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Corsi di formazione per autoriparatori

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La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.
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Qualifica PES/PAV/PEI,“La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.”

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un completo programma didattico e di aggiornamento agli specialisti del settore. Per poter intervenire sui
sistemi elettronici che governano i veicoli moderni è necessaria una nuova e più approfondita preparazione,
sempre più specialistica, che metta il meccatronico nelle condizioni di conoscere e riparare le anomalie dei
dispositivi elettronici, che costituiscono oramai una quota considerevole dei guasti che si presentano in
officina.
Ciascun corso è corredato di manuali specifici arricchiti di esempi pratici sulla diagnosi dei sistemi
analizzati; l’utilizzo della strumentazione di diagnosi direttamente in aula consente un’acquisizione delle
conoscenze più rapida ed efficace.

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I contenuti dettagliati dei corsi e il calendario aggiornato dei corsi programmati, sono disponibili alla pagina
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TEXAEDU, all’interno della quale il partecipante può visualizzare l’elenco dei corsi frequentati e i risultati dei
test sostenuti, stampare l’Attestato di Specializzazione conseguito, consultare video e materiale didattico
relativo ai corsi svolti.

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PRINCIPI GENERALI DI SICUREZZA

Figura 1

Pericolo

Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore (ad esempio,


materiale, attrezzatura di lavoro, impianto, metodi e pratiche di lavoro, ecc.) avente il
potenziale di causare danni.

Rischio

Probabilità che sia raggiunto il limite potenziale di danno, nelle


condizioni di impiego ovvero di esposizione, di un determinato
fattore.

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Infortunio

evento non pianificato che da luogo a morte, malattia, lesione, danno


o ad altra perdita

Incidente

evento non pianificato che ha la potenzialità di condurre ad un


infortunio.

R = F ( P, G )

R = rischio

P = probabilità
funzione delle protezioni più o meno efficaci, del tempo di
esposizione o di valori statisticamente indicati (dato non
sempre accessibile)

G = gravità o magnitudo M
funzione delle cose o delle persone coinvolte e della gravità del
coinvolgimento, dell’entità del danno conseguente

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R = F ( P, G )

P
6
5
R = rischio
4
P = probabilità
G = gravità
R
3
2
1

Figura 2
0 1 2 3 4 5 6 G
INFORMAZIONE E FORMAZIONE PER LA RIDUZIONE DEI RISCHI
R = F ( P, G )

P
6
5
R = rischio
4
P
G
=
=
probabilità
gravità
R
3
I = Informazione
2
I
1
PxG
R= 0 1 2 3 4 5 6 G
I Figura 3

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D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81


aa) «formazione»: processo educativo attraverso il quale trasferire
ai lavoratori ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e
protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizione
di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti
in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei
rischi;

bb) «informazione»: complesso delle attività dirette a fornire


conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei
rischi in ambiente di lavoro;

cc) «addestramento»: complesso delle attività dirette a fare


apprendere ai lavoratori l’uso corretto di attrezzature, macchine,
impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le
procedure di lavoro;

LE CONDIZIONI DI RISCHIO

ESPOSIZIONE

FONTE DI PERICOLO PERSONA

INCIDENTE

DANNO

AREA DEL RISCHIO

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La trasformazione di un PERICOLO
in un RISCHIO dipende dalla probabilità che
un particolare EVENTO possa manifestarsi
e che questo possa comportare un certo DANNO
alle persone esposte

Figura 4

In altre parole, tutti i PERICOLI presenti in una attività


lavorativa possono costituire un RISCHIO
per gli addetti a quella attività.

RISCHIO

IL RISCHIO È ANCHE COLLEGATO ALLA


QUANTIFICAZIONE OGGETTIVA DI DATI
Oggettivo (INDAGINI AMBIENTALI, VERIFICHE,
POPOLAZIONE DI RISCONTRO…)

IL RISCHIO È LEGATO AL LIVELLO CULTURALE


O CONCEZIONE DI VITA-GRADO DI LIBERTÀ
Soggettivo (STORIA E UTOPIA DI UNA POPOLAZIONE,
POSSIBILITÀ DI RICERCA, CAPACITÀ DI
CONFRONTO …)

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PERCEZIONE DEL RISCHIO

Figura 5

CULTURA DELLA SICUREZZA

I Rischi possono essere suddivisi in:

• RISCHI ELIMINABILI O ELUDIBILI

• RISCHI RIDUCIBILI

• RISCHI RITENIBILI/ACCETTABILI

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Rischio Eliminabile

• ELIMINAZIONE DEL RISCHIO ALLA SUA FONTE

• INTERVENTO SUL PROCESSO PRODUTTIVO E SULLA


PIANIFICAZIONE DEL LAVORO

• IMPORTANTE NELLA FASE DI PROGETTAZIONE EX NOVO O DI


RISTRUTTURAZIONE

• LADDOVE TECNICAMENTE POSSIBILE COSTITUISCE


L’INTERVENTO PRIORITARIO

Rischio Riducibile

• SE IL RISCHIO NON È ELIMINABILE DEVE ESSERE RIDOTTO

• LA RIDUZIONE DI BASA SULL’ADOZIONE DI OPPORTUNE MISURE


DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

• PER LA RIDUZIONE SI PUÒ AGIRE :


• SULLA FONTE
• SULLA INTERAZIONE UOMO-MACCHINA
• SULL’INTERAZIONE UOMO-SOSTANZA
• SULL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
• SULLA FORMAZIONE, INFORMAZIONE..
• ………

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Rischio Tollerabile

IL RISCHIO È RIDOTTO AD UN LIVELLO CHE PUÒ ESSERE


SOPPORTATO DALL’ORGANIZZAZIONE,
TENUTO CONTO DEI SUOI OBBLIGHI LEGISLATIVI

RISCHIO ACCETTABILE

L’AZIENDA SI ASSUME L’ONERE DELLE CONSEGUENZA DEL


VERIFICARSI DI UN EVENTO DANNOSO

I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO


I rischi lavorativi presenti negli ambienti di lavoro, in conseguenza
dello svolgimento delle attività lavorative in un determinato luogo di
lavoro, possono essere suddivisi in macro-categorie:

RISCHI CONNESSI ALL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

RISCHIO FISICO

RISCHIO INFORTUNI

RISCHIO CHIMICO/BIOLOGICO

RISCHIO INCENDIO

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RISCHI CONNESSI ALL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

FATTORI PSICOLOGICI

FATTORI ERGONOMICI

CONDIZIONI DI LAVORO DIFFICILI

RISCHIO FISICO

RUMORE

VIBRAZIONI

CAMPI ELETTROMAGNETICI

RADIAZIONI

ILLUMINAZIONE

MICROCLIMA

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I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO

RISCHIO INFORTUNI

RISCHIO MECCANICO

RISCHIO ELETTRICO

RISCHIO CADUTE DALL’ALTO

RISCHIO ELETTRICO - ESEMPI


CONTATTO DIRETTO CONTATTO INDIRETTO

• Tetanizzazione
• Arresto della respirazione
• Fibrillazione ventricolare
• Ustione

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I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO

RISCHIO CHIMICO/BIOLOGICO

RISCHIO CHIMICO

RISCHIO BIOLOGICO

RISCHIO ELETTRICO

Figura 6 Figura 7

• pannelli di comando e
quadri elettrici
• attrezzature elettriche
portatili
• cavi elettrici (sospesi e
non)
• …. Figura 8

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RISCHIO CHIMICO

Figura 9

• lavorazioni che liberano polveri, fumi, sostanze organiche volatili


(saldatura, verniciatura, incollaggio…ecc)
• manipolazione di sostanze chimiche (stampaggio, estrusione,
galvanici, disinfestazioni, sterilizzazione…)
• presenze di sostanze cancerogene
• contatto cutaneo con sostanze chimiche
• rischi di ingestione
• ….

RISCHIO NELL’USO DI MACCHINE


TRAPANI

Pericolosi connessi all’eventuale rottura


dell’utensile lavoratore con proiezione di
frammenti (viso, occhi)

Figura 10

Figura 12

Pericolosi connessi all’utensile che durante la rotazione


può causare gravi ferite agli arti superiori. Inoltre può
afferrare e trascinare indumenti o capelli
Figura 11

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TORNIO

Proiezione di materiali
in lavorazione

Figura 13

Figura 15

Schiacciamento degli arti con il


mandrino durante la sostituzione

Impigliamento degli indumenti nel


mandrino rotante
Figura 14 Figura 16

RISCHI NELL’ORGANIZZAZIONE E NELLA GESTIONE DEL LAVORO


• tecniche e metodi di lavoro
• gestione degli impianti
• stoccaggio materiali
• manutenzioni
• igiene nei luoghi di lavoro
• procedure di emergenza
• luoghi di transito …

Figura 17 Figura 18

Figura 19 Figura 20 Figura 21

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Trasportare i carichi solo con appositi mezzi ausiliari,


se possibile.

Quando si trasporta un carico è facile inciampare.

Mantenere libere le vie di circolazione e accertatevi


Figura 22
che la visibilità sia ottimale.

Figura 23

Attenzione a mani e piedi in quanto possono rimanere schiacciati.

Predisponete un luogo adatto per depositare i carichi.

RISCHI DA RUMORE
L’utilizzo di attrezzature rumorosi (come martelli
demolitori, mole, trattori, motoseghe, presse, seghe
circolari, troncatrici …) possono comportare rischi
di insorgenza di patologie dell’apparato uditivo
(ipoacusie)
Figura 24

Figura 25 Figura 26 Figura 27

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RISCHIO INCENDIO
Per combustione si intende una reazione chimica fra due sostanze
(combustibile e comburente) che comporta un forte sviluppo di
calore.Le condizioni per lo sviluppo di un incendio sono:
presenza di un quantità sufficiente di combustibile e comburente
un innesco (energia sufficiente per iniziare la reazione)

Figura 28 Figura 29

E TANTI ALTRI ANCORA COME VIBRAZIONE,


AGENTI BIOLOGICI, CAMPI ELETTROMAGNETICI,
RADIAZIONI IONIZZANTI E NON…

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VALUTAZIONE DEL RISCHIO


Procedimento di valutazione della possibile entità del danno, quale
conseguenza del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori
nell’espletamento delle loro mansioni, derivante dal verificarsi di un
pericolo sul luogo di lavoro.

Figura 30

RIDUZIONE DEL RISCHIO


Livello di sicurezza accettabile

Un danno può verificarsi:

• per cause di natura sconosciuta o non prevedibili (cause di forza


maggiore)
• a causa di un rischio previsto e ritenuto accettabile o per il fallimento
delle misure di protezione adottate (cause fortuite)

Poiché non è tecnicamente ed economicamente possibile ridurre il


rischio a zero occorre   definire un “livello di sicurezza accettabile”

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CURVA SICUREZZA-COSTO
Il compromesso tra
economia e sicurezza
ci fornisce il livello di
sicurezza accettabile,
tenendo però presente
tutti i parametri che
determinano il buon
funzionamento di
Figura 31
un impianto o di una
apparecchiatura.

Poiché tutte le misure che contribuiscono al miglioramento della


sicurezza di un sistema comportano un costo è ovvio che si deve
stabilire il massimo costo possibile e la minima sicurezza accettabile
per poi poter adottare le necessarie misure di protezione.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

RISCHI PER IGIENICO


LA SALUTE AMBIENTALE

RISCHI
PER LA ANTINFORTUNISTICI
SICUREZZA

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RISCHI PER LA SALUTE


Le cause di tali rischi sono da ricercarsi nell’insorgenza di non
idonee condizioni igienico-ambientali dovute alla presenza di fattori
ambientali di rischio generati dalle lavorazioni (caratteristiche del
processo e/o delle apparecchiature) e da modalità operative tali da
compromettere l’equilibrio bio-ambientale tra l’uomo e l’ambiente di
lavoro.

RISCHI PER LA SICUREZZA


Le cause di tali rischi sono da ricercarsi nel non idoneo assetto
delle caratteristiche di sicurezza inerenti gli ambienti di lavoro, le
macchine, attrezzature, modalità operative, organizzazione del lavoro
da cui conseguono gli infortuni ovvero danni e menomazioni fisiche
più o meno gravi in conseguenza di un impatto fisico-traumatico di
diversa natura.

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I RISCHI LAVORATIVI

Strutture
Macchine
1. Rischi per la sicurezza dovuti a: Impianti ed apparecchi elettrici
(Rischi di natura infortunistica) Sostanze pericolose
Incendio-Esplosioni

Agenti chimici
2. Rischi per la salute dovuti a: Agenti fisici
(Rischi di natura igienico ambientale) Agenti biologici

3. Rischi per la sicurezza e la Organizzazione del lavoro


Fattori psicologici
salute dovuti a: Fattori ergonomici
(Rischi di tipo cosiddetto trasversale) Condizioni di lavoro difficili

I CRITERI PROCEDURALI PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Lavorazioni
Fasi e operazioni
1. Identificazione delle sorgenti di processo tecnologico
rischio macchine, impianti
sostanze
(Prima fase)

Modalità operative
tempi di esposizione
organizzazione del lavoro
2. Individuazione dei rischi di D.P.I. e sistemi di sicurezza
esposizione
(Seconda fase)

Documentazione
3. Stima dei rischi di esposizione Verifiche strumentali
(Terza fase)

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Consultazione r.l.s

ANALISI
DEI PERICOLI

VALUTAZIONE
MISURE CORRETTIVE
DEI RISCHI

Datore di Lavoro:
ORGAMIZZAZIONE,
CONTROLLO, VERIFICA

VERIFICA RISCHI PIANIFICAZIONE


RESIDUI INTERVENTI

ATTUAZIONE DEGLI
INTERVENTI

MISURE DI PREVENZIONE

Rappresenta l’insieme delle misure atte ad impedire il


verificarsi di eventi dannosi

Agisce sulla PROBABILITA’ di accadimento di quel evento

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MISURE DI PROTEZIONE

Rappresenta l’insieme delle misure atte alla minimizzazione


del danno nel momento in cui si verifica l’evento

Agisce sulla GRAVITA’ del danno che si potrebbe ottenere


da un evento

RISCHIO RESIDUO

Quando, anche con gli interventi di


PREVENZIONE e PROTEZIONE, rimane un
RISCHIO RESIDUO, è necessario dotare i
lavoratori di adatti DPI
(Dispositivi di Protezione Individuali)

Figura 32

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LE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE
IN MATERIA DI SICUREZZA
SUL LAVORO

LEGISLAZIONE
• Costituzione (art. 32 e 35)

•DPR 547 del 1955

• DPR 164 del 1956

• DPR 302 e 303 del 1956

• Legge 186 del 1968 e 46 del 1990

• Legge 626 del 1994 R=P D (Rischio = Probabilità x Danno)

• T.U.81/2008

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• Costituzione art. 32 “La Repubblica tutela la salute come


fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”
• Costituzione art. 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue
forme ed applicazioni...”
• Costituzione art. 41 “L’iniziativa economica privata è libera. Non
può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare
danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana ...”

• DPR 547 del 1955 “norme per la prevenzione degli infortuni sul
lavoro”
• DPR 164 del 1956 “norme per la prevenzione degli infortuni sul
lavoro nelle costruzioni”

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Legge 186 del 1968 “Disposizioni concernenti la produzione di


materiali, apparecchiature, macchinari, installazioni e impianti
elettrici ed elettronici (2 articoli: regola d’arte, CEI= regola d’arte)
Legge 46 del 1990 (dichiarazione di conformità)
DPR 447 del 1991 “Regolamento di attuazione della legge 46/1990”
(ambito di applicazione, riconoscimento dei requisiti tecnico
professionali)
D.LGS 626 del 1994
Decreto 22 gennaio 2008 n. 37 “Regolamento concernente
l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della
legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni
in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli
edifici” e s.m.i.
T.U. 81/2008 e s.m.i.

DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008, N. 81


“ATTUAZIONE DELL’ARTICOLO 1 DELLA LEGGE 3 AGOSTO
2007, N. 123, IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E
DELLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO”

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COSA CAMBIA DAL PUNTO DI VISTA NORMATIVO


Articolo 304 - Abrogazioni

Vengono abrogati, fra gli altri, i “caposaldi” della precedente legislazione in tema
SSL.:

DPR 547/1955 - Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro


DPR 303/1956 - Norme generali per l’igiene del lavoro
DPR 164/1956 - Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni
D. Lgs 277/1991 - Protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione da agenti chimici, fisici
e biologici durante il lavoro,
D. Lgs 626/1994 - Miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro,
D. Lgs 493/1996 - Prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro
D. Lgs 494/1996 - Prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili
D. Lgs 187/2005 - Prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai
rischi derivanti da vibrazioni meccaniche

Il D. Lgs. 81/2008 e la sua sistematica

• Titolo I: Disposizioni generali


• Titolo II: Luoghi di lavoro
• Titolo III: Attrezzature e DPI
• Titolo IV: Cantieri temporanei e mobili
• Titolo V: Segnaletica
• Titolo VI: Movimentazione manuale dei carichi
• Titolo VII: Videoterminali
• Titolo VIII: Agenti fisici (rumore, ultrasuoni, infrasuoni, vibrazioni meccaniche, campi elettromagnetici,
radiazioni ottiche, atmosfere iperbariche)
• Titolo IX: Sostanze pericolose (Agenti chimici, cancerogeni/mutageni e amianto)
• Titolo X: Agenti Biologici
• Titolo XI: Atmosfere esplosive
• Titolo XII: Disposizioni in materia penale e di procedura
• Titolo XIII: Disposizioni transitorie e finali

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D. Lgs. n. 81/2008 - le principali novità:

 il Datore di lavoro e la delega di funzioni;


 il Dirigente e il Preposto;
 il principio di effettività;
 il Documento di Valutazione dei Rischi e l’entrata in vigore delle relative disposizioni;
 RLS, RLST , RLSSP
 gli obblighi di formazione e informazione;
 il medico competente
 la sorveglianza sanitaria
 gli appalti interni;
 i nuovi soggetti della sicurezza: noleggiatori e concedenti in uso;
 i cantieri temporanei e mobili;
 la sospensione dell’attività di impresa;
 la responsabilità “penale” delle persone giuridiche:il D. Lgs. n. 231/2001 e l’art. 30 del D.Lgs 81/2008.Il
sistema di Gestione della Sicurezza

IL DATORE DI LAVORO
Soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o comunque
il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel
cui ambito il lavoratore presta la propria attività ha la responsabilità
dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita
poteri decisionali e di spesa.

Nella impostazione dell’attività aziendale deve predisporre la politica,


le linee guida e indicazioni di carattere generale, nonché mettere a
disposizione risorse adeguate.

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Qualifica PES/PAV/PEI,“La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.”

DIRIGENTE
Persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri
gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli,
attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa
e vigilando su di essa  

PREPOSTO
Persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti
di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico
conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce
l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta
esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale
potere di iniziativa

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Qualifica PES/PAV/PEI,“La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.”

IL LAVORATORE
Persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa
nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza
retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione…
… il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per
conto delle società e dell’ente stesso…
… l’associato in partecipazione di cui all’articolo 2549, e seguenti del codice civile…
… il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui
all’articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle
leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o
di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro…
… l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione
professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti
chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali
limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o
ai laboratori in questione; il volontario, come definito dalla legge 1° agosto 1991, n. 266; i
volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il volontario che
effettua il servizio civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468,
e successive modificazioni.

S.P.P. SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE


“… insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda
finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi
professionali nell’azienda, ovvero unità produttiva”

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R.S.P.P. SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE


Responsabile del servizio prevenzione è necessario essere in possesso di un
e protezione: persona in possesso delle titolo di studio non inferiore al diploma di
capacità e dei requisiti professionali di istruzione secondaria superiore nonché
di un attestato di frequenza, con verifica
cui all’art. 32 designata dal datore di
dell’apprendimento, a specifici corsi di
lavoro, a cui risponde, per coordinare il
formazione adeguati alla natura dei rischi
servizio di prevenzione e protezione dai presenti sul luogo di lavoro e relativi alle
rischi attività lavorative. Per lo svolgimento
della funzione di responsabile del servizio
prevenzione e protezione, oltre ai requisiti
1. Le capacità ed i requisiti professionali dei di cui al precedente periodo, è necessario
responsabili e degli addetti ai servizi di possedere un attestato di frequenza,
prevenzione e protezione interni o esterni con verifica dell’apprendimento, a
devono essere adeguati alla natura specifici corsi di formazione in materia
dei rischi presenti sul luogo di lavoro e di prevenzione e protezione dei rischi,
relativi alle attività lavorative. anche di natura ergonomica e da stress
2. Per lo svolgimento delle funzioni da lavoro-correlato
parte dei soggetti di cui al comma 1, …. Segue ….

A.S.P.P. SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE


Addetto al servizio di prevenzione e 3. Possono altresì svolgere le funzioni di
protezione: persona in possesso delle responsabile o addetto coloro che, pur
capacità ed i requisiti professionali non essendo in possesso del titolo di
studio di cui al comma 2, dimostrino di
adeguati alla natura dei rischi presenti
aver svolto una delle funzioni richiamate,
sul luogo di lavoro e relativi alle attività
professionalmente o alle dipendenze di
lavorative di cui all’art. 32 un datore di lavoro, almeno da sei mesi
alla data del 13 agosto 2003 previo
svolgimento dei corsi secondo quanto
previsto dall’accordo di cui al comma 2.
6. I responsabili e gli addetti dei servizi
di prevenzione e protezione sono tenuti
a frequentare corsi di aggiornamento
secondo gli indirizzi definiti nell’accordo
Stato-regioni di cui al comma 2. È fatto
salvo quanto previsto dall’articolo 34.

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SORVEGLIANZA SANITARIA
Insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela stato di salute dei lavoratori ed esprimere il
dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, giudizio di idoneità alla mansione specifica.
La periodicità di tali accertamenti, qualora
in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori non prevista dalla relativa normativa, viene
di rischio professionali e alle modalità di stabilita, di norma, in una volta l’anno. Tale
svolgimento dell’attività lavorativa periodicità può assumere cadenza diversa,
stabilita dal medico competente in funzione
Medico in possesso di uno dei seguenti titoli: della valutazione del rischio. L’organo di
1. La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico vigilanza, con provvedimento motivato,
competente: può disporre contenuti e periodicità della
a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle sorveglianza sanitaria differenti rispetto a
direttive europee nonché dalle indicazioni quelli indicati dal medico competente;
fornite dalla Commissione consultiva di cui c) visita medica su richiesta del lavoratore,
all’articolo 6; qualora sia ritenuta dal medico competente
b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la correlata ai rischi professionali o alle
stessa sia ritenuta dal medico competente sue condizioni di salute, suscettibili di
correlata ai rischi lavorativi. peggioramento a causa dell’attività lavorativa
svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità
2. La sorveglianza sanitaria comprende: alla mansione specifica;
a) visita medica preventiva intesa a constatare d) visita medica in occasione del cambio della
l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il mansione onde verificare l’idoneità alla
lavoratore è destinato al fine di valutare la sua mansione specifica;
idoneità alla mansione specifica; e) visita medica alla cessazione del rapporto di
b) visita medica periodica per controllare lo lavoro nei casi previsti dalla normativa vigente.

MEDICO COMPETENTE
Medico competente: medico in possesso o in igiene industriale o in fisiologia ed
di uno dei titoli e dei requisiti formativi igiene del lavoro o in clinica del lavoro
e professionali di cui all’articolo 38, o in igiene e medicina preventiva o in
medicina legale e delle assicurazioni ed
che collabora, secondo quanto previsto
altre specializzazioni individuate, ove
all’articolo 29, comma 1, con il datore di
necessario, con decreto del Ministro
lavoro ai fini della valutazione dei rischi della sanità di concerto con il Ministro
ed è nominato dallo stesso per effettuare dell’università e della ricerca scientifica e
la sorveglianza sanitaria e per tutti gli tecnologica
altri compiti di cui al presente decreto 2. Docenza o libera docenza, in medicina
del lavoro o in medicina preventiva dei
lavoratori e psicotecnica o in tossicologia
industriale o in igiene industriale o in
Medico in possesso di uno dei seguenti fisiologia ed igiene del lavoro
titoli: Autorizzazione di cui all’art. 55 del D.
specializzazione in medicina del lavoro Lgs. 277/91
o in medicina preventiva dei lavoratori e Specializzazione in igiene e medicina
psicotecnica o in tossicologia industriale preventiva o in medicina legale

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RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA


Persona, ovvero persone, eletta o Nelle aziende, o unità produttive,
designata per rappresentare i lavoratori che occupano sino a 15 dipendenti
per quanto concerne gli aspetti della il rappresentante per la sicurezza è
salute e della sicurezza durante il lavoro eletto direttamente dai lavoratori al loro
interno

Nelle aziende, ovvero unità produttive,


con più di 15 dipendenti il rappresentante
per la sicurezza è eletto o designato dai
lavoratori nell’ambito delle rappresentanze
sindacali in azienda. In assenza di tali
rappresentanze, è eletto dai lavoratori
dell’azienda al loro interno

CHI FA CHE COSA ART.30


DEVE ESISTERE UN MODELLO ORGANIZZATIVO :

Vanno definiti

I RUOLI

LE ATTRIBUZIONI

I COMPITI

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DATORE DI LAVORO
DIRIGENTE-PREPOSTO

RAPPRESENTANTE RAPPRESENTANTE
LAVORATORI LAVORATORI
PER LA PER LA
SICUREZZA SICUREZZA

LAVORATORI

LA SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO


È COMPITO DI TUTTI

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO


Articolo 17 - Obblighi del datore di lavoro non delegabili

1. Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:


a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del
documento previsto dall’articolo 28;
b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione dai rischi;

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Articolo 18 - Obblighi del datore di lavoro e del dirigente


1. Il datore di lavoro, che esercita le attività di cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attività secondo le
attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono:
a) nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal presente decreto legislativo.
b) designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di
evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di
gestione dell’emergenza;
c) nell’affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla
sicurezza;
d) fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e
protezione e il medico competente, ove presente;
e) prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento
accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
f) richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di
sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro
disposizione;
g) richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel presente decreto;
h) adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di
pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
i) informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni
prese o da prendere in materia di protezione;
l) adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37;
m) astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di
riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;

n) consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di
sicurezza e di protezione della salute;
o) consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l’espletamento della
sua funzione, copia del documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), nonché consentire al medesimo rappresentante
di accedere ai dati di cui alla lettera r);
p) elaborare il documento di cui all’articolo 26, comma 3, e, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, consegnarne
tempestivamente copia ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
q) prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della
popolazione o deteriorare l’ambiente esterno verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio;
r) comunicare all’INAIL, o all’IPSEMA, in relazione alle rispettive competenze, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni
sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento e, a fini assicurativi, le
informazioni relative agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni;
s) consultare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nelle ipotesi di cui all’articolo 50;
t) adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di
pericolo grave e immediato, secondo le disposizioni di cui all’articolo 43. Tali misure devono essere adeguate alla natura
dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o dell’unità produttiva, e al numero delle persone presenti;
u) nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto, munire i lavoratori di apposita tessera di
riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro;
v) nelle unità produttive con più di 15 lavoratori, convocare la riunione periodica di cui all’articolo 35;
z) aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e
sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
aa) comunicare annualmente all’INAIL i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
bb) vigilare affinché i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica
senza il prescritto giudizio di idoneità.

