Sei sulla pagina 1di 15

lOMoARcPSD|6200507

Relazione Caso Clinico Infermieristica II ANNO

Scienze infermieristiche e ostetriche (Università di Pisa)

StuDocu is not sponsored or endorsed by any college or university


Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)
lOMoARcPSD|6200507

RELAZIONE CASO CLINICO - ALESSANDRA MANNUCCI - INFERMIERISTICA II ANNO 2013/14

PRESENTAZIONE DEL CASO

La paziente di anni 80 entra in Pronto Soccorso. Riferisce caduta accidentale e dolore locale alla spalla
destra e al femore destro.

In seguito all’esame obiettivo all’ingresso, comprendente RX, esami ematici, ECG e Tac, si evidenzia la
presenza di arto destro accorciato ed extra rotato, nessun deficit vascolare, impotenza funzionale della
spalla destra.

L’anamnesi patologica remota descrive una avvenuta PTG (protesi totale ginocchio) a destra di cinque anni
fa e episodio di scompenso cardiaco in passato. La paziente nega allergie a farmaci o metalli. La paziente è
affetta da BPCO.

La paziente viene ricoverata nell’Unità Operativa di Ortopedia.

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

ACCERTAMENTO INFERMIERISTICO

ACCERTAMENTO INFERMIERISTICO DI BASE ALL’INGRESSO DEL PAZIENTE ATTO A RILEVARE LE


ALTERAZIONI DEI MODELLI FUNZIONALI DI SALUTE

DI M. GORDON

Data____________________ Ora di arrivo____________________


Persona da contattare ______________________Telefono _____________________

PROVENIENZA DA:  casa da solo  casa con parenti  struttura per lungodegenti
altro__________________________________

TIPO DI RICOVERO:  programmato  urgen te trasferito da _______________________

MODO DI ARRIVO:  sedia a rotelle  barella  a piedi

MOTIVO DEL RICOVERO: __________________________________________________________

__________________________________________________________________________________

ULTIMO RICOVERO IN OSPEDALE: Motivo _________________________________________


______________________________________________________________ data_______________

DIAGNOSI MEDICA : ______________________________________________________________

__________________________________________________________________________________

DOCUMENTAZIONE PERSONALE: __________________________________________________

__________________________________________________________________________________

FARMACI CONSEGNATI ALL’ARRIVO:

FARMACI DOSAGGIO ULTIMA DOSE FREQUENZA

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

SCHEDA VALUTAZIONE INFERMIERISTICA

Le condizioni generali della paziente sono buone e l’aspetto è rilassato.

La reazione al ricovero è di accettazione ed è sveglia, vigile e orientata.

La respirazione è eupnoica e presenta un colorito roseo.

Ha deficit motori causa frattura per trocanterica femore destro e frattura omero destro.

Riferisce di avere un sonno regolare.

Presenta normoacusia e vista normale, non possiede occhiali correttivi.

La paziente è parzialmente autonoma nell’igiene personale e non ha disturbi della parola.

Riferisce di avere un alvo regolare e continente così come la diuresi.

La paziente è portatrice di catetere vescicale dal ch 18 e di catetere venoso periferico.

Nell’alimentazione la paziente dimostra di essere autosufficiente.

Non è affetta da diabete.

Non è portatrice di pace maker.

SCALA DI CONLEY: valutazione di rischio cadute

Istruzioni: le prime tre domande devono essere rivolte solo al paziente: possono essere rivolte ad un

familiare od al caregiver o all'infermiere, solo se il paziente ha severi deficit cognitivi o fisici che gli

impediscono di rispondere. Barrare il valore corrispondente alla risposta fornita. Sommare i valori positivi.

La risposta "Non so" è da considerare come risposta negativa.

SI’ NO

Precedenti cadute (domande al paziente/caregiver/infermiere)

C1 - E’ caduto nel corso degli ultimi tre mesi? 2 0

C2 - Ha mai avuto vertigini o capogiri? (negli ultimi 3 mesi) 1 0

C3 - Le è mai capitato di perdere urine o feci mentre si recava in bagno?

