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Guglielmo Ebreo da Pesaro:

il più conosciuto maestro di corte del Quattrocento 1

Fig. 34, Miniatura dipinta di tre figure danzanti dal trattato De Pratica Seu Arte Tripudii, di
Guglielmo Ebreo da Pesaro (1463), Paris, Bibliotèque Nationale, fondo italiano 973.

Attestata la sua presenza presso tutte le maggiori corti umanistiche italiane, come emerge
dalle testimonianze riportate da A. William Smith nel volume Fifteenth Century Dance and
Music2 (le riassumerò alla fine di questo capitolo), Guglielmo Ebreo/Giovanni Ambrosio
iniziò a danzare molto presto, visto che nel manoscritto De pratica seu arte tripudii
(conservato alla Bibliothèque nationale di Parigi), in data 1463, si dice che già da 30 anni era
implicato nell’arte del danzare. Dunque iniziò a danzare verso il 1433 e, dando credito
all’ipotesi condivisa di una sua nascita nel 1420, probabilmente aveva allora 13 anni.

Figlio d’arte di Mosè di Sicilia, maestro di danza presso la corte di Pesaro, fratello di Giuseppe
Ebreo, a sua volta maestro di danza a Firenze presso Lorenzo il Magnifico, e padre di Pier
Paolo, il figlio avuto dopo la conversione, maestro di danza alle dipendenze del Duca Federico
da Montefeltro, non abbiamo informazioni esatte sulla sua educazione, ma dato il suo elevato
status artistico, dovrebbe aver avuto contatti con i circoli umanistici delle corti presso le quali
era stato chiamato e le premesse teoretiche dei suoi manuali di danza sono fortemente

1José Sasportes, Storia della danza italiana, dalle origini ai nostri giorni, Torino, EDT, 2011, p. 6.
2 A. William Smith, Fifteenth Century Dance and Music, Twelve transcribed italian treatises and collections in the
tradition of Domenico da Piacenza, Volume I: Treatises and Music, Dance and Music series n° 4, Wendy Hilton, General
Editor, Pendragon Press, Hillsdale, NY.
influenzate dall’estetica neoplatonica rinascimentale, alle cui fonti deve aver avuto accesso.
Scrive infatti José Sasportes:

«L’esperienza di Guglielmo rappresentò un caso privilegiato nel mondo delle arti e dello spettacolo
del Quattrocento. Durante la sua carriera ebbe infatti modo di frequentare piccole e grandi corti
sparse in buona parte d’Italia e di venire a contatto con molte personalità di prestigio del suo tempo,
tra cui l’Imperatore Federico III, il re di Napoli Ferdinando d’Aragona, il duca d’Urbino Federico da
Montefeltro, i duchi di Milano Francesco, Galeazzo e Gian Galeazzo Sforza, il marchese di Mantova
Federico Gonzaga, e Lorenzo de’ Medici.»3

E aggiungo, quale allievo di Domenico da Piacenza, maestro di danza presso gli Este a
Ferrara, anche la corte estense.

Inoltre presso quelli corti Guglielmo, riconoscendosi uno studioso dell’arte della danza (e non
un semplice maestro di danza), riteneva probabilmente di essere degno dei circoli umanistici
che avvicinava. Ecco perché appunto – come già detto in precedenza – presenta il suo
impianto teorico-coreutico con linguaggio scientifico.4

La maggior parte dei trattati manoscritti di danza del XV secolo sono di Guglielmo
Ebreo/Giovanni Ambrosio (v. elenco più avanti a p.79), e scrivere un trattato non era certo
una cosa che potesse fare un semplice maestro di danza, ma era necessario un forte sostrato
culturale che lo permettesse, cosa che la dice lunga sulla personalità e preparazione di
Guglielmo.

