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TA PAIDIKA TU KYRIU

(L’infanzia del Signore)


Vangelo dello pseudo Tommaso

Si tratta di un Vangelo apocrifo scritto forse intorno al 150 d.C. e attribuito all’apostolo
Tommaso, che raccoglie una serie di detti e fatti riguardanti l’infanzia di Gesù.
Non c’è una vera e propria narrazione, come in altri vangeli apocrifi successivi, che riprendono
questi episodi leggendari qui riportati.
Gesù viene rappresentato come un bimbo prodigioso, la cui divinità si manifesta in azioni
miracolose, ma spesso senza nessun tratto di quella misericordia che ha caratterizzato il Gesù
storico e che è il cuore del vero messaggio evangelico.
In questi vangeli apocrifi dell’infanzia c’è una proiezione di una certa immagine di Dio, giudice
onnipotente, sul bimbo divino, dotato anche di una onniscienza infusa in lui fin dalla nascita.

Presentazione
I. Io, Tommaso israelita, ho ritenuto necessario far conoscere a tutti i fratelli, venuti dal
paganesimo, le opere dell’infanzia e le azioni gloriose del Signore nostro Gesù Cristo, quanto compì
dopo la sua nascita nel nostro paese. Ed eccone l’inizio:

Gli uccelletti di fango


II 1. Il fanciulletto Gesù, all’età di cinque anni, stava giocando dopo la pioggia al guado d’un
torrente. Raccoglieva le acque che scorrevano in alcune buche. In un istante le rendeva limpide,
solo con il proferire un ordine.
2. Preparata soffice creta, formò dodici passeri. Era di sabato, quando compì la cosa suddetta.
C’erano poi molti altri fanciulletti che giocavano con lui.
3. Un giudeo, visto ciò che Gesù aveva fatto per gioco in giorno di sabato, se ne andò subito a
raccontare la cosa a suo padre Giuseppe: «Ecco, tuo figlio si trova al torrente; ha preso creta ed ha
formato dodici uccellini, profanando così il dì di sabato».
4. Giuseppe giunse sul luogo e, visto il fatto, lo sgridò dicendo: «Perché fai di sabato tali cose
che non è lecito fare?». Ma Gesù, battendo le mani ai passeri, gridò: «Via!». Quelli presero il volo e
se n’andarono cinguettando.
5. I giudei osservarono e ne furono strabiliati. Andarono poi a raccontare ai loro capi ciò che
avevano visto compiere da Gesù.

L’Infortunio punito
III 1. Ma c’era là con Giuseppe il figlio di Anna, lo scriba. Quegli prese un ramo di salice e fece
scorrere fuori le acque che Gesù aveva raccolte.

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2. Gesù vide il fatto e si adirò contro di lui: «Cattivo, empio e stolto – gli disse – , che male ti
hanno fatto questi laghetti d’acqua? Vedi, anche tu adesso seccherai come albero; non avrai foglie,
radici né frutto».
3. Subito quel giovane divenne secco completamente, mentre Gesù si allontanò per andare a casa
di Giuseppe. I genitori di colui che si era inaridito lo presero su lamentando la sua giovinezza. Lo
portarono da Giuseppe, a cui rivolsero il rimprovero di possedere un fanciullo capace di compiere
simili azioni.

Conseguenze di uno scontro


IV 1. Un’altra volta Gesù attraversava il villaggio ed un fanciullo, correndo, lo urtò alla spalla.
Stizzito, Gesù gli disse: «Tu non finirai di correre!». E subito quegli cadde a terra, morto. Alcuni
testimoni di ciò che era successo, esclamarono: «Da dove viene questo bambino? Ogni sua parola è
un fatto compiuto!».
2. I genitori del morto, andati da Giuseppe, lo riprendevano così: «Tu con questo fanciullo non
puoi abitare con noi nel villaggio, altrimenti insegnagli a benedire e non a maledire! Costui fa
morire i nostri bimbi!».
V 1. Giuseppe chiamò il fanciulletto a parte e lo ammonì, dicendo: «Perché compi queste azioni?
Costoro ne soffrono, ci odiano e ci perseguitano». Gesù rispose: «Io so che queste tue parole non
sono tue; tuttavia per tuo riguardo me ne starò zitto. Quelli però dovranno soffrire il loro castigo».
Gli accusatori furono colpiti subito da cecità.
2. I testimoni del fatto ne furono scossi ed erano perplessi, constatando che ogni parola da lui
proferita, sia buona che cattiva, era una realtà e si era trasformata in prodigio. Visto che Gesù aveva
compiuto una cosa simile, Giuseppe si alzò e, prendendolo per un orecchio, glielo tirò per bene.
3. Il bambino allora, adiratosi, gli disse: «Ti basta chiedere, senza trovare. Non ti sei davvero
comportato da saggio! Non sai che sono tuo? Cessa dunque dal tormentarmi!».