(negli ultimi 3 mesi) 1 0

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

Deterioramento cognitivo (osservazione infermieristica)

C4 - Compromissione della marcia, passo strisciante, ampia base d’appoggio,

marcia instabile. 1 0

C5 - Agitato (Definizione: eccessiva attività motoria, solitamente non

finalizzata ed associato ad agitazione interiore. Es: incapacità a stare

seduto fermo, si muove con irrequietezza, si tira i vestiti, ecc.). 2 0

C6 - Deterioramento della capacità di giudizio / mancanza del senso del

pericolo. 3 0

TOTALE _______

NOTE: utilizzo del deambulatore in casa e fuori.

SCALA DI BRADEN: valutazione del rischio ulcere da pressione

La paziente non presenta lesioni all’ingresso.

SCALA DI BRADEN DATE


RILEVAZIONI
Variabili 4 3 2 1
Percezione Non limitata Leggermente Molto limitata Totalmente
sensoriale limitata limitata
Umidità Raramente Occasionalmente Spesso Costantemente
bagnato bagnato bagnato bagnato
Attività Cammina Cammina In poltrona allettato
frequentemente occasionalmente
Mobilità Limitazioni Parzialmente Molto limitata Completa
assenti limitata immobilità
Nutrizione eccellente adeguata Probabilmente Molto povera
inadeguata
Frizione e Senza problemi Problema problema
scivolamento apparenti potenziale
Rischio se inferiore o uguale a 16 Indice di Braden =

Essendo la paziente totalmente allettata e con mobilità molto limitata presenta un punteggio inferiore a 16
e quindi è a rischio. Si procede con l’utilizzo dei presidi adeguati (MAD)

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

SCALA VNS: valutazione del dolore numerica verbale

0 ….. Corrisponde all’assenza di dolore,

10 ….Corrisponde al massimo dolore immaginabile,

4 …..Corrisponde al valore soglia a partire dal quale deve essere impostata/modificata la terapia
farmacologica specifica.

La rilevazione va effettuata all’ingresso del paziente nel reparto chirurgico (inclusi i pazienti con
deterioramento cognitivo).

La rilevazione deve essere effettuata almeno ogni 4 ore, annotando l’orario della stessa,contestualmente
alla rilevazione dei parametri vitali.

Rilevazioni aggiuntive devono essere effettuate se il paziente segnala la presenza di dolore, in tal caso la
rilevazione va ripetuta entro 30 minuti dalla somministrazione di analgesico e successivamente ogni ora
fino alla stabilizzazione del paziente.

La valutazione del dolore, effettuata con scala numerica verbale è trascritta con il relativo valore numerico
nella cartella clinica del paziente

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

DIAGNOSI INFERMIERISTICA

1. Prevenzione complicanze dell’allettamento: lesioni da decubito (rischio valutato con strumento di


misura di scala di Braden), infezioni respiratorie e urinarie e trombosi venose profonde

2. Prevenzione disidratazione e garantire nutrizione adeguata.

3. Prevenzione delle cadute (rischio valutato con strumento di misura di scala di Conley)

PIANIFICAZIONE INFERMIERISTICA
GLI OBIETTIVI

1. Mobilizzazione precoce, nel letto prima della dimissione, per prevenire le complicanze
dell’allettamento
a) -Trombosi venose profonde
b) -Infezioni respiratorie e urinarie
c) -Lesioni da decubito: applicare materassino antidecubito
d) -Decondizionamento muscolare con aggravamento della ipotrofia e perdita dello schema
motorio del cammino

2. Contenimento della sintomatologia dolorosa

3. Contenimento della disabilità cercando di ripristinare la precedente autonomia, vincendo la


frequente paura di cadere

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

PIANIFICAZIONE INFERMIERISTICA E ATTUAZIONE

INTERVENTI INFERMIERISTICI EROGATI


Rilevati parametri vitali: stabili e nella norma. Eseguita procedura di inserimento catetere vescicale e catetere
venoso periferico. Somministrata terapia secondo STU: applicata terapia antalgica e ossigenoterapia segnata al
bisogno. La paziente riferisce dolore acuto e persistente; rivalutazione del dolore ripetuta dopo 30 minuti e dopo
ogni ora. La paziente ha evacuato abbondantemente, assicurate cure igieniche. Richieste sacche ematiche che
potranno essere utilizzate dopo operazione chirurgica di protesi del femore. Praticati esami del sangue.

