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ESERCITAZIONI

ESERCITAZIONE 1
La prima esercitazione ha lo scopo di prendere familiarità con il
simulatore circuitale SPICE e con le sue diverse opzioni. Il circuito
oggetto di questa esercitazione è riportato in fig. 1.

VDD
RD

M1 VOUT

VIN

Fig.1 – Configurazione a source comune

Si tratta di un semplice circuito a source comune, del quale va


calcolato il guadagno dopo aver operato una corretta polarizzazione.
SPICE compie un’analisi sul circuito: deve essere noto il valore di
tutti gli elementi presenti nel circuito stesso. Le variabili da impostare
prima di procedere con le simulazioni sono:

! Tensione di alimentazione VDD


! Dimensioni del transistor MOS M1 (W ed L)
! Resistenza RD
! Generatore di ingresso VIN

Le dimensioni del transistor vanno regolate in base alla tecnologia


utilizzata. Ad esempio se si impiega una tecnologia 0.35"m non è
possibile avere lunghezze di canale L (lo stesso vale per W) minori di
tale valore. Inoltre valori di W superiori a 1000"m non sono
consigliabili. Il generatore di ingresso può essere di tipo VAC, VDC o
VSIN. Il valore della componente DC tra gate e source deve essere
sempre specificato. Il lavoro prosegue poi nel seguente modo:

1. BIAS POINT: ci permette di verificare il punto di lavoro del


transistor. Esso dipende dalla tensione di ingresso.

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Esercitazioni SPICE

2. DC SWEEP: una volta accertato che il transistor funzioni


correttamente, si fa variare la tensione continua di ingresso VDC in
modo da poter analizzare la risposta del circuito.
In questo caso si ha una risposta che presenta un tratto centrale ad
elevata pendenza negativa (che rappresenta il guadagno a bassa
frequenza) e due tratti laterali a pendenza pressochè nulla. Per poter
funzionare come amplificatore il circuito deve essere polarizzato nella
zona a massima pendenza. Pertanto, se necessario, si deve ritornare
alla simulazione relativa al punto di lavoro per modificarlo
opportunamente.

3. AC SWEEP: verifica della risposta in frequenza, in questo caso è


necessario un generatore di tipo VAC.
E’ buona norma collegare all’uscita del circuito un condensatore di
carico (con un valore compreso tra 2 e 5 pF), in modo da poter
valutare le prestazioni in condizioni più vicine a quelle di reale
utilizzo.
La simulazione AC SWEEP permette di valutare il guadagno di
piccolo segnale (il cui valore è in teoria uguale a quello determinato
con la DC sweep), il GBW, il PM e quindi la stabilità del circuito.
Leggendo i dati riportati nel file di output fornito ad ogni simulazione
da SPICE, si può inoltre verificare la rispondenza dei risultati ottenuti
con le previsioni teoriche.

4. TRANSIENT: il circuito può essere valutato anche nel dominio del


tempo. Attraverso un generatore di tipo VSIN si impone un ingresso
sinusoidale, regolandone ampiezza, offset (valore della componente
continua) e frequenza. Si ricordi di fissare la frequenza in base alla
banda passante calcolata nella simulazione in AC. In questo modo è
possibile valutare la risposta reale del circuito ed è inoltre possibile
calcolare la THD (distorsione armonica) che esso induce sul segnale.

Seguendo la procedura riportata sopra, un circuito amplificatore viene


caratterizzato in tempi estremamente rapidi. E’ inoltre facile apportare
ai componenti (sia attivi che passivi) le opportune modifiche per
soddisfare eventuali specifiche assegnate (ad esempio variare le
dimensioni del MOS o cambiare RD).
In questa e nelle seguenti esercitazioni lo studente dovrà impostare ed
effettuare le simulazioni, secondo il piano di lavoro appena presentato,
in modo da valutare le prestazioni richieste.

