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LEZIONE 4

Nel trasduttore a bobina mobile viene sfruttato il principio magneto-dinamico per il quale, se un
avvolgimento di filo conduttore entra in vibrazione in un campo magnetico, ai suoi capi si crea una
variazione di tensione proporzionale alla velocità con cui l’avvolgimento si muove.
Questo trasduttore nasce a pressione, ma la presenza di fori e fessure nel magnete può fare in
modo che la membrana vibri per gradiente di pressione tra un lato e l’altro della stessa.

Anche il trasduttore a nastro sfrutta il principio magneto-dinamico, solo che in questo caso, la
membrana microfonica è essa stessa il conduttore che entra in vibrazione nel campo magnetico.

Il trasduttore a nastro è a gradiente di pressione.

Nel trasduttore a condensatore, la capsula microfonica si comporta elettricamente come un


condensatore. La membrana è costituita da un sottile disco di materiale sintetico (plastica)
ricoperto di un sottilissimo strato di oro per renderlo conduttore e di fronte ad essa è posta una
piastra di metallo. In questo modo membrana e piastra costituiscono le due armature di un
condensatore.
Perché il microfono funzioni è necessario che sia presente anche una resistenza molto alta che
possa ripartire con la capsula-condensatore la carica data dalla Phantom Power del
preamplificatore microfonico.

Naturalmente questo è uno schema molto sintetico e si rimanda a testi specifici sui microfoni per
maggiori delucidazioni sullo schema di un microfono a condensatore.
Lo spostamento della membrana dovuto alla perturbazione meccanica causata dal suono, porterà
la capsula-condensatore a modificare la sua capacità, quindi si avrà una variazione della tensione
sia ai capi di C che di R secondo i grafici sotto.

Siccome la tensione totale data dalla somma di VC e VR deve restare costante, quando la
membrana della capsula-condensatore si avvicinerà alla piastra fissa per l’aumento di pressione
dato dall’onda sonora, la sua carica diminuirà facendo aumentare quella ai capi della resistenza e
viceversa.

Caratteristiche tecniche

Sensibilità: indica l’ampiezza in mV del segnle generato dal trasduttore, viene misurata generando
in camera anecoica un’onda sinusoidale della frequenza di 1 KHz, alla distanza di 1 m e alla
pressione sonora di 1 Pa e ponendo la sorgente sonora esattamente di fronte alla membrana
microfonica.
Un microfono dinamico avrà una sensibilità intorno a 2-3 mV/Pa, mentre uno a condensatore
potrà raggiungere valori tra i 15 e i 20 mV/Pa.
Risposta in frequenza: indica la capacità del microfono di trasdurre le varie frequenze di un suono.
Si misura generando un suono composto da tutte le frequenze udibili da 20 a 20000 Hz alla stessa
ampiezza (detto rumore bianco o white noise) e analizzando l’ampiezza del segnale trasdotto dopo
averlo filtrato.

Diagramma polare: indica il modo in cui il microfono trasduce a seconda dell’angolo di incidenza
del suono. I Principali diagrammi polari usati in audio sono:
A) omnidirezionale; B) Cardioide; C) Supercardioide; D) Ipercardioide; E) Forma di otto

Quasi sempre, nel diagramma polare vengono indicati i diversi comportamenti a seconda della
frequenza usata.
Impedenza nominale e impedenza minima di carico:

L’impedenza nominale del microfono è l’impedenza totale dei circuiti contenuti nel microfono che
per convenzione internazionale è sempre ≤300Ω, mentre l’impedenza minima di carico è
l’impedenza del preamplificatore microfonico che per convenzione internazionale è sempre
≥1000Ω. In questo caso estremo il microfono porterà al preamplificatore circa il 77% della sua
sensibilità secondo la formula

Vin = Vsens (Z preamp./Z preamp.+ Z mic.) = Vsens. (1000/1300)

Ove indicata dal costruttore, l’impedenza minima di carico è quella consigliata per avere un 80-
85% di resa.