A scuola da Zaccheo
VI 1. Ora capitò che un certo maestro, di nome Zaccheo, si trovasse là vicino. Udendo le parole
rivolte da Gesù a suo padre, si meravigliò grandemente che, già così, da piccolo, parlasse così.
2. Pochi giorni dopo si accostò a Giuseppe e gli disse: «Tu hai un bambino saggio e intelligente.
Su, dallo a me, perché impari le lettere. Con le lettere gli insegnerò ogni scienza, come pure gli
insegnerò il dovere di salutare ogni anziano, di onorario come maggiore e padre e di amare i
coetanei».

Primo discorso di Gesù a Zaccheo


Giuseppe si stizzì a causa del bambino e disse al maestro: «Chi lo può istruire? Pensi che ciò sia
una piccola croce?». Il bambino Gesù, sentendo queste parole dal padre, scoppiò a ridere e disse a
Zaccheo: «Maestro, ciò che mio padre ti ha detto è tutto vero. Io sono qui il Signore, ma voi siete
stranieri. A me solo è stato dato il potere, perché io sono esistito prima, tuttora esisto e sono con
voi. Voi non sapete chi sono. Io so da dove venite, chi siete, quando siete nati e quanti anni durerà
la vostra vita. In verità ti dico, maestro: io c’ero quando tu nascevi ed esistevo prima che nascessi.
Se vuoi essere un maestro perfetto, ascoltami e t’insegnerò saggezze, che nessuno conosce tranne
me e chi mi ha inviato per istruirvi. Io sono in realtà il tuo precettore, benché tu sia chiamato mio
maestro. Conosco la tua età; quanto durerà la tua vita, lo so esattamente. Quando vedrai la mia
croce, a cui mio padre ha accennato, allora crederai che tutto ciò che ho detto è verità.
Io sono qui il Signore; voi siete stranieri, mentre io sono sempre lo stesso».

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I giudei presenti, che ascoltavano, si stupirono e gridarono: «O prodigio raro e inaudito: questo
fanciullo non ha cinque anni e pronuncia parole tali che non abbiamo mai inteso da un sommo
sacerdote, scriba o fariseo!». Gesù rispose: «Voi vi meravigliate, ma non credete ciò che vi ho detto.
Io so però esattamente quando voi e i vostri padri sono nati. Vi annuncio ancora qualcosa di
inaudito: conosco così bene quando il mondo fu creato, come Colui che mi ha inviato». I giudei,
sentendolo parlare così, si spaventarono e non gli poterono rispondere. Allora il fanciullo,
accostatosi, giocava e saltava, ridendosi di loro. Diceva: «Io so che voi siete poco capaci di
meravigliarvi e siete corti di intelligenza, perché la gloria è stata aggiudicata a me, a consolazione
del bambino».