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OBBLIGHI DEL MEDICO COMPETENTE


1. La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente:
a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle direttive europee nonché dalle indicazioni fornite dalla
Commissione consultiva di cui all’articolo 6;
b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi
lavorativi.

2. La sorveglianza sanitaria comprende:


a) visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è
destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica;
b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità
alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa,
viene stabilita, di norma, in una volta l’anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa, stabilita dal
medico competente in funzione della valutazione del rischio. L’organo di vigilanza, con provvedimento
motivato, può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza sanitaria differenti rispetto a quelli
indicati dal medico competente;
c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi
professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento a causa dell’attività lavorativa
svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica;
d) visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l’idoneità alla mansione specifica;
e) visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa vigente.

OBBLIGHI DEL PREPOSTO


Articolo 19 - Obblighi del preposto

1. In riferimento alle attività indicate all’articolo 3, i preposti, secondo le loro


attribuzioni e competenze, devono:
a) sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei
loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e
sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di
protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della
inosservanza, informare i loro superiori diretti;
b) verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni
accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
c) richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in
caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave,
immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;

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Articolo 19 - Obblighi del preposto

d) informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave


e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia
di protezione;
e) astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di
riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo
grave ed immediato;
f) segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei
mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia
ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga
a conoscenza sulla base della formazione ricevuta;
g) frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto dall’articolo 37.

OBBLIGHI DEL LAVORATORE


Articolo 20 . Obblighi dei lavoratori
1.Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone
presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua
formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.
2. I lavoratori devono in particolare:
a) contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a
tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini
della protezione collettiva ed individuale;
c) utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto
e, nonché i dispositivi di sicurezza;
d) utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
e) segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei
dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano
a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze
e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo
grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; f) non rimuovere
o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
g) non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che
possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;
i) sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto legislativo o comunque disposti dal medico
competente.

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Articolo 20 . Obblighi dei lavoratori

3. I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono


esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente
le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Tale obbligo grava
anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività
nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto.

IL RUOLO DEL LAVORATORE (ART.20)

PARTE ATTIVA NELL’ORGANIZZAZIONE E


REALIZZAZIONE DELLA SICUREZZA

DEVE

• PRENDERSI CURA DELLA PROPRIA SALUTE E SICUREZZA E DI


QUELLA DELLE ALTRE PERSONE PRESENTI
• CONTRIBUIRE ALL’ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI PREVISTI A
TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA
• OSSERVARE LE DISPOSIZIONI IMPARTITE
• PARTECIPARE AI PROGRAMMI DI FORMAZIONE
• SOTTOPORSI AI CONTROLLI SANITARI PREVISTI
• SEGNALARE EVENTUALI DEFICIENZE DEI MEZZI E DISPOSITIVI

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SAPERE SAPERE FARE


(conoscenza) (addestramento)

ADOZIONE DA PARTE DEI LAVORATORI


DI ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI SICURI

SAPERE ESSERE SAPERE AGIRE


(atteggiamento) (comportamento)

VALUTAZIONE,
MANUTENZIONE ELIMINAZIONE /
(AMBIENTI, RIDUZIONE DEI
RISCHI PREVENZIONE
ATTREZZATURE,
IMPIANTI)

MISURE DI TUTELA

SEGNALI DI
AVVERTIMENTO CONTROLLO
E MISURE DI INFORMAZIONE SANITARIO
EMERGENZA FORMAZIONE
ADDESTRAMENTO

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E SE LE MISURE DI TUTELA NON SONO RISPETTATE?

Figura 33

Figura 34

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Figura 35

IL DVR (ART. 28)


IL DATORE DI LAVORO HA L’OBBLIGO DI ELABORARE IL DOCUMENTO
DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (DVR)
Sono oggetto della valutazione tutti i RISCHI per la sicurezza e salute
dei lavoratori.

Il DVR deve contenere:


• Una relazione sulla valutazione dei rischi e sui criteri adottati per
la valutazione stessa;
• Indicazione delle misure di PREVENZIONE e PROTEZIONE
(programma e procedure);
• Nominativo del RSPP;
• Individuazione delle mansioni che espongono i lavoratori a RISCHI
SPECIFICI che richiedono riconosciuta capacità professionale,
specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.

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IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (DVR)


E L’ENTRATA IN VIGORE DELLE RELATIVE DISPOSIZIONI
Articolo 17 - Obblighi del datore di lavoro non delegabili
 
1. Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:
a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del
documento previsto dall’articolo 28;
b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione dai rischi;

QUESTA NORMA E’ ENTRATA IN VIGORE


IL1° GENNAIO 2009

Il DVR – ai sensi dell’art. 28 – deve:


• riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori,
ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi
particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato
e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, nonché
quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza
da altri Paesi.
• avere data certa.

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GLI OBBLIGHI DI FORMAZIONE E INFORMAZIONE


Il contenuto della formazione e dell’informazione devono essere
facilmente comprensibili per i lavoratori e devono consentire loro di
acquisire le relative conoscenze (viene implicitamente introdotto un
obbligo, a carico del datore di lavoro, di accertare l’esito del percorso
formativo e informativo attraverso test di apprendimento).
Nel caso di lavoratori immigrati (ossia: non madrelingua), la
formazione e l’informazione devono avvenire previa verifica della
comprensione della lingua utilizzata nel percorso formativo e
informativo.

Articolo 36 - Informazione ai lavoratori


……………….
4. Il contenuto della informazione deve essere facilmente
comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire
le relative conoscenze. Ove la informazione riguardi lavoratori
immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione della
lingua utilizzata nel percorso informativo.

Articolo 37 - Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti


…………….
13. Il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile
per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e
competenze necessarie in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Ove la formazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa
verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare
utilizzata nel percorso formativo

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GLI APPALTI
La disciplina in materia di appalti, precedentemente contenuta
nell’art. 7 del d. lgs. n. 626/1994, è ora contenuta nell’art. 26 del D.
Lgs. n. 81/2008, nel quale sono state inserite alcune novità.

Permane l’obbligo del datore di lavoro committente di:


a) verificare l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici,
in relazione ai lavori da affidare in appalto o con contratto d’opera o
somministrazione (verrà effettuata secondo le modalità indicate da
un d.p.r. che sarà adottato entro 12 mesi dalla data di emanazione
del D. Lgs. n. 81/2008; nel frattempo: acquisizione certificato
di iscrizione alla CCIIA e autocertificazione dell’appaltatore del
possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionale);
b) fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi
specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e
sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione
alla propria attività.

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Permane altresì l’obbligo, a carico di tutti i datori e lavoro ed esteso


ai subappaltatori, di:

a) Cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione


dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto
dell’appalto;

b) Coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi


cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche
al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle
diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.

IL D.U.V.R.I. E LA GESTIONE DEL DOCUMENTO

OBBLIGHI CONNESSI AI CONTRATTI


D’APPALTO O DI SOMMINISTRAZIONE

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Qualifica PES/PAV/PEI,“La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.”

L’art. 26 del D.Lgs. N. 81/2008 (T.U.S.), modificato ed integrato dal


D.Lgs. 3 Agosto 2009, n. 106

Tra gli OBBLIGHI del Datore di Lavoro vi è quello di redigere il


Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti (D.U.V.R.I.)
quando l’ Ente è il “COMMITTENTE” di Lavori, Servizi e Forniture, per i
quali sono previsti Rischi da Interferenze tra i lavori dell’impresa e le
attività svolte dall’Ente stesso.

DEFINIZIONE DI INTERFERENZA
Si parla di INTERFERENZE nella circostanza in cui si possa verificare
un “CONTATTO RISCHIOSO” tra le persone presenti (anche pubblico
esterno) ed il personale dell’appaltatore o tra il personale di “imprese
diverse” che operano nella stessa sede con contratti differenti.

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SCENARIO TIPICO, INTRODUZIONE DEGLI APPALTATORI A, B


E C NEI LUOGHI DEL COMMITTENTE
Ri lta
ap

sc to
pa C

hi re

lta hi
re
pa sc
B to
ap Ri
Ambiente di lavoro
COMMITTENTE
Rischi per i dipendenti

Ri lta
ap

sc to
pa A

hi re
RISCHI DA INTERFERENZA
Per “RISCHI DA INTERFERENZA”, come indicato dall’Autorità per la
vigilanza, si intendono quei rischi che, nell’esecuzione di contratti
per Lavori, Servizi e Forniture, in un determinato contesto, sono da
considerarsi “AGGIUNTIVI” rispetto alla normale effettuazione degli
stessi.

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SI POSSONO CONSIDERARE RISCHI INTERFERENTI QUELLI:


• derivanti da sovrapposizioni di più attività svolte da operatori di
appaltatori diversi;
• immessi nel luogo di lavoro del committente dalle lavorazioni
dell’appaltatore;
•esistenti nel luogo di lavoro del committente, ove e’ previsto che
debba operare l’appaltatore, ulteriori rispetto a quelli specifici
dell’attività propria dell’appaltatore;
•derivanti da modalità di esecuzione particolari richieste
esplicitamente dal committente (che comportino pericoli aggiuntivi
rispetto a quelli specifici dell’attività appaltata).

COS’E’ IL D.U.V.R.I.
Il D.U.V.R.I. e’ lo strumento attraverso il quale il COMMITTENTE
individua e valuta i rischi generati all’interno dei suoi ambienti dalla
contemporanea esecuzione di lavori ad opera di APPALTATORI
Ri lta
ap

sc to
pa C

lta hi
re
hi re

pa sc
B to
ap Ri

Ambiente di lavoro
COMMITTENTE
Rischi per i dipendenti
Ri lta
ap

sc to
pa A

hi re

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INDIVIDUAZIONE RISCHI INTERFERENTI

Identificazione sovrapposizioni
Raccolta dati temporali delle attività negli
ambienti di lavoro
Identificazione rischi
potenzialmente interferenti causati
dagli APPALTATORI Identificazione rischi
potenzialmente interferenti derivati
SI dal COMMITTENTE

C’è compresenza Rischio interferente


NO

Rischio permane in assenza


di chi lo determina ed il SI
luogo è accessibile as altre
aziende? NO Rischio NON interferente

LA REDAZIONE DEL DUVRI


Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il
coordinamento, elaborando un unico documento di valutazione dei
rischi (DUVRI) che indichi le misure adottate per eliminare o, qualora
ciò sia impossibile, ridurre al minimo le interferenze. Tale documento
è allegato al contratto di appalto o d’opera.

La disposizione non si applica ai rischi specifici propri dell’attività


delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi.

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SOLO IL COMMITTENTE È IN GRADO DI


FARLO, PERCHÉ CONOSCE LA SEQUENZA
TEMPORALE DELLE FASI DEL LAVORO
ED HA STABILITO PREVENTIVAMENTE LE
MODALITÀ OPERATIVE.

IL D.U.V.R.I. DEVE:
• Essere integrato con il documento di valutazione dei rischi aziendali
• Essere unico per tutti gli appalti che comportano rischi tra loro
interferenti;
• Essere indipendente dal documento di valutazione dei rischi
aziendali
• Essere finalizzato a gestire i rischi interferenziali;

N.B. Utilizzare una metodologia adattabile ad ogni tipo di appalto


(ad esclusione di quelli gestiti con il Piano di Sicurezza del Cantiere
– PSC)

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ALTRA PRECISAZIONE ESSENZIALE…


Art. 26 c.1 modificato dal D.Lgs. 106/09

• HA ESCLUSO dalla valutazione dei rischi da interferenza le attività


che, pur essendo parte del ciclo produttivo aziendale, si svolgano
in luoghi sottratti alla giuridica disponibilità del committente e,
quindi, alla possibilità per la Stazione Appaltante di svolgere nei
medesimi luoghi, gli adempimenti di legge.

QUINDI IL DUVRI NON SI REDIGE PER…


Le mere forniture senza posa in opera, installazione e
montaggio, salvo i casi in cui siano necessarie procedure che
interferiscono con la fornitura.

I servizi per cui non c’è esecuzione in luoghi nella giuridica


disponibilità del datore di lavoro committente.

I servizi di natura intellettuale, per esempio progettazione,


direzione lavori, collaudi ecc., anche effettuati presso la
stazione appaltante (es. progettazione, installazione e
collaudo software).

Lavori o servizi la cui durata sia inferiore ai 2 giorni lavorativi


(salvo lavori ad esposizioni particolari).

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GLI APPALTI INTERNI


L’indicazione dei costi sulla sicurezza

Nei contratti di “subappalto, appalto e somministrazione” devono


essere indicati a pena di nullità i costi relativi alla sicurezza, con
particolare riferimento a quelli propri connessi allo specifico appalto.

GLI APPALTI
La tessera di riconoscimento

Il personale dell’impresa appaltatrice deve essere munito di tessera


di riconoscimento corredata di fotografia e contenente le generalità
del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro.

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Sequenza temporale degli adempimenti a carico del datore di lavoro


committente
1. Individuazione del potenziale appaltatore
2. Ottenimento delle informazioni di cui al comma 2, lett. b e delle indicazioni relative
ai costi della sicurezza
3. Verifica della idoneità tecnico professionale (documentata e motivata) anche alla
luce dei dati di cui al punto che precede e di eventuali provvedimenti di sospensione
4. Predisposizione del DUVRI contenente la indicazione di tempi e modi delle attività
di cooperazione e coordinamento nonché la indicazione dei costi della sicurezza
5. Ottenimento della indicazione nominativa del personale dell’appaltatore e della
documentazione comprovante la regolarità del rapporto
6. Stipula del contratto con indicazione nominativa del personale dell’appaltatore,
previsione di procedura per l’inserimento di nuovo personale, costi della sicurezza
ed allegazione del DUVRI (dichiarato parte integrante del contratto)
7. Effettuazione delle attività indicate nel DUVRI
8. Verifica continuativa della identità del personale dell’appaltatore

TITOLO IV - CANTIERI TEMPORANEI O MOBILICAPO I - MISURE PER


LA SALUTE E SICUREZZA NEI CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI
Obblighi dei datori di lavoro
Piano operativo di sicurezza (art. 96 comma 1 lettera “g )

Il P.O.S. è il documento che il datore di lavoro dell’impresa


esecutrice redige in riferimento al singolo cantiere interessato
L’accettazione da parte di ciascun datore di lavoro delle
imprese esecutrici del piano di sicurezza e coordinamento (art.
100) e la redazione del piano operativo di sicurezza costituiscono,
limitatamente al singolo cantiere interessato, adempimento alla
redazione del documento di valutazione del rischio

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IL RESPONSABILE DEI LAVORI (R. L.)


Art. 89/1c - D.Lgs n. 81/08:

E’ obbligatoria la sua designazione?


Privati NON si può rispondere in maniera certa.
Pubblici SI

Chi può essere designato come Responsabile Lavori?

Privati SOLO il Progettista per R. L. in fase di Progettazione


SOLO il Direttore Lavori per R. L. in fase di Esecuzione
Pubblici SOLO il R. U. P.

Il conferimento dell’incarico deve essere formalizzato?


Privati E’ CONSIGLIABILE in attesa di chiarimenti istituzionali
Pubblici NO

IL COORDINATORE PER LA SICUREZZA DURANTE LA


PROGETTAZIONE (CSP)
Art. 90/3 - D.Lgs n. 81/08
E’ obbligatoria la sua designazione in presenza di più imprese?
Privati SI solo se i lavori sono soggetti a Permesso di Costruire.
Pubblici SI sempre
Altra novità consiste nel fatto che la nomina è indipendente dai
rischi particolari compresi nell’All. II e dai 200 Uomini Giorno di entità
presunta del cantiere.
Chi può essere designato come CSP ?
Privati e SOLO coloro in possesso dei requisiti di cui all’art. 98
Pubblici Ivi compreso il Committente o il Responsabile Lavori.

Chi può essere designato come CSP ?


Privati e -- Redigere il PSC art. 100/1 – contenuti in All. XV
Pubblici -- Predisporre il Fascicolo – contenuti in All. XVI

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IL COORDINATORE PER LA SICUREZZA DURANTE LA


ESECUZIONE (CSE)
Artt. 89/1f-90/4/5-92/2 - D.Lgs n. 81/08

E’ obbligatoria la sua designazione in presenza di più imprese?


Privati e Pubblici SI

Chi può essere designato come CSP ?


Privati e SOLO coloro in possesso dei requisiti di cui all’art. 98
Pubblici Escluso Datore di Lavoro e dipendenti delle imprese
Esecutrici o RSPP designato dal Datore di Lavoro

E’ obbligatoria la sua designazione in presenza di più imprese?


Pubblici e Privati soggetti a Perm. di C. Obblighi di cui all’art. 92/a-f
Privati senza Perm. di C. Redige PSC e Fasc. +
Obblighi di cui all’art. 92/a-f

IMPRESA AFFIDATARIA
Artt. 89/1i - 97 - D.Lgs n. 81/08

Grande novità introdotta dal D.Lgs 81/08

L’impresa Affidataria viene concepita per:

Gestire la complessità della Organizzazione del


cantiere (catene di subappalti, lavoratori autonomi,
lavoro nero etc.).

Affiancare il CSE in un compito che, da solo, finora


non è riuscito a svolgere al meglio.

Assecondare quello che è l’orientamento attuale della


gestione della commessa nel settore Edile.

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IMPRESA AFFIDATARIA
Artt. 97, 95 e 96 - D.Lgs n. 81/08
Grande novità introdotta dal D.Lgs 81/08

Quali obblighi ha il Datore di Lavoro della Impresa Affidataria?

Vigilare sulla sicurezza dei lavori affidati e sull’applicazione delle


disposizioni e delle prescrizioni contenute nel PSC.

Verificare, conformemente all’Alleg. XVII, l’idoneità tecnico


professionale delle ditte e dei lavoratoti autonomi a cui ha affidato
l’esecuzione dei lavori. Oltre agli altri obblighi indicati nell’art. 26.

Coordinare gli interventi finalizzati alle misure generali di tutela (art.


95) e agli obblighi dei Datori di Lavoro, dei Dirigenti e dei Preposti
(art. 96) (logistica del cantiere-rimozione-stoccaggio-POS).

Verificare la congruenza dei POS delle imprese esecutrici rispetto


al proprio prima di trasmetterli al CSE.
IDONEITA’ TECNICO PROFESSIONALE
Artt. 89/1l – All. XVII - D.Lgs n. 81/08

Definizione:
Possesso di capacità organizzative, disponibilità di forza lavoro,
di macchine e di attrezzature in riferimento alla realizzazione
dell’opera.

Altra importante novità è che vengono elencati nell’Allegato


XVII i documenti che dovranno essere esibiti dalle imprese e dai
Lavoratori Autonomi al Committente o al Responsabile Lavori per
dimostrare il possesso della idoneità tecnico professionale.

In caso di subappalto la verifica della idoneità tecnico


professionale con le modalità riportate nell’Allegato XVII è un
obbligo che ricade sul Datore di Lavoro committente.

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IDONEITA’ T. P. -- ALLEGATO XVII


All. XVII - D.Lgs n. 81/08

1) DOCUMENTI DA ESIBIRE DA PARTE DELLE IMPRESE

Iscrizione CCIA con oggetto sociale inerente alla tipologia dell’appalto;


Documento di valutazione dei rischi o autocertificazione;
Documentazione attestante la conformità alle disposizioni del presente
Decreto di : Macchine, attrezzature e opere provvisionali;
Elenco dei DPI forniti
Nomina: RSPP, antincendio, primo socc., gest. Emerg. e Med. Comp.
Nomina R.L.S.
Attestati di formazione
Elenco dei lavoratori risultanti dal Libro Matricola e idoneità sanitaria
D.U.R.C.
Dichiaraz. di non essere oggetto di provvedimenti di sosp. o interdittivi

All. XVII - D.Lgs n. 81/08

2) DOCUMENTI DA ESIBIRE DA PARTE DEI LAV. AUTONOMI

Iscrizione CCIA con oggetto sociale inerente alla tipologia dell’appalto;


Documentazione attestante la conformità alle disposizioni del presente
Decreto di : Macchine, attrezzature e opere provvisionali;
Elenco dei DPI in dotazione;
Attestati di relativi alla propria formazione e idoneità sanitaria
D.U.R.C.

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SOSPENSIONE DELL’EFFICACIA DEL TITOLO ABILITATIVO


Art. 90 /9/10 - D.Lgs n. 81/08
Importante novità introdotta sotto forma di pena accessoria:

IN ASSENZA DI

DURC

PSC

FASCICOLO

NOTIFICA

L’Organo di vigilanza comunica la violazione alla


Amministrazione concedente affinchè, quest’ultima,
possa procedere alla
SOSPENSIONE DEL TITOLO AUTORIZZATIVO

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NORME CEI EN 50110 E CEI 11-27


LAVORI ELETTRICI FUORI TENSIONE
ED IN PROSSIMITA’ IN B.T. E A.T.
LAVORI SOTTO TENSIONE I B.T.

LEGISLAZIONE DELLA SICUREZZA PER I LAVORATORI ELETTRICI

“Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in


materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”
DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008, N.81.

& Formula i provvedimenti relativi alla prevenzione del rischio elettrico,


disponendo gli obblighi del datore di lavoro, i requesiti di sicurezza di materiali,
macchinari, apparecchiature e impianti, le prescrizioni per l’esecuzione dei
lavori, sanzionandone le violazioni.
TITOLO III CAPO “Impianti e apparecchiature elettriche” art. 80÷87 e All. IX
TITOLO IV Cantieri temporanei o mobili CAPO II sezione II “Disposizioni di
carattere generale” art. 117 “Lavori in prossimità di parti attive”

Quando viene menzionato il D.lgs. 81/08, si intende il:


Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n.81, aggiornato con le sucessive modifiche:
attualmente dal Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n.106.

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DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008, N. 81

Articolo 83 Lavoratori in prossimità di parti attive

1. Non possono essere eseguiti lavori non elettrici in vicinanza


di linee elettriche o impianti elettrici con parti attive non
protette, o che per circostanze particolari si debbano
ritenere non sufficientemente protette, e comunque a
distanze inferiori ai limiti di cui alla tabella 1 dell’allegato
IX, salvo che vengano adottate disposizioni organizzative o
procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti
rischi.
2. Si considerano idonee ai fini di cui al comma 1 le
disposizioni contenute nelle pertinenti norme tecniche.

D.Lgs n. 81/2008

Tab. 1 allegato IX - Distanza di sicurezza da parti attive di linee


elettriche e di impianti elettrici non protette o non sufficientemente
protette da osservarsi, nell’educazione di lavori non elettrici, al
netto degli ingombri derivanti dal tipo di lavoro, delle attrezzature
utilizzate e dei materiali movimentati, nonché degli sbandamenti di
quota dovuti alle condizioni termiche.

