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Lezione 4 – L’equilibrio di mercato

Come premessa facciamo la distinzione tra breve, medio e lungo periodo:


 Breve periodo  fino a 1-2 anni (P.S. raramente 2 anni)
 Medio periodo  fino a 10 anni
 Lungo periodo  maggiore di 10 anni, solitamente 30-50 anni

 Perché utilizziamo questa differenziazione?


Utilizziamo questa differenziazione per diversi motivi
1) In base all’orizzonte temporale succedono cose diverse (evoluzione del Pil nel tempo):
• Nel lungo periodo il Pil ha una tendenza a crescere;
• Nel medio periodo il Pil ha un andamento oscillante -a volte accelera, a volte decelera, a
volte addirittura cala- (è quello che viene chiamato ciclo economico);
• Nel breve periodo il Pil varia di anno in anno.

2) L’evidenza empirica mostra che in orizzonti temporali diversi l’evoluzione del livello della
produzione è guidata da fattori diversi:

 Breve periodo  dinamica della domanda (quanti beni vengono acquistati)

 Medio periodo  dinamica della offerta (quale è la capacità produttiva)

 Lungo periodo  fattori strutturali (saggio di risparmio, qualità dell’istruzione,


caratteristiche delle istituzioni, ecc.)
3) In orizzonti temporali diversi effettuiamo ipotesi diverse sul funzionamento dell’economia:
I. Aggiustamento dei prezzi:

 Breve periodo  I prezzi sono fissi (o con flessibilità ridotta).


 Al variare delle condizioni di mercato le imprese non adeguano immediatamente i listini
(Se cambiano le condizioni di mercato, le imprese aspettano a cambiare i listini, i prezzi
-ecco perché prezzi fissi- poiché cambiarli è costoso.

 Cambiare i prezzi è costoso  prima di farlo una impresa vuole:


• verificare la stabilità delle nuove condizioni
• vedere cosa fanno le altre imprese

Esempio: Ford vende un modello di macchina a 20000 €. Un anno aumenta la domanda di quella
macchina, quindi potrebbe alzare il prezzo a 21000€, tuttavia se lo facesse aumenterebbero i costi:
bisogna cambiare i prezzi nei listini -non è un costo grande. Ma soprattutto dovrebbe cambiare
tutte le strategie marketing, le pubblicità e crearne delle nuove. Dunque, prima di apportare delle
modifiche deve vedere se la domanda aumenta in modo stabile perché in questo caso mi
conviene; inoltre, la Ford deve tenere conto anche degli altri modelli di macchine a sua
disposizione e lo stesso le altre imprese. Se loro aumentano i prezzi, conviene anche a me. In caso
contrario, i clienti potrebbero interessarsi ad altre macchine.

 Medio e Lungo periodo  I prezzi sono pienamente flessibili


 Considerando un orizzonte temporale più ampio l’adeguamento dei prezzi è completo

 Aggiustamento dei prezzi  analisi di medio periodo

II. Correttezza delle previsioni sui valori futuri delle variabili (aspettative)  capitolo 6
Noi prendiamo delle decisioni oggi pensando al futuro, tenendo dunque in considerazione
le grandezze future. Dobbiamo fare delle previsioni- in economia le chiamiamo
aspettative. Le aspettative possono essere sbagliate ma se l’arco temporale è abbastanza
lungo riuscirò a correggermi, ossia nel LUNGO-MEDIO PERIODO, e formulare stime giuste
(a differenza invece del breve periodo).

Il funzionamento del mercato dei beni nel breve periodo cosa determina il Pil nel breve
periodo?
 Sulla base della scomposizione proposta nella lezione precedente la domanda aggregata è
data dalla somma di:
 Consumi (C)
 Investimenti (I)
 Spesa pubblica (G)
 Saldo fra esportazioni ed importazioni (X-Q)

 Domanda aggregata (Z)


Z = C + I + G + X-Q

Nel modello che esamina i mercati dei beni introduciamo alcune ipotesi semplificatrici:
1) Trascuriamo gli scambi con l’estero  immagino che la nostra economia non abbia
rapporti/scambi con l’estero.

Assumiamo X = Q = 0  Z = C + I + G
Esaminiamo una economia chiusa

2) Esiste un solo bene utilizzato per consumo, investimento e spesa pubblica  un solo mercato

Con riferimento alle variabili esaminate abbiamo due approcci alternativi:


 Un equazione di comportamento applicabile alle variabili endogene (il valore della
variabile è determinato all’interno del modello, NON è definito a priori il valore della
variabile ma a posteriori). È un’ equazione che descrive la regola seguita da alcuni soggetti
nelle loro scelte.
 Per altre variabili il valore è dato e costante (nessuna equazione di comportamento):
queste sono dette variabili esogene (il valore è dato a priori e perciò determinate
“all’esterno” del modello).

Sotto le nostre ipotesi abbiamo:


Z=C+I+G

Esaminiamo ora le componenti della domanda (C, I, G):


1) Consumo (C)  acquisto di beni e servizi da parte delle famiglie

Per descrivere il consumo aggregato utilizziamo una equazione di comportamento 


variabile endogena.
Il comportamento dei consumatori:
 I consumatori acquistano tanti più beni quanto più è elevato il loro reddito;
 Il reddito a cui fare riferimento è il reddito al netto delle tasse (”reddito disponibile”
=reddito di cui dispongo);
Ciò significa che l’equazione di comportamento di consumo sarà:
C=C(YD)
Dove C è una funzione C del reddito (Y) disponibile (D).
Il consumo è una funzione crescente del reddito disponibile (YD).
NB: Reddito disponibile (YD) è il reddito al netto delle tasse
YD = Y-T
Y – Reddito, T – Tasse

 Per semplicità usiamo una funzione lineare per indicare il consumo:

C = C0 + c1YD
dove C0, c1– Parametri

 Interpretazione dei parametri:


a) C0 - Consumo autonomo dal reddito (è una grandezza esogena).
È il termine che considera tutta la parte di consumo che non dipende dal reddito disponibile.
È influenzato da molti fattori:
• ricchezza finanziaria;
• fiducia nel futuro;
• gusti alcuni consumatori non riescono a rinunciare a beni superflui.

b) c1 – Propensione marginale al consumo


Indica di quanto aumenta il consumo se il reddito disponibile cresce di una unità .
 Assumiamo 0 < c1<1
Ciò significa che:
• Al crescere del reddito disponibile i consumi aumentano;
• L’aumento dei consumi è minore di quello del reddito disponibile (parte del reddito viene
risparmiato) [del mio reddito consumo massimo 1 parte, non di più] ecco perché tra 0 e 1.
Esempio: se c1= 0,6, per ogni euro aggiuntosi al reddito, ne consumo 60cent e ne risparmio
40.

C1 è il coefficiente angolare

Le componenti della domandale grandezze esogene:


Investimenti (I) e Spesa pubblica (G)
 Consideriamo il loro valore come costante (variabili esogene):
I = I0 e G = G0 dove I0, G0, - parametri
 Allo stesso modo consideriamo esogene le tasse (T) per cui:
T = T0 dove T0 - parametro
Esogenità di I ≠ Esogenità di G e T
Esogenità della componente investimento della domanda aggregata è un’ipotesi
semplificatrice che verrà rimossa in seguito.
L’esogeneità della componente spesa pubblica e tasse della domanda aggregata dipende
dalle scelte intraprese dal Governo.

 (Analisi della politica fiscale  Effetti di scelte di valori diversi di G e T)

 Ripartiamo dall’equazione della domanda aggregata:


Z=C+I+G
 Sostituiamo l’equazione di C:
Z = C0 + c1YD + I + G
 Sostituiamo la definizione di YD:
Z = C0 + c1 (Y-T) + I + G
 Sostituiamo i valori costanti di I, G e T:
Z = C0 + c1 (Y-T0) + I0 + G0
 Data l’espressione:
Z = C0 + c1 (Y-T0) + I0 + G0
 Riordiniamo i termini:
Z = c1 Y + C0 - c1T0 + I0 + G0

 Riuniamo le componenti della domanda che non dipendono dal reddito nella costante SA
(spesa autonoma):
Z = c1 Y + SA
Dove, SA=C0-C1T0+I0+G0
 Equazione della funzione di domanda aggregata che assume una forma lineare, del tutto
analoga a quella del consumo, dal momento in cui è presente una costante (SA) e una
componente che dipende da Y.
esprime la domanda aggregata come funzione del reddito Y.

L’analisi di un mercato è rappresentata normalmente dall’analisi del suo equilibrio di mercato.


Riprendendo la definizione data in microeconomia, l’equilibrio di mercato è quello stato in cui la
domanda è uguale all’offerta.
 Condizione di equilibrio del mercato dei beni:
Domanda di beni = Offerta di beni

Cosa è l’offerta aggregata di beni (Z)?


 Assumendo che le imprese non tengano scorte, l’offerta sarà pari all’insieme dei beni
prodotti nell’economia, ossia sarà pari alla produzione aggregata. Dalla 1° lezione,
sappiamo che la misura della produzione aggregata è il Pil.
Il Pil è pari alla sommatoria dei redditi nell’economia, quindi il valore del Pil sarà uguale al
reddito aggregato (Y):

Pil =  redditi dell’economia = Reddito aggregato = Y


 La condizione di equilibrio del mercato dei beni è dunque:
Z =Y
Dove Y rappresenta sia l’offerta aggregata di beni sia il reddito aggregato.

 Date le equazioni:
Z = c1 Y + SA e Z=Y
otteniamo che in equilibrio:
Y = c1Y + SA
da cui:
(1- c1) Y = SA
1
YE = SA dove YE – produzione di equilibrio
1−c 1

Questo risultato esprime il valore della produzione di equilibrio YE in funzione di


parametri e costanti. In particolare, YE è pari al prodotto di:

 SA  Spesa autonoma
1
  Moltiplicatore del prodotto/ del reddito in quanto amplifica il valore di SA
1−c 1
visto 0<c1<1 dunque il denominatore è < del numeratore.
1
 Il moltiplicatore è così definito in quanto “moltiplica” la spesa autonoma. È sempre
1−c 1
maggiore di 1 (per l’ipotesi 0<c1<1). Cresce al crescere di c1 . Dipende dalle assunzioni
1
sulle variabili endogene ed esogene (Non è sempre , come vedremo quando
1−c 1
andremo a eliminare le ipotesi semplificatrici).

Spiegazione del ruolo del moltiplicatore  Esame di variazione di Y


L’equilibrio (Y=Z) avviene nel punto in cui le due rette si intersecano (nel punto A).
Prodotto in funzione del reddito è Y=Y dunque la retta sarà inclinata di 45 o con m=1 e c=0 (passa
per l’origine).

L’equilibrio dei mercati finanziari (CAP.6)


“Che cosa determina il tasso di interesse pagato nei mercati finanziari?”
Per analizzare l’equilibrio dei mercati finanziari, occorre dapprima comprendere come gli agenti
economici provvedono ad allocare la loro ricchezza finanziaria, la quale differenzia dal concetto di
reddito.
Distinzione preliminare tra reddito/ricchezza:
 La ricchezza di un soggetto è ciò che egli possiede in un dato istante nel tempo (ad esempio
oggi, momento preciso. È una variazione istantanea, uno stock);
 Il reddito di un soggetto è ciò che egli guadagna in un dato periodo di tempo (ovvero in un
intervallo di tempo. È un flusso; ad esempio, il reddito mensile di un lavoratore è lo
stipendio).
Esempio:
Lo stipendio annuale di un individuo  REDDITO
Immobili e titoli posseduti da un individuo oggi  RICCHEZZA

Questi 2 concetti sono diversi tra di loro anche quantitativamente: io posso essere ricco (avere
tanti immobili), ma non ho entrate (non lavoro, guadagno zero), oppure io lavoro ma spendo
tutto, quindi ho del reddito, ma non sono ricco (non ho immobili).
Però in pratica sono legate tra loro: se ho un reddito elevato, una parte di reddito lo consumo
mentre l’altra la risparmio, e l’accumulo di risparmio va a formare/generare la mia ricchezza.

Per l’analisi dei mercati finanziari consideriamo la ricchezza finanziaria di un soggetto per derivare
la domanda di moneta.
La ricchezza finanziaria è la differenza fra le attività finanziarie possedute (azioni, obbligazioni,
ecc.) e le passività finanziarie emesse (azioni, obbligazioni, ecc.). In altri termini è la differenza tra il
valore dei crediti e il valore dei debiti. Per tutti i soggetti ci sono tipicamente entrambe le cose
(attività e passività finanziarie).
Esempi:
 Un’impresa emette obbligazioni (passività) ed acquista azioni di un’altra impresa e titoli di
stato (attività);
 Lo Stato emette titoli di stato (passività) e possiede partecipazioni in alcune imprese
(attività);
 Una famiglia possiede azioni di una società (attività) ed accende un mutuo (passività).
 NB: In macroeconomia:

Investimento  Acquisto di attività finanziarie


Investimento  Acquisto di beni capitali
Acquisto di attività finanziarie Impiego di fondi

COSTRUZIONE DELLA DOMANDA DI MONETA


Ci domandiamo come allochiamo la nostra ricchezza finanziaria all’interno di un mondo in cui
immaginiamo per semplicità che esistono 2 sole attività finanziarie (MONETA e TITOLI) in cui con
“titoli” si intendono tutte le altre attività finanziarie che esistono.
Assumiamo che esistano due sole attività finanziarie (moneta e titoli)
 Problema esaminatosuddivisione ottimale della ricchezza finanziaria (W) fra moneta e
titoli:
MD
W
BD

MD – MONEY- Moneta desiderata dagli individui  Domanda di moneta

BD – BOND - Quantità di titoli desiderata dagli individui  Domanda di titoli


Esempio: ho 50.000 euro e posso detenerli in moneta e titoli, scelgo io come, ad esempio 30.000
moneta e 20.000 titoli, quindi domanda di moneta: 30.000, domanda di titoli 20.000.
 “Come faccio a decidere come suddividerli?” Mi devo domandare perché gli individui
desiderano moneta o titoli.
a) Vantaggio di detenere moneta  la sua caratteristica tipica è la liquidità. È perfettamente
liquida, in quanto:
 La moneta viene utilizzata per acquistare beni

I titoli devono essere ceduti per potere acquistare beni (non posso pagarti con un BOT o
un’azione). I titoli non sono un metodo di pagamento.

