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La guerra delle Falkland-Malvinas

Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra delle Falkland.


Nel 1982 l'Argentina iniziò una guerra per la sovranità sulle isole Falkland-Malvinas contro il
Regno Unito. La sconfitta delle truppe argentine e la morte in combattimento di circa 600 soldati, fu
il colpo definitivo al regime militare.

Il ritorno alla democrazia


La sconfitta nella guerra delle Falkland obbligò il regime militare a convocare elezioni
democratiche. Il 10 dicembre del 1983, si stimò il numero di detenuti scomparsi durante la dittatura
(i cosiddetti desaparecidos) tra 15.000 e 30.000. Il segno più profondo delle dittature è stata la
repressione su settori specifici della società, specialmente su quelli politicamente più attivi, per
esempio i giornalisti e i sindacalisti.
Senza dubbio le violazioni massicce ai diritti umani, la cosiddetta guerra sporca, realizzata tra 1976
e 1983, così come una lunga tradizione di golpe militari, hanno reso molto complesso il processo di
transizione alla democrazia, con esagerate insurrezioni militari.
Nel 1989, per la prima volta nella storia, un presidente di un partito consegnò il potere a un
presidente di un altro partito. La situazione tornò a ripetersi nel 1999, mostrando un notevole
consolidamento della democrazia in Argentina.
Inoltre, l'argentina ha partecipato ad un importante cambio politico, istituzionale, ed economico,
fondando il Mercosur con Brasile, Paraguay e Uruguay.
Senza dubbio, l'azione dei governi democratici si è dimostrata insufficiente per rispondere ai
problemi socioeconomici della popolazione. La povertà, che nel 1974 era del 5%, è salita al 25%
nel 1983, al 45% nel 1989, arrivando ad un massimo del 56% nel 2002. La disoccupazione che era
del 6% nel 1975, è salita all'8% nel 1989, al 18% nel 1995, arrivando ad un massimo del 31% nel
2002.

Governo di Raúl Alfonsín (1983-1989)


Lo stesso argomento in dettaglio: Raúl Alfonsín.
Il 30 ottobre 1983 si realizzarono le elezioni per scegliere le autorità democratiche. Raúl Alfonsín,
candidato dalla Unión Cívica Radical risultò eletto con il 52% dei voti, superando al Partido
Justicialista (peronismo) che ottenne il 40%. Nel Parlamento, il radicalismo attenne la maggioranza
nella Camera dei deputati ma il peronismo ottenne la maggioranza al Senato. Il 10 dicembre del
1983 entrò in carica il nuovo governo democratico.

