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PSICOLOGIA DINAMICA 22/12/2017 09:00/11:30

La prima hp descrittiva dell'apparato psichico compare nell'Interpretazione dei sogni. (1899)


• La mente è descritta come un insieme di componenti psichiche funzionalmente collegate.
• Il modello topografico: vi sono 3 sistemi in relazione alla loro accessibilità alla coscienza e
all'utilizzo dell'energia pulsionale.
Dato che vi sono dei sistemi in relazione alla loro accessibilità alla coscienza e un utilizzo
dell'energia pulsionale, quindi si differenzia in relazione a
quanto è possibile accedere alla consapevolezza da parte
di determinati contenuti ecc.

Graficamente se dovessimo schematizzare la prima topica


potremmo vedere come possono esserci questi tre sistemi
che si differenziano in base all'accessibilità della coscienza
della consapevolezza. In cui appunto c'è un inconscio, un
preconscio e un conscio. Naturalmente nell'inconscio ci
sono tutti i contenuti primitivi, nel preconscio i contenuti
possono essere riportati alla coscienza con uno sforzo, il
conscio sarebbe l'organo della consapevolezza e più
vicino alla realtà. Ancora meglio possiamo vedere come
questi tre sistemi sono separati, ma in realtà come possiamo vedere in questo libro dell'
interpretazione dei sogni, anche l'inconscio può arrivare al conscio attraverso dei derivati. Il sogno

è descritto un derivato dell' inconscio che arriva, e cosi tutta la questione degli atti mancati, dei
lapsus ecc.
Poi vediamo le differenze tra la prima e la seconda topica,in cui questi tre sistemi nella prima sono
prettamente separati rispetto alla questione della consapevolezza, per la seconda non è cosi.
Perchè l'io, ad esempio ha una parte conscia e inconscia, su cui comunque ci ritorneremo.
Un altro elemento che negli anni cambia nel modo in cui è concepito è l'angoscia.
Nelle prime teorizzazioni, quindi quelle legate alla fine dell'800 con l'isteria ecc,l'angoscia è
collegata ad una scarica incompleta o bloccata o inibita della sessualità. La nevrosi d'angoscia
secondo Freud sarebbe collegata a un'insoddisfacente vita sessuale, in cui questa libido che non
ha una scarica si collega ad angoscia, ansia. Oppure può essere una difesa rispetto alla sessualità
che porta a sintomi fisici e psicologici. Questa visione dell'angoscia cambia con questo modello
strutturale di cui vi parlavo, cambia quindi a partire dalla seconda topica; l'angoscia soprattutto in
particolare in uno scritto del 1925 che si chiama "Inibizione,sintomo e angoscia.", viene descritta in
termini di angoscia segnale.
- NEVROSI D'ANGOSCIA - Questa forma di nevrosi,differentemente da altre come ad esempio
nell'isteria, è descritta come legata a un'insoddisfacente scarica sessuale. Differentemente dalle
altre nevrosi,quella isterica o ossessiva, dove l'io andava a rintracciare il conflitto di inconscio dei
desideri rimossi.
Questa concezione cambia con l'introduzione del modello strutturale o seconda topica. In questo
scritto appunto del 1925, si parla di angoscia segnale perchè,in questo caso l'angoscia funge da
segnale rispetto a un possibile pericolo. Ovvero quando l'io presume che una certa scarica libidica
o aggressiva comporti un pericolo, l'angoscia segnala il pericolo e cerca di impedire la scarica.
Quindi l'angoscia è un segnale che permette di utilizzare dei meccanismi di difesa. L'angoscia
segnale si lega molto alle difese perchè è a partire da questo segnale di pericolo che scatta,che è
possibile che l'io attivi delle difese. Questi elementi saranno ripresi poi da autori successivi che si
occuperanno di difese, collegandole appunto alla psicopatologia.
Sicuramente un elemento comune a tutto quello che finora abbiamo detto è come il sintomo sia
una formazione di compromesso tra gli impulsi e i desideri provenienti dal rimosso e le difese
dell'Io legate appunto all'attivazione dell'angoscia segnale. Quindi il conflitto intrapsichico in questo
caso dipenderebbe da uno scontro da impulsi e desideri inaccettabili e le difese dell'Io.

