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REV.

2017
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TRASPIRABILITÀ E


CONDENSE:
VERIFICA IGROMETRICA: ASSENZA
CONDENSA SUPERFICIALE E INTERSTIZIALE

Il problema della condensazione del vapore d’acqua, sia che avvenga sulle superfici
delle strutture, sia che avvenga all’interno delle stesse, rappresenta un rischio sotto un
duplice aspetto: quello legato alla salubrità degli ambienti e quello legato alla
conservazione delle strutture.
In anni relativamente recenti la necessità di contenere le dispersioni termiche ha
favorito l’adozione di serramenti dotati di ottima tenuta all’aria che, in assenza di
ventilazione meccanica, può comportare una sensibile riduzione della ventilazione
naturale con conseguente ulteriore aggravio del problema in esame causato
dall’aumento dell’umidità presente nell’aria ambiente.
L’effetto principale dei fenomeni di condensazione superficiale è la formazione di
macchie e muffe sulla parete. In particolare la formazione di muffe è molto frequente;
si tratta di colonie batteriche che si sviluppano grazie alla presenza di elevata umidità o
di acqua allo stato liquido.
Nella progettazione della struttura edilizia diventa quindi fondamentale la verifica
igrometrica per prevedere il rischio di formazione di muffa sulle superfici interne degli
edifici e altresì per analizzare il fenomeno della condensa interstiziale che potrebbe
comportare un deterioramento dei materiali da costruzione.

Il fenomeno delle condense e l’analisi igrometrica viene affrontata considerando i 2
aspetti possibili:

n Fenomeni di condensazione superficiale: quando la condensazione avviene sulla
faccia delle strutture rivolta verso l’ambiente interno, in punti in cui la temperatura
è più bassa (e precisamente inferiore alla temperatura di rugiada)

n Fenomeni di condensazione interstiziale: quando la condensazione avviene
all’interno delle strutture, in corrispondenza dell’interfaccia tra diversi strati o
all’interno di uno strato (quando la pressione parziale del vapore è superiore alla
pressione di saturazione)

La legislazione italiana, secondo quanto definito nel DPR 2 aprile 2009, n. 59 e
decretato nel capitolo 2 - allegato 1 del Decreto Requisiti Minimi (D.M. 26/06/2015
recante "Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e
definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici") in vigore da
01/10/2015, fornisce la seguente prescrizione in merito ai fenomeni di condensazione:
Cap. 2.3 comma 2: “Nel caso di intervento che riguardi le strutture opache delimitanti il
volume climatizzato verso l’esterno, si procede in conformità alla normativa tecnica
vigente (UNI EN ISO 13788), alla verifica dell’assenza
− di rischio di formazione di muffe, con particolare attenzione ai ponti termici negli
edifici di nuova costruzione;
− di condensazioni interstiziali.
Le condizioni interne di utilizzazione sono quelle previste nell’appendice alla norma
sopra citata, secondo il metodo delle classi di concentrazione. Le medesime verifiche
possono essere effettuate con riferimento a condizioni diverse, qualora esista un

7.1
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sistema di controllo dell’umidità interna e se ne tenga conto nella determinazione dei


fabbisogni di energia primaria per riscaldamento e raffrescamento."

La normativa tecnica cui si fa riferimento è la UNI EN ISO 13788 “Prestazione igrotermica dei
componenti e degli elementi per edilizia – Temperatura superficiale interna per evitare
l’umidità superficiale critica e condensazione interstiziale – Metodo di calcolo”.

LE CONDENSE INTERNE
L’aria, in funzione della sua temperatura, può contenere in sospensione una certa quantità di
vapore d’acqua: ad un aumento di temperatura corrisponde un aumento della quantità di
vapore d’acqua che in essa può essere contenuta.
Per ogni temperatura esiste, dunque, un limite massimo di quantità di vapore (umidità
assoluta) e l’aria che si trova a contenere umidità al valore massimo viene definita “satura”.
Superato questo limite, ogni incremento di vapore comporta una precipitazione sotto forma
di condensa.
L’umidità relativa (U.R.) non è altro che la percentuale di vapore contenuto nell’aria in
rapporto alla massima quantità in essa contenibile a una data temperatura.
Esempio: 1kg di aria alla temperatura a bulbo secco pari a 20°C può al massimo contenere
14,7 g di vapor d’acqua (eventuale vapore aggiunto andrebbe a condensare); pertanto, la
miscela costituita da1 kg di aria secca e da 14,7g di vapore acqueo ha, alla temperatura di
20°C, un’umidità relativa pari al 100% (condizioni di saturazione); alla stessa temperatura, se
in 1kg di aria secca ci fossero 7,35 g di vapore (cioè la metà della massima quantità di vapore
miscibile a 20°C), la miscela si troverebbe ad un’umidità relativa del 50%.
Il vapore contenuto nell’aria, ad una certa temperatura, possiede una certa pressione
definita pressione parziale PR, inferiore a quella che si avrebbe in condizione di saturazione
PS, ovvero quando il vapore è contenuto nella quantità massima.
Il rapporto PR/PS = U.R. (%) rappresenta l’umidità relativa.
E’ doveroso sottolineare un concetto molto importante:

