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OMELIA DOMENICA XX DEL T.O.

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1. Nella storia del popolo di Israele il problema della identità è stato


sempre mezzo a proba. I giudei sempre hanno cercato il modo di
differenziarsi de gli altri popoli vicini, hanno costruito una cultura e una
idiosincrasia che ha sottolineato quelli segni distintivi. In questo senso, la
religione è stata anche un modo di esprimere la sua identità. Infatti,
l’argomento de la salvezza era problematico perché solo erano destinatari
di essa quelli che appartenevano al popolo eletto, è dire, al popolo di
Israele. Soltanto alla fine dell’Antico Testamento è quando –piano piano–
si sviluppa l’idea che la salvezza di Dio era per tutti popoli, come ciò
abbiamo ascoltato nel libro di Isaìa. Comunque, l’idea che la salvezza
appartiene soltanto al popolo di Israele era comune e generalizzata,
persino nel tempo di Gesù.

***

2. Nel Vangelo di oggi possiamo vedere Gesù che come vero giudeo
aveva imparato questo della sua cultura. Il popolo cananèo era un popolo
straniero e, per quello, un popolo che era lontano della salvezza. È così
che noi possiamo capire la sua reazione dinanzi alla donna cananèa (“Non
è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”). Non ostante, il
Vangelo ci insegna due cose straordinarie che tutti noi dobbiamo
imparare.
Primo, è quello che sembra ovvio: la salvezza è per tutti; e dire, tutte
le persone, popoli e culture possono ricevere la salvezza. Attenti, tutti…
questo vuole dire che, mentre noi giudicammo agli altri se sono degni
oppure non, Dio fa il movimento opposto, è dire: Egli apre le porte della
salvezza a tutti, perché il suo amore è senza limiti. Egli ci regala la salvezza
gratuitamente, perché nulla può comprarla o meritarla. Cari fratelli c’è
una verità di fede che non possiamo dimenticare: “la salvezza di Cristo è
universale oppure non è la salvezza di Cristo”.
Seconda cosa che dobbiamo capire: l’umiltà per imparare di chi e
diverso a noi. Gesù aveva chiara la sua missione di annunciare il Regno
alle “pecore perdute della casa d’Israele”. Ma, la donna cananèa dice una
frase semplice che apre Gesù a riconoscere che la salvezza di suo Padre
non ha limiti culturali. Io mi arrischio a dire che la donna cananèa ha
insegnato a Gesù questa roba importante, e Gesù a potuto accoglierla
soltanto perché aveva l’umiltà e l’apertura per potere farlo.
Fratelli, tante volte noi andiamo per la vita con le risposte chiare,
credendoci padroni della ragione. Invece, quando guardiamo Gesù, così
umile, così aperto alla novità, disposto a imparare sempre e di tutti,
capiamo che il nostro atteggiamento –qualche volta superbo– è sbagliato.
Tutti noi possiamo imparare di tutte le persone, persino se non pensano,
credono oppure vivono come noi. Questa “umiltà intellettuale”
veramente è un atteggiamento cristiano. Già la cultura greca lo diceva per
bocca di Socrate: “So di non sapere”.
***

3. Cari fratelli e sorelle, insomma, oggi il Vangelo ci anima a crescere


umana e cristianamente: primo, acetando questa umiltà intellettuale che
ci apre a imparare del prossimo qualsiasi sia la sua condizione ed a non
sentirci padroni della ragione. E, secondo, accettando la universalità della
salvezza di Cristo, e dire: aprendo la porta de la fede e della redenzione a
tutti accogliendo a tutti senza fare distinzioni, come Gesù. Così veramente
la nostra Chiesa sarà segno ed istrumento di salvezza per il mondo, così
saremo veramente discepoli di Colui che ha aperto le sue braccia sulla
croce per abbracciare a tutta l’umanità.
Così sia…

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