Rumore di fondo o ESPL: Se si lascia un microfono in camera anecoica in silenzio, si riceve


comunque un segnale sia pur minimo; questo avviene per due motivi:
1) il movimento casuale (o browniano) delle particelle d’aria che colpiscono la membrana
microfonica
2) il rumore elettrico dei circuiti di adattamento di impedenza e bilanciamento presenti nel
microfono

Mentre il primo è inevitabile e non centra in nessun modo con la qualità del microfono, il secondo
dipende proprio dalla qualità del microfono. Quest’ultimo viene espresso in genere come “livello
di pressione sonora equivalente dovuta a rumore elettrico” (equivalent sound pressure level due
to electric noise), comunemente abbreviato in E.S.P.L.

Pressione sonora massima o MSPL: Teoricamente è la pressione sonora alla quale il suono
trasdotto comincia ad avere una distorsione armonica (total harmonic distortion o T.H.D.) dello
0,5% a 1KHz. Viene misurata in camera anecoica erogando un suono sinusoidale a 1KHz a livelli di
pressione sonora via via crescenti e osservando la percentuale di THD su un oscilloscopio.

Gamma dinamica: La G.D. si ricava dalla differenza tra due valori che sono già stati indicati: MSPL e ESPL.
Uno rappresenta il livello massimo di pressione sonora che può essere trasdotto senza distorsione e l’altro
il livello minimo. Per esempio se un microfono ha una MSPL pari a 130 dBSPL e un’ESPL di 20 dBSPL, la sua
gamma dinamica sarà di 130 – 20 =110 dB.
Riprese Stereofoniche
Le riprese stereofoniche sono divise in tre grandi categorie a seconda della distanza tra le capsule dei due
microfoni utilizzati
1) riprese stereofoniche a capsule coincidenti
2) riprese stereofoniche a capsule semicoincidenti
3) riprese stereofoniche a capsule spaziate o separate

Questa classificazione tiene conto del grado di monocompatibilità di una ripresa stereofonica (maggiore per
una ripresa a capsule coincidenti e via via minore coll’aumentare della distanza tra le capsule)Una ripresa
stereofonica sarebbe da preferire nei seguenti casi:
a) tutte le volte in cui si vuole riprendere un gruppo di musicisti che suonano insieme (per evitare gli
inevitabili rientri con problemi di comb filter che ci sarebbero con una multimicrofonazione)
b) tutte le volte che si vogliono riprendere dettagliatamente la posizione nello spazio degli strumenti e
il suono dell’ambiente in cui si trovano i musicisti
c) tutte le volte che si vuole rendere nella registrazione la forma e/o l’ingombro fisico di uno
strumento (p.es. la asimmetria di una chitarra o le dimensioni fisiche di un pianoforte)
d) riprese stereofoniche a capsule coincidenti

Riprese stereofoniche a capsule coincidenti:


a) Mid-Side: prevede l’uso di un microfono con diagramma polare a forma di 8 (detto SIDE perché
posto in modo da riprendere le zone laterali e con il lato che trasduce in fase rivolto a sinistra) e un
microfono con diagramma polare cardioide (detto MID perché posto in modo da riprendere il
suono diretto proveniente dal centro). Talvolta, in alternativa al cardioide, viene usato anche un
omnidirezionale. Per ottenere i segnali audio “Left” e “Right” si dovranno fare interagire tra loro i
segnali del microfono Mid e del Side in questo modo:
Left = Mid + Side (la parte di suono proveniente dal lato destro è stata trasdotta dal mid con la
stessa fase del suono reale mentre il side l’avrà trasdotta in controfase, quindi si annullerà)
Right = Mid + (-Side) (invertendo la fase al side e sommandolo al mid, avverrà l’opposto di quello
che succede sommando semplicemente mid e side e quindi si sentiranno i suoni delle sorgenti che
si trovano a destra e non quelli delle sorgenti che si trovano a sinistra. Il suono delle sorgenti che si
trovano nel centro verrà trasdotto solo dal mid e si troverà con uguale ampiezza sia sul canale left
che sul Right).