Rispetto a quello di cui abbiamo parlato in questi giorni, quindi tutta la teoria freudiana, ci siamo
dimenticati qualcosa. Perchè sono appunto ben 11 volumi più uno solo di indici.
In realtà degli aspetti che non abbiamo finora affrontato ci sono.
Certo, sicuramente abbiamo parlato delle ipotesi alla base della psicoanalisi, cioè:
• il principio del determinismo psichico che significa che quello che accade ha sempre una causa.
Per esempio se pensiamo a tutta la questione dei sogni. I sogni in quegli anni non erano oggetti
di studio, ma erano considerati degli aspetti poco rilevanti su cui pochi se ne occupavano, ma ad
esempio Freud va a rintracciare la cuasalità di quei sogni.
• Il fatto che non tutti i processi psichici avvengono a livello consapevole, buona parte della parte
di quello che succede rimane al di fuori della consapevolezza.
Certo una questione importante è che finora ci siamo occupati soltanto di psicopatologia, abbiamo
parlato della nevrosi ecc. Ma in realtà, non ci si è occupati soltanto della nevrosi della
psicopatologia, perchè si è occupato anche di aspetti legati alla normalità. Per esempio nella
psicopatologia della vita quotidiana si occupa di aspetti che non sono legati a un disturbo o a una
nevrosi, e questi aspetti sono le sviste,ad esempio, che per Freud assumono un preciso e
importante significato scientifico. Cioè noi tutti, ma soprattutto in quegli anni, saremmo portati a
considerare come irrilevanti tutti i lapsus ad esempio. L'elemento davvero innovativo è come Freud
va a recuperare questi scarti e li inserisce all'interno della teoria psicoanalitica, perchè secondo lui
i lapsus, le dimenticanze e gli errori sarebbero il prodotto di un'azione intenzionale seppur
inconscia. Ad esempio in questa vignetta vedete questi due signori e uno appunto dice:
Potrebbe essere un esempio di una rimozione che però non ha avuto buon fine e ha lasciato
sparire alla coscienza quello che poteva essere nascosto.
Infatti secondo Freud alla base di questi fenomeni che si verificano nella vita quotidiana di tutti, ci
sarebbe un desiderio inconscio non accettabile che potrebbe diventare angoscia se giungesse alla
coscienza. Per questo motivo questo desiderio è rimosso.
Siamo all'interno della prima topica qui, perche nella psicopatologia della vita quotidiana si parla
del 1901. Gli atti mancati, i lapsus ecc indicherebbero un fallimento del meccanismo della
rimozione, perchè la rimozione comporta investimento energetico da parte del soggetto, ed è per
questo motivo che possono verificarsi un fallimento, ovvero dei contenuti che passano
dall'inconscio al conscio.
Ritornando alla vignetta di prima, se la signora avesse chiesto "chi è Lisa?", il soggetto non
riuscirebbe a spiegare del perchè ha detto Lisa. A questo punto la domanda che sorge è:
"Come è possibile arrivare al desiderio rimosso?"
Freud dice, tramite il metodo delle libere associazioni. Cosa sono le libere associazioni. Si chiede
al soggetto di riferire tutto quello che gli passa per la mente, senza preoccuparsi di apparire ai suoi
occhi "ridicolo". E attraverso questo metodo si arriva alla fonte originaria.
In quegli anni accanto a questo volume sulla psicopatologia della vita quotidiana c'è quello che
dicevo molto importante sull "Interpretazione dei sogni."
L'interpretazione sei sogni, in quegli anni, anche è un argomento molto innovativo. Cioè i sogni in
quegli anni non erano indagati se non rispetto alle componenti psicofisiologiche,ad esempio nel
primo capitolo Freud descrive degli esperimenti che erano stati fatti fino a quel momento. Cioè ad
esempio, cita degli studi in cui uno studio si avvicinava con una fiammella al soggetto che stava
dormendo,ed era molto probabile che il soggetto avrebbe sognasse dei contenuti che avrebbero
avuto a che fare con un incendio. Ma si era ben lontani dal legare il sogno alla psiche. Sebbene
comunque nell'antichità il sogno avesse un ruolo importante, però per lungo tempo, i sogni non
avevano molta importanza. In quegli anni, con questo scritto si inizia a formulare una teoria su
quali sono le cause alla base del sogno, partendo dal fatto che il sogno è il sostituto di qualcosa di
sconosciuto al sognatore stesso, sconosciuto appunto perchè ha a che fare con qualcosa di
rimosso. E il compito del lavoro dell'interpretazione in analisi è arrivare ad individuare questo
materiale. L'interpretazione è l'elemento cardine della psicoanalisi.Un terapeuta può fare diversi
interventi,l'interpretazione è l'intervento terapico più legato alla psicoanalisi.
L'interpretazione descritta da Freud è il tentativo di rendere conscio l'inconscio. Ovvero, il paziente
per esempio racconta il sogno fatto e l'analista ha a che fare un intervento di interpretazione, che
possiamo collocare su un versante espressivo della psicoanalisi. Significa che ad esempio
dovessimo rintracciare un intervento psicoterapico che è all'opposto dell'interpretazione potremmo
dare consigli,o supportare il paziente rispetto a qualcosa, se dovessimo tracciare un continuum, se
da un lato c'è l'interpretazione dall'altro gli interventi terapici, e in mezzo potrebbero starci ad
esempio tutti gli interventi legati alla chiarificazione quindi il paziente che racconta magari in modo
confuso, la si prende si chiarifica e si "restituisce".
Naturalmente per arrivare all'interpretazione del contenuto del sogno ci dice "è importante
nell'analisi non limitarsi alla narrazione ma ricercare ciò che sta dietro la narrazione.",che
apparentemente potrebbe sembrare senza un particolare significato.
Secondo Freud il sogno sarebbe composto principalmente da due elementi:
Il contenuto onirico manifesto
Il contenuto onirico latente
Il contenuto onirico manifesto è ciò che il sogno racconta,l'esperienza soggettiva che appare alla
coscienza durante il sogno, e poi quello che racconterà il paziente. Mentre il contenuto onirico
latente rappresenta ciò che è nascosto, che cerca di svegliare il soggetto che dorme, perchè una
delle funzioni del sogno secondo Freud è quella di proteggere il sognatore.
A volte può esserci una certa distanza tra il contenuto onirico manifesto e quello latente perchè,
cos'è che porta a trasformare il contenuto onirico latente in manifesto è proprio il lavoro onirico.
Proprio perche dicevamo il sogno fa da protezione da stimoli interni ed esterni.
Quindi, il sogno schernisce da un desiderio , e il suo contenuto è l'appagamento di questo
desiderio sotto forma allucinatoria. Il lavoro onirico lo si vede attraverso quattro meccanismi che
vengono descritti come:
• CONDENSAZIONE: è descritta come legata a un certo numero di pensieri latenti che possono
essere combinati in un unico elemento manifesto.
• SPOSTAMENTO: quel meccanismo che permette al sognatore di spostare l'intensità psichica da
un pensiero ad un altro. (Senza che apparentemente possa esserci una logica nei suoi pensieri)
• RAPPRESENTAZIONE PLASTICA: è quel meccanismo che fa si che il sogno manifesto sia
composto da immagini ed impressioni che sembrano veritiere.
• ELABORAZIONE SECONDARIA: il sogno sembra assumere una sua logica e coerenza.
Con questa ultima slide abbiamo concluso la parte di Freud, quindi elementi e punti principali
inerenti al suo tema, che sono quelli su cui ci si è più soffermati in futuro.

Dopo aver visto Freud, cominciamo ad immaginare quello che è accaduto dopo, le domande che
sono state poste. Ci sono stati tanti dibattiti, e in questa prima parte vedremo i primi dibattiti sulla
psicoanalisi, però vi chiedo prima di rispondere a due domande:
1. Quale degli elementi di cui abbiamo parlato avranno impatto successivamente o che
comunque voi portereste dietro.
2. Quale tra gli elementi è quello che più ha perso importanza nel corso dei successivi dibattiti
teorici.

E' importante il confronto, perchè è come se foste usciti da una visione freudiana per come ne
parlavamo prima. E' difficile che oggi incontriate un terapeuta di orientamento analitico che lavoro
all'interno di un modello freudiano ortodosso. Uno ad esempio degli sviluppi più importanti è
l'introduzione al concetto di reciprocità all'interno della relazione terapeutica. Prima,, ne parlavamo,
l'analista doveva essere come uno schermo opaco e ne facevamo la differenza come invece oggi
è cambiata questa visione e su come è considerato il controtransfert. Credo che questo
mutamento sia da applicare anche ad altre situazioni della reciprocità, compresa quella più
semplice e banale di una lezione. Rispetto a questo chiederei appunto cosa avete scritto.

Prima risposta:1. Il concetto di inconscio, i meccanismi difesa, il transfert, gli atti mancati o meglio,
la psicopatologia intesa come un continuum tra normalità e patologia, l'incidenza del passato,
l'importanza dei legami genitoriali, la resistenza alla terapia.
2. il controtransfert, il concetto di isteria, catarsi,l'introspezione, la teoria freudiana è valida dal
punto di vista teorico ma carente dal punto di vista applicativo.