Diritti umani, transizione alla democrazia e sollevazioni militari


Il governo di Raúl Alfonsín dovette affrontare il problema della transizione democratica in un paese
con una lunga tradizione di governi militari, che era arrivato alla tragedia del terrorismo di Stato e
alla guerra.
El 15 dicembre del 1983 Alfonsín emise i decreti 157 e 158. Con il primo ordinò di processare i
dirigenti delle organizzazioni guerrigliere ERP e Montoneros; con il secondo si ordinò il processo
contro le tre giunte militari che diressero il paese sin dal golpe del 1976 fino alla guerra delle
Falkland-Malvinas Lo stesso giorno creò la CONADEP (Comisión Nacional sobre la Desaparición
de Personas, "Commissione Nazionale sulle Sparizioni di Persone"), formata da personalità
indipendenti come Ernesto Sabato, Magdalena Ruiz Guiñazú, Graciela Fernández Meijide, Marshall
T. Meyer, etc, con la missione di rilevare, documentare e registrare casi e prove di violazioni di
diritti umani, per poter portare avanti il processo alle giunte militari.
Nel settembre del 1984 la CONADEP produsse il suo famoso rapporto intitolato “Nunca Más”. Il 4
ottobre del 1984 la Cámara Federal (tribunale civile) prese la decisione di spodestare il tribunale
militare che stava processando le giunte per farsi carico direttamente del procedimento. I pubblici
ministeri furono Julio César Strassera e Luis Gabriel Moreno Ocampo. Il processo si svolse tra il 22
aprile e il 14 agosto del 1985. Si trattarono 281 casi. Il 9 dicembre si lesse la sentenza che condannò
Jorge R. Videla e Eduardo Massera all'ergastolo, Roberto Viola a 17 anni di prigione, a Armando
Lambruschini a 8 anni di prigione e a Orlando Ramón Agosti a 4 anni di prigione. Per le sue
caratteristiche, la condanna alle giunte militari da parte di un governo democratico costituisce un
fatto senza precedenti nel mondo, che contrasta fortemente con le transizioni negoziate che ebbero
luogo in quegli anni in Uruguay, Cile, Brasile, Spagna, Portogallo e Sudafrica.
Il governo di Alfonsín fu permanentemente minacciato dai settori delle Forze Armate che si
negavano ad accettare di essere sottoposti a giudizio per le violazioni ai diritti umani durante il
regime militare precedente. Nella Settimana di Pasqua del 1987 si produsse una grande ribellione
militare guidata da giovani ufficiali che si denominavano "carapintadas".
Allo stesso tempo che i capi militari dimostravano di non essere disposti ad obbedire agli ordini del
presidente Alfonsín e reprimere l'insurrezione, milioni di persone uscirono in strada per opporsi alla
sollevazione militare. Durante vari giorni il paese fu al bordo di una guerra civile. Alla fine
Alfonsín, senza potere militare per frenare un colpo di Stato, negoziò segretamente con i leader
militari una serie di misure per evitare che si realizzassero nuovi processi contro i militari per le
violazioni dei diritti umani. Queste misure si concretizzarono nelle famose leggi de Obediencia
Debida e de Punto Final, ma solo dopo altre due insurrezioni militari nel corso del 1988 e un
permanente stato di insubordinazione da parte delle Forze Armate. Oltre all'incarceramento del
reggimento di La Tablada, una città della Grande Buenos Aires, da parte di ex-integranti del MTD,
presero la caserma con la forza e dovettero essere sloggiati dall'Esercito argentino e da forze di
polizia.

Opera di governo
Durante il governo di Alfonsín si ristabilì l'autonomia universitaria interrotta nel 1966, si mise in
marcia il Piano Nazionale di Alfabetizzazione e il Piano Alimentare Nazionale (PAN) e si
approvarono le leggi della patria potestà condivisa (1985) e del divorzio (1987). Nel 1987 il
Congresso approvò una legge di trasferimento della Capitale Federale a Viedma - Cármen de
Patagones, come parte di un progetto per cambiare l'asse politico economico centralista che
caratterizza l'Argentina, che terminò con un fallimento.
Sul piano internazionale, è rilevante:
• il protagonismo argentino nella creazione del Grupo Contadora, per unificare la posizione
dei creditori per il trattamento del debito estero;
• gli accordi con il governo democratico del Brasile che si concluderanno posteriormente nella
formazione del Mercosur (1991);
• la politica estera di appoggio ai processi di pace in America Latina e di aiuto ai governi
democratici per consolidare il processo di transizione alla democrazia nella regione;
• La firma del Trattato di Pace e Amicizia tra Cile e Argentina (1985), che pose fine ad una
disputa di frontiera con quel paese, con il quale l'Argentina fu vicina ad intraprendere una
guerra nel 1978;
• La presidenza della 43º Assemblea generale delle Nazioni Unite (1989, Dante Caputo).
Nell'area economica Alfonsín entra in carica in un momento in cui si era in piena crisi mondiale per
il debito estero. Durante il governo militare il debito argentino era cresciuto di 7.000 milioni di
dollari nel 1976, a 66.000 milioni nel 1983. Inoltre, gran parte dell'apparato produttivo, soprattutto
nel settore industriale, era in bancarotta. Di fronte a questa situazione Alfonsín decise di applicare
nel 1985 un piano economico, il Plan Austral, che egli stesso qualificò come"economia di guerra".
Il Plan Austral riuscì durante un certo periodo a contenere l'inflazione, ma non poté risolvere i
problemi strutturali presenti nell'economia argentina di quegli anni. Il congelamento dei salari, la
decisione iniziale di Alfonsín di attaccare i sindacati, la persistenza della legge sindacale fascista
della dittatura, la identificazione dei sindacati con l'opposizione peronista, portarono a un lungo
braccio di ferro tra il governo radicale e la CGT che si espresse con 13 scioperi generali. Il governo
radicale finì per negoziare con i sindacati e approvando all'unanimità una nuova legge sindacale.
I gravi problemi economici si concretizzarono in un tasso di inflazione del 343% nel 1988 e la
crescita di un processo di iperinflazione a partire da febbraio del 1989 superiore al 3000% annuale,
che fece aumentare la povertà fino a raggiungere un record storico per quei tempi: 47,3% (ottobre
1989, Grande Buenos Aires).
In queste condizioni si realizzarono le elezioni presidenziali del 14 maggio 1989. Trionfò il
candidato dell'opposizione, il peronista Carlos Menem, con il 51% dei voti. La vastità del caos
economico-sociale obbligò Alfonsín ad anticipare il passaggio delle consegne, dimettendosi l'8
luglio.
Per la prima volta nella storia argentina si realizzò una successione tra due presidenti eletti di
differenti partiti politici.