Il primo agosto del 1480, maestro di ballo al servizio del casato ducale degli Sforza di Pesaro
– sua città natale – fu mandato alla corte di Milano per insegnare la sua arte alle giovani
generazioni; nella lettera di raccomandazione è descritto come il migliore in Italia e col suo
nome da battezzato: Giovanni Ambrosio. Questo è il nome dato a Guglielmo Ebreo quando
abbracciò la fede cristiana, probabilmente in una data compresa tra l’ottobre 1463 e il maggio
1465 (Barbara Sparti ipotizza quest’ultima data).

Nel 1469 a Venezia secondo A. William Smith o nel 1468 a Pesaro, secondo quanto suggerito
da Barbara Sparti, durante un ricevimento in onore dell’imperatore Federico III ricevette il

3 José Sasportes, Storia della danza italiana, dalle origini ai nostri giorni, Torino, EDT, 2011, p. 6.
4 A quanto ci dicono le ultime ricerche di Barbara Sparti e Maurizio Padovan intorno alla sua biografia, ebbe contatti diretti
con Lorenzo de’ Medici, presso il quale si trovava il fratello Giuseppe fin dal 1467 e questo, come suggerisce il Pontremoli, fa
pensare anche ad una sua frequentazione del circolo ficiano e la stesura perduta del suo trattato di danza donato al Magnifico
potrebbe essere stato rimaneggiata alla luce del pensiero del filosofo fiorentino. «E’ possibile che in quella copia, oggi perduta,
la teoria di Guglielmo, già notevolmente affine al pensiero di Marsilio Ficino, tanto da far pensare ad una possibile
conoscenza, da parte del pesarese, delle opere del filosofo toscano, si precisasse proprio in tal senso.» Eugenia Casini Ropa e
Francesca Bortoletti, Danza, cultura e società nel Rinascimento italiano, Macerata, Ephemeria, 2007, cit. in Alessandro
Pontremoli, La sapienza dei piedi, pp.34-47, p. 43.
titolo di cavaliere. Sono tuttora non chiariti i motivi per i quali Guglielmo si convertì. Nutro
qualche dubbio sull’ipotesi che Guglielmo diventò apostata al solo fine di ottenere il titolo di
cavaliere dello Speron d’Oro, cosa che però in effetti accadde dopo la conversione e il suo
matrimonio con una ʽbrava ragazzaʼ cristiana pesarese (sua seconda moglie e figlia di Pier
Paolo di Berardi), quanto piuttosto ritengo assai probabile che – come molti altri ebrei di
quell’epoca si trovarono spinti a fare dal clima di intolleranza che da Inghilterra e Germania
contagerà anche la Spagna e il Portogallo nel ventennio successivo – la conversione
fortemente suggerita dai suoi benefattori Bianca Maria Sforza e il Duca Francesco, madrina e
padrino al suo battesimo probabilmente avvenuto a Milano (da cui il nome Ambrosio), fosse
la modalità più sicura per poter continuare a ricevere un’adeguata protezione dai suoi
mecenati e poter mantenere e sviluppare la sua professione artistica. Il dubbio si rafforza
leggendo quanto riporta A.W. Smith sulla citazione riguardante il matrimonio della figlia,
rinvenuta nel manoscritto 458 conservato alla Biblioteca Oliveriana di Pesaro, che tra il 1460
e 1462 sposa Maimone di Donato Ebreo da Ancona5 portando in dote 100 scudi d’oro. Dunque
fino al 1462 Guglielmo sembra essere ancora ben integrato nella sua comunità e fede religiosa.
Comunità quella pesarese molto attiva e importante; infatti ricordo che proprio grazie a un
editore pesarese Abraham ben Hayyim dei Tintori (Dei Pinti) venne pubblicata a Bologna, il
26 gennaio 1482, la prima edizione della Torah corredata di vocali, accenti e targum
(traduzione aramaica).

Dopo la morte di Alessandro Sforza nel 1473, Barbara Sparti ipotizza che Guglielmo potrebbe
essersi spostato a Napoli e da lì a Urbino al servizio del Duca Federico da Montefeltro. È da lì
che scriverà infatti a Lorenzo de’ Medici nel maggio del 1476 e in un’altra importantissima
lettera del 1481 lo troviamo a danzare con la giovanissima Isabella d’Este di soli sei anni, ed è
citato come Ambrosio, quel giudeo che è maestro di danza del Duca di Urbino.6 Giovanni
Ambrosio e cioè Guglielmo!