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Esercitazioni di Microelettronica Analogica

ESERCITAZIONE 2
Dopo aver preso confidenza con il programma di simulazione
SPICE, si può iniziare ad analizzare i circuiti svolti a lezione.
L’oggetto di questa esercitazione sono gli specchi di corrente,
iniziando da quelli più semplici riportati in fig.2.

VDD VDD

R M1 M2

Iout
Iout Irif
Irif

R
M1 M2

Fig.2 – Semplici specchi di corrente

Le variabili da impostare prima di procedere con le simulazioni sono:

! Tensione di alimentazione VDD


! Dimensioni dei transistor M1 ed M2 (W ed L)
! Resistenza R

L’obiettivo è quello di ottenere una corrente di uscita Iout uguale a


quella di riferimento Irif. Provate a stabilire (e poi a variare) una
corrente di uscita avente un valore nel range dei!"A. Per poter valutare
le due correnti, è necessario inserire un carico sul drain del transistor
M2. Una resistenza (che possiamo chiamare RL) andrà benissimo.

Essendo lo specchio di corrente un dispositivo che rende disponibile


una corrente continua, il suo funzionamento può essere verificato
attraverso simulazioni BIAS POINT. Le prestazioni dello specchio
devono essere valutare in diverse situazioni:

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Esercitazioni SPICE

! (W/L)M1=(W/L)M2
! (W/L)M1>(W/L)M2
! (W/L)M1<(W/L)M2
! RL=R
! RL>R
! RL<R
! Al variare della VDD

Dal momento che, come evidenziato dalle simulazioni, le prestazioni


dello specchio semplice non sono sempre ottimali, alcune migliorate
topologie sono state proposte. I risultati ottenuti con in circuiti di fig.2
possono essere confrontate con quelli relativi ai circuiti di fig.3,4,5,6.

VDD

M2 M1
R

Iout
Irif M3
Irif
M3

Iout
M1 M2 R

Fig.3 – Specchi di corrente Wilson

VDD

R M2 M1
Iout
Irif

M3 M4
M4 M3

Irif
Iout
M1 M2 R

Fig.4 – Specchi di corrente Wilson migliorati

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Esercitazioni di Microelettronica Analogica

VDD

R M2
Irif M1
Iout

M3 M4
M4 M3

Irif

M1 Iout R
M2

Fig.5 – Specchi di corrente cascode

VDD

R M2
Irif M1
Iout

M3 M4
M4 M3

Irif

M1 Iout R
M2

Fig.6 – Specchi di corrente low-voltage cascode

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Esercitazioni SPICE

ESERCITAZIONE 3
Gli specchi di corrente visti nella precedente esercitazione servono,
come già ricordato, ad ottenere le correnti di polarizzazione necessarie
per il funzionamento dei più diversi circuiti microelettronici. Tra
questi, uno dei più importanti è rappresentato dalla coppia
differenziale. L’obiettivo di questa terza esercitazione è quindi quello
di verificare le prestazioni (guadagno, banda, offset, ecc.) di una
coppia differenziale, utilizzando sia carichi passivi (resistenze) che
attivi (specchi di corrente). I MOS di ingresso possono essere a canale
n o a canale p. La scelta del tipo di MOS comporta una differente
scelta delle tensioni di polarizzazione di ingresso.
VDD
R1 R2

VIN1 VIN2
M1 M2 Vout
CL

Irif
IB

M4 M3
VSS

Fig.7 – Coppia differenziale a nMOS con carico passivo

M4 M3 VDD

IB

Irif

VIN1 VIN2
M1 M2 Vout
CL

R1 R2
VSS

Fig.8 – Coppia differenziale a pMOS con carico passivo

Le variabili da impostare prima di procedere con le simulazioni sono:

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Esercitazioni di Microelettronica Analogica

! Tensione di alimentazione VDD


! Dimensioni dei transistor MOS M1 ed M2 (W ed L)
! Valore delle resistenze R1 ed R2
! Valore del condensatore di carico CL
! Generatori di ingresso VIN1 e VIN2

Naturalmente i valori delle grandezze da impostare devono essere


scelti con criterio. Ad esempio, il rapporto W/L relativo ai MOS M1
ed M2 non può essere troppo piccolo se si vuole ottenere un buon
guadagno. Allo stesso modo, la corrente IB va regolata in funzione
delle esigenze di guadagno, banda passante, ecc...
Il lavoro prosegue poi nel modo indicato nella prima esercitazione.

