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SCRITTI DI IERI E DI OGGI

per la storia della chiesa di S. Angelo


di Ruvo di Puglia
a cura di
ClETO BuCCI

prefazione di
S.E.R. Mons. NICOlA GIRASOlI

università della Terza Età


“Nicola Cassano”
Centro Studi e Ricerche
Ruvo di Puglia
I documenti provengono da
Archivio della Parrocchia di S. Michele Arcangelo (consultati nel 1990)
Archivio Privato Napoli
Archivio fotobibliografico C.B. Bari
Biblioteca Comunale di Ruvo di Puglia
L’inventario delle Opere d’Arte Mobili, effettuato nel 1972 da alcuni soci del CTG “Torre del Pilota”
e coordinati dal curatore di questo volume, si deve a Michele Bucci, Aurelio Cantatore, Giuseppe Curci,
Ferdinando Damiani, luciano Di Gioia, Gina Todisco, Giovanni Todisco, Marco Santoro, Francesco
Scolamacchia, luigi Tarricone.
Elaborazioni grafiche
Francesco lauciello di T.
Trascrizioni n. 13 e n. 14
Francesco Antonio Bernardi
Fotografie
Archivio Pro loco uNPlI Ruvo di Puglia, 30
Cleto Bucci, 1, 2, 4, 10, 15, 17, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 31, 37, 38, 48, 50, 51
Giuseppe Ciliberti, 18, 19, 21
Francesco lauciello di R., 11, 12
Francesco lauciello di T., 20
luigi Tarricone, 22, 32, 33
Damiano Vendola, 34, 36, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 49
le immagini delle cartoline d’epoca provengono dalla collezione del Curatore.
Il rilievo dell’Ipogeo (Cleto Bucci) e la sua documentazione fotografica risale al 1971 e al 1975.
Quarta di copertina
“Verso Sant’Angelo” la chiesa di S. Angelo vista dalla strada proveniente da Molfetta. Foto di Antonio
Russo primo classificato al Concorso fotografico “la nostra Puglia sconosciuta” - 1972.

Tabula Gratulatoria
un ringraziamento particolare va a tutto il Consiglio di Amministrazione dell’università della Terza
Età di Ruvo di Puglia e al suo Presidente dott. don Vincenzo Speranza per aver voluto questa pubblica-
zione nell’intento di contribuire ad una conoscenza più specifica e approfondita del patrimonio storico
e artistico ruvese.
un ringraziamento speciale va a Padre Antonio Salvi per la bella e ineccepibile traduzione della Bolla
Pijs Fidelius nonostante la poca leggibilità della copia dattiloscritta in latino che gli abbiamo fornito.
Per il concreto sostegno alla pubblicazione del volume un ringraziamento sincero va al Presidente del-
l’Eurocoop Sig. Giovanni Bucci e ai Componenti del Consiglio di Amministrazione.
è doveroso inoltre ringraziare tutti coloro che hanno fornito informazioni e collaborazione per realizzare
questo documento: Angelo Anselmi, Francesco Antonio Bernardi, Giuseppe Ciliberti, Francesco lau-
ciello di R., Francesco lauciello di T., Antonio Russo, il titolare Enzo Pansini e le Maestranze tutte di
CSl Pegasus Edizioni.

ISBN 978-88-6271-067-1
© Copyright 2017
E’ vietata la riproduzione, anche parziale o ad uso interno o didattico,
con qualsiasi mezzo effettuata, non autorizzata.
Alla memoria di
Don Paolo Cappelluti
dal 1969 al 2012
parroco della chiesa di S. Michele Arcangelo
custode appassionato
dei beni storici e artistici della diocesi
1. S.E.R. don Tonino Bello, vescovo di Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi, concelebra nella chiesa
di Sant’Angelo in occasione dei 25 anni di sacerdozio di don Paolo Cappelluti – 29 giugno 1988.
Sommario

S. E. R. MONS. NICOlA GIRASOlI


Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 9

ClETO BuCCI
Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 11

PADRE MIChElANGElO DA CASSANO


(da una parziale copia manoscritta di Carlo Lojodice)
Platea del Convento di S. Angelo
Della Chiesa di S. Angiolo
Dell’Altare Maggiore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 15

FRANCESCO lOjODICE
(da Cenni ricavati dalla Platea di S. Angelo, ms. ante 1944)
Gli Altari laterali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 37

FRANCESCO PAOlO ChIECO


(da Memorie Ruvestine, ms. ante 1870)
Del Beato Bernardino da Ruvo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 49

CARMElO CIPRIANI
I dipinti nella chiesa di Sant’Angelo a Ruvo di Puglia
del pittore-mercante Gaspar Hovic . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 55

DOMENICO COTuGNO
Una “incursione” nell’ipogeo della chiesa di Sant’Angelo ....... » 71

FRANCESCO lAuCIEllO
L’antico Presepe
della chiesa di Sant’Angelo a Ruvo di Puglia
Un patrimonio da preservare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 91
Notizie sull’organo di Sant’Angelo
ChIARA TERESA MuSChITIEllO - AlESSANDRO BuRGIO
Analisi stilistica
SCARPARO E VECChIATO
Analisi tecnica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 109