La paziente è in attesa di intervento chirurgico in mattinata.

La paziente è in stato di digiuno. Attuata preparazione preoperatoria ( prima di essere accompagnati in sala
operatoria bisogna indossare il camice, la cuffia per i capelli; si raccomanda di togliere le dentiere e i ponti mobili
per evitare la loro rottura durante le manovre di intubazione anestesia o la loro accidentale ingestione; - le
protesi acustiche; - le lenti a contatto; - i monili (anelli, bracciali, orologi, eccetera); - il trucco sul volto e lo smalto
sulle unghie perché possono impedire agli operatori di effettuare una corretta valutazione dello stato di
ossigenazione dei tessuti durante le varie fasi dell’intervento; si esegue tricotomia).

La paziente rientra dalla sala operatoria alle ore … Paziente in osservazione: rilevati parametri vitali buoni;
prestate dovute cure assistenziali (sistemata coperta sul letto e rincuorata e informata sulle condizioni e tempo di
degenza)

Praticato clisma evacuativo e praticate cure igieniche.

Medicata la ferita chirurgica nella sede femorale adottando le misure corrette di mobilizzazione: quando si ruota
il paziente sul fianco sano porre cuscino tra le gambe in modo da non provocare movimenti pericolosi per arto
inferiore operato

La spalla in seguito a frattura omero destro è in fase di immobilizzazione postchirurgica quindi sistemato tutore.

Richiesta consulenza cardiologica. Eseguiti esami ematici per verificare che valore di emoglobina non sia calato e
siano necessarie sacche di sangue già precedentemente richieste e disponibili.

Paziente ha riposato. Probabile dimissione, in attesa dell’Unità Operativa dell’Ospedale di Comunità.

Paziente oggi dimessa e trasferita all’Unità Operativa di Ospedale di Comunità.

Verrà seguita successivamente dai medici ortopedici e dai fisioterapisti per effettuare medicazioni e controlli
periodici e praticare riabilitazione.

VALUTAZIONE INFERMISTICA OBIETTIVI

Gli obiettivi sono stati raggiunti positivamente poiché sono state evitate le complicanze derivanti dalla
condizione di allettamento durante la degenza e la paziente è stata mobilizzata.

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

PROCEDURA EMOTRASFUSIONE

Scopo

• La trasfusione di emoderivati è un atto terapeutico : il medico di reparto ne stabilisce l’indicazione.

Le principali indicazioni sono:

• sostituzione volume del sangue

• aumentare la capacità di trasporto d’ossigeno

• sostituzione dei fattori di coagulazione

Si intendono per emoderivati citati nella seguente procedura : emazie concentrate, plasma e concentrati
piastrinici

Preparazione del materiale

1 paio di guanti non sterili

1 sacca di emoderivati

1 deflussore specifico per emoderivati

cartella clinica

Sequenza degli atti

o Identifica il paziente
o Informa il paziente e spiega in modo semplice la procedura Rispetto del diritto all’informazione;
fondamentale al fine di ottenere il consenso e la piena collaborazione durante la procedura.
o Assicura la privacy Rispetto della dignità della persona assistita
o Alza il letto ad una altezza comoda per lavorare
o Verifica che i dati anagrafici corrispondano a quelli riportati sulla sacca di emoderivati in modo da
prevenire l’errore di identificazione ed evitare di infondere una sacca errata
o Accerta che in cartella clinica sia presente il consenso alla trasfusione firmato dal paziente
o Il paziente è tenuto ad esprimere per iscritto il consenso a ricevere emoderivati in quanto
procedura non esente da rischi
o Collabora con il medico che accerta la corrispondenza tra i dati del paziente e quelli riportati sulla
sacca e annoti la manovra in cartella clinica