Prof. : importante è la questione del narcisismo primario. Noi dicevamo ieri come il bambino
secondo Freud attraversa una frase di narcisismo primario, in cui la libido e rivolta verso il proprio
Io, e se la libido è rivolta verso il proprio io non c'è una relazione con l'altro.
Questa è una delle questioni sulle quali più si è dibattuto ovvero, il bambino all'inizio è in una fase
di "chiusura" o fin dall'inizio ha delle capacità di interazione? Questa è una questione che molti
hanno toccato ed è comunque una visione che oggi è cambiata all'interno della psicoanalisi. Ad
esempio alcuni studi dimostrano come il bambino fin dalla nascita sia capace di interagire, non in
modo verbale ma c'è l'intenzione di interagire. Quindi questo concetto di narcisismo primario, come
vedremo fin da subito è stato molto criticato.

Seconda risposta: un altro elemento potrebbe essere che nella sua teoria Freud si concentra molto
sul passato, quindi molto sull'infanzia, e questo potrebbe essere un limite.

Prof. : altro elemento cardine da tenere in considerazione è la questione del rapporto tra passato
e presente nella teoria analitica di Freud. Le problematiche legate allo sviluppo psicosessuale si
legavano alla psicopatologia quindi di riflesso nella tecnica ci si focalizzava molto sul passato. Però
oggi il lavoro con i pazienti non è solo utile per ricostruire il loro passato, e quindi questo avvicina
la psicologia dinamica a quella cognitiva. Una delle questioni è far si che la psicoterapia sia luogo
di apprendimento, in modo che il paziente apprenda una visione diversa. Partendo dal fatto che il
paziente come si relaziona in seduta si relaziona al di fuori, quindi riuscire a lavorare su ciò diventa
importante come esperienza di apprendimento. Questo rientra in quello che oggi è considerata
psicoanalisi, quindi importante dare importanza a qui ed ora.
Prima di passare ai primi dibattiti voglio raccontarvi un caso clinico, per farvi capire meglio questo.
"Arriva un paziente in terapia in seguito a un tentato suicidio, ha avuto questo tentato suicidio per
una difficoltà che aveva attraversato con il marito con il quale si era sposata da poco e con il quale
ci conviveva da tantissimo tempo. Ad un certo punto attua questo tentato suicidio, viene ricoverata
per un lungo periodo in psichiatria ritorna con l'indicazione di fare anche una terapia, cosi viene da
me.
Lei aveva già fatto una terapia psicanalitica. A un certo punto quello che mi racconta questa
paziente è che aveva interrotto questa terapia di un paio di mesi perchè a suo dire la terapeuta
non era riuscita a cogliere lo stato di bisogno che aveva in quel momento perchè è stato poco
prima che lei tentasse questo tentato suicidio. A suo dire anche il marito non riusciva a cogliere il
fatto che lei avesse bisogno in quel momento. A quel punto io chiedo : perche lei pensa questo?
E lei dice: non lo so. Al che le do uno stimolo e le dico : su cosa ha lavorato nella sua terapia?
E lei dice: ho lavorato sulla ricostruzione della sua famiglia, quindi la sua storia familiare.
Però evidentemente qualcosa era sfuggita in quella terapia perchè si era ripetuta in quella terapia
la problematica che la paziente portava, cioè il fatto che lei avesse bisogno di supporto, e l'altro
non riusciva a coglierlo perche lei non riusciva a manifestarlo, perchè era una di quelle persone a
cui tutti si affidavano, compreso il marito .
Io in quel momento mi faccio l'idea,a quel punto, di lavorare su quello che sta accadendo e non
tanto sulla sua storia infantile, ma su quello che accade lì.
Lei arriva, e non mi parla di come questa terapia precedente possa aver avuto effetto su di lei.
Lei arriva io le chiedo come va e lei mi risponde dicendo che e tutto a posto. Finché a un certo
punto le chiedo : a me pare che in questa relazione terapeutica stia accadendo ciò che accade
fuori, cioè lei ha un bisogno e da un lato non riesce a manifestarlo, e dall'altro non è capace di
coglierli. Le dico : questo è uno spazio importante dove lei può fare un'esperienza di questa
difficoltà in una relazione controllata, protetta. È da lì seppur con difficoltà si apre un mondo. Da lì
si apre un mondo perchè si tratta di una persona che vedendola non sembri avere nessun
problema, mentre a livello emotivo ha delle difficoltà. Lei mi dice a volte ho perfino difficoltà a
capire come mi sento. Ovviamente, non è che non sente, o che non abbia emozioni, però queste
emozioni appena emergono vengono nascoste e non riconosciute. Ma questo è valido in quella
relazione, in altre relazioni ad esempio può essere importante altro."
Quindi io credo, che oggi sia importante focalizzarsi sulla relazione piuttosto che sul ricostruire, e
focalizzarsi sulla storia infantile, non perche non sia importante ma perchè credo che nelle terapie
che possono essere definite "brevi". Quindi è importante apprendere quello che accade nel qui ed
ora. Come vedremo più avanti, questa questione è molto evidenziata negli sviluppi della
psicoanalisi.
Domanda: se una persona ha un problema, come fa ad orientarsi, cioè come sceglie l'approccio?
Risposta: il paziente riva, e non ha conoscenza sulle forme diverse di psicoterapia. Oggi, sono
molte le informazioni disponibili,ma comunque e una difficoltà che rimane. A me è arrivato un
paziente con attacchi di panico , per il quale la psicoterapia psicodinamica non era proprio la più
"consigliata",ma dopo aver fatto una serie di accertamenti vari, alla fine il neurologo lo manda da
uno psicologo.
Lui arriva e mi chiede perchè è un problema psicologico? Non è che io a quel punto io faccio una
psicoterapia psicodinamica, faccio una consulenza, per provare a vedere quale può essere una
spiegazione di questo disturbo, e lì mi rifaccio a una teoria cognitiva. Quindi mi comincio a legare
al fatto che l'attacco di panico si lega ad un'errata interpretazione dei segnali corporei. Nel corso
del lavoro esce fuori, che è una sensazione che tutti potremmo avere, dal momento in cui diceva di
sentirsi male quando era davanti al televisore, proprio perchè pensava di poter avere un attacco di
panico.
Una volta che io do questa consulenza, lui mi dice "dovrei prendere la patente" ma penso di
potermi sentire male nel momento in cui sono alla guida, e li io prendo in mano ciò che riguarda
una terapia cognitivo-comportamentale. Dopo qualche mese gli attacchi di panico sono diminuiti.
Ma risolto il sintomo, esce fuori il problema. "Anche se non ho più gli attacchi di panico come
prima, mi rendo conto che non sto bene" perchè? Perché è una persona che gli attacchi di panico
che lo costringevano a stare dentro, non ha una vera e propria vita sociale. E li propongo un lavoro
di un altro tipo, un lavoro incentrato sulla relazione. E li, mi racconta di un episodio che magari
nella vita di chiunque non sarebbe stato rilevante mentre nella sua lo e stato, cioè il fatto che un
suo amico si e dimenticato di chiamarlo per andare ad una festa, arrivando a pensare "se non mi
chiama non mi vuole con lui". Da questo elemento, si apre un mondo rispetto a ciò che accade
nella relazione.
Vedete come se anche se sono lavori diversi, hanno come differenza gli obiettivi che si pongono
con il paziente.

