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I.C.

Rita Levi Montalcini-Chiaravalle (AN)

Scuola Secondaria di 1^ Grado-A. Manzoni

TESINA D’ESAME 3^ MEDIA

3B

A.S 2019/2020
Le guerre di ieri e di oggi messe
a confronto
Le differenze tra le guerre odierne e le guerre del passato sono molteplici, però hanno un
aspetto in comune: sono spesso causate dall’egoismo di chi le scatena. Nel passato era
per il territorio, oggi per il petrolio, ma comunque sono sempre fatte per ottenere
qualcosa. Oggi la guerra si fa con il terrorismo o con virus e batteri. La caratteristica
principale delle guerre moderne è la loro capacita di entrare nelle case, nella vita di tutti i
giorni, di qualsiasi persona. Questa fu una caratteristica anche della seconda guerra
mondiale.

Questo conflitto, che causò più di 63 milioni di morti, tra cui moltissimi civili, fu scatenato
dalle brame espansionistiche di Hitler il cui programma prevedeva la conquista di uno
spazio vitale, l’asservimento di tutta l’Europa alla Germania e l’annientamento degli ebrei.
Hitler aveva quella che gli psichiatri chiamano “personalità criminale” caratterizzata da un
esasperato egocentrismo: vedeva negli altri solo lo strumento del suo volere. Da questo
capiamo anche il suo folle programma e alcune scelte che fece durante la guerra, come
“L’ordine Nerone”, decreto del 1945, che prevedeva l’evacuazione della popolazione
tedesca da tutte le zone non occupate e la distruzione totale di case e fabbriche per
evitare che finissero nelle mani nemiche, condannando il proprio popolo, però, ad una
marcia verso la morte.

Durante il conflitto vennero usati largamente gli aerei sia per bombardare le città, sia per
ingaggiare veri e propri duelli con i caccia nemici. I bombardamenti sulle città erano
terribili: distruggevano e incendiavano tutto senza distinzione tra esercito nemico e civili.
Alcuni di essi erano pure inutili sul piano militare. Tra i bombardamenti avvenuti sono di
sicuro da ricordare quelli avvenuti a Hiroshima e Nagasaki dove gli Stati Uniti sganciarono
due bombe atomiche.

Questi nuovi ordigni esplosivi sfruttano l’energia nucleare dovuta alla fissione nucleare.
Quando l’uranio 235 viene colpito da un neutrone il nucleo perde il suo equilibrio e si
rompe in due formando un atomo di bario e uno di cripton e liberando
contemporaneamente due o più neutroni che andranno a colpire altri atomi di uranio. Si
genera così una reazione a catena che libera una quantità di energia enorme. Un nucleo
di un qualsiasi atomo diventa instabile quando il numero dei protoni è tanto diverso da
quello dei neutroni. Ciò impedisce ai protoni di risentire dell’interazione forte, che tiene
unito il nucleo. Esso tende perciò a perdere particelle o a rompersi formando nuclei più
piccoli e più stabili. Una reazione di fissione controllata, a differenza della bomba atomica,
può generare energia elettrica rallentando la velocità dei neutroni liberati attraverso barre
di cadmio. Purtroppo oltre all’energia elettrica, in un reattore nucleare si creano anche
delle scorie che sono di difficile smaltimento a causa della loro radioattività.

Recentemente si stanno studiando reattori per creare elettricità dalla fusione nucleare. La
fusione nucleare in natura si verifica nel Sole e nelle stelle che offrono le condizioni più
adatte: infatti per far si che ci sia una fusione i nuclei di deuterio e trizio (isotopi
dell’idrogeno) devono essere sottoposti ad una fortissima pressione e arrivare ad una
temperatura superiore ai 100 milioni di °C.

Ovviamente anche questo tipo di energia è stato sfruttato per creare armi belliche: infatti
nel 1954 esplose la prima bomba H con una fusione incontrollata dell’idrogeno. Per una
fusione controllata c’è ancora da aspettare perché ancora non abbiamo un contenitore
capace di confinare il plasma durante la reazione, senza fondersi.

Che sia un’arma nucleare o semplici bombardamenti come quelli avvenuti Durante la
guerra civile in Spagna, l’uomo non è rimasto in silenzio. Ricordiamo Picasso con il suo
quadro Guernica. Questo quadro cubista è un manifesto pittorico contro tutte le guerre. É
la rappresentazione del massacro avvenuto nella cittadina di Guernica. In questo quadro
ci sono otto personaggi in preda a panico e dolore: da sinistra verso destra si possono
vedere una donna in lacrime con un bambino morto fra le braccia, un toro, un soldato
smembrato che tiene in mano una spada ed un fiore, un cavallo, una donna che si sporge
da una finestra tenendo in mano un lume a petrolio, una donna che corre in avanti ed
un’altra donna assediata dalle fiamme che urla con le braccia alzate.