§ Pressione parziale à è funzione della temperatura e dell’umidità relativa


§ Pressione saturazione àè funzione della sola temperatura.

La temperatura alla quale si ha l’inizio della formazione di acqua si chiama “temperatura di
condensa” o “temperatura di rugiada”.
La temperatura di condensa può essere ricavata dal diagramma di Mollier
conoscendo la T interna dell’aria e la % di U.R. in essa contenuta.

7.2

L’umidità relativa dell’aria è strettamente legata alla temperatura (T. di bulbo


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secco): a parità di grammi di vapore acqueo contenuti nel kg di aria secca,
l’umidità relativa aumenta al diminuire della temperatura poiché minore è la
temperatura dell’aria, minore è la miscibilità del vapore acqueo nell’aria stessa.


La condensazione del vapore sulle superfici interne di un ambiente interno si verifica
ogni volta che queste vengono a trovarsi ad una temperatura inferiore od uguale alla
temperatura di rugiada dell’aria umida presente nell’ambiente.
Dunque il fenomeno della condensazione superficiale all’interno di ambienti confinati
interessa quelle superfici che raggiungono più facilmente temperature relativamente
basse, a causa della loro elevata trasmittanza termica U (caso tipico di vetri, di infissi
metallici e ponti termici di vario tipo).
Per prevedere il verificarsi del fenomeno bisogna:
- calcolare la temperatura della superficie in questione, impostando l’equazione di
bilancio dei flussi termici sulla superficie in regime stazionario,
- confrontarla con il valore della temperatura di rugiada relativa a quelle condizioni
termoigrometriche, che sono in genere note come dati di progetto.

Considerando le condizioni interne imposte dal DPR 59/09 e utilizzando il diagramma
psicrometrico si ricava per la temperatura interna di 20°C una pressione di saturazione
pari a Psat (20°C, 100%UR) = 2337 Pa.
Imponendo un indice d’umidità relativa al 65% si ricava la pressione parziale di vapore
per l’ambiente “tipo” con cui svolgere la verifica di legge: Pvap (20°C, 65%UR) = 1519
Pa.

E’ inoltre possibile calcolare il valore assoluto di umidità presente nell’ambiente “tipo”,
espresso in grammi di vapore per chilogrammo d’aria secca: x = 9,46 g/Kg


Se in un punto dell’involucro edilizio, per motivi di scarso o scorretto
isolamento termico o per la presenza di elementi come i serramenti, si viene a
creare una zona a temperatura più bassa rispetto alle aree circostanti e se
questa temperatura è inferiore alla T di rugiada alle condizioni interne di UR, è
molto probabile che in quel punto si verifichino fenomeni di condensazione

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superficiale. Il vapore contenuto nell’aria dell’ambiente, venendo a contatto con la



superficie fredda cambia di stato, trasformandosi in liquido.

UNI EN ISO 13788:2003
Prestazione igrometrica dei componenti e degli elementi per edilizia – Temperatura
superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e condensazione interstiziale –
Metodo di calcolo.