La moneta è detenuta per uno scopo transattivo, è l’unica attività finanziaria che si può usare per
effettuare transazioni (=acquistare beni).

b) Vantaggio di detenere titoli  danno una remunerazione


 Sui titoli posseduti viene pagato un tasso di interesse

La moneta non dà interessi

I titoli sono detenuti per percepire gli interessi.


Esempio: se io detengo 50.000 euro, so che me ne bastano 50.000 liquidi mentre gli altri 45.000
che so che non mi servono in tempi brevi, li detengo in titoli (lo presto a qualcuno che in cambio
mi darà degli interessi per “colmare” il tempo in cui non ho potuto usarli per acquisire beni),
tuttavia i titoli possono essere riconvertiti in moneta vendendoli (anche prima che scadano) però ci
sono titoli che sono più facili da rivendere e altri meno facili.
Ci sono titoli che hanno dei mercati organizzati dove posso rivenderlo ogni giorno e altri che non
hanno un mercato organizzato e devo trovare una controparte. In questo caso si dice che titoli
diversi hanno un diverso grado di liquidità. Più è facile trasformarlo in moneta, più è liquido.

Sulla base delle considerazioni precedenti:


 Data la ricchezza W, MD dipende positivamente dal livello delle transazioni (quanta
moneta vorrò dipende da quante transazioni devo fare);
 Data la ricchezza W, BD dipende positivamente dal tasso di interesse (i). Più il tasso di
interesse è alto, più mi conviene investire in titoli;
 Allora data la ricchezza W, MD dipende negativamente dal tasso di interesse (i), perché se
mi conviene investire più in titoli, avrò più titoli e meno moneta (rinunciare a una
remunerazionerinunciare a percepire interessi che rappresentano un costo opportunità).
Il livello delle transazioni è difficilmente misurabile: può essere approssimato dal livello del
reddito nominale (€Y) [immaginiamo che tutto ciò che viene prodotto, viene venduto] (=Pil
nominale, valore della produzione) (più il reddito è elevato, maggiore è il numero di
transazioni).
Qui uso il Pil nominale perché qui mi interessa il valore della produzione perché anche se la q.tà è
uguale, ma i prezzi salgono, mi servirà più moneta ≠ Pil reale (tengo conto della q.tà prodotta).

Una forma funzionale adatta è:


MD = €YL(i) L(i)=negativamente

 La domanda di moneta è uguale al reddito nominale per la funzione L(i) che è decrescente.
(MD) è endogena.
 Essa implica che:
a) La domanda di moneta è proporzionale al reddito nominale (€Y);
b) La domanda di moneta è decrescente nel tasso di interesse (visto che L(i) è negativo).
 Consideriamo il reddito nominale come esogeno (valore costante) [per ora viene
dall’equilibrio del mercato dei beni] MD come funzione decrescente di i (dato €Y).

Per esaminare l’equilibrio dei mercati finanziari dobbiamo esaminare la condizione:


Domanda di moneta = Offerta di moneta
Assumiamo che la Banca Centrale controlli completamente l’offerta di moneta (M S= money
supply) [è esogena], pertanto sarà la Banca Centrale a scegliere il livello di MS. L’offerta di moneta,
scelta dalla Banca Centrale (in modo assolutamente autonoma), è un dato esogeno, il cui valore è
dato e scelto arbitrariamente dalla Banca Centrale.
Poiché MS è scelta autonomamente dalla Banca Centrale, tale valore è esogeno e non dipende dal
tasso di interesse (i).
 Graficamente: MS è una retta verticalela Banca centrale, ad ogni tasso di interesse, offre
la stessa quantità di moneta.

L’equilibrio del mercato della moneta è ottenuto imponendo:


MS = MD = €YL(i)

L’equilibrio è il punto E dove i=iE

All’equilibrio(E) sarà associato un tasso di interesse specifico (i E), in cui iE è il tasso d’interesse
che dato il reddito nominale (per noi esogeno) garantisce un’uguaglianza tra domanda e offerta di
moneta, oppure iE è il tasso di interesse che dato il reddito nominale garantisce che la domanda
(che dipenda da iE) sia esattamente pari al valore esogeno dell’offerta di moneta.
IE è il tasso di interesse per cui, dato il reddito nominale, il livello della domanda di moneta è
uguale al valore esogeno dell’offerta di monetaè la flessibilità del tasso di interesse che
garantisce che il mercato della moneta arrivi sempre ad un equilibrio.
È il mercato di equilibrio della moneta, ma anche dei titoli. La legge di Walras dice che se hai un
certo numero di mercati e se tutti tranne uno sono in equilibrio, anche quell’ uno è in equilibrio.
(ex. ho 10 mercati, se 9 sono in equilibrio, anche il decimo lo è), dunque per la legge di Walras se il
mercato della moneta è in equilibrio con iE allora lo è anche il mercato dei titoli.
“Cosa accade se variano le variabili esogene €Y e MS?”
1) Aumento del reddito nominale €Y porta gli individui ad effettuare più transazioni. Ne consegue
che, essendo aumentato il livello delle transazioni, gli agenti economici avranno più bisogno di
moneta per ciascun livello del tasso di interesse. Si presenta uno SHOCK POSITIVO della
DOMANDA: ciò significa uno spostamento verso DESTRA della curva M Dla quantità di moneta
domandata è aumentata per ogni tasso di interesse.

€Y  Gli individui effettuano più transazioni  Domanda di moneta (a parità di i) 


Curva MD verso destra

La quantità di moneta offerta è costanteeccesso di domanda di moneta (la quantità di


moneta offerta è costante e non può variare: E’>E)  per riassorbire l’eccesso di domanda che si
verifica sul mercato occorre aumentare il tasso di interesse (IL TASSO di INTERESSE AUMENTA).

2) Un aumento dell’offerta di moneta deciso dalla Banca Centrale

MS Spostamento della retta MS verso DESTRA


L’incremento dell’offerta di moneta causa lo spostamento di M S verso DESTRAeccesso di
OFFERTA (MS>MS’)il tasso di interesse DIMINUISCE.

 In conclusione:
 Un aumento del reddito nominale determina un aumento del tasso di interesse in
equilibrio.
 Un aumento dell’offerta di moneta determina una riduzione del tasso di interesse in
equilibrio.

“Come agisce la Banca Centrale su MS?”


La Banca Centrale può effettuare due manovre (se decide di cambiare l’offerta di moneta):

1. MS  Immettere moneta nel sistemaaumenta l’OFFERTA DI MONETA;

2. MS  Prelevare moneta dal sistema riduce l’OFFERTA DI MONETA.

Per attuare le due manovre la Banca Centrale opera sul “Mercato Aperto dei Titoli” (ossia il
complemento del mercato della moneta, che insieme costituiscono i mercati finanziari).
La Banca Centrale agisce mediante operazioni di mercato aperto:

1. Per MS la Banca Centrale acquista titoli sul mercato aperto pagandoli con moneta di
nuova emissione (emette nuova moneta per acquistarli) . Così facendo, si riduce lo stock di
titoli posseduti dai privati ed aumenta la moneta in circolazione.
Esempio BCE vuole aumentare offerta di moneta di 10.000 euro, compra un titolo dal
valore di 10.000 da un privato, questi 10.000 in più entrano nel sistema, portando a un
aumento di moneta nel sistema; mentre in caso di normale compravendita di titoli ci
sarebbe stata solo una variazione di titoli e moneta ma non di moneta nel sistema
(soggetto A meno titoli, più moneta, soggetto B più titoli, meno moneta, ma nel sistema
stessa q.tà di moneta).
2. Per MS la Banca Centrale vende titoli sul mercato aperto incamerando moneta (sottratta
moneta ai mercati finanziari). Così facendo, aumenta lo stock di titoli posseduti dai privati e
diminuisce la moneta in circolazione (rimane nelle casse della Banca Centrale).
Esempio BCE vende titoli, io decido di acquistarlo e mentre aumenta il numero di titoli
(visto che io ne ho comprato uno che prima non esisteva), diminuisce la moneta in quanto
la BCE decide di incamerare la moneta con cui io ho pagato il titolo, togliendola/ritirandola
così dal sistema. In caso di normale compravendita di titoli ci sarebbe stata solo una
variazione di titoli e moneta ma non di moneta nel sistema.
Le operazioni di mercato aperto della Banca Centrale agiscono sull’offerta di moneta ma anche su
domanda ed offerta di titoli.

“Cosa avviene sul mercato dei titoli quando la Banca Centrale effettua operazioni
di mercato aperto?”
Esaminiamo il mercato dei titoli. Assumiamo:
 Titolo senza cedole, ossia gli interessi non sono pagati periodicamente MA in un’unica
soluzione, ossia alla scadenza del titolo.
 Emesso oggi al prezzo PT
 Rimborsato al tempo T per il valore nominale V

Quale è il tasso di interesse pagato dal titolo?


L’interesse ricevuto è pari al guadagno in proporzione al prezzo pagato:

i=

N.B.: Il tasso di interesse i è relativo al periodo da oggi a T (es. 1 mese, 3 mesi, 1 anno, ecc.)

In Blanchard V=100€

i=
da cui:
100
PT =
1+i
Ciò implica che esiste una relazione negativa fra tasso di interesse e prezzo di un titolo:

 i   PT
dato il valore di rimborso (100€), se il prezzo pagato per acquistare il titolo è alto, l’interesse è
basso.

Cosa accade quando la Banca Centrale modifica MS?


 Se la Banca Centrale  MS  Banca Centrale acquista titoli

Domanda di titoli (essendoci un soggetto in più che compra)   Prezzo dei titoli  i

 Se la Banca Centrale  MS  Banca Centrale vende titoli

Offerta di titoli (essendoci un soggetto in più che vende)  Prezzo dei titoli  i
 In conclusione:

 MS  Acquisto di titoli  PT  i

 MS  Cessione di titoli   PT  i


Gli effetti sono i medesimi ottenuti nell’analisi grafica precedente.
Gli effetti su i di una variazione di MS possono essere visti sia sul mercato della moneta che sul
mercato dei titoli.

L’offerta di moneta e gli intermediari finanziari

Finora abbiamo assunto che l’offerta di moneta fosse controllata completamente dalla Banca
Centrale e fosse l’unico strumento di politica monetaria.
In che misura la Banca Centrale controlla l’offerta di moneta?
Quale è il ruolo delle banche nella determinazione dell’offerta di moneta?
 Ruolo delle banche nella creazione di moneta
 Riesame dell’equilibrio dei mercati finanziari

Finora abbiamo assunto che l’offerta di moneta fosse controllata completamente dalla Banca
Centrale ma non è così: nei sistemi economici ci sono dei soggetti che chiamiamo generalmente
intermediari finanziari (ex: banche) svolgono una funzione di intermediario, collegano i soggetti
che sono in surplus e deficit finanziario. Fanno in modo che i soggetti in surplus prestino soldi a
quelli in deficit, il tutto in cambio di una remunerazione.
In realtà nei sistemi economici esistono diversi intermediari finanziari (fra cui le banche) che:
 Ricevono fondi da individui e imprese [soggetto in deficit]
 Concedono prestiti e acquistano e vendono titoli [soggetti in surplus]
L’attività delle banche influenza l’offerta di moneta.
 Esaminiamo i rapporti che intercorrono fra famiglie e imprese e le banche
a) Assumiamo che famiglie e imprese possiedano una certa quantità di contanti K
K suddiviso in due parti

Quota detenuta Quota depositata


presso di sé in banca
 
Circolante Depositi

Ex: K= 5000 euro, nonché i soldi che devo usare per acquistare beni, per effettuare transazioni
(k=moneta). Una quota decido di tenerla presso di me (ovvero a casa, in portafoglio) che chiamo
circolante, un’altra la deposito in banca che viene chiamata depositi. Ex: 500 euro a casa e 4500 in
banca.
b) Le banche ricevono le somme depositate (nell’esempio 4500 euro)
- Tali somme possono essere utilizzate in qualunque momento dai loro proprietari
(prelevamenti, assegni, ecc.) [posso prelevarli e spenderli quando ne ho bisogno senza
problemi]  Le banche dovrebbero detenere in cassa una quantità di contanti pari ai
depositi ricevuti
- In realtà solo una parte dei depositi viene prelevata 
Le banche detengono in cassa contanti < depositi

- Tale quota di contanti è detta  Riserve bancarie (es 10% dei depositi).
La Banca Centrale fissa la percentuale minima di riserve (Riserve obbligatorie)
Le banche possono detenere una percentuale più elevata (Riserve volontarie)

[può capitare che i correntisti abbiano dei dubbi rispetto a una banca, dunque prelevano tutti i
soldi, mandandola così in crisi; nel momento in cui il dubbio si estendesse a tutte le banche,
l’intero sistema, si parla di un fenomeno chiamato corsa agli sportelli in cui tutti corrono a
prelevare il proprio denaro portando a una crisi del sistema bancario].

- Riserve bancarie = Riserve obbligatorie + Riserve volontarie


Io ho 5000 euro, 500 in tasca e 4500 in banca, di questi 4500 solo 450 euro tiene come riserva.
Cosa se ne fa la banca dei restanti 4050?
c) Determinate le riserve cosa accade alla parte restante dei depositi?
 Due forme di utilizzo:
1. Concessione di prestiti (mutui, anticipazioni su c/c,ecc.)
2. Acquisto di titoli sul mercato
Depositi

Riserve Prestiti + Titoli


Ha 4050 euro per metterli nel sistema, dunque gli presta ad A. Quindi ora A ha 4050 euro in
moneta, ma anche io che ho depositato la moneta in banca ho 5000. Dunque, ora la moneta totale
è 9050. La moneta è aumentata. Dunque, le banche hanno creato nuova moneta.
[P.S. banconote<moneta] (?)

 Concessione di prestiti e acquisto di titoli hanno effetti analoghi  per semplicità


assumiamo solamente acquisto di titoli

d) Acquisto di titoli sul mercato


 Le banche acquistano titoli da famiglie e imprese
I soggetti che cedono i titoli ricevono in cambio contanti.

 Come vengono suddivisi tali contanti?


Contanti ricevuti
Circolante Depositi
(che può essere una
banca diversa da quella iniziale)

e) Da ciò si riavvia il meccanismo precedente, e ogni volta viene creata sempre più nuova
moneta.

