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Il ciclo metodologico dell’informazione scientifica.

Il ciclo
metodologico dell'informazione scientifica è il percorso che una
nozione deve compiere per tramutarsi da dato di realtà a dato
legittimato dal contesto della scienza. Le fasi in cui avviene questo
processo sono quattro:
1. co-istituzione delle informazioni elementari;
2. trattamento delle informazioni;
3. interpretazione dei dati;
4. diffusione dei risultati.
In cosa consiste il ciclo metodologico: vincoli fondamentali di una
ricerca ideale. Il ciclo metodologico dell’informazione per il campo
scientifico può essere:
a) dell’incremento conoscitivo, finalizzato alla ricerca puramente
teorica priva di analisi empiriche dei dati. Il ricercatore può
lavorare per ampliare il campo di applicazione di una ricerca
già accreditata o confutarla o comparare tra loro varie
interpretazioni teoriche per stabilire qual è la più adatta a
comprendere un certo fenomeno sociale. In questo caso, la
prima fase coincide con il reperimento o ricerca di una notizia
e nella sua decodifica, a questa segue la seconda fase che
prevede l’analisi, la comparazione e il riscontro della stessa.
Nella terza fase si sviluppa l’interpretazione logica e infine
nella quarta fase si procede alla diffusione del percorso
compiuto;
b) dell’informazione scientifica: finalizzato all’indagine empirica
vera e propria per acquisire informazioni sul fenomeno
oggetto di studio e interpretare le tendenze che si delineano
con l’analisi.
Prima di descrivere le varie fasi che compongono il ciclo
metodologico dell’informazione scientifica è opportuno richiamare
i principi fondamentali tra loro connessi che regolano l’idea del
ciclo metodologico e sono:
 logica integrata: il ciclo metodologico dell’informazione
scientifica si basa su un’integrazione metodologica orizzontale
che richiama una rete compatibile e prolifica di procedure e
tecniche sociologiche impiegate in modo coordinato tra loro
per avvicinarsi alla conoscenza. È fondamentale che i vari
passi della ricerca siano in accordo tra loro e devono essere
collegati in un quadro unitario diverso per ogni indagine.
Tuttavia il percorso compiuto dal ciclo metodologico non è in
grado di garantire una conclusione a carattere definitivo di
un’indagine;
 interdipendenza delle fasi: nessun passo del processo gode di
dignità autonoma ed è in se stesso sufficiente per decretare la
scientificità dell’indagine e non piò essere pensato senza tener
conto degli altri passaggi che formano la ricerca. Perciò il
ricercatore nella scelta di uno strumento di rilevazione delle
informazioni elementari deve considerare l’utilità dello
strumento in relazione al tipo di elaborazioni e analisi che
andrà ad applicare successivamente;
 importanza imprescindibile di ogni fase: il ciclo costituisce una
sequenza coordinata e compatibile che non può saltare
nessun passaggio se vuole conservare il suo senso. Nessuna
fase può essere omessa e gli errori nella conduzione di
ciascuna condizionano negativamente il prodotto finale del
lavoro.
La co-istituzione dell’informazione elementare. La prima fase del
ciclo metodologico riguarda il reperimento dei dati oggetto di
studio. La co-istituzione fa riferimento alla collaborazione di
soggetto e oggetto nel determinare ciò che viene effettivamente
visto. Questo principio è stato introdotto dalla theory ladenness
secondo cui i fatti osservati sono influenzati dalle ipotesi teoriche
pregresse e quindi non si possono osservare gli oggetti se non si
hanno a priori idee attorno ad essi. Perciò, se è vero che i processi
cognitivi sono un’autonoma elaborazione del soggetto, è anche
vero che tale soggetto non è il centro dell’universo ma è affiancato
da altri soggetti con la medesima capacità di elaborazione auto
riferita e che perciò la relazione tra tu ed io è l’elemento centrale di
questo sistema. Con il termine DATO si indica un'evidenza empirica
che si consegna alla percezione in modo da tale da essere utilizzata
cosi com'è. Ma, visto ciò che si è detto sull'istituzione del dato
nell'osservazione, l'informazione elementare va sempre
interpretata alla luce di costrutti ed ipotesi teoriche Sebbene, come
si è detto, ogni fase del ciclo metodologico sia ugualmente
importante, la co-isituzione del dato elementare è sicuramente
quella più delicata perchè è proprio in questa fase che si compiono
scelte discriminanti che verranno rispettate nel corso di tutta la
ricerca. Bisogna perciò, che ogni ricercatore sappia valutare i costi e
i guadagni di ogni scelta e l'oggetto della ricerca con il suo contesto
determina,attraverso il calcolo costi-benefici, la scelta degli
strumenti di indagine da utilizzare. Di questa fase fa parte anche la
precisazione e l'esplicitazione del quadro teorico di riferimento
dell'oggetto di studio. Un ricercatore, infatti, prima di iniziare il suo
lavoro deve analizzare le teorie già elaborate sul tema e esaminare
gli studi simili condotti precedentemente sull'argomento per
definire che lettura teorica dare del fenomeno. Inoltre dovrà
stabilire se quel fenomeno è valido per tutti o solo per determinati
gruppi sociale il che stabilirà quali sono le unità di analisi nel
campione che osserverà.Sempre in questo quadro, infine, il
ricercatore formula delle ipotesi necessarie a individuare le
informazioni elementari utili da rilevare. Analizziamo ora alcuni
criteri di base per operare la scelta alla luce delle caratteristiche dei
vari metodi di rilevazione. Strumenti di rilevazione che si rifanno ai
metodi scientifici. Le ricerche sociologiche condotte con metodi
statistici privilegiano un'informazione elementare di tipo numerico.
