’arte di Stravinskij, infatti sono
caratterizzati da un nucleo popolare russo-slavo sia nei soggetti sia nelle scelte musicali di grande
complessità ritmica, con il frequente uso delle dissonanze. In queste prime opere si delineava già,
inoltre, il pessimismo che avrebbe segnato gran parte della produzione successiva del compositore
russo.
Con i frequenti spostamenti a Parigi, Stravinskij iniziò ad allontanarsi sempre di più dalla
madrepatria, stabilendosi in Svizzera durante il primo conflitto mondiale e in Francia nel
dopoguerra, fino ad assumere la cittadinanza francese e a decidere di non tornare più in Russia.  In
questo periodo di spostamenti il compositore sviluppò un interesse per fenomeni musicali diversi,
come il jazz e la musica di consumo, che lo condussero a un’elaborazione del proprio stile in
direzione della “svolta neoclassica”; a partire dal balletto Pulcinella risulta evidente un recupero
delle tradizioni del passato, finalizzato a mettere in luce, con amara ironia, l’inadeguatezza degli
stili “vecchi” e l’impossibilità di costruirne di nuovi nel clima di sfiducia e assenza di certezze del
primo dopoguerra. Di questa particolare declinazione del neoclassicismo furono il frutto numerosi
capolavori, come le opere Oedipus Rex e La carriera di un libertino.
Il secondo dopoguerra segnò l’ultima svolta nella vita e nello stile di Stravinskij, che si trasferì negli
Stati Uniti e si dedicò alla dodecafonia, con uno sperimentalismo da cui non fu estraneo
l’atteggiamento tipicamente stravinskiano di demistificazione e decontestualizzazione ironica di
strutture stilistiche tradizionali e superate. I capolavori di quest’ultimo periodo furono il balletto
Agon e alcuni esempi di musica sacra come il Canticum Sacrum.

La musica contemporanea
Anche negli altri generi e stili, la musica contemporanea è caratterizzata dalla sperimentazione
avanguardistica. La ricerca di un nuovo linguaggio musicale nel secondo dopoguerra si concentrò
nella scuola tedesca di Darmstadt, dove si sviluppò lo strutturalismo, che concepisce il pezzo
musicale come struttura razionale in cui le singole componenti non possono essere considerate
separatamente le une dalle altre.
Parallelamente nacque in Francia la musica concreta, che intendeva superare la distinzione tra
suono e rumore utilizzando, accanto ai suoni degli strumenti tradizionali, elementi sonori esterni
preesistenti come il canto degli uccelli, i passi o il rombo di un motore, registrati e poi manipolati
per ampliare le possibilità del linguaggio musicale.
Questa ricerca ha alcuni aspetti in comune con quella della musica elettronica, che si sviluppò
negli stessi anni usando esclusivamente apparecchi elettronici per produrre e manipolare i suoni,
eventualmente combinandoli poi con quelli tradizionali, aprendo inedite possibilità di invenzione e
controllo sonoro.
In Italia, i primi compositori di musica elettronica furono Bruno Maderna e Luciano Berio.
Quest’ultimo fu maestro di Ludovico Einaudi (Torino, novembre 1955), uno dei maggiori
compositori italiani contemporanei, autore per il cinema, il teatro e la danza. Maderna invece fu
anche tra gli anticipatori dell’aleatorietà, tecnica che inserisce in un discorso musicale, determinato
solo in generale, elementi di casualità. Fu poi John Cage a teorizzare in maniera precisa il concetto
di alea inserendolo nella prospettiva dell’opera aperta, che assegna un ruolo creativo all’interprete
oltre che all’autore. Questa teorizzazione ha ispirato la poetica di Franco Donatoni, incentrata sulla
negazione della soggettività del compositore.
Molti autori del Novecento tuttavia non sono inquadrabili in alcuna tendenza precisa come, per
esempio, Nino Rota, compositore dalla ricchissima vena melodica molto richiesto per il cinema e il
teatro, che lo videro collaborare con registi come Monicelli, Visconti e Fellini, e vincere un premio
Oscar per la musica del film Il Padrino; Iannis Xenakis, architetto che applicò alla composizione
musicale (per orchestra, teatro ed elettronica) la logica matematica; Luigi Nono, autore di una
musica caratterizzata dall’impegno sociale e politico e dalla sperimentazione tecnica; Leonard
Bernstein, che è stato, oltre che direttore d’orchestra, anche tra i più grandi compositori americani
(celebre è il musical West Side Story); Olivier Messiaen nel quale un’intonazione mistica convive
con un linguaggio moderno e personale, facendone una delle figure di primo piano del Novecento;
Aaron Copland il cui stile risente di varie influenze (musica classica, musica contemporanea, jazz,
e una componente folclorica puramente americana).
Xenakis fu anche uno dei primi sperimentatori della computer music, composizioni realizzate
attraverso gli elaboratori elettronici tramite procedimenti di tipo matematico, che aprirono nuove
possibilità creative e avviarono gli studi sulla sintesi numerica del suono.
L’eredità dell’operetta fu raccolta nel Novecento dal musical che arrivò al grande successo
soprattutto con Andrew Lloyd Webber (Jesus Christ Superstar, Evita, Cats, Il fantasma
dell’Opera).
La seconda metà del Novecento è caratterizzata infine dalla tecnica del minimalismo, basata sulla
variazione regolare di determinati motivi ritmici e melodici a ripetizione, dalla riapertura della
musica alla sfera religiosa, per una nuova esigenza di spiritualità, e dal fenomeno della Nuova
Semplicità, corrente nata in Germania per ristabilire la comunicazione con il pubblico
semplificando e riorganizzando la sperimentazione troppo radicale e libera delle avanguardie.

