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IL GIUDIZIO

UNIVERSALE DI
GIOTTO
La cappella degli Scrovegni dall’esterno
Il giudizio universale di Giotto è collocato nella Cappella degli Scrovegni a Padova.
• L’opera è commissionata da Enrico
Scrovegni . Al tempo di Giotto, Enrico
Scrovegni è l'uomo più ricco di Padova.
Aveva ereditato un grande patrimonio
dal padre Reginaldo, arricchito in
maniera sospetta: secondo un cronista
padovano, era stato incarcerato per
usura, ed il figlio Enrico, per espiare le
colpe del padre, aveva fatto erigere la
cappella, dedicandola alla Vergine
Annunciata. Anche Dante fa riferimento
alla storia di Reginaldo Scrovegni e lo
inserisce tra i dannati dell'Inferno.
ISPIRAZIONI
Il più importante Giudizio universale del
XIV secolo forse non sarebbe esistito se
Giotto non avesse perso spunto dal
Giudizio Universale che si trova nella
Basilica di Torcello, per opera di Andrea
da Torcello detto «Il Rustico» nell’isola
omonima nella laguna di Venezia, che
sicuramente l’artista fiorentino aveva
visto e ammirato. Ma è quasi certo che
senza Enrico Scrovegni, e la sua
commissione privata, nessun affresco di
questo tipo avrebbe visto la luce. Giotto
non avrebbe mai avuto la stessa libertà di
manovra se il committente fosse stato,
com’era di abitudine a quei tempi, la
Chiesa
Autore Giotto
Data Dal 1303 al 1305
Tecnica affresco
Dimensioni 1000×840 cm