ClETO BuCCI
Elenco delle Opere d’Arte
secondo l’inventario effettuato nel 1972
dal CTG Torre del Pilota
Sintesi delle Schede AO
del Ministero della Pubblica Istruzione
Direz. Gen. delle Antichità e Belle Arti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 113

Bibliografia ............................................................................. » 125


Prefazione

Conoscere bene il luogo dove abitualmente si prega contribuisce ad av-


vicinarsi di più a Dio. Il corredo artistico che arricchisce le nostre Chiese
non è infatti solo una cornice estetica ma documenta col trascorrere del
tempo la fede e le devozione dei fedeli che attraverso le opere d’arte, le sta-
tue e le immagini rivolgono preghiere d’intercessione a Dio. la conoscenza
degli archivi e dei documenti rendono i luoghi di culto più familiari ai fedeli
e le pratiche di pietà si arricchiscono di un significato più profondo perché
contemplano anche i valori che ispirarono gli altari, i dipinti e le immagini.
la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo (Sant’Angelo) è uno
scrigno d’opere d’arte visibili nella parte accessibile ai fedeli e di memorie
storiche nascoste nel mondo sotterraneo dell’edificio.
è lodevole questo studio di Cleto Bucci che con un gruppo di collabo-
ratori ed esperti nelle otto parti del volume conduce il lettore a comprendere
la diversità della ricchezza documentale e artistica che questa chiesa pos-
siede. Dopo un’ampia documentazione storica sull’origine del tempio e del
convento, sull’altare maggiore e sugli altari laterali, si apprezza molto, nel
capitolo terzo, il ricordo del Beato Bernardino da Ruvo, la cui devozione
sarebbe opportuno valorizzare e far rinascere. le testimonianze del Padre
Bonaventura da Fasano sul Beato Bernardino da Ruvo, che lo definisce un
eccellente predicatore, riportando d’aver trovato il corpo del Beato Bernar-
dino incorrotto dopo 103 anni dalla sua morte, lasciano intendere che nel
secolo XVII la devozione al Beato Bernardino, specialmente nella Provincia
barese dei Padri Minori Osservanti, fosse molto grande e sentita.
I due capolavori pittorici di Gaspar hovic (la Madonna degli Angeli e
l’Adorazione dei Magi) della chiesa vengono presentati con ampio respiro

9
artistico e storico da Carmelo Cipriani che rende accessibile al lettore la
complessa e molto importante personalità dell’artista fiammingo.
Nella parte quinta del volume Domenico Cotugno jr. c’introduce al
mondo sotterraneo della Chiesa di Sant’Angelo purtroppo sconosciuto alla
gran parte dei ruvesi. l’ho visitato una sola volta tanti anni fa e queste pa-
gine mettono ordine ai ricordi sbiaditi che ho di quella visita.
Nella mia infanzia la chiesa di Sant’Angelo era sinonimo dei grandi
presepi. Natale era impensabile senza una visita al presepe di Sant’Angelo.
Francesco lauciello nella parte di sua competenza di questo volume ci fa
rivivere la storia e le storie di questa scenografica ricostruzione sempre stra-
ordinaria e diversa col susseguirsi degli anni.
Il volume si chiude con il catalogo delle opere d’arte e dei beni culturali
della chiesa. I cataloghi sono molto importanti perché col trascorrere del
tempo diventano registri di memoria, che assicurano la sopravvivenza delle
opere d’arte. Nei decenni di parrocato del Sac. Paolo Cappelluti, scomparso
nel 2012 e alla cui memoria è dedicato questo volume, il patrimonio arti-
stico di Sant’Angelo è venuto ancor più alla luce attraverso la valorizza-
zione delle opere e la paziente e come osava definirla lui stesso
“interminabile opera di restauri”. Sono certo che l’attuale parroco Sac. Mi-
chele Del Vecchio perpetua l’ impegno di fedele e entusiasta custode delle
opere d’arte e documentali di Sant’Angelo. Don Paolo che ricordiamo tutti
per la sua dedizione ed impegno pastorale e culturale nella Chiesa di San-
t’Angelo, e dove è stato parroco per ben 43 anni, resta esempio mirabile e
vero punto di riferimento storico e spirituale e ancora oggi, dal cielo, veglia
su questa chiesa e sui molteplici beni culturali ivi custoditi.