Benedetta Forelli

Psicologia dinamica 22/12/17 11:30

I PRIMI DIBATTITI (Abraham , Ferenczi , Reich)


(…)avendo idealizzato quella teoria psicoanalitica in cui invece io vi ho chiesto fin da subito anche
di metterla in discussione. E poi a un certo punto dopo questa prima a un certo punto iniziano a
formulare delle idee, delle teorie, che in qualche modo si discostano dalle idee freudiane originarie.
Discostandosi dalla teoria freudiana ortodossa appunto si discostano anche da Freud. Il primo di cui
vi accennerò brevemente, dato il tempo limitato che abbiamo in questi incontri, in questo corso, il
primo che io vi accennerò è Abraham. Se ricordate Freud nasce nel 1856. Questi autori sono
successivi ma non di molto. Nel caso di Abraham , l’incontro con Freud , l’incontro da cui ne esce
affascinato ed entusiasta è legato all’anno 1907. Nel 1907 incontra Freud appunto, descrive questo
incontro proprio in modi irrealizzati quasi. Il nome di Abraham si lega in particolare a due
questioni, la prima è:
1. Lo studio, l’approfondimento, delle primissime fasi dello sviluppo emozionale. Cioè
allarga e approfondisce lo sviluppo che vedevamo ieri con Freud delle prime fasi di
vita e, collegata a questa tematica, si avvicina alla comprensione del ruolo della
psicosi e il collegamento con la fase orale. Parlavamo di come fosse impossibile
almeno all’intero della prima teoria psicoanalitica comprendere la psicosi e trattarla
perché la libido secondo Freud era rivolta verso Dio e dunque questo impediva
l’instaurarsi del transfert.
Questi che vedete sono gli scritti particolarmente importanti di questo autore e appunto ne
riprenderemo qualcuno. In particolare il primo è definito “ le differenze psicosessuali tra l’isteria e
dementia precox (1908)“ . Vedete l’anno nel 1908 perché non è casuale perché infatti questo scritto
è incentrato sul tentativo di applicare la teoria sullo sviluppo psicosessuale al mondo interno dello
psicotico. In quegli anni la psicosi era chiamata dementia precox perché era all’interno del sistema
popeliano. Kaeprelin nell’800 propone una tassonomia dei disturbi e adotta come vertice di
osservazione il punto finale a cui arrivano le persone con quel disturbo e la psicosi, la schizofrenia,
secondo l’autore arrivavano a una sorta di demenza precoce ed è per questo che così infatti viene
definita. L’altro elemento importante di cui l’autore fa la differenza fra psicosi progressiva e
dementia precox. Ma comunque questo ci serve per capire come fino a quel momento fossimo
all’interno di quella visione di quella teoria e quindi non mancavano dei modelli che permettessero
di comprendere dal punto di vista psicologico la psicosi. Uno di questi tentativi prima insomma di
arrivare agli anni successivi, in cui ci sarà Kemberg, la Claim, uno dei primi tentativi è questo di
Abraham. Lui dice vediamo se questo sullo sviluppo psicosessuale è possibile applicarla alla
psicosi. Perché è importante avere dei modelli che permettano di comprendere i disturbi? Perché se
comprendiamo il disturbo e riusciamo quindi a diagnosticarlo, di riflesso anche la cura sarà
possibile. Lo accennavo lo dicevo pocanzi quando parlavamo di quella paziente in cui la difficoltà
sia legata a una cattiva diagnosi giusto? E nell’ambito della psicopatologia non ci sono dei marker
biologici, ci sono dei modelli psicologici che ci permettono di comprendere la psicopatologia.
Quindi questo è il primo tentativo di adottare un modello psicologico sulla psicosi. Infatti lui inizia
proprio cercando di distinguere tra dementia precox e l’isteria e quest’oggi tra versante
nevrotico e quello psicotico che sono due principali contenitori diagnostici nell’ambito della
psicopatologia. Lui dice consideriamo le pulsioni parziali . Le pulsioni parziali vi ricordate
venivano definite come delle pulsioni rivolte appunto a una zona erogena parziale. Lui dice rispetto
alla psicosi, entrambe condividono un’anomala persistenza di pulsioni parziali però nel caso
dell’isteria questa relazione con l’oggetto è mantenuta, c’è. Il problema non è l’assenza della
relazione oggettuale ma il fatto che questa relazione oggettuale è (intriso?) in un conflitto.
Facevamo esempi ieri su che cosa intendiamo per conflitto, però la relazione con l’oggetto c’è.
Invece nel caso della psicosi che comunque con gli anni continua a chiamarsi appunto dementia
precox, cosa accade? Accade l’eliminazione dell’amore oggettuale e della traslazione quindi del
transfert sugli oggetti, e dunque se non ci sono queste due condizioni non è possibile curarle con la
psicoanalisi no? Perché abbiamo visto una delle condizioni affinché si potesse attuare un
trattamento psicoanalitico all’interno di una visione freudiana era l’instaurarsi del transfert. Infatti i
sintomi stessi in questo caso mi indicano una regressione all’autoerotismo. Con autoerotismo anche
qua va inteso in senso più ampio no? Dunque tutto quello che appartiene all’isolamento,
all’indifferenza emozionale, perché appunto la libido è investita sull’IO.
Ci siamo fin qua sulla differenza? Non è una questione importante dal punto di vista teorico perché
poi altri autori successivamente si occuperanno di descrivere un modello psicologico sulle psicosi
per cui ad esempio la Claim di cui parleremo. Quindi accanto a questo approfondimento della teoria
psicoanalitica legata alla psicosi, uno degli effetti è che questo porta Abraham a riuscire a costruire
modelli esplicativo come un funzionamento nevrotico psicotico e sano no? Cioè iniziare a metterli
su un continuum in cui c’è sano nevrotico e psicotico perché fino a quel momento venivano
considerate delle entità separate.
Vedete qua l’immagine dei lavori di una fotografia fatta a Roma in cui ci sono delle interruzioni in
una strada. Invece qui forse per la prima volta in modo chiaro si inizia a costruire un modello che
parli di un continuum tra questi versanti e questo è un concetto che comunque resterà nella
psicoanalisi. Appunto vi dicevo la questione di Kemberg ma non solo, anche modelli attuali sulla
psicoanalisi parla di un continuum tra questi tre livelli di organizzazione della personalità. Collegato
a questo scritto, vi è questo altro di otto anni successivo che invece si chiama “ricerche sul
primissimo stadio evolutivo pregenitale della libido” e anche qui l’obiettivo è quello di ampliare il
modello dello sviluppo di Freud e l’elemento innovativo , anche qui che sarà ripreso da molti autori
successivi è di non guardare soltanto alle pulsioni e dunque a una visione intrapsichica, ma di
guardare anche a quello che accade perché abbiamo visto come nella teoria psicoanalitica, “l’altro”
sia visto come un oggetto su cui avviene la scarica delle pulsioni. Non c’è una interazione, “l’altro”
è l’oggetto che permette la scarica pulsionale. Invece lui dice forse è bene anche guardare
l’oggetto , che poi in realtà diventerà soggetto in molti autori successivi. E dunque anche di vedere ,
questo all’interno di un continuum all’interno della psicopatologia, di mettere insomma su un
continuum queste problematiche questi disturbi psicopatologici. Infatti l’interesse principale di
Abraham era quello di riuscire a definire in modo chiaro i vari tipi di disturbi. Perché è importante
definire in modo chiaro i vari tipi di disturbi? Perché questo permette di distinguerli dagli altri. Se io
riesco a distinguerli dagli altri, e fare quella che oggi viene definita una diagnosi differenziale,
posso dire gli interventi che siano più indicati per quel tipo di disturbo rispetto ad un altro e questo
lui lo fa focalizzandosi non soltanto sull’individuo ma anche “sull’altro”, all’interno di una
relazione. Naturalmente anche qui quello che guida questi autori, non è tanto e solo la ricerca
sperimentale, la ricerca empirica, ma è proprio il lavoro con i pazienti infatti Abraham ha anche una
casistica più ampia rispetto ai pazienti di Freud e soprattutto pazienti, alcuni, che non hanno una
problematica dell’area nevrotica. Infatti questo arriva ad un altro scritto che si chiama “tentativo di
una storia evolutiva della libido sulla base della psicoanalisi dei disturbi psichici”. Cioè cosa fa in
poche parole?! A partire da quello che dicevamo pocanzi riesce ad approfondire e a guardare in
modo più specifico le fasi dello sviluppo psicosessuale.
Questa foto, questa è sabbia , sono dei granelli di sabia che se uno li vede appunto con l’occhio
umano non distingue quello che invece c’è. Ed è un po’ quello che fa Abraham rispetto alle fasi
dello sviluppo psicosessuale infatti alla fine, questo ci importa tanto quanto, però quello che fa alla
fine è di costruire una successione temporale più articolata di quella freudiana e insieme a questo, di
farlo non soltanto rispetto alle vicessitudini della libido ma di farla anche rispetto a quella
dell’amore oggettuale cioè all’investimento sull’oggetto.
Perché vedete in questa tabella a sinistra ci sono gli stadi di organizzazione della libido, e a destra
quelli evolutivi dell’amore oggettuale. Infatti ad esempio il primo: stadio orale primissimo definito
nella traduzione, in cui l’amore oggettuale non c’è, c’è un autoerotismo. Fino ad arrivare nello
stadio genitale in cui è fatta una distinzione tra quello definitivo in cui c’è un amore oggettuale post
ambivalente cioè che riesce ad andare oltre l’ambivalenza e l’altro invece uno stadio genitale
precoce in cui ancora c’è l’esclusione del genitale. Non so se è chiaro questa. Questo è uno dei
primi autori che si occupa di questo dibattito.
Sandor Ferenczi (1873-1933)
Ma l’altro molto importante è Ferenczi e ci pone la questione che forse anche noi pocanzi non ci
ponevamo cioè quella del setting. È singolare appunto che non in tanti si siano focalizzati sul
setting. Il setting freudiano è proprio quello che vi facevo vedere nella prima immagine ieri il
lettino, la stanza, eccetera. Ma il setting ha un ruolo fondamentale perché setting diversi
,produrranno fenomeni diversi. Cioè l’inconscio emerge in psicoanalisi e nelle terapie analitiche
anche perché è legato al setting non soltanto negli aspetti immateriali cioè la formazione del
terapeuta ad esempio, ma anche rispetto a come è collocata, com’è fatta la stanza. E questo se ci
pensate riguarda ogni tipo di relazione. Cioè i contenuti di cui io vi sto parlando evidentemente
sono legati anche a come è strutturata questa stanza no? cioè se fossimo fuori o fossimo al bar
probabilmente quello che uscirebbe sarebbe diverso giusto? E il setting stesso struttura anche quello
che esce a livello processuale cioè se io qua vi parlassi delle piante che ho nel mio balcone voi vi
fareste delle domande. Questo per dirvi come comunque il setting ha un ruolo importante
soprattutto nelle terapie analitiche. Perché è importante? Immaginate se io vedo una paziente nel
mio studio privato costantemente, tutte le settimane, e una volta arriva che è arrabbiata. Io posso
dire è arrabbiata perché è accaduto qualcosa adesso approfondiremo eccetera ma questo lo faccio
all’interno di un setting che è stabile che mi permette insomma , ve lo dico proprio da un versante
psicoanalitico, di tenere sotto controllo delle variabili. Se invece questa paziente arriva ugualmente
arrabbiata però ammettiamo che un giorno le ho detto di vederci alle 4 un giorno di vederci alle 8,
un giorno l’ho ricevuta in una stanza, un giorno l’ho ricevuta in un’altra stanza, sarebbe difficile