 Ad ogni “passaggio” una quota sempre minore di contanti viene reimmessa nel sistema
(ex: sono partita da 5000, solo 4500 ne immetto in banca, di questi qui metà si tiene a casa
e metà in banca ecc…)
 I contanti reimmessi possono essere utilizzati per effettuare transazioni  Ciascuna re
immissione di contanti “crea” nuova moneta 
L’interazione fra banche, imprese e famiglie “crea” nuova moneta

Equilibrio dei mercati finanziari

Dato questo meccanismo, rivediamo ora la determinazione dell’equilibrio dei mercati finanziari
 Elementi per la determinazione dell’equilibrio:
a) Domanda di moneta
MD=€YL(i)

b) Comportamento di famiglie e imprese


Domanda di moneta
MD
Domanda di circolante Domanda di depositi
D D
CU = cM DD = (1-c) MD
con 0 < c < 1 ed è esogena
[è scelto da chi deve ricollocare a moneta]

EX: c=10% allora CUD=10%*MD mentre DD=90%*MD

c) Comportamento delle banche

Domanda di riserve  quota dei Depositi

RD=  DD 0<  <1 (teta) ed è esogena, BCE fissa il livello minimo di riserve, quindi non è detto
che diano teta.
RD= riserva domandata

 Introduciamo una nuova grandezza:

Moneta emessa dalla Banca Centrale (monete e banconote)  Base Monetaria (H) [=moneta
fisica].
 La base monetaria NON è l’offerta complessiva di moneta (c’è anche la moneta “creata”
dalle banche)
 La base monetaria è pari al contante detenuto nell’economia
 Come viene detenuto il contante [banconote fisiche]?

Famiglie e imprese  Circolante


Banche  Riserve

 H = Circolante + Riserve = CUD + RD


 Sostituendo le equazioni precedenti otteniamo

H = CUD + RD = cMD+DD

= cMD+(1-c) MD

= [c+(1-c)] MD

= [c+(1-c)] €YL(i)
 Dai calcoli precedenti sappiamo che

H= [c+(1-c)] €YL(i)
 La condizione di equilibrio dei mercati finanziari è
MS = €YL(i)
 Sostituendo la seconda equazione nella prima si ha

H= [c+(1-c)] MS
da cui
1
MS= H
c+ θ(1−c)

Ora esaminiamo l'offerta di moneta

 H  controllato dalla banca centrale (se non ci sono le altre banche)


1
  mi dà un numero>1
c+ θ(1−c)

 Dipende da c  comportamento degli individui

 Dipende da   comportamento delle banche


 La banca centrale controlla solo in parte l'offerta di moneta
1
 Inoltre, è possibile mostrare che >1
c+ θ(1−c)
 Perciò:
 offerta di moneta > base monetaria
1
  Moltiplicatore della moneta
c+ θ(1−c)

 Cosa accade se la Banca Centrale vuole MS?


1) La Banca Centrale agisce sull’Offerta di moneta aumentando la Base monetaria (H)

2) L’effetto di H è amplificato dall’azione delle banche


3) L’effetto complessivo è controllato solo in parte dalla Banca centrale
(Se le banche o le famiglie e le imprese modificano il loro comportamento il moltiplicatore
cambia)
4) L’effetto della manovra può essere previsto dalla Banca Centrale solo in modo
“approssimato”, guardando i dati del passato.
Dunque, offerta di moneta non è del tutto esogena.

 Da ora in avanti assumeremo che c e θ siano costanti nel tempo


Allora, a questo punto la Banca conosce il moltiplicatore, dunque può

Controllare H  controllare MS
Nelle prossime lezioni assumeremo nuovamente che la Banca Centrale controlli
pienamente MS

 Finora abbiamo esaminato separatamente:


 equilibrio del mercato dei beni
 equilibrio dei mercati finanziari
 L’esame ha considerato i due mercati separatamente

 Dalla prossima lezione  Esame mercato dei beni e mercati finanziari congiuntamente 
 Modello IS-LM (Menegatti)
 Modello IS-MP (Menegatti)
 Politica fiscale e monetaria (Menegatti)

L’equilibrio di breve periodo: il modello IS-LM libro piccolo fino a pag. 62 +es da
pag83 a pag 117

Finora abbiamo considerato separatamente:


 Equilibrio del mercato dei beni (Capitolo 3)

- 1 condizione di equilibrio  Y = Z

- 1 variabile  Y [il resto è esogeno]


 Equilibrio dei mercati finanziari (Capitolo 4)

- 1 condizione di equilibrio  MD = MS

- 1 variabile  i [il resto è esogeno]


Ora consideriamo congiuntamente i due mercati.
 Ciò implica l’utilizzo di:
 2 Condizioni di equilibrio [=2 equazioni a sistema]

 2 Curve  IS – equilibrio del mercato dei beni


LM – equilibrio del mercato della moneta

 2 Variabili  “Y”, “i”

Per esaminare l’equilibrio di breve periodo è necessario riconsiderare le due condizioni di


equilibrio esaminate nel capitolo 3 e nel capitolo 4.
Prima di farlo è opportuno rivedere le nostre assunzioni in merito alla determinazione degli
investimenti.

Nel capitolo 3 abbiamo assunto che gli investimenti fossero esogeni (I=I0)
Cerchiamo ora di rendere endogeni gli investimenti
NB: Ricordiamo che gli investimenti sono la domanda di nuovo capitale delle imprese; vogliamo
domandarci come le imprese decidono quanto acquistare di nuovo bene capitale per effettuare
produzione futura.

Cosa guardano le imprese per decidere quanto investire?


Principalmente due cose:
1. Livello delle vendite

 Se vendo di più, ho bisogno di produrre di più  dunque ho bisogno di più capitale 


allora acquisterò più beni di investimento;
Investimento (I) dipende positivamente dalle vendite (sono una funzione crescente delle
vendite)

 Se assumiamo assenza di scorte (=vendo tutto ciò che produco) 


vendite = produzione (Y)
Per semplicità possiamo dunque considerare I una funzione crescente di Y
2. Costo dell’investimento  per le imprese dipende sempre dal tasso di interesse i.

 Per comprendere questa relazione consideriamo due casi differenti:

a. L’impresa prende a prestito i fondi per finanziare l’investimento  L’impresa è in deficit


finanziario e si fa prestare risorse da chi è in surplus finanziario. Dovrà pagare anche gli
interessi, e più sono alti e più deve pagare.
Il costo del finanziamento dipende positivamente dagli interessi pagati.
b. L’impresa utilizza fondi propri (=autofinanziamento: usa i propri fondi che aveva
accantonato nel tempo)
Anche in questo caso il finanziamento ha un costo indiretto o implicito, nonché costo
opportunità che è sempre legato al tasso di interesse perché quando l’impresa acquista un
bene capitale sta implicitamente rinunciando a tutti gli impieghi finanziari alternativi che
poteva avere, che avrebbero pagato come remunerazione il tasso di interesse. Dunque,
l’impresa in questo caso non sta pagando un tasso di interesse ma sta rinunciando a
incassare un tasso di interesse (=un ricavo).
Ex: devo comprare un macchinario di 100k €, nel caso a chiedo un finanziamento in cui quindi
dovrò sopportare dei costi aggiuntivi/diretti, nonché il pagamento degli interessi, nel caso b
invece sapendo che volevo comprare quel macchinario ho messo da parte negli anni una
somma, nonché ho risparmiato, per potermelo pagare in futuro. In realtà i risparmi potevano
essere usati anche per comprare dei titoli, es. BOT, potevo essere il soggetto in surplus. Nel
momento in cui rinuncio a comprare i BOT, rinuncio anche all’idea di avere un ricavo/entrata
composti dall’interesse, e rinuncio all’opportunità di guadagnare. Questa rinuncia si chiama
costo opportunità la quale è tanto più grande tanto più alto è il tasso di interesse che mi
avrebbe fruttato tanto guadagno.
L’investimento in capitale è tanto più conveniente quanto minore è la remunerazione di
impieghi finanziari alternativi.

Es. impieghi alternativi  BOT


Se il rendimento dei BOT cresce diviene più conveniente utilizzare i propri fondi per acquistare
BOT anziché capitale.

Costo opportunità  Costo di rinunciare all’impiego alternativo

 In entrambi i casi:

i  costo finanziario (o costo opportunità) dell’investimento   I (investo di meno)

 Possiamo dunque concludere che l’investimento dipende positivamente dalla produzione


e negativamente dal tasso di interesse 
I=I(Y,i)
+-
 Usando funzione (implicita) lineare (da usare negli esercizi) 
I = I0 + d1Y - d2 i
d1 e d2 sono due costanti > 0
Riesaminiamo l’equilibrio del mercato dei beni

 Domanda aggregata  Z = C + I + G
 Il consumo dipende dal reddito disponibile YD
C = C (YD) dove YD=Y-T
+
 Gli investimenti dipendono positivamente dalla produzione e negativamente dal tasso di
interesse
I = I(Y,i)
+-
 Spesa pubblica e tasse sono scelti dal governo e sono esogeni
G = G0 e T = T0

 Sostituendo le componenti di Z 
Z = C(Y-T0) + I(Y,i) + G0

 Condizione di equilibrio del mercato dei beni  Z=Y

 Considerando insieme le due equazioni 


Y = C(Y-T0) + I (Y, i) + G0

 Nell’equazione abbiamo due variabili (Y e i)  Possiamo rappresentare la condizione di


equilibrio del mercato dei beni in un diagramma cartesiano 
Curva IS
(40 min sulla spiegazione)
 NB: Si chiama IS perché nell’equilibrio del mercato dei beni I=S (lezione 4)
(investimento=risparmio)
 La curva ZZ è associata a Z = C(Y-T0) + I (Y, i) + G0 e potrebbe non essere lineare
 Il grafico è costruito dato il valore di i (infatti non c’è negli assi)

Se sale i, cala la domanda di investimento e se cade la domanda di investimento che è una


componente della domanda aggregata, cala anche l’intera domanda aggregata (Z). L’aumento di i
produce nell’equilibrio del mercato dei beni una diminuzione della produzione.
[curva offerta 45°]

 In equilibrio i  Y
Spiegazione:

 icosto finanziamento  I  Z  (in equil.)Y


 + effetto del moltiplicatore  Y  C (perché cadono i redditi e i consumi dipendono dai
redditi) , dunque calano le vendite allora  I (le imprese sono spinte a calare
ulteriormente gli investimenti) Z  (in equil.)Y
 Nell’equilibrio del mercato dei beni la relazione fra Y e i è decrescente


La curva IS è decrescente nel diagramma (Y,i)[più è alto i, più è basso Y]
Se aumenta T0 dato Y, calerà YD(=reddito disponibile), di conseguenza cadono i consumi, allora cala
anche la domanda aggregata per qualunque tasso di i.

L’aumento della spesa pubblica fa aumentare la domanda aggregata, farà aumentare la domanda
in equilibrio della produzione per qualunque tasso di i.
Costruzione della curva LM
Riesaminiamo l’equilibrio dei mercati finanziari:
 La domanda di moneta dipende positivamente dal reddito e negativamente dal tasso di
interesse
MD = €YL(i)
 L’offerta di moneta è fissata dalla Banca centrale
Ms esogena
Condizione di equilibrio dei mercati finanziari:
MS = €YL(i)
 Equilibrio mercati finanziari reddito nominale (€Y)
Equilibrio mercato dei beni reddito reale (Y) [Perché avevamo hp che ne breve periodo i
prezzi rimangono fissi]

Visto che nel grafico ho pil reale devo trasformare quello nominale in reale.
Per uniformare le variabili dividiamo entrambi i membri della condizione M S = €YL(i) per il livello
dei prezzi P (misurato tramite il deflatore del Pil)  deflatore =Pil nominale/Pil reale, allora pil
reale= pil nominale/deflatore
Divido per entrambi i lati per il deflatore (P).

Otteniamo così in cui MS e P sono costanti.

dove  offerta reale di moneta

 Condizione di equilibrio dei mercati finanziari 

 Nell’equazione abbiamo due variabili (Y e i)  Possiamo rappresentare la condizione di


equilibrio dei mercati finanziari in un diagramma cartesiano  Curva LM
 NB: Si chiama LM per l’eguaglianza fra domanda di moneta (“liquidità” “L”) e offerta di
moneta (“M”) L=M

 Per costruire la curva LM esaminiamo l’effetto di un Y nei mercati finanziari


 Abbiamo visto nel capitolo 4 che Y  i in equilibrio
 In equilibrio c’è una relazione crescente fra Y e i  La curva LM è crescente
Se aumenta l’offerta di moneta, per qualunque livello di Y il tasso i diminuisce. In realtà sarebbe
LM si sposta verso il basso visto che scende i, tuttavia visivamente si sposta a destra.

 Equilibrio di breve periodo dell’economia  equilibrio mercato dei beni ed equilibrio dei
mercati finanziari verificati contemporaneamente (questa volta tengo in considerazione il
legame/l’interazione dei due mercati: quando determino Y influenzo il mercato
finanziario, mentre quando determino i, influenzo il mercato di beni) IS e LM nello
stesso diagramma
Ci sono infiniti punti in equilibrio nel mercato finanziario e infiniti nel mercato dei beni, però visto
che IS è decrescente e LM è crescente, c’è un solo punto di equilibrio complessivo (per entrambe)
nel breve periodo.
LEZIONE 9: La politica fiscale, il deficit ed il debito pubblico

Gli obiettivi della politica economica


Uno degli obiettivi principali che perseguono il Governo e la Banca Centrale è quello di aumentare
il welfare (benessere) delle persone che partecipano a un certo sistema economico.

