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STORIA I FATTI: DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE ALLA CADUTA DI NAPOLEONE E DEL SUO IMPERO

La Rivoluzione francese (1789-95)


Nell'ultimo quarto del secolo la Francia versa in gravi difficoltà finanziarie (per le forti spese della guerra dei Sette anni, e dell'appoggio alla
guerra di indipendenza americana) ed economiche (per la perdita delle colonie, e dei traffici ad esse connessi, oltre che per la
disorganizzazione del sistema produttivo). Il re Luigi XVI (1754-93, al trono dal 1774) è irresoluto e non sostiene le riforme avviate prima
da Turgot, poi da Necker. Acconsente infine alla convocazione degli Stati generali (1789) che si riuniscono a Versailles ma non trovano
l'accordo sul sistema di votazione (per stato, o per testa). Il Terzo stato (la classe composta principalmente da borghesi e artigiani che
veniva convocata agli Stati generali insieme a clero e nobiltà) si riunisce per proprio conto nella Sala della Pallacorda e si proclama
Assemblea Nazionale. Il re non la scioglie (ma su questo ci sono alcune perplessità), anzi ordina agli altri rappresentanti di unirsi ad essa,
che si converte poco dopo in Assemblea Costituente. Quando Luigi XVI raduna le truppe a Versailles per tentare un colpo di stato, viene
preceduto dall'insurrezione del popolo di Parigi che stava costituendo la neonata guardia nazionale, occupa la città e assalta la Bastiglia,
simbolo dell'assolutismo: nelle province si diffondono violenze e disordini ai danni dei nobili locali, molti dei quali decidono di emigrare. Il
26 agosto 1789, dopo avere abolito i diritti feudali e le decime ecclesiastiche, la Costituente approva la Dichiarazione dei diritti dell'uomo
e del cittadino.
Poco dopo, la Costituente decide la confisca dei beni della Chiesa e degli emigrati, che diventano la garanzia collaterale per l'emissione di
titoli del debito pubblico (assignats), e con la Costituzione civile del clero subordina la Chiesa allo Stato in materia civile e rende elettive le
cariche ecclesiastiche. In ottobre il popolo di Parigi assalta la reggia di Versailles e costringe il re (e poco dopo, anche la Costituente) a
trasferirsi a Parigi. La regina Maria Antonietta (figlia di Maria Teresa d'Austria) chiede aiuto al fratello Giuseppe II (e poi al successore,
Leopoldo II) e dopo varie esitazioni nel giugno 1791 il re tenta la fuga all'estero, ma viene fermato a Varennes e ricondotto a Parigi. La
Costituente, pur divisa fra moderati e radicali (i giacobini, con una fazione meno estremista, i girondini, e una fazione fondamentalista
guidata da Danton 1759-94, Robespierre, 1758-94, e Marat, 1743-93), approva la Costituzione che contempla la divisione dei poteri
(legislativo, esecutivo, giudiziario) conformemente alle tesi a suo tempo espresse da Montesquieu, e riorganizza il territorio in 83
dipartimenti omogenei, a loro volta suddivisi in distretti e municipi. Sciolta la Costituente, viene eletta l'Assemblea legislativa, il primo
parlamento francese, (con membri del tutto nuovi, su proposta del giacobino Robespierre) nei quali i girondini, propensi a porre termine