La musica leggera
Dopo il secondo conflitto mondiale ci furono notevoli cambiamenti nei gusti musicali che
aggiunsero al mondo dei suoni, espressioni, strumenti, tecniche non sempre subito apprezzate e
comprese, ma specchio della vita moderna.
Pur continuando il successo dei classici, crebbero in popolarità generi più vicini al gusto della
gente, favoriti anche dalla dimensione internazionale che il business musicale andava conquistando.
Fra i generi sicuramente più importanti il jazz, il rock, il pop (abbreviazione di popular music;
negli anni Sessanta si è iniziato a indicare con la locuzione pop music tutta la musica derivata dal
rock and roll e dal rhythm and blues, destinata al mondo dei giovani e influenzata da diverse fonti
musicali: blues, jazz, elettronica ecc.), il blues (forma di musica vocale e strumentale le cui radici si
fanno risalire ai canti delle comunità di schiavi afroamericani nelle piantagioni degli Stati del Sud
degli USA) e il country (risultato dell’unione di forme popolari della musica americana
sviluppatasi nel sud degli USA).
Negli anni ’70, in Inghilterra, esplose il genere beat, con l’impiego delle chitarre amplificate e i
famosi complessi come i Beatles e i Rolling Stones, che rivoluzionarono la musica leggera
internazionale. Negli Stati Uniti si affermò il genere di protesta con Bob Dylan (premio Nobel per
la letteratura nel 2016) e Joan Baez (contro la guerra e le ingiustizie sociali).
In Italia ricordiamo molti cantautori come Gino Paoli, Fabrizio de André, Lucio Battisti e Vasco
Rossi i quali portarono una ventata di rinnovamento sia nei testi sia nella musica.

Il jazz
Il jazz si era sviluppato verso la fine del XIX sec. a New Orleans negli USA a opera di musicisti
neri americani, i quali rielaborarono il patrimonio musicale folcloristico afro-americano, costituito
da blues, spirituals, gospels (canti religiosi cristiani); work songs (canti di lavoro) e ragtime (tempo
lacerato). Il primo periodo fu caratterizzato da bande come la Original Dixieland Jazz Band (la
notorietà della banda fece sì che il termine dixieland passasse a indicare il jazz di New Orleans). A
partire dal 1917, Chicago divenne il centro di richiamo dei maggiori musicisti jazz, tra cui King
Oliver, Sidney Bechet, Duke Ellington, Bessie Smith e Louis Armstrong.
Louis Armstrong, originario di New Orleans, si formò soprattutto a Chicago grazie alla protezione
di King Oliver, che lo assunse nella propria band. Ben presto Armstrong iniziò a distinguersi
all’interno delle diverse band in cui lavorò, fino a dare il via al jazz solistico con i suoi assoli di
tromba (What a Wonderful World, When the Saints Go Marching In). L’energia ritmica,
l’inventiva e la capacità di rinnovare la tradizione resero Armstrong molto noto nel mondo dello
spettacolo e della vita notturna, portandolo a creare propri complessi e a organizzare tournée anche
in Europa.
A questo periodo, detto anche dell’hot jazz, risalgono l’uso di strumenti come pianoforte,
contrabbasso e banjo e l’abbandono dell’improvvisazione. A questo periodo risale anche la
formazione delle prime grandi orchestre, basate sul talento di solisti del calibro di Ella Fitzgerald.
Il jazz si diffuse anche in Europa e divenne un importante fenomeno culturale. Nel 1935 Benny
Goodman portò alla ribalta uno stile jazzistico più dolce e raffinato, lo swing, al quale succedette il
bebop, ideato dal trombettista Dizzy Gillespie e dal sassofonista Charlie Parker, dallo stile colto
ed elegante. Si ebbero successivamente il cool jazz (Lennie Tristano e Gerry Mulligan), ideato da
musicisti bianchi, l’hard bop, il funk jazz (Miles Davis) e il free jazz (Ornette Coleman, John
Coltrane), che rivalutò l’improvvisazione collettiva e sostenne la volontà di emanciparsi totalmente
dalla cultura dei bianchi e fu caratterizzato da originali e complesse sequenze ritmiche.