comprendere se questa rabbia è legata a una questione sua o se questa rabbia è legata anche a degli
aspetti del setting giusto? quindi per dirvi il setting ha un ruolo fondamentale perché permette di
mantenere costanti delle variabili per riuscire a distinguere quello che tiene al paziente, quello che
tiene al terapeuta no? E pensate il ruolo che ha avuto questo autore nell’iniziare per la prima volta a
interrogarsi sul setting in anni in cui il setting era qualcosa di dato e non poteva essere modificato.
Quindi lui si interroga sul setting, dice per esempio è possibile abbreviare i tempi dell’analisi? Qual
è la distanza da tenere nella relazione? Quale ritmo devono avere le sedute? Queste sono alcune
delle domande che tutt’oggi un clinico ad orientamento psicodinamico si pone, perché sono delle
domande che hanno delle ricadute nella relazione con il paziente. Perché ad esempio pensate a
quella sulla distanza da tenere nella relazione. Adesso è natale il paziente che magari a un certo
punto mi vuole fare gli auguri e mi da un bacio sulle guance, come rientra questo fenomeno
all’interno di una relazione? O un paziente che arriva e in quel momento è particolarmente
disperato e a un certo punto mi chiede se mi può abbracciare che si fa? Cioè sono questioni
importanti perché? Perché ognuno di queste scelte ha delle ricadute importanti sulla terapia e di
riflesso, il modo in cui io rispondo a queste domande, è legata a come io intendo la terapia. Oppure
un parametro banale, quante sedute io devo fare la settimana? 1,2,3,4 ,5 tutti i giorni, 1 ogni 15
giorni, sulla base di cosa scelgo? E questo parametro che ricadute ha sulla relazione terapeutica con
il paziente? cioè è importante riflettere su come questi aspetti, anche quelli più banali, possono
avere un’incidenza sulla terapia perché quello che accadrà in terapia sarà diverso se io vedo il
paziente tre volte alla settimana rispetto al fatto che io lo veda una volta alla settimana. Ogni
elemento ha una ricaduta, quindi il setting è un aspetto da tenere attentamente in considerazione.
Ricordo un mio docente che raccontava di una volta in cui i pazienti molto spesso portavano dei
sogni che avevano a che fare con il mare in tempesta, naufragi eccetera. E lui si chiede com’è
possibile che questi pazienti improvvisamente inizino tutti, manco se si fossero messi d’accordo.
Sicuramente ci saranno delle questioni legate ai pazienti eccetera però a un certo punto racconta,
esce da questo studio lo condivideva con altri colleghi, e si rende conto che c’era stato un
cambiamento. Nella sala d’attesa era stato collocato un quadro di una nave in tempesta. Voglio dire
quell’elemento probabilmente aveva avuto un’influenza sulla terapia ed era un semplice quadro, era
un quadro appeso alla parete che magari se avessimo chiesto ai paziente se avessero notato la
differenza mi avrebbero risposto di no però l’influenza l’ha avuta. Quindi penso che sia importante
per un terapeuta mettere a fuoco come ogni elemento del setting abbia un’incidenza sulla terapia.
E appunto in quegli anni Ferenczi si pone queste domande rispetto al setting e propone la tecnica
attiva. Anche lui naturalmente aveva avuto l’incontro con Freud che aveva suscitato un
ammirazione incondizionata, tantè che l’aveva accompagnato nel viaggio che aveva fatto in
America. In America in quegli anni Stanley Hall lo invita a fare delle conferenze in alcune
università americane. Perché è importante ? perché in quegli anni se ci fosse stato il corso di
psicologia , non si sarebbe studiata la psicologia dinamica, non era ancora all’interno delle
istituzioni accademiche quindi ha un ruolo importante questa cosa, anche di interfaccia con le
università. E appunto Ferenczi è uno che lo accompagna in questo viaggio. Anche lui si occupa
naturalmente di sviluppo psichico infantile e insieme anche di attività didattica. È uno degli autori
che più in quegli anni si occupa di interfacciarsi con le istruzioni, di portare la psicoanalisi anche
all’esterno degli studi e dei circoli psicoanalitici. È stato un’analista anche di diversi autori
successivi come M. Klein. Però ad un certo punto dopo questo incontro che viene descritto come un
amore incondizionato, ad un certo punto i rapporti con Freud si raffreddano perché sempre più si
mostra critico verso la tecnica ortodossa. Cioè immaginate quanto sia pericolosa una visione di
questo tipo se appunto in questo momento io vi chiedessi soltanto di aderire o no a quello che io vi
dico, no? Ce quanto sarebbe appunto pericoloso dall’altro lato se vi si chiedesse di essere d’accordo
o no con questi concetti piuttosto che fare anche un lavoro di riflessione critica. Perché vi dico che è
pericoloso? Perché se caliamo questa visione all’interno di una psicoterapia immaginate a un certo
punto il paziente che racconta una cosa e io gli faccio una interpretazione e il paziente mi dice che
non è d’accordo, no? Ce siamo sicuri che è sempre una resistenza o forse può essere anche che il
terapeuta si sia sbagliato o che magari quell’intervento non è importante in quel momento, e che
ruolo ha questa cosa del paziente.
Ritornando appunto a Ferenczi , lui introduce il concetto di tecnica attiva , a partire dalla critica che
fa rispetto alla psicoanalisi ortodossa e inizia ad evidenziare quello che dicevamo anche noi ieri,
sull’importanza del controtransfert, che fino a quel momento era visto come ostacolo alla terapia.
Ma questa tecnica attiva cos’è? Contrariamente all’assunto freudiano della neutralità
analitica racchiusa nella metafora dello specchio, sottolinea invece la reciprocità della relazione tra
il paziente e l’analista. Immaginatevi che fino a quel momento c’era il paziente che parlava e da lì
usciva fuori l’inconscio e come esso tutte questione legate alle problematiche della conflittualità, e
un’analista che interpretava sotto l’imperativo di rendere conscio l’inconscio. C’era un rapporto uni
direzionale fra il terapeuta e il paziente. Invece in quegli anni lui dice: forse c’è una reciprocità nella
relazione tra paziente e analista. Naturalmente in quegli anni viene accusato un po’ di contaminare
la situazione analitica. Ma ad esempio questa tecnica attiva in cosa consisteva? Una delle cose che
faceva era quella di imporre al paziente la privazione e la frustrazione ad esempio l'astinenza
sessuale, con l’obiettivo di responsabilizzarlo e rafforzare l’IO. Cioè se io dico al paziente devi fare
questa cosa, possiamo dire che questo non è un intervento direttivo giusto? Naturalmente in quegli
anni insomma eravamo davvero ancora agli inizi e quindi queste questioni non erano ancora state
elaborate, non si era ancora indagato ma erano davvero inizialmente poste all’inizio e comunque
avevano degli effetti sul metodo psicoanalitico. Perché da un lato ad esempio ponevano la domanda
su qual era la relazione e la distanza tra il paziente e il terapeuta. E dall’altro però rischiavano di
andare in contro a rendere la psicoanalisi un insieme di regole pedagogiche cioè “dì al paziente”,
“devi fare cosi piuttosto che fare cosi”. Questa cosa naturalmente ha degli effetti sulla terapia
perché se uno degli obiettivi della psicoanalisi è quello anche di aiutare il soggetto a sviluppare i
processi di autoconsapevolezza, questo non può passare attraverso un imporre e proporre un
modello del terapeuta. È importante che il paziente sviluppi la sua soggettualità. Quindi il rischio
in questo caso è proprio questo, quindi di ridurre il tutto a un insieme di regole pedagogiche.
Accanto a questo interesse sul setting, dicevamo all’inizio, c’è anche un interesse rispetto allo
sviluppo infantile e in particolare questo interesse si focalizza sul concetto di trauma, cioè sugli
aspetti che possono causare il trauma nella relazione tra adulto e bambino. È una visione molto
drammatica nella relazione tra adulto e bambino perché uno dei punti di partenza è quello di dire
come ogni individuo nel corso dell’infanzia, nell’ambiente adulto, inevitabilmente va incontro a dei
traumi emozionali. Questo perché ci sono delle tendenza incestuose degli adulti che sotto forma di
tenerezza possono comunque portare al trauma. Probabilmente questa visione che oggi può
sembrarci lontana dobbiamo anche provare a calarla nel contesto storico in cui l’autore la propone
perché era un contesto storico molto diverso da quello attuale. Infatti dice:
“ l’adulto è dunque un aggressore che invade e travalica i confini della personalità infantile,
provocando una seduzione incestuosa, fonte di dolore.”
Perché dice questo? Perché in quegli anni se ci pensate com’era visto il bambino? Non era come
oggi, ma era visto come un soggetto in mano al genitore, non aveva dei diritti propri. La
dichiarazione dei diritti del fanciullo dell’ONU credo sia nel 1915. Quindi dobbiamo calare questa
cosa in quel contesto storico. Ma quello che ci importa in questo momento è quello di provare a
pensare come questo concetto si cala nell’analisi. Cioè quello che ci importa di queste teorie è
vedere che effetti hanno sul modo di intendere la relazione terapeutica perché dice, gli effetti di
questa relazione traumatica tra l’adulto e il bambino nell’analisi, si possono vedere in questo modo
cioè quei pazienti che sono estremamente sensibili verso i desideri, le tendenze, gli umori, le
simpatie dell’analista e, anziché ad esempio contraddirlo come è normale che sia cioè un paziente
può dirmi che non è d’accordo con me, può essere una resistenza ma può anche non esserlo.
Anziché contraddire l’analista, possono finire di identificarsi con lui perché questo? Perché se
ritorniamo alla questione dello sviluppo e caliamo questa cosa rispetto alla storia di quel paziente il
bambino tenderebbe ad adeguarsi alle richieste dell’adulto senza che sia riconosciuta la sua
differenza proprio perché un bambino in quella fase dello sviluppo può subire delle minacce delle
offese e ritenerle giuste anche quando non lo sono, perché? Per mantenere comunque il legame.
Ci siete fin qua o siete devastati dalla giornata?
E questo lo porta a questo scritto che si chiama “ la confusione delle lingue” degli anni 30 in cui
anche qui questa cosa provate a calarla nella clinica, in cui il bambino in caso di una relazione
adulto/bambino traumatica non è solo oggetto di violenza ma se ne fa anche carico attraverso una
sorta di identificazione con l’aggressore. Proprio perché la psiche infantile funzionerebbe secondo
due modalità: l’introiezione e proiezione. E ritornando alla clinica questa cosa permetterebbe di
distinguere tra nevrosi e psicosi, infatti lui scrive:
“mentre il paranoico espelle il proprio IO gli impulsi ritenuti spiacevoli, il nevrotico cerca una
soluzione accogliendo nell’IO quanto può del mondo esterno e facendolo oggetto di fantasie
inconsce. “
Che ne pensate sulla tecnica? Cioè la questione del setting che è un altro punto importante rispetto
(all’insegna?) di chiederci qual è l’elemento da tenere e quello invece da lasciare. Cosa ne pensate
rispetto al setting?
 domanda studente: cioè quali elementi dovremmo tenere …
 prof: sul ruolo del setting e su come questo si colleghi alla terapia
 studente: magari non dovrebbe avere qualcosa che richiami al terapeuta , alla vita
personale del terapeuta, non dovrebbe coinvolgerlo alla vita del terapeuta ..
 prof: dice, non dovrebbero esserci degli elementi che richiamino alla vita personale del
terapeuta giusto? Che ne pensate voi? È giusto però c’è una questione importante qui .