Un (kV) D (m)
≤1 3
1 < Un ≤ 30 3,5
30 < Un ≤ 132 5
> 132 7

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DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI)

& DEFINISCE I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE


INDIVIDUALI (DPI) COME I PRODOTTI CHE
HANNO LA FUNZIONE DI SALVAGUARDARE
Decreto Legislativo 4 LA SALUTE E LA SICUREZZA DEI
dicembre 1992, n. 475 LAVORATORI
Attuazione della direttiva & RESPONSABILIZZA I COSTRUTTORI A
89/686/CEE in materia GARANTIRE LE PRESTAZIONI DICHIARATE
di riavvicinamento & CLASSIFICA I DPI IN CATEGORIE IN
delle legislazioni degli RELAZIONE AL LIVELLO DI PROTEZIONE
Stati membri ralativi ai OFFERTO
Dispositivi di Protezione & IMPONE L’OBBLIGO DELL’APPOSIZIONE
individuali (DPI) “DELLA MARCATURA “ E DELLA NOTA
INFORMATIVA SULLE MODALITA’ DI
UTILIZZO

SOGGETTI ATTORI DELLA SICUREZZA


Come definiti dall’art. 2 comma 1 del D. Lgs. 981/2008

• Datore di lavoro
• Dirigente
In precedenza regolamenti dal DPR 547/55
• Lavoratore
• Preposto
• Rappresentante dei lavoratori
per la sicurezza (RLS)
• Servizio di Prevenzione e
Protezione (SPP)
• Medico competente
(quando necessario)

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LEGISLAZIONE DELLA SICUREZZA PER I LAVORATORI ELETTRICI


D. Lgs. 81/2008 Titolo I Capo III Sezione I art. 17 e Sezione II art. 28 e 29

DIRIGENTI

DATORE DI
LAVORO RESPONSABILE
PREPOSTI
SERVIZIO
PREVENZIONE E
RESPONSABILITÀ
Compito inderogabile

PROTEZIONE
ADDETTI

Collaborazione
alla redazione

GESTIONE
RLS

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI


ed adozione degli adempimenti connessi

D.Lgs n. 81/2008

& Scelta delle attrezzature


& Sistemazione dei luoghi di lavoro
& Pianificazione degli interventi
Nella & Individuazione delle procedure da adottare
PREVEDE LA e dei ruoli aziendali
VALUTAZIONE & Indicazione delle misure di prevenzione e
DEI RISCHI protezione e dei DPI
Art. 28 e 29
a carico del
datore di & Modifiche del processo
lavoro Art. 17 produttivo o della organizzazione
Da rielaborare in
del lavoro
occasione di
& Grado di evoluzione della tecnica
& Infortuni significativi

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D.Lgs n. 81/2008
Art. 18
Il datore di lavoro ed i dirigenti secondo le
attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono:
a) nominare il medico ...
b) designare i lavoratori incaricati delle emergenze (incendio, salvataggio,
primo soccorso)
c) affidere i compiti tenendo conto delle loro capacità e condizioni in relazione
alla loro salute
d) fornire i DPI

Figura 36 Figura 37

D.Lgs n. 81/2008
Art. 18

e) prendere le misure appropriate affinché soltanto


i lavoratori che hanno ricevuto adeguate
istruzioni e specifico addestramento accedano
alle zone che li espongono ad un rischio grave e
specifico
f) richiedere l’osservanza da parte dei singoli
lavoratori delle norme vigenti, nonché delle
Figura 38
disposizioni aziendali in materia di sicurezza
e di igiene del lavoro di uso dei mezzi di
protezione collettivi di protezione individuali
messi a loro disposizione

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D.Lgs n. 81/2008
Art. 18

i) informare il più presto possibile i lavoratori esposti al


rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio
stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia
di protezione
l) adempiere agli obblighi di informazione, formazione e
addestramento di cui agli articoli 36 e 37
t) adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione Figura 39

incidenti e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro,


nonché per il caso di pericolo grave e immadiato,
secondo le disposizioni di cui all’aticolo 43.
Tali misure devono essere adeguate alla natura
dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o dell’unità
produttiva, e al numero delle persone presenti

D. LGS. 81/2008 PRINCIPI DONDAMENTALI PER L’ESECUZIONE


DI UN LAVORO ELETTRICO (NORMA CEI 11-27 ED. III)
VALUTAZIONE DEI RISCHI

PREPARAZIONE TECNICA DEL LAVORO

ISTRUZIONE DEL PERSONALE

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

TRASMISSIONE DELL’INFORMAZIONE/COMUNICAZIONE

CONDIZIONI/POSTO DI LAVORO

ATTREZZATURE, UTENSILE E DISPOSITIVI

SCHEMI E DOCUMENTAZIONE

SEGNALI (divieto, avvertimento, prescrizione vedasi anche dall’art. 161 all’art. 164 e
UNI 7543)

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NORMATIVA DELLA SICUREZZA PER I LAVORI ELETTRICI

NORMATIVA DI SICUREZZA
ELETTRICA

LEGGI NORME CEI

Sono riconosciute
“REGOLA D’ARTE”
secondo la legge 186/68

SICUREZZA NEI LAVORI ELETTRICI

RECEPIMENTO DELLE DIRETTIVE EUROPEE


D. LGS. 09/04/2008, n. 81 L. 03/08/2007, n.123

D.LGS. 14/8/1996 N.494 (abrogato dal D.Lgs. 81/2008)


D.LGS. 14/8/1996 N.493 (abrogato dal D.Lgs. 81/2008)
D.LGS. 14/8/1996 N.459
LEGGI
D.LGS. 14/8/1996 N.626 (abrogato dal D.Lgs. 81/2008)
D.LGS. 14/8/1996 N.457
D.LGS. 14/8/1996 N.303 (abrogato (no art.64) dal D.Lgs. 81/2008)
D.LGS. 14/8/1996 N.302 (abrogato dal D.Lgs. 81/2008)
D.LGS. 14/8/1996 N.164 (abrogato dal D.Lgs. 81/2008)
D.LGS. 14/8/1996 N.547 (abrogato dal D.Lgs. 81/2008)

NORME CEI 11-27 (1992)


TECNICHE CEI EN 50110 - CEI 11-48 (1998)
Nuova CEI 11-27/1 (2001)

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Qualifica PES/PAV/PEI,“La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.”

CEI 11-27 “LAVORI SU IMPIANTI ELETTRICI”


Si applica alle operazione e attività di lavoro sugli impianti elettrici,
ad essi connesse e vicino ad essi

CEI EN 50110-1 “ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI ELETTRICI”


Si applica a tutte le modalità operative di attività di lavoro sugli
impianti elettrici, ad essi connesse e vicino ad essi

La nuova norma europea CEI EN 50110 (CEI 11-48) si basa


sugli stessi principi del D. LGS. 09/04/2008, n. 81 (analisi
rischio, formazione, organizzazione, ecc)
Tutti i tipi di lavori elettrici hanno pari dignità e stesso livello
di sicurezza accettabile

PERSONE COMUNI: la sicurezza nell’uso dell’impianto


elettrico è garantita dalla costruzione dell’impianto a regola
d’arte
PERSONE ADDESTARTE: la sicurezza nei lavori elettrici si
ottiene con l’osservanza delle procedure che garantiscono
un rischi accttabile

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NORMATIVA DELLA SICUREZZA PER I LAVORI ELETTRICI


NORMA CEI EN 50110-1, 50110-2 (NORMA CEI 11-48,11-49)
“ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI ELETTRICI”

& NORMA EUROPEA CHE TUTTI I PAESI ADERENTI AL CENELEC


DEVONO ADOTTARE COME NORMA NAZIONALE

& SI PROPONE DI ALLINEARE I VARI LIVELLI DI SICUREZZA

& FORMATA DA DUE PARTI: UNA CONTIENE LE PRESCRIZIONI


MINIME VALIDE PER TUTTI I PAESI, L’ALTRA CONTIENE LE
VARIE PRESCRIZIONI NAZIONALI CHE COMUNQUE SONO
RICONOSCIUTE VALIDE

NORMA CEI 11-27


Traduzione applicatviva adattata alla realtà italiana dei dettati
della CEI EN 50110-1, dalla quale non prescinde e alla quale fa
riferimento come fonte dei principi di comportamento

QUINDI

La CEI EN 50110-1 va vista come complementare sllA CEI 11-27


per organizzare una efficace gestione della sicurezza elettrica
aziendale

IL RISCHIO ELETTRICO

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CEI 11-27: AMBITO DI APPLICAZIONE


A seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 81/2008
(art. 82: lavori in tensione)

Figura 40

La norma si applica ai lavori sotto tensione su impianti in tensione


fino a 1000 V in c.a. e 1500 V in c.c. (oltre che ai lavori tensione senza
valori limite).

IL RISCHIO ELETTRICO

CEI 11-27: FORMAZIONE E REQUESITI PERSONALI


Nessun lavoro elettrico deve essere eseguito da persone prive di
adeguata formazione.

FORMAZIONE?
Figura 41

Conoscenze, capacità e abilità sufficienti a permettere di compiere in


piena sicurezza le attività effidate.

Conoscenze teoriche + sviluppo di capacità organizzative


(valutazioni, decisioni, interpretazioni) + acquisizione
di abilità esecutive.

IL RISCHIO ELETTRICO

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CARATTERISTICHE GENERALI DEL PERSONALE


PERSONE ESPERTA (PES)

“Persona con istruzione, conoscenza ed


esperienza rilevanti tali da consentirle
di analizzare i rischi e di evitare i pericoli
che l’elettricità può creare”.

Figura 42

IL RISCHIO ELETTRICO

COMPETENZE DELLA PES


• Conoscenze generali dell’antinfortunistica elettrica;

• approfondita conoscenza della problematica infortunistica per


almeno una precisa tipologia di lavori;

• capacità di affrontare in autonomia l’organizzazione e l’esecuzione


in sicurezza di qualsiasi lavoro di precisa tipologia;

• capacità di individuare e prevenire i rischi elettrici connessi con il


lavoro e di mettere in atto le misure idonee a ridurli o a eliminarli;

IL RISCHIO ELETTRICO

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• capacità di affrontare gli imprevisti che possono accadere in


occasione di lavori elettrici;

• capacità di sovrintendere e coordinare altri lavoratori;

• capacità di informare e istruire correttamente una PAV affinché


esegua un lavoro in sicurezza.

La definizione di PES deve essere accompagnata dall’indicazione


della tippologia o delle tipologie di lavori cui si riferisce e deve essere
attribuita solo a chi svolge proffessionalmente lavori elettrici.

IL RISCHIO ELETTRICO

CARATTERISTICHE GENERALI DEL PERSONALE

Figura 43

PERSONA AVVERTITA (PAV)


“Persona adeguatamente avvisata da persone esperte per metterla
in grado di evitare i pericoli che l’elettricità può creare”.

IL RISCHIO ELETTRICO

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COMPETENZE DELLA PAV


• Conoscenza dell’antinfortunistica elettrica relativa a precise
tipologie di lavoro;

• capacità di comprendere le istruzioni fornite da una PES per una


precisa tipologia di lavori;

• capacità di organizzare ed eseguire in sicurezza un lavoro di una


precisa tippologia, dopo aver ricevuto istruzioni da una PES;

IL RISCHIO ELETTRICO

• capacità di affrontare i pericoli e le difficoltà previste;

• capacità di riconoscere i pericoli originali da imprevisti anche


se potrebbe non essere in grado di affrontarli correttamente in
autonomia.

La definizione di PAV deve essere accompagnata dall’indicazione


della tipologia o delle tipologie di lavori cui si riferisce e deve essere
attribuita solo a chi svolge professionalmente lavori elettrici.

IL RISCHIO ELETTRICO

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COMPETENZE PES-PAV
IN SINTESI

PES AUTONOMO PAV NON AUTONOMO

SULL’IMPOSTAZIONE DEL LAVORO


E SULLA GESTIONE DEGLI IMPREVISTI

IL RISCHIO ELETTRICO

CARATTERISTICHE GENERALI DEL PERSONALE


PERSONA COMUNE (PEC) (ad esempio un apprendista)
“Persona che non é esperta e non é avvertita”.

RISCHI ELETTRICI
RISCHI ELETTRICI
RESIDUI NON
RESIDUI ELIMINATI
ELIMINATI
+ SUPERVISIONE DI
+ SOVERGLIANZA DI
PES O PEV
PES O PEV

PEC PUO’ OPERARE

Tale profilo non prevede per conto alcuna attribuzione formale (punto
5.3.1 CEI 11.27)

IL RISCHIO ELETTRICO

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COMPETENZE DELLA PEC


Piccoli interventi quali sostituzione di lampade, tubi fluorescenti e
fusibili, svolti rispettando le seguenti condizioni:

• il materiale utilizzato sia conforme alle relative norme di prodotto;

• la PEC sia stata preventivamente istruita del corretto comportamento


da tenere nell’esecuzione dell’intervento

eseguiti in autonmia da persone comuni

IL RISCHIO ELETTRICO

CRITERI PER L’ATTRIBUZIONE DELLA QUALIFICHE


LAVATORI DIPENDENTI

L’attribuzione della condizione di PES e PAV per lavoratori


dipendenti é di esclusiva pertinenza del datore di lavoro.

Detta attribuzione deve


essere formalizzata per
iscritto nell’ambito aziendale

Figura 44
IL RISCHIO ELETTRICO

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NORMA CEI 11-27 ED. III


Classificazione della competenza del personale dipendente
A CURA DEL DATORE DI LAVORO
attuazione dell’obbligo della valutazione dei rischi delle attività
D. Lgs. 81/2008 art. 17, 18, 82

POSSIEDE AFFIANCAMENTO ATTRIBUZIONE


ACQUISIZIONE A QUALE
SUFFICIENTI
CONOSCENZE PES PAV
CONOSCENZE
ELETTROTECNICA +
TEORICHE?
CONOSCENZE LIVELLO
NO
1A DELLA NORMA
ESPERIENZA
CEI 11-27
IL LAVORATORE, ALLA
POSSIEDE
DATA DI ENTRATA IN SI SI
SUFFICIENTI ATTRIBUZIONE QUALE
VIGORE DELLA NORMATIVA
CONOSCENZE PES O PAV
CEI HA SVOLTO LAVORI
TEORICHE?
ELETTRICI
NO
ACQUISIZIONE CONOSCENZE
IMPLEMENTAZIONE
SISTEMA SICUREZZA
ELETTROTECNICA + CONOSCENZE LIVELLO
DELL’AZIENDA
1A DELLA NORMA CEI 11-27

IDONEITA’ AI LAVORATORI SOTTO TENSIONE SU SISTEMI DI


CATEGORIA 0 E 1
IDONEITA’

Condizione per la quale ad una persona é riconosciuta la


capacità tecnica ad eseguire specifici lavori sotto tensione.

é possibile eseguire
Personale
specifici lavori sotto
qualificato + idoneità
tensione su sistemi di
PES o PAV
Categoria 0 e 1

IL RISCHIO ELETTRICO

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FORMAZIONE DEL PERSONALE ADDETTO AI LAVORI ELETTRICI

Requisiti formativi minimi per PES e PAV

Contenuti di cui ai livelli:

Livello 1A - Conoscenze
Norma
teoriche
CEI 11-27
Livello 1B - Conoscenze e
capacità per l’operatività

IL RISCHIO ELETTRICO

Conoscenze per il conseguimento


dell’idoneità
Contenuti di cui ai livelli:

Livello 2A - Conoscenze
teoriche di base per lavori
Norma
sotto tensione
CEI 11-27
Livello 2B - Conoscenze
pratiche sulle tecniche di
lavoro sotto tensione
IL RISCHIO ELETTRICO

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Molti percorsi formativi per addetti ai lavori elettrici, trattano


soltanto i contenuti relativi ai livelli 1A e 2A della Norma CEI
11-27.

Figura 45

Spesso il personale addetto ai lavori elettrici non viene


formato sui contenuti dei livelli 1B e 2B della Norma CEI
11-27, erroneamente si ritiene che l’esperienza lavorativa
acquisita sia sufficiente a fornire le stesse conoscenze.

IL RISCHIO ELETTRICO

Evidenziamo alcune delle conoscenze specifiche previste


nei livelli 1B e 2B della Norma CEI 11-27:

• predisposizione e corretta
comprensione di un Piano
di lavoro e di un Piano
d’intervento;
• definizione, individuazione,
delimitazione della zona
di lavoro e della zona
d’intervento;
• uso e verifica dei PDI;
• valutazione delle condizioni
ambientali;
Figura 46

IL RISCHIO ELETTRICO

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Qualifica PES/PAV/PEI,“La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.”

• verifica del corretto intervento di primo soccorso agli infortuni;


• esperienza organizzativa:
- preparazione del lavoro
- prevenzione dei rischi
- trasmissione o scambio d’informazioni tra persone interessate
ai lavori

IL RISCHIO ELETTRICO Figura 47

Segnaliamo inotre che alcuni percorsi formativi per addetti ai lavori


elettrici, progettati per fornire anche le conoscenze previste nei livelli
1B e 2B della Norma CEI 11-27, non trattano il punto specifico relativo
alla “verifica del corretto intervento di primo soccorso agli infortuni”

IL RISCHIO ELETTRICO Figura 48

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Qualifica PES/PAV/PEI,“La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.”

SCHEDA PER ATTRIBUZIONE DELLA QUALIFICA


Qualifica
Tipologia specifica di lavoro elettrico
PES PAV
Installazione - disinstallazione e/o manutenzione di
conduttore
Installazione - disinstallazione e/o manutenzione di
corpi illuminati
Lavori fuori tensione

Installazione - disinstallazione e/o manutenzione


di quadri elettrici di macchine e di quadri elettrici di
distribuzione
Installazione - disinstallazione e/o manutenzione di
prese forza motrice
Installazione - disinstallazione, scollegamento -
collegamento motori elettrici
Installazione - disinstallazione e/o manutenzione di
apparecchiature elettriche/elettroniche
Altro .................................
IL RISCHIO ELETTRICO

Qualifica
Tipologia specifica di lavoro elettrico
PES PAV IDONEITA’
Sostituzione dispositivi di protezione e
manovra solo su disposizione del posto
Sostituzione fusibili solo su disposizione del
preposto
Lavori fuori tensione

Misure e controlli quadri elettrici di


distribuzione e di quadri elettrici di macchine
solo su disposizione del preposto
Misure elettriche solo su disposizione del
preposto
Sostituzione di corpi illuminati solo su
disposizione del preposto
Manutenzione di quadri elettrici di macchine
e di quadri elettrici di distribuzione solo su
disposizione del preposto
Altro .................................
IL RISCHIO ELETTRICO

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IDONEITA’
L’idoneità, inotre, sottointende il possesso di un insieme di qualità
personali e professionali della persona interessata.

L’idoneità deve essere attestata e rilasciata a fronte, tra l’altro


di processi formativi, superati con esito positivo, comprensivi di
esercitazioni teoriche e pratiche.

IL RISCHIO ELETTRICO Figura 49

SICUREZZA NEI LAVORATORI


Nuova Norma CEI 11-27
RUOLI, COMPETENZE E RESPNSABILITA’ NELL’ORGANIZZAZIONE DEL
LAVORO ELETTRICO

RESPONSABILE DELL’IMPIANTO PREPOSTO AI LAVORI

• Programmazione dei lavori • Presa di carico dell’impianto


• Esecuzione delle manovre e delle modifiche • Verifica assenza tensione
gestionali dell’impianto • Massa a terra e in c.c.
• Individuazione dell’impiato interessato ai • Controllo condizioni ambientali
lavori • Protezioni contro le parti attive adiacenti
• Esecuzione dei sezionamenti, blocco dei • Informazioni al personale
sezionatori e apposizione cartelli monitori • Pianificazione delle attività e controllo
• Informazioni al preposto ai lavori sui rischi atterezzature collettive
ambientali ed elettrici • Coordinamento degli operatori
• Consegna dell’impianto al preposto si lavoro • Riconsegna dell’impianto

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Definizione di lavoro elettrico

CEI EN 50110 CEI EN 50110


Lavori su, con o in prossimità Lavori su, con o in prossimità
di un impianto elettrico quali: di un impianto elettrico quali:
prove e misure, riparazioni, prove e misure, riparazioni,
sostituzioni, modifiche, sostituzioni, modifiche,
ampliamenti, ispezioni. ampliamenti, ispezioni.

Si é in presenza di un lavoro elettrico solo quando viene coinvolta


una parte attiva di un impianto elettrico

DEFINIZIONE DI LAVORO ELETTRICO


Parte attiva

DL

Figura 50 DL = Zona di guardia


LAVORO A CONTATTO
DV

DV = Zona prossima
LAVORO IN PROSSIMITA’

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Parte attiva
Zona non pericolosa

• La presenza di uno schermo


DL (barriera, involucro)
modifica le zone pericolose.
• Il lavoro svolto al riparo
dello schermo o al di fuori
DV

della zona prossima, non è


un lavoro elettrico

Zona di guardia

Figura 51
Zona prossima

DISTANZE DL E DV IN FUNZIONE DELLA TENSIONE NOMINALE

Tensione nominale Distanza DL = Dg Distanza DV


(kV) zona di guardia (cm) zona prossima (cm)
≤1 15 65
3 15 115
6 15 115
10 15 115
15 20 120
20 28 128
132 109 – 152 (1) 309 - 352
150 131 – 167 (1) 331 - 367

La distanza in aria DL che definisce il limite della zona di guardia varia al variare della massima tensione
(1)

ad impulso

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DISTANZE PER LAVORI NON ELETTRICI

•Le distanze Dv che delimitano la zona prossima NON valgono


per i lavori non elettrici, ad es. lavori edili, verniciature,
lavori di trasporto, ecc. in quanto svolti da Persone Comuni
(non Addestrate dal punto di vista elettrico)

• In questi casi la distanza dalla parte in tensione vanno


adeguatamente aumentate rispetto a Dv.
• Un esempio di Dv maggiorata è dato dal DPR 164/56 che richiede
per i cantieri edili una distanza di 5 m dalle linee elettriche con
conduttori nudi

TIPI DI LAVORI ELETTRICI

In funzione dello stato delle parti attive (fuori tensione o in


tensione), si possono avere:

Lavoro elettrico SOTTO TENSIONE:


A CONTATTO oppure
A DISTANZA
Parte attive
sotto tensione
Lavoro elettrico IN PROSSIMITA’

Parti attive Lavoro elettrico FUORI TENSIONE


fuori tensione

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SICUREZZA NEI LAVORI ELETTRICI

LAVORO ELETTRICO A CONTATTO


Parte attiva
DL

Zona di lavoro sotto tensione


(Zona di guardia)

Figura 52

La distanza DL é composta da:


Distanza elettrica, cioè la distanza che può provocare una
scarica (in B.T. pochi millimetri)
Distanza ergonomica, cioè la distanza che tiene conto dei
movimenti non volontari dell’operatore

LAVORO ELETTRICO A CONTATTO


Zona di lavoro sotto tensione
(Zona di guardia)

Parti attiva

Figura 53

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LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA’

Anche ad una distanza superiore a DL non c’é la certezza che


l’operatore non possa toccare parti attive

Per
LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA’
si intende quindi qualsiasi attività che si svolge all’intermo della
ZONA PROSSIMA
che è delimitata dalla distanza
DV

DV = 65 cm per la bassa tensione

LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA’


Parte attiva

DL = Zona di lavoro sotto


tensione (Zona di guardia)

DL
DV

DV = Zona prossima Figura 54

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LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA’

DV = Zona prossima

Parte attiva

Figura 55

LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA’


Ogni volta che, per eseguire lavori, un operatore entra con una
parte del corpo o con un attrezzo nella
ZONA PROSSIMA
o nella
ZONA DI LAVORO SOTTO TENSIONE (zona di guardia)
che è delimitata dalla distanza
LAVORO ELETTRICO
Lavoro elettrico a
Zona di lavoro sotto tensione (DL)
contatto
Lavoro elettrico a in
Zona prossima (DV)
prossimità

Fuori della zona prossima Lavoro non elettrico

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INDIVIDUAZIONE FIGURE OPERATIVE


LAVORO

L'OPERATORE ENTRA CON L'OPERATORE ENTRA NELLA


UNA PARTE DEL CORPO O ZONA PROSSIMA CON UN'ASTA L'OPERATORE ENTRA
CON UN OGGETTO NELLA ISOLANTE MA NON CON UNA NELLA ZONA PROSSIMA
ZONA PROSSIMA (1) PARTE DEL CORPO NE' CON UNA PARTE
DEL CORPO NE' CON UN
OGGETTO
(1) (2)
L'OPERATORE ENTRA CON
SI NO L'OPERATORE ENTRA SI
UNA PARTE DEL CORPO O CON
CON UN'ASTA NELLA
UN OGGETTO NELLA ZONA DI
ZONA DI GUARDIA?
GUARDIA?

LAVORO LAVORO ELETTRICO IN LAVORO ELETTRICO A LAVORO NON


ELETTRICO A PROSSIMITA' DISTANZA ELETTRICO
CONTATTO

FIGURE ABILITATE
AD ESEGUIRE LAVORI PEC +
ALL'INTERNO DELLE AREE PEI PEI PES PAV+PES PEI PES PAV PEI PES PAV PAV/PEI
DI LAVORO INDIVIDUATE

COMPOSIZIONE MINIMA
SQUADRA OPERATIVA
IN CASO DI LAVORO n.1 PEI n.1 PES n.1 PAV n.1 PAV
SEMPLICE

COMPOSIZIONE MINIMA
SQUADRA OPERATIVA PEC +
IN CASO DI LAVORO n.2 PEI PAV+PES n.2 PAV PAV/PEI
COMPLESSO

(1) L'OGGETTO PUÒ ESSERE ISOLANTE O ISOLATO O CONDUTTORE


(2) SE L'OPERATORE ENTRA CON UNA PARTE DEL CORPO NELLA ZONA PROSSIMA A MAGGIOR RAGIONE NON PUO' ENTRARE NELLA ZONA PROSSIMA

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LEZIONI
ELETTRICHE
Figura 56

LESIONI DA FOLGORAZIONE

• In Italia il numero degli incidenti


mortali dovuti alla corrente elettrica,
comprendendovi anche quelli che si
verificano entro le pareti domestiche,
è molto elevato: qualche centinaio
all'anno.
•Questo numero non è inferiore a quello
delle grandi catastrofi nazionali e per di
più si ripete ogni anno.

Figura 57

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SICUREZZA ELETTRONICA
1. Elementi di elettrofisiologia (effetti della corrente sul corpo umano)

L'attività biologica del corpo umano è controllata da segnali


elettrici che vengono trasmessi dai neuroni del sistema nervoso.

Uno stimolo elettrico esterno, può interferire con il funzionamento


elettrico del corpo umano, provocando effetti pericolosi.

Esiste una soglia "di eccitabilità" superata la quale gli stimoli


elettrici esterni risultano pericolosi.

La pericolosità degli stimoli elettrici esterni dipende:


1. dall'intensità, della natura e della durata della corrente che
riescono a far circolare nel corpo umano;
2. dalla costituzione fisica della persona (massa corporea e stato
di salute).

Correnti a maggior frequenza sono meglio sopportate:


la durata dell’impulso necessario ad eccitare la cellula, inversamente
proporzionale alla frequenza, diminuisce all’aumentare della
frequenza e quindi è necessario aumentare l’intensità dello stimolo
per provocare la modificazione del potenziale di riposo.

Inoltre la pericolosità della corrente elettrica diminuisce perché


questa tende a passare attraverso la pelle.

Il fenomeno descritto si chiama appunto “effetto pelle” poiché i danni


provocati dal passaggio della corrente elettrica interessano solo la
pelle e non gli organi vitali.

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Anche la c.c. può essere pericolosa ma è necessaria un’intensità


maggiore di quella alternataa 50 Hz a causa di un fenomeno che
avviene nella cellula sottoposta ad uno stimolo continuo detto di
accomodazione: in presenza di uno stimolo ininterrotto la cellula si
adatta alla nuova situazione aumentando la sua soglia di eccitabilità.

Il valore di corrente percepibile da una persona è individuale e


dipende da diversi fattori: non è facile determinare i minimi valori
di corrente che superano la soglia di percezione e quindi si ricorre a
criteri statistici e a metodi sperimentali.

EFFETTI DELL’ELETTRICITÀ SUL CORPO UMANO


Quando una corrente elettrica attraversa un corpo umano può
produrre un’azione diretta su:
• vasi sanguigni e cellule nervose;
• determinare un’alterazione permanente nel sistema cardiaco,
nell’attività cerebrale e nel sistema nervoso centrale;
• infine può arrecare danni all’apparato uditivo, all’aparato visivo,
all’epidermide ecc.

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TETANIZZAZIONE
Lo stimolo elettrico applicato ad una fibra nervosa, se ha intensità e
durata appropriate, produce un potenziale d’azione che si propaga
lungo la fibra nervosa fino al muscolo, contraendosi per poi ritornare
allo stato di riposo.

Se successivi, gli effetti possono sommarsi e il muscolo si contrae


in modo progressivo contrazione tetanica e in questa posizione
permangono finché non cessano gli stimoli.

Il valore più grande di corrente per cui una persona é ancora in grado
di staccarsi della sorgente elettrica si chiama corrente di rilascio e
mediamente per una corrente di 50/100Hz é di circa 10mA per le
donne e di 15mA per gli uomini.

OSS: correnti molto elevate non producono solitamente la


tetanizzazione perché quando il corpo entra in contatto con esse,
l’eccitazione muscolare é talmente elevata che i movimenti muscolari
involontari generalmente staccano il soggetto della sorgente.