Guglielmo Ebreo/Giovanni Ambrosio dunque resterà in un certo senso in famiglia, al servizio


degli Sforza e di Alessandro e poi di Federico da Montefeltro, le cui parentele reciproche erano
piuttosto strette.7

Sappiamo che dedicò una copia del suo trattato di danza al Duca Federico, che fu proclamato
tale nel 1474, e che nel 1484 Camilla d’Aragona – vedova di Costanzo, figlio di Alessandro –

5 A. William Smith, Fifteenth Century Dance and Music cit., p. 111.


6 Barbara Sparti, Guglielmo Ebreo da Pesaro, p. 38.
7 La seconda moglie di Alessandro Sforza, Sveva Colonna di Montefeltro, era sorellastra di Federico e Battista Sforza, figlia

di Alessandro, moglie di Federico. Guglielmo partecipò ad entrambi i festeggiamenti nuziali.


caldeggiò invano il suo servizio presso la corte medicea fiorentina,8 presso la quale Guglielmo
aveva precedentemente “piacevolmente” soggiornato e probabilmente avrebbe volentieri
voluto trasferirvisi (Firenze peraltro ospitava una delle comunità ebraiche più colte della
penisola);9 e presso la quale avrebbe ritrovato suo fratello Giuseppe, al quale ipotizzo fosse
assai legato, dati i suoi diversi tentativi profusi nel convincerlo alla conversione (che non
sappiamo se sia o no avvenuta), al fine di garantirgli un posto sicuro e, in un certo senso,
poterlo così proteggere. Anche da questo particolare penso che la sua stessa conversione,
come già detto prima, fosse stata soprattutto dettata dalla stessa necessità. Dobbiamo al
trattato di Guglielmo la conoscenza della coreografia Partita Crudele di Giuseppe Ebreo che
precede, nel manoscritto, Venus attribuita a Lorenzo de’ Medici, il quale conosceva bene sia
la musica che la danza per averla sempre praticata in famiglia fin da piccolo,10 e che aveva
dato a Guglielmo il compito di redigere.

Nulla sappiamo, purtroppo, dell’illustre coreografo pesarese dopo quell’ultima data.

Biografia cronologica11

Data e luogo Dove lo troviamo presente

2 Dicembre 1437 Al matrimonio di Federico da Montefeltro con Gentile


Brancaleoni.

Marzo 1444, Al matrimonio del Marchese Leonello di Nicolò d’Este con Maria
Ferrara figlia del Re Alfonso d’Aragona di Napoli.

Dicembre 1444, Al matrimonio di Alessandro Sforza con Costanza di Piergentile


Camerino12 Varano ed Elisabetta Malatesta.

8 Barbara Sparti, Guglielmo Ebreo da Pesaro, p. 42.


9 «[vi erano in Firenze] Illustri Rabbini come Binyamin ben Yo’av da Montalcino e suo figlio Avraham, dotto matematico,
e Moše ben Yo’av seguace del Maimonide, filosofi come Yohanan Alemanno, medici come Lazzaro da Pavia e Samu’el
Sarfati, poeti e cultori della lingua e della letteratura ebraica.», Dora Liscia Bemporad e Ida Zatelli, La cultura ebraica
all’epoca di Lorenzo il Magnifico, cit. in Cesare Vasoli, Quadro d’insieme, Firenze, Olschki, 1998, pp. 3-16, p. 4.
10 «Autentica dunque è la predilezione [di Lorenzo] per l’arte del “perfecto danzare”. Ed è anche il poeta a ribardirlo, quando