lima, 29 settembre 2017

S.E.R. Mons. Nicola Girasoli


Nunzio Apostolico nel Perù

10
Premessa

Sono gli anniversari, lustri, decenni o centenari, nozze d’argento o


d’oro, che portano a riscoprire e talvolta a riscrivere la storia delle persone,
dei luoghi, degli edifici, dei monumenti. Ed il ciclico ricorrere degli eventi
costituisce per lo storico e per lo studioso che hanno la fortuna di essere
presenti ed attivi in tali ricorrenze una splendida occasione per aggiungere,
con opere di scoperta, di verifica, o semplicemente di rilettura di documenti
o reinterpretazione di testimonianze, un piccolo mattone alla grande costru-
zione della nostra storia.
Così è, e non poteva essere diversamente, per la chiesa di sant’Angelo
in Ruvo. Millecinquecentoventicinque anni dalla seconda apparizione
dell’Arcangelo sul promontorio del Gargano, al quale è intitolata questa
parrocchia, quattrocentonovantacinque anni dalla morte del Beato Bernar-
dino da Ruvo e cinque anni dalla morte di don Paolo Cappelluti parroco
stimatissimo di questa chiesa, sono motivi sufficienti per rispettare regole
e consuetudini innanzi ricordate.
Per l’occasione non abbiamo approntato trattati monumentali su questa
chiesa, ricca di storia e di arte, e che, peraltro certamente a ragione li
avrebbe meritati. Abbiamo recuperato e dato alle stampe solo qualche di-
menticata carta d’archivio, per far luce sufficiente sulla storia di questo
luogo sacro, che per i suoi valori è secondo soltanto alla cattedrale. In ag-
giunta a queste “carte” il lettore troverà piccoli ma documentati contributi
di carissimi amici che meglio illustreranno le peculiarità di questa chiesa.
Stralci manoscritti dell’ormai involata “Platea di Sant’Angelo” e sintesi
di essa, costituiscono una parte essenziale di questa modesta guida.
Riscrivere la storia dell’edificio servendosi di ben documentate notizie
a che serve?

11
Quali meriti si acquistano a scopiazzare i lavori di chi ci ha preceduto
e non ha avuto la fortuna di vederli pubblicati?
Ecco il perché della scelta di questa guida per la chiesa di sant’Angelo,
che si compone di otto parti quanti sono i loro autori e/o curatori, più la
prefazione affidata all’autorevolezza di S. E. R. Mons. Nicola Girasoli che
qui ringrazio di cuore.
la prima parte è la storia della chiesa secondo quanto scritto nella
“Platea” da Padre Michelangelo da Cassano e parzialmente ricopiata da
Carlo lojodice (almeno così crediamo analizzando la grafia del mano-
scritto).
la seconda parte è composta dalle note storiche sugli altari laterali della
chiesa compilate da Francesco lojodice (attribuzione a F. l. per la stessa
motivazione del punto precedente).
la terza parte, poco più di una pagina, estratta dalle “Memorie Ruve-
stine” di Francesco Paolo Chieco, ancora oggi inedite, è dedicata al Beato
Bernardino da Ruvo. Questo illustre ruvese, Vicario Provinciale della Vi-
caria Osservante di Puglia nel 1480, misconosciuto alla gran parte dei suoi
concittadini, avrebbe certamente meritato più considerazione di quanta fino
ad oggi gli è stata tributata.
la quarta parte del volume mette a fuoco i due capolavori pittorici di
Gaspar hovic conservati in questa chiesa: la Madonna degli Angeli del
1598 e l’Adorazione dei Magi del 1613. Ne scrive Carmelo Cipriani, ruvese
di adozione e apprezzato storico dell’arte in ambito nazionale.
Il capitolo successivo racconta dell’affascinante e spettrale mondo sot-
terraneo di Sant’Angelo. E’ stato affidato alla competenza di Domenico Co-
tugno junior, anche perché antichi diritti di famiglia vengono giustamente
riconosciuti all’autore su una parte pur piccola dell’ipogeo.
Il sesto capitolo sulla storia del “monumentale presepe di Sant’Angelo”
è stato affidato a Francesco lauciello promettente studioso sugli aspetti de-
vozionali e religiosi della nostra comunità ruvestina.
Con la settima parte diamo contezza del magnifico Organo Settecente-
sco qui conservato, ormai unico esemplare nella sua tipologia presente in
Ruvo e ultimamente restaurato dalla ditta CNIDO snc di Bitonto e dalla
Ditta Scarparo e Vecchiato.

12
l’ultima parte è un breve e sintetico catalogo delle opere d’arte, o me-
glio, dei beni culturali, che si conservano in questo eccezionale contenitore.
E’ stato estrapolato dall’inventario curato nel 1972 dai giovani del CTG
“Torre del Pilota” coordinati e diretti da chi scrive. Ci è parso utile aggiun-
gere quest’ultimo capitolo affinchè ognuno si faccia garante e custode di
quei beni che i nostri avi ci hanno donato e tramandato; affinchè non si
perpetri lo scempio che alcuni decenni addietro ha interessato questa chiesa;
affinchè qualcuno di noi non abbia a scrivere quello che Francesco lojo-
dice annotava settantaquattro anni fa: Il 2 giugno 1943 ho visto distrutto e
fatto a pezzi l’antico coro dei monaci di Sant’Angelo. Il parroco è don An-
tonio Terzulli. A vergogna nostra!