Secondo discorso di Gesù, a scuola


Allora il precettore disse a suo padre Giuseppe: «Su, portami a scuola questo bambino e gli
insegnerò le lettere». Giuseppe, preso Gesù per mano, lo condusse a scuola. Il maestro cominciò
l’istruzione con parole persuasive. Gli scrisse l’alfabeto. Quindi insisteva con cura, ripetendo
sovente ciò che aveva scritto. Ma il ragazzo taceva e non lo ascoltò per parecchio tempo. Il maestro,
stizzito, lo percosse in testa. Il bambino rispose: «Non agisci bene: non devo io forse insegnare a te
– opp. correggere te – , in luogo di essere istruito – opp. Corretto da te? Io conosco le lettere che
insegni. Molti ti giudicheranno, perché queste (lettere) sono in me bronzo sonante o cembalo
squillante: non danno né voce udibile né la gloria della sapienza né la forza dell’anima o della
mente».
Il bambino tacque per un po’; quindi ripeté le lettere con molto acume.
3. Quegli gli recitò tutte le lettere, da alfa a omega, con acume e chiarezza. Ma Gesù, fissando lo
sguardo sul maestro Zaccheo, gli disse: «Tu che non conosci l’alfa secondo la sua natura, come
puoi insegnare agli altri la lettera beta? Ipocrita, insegna prima l’alfa, se la conosci, e poi noi ti
crederemo a proposito della beta. Quindi cominciò a chiudere la bocca del maestro a proposito della
prima lettera; e quegli non aveva modo di rispondergli.
4. Alla presenza di molti uditori disse a Zaccheo: «Ascolta (comprendi), o maestro, lo
schieramento della prima lettera (lett. elemento) e osserva così come essa è composta di linee diritte
e di tratti medi. Osserva come si appartengono, si attraversano, si congiungono, si elevano,
s’intrecciano a mo’ di danza e di nuovo si uniscono in un vertice. L’A possiede tre linee brevi,
omogenee, dipendenti, controbilanciantisi, della stessa misura».
VII 1. Il maestro Zaccheo, udendo tali e tante allegorie della prima lettera per bocca del
bambino, rimase perplesso della grandiosità della risposta e dell’istruzione. Quindi, rivolgendosi ai
presenti, si espresse così: «Guai a me, miserabile! Sono confuso. Io sono causa a me stesso di
disonore per essermi attirato vicino questo bambino.
2. Portalo via, dunque, ti prego, o fratello mio Giuseppe: non posso sopportare la severità del suo
sguardo e non posso mai spiegare la sua parola. Questo fanciullo non è di origine terrestre. Egli è
capace di domare anche il fuoco. Probabilmente costui è stato generato prima della creazione del
mondo. Quale grembo l’ha portato, quale seno l’ha nutrito? Non lo so. Guai a me, amico mio;
costui mi stordisce; non posso seguire la sua intelligenza. Mi sono ingannato, o me tre volte
miserabile! Cercai ardentemente di farmi un discepolo e mi sono trovato di avere un maestro.
3. Penso, o miei amici, al mio disonore: io, già vecchio, sono stato superato da un bambino. E sto
pure per venire meno e morire per tale ragazzo. In questo momento non sono neppure capace di
guardarlo in faccia. Quando tutti dicono che sono stato superato da un bambino, che cosa mi rimane
da dire? E che cosa posso dire a proposito delle linee della prima lettera, di cui mi ha parlato? Non
lo so, amici miei: non conosco né l’inizio né la fine di lui (opp. di essa).

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4. Ti prego pertanto, fratello Giuseppe: riportalo a casa. Costui è qualcosa di grande: Dio, un
angelo o non so che dire».
VIII l. I giudei cercavano di calmare Zaccheo e il bambino scoppiò a ridere e disse: «Ora gli
sterili portino frutto e i ciechi di cuore vedano. Io sono venuto dall’alto per maledirli e per chiamarli
alle cose di lassù, così come ha disposto colui che mi ha inviato per causa vostra».
2. Quando il bambino cessò di parlare, sull’istante quanti erano caduti sotto la sua maledizione
furono guariti. In seguito nessuno osò più provocarlo, per paura che lo maledicesse e così rimanesse
storpio.

La caduta dalla terrazza


IX 1. Poco dopo Gesù giocava in un solaio, su una terrazza. Uno dei bambini che giocavano con
lui cadde giù e morì. Gli altri, visto l’accaduto, fuggirono. Gesù rimase solo.
2. Venuti i parenti del morto, questi lo accusarono del fatto. Gesù rispose: «Io non l’ho proprio
gettato giù». Ma quelli continuavano a provocarlo.
3. Allora Gesù, saltando dal tetto, si fermò vicino al cadavere del ragazzo e si mise a gridare ad
alta voce: «Zenone – era questo il suo nome – , sorgi e dimmi: sono io che ti ho gettato giù?».
Quegli sull’istante si alzò e disse: «No, Signore; tu non mi hai gettato giù, ma mi hai risuscitato». I
testimoni del fatto, rimasero sbigottiti. I parenti del bambino glorificarono Dio per il prodigio
occorso e adorarono Gesù.