Il benessere (welfare) in un’economia aumenta se:


 aumenta il livello del prodotto Y (o la sua crescita)se produciamo di più abbiamo più
beni a disposizione da consumare; produrre di più significa anche distribuire più reddito
agli agenti economici in forma di salari e profitti. Distribuire più redditi significa che le
persone hanno più risorse da dedicare al consumo.
 si riduce la disoccupazione u questo obiettivo migliora il benessere all’interno di un
sistema economico per due motivi:
a) ridurre la disoccupazione significa aumentare l’efficienza di un sistema economico e di
conseguenza produrre anche di più (la disoccupazione è infatti il rapporto tra le
persone che non hanno un lavoro e lo stanno cercando e le forze di lavoro). La
disoccupazione è quella parte di input lavoro che sarebbe utilizzabile nel processo
produttivo ma che non trova un utilizzo profittevole (=risorse sprecate);
b) la disoccupazione è importante anche sotto il profilo della lotta delle disuguaglianzeil
Pil, inteso come il reddito dell’economia, viene distribuito sotto forma di salari, profitti
e una parte in tassazione. Ciò significa che il disoccupato, il quale non partecipa alla
distribuzione dei salari, è escluso dalla distribuzione primaria del reddito. Questa
esclusione dalla distribuzione del reddito, pone questi agenti economici in situazione di
difficoltà economica e sociale. Ridurre la disoccupazione significa anche aumentare la
partecipazione alla distribuzione primaria del reddito e ridurre i problemi legati alla
povertà e all’emarginazione sociale.
 si riduce l’inflazione π misura la dinamica dei prezzi: come i prezzi crescono, se crescono
molto è un disagio per la popolazione, ma non va bene neanche se diminuiscono perché
una dinamica in cui i prezzi diminuiscono crea una serie di problemi nel sistema
economico: deflazione. Il tasso di inflazione ottimale è un’inflazione positiva, ma bassa
(es. per BCE è 2%). Un problema legato all’inflazione può essere dato dall’eccessiva
domanda di beni (non si è in grado di produrre tanto quanto è necessario per soddisfare la
domanda e pertanto si aumentano i prezzi). Un problema legato alla deflazione è dato
invece dall’eccessiva offerta dei beni (la domanda è molto bassa e ciò significa che la
crescita economica sta andando molto lentamente).
Ovviamente l’andamento dei prezzi non è mai omogeneo, vi sono settori in cui i prezzi
continuano a crescere e settori in cui i prezzi calano. Per questo si parla di una media dei
prezzi dei vari settori.
La politica economica nel breve periodo viene attuata allo scopo di agire su queste grandezze,
influenzarle facendo crescere Y, riducendo u, e π. Per far ciò, le autorità di politica economica
devono agire sull’equilibrio di breve periododevono far variare la posizione della curva IS (nel
caso della politica fiscale) o la posizione della curva LM (nel caso della politica monetaria).

Nelle lezioni precedenti abbiamo esaminato la determinazione di Y nel breve periodo 


modello IS-LM.

Tuttavia, finora non abbiamo ancora esaminato u e π  per parlare di questi dobbiamo introdurre
un nuovo mercato: il mercato del lavoro che per semplicità non introduciamo nel breve periodo
ma nel lungo periodo.
Per il momento è sufficiente ricordare due relazioni:

 Aumentare Y  Impiegare più input  Impiegare più lavoro  Y=f(u)


-
esiste un legame negativo tra Y e u perché quando produco di più, devo usare più input, uno
dei principali è il lavoro dunque dovrò impiegare più lavoro, ma se lo stock di lavoratori (i soggetti
che offrono lavoro sono dati) è fisso, se impiego lavoratori, dunque ne assumo di più, si ridurrà la
disoccupazione.

 Esiste una relazione empirica crescente fra Y e π (questa relazione empirica è la cosiddetta
Curva di Philips) 
π =g(Y)
+

più cresce Y (=la dimensione della produzione) e maggiore è il ritmo a cui avviene la
produzione, e di conseguenza sarà più alto il tasso di inflazione (relazione positiva). Nel breve
periodo, ciò che conta è la domanda: se la domanda è molto sostenuta, allora Y crescerà molto. In
questo caso si verifica un eccesso di domanda che potrò riassorbire tramite un incremento dei
prezzi e tramite un inflazione. Questo spiega il motivo per cui esiste una relazione positiva tra Y e
P.
Spiegazione intuitiva da microeconomia ho il grafico con DD e SS, se SS è fisso, dunque cambia
DD, per aumentare il prodotto la curva si sposta verso destra, però in questo modo sale anche il
prezzo di equilibrio.

Le due relazioni precedenti indicano che modificare il livello del Pil ci consente anche di modificare
il livello dell’inflazione e il livello della disoccupazione. In particolare:
- Far crescere il Pil significa ridurre la disoccupazione e aumentare l’inflazione.

Yu,  π
- Ridurre il livello del Pil significa aumentare la disoccupazione e ridurre l’inflazione.

Yu,  π
La politica economica agisce su Y, u e π.
1) Un primo tipo di manovra  stimolare l’economia in caso di recessione (cala Pil) o quando
stiamo crescendo troppo poco.

Assumiamo che si verifichi una riduzione della spesa autonoma (ad esempio per C0) 
L’analisi del capitolo 3 mostra che ciò causa Y La relazione fra Y e u mostra che ciò
causa u (relazione negativa: se una sale, l’altra scende).
In altri termini, assumiamo che si verifichi una riduzione del livello del consumo autonomo.
Se si ha una riduzione del consumo autonomo, si verifica di conseguenza una riduzione
della domanda aggregata. Una riduzione della domanda aggregata determina una
riduzione della produzione e una riduzione del reddito e quindi avrò anche un minor
utilizzo dell’input lavoro e quindi un aumento della disoccupazione. Per far fronte a questo
tipo di situazione, il Governo e la Banca Centrale attuerà una politica economica volta ad
aumentare il livello del Pil e di contrastare il calo del livello della produzione e di
contrastare l’incremento della disoccupazione.

La politica economica può essere usata per evitare Y e u, quindi attuiamo una politica
che tende a far crescere il prodotto ( Y).
Le politiche attuate in questo caso sono dette “politiche espansive”, volta a far crescere la
produzione durante periodo di recessione.

2) Un secondo tipo di manovra viene attuato quando l’economia sperimenta una eccessiva
inflazione.
Assumiamo che si verifichi una forte espansione di Y La relazione fra Y e π indica che
l’inflazione aumenterà. Se l’inflazione è già elevata le autorità di politica economica
possono agire per rallentare la crescita di Y allo scopo di ridurre π. Va bene una crescita ma
non così elevata in quanto porta ad altri problemi (“surriscalda” di più i
prezzi/accelerazione di prezzi). Rallento l’economia per ridurre l’inflazione.
Le politiche attuate in questo caso sono dette “politiche restrittive”, attuate per ridurre la
crescita dell’economia per ridurre l’inflazione.

Gli strumenti della politica economica


La stessa politica economica si può classificare da un altro punto di vista, ovvero da quella di chi
agisce e di quali strumenti usa.
Le autorità di politica economica possono agire sull’equilibrio di breve periodo in modi diversi:

 Governo  il Governo può modificare l’equilibrio di breve periodo e il reddito utilizzando


due leve che sono nelle mani del Governo stesso: Spesa pubblica (G) e Tasse (T). Cambiare
il livello della spesa pubblica e delle tasse significa muovere la curva IS. Se muovo la curva
IS, cambierò anche l’equilibrio di breve periodo e quindi il livello del reddito. La politica
economica attuata da loro con questi strumenti è chiamata “Politica fiscale”, ossia la
politica economica attuata utilizzando il bilancio pubblico, ossia le entrate (le tasse) e le
uscite (la spesa pubblica dello Stato).
 Banca Centrale  la Banca Centrale controlla l’ Offerta di moneta ( ) o tasso di
interesse di riferimento (ir). Tramite l’offerta di moneta è in grado di spostare la curva LM;
spostando la curva LM cambierà l’equilibrio di breve periodo e di conseguenza anche il
livello del reddito del sistema economico prende il nome di “Politica monetaria”
Di entrambi i tipi di politiche ce ne sono uno restrittivo e uno espansivo. In questa lezione
esaminiamo la politica fiscale.

Effetti della politica fiscale


1) Il governo decide di aumentare il livello della spesa pubblica (G)

 Per studiare gli effetti di G usiamo il modello IS-LM:


 G compare nella curva IS . Tutta la politica fiscale avrà un effetto sulla curva IS perché
modifica i parametri che definiscono la condizione di equilibrio sul mercato dei beni. In
particolare, ciò che succederà sarà che al crescere della spesa pubblica (G compare nella
condizione di equilibrio dei beni e quindi influenza la curva IS) la curva IS si sposterà verso
DESTRA.

 G non compare nella LM  LM non si muove. La spesa pubblica non rientra nella
condizione di equilibrio sul mercato della moneta e pertanto non influenza la curva LM.
“Quali sono gli elementi economici per cui l’incremento della spesa pubblica rappresenta una
manovra espansiva che incrementa il livello del reddito?”
1. La prima causa è un aumento della spesa pubblica (G);
2. L’aumento della spesa pubblica rappresenta di conseguenza un aumento della domanda
aggregata (Z);
3. La domanda aggregata (Z) cresce. Dato che la domanda aggregata cresce, e siccome siamo
nel breve periodo in cui il livello della produzione si adegua al livello di domanda, se cresce
la domanda cresce anche la produzione. Se cresce la produzione cresce anche il reddito
(Y);
4. Se cresce il reddito (Y), ho ulteriori effetti: cresce il reddito disponibile, cresce anche il
consumo; se cresce il reddito (Y) crescono anche le vendite delle imprese e quindi crescono
gli investimenti. Si verifica pertanto un ulteriore incremento nella componente consumo
della domanda aggregata (Z), un ulteriore incremento della produzione, un ulteriore
incremento del redditoda qui riparte il meccanismo descritto dal moltiplicatore
Keynesiano.
G è una componente della domanda aggregata che fa aumentare sia domanda che produzione
aggregata.

“Perché cresce il livello del tasso di interesse in equilibrio?”


1. L’incremento della spesa pubblica genera un incremento del reddito (Y);
2. Se cresce il reddito, cresce anche la quantità di transazioni che vengono effettuate
all’interno del sistema economico. Pertanto, se cresce il livello delle transazioni, gli agenti
economici avranno bisogno di più moneta per effettuare le transazioni. Ciò significa che
l’incremento del reddito si traduce in un incremento di domanda di moneta (MD);
3. Nel mercato di moneta il livello di domanda aumenta. Il livello dell’offerta è costante
perché è quello fissato dalla Banca Centrale, quindi all’inizio nel mercato della moneta avrò
un eccesso della domanda. Questo eccesso di domanda sarà assorbito tramite la flessibilità
del tasso di interesse (unico prezzo flessibile nel breve periodo). Il tasso di interesse cresce
per riassorbire l’eccesso di domanda (rendendo più costoso per gli agenti economici tenere
moneta in forma liquidail tasso di interesse è il costo opportunità di detenere moneta,
poiché tenere moneta in forma liquida significa rinunciare ad acquistare titoli, i quali
pagano un tasso di interesse.

“Quali sono gli effetti generate sulle altre componenti della domanda aggregata?”

a) La domanda di moneta (MD) sarà sempre uguale all’offerta di moneta in equilibrio. La


domanda di moneta crescerà al crescere di Y ma calerà per effetto di un aumento del tasso
di interessealla fine sarà sempre uguale all’offerta di moneta.
b) Consumi  C = C (Y-T)
+
La politica fiscale incrementa il reddito. Se incremento il reddito, incremento anche il reddito
disponibile (Y-T) al netto delle tasse. Le famiglie hanno un reddito superiore e in proporzione a
questo reddito (C1), una parte di questo reddito aggiuntivo viene destinato al consumo e va
aumentare il livello del consumo. Un incremento della spesa pubblica (G) avrà un impatto
positivo sulla crescita dei consumi (C).

G  Y YD C
L’aumento della spesa pubblica fa crescere i consumi.

c) Investimenti  I = I(Y, i)
+-

Per gli investimenti è più difficile capire cosa succede in quanto questi dipendono sia
positivamente dal livello delle vendite (Y) e sia negativamente dal tasso di interesse (i), ossia il
costo di finanziare nuovi beni capitali. Le due variabili si muovono sulla stessa direzione ma
producono effetti opposti sul livello dell’investimento.

G causa due effetti contrastanti

 G  l’aumento del reddito (Y) incoraggia a far investimenti perché le vendite crescono
ma contemporaneamente

 G  il tasso di interesse cresce anche esso e fa crescere il costo finanziario degli


investimenti e quindi tende a deprimere gli investimenti.

L’effetto complessivo è ambiguo: gli investimenti (I) possono sia aumentare o diminuire. Nei
contesti specifici prevarrà una delle due, ma in generale non possiamo dirlo a priori. Quale effetto
prevalga dipende dalla forma di IS e LM (ossia quanto è sensibile la domanda di moneta
all’incremento del tasso di interesse. In altri termini, quanto è necessario che cresca il tasso di
interesse per riassorbire l’eccesso di moneta).
È una manovra fiscale che fa crescere il prodotto (+), quindi di tipo espansivo, usata ad esempio
per uscire da una recessione.
2) Consideriamo una politica restrittiva realizzata tramite un aumento delle tasse(T)

Per studiare gli effetti di T usiamo il modello IS-LM:


 T compare nella IS IS va verso sinistra una variazione delle tasse influenzerà la
condizione di equilibrio del mercato dei beni, ovvero influenzerà le coppie di Y ed i che
garantiscono l’equilibrio sul mercato dei beni, ovvero influenzerà la curva IS

 T non compare nella LM LM non si muoveuna variazione delle tasse non avrà alcun
effetto sulla curva LM, ossia sulle coppie di i ed Y che garantiscono l’equilibrio sul mercato
della moneta.

la curva IS si sposta verso SINISTRA e verso il BASSO. L’equilibrio economico, ossia l’equilibrio
congiunto del mercato dei beni e il mercato della moneta (l’intersezione della curva LM e della
curva IS), si sposterà lungo la curva LM dal punto E al punto E’ (nel punto E’ avremo un livello del
reddito più basso e un livello del tasso di interesse più basso). È una politica fiscale di tipo
RESTRITTIVO perché riduce il livello del reddito (Y). La IS si sposta verso SINISTRA .

Spiegazione Y:
Il Governo incrementa le tasse (T) le famiglie hanno meno denaro a disposizione da destinare
ai propri consumi e quindi si riduce il reddito disponibile (YD) Riduzione dei consumi (C)
Riduzione della domanda aggregata(Z) dato che siamo nel breve periodo, il livello dell’offerta
si adegua al livello della domanda. Quindi se la domanda diminuisce, la produzione e l’offerta
diminuiscono [riduzione della produzione (Y)].
Se diminuisce la produzione di beni e l’offerta di beni, diminuisce il reddito. Se diminuisce il
reddito, cala il reddito disponibile (T-T) e avrò un ulteriore calo della domanda aggregata Effetti
del moltiplicatore innescati da un aumento delle tasse, che produce un effetto RESTRITTIVO sul
livello del reddito.
Spiegazione i
Sul mercato della moneta è calato il livello del reddito, quindi è calato il livello delle transazioni
che effettuo a livello del sistema economico. Avrò meno bisogno di moneta e pertanto la domanda
di moneta cala (MD). Nel mercato della moneta l’offerta è costante e pertanto nel risultato finale
avrò un eccesso di offerta che dovrò riassorbire riducendo il tasso di interessetenere moneta in
forma liquida è diventato meno costoso e ciò aiuta a riassorbire l’iniziale eccesso di offerta nel
mercato. Il calo del tasso di interesse incrementa il livello della domanda.
Effetti sulle altre componenti della domanda aggregata
a) La domanda di moneta (MD) dovrà essere uguale all’offerta di moneta. In equilibrio,
l’offerta di moneta dovrà essere uguale alla domanda di moneta. L’offerta di moneta non
cambia, pertanto il valore della domanda di moneta rimarrà lo stesso.
b) Al crescere della tassazione diminuisce il reddito disponibile e quindi cala il consumo (C)
(perché da un lato aumentano le tasse quindi cala il reddito disponibile, mentre dall’altro la
diminuzione della produzione dovuto alla diminuzione della domanda aggregata porta alla
riduzione del reddito [diminuisce il reddito lordo e aumenta il prelievo])
c) Investimenti (I)  Analisi analoga al caso precedente (diminuzione di Y [diminuiscono le
vendite ecc…] e i. Per le imprese cala il livello delle vendite perché cala Y, quindi cala il
livello della produzione e delle vendite ma allo stesso tempo cala il costo finanziario di
effettuare investimenti perché cala il tasso di interesse. A seconda della forma assunta
dalla curva IS e LM, avremo che gli investimenti caleranno o diminuiranno.