Governo di Carlos Saúl Menem (1989-1995 e 1995-1999)


Lo stesso argomento in dettaglio: Carlos Saúl Menem.
Carlos Saúl Menem governò l'argentina tra il 1989 e il 1999. Il suo primo mandato cominciò nel
1989 quando sconfisse di quasi 15 punti percentuali (47,2% a 32,4%) il radicale Eduardo Angeloz e
ricevette l'incarico di governo l'8 luglio 1989, prendendo il controllo di un paese allo sbando, che
attraversava una grave crisi economica e inflazionistica dopo il mandato di Raúl Alfonsín.
Menem, durante il suo primo mandato, si concentrò nello stabilizzare la situazione inflazionistica
del paese. Perciò, promulgò la Ley de Convertibilidad, presentata dal ministro dell'Economia
Domingo Cavallo, che aveva l'obiettivo di sancire l'equivalenza tra dollaro statunitense e peso
argentino. Inoltre, privatizzò numerose imprese, aprì il commercio e firmò il Trattato di Asunción,
che diede il via al Mercato Comune del Sud (Mercosur) con Brasile, Uruguay e Paraguay, con
l'obbiettivo di formare un forte blocco economico sudamericano e stabilire un mercato comune tra i
suoi membri. Durante il suo primo mandato avvennero i tragici attentati all'Ambasciata d'Israele e
alla AMIA nel 1992 e 1994 rispettivamente, nei quali morirono quasi 100 persone.
Nel 1995, dopo la riforma costituzionale del 1994, si candidò nuovamente alla elezioni presidenziali
accompagnato da Carlos Ruckauf, vincendo per 20 punti percentuali al candidato del FREPASO,
José Octavio Bordón.
Il secondo governo di Menem (1995-1999) si caratterizzò per l'aumento degli indici negativi, come
la disoccupazione, la povertà e il lavoro nero. Inoltre il debito estero aumentò di quasi 82'000
milioni di dollari. Questi problemi continuarono a crescere e produssero in gran parte la caduta del
presidente successore di Menem, Fernando de la Rúa. Alla fine del 1998, quando la Corte Suprema
decise che il Presidente Menem non potesse essere eletto per la terza volta consecutiva, iniziò una
fase di recessione di quattro anni, che si convertì nella più lunga e distruttiva della storia
dell'Argentina.
Carlos Menem tornerà a vincere le elezioni nella prima tornata elettorale del 2003, ma con una
percentuale non sufficiente per essere nominato presidente. Si ritirerà quindi dal secondo turno
elettorale.