Qui non ci sono antagonisti, ci sono solo vittime innocenti. Anche il fatto che sia un’opera
senza colori ci fa capire quanto sia crudele la guerra.

In quel periodo visse anche Giuseppe Ungaretti, famoso poeta facente parte della
corrente dell’ermetismo. Le sue poesie sono brevi ma dense di significato. Le poesie
scritte durante la prima guerra mondiale sono impressioni di un diario singolare, vario e
frammentato scritto durante la guerra, pieno di emozioni e di stati d’animo. Ungaretti
ricerca sempre una poesia pura che esprime solamente ciò che il poeta intuisce. Bisogna
ricordare che sopravvisse alla prima guerra mondiale e che visse in prima persona la vita
di trincea che lasciò nei suoi occhi l’immagine dei corpi morti dei compagni di battaglia. È
proprio questo gli permise di apprezzare la vita e quindi dare uno slancio verso il senso
più profondo dell’esistenza.

Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori italiani. Nel 1914 si arruola
come volontario nell’esercito italiano e combatte nel fronte austriaco dove capisce
l’assurdità del conflitto. Nel dopoguerra aderisce al fascismo e diventa corrispondente di
vari giornali per conto dei quali viaggia in Europa ed in Egitto. Otto anni dopo torna in
Italia per insegnare letteratura all’università di Roma. Nel 1970 va negli Stati Uniti per
ricevere un premio internazionale. Quello stesso anno muore a Milano.

Il contesto storico in cui visse fu la prima guerra mondiale: questo fu un conflitto


caratterizzato soprattutto dalle trincee. Le trincee erano dei semplici fossati scavati per
mettere i soldati al riparo dal fuoco nemico. All’inizio erano concepite come rifugi
provvisori in attesa di sferrare l’attacco decisivo, ma poi si trasformarono nei quartieri
permanenti dei reparti di prima linea. La vita in trincea era logorante e abbassava il morale
di chiunque. Il modo più comune per attaccare i nemici era l’assalto alla baionetta: i
soldati dovevano uscire dalle trincee, correre col petto al nemico, passare tra i fili spinati
senza morire sotto le mitragliatrici nemiche gettarsi nella trincea nemica e colpirne i
soldati con la baionetta. Oggi a noi pare come un suicidio. Iniziarono anche ad essere
usati i gas, creati prima dai tedeschi e poi anche dai francesi e dagli inglesi. Il conflitto
inizio con la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia a seguito dell’assassinio a
Sarajevo di Francesco Ferdinando, nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe ed erede
al trono. Da quel momento in poi ci fu un effetto a catena: in poco tempo la Russia
dichiarò guerra all’Austria come alleato della Serbia, la Germania, non aspettando altro,
dichiarò guerra alla Russia, ma un esercito tedesco in armi era una minaccia che la
Francia non poteva ignorare, così decise di mobilitare l’esercito contro la Germania, a
quel punto, neanche la Gran Bretagna potè fare a meno di schierare il suo esercito contro
la Germania.

La guerra causò 15 milioni di caduti e più di 25 milioni di feriti e mutilati. Ma come molte
che la precedettero fece vittime quasi del tutto tra i soldati, anche se dove non arrivarono
le armi arrivo la pandemia di influenza spagnola che fece più del doppio dei morti della
guerra stessa.

Pure oggi ci troviamo nel bel mezzo di una pandemia, e possiamo comprendere come si
sentirono le persone quella volta.

“We weren't prepared for this epidemic. Partly because we haven't invested in an efficient
system that can block an epidemic. Partly because there wasn't the essential elements
for its correct functioning. We should have the same spirit as when we go to war: first we
should have efficient health systems in poor countries, where we will can to see the
epidemic well in advance, we need a reserve medical body, that is, many trained people
ready to leave with the right skills, and then we should join them whit military by using the
ability of the last to move quickly. We should also do simulations to see where there are
gaps. Finally, more search and development are needed in the area of vaccines and
diagnostics. We mustn't panic, but we must move now, because time is not on our side. If
we started now, we'd may be ready for the next epidemic.”

Le cause delle epidemie possono essere due: cause naturali, o cause “artificiali”.

La pandemia di COVID-19 non si sa per certezza come ci sia arrivata: sappiamo solo che
il virus viene dalla Cina e che molto probabilmente è sfuggito ad un laboratorio. Qualcuno
pensa pure che non sia sfuggito per caso, ma sia stato intenzionalmente rilasciato
nell’ambiente. Comunque ci sono stati casi di bioterrorismo e nulla esclude
completamente che il COVID-19 sia uno di essi. Un caso di bioterrorismo ci fu nel 2001
quando furono spedite in Florida e a Washington lettere contenenti spore di antrace.
Secondo le stime ufficiali dalle 22 alle 68 persone ne furono colpite e 5 di esse morirono.