C’è un mio carissimo collega che fa lo psicoanalista e lavorava in una città medio-grande e ad un
certo punto ha deciso di dedicare una parte del suo tempo al lavoro analitico nel suo paese che è un
piccolo paese di circa dieci mila abitanti e a un certo punto dopo un po’ che lavora si rende conto
che esce e magari incontra il paziente che ha in terapia e lui dice come devo affrontarla questa cosa?
Come devo relazionarmi con il paziente che viene in terapia? Lo saluto? Non lo saluto? E se lo
incontro al bar? e se lo incontro al pub in una serata che magari festeggio qualcosa ho bevuto e
sono un po’ brillo ecco, cosa faccio ? e questa cosa che effetti ha sulla terapia?
 studente: io credo che la terapia sia appunto complessa per la relazione umana che
inevitabilmente si viene a creare però io, psicoterapeuta devo tenere a mente che sono
uno psicoterapeuta, che sono , è una relazione di scambio , reciproco però devo avere
quel qualcosa che mi faccia discernere, non ciò che è giusto ciò che è sbagliato, un
saluto è giusto cioè se io ti incontro fuori. Altrimenti come si crea quel legame, quella
cosa, però devo tenere a mente che anche lo spazio, il setting della terapia, da quello
della terapia del mondo esterno sono due cose diverse, cioè nella terapia il paziente
deve sentirsi protetto è quasi una cosa artificiale , in cui lui si deve sentire protetto,
deve sentirsi compreso eccetera eccetera, mentre il mondo reale il mondo esterno è
diverso e secondo me è il terapeuta che deve gestire che deve saper discernere,
salutandolo magari anche prendendo un caffè con lui però tenere a mente che io sono
lo psicoterapeuta ma non per mettersi in una posizione di superiorità ma che magari lui
non ha gli elementi per capire determinate cose, devo essere io a saperlo fare,
continuando a parlare con lui a creare un rapporto umano.
 prof: e come si fa? Cioè un paziente che magari arriva e ci cerca su facebook e ci
trova e vede che magari mi hanno taggato in una foto di una sera di un addio al
celibato, mi hanno taggato e io magari sono in condizioni non da terapeuta e lui lo
vede. Arriva in terapia con questa interferenza esterna, magari arriva in terapia e poco
prima mi chiama per dirmi che è morto un mio carissimo amico e io arrivo in terapia e
sono scosso di questa cosa, in che modo queste cose incidono? Oppure a un certo
punto mi arriva una paziente che abita insomma sotto di me.
 Studente: (non si sente)
 Prof: dice, la manderebbe da un’altra persona?
 Studente: (non si sente)
 Prof: è una paziente che abita sotto di me, io non ho nessun rapporto però la vedo, se
lei parla, mi parla della madre io la vedo la madre
 studente: però magari incosciamente la possono influenzare io devo esserne
consapevole di questo io so che magari lei o mi ha cercato su facebook o comunque
abitiamo vicini io psicoterapeuta sono consapevole di questo e sono consapevole
anche che questi elementi potrebbero a livello inconscio influenzarla quindi ritorniamo
sempre al discorso che devo essere io a discernere perché comunque una relazione
umana a prescindere che io la vedo fuori o soltanto nel setting terapeutico quello che si
viene a creare è un rapporto di reciprocità inevitabile, perché le relazioni umani sono
così.