Ruvo di Puglia, 29 giugno 2017


Festa dei santi Pietro e Paolo

Cleto Bucci

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30. lo spazio adiacente la chiesa di S. Angelo utilizzato per lo spettacolo dei fuochi artificiali
"alla bolognese" durante la Festa patronale di San Rocco e dei Santi Medici il 27 settembre 1939.
FRANCESCO lAuCIEllO

l’antico Presepe
della chiesa di Sant’Angelo a Ruvo di Puglia
un patrimonio da preservare
31. Anonimo pittore pugliese, Fondale da presepe, Sagrestia della chiesa di Sant’Angelo.
Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e pre-
para quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e
in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato
per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in
una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello43.
Nacque con queste parole, secondo Tommaso da Celano, la prima rap-
presentazione della Natività del Signore voluta da san Francesco d’Assisi
nella notte di Natale del 1223. Sebbene sia considerato l’inventore del pre-
sepio, il poverello non realizzò alcuna raffigurazione presepiale intesa in
senso moderno, ma volle che la Santa Messa fosse celebrata in un luogo si-
mile a quello in cui nacque il Salvatore con la sola partecipazione del bue
e dell’asinello, silenziosi attori dell’avvenimento. la mangiatoia, apposi-
tamente posizionata ai piedi dell’altare, rimase vuota per tutta la durata della
celebrazione, almeno fisicamente. Il biografo del santo, infatti, aggiunse
che uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra
che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si
avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione pro-
digiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù
veniva risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e il ricordo
di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria44.
Secondo un’altra tradizione, il vero fautore del presepio inteso in senso
“moderno” fu san Gaetano da Thiene, vicentino di nascita ma vissuto a

43
T. da Celano, Vita prima, cap. XXX, par. 84 ss.
44
Ibidem

93
Roma e a Napoli. Proprio nella città partenopea, Gaetano ebbe l’idea di co-
struire il primo presepio, ispirato dal famoso miracolo del Natale 1517 av-
venuto presso l’altare della Natività della basilica romana di Santa Maria
Maggiore. San Gaetano, come da lui stesso raccontato, andò in estasi da-
vanti all’altare ed assistette al miracoloso parto della Vergine, che, al ter-
mine, gli porse il Bambino Gesù tra le braccia. l’attribuzione a questo santo
dell’ideazione del primo presepe “alla napoletana” fu data da padre don
Gaetano Maria Magenis che nel 1726 descrisse la vita e le gesta miracolose
del santo:
Se si vuole conoscere l’origine di quegli artistici e commoventi presepi,
che nelle Feste natalizie del Signore s’espongono alla pia curiosità e de-
vozione dei fedeli, […] il primo autore di questi presepi, costui fu Gaetano,
quando abitava a Napoli; per la viva impressione che in questo santo restò
in seguito al privilegio ricevuto dalla Vergine Maria, […] il Santo si sentì
stimolato a costruire un presepe materiale, visibile a tutti, con quelle rap-
presentazioni che dicevamo, per rinnovare ogni anno il ricordo del grande
privilegio che aveva ottenuto a Roma, e per rendere più vive nel suo spirito
le fiamme dell’Amore divino, che poi intendeva diffondere nei cuori degli
altri. […] Questa invenzione del nostro Santo meritò tanto gradimento da
parte della città di Napoli, che negli anni seguenti la si vide introdurre
anche in altre chiese, e, passando poi di luogo in luogo, oggidì questo uso
si pratica quasi dappertutto, persino nelle case private45.
Favorita, quindi, dagli ordini religiosi che tentavano di accaparrarsene
l’idea primordiale, la pratica devozionale del presepe si diffuse presto in
tutto il Regno di Napoli e in tutta l’Italia, assumendo particolari specificità
locali, dettate dalla disponibilità di materie prime, dai gusti della commit-
tenza e dall’inventiva degli scultori artigiani.
Nelle chiese pugliesi i primi presepi sono documentati tra la fine del
Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, quando valenti scultori come
Stefano da Putignano, Nuzzo Barba e Paolo da Cassano46, utilizzarono la

45
G.M. Magenis, Vita di S. Gaetano Tiene patriarca de’ Chierici Regolari descritta dal
Padre D. Gaetano M.a Magenis, Venezia 1726
46
Per una storia del presepe in Puglia si veda: C. Gelao, B. Tragni, Il presepe pugliese arte
e folklore, Bari 1992

94
32. Il presepe allestito per il Natale 1973.
pietra per realizzare stupendi complessi di figure a tutto tondo ispirate ai
Vangeli, ai racconti della Natività degli Apocrifi e alle numerose opere
d’arte già presenti nelle chiese della regione47.
la diffusione di queste raffigurazioni presepiali consentì la nascita di
una tipologia di presepe popolare detta “pugliese” nella quale i pupi, com-
pletamente in terracotta, riproducono figure, forme e situazioni tipiche del
popolo del tacco d’Italia. Non vi sono urlatori, né facce teatrali né gesti en-
fatici: i personaggi hanno sempre posture ieratiche, di lavoro silenzioso o
di contemplazione, con gli occhi rivolti al cielo blu scuro che si staglia su
un brullo paesaggio murgiano, salentino o costellato di trulli.
lo svilupparsi del presepe “pugliese”, però, non contrastò l’avanzata
della spettacolarità barocca partenopea che, nelle case dei nobili o dell’alta
borghesia, pare essere stata molto in voga tra Seicento e Settecento. A Mol-
fetta, ad esempio, in casa De luca vi era un articolato presepe del 1670 di
provenienza napoletana48, ancora esposto fino ai primi anni Novanta del
Novecento. Sempre nella stessa città nella seconda metà dell’Ottocento
operò anche lo scultore napoletano Ferdinando Cifariello49, nella cui bottega
si formarono il figlio Filippo, Vito Fornari, Corrado Binetti50 e Mauro Picca
che modellarono numerosissimi pupi da presepio diffusi nelle case molfet-
tesi e dell’intera provincia di Bari.
Come nella vicina città portuale, anche a Ruvo di Puglia l’influenza na-
poletana ebbe la meglio, forse dovuta alla presenza in città di molte famiglie