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

o Esegue il lavaggio antisettico delle mani e indossa i guanti. Un corretto lavaggio antisettico delle
mani previene la trasmissione di microrganismi
o Controlla che la sacca sia integra e priva di anomalie Escludere anomalie nell’aspetto e nel colore
(data di scadenza, mancata integrità della sacca, fuoriuscita del contenuto, coaguli, segni di emolisi)
o Si accerta che la sacca sia a temperatura corretta in quanto le unità di emazie concentrate vanno
infuse entro 30 minuti dal ritiro dal Servizio trasfusionale o dopo 30 minuti a temperatura ambiente
se la sacca era posta nella frigo emoteca di reparto.
o Le unità piastriniche e le unità di plasma vanno trasfuse nel più breve tempo possibile dall’arrivo in
reparto
o La conservazione scorretta può alterare le caratteristiche chimico fisiche rendendo l’emoderivato
inefficace o anche dannoso
o Introduce il deflussore nella sacca facendo fuoriuscire tutta l’aria
o Si accerta che il paziente sia portatore di un catetere venoso idoneo; in caso contrario reperisce un
accesso venoso secondo procedura
o E’ preferibile infondere l’emoderivato tramite accesso venoso di grosso calibro ( almeno 20 gauge)
al fine di evitare l’emolisi
o Raccorda il deflussore alla via venosa e iniziare l’infusione in presenza del medico
o Il medico inizia la trasfusione e rimane nelle immediate vicinanze per i primi 10-15 2 minuti
o Informa il paziente di riferire immediatamente l’eventuale insorgenza di sintomi quali
arrossamento,brivido, prurito, dispnea, palpitazioni, sensazione di malessere generalizzato o dolore
nel punto di venipuntura.
o Individuare il più precocemente possibile eventuali reazioni trasfusionali e stravaso nella sede dell’
accesso venoso.
o Controlla nei primi 15 minuti che il paziente non mostri segni di reazione trasfusionale regolando la
velocità del sangue in modo da non superare le 30 gocce al minuto
o Successivamente se non sono comparsi sintomi indicativi di reazione trasfusionale aumenta la
velocità dell’infusione in modo da infondere in 60 minuti una sacca di emazie concentrate e in 45
una sacca di piastrine
o Al termine della trasfusione eliminare la sacca applicando una delle due etichette identificanti la
sacca in cartella clinica e inviare nell’apposito modulo al servizio trasfusionale la 2° etichetta per
comunicare l’avvenuta trasfusione.
o La trasfusione è un atto terapeutico e come tale va segnalato in cartella clinica.
o E’ un obbligo di legge comunicare al servizio trasfusionale l’avvenuta trasfusione.
o Riordina il materiale, smaltisce i rifiuti negli appositi contenitori
o Rimuove i guanti.
o Lavaggio delle mani.
o Annota la procedura in cartella infermieristica.

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

PROCEDURA GESTIONE CATETERE VENOSO PERIFERICO

I Cateteri venosi periferici (CVP) sono i dispositivi più usati per l’accesso vascolare. L’accesso venoso
periferico (AVP) permette il collegamento tra la superficie cutanea e una vena del circolo periferico:
basilica, cefalica o in caso d’urgenza la giugulare esterna. I cateteri venosi periferici sono realizzati con
materiale biocompatibile (teflon, poliuretano, silicone) assemblato in modi diversi secondo la specificità.

Sono indicati per terapie a breve termine o per terapie intermittenti.


Una buona gestione del catetere può aiutare a prevenire infezioni sia locali sia sistemiche.

Caratteristiche del CVP


I cateteri venosi periferici devono garantire la stabilità dell’accesso venoso, la massima biocompatibilità e la
protezione da complicanze infettive e trombotiche. Inoltre deve essere possibile l’uso discontinuo.

La misura del diametro esterno di un catetere è espressa in french (1 french corrisponde a 3 mm), la misura
del diametro interno è indicata in gauge (corrisponde al numero di cateteri che entrano in un cm2), mentre
la lunghezza del catetere è espressa in centimetri.

Procedure di inserimento
Le modalità di accesso a una via periferica vanno dalla puntura venosa estemporanea con ago a farfalla
(butterfly) fino all’incannulamento.

L’ago a farfalla può essere usato per terapie infusive sporadiche o di breve durata. Inoltre può essere usato
per il prelievo del sangue in pediatria. L’incannulamento invece viene usato di solito per terapie infusive
continue o ripetute più volte nell’arco della giornata.

La vena può essere scelta:

o in cieco, preferendo una vena superficiale, facilmente rintracciabile e di sufficiente turgore;


o con l’ausilio di un ecografo a sonda piccola per agevolare l’inserimento del catetere
(questo metodo si usa in genere con il catetere Mid Line®).