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ARRESTO DELLA RESPIRAZIONE


Una complicanza dovuta alla tetanizzazione è la paralisi dei centri
nervosi che controllano la respirazione.

Se la corrente elettrica attraversa i muscoli che controllano il


movimento dei polmoni, la contrazione involontaria di questi
muscolialtera il normale funzionamento del sistema respiratorio e
il soggetto può morire soffocato o subire le conseguenze di traumi
dovuti all’asfissia.

In questi casi il fenomeno è reversibile solo se si  provvede  con


prontezza, anche con l’ausilio della respirazione artificiale, al
soccorso dell’infortunato per evitare danni al tessuto cerebrale.

FIBRILLAZIONE VENTRICOLARE
Il cuore ha la funzione di pompare il sangue lungo le vene e le arterie
del corpo, perciò i muscoli del cuore si contraggono e si espandono
ritmicamente a circa 60/100 volte al minuto (sistole e diastole).

Questi movimenti sono coordinati da un vero e proprio generatore


d’impulsi elettrici, provocando le contrazioni che danno luogo al
battito cardiaco.

Il cuore, proprio a causa della natura elettrica del suo funzionamento,


è particolarmente sensibile a qualunque corrente elettrica che
proviene dall’esterno, sia essa causata da uno shock elettrico o 
introdotta volontariamente come nel caso del pace-maker!

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Una corrente esterna che attraversa il cuore potrebbe avere effetti


molto gravi perché potrebbero  alterare la sincronizzazione e il
coordinamento nei movimenti del cuore con la paralisi dell'operazione
di pompaggiodel sangue: fibrillazione!

È l’effetto più pericoloso, dovuto alla sovrapposizione delle correnti


provenienti dall’esterno con quelle fisiologiche, che, generando delle
contrazioni scoordinate, fanno perdere il giusto ritmo al cuore.

È particolarmente pericolosa nella zona ventricolare perché fenomeno


non reversibile in quanto persiste anche se lo stimolo é cessato.

I fattori che possono rendere probabile l’innesco della fibrillazione


ventricolare sono:
• L’intensità della I che attraversa il corpo di cui una piccola parte
passa attraverso il cuore e causa la fibrillazione.
• 8Ogni individuo reagisce in  modo diverso al passaggio della I e
la quantità necessaria ad innescare la fibrillazione varia da caso
a caso.

Fondamentale il percorso seguito dalla I sulla probabilità d’innesco:


“fattore di percorso” che indica la pericolosità dei diversi percorsi
seguiti dalla I considerando come riferimento il percorso mano
sinistra-piedi.

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FATTORE DI PERCORSO

Mani - Piedi 1
Mano sinistra - Piede sinistro 1
Mano sinistra - Piede destro 1
Mano sinistra - Entrambi i piedi 1
Mano sinistra - Mano destra 0,4
Mano sinistra - Dorso 0,7
Mano sinistra - Torace 1,5
Mano destra - Piede sinistro 0,8
Mano destra - Piede destro 0,8
Mano destra - Entrambi i piedi 0,8
Mano destra - Dorso 0,3
Mano destra - Torace 1,3
Glutei - Mani 0,7

FIBRILLAZIONE VENTRICOLARE
•Si ha un istante di tempo in cui il ciclo cardiaco normale é molto
instabile per cui, se lo shock  coincide con questo istante esiste
un'elevatissima probabilità di innesco della fibrillazione.
Questo periodo d'instabilità si chiama “periodo vulnerabile".

•La probabilità d’innesco della fibrillazione aumenta se l’infortunato


é in contatto con la corrente esterna per una durata maggiore del
ciclo cardiaco (0.5/1s).
Può produrre nei primi cicli una contrazione del ventricolo fuori
tempo che rendendo disomogeneo il funzionamento elettrico del
cuore lo rende maggiormente vulnerabile.

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USTIONI
Sono prodotte dal calore che si sviluppa per effetto Joule dalla I che
fluisce attraverso il corpo.

Le ustioni peggiori si hanno sulla pelle:


MARCHIO ELETTRICO poiché:
a. presenta una resistività > dei tessuti interni,
b. la densità di I è > nei punti di “entrata e uscita”

Densità di I di 50 mA/mm2 provocano la carbonizzazione della pelle


in pochi secondi e alle AT provoca:
• distruzione di tessuti superficiali e profondi;
• rottura di arterie quindi emorragie;
• distruzione dei centri nervosi. 

LIMITI DI PERICOLOSITÀ DELLA I PER F(T)

Figura 58

Zone di pericolosità della I alternata 15/100 Hz

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SICUREZZA ELETTRICA
2. Correnti pericolose
Limiti di pericolosità della corrente elettrica
I liniti convenzionali di pericolosità della corrente elettrica, in
fumzione del tempo percui finisce attraverso il corpo umano,
sono stati riassunti, delle Norme, in un grafico tempo-corrente.

Zona 1 - La corrente esterna si percepisce appena


Zona 2 - Non si hanno normalmente effetti pericolosi
Zona 3 - Effetti quasi sempre
reversibili che possono
diventare pericolosi a causa
della tetanizzazione
Zona 4 - Si può innescare
la fibrillazione, arresto della
respirazione o ustioni
Figura 59
Pericolosità della corrente elettrica alternata a 50.60 Hz

Figura 60
Zone di pericolosità della I continua

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• Dare dei valori precisi alla resistenza elettrica


• del corpo umano risulta piuttosto difficoltoso
• essendo questa influenzata da molte variabili:
• percorso della corrente,
• stato della pelle,
• superficie di contatto,
• tensione di contatto.

• Come tale è possibile valutarla solo statisticamente


• e quindi le norme CEI fanno riferimento a valori
• convenzionali riferiti ad un campione medio di popolazione.

• In termini circuitali il corpo umano corrisponde ad


• un’impedenza capacitiva.

• La capacità Cp risiede principalmente nella pelle,


• che si interpone come isolante tra l’elettrodo
• e il tessuto sottostante.

• In parallelo si pone una resistenza Rp


• dovuta ai pori della pelle.

• In serie ad entrambe la resistenza interna


•del corpo umano Ri .

Resistenza elettrica del corpo umano

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• La resistenza del corpo umano è una grandezza


•estremamente variabile anche con le condizioni ambientali.
•La resistenza varia nella stessa persona al variare delle condizioni
fisiologiche:
•ad esempio la resistenza varia prima,durante e dopo
• un periodo di intensa concentrazione mentale!

Figura 61

Resistenza elettrica del corpo umano

• Le variabili
• La resistenza interna Ri del corpo umano dipende
• soprattutto dal tragitto della I e in misura minore dalla
• superficie di contatto degli elettrodi.

• La R è concentrata soprattutto negli arti, sup.ed inf.,


•di sezione ridotta e costituiti di muscoli ed ossa.

•Il tronco, di grossa sezione e costituito da acqua,


• presenta una resistenza trascurabile.
• Se il tronco viene considerato un cortocircuito
• lo schema equivalente del corpo umano
•diventa un quadripolo.

Resistenza elettrica del corpo umano

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a)Tensione di contatto
• La resistenza della pelle diminuisce all’aumentare
• della V applicata al corpo umano.
• Per V>100V la R della pelle è trascurabile.
•Per 200V la R è cortocircuitata dalla C
• e la R coincide con quella interna.
b) Stato della pelle
• L’umidità diminuisce la R della pelle.
• Il sudore -essendo una soluzione di NaCl-
• peggiora la situazione fino a dimezzare i valori della R
• corrispondente a condizioni asciutte.
• Se la pelle è tagliata, ferita o contusa la R scende a valori
• molto bassi, al contrario se la pelle è ispessita!

Resistenza elettrica del corpo umano

c) Superficie di contatto
•All’aumentare della superficie di contatto
• diminuisce la R della pelle ed è tanto più influente
• quanto minore è la V.
d) Pressione di contatto
• Ad una maggiore pressione corrisponde una maggiore R.
e) Durata di contatto
• Con il prolungarsi del contatto diminuisce la R, ma se
• la quantità di calore è tale da carbonizzare la pelle,
• la R risale anche a valori elevati.
f) Frequenza della I
• All’aumentare della frequenza l’impedenza del corpo umano
• si riduce gradualmente fino a ridursi alla sola Ri.

Resistenza elettrica del corpo umano

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• Pericolosità del percorso


• Uno stesso valore di V applicato tra punti diversi del corpo
• corrisponde a I diverse, perché ad ogni percorso
•corrisponde un percorso diverso!

• Anche la probabilità di innesco della fibrillazione


• dipende dal percorso a parità di corrente.
• Poiché quanto più è piccola la resistenza RB tanto maggiore
• è il valore della I e tanto maggiore è il percorso tanto maggiore
• è la probabilità di fibrillazione si ha:
• percorso più pericoloso corrisponde al max valore di F/RB

Resistenza elettrica del corpo umano

3. Tensioni pericolose

Limiti di pericolosità della tensione elettrica


Ai fini pratici, è più conveniente riferirsi ai valori di "tensione
pericolosi" per il corpo umano, piuttosto che non direttamente ai
veicoli di corrente.

Per arrivare a definire i valori di tensione pericolosa, è necessaria


una stima-statica del valore della resistenza del corpo umano.

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SICUREZZA ELETTRICA
3. Tensioni pericolose

Limiti di pericolosità della tensione elettrica

Massa
Terreno
Contatto indiretto in un circuito con guasto a massa Figura 62

Generatore B Utilizzatore

Figura 63

3. Tensioni pericolose

Condizioni particolari

Condizioni ordinarie
Condizioni ordinarie
Tensione Tempo
di contatto sopp.zione
<5 V infinito
50 V 5 s
75 V 1 s
90 V 0.5 s
110 V 0.2 s
150 V 0.1 s
220 V 0.05 s
280 V 0.03 s

Figura 64

Curve di sicurezza tensione-tempo

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4. Contatti pericolosi
4.1 Contatti diretti
Si parla di contatto diretto quando si entra in contatto con
una parte attiva dell'impianto e cioé con conduttori che sono
normalmente in tensione, ad esempio i conduttori di una linea
elettrica compreso il neutro (ma escluso il conduttore PEN).
4.2 Contatti indiretti
Un contatto indiretto è il contatto di una persona con una
massa o con una parte conduttrice a contatto con una massa
durante un guasto all'isolamento (ad esempio la carcassa di un
elettrodomestico.

Il contatto indiretto è più "insidioso" del contatto diretto.


infatti, mentre nel caso di contatto diretto il pericolo è "visibile," nel contatto
indiretto il pericolo è "invisibile" ed inaspettato, perchè si presenta, a causa
di un guasto, in situazioni che si è abituati a considerare non pericolose.

4. Contatti pericolosi

Figura 65
Contatto diretto Contatto indiretto

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4. Protezioni contro i contatti diretti


4.1 Protezione totale (persone non addestrate ed ambienti ordinari)
• Isolamento
Le parti ative devono essere ricoperte completamente da un
isolante di spessore adeguato alla tensione nominale verso terra
del sistema elettrico, resistente agli sforzi meccanici, termici e alle
alterazioni chimiche.
• Involucri e barriere
L'involucri e le barriere garantiscono la protezione dai contatti diretti
quando esistono parti attive (ad es. morsetti elettrici) che devono
essere acessibili e quindi non possono essere completamente
isolate. Essi assicurano un certo grado di protezione contro la
penetrazione di solidi e di liquidi (gradi di protezione IP).
Le barriere e gli involucri devono essere saldamente fissati,
rimovibili solo con attrezzi, apribili da personale addestrato oppure
solo dopo avere aperto un dispositivo di sezionamento elettrico.

4. Protezioni contro i contatti diretti


4.2 Protezione parziale (persone addestrate ed ambienti ad
accesso limitato)
• Ostacoli o distanziamenti
Sono destinati ad impedire il contatto accidentale (non
internazionale) con parti attive. Possono essere rimossi
intenzionalmente anche senza l'uso di attrezzi, ma non devono
poter essere rimossi accidentalmente. (Un es. sono le griglie
usate nelle cabine elettriche per tenere lontano le persone che
possono entrarvi dalle parti attive del trasformatore).
4.3 Alta protezione
• Sistemi elettrici a bassissima tensione di sicurezza "Safety
Extra Low Voltage"
I sistemi "Protection Extra Low Voltage" e "Functional Extra Low
Voltage" non sono considerati idonei sistemi di protezione contro
i contatti diretti.
4.4 Protezione addizionale
• Interruttori differenziali ad alta sensibilità

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5. Protezioni contro i contatti indiretti

La scelta del sistema di protezione dipende dal tipo di sistema


elettrico

CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI ELETTRICI

Riferendosi alla tensione nominale:


• Sistema di categoria 0 con U < = 50 V in C.a. e 120 V in C.c.
• Sistema di categoria I con U > = 50 V < = 1000 in C.a.
e 75 V < = 1550 V in C.c.
• Sistema di categoria II con U < = 1000 V < = 30000 V in C.a.
e > 1500 V < = 30000 V in C.c.
• Sistema di categoria III con U > 1500 V sia in C.a. che C.c.

5. Protezioni contro i contatti indiretti

La scelta del sistema di protezione dipende dal tipo di sistema


elettrico

CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI ELETTRICI

Riferendosi alla messa a terra del NEUTRO e delle MASSE:


1) Sistema TT
2) Sistema TN
3) Sistema IT

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CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI ELETTRICI

Riferendosi alla messa a terra del NEUTRO e delle MASSE:


1) Sistema TT

Figura 66

CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI ELETTRICI

Riferendosi alla messa a terra del NEUTRO e delle MASSE:


1) Sistema TN

Figura 67

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CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI ELETTRICI

Riferendosi alla messa a terra del NEUTRO e delle MASSE:


1) Sistema IT

Figura 68

5. Protezioni contro i contatti indiretti

SISTEMA TT

PROTEZIONI PASSIVE PROTEZIONI ATTIVE


(senza interruzione automatica dei circuiti) (con interruzione automatica dei circuiti)

• Impiego della Bassissima tensione di sicurezza (sistemi SELV)


• Impiego di apparecchi e componenti co isolamento doppio o rinforzato
• Impiego di locali isolati
• Impiego della separazione dei circuiti elettrici (trasformatore di
isolamento)
• Impiego dei collegamenti equipotenziali, senza collegamento a terra
• Impiego dell'impianto di terra

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5. Protezioni contro i contatti indiretti

SISTEMA TT PROTEZIONI ATTIVE


(con interruzione automatica dei circuiti)

interruttori differenziali
Rt ≤ UL / I ∆x
UL = 50 V
I∆x = 30 mA
Rt ≤ 1666 Ω !!
Figura 69

Per maggior sicurezza, oltre all'impianto di terra coordinato con i


differenziali, sono previsti anche collegamenti equipotenziati.

IMPIANTO DI TERRA
COSTITUZIONE

Figura 70

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PRINCIPI DI PRONTO SOCCORSO

MEDICINA DI EMERGENZA
• Primo soccorso:
intervento operato da personale anche non medico opportunamente
addestrato.
Tale intervento non può utilizzare farmaci e procedure chirurgiche.

• Pronto soccorso:
intervento di emergenza operato da personale medico che utilizza
tutte le tecniche medico-chirurgiche disponibili, compreso l’utilizzo
di farmaci veri e propri

Figura 71

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CARATTERISTICHE MINIME DELLE ATTREZZATURE DI PRIMO


SOCCORSO PREVISTE DALLA LEGGE
Elenco previsto dall’ultima bozza di decreto interministeriale n. 388\03

• Cassetta di pronto soccorso (Allegato 1)


aziende del gruppo A e del gruppo B

• Pacchetto di medicazione (Allegato 2)


aziende o unità produttive con meno di tre lavoratori che non
rientrano nei gruppi A o B

ALLEGATO 1
CONTENUTO MINIMO DELLA CASSETTA DI PRONTO SOCCORSO
• Guanti monouso in vinile o in lattice (alcune paia)
• Visiera paraschizzi
• Confezione di acqua ossigenata F.U. 10 volumi
• Confezione dì clorossidante elettrolitico al 5%
• Compresse di garza sterile 10x10 in buste singole (10)
• Compresse di garza sterile 18x40 in buste singole (10)
• Pinzette sterili monouso (5)
• Confezione di rete elastica di misura media
• Confezione di cotone idrofilo
• Confezioni di cerotti di varie misure pronti all'uso
• Rotoli di benda orlata alta cm. 10 (5)
• Rotoli di cerotto alto cm. 2,5
• 1 paio di forbici
• Lacci emostatici (5)
• Ghiaccio pronto uso (due confezioni)
• Coperta isotermica monouso
• Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari
• Termometro

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ALLEGATO 2
CONTENUTO MINIMO DEL PACCHETTO DI MEDICAZIONE
• guanti monouso in vinile o in lattice
• confezione di acqua ossigenata F.U. 10 volumi
• confezione di clorossidante elettrolitico al 5%
• compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole
• compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole
• pinzette sterili monouso
• confezione di cotone idrofilo
• confezione di cerotti di varie misure pronte all'uso
• un rotolo di cerotto alto cm 2,5
• rotolo di benda orlata alta cm 10
• un paio di forbici
• un laccio emostatico
• confezione di ghiaccio pronto uso
• sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari
• istruzioni sul modo di usare i presidi suddetti e di prestare i primi soccorsi in attesa
del servizio di emergenza

MEDICINA DI URGENZA
• Grave:
riguarda tutte le situazioni cliniche che possono rappresentare
rischio per la vita o grave pericolo per l’integrità fisica
dell’infortunato. (es. fratture della colonna)

• Urgente:
riguarda specificamente quelle (pochissime) situazioni in cui è
assolutamente necessario un rapido intervento di soccorso, pena
la perdita del paziente.

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SITUAZIONI DI VERA URGENZA


• Arresto cardiaco

• Arresto respiratorio

• Emorragie

• Ostruzione delle vie aeree

RUOLO DEGLI ADDETTI AL PRIMO SOCCORSO NELLA


CATENA DEI SOCCORSI

Lo scopo del servizio di primo soccorso è fondamentalmente


quello di integrarsi nei servizi già esistenti cercando di
gestire al meglio i minuti (almeno 10) che intercorrono tra
l’infortunio e l’arrivo di soccorsi qualificati (il servizio 118),
soprattutto, nei casi di vera “urgenza medica”.

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RESPONSABILITÀ DEGLI ADDETTI AL PRIMO SOCCORSO


• Gli addetti non sono per lo scopo specificamente retribuiti ma
eventualmente attraverso la contrattazione d’istituto (non ci
sono responsabilità di tipo contrattuale);
• Gli addetti non sono volontari né possono rifiutare l’incarico
(costituirebbe ingerenza grave nell’operato del datore di lavoro);
• Rispondendo il Ddl in eligendo ed in vigilando della designazione
degli addetti al primo soccorso, la scelta degli incaricati deve
rimanere insidacabilmente in mano al Ddl;

• Sugli addetti incombono gli obblighi sanciti dall’art. 593 c.p.


(omissione di soccorso). Soccorrere può voler dire anche solo
attivare il 118 e impedire spostamenti incongrui.
• Gli addetti non rispondono di reati propri né appaiono attualmente
ipotizzabili colpe specifiche ma solo profili di colpa generica per
imprudenza, imperizia o negligenza.
• In un corso di 8-16 ore è possibile insegnare solo nozioni di base,
con eventuale esercitazione su manichino. Un profilo di colpa
ipotizzabile è solo per imprudenza nel caso di un addetto al
primo soccorso che intraprenda pratiche mediche pericolose e
non “urgenti”, provocando danno all’infortunato.

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COMPITI DEGLI ADDETTI AL PRIMO SOCCORSO


• CONDIVIDERE IL PIANO DI PRIMO SOCCORSO AZIENDALE

• ATTUARE TEMPESTIVAMENTE E CORRETTAMENTE LE


PROCEDURE DI PRONTO INTERVENTO

• TENERE UN ELENCO DELLE ATTREZZATURE E DEL MATERIALE


DI MEDICAZIONE, CONTROLLANDONE EFFICIENZA E SCADENZA

• TENERSI AGGIORNATO SULLA TIPOLOGIA DEGLI INFORTUNI


CHE ACCADONO IN AZIENDA

•TENERE AGGIORNATE LE SCHEDE DI SICUREZZA DEI PRODOTTI


CHIMICI UTILIZZATI IN AZIENDA

• ESSERE DI ESEMPIO PER IL PERSONALE LAVORANDO IN


SICUREZZA E SEGNALANDO LE CONDIZIONI DI PERICOLO

NORME GENERALI DI COMPORTAMENTO IN CASO DI


INFORTUNIO

Infortunio
Evento accidentale in occasione di
lavoro che, ripercuotendosi dall’esterno
in tempo assai breve sull’organismo,
ne determina un danno.

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NORME GENERALI DI COMPORTAMENTO IN CASO DI


INFORTUNIO: COSA FARE
• Non perdere la calma;
• Evitare azioni inconsulte e dannose;
• Allontanare i curiosi dal soggetto infortunato ed evitare commenti
sul suo stato anche se pare incosciente;
• Prodigare le prime cure se si è in grado di farlo;
• Valutare la dinamica dell’incidente (causa scatenante, numero di
infortunati coinvolti;

• Esame dell’infortunato: controllare immediatamente le funzioni


vitali (stato di coscienza, respirazione, condizioni dell’apparato
circolatorio):
• se è cosciente vuol dire che non è certo in arresto cardiaco, ma le
sue condizioni potrebbero aggravarsi e quindi l’assistenza deve
continuare; chiamare il pronto intervento (118) qualora si ritenga
necessario, specificando chiaramente l’indirizzo, l’infortunio
o malore, dinamica dell’incidente, il numero di coinvolti e le
modalità di accesso alla struttura; porre l’infortunato nella
posizione di attesa più idonea e rassicurarlo;
• se è incosciente chiamare sempre immediatamente il 118 e
quindi assicurarsi subito che il cuore batta altrimenti, una volta
constatato l’arresto cardiorespiratorio si inizierà la rianimazione
cardiopolmonare

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• Individuare e correggere eventuali condizioni che minacciano la


vita del ferito (interrompere immediatamente la corrente in caso
di folgorazione);
• Muovere il ferito solo se è in una posizione pericolosa;
• Non lasciare l’infortunato da solo se è in una posizione pericolosa;
• In caso di incidente provocato da contatto con sostanze chimiche,
consegnare al medico l’imballaggio con l’etichetta della sostanza
• Aiutare la respirazione allentando la cravatta o foulard, slacciando
il colletto della camicia, la cinta dei pantaloni o il reggiseno
•Coprire la persona con coperte o cappotti se la temperatura è
relativamente bassa

• Agire d’impulso e perdere la calma;


•Non spostare l’infortunato dal luogo dell’infortunio: gli spostamenti
senza immobilizzazione sono pericolosi in caso di fratture alle
vertebre e possono provocare paralisi permanenti;
• Non mettere la persona seduta se è in stato di incoscienza;
• Non somministrare bevande all’infortunato se in stato di
incoscienza;
• Non cercare di ricomporre fratture e/o lussazioni;
• Non toccare le ustioni o romperne le bolle;
• Non cercare di rianimare l’infortunato con manovre improvvisate
• Non cercate di rimuovere un corpo estraneo;
• Non somministrare alcun farmaco senza il parere medico.

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TECNICHE DI AUTOPROTEZIONE DEL SOCCORITORE


• Evitare danni alla propria salute e a quella di eventuali componenti
della squadra di soccorso

NESSUNO È OBBLIGATO DALLA


LEGGE A METTERE A REPENTAGLIO
LA PROPRIA INCOLUMITÀ PER
PRESTARE SOCCORSO

TECNICHE DI AUTOPROTEZIONE DEL SOCCORITORE:


PRECAUZIONI DURANTE LE MANOVRE VITALI
• Utilizzare guanti a perdere, inseriti preventivamente nella cassetta
di pronto soccorso; l’uso di detto dispositivo di protezione
individuale è indispensabile in caso di ferite e/o fratture aperte;
•Prima di iniziare la respirazione artificiale collocare delle garze,
meglio ancora una maschera tascabile (pocket mask), sulla
bocca dell’infortunato onde evitare il contatto diretto con le
mucose labiali;
• In caso di intervento per folgorazione togliere la corrente prima
di intervenire sull’infortunato o quantomeno separare il folgorato
dall’impianto elettrico, utilizzando degli strumenti di legno
isolanti;
• Prima di soccorrere l’infortunato all’interno di aree contaminate
dalla presenza di gas, fumi etc…, aprire porte e finestre per
allontanare le sostanze venefiche, arrestando nel contempo la
eventuale fuga di gas.

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IL SISTEMA DI SOCCORSO
• Il 118 è un servizio dotato di strumentazione e mezzi di soccorso
avanzato con a bordo medici, infermieri e volontari qualificati,
abilitati ad effettuare le manovre di soccorso sul luogo dell’evento.
L’infortunato può ricevere le prime cure sul posto, prima del
trasferimento in ospedale.

IL SISTEMA DI SOCCORSO: COSA FARE


• Chiamare il 118 dal telefono che il Ddl avrà reso disponibile.
Risponderanno operatori qualificati che faciliteranno la
descrizione del caso tramite domande semplici e mirate;
• La precisione delle risposte è fondamentale per un intervento
efficace e tempestivo.

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Ad ogni richiesta di intervento occorrerà specificare:


• Dove è successo l’infortunio;
• Cos’è successo;
• Da dove si chiama;
• Quante persone sono state coinvolte nell’infortunio;
• In quali condizioni è/sono il/gli infortunato/i

• Non interrompere la comunicazione telefonica per primi.

VALUTAZIONE DEI PARAMETRI VITALI


Il primo soccorso all’infortunato comincia dalla valutazione dei
parametri vitali

Stato di coscienza
L’infortunato è cosciente se:
• è in grado di rispondere a richiami verbali quali la pronuncia del
suo nome ad alta voce e domande del tipo: come sta? Che giorno
è oggi? Sa dove si trova?
• è presente il battito cardiaco a livello del polso e del collo.

Figura 73

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Stato di coscienza

L’infortunato è incosciente se:


• non risponde a nessuna domanda;
• non reagisce a stimoli tattili o dolorosi (scossoni, pizzichi e schiaffi
sulle guance). In questo caso chiamare subito un’ambulanza e
nell’attesa del suo arrivo verificare che l’infortunato non sia in
arresto cardiorespiratorio.

Figura 72

Attività respiratoria

Per capire se l’infortunato respira o no:


• Mantenere il mento sollevato ed il capo esteso;
• Avvicinare la guancia alla bocca e al naso dell’infortunato;
• Ascoltare e sentire l’eventuale passaggio d’aria;
• Osservare se il torace si alza e si abbassa (valutare per 10 secondi).