 Abbiamo esaminato due manovre:

 G  Y  Politica fiscale espansiva attuata tramite un incremento della spesa pubblica o


una riduzione della tassazione

NB: effetti analoghi sono ottenuti T :se calano le tasse cresce il reddito disponibilecresce il
consumocresce la domandacresce la produzione del reddito+ effetti del moltiplicatore.
Ciò che cambia dall’utilizzare la leva fiscale e la leva della spesa pubblica sarà la composizione
finale della domanda. Nel primo caso, se incremento la spesa pubblica l’incremento complessivo
del reddito sarà dovuto ad un incremento di G e un incremento dei consumi e un effetto ambiguo
sugli investimenti. Nel secondo caso, se calo le tasse, G rimane costante e sugli investimenti ho un
effetto ambiguo e gran parte della crescita della domanda dipende da una crescita dei consumi.

 T  Y  Politica fiscale restrittiva attuata tramite un incremento della tassazione o una


riduzione della spesa pubblica.

NB: effetti analoghi sono ottenuti G: cala il reddito e il tasso di interessecala la
domandacala l’offertacala la produzione e il reddito+effetti del moltiplicatore.
Ciò che cambia dall’utilizzare la leva fiscale e la leva della spesa pubblica sarà la composizione
finale della domanda. Nel primo caso, se cala la spesa pubblica, al calo del reddito contribuiranno
la spesa pubblica e il calo dei consumi. Nel secondo caso, G rimane costante e sugli investimenti ha
un effetto ambiguo. Gran parte della riduzione del livello del reddito sarà dovuto a una riduzione
dei consumi

Deficit e debito pubblico


Il Governo può attuare politiche fiscali attuando due leve (G e T).
G e T rappresentano rispettivamente le uscite ed entrate del bilancio pubblico dello Stato. La
spesa pubblica è quanto lo Stato spende per acquistare beni e servizi. Il livello della tassazione è
quanto lo Stato incamera prelevando le imposte dai propri cittadini. Quindi variare G e T significa
variare anche e entrate e uscite dello stato  La politica fiscale influisce sul bilancio pubblico.

Definiamo il Disavanzo (o Deficit) pubblico primario  Differenza fra spesa pubblica (uscite) e
tasse(entrate).
Dp= G-T

Può essere che Dp sia > 0 (quando G>T) o < 0 (quando T>G) oppure = 0 (quando G=T), tuttavia
spesso si verifica che:

G>T  Dp>0

Se G>T lo Stato spende di più di quanto incassa Le tasse non finanziano completamente la spesa
pubblica (è in deficit finanziario)  Trova un’altra forma di finanziamento.
Un’ altra forma di finanziamento che usa lo Stato è quello di indebitarsi pressoi suoi cittadini
attraverso l’ emissione di titoli (Bot, Btp, …), ovvero obbligazioni che lo stato emette per ricevere
denaro a prestito sul mercato. Quando lo Stato si trova in disavanzo primario emette titoli.

 I titoli sono acquistati dai privati (principalmente famiglie e banche)  In questo modo lo
Stato accende un debito nei confronti dei privati (=si fa prestare soldi dal settore privato)
e questo debito si chiama DEBITO PUBBLICO.
Ogni qual volta si verifica un deficit pubblico, è opportuno finanziare delle spese in eccesso alle
mie entrate emettendo dei titoli. Emettere titoli significa contrarre un debito e quindi emettere
titoli è il mezzo per incrementare lo stock di debito pubblico  Debito pubblico (B) [=B come
“bond” in inglese titoli].

All’origine del debito pubblico vi è il deficit primario.


In realtà è vero anche il contrario ossia, il debito genera nuovo deficit.

Assumiamo che, nell’anno t, G>T  Lo Stato emette titoli e accende debito e crea il debito
pubblico.
Nell’anno t+1 lo Stato avrà tra le entrate le entrate fiscali (T). Queste entrate fiscali dovranno
finanziare la spesa pubblica (G) ma anche pagare gli interessi maturati sui titoli che lo Stato ha
collocato sul mercato. Il pagamento di questi interessi sarà uguale al tasso di interesse i per lo
stock di titoli (spesa per interessi = iB), dunque lo Stato avrà delle spese in più  Nell’anno t+1
avremo:
Uscite = G + iB

Possiamo ora definire il Disavanzo (o Deficit) pubblico (D) in t, pari a:


D = G -T + iB

Si noti che:
 D = G -T + iB = Dp +iB
Il disavanzo pubblico è pari al disavanzo primario + la spesa per interessi.
 Il debito genera deficit in quanto più grande è lo stock di debito (B) che ho accumulato
maggiore saranno i pagamenti per interessi che dovrò fare (iB). Se il pagamento per
interessi cresce, mentre G e T rimangono costanti, il risultato sarà che al crescere del
pagamento per interessi anche il deficit pubblico crescerà. Il debito genera deficit in senso
ampio (non più primario) attraverso i pagamenti di interessi che maturano sui titoli di
Stato. Un debito più grande genera un disavanzo più grande.
 È interessante, inoltre, notare che la spesa per interessi può essere l’unica fonte di
disavanzo. Può capitare che uno Stato presenti un avanzo primario, cioè un livello delle
entrate fiscali maggiori della spesa pubblica ma che complessivamente si trovi in una
situazione di deficit pubblico per effetto della spesa che deve sostenere per gli interessi.
Questo è esattamente il caso italiano in cui la vera fonte di disavanzo pubblico sono il
pagamento per interessi.  È infatti possibile che, dato D = G -T + iB,
 T>G (avanzo primario)
 iB>0

 iB>T-G  D>0
[Può capitare che nel presente uno stato si trovi in avanzo primario, tuttavia ciò non assicura che
lo stato sia anche in avanzo pubblico perché ad esempio uno stato potrebbe avere tanti debiti
arretrati da pagare, i cui interessi superino l’avanzo primario.]

In questo caso T è sufficiente a finanziare G ma non la spesa per interessi.


Ciò è accaduto ad esempio in Italia negli anni ’90 e anche negli ultimi anni.
In entrambi i casi avevamo T>G (Avanzo primario) ma il debito ha continuato a crescere per diversi
anni a causa della spesa per interessi.
Consideriamo, infine, le implicazioni di politica economica del disavanzo pubblico

1) Politica fiscale espansiva  G o T  D


Una politica fiscale espansiva, realizzata o tramite un incremento della spesa pubblica o tramite
una riduzione delle tasse ha come conseguenza un incremento del disavanzo pubblico, ovvero le
politiche fiscali espansive peggiorano i conti pubblici (peggiorano il disavanzo primario e poi il
disavanzo in senso più ampio). Questo peggioramento dei conti pubblici rappresenta il limite della
politica fiscale espansiva, altrimenti sarebbe troppo facile continuare a fare politica espansiva per
ridurre la disoccupazione, per aumentare il livello del Pil. Oggi in Italia la politica fiscale espansiva
deve essere utilizzata con molta cautela perché i conti pubblici sono in cattivo stato.

2)Inoltre, abbiamo visto che il deficit pubblico genera debito pubblico.


Se il deficit permane nel tempo il debito aumenta di anno in anno autoalimentando il deficit
pubblico e disavanzo pubblico.
“Ma il debito può crescere illimitatamente?” NO, perché la crescita illimitata sul debito pubblico
può far sorgere dubbi sulla sua sostenibilità ma anche perché se il debito pubblico di uno Stato
continua a crescere, significa che la quantità di titoli che vengono emessi dallo Stato e sul mercato
continuano a crescere. Ciò significa che la quantità di titoli che vengono emessi dallo Stato sul
mercato devono essere acquistatil’investitore finanziario nel corso del tempo devono
continuare ad aumentare la quantità di titoli che detengono nel loro portafoglio. Ovviamente
anche per gli investitori esiste un limite massimo di titoli che vogliono detenere. Raggiunto questo
limite succede che mancano gli acquirenti, ossia non ci sono più acquirenti disponibili a prestare
denaro allo Stato (nessuno che acquista titolo durante le aste). In questo caso, lo Stato o non ha
più denaro per finanziare la spesa pubblica o non ha più denaro per pagare gli interessi sui titolo o
non ha più denaro per rimborsare i titoli che arrivano a scadenza. Quando lo Stato non è più in
grado di effettuare questi pagamenti, diventa insolvente (=DEFAULT SOVRANO dello Stato).
Quindi un’economia con un debito elevato deve ridurre o eliminare il deficit.
“Come si può ridurre il deficit?”
Occorre o far calare la spesa pubblica (G) o incrementare le entrate fiscali (T)ecco perché
quando il deficit sale troppo devo attuare una politica fiscale restrittiva che riducono il livello del
Pil proprio per evitare di peggiorare il deficit pubblico/i conti pubblici.
Ciò significa che l’obiettivo di una politica fiscale restrittiva può essere non solo ridurre l’inflazione
ma anche ridurre il disavanzo pubblico. Questo è ciò che è stato fatto in Italia durante gli anni ’90.
Nel periodo dal 1992 al 1997 il disavanzo è stato ridotto dal 11% del Pil al 3% tramite politiche
fiscali restrittive.
CAPITOLO 11: La politica monetaria
Gli strumenti della politica monetaria
La politica monetaria è la politica economica attuata dalla Banca Centrale.
La politica monetaria è attuata impiegando due strumenti alternativi:
 l’offerta di moneta controllata parzialmente dalla Banca Centrale;
 il tasso di interesse di riferimento.

I due strumenti saranno esaminati separatamente:


 Offerta di moneta  IS-LM
 Tasso di interesse di riferimento  IS + curva MP
[IS-LM tradizionale è un modello in cui l’unico strumento della politica monetaria che si può usare
è per l’appunto l’offerta di moneta, ma oggi le banche usano come strumento di politica
monetaria il tasso di interesse di riferimento].

Iniziamo esaminando un aumento dell’offerta di moneta:

La Banca Centrale decide di aumentare l’offerta di moneta ( ) scambiando dei titoli con
moneta, ossia immettendo così base monetaria nel sistema che viene amplificata dal
moltiplicatore del credito della moneta e ciò si traduce in un incremento dell’offerta di moneta
nominale ma anche dell’ offerta di moneta reale dal momento che sappiamo che nel breve
periodo i prezzi sono fissi.
IS-LM:

 non compare nella curva IS  Sul mercato dei beni non vi è alcun effetto diretto,
ossia l’offerta di moneta non rappresenta un paramento che rientra nell’ equazione che
definisce l’equilibrio sul mercato dei beni (Y=Z). Le condizioni di equilibrio sul mercato dei
beni non cambiano e le coppie di Y e di i che garantiscono l’equilibrio sul mercato dei beni
rimangono le stesse di prima, anche dopo la variazione dell’offerta di moneta La curva IS
non si muove in questo sistema di assi cartesiani

 compare nella LM  Il parametro dell’offerta di moneta entra direttamente nella


condizione di equilibrio del mercato della moneta (MS/P =MD). Il parametro Ms entra
direttamente in questa equazione, pertanto l’ equazione cambia perché ne cambia un
parametro. Tutte le coppie di Y ed i che garantivano l’equilibrio sui mercati finanziari prima
della variazione dell’offerta della moneta non soddisfano più l’equilibrio sul mercato della
moneta. Occorre identificare delle nuove coppie di Y ed i, tali per cui, a seguito
dell’incremento di moneta, a ciascun livello del tasso di interesse sarà associato un livello
del reddito (che garantisce sempre l’equilibrio sul mercato della moneta) più altola curva
LM va verso DESTRA.

l’equilibrio prima dell’aumento dell’offerta di moneta è dato dal livello del reddito Y E dato a sua
volta da un certo livello di interesse che garantisce l’equilibrio. Successivamente l’incremento
dell’offerta di moneta, la retta verticale che descrive l’offerta di moneta si sposta verso
DESTRAcresce l’offerta di moneta e la domanda resta invariata. Inizialmente, a seguito della
politica monetaria implementata dalla Banca Centrale, sul mercato della moneta si presenta un
eccesso dell’offerta di moneta. Per riassorbire questo eccesso di offerta di moneta il tasso di
interesse dovrà calare (il tasso di interesse rappresenta il costo opportunità di detenere moneta).
Ad ogni livello del tasso di interesse, è associato un livello di reddito più elevato che garantisce
l’equilibrio. In termini grafici, la curva LM si sposta verso DESTRA. Essendo la curva IS inclinata
negativamente, dato che ci muoviamo verso destra, ciò che otterremmo sarà un incremento del
livello del reddito e un calo del tasso di interessela politica monetaria adottata è di tipo
ESPANSIVO, in quanto espande il livello del reddito, della produzione.