Il rock
Il rock, dalla locuzione inglese rock and roll (dondolare e rotolare), è il genere musicale nato negli
anni ’50 dal rhythm and blues, musica da ballo popolare di origine afroamericana e dal country,
musica popolare del West di origine bianca; è basato essenzialmente sull’improvvisazione ed è
dotato di una notevole carica anticonformista e contestatrice dei valori tradizionali. Dal punto di
vista musicale è evidente l’uso delle tecniche elettroniche e multimediali più recenti, oltre alla
tendenza alla contaminazione dei generi musicali. In effetti il termine rock, poiché nell’immaginario
contemporaneo assume le connotazioni positive che in periodi precedenti si indicavano con i
termini moderno, giovane ecc., tende a essere non una definizione precisa, ma un’etichetta
commerciale di facile collocazione sul mercato e un atteggiamento musicale nel quale confluiscono
istanze diverse a volte non facilmente assimilabili. Il più grande interprete fu senza dubbio Elvis
Presley, caratterizzato da una presenza fisica e spettacolare che esprimeva anche l’irrequietezza dei
giovani e si contrapponeva agli schemi classici della canzone americana. Il fenomeno è rimasto
tipico della musica anglosassone e ha assunto diverse connotazioni a partire dagli anni ’70 (Doors,
Jimi Hendrix, Who, Led Zeppelin) fino ai giorni nostri (Bruce Springsteen, U2, Bon Jovi).

La musica elettronica
La musica elettronica non dovrebbe trovare spazio nel manuale di cultura generale, visto che
appartiene più all’attualità (vedasi l’introduzione al paragrafo Attualità) che al bagaglio culturale di
tutta la popolazione. Non a caso, molti dei suoi grandi interpreti sono ancora vivi e attivi ancora
oggi.
Quindi ci limiteremo a descriverne le origini. Iniziando dalla definizione, per musica elettronica è
corretto indicare le produzioni orientate a esaltare il suono prodotto da strumentazioni elettroniche,
analogiche o digitali (come sintetizzatori o software).
Con questa definizione si può fissare la nascita della musica elettronica negli anni ’70; soprattutto
nella seconda metà del decennio, vari artisti incominciarono a usare i sintetizzatori, alcuni come
elemento di contorno al proprio stile (per esempio Pink Floyd o Genesis), altri dando vita a un
nuovo modo di intendere la produzione musicale che mettesse in primo piano le nuove sonorità; fu
con questa intenzione che nacque, di fatto, la musica elettronica.
Come “inventori” della musica elettronica si è abbastanza concordi nell’indicare i Kraftwerk, un
gruppo tedesco spesso annoverato nel krautrock (un’avanguardia del rock psichedelico).
Altre figure importanti per la nascita della musica elettronica si devono considerare Jean-Michel
Jarre, Vangelis, i Tangerine Dream, Klaus Schulze, i Popol Vuh, Giorgio Moroder e Brian
Eno.
Di seguito (in ordine alfabetico comprensivo dell’eventuale articolo presente nel titolo) elenchiamo
le principali opere della musica.

Aida
Opera di Verdi. La storia si svolge nell’antico Egitto. Protagonista è Radames che comanda
l’esercito egiziano contro gli etiopi. Egli ama Aida, schiava etiope, incerta tra l’amore per lui e per
il suo popolo. Gli egiziani vincono i nemici, Aida e suo padre Amonasro vengono presi prigionieri.
Il padre, spiando un colloquio tra la figlia e Radames, scopre un piano d’attacco contro gli etiopi.
Radames, per questo, viene imprigionato. Amneris, figlia del faraone, innamorata di lui, lo esorta a
rinunciare ad Aida in cambio della salvezza. Egli rifiuta e viene condannato a essere sepolto vivo.
Con lui sceglie di morire Aida, mentre Amneris piange il suo dolore.

Andrea Chénier
Opera di Giordano. La storia si svolge in Francia, nell’anno 1789. Il poeta Andrea Chénier,
durante un ballo dato dalla contessa di Coigny, declama poesie in favore della libertà, su richiesta
della contessina Maddalena. Allontanatosi Andrea, irrompe nella sala anche il cameriere Gérard,
capo di una folla di popolani, che dichiara il suo desiderio di libertà. Dopo alcuni anni, durante il
periodo del Terrore, Maddalena chiede ad Andrea, deluso dalla rivoluzione, di proteggerla. Il
protagonista, per salvare la ragazza, deve combattere con Gérard, ora luogotenente di Robespierre, e
lo ferisce. Gérard, riconosciuto Chénier, tenta di salvarlo, ma Andrea viene condannato alla
ghigliottina. Con lui muore Maddalena, sostituitasi a un’altra condannata.