- CALCOLO DELLA TEMPERATURA SUPERFICIALE, PER EVITARE VALORI CRITICI
DELL’UMIDITA’ IN CORRISPONDENZA DELLE SUPERFICI
o Generalità
Questo punto descrive un metodo per progettare l’involucro edilizio in modo da prevenire gli
effetti negativi dell’umidità relativa critica in corrispondenza delle superfici, come per
esempio la formazione di muffe.
Nota: La condensazione superficiale può provocare il degrado dei materiali edilizi non
protetti che siano sensibili all’umidità. Essa può essere accettata temporaneamente e in
piccole quantità, per esempio sulle finestre e sulle piastrelle, nei bagni, se la superficie è
impermeabile all’umidità e sono assunte misure adeguate per prevenirne il contatto con
materiali adiacenti sensibili.
Per periodi di tempo di diversi giorni con umidità relativa superficiale maggiore di 0,8, c’è il
rischio di formazione di muffe.
§ Progettazione per evitare la cre scita di muffe
Per evitare la crescita di muffe, l’umidità relativa in corrispondenza delle superfici non deve
essere maggiore di 0,8 per periodi di tempo di diversi giorni. I passi principali nella procedura
di progettazione sono rappresentati dal calcolo dell’umidità relativa dell’aria interna, e quindi
dal calcolo del valore accettabile dell’umidità volumica di saturazione Vsat o della pressione
del vapore di saturazione Psat sulla superficie sulla base dell’umidità relativa superficiale
richiesta. Da questo valore si determina la temperatura minima superficiale e quindi la
“qualità termica” dell’involucro edilizio richiesta (espressa come fRSI per una data
temperatura interna).
Per ciascuno dei mesi dell’anno eseguire quindi i seguenti passi:
o Definire la temperatura dell’aria esterna secondo 4.2.3;
o Definire l’umidità esterna secondo 4.2.4;
o Definire la temperatura interna in accordo con le indicazioni nazionali;

Nota nazionale: Per le temperature interne degli ambienti, vedere appendice nazionale.
o Calcolare l’umidità relativa interna da Δv o Δp da (definiti in 4.2.4) o assumere
come valore costante, per un ambiente climatizzato, considerando le
correzioni apportate con il margine di sicurezza definito in 4.2.4;
o Con un valore massimo accettabile di umidità relativa in corrispondenza della
superficie ϕsi = 0,8 calcolare il valore minimo accettabile dell’umidità volumica
a saturazione, Vsat, o della pressione di saturazione, Psat:
vi
Vsat (ϕsi) = 0,8 (10)
oppure

pi
Psat (ϕsi) = 0,8 (11)

7.4

Nota 1: Il criterio ϕsi ≤ 0,8 è stabilito considerando il rischio di crescita di muffe.


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Possono essere applicati criteri differenti, se opportuno, per esempio ϕsi ≤ 0,6,
per evitare fenomeni di corrosione.

o Determinare la temperatura superficiale minima accettabile, θsi,min a
partire dall’umidità volumica a saturazione minima accettabile.
Nota 2: La temperatura come funzione dell’umidità volumica a saturazione può essere
valutata per mezzo delle equazioni (e.10) o (e.11) nell’appendice E.
Un’altra possibilità è quella di preparare un prospetto o un grafico, sulla base
dell’equazione (e.8), che indica la relazione tra Psat e θ, per trovare θ da Psat.

o Dalla temperatura superficiale minima accettabile, θsi,min, dalla
temperatura dell’aria interna assunta, θe , calcolare il fattore di
temperatura minimo, fRsi, min, secondo l’equazione (2).

Calcolo del fattore di temperatura
La norma definisce una grandezza chiamata fattore di temperatura, che deriva da una
relazione tra temperatura superficiale della struttura, temperatura interna e
temperatura esterna. La relazione è la seguente:
frsi = (tsi – te)/(ti - te)

CONDENSA INTERSTIZIALE
Il vapore presente nell’aria tende a spostarsi dall’ambiente a più alta pressione di
vapore (cioè quello interno) verso l’ambiente a più bassa pressione di vapore (cioè
quello esterno). Questa migrazione, che segue una legge precisa, denominata Legge di
Fick, comporta il fatto che l’involucro esterno dell’edificio venga attraversato da un
flusso di vapore. Questo flusso, in termini assoluti molto piccolo, può creare dei
problemi qualora in un punto interno alla struttura si creino le condizioni perché
avvenga la condensazione.
Si parla di condensazione interstiziale quando questa si verifica all’interno delle
strutture, nell’interfaccia tra uno strato e l’altro o all’interno di uno stesso strato.
Gli effetti dei fenomeni di condensazione interstiziale sono tanti e diversi. Questo tipo
di patologia può manifestarsi esteriormente in tanti modi, non sempre facilmente
identificabili o immediatamente visibili.
Non tutti i materiali reagiscono allo stesso modo a contatto con l’umidità. Alcuni,
specialmente i materiali isolanti, modificano pesantemente le loro caratteristiche se
sottoposti ad alti livelli di umidità o se bagnati. La caratteristica che maggiormente
risente di questo è proprio quella che esprime il comportamento termico del materiale,
cioè la conducibilità termica.
Questo fenomeno non si verifica solo per i materiali isolanti, ma anche per i materiali
da costruzione. Materiali molto igroscopici arrivano a raddoppiare la propria
conducibilità con un contenuto di umidità di meno del 10% in volume.
La perdita delle proprietà dei materiali non si limita ovviamente alle caratteristiche di
isolamento termico. Il contatto con acqua causa anche variazione dimensionale (i
materiali si gonfiano o si deformano) e anche vere e proprie rotture o degrado
organico. Alcuni materiali possono ammuffire o sfaldarsi se rimangono bagnati per
molto tempo.
Le differenze di pressione fra i diversi ambienti creano le condizioni per cui il vapore si
sposti attraverso gli elementi che li suddividono.
Temperature elevate indicano quasi sempre pressioni elevate di vapore cosi come
temperature basse indicano pressioni basse.

