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Corso d i Social

Space and Urban


Design

Parte 2
Intoduzione a l
Capitale.
12 lezioni sul
primo libro

CdL Triennale
Urbanistica e
Pianificazione del
Territorio
A.A. 2020_2021

guido.borelli@iuav.it
LEZIONE 4
- - - - - - - - - - - - - - - - -
Il proce sso di
lavoro e la
produzione di
plusvalore 98
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
- - - - - - - - - - - - - - - - -
Il valore non è una categoria universale,
ma nasce con il capitalismo.

«il lavoro è (…) p


er l’uomo, una
condizione di esi
stenza a
prescindere da og
ni forma
sociale; una nece
ssità naturale
eterna per media
re metabolismo
fra uomo e natur
a e perciò la
stessa vita uman
a» (p. 273).

LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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Marx non fa una distinzione tra uomo e
natura.

Nella visione di Marx non esiste una


separazione netta nel processo di lavoro.
Tutto fa parte, in modo dialettico di un
«metabolismo» nel quale è impossibile
separare l’umano dal naturale.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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Non possiamo trasformare ciò che ci
circonda senza trasformare noi stessi e non
possiamo trasformare noi stessi senza
trasformare ciò che ci circonda.
c o n f r o n t i della
ce nei
«l’uomo agis n a t u r a l e come una
ria
stessa mate M e t t e i n m oto forze
tura.
forza di na r te n e n t i a lla sua
ppa
naturali a c i a e g a m b e, testa e
brac ia in
corporeità, i l a m a t e r
o , p e r a p p ropriars a sua
man b i l e p e r l
n a f o rm a utilizza vimento
u q u e s t o m o
o con
vita. Agend s t e r na, e
t u r a e
sulla na g l i m o d i f i ca nello
ola, e
modificand o p r i a n a t u ra» (pp.
o la pr
stesso temp
273-274).

LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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Marx descrive il processo lavorativo come
condizione universale dell’esistenza umana.

Distingue tre elementi fondamentali:

1.  l’attività utile (il lavoro in sé);


2.  il suo oggetto;
3.  il suo mezzo.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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Marx parte inizialmente dall’oggetto,
identificandolo nella terra.
Poi distingue tale natura dalle materie
prime (create o estratte dall’uomo), proprie
di un mondo che è già stato parzialmente
trasformato.
Ne consegue che gli esseri umani hanno
trasformato sia la terra, sia gli strumenti
del lavoro in base ai loro coscienti
propositi.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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La trasformazione di oggetti in strumenti
di lavoro ha delle conseguenze per le
nostre relazioni sociali e viceversa: come
cambiano le nostre relazioni sociali, così
deve mutare la nostra tecnologia e come
questa cambia, mutano le nostre relazioni
sociali.

Questo significa che esiste una relazione


dialettica tra la tecnologia e le relazioni
sociali.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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Il processo lavorativo dipende non solo
dall’estrazione delle materie prime ma
anche dall’edificazione di terreni, strade,
infrastrutture urbane (la cosiddetta
“seconda natura”.
Il lavoro è un processo che trasforma
qualcosa in qualcos’altro.
Come il capitale è un processo di
circolazione il lavoro è un processo di
produzione di valori d’uso.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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Nella nostra epoca una grande quantità di
lavoro passato è “conservata” nei campi,
nelle città e nelle infrastrutture.
Questo fenomeno è chiamato produzione
congiunta.
Si pone il problema di stabilire il tipo di
relazioni tra i prodotti del lavoro passato
e quelli di attività lavorative recenti. Il
problema si pone anche con le macchine:
«una macchina che non è attiva è inutile».
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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Per Marx sono due le condizioni per la
compravendita della forza lavoro .
La prima è che il lavoratore lavora sotto il
controllo del capitalista, al quale il suo
lavoro appartiene.
La seconda è che tutto ciò che il lavoratore
produce appartiene al capitalista.
Queste due condizioni comportano un fenome-
no di alienazione e permettono al capitali-
sta di organizzare il processo di produzione.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Il capitale costante è il lavoro passato già


«congelato» nelle merci che sono usate come mezzi
di produzione. Il valore di tali mezzi è fissato e
la questione che si pone è cosa succede a questo
valore quando viene incorporato in un nuovo
processo lavorativo.