Carmen
Opera di Bizet. Il dramma si svolge a Siviglia dove Don José, guardia dei dragoni, viene attirato
dalla provocante Carmen, sigaraia, e quando lei viene arrestata per provocazione egli la fa fuggire.
Per questo lui viene imprigionato; una volta libero la raggiunge. Intanto le carte prevedono la morte
di entrambi. La donna viene attratta da Escamillo, torero, e rifiuta Don José che in preda alla
gelosia uccide l’amante e si costituisce.

Cavalleria rusticana
Opera di Mascagni. La vicenda si svolge in Sicilia, nel XIX sec., il giorno di Pasqua. Turiddu
apprende che Lola, sua amata, si è sposata con Alfio. Tenta di consolarsi con Santuzza, ma lei, per
gelosia, dice ad Alfio che Lola gli è infedele. Alfio e Turiddu arrivano al duello e quest’ultimo viene
ucciso.

Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti


Opera di Mozart. Due giovani ufficiali scommettono sulla fedeltà delle loro fidanzate. Fingono
quindi di partire per la guerra per ricomparire travestiti dopo poco tempo. Non sono riconoscibili e
sono piuttosto buffi, ma, ciononostante, sempre attraenti. Entrambi cercano di conquistare la
fidanzata dell’altro dicendo loro di volerle sposare. Dopo qualche resistenza, ottengono il loro
consenso. A questo punto, i due ufficiali si fanno riconoscere, suscitando imbarazzo e pentimento
nelle due ragazze. Architetto della cinica scommessa, trasformatasi in crudele burla, è Don Alfonso,
il quale trova nella cameriera Despina un’abilissima ed esilarante complice.

Don Carlo (Don Carlos)


Opera di Verdi. Don Carlos, Infante di Spagna, ama Elisabetta di Valois e ne è ricambiato. Ella
deve però sposare il padre di Don Carlos. Don Carlos accetta una proposta dell’amico Rodrigo e si
allontana dalla patria. Elisabetta, nel frattempo, tenta di raggiungerlo, ma Carlos incontra un’altra
donna innamorata di lui: la principessa di Eboli che, sentendosi tradita, vuole vendicarsi. Carlos
viene imprigionato per le agitazioni sorte nelle Fiandre e Rodrigo tenta di salvarlo proclamandosi
lui stesso responsabile. Questi viene però ucciso. Elisabetta intanto prega sulla tomba di Carlo V
che protegga l’amato e quando, durante un ultimo incontro con Carlos, venuto a darle l’addio,
arrivano le guardie, Carlo V, apparendo come fantasma, si porta via l’Infante.

Don Giovanni
Opera di Mozart. Don Giovanni, seduttore incallito, tenta di sedurre donna Anna, figlia del
Commendatore; scoperto da questi, è costretto a un duello in cui uccide l’anziano signore. Don
Giovanni si imbatte quindi in donna Elvira che verrà sedotta e abbandonata. Cercherà di consolarla
il servo Leporello, spiegando alla malcapitata l’indole del suo padrone, un impenitente donnaiolo
che non sa dire di no alle donne. Nel frattempo Don Giovanni si invaghisce della contadinella
Zerlina, promessa sposa a Masetto. Quando sta per farla sua, sopraggiunge donna Elvira che la
mette in guardia. Più tardi, dopo una scena in cui Don Giovanni è accusato dei suoi misfatti,
travestito da Leporello egli cerca di sedurre la cameriera di donna Elvira, ma il suo proposito,
ancora una volta, non si realizza. Il cavaliere fugge in un cimitero dove si erge la statua del
Commendatore, da cui risuona una voce minacciosa. Per niente turbato, Don Giovanni invita a cena
la statua, che si presenterà al banchetto del dissoluto, prima invitandolo inutilmente a pentirsi delle
sue azioni, poi trascinandolo in un abisso di fiamme infernali.

Falstaff
Opera di Verdi. La storia è ambientata a Windsor, nel 1400 circa. Sir Falstaff vuole conquistare due
donne e i denari dei relativi coniugi. Per questo motivo fa recapitare loro due lettere. Le signore
decidono di burlarsi di lui. Intanto anche Ford, uno dei mariti, venuto a conoscenza dell’inganno,
cerca dapprima di corrompere Falstaff, quindi lo rincorre mentre il protagonista si rinchiude dentro
una cesta. Questa finisce nel Tamigi. Alla fine Falstaff e Ford rimangono entrambi vittime del
raggiro delle donne.