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Quindi una parete viene attraversata da un flusso di vapore che, durante le condizioni
invernali, proviene dall’interno e va verso l’esterno.
I materiali in genere, e gli isolanti in modo particolare, reagiscono in modo differente al
passaggio del vapore.
Vengono utilizzate normalmente due grandezze per esprimere la caratteristica di
trasmissione del vapore:
1. permeabilità al vapore: δ
2. fattore di resistenza alla diffusione del vapore: µ

La permeabilità è un valore effettivo, quindi il numero che identifica la permeabilità è
espresso in Kg/smPa ed è la reale quantità di vapore che transita attraverso il materiale
(ovvero la quantità di vapore Kg che transita in un secondo attraverso un metro di spessore
con la differenza di pressione di un Pascal).

Il fattore di resistenza invece è un valore adimensionale, quindi il numero che lo identifica è
qualche cosa di relativo.
Infatti viene riferito all’aria che ovviamente avrà valore unitario.

È possibile passare da una grandezza all’altra mediante semplici relazioni che tengono
presente la permeabilità dell’aria.
δ = permeabilità al vapore [Kg/s mPa]
µ = fattore di resistenza alla diffusione del vapore [-]
δaria
µ = δmateriale riferito ad un materiale

µ = 1 riferito all’aria
δ aria = 193 x 10-12 Kg/SmPa
µδ = quantità che pone in relazione lo spessore del materiale rispetto a quello dell’aria

Per completezza è bene riportare altre grandezze che si incontrano nelle verifiche delle
condense superficiali e/o interstiziali.
δ
2
Permanenza al vapore M = spessore (Kg/S m Pa)
1
Resistenza al vapore R = M

Un passo successivo risiede nell’identificazione delle condizioni al contorno che permettono
di definire i parametri base della verifica della condensa superficiale o interstiziale.
La condensa avviene quando:
LA PRESSIONE PARZIALE INCONTRA LA PRESSIONE SATURAZIONE

Ambiente caldo Ambiente freddo

7.6

La trasmissione del vapore attraverso le pareti edilizie


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I materiali da costruzione normalmente impiegati sono permeabili al passaggio di
vapore, tuttavia possono verificarsi fenomeni di condensa all’interno della parete
ogniqualvolta il vapore incontri strati a temperatura inferiore od uguale alla
temperatura di rugiada relativa alle sue condizioni termoigrometriche (temperatura e
titolo).
Il fenomeno della condensazione interstiziale è, nell’edilizia, un fenomeno indesiderato
ed è pertanto opportuno verificare, già in fase di progettazione, se e quando esso
possa verificarsi.
Sebbene il vapore condensato possa in molti casi evaporare, quando ciò non avviene, o
avviene con ritardo, l’imbibizione del materiale comporta la riduzione del suo potere
termoisolante, la formazione di muffe, la marcescenza e anche, se la temperatura
locale della parete scende sotto lo zero, la frantumazione in seguito all’aumento di
volume dell’acqua che passa in fase solida.
Per studiare il fenomeno e prevedere la possibilità che si verifichi non si può procedere
come finora fatto nel caso della condensazione superficiale, ovvero trovando sul
diagramma psicrometrico la tr partendo dalla temperatura dell’aria interna e dalla sua
U.R., dal momento che non è nota come dato di progetto l’U.R. nei vari strati della
parete da studiare.
L’U.R. all’interno della parete (l’U.R. dell’aria umida che la attraversa) è funzione delle
condizioni termoigrometriche dell’aria negli ambienti separati dalla parete e della
resistenza che i vari materiali costituenti la parete offrono al passaggio di vapore.
È necessario pertanto studiare le modalità di trasmissione del vapore attraverso la
parete.
Perché si generi un qualsiasi flusso, di energia termica o di massa, si deve verificare una
situazione di non equilibrio. In termini matematici è necessario che, definita una
grandezza di stato da cui dipende il flusso, essa presenti un gradiente, una variazione
del proprio valore lungo una coordinata spaziale.
Nel caso della trasmissione di calore si è visto che il flusso termico si genera in
conseguenza di un gradiente di temperatura. La differenza di temperatura è dunque, la
“forza motrice” del flusso di calore.
Nel caso del vapore, la grandezza il cui gradiente innesca il flusso di massa attraverso le
murature è la sua concentrazione.