10

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

Posizionamento del Catetere


o La scelta della vena e le modalità di posizionamento del catetere possono condizionare il risultato
della terapia infusionale.
o Ogni volta che si procede all’incannulamento di una vena periferica bisogna verificare che le vene:

o siano superficiali, palpabili e sufficientemente sviluppate;


o non siano dolenti, non presentino ematomi, e non siano sclerosate.

E’ preferibile non usare le vene di un braccio edematoso o ipofunzionante (ovvero braccia con problemi
neurologici, plegici, o che abbiano subito uno svuotamento ascellare in seguito a mastectomia).
E’ bene scegliere il braccio non dominante per evitare di rendere il paziente dipendente od ostacolarne i
movimenti così come è meglio non utilizzare vene vicine alle articolazioni mobili, per ridurre il rischio di
fuoriuscita del catetere dalla vena.

Bisogna inoltre utilizzare cateteri di calibro inferiore rispetto alla vena scelta per ridurre il rischio di flebite.

Negli adulti è meglio posizionare il catetere negli arti superiori. Nel caso sia stato necessario metterlo in un
arto inferiore occorre riposizionarlo appena possibile.

Nei bambini piccoli invece le sedi migliori per il posizionamento del catetere sono le mani, il dorso del piede
e il cuoio capelluto.

Si raccomanda inoltre di non radere il punto destinato alla puntura venosa perché la rasatura può facilitare
lo sviluppo di un’infezione attraverso la moltiplicazione di batteri nelle microabrasioni che si possono
creare; le zone molto pelose vanno eventualmente rasate con forbici, creme depilatorie o rasoi elettrici.

Scelta dei farmaci da somministrare


Alcune soluzioni endovenose possono causare la formazione di emboli oppure favorire la comparsa di
flebite. Per ridurre questi rischi bisogna somministrare soluzioni che abbiano un pH prossimo a quello del
sangue (pH 7,35-7,45) e un’osmolarità inferiore a 600 mosm/l.

Il rischio di flebite aumenta quando il pH e l’osmolarità della soluzione endovenosa differiscono da quella
del sangue. Nelle vene periferiche possono essere somministrate soluzioni con osmolarità non superiore a
600 mosm/l e pH compreso tra 5 e 9. E’ sempre preferibile prendere una vena di grosso calibro e chiedere
al paziente se avverte dolore o bruciore durante la somministrazione del farmaco.

Gestione del Catetere Venoso Periferico


Prima e dopo qualsiasi procedura clinica, come per esempio l’inserimento del catetere, il cambio della
medicazione e la palpazione è fondamentale lavarsi le mani. L’uso dei guanti non sostituisce il lavaggio delle
mani. Qualora non sia possibile lavarsi le mani con acqua e saponi antisettici si possono utilizzare creme o
gel senz’acqua a base alcolica.

E’ necessario rispettare la tecnica asettica per l’inserimento e la gestione del catetere venoso periferico.

Se applicando l’antisettico non viene toccato il sito d’inserimento è possibile indossare guanti puliti, in caso
contrario bisogna usare guanti sterili.

Per l’inserimento di un catetere venoso periferico si raccomanda di utilizzare come antisettico la clorexidina
al 2% in alcol, in alternativa si può usare lo iodiopovidone al 10% o alcol al 70% purché vengano rispettati i

11

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

tempi di efficacia del prodotto secondo le indicazioni dell’azienda produttrice. Per ridurre il rischio di flebite
si deve riposizionare il catetere ogni 72-96 ore. Se però il patrimonio venoso è limitato e non vi sono segni
obiettivi di flebite il catetere può essere lasciato in sede più a lungo. In questo caso è necessario tenere
sotto stretto controllo il paziente e il sito di inserimento. Bisogna rimuovere subito il catetere quando si
sospetta una flebite e quando il catetere non è più necessario.

Quando un catetere viene inserito in emergenza bisogna riposizionarlo al massimo entro 24 ore perché
potrebbero non essere state seguite tutte le procedure di asepsi.