1. BIAS POINT: verifica del punto di lavoro dei transistor.

2. DC SWEEP: una volta accertata la corretta polarizzazione della


coppia differenziale si fa variare una tensione continua di ingresso, ad
esempio VIN1 (VIN2) mantenendo l’altro morsetto VIN2 (VIN1) a
potenziale costante.
La risposta che otteniamo è quella tipica di un circuito amplificatore,
che presenta un tratto centrale ad elevata pendenza e due tratti laterali
a pendenza pressochè nulla. Il passaggio da un livello di saturazione
(in uscita) all’altro presuppone che, per un certo valore del segnale di
ingresso variabile VIN1 (VIN2), la tensione di uscita valga (VDD-VSS)/2.
Tale valore, in caso di alimentazione duale, coincide con il potenziale
di massa. In un circuito ideale si ha che Vout=(VDD-VSS)/2 quando
VIN1=VIN2. In realtà questa condizione viene soddisfatta per VIN1=VIN2
# $V. Il valore di $V non è altro che l’offset in tensione del circuito
amplificatore.
Per poter funzionare come amplificatore il circuito deve essere
polarizzato nella zona a massima pendenza. Pertanto, se necessario, si
deve ritornare al punto di lavoro e modificarlo opportunamente.

3. AC SWEEP: verifica della risposta in frequenza, in questo caso è


necessario un generatore di tipo VAC.
La simulazione AC SWEEP permette di valutare il guadagno di
piccolo segnale, il GBW e il PM. Leggendo i dati riportati nel file di
output fornito ad ogni simulazione da SPICE, possiamo inoltre
verificare la rispondenza dei risultati ottenuti con le previsioni

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Esercitazioni SPICE

teoriche. Sappiamo infatti che il guadagno di una coppia differenziale


è legato al gm dei transistor della coppia stessa ed alla resistenza di
uscita del circuito.

4. TRANSIENT: anche in questo caso le prestazioni ottenute con le


precedenti simulazioni devono essere verificate con opportune
simulazioni nel dominio del tempo.

Lo studio effettuato sui circuiti di fig.7 e 8 può essere poi replicato per
analizzare la risposta di una coppia differenziale con carico attivo (fig.
9 e 10) e confrontarla con quella precedente.
E’ infine possibile analizzare le prestazioni di altri OTA sostituendo lo
schema dell’OTA semplice (coppia differenziale) con un OTA
simmetrico o di Miller.

VDD
M3 M4

VIN1 VIN2
M1 M2 Vout
CL

Irif
IB

M6 M5
VSS

Fig.9 – Coppia differenziale a nMOS con carico attivo

M4 M3 VDD

IB

Irif

VIN1 VIN2
M1 M2 Vout
CL

M4 M4
VSS

Fig.10 – Coppia differenziale a pMOS con carico attivo

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Esercitazioni di Microelettronica Analogica

ESERCITAZIONE 4
Questa esercitazione mette insieme i risultati delle esercitazioni 1 e
2 per progettare un source comune (o inverter) con carico attivo
(fig.11). Si consideri un source comune e si sostituisca al carico
passivo (resistenza) uno specchio di corrente (vedi esercitazione n.2).
Si ripetano quindi le simulazioni effettuate nel caso della prima
esercitazione analizzando le differenze e i probabili miglioramenti,
soprattutto nei valori del guadagno in tensione.
VDD VDD