Dite inevitabilmente soprattutto oggi, quello che accade all’esterno entra in qualche modo, basta
digitare soltanto su google ma io penso appunto che sicuramente sono degli elementi critici però mi
servono molto per la formazione di ognuno perché ad esempio nel caso di questo mio collega mi ha
fatto un training psicoanalitico ortodosso su cui probabilmente su questo aspetto non erano
apprezzati. Io rispetto a questa questione penso che sia, fatto salvi dei casi insomma particolari,
come ad esempio i rapporti di conoscenza, penso sia importante riportare questa questione
all’interno della psicoterapia. Cioè nel caso di questa paziente che viene, io comunque non avevo
nessun rapporto di conoscenza se non di vicinato, e però problematizzo questa questione e la pongo
a lei e le dico semplicemente “ guardi a me non è mai capitato di avere in terapia una persona che
abita sotto di me quindi glielo pongo a lei chiedendo se può essere un problema per lei” perché una
delle difficoltà principali è quando qualcosa non può entrare all’interno della terapia ce se può
entrare e se ne può parlare con il paziente diventa pensata, elaborata quindi l’effetto sarà diverso
no? Probabilmente dico è importante valutare caso per caso no? A parte le questioni legate al codice
deontologico, uno psicologo non è possibile intrattenere rapporti professionali con persone che..
eccetera eccetera. Però qui la variabile è diversa quindi quello che faccio è dirle “guardi io
francamente non lo so, riusciamo intanto a parlarne di questa cosa?” E in questo caso insomma
sembrerebbe che abbia funzionato perché questa terapia è conclusa e non ha avuto degli effetti sul
nostro rapporto però naturalmente è importante ragionarci da caso a caso.
 Studente: e se invece la persona avesse visto le foto su facebook e lo
rinfacciasse allo psicoterapeuta che succederebbe? nel senso ho avuto un
momento di estrema esuberanza che non mi ha fatto bene e però pure lei, io ho
visto quella foto durante l’addio al celibato anche lei ha avuto quel momento ce,
che dobbiamo fare?
 Prof: ah! La vostra collega chiede invece se un paziente arriva e mi rinfaccia, mi
dice ma anche lei ha fatto quella cosa.
Beh intanto io penso che il paziente è importante che io lo porti in terapia
giusto? Che velo dica, e poi la cosa va problematizzata cioè va capita intanto il
ruolo che ha questo elemento nella relazione, perché lui me lo sta rinfacciando?
e lavorarci con lui sulla costruzione del significato
 Studente: ma infatti non si tratta anche di una psico educazione ad esempio se
lui rinfaccia cerca di spiegargli guarda io sono andato a questa festa mi sono
divertito in modo funzionale e magari quello che tu fai, l’esagerazione, spiegare
magari che se lui tende a divertirsi drogandosi, cioè se lui trova del divertimento
oppure magari è un’alcolista e dice si però anche tu hai bevuto quella sera però
magari cerca di spiegare io ho bevuto al fine di divertirmi e ho agito in modo
funzionale non disfunzionale. Poi vorrei correggermi su quello che ho detto
prima che magari il setting non deve avere elementi personali dello
psicoterapeuta però pensandoci bene anche magari una fede può essere un
elemento personale, non solo il mio paziente può avere delle affermazioni
magari cercandomi su facebook e vedere che sono sposato ma anche appunto
osservandomi, il mio stesso modo di approcciarmi di camminare può avere
delle, cioè tramite anche queste cose non solo foto, non solo elementi personali,
il paziente può avere un’idea giusta o sbagliata di quello che sono.
 Prof: certo, questo è un elemento importante sul fatto che non è possibile
eliminare le interferenze dalla terapia. Possiamo lavorarci esplicitando con il
paziente. Sul primo punto torno a dire che la questione non è pedagogica ma
questa è una mia visione non è detto che sia quella più giusta perché ad
esempio il paziente che vede immagini su facebook di me che partecipo ad una
festa, anche li la questione va vista da un punto di vista analitico cioè la fantasia
che faccio è che probabilmente questo paziente ha delle problematiche legate
alla perfezione di perfezionismo e cosa accade? Che se io non sono riuscito ad
affrontare la mia idea di perfezionismo, questa cosa si ripercuote nella terapia,
quindi comunque quello è un elemento della terapia che va trattato come un
elemento della terapia analitica che mi da delle informazioni sulla relazione, sul
paziente, e su di me perché il rischio di porla, fatto salvo dei casi eccezionali,
ma di porla dal punto di vista direttivo è comunque di aumentare il problema. In
genere il paziente non va in terapia analitica perché ha bisogno di qualcuno che
gli dica come fare, anzi il problema a volte è che non riesce lui a vedere come
fare a decidere lui quindi il lavoro diventa di aiutare lui a sviluppare queste
competenze non a (usufruirne?) lui. Però appunto la questione del setting è
importante. Appunto proseguiamo con queste ultime slide e poi concludiamo e
vi parlo di questo altro autore che si chiama