Ovvero: «in che modo il valore “congelato” nei mezzi


di produzione partecipa al processo produttivo?».
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Il capitale è «costante» perché equivale al valore


dei mezzi di produzione: rimanendo costante,
“scorre” attraverso il processo lavorativo per
essere «congelato» nella nuova merce.

Il lavoratore conserva i valori già «congelati»


nelle materie prime e nelle macchine, usandoli
all’interno del nuovo processo produttivo».

Questi valori d’uso passati e i loro valori


«congelati» non creano e non possono creare nuovo
valore: sono semplicemente usati e conservati.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Il capitale «variabile» è il valore ceduto per la


retribuzione dei lavoratori.

I lavoratori hanno il potere di vanificare il


capitale «costante», semplicemente rifiutandosi di
lavorare.

Innanzitutto i lavoratori devono produrre


abbastanza valore per coprire i costi dei loro
salari. Questo permette la riproduzione ella forza
lavoro secondo un dato standard di qualità della
vita, in un certo luogo, in una data epoca.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

I lavoratori spendono il proprio denaro per


comprare le merci che vogliono o di cui necessitano
per vivere. Così il capitale circola liberamente
attraverso il corpo del lavoratore nel ciclo M-D-M,
fornendo sostentamento al lavoratore attraverso il
consumo individuale e la riproduzione sociale.

Alla fine, il valore della merce è formato dal


capitale costante, dal capitale variabile e dal
plusvalore:

( c + v + p)
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

( c + v + p)

Se il capitalista vuole guadagnare plusvalore, è la


parte variabile che deve essere controllata: le
macchine non scioperano, né protestano.

In sostanza: «fanno tutto i lavoratori» perché sono


gli unici in grado di conservare i valori
precedentemente prodotti: si guadagnano da vivere
grazie al loro lavoro e producono il plusvalore di
cui il capitalista si appropria.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

A Marx interessa stabilire il tasso di sfruttamento


della forza lavoro. Consideriamo il rapporto tra il
capitale costante e quello variabile:

c/v

Questo rapporto è una misura della produttività


del lavoro, il valore dei mezzi di produzione che
una singola unità di valore della forza lavoro può
trasformare.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Consideriamo ora il rapporto tra plusvalore e


capitale variabile (o saggio di plusvalore»):

p/v

Questa è la misura del tasso di sfruttamento della


forza lavoro. È la quantità di plusvalore che una
singola unità di valore della forza lavoro può
produrre. È la quantità di lavoro “extra” che i
lavoratori cedono in cambio al capitalista in
cambio del valore che essi ricevono per il proprio
sostentamento
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Infine, abbiamo il saggio di profitto, che è il


rapporto tra il plusvalore e il valore totale usato
(capitale variabile e costante):

p/(c+v)

Si nota che il saggio di profitto è sempre più basso


del di quello del plusvalore.

Più capitale costante è impiegato, maggiore sarà il


saggio di profitto (a parità di capitale variabile).
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Il tasso di di sfruttamento può essere visto in


diversi modi. Possiamo immaginalo come relazione
tra il plusvalore (di cui si appropria il
capitalista) e il lavoro necessario (richiesto per
riprodurre il valore della forza lavoro)

Oppure possiamo interpretare come tempo di lavoro


necessario rispetto al plus-tempo di lavoro o,
ancora, come la quota di valore spesa per
acquistare la forza lavoro in rapporto al valore
totale del prodotto, meno il pagamento della forza
lavoro.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Il problema è che sebbene tutte queste formulazioni


abbiano teoricamente un senso, non è possibile
osservarle nella realtà. Non c’è un campanello che
suona nel momento esatto in cui i lavoratori hanno
riprodotto il valore di «v» (o speso il tempo
necessario per produrre «v») che ci avverta che da
quel momento in poi essi stanno producendo
plusvalore (rinunciando al proprio tempo libero)
per il capitalista. Il processo lavorativo è un
ciclo continuo che termina con una merce il cui
valore è composto da c + v + p .

.
LEZIONE 4 / Il processo di lavoro
e la produzione di plusvalore
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CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Marx sostiene che questo metodo di analisi ha dato


vita a una nuova scienza dell’economia politica,
capace di andare oltre il feticismo di mercato.

La borghesia ha prodotto una buona scienza


economica dal punto di vista del mercato, ma questa
concezione non potrà mai decifrare il
funzionamento del sistema dal punto di vista del
processo lavorativo, e cercherà sempre di
mascherarlo.