alla rivoluzione, sono in maggioranza ma i giacobini pur minoritari sono appoggiati dal popolo di Parigi (organizzato nei “sanculotti”). La
prospettiva dell'intervento austriaco a favore del re si fa più concreta e offre l'opportunità ai girondini (tacitamente in accordo con il re) di
emarginare gli estremisti, in nome dell'unità nazionale necessaria a fronteggiare il pericolo dell'invasione e nell'aprile 1792 l'Assemblea
dichiara guerra all'Austria affidando il comando dell'esercito al generale Dumouriez (1739-1823) che dopo un primo successo è costretto
ad arretrare; la scoperta delle vere intenzioni del re, scandalizzano tutti parlamento E Danton ne approfitta per proclamare la Comune di
Parigi, assaltare l'Assemblea e il re e massacrare gli oppositori veri o presunti, detenuti nelle prigioni di Parigi. Mentre la situazione militare
si stabilizza (Valmy, settembre 1792) anche per l'inerzia del nemico, l'Assemblea legislativa viene sciolta, e sostituita da
una Convenzione eletta a suffragio universale che abolisce la monarchia ma si divide sulla sorte del re: il prevalere dell'ala più radicale (di
Robespierre) su quella più moderata (di Danton) porta infine al processo del re che viene giustiziato (gennaio 1793). Nel febbraio 1793 è
proclamata la leva di massa, e in aprile Dumouriez tenta l'invasione dei Paesi Bassi, provoca la reazione di Austria, Prussia e Spagna (e in
seguito anche dell'Inghilterra) che formano la Prima coalizione antifrancese, e trama la restaurazione della monarchia. I giacobini
reagiscono con l'istituzione del Tribunale rivoluzionario e del Comitato di salute pubblica formato da Danton, Robespierre e altri, fra i
quali Lazare Carnot (1753-1823) che riceve la delega per le forze armate e si dedica alla riorganizzazione dell'esercito. Il periodo della
Rivoluzione compreso tra il 1793 e il 1794, chiamato del Terrore, vede la repressione dei moti di protesta nelle province (massacri di Lione,
Nantes ecc.) e l'eliminazione di chiunque appaia di ostacolo alla rivoluzione (Maria Antonietta, ma anche Lavoisier, Andrea Chénier e molti
altri). Le operazioni militari volgono al meglio (Wattignies, ottobre 1793), per la determinazione delle truppe, a cui a questo punto partecipa
entusiasticamente il popolo e per la nuova concezione bellica elaborata da Carnot che contempla – sul piano strategico – la distruzione
dell'esercito avversario (più che l'occupazione di territorio) anche a prezzo di gravi perdite umane (facilmente colmabili con la leva di
massa). Il successo militare suggerisce ad alcuni giacobini (gli “indulgenti”, con Danton) di porre fine al Terrore, mentre i fondamentalisti lo
vogliono intensificare. Ne approfitta Robespierre per eliminare i capi di entrambe le tendenze, accusandoli di connivenza con il nemico;
cadono anche le teste dei rivoluzionari della prima ora, inorridendo la Francia tutta tanto che Robespierre viene a sua volta arrestato in
aula e giustiziato da una congiura dei giacobini superstiti (luglio 1794). La guerra di conclude nel 1795 (pace di Basilea, con Spagna e
Prussia). L'esercito soffoca l'ultima reazione, tentata dai giacobini estremisti con l'appoggio del popolo di Parigi, e sventa un tentativo di
colpo di stato monarchico fomentato dall'Inghilterra (ottobre 1795).