Ubicazione Cappella degli


Scrovegni, Padova

La pittura bizantina, ancora viva nelle


apprezzatissime icone sacre, mirava alla
presentazione dell’evento religioso, affinché si
traducesse immediatamente in elevazione di
preghiera. La scelta di Giotto e poi del rinascimento,
fu quella di narrare l’evento, di farlo vedere nel suo
svolgersi storico, benché fissato nel momento
pittorico
Rispetto all’iconografia tradizionale che divide le
diverse scene in nette sezioni orizzontali, per il
Giudizio Universale della Cappella degli Scrovegni,
Giotto riesce a rendere più fluida e uniforme
l’ambientazione dipingendo di azzurro lo sfondo
Il giudizio universale occupa l’intera
facciata della Cappella degli
Scrovegni ed è per dimensione la
scena più grande di tutte quelle
presenti al suo interno.
Nella parte più alta della
controfacciata si apre la trifora, fonte
di luce reale per l’interno della
Cappella. Ai lati della finestra, sono
dipinti i due astri plasmati nell’atto
della creazione: l’astro maggiore, il
sole, e l’astro minore, la luna.
• ai suoi due lati due angeli stanno srotolando il cielo, antico motivo bizantino
che simboleggia la fine dei tempi, lasciando intravedere alle loro spalle le
porte dorate della Gerusalemme Celeste, come annuncia il passo
dell’Apocalisse.
• Scendendo, lungo i lati delle
finestre si trovano le schiere
degli angeli precedute da
figure che recano dei vessilli, il
cui insieme, di tono militaresco
e trionfale, è disposto in modo
da creare una sorta di
movimento dinamico.
Le nove schiere angeliche
• La figura di Cristo, circondata da una
mandorla di luce; la quale è formata da un
iride con colori che cha dal blu del bordo
interno passa gradualmente al bianco per
poi procedere dal giallo chiaro fino
all’arancione scuro del bordo esterno. E’ un
arcobaleno, che schematicamente
riproduce quello naturale. Attorno alla
mandorla del Cristo gli angeli con le
trombe del giudizio universale. Cristo
domina il centro della composizione
maestoso. Egli emette la condanna
attraverso il gesto delle mani, palma destra
sollevata per i beati, palma sinistra
abbassata per i condannati .
Il Salvatore porta sul corpo i segni della Passione:
nelle mani e nei piedi sono visibili le ferite dei chiodi
mentre, nel costato, la veste si apre per mostrare la
ferita provocata dalla lancia del soldato romano per
accertarne l’avvenuto decesso. Cristo indossa la
veste di color rosso amaranto con ricami dorati e il
mantello azzurro che oggi, a causa del
deterioramento, ha perso il colore. L’amaranto della
veste rappresenta il sangue e dunque l’umanità di
Cristo, mentre l’azzurro del mantello, dello stesso
colore del cielo, rappresenta la sua divinità.
Nell’aureola di Gesù, in corrispondenza dei tre
bracci della croce, all’epoca di Giotto, erano
incastonati tre specchietti tondi che forse servivano,
in alcuni momenti particolari, a creare uno
straordinario effetto di luce. Oggi, purtroppo, nei tre
tondi restano solo delle piccolissime tracce di
stagno.
http://www.perfettaletizia.it/archivio/messaggi_arte/gi
otto_giudizio_universale/scheda.htm
Le quattro figure sotto Cristo Giudice rappresenterebbero la
doppia natura umano-divina del Messia in quanto queste figure
sono rappresentati con la doppia natura umano-animale. Egli
vede dipinto da destra verso sinistra: un uomo con la testa da
leone, un’aquila con la testa di un giovane ragazzo, un centauro
e un orso con vicino un pesce. Secondo lo studioso, questi
simboli sono fin dall’antichità riconosciuti come simboli
cristologici che rappresentano in maniera allegorica la natura
umano-divina (centauro), la redenzione dell’umanità (l’orso con
il pesce), la Resurrezione (leone), l’Ascensione (aquila); inoltre
essi fungono da guide per le anime verso il bene. Giotto,
secondo questa interpretazione, introdurrebbe un’importante
novità rispetto alle iconografie tradizionali.
• Ai lati della mandorla di luce si trova il
collegio dei giudici, formato dagli
apostoli: esso è disposto in modo da
far sembrare la parete concava, effetto
evidente soprattutto nelle figure ai lati
che guardano verso il centro e non
verso lo spettatore, e che dà
l’impressione che l’affresco sia
realizzato sul muro di un’abside, la
quale, nella porzione di destra, appare
come sfondata, squarciata, per fare
apparire la tremenda realtà infernale.
I dodici apostoli
• Sotto la figura di Cristo due
angeli reggono una grande
croce, che costituisce lo
spartiacque tra Bene e Male,
fra beati , a sinistra, e dannati,
a destra.
La croce non poggia però sul
terreno, ma è sorretta, alla base, da
una persona di cui si vedono solo
parte delle braccia, delle gambe e
dei capelli. Molti riconoscono in
questo personaggio Dismas, il
ladrone pentito a cui Gesù promette
il Paradiso; altri invece ritengono
che ogni fedele vi si possa
identificare in quanto seguace di
Cristo, disposto a portare la propria
croce.
• In basso, ai piedi della croce, c’è la
scena della dedicazione, con Enrico
degli Scrovegni, vestito di viola, il
colore della penitenza, in ginocchio
che, assistito da un monaco, consegna
alla madonna il modello della
cappella.
L’Inferno di Giotto ha una geografia
complessa. Trae origine da un fiume di
fuoco che sgorga dai piedi del giudice.
Subito dopo si divide in quattro bracci,
speculari ai quattro fiumi che nascono nel
Paradiso, memoria dei fiumi infernali della
classicità: l’Acheronte, il Flegetonte, lo Stige
e il Cocito. Prima di colare sotto terra i primi
due bracci di fuoco contornano un lago di
acqua ghiacciata. L’Inferno assume la
fisionomia di una grande caverna tenebrosa,
destinata alle torture.
Giotto ha dipinto un inferno affollatissimo e
confuso di peccatori. Oltre a perdere tutta la
propria dignità, i dannati sono poi sottoposti
a ogni forma di pena corporale, con sevizie,
torture e amputazioni. I demoni sono coloro
che si occupano del trattamento penale dei
dannati previsto dal protocollo del
contrappasso.
• Il personaggio infernale di
maggiore rilevanza è Lucifero,
seduto sul trono formato da due
draghi inghiottitori; i suoi piedi
artigliano e stritolano una
massa di corpi alimentata da
diavoli portatori; le sue mani
afferrano per le gambe due
dannati e li danno in pasto alle
sue tre fauci, la bocca
stritolatrice e i due serpenti che
fuoriescono dalle orecchie.
• Dietro alle torture dell’inferno ci
sono anche gli strumenti progettati
e usati nelle torture giudiziarie. La
morsa per stritolare ossa è una
riproduzione del vero strumento di
tortura. Il bastone uncinato
impugnato dai diavoli era uno
strumento di tortura corrente.
Questa singolare combinazione di
reale e irreale, di metodi effettivi di
tortura caratterizza molte
rappresentazioni infernali.
• Il paradiso mostra una serie
ordinata di angeli, santi e beati Dal
basso all'alto si nota una schiera
tripartita: anime che escono stupite
ed oranti dalla terra; la grande
processione degli eletti (clero,
popolo, donne e uomini che hanno
santificato la loro vita); sopra,
guidati da Maria, gli antichi santi
dell’antico Testamento e della
Chiesa primitiva.

