Sei sulla pagina 1di 5

Commeni su concetti e

obiezioni a Cartesio
Storia Della Filosofia
Università degli Studi di Perugia
4 pag.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Fede.68 (fedelezamboni@gmail.com)
CARTESIO
Seconda meditazione
Nella seconda meditazione Cartesio esce dal dubbio e giunge ad una certezza: il fatto che egli esiste; infatti,
ogni qualvolta egli dubita, anche della propria esistenza, per farlo deve necessariamente esistere e anche se
ci fosse un genio maligno che lo inganna, perché lo inganni, egli deve per forza essere. Quindi “io penso
(dubito), quindi esisto” ”cogito, ergo sum, ma che cosa sono visto che esisto? Cartesio afferma che siamo
una cosa pensante (res cogitans) e non ciò che prima credevamo di essere: un corpo con un’anima. Infatti, se
fossimo un corpo, potremmo essere ingannati da un genio maligno che c’illude di esistere come dei corpi e
di avere tutti gli attributi corporei. Per quanto riguarda gli attributi dell’anima si può dire che il nutrirsi, il
camminare e il sentire non sono in noi, infatti, necessitano di un corpo, mentre il pensare ci appartiene
perché senza di esso non ci saremmo nemmeno noi. Dunque si può dire che noi siamo soltanto una cosa che
pensa/dubita (un intelletto) e non un’anima o un corpo; è proprio della nostra natura, oltre al fatto di
dubitare, anche quello di affermare, negare, volere, non volere, immaginare (io posso immaginare e, pur se
ciò che immagino è falso, questa facoltà è in me) e sentire (tramite i sensi io ho delle percezioni e anche se
sono tutte finte, mi sembra sempre di sentirle, quindi sento) sentire e immaginare sono due modalità di
pensare.

Adesso Cartesio ci dimostra come la conoscenza dei corpi, ammesso che esistano, e della loro natura non
deriva né dai sensi né dall’immaginazione, bensì dall’intelletto; infatti, prendendo in esame un pezzo di cera
notiamo che scaldandolo cambia la propria forma e quindi non ha più le caratteristiche che precedentemente
i nostri sensi avevano rilevato, eppure rimane sempre un pezzo di cera, in quanto in esso si conserva la
sostanza. Noi percepiamo ciò grazie al nostro intelletto e non grazie ai sensi che si limitano a farci percepire
gli aspetti mutevoli della cera.

Quindi si può concludere dicendo che la conoscenza dei corpi avviene tramite il pensiero e, conoscendo i
corpi col pensiero, risulta che la cosa a noi più nota è il pensiero stesso che è la condizione per ogni ulteriore
conoscenza.

1. “Io sono, io esisto, ed è necessariamente vero tutte le volte che lo


pronuncio”
Nella Seconda Meditazione Cartesio affronta tre principali argomenti, di cui il primo è l’esistenza dell’io
come certezza. Cartesio, infatti, attraverso il procedimento del dubbio, giunge ad affermare la prima verità
certa ed evidente da cui tutte le altre possono essere dedotte: cogito, ergo sum. Il momento culminante e più
radicale di tale dubbio è il dubbio iperbolico con cui mette in discussione tutto, sulla base di una sorta di
“genio maligno” capace di ingannare gli uomini anche sulle cose apparentemente più certe. Ma attraverso la
certezza di esistere come pensante e attraverso il cogito è capace di superare il dubbio iperbolico. Quindi il
pensiero di essere e di esistere nell’atto del pensare (fino a quando si pensa) non può essere dubitato. Il
genio maligno non può ingannare questa certezza perché per essere ingannati si deve necessariamente
esistere come pensante. In questo modo Cartesio trova una verità di cui essere certi, capace di superare il
dubbio più radicale: se dubitiamo, pensiamo, ci inganniamo, allora esistiamo come esseri pensanti. Questo
è uno dei passaggi più importanti del pensiero di Cartesio, ma anche di tutta la filosofia moderna, con cui
finalmente si giunge al superamento dell’epoché scettica e da cui sarà possibile sistemare, secondo un
ordine razionale, tutte le altre verità.