“Cosa succede nel mercato della moneta?” [Spiegazione i]:


Nel mercato della moneta, la Banca Centrale interviene in operazioni di mercato aperto
acquistando titoli e immettendo liquidità nel mercato. Così facendo, l’offerta di moneta cresce

( ), mentre la domanda rimane inalterata. Al crescere dell’offerta di moneta si verifica un


eccesso di offerta di moneta nel mercato, la quale sarà riassorbita grazie alla flessibilità del tasso di
interesse (=la flessibilità del prezzo della moneta). Il prezzo della moneta cala e il tasso di interesse
diminuisce.
“Cosa succede nel mercato dei beni?” [Spiegazione Y]:
Nel mercato dei beni il tasso di interesse diminuisce. Ciò significa che il costo finanziario degli
investimenti è calato, ossia per le imprese è meno costoso prendere a prestito del denaro da
utilizzare per l’acquisto di beni capitali e allo stesso tempo diventa meno costoso utilizzare fondi
propri per l’acquisto di beni capitali, dal momento che l’impiego alternativo di questi fondi, ovvero
l’acquisto di titoli, garantisce un pagamento in termini di interesse più basso essendo calato il
livello del tasso di interesse. La conseguenza del calo del costo finanziario degli investimenti è che
le imprese sono spinte a investire di piùgli investimenti crescono.
Gli investimenti sono una componente della domanda aggregata, pertanto crescerà anche il livello
della domanda aggregata.
Siamo nel breve periodo, in cui tutti i prezzi sono fissi e gli aggiustamenti avvengono sulle
quantitànel breve periodo l’offerta di beni si adegua al livello della domandase la domanda
cresce, anche l’offerta di beni crescerà.
Se l’offerta di beni cresce, cresce anche la produzione e cresce anche il reddito distribuito
nell’economia.
L’ incremento della domanda, l’incremento della produzione e del reddito innescano gli effetti del
moltiplicatoreL’aumento della produzione e del reddito determina un incremento del reddito
disponibile per le famiglie, le quali aumenteranno i loro consumi. Questo aumenterà di nuovo il
livello della domanda, il livello dell’offerta e il livello della produzione. Allo stesso tempo, un
incremento del livello del reddito si traduce in un livello più elevato per le vendite delle imprese.
Se le imprese vendono di più saranno portate a fare più investimenti (la componente investimento
crescerà anche essa per effetto della crescita del reddito e non solo per il calo del costo finanziario
degli investimenti).

Riduzione del tasso di interesse (i)  Aumento degli investimenti (I)  Aumento della
domanda aggregata(Z)  Aumento della produzione (Y)  + Effetti moltiplicatore

“Cosa succede sulle altre componenti della domanda aggregata?”


a) Domanda di monetase cresce l’offerta di moneta, la domanda di moneta ovviamente
crescerà.

b) Consumi C = C (Y-T)
+
La componente consumo crescerà in quanto al crescere del reddito disponibile, i consumi
cresceranno. L’aumento della produzione genera un incremento del reddito; dato che il livello
della tassazione è fisso, la distribuzione del reddito si traduce in un maggior reddito al netto delle
tasse (YD). Una parte di questo reddito sarà destinato dalle famiglie a un incremento del consumo.

  Y YD C
c) Investimenti I = I(Y,i)
+-

 causa due effetti nella stessa direzione:

   i  costo finanziario   I  gli investimenti crescono in quanto cala il


tasso di interesse, ossia cala il costo finanziario degli investimenti.

    Y   vendite   I gli investimenti crescono per effetto della crescita


del livello delle vendite (Y). Dato che aumenta la domanda, aumentano i consumi e
aumentammo anche gli investimenti, aumentano in generale le vendite delle imprese, le
quali saranno più propende ad effettuare nuovi investimenti.
L’aumento dell’offerta di moneta accresce gli Investimenti. La politica monetaria ha un effetto
univoco sugli investimenti (  I) ≠ politica finanziaria

Abbiamo esaminato il caso di un incremento dell’offerta di moneta che ha tra i suoi effetti
l’incremento del livello del reddito, pertanto si caratterizza come una politica monetaria di segno
espansivo:

-   Y  Politica monetaria espansiva

- Un effetto opposto su Y si ottiene   politica monetaria restrittiva  in questo caso la


Banca Centrale andrà sul mercato aperto dei titoli e venderà titoli e scambierà titoli. In questo
modo essa sottrae moneta al sistemal’offerta di moneta calerà.
Nell’equilibrio iniziale del mercato della moneta, siccome l’offerta è calata, si verifica un eccesso di
domandal’eccesso di domanda sarà riassorbito dalla flessibilità del tasso di interesseil costo di
tenere moneta in forma liquida, ossia il tasso di interesse aumentaeffetto negativo sulla
domanda e sulla produzioneal crescere del tasso di interesse diminuiscono gli investimenti, cala
la domanda aggregata, cala la produzione e cala il reddito distribuitose cala il reddito distribuito
si innescano gli effetti del moltiplicatore (nuovi cali dei consumi e nuovi cali degli investimenti).
Una politica di tale genere produce effetti opposti anche su “i”, C e I.
Politica monetaria e tasso di interesse di riferimento

Il secondo strumento della politica monetaria è il tasso di interesse di riferimento.


Il tasso di interesse di riferimento (ir) è il tasso di interesse che viene pagato dalle banche per le
operazioni di rifinanziamento presso la Banca Centrale. Questo tasso di interesse di riferimento si
applica ad attività finanziarie di brevissimo termine (alcuni giorni). Addirittura si parla di attività
finanziarie overnight, ossia attività finanziarie che scadono nell’arco di un giorno. Il tasso di
interesse di riferimento è controllato pienamente dalla Banca Centrale , pertanto è pienamente
esogeno.
la Banca domanda denaro alla Banca Centralela Banca deve pagare un tasso di interesse di
riferimento relativo al prestito del denaro.

Dunque, ir ≠ i  i è tasso che fa riferimento a tutte operazioni di finanziamento, di compravendite


di titoli, passaggio da soggetti in surplus a soggetti in deficit, fa riferimento a breve (ma non
brevissimo) e medio-lungo termine.
Nonostante siano diversi, sono legati tra di loro.
Agendo su ir la Banca Centrale influenza i.
 Si ricordi che:
 irprestito contratto dalle banche; brevissimo termine
 i  tasso di interesse dalle imprese e Stato; breve-medio termine

Per capire legame fra ir e i  Premessa sul legame fra attività finanziarie (qualsiasi).
Assumiamo di dover scegliere dove investire fra due attività finanziarie (A e B), quindi andiamo a
vedere quali sono le caratteristiche che cambiano.
“Come avviene la scelta da parte della famiglia tra l’attività finanziaria A e l’attività finanziaria B?”
Il confronto da parte della famiglia riguarda:
1. La remunerazione pagata: il tasso d’interesse che viene pagato.
2. La durata: si intende la durata/scadenza del titolo. Più ampia è la durata e più alta sarà la
remunerazione che vorrò ottenere.
3. La liquidità: facilità nel convertire il titolo in moneta. Fa riferimento al periodo che precede
la scadenza. Per alcuni è più facili che in alti, infatti esiste un mercato organizzato dove chi
vuole cedere il titolo prima della scadenza può farlo [mercato primario di un titolo= si fa
riferimento a titoli di nuova emissione] [mercato secondario= fa riferimento a titoli già
emessi nel passato]. Se non c’è un mercato organizzato, questo non implica che non si può
vendere il titolo, ma che sarà più complicato trovare una controparte. In questo caso anche
se riesco a venderlo non sono sicuro del prezzo al quale lo venderò, potrebbe essere più
basso come più alto. Più il titolo è liquido, più c’è la possibilità di trovare una controparte
disposta ad acquistarlo a un prezzo che per me è accettabile; mentre i titoli con poca
liquidità, oltre al problema di trovare una controparte, nel caso in cui la trovi c’è la
possibilità che me lo compri a un prezzo basso anche a un prezzo più basso rispetto a
quanto io lo abbia acquistato.
4. Il rischio: probabilità che l’emittente sia insolvente. Si ha probabilità di rischio quando il
rendimento non è certo, ovvero quando è soggetto a qualche forma di variabilità. Il rischio
può essere esplicito (ex. compro un titolo in cui dice esplicitamente che il tasso è variabile)
o implicito (=che la persona alla quale hai dato il titolo sia insolvente, non mi paga).

Assumiamo che i due titoli abbiano durata, grado di liquidità e rischio identici.
La scelta su quale titolo investire dipenderà dalla remunerazione (l’interesse pagato).
Assumiamo che iA > iB

 tutti acquisteranno il titolo A  ciò implica una domanda nulla del titolo B. L’offerta dell’attività
B rimane però invariata mentre la domanda calaECCESSO DI OFFERTA dell’attività B.
Questo eccesso di offerta sarà riassorbito dai mercati finanziari tramite una riduzione del prezzo
dell’attività B. Come già visto, un calo dei prezzi dei titoli ha come effetto un incremento del tasso
pagato (se i titoli a scadenza pagano un valore costante, chiaramente più basso è il prezzo di
acquisto e maggiore sarà il tasso di interesse, perché sono due titoli identici e a scadenza dovrò
avere lo stesso valore nominale).

Prezzo di B (prova a vendere a un prezzo più basso) iB (allora staranno pagando
implicitamente un interesse più alto)
L’aumento del tasso di interesse dell’attività B crescerà fino a quando i B=iA . le due attività sono
identiche e dovranno infatti pagare lo stesso tasso di interesse. Questa condizione caratterizza una
condizione di equilibrio sul mercato dei titoli e rappresenta una condizione di non
arbitraggiosecondo questa condizione, la flessibilità dei prezzi dell’attività finanziaria farà
sempre in modo che attività identiche sotto il profilo della durata, della liquidità e del rischio,
paghino sempre tassi di interesse identici.
Lo stesso accadrebbe se iB > iA.
Conclusione: due titoli identici devono fornire la medesima remunerazione.
Implicazione: se abbiamo iA=iB e si verifica iA iB (dunque i due titoli si muovono insieme se
sono identici, se A alza l’interesse, anche B lo alza). L’incremento della remunerazione di un titolo
fa crescere la remunerazione di tutti i titoli identici.

“Cosa accade quando i titoli (A e B) non sono identici?”


Se A e B hanno durata, liquidità e rischio differenti la scelta fra i due titoli non dipende solo
dall’interesse pagato. Se il grado di rischio è diverso, il titolo con più rischio pagherà un
rendimento maggiore. L’extra-rendimento è lo SPREAD, il differenziale che non è altro che il
premio per il rischio, ossia quanto il mercato ritiene che il mercato italiano fallisca rispetto
all’ipotesi del fallimento dello Stato tedesco. Il termine spread, letteralmente “divario”, indica la
differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani a 10 anni (i BTP) e gli equivalenti titoli pubblici
tedeschi.
I tassi di interessi pagati da A e B possono essere differenti ma i A e iB sono legati fra di loro 
 iA può essere diverso da iB;
 Al crescere del tasso di interesse pagato dall’attività A, una parte della domanda che era
prima rivolta all’attività B, si rivolgerà all’attività A. Poiché le due attività NON sono
PERFETTAMENTE SOSTITUIBILI, dato che l’attività A paga un tasso di interesse più elevato,
ci saranno alcuni investitori che prima acquistavano l’attività B che ora si rivolgeranno
all’attività A.
 La conseguenza sarà che il prezzo di B cala. Quindi al crescere del tasso di interesse di A,
crescerà anche il tasso di interesse di B.
(ex. A è 5%, ma se aumenta a 6% le persone vanno da A, quindi cala la domanda di B, allora
cala il prezzo di B dunque sale il rendimento di B, iB, non è detto della stessa misura, ma
sappiamo che cresce sicuro).
Se è vero per A e B, sarà uguale anche per i e ir. Il tasso di interesse di riferimento è la base su cui si
calcolano tutti gli altri tassi di interesse. la struttura dei tassi di interesse si costruisce aggiungendo
al tasso di interesse di riferimento i diversi premi per la liquidità, per la scadenza e per il rischio
Questo risultato spiega il legame fra ir e i.
I due tassi (ir e i) fanno riferimento a:
 durate diverse (brevissimo termine, breve-medio termine);
 emittenti diversi (banche, imprese e Stato)  liquidità e rischio differenti.

I due tassi sono diversi ma esiste un legame fra di loro.


In particolare, se ir  i
Analiticamente:
i = f(ir) il tasso di interesse è una funzione crescente di ir
+
al crescer di ir, cresce i: è una funzione direttamente proporzionale al tasso di interesse di
riferimento.
Agendo sul tasso di riferimento la Banca Centrale influenza anche il tasso di mercato.

“Come si inserisce il tasso di interesse di riferimento i r all’interno del modello di analisi del sistema
economico di breve periodo? No LM perché se si usa ir l’offerta di moneta non è più esogena.

Il mercato dei beni rimane come in precedenza. La condizione di equilibrio Y=Z rimane invariata 
curva IS rimane la stessa.
Quando analizziamo i mercati finanziari, non vi è più la stessa condizione di equilibrio (M S/P = MD),
ma è presente una nuova condizione di equilibrio data da iA = iB (condizione di non arbitraggio).
Questa nuova condizione di equilibrio sottolinea il fatto che attività simili devono pagare tassi di
interesse uguali, mentre attività diverse dovranno pagare tassi di interessi diversi e la differenza
tra questi sarà data dal premio per il rischio fissato dal mercato. Questa nuova condizione di
equilibrio non può più essere espressa tramite la curva LM (non c’è più M S esogena).
Dobbiamo utilizzare pertanto utilizzare la relazione esistente tra il tasso di interesse i e il tasso di
interesse di rendimento ir :
i = f(ir) nuova condizione di equilibrio sui mercati finanziari
o condizione di arbitraggio
Fissando ir la Banca Centrale fissa il livello di i.

Il tasso di interesse NON dipende più dal reddito. Il valore di equilibrio del tasso di interesse (i E)
è il valore che ottengo mettendo iR nella funzione f [ i = f(ir) ]. Il tasso di interesse di equilibrio sarà
sempre uguale per ogni livello di Y.
Retta MP= monetary policy (= politica monetaria)il tasso di interesse di equilibrio dipende
SOLO ed esclusivamente dal tasso di interesse di riferimento e non varia al variare di Y (retta
orizzontale).

l’intersezione è data da DUE coordinate:


a) la prima coordinata è iE, ossia l’intercetta della retta MP con la retta verticale, ossia il valore
di iE che ottengo mettendo dentro al parametro esogeno iR dentro alla funzione f(ir);
b) la seconda coordinata è yE , ossia il valore del reddito che garantisce l’equilibrio sul mercato
dei beni per il tasso di interesse iE.
Spiegazione i:
Una riduzione del tasso di interesse di riferimento da parte della Banca Centrale (i r)  Riduzione
del tasso di interesse (i) . Ciò significa che per ogni dato livello di Y, il tasso di interesse di
equilibrio è diventato più bassoMP si sposta a MP’ e il tasso di interesse di equilibrio scende da
iE a iE’. L’equilibrio di breve periodo scivola verso destra lungo la curva IS e nel nuovo equilibrio il
livello del reddito sarà più elevato e il tasso di interesse sarà più basso (manovra monetaria di tipo
espansivo)calo del tasso di interesse e incremento del reddito.