47
Si veda, ad esempio, il presepe scolpito nel portale romanico della distrutta Cattedrale di
Terlizzi, opera di Anseramo da Trani. In questa raffigurazione viene ripresa l’usanza orientale
di raffigurare la Vergine distesa su una sorta di triclinio.
48
C. Gelao, B. Tragni, Il presepe pugliese arte e folklore, Bari 1992, p. 141
49
Ferdinando Cifariello aprì nel 1863 una bottega a Molfetta specializzata nella produzione
di presepi di cera, legno, cartapesta e terracotta. S. De Caro, M. Marrelli, W. Santagata, Pa-
trimoni intangibili dell'umanità. Il distretto culturale del presepe a Napoli, Napoli 2008, p.
146
50
Corrado Binetti (Molfetta 1858 - Milano post 1918) forse iniziò soltanto la sua formazione
presso Cifariello, completandola nella bottega di Fornari ormai autonomo. Binetti è autore
in Ruvo di Puglia della statua della Madonna Desolata (1907), portata in processione il Ve-
nerdì di Passione dalla Confraternita della Purificazione-Addolorata, e della statua dell’Ecce
homo, entrambe in San Domenico. Per un primo studio sulle opere di Binetti si veda: F. De
Nicolo, Quaresima e Settimana Santa a Terlizzi: storia ed iconografia di un rito, Terlizzi
2016, pp. 71-73

96
33. Due “pupi” del presepe di Sant’Angelo.
d’origine campana51. Nella seconda metà del Settecento, in concomitanza
con la riedificazione della chiesa di San Michele Arcangelo, in quel luogo
sacro fu composto e allestito il grandioso presepe dei Minori Osservanti, la
cui bellezza e armonia riecheggia fino ad oggi.
Di probabile provenienza napoletana52, la prima serie di pastori di
sant’Angelo è costituita da un numero non precisato di pupi, tutti con una
altezza compresa tra 40 centimetri e un metro e realizzati secondo la meto-
dologia di costruzione in vigore in quegli anni nella capitale del Regno. I
pupi sono costituiti da testa, mani e piedi in cartapesta e da arti in legno in-
nestati su un manichino realizzato con filo di ferro e stoppa. Questa struttura
modellabile consente di vestire i personaggi e di adeguarne la posizione
delle mani, così da far reggere alle donne del contado sporte con alimenti,
piccoli animali e fasci di grano, e agli uomini attrezzi agricoli, cibi e brocche
piene di vino rosso.
I diversi personaggi, le cui vesti originali si sono negli anni irrimedia-
bilmente perdute, indossavano abiti e accessori distanti nella foggia delle
vesti giudaiche in voga al tempo della nascita del Signore, ma ispirati agli
abiti popolari del sud Italia raccontati nei guazzi dei pittori Alessandro
D’Anna, Saverio Gatta, Antonio Berrotti e Stefano Santucci. Questi furono
inviati nelle province del Regno di Napoli per ritrarre i vestimenti tradizio-
nali indossati nelle diverse cittadine, così che il re potesse conoscere meglio
i suoi sudditi. le incisioni e i dipinti furono raccolti in diverse collezioni
poste a Napoli e in altre parti d’Italia. Tra le più corpose vi è quella detta
“Borbonica e lorenese”, oggi esposta in Palazzo Pitti a Firenze53, dove, tra
le altre, sono custodite anche le immagini raffiguranti l’uomo e la donna di
Ruvo abbigliati con gli abiti festivi in vigore nella seconda metà del XVIII
secolo54.
51
Solo per citarne alcune, provenivano dalla Campania: i Carafa, conti di Ruvo; gli Avitaya
da Castellammare di Stabia; i Fenicia da Ravello (Salerno); i Griffi da Benevento.
52
F. Di Palo, Il settecentesco presepe di S. Angelo, in Il Rubastino, 1984 - n.3, pp. 9-10
53
un catalogo dei guazzi e delle raffigurazioni di questa collezione è in: Napoli-Firenze e
Ritorno. Costumi popolari del Regno di Napoli nelle Collezioni Borboniche e Lorenesi, a
cura di M.C. Masdea e A.C. Perrotti, Napoli 1991.
54
I guazzi relativi alla città di Ruvo di Puglia sono stati pubblicati e descritti in: M. Congedo
(a cura di), Il costume popolare pugliese. Modi di vestire, bozzetti di vita, giochi di memorie
al tempo dei Borbone, Galatina 2003, p. 197, 198, 218.