La mancanza totale del respiro, specie se


accompagnata da conseguente arresto cardiaco,
richiede l’intervento delle manovre di rianimazione:
respirazione artificiale e massaggio cardiaco.
Figura 74

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Attività circolatoria

• Sentire il battito cardiaco sul polso (polso radiale) e sul collo (polso
carotideo). Per rilevare il polso carotideo appoggiare il secondo
ed il terzo dito sul collo, lateralmente al pomo d’Adamo. Premere
delicatamente con i polpastrelli e non con la punta delle dita.

Usare questo metodo per sapere se una


persona è o non è in arresto cardiaco.

Figura 75

APPARATO RESPIRATORIO
Anatomia

Le vie aeree si dividono in:.


• superiori (bocca, naso, laringe, faringe)
• inferiori (trachea, bronchi, bronchioli, alveoli).

L’inspirazione è il passaggio di aria dalla


bocca/naso agli alveoli.
L’espirazione è la fuoriuscita dell’aria degli
alveoli attraverso bocca/naso.

Le pleure sono due membrane che rivestono


i polmoni: una è adesa alle coste, l’altra al
polmone. Fra le due è presente il liquido
pleurico che favorisce il movimento di
Figura 76
scorrimento e crea il vuoto.

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APPARATO RESPIRATORIO
Pleurite

patologia con infiammazione delle


pleure con conseguente aumento
del liquido pleurico.

Sintomi:
difficoltà respiratoria, rottura della
pleura, diffusione dell’infezione.

Figura 77

Fisiologia

Atto respiratorio:
inspirazione + espirazione
• Inspirazione: processo
attivo che coinvolge
i muscoli inspiratori
(muscoli del petto,
intercostali, diaframma,
schiena).
• Espirazione: processo
passivo che avviene
per rilasciamento dei
muscoli inspiratori.
Figura 78

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Fisiologia

Patologie
• Asma: l’espirazione non avviene
più come processo passivo, è
necessaria quindi l’attività di
muscoli che aiutino il polmone a
svuotarsi.
• Enfisema: si ha una unione di
alveoli fra di loro con conseguente
riduzione della superficie utile per
gli scambi gassosi.
• Fibrosi polmonare: si ha un
aumento di spessore della Figura 79

parete alveolare con riduzione dell’efficienza degli scambi


gassosi.

Insufficienza respiratoria
Situazione patologica che non consente più il normale apporto di
ossigeno all’organismo.

Segni e sintomi:
• Cianosi
• Dispnea (aumento della frequenza e alterazione dell’ampiezza
degli atti respiratori)
• Ortopnea (respirazione possibile solo in posizione eretta o
seduto, non sdraiato)
• Gasping (respiro affannoso e superficiale)
• Rumori respiratori patologici (udibili anche senza fonendoscopio):
rantolo, ronco, soffi, sibili
• Alterazione frequenza (10 o 30 atti/min)
• Alterazioni dello stato di coscienza

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Insufficienza respiratoria

Cause:
• Ostacolo: corpi estranei, lingua, compressione esterna;
• Alterazione meccanica: trauma/ ferita (es.pneumotorace),
compressione, paralisi muscoli inspiratori ( folgorazione,
tetano e botulismo), intossicazione da bulbo depressori, asma,
broncospasmo (es. shock anafilattico)
• Alterazione aria: anidride carbonica, monossido di carbonio,
poco ossigeno (alta quota, mal di montagna), gas tossici (SO2,
SO3, H2S..), tossine
• Alterazione scambio: edema polmonare, fibrosi, enfisema

Arresto respiratorio
L’arresto respiratorio si può sviluppare in corso di infarto cardiaco,
ictus, ostruzione delle vie respiratorie, annegamento o avvelenamento.

Segni e sintomi:
• Cianosi
• Respiro assai rallentato o assente;
• Immobilità del torace per assenza dei movimenti respiratori;
• Perdita di coscienza. Se le pupille sono molto dilatate si può
anche sospettare l’arresto cardiaco.

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Arresto respiratorio

Cosa fare
• Assicurare la pervietà delle vie respiratorie, ricercando segni di
ostruzione delle vie aeree e provvedendo alla loro liberazione.
• Praticare la respirazione artificiale (bocca a bocca, bocca/naso).

Figura 80

APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO
Sistema circolatorio
Polmoni
Insieme delle strutture
che permettono al Circolazione
Arterie polmonare o Vene
sangue di circolare e
polmonari "piccolo circolo" polmonari
di raggiungere tutti i
distretti del corpo.
Cuore
Queste strutture
sono essenzialmente
arterie,capillari, vene e Vene cave e Aorta e
Circolazione
cuore. vene sistemica o arterie
sistemiche "grande circolo" sistemiche

Capillari
sinusoidi

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Cuore
Organo collocato in posizione retrosternale con l’apice spostato leggermente verso
sinistra.
• Il tessuto predominante è di tipo muscolare (miocardio). Esternamente è rivestito
di due membrane (pericardio). Fra di esse è presente il liquido pericardico
con funzione di lubrificazione durante i movimenti del cuore. Internamente è
presente un’altra membrana (endocardio).
• Il cuore è formato da quattro
cavità: gli atri destro e
sinistro e i ventricoli destro
e sinistro.
• Ognuna delle due parti è
divisa in atrio e ventricolo da
una valvola (sx: mitrialica;
dx: tricuspide)
Figura 81

Cuore

• La parte destra del cuore pompa il


sangue povero di ossigeno, proveniente
dalle cellule dell’organismo, ai polmoni
dove viene riossigenato, mentre la
parte sinistra del cuore riceve il sangue
ossigenato dai polmoni e, attraverso
le arterie, lo invia alle diverse parti del
corpo.
• Si stima che un determinato volume di
sangue percorre tutta la circolazione in
circa 30 secondi.
Figura 82

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Arresto cardiaco
L’arresto cardiaco può essere secondario ad un infarto miocardico,
ad un’asfissia o ad una folgorazione elettrica.
La conseguenza è l’arresto cardiocircolatorio che può determinare
lesioni irreversibili al sistema nervoso centrale qualora non si
intervenga in modo tempestivo.
Un arresto cardiaco si riconosce quando il soggetto presenta:
• Perdita della coscienza;
• Colorito della pelle pallido e grigio bluastro;
• Assenza di pulsazioni a livello radiale (polso) e carotideo (collo);
• Immobilità del torace per assenza dei movimenti respiratori;
• Pupille molto dilatate.

Arresto cardiaco

Cosa fare:
• Sdraiare l’infortunato su una superficie rigida;
• Praticare la respirazione bocca-bocca ed il massaggio cardiaco
esterno.

Figura 83

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SOSTENIMENTO DELLE FUNZIONI VITALI


Arresto cardiaco
La perdita di coscienza determina un rilasciamento muscolare; la
mandibola cade all’indietro e la lingua va ad ostruire le prime vie
aeree.
Per ottenere la pervietà delle vie aeree:
• Sollevare con due dita il mento;
• Spingere la testa all’indietro appoggiando l’altra mano sulla
fronte.
(questa manovra impedisce la caduta all’indietro della lingua e permette il
passaggio dell’aria)

Figura 84

Apertura delle vie aeree

Tecnica alternativa:
• Posizionandosi dietro la testa del paziente, sollevare la
mandibola agganciandone gli angoli con le due mani.
• In caso di sospetta lesione traumatica cervicale, sollevare la
mandibola senza estendere la testa.
• Controllare quindi se nella bocca della vittima sono presenti
oggetti o residui di alimenti e se possibile cercare di asportarli.

Figura 85

128> TEXA S.p.A. - Copyright © Tutti i diritti riservati. Immagini e testi di proprietà di TEXA S.p.A. vietata la riproduzione – anche parziale - e la divulgazione non autorizzata – 2018 – Rev.01
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Respirazione artificiale

Si pratica bocca/bocca o bocca/naso quando l’arresto respiratorio


è provocato dall’inalazione di gas asfissiante, da ustioni o da
folgorazioni.

Questa tecnica è controindicata quando la sostanza inquinante è


velenosa (es. ammoniaca).

In questi casi la respirazione va praticata con apparecchi speciali da


parte di personale qualificato.

Respirazione artificiale

• Aprire poi la bocca dell’infortunato spingendo la mandibola


dall’alto in basso e liberare la bocca da eventuali residui
alimentari, protesi mobili, etc;
• Inspirare profondamente;
• Porre la propria bocca sulla bocca e sul naso dell’infortunato;
• Soffiare con forza nella bocca dell’infortunato fino a che il suo
petto non si sollevi mantenendo il suo capo in estensione e le
narici chiuse (praticare 12-15 insufflazioni al minuto).

Figura 86

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Respirazione artificiale

In assenza del battito si pratica anche il massaggio cardiaco.

La respirazione bocca a bocca è talora non eseguita dal soccorritore


occasionale per la riluttanza ad effettuare tale manovra ed il timore
di contrarre malattie.

Per evitare tale rischio, sono disponibili mascherine di piccole


dimensioni (tascabili), che permettono la respirazione senza alcun
contatto con la bocca della vittima e dotate di filtro antisettico
(pocket mask).

Massaggio cardiaco
In caso di assenza di battito (polso), la respirazione artificiale va
abbinata col massaggio cardiaco.

Operazioni da eseguire per eseguire il massaggio cardiaco:


• Distendere il paziente su un piano rigido;
• Applicare il palmo di una mano incrociata con l’altra all’altezza
dello sterno, cioè nel mezzo del torace;
• Esercitare robuste pressioni ritmiche (60 al minuto) alternate
(cinque per insufflazione bocca a bocca).

Figura 87

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Massaggio cardiaco
Se ci sono due operatori praticare due ventilazioni ogni 15
compressioni.

Figura 88

MODALITÀ DI TRASPORTO DELL’INFORTUNATO


Per motivi di grave emergenza (incendio, inalazione di tossici,
pericolo di crolli ecc.) si può rendere necessario ed urgente effettuare
lo spostamento manuale dell’infortunato.
Le manovre più accreditate sono rappresentate nelle seguenti figure.
Quando si tratta di un solo soccorritore:

Metodo del pompiere

Figura 89 Figura 90

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Trasporto dell’infortunato sulle spalle di un solo soccorritore:

Metodo dello zaino

Figura 91

Trasporto sulle mani incrociate di due soccorritori:

Figura 92 Figura 93

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Utilizzo di una sedia o altro quando i soccorritori sono due:

Figura 94

Trasporto dell’infortunato con più soccorritori con particolare


riguardo all’allineamento della colonna vertebrale:

Figura 95

Figura 96
Figura 97

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RICONOSCIMENTO E LIMITI DEGLI INTERVENTI DI PRIMO


SOCCORSO
Perdita di coscienza

Sincope
È la perdita di coscienza completa ed improvvisa: il soggetto cade a
terra senza segni premonitori.

Cause: vanno ricercate durante l’episodio lipotimico.

La durata dell’episodio è variabile: di solito inferiore a un minuto,


quando si prolunga per più di 20 secondi può essere accompagnata
da convulsioni.

È molto importante valutare la presenza del respiro e del polso in


quanto, se assenti, hanno significato di accidenti cerebrali o cardiaci
(ictus cerebrale, infarto cardiaco, arresto cardio-circolatorio, etc.)

Perdita di coscienza

Sincope: cosa fare


Controllare la respirazione e la circolazione:
Se assenti chiamare subito il 118 e in attesa dei soccorsi eseguire
la rianimazione cardio-polmonare (respirazione bocca-bocca e
massaggio cardiaco esterno);
Se presenti è sufficiente mettere l’infortunato in posizione supina
(ventre in su) e sollevargli le gambe di 45 gradi circa (posizione
antishock) in modo da favorirgli la irrorazione sanguigna cerebrale.
In genere vi è una rapida ripresa dello stato di coscienza; bisogna far
mantenere per qualche minuto la posizione sdraiata all’infortunato
fino a completa risoluzione dei sintomi.

Figura 98

134> TEXA S.p.A. - Copyright © Tutti i diritti riservati. Immagini e testi di proprietà di TEXA S.p.A. vietata la riproduzione – anche parziale - e la divulgazione non autorizzata – 2018 – Rev.01
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Perdita di coscienza

Coma
È la perdita di coscienza che si protrae nel tempo.In genere sono
abolite le facoltà della vita di relazione ossia coscienza, di motilità
volontaria e di sensibilità, mentre permangono le funzioni della
respirazione, circolazione e nutrizione.

Cause: traumi cranici, emorragia cerebrale, gravi intossicazioni,


infezioni generalizzate, etc.
Gravità: si riconoscono vari gradi di coma a seconda della gravità.
Nelle forme leggere il paziente appare disorientato, ma si muove
spontaneamente.
Nelle forme più gravi, fino al coma profondo

Perdita di coscienza

Coma: cosa fare


Controllare la respirazione e la circolazione:
a) se assenti chiamare subito il 118 e in attesa dei soccorsi
eseguire la rianimazione cardio-polmonare (respirazione
bocca-bocca e massaggio cardiaco);
b) se presenti occorre impedire che l’infortunato venga a morte
per soffocamento. Una manovra che va attuata sempre in
questo caso e` la Posizione Laterale di Sicurezza (P.L.S.):
infatti questa posizione previene il pericolo di ostruzione delle
vie aeree dovuta alla caduta della lingua oppure alla presenza
di vomito o di altri liquidi.

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Figura 99

Perdita di coscienza
Coma: Posizione laterale di sicurezza
Controllare la respirazione e la circolazione:
1) inginocchiatevi a fianco dell’infortunato e slacciategli gli
indumenti. Liberategli la bocca da qualsiasi cosa vi sia
contenuta: protesi dentaria, materiali organici,etc;
2) estendetegli la testa. Mettetegli l’arto superiore del vostro
stesso lato lungo il corpo. Piegate il gomito dell’arto superiore opposto in modo
tale che avambraccio e mano risultino appoggiati sul torace del paziente. Piegate il
ginocchio dell’arto inferiore del vostro stesso lato.Afferrate contemporaneamente
la spalla e il bacino dal lato opposto al vostro e ruotate l’infortunato in avanti.
3) Se potete essere aiutati da un altro soccorritore, fategli tenere la testa durante la
rotazione per evitare movimenti inopportuni sul collo.
4) Quindi, il braccio a contatto con il terreno puo` restare allungato sotto il corpo;
il braccio piegato al gomito presenta la mano a contatto con il terreno e sotto la
testa.
Mettete sotto la testa dell’infortunato un indumento,stoffa, carta, plastica o qualsiasi
materiale flessibile a disposizione in modo tale da poter allontanare facilmente il
materiale organico eventualmente defluito dalla bocca.

Shock
E’ uno stato di sofferenza cellulare dovuto essenzialmente ad un
ridotto afflusso di sangue agli organi vitali ed all’incapacità di questi
organi ad utilizzare l’ossigeno.
Le cause sono: perdita di sangue per emorragia o perdita di liquidi
(vomito, diarrea); insufficienza della pompa cardiaca; alterazioni
della circolazione a livello periferico (allergie, infezioni settiche);
alterazioni del controllo nervoso di regolazione della circolazione del
sangue.
Quando un soggetto e` in stato di shock presenta: volto, labbra
ed unghie pallide; cute fredda e sudata; polso frequente e debole;
respirazione rapida e superficiale; irrequietezza o torpore fino al
coma.
Lo stato di shock insorto per emorragia nei feriti, nelle gravi ustioni,
nelle gravi fratture, negli avvelenamenti, nei gravi traumi contusivi,
nei gravi traumi psichici, e` grave e progressivo; a volte e` inarrestabile
fino all’exitus.

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Shock

Cosa fare:
• Coprire il paziente per prevenire la perdita di calore.
• Mantenere il paziente disteso con le gambe sollevate (45 gradi)
per assicurare un maggiore ritorno di sangue al cuore.
• Controllare il paziente.

Cosa non fare:


• Non muovere il paziente
• Non somministrare nessun tipo di bevanda.
• Non mettere sorgenti di calore vicino al paziente.

Edema polmonare acuto

E` una grave situazione determinata da un passaggio di liquidi dai capillari polmonari


agli alveoli e al tessuto interstiziale del polmone. Ha un’evoluzione rapidamente letale
(30 min, 1h, 2h) per cui e` necessario chiamare subito un’ambulanza.
Cause: traumi cranici, emorragia cerebrale, gravi intossicazioni, infezioni generalizzate, etc.
Gravità: si riconoscono vari gradi di coma a seconda della gravità.
Nelle forme leggere il paziente appare disorientato, ma si muove spontaneamente.
Nelle forme più gravi, fino al coma profondo
Sintomi: difficoltà a respirare con espettorato schiumoso (che ricorda il bianco d’uovo
sbattuto); sudorazione; pallore e cianosi della cute e delle mucose; estremita` fredde.
Cosa fare:
• Chiamare subito un’ambulanza.
• In attesa dei soccorsi porre il soggetto in posizione semiseduta e cercare di
tranquillizzarlo
• E` utile applicare lacci emostatici alla radice di tre arti, liberandone uno a turno ogni
15 minuti

Cosa non fare:


• Non far sdraiare la persona.

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Crisi asmatica

Manifestazione clinica dell’asma bronchiale, sindrome caratterizzata


da episodi ricorrenti di ostruzione delle vie aeree.
Le cause scatenanti sono:
• allergie a polvere, pollini, etc.;
• infezioni delle vie respiratorie;
• fattori irritativi ambientali (aria fredda e umida, fumo, smog, gas
di scarico);
• fattori professionali (lavorazioni agricole e industriali);
• fattori farmacologici (ipersensibilita` ad alcuni farmaci, quali
l’aspirina etc);
• sforzo fisico;
• fattori neuropsichici.

Crisi asmatica
Sintomi:
evidente difficoltà a respirare (soprattutto al momento dell’espirazione)
accompagnata da un fischio sibilante, tosse, sudorazione della fronte e
talvolta da vomito; le spalle e il mento sollevati nel tentativo di respirare
meglio; un colorito tendente al bluastro, causato dall’impossibilita`di
far entrare nei polmoni una sufficiente quantita` di ossigeno.
Cosa fare:
• Chiamare subito un’ambulanza.
• In attesa dei soccorsi tranquillizzare il malato. L’agitazione e lo
spavento possono infatti far peggiorare la situazione, mentre se la
persona si mantiene calma e` piu` facile che riesca a controllare la
crisi.
• Far assumere la posizione seduta, con il dorso leggermente inclinato
in avanti e i gomiti appoggiati su un piano rigido.

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Ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo


Distinguere ostruzione parziale (la vittima tossisce, si possono udire
dei sibili) da ostruzione completa (non parla, non respira, non tossisce,
puo` perdere coscienza).
Se la vittima respira: incoraggiarla a tossire, non fare altro.
Se la vittima diventa debole o smette di respirare: posizionarsi al suo
fianco un po` dietro, sorreggere il torace con una mano facendola
sporgere in avanti, dare fino a 5 colpi tra le scapole. Se i colpi non
hanno effetto, eseguire la manovra di Heimlich in piedi e
continuare alternando 5 colpi dorsali e 5 compressioni
sottodiaframmatiche. Se la vittima perde coscienza o
viene trovata priva di coscienza, la sequenza e` quella
BLS: dopo 5 insufflazioni anche non efficaci, esegui 15
compressioni toraciche, controlla il cavo orale, tenta
altre insufflazioni, continua ad alternare 15/2. Figura 100

Angina
Dolore toracico costrittivo e oppressivo dovuto ad un temporaneo
restringimento dei vasi coronarici.
Cause: sforzo fisico, forti emozioni, freddo intenso, ingestione di cibo.
Un’angina si riconosce quando il soggetto presenta: dolore toracico
costrittivo e oppressivo che si irradia al braccio sinistro e al collo;
talora il dolore si irradia «a sbarra» ad ambedue gli arti superiori, altre
volte si localizza a livello dello stomaco; la durata e` di pochi minuti.
Cosa fare:
• Porre il paziente in posizione semiseduta e cercare di tranquillizzarlo.
• Slacciare gli indumenti costrittivi (cintura, colletto,etc).
• Somministrargli una compressa di trinitrina o carvasin sublinguale
se il paziente ne e` provvisto.
• Chiamare i soccorsi perche´ il paziente necessita di immediata
spedalizzazione.

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Infarto cardiaco

L’infarto cardiaco non e` altro che la morte di una parte dei tessuti
che costituiscono il cuore, causata dal mancato arrivo del sangue al
cuore stesso. Le cause scatenanti sono le stesse dell’angina.
Un infarto si riconosce quando il soggetto presenta:
• dolore intenso e di lunga durata al centro del torace che talvolta
si irradia al braccio sinistro, al collo, alla mascella, allo stomaco,
alla spalla;
• pallore e sudore, labbra e dita livide;
• forte sensazione di nausea spesso accompagnata da crisi di
vomito;
• respiro corto e affannoso;
• agitazione fisica e psichica e una sensazione di paura
incontrollabile.

Shock anafilattico

E` una reazione allergica generalizzata causata da punture di insetti,


farmaci o alimenti. La reazione e` dovuta ad una seconda inoculazione
di una sostanza proteica verso cui l’organismo e` sensibilizzato.
Le cause sono gli insetti la cui puntura può provocare lo shock sono
numerosissimi, tuttavia nella maggioranza dei casi si tratta di api o
di vespe.
Uno shock anafilattico si riconosce quando il soggetto presenta gli
stessi segni degli altri tipi di shock:
• aumento del numero delle pulsazioni;
• bassa pressione arteriosa;
• respiro superficiale e frequente;
• coscienza obnubilata;
• pallore della cute che e` anche fredda e sudata.

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Shock anafilattico

1) Nello shock anafilattico si manifestano di solito quattro stadi:


prurito ed orticaria;

2) arrossamenti cutanei a volte associati a segni gastrointestinali


come nausea, vomito, diarrea;

3) disturbi della respirazione con segni di soffocamento;

4) abbassamento della pressione arteriosa con, eventualmente,


perdita della coscienza.

Cosa fare:
• Chiamare subito un’ambulanza

Shock anafilattico

La terapia vera e propria e` di competenza del medico, tuttavia e` bene che anche
il primo soccorritore sappia che l’intervento essenziale consiste nel precoce
impiego dei farmaci antireazionali che, nell’ordine, sono:
• l’adrenalina in soluzione dell’1 per mille alla dose di ml 0,3 - 0,4 per via
sottocutanea ristabilisce i valori pressori, risolve il broncospasmo e gli edemi
ed e` quindi il rimedio prioritario dello stato di shock e soprattuttoagisce in
tempi brevissimi (secondi);
• gli antistaminici, potenti inibitori dei recettori dell’istamina uno dei maggiori
mediatori dello stato di shock anafilattico, agiscono in tempi brevi (minuti
primi);
• i cortisonici agiscono in tempi piuttosto lunghi (ore 3 - 4) quindi esulano dal
campo del primo soccorso vero e proprio.

Cosa non fare:


• Non somministrare farmaci antireazionali se non si e`a conoscenza del loro uso
e non si e` autorizzati a farlo. Non cercare di estrarre il pungiglione.

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Convulsioni - crisi epilettiche e isteriche

Sintomatologia caratterizzata da contrazioni toniche o/e cloniche (movimenti a


scatti degli arti) del sistema muscolare di tutto il corpo.
Al primo soccorritore possono interessare le crisi epilettichee quelle isteriche.

Crisi epilettiche
Esistono due tipi di crisi epilettica.
1) Grande male
Il soggetto presenta: perdita improvvisa della coscienza con caduta a terra,
senza attuare movimenti istintivi di protezione; contrazione dei muscoli
alternata a movimenti a scatti degli arti senza ritmo preciso; apnea con
colorito bluastro della cute e delle labbra(cianosi); salivazione abbondante
che fuoriesce dalla bocca; morsicatura della lingua; sudorazione; possibile
perdita di urina e feci. Dopo breve periodo le contrazioni si esauriscono, il
respiro si fa profondo, segue un breve periodo di sopore ed il paziente recupera
gradualmente lo stato di coscienza con un certo grado di confusione mentale.

Convulsioni - crisi epilettiche e isteriche

2) Piccolo male
Colpisce prevalentemente i bambini ma puo` intervenire anche in
persone di una certa età. È caratterizzato da una temporanea perdita
della coscienza assenza).
Cosa fare:
• Sdraiare il soggetto sopra un tappeto, una stuoia o un materasso
onde evitare che si ferisca.
• Disporre fra i denti del soggetto un pezzo di stoffa arrotolata,
affinchè non si morda la lingua.
• Assisterlo psicologicamente nella fase del risveglio.
Cosa non fare:
• Non cercare di contenere le contrazioni muscolari.
• È molto importante non infilare le dita in bocca al malato

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Crisi isteriche

Generalmente la crisi isterica viene preceduta da momenti di


depressione, malumore, tristezza, dolori variamente localizzati e
magari anche allucinazioni; esse vengono «recitate» sempre in
presenza di persone e magari con una fase convulsiva caratterizzata
da torsioni ed atteggiamenti drammatici che esprimono pena.
Si distingue da una vera fase convulsiva perche´ la coscienza non
e` mai persa del tutto e il paziente se cade a terra attua movimenti
istintivi di protezione.

Cosa fare:
• Il soccorritore puo` usare modi bruschi nel trattenere il soggetto ma
deve allontanare gli astanti che compatiscono e «fanno pubblico
ascolto».

INTERVENTI DI PRIMO SOCCORSO


Ferite

Sono lesioni determinate da un agente vulnerante che interrompe la


continuità della pelle. Per evitare il pericolo di infezione tetanica è
auspicabile che i lavoratori (in particolare quelli più esposti al rischio
di ferite) siano vaccinati contro il tetano. Chi non fosse vaccinato
deve recarsi dal medico per la profilassi antitetanica.
Cosa fare:
• lavarsi bene con acqua e sapone prima di medicare la ferita;
• far scorrere abbondantemente acqua corrente sulla ferita;
• disinfettare la ferita con un tampone di garza sterile imbevuto
di disinfettante non irritante (ad es. acqua ossigenata);
• coprire la ferita con garza sterile.
Cosa non fare:
• mai usare cotone per la disinfezione e la medicazione delle ferite;
• mai usare come disinfettanti tintura di iodio e alcool denaturato.

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Ferite gravi

Sono le ferite estese, profonde (interessanti i tessuti sottostanti alla


pelle) o in sedi particolari (occhi, faccia, ecc.).

Cosa fare:
• agire immediatamente;
• lavare la ferita con acqua corrente;
• proteggere la ferita con garza sterile o utilizzando l'apposito
materiale in dotazione a pacchetti e cassette di medicazione;
• trasportare immediatamente l'infortunato al Pronto Soccorso più
vicino.