L'assestamento autoritario dopo la Rivoluzione


Dopo lo scioglimento della Convenzione nel 1795 prende il potere un Direttorio di cinque membri (fra i quali Carnot: benché giacobino, gli
sono riconosciuti i grandi meriti di guerra) che si appoggia all'esercito e decide la prosecuzione attiva della guerra contro Inghilterra e
Austria, anche per meglio soffocare l'opposizione interna dei giacobini e dei monarchici. Nel marzo 1796 viene posto a capo dell'esercito
inviato in Italia ad aprire un fronte secondario il generale NAPOLEONE BONAPARTE (1759-1821) che batte prima i piemontesi e poi gli
austriaci (a Lodi), occupa Milano e dilaga nella pianura padana. In ottobre si forma in Emilia la Repubblica Cispadana (che adotta
il tricolore nel Congresso di Reggio Emilia, che sarà il modello ispiratore dell’attuale tricolore italiano) e poco dopo in Lombardia
la Repubblica Transpadana: l'anno successivo le due repubbliche si riuniscono nella Repubblica Cisalpina. Nel maggio 1797 Napoleone
occupa anche Venezia, in mano agli austriaci ma senza incontrare resistenza e la spoglia di opere d'arte e di tesori che manda a Parigi.
Analoghe spoliazioni e requisizioni sono perpetrate ovunque dai francesi, in Italia. Gli austriaci reagiscono con nuove truppe, ma ogni volta
Napoleone, con i rinforzi dalla Francia, le affronta e le annienta (conformemente alla concezione di Carnot), fino a superare il Tagliamento
e l'Isonzo e a varcare le Alpi, minacciando Vienna. Con la pace di Campoformio (1797) l'Austria cede alla Francia il Belgio, i territori alla
sinistra del Reno e la Lombardia, ma ottiene di conservare il Veneto (con Venezia). L’incredibile giravolta di Napoleone per quanto
politicamente abile, delude fortemente tutti i patrioti veneti che lo avevano appoggiato e che si erano sacrificati e svela, al di là delle belle
parole il vero volto dei disegni di Napoleone. Al ritorno in patria, Bonaparte organizza nel 1798 l'avventurosa spedizione in Egitto,
accampando l'obiettivo di insidiare da là l'India britannica: batte i Mamelucchi alle Piramidi ma l'ammiraglio inglese Horatio Nelson (1758-
1805) sorprende la sua flotta nella rada di Abukir e la distrugge. Dopo una puntata infruttuosa in Palestina, Bonaparte si ritira di fronte
all'avanzata turca e nel 1799 ritorna avventurosamente in Francia abbandonando il suo corpo di spedizione, si atteggia a vincitore e facendo
leva sulle truppe fedeli al generale Murat scioglie il Direttorio (screditato per l'inadeguatezza della sua politica economica e per il dissesto
finanziario, oltre che per i rovesci militari in Italia e in Germania), impone la Costituzione dell'anno VIII che gli riconosce, in pratica, la
dittatura in qualità di “Primo console”, confermata da un plebiscito, e riordina l'amministrazione in forma fortemente accentrata e
autocratica. Intanto nel 1798 si formano in Italia numerose repubbliche sul modello francese, fra le quali la Repubblica Romana (il papa
Pio VI viene condotto in Francia, dove poi muore). Il Piemonte viene annesso alla Francia (il re Carlo Emanuele IV ripara in Sardegna, difesa
dalla flotta inglese). Nel 1799 i francesi entrano a Napoli dove si forma la Repubblica Partenopea (il re Ferdinando IV ripara in Sicilia, con
la flotta inglese) ma l'Inghilterra organizza una Seconda coalizione con Austria, Russia e Turchia. Gli austriaci battono un esercito francese
in Germania, mentre i russi comandati dal generale Suvorov battono ripetutamente i francesi e dilagano nell'intera pianura padana,
ritirandosi solo in seguito a dissidi con gli austriaci. Segue un periodo di restaurazione in tutta Italia, ormai in mano austriaca, con episodi
di particolare ferocia a Napoli dove vengono giustiziati i principali esponenti repubblicani, fra i quali l'ammiraglio Caracciolo.

Impero asburgico
Maria Teresa d'Austria, coadiuvata dal conte Kaunitz-Rietberg, suo primo ministro, riforma l'amministrazione in forma accentrata, con una
burocrazia fedele ed efficiente. Realizza il catasto delle proprietà terriere che consente di riordinare più equamente l'imposizione fiscale.
Bandisce i gesuiti e ne incamera i beni, finanziando la riforma dell'istruzione. Avoca allo Stato la censura e abolisce l'Inquisizione. Dal 1780
il successore Giuseppe II (1741-90) accentua la subordinazione del clero locale in senso “gallicano”, sottraendolo alla giurisdizione papale
(giurisdizionalismo); sopprime molti ordini conventuali e inaugura la tolleranza religiosa verso protestanti e greco-ortodossi; introduce il
matrimonio civile e la libertà di stampa; promulga il Codice penale giuseppino(1788) che abolisce la tortura. Incontra però la forte
opposizione dei nobili ungheresi, e di quelli dei Paesi Bassi austriaci (l'odierno Belgio): nel 1890 il suo successore, Leopoldo II (1747-92)
attenua le riforme.

Russia
Pietro il Grande riforma l'esercito con l'apporto di ufficiali stranieri e vi inquadra i cosacchi, forma la marina da guerra e fonda la città
di Pietroburgo (1703) all'estremità del golfo di Finlandia.Nel 1709 sconfigge Carlo XII di Svezia a Poltava e nel 1714 la sua flotta batte quella
svedese. Il trattato di Nystad (1721) sancisce il tramonto della potenza svedese e l'affermazione della Russia nel Baltico. Lo zar riduce il
potere dei boiari e accentra l'amministrazione, affidandola ad una nascente nobiltà di servizio, disciplinata dalla Tabella dei ranghi (1722).
Abolisce il patriarcato e si pone a capo della Chiesa ortodossa. Dopo un periodo di torbidi che segue alla sua morte nel 1725, gli zar successivi
(e specialmente la zarina Caterina II, 1729-96, con il generale Suvorov, 1729-1800), proseguono l'espansione verso sud fino ad occupare la
Crimea (1784) dove viene fondata Sebastopoli, ottenendo dal sultano turco il diritto di libero passaggio per gli stretti del Bosforo e dei
Dardanelli e occupando (con la pace di Iaşi, 1792) la costa del mar Nero fino alla foce del Dniestr, dove viene fondata Odessa.

