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ANALIZZARE L’EMERGENZA COVID-19 DALLA PROSPETTIVA

PSICOLOGICA: RIFLESSIONI SU IMPLICAZIONI, FRAGILITÀ E RISORSE

La definizione di salute dell’OMS definisce la salute mentale come fondamentale, in


quanto consente la realizzazione degli individui, favorendo l’apporto che ciascuno può
dare alla società. La quarantena, che ha influenzato la nostra società trasversalmente, ha
costretto gran parte dei cittadini a non lavorare o a farlo da casa, impedendo agli
individui di dare il loro contributo alla comunità rendendo instabile l’equilibrio
psicologico.
La condizione di benessere mentale non è una condizione fissa, e la nostra capacità
di affrontare le difficoltà dipende dal patrimonio genetico, dagli eventi esterni e dal
carico di stress. Chiaramente le conseguenze psicologiche del Covid-19 sono state più o
meno dure in base allo stato di salute mentale in cui si trovava l’individuo prima
dell’emergenza.
Gli attacchi psicologici alla salute mentale sono testimoniati dai dati del pronto
soccorso di Cattinara, dove sono stati registrati accessi determinati da crisi psicologiche,
legate a sintomatologie di affanno e causate dallo stress generato dall’anomala
situazione di vita. In tal senso posso confermare con la mia esperienza nei primi giorni
di quarantena: in seguito alle forti pressioni mediatiche e al rischio che corro, abitando
assieme a due coinquilini che lavorano in supermercato, ho avuto incubi e mi sono
svegliato con l’asma, una patologia con la quale convivo senza troppo problemi fin
dall’infanzia. Solamente smettendo di seguire assiduamente le notizie dei media se ne
sono andati.
Gli effetti del Covid-19 si possono analizzare in base ai diversi gruppi di persone, per
esempio tramite il personale sanitario già duramente esposto, ulteriormente sotto
pressione o i familiari sia delle persone ammalate sia del personale sanitario, ma anche
le famiglie in cui genitori e figli si sono trovati in difficoltà.
Quando il nostro cervello affronta un’emergenza adotta una serie di comportamenti
consapevoli e inconsapevoli: intense variazioni comportano risposte di iperattivazione
(attacco, fuga, freezing), o di ipoattivazione (apatia, spossatezza). Gli effetti più
presenti, secondo i dati raccolti finora, sono sentimenti di angoscia e di tristezza, ma
anche quelli di minimizzazione; il modo migliore per padroneggiarli è attraverso la
consapevolezza.
Nel corso della quarantena i siti specializzati nel campo psicologico hanno diffuso
alcuni consigli per poter gestire l’emergenza: selezionare la quantità di informazioni a
cui sottoporsi, mantenere una continuità delle abitudini, utilizzare il proprio tempo per
coltivare dei progetti, mantenere uno spazio personale proprio, ma senza isolarsi
completamente, mantenere il ciclo sonno veglia e un’alimentazione sana, inoltre
valutare la necessità di contattare uno specialista, qualora i sintomi di disagio persistano.
Nel corso degli ultimi anni, analizzando le recenti pandemie, molti studi scientifici si
sono occupati delle conseguenze psicologiche in seguito ad una quarantena, tra le quali
emergono: stress post traumatico (in particolare nei bambini), fenomeni di esaurimento
o ansia, uso di alcolici e comportamenti di evitamento. Questi studi hanno evidenziato
la questione dei costi psicologici, evidenti a lungo termine (fino a 3 anni dopo), causati
dalla quarantena.
Tra i principali fattori di stress durante l’isolamento troviamo la frustrazione e la
noia, la paura del contagio, le provviste inadeguate, le informazioni confuse, la
situazione finanziaria e la stigmatizzazione dei malati o di chi li ha contattati.
La psicologia dell’emergenza, nata dagli studi dei casi di nevrosi da guerra durante e
dopo la I Guerra Mondiale, applica le conoscenze psicologiche per gestire le situazioni
di forte stress, in cui la difficoltà è spesso la mancanza di consapevolezza della necessità
di adottare un comportamento particolare in una situazione anormale. Anche
l’incapacità di ritornare alla normalità inseguito a forti situazioni di stress, definita stress
post traumatico, fa parte dei disagi successivi ad eventi traumatici come il Covid-19, in
particolare per gli operatori sanitari costretti ad assistere nell’impotenza alla morte dei
malati.
Gli psicologi dell’emergenza possono intervenire nelle situazioni con una fase di
valutazione, alla quale segue la soluzione individuale tramite il sostegno emotivo
incentivando comportamenti di adattamento attivo, oppure fornendo supporto per
elaborare i lutti, e, più importante di tutti, l’aiuto allo sviluppo di risposte resilienti.
La resilienza, funzione mentale allenabile, è la capacità delle persone di affrontare gli
eventi stressanti o traumatici riorganizzando la propria vita davanti alle difficoltà,
inglobandole e assimilandole. Il termine deriva dal latino “resilire” che significa saltare
indietro, rimbalzare, e richiama proprio a questa capacità degli individui di ripristinare e
migliorare il proprio equilibrio psico-fisico.
Avere un alto livello di resilienza ci permette di trovare slancio dalle nostre
difficoltà, adottando un punto di vista ottimista e creativo.1

1
Bibliografia:
-Diletta Viezzoli, Analizzare l’emergenza Covid-19 dalla prospettiva psicologica: riflessioni su implicazioni,
fragilità e risorse, presentazione power point