Il legnaiolo
X 1. Pochi giorni dopo un giovane spaccava la legna in un angolo; gli cadde la scure e si tagliò la
pianta del piede. Stava per morire a causa del molto sangue che usciva.
2. Fra il tumulto e l’accorrere della folla, anche il bambino Gesù corse là. Si aprì il passo con
forza tra la gente. Prese il piede ferito del giovane e questi fu subito guarito. Quindi disse al
giovane: «Ora alzati, continua a spaccare la legna, ma ricordati di me». La folla, osservando
l’accaduto, adorò il bambino dicendo: «Lo Spirito di Dio dimora davvero in questo fanciullo!».

La brocca infranta
XI 1. Raggiunse l’età di sei anni. Sua madre lo mandò ad attingere acqua e portarla a casa. Gli
diede una brocca. Nella calca sbatté contro qualcuno e la brocca si ruppe.
2. Gesù però, steso il mantello che indossava, lo riempi d’acqua e la porto alla madre. Questa,
osservando il fatto strepitoso, lo baciò a lungo e conservava in sé i misteri che lo vedeva compiere.

La raccolta prodigiosa
XII 1. Un’altra volta, nella stagione della semina, il fanciullo uscì con il padre per seminare
grano nella loro terra. Mentre il padre seminava, seminò anche il bambino Gesù un chicco di grano.
2. Quando mieté e batté il raccolto, ricavò cento cori. Chiamò sull’aia tutti i poveri del villaggio
e regalò loro il grano. Giuseppe si prese il rimanente. Gesù compì questo prodigio all’età di otto
anni.

Nell’officina del Padre


XIII 1. Ora il padre era fabbro e costruiva a quel tempo solo aratri e gioghi. Un ricco gli aveva
chiesto di costruirgli un letto. E poiché un’asse era più corta della corrispondente e Giuseppe non
sapeva che fare, il fanciullo Gesù disse al padre: «Metti per terra i due pezzi di legno e falli eguali
(da un lato) a partire dal mezzo».

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2. Giuseppe fece come il bambino gli aveva detto. Gesù si pose dall’altro lato, prese l’asse più
corta, la tirò e la fece eguale all’altra. Suo padre Giuseppe, osservando l’accaduto, si meravigliò.
Abbracciò il bambino e lo baciò, dicendo: «Felice me, che Dio mi ha concesso questo bimbo!».

Il maestro iracondo
XIV 1. Quando Giuseppe si rese conto dell’intelligenza del fanciullo e che la sua età stava per
maturare, decise di nuovo che non doveva rimanere ignorante delle lettere. Lo prese e lo consegnò
ad un altro maestro. Questi disse a Giuseppe: «Gli insegnerò prima le lettere greche, quindi le
ebraiche». Il maestro conosceva bene la capacità del fanciullo e fu colto da paura. Comunque,
scritto l’alfabeto, lo spiegò a lungo, ma Gesù non gli diede risposta.
2. Poi gli disse: «Se tu sei un maestro e conosci bene le lettere, dimmi il potere di alfa ed io ti
dirò il potere di beta». Il maestro lo percosse, irritato, sulla testa. Il fanciullo, sentendo il dolore, lo
maledì. Quegli venne subito meno e cadde con la faccia a terra.
3. Il bimbo tornò a casa da Giuseppe, che però ne fu rattristato e ordinò alla madre: «Non lo
lasciare uscire dalla porta, perché chi lo fa arrabbiare, muore».