Emorragie

Le emorragie sono provocate dalla recisione dei vasi sanguigni con


fuoriuscita di sangue all'esterno o all'interno dell'organismo. La gravità
dipende dalla quantità di sangue perduto.

Cosa fare:
• ricercare l'origine dell'emorragia;
• effettuare un'immediata compressione manuale direttamente sulla
ferita; se questa risulta insufficiente, e solo in caso di emorragia da arti,
comprimere con le dita o il pugno chiuso l'arteria principale contro l'osso
sottostante, in prossimità dell'inizio dell'arto. Applicare quindi uno
spesso tampone di garza e fissarlo con fasciatura compressiva.
• se possibile, tenere sollevato in alto l'arto interessato;
• prevenire o attenuare lo stato di shock (vedere paragrafo relativo);
• trasportare urgentemente in ospedale l'infortunato mantenendolo in
posizione orizzontale.

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Emorragie Esterne

Nelle figure 1,2,3 sono illustrati i punti di compressione delle arterie


principali in funzione della localizzazione delle emorragie.
N.B. Il laccio emostatico va usato in casi eccezionalmente gravi e
non deve essere lasciato per più di 20 minuti consecutivi. Inoltre il
laccio va tolto solo da medico in ambiente ospedaliero.

Figura 102
Figura 101 Figura 103

Emorragie Interne

Si possono solo sospettare in base alle circostanze dell'incidente


(caduta dall'alto, urto violento, schiacciamento, ecc.) e in presenza
di sintomi di shock.

Cosa fare:
• trasportare urgentemente in ospedale l'infortunato, mantenendolo
in posizione orizzontale, con gli arti inferiori sollevati e ben coperto.

Cosa non fare:


• non somministrare mai bevande.

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Malori e svenimenti

Lo svenimento è la perdita completa dei sensi per cui lo svenuto non


reagisce se interpellato. Esso può essere determinato da molteplici
cause quali: forti emozioni, mancanza di ossigeno, trauma alla testa,
intossicazione, ecc.
Cosa fare:
• accertarsi che lo svenuto respiri, in caso contrario intervenire per la
rianimazione;
• metterlo in posizione supina con testa reclinata all’indietro;
• allentare gli indumenti stretti (colletto, cravatta, cintura);
• sollevare gli arti inferiori;
• aprire le finestre se in luogo chiuso;
• rinfrescare fronte, collo, polsi;
Cosa non fare:
• non sollevare lo svenuto in posizione eretta o seduta;
• non somministrare bevande finché è privo di sensi;
• non somministrare bevande alcoliche quando lo svenuto ha ripreso i sensi.

Shock

Si verifica lo stato di shock quando nel corpo umano si ha l'improvvisa


caduta della pressione dei sangue.
Lo stato di shock può essere causato da emorragie, ustioni estese,
lesioni traumatiche gravi.

Il colpito da shock presenta i seguenti sintomi:


• pallore estremo dei viso;
• polso debole e molto frequente;
• respiro superficiale e affrettato;
• sudore freddo;
• indebolimento progressivo dello stato di coscienza.

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Cosa fare:
rimuovere, per quanto possibile, le cause che hanno ingenerato lo
shock. Se la causa è la perdita di sangue:
• fermare le emorragie;
• sdraiare il ferito a testa più bassa, collo disteso e membra inferiori
un po' sollevate.

Se la causa non è emorragica:


• sistemare il soggetto in posizione laterale di sicurezza (vedere fig.4);
• controllare ed eventualmente aiutare la respirazione allentando
lacci, cinture, cravatte, ecc.;
• coprire e tranquillizzare.
In ogni caso, provvedere con urgenza per il trasporto più idoneo.

Cosa non fare:


• mai somministrare bevande. Figura 104

Ustioni

Le ustioni possono essere causate da fiamme, calore elevato, prodotti


chimici, elettricità e si presentano con dolore;
• arrossamento della pelle (ustione di 1° grado);
• formazione di vesciche (2° grado);
•danno ai tessuti in profondità (3° grado).

La gravità delle ustioni si determina in base alla loro estensione


e profondità e alla loro localizzazione sul corpo. Tutte le ustioni
interessanti oltre il 5% dell'intera superficie corporea, nonché quelle
localizzate agli occhi, in faccia o nelle pieghe del corpo sono da
considerarsi gravi, qualunque sia il loro grado, ed è quindi urgente il
ricovero ospedaliero.

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Ustioni termiche da calore ed elettricità

Per le ustioni lievi (1° e 2° grado con estensione inferiore al 5%):

Cosa fare:
• versare abbondantemente acqua fredda sulla parte, fino
all'attenuazione del dolore;
• applicare sull'ustione della garza sterile imbevuta di un disinfettante
non irritante (non va bene quindi l'alcool denaturato);
• fasciare o fissare con cerotto senza comprimere;
• ricorrere al controllo medico, a meno che non si tratti di ustioni
minime o piccole bolle;
• controllare esecuzione della vaccinazione antitetanica.

Cosa non fare:


• rompere o bucare eventuali bolle.

Per le ustioni gravi (1° e 2° grado molto estese e quelle di 3° grado):

Cosa fare:
• non spogliare l'infortunato; non toccare la parte ustionata; non asportare
le sostanze combuste direttamente a contatto con la pelle; avvolgere
l'infortunato in un telo pulito o ricoprire la zona ustionata con garza
sterile; se l'infortunato è cosciente e senza vomito dare da bere, a piccoli
sorsi, una soluzione di acqua ed integratore salino evitando però di farlo
in caso di shock o perdita di sensi; controllare respirazione e polso e, in
caso di arresto della respirazione, intervenire come previsto dal relativo
paragrafo; organizzare il trasporto al più vicino ospedale.
• Nel caso di incidente con incendio agli abiti dell'infortunato, occorre prima
di tutto far distendere a terra l'infortunato in modo da evitare l'effetto
torcia; quindi estinguere prontamente le fiamme con getti d'acqua, con
coperte o con indumenti.
Cosa non fare:
• mai somministrare tranquillanti o antidolorifici; mai applicare polveri,
pomate, olii, ecc.; mai somministrare bevande alcooliche.

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Ustioni Chimiche

Cosa fare:
In caso di ustioni alla pelle:
• togliere gli indumenti impregnati dalla sostanza chimica, se non
attaccati alla pelle, tagliandoli se necessario;
• lavare a lungo con acqua corrente.

In caso di lesioni agli occhi:


• lavare abbondantemente con acqua;
• far intervenire il medico di fabbrica e/o organizzare il trasporto al
più vicino ospedale.

Lesioni alle ossa e alle articolazioni


Le lesioni alle ossa e alle articolazioni possono essere:
distorsione: stiramento dei legamenti dell'articolazione, eventualmente
con lacerazione;
lussazione: spostamento rispetto alla sede naturale dell'articolazione
di un capo osseo;
frattura: rottura delle ossa con o senza spostamento (se l'osso sporge
all'esterno si parla di "frattura esposta").
Queste lesioni non sono sempre facilmente distinguibili le une dalle altre:
nel dubbio usare sempre la massima cautela.
Parte interessata: cranio
I traumi del cranio presentano sempre caratteri di particolare rilevanza
(possono esserci o no perdita di coscienza, ferite al cuoio capelluto,
emorragia dal naso o dalle orecchie).

Cosa fare:
• trasportare l'infortunato in ospedale in posizione laterale di sicurezza;
• proteggerlo dal freddo

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Lesioni alle ossa e alle articolazioni


Parte interessata: torace
Urti violenti o forti compressioni della gabbia toracica possono provocare
lesioni ossee associate o no a lesioni interne.
Cosa fare:
• Dolori localizzati, accentuati dalla respirazione o da grosse difficoltà
respiratorie, richiedono il trasporto all'ospedale nella posizione meno
dolorosa possibile, spesso semiseduta, controllando respirazione,
vomito e stato di coscienza.
Parte interessata: arti
Cosa fare:
• Se un posto di soccorso è vicino: sollecitare il trasporto con mezzo
adeguato. Non spostare nel frattempo l'infortunato; coprire l'infortunato.
• Se il posto di soccorso è lontano: immobilizzare l'infortunato con stecche,
legni, ecc. (ricoprendoli con cotone, asciugamani, ecc.) comprendendo
nell'immobilizzazione le articolazioni sotto e sovrastanti la frattura.
• Se la frattura è aperta: arrestare l'emorragia, ricoprire con bende sterili;
immobilizzare come per le altre fratture.

Lesioni alle ossa e alle articolazioni

Parte interessata: colonna vertebrale e bacino


(lesioni da sospettare in base alla gravità dell'infortunio)
Spostamento anche minimi dell'infortunato possono essere pericolosi!

Cosa fare:
• Attendere l'arrivo di una ambulanza e di personale esperto. Se il luogo
non è raggiungibile dai mezzi di soccorso e se vi sono quattro-cinque
persone, lo spostamento può essere eseguito come segue: il primo
soccorritore afferra il capo con una mano sotto il mento e l'altra sotto la
nuca, tirando la testa lungo l'asse del corpo;
• il secondo afferra le caviglie e le tira in senso opposto; i due-tre altri
collocano le mani sotto le cosce, il bacino, le reni e le scapole (vedere fig.
5). Tutti e quattro sollevano a comando l'infortunato cercando di spostare
in blocco testa, collo e tronco, mantenendolo
in trazione, e lo posano su una barella rigida,
anche di fortuna. Figura 105

150> TEXA S.p.A. - Copyright © Tutti i diritti riservati. Immagini e testi di proprietà di TEXA S.p.A. vietata la riproduzione – anche parziale - e la divulgazione non autorizzata – 2018 – Rev.01
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Infortuni causati da elettricità

Cosa fare:
• Il primo provvedimento in caso di contatto con parti in tensione è quello di
interrompere l'alimentazione. Se la tensione non supera i 500 V, nel caso
non sia possibile togliere immediatamente corrente, si può provvedere ad
allontanare l'infortunato dalla parte in tensione e il soccorritore avrà cura
di isolarsi, sia dal lato della parte in tensione, sia verso terra, impiegando
guanti isolanti, aste, manici, pedane isolanti, ecc.;
• far distendere subito l'infortunato;
• controllarne la respirazione e il battito cardiaco;
• sistemarlo sulla posizione di fianco se è svenuto e respira
• coprire le ustioni con materiale asettico;
in assenza di respirazione e/o battito cardiaco praticare la rianimazione,
secondo quanto previsto dal paragrafo relativo. Iniziare l'intervento con
la massima urgenza già nel posto stesso in cui è avvenuto l'infortunio.

Rianimazione

La rianimazione va praticata con la massima urgenza tenendo presente


che lo scopo è di fornire sufficiente sangue ossigenato al cervello.
Infatti se il cervello resta privo di ossigeno per 3-4 minuti, va incontro
a gravi alterazioni irreversibili le quali, oltre a diminuire sensibilmente le
probabilità di recupero dell'infortunato, possono determinare, in caso di
sopravvivenza, gravi menomazioni. Per rendersi conto delle condizioni
dell'infortunato e quindi comportarsi di conseguenza, occorre ricercare 4
sintomi fondamentali facilmente riconoscibili anche da persone inesperte:
• lo stato di incoscienza;
• l'immobilità del torace, che indica l'arresto respiratorio;
• la mancanza delle pulsazioni arteriose ai lati del collo;
• la dilatazione delle pupille, fenomeno che si verifica in caso di arresto del
cuore e della circolazione sanguigna.

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Arresto respiratorio

La tecnica della respirazione, nel caso in cui sono presenti solo i primi due
sintomi sopra descritti, è composta dalle seguenti operazioni:
• ripristino del passaggio dell'aria nelle vie respiratorie;
• respirazione artificiale bocca a bocca.

Per ripristinare il passaggio dell'aria è necessario:


• applicare una mano sotto la nuca;
• premere con l'altra mano sulla fronte determinando un atteggiamento di
estensione posteriore della testa.

Con queste manovre si garantisce l'apertura delle vie aeree superiori,


eliminando così l'eventuale ostacolo, a questo livello rappresentato dalla
base della lingua e dall'abbassamento della mandibola. Nei casi in cui
questa ostruzione costituisca l'unico motivo dell'arresto respiratorio, con
queste prime manovre l'infortunato può spontaneamente riprendere a
respirare.

Arresto respiratorio

Se invece il torace resta immobile, bisogna praticare la respirazione


artificiale bocca a bocca.
Mantenendo il capo dell'infortunato nella posizione sopra descritta:
• inspirare profondamente; applicare la bocca bene aperta e bene aderente
al contorno di quella dell'infortunato; insulare con energia e brevemente
con il ritmo del proprio respiro (in media 12-14 atti respiratori al minuto).
Durante l’insufflazione è indispensabile tenere chiuse le narici
dell'infortunato, stringendole con le due dita della mano che sta premendo
sulla fronte, inoltre è opportuno controllare l'espansione del torace. Dopo
ogni insufflazione si deve sollevare la testa per permettere la fuoriuscita
dell'aria dalla bocca dell'infortunato.Se non è possibile introdurre aria
attraverso la bocca, adottare la variante bocca-a-naso: mantenendo la
testa dell'infortunato nella posizione dì estensione posteriore con la mano
applicata sulla fronte, spingere con l'altra mano in alto la mandibola per
tenere completamente chiusa la bocca e insulare aria applicando la bocca
sulle narici dell'infortunato.

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Arresto Cardio-Circolatorio

Se oltre allo stato di incoscienza e all'immobilità del torace compaiono


anche assenza di pulsazioni (rilevabile mediante lieve pressione
esercitata sul collo, lateralmente al pomo d'Adamo, con le dita indice
e medio unite insieme) e dilatazione delle pupille, alla respirazione
artificiale va associato il massaggio cardiaco esterno.

Per un'efficace rianimazione, è necessario che il massaggio cardiaco


sia abbinato alla respirazione artificiale; un massaggio cardiaco
isolato, senza contemporanea respirazione, è inutile.

Arresto Cardio-Circolatorio

La tecnica consiste nel distendere l'infortunato supino sul pavimento


o su altra superficie piana e rigida e nell'eseguire compressioni
ritmiche sulla metà inferiore dello sterno. Applicare in tale zona il
palmo di una mano- appoggiare l'altra mano sul dorso della prima;
esercitare compressioni, a braccia distese, con una forza sufficiente
a determinare un abbassamento dello sterno di circa 4 cm. Le dita
delle mani devono essere sollevate verso l'alto per evitare Qualsiasi
involontaria pressione delle costole. Il ritmo delle compressioni deve
essere di circa una al secondo (figure 106 e 107).

Figura 106 Figura 107

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Arresto Cardio-Circolatorio

Sequenza insufflazioni-compressioni
Se vi è un solo soccorritore egli farà 2-3 insufflazioni consecutive
alternate a 15 compressioni toraciche. Nel caso di due soccorritori,
uno effettuerà le insufflazioni, l'altro le compressioni. Il rapporto delle
manovre di rianimazione sarà di 1 insufflazione ogni 5 compressioni
e l'insufflazione dovrà essere fatta nell'intervallo tra un ciclo di
compressioni e l'altro.
La rianimazione può essere sospesa per qualche attimo ogni 3-5
minuti per controllare con la palpazione delle arterie ai lati del collo
e ispezionando le pupille, se il paziente presenta segni di ripresa.
In caso contrario va continuata per lunghi tempi anche durante il
trasporto in ospedale, finché non subentri il personale sanitario.

Infortuni Oculari

Cosa fare:
Quando nell'occhio penetra una scheggia è pericoloso ed errato tentare
di rimuoverla. Infatti, essendo difficile raggiungerla, il tentativo
di estrarla potrebbe causare lesioni anche gravi, se interessanti la
pupilla. In questi casi è necessario chiudere la palpebra, coprire
l'occhio interessato con garza o benda e provvedere al trasporto
dell'infortunato a un posto di pronto soccorso.
Per alleviare il bruciore o in caso di spruzzi di sostanze chimiche,
lavare abbondantemente con acqua fresca e pulita.

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Arresto Cardio-Circolatorio

Avvelenamento e` lo stato patologico causato dall’assorbimento


di sostanze tossiche per ingestione, per inalazione,per contatto,
per iniezione (overdose) e dall’azione che le sostanze assorbite
esercitano sull’organismo.

Infortuni Oculari

Cosa fare:
Chiamare sempre subito un’ambulanza.
Chiedere aiuto ed informazioni al Centro Antiveleni a cui vanno fornite a
quest’ultimo tutte le indicazioni possibili sul tipo di sostanza ingerita.
Se il soggetto e` cosciente chiedere subito che cosa ha ingerito. In
attesa dei soccorsi cercare di eliminare le sostanze nocive provocando
il vomito con due dita in gola: la somministrazione di acqua tiepida
e sale favorisce il vomito. Raccogliere i contenitori delle sostanze
ingerite,eventuali resti o eventuale materiale vomitato al fine di farli
esaminare in ospedale.
Cercare di valutare sempre il tempo trascorso dall’ingestione.
Cosa non fare:
Non provocare il vomito nel caso il soggetto sia privo di sensi,
presenti convulsioni o abbia ingerito derivati dei petrolio (benzina) o
sostanze corrosive.

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Avvelenamento per inalazione

Gli effetti possono rendersi evidenti subito o possono manifestarsi dopo


qualche tempo.

Cosa fare:
Prima di entrare nell’area contaminata, occorre eseguire alcuni profondi atti
respiratori, indi inspirare profondamente e trattenere il respiro mentre si
presta il soccorso.
Aprire porte e finestre prima di soccorrere l’infortunato.
Arrestare fughe di gas.
Trasferire il soggetto in un ambiente ventilato.
Se l’infortunato non respira occorre o respira con evidente difficoltà:
• mettere e mantenere il soggetto in posizione supina;
• slacciare gli indumenti attorno al collo;
• procedere alla respirazione artificiale bocca-bocca o bocca-naso.
• Se invece il l’infortunato respira ma e` in stato di incoscienza occorre
ossigenoterapia praticata da personale esperto.

Avvelenamento per Contatto

Cosa fare:
Rimuovere i vestiti.
Lavare a lungo le aree contaminate con acqua corrente.
Se la sostanza contaminante e` densa e vischiosa, sciacquare con
acqua abbondante, usando delicatamente cotone o un panno morbido
senza sfregamento.

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Morso da vipera

Il morso di vipera produce seri effetti tossici, per cui e`sempre necessario
rivolgersi ad un ospedale o centro specializzato. La lesione lasciata dai
denti dei veleno e` caratteristica: due forellini arrossati, dolenti, distanti
circa un centimetro; altri serpenti simili e non veleno si lasciano sulla cute
tante piccole punture, che danno poco dolore e scarso arrossamento.
Non esiste una vaccinazione preventiva.

Cosa fare:
Far stare la persona coricata, tenendo la parte morsicata immobile e piu` in
basso rispetto al cuore.
Immobilizzare l’arto con stecca o con altri mezzi di fortuna al fine di impedire
ogni movimento.
Lavare a fondo l’area morsicata con acqua e sapone.
Avviare al piu` presto il paziente cosý` preparato al piu` vicino punto di
soccorso.
Fornire al paziente assistenza psicologica.

Morso da vipera

Cosa non fare:


Non incidere con coltelli la zona ferita: l’incisione agevola l’entrata in circolo
del veleno.
Non applicare lacci: il laccio favorisce il passaggio nelle vie linfatiche e il
successivo arrivo al sangue quando il laccio stesso viene rimosso.
Eventualmente una fascia piuttosto larga.
Non somministrare siero antiofidico lontani da ospedali o punti di soccorso:
la reazione anafilattica in soggetti allergici puo` essere piu` pericolosa del
veleno stesso.
Non succhiare le ferite.
Si aspira, infatti, solo una minima quantità di veleno.

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Lesioni da freddo e da calore


Congelamento

E` il raffreddamento localizzato di alcune zone del corpo: dita, naso,


orecchie, guance.
I sintomi iniziali sono: dolore; rammollimento; arrossamento della pelle.
I sintomi successivi sono: insensibilita`; indurimento; schiarimento della
pelle.
Cosa fare:
• Portare l’infortunato al piu` presto in ambiente riscaldato.
• Riscaldare le parti colpite con acqua che non superi i 40ºC.
• Coprire l’infortunato con coperte.
• Somministrare bevande calde.
• Praticare l’autoriscaldamento (es.: riscaldare le orecchie con
l’applicazione delle mani calde).
• Strofinare con neve la parte congelata
Cosa non fare:
• Esporre all’azione diretta del fuoco o di una stufa la parte congelata.

Lesioni da freddo e da calore


Assideramento

È il raffreddamento generalizzato del corpo determinato dall’esposizione


prolungata a basse temperature.
I sintomi sono: brividi, debolezza, torpore mentale, sonnolenza; sonno
profondo con temperatura corporea bassa (33ºC), rallentamento
progressivo delle funzioni cardiocircolatorie e respiratorie fino alla morte.
Cosa fare:
• Portare il soggetto in un locale riparato e/o riscaldato.
• Liberarlo da abiti umidi e freddi.
• Coprirlo con coperte.
•Somministrare bevande calde.

Cosa non fare:


• Non somministrare alcolici.
• Non elevare troppo bruscamente la temperatura corporea.
•Prima del ricovero ospedaliero cercare di elevare la temperatura corporea.

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Lesioni da freddo e da calore


Colpo di Calore

Costituisce un’urgenza in grado di compromettere la vita.


Si verifica dopo eccessivo affaticamento in giornate con clima umido
e poco ventilato, con o senza esposizione al sole.
I segni e sintomi sono: elevata temperatura corporea, pelle secca e
molto calda, respirazione prima profonda e poi superficiale, pallore,
nausea, mal di testa.
Cosa fare:
• Chiamare subito un’ambulanza.
• In attesa dei soccorsi trasportare il soggetto all’ombra o in un
ambiente fresco e ventilato. Fare vento.
• Togliere i vestiti e praticare spugnature fredde.
• Massaggiare le gambe dal basso verso l’alto per favorire il ritorno
dei sangue periferico piu` freddo al cervello.

Figura 108

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Figura 109

Figura 110

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DISPOSITIVI DI
PROTEZIONE
INDIVIDUALE

DEFINIZIONI
Art.74 co. 1 Testo unico
Per dispositivo di protezione individuale (DPI) si intende una qualsiasi
attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo
scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la
sicurezza o la salute durante il lavoro […]
Non costituiscono DPI:
a) gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificamente
destinati a proteggere la sicurezza e la salute del lavoratore;
b) le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;
c) le attrezzature di protezione individuale delle forze armate, delle forze
di polizia e del personale del servizio per il mantenimento dell'ordine
pubblico;
d) le attrezzature di protezione individuale proprie dei mezzi di trasporto
stradali;
e) i materiali sportivi quando utilizzati a fini specificamente sportivi e
non per attività lavorative ;
f) i materiali per l'autodifesa o per la dissuasione;
g) gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori
nocivi.

