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Montale:

Autodidatta della letteratura, trascorreva le vacanze nel paesaggio ligure delle cinque terre dove scrive la
prima raccolta: “ossi di seppia”.
“Meriggiare pallido e assorto” (pag. 337): Quel paesaggio è il modo con cui tenta di tradurre il suo
sentimento alla vita, il suo vivere è espressa in quel paesaggio che ha quindi caratteri particolari: paesaggio
estivo, del primo pomeriggio (momento più caldo) momenti in cui noi ci sentiamo più privi di energie, più
fragili sotto quel sole che ha anche l’effetto di inaridire le cose, li priva della loro linfa vitale: vivere in quelle
condizioni è difficile e questa difficoltà sembra riguardare anche gli animali e ovviamente anche l’uomo. La
vita è una fatica inutile “il male di vivere”. Quel paesaggio quindi li faceva vedere quel male profondo che è
in tutte le cose. In questa poesia sembra essere colto da quelle cose che generalmente non ne facciamo
caso si sente sorpreso che la vita ci sia e che sia così faticosa, lo si vede ciò con la fatica delle formiche
indaffarate che è l’immagine stessa del trascorrere della vita dell’uomo. Natura inaridita “crepe nel suolo”
tipico ambiente delle cinque terre non bello ma in grado di farci vedere il male del vivere. Sempre
troveremo luoghi cintati, chiusi che indica l’impossibilità di uscire. In quel momento in cui si guarda attorno
il poeta fa una amara scoperta “triste meraviglia” il camminare in modo incessante lungo quella muraglia
che è impossibile scavalcare a causa dei cocci di bottiglie impossibilità di passare il varco. C’è anche l’idea
che quella luce che dovrebbe illuminare il cammino in realtà ci abbaglia. È tutta questa impossibilità di
conosce il vero conoscere la nostra vita.
Con montale viene ricuperata (prima con Pascoli) la poetica degli oggetti: guardando gli oggetti comprende
la mia condizione di uomo.
 Vivere sotto una campana di vetro: isolarsi dalla realtà condizione insopportabile. Sentimento di totale
disarmonia con la realtà che lo circondava per cui l’argomento della sua poesia è la condizione umana in sé
considerata ovvero nel senso che il vivere male non è dovuto a circostanze esterne ma l’origine è di un
malessere ontologico, appartiene al nostro essere.
Ricercatezza formale non è mai in vista di una eloquenza, la parlare al vuoto, è una poesia concreta.
Ossi di seppia (1925):
 Rifiuto di una poesia che non vada da nessuna parte che rimane sempre sulla superfice. Poesia
altiloquente e che va contro D’Annunzio.
 Non ci sono verità decisive d’affermare: l’uomo non è in grado di darsi una verità certa che non
porta in lui il dubbio, quanto non vuoto dire che smetta di cercarla ameno che non avvenga
l’evento straordinario che ci immetta nel mezzo della verità.
 Utilizzo di suoni che suggerisce questo star male quindi uso di suoni aspri e forme scabre che sono
correlativi del disagio umano, lo possono esprimere.
 Il male di vivere: che noi possiamo incontriamo. Esprime l’attesa di un varco o l’attesa della
manifestazione della verità.
 Tema del miracolo: un evento che interrompa la catena dei fenomeni naturale (rompere la
campana di vetro).
 “Tu” femminile (diverso da quello di D’Annunzio): soggetto lirico con cui si entra in dialogo per
sottolineare una radicale differenza il “tu” femminile è concessa altra sorte.
 Elementi: terra (arida, secca che esprime il male di vivere) e mare (sempre in lontananza, una
spazio aperto infinito dove forse c’è la felicità non certo tra le mura dell’orto).
 Insufficienza della ragione: siamo un mistero a noi stessi, la ragione indaga la realtà per trovare un
significato ma rischia di rimanere un affannarsi vuoto e vano.
 Il miracolo forse è anche opposto a quello che penso, ovvero il nulla alle mie spalle: scoperta della
totale inconsistenza delle cose ovvero che le cose sono quel che sono. È un terrore questo!