Spagna e Portogallo
In Spagna dopo la metà del secolo il re Carlo III introduce riforme economiche e fiscali , fortemente osteggiate dal clero e di una parte della
popolazione. Accentra l'amministrazione e promuove l'istruzione. In Portogallo il marchese di Pombal (1699-1782), primo ministro,
incoraggia l'industrializzazione e tenta di affrancarsi dalla dipendenza inglese. Espelle i gesuiti (1759), abolisce la servitù e dichiara la libertà
per la popolazione india del Brasile. Dopo il tremendo terremoto del 1755, ricostruisce la città di Lisbona.

Stati Uniti d'America


Per meglio regolare i rapporti fra gli stati della nuova Confederazione, nel 1787 si riunisce a Filadelfia sotto la presidenza di George
Washington la Convenzione costituzionale che redige la nuova Costituzione dell'Unione, con tre poteri ben distinti e in reciproco
equilibrio (checks and balances): potere legislativo (il Congresso) formato dalla Camera dei rappresentanti, in numero proporzionale a
quello degli elettori (competente per la tassazione e la finanza), e dal Senato con due rappresentanti per ogni Stato (competente per la
politica estera); potere esecutivo conferito al Presidente della repubblica, eletto ogni quattro anni con voto indiretto (comanda le forze
armate, ha potere di veto sulle decisioni della Camera e del Senato, e nomina i giudici della Corte Suprema); potere giudiziario controllato
dalla Corte suprema federale. Dopo l'approvazione dei singoli Stati viene eletto presidente George Washington, e in seguito a un ulteriore
dibattito i nuovi poteri federali vengono temperati con dieci emendamenti che garantiscono i diritti individuali dei cittadini e limitano le
competenze federali sugli affari dei singoli Stati. Nel 1787 viene approvata l'Ordinanza del Nord-Ovest che sottopone i nuovi territori
all'autorità del Congresso, e disciplina la loro trasformazione in nuovi Stati.