Molto spesso per fare azioni terroristiche, però, non vengono utilizzati virus e batteri:
infatti, sempre nel 2001, ci fu l’attacco terroristico alle Twin Towers che causò più di 2000
vittime. Quest’attacco ebbe un grosso effetto psicologico sull’America che fino a quel
momento aveva visto azioni di guerra fuori dai suoi confini, e non nel cuore del paese.
Oltre alle Twin Towers venne attaccato anche il Pentagono, mentre un quarto aereo
precipitò senza colpire il suo obbiettivo a causa di una rivolta dei passeggeri.

Ogni atto terroristico comunque genera paura e insicurezza.

Paura ed insicurezza, però, si ebbero pure durante la guerra fredda.

La guerra fredda fu caratterizzata non da una guerra svolta con scontri armati, ma con la
corsa agli armamenti, e quindi con le minacce tra due contendenti: USA e Urss. Per
quarant’anni ci fu tensione fra queste due superpotenze, ma quando sembrava volessero
scatenare un conflitto “caldo”, il timore che sfociasse in un conflitto nucleare che avrebbe
distrutto il pianeta le indusse a ricomporre per via diplomatica i propri litigi. Dal 1950 al
1953 ci fu un momento di massima instabilità in cui, a causa della corea, USA e Urss si
minacciarono a vicenda di usare la bomba atomica, ma vi rinunciarono dopo aver gettato
per settimane il terrore nel mondo. Un altro momento di massima instabilità si ebbe
quando ci fu la crisi di Cuba nel 1962. Dopo anni di guerriglia Fidel Castro era riuscito a
liberare Cuba dal controllo di Washington che la obbligava a vendere lo zucchero agli
USA sottocosto. Fidel Castro aveva nazionalizzato le piantagioni per venderlo non più
sottocosto, ma a prezzo di mercato. Per tutta risposta John Kennedy aveva autorizzato
un tentativo d’invasione dell’isola e bloccato tutte le importazioni di zucchero cubano.
L’isola non fu invasa ma Fidel Castro di fronte alle minacce militari ed economiche chiese
aiuto all’Urss che promise aiuti finanziari in cambio dell’istallazione di missili nucleari
puntati contro gli USA. Per tredici giorni mentre un convoglio sovietico si dirigeva a cuba
con un carico di missili nucleari si sfiorò la terza guerra mondiale. Alla fine Krusciòf,
l’ambasciatore sovietico, cedette: il convoglio invertì la rotta e le rampe di lancio vennero
smantellate.

Eppure tutto ciò non ha nulla a che vedere con la guerra dei cent’anni o le crociate.

La guerra dei cent’anni vide come contendenti la Francia e l’Inghilterra in un periodo di


circa centoventi anni dal 1337 al 1453. In quel periodo non cerano fucili, bombe, aerei,
carri armati o mine antiuomo. Esistevano solo alcuni prototipi di cannoni che esplodevano
regolarmente.L a guerra, però, anche a causa della sua durata, devastò l’intero territorio
francese e decimò per fame la popolazione contadina. E come se non bastasse si
abbatte in quel periodo, pure un’epidemia di peste.

Le crociate, invece, furono una successione di guerre promosse dalla Chiesa cattolica tra
l’XI e il XIII secolo. Le più famose furono volte a conquistare la Terra Santa, che era in
mano islamica.

In realtà solo la prima si concluse con la vittoria dei crociati: infatti dalla seconda crociata
in poi ebbero una sconfitta dopo l’altra e, dopo averla conquistata, Gerusalemme rimase
in mano dei turchi e non venne più ripresa dai crociati. Il risultato di tutte le spedizioni fu
un fallimento complessivo.

Purtroppo la Palestina è tuttora una zona di conflitto. Dopo la seconda guerra mondiale fu
approvato il progetto di dare agli ebrei uno stato: Israele. Questo fu fatto a discapito delle
popolazioni palestinesi che vivevano li. Tra il 1993 ed il 1995 ci fu un tentativo di
pacificazione ma andò a monte dopo l’assassinio di chi l’aveva voluto: il leader laburista
israeliano Yitzhak Rabin. Fino ad oggi i diversi tentativi per il raggiungimento della pace
non hanno avuto un esito positivo. Ancora oggi i palestinesi sono privi di uno stato,
mentre gli israeliani vivono nel continuo incubo di attentati.

Ogni guerra ha, però, una propria caratteristica: per esempio, la seconda guerra mondiale
fu caratterizzata dai bombardamenti, mentre durante la prima sapevano al massimo
cos’era un aereo. E tutto ciò non ha nulla a che vedere con spade, lance, scudi e frecce
che erano le armi usate nel medioevo. Pure il concetto di guerra è cambiato: pensiamo
alla guerra fatta con le minacce, o quella fatta con atti terroristici, oppure alle famose
guerre preventive. Alcune guerre si fanno per il controllo sul territorio, altre per il potere
economico, alcune sono brevi, altre lunghe, alcune sono subdole, altre evidenti. In
qualsiasi forma, però, la guerra si può riconoscere da una cosa: provoca sofferenza.

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