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ASPETTI LEGISLATIVI E NORMATIVI


Obblighi d’uso

D.Lgs 81/2008 Art. 75


Devono essere impiegati quando i
rischi non possono essere evitati o
sufficientemente ridotti da:

• Misure tecniche di prevenzione


• Da mezzi di protezione collettiva
• Da misure e metodi riorganizzativi
del lavoro
Figura 111

I DPI DEVONO:

• Essere conformi alle norme del D.Lgs.475/92

• Essere adeguati a prevenire i rischi

• Essere adeguati alle condizioni esistenti sui luoghi di lavoro

• Tenere conto delle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore

• Poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità

• In caso di rischi multipli che richiedono l’uso di piu’ DPI essere tra
loro compatibili

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D.Lgs 81/2008 Art. 77


• Effettua analisi e valutazione
dei rischi
• Individua caratteristiche D.P.I
adeguati ai rischi
• Valuta informazioni fornite dal
fabbricante dei dispositivi
• Aggiorna scelta D.P.I ogni
qualvolta intervenga una
variazione negli elementi di
valutazione
• Individua le condizioni in cui un
DPI deve essere usato

Figura 112

D.Lgs 81/2008 Art. 77


IL Datore di lavoro è responsabile
dell’efficienza dei DPI e ne assicura
le condizioni d’igiene, mediante:
• Manutenzione

• Riparazioni

• Sostituzioni

Figura 113

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ASPETTI LEGISLATIVI E NORMATIVI

D.Lgs 81/2008 Art. 77


• Destina ogni D.P.I ad uso
personale
• Provvede che il D.P.I sia
utilizzato solo per gli usi
previsti
• Assicura una formazione/
informazione adeguata al
lavoratore sull’utilizzo dei
D.P.I
• Organizza uno specifico
Figura 114
addestramento se necessario
• Fornisce istruzioni
comprensibili per il lavoratore

Addestramento per l’uso D.Lgs 81/2008 Art. co. 577


corretto dei DPI
• Per DPI di terza categoria

• Per i DPI dell’udito

Figura 115

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D.Lgs 81/2008 Art. 19

• Effettua la vigilanza sull’uso


dei D.P.I da parte dei
lavorataori

• Osserva che le protezioni


siano idonee per ogni
lavorazione

• Gli viene segnalato ogni


inconveniente dei D.P.I

• Induce il lavoratore all’utilizzo


Figura 116 dei D.P.I motivandolo

D.Lgs 81/2008 Art. co. 577

• Programma di formazione/informazione e addestramento

• Utilizza i D.P.I messi a sua disposizione secondo le informazioni


fornite

• Provvede alla cura dei DPI

• Non apporta modifiche ai D.P.I di sua iniziativa

•Rileva difetti o inconvenienti nei D.P.I

•Applica procedure aziendali per la riconsegna dei DPI

•Segnala al DdL al dirigente o al preposto difetti e inconvenienti

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ASPETTI LEGISLATIVI E NORMATIVI

PRIMA CATEGORIA
D.P.I di progettazione semplice per danni
fisici di lieve entità (GUANTI, OCCHIALI E
VISIERE E SCARPE ANTINFORTUNISTICHE,
ELMETTI E CASCHI)

SECONDA CATEGORIA
Non appartengono alle altre due categorie
(SCARPE ANTINFORTUNISTICHE)

TERZA CATEGORIA
Figura 117

D.P.I di progettazione complessa per rischi


di morte o lesione grave (APVR,CALZATURE
TOTALMENTE POLIMERICHE,GUANTI E
D.P.I PER CADUTE DALL’ALTO)

I D.P.I secondo il D.Lgs 475/92

PRIMA CATEGORIA
• marchiati con il marchio CE
• dichiarazione di conformità del costruttore
• documentazione tecnica di costruzione del fabbricante

SECONDA CATEGORIA
• attestato di certificazione di un organismo di controllo certificato

TERZA CATEGORIA
• certificazione sistema qualità del produttore

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PROTEGGONO DA:
Azioni lesive di lieve entità provocate da:

• Strumenti meccanici o prodotti


detergenti

• Urto con oggetti caldi (>50°)

• Fenomeni atmosferici

• Vibrazioni o urti lievi


Figura 118
• Azione lesiva da raggi solari

RIENTRANO:
• Apparecchi di protezione respiratoria
filtranti
• Apparecchi di protezione isolanti
• D.P.I contro le aggressioni chimiche
• D.P.I per ambienti con T > 100°C
• D.P.I per ambienti con T<-50°C
• D.P.I per salvaguardare le cadute
dall’alto
• D.P.I per attività che espongono a
Figura 119 tensioni elettriche

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I D.P.I NEI LUOGHI


DI LAVORO

CLASSIFICAZIONE DEI D.P.I

DI OCCHI E
VISO
DELLE VIE
RESPIRATORIE
DELL’UDITO
DELLE MANI E
DELLE BRACCIA
I D.P.I DI
DELLA TESTA
PROTEZIONE
DEI PIEDI E DELLE
DELL’INTERO GAMBE
CORPO

DEL TRONCO E DELLA PELLE


DELL’ADDOME

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CLASSIFICAZIONE DEI D.P.I

Rumore

Meccanici: Meccanici:
• cadute • polveri
• urti • fumi
• colpi, impatti • nebbie
• compressioni
• perforazioni Gas, vapori
• tagli
• abrasioni
• vibrazioni Liquidi
• scivolamenti • immersioni
• schizzi
Termici:
• calore, fiamme
RISCHI BIOLOGICI
• battri patogeni
Elettrici • virus patogeni
• funghi responsabili
Termici: di micosi
• non ionizzati • antigeni biologici
• ionizzati con microbi
Figura 120

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D.P.I PER L'UDITO

Figura 121

ATTIVITÀ DOVE SONO NECESSARI GLI OTOPROTETTORI

Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Lavori nelle vicinanze di
presse per metalli

• Lavori che utilizzano utensili


pneumatici

• Attività del personale a terra


di aeroporti

• Battitura di pali e
costipazione del terreno
Figura 122

• Lavori nel legname e nei


tessili

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Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Palline e tappi per le
orecchie

• Caschi

• Cuscinetti adattabili ai
caschi di protezione

• Cuffie con attacco per


ricezione a bassa frequenza
Figura 123
• DPI contro il rumore
con apparecchi di
intercomunicazione

Mezzi di protezione auricolare per la protezione dei lavoratori dal


danno causato dal rumore ambientale

CUFFIE
MEZZI AD PROTEZIONE AURICOLARI E
INSERIMENTO OBBLIGATORIA
DELL'UDITO CASCHI

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I D.P.I PER L’UDITO


GLI OTOPROTETTORI

OTOPROTETTORI

INSERTI INSERTI
MONOUSO RIUTILIZZABILI

INSERTI INSERTI INSERTI INSERTI


PRESTAMPATI MODELLABILI PRESTAMPATI MODELLABILI

INSERTI CON INSERTI CON


ARCHETTO ARCHETTO

CUFFIE

TAGLIA NORMALE TAGLIA SPECIALE

CON MONTATE SU CON MONTATE SU


ARCHETTI ELMETTO ARCHETTI ELMETTO

CASCHI

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PER BUONI
OTOPROTETTORI

• Buona manutenzione

• Igiene pulizia

• Buona conservazione

• Ispezione, sostituzione ed
eliminazione
Figura 124

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D.P.I PER LE MANI E LE


BRACCIA

Figura 125

ATTIVITÀ DOVE SONO NECESSARI I DPI

Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Manipolazione prodotti
acidi, alcalini, disinfettanti,
detergenti corrosivi
• Lavori che comportano la
manipolazione di masse
calde
• Lavori di saldatura
• Operazioni di disossamento
e di squartamento nei
macelli
• Manipolazione di oggetti
con spigoli vivi
• Attività protratta di taglio
Figura 126
col coltello

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I GUANTI

Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Guanti contro le aggressioni
meccaniche (perforazioni,
tagli, vibrazioni …), contro le
aggressioni chimiche, per
elettricisti e antitermici;
• Guanti a sacco
• Ditali
• Manicotti
• Fasce di protezione dei polsi
• Guanti a mezze dita
• Manopole

Figura 127

ATTIVITÀ DOVE SONO NECESSARI I DPI

Si definiscono "di protezione"


particolari tipi di guanti, in
possesso delle caratteristiche
indicate dal D.Lgs. n. 475/1992
ed idonei ad evitare danni da
incidenti meccanici, traumi o
insulti chimici, assorbimento
di tossici per via cutanea,
lesioni da agenti fisici di rischio
(radiazioni, vibrazioni, freddo,
calore).
Figura 128

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CARATTERISTICHE DEI GUANTI

Spessore costante e privi di fori


Facilmente calzabili
Riposti in luoghi adeguati

Superficie liscia rugosa o


zigrinata
GUANTI DI
PROTEZIONE
OBBLIGATORI
Abbastanza lunghi
Non devono aderire alla pelle
GUANTI Non devono essere infilati con le mani
sporche

Devono avere la rigidità compatibile con il rischio


Devono essere rivoltati a fine turno
Devono essere sostituiti in caso di allergie

PREVENZIONE

Rischi meccanici e fisici

Rischi di impatto

DA QUALI
RISCHI
Rischi chimici e biologici
PREVENGONO I
GUANTI?

Rischi dovuti al caldo e al freddo

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I PITTOGRAMMI

Protezione da rischi elettrici

classe 00: da 500 V a 5.000 V


classe 0: da 1. 00 V a 10.000 V
classe 1: da 7.500 V a 20.000 V
classe 2: da 17.000 V a 30.000 V
classe 3: da 26.500 V a 40.000 V

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D.P.I DEGLI OCCHI E DEL


VISO

Figura 129

GLI OCCHIALI DI PROTEZIONE GLI SCHERMI E LE VISIERE

Gli "occhiali", insieme agli


"schermi" ed alle "visiere",
sono i più importanti
dispositivi di protezione
individuale (DPI) degli occhi
contro i rischi meccanici
ottici, chimici e termici.

Figura 130

178> TEXA S.p.A. - Copyright © Tutti i diritti riservati. Immagini e testi di proprietà di TEXA S.p.A. vietata la riproduzione – anche parziale - e la divulgazione non autorizzata – 2018 – Rev.01
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Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Lavori saldatura, molatura, tranciatura
• Lavori di mortasatura e scalpellatura
• Lavorazione e finitura di pietre
• Uso di estrattori di bulloni
• Impiego macchine asportatrucioli
• Fucinatura a stampo
• Operazioni di sabbiatura
• Manipolazione prodotti acidi, alcalini
• Impiego pompe a getto liquido
• Manipolazione masse incandescenti
• Fuse o lavori in prossimità di esse

Figura 131

Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Occhiali a stanghette
• Occhiali a maschera
• Occhiali di protezione contro raggi X,
• Laser, radiazioni UV, infrarosse, visibili
• Schermi facciali
• Maschere e caschi per saldatura ad
arco

Figura 132

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GLI OCCHIALI DI PROTEZIONE GLI SCHERMI E LE VISIERE

Gli schermi sono


generalmente utilizzati
per lavori di saldatura o
in prossimità di masse
incandescenti per brevi
periodi.

Le visiere sono
generalmente integrate da
un elmetto di protezione
ed abbassate in caso di
Figura 133 lavorazioni a rischio.

Visiere e schermi
proteggono, oltre agli occhi,
anche il volto dell'operatore.

GLI OCCHIALI DI PROTEZIONE GLI SCHERMI E LE VISIERE

CARATTERISTICHE E
REQUISITI:
• Campo visivo ampio
• Robusti e resistenti agli urti
• Non aver irregolarità che
possono causare danno
• Buoni materiali di costruzione
• Resistenti ad agenti chimici
• Esenti da bolle
• Ottima trasparenza della parte
ottica
• Resistenti alla rottura
Figura 134

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D.P.I DEI PIEDI E DELLE


GAMBE

Figura 135

LE SCARPE PROTETTIVE

La "scarpa di sicurezza"
è un dispositivo di
protezione individuale atto
a proteggere i piedi contro
le aggressioni esterne e nel
contatto verso il suolo

Figura 136

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ATTIVITÀ DOVE SONO NECESSARI I DPI

Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Lavori di rustico, di genio civile e
lavori stradali
• Lavori su impalcatura
• Demolizione di rustici
• Lavori in cantieri edili
• Lavori su ponti d’acciaio, altiforni,
laminatoi, gru
• Lavori di manutenzione
• Lavori in cave
• Movimentazione e stoccaggio
merce
• Manipolazione blocchi carni
surgelate
Figura 137

ELENCO INDICATIVO E NON ESAURIENTE

Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Scarpe basse, scarponi, tronchetti,
stivali di sicurezza
• Scarpe a slacciamento o
sganciamento rapido
• Scarpe con protezione
supplementare della punta del
piede
• Scarpe e soprascarpe con suola
anticalore
• Scarpe, stivali e soprastivali di
protezione contro il calore
Figura 138 • Scarpe, stivali e soprastivali di
protezione contro il freddo
• Scarpe, stivali e soprastivali di
protezione contro le vibrazioni

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CARATTERISTICHE E
REQUISITI:
• Adozione del puntale d’acciaio
• Rilievi delle suole
• Impermeabilizzazione
• Resistenza al calore
• Protezione dei malleoli
• Sfilamento rapido
Figura 139

LE SCARPE PROTETTIVE

CATEGORIE DI
CLASSIFICAZIONE
(A SECONDA DEL LIVELLO
DI PROTEZIONE)

Categoria I Categoria III


(lesioni lievi) (lesioni gravi)

Categoria II
(non rientrano nella I e nella III)

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D.P.I VIE RESPIRATORIE

Figura 140

GLI APVR

Gli APVR sono Dispositivi


di Protezione Individuale
di categoria III atti a
proteggere il lavoratore dalle
sostanze tossiche e nocive
presenti in concentrazioni
pericolose nell’ambiente
lavorativo circostante.

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ATTIVITÀ DOVE SONO NECESSARI I DPI

Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Lavori in contenitori, in vani ristretti e
in forni industriali riscaldati a gas
• Lavoro nella zona di caricamento
altoforno
• Lavori in prossimità della colata in
siviera
• Lavori di rivestimento di forni e siviere
• Verniciatura a spruzzo
• […]

Figura 141

Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Apparecchi antipolvere,
antigas e contro polveri
radioattive
• Apparecchi isolanti a presa
d’aria
• Apparecchi respiratori con
maschera per saldatura
amovibile
• Apparecchi e attrezzature per
sommozzatori
• Scafandri per sommozzatori

Figura 142

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CARATTERISTICHE APVR

GLI APVR
• Elevati livelli di protezione respiratoria
• Rispondere a criteri di ergonomia
• Tenuta facciale
• Innocui leggeri e solidi
• Compatibili con altri D.P.I.

I D.P.I DELLE VIE RESPIRATORIE


FINALITA'

FINALITÀ DI UN APVR
CORRETTAMENTE SCELTO
• Proteggere l’apparato
respiratorio dagli inquinanti
presenti nell’aria
• Proteggere l’apparato
respiratorio da insufficienza
di O2
Figura 143

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CLASSIFICAZIONE MORFOLOGICA STRUTTURALE

CLASSIFICAZIONE

Maschera intera
(copre tutto il viso)

Semimaschera
(copre naso-bocca)

Facciale filtrante
(filtro è tuttuno con la semimaschera)

CLASSIFICAZIONE DAL PUNTO DI VISTA FUNZIONALE

Non autonomi

APVR isolanti

Autonomi

a circuito a circuito
aperto chiuso

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I D.P.I DELLE VIE RESPIRATORIE

Antipolvere
Protezione da
polveri, fumi,
nebbie

APVR a filtro

Antigas
Protezione da
gas e vapori

TABELLA DELLE DECISIONI PER L’UTILIZZO APVR

LA CONCENTRAZIONE DI OSSIGENO É > 17%

NO

SI
LA NATURA DEI TOSSICI É NOTA?

NO

SI
LA NATURA E/O LA CONCENTRAZIONE DEI TOSSICI É TALE DA
COSTITUIRE PERICOLO ANCHE PER BREVI ESPOSIZIONI?

SI

SI
LA CONCENTRAZIONE DEI TOSSICI É TALE DA POTER ESSERE
RICONDOTTA ENTRO IL TLV CON I FATTORI DI PROTEZIONE TIPICI DEI
DISPOSITIVI FILTRANTI, ED É COMUNQUE INFERIORE A 10.000PPM?

NO

SI
DISPOSITIVI FILTRANTI DISPOSITIVI ISOLANTI

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D.P.I PER IL CAPO

Figura 144

I D.P.I PER LA PROTEZIONE DEL CAPO


ATTIVITÀ DOVE SONO NECESSARI I DPI
Allegato VIII D.Lgs 81/2008
• Lavori edili
• Lavori su ponti d’acciaio
• Lavori in fossati, trincee, pozzi
e gallerie
• Lavori in terra e in roccia
• Lavori in miniere sotterranee
• Uso di estrattori di bulloni
• Brillature mine
• Lavori in ascensori,
montacarichi, gru e nastri
trasportatori
• Lavori nei pressi di altiforni,
acciaierie …
• Lavori in forni industriali
• Costruzioni navali
Figura 145
• Smistamento ferroviario
• Macelli

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Allegato VIII D.Lgs 81/2008


• Caschi di protezione per
l’industria
• Copricapo leggero per
proteggere il cuoio
capelluto
• Copricapo di protezione

Figura 146

I D.P.I DELLA TESTA


REQUISITI FONDAMENTALI

DEVONO:

• Essere progettati
ergonomicamente e con
livelli di protezione elevati;
• Non provocare rischi o
disturbo nelle prevedibili
condizioni diimpiego;
• Essere indossati
comodamente, dotati di
sistemi di regolazione;
• Ostacolare il meno possibile
imovimenti e la percezione
sensoriale.
Figura 147

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DEVONO:

• Lesione per effetto di caduta


gravi
• Lesione per effetto di cadute
accidentali
• Lesioni per effetto di elementi
taglienti
• Lesioni per contatto con parti
calde o fredde
• Di folgorazione
• Di schiacciamento per
intrappolamento

Figura 148

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D.P.I CADUTA DALL'ALTO

Figura 149

I DPI anticaduta hanno il compito


di arrestare l’eventuale caduta di
una persona provocando minor
danni possibili.

Figura 150

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I D.P.I DELLA TESTA

La scelta circa l’impiego di


una specifica tipologia di
DPI non è univoca, ma può
variare in funzione del piano di
montaggio e smontaggio o delle
caratteristiche del progetto del
ponteggio o della sua tipologia.

Figura 151

Le tipologie di sistemi anticaduta


che possono essere utilizzate
con successo nel montaggio/
smontaggio sono due:
• Sistema di arresto di caduta
comprendente un dispositivo
di protezione anticaduta di
tipo retrattile collegato a parti
di ponteggio;
• Sistema di arresto di caduta
comprendente un dispositivo
di protezione anticaduta
(retrattile) collegato ad
Figura 152 una linea di ancoraggio
orizzontale.

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CINTURA DI SICUREZZA

La fune di trattenuta deve essere


assicurata, direttamente o mediante
anello scorrevole lungo una fune
appositamente tesa, a parti stabili
delle opere fisse o provvisionali. La
fune e tutti gli elementi costituenti
la cintura devono avere sezioni
tali da resistere alle sollecitazioni
derivanti da un'eventuale caduta
del lavoratore.
Figura 153 La lunghezza della fune di trattenuta
deve essere tale da limitare la
caduta a non oltre mt.1,50.

PROTEZIONE DEL CORPO


Normativa di riferimento
• EN 340 pittogrammi generalità
• EN 13034: proiezioni limitate di agenti chimici
• EN 466: rischi da inquinanti chimici liquidi

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Prove di resistenza
• resistenza alla penetrazione (liquido e solido)
• resistenza alla permeazione ( a livello molecolare)
• prova dei 7 movimenti
•prova barriera ai liquidi (getto, spray)

Resistenza dei materiali


• Le classi di resistenza dei materiali vanno da 1 (meno resistente)
a 6 (più resistente)

Marcatura
• Pittogramma con tipo di classe di materiale

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MANUTENZIONE DPI

Figura 154

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE


DEFINIZIONE

Art. 74 D.Lgs. 81/2008


Qualsiasi attrezzatura destinata
ad essere indossata e tenuta dal
lavoratore allo scopo di proteggerlo
contro uno o più rischi suscettibili
di minacciare la sicurezza o la
salute durante il lavoro, nonché
ogni complemento o accessorio
destinato a tale scopo

Figura 155

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DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

Art. 77 co 4. a) D.Lgs. 81/2008


Mantiene in efficienza i DPI e ne
assicura le condizioni d’igiene,
mediante la manutenzione,
le riparazioni e le sostituzioni
necessarie e secondo le eventuali
indicazioni fornite dal fabbricante.

Deve garantire un uso corretto dei


DPI, dove con uso s’intende ogni
Figura 156 fase della loro manipolazione,
dall’immagazzinamento, all’uso
propriamente detto, alla pulizia,
alla manutenzione …

Art. 78 D. Lgs. 81/2008


3. Provvedono alla cura dei DPI messi a loro disposizione

5. Segnalano al DdL/Dirigente/Preposto difetti o inconvenienti


rilevati

Figura 157

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• Considerare le indicazioni
fornite dal fabbricante
per quanto riguarda i
trattamenti di pulizia e
lavaggio dei DPI
• Se i DPI sono suscettibili
di invecchiamento il
fabbricante indica il
numero massimo di
lavaggi
• Il Ddl può chiedere
Figura 158
consigli/delucidazioni al
fabbricante

• I requisiti prestazionali dei DPI marcati CE,


devono essere garantiti dal fabbricante

• Porre attenzione alla scadenza impressa


sul pezzo e alla durata che se non
individuata a priori dal fabbricante
dovrebbe poter essere determinabile
dall’utilizzatore

Figura 159

198> TEXA S.p.A. - Copyright © Tutti i diritti riservati. Immagini e testi di proprietà di TEXA S.p.A. vietata la riproduzione – anche parziale - e la divulgazione non autorizzata – 2018 – Rev.01
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DITTA ESTERNA

• Il DdL può affidare ad una ditta


esterna specializzata la pulizia
e il mantenimento dei DPI;
• Il DdL deve verificare in fase
contrattuale le modalità di
Figura 160 lavaggio secondo quanto
indicato dal fabbricante
• Il DdL rimane comunque l’unico
responsabile della pulizia dei
DPI

Figura 161

AUTONOMIA AZIENDALE

Istruire uno o più operatori


addetti alla gestione dei DPI
(stoccaggio, tracciabilità, controllo,
manutenzione, pulizia) secondo
quanto indicato dal fabbricante.

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CONCLUSIONI
ULTIME AVVERTENZE

ATTENZIONE

• I D.P.I non sono sostitutivi delle


misure preventive

• Bisogna vigilare che i lavoratori


indossino i D.P.I

• E’ utile avere dei D.P.I di scorta


nel cantiere

• È utile che i lavoratori conoscano


a cosa servono i D.P.I
Figura 162

200> TEXA S.p.A. - Copyright © Tutti i diritti riservati. Immagini e testi di proprietà di TEXA S.p.A. vietata la riproduzione – anche parziale - e la divulgazione non autorizzata – 2018 – Rev.01
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CONCLUSIONI

QUANDO I DPI?
• I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono
essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di
prevenzione, , da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi
o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.

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REQUISITI DEI DPI


• essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé
un rischio maggiore;
• essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
• tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
• poter essere adattati all'utilizzatore secondo le sue necessità;
• in caso di rischi multipli i DPI devono essere tra loro compatibili
e efficaci.

SCELTA DEI DPI


a) effettuare l'analisi e la valutazione dei rischi che non possono
essere evitati con altri mezzi;
b) individuare le caratteristiche dei DPI necessarie affinché questi
siano adeguati ai rischi tenendo conto delle eventuali ulteriori
fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;
c) valutare, sulla base delle informazioni e delle norme d'uso
fornite dal fabbricante a corredo dei DPI, le caratteristiche dei DPI
disponibili sul mercato;
d) aggiornare la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione
significativa negli elementi di valutazione. 

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DURATA DELL’USO DEI DPI


In funzione di:
a) entità del rischio;
b) frequenza dell'esposizione al rischio;
c) caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;
d) prestazioni del DPI.

GESTIONE DEI DPI


mantenere in efficienza i DPI mediante la manutenzione, le
riparazioni e le sostituzioni necessarie e secondo le eventuali
indicazioni fornite dal fabbricante;
fornire informazioni istruzioni comprensibili e formazione ai
lavoratori;
destinare ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze
richiedano l’uso di uno stesso DPI da parte di più persone,
prendere misure adeguate affinché tale uso non ponga alcun
problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori;
stabilire le procedure aziendali da seguire, al termine dell’utilizzo,
per la riconsegna e il deposito dei DPI;
addestrare i lavoratori per DPI di terza categoria e per i dispositivi
di protezione dell’udito.

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DISPOSITIVI NEI LAVORI ELETTRICI


TIPO DPI USO NORMA CARATTERISTICHE
Per laprotezione delle mani dai contatti
CEI 11-31
Guanti diretti per lavori in tenzione su impianti
CEI 11-44
a 1000V
Calzatura Per isolare dal terreno l'addetto ai lavori
CEI 11-59
isolante sotto tensione e contatto e a distanza
Protezione del corpo dalle azioni dirette Marcatura CE;
Abiti isolati e indirette della corrente nei lavori in CEI 11-57 Nome fabbricante;
tensione a contatto e a distanza Sigla del DPI;
Protezione della testa e per tensioni Data di fabbricazione;
Casco EN 397
fino a 400V Note sulla modalità d'uso
UNI EN 166
Per la protezione degli occhi e viso dai e conservazione.
Visiera UNI EN 168
raggi UV (archi elettrici)
UNI EN 170
UNI EN 166
Per la protezione degli occhi e viso dai
Occhiali U I EN 168
raggi UV (archi elettrici)
UNI EN 170

La presente scheda Guanti di materiale isolante di classe


fornisce l'elenco dei 00 o 0 conformi alla norma CEI-EN
dispositivi di protezione Figura 163 60903
individuale necessari Elmetto di protezione con
per svolgere i lavori caratteristiche di isolamento elettrico
elettrici sotto tensione. 1000 V conforme alla norma CEI-EN
Figura 164 50365 e UNI–EN 397

Profilo portavisiera e visiera con


marcatura 2-1.2 1B8 conforme alla
N.B.nella presente scheda
norma UNI-EN 166
non sono riportate le Figura 165
calzature isolanti perchè non
necessarie nei lavori elettrici Vestiario con caratteristiche
sotto tensione qualora si
conforme alle norme CEI EN 61482-1-
utilizzino, oltre ai guanti
isolanti, attrezzi o pedana 2, UNI EN ISO 11612
isolante o tappeto isolante. Figura 166

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I LAVORI ELETTRICI

CEI 11-27 “LAVORI SU IMPIANTI ELETTRICI”


Si applica alle operazione e attività di lavoro sugli impianti elettrici,
ad essi connesse e vicino ad essi

CEI EN 50110-1 “ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI ELETTRICI”


Si applica a tutte le modalità operative di attività di lavoro sugli
impianti elettrici, ad essi connesse e vicino ad essi

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SICUREZZA NEI LAVORI ELETTRICI


Nuova Norma CEI 11-27

In base alla:
• Istruzione PERSONA ESPERTA (PES)
• Esperienza
• Affidabilità Persona formata in possesso di
Le persone sono suddivise in: specifica istruzione ed esperienza
tali da consentirle di evitare i pericoli
che l'elettricità può creare

PERSONA AVVERTITA (PAS)


Persona formata, adeguatamente istruita in relazione alle
circostanze contingenti, per Persone Esperte, per metterla
in grado di evitare i pericoli che l'elettricità può creare

PERSONA COMUNE (PEC)


Persona non Esperta e non Avvertita
nel campo delle attività elettriche

Nuova Norma CEI 11-27

In base alla norma CEI EN 50110


i LAVORATORI SOTTO TENSIONE
possono essere eseguiti solo da PERSONA IDONEA

PERSONA AVVERTITA (PAS)


Persona a cui sono riconosciute le capacità tecniche adeguate ad
eseguire specifici lavori sotto insieme
PEI = PES o PAV + conoscenze teorico - pratiche relative ai lavori
sotto tensione

IL DATORE DI LAVORO DEVE ATTRIBUIRE


AI SUOI DIPENDENTI (per iscritto) LE
CONDIZIONI DI PES - PAV - PEI

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Nuova Norma CEI 11-27


RESPONSABILE DELL'IMPIANTO PREPOSTO AI LAVORI

• Programmazione dei lavori • Presa in carico dell'impianto


• Esecuzione delle manovre e delle • Verifica assenza tensione
modifiche gestionali dell'impianto • Messa a terra e in c. c.
• Individuazione dell'impianto • Controllo condizioni ambientali
interessato ai lavori • Protezioni contro le parti attive
• Esecuzione dei sezionamenti, adiacenti
blocco dei sezionatori • Informazioni al personale
• Informazioni al preposto ai lavori • Pianificazione delle attivita e
sui rschi ambientali ed elettrici controllo attrezzature collettive
• Consegna dell'impianto al • Coordinamento degli operatori
preposto ai lavori • Riconsegna dell'impianto

Definizione di un lavoro elettrico

CEI EN 50110 CEI 11-27


Lavori su, con o in prossimità
Lavori su impianti elettrici
di un impianto elettrico quali:
con accesso alle pari attive
Prove e misure, riparazioni,
e conseguente rischio di
sostituzioni, modifiche,
folgorazione o arco elettrico
ampliamenti, ispezioni

Si è in presenza di un lavoro elettrico solo quando viene


coinvolta una parte attiva di un impianto elettrico

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LAVORO ELETTRICO A CONTATTO

Si intende un'attività svolta con una parte del corpo o con un


oggetto ad una distanza inferiore a DL da una parte attiva

Lo spazio delimitato dalla distanza DL è definito


ZONA DI LAVORO SOTTO TENSIONE
(o zona di guardia)
ed i lavori svolti entro questa zona sono
LAVORI ELETTRICI A CONTATTO

VL = 15 cm per la bassa tensione

LAVORO ELETTRICO A CONTATTO


Parte attiva
DL

Zona di lavoro sotto tensione


(Zona di guardia)

Figura 167

La distanza DL é composta da:


Distanza elettrica, cioè la distanza che può provocare una
scarica (in B.T. pochi millimetri)
Distanza ergonomica, cioè la distanza che tiene conto dei
movimenti non volontari dell’operatore

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LAVORO ELETTRICO A CONTATTO


Zona di lavoro sotto tensione
(Zona di guardia)

Parti attiva

Figura 168

LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA'

Anche a una distanza superiore a DL non c'è la certezza che


l'operatore non possa toccare parti attive.