2. “Non sono un vento, un soffio”

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Fede.68 (fedelezamboni@gmail.com)
Nella Seconda Meditazione Cartesio affronta tre principali argomenti, di cui il secondo è la natura dell’Io.
Per definire la natura dell’io, Cartesio attua un ribaltamento degli schemi aristotelici ed empiristici. La
novità di Cartesio è la fondazione della certezza dell’io sulla certezza della sua esistenza in quanto
pensiero indipendente dalla natura dei corpi. L’attributo essenziale dell’io è il pensiero, la vera natura di
cui è costituito e da cui non può essere distaccato l’io, persino il corpo può essere considerato una pura
illusione. La certezza dell’esistenza si riscontra attraverso gli atti e le operazioni del pensiero. Cartesio
afferma che siamo una cosa pensante (res cogitans) e non ciò che prima credevamo di essere: un corpo con
un’anima. Infatti, se fossimo un corpo, potremmo essere ingannati da un genio maligno che c’illude di
esistere come dei corpi e di avere tutti gli attributi corporei. Per quanto riguarda gli attributi dell’anima si
può dire che il nutrirsi, il camminare e il sentire non sono in noi, infatti, necessitano di un corpo, mentre il
pensare ci appartiene perché senza di esso non ci saremmo nemmeno noi. Dunque si può dire che noi
siamo soltanto una cosa che pensa/dubita (un intelletto) e non un’anima o un corpo.

3. “Cos’è una cosa che pensa? E’ una cosa che dubita, che concepisce, che
afferma, che nega, che vuole, che non vuole, che immagina anche, e che
sente”
Nella seconda meditazione Cartesio esce dal dubbio e giunge ad una certezza: il fatto che egli esiste;
infatti, ogni qualvolta egli dubita, anche della propria esistenza, per farlo deve necessariamente esistere.
Cartesio giunto a tale conclusione cerca di definire la natura dell’io e attua un ribaltamento degli schemi
aristotelici ed empiristici. La novità di Cartesio è la fondazione della certezza dell’io sulla certezza della
sua esistenza in quanto pensiero indipendente dalla natura dei corpi. L’attributo essenziale dell’io è il
pensiero, la vera natura di cui è costituito e da cui non può essere distaccato l’io, persino il corpo può
essere considerato una pura illusione. La certezza dell’esistenza si riscontra attraverso gli atti e le
operazioni del pensiero. Cartesio afferma che siamo una cosa pensante (res cogitans) e non ciò che prima
credevamo di essere: un corpo con un’anima. . Infatti, se fossimo un corpo, potremmo essere ingannati da
un genio maligno che c’illude di esistere come dei corpi e di avere tutti gli attributi corporei. Per quanto
riguarda gli attributi dell’anima si può dire che il nutrirsi, il camminare e il sentire non sono in noi, infatti,
necessitano di un corpo, mentre il pensare ci appartiene perché senza di esso non ci saremmo nemmeno
noi. Dunque si può dire che noi siamo soltanto una cosa che pensa/dubita (un intelletto) e non un’anima o
un corpo. è proprio della nostra natura, oltre al fatto di dubitare, anche quello di affermare, negare, volere,
non volere, immaginare (io posso immaginare e, pur se ciò che immagino è falso, questa facoltà è in me) e
sentire (tramite i sensi io ho delle percezioni e anche se sono tutte finte, mi sembra sempre di sentirle,
quindi sento) sentire e immaginare sono due modalità di pensare.