98
Punto centrale di questo teatro sacro natalizio è, senza dubbio, la ca-
panna-grotta della natività. la Vergine, dal volto di una giovane donna con
una bellezza popolare e tutta meridionale, è inginocchiata, orante, al co-
spetto del Bambin Gesù, giuste le Revelationes di Santa Brigida che, in una
visione, descrisse così il momento della nascita: Quando si avvicinò il mo-
mento di partorire, ella si levò le scarpe e il mantello bianco, sciolse il velo,
lasciando ricadere sulle spalle i capelli d’oro; indi preparò le fasce e le de-
pose al suo fianco. Quanto tutto fu pronto si inginocchiò e cominciò a pre-
gare. Mentre ella così pregava con le braccia rivolte al cielo, il Bambino
fu improvvisamente nato, circonfuso da una luce così potente da sopraffare
quella del cero che Giuseppe reggeva55.
l’effige della Vergine, al contrario della povera Maria di Nazareth, ve-
stiva preziosi abiti, oggi sostituiti, interamente ricamati a mano e rappre-
senta uno dei pezzi più pregiati dell’intero presepe, assieme a san Giuseppe.
Il padre putativo del Signore, anch’egli in ginocchio, si presenta barbuto
e leggermente stempiato, segno dell’età avanzata. Stringe le mani al petto
e tiene col braccio un bastone ligneo semplicissimo, la stessa verga che fiorì
nel momento della sua indicazione divina quale sposo per la Vergine Maria.
Entrambi guardano fissi al riccioluto Bambino ligneo56 in fasce. Posto
in una mangiatoia improvvisata, è “riscaldato” dal fiato delle statue del bue
e dell’asino e ha una mano al petto e l’altra rivolta al cielo, quasi ringra-
ziando il Padre Eterno per averlo voluto mandare sulla Terra a redimere i
peccati del mondo.
Elemento imprescindibile e conclusivo della rappresentazione tradizio-
nale è la carovana orientaleggiante dei Magi. I tre re Gaspare, Melchiorre
e Baldassarre, partono dal punto più alto di ogni presepe con tutto il loro
seguito di dromedari, cammelli, servitori, guerrieri e indovini. Nel presepe
di Sant’Angelo, l’articolata composizione del corteo orientale sembra ri-
prendere le scene dipinte da Gaspar hovic nell’Adorazione dei Magi
(1613), realizzata per la cappella Avitaya della stessa chiesa.

55
Brigida di Svezia, Ciò che disse Cristo a santa Brigida. Le rivelazioni. San Paolo Editore,
2002
56
N. Stragapede, Arte e Religione nel ‘600 a Ruvo, in Il Rubastino, 1987 – n. 3, p. 13

99
34. Particolare del presepe allestito nel 1971.
Disposti lungo le strade di ghiaia e sabbia e lungo i dirupi creati dalla
carta-montagna, tutti gli altri personaggi concorrono a creare l’ambiente ti-
pico del contado pugliese e napoletano: pastori, forse ricordo dei transu-
manti abruzzesi, donne con il tipico copricapo lucano, fornai, bottegai,
panettieri e zampognari raccontano di mestieri che non esistono più e nar-
rano l’universalità del messaggio salvifico del Redentore che va al di là dei
tempi e degli spazi.
Questi pezzi d’arte, piccoli ma importanti, non sembrano aver avuto
necessità di tutela almeno fino al Novecento. Negli inventari redatti all’ini-
zio dell’Ottocento in occasione della soppressione del convento france-
scano, i pupi non sono neppure citati, come avviene anche per tante altre
opere d’arte “minori” destinate a scomparire in quella fase drammatica della
storia degli ordini religiosi nel Sud Italia.
Nella seconda metà dell’Ottocento il primitivo nucleo presepiale fu in-
tegrato con pezzi in terracotta raffiguranti animali, pastori e anche un frati-
cello francescano, realizzati a Ruvo nella bottega del figuraio Giuseppe
Caldarola57. Questa operazione rese il nostro presepe ancora più “monu-
mentale” e gli consentì di occupare quasi integralmente la chiesa tra la metà
di dicembre e il 3 febbraio58.
Tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del XX secolo, il presepe
fu abbandonato o probabilmente allestito in versione ridotta alla sola nati-
vità. Ne dà conto un cronista della Gazzetta di Puglia che nel 1925 scrive
del ritorno dell’antichissimo presepe allestito nella chiesa ruvese, in con-
comitanza con l’elevazione canonica dell’edificio sacro a parrocchia:
Da tempo remoto quella che era una nobile tradizione era stata abban-
donata. E quest’anno il neo-parroco don Gioachino De Palo, nell’antichis-
sima chiesa di S. Angelo, ha fatto sorgere un bellissimo ed artistico presepe,
con i personaggi simbolici di grandezza naturale. Tale esposizione durerà

57
Giuseppe Caldarola (1° luglio 1834 - 13 luglio 1911) era figlio del figulo Michele Cal-
darola e di Nicoletta Guastamacchia. Negli atti di matrimonio del 1864 viene indicato sem-
plicemente come contadino ma sappiamo che proseguì l’attività del padre. Si ringrazia
l’arch. Giuseppe Caldarola per le preziose indicazioni fornite.
58
Tradizionalmente nella città di Ruvo di Puglia il presepe rimane esposto nelle chiese e
nelle case fino al 3 Febbraio, solennità di San Biagio, patrono principale della città.

101
35. Il presepe di Sant’Angelo in una cartolina degli anni ‘20 del Novecento - edizioni Accolti Gil.