Spiegazione Y (analoga a quando cambia MS) :


Al calare del tasso di interesse cala il costo finanziario di acquistare nuovi beni capitali. Ciò significa
che il livello dell’investimento cresce. Se il livello dell’investimento cresce, cresce anche il livello
della domanda aggregata. Al crescere della domanda aggregata anche l’offerta aggregata cresce.
Al crescere dell’offerta aggregata cresce anche la produzione e il reddito distribuitoquesto
innesca il meccanismo del moltiplicatore.
Riduzione del tasso di interesse (i)  Aumento degli investimenti (I)  Aumento della
domanda aggregata(Z)  Aumento della produzione (Y) + Effetti moltiplicatore

Effetti opposti a quelli descritti si ottengono se ir  politica monetaria restrittiva

Supponiamo di voler attuare una politica monetaria che porti da YE a YE’  “È meglio usare come
strumento MS o ir?”

Per ora posso usare entrambi per incrementare il reddito.

Risultati sugli effetti della politica monetaria attuata impiegando MS e ir  entrambi gli strumenti
permettono di raggiungere YE’ L’impiego dell’uno o dell’altro è del tutto indifferente.
Questa conclusione è corretta nei modelli esaminati ma non nella realtà. Ultimamente le Banche
Centrali hanno sempre di più utilizzato ir e sempre meno utilizzato MS.

Spiegazione:
 nei modelli precedenti abbiamo esaminato condizioni di piena certezza (sanno tutto ciò
che capita nei mercati) sul mercato dei beni e sul mercato finanziario  Le autorità di
politica economica conoscono esattamente le caratteristiche dei due mercati.

 nella realtà esistono delle condizioni di incertezza  le autorità di politica economica


conoscono le caratteristiche dei due mercati solo in modo approssimato.
In condizioni di incertezza gli effetti di MS e ir sono diversi.
Lezione 12: LA POLITICA MONETARIA IN CONDIZIONI DI
INCERTEZZA E LA REGOLA DI TAYLOR

INTRODUZIONE
Nei modelli precedenti abbiamo assunto che tutti i soggetti prendono decisioni in cui tutti sanno
tutto su tutti/o. Conoscono tutte le condizioni dell’economia in cui operano. Nella realtà
qualunque decisione prendiamo, la prendiamo in un contesto almeno parzialmente incerto,
ovvero dove alcune cose di ciò che ci circonda e che è rilevante per la nostra decisione ma che noi
non conosciamo, noi cerchiamo di approssimarle, tuttavia non ne abbiamo una conoscenza piena,
certa.
L’ incertezza è l’ impossibilità di determinare in modo esatto l’equilibrio di un mercato.
L’ incertezza è una valutazione approssimata dell’equilibrio (valutazione con un margine di errore).
L’incertezza porta a fare una valutazione approssimata dell’equilibrio che può essere molto buona
ma non coglie esattamente la realtà quindi la valutazione avrà comunque un certo margine di
errore.
Nel nostro contesto l’incertezza può riguardare:
 mercato dei beni;
 mercati finanziari;
 entrambi i mercati.

Iniziamo considerando l’equilibrio del mercato dei beni:


L’ incertezza nel mercato dei beni la Banca Centrale è impossibilitata a determinare
esattamente:
 le determinanti delle scelte di consumola Banca Centrale non sarà in grado di farlo
perché la stima del valore del consumo autonomo (C0) non sarà un valore preciso e
esogeno, ma sarà un valore approssimato. D’altra parte, anche il parametro (C1), ossia la
propensione marginale al consumo, potrebbe essere un parametro stimato con un margine
di errore.

 Le scelte di investimento stime incerte sulle scelte di investimento. Questo accade


perché la Banca Centrale potrebbe stimare con errore i valori dei parametri che compaiono
nell’equazione di comportamento degli investimenti:

 gli investimenti autonomi (I0);


 il legame fra reddito e investimento (d1);
 il legame fra interesse e investimento (d2).
L’ incertezza nel mercato dei beni significa che la Banca Centrale non è in grado di determinare
esattamente la posizione della curva IS. Occorre pertanto effettuare una stima della posizione
della curva con un margine di variabilità, ovvero un range all’interno del quale possiamo collocare
la curva IS.

IS indica il valore stimato. È la stima più probabile che si possa effettuare.
IS0 e IS1 rappresentano il range di variabilità. È la porzione del piano in cui è possibile che cada
realmente la curva IS. La posizione reale della curva IS è ignota; l’unica cosa che sappiamo è che la
posizione della IS sarà tra IS0 e IS1.

Lo stesso ragionamento è possibile applicare considerando l’equilibrio dei mercati finanziari

L’ incertezza nei mercati finanziari  Impossibilità di determinare esattamente la domanda di


moneta. La domanda di moneta è un’equazione endogena che ha una sua curva di
comportamento, i cui parametri potrebbero non essere noti con certezza:
 l’effetto di Y sulla domanda di moneta;
 l’effetto di i sulla domanda di moneta.
L’ incertezza nei mercati finanziari si traduce nell’impossibilità da parte della Banca Centrale di
determinare esattamente la posizione della curva LM. Anche in questo caso occorre effettuare una
stima della posizione della curva con un margine di variabilità (un margine inferiore e un margine
superiore, all’interno dei quali si andrà a collocare la curva LM, di cui però non conosciamo
esattamente la posizione).
(la banda del margine di errore sono le linee tratteggiate)

Assumiamo che vi sia incertezza nel mercato dei beni. La Banca Centrale non è in grado di
conoscere con precisione i parametri che caratterizzano l’equazione di comportamento degli
investimenti e del consumo, e pertanto non è in grado di collocare nel piano cartesiano la curva IS.
Introdurre incertezza nella nostra descrizione dell’economia significa rendere differenti gli effetti
della politica monetaria realizzata utilizzando offerta di moneta e tasso di interesse di riferimento.
Vediamo quali sono le differenze che emergono se la Banca Centrale utilizza uno strumento
piuttosto che l’altro.
Iniziamo considerando ciò che succede se la Banca Centrale decide di utilizzare l’offerta di moneta.

 Offerta di moneta  modello IS-LM [IS incerto, LM certo].


La Banca Centrale, per implementare la politica monetaria attuata tramite offerta di moneta
(MS), prende la sua migliore stima della curva IS e fa in modo che la sua migliore stima della
curva IS e la curva LM (di cui tutti i parametri sono noti), si intersechino nel punto E dove il
reddito è proprio quello desiderato (Y*). Il problema è che la miglior stima della curva IS non è
la vera curva IS, in quanto esiste un margine di errore (la IS può stare tra IS 0 e IS1). Ciò significa
che l’equilibrio del sistema economico di breve periodo non sarà sicuramente nel punto E, ma
potrebbe essere in un qualsiasi punto compreso tra A e B.
Pertanto, la manovra implica che il valore del reddito può andare da Y0 e Y1. L’esito della
politica monetaria realizzata dalla Banca Centrale non è un esito certo, ma è un esito che
sconta un margine di errore.

“Cosa succede se la Banca Centrale decidesse di utilizzare come strumento della sua politica
monetaria il tasso di interesse di riferimento ir ?”
Sovrappongo i due grafici per commentarli/confrontarli contemporaneamente. Noto che ho un
margine di errore più grande con MP che con LM. Utilizzare il tasso di interesse di riferimento
suppone che la Banca Centrale sia esposta a un margine di errore più ampio rispetto all’utilizzo
dell’offerta di moneta.
Utilizzare l’offerta di moneta rappresenta lo strumento migliore a disposizione della Banca
Centralementre la curva MP è una retta orizzontale, la curva LM è inclinata positivamente. Ciò
significa che le variazioni del tasso di interesse che avvengono lungo la curva LM, e che non
avvengono lungo la curva MP, ci aiutano a compensare gli errori di stima che effettuiamo sulla
posizione della curva IS.
Utilizzando l’offerta di moneta, ottengo una crescita degli investimenti più bassa rispetto a quella
che otterrei utilizzando il tasso di interesse di riferimento perché la crescita del tasso di interesse
che si ottiene utilizzando l’offerta di moneta “smorza” la crescita della componente della domanda
investimenti , riducendo così l’errore. Nel caso di utilizzo del tasso di interesse di riferimento, il
tasso di interesse non reagisce a variazioni del redditorimane costante il tasso di interesse e gli
investimenti crescono.
Se utilizziamo l’offerta di moneta, il tasso di interesse reagisce alla crescita del livello del reddito e
ciò “smorza” la crescita degli investimenti, al punto tale che gli investimenti dovrebbero addirittura
calare. In questo modo, la crescita del tasso di interesse aiuta a compensare il nostro errore del
livello del consumo autonomo.
Politica monetaria e incertezza nei mercati finanziari
Assumiamo che vi sia incertezza nei mercati finanziari.
Vediamo gli effetti dell’impiego di offerta di moneta e tasso di interesse di riferimento.

Iniziamo utilizzando l’offerta di moneta.


Offerta di moneta  utilizzando il modello IS-LM [IS certa, LM incerta]

“Cosa succede se utilizziamo il tasso di interesse di riferimento i r?”

l’incertezza in questo grafico non esiste. Se vi è incertezza nei mercati finanziari, la Banca
Centrale, utilizzando il tasso di interesse di riferimento, è in grado di ottenere il valore del reddito
pari a Y* senza margini di errore. Il motivo per cui questo avviene è dato dal fatto che l’incertezza
presente sui mercati finanziari non cambia la politica della Banca Centrale, la quale ha fissato il
prezzo della moneta, ad esempio al 2%, e a sua volta immetterà o toglierà tanta offerta di moneta
nel mercato quanta ne è necessaria per avere un tasso di interesse al 2%. La Banca Centrale
risponde alle richieste del mercatoè il mercato stesso che toglie l’incertezzami chiede tanta
moneta quanta ne serve per avere un tasso di interesse pari al 2%.

Consideriamo il tasso di interesse di riferimento e l’offerta di moneta contemporaneamente

Politica monetaria e incertezza in entrambi i mercati


Consideriamo infine il caso in cui vi sia incertezza sia nel mercato dei beni che nei mercati
finanziari.
Con incertezza in entrambi i mercati abbiamo:
 Nessuno strumento può centrare esattamente l’obiettivo Y*
 La scelta dipende da quale incertezza è più forte
a)Mercato dei beni  MS
b)Mercati finanziari  ir
 La scelta dipende anche dalla forma delle curve IS e LM e dalla stima che si è fatto delle due
curve.
In condizioni di incertezza, l’impiego di MS o di ir produce risultati diversi. Non possono più essere
considerati come strumenti equivalenti dal punto di vista dei risultati che si possono ottenere
tramite la politica monetaria ma emergono delle differenze tra i due.
Le Banca Centrale sceglie lo strumento migliore. A seconda di dove risiede l’incertezza, la Banca
Centrale sceglierà l’offerta di moneta se l’incertezza prevale nel mercato dei beni; la Banca
Centrale sceglierà il tasso di interesse di riferimento se l’incertezza dei beni risiede nel mercato
finanziario  In periodi diversi vengono impiegati strumenti differenti.
Storicamente, dagli anni ’70 fino alla metà degli anni ’90 le Banche Centrali hanno utilizzato
soprattutto come strumento l’offerta di moneta. Negli anni ’70 si sono verificati forti shock
petroliferiil rincaro dei prezzi delle materie energetiche ha reso più incerte le scelte di consumo.
L’incertezza era principalmente sul mercato dei beni, quando c’è dell’incertezza si dice che le
economie sono colpite da uno shock [=shock perturba le condizioni in cui ci troviamo] reali [=dei
mercati dei beni], mentre shock più tenui sul mercato finanziario che era più piccolo e quindi più
prevedibile).
Dalla metà degli anni ’90 con lo sviluppo ed integrazione dei mercati finanziari, la globalizzazione
e le diverse crisi finanziarie, l’incertezza si sposta soprattutto sui mercati finanziari (incertezza sui
mercati finanziari diventa più forte di quella dei mercati dei beni)  usano ir .
Avere incertezza nei due mercati elimina la simmetria tra i due mercati, in particolare è
fondamentale conoscere quale incertezza sia più forte per capire quale strumento usare.

La regola di Taylor
L’analisi precedente ha mostrato perché le Banche Centrali utilizzano oggi il tasso di interesse di
riferimento come strumento. Ma come lo scelgono?
Risultati soddisfacenti per descrivere come le Banche Centrali scelgono il livello di i r sono dati
tramite la cosiddetta regola di Taylor. Secondo questa regola, il tasso di interesse di riferimento
(ir) può essere stimato attraverso una somma di quattro diversi termini:

, ,  > 0
 α rappresenta il tasso di interesse al di sotto del quale la Banca Centrale non vuole scendere;

  è l’inflazione;

β (- ) ci dice come cambia il tasso di interesse al discostarsi del tasso di inflazione effettivo (pi
greco) dal tasso di interesse desiderato dalla Banca Centrale (pi greco cappuccio). Se questo
termine è maggiore di zero, ossia se l’inflazione è maggiore da quella desiderata dalla Banca
Centrale, allora il termine sarà positivo (beta che è una costante sempre maggiore di 0 moltiplica
la differenza POSITIVA dei due pi greco). L’inflazione sta crescendo troppo velocementela
domanda di beni cresce troppo velocementela Banca Centrale interviene con una politica di tipo
restrittivo aumentando ircosì facendo riduce la componente investimenti della domanda e
scattano gli effetti del moltiplicatore.
Se l’inflazione è minore rispetto quella desiderata dalla Banca Centrale, allora il termine sarà
negativo (beta moltiplica la differenza, risultata negativa dei due pi greco). L’inflazione è troppo
bassa e la domanda e troppo debolela Banca Centrale interviene riducendo iradotta una
politica monetaria di tipo ESPANSIVO.
La stessa cosa succede nell’ultimo termine, ossia -------------

- livello prodotto ottimale (piena occupazione). Y è livello di prodotto effettivo

- inflazione desiderata (pigreco hat/cappello/segnato). pigreco senza niente è


l’inflazione effettiva
Se pigreco e pigreco segnato sono uguali, il valore nella parentesi è zero. Se Y = Y segnato, anche
quella parentesi è = zero.
La regola di Taylor ha una logica coerente con gli obiettivi della politica economica

a) Assumiamo che inizialmente e si verifichi Y. In questo caso la produzione diventa


troppo bassa ( ).
Secondo la regola di Taylor, se Y ( ), il tasso di interesse di riferimento cala e ciò
significa che di conseguenza sto abbassando anche tutta la struttura dei tassi di interesse
per il legame che esiste tra le diverse attività finanziarie. Questo legame causerà anche un
calo del tasso di interesse prevalente nell’economia e di conseguenza anche un calo del
costo degli investimenti. Diventa più facile effettuare investimenti, pertanto aumenteranno
gli investimenti da parte delle imprese. La domanda aggregata cresce e di conseguenza
anche l’offerta aggregata e la produzione Y. Se cresce Y, cresce il reddito disponibile,
crescono anche le vendite e gli effetti del moltiplicatore. Questo fa crescere Y, riportandolo
più vicino al livello desiderato dalla Banca Centrale, ossia Y cappuccio.
 la Banca dovrebbe: ir i  I Y riportandolo verso il livello ottimale

b) Assumiamo che inizialmente e si verifichi π  Inflazione diventa troppo alta ( )

Secondo la regola di Taylor, se π ( ), il tasso di interesse cresce e la Banca Centrale


implementa una politica monetaria restrittiva. Cresce ir, la struttura dei tassi di interesse si
sposta verso l’alto. Per i legami esistenti tra le attività finanziarie, cresce anche il tasso di
interesse prevalente nell’economia i. Questo fa in modo che il costo di effettuare
investimenti diventi più alto e questo riduce la componente investimento della domanda
aggregata. Se diminuisce la domanda aggregata, diminuisce l’offerta e diminuisce la
produzione. Se cala la produzione, cala il reddito distribuito e il reddito disponibile. Calano
le vendite per le imprese più effetti del moltiplicatore. Data la relazione diretta tra il livello
del reddito e il livello dell’inflazione, il calo del reddito spinge verso il basso il valore
dell’inflazione, riportandolo al valore desiderato dalla Banca Centrale.
la Banca:ir  i  I  Y π riportandolo verso il livello desiderato
È una regola coerente con la politica economica, ecco perché funziona. Descrive bene la realtà.