Secolo XIX - Prima fase (1800-1815) L'impero napoleonico

Napoleone Bonaparte invade ancora l'Italia e nel giugno 1800 batte gli austriaci a Marengo e li costringe a ritirarsi in Veneto. Dopo la
vittoria francese a Hohenlinden (dicembre 1800) si addiviene alla pace di Lunéville (1801) con la quale l'Austria cede la Lombardia e i
territori alla sinistra del Reno. Con il Concordato del luglio 1801 Napoleone si accorda con il papa che riconosce il nuovo ordinamento
diocesano e l'incameramento del beni ecclesiastici, ma ottiene il ritiro della Costituzione civile del clero. Con la pace di Amiens (1802)
Napoleone pone fine allo stato di guerra con l'Inghilterra (che per la prima volta riconosce il nuovo regime francese). Poco dopo, però, con
gli Articoli organici del 1802, torna a rivendicare il diritto di nomina dei vescovi; fa redigere il nuovo Codice civile (meglio noto come il Codice
napoleonico, 1803-4)riordina l'istruzione superiore, e ha un senso fortemente autoritario; limita la libertà di stampa, e nell'agosto 1802 si
fa riconoscere console a vita per plebiscito. Una congiura realista fomentata dall'Inghilterra offre l'occasione per un'ulteriore repressione
degli oppositori interni, e per una rappresaglia verso la famiglia reale con la cattura in Germania del duca di Enghien, figlio di Luigi Enrico
di Borbone, poi giustiziato. Nel 1803 Napoleone vende agli Stati Uniti d'America la Louisiana (l'enorme territorio fra il Mississippi e le
Montagne Rocciose). Nel 1804 organizza la sua proclamazione a imperatore con voto unanime del Senato (l'unico a dissentire è Carnot,
che verrà emarginato), convalidata da un ulteriore plebiscito e nel dicembre dello stesso anno in Notre-Dame, a Parigi, viene unto con il
sacro crisma da papa Pio VII e si incorona da sé. Distribuisce titoli nobiliari e cariche ai suoi numerosi familiari, ma affida il ministero della
polizia e quello degli esteri a due “tecnici”: Fouché (1759-1820) e Talleyrand (1754-1838).Intanto in Italia con il trionfo delle armi francesi
a Marengo viene ristabilita la Repubblica Cisalpina (dal gennaio 1802 Repubblica Italiana e poi dal maggio 1805 Regno d’Italia, con
Napoleone che si incorona a Milano). Entro pochi anni viene occupato anche lo Stato della Chiesa (annesso alla Francia nel 1809), oltre al
Regno di Napoli dove Napoleone insedia dapprima il fratello Giuseppe Bonaparte (1768-1844) e dal 1809 il cognato, Gioacchino
Murat (1767-1815) mentre Ferdinando IV ripara in Sicilia. Il governo napoleonico promuove la riforma agraria e abolisce l'ordinamento
feudale, ancora vigente, e anche nelle altre parti d'Italia favorisce lo sviluppo economico (anche per l'eliminazione di molte barriere
doganali) ma impone la leva di massa e una gravosa tassazione per alimentare le imprese militari dell'impero.Napoleone occupa Genova,
estende la sua influenza alla Svizzera (1803) e soprattutto alla Germania, dove promuove il riordino territoriale, riducendo drasticamente
il numero dei principati a favore della Prussia e della Baviera (in funzione antiaustriaca) e occupa l'Hannover e la fascia costiera fino ad
Amburgo. Questa espansione, unita all'imposizione di dazi sull'importazione delle merci inglesi e ad alcune iniziative coloniali nelle Antille,
provocano la reazione inglese che con il premier William Pitt jr. (1759-1806) organizza la Terza coalizione con Austria e Russia. I piani
napoleonici di invasione dell'Inghilterra vengono frustrati dall'ammiraglio Nelson che sconfigge le flotte riunite di Francia e Spagna
a Trafalgar (ottobre 1805), perdendovi la vita. Napoleone invece batte gli austriaci a Ulm e sconfigge quindi gli eserciti riuniti di Austria e
Russia ad Austerlitz (dicembre 1805). Con la pace di Presburgo l'Austria deve cedere territori in Italia e in Germania (dove si forma
la Confederazione del Reno, sotto protettorato francese) e Francesco II deve dichiarare formalmente la fine del Sacro Romano Impero
(mutando titolo in Francesco I imperatore d'Austria).L'Inghilterra non demorde e forma una Quarta coalizione, con la Prussia di Federico
Guglielmo III e la Russia dello zar Alessandro I (1777-1825), ma Napoleone gioca d'anticipo e batte i prussiani a Jena (1806), impone una
pace onerosa alla Prussia (con gravi perdite territoriali), occupa Berlino e da lì nel novembre 1806 decreta il Blocco continentale contro
l'Inghilterra (il divieto di commercio, l'odierno embargo). Batte anche i russi (Friedland, giugno 1807) ma cerca un'intesa (incontro di Tilsit,
nel luglio 1807) con lo zar Alessandro I che ha mire espansionistiche nei Balcani, frustrate dall'opposizione dell'Inghilterra.