M1
MB M2
VIN

Ibias

Ibias
M1 VOUT
MB VOUT
VIN M2

(a) (b)
Fig.11 – Inverter con carico attivo

Ripetere infine le stesse simulazioni per un source follower (fig.12). In


questo caso il guadagno in tensione è non invertente e inferiore a uno.
VDD VDD

M1
MB M2
VIN

Ibias

Ibias
M1 VOUT
MB VOUT
M2 VIN

Fig.12 – Source follower

In questa esercitazione si faccia molta attenzione al valore di


tensione di ingresso DC che viene inserito: esso deve consentire un
funzionamento dell’amplificatore in zona lineare.

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Esercitazioni SPICE

ESERCITAZIONE 5
Questa esercitazione riguarda il progetto di circuiti a bassa tensione
di alimentazione. Nelle precedenti esercitazioni un tipico valore
dell’alimentazione è di 3 V.
Si analizzino quindi i precedenti schemi circuitali dove la VDD va
gradualmente dimunuita fino al valore di 1.5 o 1.2 V. Nel caso di
alimentazione duale i precedenti valori sono ovviamente #0.75 e #0.6
V. Tali valori sono spesso usati per circuiti low-voltage.
Per i circuiti in esame, oltre a calcolarne le tipiche prestazioni (tra cui
la potenza dissipata), determinare la minima tensione di alimentazione
che garantisca un corretto funzionamento del circuito stesso.

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Esercitazioni di Microelettronica Analogica

ESERCITAZIONE 6
Progettare i due seguenti schemi di CCII:
Vdd

I B ia s 1 M 5 M 7

M 1
M 3

Z
Y X

M 4
M 2

I B ia s 2
M 6 M 8

V ss

Fig.13 – CCII di base

M7

M4 M3
M5
VA

M2 M1

Z
X Y

IBIAS1
- M8
M6

Fig.14 – CCII basato su coppia differenziale

Determinare le caratteristiche DC in tensione e corrente e le


impedenze parassite dei due schemi, secondo la seguente procedura.

BIAS POINT: come sempre la prima verifica da fare è quella relativa


al punto di lavoro del circuito da analizzare. Date le caratteristiche del
CCII è chiaro che in DC la tensione presente al nodo X deve essere
uguale a quella imposta al nodo Y. L’eventuale differenza rappresenta
l’offset del CCII. Si deve agire sul dimensionamento dei componenti
in modo da minimizzare tale offset.
A questo punto devono essere valutate le prestazioni del CCII in
esame. Innanzi tutto devono essere calcolati i coefficienti % e &,
rispettivamente guadagno in tensione e guadagno in corrente. E’

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Esercitazioni SPICE

chiaro che tali parametri possono essere valutati sia in DC che in AC.
La cosa migliore è effettuare entrambe le verifiche.

DC SWEEP: lasciando il terminale X floating, si colleghi un


generatore DC al nodo Y e se ne vari il valore da VSS a VDD. Si valuti
quindi la corrispondente tensione continua al nodo X. Dal confronto
tra i due grafici ricaviamo tre informazioni:

1. Dinamica di segnale a vuoto


2. Eventuale offset
3. Parametro % in DC

Infatti se, all’interno del range dinamico, la pendenza del grafico della
tensione al nodo X non coincide perfettamente con quella del nodo Y,
è chiaro che il valore di %DC è diverso da 1.

Collegando ai nodi X e Z due carichi resistivi è possibile valutare:

1. Dinamica in tensione con carico


2. Dinamica in corrente
3. Offset di corrente
4. Parametro & in DC

Per quanto riguarda questa seconda prova valgono considerazioni


analoghe a quelle fatte in precedenza.