Se non viene usato, il catetere può essere lavato con soluzione fisiologica senza eparina purché si usi la
tecnica appropriata. Il catetere deve essere lavato con 10 ml di soluzione fisiologica con chiusura in
pressione positiva. I cateteri lavati con questa metodica rimangono pervi come quelli lavati con eparina.

Per ridurre il rischio di infezioni si consiglia di rispettare i tempi stabiliti dal produttore per rimuovere i
cateteri.

Nei pazienti pediatrici, in assenza di complicanze si può lasciare il catetere in sede fino al termine della
terapia endovenosa, perché nei bambini è più difficile trovare vene periferiche per riposizionarlo.

Medicazioni
Le indicazioni da seguire per una corretta medicazione dipendono dal tipo di catetere usato.

Quando si usa un catetere a medio termine la prima medicazione deve essere fatta con garza sterile e
cerotto e deve essere sostituita dopo 24 ore con una medicazione trasparente in poliuretano, per poter
controllare il sito di inserimento. Le medicazioni successive devono essere rinnovate ogni 7 giorni. Se si
utilizzano garza e cerotto la sostituzione deve avvenire ogni 72 ore.

Con i cateteri a breve termine si devono usare medicazioni in poliuretano trasparente per controllare il sito
di inserimento. Visto che non si tratta di un impianto invasivo non è necessaria la sostituzione della prima
medicazione dopo 24 ore.

Le medicazioni in poliuretano trasparente sono raccomandate poiché permettono l’ispezione visiva e


sistematica del sito di inserimento.

Se il paziente suda abbondantemente o il sito di accesso sanguina è consigliabile fare la medicazione con
garza e cerotto traspirante, da rinnovare ogni 24 ore.

Se il paziente è intollerante o allergico conviene usare garza e cerotto anziché le medicazioni in poliuretano
trasparente anche se il sito di inserimento non ha secrezioni. La medicazione deve essere cambiata ogni 72
ore.

Il sito di inserimento deve essere controllato e palpato ogni 24 ore indipendentemente dalla situazione
clinica del paziente e dal momento in cui è stato inserito il catetere, per poter essere pronti a intervenire in
caso di complicanze. L’infermiere deve sempre registrare l’ispezione, anche se negativa.

12

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

Complicanze legate all’utilizzo di un CVP

Flebite
La flebite è l’infiammazione di una vena e in particolare dello strato più interno, la tonaca intima. Esistono 3
tipi di flebite:

o meccanica, da instabilità dell’accesso venoso;


o chimica, da farmaci, per esempio ferro, cloruro di potassio e farmaci citostatici;
o infettiva, da contaminazione batterica, per esempio per scorretta gestione dell’accesso venoso,
inadeguato lavaggio delle mani, contaminazione della cute circostante.

Spesso la flebite si accompagna a un processo trombotico (tromboflebite o flebotrombosi).


I sintomi di flebite sono: dolore lungo il decorso della vena, eritema, arrossamento persistente nel punto di
inserimento del catetere, edema che può coinvolgere tutto l’arto e ipertermia locale. La presenza di uno
solo di questi sintomi deve fare pensare all’inizio di un processo infiammatorio. Anche il rallentamento del
flusso di infusione è un possibile segno di infiammazione.
In caso di flebite è necessario interrompere la terapia infusionale, rimuovere l’agocannula e posizionarla in
un altro accesso venoso. Non si deve irrigare la vena. Occorre informare il medico, annotare su un registro
l’evento e applicare il ghiaccio sulla zona per ridurre il dolore, se presente. L’utilizzo di pomate è
sconsigliato perché non ci sono prodotti specifici.

La flebite si risolve spontaneamente nel giro di qualche giorno ma può esitare in una trombosi con
successive sclerosi che rende inutilizzabile la vena.

Infezione del sito di inserimento

Per infezione del sito di inserimento si intende la penetrazione di germi patogeni.


I segni e i sintomi dell’infezione sono: dolore, eritema, gonfiore nel punto di inserimento e secrezione
maleodorante.

Gli interventi da attuare sono analoghi a quelli che si mettono in atto in caso flebite. Inoltre si deve fare un
esame batteriologico della punta dell’agocannula e ricoprire il punto di accesso con garze sterili dopo aver
disinfettato con un antisettico, per esempio iodiopovidone o clorexidina al 2%).Dopo l’analisi batteriologica
si può valutare se applicare una pomata antibiotica.