IL VAPOR D’ACQUA NEGLI AMBIENTI INTERNI
Come noto la parte di atmosfera più prossima al suolo all’aria secca si aggiunge il vapor
d’acqua generato dall’evaporazione dei mari, dei fiumi ecc. nonché dalle attività
umane. A differenza di quanto avviene per i restanti componenti dell’aria atmosferica,
la cui quantità può con buona approssimazione assumersi costante, la quantità di
vapor d’acqua contenuta nell’aria umida è invece sensibilmente variabile. Essa dipende
non solo dalle condizioni climatiche locali ma anche dalla presenza di attività umane.
In particolare, negli ambienti confinati, il contenuto di vapore dell’aria umida dipende
fortemente non solo dal numero delle persone presenti ma anche dalle attività che vi si
svolgono. In tabella 15.I è riportata la produzione di vapor d’acqua relativa a differenti
attività umane. Come si vede dalla tabella queste attività producono una quantità di
vapore relativamente piccola, sebbene sufficiente ad innescare i processi di trasporto
di massa.

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Al pari di tutti i sistemi termodinamici in stato di non equilibrio, anche due masse d’aria
umida in differenti stati termodinamici tenderanno a portarsi in equilibrio tra loro purché il
setto che le separa lo permetta. I due stati termodinamici possono essere caratterizzati sia da
differenti temperature della miscela sia da differenti concentrazioni, ovvero da differenti
pressioni parziali dei componenti la miscela.
I materiali edilizi e le pareti che con essi si costruiscono non sono mai ne’ perfettamente
adiabatici ne’ perfettamente impermeabili all’aria umida, per cui, quando le condizioni al
contorno sono tali da generare un disequilibrio, attraverso di esse avverrà sempre sia
trasmissione di calore che di massa.
La condizione necessaria perché attraverso la parete edilizia abbia luogo trasmissione di
calore è, naturalmente, che tra le due masse d’aria umida che essa divide (per esempio
quella interna all’edificio e quella esterna) esista una differenza di temperatura.
La condizione necessaria affinché avvenga trasmissione di massa è che esista una differenza
di pressione parziale o una differenza di concentrazione di almeno uno dei componenti della
miscela.
In quasi tutti i casi varia, tra ambiente interno ed esterno, la pressione parziale del vapor
d’acqua per il fatto che nell’ambiente interno la concentrazione di questo componente viene
modificata dalle attività presenti. Pertanto tra l’aria interna ed esterna alla parete viene a
crearsi, per il solo vapor d’acqua, un gradiente di pressione parziale rispetto al quale la parete
edilizia si comporta come una membrana semipermeabile che permette la trasmissione di
massa secondo la (15.12).
Come si è già fatto notare in precedenza, il fenomeno della diffusione è descritto da una
legge che è formalmente analoga a quella che descrive la trasmissione di calore per
conduzione e che pertanto è suscettibile degli stessi sviluppi che si sono studiati in relazione
alla trasmissione di calore per conduzione per descrivere il comportamento di pareti
composte.

Esistono alcune regole di base per la corretta progettazione della parete così riassunte:
1. nei casi in cui non si ha formazione di condensa all’interno della parete, cioè nella massa,
il flusso di vapore entrante nella parete è uguale a quello uscente
2. la formazione di condensa può essere evitata mantenendo basi i valori della pressione di
vapore e mantenendo elevati i valori della pressione di saturazione in relazione ad ogni
singolo strato. In fase di progettazione di un involucro edilizio è possibile operare non
solo attraverso una accurata scelta dei materiali da impiegare in funzione della loro
resistenza al passaggio di vapore, ma soprattutto attraverso la realizzazione di una
corretta sequenza degli strati in modo che la resistenza alla diffusione del vapore
assuma valori decrescenti dall’interno verso l’esterno e la resistenza termica assuma
invece valori crescenti dall’interno verso l’esterno. Bisogna cioè evitare l’inserimento di
strati di sbarramento al passaggio del vapore verso l’esterno (lato freddo); essi
manterrebbero elevata la pressione parziale di vapore all’interno dell’elemento della
costruzione favorendo il raggiungimento dei valori corrispondenti alla saturazione.