4. “Commenta l’esempio del pezzo di cera”


Nella seconda meditazione Cartesio affronta tre diversi argomenti, di cui il terzo riguarda lo spirito che è
più facile da conoscere rispetto al corpo. In questo modo attua un ribaltamento del paradigma aristotelico
e crea un nuovo paradigma con cui la conoscenza dei corpi dipende ed è riconoscibile solo attraverso la
funzione epistemologica dell’intelletto. Cartesio ci dimostra come la conoscenza dei corpi, ammesso che
esistano, e della loro natura non deriva né dai sensi né dall’immaginazione, bensì dall’intelletto; infatti,
prendendo in esame un pezzo di cera notiamo che scaldandolo cambia la propria forma e quindi non ha più
le caratteristiche che precedentemente i nostri sensi avevano rilevato, eppure rimane sempre un pezzo di
cera, in quanto in esso si conserva la sostanza. Noi percepiamo ciò grazie al nostro intelletto e non grazie ai
sensi che si limitano a farci percepire gli aspetti mutevoli della cera. Cartesio sembra suggerirci la seguente
considerazione: i sensi ci forniscono una serie infinita di informazioni sull'oggetto della nostra esperienza
(in questo caso il pezzo di cera). Essi sono lo strumento quotidiano e principale del nostro orientarci nel
mondo esterno. Sembra che, volendo conoscere il pezzo di cera che teniamo fra le mani, l'orizzonte della

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Fede.68 (fedelezamboni@gmail.com)
sensorialità col suo bagaglio enorme di informazioni rappresenti tutto ciò che c'è veramente da sapere "nel
modo più distinto possibile". In realtà non è così.

Ne deriva che la formulazione del giudizio non dipende affatto dalla percezione sensibile implicita nell'atto
osservativo, ma appare riconducibile ad un puro atto di coglimento intellettuale (solius mentis inspectio),
ad una ricognizione panoramica e sintetica, capace di ricomporre la dispersione casuale e accidentale. Il
procedimento cartesiano, nell'esempio della cera si impernia su una sorta di smontaggio dell'immediata
apparenza, che conduce al riconoscimento della funzione costitutiva e costruttiva dell'intelletto e, dunque,
alla esclusione delle interferenze sensoriali, portatrici di dispersione. Quindi si può concludere dicendo che
la conoscenza dei corpi avviene tramite il pensiero e, conoscendo i corpi col pensiero, risulta che la cosa a
noi più nota è il pensiero stesso che è la condizione per ogni ulteriore conoscenza.

5. “Noi non concepiamo i corpi se non per mezzo della facoltà di intendere”
Nella seconda meditazione Cartesio affronta tre diversi argomenti, di cui il terzo riguarda lo spirito che è
più facile da conoscere rispetto al corpo. In questo modo attua un ribaltamento del paradigma aristotelico
e crea un nuovo paradigma con cui la conoscenza dei corpi dipende ed è riconoscibile solo attraverso la
funzione epistemologica dell’intelletto. Cartesio ci dimostra come la conoscenza dei corpi, ammesso che
esistano, e della loro natura non deriva né dai sensi né dall’immaginazione, bensì dall’intelletto. La
formulazione del giudizio non dipende affatto dalla percezione sensibile implicita nell'atto osservativo, ma
appare riconducibile ad un puro atto di coglimento intellettuale ( mentis inspectio), ad una ricognizione
sintetica, capace di ricomporre la dispersione casuale. Il procedimento cartesiano, nell'esempio della cera
si impernia su una sorta di smontaggio dell'immediata apparenza, che conduce al riconoscimento della
funzione costitutiva dell'intelletto e, dunque, alla esclusione delle interferenze sensoriali, portatrici di
dispersione. Quindi si può concludere dicendo che la conoscenza dei corpi avviene tramite il pensiero e,
conoscendo i corpi col pensiero, risulta che la cosa a noi più nota è il pensiero stesso che è la condizione
per ogni ulteriore conoscenza.