Il maestro mite
XV 1. Tempo dopo, d nuovo un altro precettore, amico intimo di Giuseppe, gli disse: «Porta il
bambino alla mia scuola. Lo tratterò con dolcezza e così riuscirò forse ad insegnargli le lettere».
Giuseppe a lui: «Prendilo, fratello, se hai coraggio». Quegli, benché con paura e preoccupazione, lo
prese con sé. Il fanciullo lo seguiva però contento.
2. Entrando sicuro a scuola, trovò un libro sul leggio e lo prese. Ma non cominciò col leggere le
lettere contenute. Aprì invece la bocca e, mosso dallo Spirito santo, cominciò a parlare, insegnando
la legge ai presenti che l’ascoltavano. Si adunò gran folla, che si fermò per udirlo, stupita per la
bellezza della dottrina e per la prontezza delle sue parole: era tuttora un bambino e già proferiva
cose del genere!
3. Quando Giuseppe ne fu a conoscenza, si spaventò e corse alla scuola, nel pensiero che anche
questo precettore dovesse divenire invalido. Ma il maestro gli disse: «Sappi, fratello mio, che io ho
preso questo bambino come discepolo, ma lui è pieno di grazia e saggezza. Ed ora ti supplico,
fratello: riportalo a casa».
4. Il fanciullo udì la cosa e subito gli sorrise e disse: «Poiché hai detto bene, testimoniando la
verità, per tuo riguardo anche quegli che è stato colpito sarà sanato». L’altro maestro tornò sano
sull’istante. Giuseppe prese il fanciullo e tornò a casa.

Il morso velenoso
XVI 1. Giuseppe inviò suo figlio Giacomo a legare legna per portare a casa. Il fanciullo Gesù lo
segui. Mentre Giacomo raccoglieva i sarmenti, una vipera gli morse la mano.
2. Giaceva steso a terra e stava per morire. Gesù si avvicinò, alitò sulla morsicatura e il dolore
cessò in un istante. L’animale scoppiò. Giacomo fu subito guarito.

Il bimbo resuscitato
XVII 1. Dopo questi fatti un bambino del vicinato di Giuseppe, ammalato, moriva. La madre lo
piangeva intensamente. Si accorse Gesù del gran lutto e della confusione che succedeva e corse
sollecito. Trovato il fanciullo morto, lo toccò sul petto e disse: «Ti dico, piccolo: non morire, ma
vivi e rimani con tua madre». Subito quegli levò lo sguardo e sorrise. Allora Gesù disse alla madre.
e Prendilo, dagli latte e ricordati di me».

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2. La folla presente vide il fatto e, meravigliata, diceva: «Certamente questo bambino è un dio o
un angelo di Dio: ogni sua parola è realtà!». Gesù uscì di là, giocando con altri bambini.

Il muratore resuscitato
XVIII 1. Tempo dopo, mentre si costruiva una casa, ci fu una grande confusione. Gesù si levò e
vi accorse. Visto un uomo a terra morto, lo prese per mano e gli disse: «Uomo, ti dico: alzati e
continua il tuo lavoro!». Quegli senz’altro si levò e lo adorò.
2. La folla, visto il fatto, rimase attonita ed esclamò: «Questo bimbo è un essere del cielo: ha
salvato molte vite da morte e ne deve salvare per tutta la vita!».