7.8

3. è possibile evitare il fenomeno della condensazione anche mantenendo elevati i


07
valori della pressione di saturazione all’interno della parete; una corretta
collocazione di un materiale isolante fa si che ciò sia possibile. Un errato
posizionamento dello strato coibente però, non solo può rendere inefficace il suo
contributo all’eliminazione del fenomeno, ma può al contrario accentuarlo. Si
considerino, ad esempio, con il diagramma di Glaser, due pareti avanti la stessa
resistenza al passaggio del vapore, l’una isolata dall’interno, l’altra dall’esterno.



Alla diversa posizione dello strato isolante corrisponde un diverso diagramma delle
temperature e conseguentemente un diverso andamento delle pressioni di
saturazione, mentre rimane inalterato quello delle pressioni parziali di vapore.
Disponendo l’isolante all’interno la temperatura in corrispondenza di esso decresce
rapidamente e si ha maggiore probabilità che essa raggiunga il valore della
temperatura di rugiada, con conseguente formazione di condensa nella parte
posteriore dell’isolante. Per questo motivo, quando si realizza l’isolamento di una
parete dall’interno, bisogna nella maggior parte dei casi prevedere la presenza di una
barriera al vapore sul lato caldo.

Barriera al vapore
A seconda delle strutture edilizie è possibile che per eliminare il fenomeno della
condensa all'interno della parete occorre inserire prima del punto di inizio della
condensazione un materiale avente elevata resistenza al passaggio del vapore.
Per questo fine si utilizzano sottili fogli di materiali come la carta trattata con bitume,
fogli di materia plastica oppure fogli di alluminio, che sono quasi impermeabili al
vapore; questo strato prende il nome di barriera al vapore.
Questo provvedimento risulta efficace solo se la barriera è situata nella parte calda
della parete prima del punto di inizio della condensazione (ad esempio sulla faccia
calda dell'isolante) e se la resistenza della barriera al vapore è “sufficientemente
elevata”.
Si noti che lo spessore delle barriere al vapore è un dato caratteristico di ogni prodotto
commerciale, pertanto l'utente non può scegliere liberamente, all’interno di una data
produzione, lo spessore e quindi la resistenza al vapore necessaria, poiché il valore
richiesto per quest’ultima potrebbe essere maggiore del massimo realizzabile con quel
materiale e con gli spessori disponibili.
In linea generale lo spessore della BV è trascurabile, pertanto non viene alterata la
resistenza termica della parete.
Quindi la distribuzione delle temperature rimane immutata alla configurazione
stratigrafica che non contempla la BV, così come non cambiano le pressioni di
saturazione.
Invece la distribuzione delle pressioni parziali viene modificata poiché la resistenza
aggiunta ha un valore molto grande rispetto a quella della parete senza barriera.

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E’ in ogni caso essenziale osservare che l’introduzione di una barriera al vapore deve essere
prevista in sede di progetto se necessaria in quanto è impossibile inserirla quando la parete è
già costruita. Questo fatto mostra l’importanza di eseguire una verifica del comportamento
termoigrometrico della parete in sede progettale.

ESEMPIO DI VERIFICA IGROMETRICA PER UNA STRUTTURA REALIZZATA CON SISTEMA
SAAD

Il calcolo per la verifica dell’assenza delle condense è stato effettuato mediante il programma
AIPE “PRESTAZIONE IGROMETRICA DEI COMPONENTI EDILIZI” realizzato dallo Studio
Ingegneri Associati “Life Cycle Engineering” – LCE e si basa sulla norma UNI EN ISO 13788.
La parete presa come riferimento per l’analisi presenta la seguente stratigrafia così
caratterizzata



2
U = 0,21 W/m K

Località di riferimento: PADOVA
ZONA CLIMATICA E - GG: 2383

La verifica dichiara l'assenza di condensa superficiale ed interstiziale.

Il programma è disponibile su specifica richiesta ad AIPE.

7.10