affida alla produzione di quegli stessi anni – e in particolare alle prime Canzoni a ballo scritte nel 1468 – il compito di
evocare alcune indicative citazioni: “egli è forse in questo ballo/chi il mio cor furato avìa”, “chi non è innamorato/esca di
questo ballo”, “Amor in mezzo a questo ballo stia”, “io vo’ lasciare canti, balli e feste/a questi più felici e lieti amanti”,
“quando hai grazia di toccar la mano/accortamente, ove si balla o suona.”». Piero Gargiulo, Leggiadri passi con “intellecto
attento”: Lorenzo teorico di bassedanze, La musica a Firenze ai tempi di Lorenzo il Magnifico, a cura di Piero Gargiulo,
Congresso internazionale di studi, Firenze, 15-17 giugno 1992, Firenze, Olschki, 1993, pp. 249-255, p. 251.
11 A. William Smith, Fifteenth Century Dance and Music cit., pp. 109-116.
12 Barbara Sparti ipotizza che il matrimonio ebbe luogo a Varano nel Castello di Sentino.
1447, Pesaro Visita i conti Francesco e Bianca Maria Sforza.

1448, Ravenna Danza per la celebrazione della vittoria di Francesco Sforza sui
Veneziani a Caravaggio e vince un premio.

1448, Pesaro Al matrimonio di Alessandro Sforza con Sveva del Conte


Guidantonio da Montefeltro a Urbino e Caterina Colonna, nipote
del Papa e sorellastra di Federico.

1450, Milano Entra a Milano con l’arrivo del Duca Francesco Sforza il 26
febbraio (il 20 marzo ci furono le celebrazioni).

1454, Bologna Al matrimonio di Sante di Bentivoglio con la figlia naturale di


Alessandro Sforza, Ginevra.

Al matrimonio di Giovanna, figlia di Vergilio Malvezzi con


Giovanni Piattesi.

1455, Milano Al fidanzamento della contessa Ippolita di Calabria, figlia di


Francesco Sforza, con Ferrante d’Aragona. Anche Domenico da
Piacenza, suo maestro, era presente. (ipotesi)

27 Novembre Guglielmo hebreo si trova nella pubblica Sinagoga di Pesaro nel


1456, Pesaro quartiere San Terenzio. «Heredi di Giov. di Bonagiunta et altri; dira
ad alta voce ch’egli rimette le sue differenze in tutte le Sinagoghe d’Italia
e fuori, et in ogni sapiente della legge Hebraica acciò non possino pi
dolersi di lui».

22 Dicembre 1456, Guglielmo di Bonaventura hebreo da Pesaro confessa di aver


Pesaro avuto in deposito 30 scudi da Jacob Moisè da Pesaro. (ipotesi)

1458 Al matrimonio di Tiberto Brandolini con Cornelia Manfredi.

1458 Al matrimonio di Sigismondo Brandolini con Antonia, figlia di


Annibale Bentivoglio e sorella di Giovanni.

1459, Milano Al ricevimento per il Duca Giovanni di Clèves collegato al viaggio


di Papa Pio II da Roma a Mantova allo scopo di organizzare una
crociata. Barbara Sparti ipotizza che il Papa si fosse fermato a
Milano.

Al ricevimento di una Dama tedesca che desiderava incrociare il


Papa sulla via di Mantova.

Al ricevimento del Duca Francesco Sforza che si recava a


incontrare il Papa a Mantova. Probabilmente anche Guglielmo si
recò con lo Sforza.

1459, Padova Al matrimonio di Endea Malatesta, figlia di Galeazzo di Pesaro


con Girolamo Dandolo, figlio di Andrea di Andro.

10 Febbraio 1460, Al matrimonio del Conte Federico di Guidantonio da Montefeltro


Urbino con Battista, figlia di Alessandro Sforza.

1460, Urbino Al ricevimento per Don Alfonso d’Avalos durante il Carnevale.

1460, Pavia Alle celebrazione del Duca Francesco e Bianca Maria Sforza.

1460, Milano Al ricevimento per l’ambasciatore di Re Luigi XI di Francia.

1460-62?, Ancona Sua figlia sposa Maimone di Donato Ebreo da Ancona.