I dati possono anche derivare dalla trasformazione di una
caratteristica rilevata in una tipologia nella quale ogni carattere
corrisponde a un numero. In questo caso gli strumenti utilizzati per
reperire le informazioni sono il questionario(rivolgendosi
direttamente ai soggetti dell'unità elementare) o la griglia di
rilevazione (raccogliendo informazioni dalla consultazioni di archivi
o altri tipi di fonti). La scelta dello strumento dipende da alcune
considerazioni generali come l'unità di analisi e le finalità dello
studio. Ma, indipendentemente da tale scelta, le tecniche di questo
gruppo presentano dei tratti comuni, ognuno dei quali consente un
vantaggio e contiene un limite. Innanzitutto la sinteticità e la
semplificazione. Raccogliere informazioni in maniera standardizzata
consente di controllare anche un numero molto alto di dati alla
volta e l'economia di tempo e denaro che il questionario consente,
permette di sottoporre lo strumento di indagine a molti soggetti e
quindi anche di fare proiezioni e stime di tipo statistico. Il limite di
tale strumento è la semplificazione. Visto che le alternative per le
varie risposte devono essere necessariamente generalizzabili
affinchè molti individui possano riconoscersi in essere, tracciano
macro distinzioni, suddividendo le posizioni individuali in “grandi
linee” perdendo il vissuto soggettivo di ogni singolo rispondente.
Inoltre questo tipo di strumenti fotografano una realtà a tempo
determinato tralasciando i percorsi individuali che hanno portato il
singolo rispondente a maturare l'atteggiamento o il
comportamento oggetto di studio concentrandosi su ciò che è
manifesto ed esplicito della situazione e non scavando nella sua
interiorità. Strumenti di rilevazione che si rifanno a metodi
empatici. Le ricerche sociologiche condotte con metodi empatici
privilegiano un'informazione elementare di tipo orale, letterario o
iconico. Gli strumenti per il reperimento delle informazioni
elementari sono l'intervista,le storie di vita,l'osservazione
partecipante e le varie tecniche della sociologia visuale. Le storie di
vita sono letteralmente i racconti della loro esistenza che i soggetti
fanno dietro richiesta del ricercatore e possono essere in forma
orale (quindi audioregistrati) o scritta; inoltre possono essere
integrali (quando la storia viene raccontata per esteso e
liberamente) oppure topiche (cioè riferirsi a particolari periodi
dell’esistenza o a particolari argomenti). L’intervista, invece,
prevede uno schema di argomenti da trattare nel corso del
colloquio con i soggetti-campione. In questo caso l’individuo viene
lasciato libero di parlare, seguendo uno specifico schema di
domande sottoposto dal ricercatore. All’interno dell’approccio
biografico, a cui possono essere ricondotti questi due strumenti, si
possono utilizzare come materiale anche scritti personali attraverso
i quali ricostruire la biografia degli individui studiati. L’osservazione
partecipante è un metodo classico di rilevazione dei dati, impiegato
nelle ricerche di comunità e sui piccoli gruppi oppure sulle
istituzioni totali. Esso comporta la presenza di un sociologo
ricercatore per un periodo di tempo, relativamente lungo,
nell’ambiente sociale che intende studiare utilizzando i più svariati
metodi di rilevazione. A differenza dell’osservazione naturalistica,
nella quale lo studioso si limita a registrare ciò che avviene senza
essere parte dell’azione, l’osservazione partecipante prevede una
partecipazione attiva del ricercatore che può ricoprire un ruolo
nella comunità o nell’istituzione studiata. Ad un grado maggiore di
coinvolgimento si può arrivare a parlare di partecipazione
osservativa, nel caso in cui lo studioso fosse già parte del gruppo o
della comunità che analizza. La sociologia visuale si basa sulla
comunicazione iconica caratterizzata dalla prevalenza
dell’immagine come strumento cruciale di conoscenza del mondo.
In questo caso, l’informazione elementare è sempre e comunque
un’icona visiva e la ricerca si organizza sin dall’inizio sulle immagini.
Esistono 3 filoni principali ai quali si possono ricondurre le tecniche
di rilevazione:
 videoregistrazione dell’interazione: può riguardare una
situazione di intervista, una dinamica di gruppo o qualsiasi
attività nel corso del suo naturale svolgimento. Consente di
fissare tutti gli aspetti del fenomeno che potrebbero sfuggire
all’osservazione del ricercatore e di analizzare il contenuto
non verbale dell’interazione;
 produzione soggettiva di immagini: si chiede al soggetto che
costituisce l’unità di analisi, di fotografare il fenomeno sociale
oggetto di studio nell’ipotesi che la fotografia sia già un atto
interpretativo e selettivo della realtà e che, quindi l’immagine
rappresenti la visione del soggetto che la produce;
 foto intervista: il ricercatore sottopone all’intervistato,
chiedendo di commentare, delle fotografie sul suo ambiente e
in questo modo cerca di aggirare il rischio di strutturare la
percezione dei fenomeni degli intervistati entro le categorie
cognitive del ricercatore evitando di suggerire categorie di
risposta precostruite.
Tutte le tecniche di rilevazione finora descritte hanno dei tratti
essenziali comuni. Innanzitutto, dato l’impegno di tempo che
comportano, possono essere applicate solo ad un numero limitato
di casi per cui i risultati a cui pervengono non sono generalizzabili
oltre i confini storico-geografici dello studio. A fronte di questo
limite, però, consentono un’indagine maggiore rispetto ai motivi e
ai percorsi che hanno portato alla situazione in esame.

(1) Co-istituzione delle informazioni elementari;


(2) Trattamento delle informazioni
(3) Interpretazione dei dati
(4) Diffusio