Dodicenne nel tempio


XIX 1. Quand’ebbe dodici anni, i suoi genitori, secondo l’usanza, andavano a Gerusalemme per
festeggiare la pasqua insieme con la loro comitiva. Dopo la pasqua si misero in viaggio per tornare
a casa. Durante la strada il bambino Gesù tornò indietro a Gerusalemme. I suoi genitori pensarono
che stesse nella comitiva.
2. Dopo aver percorso un giorno di cammino, lo cercarono tra i loro parenti. Non trovandolo, ne
furono afflitti e perciò tornarono indietro, chiedendo di lui. Lo trovarono dopo tre dì nel tempio
seduto in mezzo ai dottori. Li ascoltava e proponeva loro questioni. Ognuno badava a lui e si
meravigliava come, benché fosse tuttora fanciullo, costringesse al silenzio gli anziani e i maestri del
popolo, spiegando i punti principali della legge e le similitudini dei profeti.
3. Sua madre Maria si avvicinò e gli disse: «Perché ci hai fatto questo, figlio? Ecco che noi ti
cercavamo pieni di dolore». Ma Gesù rispose loro: «Perché mi cercate? Non sapete che io devo
trovarmi nella casa (opp. occuparmi delle cose) di mio Padre?».
4. Però gli scribi e i farisei dissero: «Sei tu la madre di questo fanciullo?». Ella rispose: «Sì».
Quelli a lei: «Felice te tra le donne, perché Dio ha benedetto il frutto del tuo seno! Noi non abbiamo
visto né mai sentito tale gloria, tale eccellenza e siffatta saggezza!».
5. Gesù si alzò, seguì sua madre ed era sottomesso ai suoi genitori. La madre conservava nel
cuore tutto ciò che era accaduto. Gesù intanto crescéva in saggezza, età e grazia. A lui gloria nei
secoli. Amen.
XX 1. Mentre Gesù in seguito camminava tra un gruppo di idoli in piedi, gli cadde addosso
dall’edificio una tegola. Gesù disse: «Sii distrutto, o edificio mal costruito!». Subito il tempio degli
idoli fu distrutto. Quindi proseguì: «Ora edificati in una costruzione splendida, non però dimora di
demoni ». E subito si edificò con molta arte.
2. Giuseppe lo consegnò a molti maestri, ma (il bambino) non imparava da loro nulla, piuttosto
insegnava. Lo consegnò poi a un medico. Si presentò a costui un uomo cieco di un occhio e debole
di vista nell’altro, perché ungesse questo. Il bambino si trovava solo in casa del medico e il maestro
non c’era. Giunse dunque il cieco per ungere l’occhio e Gesù gli disse: «Mi meraviglio, uomo: ti dai
pena per l’occhio che vede e non ti curi per quello che non vede!». L’uomo, udendo ciò dal
fanciullo, disse: «Che devo fare?». Gesù a lui: «Vuoi che ti guarisca?». L’altro: «Sì, lo voglio».
Gesù gli toccò gli occhi: quello cieco vide sull’istante e il malato fu guarito completamente.
L’uomo andò e portò pane, vino e altri doni al suo guaritore. Il medico, vedendo che l’uomo
vedeva con ambedue gli occhi, non lo riconobbe ed era incerto a proposito dei doni, domandandosi
per chi li avesse portati. Gli disse: «Chi sei tu che mi porti queste cose? Non ti conosco». L’altro
rispose: «Non conosci me, quegli che veniva da te con un occhio solo e da te guarito?!». Il medico
si meravigliò e gli chiese: «Come sei stato guarito? Ambedue gli occhi erano ammalati; ora quello
che non vedeva vede e il malato è sano». L’uomo gli rivelò la verità e disse: «Il tuo buon discepolo
mi ha guarito gli occhi». Il medico riconobbe che lui non gli aveva giovato alcunché con la sua

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valentia professionale e lo interrogò ancora. Quegli gli narrò i particolari del prodigio compiuto da
Gesù. Disse: «Giorni fa son venuto a cercarti e non ho trovato te, ma il tuo discepolo, quel bel
bambino. Quegli mi guardò e mi disse: Mi meraviglio di te, uomo: tu cerchi anche un piccolo aiuto
per l’occhio che vede e non hai cura per quello cieco! Io, udendo ciò, gli dissi: Che devo fare? –
Egli rispose: Se vuoi, ti guarisco. – Gli dissi: Sì lo voglio. – Il fanciullo si levò e toccò i miei occhi;
aprì quello cieco e guarì l’ammalato».
Il medico, invidioso in cuor suo, allontanò l’uomo e riprese Giuseppe: «Prendi tuo figlio e
portalo via. Egli è capace di distruggere l’arte medica degli uomini». Giuseppe prese il bambino e lo
condusse a casa.
3. Gesù camminava di nuovo tra la gente dei giudei e disse: «Dove sono i vostri figli?». Quelli
risposero: «Giocano nel porcile. Sono stati chiusi là». Gesù si avvicinò al porcile e disse: «Chi è
dentro?». Quelli dissero: «Sono porci». Gesù allora replicò: «Diventino porci!». Quei bambini
divennero subito porci (sec. Nov.: Quando i genitori aprirono la porta per fare uscire i loro figli,
questi balzarono fuori grugnendo e andarono sui campi).