Maggio 1462, Forlì Al matrimonio di Pino Ordelaffi, signore di Forlì, con Barbara
Manfredi, figlia del signore di Faenza. Anche Domenico da
Piacenza era presente.

7 Giugno 1463, Al matrimonio di Federico Gonzaga. Figlio del Marchese di


Mantova Mantova con Margherita di Baviera.

Prima del 1463, Viene coinvolto in diverse attività nella città di Venezia.13
Venezia

13Con un certo Francesco da Venezia, un Gentile, suo fratello Giuseppe formò a Firenze una società per l’insegnamento
della musica, del canto e della danza. Cit. di Giancarlo Lacerenza, Sulla figura del maestro di danza Guglielmo Ebreo da
Pesaro, alias Giovanni Ambrosio, e la sua permanenza alla corte di Ferrante d’Aragona, Università degli Studi di Napoli
“L’Orientale”, pp. 355-375, p. 357, cit. in Le usate leggiadrie. I cortei, le cerimonie, le feste e il costume nel Mediterraneo
tra il XV e XVI secolo, a cura di Gemma Teresa Colesanti, Atti del convegno - Napoli, 14 /16 dicembre 2006, Centro
Francescano di Studi sul Mediterraneo, MONTELLA (AV), 2010.
Ottobre 1463 Completa il suo trattato di danza per Galeazzo Sforza.

prima del mese di Insegna danza a Theodora, figlia di Mario Filelfo. Quest’ultimo
Ottobre 1463 comporrà un’ode in suo onore.14

1464, Milano Alle celebrazioni per la presa di Genova.

Ottobre 1463 - 22 Conversione al cristianesimo col nome di Giovanni Ambrosio.


Marzo 146515

Prima del 1465 Giovanni Ambrogio si era già risposato con una ragazza cristiana
pesarese.16

5 Maggio 1465, Paolo di Berardi di Pesaro scrive al Duca Francesco, dicendo che
Pesaro Ambrosio è un buon genero, fedele alla casata Sforza.

1465, Napoli Al matrimonio del Duca di Calabria, figlio del Re Alfonso di


Ferrante d’Aragona con Ippolita, figlia di Francesco Sforza.

21 Luglio 1466, Giovanni Ambrosio danza a Castel Capuano con la giovane


Napoli principessa Beatrice.17

15 Luglio 1466 Giovanni Ambrosio scrive a Ippolita Sforza, menzionando come


le figlie del Duca di Calabria, Leonora e Beatrice abbiano ben
appreso il ballar lombardo, che il Re Alfonso d’Aragona apprezza
molto il modo di danzare di Ippolita.18

Luglio 1468, Al matrimonio del Duca Galeazzo Maria Sforza con Bona di
Milano Savoia.

14 Canzon morale di Mario Philelfo ad honore et laude di Maestro Guilielmo Hebreo, cit. in A.William Smith, Fifteenth
Century Dances Sources, pp. 190-192.
15 Barbara Sparti suggerisce nel Maggio del 1465.
16 Una lettera datata 22 Marzo 1465 da Alessandro Sforza al Duca Francesco Sforza menziona Guglielmo/Ambrogio

recentemente sposato la figlia di un cittadino pesarese, Archivio di Stato, Milano.


17 « Sua Maestà il Re aveva danzato […] tutte le Dame danzarono bene, ma gli onori andarono a Donna Beatrice, la reale

figlia, e con lei danzò il nostro Giovanni Ambrosio, che era ebreo per quello che so, ed era stato maestro […]», Iacobo Sironi,
Milano, Archivio di Stato cit. in A. William Smith, Fifteenth Century Dance and Music cit., p. 112.
18 Lettera citata da Motta nel 1887, Milano, Archivio di Stato, cit. in A. William Smith, Fifteenth Century Dance and Music

cit., pp. 112-113.


1469, Pesaro Alla celebrazione al porto di Pesaro. Castelli (1987) suggerisce la
celebrazione per Alessandro Sforza diventato generale del Papa al
posto di Roberto Malatesta che aveva rinnegato i patti con Pio II.