Wilhelm Reich (1897-1957)


Che pone la questione sul carattere. Freud se ne occupava del carattere? cioè quello che oggi
intendiamo come personalità? Si e no. Per esempio alla fine degli anni 20 descrive alcuni tipi di
carattere. Ci sono dei brevissimi articoli che scrive su alcune tipologie di carattere che oggi
potremmo intendere come degli scritti sulla personalità anche se davvero siamo ancora a un
concetto di personalità .Invece questo autore si occupa proprio del carattere sul modo in cui
esso si rivela, su molteplici espressioni assunte dalle difese cioè collega anche le difese al
carattere come vedremo insomma più avanti. Poi insomma questo è un autore un po’ particolare
perché insomma aderisce al partito comunista inizia ad avere delle idee marxiste e quindi
questa visione (?) anche ad esempio su tutta la questione sulla sessualità per come è vista nella
società occidentale in quegli anni. Però è importante recuperare il fatto che cerca di, intanto
collegare il carattere non soltanto allo psichico ma anche al sociale che è un concetto che
tutt’oggi ci portiamo. Disturbi di personalità sono inevitabilmente legati al sociale. Cioè
immaginate un soggetto con disturbo di personalità narcisistico su un isola deserta che fa? Che
tipo di disturbo può sviluppare ; quindi recupera questo aspetto legato al sociale. L’altro è quello
di creare una relazione tra psicopatologia e sviluppo.
E quindi attua uno spostamento clinico dalle terapie centrate sul sintomo nevrotico perché nel
caso della nevrosi il focus era il sintomo se vi ricordate. Ha centrale invece sul carattere in
generale, e a collocare il carattere in un continuum che qui (?) che sta tra la psicosi e la nevrosi
cioè come gravità.
Insomma tralasciamo tutta la questione su cosa si leghi il carattere perché appunto secondo lui il
carattere deriverebbe dal dilagare di informazioni reattive con cui viene limitata e repressa la
vita sessuale e poi insomma descrive alcune forme caratteriali per cui il carattere isterico, coatto,
fallico narcisistico eccetera ma questo ci importa in termini storici perché oggi non è questo il
modello di carattere a cui fare riferimento nella clinica.

Debora Verre