La crisi dell'impero napoleonico


Per imporre anche al Portogallo l'applicazione del Blocco continentale, Napoleone invia truppe in quel paese ma incontra l'opposizione
della popolazione spagnola che ostacola il transito dei convogli francesi. L'imposizione di Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone) sul
trono spagnolo provoca l'insurrezione generale che costringe i francesi a ritirarsi oltre l'Ebro, mentre in Portogallo sbarca un corpo di
spedizione britannico, al comando del generale Wellesley, che costringe alla resa i francesi. Ottenuta la neutralità russa (incontro di Erfurt
con Alessandro I), Napoleone invade la Spagna, costringe gli inglesi a reimbarcarsi e ristabilisce il fratello Giuseppe sul trono di Madrid, a
costo di gravissime perdite e della continua minaccia della guerrillaorganizzata dagli spagnoli.
L'Austria, con un esercito riorganizzato su nuove basi (anche con la leva di massa, a imitazione dell'esempio francese), coglie l'occasione
delle gravi difficoltà francesi per riprendere le ostilità, sempre sostenuta dall'appoggio finanziario e navale dell'Inghilterra (Quinta
coalizione, anche con Prussia e Russia). Napoleone gioca ancora d'anticipo: affronta gli austriaci, occupa Vienna e li sconfigge nuovamente
a Wagram (1809). Con la pace di Schönbrunn (1810) l'Austria è umiliata, ma non distrutta: Klemens von Metternich (1773-1859) riesce
anzi nell'ardua impresa di “cooptare” il vincitore nell'impero soccombente combinando il matrimonio di Maria Luisa (1791-1847) la figlia
dell'imperatore Francesco I, con lo stesso Napoleone che ha da poco divorziato dalla prima moglie, Giuseppina Beauharnais (1763-1814).
Nel 1811 nasce l'erede (il “re di Roma”). Il Blocco continentale è anche la causa del progressivo distacco della Russia, che abbisogna dei
manufatti inglesi per la propria economia, assai arretrata. Lo zar rafforza l'esercito (con l'appoggio dell'Inghilterra) e quando Napoleone
invade la Russia nel maggio 1812, con una Grande Armée di mezzo milione di uomini, i russi si ritirano, senza affrontare una battaglia
campale ma facendo “terra bruciata” per non lasciare ai francesi alcuna fonte di vettovagliamento. L'avanzata logora la Grande Armée che
sconfigge i russi prima a Smolensk e poi a Borodino, ma non riesce ad impedirne la ritirata in buon ordine, con l'abbandono di Mosca. Poco
dopo l'occupazione, un vasto incendio distrugge la città e danneggia le risorse alimentari francesi. Dopo avere indugiato più di un mese,
all'approssimarsi dell'inverno Napoleone ordina la ritirata verso sud, per trovare vettovagliamenti in Ucraina, ma viene bloccato dai russi
a Malojaroslavec ed è costretto a ripercorrere la medesima strada dell'andata, fra crescenti difficoltà. Dopo il disastroso passaggio del
fiume Beresina, a fine ottobre, abbandona l'armata (che ha perso i quattro quinti degli effettivi, e tutto il materiale) e si affretta a Parigi. Si
forma una Sesta coalizione, con Inghilterra, Russia e Prussia (che ha ricostituito l'esercito, su nuove basi) ma senza l'Austria che con
Metternich temporeggia mentre sottrae a Napoleone i pochi alleati che ancora gli rimangono; solo alla fine anche l'Austria dichiara guerra.
Napoleone è battuto a Lipsia (ottobre 1813) e cerca di organizzare la resistenza sul suolo francese, ma con l'avanzata dei prussiani che
occupano Parigi e degli inglesi che sono sbarcati a Bordeaux il Senato lo dichiara decaduto, su proposta di Talleyrand. Napoleone abdica
nell'aprile 1814 e gli viene assegnato il principato dell'isola d'Elba (alla moglie Maria Luisa d'Austria, il ducato di Parma e Piacenza). Viene
restaurato il regno dei Borbone, con il re Luigi XVIII e una costituzione relativamente liberale. La pace di Parigi (maggio 1814) sancisce il
ritorno alle frontiere del 1792 (anche se l'Inghilterra mantiene le colonie francesi conquistate nel frattempo, oltre a Malta). L'Austria piega
le ultime resistenze francesi in Italia e occupa Lombardia e Veneto.

I “Cento giorni”
Il diffuso malcontento in Francia induce Napoleone a un nuovo tentativo: elude la sorveglianza e sbarca in Francia nel marzo 1815,
riprendendo il potere con l'appoggio popolare. Si forma la Settima coalizione (Inghilterra, Austria, Prussia, Russia) che con un esercito
britannico (agli ordini del generale Wellesley, diventato duca di Wellington, 1769-1852) e un esercito prussiano (comandato dal generale
Blücher) batte definitivamente Napoleone a Waterloo (giugno 1815). Napoleone è deportato a Sant'Elena (dove muore nel 1821) e la
Francia torna alle frontiere del 1790.
L'assetto dell'Europa viene ridefinito nel Congresso di Vienna, concluso nel giugno 1815.