• Una tradizione indica nella


quarta persona in primo piano
nella schiera dei beati, con un
berretto bianco in capo,
un autoritratto di Giotto.
In basso, sulla sinistra, è
rappresentata la
resurrezione dei morti.
Sono tutti giovani coloro
che escono dai
sarcofagi perché
secondo una tradizione
diffusa nel Medioevo i
morti sarebbero tutti
risorti a 33 anni e tutti
belli.
GIOTTO (Padova) COPPO DI MARCOVALDO (Firenze)

Ha realizzato un affresco Ha realizzato un mosaico


Staglia tutta la composizione su un cielo Utilizza lo sfondo oro, tipica bizantina
azzurro
Dispone i personaggi divisi in gruppi su Li dispone su fasce nettamente separate.
diversi livelli intervallandoli da parti di cielo
Umanizza le figure, le rende volumetriche e I personaggi raffigurati da Coppo
studia i particolari dei loro volti e corpi presentano ancora un aspetto poco
rendendoli quasi dei veri ritratti, distinti l'uno naturalistico, ed il Cristo è ancora mostrato
dall'altro come gigantesca e distante divinità
Il giudizio universale giottesco, è
nettamente più piccolo di quello romano,
ma entrambi ricoprono un'intera superficie
muraria affrescata.
Il fondo è blu, del cielo, in entrambi in
basso a destra è ubicata la bocca degli
inferi, tanto che in Michelangelo vediamo
proprio Caronte che traghetta le anime in
quella direzione.
In entrambi Gesù è posto al centro,
circondato dal un bagliore dell'iride, in
Giotto è un vero e proprio arcobaleno, in
Michelangelo è un bagliore, come l'arco-
baleno, l'arco tra il cielo e la terra, Gesù che
è Dio ma uomo allo stesso tempo.
In entrambe le rappresentazioni gli autori si
sono inseriti tra la folla, quasi mimetizzati,
Michelangelo è l'anima che si è tolta la
pelle, e Giotto è tra la folla a sinistra della
croce.
E per concludere, in entrambi alla sommità
ci sono gli angeli che richiudono il "telo"
del cielo, davanti blu, e nel retro rosso.
• http://www.perfettaletizia.it/archivio/messaggi_arte/giotto_giudizio_univer
sale/scheda.htm
• https://iisalessandrini.it/progetti/visioni/cappella_degli_scrovegni.htm
• http://www.maestrovincenzo.it/il-giudizio-universale/
• http://www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_Ve_PD_2_Giotto.html#0
• https://www.informagiovani-italia.com/cappella_degli_scrovegni.htm