Fidelio
Opera di Beethoven. La vicenda è ambientata durante il periodo del Terrore ed è ispirata a un fatto
accaduto realmente. A Siviglia, Pizarro, il governatore della prigione, ha fatto imprigionare
ingiustamente Florestan, suo nemico personale, e lentamente lo sta lasciando morire di inedia.
Leonore, moglie di Florestan, decisa a ritrovarlo, si traveste da uomo e prende le sembianze di
Fidelio, di cui si innamora Marzelline, la figlia di Rocco, il carceriere.
Alla notizia dell’arrivo del governatore, esempio di deus ex machina per antonomasia, Pizarro
decide di uccidere Florestan e invia Rocco a scavare la fossa così da nascondere il cadavere, ma,
prima che il crimine venga commesso, Leonore si frappone tra Pizarro e lo sposo, salvandolo.
All’arrivo del governatore, Pizarro viene giustiziato per l’ingiustizia da lui compiuta e la vicenda
amorosa si conclude con un lieto fine.

Guglielmo Tell
Opera di Rossini. In un villaggio svizzero, nel XIV secolo, si trova la capanna di Guglielmo Tell
che lì vive con la moglie e il figlio. Il protagonista condivide le idee di libertà di Arnoldo, che lotta
contro l’oppressione austriaca, anche se ama una principessa asburgica. Insieme giurano di
combattere gli invasori. Tell viene arrestato, ma può avere salva la vita se riesce a centrare una mela
posta sul capo del proprio figlio. Guglielmo affronta la prova e la supera. Gli cade però un’altra
freccia, destinata al suo nemico Gessler e per questo viene di nuovo imprigionato. Tell viene
condotto al castello di Kusmac su una barca, attraversando un lago durante una tempesta. Con
un’abile manovra Tell riesce a liberarsi e a uccidere il suo oppressore mentre Arnoldo guida
vittoriosamente l’insurrezione.

Il barbiere di Siviglia
Opera di Rossini. La vicenda narra la storia d’amore tra Rosina e il suo spasimante, il Conte di
Almaviva. Questi viene aiutato nel suo intento da Figaro, barbiere e tutto fare. La donna è però
contesa da Don Bartolo, geloso e sospettoso, soprattutto quando il conte si traveste per incontrare
la sua amata. Complice Figaro, il conte sposerà Rosina.
Il flauto magico
Opera di Mozart. Il principe Tamino, solo in una foresta, viene salvato da tre damigelle della
Regina della Notte. Ella spiega al protagonista che sua figlia Pamina è stata rapita da un mago e
gli sarà concessa in sposa se riuscirà a liberarla. Le damigelle, per questo, offrono a Tamino un
flauto magico. Egli si reca quindi presso il tempio del mago che lo conduce in un bosco, assieme
alla futura sposa Pamina. Qui dovranno essere superate alcune prove prima che il felice destino dei
due si compia. Tamino, deve superare il Cancello del Terrore, ma l’ingresso è impedito da fiamme e
cascate. Egli riuscirà a superare la prova con l’aiuto del flauto e i due verranno accolti nel mondo
della sapienza.

Il trovatore
Opera di Verdi. Dramma ambientato in Spagna al principio del secolo XV, che racconta passioni
come l’amore, la gelosia, la vendetta, l’odio e la lussuria. Manrico e il Conte di Luna, innamorati
della stessa donna, Leonora, nel dramma si fronteggiano fino alla morte come nemici, senza sapere
che sono fratelli. I due uomini appartengono a diverse classi sociali e condividono soltanto l’amore
per Leonora, cosa che esaspera l’esistente astio del conflitto sociale.

La Bohème
Opera di Puccini. Ambientata a Parigi all’inizio del XIX secolo, descrive la vita di Rodolfo e
Marcello, giovani artisti poveri che abitano in una soffitta dove ricevono i loro amici. Rodolfo
viene attratto da una vicina, Mimì, e l’attrazione è reciproca. Insieme si recano al caffè dove i
compagni li attendono. In particolare Marcello con una sua amica, Nucetta. La loro vita scorre
spensierata nonostante le ristrettezze economiche. Quando Mimì, ammalata di tisi, sta per morire,
tutti cercano semplici espedienti per procurare il denaro per pagare il medico. Nonostante ciò, Mimì
muore e Rodolfo si getta in lacrime sul corpo di lei.

La fanciulla del West


Opera di Puccini. In California, nel secolo XIX, Minnie gestisce un saloon, nel quale si radunano i
cercatori d’oro. Uno straniero, Dick Johnson, che in realtà è un bandito, ama ed è riamato dalla
protagonista. Egli viene però ferito dal suo rivale, lo sceriffo, che gli dà la caccia. Catturato, il
bandito viene condannato a morte, ma le persuasive parole di Minnie, rivolte ai giustizieri, lo
salvano.