.
LEZIONE 5
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La
giornata lavora
tiva

5
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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Qui Marx focalizza la propria attenzione
sulla lotta di classe: il suo intento è
farci capire come un modo di produzione
(capitalistico) implichi necessariamente
delle lotte di classe.

Fondamentale, su questo punto, è la


distinzione tra:
1.  valore del lavoro;
2.  valore della forza lavoro.
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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1.  il valore del lavoro spiega come il
tempo di lavoro socialmente necessario
sia «congelato» nelle merci del
lavoratore;

2.  il valore della forza lavoro è invece il


valore di questa merce venduta sul
mercato come forza lavoro. Se è vero che
è una merce come tutte le altre, ci sono
tuttavia elementi storici e morali che
la rendono peculiare.
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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Il plusvalore – abbiamo già detto – nasce
dal fatto che i salariati lavorano un
numero di ore superiore a quello richiesto
per produrre l’esatto corrispettivo della
propria forza lavoro.
Quante ore in più?
Questo dipende dalla lunghezza della
durata della giornata lavorativa.
Questa durata non è negoziabile sul
mercato sotto forma di scambio di
equivalenti (come nel caso dei salari).
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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Si tratta (nel caso della giornata
lavorativa) di una quantità fluida
L’estensione della giornata lavorativa
dipende dal livello di civiltà di volta in
volta raggiunto. ornata, la
p a r te della gi
«Durante u n a
m a n e r e i n riposo,
r o deve r i
f o r z a l a v o
r a , l ’u o m o deve
a nte un’al t
; d u r
dor m i r e
t r i b i s o g n i fisici,
al Oltre
soddisfare t i r s i , e c c .
a v arsi, ves
nu t r i rs i , l
u r a m e n t e fisico, il
mite p
a questo li e l l a g i o rnata
nto d
prolungame c on t r o b a rriere
urta
lavorativa -337).
l i » (p p . 3 3 6
mora

LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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«Il capitalista
ha comprato la
suo valore di u forza lavoro a
n giorno: a lui l
una giornata l appartiene, per
avorativa, il s
quindi acquisi uo valore d’uso
to il diritto d . Ha
sé l’operaio du i f are lavorare p
rante una gior er
giornata lavor nata. Ma cos’è u
ativa? In ogni na
giorno natural c a s o , meno di un
e di vita. Di qu
limite necessar anto? (…) Sul
io della vita l
capitalista ha avorativa, il
le sue brave id
capitalista, eg ee. Come
li non è che ca
personificato. pitale
La sua anima è
capitale. Ma il l’anima del
capitale conos
impulso vitale ce un unico
; la spinta a v
generare plusv alorizzarsi, a
alore, a succhi
parte costante are con la sua
, coi mezzi di p
più grande pos roduzione, la m
sibile di plusl assa
è lavoro morto a v o ro. Il capitale
che si rianima
vampiro, solo a , a guisa di
ssorbendo lavo
esso vive, quan ro vivo; e tant
to più ne succh o più
ia » (p. 337).
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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«Esigo una
giorna t a
, e
l a
l
v
a
o
e
r a
s i
tiva di
g o senza
normale é, in
lunghezza u o r e , p e r c h
e a p p e l l o al tuo c e n t o tace.
fa r s e n t i m
s t i o n i d i borsa, il o modello,
que c i t t a d i n
t r a i e ssere un
T u p o
d e l l a l e ga per la
magari soci
o
l i , p e r g i u nta in
e g li anima
prot e z io n e d
i n p e t t o alla cosa
o r e d i s a n tità; ma i c o n fronti,
od i m i e
t u r a p p r e senti ne igo la
che o r e (… ) E s
essun cu
non batte n o r m a l e p e r ché,
r n a t a l a v orativa n s igo il
gio n d i t o r e , e
ltro ve
come ogni a a m e r c e » (p. 339).
a mi
valore dell

I lavoratori rispondono a queste condizioni.
Notate che essi assumono la propria posizione
in base alle leggi dello scambio: Marx non sta
sostenendo l’abolizione del sistema dei salari
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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«L’operaio, quan
do pretende di
giornata lavor limitare la
ativa a una ce
grandezza norm rta
ale, difende i p
diritti di vend ropri
itore. Si ha qu
antinomia, diri i una
tto contro diri
egualmente san tto, entrambi
citi dalla legg
scambio di merc e dello
i. ma fra egual
decide la forza i diritti
. Così, nella st
produzione cap oria della
italistica, la
regolamentazio
ne della giorn
lavorativa si ata
configura come
limiti della gi lotta per i
ornata lavorat
lotta tra il ca iva – una
pitalista colle
la classe dei c ttivo, cioè
apitalisti, e la
lavoratori» (p. classe dei
340).

LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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Il problema della lunghezza della giornata
lavorativa non può essere risolto attraverso
i diritti e le leggi dello scambio.
Questi problemi possono essere risolti solo
attraverso le lotte di classe, dove la «forza»
ha l’ultima parola sui «diritti».
Questo significa che molte delle questioni e
contraddizioni sociali non si possono
risolvere in termini di «diritti», ma vanno
riformulate nella prospettiva della «lotta
di classe».
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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«Forza» non significa necessariamente
forza fisica, ma soprattutto «forza
politica».
Ancora oggi assistiamo a battaglie
politiche sulla lunghezza della giornata
lavorativa, sulla questione delle «ferie»
pagate e sull’età pensionabile.
Il «tempo» è la dimensione centrale di
questo conflitto. Il suo controllo non può
essere scambiato: deve essere acquisito con
la forza.
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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t e m p o »
t o m i d i
t o d a a
co m pos
f i t to è
«Il p r o

I capitalisti cercano di catturare, nel


processo di produzione, ogni momento del
tempo del lavoratore
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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La fissazione di una giornata lavorativa
normale è il risultato di una lotta
plurisecolare tra capitalista e salariato.

La nozione di temporalità, associata alle


lancette dell’orologio e all’idea di «atomi
di tempo» non è innata.

L’ora è stata fissata nel XII Secolo e i


minuti e i secondi divennero unità di
misura comuni solo nel XVII Secolo.
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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Si tratta di invenzioni sociali, non di
grandezze naturali, frutto del passaggio
dal feudalesimo al capitalismo.

Quando Foucault (1978) parla della


governamentalità si riferisce al momento
in cui le persone hanno interiorizzato un
certo senso della temporalità. Da quel
momento in poi diventiamo tutti prigionieri
di questo specifico senso della temporalità
e delle pratiche che esso porta con sé.
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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«(…) queste cla
usole minuzios
il periodo, i li e, regolanti
miti e le pause
con uniformità del lavoro,
militaresca, al
della campana, suono
non furono per
prodotto di arz nulla il
igogoli parlam
maturarono gra entari:
dualmente dai
modo di produz rapporti del
ione moderno c
naturali. La lo ome sue leggi
ro formulazion
riconoscimento e, il loro
ufficiale e la
proclamazione loro
da parte dello
furono il risu Stato,
ltato di aspre
classe» (p. 396). lotte di

LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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Secondo Marx l’operaio tratta i mezzi di
produzione come semplice mezzo e materia
della propria attività produttiva.

Per esempio: in una conceria l’operaio


tratta le pelli come semplice oggetto del
suo lavoro. Non è al capitalista che egli
concia la pelle.
Le cose appaiono in una luce diversa non
appena consideriamo il processo di
produzione dal punto di vista del processo
di valorizzazione.
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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Nel processo di valorizzazione i mezzi di
produzione si trasformano subito in mezzi
per succhiare il lavoro altrui.

Non è più l’operaio che utilizza i mezzi di


produzione; sono i mezzi di produzione che
utilizzano l’operaio.
Invece di essere da lui consumati come
elementi materiali della sua attività
produttiva, essi lo consumano come fermento
del loro processo vitale.
LEZIONE 5 / La giornata lavorativa
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c h e i n g e n e r e di notte
fici
«Fonderie e opi o n s u c ch i ano lavoro
n d i n
riposano e qui i t a l i s ta “pura
r il c a p
vico sono, pe d e r i e e fabbricati
i ò f o n
perdita”. Perc o l o d i d i ritto al
un “t i t
costituiscono l l ’o p e r a i o . L a pura e
o” d e
lavoro notturn o n e d e l denaro nei
o r m a z i
semplice trasf p r o cesso di
e t ti v i d e l
fattori ogg m a q u e s ti ultimi in
r a s f o r
produzione, t t i t o l i d i imperio
to e i n
titoli di dirit l a v o r o a l t r ui » (p. 430).
l plu s
sul lavoro e i