36. Visione panoramica del presepe allestito nel 1971 lungo il lato destro della chiesa.
fino al 3 gennaio59 e le funzioni religiose si succederanno per l’occasione.
Non possiamo non congratularci col molto reverendo De Palo, sicuri d’in-
terpretare i sentimenti della cittadinanza che tanto è appassionata a questa
manifestazione di devozione cristiana60.
Dal 1925, quindi, il presepe di Sant’Angelo tornò ad essere vivo e, nel
periodo natalizio, occupava gran parte del tempio. Fu stampata in quegli
anni la famosa cartolina doppia erroneamente intitolata “Antichissimo pre-
sepe RuVO DI PuGlIA nella Parrocchia di S. Maria degli Angeli (già S.
Michele)” e che mostra uno sguardo panoramico sul bel presepe che si
estendeva lungo tutto il lato destro della chiesa, occultando le attuali cap-
pelle del SS. Crocifisso, di San Francesco e del Sacro Cuore. Il presepe ter-
minava sul bussolone ligneo all’ingresso del tempio mentre l’altare per
celebrare i Divini Misteri era inglobato nella struttura e accanto ad esso, in
posizione preminente, vi era la grotta con la Sacra Famiglia, il bue, l’asi-
nello e qualche pastorello genuflesso.
la cartolina, della quale non abbiamo informazioni dettagliate sulla
data di emissione e sull’autore dello scatto, venne stampata in numerosi
esemplari e, probabilmente, favorì il diffondersi della notizia dell’antichis-
simo Presepe nelle città viciniori. la Gazzetta del Mezzogiorno del 1° Gen-
naio 1932, infatti, riporta che anche quest’anno è meta di pellegrinaggio
da parte della cittadinanza e dei paesi circonvicini la Chiesa di S. Angelo,
posta sulla ridente collina dalla quale immenso ed esteso si ammira il pa-
norama della nostra Puglia, e dove ogni anno, da tempo immemorabile, si
costruisce un artistico Presepe61. Parroco ed ideatore dell’allestimento di
quell’anno fu il canonico don Michele Angarano che venne elogiato dal-
l’articolista per i paesaggi e le scene domestiche tanto care al cuore umano,
scene e personaggi che trasportano in una mistica aura spirituale62.

59
Potrebbe trattarsi di un refuso dell’articolista poiché per usanza universale il Presepe deve
rimanere esposto almeno fino al 6 gennaio, giorno dedicato all’arrivo dei Magi alla grotta
di Betlemme.
60
Il presepe a Ruvo, in Gazzetta di Puglia, 29.12.1925, p. 8
61
Da Ruvo. Il Presepe alla chiesa di S. Angelo, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 1.1,1932,
p. 6
62
Ibidem

104
la bellezza e l’armonia del bel presepe settecentesco, però, non riusci-
rono a scongiurare un ulteriore periodo di abbandono. Tra la fine degli anni
Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, infatti, il presepe non fu più allestito
nella sua interezza: i pupi furono accatastati nei depositi della chiesa mentre
i pastori “migliori” furono prestati alla parrocchia del SS. Redentore. Come
si può vedere in una cartolina fotografica fatta stampare dalla parrocchia di
piazza Castello nel 1952, il presepe occupava tutto l’abside e ospitava alcuni
pupi riconoscibili anche nella prima cartolina del presepe di Sant’Angelo.
Il presepe di Sant’Angelo, allestito secondo la tradizione, rinacque nel
1970 su impulso del parroco don Paolo Cappelluti e grazie all’opera del
Gruppo Artistico Sant’Angelo. Furono recuperati gli “scheletri” dei pupi63
e furono affidati alle famiglie della parrocchia. Queste si occuparono di
confezionare nuove vesti, visto che le antiche erano ormai perdute o inuti-
lizzabili. Furono richiesti alla parrocchia del Redentore anche i pupi lì de-
positati che ritornarono così alla loro casa d’origine.
Il presepe allestito quell’anno si presentava imponente per le sue non
comuni proporzioni64 ma non in contrasto con il materiale adoperato65. la
struttura, che occupava il lato sinistro e l’abside della chiesa, era realizzata
con assi di legno che, sapientemente appoggiati alle pareti, davano alla carta
da pacchi “sporcata” con tonalità calde, il caratteristico effetto montagna,
oggi ottenuto accartocciando i tristi rotoli stampati in serie di carta-monta-
gna.
Il presepe ottenne numerose attestazioni di stima e riuscì ad attirare
anche numerosi turisti della provincia, che hanno così avuto modo di co-
noscere il nostro paese66. Nel 1971 l’iniziativa fu replicata con una nuova
struttura: per quell’anno il presepe occupò il lato destro, partendo dall’in-

63
Non ha trovato riscontro la tradizione popolare che suole dire che negli anni Sessanta del
Novecento alcuni pupi di Sant’Angelo siano stati bruciati perché colpiti dalle tarme.
64
Un grandioso Presepe a Ruvo nella chiesa di S. Angelo, in La Gazzetta del Mezzogiorno,
27.12.1970, p. 15. lo stesso articolo propone alcuni dati tecnici: lunghezza del fronte metri
112; altezza massima metri 10; profondità massima metri 11; altezza delle statue centimetri
90.
65
Ibidem
66
N. jurilli, L’arcaico sapore del Natale Rubastino, anno 1971-n.1, p. 7