La Tosca
Opera di Puccini. A Roma, nel 1800, in epoca napoleonica, vive nascosto in una chiesa Cesare
Angelotti, console dell’ex repubblica romana. Egli è amico di Mario Cavaradossi, pittore nella
stessa chiesa e a sua volta amico di Tosca, cantante. Mario e Tosca si amano, ma per una serie di
circostanze, egli viene arrestato per alto tradimento e condannato alla fucilazione. Viene tentata una
simulazione della condanna a morte, ma Mario muore veramente e Tosca, disperata, si suicida.

La Traviata
Opera di Verdi. Violetta, bella e famosa mondana dalla salute cagionevole, dà un fastoso
ricevimento a cui interviene Alfredo, suo ammiratore. I due vanno a vivere insieme a Parigi, ma il
padre di lui invita la donna, per il bene di suo figlio, a troncare la relazione. Violetta se ne va
dicendo ad Alfredo che non potrà più rivederlo. Quando il padre, pentito, rivela la verità ad Alfredo,
è ormai troppo tardi e Violetta, orami distrutta dalla tisi, muore tra le braccia dell’unico amore della
sua vita.

La Valchiria
Opera di Wagner. I coniugi Hunding e Sieglinde ricevono nella loro capanna uno straniero,
Siegmund, rivelatosi poi il gemello di lei e nemico di lui. Nonostante questo i due fratelli si amano
e fuggono con la spada di Wotan, loro padre e dio. Questi, per scrupoli morali, impone alla
valchiria Brünnhilde di uccidere Siegmund, ma lei lo protegge nel duello con Hunding. Il dio
spezza la spada e dà morte al nemico del figlio. La valchiria protegge Sieglinde e il figlio che lei
attende dalla punizione di Wotan, ma viene punita dal dio dovendo prendere sembianze di donna.
Cade preda del sonno, circondata da un muro di fiamme, sapendo che solo un eroe potrà svegliarla.

Le nozze di Figaro
Opera di Mozart. Il conte di Almaviva ha permesso le nozze tra Figaro e Susanna, ma pretende di
esercitare il privilegio dello ius primae noctis. Nel frattempo Marcellina, una donna di età
avanzata, è in causa con Figaro circa un documento compromettente per il quale lui dovrebbe
sposarla. Figaro però risulta essere proprio il figlio di Marcellina. Si vengono inoltre a creare
numerose situazioni equivoche per le quali il conte perde il suo originario interesse. Alla fine
Susanna e Figaro possono tranquillamente sposarsi.

L’elisir d’amore
Opera di Donizetti. La storia è ambientata in un villaggio dei Paesi baschi nel XVIII secolo. Adina,
contadina capricciosa, è contesa da Nemorino, contadino, e da Belcore, sergente. Adina respinge
Nemorino per il secondo. Vistosi respinto, Nemorino beve un presunto filtro d’amore e si mette a
danzare. Adina, indispettita, celebra in tutta fretta le nozze con Belcore. Terminato l’effetto
dell’elisir, il contadino è rattristato. Apprende però da voce di popolo di essere erede di una fortuna
e di poter quindi comprare altro elisir. Adina, comprendendo finalmente l’amore di lui, gli confessa
il proprio.

L’italiana in Algeri
Opera di Rossini. Il giovane Lindoro è stato reso schiavo da Mustafà, bey di Algeri, e la sua
fidanzata Isabella è partita dall’Italia nel tentativo di ritrovarlo. La accompagna Taddeo, un
innamorato non giovanissimo che lei non prende in considerazione. Mustafà, intanto, stanco di sua
moglie Elvira, la vuole far sposare a Lindoro: è perfino disposto a concedergli la libertà purché si
porti in Italia la donna. Per sé Mustafà vuole un’italiana e comanda ad Haly, il suo capitano dei
corsari, di procurargliela. Haly cattura la nave di Isabella e porta prigionieri dal bey lei e Taddeo. Il
bey è pazzo di Isabella, ma lei, astuta e maliziosa, riesce a tenerlo sulla corda. Alla fine Isabella
riesce a fuggire con Lindoro e Taddeo. Mentre salpano su un brigantino e spariscono all’orizzonte,
Mustafà si dichiara guarito dalla passione per le italiane e riprende con sé Elvira.

Lohengrin
Opera di Wagner. Sulle rive della Schelda, ad Anversa, infuria una guerra fratricida per la conquista
del trono del Brabante. Tra duelli, assassinii e segreti che potrebbero compromettere il regno, il
cavaliere Lohengrin conquista la mano della duchessa Elsa. Ma il nobile guerriero “mandato da
Dio” custodisce un inconfessabile segreto: non può rivelare né il suo nome né sua origine. Il
cavaliere è il figlio di Parsifal, il re del Graal. Inviato nel Brabante a combattere il male, egli è
protetto da una potenza divina che però svanisce se svela il proprio nome. Così, rivelata la sua
origine di fronte al popolo, Lohengrin è costretto ad andarsene e ad abbandonare il regno al proprio
destino.