AC SWEEP: le due prove effettuate in DC (a vuoto e con carico)


devono essere effettuate anche nel dominio della frequenza. Con la
prova a vuoto valutiamo:

1. Banda passante in tensione a vuoto


2. Parametro % in AC

Qualora la tensione sul nodo X risulti, per alcune frequenze, maggiore


di quella al nodo Y (ovvero simile alla risposta con “picco” di un
circuito risonante), il CCII deve essere compensato.

Collegando due carichi ai nodi X e Z si determinino quindi:

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Esercitazioni di Microelettronica Analogica

1. Banda passante in tensione con carico


2. Banda passante in corrente
3. Parametro & in AC

Se le simulazioni in DC non evidenziano differenze rilevanti si


assumono, come parametri caratteristici del CCII in esame, quelli
ottenuti con la prova in AC.

Sempre nel dominio della frequenza vengono effettuate le simulazioni


che permettono la valutazione delle impedenze parassite.

Impedenza al nodo Y: il nodo Y è un nodo “in tensione”, che deve


presentare una elevata impedenza di ingresso. La sua determinazione
avviene lasciando floating i nodi X e Z e collegando un generatore AC
al nodo Y stesso. Il rapporto VY/IY ci dà l’impedenza parassita. Nel
caso in cui il nodo Y sia collegato solo al gate di un MOS, tale
impedenza sarà puramente capacitiva.

Impedenza al nodo X: il nodo X è un nodo a bassa impedenza, che


rappresenta una uscita in tensione ed un ingresso in corrente per il
CCII. La valutazione dell’impedenza parassita può essere fatta
collegando il nodo Y ad un potenziale fisso (solitamente pari ad un
valore al centro della dinamica) e ponendo in ingresso al nodo X un
generatore IAC. Il rapporto VX/IX fornisce l’impedenza parassita. A
seconda dello stadio di uscita utilizzato essa può essere resistiva-
capacitiva o resistiva-induttiva-capacitiva.

Impedenza al nodo Z: l’impedenza parassita al nodo Z viene valutata


con un procedimento analogo a quello visto per la ZX. Il nodo Y viene
infatti collegato allo stesso potenziale costante, al nodo Z viene
applicato un generatore di corrente IAC, mentre il nodo X viene
lasciato floating. Il rapporto VZ/IZ fornisce l’impedenza parassita
richiesta. Solitamente essa è di tipo resistivo-capacitivo.

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Esercitazioni SPICE

ESERCITAZIONE 7
Utilizzare il CCII di fig.14 per realizzare alcuni circuiti analogici di
base: amplificatori di tensione e corrente, derivatori, integratori.
Nel corso di queste verifiche porre particolare attenzione all’effetto
delle impedenze parassite sui risultati ottenuti.

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Esercitazioni di Microelettronica Analogica

ESERCITAZIONE 8
Nei due schemi seguenti di circuiti a polarizzazione adattativa,
applicare una tensione a uno dei due morsetti di ingresso e fissare
sull’altro una tensione costante di riferimento (attenzione: il valore di
questa tensione di riferimento non necessariamente è a metà
dell’alimentazione; eventualmente variarlo fino al raggiungimento di
simulazioni ottimali). Collegare RLOAD all’alimentazione e verificare,
tramite DC sweep, che al variare dell’ingresso la corrente di uscita
varia secondo la polarizzazione adattativa. Analizzare le differenze nei
due schemi variando il W/L dei MOS di ingresso; nel secondo, variare
la corrente minima IDC. Infine sostituire RLOAD con un OTA a piacere e
verificare l’effetto della polarizzazione adattativa sulle caratteristiche
di quest’ultimo.
VDD

V1 V2
M1 M2

M3 M4
RLOAD
IOUT

M5 M6

VSS

Fig.15 – Schema di base di polarizzazione adattativa


VDD

V1 V2
M1 M2

M3 M8

M4
M7

RLOAD IOUT

IDC

IDC
M5 M6

VSS

Fig.16 – Schema migliorato di polarizzazione adattativa

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