La regola di Taylor è utilizzata per descrivere i comportamenti delle Banche Centrali.


Possiamo vedere in che misura essa è efficace esaminando il comportamento di Federal Reserve e
delle Banche Centrali Europee.

Actual  tasso attuale


Taylor rule  la regola di Tayor
Fino agli anni ’90, il tasso di interesse richiesto dalla Taylor Rule era la linea più bassa. Quando
passiamo gli anni ’90, i due tassi coincidono. Più sono vicine, più è efficiente il tasso. Infatti, dagli
anni 80 sono vicini, rispetto a prima in cui veniva usato M S (prima che venisse utilizzata la regola di
Taylor con il tasso di interesse di riferimento). Il tasso di interesse di riferimento è diventato lo
strumento principale delle Banche Centrali.
Il diagramma evidenzia un andamento simile di tasso previsto e tasso effettivo
WIR Tasso di interesse ponderato perché la media ponderata dei tassi di interesse scegli dalle
varie banche europee.
IMPLIED BY TAYLOR RULE  implicato dalla regola di Taylor, nonché il tasso che avrebbero
dovuto scegliere secondo la regola di Taylor.
Infatti, anche qui in generale i tassi sono quasi sempre vicini.
Il diagramma evidenzia un andamento simile di tasso previsto e tasso effettivo (con l’eccezione del
1993).
In conclusione, la regola di Taylor sembra descrivere correttamente i comportamenti delle Banche
Centrali.
Essa viene spesso impiegata per prevedere cosa faranno la Banche Centrali (aumentare, tagliare o
lasciare invariati i tassi di interesse).
Lezione 14: MIX DI POLITICA ECONOMICA
Finora abbiamo esaminato politica fiscale e politica monetaria separatamente.

In realtà esse possono essere utilizzate anche congiuntamente  mix di politica economica
(policy mix).

Il mix di politica economica (Policy mix)  Combinazione di politiche (nel nostro caso fiscale e
monetaria) attuate congiuntamente allo scopo di perseguire con maggior efficacia un solo
obiettivo economico o di perseguire contemporaneamente obiettivi economici diversi.

Dal punto di vista degli strumenti utilizzati, il mix di politica economica prevede l’uso congiunto di
strumenti di politica fiscale e monetaria (ad esempio G e MS); dunque uno strumento della politica
fiscale e uno della politica monetaria.
Gli unici due casi che non costituiscono il policy mix sono:
a) Quando variamo G e T allo stesso tempo, in quanto in questo caso stiamo utilizzando solo
la politica fiscale;
b) La politica attuata con offerta di moneta e tasso di interesse di riferimentoi due
strumenti sono utilizzati alternativamente. Sul mercato della moneta, la Banca Centrale o
fissa la quantità e lascia che il tasso di interesse si aggiusti oppure fissa il tasso di interesse
e lascia che la quantità si aggiusti (la Banca Centrale non può fare entrambe le cose).
Dal punto di vista degli obiettivi del policy mix:
 permette di perseguire un solo obiettivo con più efficacia;
 permette di perseguire più obiettivi contemporaneamente.

Per quanto riguarda il numero degli obiettivi:


In generale un insieme di obiettivi è realizzabile se e solo se il numero degli strumenti che ha a
disposizione è maggiore del numero degli obiettivi, ossia devo dedicare a ciascun obiettivo almeno
uno strumento, altrimenti non riuscirò ad ottenere più obiettivi.

n° di strumenti  n° di obiettivi

Ex: Una sola politica (fiscale o monetaria) un solo obiettivo (produzione Y).

Politica fiscale e monetaria contemporaneamente  uno o due obiettivi

Esaminiamo ora alcuni esempi di policy mix. Caso più semplice  mix di politiche espansive
MIX POLICHE ESPANSIVE
Un obiettivo della politica economica è un incremento molto forte nel livello del Pil (Y) in caso di
recessione.
Finora, per attuare tale obiettivo abbiamo usato la politica fiscale espansiva o la politica monetaria
espansiva.
Se si dubita dell’efficacia di ciascuna delle due politiche (quando agiscono da sole) esse possono
essere usate congiuntamente.
Assumiamo che un’economia sia in recessione.
Per Y il Governo attua una politica fiscale espansiva (G o T)

Effetti  modello IS-LM  la curva IS si sposta verso destra, poiché per ogni dato livello del tasso
di interesse, la domanda aggregata è maggiore e pertanto anche il livello della produzione che
garantisce l’equilibrio sul mercato dei beni è diventato più elevato.

l’effetto di una politica fiscale sposta l’equilibrio dal punto E al punto E’, incrementando il
reddito e di conseguenza anche il tasso di interesse
Può capitare però che il livello YE’ possa essere giudicato insoddisfacente dalle autorità di politica
economica. Può darsi che all’interno dell’economia la crescita sia valutata troppo bassa.
La Banca Centrale può affiancare alla politica fiscale una politica monetaria espansiva, attraverso
l’incremento dell’offerta di moneta o riducendo il tasso di interesse di riferimento.
L’effetto della politica monetaria realizzata dalla Banca Centrale è quello di spostare LM verso
destra nel modello di politica economica.
Le due politiche usate insieme causano un incremento di Y maggiore di quello ottenuto
utilizzandone una sola.

Un altro esempio di politiche espansive è quello utilizzato da Bush e Greenspan all’inizio degli anni
2000. Durante questo periodo l’economia statunitense entra in recessionela condizione tecnica
per dichiarare un’ economia in recessione è quella di avere 2 SEMESTRI consecutivi di crescita
NEGATIVA.

Bush attua delle politiche fiscali espansive:


- riduce la tassazione per 60 mld di dollari;
- aumenta la spesa pubblica per 40 mld di dollari.
Era diffuso il timore che la politica di Bush fosse insufficiente per uscire dalla recessione. Pertanto,
per supportare lo sforzo dell’amministrazione Bush, il governatore della Banca Centrale degli Stati
Uniti (ossia il governatore della Federal Reserve) Alan Greenspan attuò una politica monetaria
espansiva , attraverso una modificazione del tasso di interesse di riferimento degli Stati Uniti.
Il tasso sui “Federal Funds” (tasso di riferimento US) passò dal 6% (Gennaio 2001) all’1,7%
(Gennaio 2002) tramite circa 10 interventi di riduzione per ridurre il tasso di interesse di
riferimento (si tende a fare più interventi che solo uno).
Gli investimenti sono stati sollecitati sia grazie al tasso di interesse più basso che dalle nuove
tecnologie.

AUMENTARE LA SPESA PUBBLICA SENZA CAUSARE INFLAZIONE


Un altro caso in cui si utilizza un policy mix è quello in cui si persegue un obiettivo che necessita
G.
Esempio: Piano di modernizzazione delle infrastrutture (nuove autostrade e ferrovie).
Nuove infrastrutture  Acquisto di beni e servizi da parte dello Stato G
Possibile problema:

 G Y
 Se la crescita è già elevata  aumento dell’inflazione
In questo caso abbiamo due obiettivi:
1. Aumentare il numero delle infrastrutture attraverso la crescita della spesa pubblica;
2. Non aumentare il livello del reddito ( Y ) per non inflazione. Per evitare un aumento
dell’inflazione dovrò quindi controllare che il reddito non cresca troppo.
Per risolvere i due obiettivi contemporaneamente un solo strumento non è sufficiente. Devo
dedicare a ciascun obiettivo uno strumento. È necessario quindi avere un mix di politica
economica.
Esaminiamo il mix attuato:

“Come ridurre l’inflazione?”


REAGAN E VOLCKER
Esempio
Negli anni ’80 era in corso la Guerra Fredda contrapposizione tra il blocco sovietico e il blocco
statunitense. Ciascuno di questi blocchi vuole dimostrare di essere più potente e forte degli altri.
Reagan lo dimostra attuando un potenziamento della difesa (aumento della spesa in ambito
militare). Da una parte egli promuove l’investimento pubblico in un unico settore, ossia quello
della difesa, e dall’altra parte egli promette di ridurre le tasse (la cosiddetta Reaganomics, ossia
una politica di tagli alla tassazione e una riduzione dell’influenza dello Stato in molti settori, ad
eccezione di quello militare).

Reagan promuove una politica fiscale molto ESPANSIVA  G T  Y


Il problema in questo periodo è data dal fatto che l’inflazione statunitense all’inizio degli anni ’80
era oltre il 10%. La Federal Reserve temeva che l’incremento della domanda aggregata (Y)
provocasse una forte accelerazione dell’inflazione.
Il governatore della Federal Reserve, Volcker decise di attuare una politica monetaria molto
RESTRITTIVA  aumentare il tasso sui Federal Funds, ossia il tasso di interesse di riferimento,
dall’11% (del 1980) al 18% (del 1982).

Risultati ottenuti  Pur in presenza della politica fiscale espansiva, l’inflazione statunitense scese
dal 12,5% del 1980 al 3,8% nel 1982. Sostanzialmente, Volcker è riuscito a contenere e stabilizzare
il livello del reddito, evitando che l’inflazione crescesse in maniera espansiva.

Esempio
Il Governo ha la necessità di ridurre il disavanzo pubblico. Il disavanzo pubblico è dato dalla
differenza tra le uscite dello Stato (G) le entrate dello Stato (T).
Per ridurre il disavanzo pubblico è opportuno o ridurre le uscite dello Stato o aumentando le
entratepolitiche fiscali di tipo RESTRITTIVO.
Se il disavanzo è particolarmente ampio, lo Stato emette titoli di Stato ogni anno (ossia lo Stato si
indebita presso i cittadini per raccogliere le risorse finanziarie necessarie per coprire entrate e
uscite). DEBITO PUBBLICO. Se lo stock di debito è troppo elevata, il rischio è quella di una crisi
finanziaria.
In questo caso è opportuno agire con delle politiche fiscali che o riducono le uscite o incrementano
le entrateG o T (politica fiscale restrittiva)

Problema: una politica fiscale restrittiva può causare una riduzione del reddito (Y).
In questo caso le autorità di politica economica vogliono ridurre il disavanzo G o T, senza
però causare una recessione, ossia evitando che il livello di equilibrio del reddito cali (YE).

Due obiettivi contemporaneamente  due strumenti  mix di politica economica


1. Riduzione del disavanzo, di cui si occupa la politica fiscale restrittiva;
2. Evitare una recessione, di cui si occupa la politica monetaria espansiva (stabilizzare Y).
 Un mix di politica fiscale restrittiva ( T o G) e politica monetaria espansiva (MS/P)
permette di ridurre il disavanzo senza causare una recessione.
LA POLITICA ECONOMICA DI CLINTON E GREENSPAN

Un esempio del policy mix descritto è la politica attuata da Clinton e Greenspan.


Premessa: negli anni ’80 si verifica un forte incremento del disavanzo pubblico americano. Fine
1992 (elezione di Clinton)  aveva presentato nella sua elezione un piano di riduzione del
disavanzo.

Problema: Effetto recessivo della manovra (Y)


NB: Una recessione si era già verificata nel biennio 1990-91.

Per favorire il programma di Clinton  Intervento della Federal Reserve


La Federal Reserve, di cui Greenspan era il presidente, fornisce il suo appoggio a Clinton. La
Federal Reserve si impegna ad attuare una politica monetaria espansiva se il piano di riduzione del
disavanzo viene stato approvato. Il piano fu approvato e l’impegno della Federal Reserve venne
rispettato da entrambi le partiviene implementato un mix di politiche fiscali restrittive, unito a
una politica monetaria espansiva.
Molti paesi europei presentavano conti pubblici in difficoltà. In quel caso, la politica fiscale era
vincolata al controllo del deficit, ossia si potevano solo fare politiche fiscali di segno restrittivo in
quanto era imperativo ridurre al deficit. Erano necessarie politiche fiscali restrittive in un contesto
in cui l’economia era già di rallentamento molto marcato.

La politica monetaria è stata utilizzata in modo espansivo 


La Banca Centrale Europea si è impegnata a supportare con politiche monetarie di tipo espansivo
gli sforzi dei Paesi che avevano necessità di controllare il loro livello di deficit. La Banca Centrale ha
infatti ridotto i tassi dal 4,75% (giugno 2001) al 2% (giugno 2003), realizzando un mix di politica
economica, in cui la politica fiscale restrittiva attuata a livello dei singoli Paesi era accompagnata
da una politica monetaria espansiva a livello centralizzato, ossia a livello della Banca Centrale
europea.

 Mix  politica fiscale per controllo del deficit e politica monetaria espansiva

 Gli effetti sulla crescita sono stati solo parziali  Accelerazione nel 2004 (+2%) ma nuovo
rallentamento nel 2005.