Lucia di Lammermoor
Opera di Donizetti. L’opera ha per tema l’amore contrastato di Lucia per Edgardo di Ravenswood,
narrato nel romanzo La sposa di Lammermoor dello scrittore scozzese Walter Scott. In Scozia alla
fine del XVI secolo, Lucia ama Edgardo, ma il fratello, lord Enrico, vuole farle sposare un altro e
contrasta il suo amore. I due amanti si scambiano un anello, pegno di eterno amore, prima della
partenza di lui. A seguito di un inganno ordito dal fratello, Lucia sposa lord Arturo e provoca la
reazione di Edgardo, l’innamorato, che le rende l’anello. Lucia impazzisce di dolore e uccide Arturo
durante la prima notte di nozze; Lucia non regge al dolore e muore nello sconcerto generale. Anche
Edgardo muore suicida.
Considerato il capolavoro di Donizetti, Lucia di Lammermoor rivela pienamente la tecnica solida e
accurata del musicista e una melodia ricca di sfumature che ben rappresenta il clima romantico e
nordico della vicenda.

Madama Butterfly
Opera di Verdi. A Nagasaki il tenente della marina Pinkerton sposa la geisha Butterfly secondo la
legge giapponese. Dal matrimonio nasce un bimbo, ma il padre ne ignora l’esistenza perché è
partito e da anni non fornisce notizie di sé. Butterfly viene a sapere che il tenente sta per arrivare
con una nuova moglie, americana. Compresa la situazione, la protagonista si uccide facendosi
harakiri.

Manon Lescaut
Opera di Puccini. La vicenda è ambientata nel sec. XVIII, prima in Francia poi in America. Il
giovane cavaliere Des Grieux si innamora di Manon e fugge con lei. La donna però, sedotta dalle
ricchezze, va a vivere con il vecchio Geronte. Dopo un risveglio di passione, i due amanti decidono
di fuggire insieme, rubando gioielli e denaro a Geronte. Manon viene arrestata e deportata in
America. L’amante la raggiunge, ma ai confini di New Orleans, durante la fuga dal penitenziario,
Manon muore sfinita.

Nabucco
Opera di Verdi. Nabucco, re di Babilonia, sta per entrare a Gerusalemme dove è imprigionata la
figlia Fenena, innamorata di Ismaele. Mentre i due stanno per fuggire nascono disordini provocati
da Abigaille, presunta figlia di Nabucco e a sua volta innamorata di Ismaele. Pur essendo venuta a
conoscenza della sua vera origine di schiava, Abigaille approfitta di un’occasione opportuna e si
pone in testa la corona regale. Condanna quindi a morte gli ebrei nemici. Nabucco però riconquista
il potere e si associa agli ebrei nella ritrovata libertà, mentre Abigaille si avvelena, avendo prima
chiesto perdono e auspicato le nozze tra Ismaele e Fenena.
Norma
Opera di Bellini. L’opera narra la tragedia di Norma, sacerdotessa druida al tempo dell’invasione
romana in Gallia, e di Pollione, proconsole romano da cui Norma ha avuto due figli. Pollione ama
però Adalgisa, un’altra sacerdotessa, con la quale vorrebbe fuggire a Roma. Intanto i druidi si
accingono a sterminare i romani, ma Norma ritarda questo momento. Essendo venuta a conoscenza
del nuovo amore di Pollione, la protagonista tenta di uccidere sé stessa e i figli, ma Adalgisa la
dissuade. Norma ordina la strage dei romani. Prepara intanto un rogo con il quale si darà la morte,
seguita da Pollione.

Otello
Opera di Verdi. La storia è ambientata a Cipro nel XV secolo. Otello è il governatore dell’isola, ma
è odiato da Iago che trama contro di lui facendogli credere che Desdemona, sua amata, lo tradisce
con Cassio. A questo proposito usa un fazzoletto come prova. Otello impazzisce di gelosia e,
nonostante Desdemona giuri la propria innocenza, la uccide soffocandola con un cuscino,
togliendosi successivamente a sua volta la vita.

Pagliacci
Opera di Leoncavallo. In un paese della Calabria arriva una compagnia di attori girovaghi che
devono rappresentare uno spettacolo. Della compagnia fanno parte il pagliaccio Tonio, Nedda e
Canio. Tonio ama Nedda, moglie di Canio, ma ne è respinto perché lei ha un altro amante, Silvio.
Canio, sospettoso, scopre la tresca. Il dramma che viene recitato rispecchia la situazione creatasi
realmente e si trasforma in tragedia. Canio, in scena, uccide veramente Nedda e anche il suo amante
accorso sul palco.