6. Commenta le obiezioni di Hobbes


Hobbes critica Cartesio, in quanto il filosofo francese avrebbe fatto confusione tra il soggetto agente e
l’intellezione che è atto del soggetto agente. Cartesio distingue la sostanza pensante dalla sostanza
corporea. Al famoso “Cogito ergo sum” segue un ragionamento lineare che parte dall’atto del pensiero per
trovare una sostanza pensante. Io penso dunque sono, dunque sono una sostanza che pensa. Hobbes
risponde a Cartesio: “Io sto passeggiando, quindi sono una passeggiata.” Secondo il materialista Hobbes
infatti non si può identificare l’intellezione con il soggetto agente. Secondo Hobbes dall’“io penso” segue
necessariamente un “io sono” in quanto ciò che compie l’azione del pensare non può essere un nulla. Ma
da questa prova dell’esistenza non si può giungere ad affermare che la res cogitans sia una sostanza
separata dal corpo. Quindi dal “Cogito Ergo Sum” Descartes afferma che l’io penso esiste in quanto
sostanza pensante. Dallo stesso “Cogito” Hobbes afferma che l’io che pensa è una sostanza corporea, in
quanto non c’è nulla che lasci pensare che ciò che pensi sia una sostanza autonoma e non si può
confondere il soggetto agente con l’atto dell’intellezione. Quanto detto ci pare sufficiente per comprendere
la differenza profonda che si ha fra la ragione matematico-deduttiva di Cartesio (e in genere del
razionalismo moderno), cui Hobbes indubbiamente si ispira, e la ragione che sta alla base del calcolo
logico-meccanicistico di Hobbes. Mentre per Cartesio l'evidenza razionale è criterio del reale
(diversamente dall'esperienza sensibile che è completamente svalutata), per Hobbes l'evidenza razionale ha
valore unicamente sul piano formale della connessione logica dei nostri concetti. Essa è certamente molto
utile quale strumento logico al servizio dell'esperienza, ma in nessun modo la può sostituire

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Fede.68 (fedelezamboni@gmail.com)
7. Commenta le obiezioni di Arnauld
Sono famose per un tema: il circolo vizioso di Cartesio. Fra Arnauld e Cartesio c'è una voglia di
confrontarsi amichevolmente, infatti lo stesso Cartesio nella risposta ad Arnauld inizia proprio con un
elogio allo stesso. Arnauld afferma che se il cogito è accettato perché è evidente, la regola dell’evidenza
deve essere anteriore al cogito perché ne costituirebbe il fondamento, quindi se giustifichi l’evidenza col
cogito compi un ragionamento circolare; e ancora sostiene che vi sono dei dubbi sul fatto che lo spirito
può essere inteso senza il corpo poiché spesso le “virtù del pensare” sembrano legate ad organi corporei.

Cartesio rispose che il cogito non risulta evidente perché conforme alla regola dell’evidenza, ma perché il
cogito è la stessa autoevidenza che il soggetto ha di se stesso, il cogito è autoevidente; sostenne poi che
corpo e spirito sono “sostanze complete”, vi è addirittura un rapporto di esclusione tra le due.

8. Commenta le obiezioni di Gassendi


Gassendi nelle sue obiezioni a Cartesio non si accontenta di qualche osservazione, ma cerca addirittura di
capovolgere la prospettiva delle meditazioni filosofiche, adoperando tutte le armi, anche l’ironia più
sottile. Gassendi polemizza innanzitutto con l'adozione del concetto stesso di evidenza . Mancando un
criterio oggettivo per stabilire quando un'idea possa dirsi chiara e distinta , anche ciò che ci appare tale
potrebbe essere frutto di un'illusione . Molte pagine sono inoltre dedicate da Gassendi alla critica della
separazione tra corpo e anima . L'anima non è per lui che un corpo più sottile , ma ontologicamente non
diverso dalla rimanente materia estesa . E' dunque errato presupporre due sostanze distinte . Quindi per
egli non si può separare il cogito con la res cogitans perché la sostanza pensante, essendo inconoscibile, è
inseparabile. Inoltre non si può nemmeno escludere l’ipotesi di un’unica sostanza che sia nel medesimo
tempo pensante ed estesa, infatti per Gassendi si ha una forte connessione tra pensare e sentire. Cartesio
risponde sottolineando il fatto che le obiezioni di Gassendi sono solo “manovre retoriche” con cui non è
capace di dare solide motivazioni. Afferma poi che il pensiero non può dipendere dal corpo, che la
nozione di anima può risultare ambigua quindi lo spirito non deve essere considerato parte dell’anima ma
“come quell’anima tutta quanta che pensa”.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Fede.68 (fedelezamboni@gmail.com)