Infiltrazione

L’infiltrazione è l’involontaria somministrazione sottocute di un farmaco o di una soluzione non vescicante.


I sintomi di infiltrazione sono: dolore, edema dell’arto, gonfiore, pallore del sito di inserimento,
rallentamento della velocità di infusione, assenza di reflusso ematico nel catetere con flebo abbassata sotto
il livello del corpo del paziente.Gli interventi da attuare sono gli stessi della flebite. Il trattamento dipende
dalla gravità dell’infiltrazione.

Stravaso
Lo stravaso è la fuoriuscita involontaria di un farmaco o di un liquido da una vena nel tessuto sottocutaneo.
I sintomi di stravaso sono simili a quelli dell’infiltrazione con la differenza che in corrispondenza del sito di
inserimento del catetere e delle zone limitrofe sono presenti arrossamento e calore.

In caso di stravaso è necessario interrompere la terapia infusionale e informare il medico. Non bisogna
rimuovere l’accesso venoso prima di aver aspirato la maggior quantità possibile di farmaco. In genere
l’infiammazione viene trattata con iniezioni sottocutanee in situ di cortisone, con impacchi caldi o freddi

13

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)


lOMoARcPSD|6200507

(secondo il tipo di farmaco e le indicazioni dell’azienda produttrice) e riposizionando il catetere in un altro


accesso venoso.

La somministrazione ulteriore di farmaci dipende dalla gravità dello stravaso. L’infermiere deve sempre
prendere nota dell’evento sul registro infermieristico.

Sostituzione delle linee infusionali

Quando si sostituiscono le linee infusionali è obbligatorio lavarsi le mani con sapone antisettico oppure con
gel a base alcolica. L’uso dei guanti non deve escludere il lavaggio delle mani all’inizio e al termine della
procedura.

Le linee guida del 2002 dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta consigliano l’utilizzo
di guanti sterili nella gestione dei cateteri venosi periferici oppure di guanti puliti se l’operatore è in grado
di eseguire la procedura senza toccare il sito di inserimento (metodo no-touch).

Se non vi sono complicanze i set d’infusione vanno sostituiti ogni 72 ore. Se però le linee infusionali sono
state utilizzate per la somministrazione di sangue o emoderivati e soluzioni lipidiche vanno sostituite entro
24 ore dall’inizio dell’infusione o al termine di ogni sacca.

Raccomandazioni

o Usare i cateteri di media lunghezza (Mid line®) quando la durata della terapia è superiore ai 6
giorni.
o Negli adulti inserire il catetere solo negli arti superiori e non in quelli inferiori.
o Se è stata usata la vena di un arto inferiore riposizionare appena possibile il catetere in una vena
degli arti superiori.
o Nei pazienti pediatrici usare come sito di inserimento del catetere le mani, il dorso del piede, o il
cuoio capelluto.
o Limitare il numero di rubinetti, così facendo si riduce il rischio d’infezione.
o Fare una copertura del punto di raccordo fra catetere venoso e linee infusive con garza (o telino)
sterile e cerotto per una maggiore protezione del punto di connessione.
o Fare una copertura dei rubinetti a 3 vie con garza (o telino) sterile per garantire una maggiore
protezione delle vie diaccesso.
o Sostituire la linea infusionale (deflussore, prolunga e rubinetti) usata per liquidi semplici ogni 72
ore.
o Sostituire la linea infusionale usata per la nutrizione parenterale totale (NPT) ogni 24 ore oppure
ogni qualvolta vienecambiata la sacca perché le soluzioni di lipidi, aminoacidi e le soluzioni
glucosate ad alta concentrazione favorisconolo sviluppo e la crescita della flora microbica.
o Sostituire la linea infusionale usata per emotrasfusioni o emoderivati a ogni sacca: per garantire la
sterilità della sacca ogni perforatore del deflussore deve bucare una sola sacca.
o Educare il paziente affinché il sistema infusionale non venga a contatto con superfici sporche (per
esempio il pavimento quando il paziente scende dal letto): il paziente informato è il miglior
controllore di se stesso e delle azioni che altri compiono su di lui.

14

Downloaded by Giulia Vizza (vizzagla@gmail.com)