Rigoletto
Opera di Verdi. La storia si svolge nel rinascimento, a Mantova, il cui duca dà una festa. Il buffone
di corte, Rigoletto, si burla dei parenti delle presunte amanti del duca. Uno di essi lo maledice,
dichiarando che anche Rigoletto ha un’amante. In realtà, ella è sua figlia, che il buffone tiene
nascosta. Appreso che anche Gilda, la figlia, è stata sedotta dal duca, il protagonista trama una
vendetta e assolda il sicario Sparafucile per uccidere il duca. Gilda però rimane vittima di una
trappola e, ferita a morte al posto del duca, muore tra le braccia del padre.

Salomè
Opera di Strauss. La vicenda è ambientata nella reggia di Erode a Gerusalemme. Mentre è in corso
uno splendido banchetto, il paggio di Erodiade, moglie di Erode, avverte il capitano della guardia
Narraboth dal lasciarsi ammaliare dal fascino di Salomè, di cui è innamorato. Intanto si ode la
voce del profeta Jochanaan (Giovanni Battista), imprigionato in una cisterna, che annuncia l’arrivo
del Messia. Salomè, incuriosita dalla voce di Jochanaan, ordina alle guardie di liberarlo. Jochanaan,
liberato, condanna fermamente i peccati di Erode e di Erodiade. Salomè lo osserva e il profeta,
quando se ne accorge, scaccia la giovane, che è sempre più attratta da lui e che vorrebbe baciarlo.
Narraboth, sentendosi tradito da Salomè, si pugnala. Erode chiede a Salomè di danzare per lui
promettendo di darle qualsiasi cosa desideri. Dopo aver danzato, la giovane chiede di ricevere su un
piatto d’argento la testa mozzata di Jochanaan. Erode vuole dissuaderla, ma, alla fine, deve esaudire
la richiesta della figliastra. Ricevuta la testa, Salomè ne bacia la bocca coperta di sangue. Erode,
sdegnato, ordina ai soldati di ucciderla.

Tannhäuser
Opera di Wagner. Tannhäuser, cavaliere trattenuto sul monte di Venere dalla dea, decide di
ritornare alla sua vera esistenza contro la volontà della dea e discende in una valle dove ritroverà
l’amata di un tempo. Qui apprende che inizierà una gara poetica il cui vincitore sposerà proprio
Elisabeth, la sua donna. Interviene pertanto nella gara, ma in modo non pertinente, e viene punito
per questo. Tannhäuser, per espiare la colpa deve compiere un pellegrinaggio a Roma e il papa potrà
perdonarlo solo quando il suo bastone fiorirà. Elisabeth, intanto, offre la propria vita alla Vergine
per il peccatore e muore. Il protagonista, vedendo la bara, cade morto mentre il suo bastone viene
ricoperto di fiori.

Tristano e Isotta
Opera di Wagner. La storia è ambientata in Gran Bretagna. Tristano conduce sulla nave Isotta, che
deve sposare lo zio di lui. Saputo che Tristano è l’uccisore del suo fidanzato, Isotta fa preparare per
lui un filtro di morte. In realtà viene preparato un filtro d’amore ed entrambi ne bevono. Giunti a
destinazione, Tristano e Isotta divengono amanti; scoperti, Tristano viene ferito e si rifugia nel suo
castello in Bretagna. Saputo che Isotta sta raggiungendolo con una nave, Tristano si strappa le
bende e le va incontro, ma muore. Isotta lo raggiunge e muore a sua volta sul corpo di Tristano.

Turandot
Opera di Puccini, incompiuta e terminata da Alfano, uno dei suoi allievi. A Pechino, la figlia
dell’imperatore, Turandot, sottopone i suoi spasimanti a una prova nella quale devono risolvere
alcuni enigmi: chi non riesce viene decapitato. Già dodici principi sono morti in questo modo.
Calaf, figlio di Timur, il vecchio re tartaro spodestato, si innamora di lei e tenta la prova, riuscendo
a superarla, senza rivelarle il suo nome. Sottopone quindi Turandot stessa a una prova chiedendole
di indovinare il suo nome; ma la protagonista non riesce a scoprirlo e, innamoratasi di lui, gli
assegna il nome Amore.

Werther
Opera di Massenet. Il libretto è tratto dal romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di
Goethe. Werther è innamorato di Charlotte, ma non può sposarsi con la giovane a causa di una
promessa da lei fatta alla madre prima della sua morte. Charlotte le aveva infatti promesso che
avrebbe sposato Albert, cosa che in effetti avviene, e nonostante anche lei stessa ami Werther,
decide di rinunciare al suo amore per lui a causa del “dovere”. Il dramma gira intorno a questo
contrasto fra dovere e amore ed è il primo che finisce per trionfare, per la disperazione di Werther
che alla fine si toglierà la vita, anche se avrà la possibilità di morire tra le braccia della sua amata
Charlotte, che proprio sul finire gli darà quel bacio da lui tanto desiderato.