Talvolta si effettua una equalizzazione per aumentare la spazialità, si tratta di attenuare di pochi dB (da 2 a
4) le frequenze sotto i 400 HZ con un filtro shelving sul Mid e di enfatizzarle dello stesso valore sul Side.
Questo rende più definito il suono diretto ripreso dal Mid e tende ad allargare il panorama stereofonico.
Questa equalizzazione si chiama “shuffling” o “equalizzazione spaziale”.
b) X-Y: due microfoni con diagramma polare cardioide con le capsule sovrapposte e un inclinazione da
90° a 110° a seconda dell’apertura che si vuole dare, della distanza delle sorgenti e delle dimensioni
delle stesse.

c) Blumlein: è una variante della x-y e viene effettuata con due microfoni con diagramma polare a
forma di 8, coincidenti e inclinati di 90°.

Riprese stereofoniche a capsule semi coincidenti:


a) ORTF: nata negli studi radiotelevisivi francesi (Office de Radiodiffusion Télévision Française) intorno
agli anni ’60 Prevede l’uso di due microfoni cardioidi con le capsule distanti 17 cm e inclinate di
110°. Dà una maggiore apertura del panorama stereofonico ed è abbastanza monocompatibile.

b) NOS: nata sempre negli anni ’60 negli studi radiotelevisivi olandesi (Nederlandse Omroep Stichting).
Per questa tecnica si usano due microfoni cardioidi a 30 cm di distanza e 90° di inclinazioni. Apre
ancora di più il raggio d’azione. E’ un po’ meno mono compatibile.
c) OSS: Optimal Stereo Signal, è una tecnica binaurale, ovvero una tecnica che ascoltata in cuffia dà la
sensazione di essere circondati dal suono, cioè se la sorgente ripresa si trovava dietro ai microfoni,
la sensazione di ascolto sarà di avere veramente una sorgente alle spalle.
Vengono utilizzati due microfoni con trasduttore a pressione (diagramma polare omnidirezionale)
orientati in avanti o leggermente aperti (15-20°) alla distanza di 16,5 cm e separati da un disco di
legno ricoperto di materiale fonoassorbente del diametro di 30 cm e spesso 2 o 3 cm. La
caratteristica dei microfoni con trasduttore a pressione è di attenuare un po’ le frequenze alte
provenienti da dietro, comportandosi come le orecchie umane che ci permettono di distinguere
una sorgente posta davanti a noi da una posta dietro proprio per la maggiore difficoltà di percepire
le frequenze alte (> 10KHz) se provenienti da dietro per via della presenza del padiglione auricolare
che ne blocca la propagazione.
Il disco (detto Jecklin DisK, dal nome del fonico svizzero, Jürg Jecklin che lo ideò) serve a ricreare
l’effetto di “ombra” fra le due orecchie che in un essere umano crea la testa. Eè molto interessante
per effetti speciali da ascoltare in cuffia, è molto realistica anche in un impianto audio se le sorgenti
sono frontali, non è molto monocompatibile.

Riprese stereofoniche a capsule distanziate:

a – b: i due microfoni, in genere cardioidi, vengono posti entrambi orientati verso la sorgente a una
distanza variabile a seconda della distanza della sorgente secondo la regola “3 x 1” per la quale,
posta uguale a 1 la distanza dei microfoni, la distanza della sorgente non potrà mai essere inferiore
a 3. In questo modo si riuscirà ad avere sempre una buona messa a fuoco delle sorgenti più centrali
rispetto alle laterali e si ridurrà in parte l’effetto di comb filter in caso di ascolto mono. Tale ripresa
non è comunque da ritenersi monocompatibile.

mic a mic b