Dicembre 1469, Al ricevimento per l’imperatore Federico III, nel quale fu


Venezia nominato Cavaliere. Barbara Sparti (1993) suggerisce a Pesaro,
dove l’imperatore si fermò, mentre si stava recando a Roma.

1469, Venezia Alla cena per l’imperatore a Palazzo Priuli.

13 aprile 1469 Una lettera del Conte Federico da Montefeltro a Lorenzo de’
Medici suggerisce che Guglielmo-Ambrosio volesse andare a
Firenze anche per visitare il fratello Giuseppe.19

Luglio, 1469 Il Conte Federico da Montefeltro chiede al Duca Galeazzo Sforza


di Milano, attraverso l’ambasciatore di Milano a Urbino, di poter
ricevere (poter contare su) Ambrosio (Guglielmo) in occasione dei
festeggiamenti delle nozze della sorella del Duca.

Ottobre, 1469 Galeazzo Sforza accusa Ambrosio di aver diffamato un


ambasciatore della sua corte, sottolineando che è un ebreo.

Urbino, 1471 Al fidanzamento di Elisabetta, figlia di Federico da Montefeltro


con Roberto Malatesta.

1471, Pesaro Al Carnevale di Pesaro.

1471, Faenza Al matrimonio di Carlo Manfredi di Faenza con Costanza, figlia di


Rodolfo Varano da Camerino

1474, Napoli Al Carnevale per il ricevimento dell’ambasciatore di Carlo, Duca


di Borgogna.

Dopo il 1471 Dopo il trattato del 1463, appare un altro manoscritto di questo
trattato, ma con il nome di Ambrosio. Non risulta essere una copia

19 Lettera, Firenze, Archivio di


Stato, Mediceo avanti in principato, XXIII, 241, cit. in Baiardi, 1986 e riportata da A. William
Smith, Fifteenth Century Dance and Music cit., p. 113.
di presentazione (mancano lettere ornamentali e miniature) e a
chi fosse dedicato non pare chiaro.

Dopo il 1474 e Tra l’elezione del Conte Federico a Duca (1474) e la sua morte
prima del 1482 (1482) vi sono diversi accenni alla figura di Ambrosio, considerato
parte della corte urbinate e al figlio di questi Pier Paolo. 20

29 Maggio 1476 Lettera di Ambrosio a Lorenzo de’ Medici, in cui non può portare
a termine un incarico, perché malato.21

2 Giugno 1477 Costanzo Sforza di Pesaro scrive a Lorenzo de’ Medici dicendo che
Ambrosio (Guglielmo) ha preparato un trattato per lui.22

1 Agosto 1480 Lettera di Costanzo Sforza a Gian Galeazzo (undicenne) e alla


madre che auspica che i servigi di Ambrosio (Guglielmo) siano di
utilità alla corte milanese.23

24 Gennaio 1481 Lettera di Guido Di Bagno al Marchese di Mantova in cui


menziona Isabella d’Este che danza con Ambrosio (Guglielmo).24

21 Aprile 1484 Lorenzo de’ Medici scrive a Camilla di Aragona di Pesaro, dicendo
che sono troppo poveri per farsi carico di Giovanni Ambrosio
(Guglielmo).25

20 Biblioteca Vaticana, Roma, cod. Urbinati 1204 e Biblioteca Universitaria, Manoscritti Comunale, Busta 118, f.14, Urbino,
cit. in A. William Smith, Fifteenth Century Dance and Music, p. 115.
21 Lettera di Giovanni Ambrosio, Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il principato, XXXIII 414, cit. in ibidem.
22 Ibidem, XXXIII, 483.
23 Lettera, Milano, Archivio di Stato, Sforzesco Potenze estere, Marca 150, cit. in ibidem, p.116.
24 Lettera, Mantova, Archivio Gonzaga, Busta 1229, c.205, cit. in ibidem.
25 Lettera, Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il principato, LXIII, p.287, cit. in ibidem.