105
gresso fino all’altare maggiore. Il visitatore che entra in chiesa per ammi-
rarlo è obbligato ad attraversare alcune caverne e grotte che sono parte
integrante del presepe stesso. All’uscita di queste si trova di fronte a mon-
tagne, a boschi ed infine alla capanna del Divin Redentore, realizzata con
tufi e tegole e collocata alla periferia di Betlemme, che occupa l’intera ab-
side della seicentesca chiesa67. Il presepe fu realizzato su idea di Mimmo
Scarongella, con la direzione di Cleto Bucci e vide la partecipazione di un
folto gruppo di giovanissimi del Gruppo Artistico della parrocchia di San
Michele Arcangelo68. Il monumentale presepe fu visitato da oltre cinquan-
tamila persone tra le quali anche mons. Aurelio Marena, allora vescovo di
Ruvo e Bitonto che si congratulò con gli ideatori69.
Negli anni successivi il presepe di Sant’Angelo continuò ad occupare
l’aula liturgica con novità che, di anno in anno, rendevano la rappresenta-
zione sempre più spettacolare e di impatto. Significativa l’esperienza del
1973 che consentiva ai visitatori di “entrare” nella capanna della natività
dove erano presenti diverse scene e l’altare per la celebrazione liturgica,
quasi a voler riproporre il primo presepe del santo di Assisi.
Nel frattempo, il parroco don Paolo Cappelluti volle iniziare a restaurare
i pupi per preservarli nel tempo. I primi interventi di restauro furono avviati
già al momento della “riscoperta” dei pastori e furono condotti da artigiani
della vicina Terlizzi ma, alla metà degli anni Settanta, si pensò di eliminare
le vesti in tessuto sostituendole con strutture in cartapesta su cui erano in-
nestati i volti e le mani originali. Il presepe che vediamo oggi, quindi, si di-
scosta molto da quello originario settecentesco di matrice napoletana e ha
assunto le caratteristiche tipiche dei presepi di matrice salentina.
Durante gli anni Ottanta il presepe divenne rinomato elemento di attra-
zione nell’ambito delle manifestazioni del Natale rubastino e, con accorgi-

67
Ruvo – Una chiesa trasformata in Presepe, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 23.12.1971,
p. 15
68
Collaborarono alla realizzazione, tra gli altri: luciano Di Gioia, Rocco lauciello, Rocco
Minafra, Dino Damiani, Franco Scolamacchia, Gigi Ippedico, Gino Distaso, Mimmo loja-
cono, Michele Bucci, Francesco e Pino Curci, Aurelio Cantatore.
69
Migliaia di visitatori ai presepi, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 7.01.1972, p. 15

106
37. la grotta della Natività e scene di vita popolare allestite tra il presbiterio
e l’altare dell’Immacolata - 1987.
menti scenografici, tentava di portare la nascita del Salvatore nel brullo e
aspro habitat murgiano con tegole recuperate da masserie abbandonate, es-
senze arboree, muretti a secco e piccoli trulli e casedde70.
Alla fine degli anni Ottanta, forse a causa dell’allontanamento di molti
giovani dall’ambiente parrocchiale, la tradizione pian piano si affievolì: i
presepi diventavano sempre più piccoli finendo per ridursi alla sola natività
e a pochi pastori71. Si dirà in merito in un articolo apparso sul Rubastino:
del tutto scomparsa è la costruzione dell’immenso presepe che i francescani
costruivano nella chiesa di Sant’Angelo. Chi entrava si sentiva immerso in
un ambiente natalizio, quasi partecipe di quelle scene di vita rappresentate
tutt’intorno nelle grotte, nelle stalle e all’aperto72.
Negli ultimi anni, anche dopo la scomparsa di don Paolo Cappelluti, il
neonato gruppo giovanile parrocchiale ha voluto ridar vita al grande presepe
di Sant’Angelo occupando, seppur parzialmente e con tecniche diverse, una
parte considerevole del tempio sacro all’Arcangelo apparso sul Gargano.
l’opportunità, più volte manifestata73, di salvare e ricostruire in una
sede permanente il presepe settecentesco di Sant’Angelo, appare necessaria
per preservare dall’oblio questa antica testimonianza di storia e arte “mi-
nore” rubastina.

70
Si rimanda, seppur in modo esemplificativo, agli articoli de La Gazzetta del Mezzogiorno
pubblicati il 23.12.1975 p. 15, 23.12.1981 p. 8, 24.12.1981 p. 11, 04.01.1983 p. 10,
10.01.1991 p. IV.
71
F. Di Palo, Il settecentesco presepe di S. Angelo, cit., p. 10
72
N. Stragapede, Natale sempre più lontano dalle tradizioni popolari, in Il Rubastino, anno
2006 n. 4, p. 21.
73
F. Di Palo, Il settecentesco presepe di S. Angelo, cit., p. 10

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Chiuso in tipografia il 15 ottobre 2017
Finito di stampare il 30 novembre 2017

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