Per
LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA'
si intende quindi qualsiasi attività che si svolge all'interno della
ZONA PROSSIMA
che è delimitata dalla distanza
DV

DV = 65 cm per la bassa tensione

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LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA’


Parte attiva

DL = Zona di lavoro sotto


tensione (Zona di guardia)

DL
DV

DV = Zona prossima
Figura 169

LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA’

DV = Zona prossima

Parte attiva

Figura 170

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LAVORO ELETTRICO IN PROSSIMITA’


Ogni volta che, per eseguire lavori, un operatore entra con una
parte del corpo o con un attrezzo nella
ZONA PROSSIMA
o nella
ZONA DI LAVORO SOTTO TENSIONE (zona di guardia)
che è delimitata dalla distanza
LAVORO ELETTRICO
Lavoro elettrico a
Zona di lavoro sotto tensione (DL)
contatto
Lavoro elettrico a in
Zona prossima (DV)
prossimità

Fuori della zona prossima Lavoro non elettrico

DEFINIZIONE DI LAVORO ELETTRICO


Parte attiva

DL = Zona di guardia
LAVORO A CONTATTO

DL
DV

DV = Zona prossima LAVORO IN PROSSIMITA'


Figura 171

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DISTANZE DL E DV IN FUNZIONE DELLA TENSIONE


NOMINALE
Tensione nominale Distanza DL = Dg Distanza DV
(kV) zona di guardia (cm) zona prossima (cm)
≤1 15 65
3 15 115
6 15 115
10 15 115
15 20 120
20 28 128
132 109 – 152 (1) 309 - 352
150 131 – 167 (1) 331 - 367
La distanza in aria DL che definisce il limite della zona di guardia varia al variare della massima tensione
(1)

ad impulso

INDIVIDUAZIONE FIGURE OPERATIVE


LAVORO

L'OPERATORE ENTRA CON L'OPERATORE ENTRA NELLA


UNA PARTE DEL CORPO O ZONA PROSSIMA CON UN'ASTA L'OPERATORE ENTRA
CON UN OGGETTO NELLA ISOLANTE MA NON CON UNA NELLA ZONA PROSSIMA
ZONA PROSSIMA (1) PARTE DEL CORPO NE' CON UNA PARTE
DEL CORPO NE' CON UN
OGGETTO
(1) (2)
L'OPERATORE ENTRA CON
SI NO L'OPERATORE ENTRA SI
UNA PARTE DEL CORPO O CON
CON UN'ASTA NELLA
UN OGGETTO NELLA ZONA DI
ZONA DI GUARDIA?
GUARDIA?

LAVORO LAVORO ELETTRICO IN LAVORO ELETTRICO A LAVORO NON


ELETTRICO A PROSSIMITA' DISTANZA ELETTRICO
CONTATTO

FIGURE ABILITATE
AD ESEGUIRE LAVORI PEC +
ALL'INTERNO DELLE AREE PEI PEI PES PAV+PES PEI PES PAV PEI PES PAV PAV/PEI
DI LAVORO INDIVIDUATE

COMPOSIZIONE MINIMA
SQUADRA OPERATIVA
IN CASO DI LAVORO n.1 PEI n.1 PES n.1 PAV n.1 PAV
SEMPLICE

COMPOSIZIONE MINIMA
SQUADRA OPERATIVA PEC +
IN CASO DI LAVORO n.2 PEI PAV+PES n.2 PAV PAV/PEI
COMPLESSO

(1) L'OGGETTO PUÒ ESSERE ISOLANTE O ISOLATO O CONDUTTORE


(2) SE L'OPERATORE ENTRA CON UNA PARTE DEL CORPO NELLA ZONA PROSSIMA A MAGGIOR RAGIONE NON PUO' ENTRARE NELLA ZONA PROSSIMA

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Art. 83 D. Lgs. 81/08 - LAVORI NON ELETTRICI


1. Non possono essere eseguiti lavori non elettrici in vicinanza
di lineee elettriche o di impainti elettrici con parti attive non
protette, o che per circostanze particolari si debbano ritenere non
sufficientemente protette, e comunque a distanze inferiori ai limiti
di cui alla tabella 1 dell'ALLEGATO IX, salvo che vengano adottate
disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i
lavoratori dai conseguenti rischi.

2. Si considerano idonee ai fini di cui al comma 1 le disposizioni


contenute nelle pertinenti norme tecniche.

CEI 11-27

IL RISCHIO ELETTRICO

LAVORI NON ELETTRICI

Sono rispettate le
distanze dell'allegato IX
del D. Lgs. 81/08? (Lavori non
NO SI
elettrici in prossimità di parti
attive)
Applicare le
Rischio elettrico
prescrizioni della
non presente
Norma CEI 11-27

Tali distanze di sicurezza durante il lavoro devono essere rispettate


sempre e comunque (tenendo in considerazione, ad esempio le
dimensioni degli oggetti movimentati, l'azione del vento, la precaria
stabilità e gli atti involontari).

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LAVORI NON ELETTRICI CON RISCHIO ELETTRICO


Attività di nature non elettrica, che coinvolgano marginalmente gli
impianti elettrici

Non è necessario che siano svolte da persone qualificate come PAV


(o, a maggior ragione, PES)

E' comunque responsabilità delle persone competenti organizzare


il comportamento della PEC durante il lavoro conformemente alle
disposizioni della normativa tecnica

IL RISCHIO ELETTRICO

SICUREZZA NEI LAVORI ELETTRICI

TIPI DI LAVORI ELETTRICI


In funzione dello stato delle parti attive
(fuori tensione o in tensione), si possono avere:

Lavoro elettrico SOTTO TENSIONE:


• A CONTATTO oppure
Parti attive sotto tensione • A DISTANZA

Lavoro elettrico IN PROSSIMITA'

Parti attive fuori tensione Lavoro elettrico FUORI TENSIONE

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INDIVIDUAZIONE METODOLOGIA OPERATIVA

LAVORI ELETTRICI

PARTI ATTIVE
PARTI ATTIVE IN TENSIONE
FUORI TENSIONE

LAVORO ELETTRICO SOTTO


LAVORO ELETTRICO TENSIONE LA NATURA DEI TOSSICI É
FUORI TENSIONE (1) AMMESSO SOLO PER V <1kV NOTA?

A CONTATTO A DISTANZA

BARRIERE O DISTANZA ATTREZZI ASTE ISOLANTI BARRIERE O DISTANZA


CON SORVEGLIANZA (2) ISOLANTI E/O DPI E/O DPI CON SORVEGLIANZA (2)

(1) LE MISURE DI SICUREZZA DA ADOTTARE SONO LE STESSE SIA CHE L'OPERATORE ENRI NELLA ZONA DI GUARDIA OPPURE NELLA ZONA PROSSIMA
(2) L'INSTALLAZIONE DELLE BARRIERE CON PARTI ATTIVE IN TENSIONE COSTITUISCE UN LAVORO ELETTRICO
- SOTTOTENSIONE (A CONTATTO) SE L'OPERATORE ENTRA NELLA ZONA DI GUARDIA
- IN PROSSIMITA' MEDIANTE DISTANZA CON SORVEGLIANZA SE L'OPERATORE NON ENTRA NELLA ZONA DI GUARDIA

LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO PER GLI ADDETTI AI LAVORI


ELETTRICI

Prima di eseguire qualsiasi Fare riferimento alla


operazione sugli impianti elettrici valutazione dei rischi

La norma CEI 11-27 costituisce un punto di riferimento fondamentale


per la valutazione dei rischi (nei lavori sugli impianti elettrici o vicino
ad essi) e per le misure di prevenzione e protezione (punto 7.1 CEI
11-27)

IL RISCHIO ELETTRICO

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VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO: ART. 80 D. LGS. 81/08


1. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinchè i lavoratori
siano salvaguardati dai tutti i rischi di natura elettrica connessi
all'impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti
elettrici messi a loro disposizione ed, in particolare, da quelli derivanti
da:

a) contatti elettrici diretti;

Figura 172

b) contatti elettrici indiretti;

Figura 173

IL RISCHIO ELETTRICO

c) innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a


sovratemperature pericolose, archi elettrici e radazioni;

d) innesco di esplosione
Figura 174

e) fulminazione diretta ed indiretta;

Figura 175
f) sovratensioni;

Figura 176

g) altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili.

IL RISCHIO ELETTRICO

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2. A tale fine il datore di lavoro esegue una valutazione dei rischi di


cui al precedente comma 1, tenendo in considerazione:

a) le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro, ivi comprese


eventuali interferenze:

b) i rischi presenti nell'ambiente di lavoro;

c) tutte le condizioni di esercizio prevedibili.

IL RISCHIO ELETTRICO

Adotta misure tecniche ed


organizzative per eleminare o ridurre
al minimo i rischi presenti
VALUTAZIONE
RISCHIO Individua i dispositivi di protezione
ELETTRICO: per la conduzione in sicurezza del
DATORE DI lavoro
LAVORO
Predispone procedure di uso e
manuatenzione

IL RISCHIO ELETTRICO Figura 177

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Disposiazioni legislative vigenti

PROCEDURE D'USO
Indicazioni contenute nei manuali
E MANUTENZIONE
d'uso e manutenzione delle
PREDISPOSTE
apparecchiature ricadenti nelle
ED ATTUATE
direttive specifiche di prodotto
TENENDO CONDO
Indicazioni contenute nelle pertinenti
norme tecniche

IL RISCHIO ELETTRICO Figura 178

MATERIALI, MACCHINE, APPARECCHIATURE, INSTALLAZIONI,


IMPIANTI ELETTRICI ED ELETTRONICI

PROGETTATI, REALIZZATI E COSTRUITI A REGOLA D'ARTE

REALIZZATI SECONDO LE PERTINENTI NORME TECNICHE

IL RISCHIO ELETTRICO

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PROTEZIONE DAI FULMINI: ART. 80 D. LGS. 81/08


Il datore di lavoro provvede affinchè gli edifici, gli
impianti, le strutture. le attrezzature, siano protetti
dagli effetti dei fulmini realizzati secondo le norme
tecniche.

Figura 179

CEI EN 62305-1 (CEI 81-10/1) - Protezione contro i fulmini - Principi generali


CEI EN 62305-2 (CEI 81-10/2) - Protezione contro i fulmini - Analisi del rischio
CEI EN 62305-3 (CEI 81-10/3) - Protezione contro i fulmini - Danno materiale alle
strutture e pericolo per le persone
CEI EN 62305-4 (CEI 81-10/4) - Protezione contro i fulmini - Impianti elettrici ed
elettronici nelle strutture
CEI EN 62305-1 (CEI 81-10/1) - Protezione contro i fulmini

IL RISCHIO ELETTRICO

PROTEZIONE DI EDIFICI, IMPIANTI ED ATTREZZATURE:


ART. 85 D. LGS. 81/08
Edifici, impianti, strutture, attrezzature: protetti dai pericoli
determinati dall'innesco elettrico di atmosfere potenzialmente
esplosive
(gas, vapori, nebbie infiammabili o polveri combustibili, materiali
esposive)

Datore di lavoro

Valutazione rischio esplosione e conseguente


adozione di specifiche misure tecniche e organizzative
(Titolo XI D.Lgs. 81/08 e pertinenti norme tecniche)

Figura 180
IL RISCHIO ELETTRICO

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VERIFICHE E CONTROLLI: ART. 86 D. LGS. 81/08

Oltre a quanto previsto dal DPR 462/01 (verifiche periodiche)

Impianti elettrici e impianti di protezione dai fulmini


periodicamente sottoposti a controllo, secondo le indicazioni delle
norme di buona tecnica e la normativa vigente (verifiche periodiche)

CEI 64-8, CEI 0-10, CEI 64-14, ect.


L'esito dei controlli è verbalizzato e tenuto a disposizione dell'autorità
di vigilanza.

IL RISCHIO ELETTRICO

LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO

UTILIZZATORE
ADDETTO AI
GENERICO
LAVORI ELETTRICI
DELL'IMPIANTO

CEI 11-27 (punto 3.8), definizione LAVORO


ELETTRICO: "Un intervento su impianti o
apparecchi elettrici con accesso alle parti attive
(sotto tensione o fuori tensione) nell'ambito del
quale, se non si adottano misure di sicurezza, si è
in presenza di rischio elettrico" Figura 181

IL RISCHIO ELETTRICO

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LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO:


UTILIZZATORE GENERICO

LA CLASSIFICAZIONE DELLE AREE


Per la valutazione è necessario "classificare" le aree omogenee di
rischio elettrico. Tali aree sono caratterizzate non solo da proprie
caratteristicehe costruttive e architettoniche, ma anche nelle
attività lavorative svolte o che verranno svolte al loro interno

Esempi: luoghi ordinari, luoghi a maggior rischio in caso d'incendio,


luoghi conduttori ristretti, luoghi con pericolo di esplosione, cabine
elettrichre, etc...

IL RISCHIO ELETTRICO

LA "CLASSIFICAZIONE" DELLE AREE

Per una chiara identificazione è opportuno realizzare apposite


planimetrie con evidenziate tali aree

Figura 182

IL RISCHIO ELETTRICO

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LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO:


UTILIZZATORE GENERICO

MANSIONI DA
UTILIZZATORE GENERICO
DVR

AREE DI
AREE PER RISCHIO
LAVORO DA
ELETTRICO OMOGENEE
DVR

VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO

IL RISCHIO ELETTRICO

REALIZZAZIONE A REGOLA D'ARTE DI IMPIANTI E


ATTREZZATURE MISURE NECESSARIE

INFORMAZIONE/FORMAZIONE E PROCEDURE

MANUTENZIONE A REGOLA D'ARTE DI IMPIANTI E


ATTREZZATURE

VERIFICHE E CONTROLLI PERIODICI


(art. 86 D.Lgs: 81/08)

IL RISCHIO ELETTRICO

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ESEMPIO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO UTILIZZATORE GENERICO


LUOGO/HI LUOGO ORDINARIO
MANSIONE/I UTILIZZATORE GENERICO
PERICOLO, STIMA DEL
SISTEMI DI VALUTAZIONE
SITUAZIONE RISCHIO RESIDUO
DANNO/I CONTROLLO DEL RISCHIO
PERICOLOSA MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE BS 18004
POTENZIALE/I PROCEDURE DI RESIDUO
EVENTO
SISTEMA P D R BS 18004
DANNOSO
Impianti realizzati a regola d'arte, con particolare riferimento alla
norma CEI 64-8. Nello specifico sono state adottate le seguenti
norme di sicurezza:
Verifica periodica
- protezione mediante isolamento delle parti attive;
ai sensi del
Elettrocuzione, - protezione mediante involucri o barriere;
D.P.R. 462/01
ustioni, traumi - protezione addizionale mediante interruttori differenziali;
effettuato da
indiretti dovuti a - protezione mediante componenti elettrici di Classe II o con
ente di controllo
cadute o movimenti isolamento equivalente;
o organismo
incontrollati - utilizzo di sistemi elettrici a bassissima tensione.
abilitato
dei muscoli Informazione ai lavoratori sul rischio elettrico e sul corretto utilizzo
CONTATTI
(tetanizzazione) degli apparecchi elettrici, conformemente alle indicazioni del MI DG RA Accettabile
DIRETTI Procedura
danni neurologici, costruttore
"Organizzazione
spasmi, arresto Divieto di mansione dell'impianto o degli apparecchi
per l'esercizio
respiratorio, Verifica dell'integrità dell'isolamento dei cavi di alimentazione degli
dell'impianto
asfissia, fibrillazione apparecchi elettrici
elettrico e la
ventricolare, arresto Manutenzione degli impainti elettrici con particolare riferimento alla
sicurezza nei
cardiaco, decesso norma CEI 0-10
lavori di rischio
Verifica dell'integrità dell'isolamento dei cavi di alimentazione
elettrico"
(e prolunghe) degli apparecchi e degli apparecchi stessi prima
e durante il loro utilizzo: in caso si rilevino danneggiamenti, non
intervenire sull'apparecchio e chiamare la manutenzione

IL RISCHIO ELETTRICO

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E RESPONSABILITA'


PERSONA PREPOSTA ALLA CONDUZIONE DELL'IMPIANTO
ELETTRICO (Responsabile dell'impianto, RI)

"Persona designata alla più alta responsabilità della conduzione


dell'impianto elettrico. All'occorrenza, parte di tali compiti può essere
delegata ad altri." (GEI 11-27)

IL RISCHIO ELETTRICO Figura 183

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RESPONSABILITÀ DEL RI
• Pianificazione e della programmazione dei lavori;
• redazione del Piano di lavoro;
• programmazione ed esecuzione delle modifiche gestionali (p.es.
modifiche taratura protezioni, ecc.) e delle manovre sull'impianto
elettrico o sua parte, oggetto dei lavori;
• per lavori fuori tensione, dell'esecuzione dei sezionamenti,
dei provvedimenti per evitare richiusure intempestive, della
realizzazione di eventuali terre di sezionamento e dell'apposizione
dei cartelli monitori;

• individuazione dell'impianto elettrico, o parte di esso, interessato


dai lavori e della delimitazione dell'area entro la quale il lavoro
può svolgersi con le modalità previste;
• trasferimento al PL delle informazioni sugli eventuali rischi
ambientali ed elettrici specifici dell'impianto oggetto dei lavori;
• consegna dell'impianto elettrico al Preposto ai lavori.

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CARATTERISTICHE GENERALI DEL PERSONALE


PERSONA PREPOSTA ALLA CONDUZIONE
DELL'ATTIVITA' LAVORATIVA (Preposto ai lavori PL)

"Persona designata alla più


alta responsabilità della
conduzione del lavoro.
All'occorrenza, parte di tali
compiti può essere delegata
ad altri".

Figura 184

RESPONSABILITÀ DEL PL
• Preparazione dei lavori;
• pianificazione delle attività: definizione della
sequenza più opportuna per l'esecuzione dei lavori;
• stesura del Piano d'intervento, per lavori complessi;
• presa in carico dell'impianto elettrico o di sua parte dal RI e
successiva riconsegna;
• verifica dell'assenza di tensione nell'impianto ed
apposizione delle terre di lavoro, nel caso di lavori
fuori tensione;

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RESPONSABILITÀ DEL PL
• verifica della sicurezza delle masse;
• verifica e controllo delle condizioni ambientali prima e durante
l'esecuzione dei lavori;
• adozione delle procedure previste per i lavori in
prossimità nei confronti di parti attive prossime,
potenziali fonti di pericolo;
• gestione e trasferimento al personale a lui
subordinato delle informazioni necessarie per il
lavoro e la sicurezza;

• messa in opera di ulteriori misure di protezione a fronte


dell'insorgenza di rischi elettrici e non elettrici non
valutati preventivamente, o sospensione dei lavori nel caso non
sia in grado di farvi fronte;
• organizzazione delle risorse lavorative assegnate o necessarie
(compreso il coordinamento con eventuali lavoratori autonomi);
• accertamento dell'adeguatezza delle attrezzature, della
strumentazione e dei mezzi speciali necessari al lavoro.

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ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E RESPONSABILITA'

CIASCUN IMPIANTO ELETTRICO

DEVE
ESSERE AFFIDATO ALLA RESPONSABILITÀ
DI UNA PERSONA, IL RESPONSABILE
DELL'IMPIANTO (RI)

(punto 4.3 della norma CEI EN 50110-1)

RIMA DI POTER ESEGUIRE QUALSIASI


LAVORO SUGLI IMPIANTI ELETTRICI, AD
ESSO CONNESSI E VICINO AD ESSI,

E' INDISPENSABILE
NOMINARE IL RESPONSABILE
DELL'IMPIANTO (RI) E IL PREPOSTO AI
LAVORI (PL)
(punto 6 della norma CEI 11-27EN 50110-1)

Figura 185

TEXA S.p.A. - Copyright © Tutti i diritti riservati. Immagini e testi di proprietà di TEXA S.p.A. vietata la riproduzione – anche parziale - e la divulgazione non autorizzata – 2018 – Rev.01 227>
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CIASCUNA ATTIVITÀ LAVORATIVA

DEVE
ESSERE POSTA SOTTO LA RESPONSABILITÀ
DI UN PREPOSTO AI LAVORI (PL)

(punto 4.3 della norma CEI EN 50110-1)

"L'accesso a tutti i luoghi in cui siano presenti


rischi elettrici per le persone comuni, deve
essere regolamentato. Il metodo della
regolamentazione e del controllo dell'accesso
ricade sotto la responsabilità dell'RI"

(CEI EN 50110-1)

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IL PREPOSTO AI LAVORI (PL)

Persona incaricata e responsabile


dell'esecuzione del lavoro
Deve dare applicazione, nei casi previsti,
al documento di valutazione dei rischi,
ponendo in opera tutte le misure di
protezione necessarie.

OBBLIGHI DI FORMAZIONE PER RI E PL

RI Dirigenti
e o Formazione
PL Preposti (art. 37 comma 7)

"I dirigenti e i preposti ricevono a cura del Datore di lavoro un'adeguata


e specifica formazione e un aggiornamento periodico In relazione ai
propri compiti in materia di salute e sicurezza sul lavoro" (art. 37
D.lgs. 81/08)

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OBBLIGHI DI FORMAZIONE PER RI O SUO INCARICATO

Per effettuare !'attività di supervisione


giornaliera dell'impianto elettrico aziendale
o di cantiere, il RI (o un suo Incaricato, quale
puo' essere il caporeparto o il capocantiere o
altro soggetto competente)

deve essere adeguatamente formato

CONTENUTI FORMAZIONE PER RI E PL


- Principali disposizioni legislative e normative in materia di
sicurezza elettrica.
- Norma CEI EN 50110·1 "Esercizio degli impianti elettrici", Norma
CEI 11-27 "lavori su impianti elettrici":
• I profili professionali richiesti agli addetti ai lavori elettrici.
• Criteri di attribuzione delle qualifiche di persona esperta (PES),
persona awertita (PAV) e per l'idoneità ai lavori in tensione.
Esempi applicativi.
• Individuazione del Responsabile dell'Impianto (RI) e del Preposto
ai Lavori (PL), definizione dei relativi compiti, ruoli operativi e
responsabilità.
• Principi generali di sicurezza per l'esecuzione dei lavori elettrici.

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• La pianificazione dei lavori elettrici: il Piano di lavoro, il Piano di


intervento, la consegna e la restituzione dell'impianto.
• Procedure di lavoro per lavori elettrici fuori tensione, in
prossimità e sotto tensione.
• Lavori non elettrici su impianti fuori tensione o in prossimità di
impianti in tensione.
- I lavori elettrici nei cantieri temporanei e mobili: obblighi del
committente e delle imprese in appalto.
- La valutazione del rischio elettrico ai sensi del D. Lgs. 81/08.

DURVI E RI PL

Nel DUVRI del Committente di lavori elettrici


(es. manutenzioni, interventi elettrici ecc.)
DEVE
essere sempre specificato il nominativo della
persona che ricopre il ruolo di Responsabile
dell'Impianto.

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In realtà di ridotte dimensioni l'RI potrà


coincidere con il Datore di Lavoro
Committente che trasferirà (delega
operativa) la responsabilità di RI all'azienda
installatrice (appaltatore) durante i lavori.

COMPORTAMENTO PER LE IMPRESE INSTALLATRICI

E' NOMINATO L'RI DAL SI


COMMITTENTE

NO

SI IMPIANTI CIVILI?

NO

DELEGA AUTOMATLCA AL PL E QUINDI L'IMPRESA INSTALLATRICE RT CONSEGNA


PRESA IN CARICO AUTOMATICA CHIEDE CHE VENGA NOMINATO L'IMPIANTO AL PL
DELL'IMPIANTO DA PARTE DEL PL DELLA L'RI O RICHIEDE LA DELEGA AL PRIMA DELL'INIZIO
DITTA INSTALLATRICE PROPRIO PL LAVORI

N.B.: Il PL non può iniziare un'attività lavorotiva senza che vi sia l'RI
che consegna l'impianto

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RESPONSABILE DELL'IMPIANTO NEI CANTIERI

E NEI CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI CHI


E' IL RESPONSABILE DELL'IMPIANTO ?????

Figura 186

DIRETTORE TECNICO DI CANTIERE

RESPONSABILE DELL'IMPIANTO (RI)

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PSC E RI PL

INDIVIDUAZIONE NOMINATIVA DEL


DIRETTORE TECNICO DI CANTIERE
E DEL RESPONSABILE DELL'IMPIANTO VA
SEMPRE FATTA PRIMA DELL'INIZIO LAVORI
E RIPORTATA NEL PSC
(integrato/modificato dal coordinatore per
l'esecuzione dei lavori)

ESEMPI DI ATTIVITA' DEL RI IN CANTIERE

La supervisione dell'impianto è un esempio


di attività non propriamente impiantistica.
Dovrà essere svolta dal RI o da un suo
incaricato, es. capocantiere o persona
competente.

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La supervisione avrà frequenza giornaliera è sarà volta a verificare:


- la compatibilità delle attività in corso nel cantiere con la presenza
dell'impianto elettrico (compatibilità di scavi con la presenza di
linee interrate, trasporti di elementi ingombranti con le linee aeree
ecc.)
- il rispetto delle prescrizioni di sicurezza per gli ambienti particolari,
per esempio per attività in luoghi conduttori ristretti.
- lo stato esteriore delle custodie elettriche dei quadri, delle
prese e delle condutture. con particolare riferimento ai cordoni
prolungatori e alle condutture a posa mobile

Il Responsabile dell'Impianto (RI) dovrà prowedere a far effettuare,


da parte di personale qualificato ed addestrato (secondo la Norma
GEI 11-27), le verifiche periodiche semestrali indicate nella guida GEI
64-17 e, da parte dell'Asl/Arpa o degli Organismi abilitati da Ministero
delle attività produttive, le verifiche periodiche biennali di cui al DPR
462/01

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PSC E RI PL
Il Direttore tecnico di cantiere potrà delegare operativamente parte dei
compiti propri del Responsabile dell'Impianto (RI) solo comunicando
per iscritto tale delega (operativa) al destinatario e, per conoscenza,
al Coordinatore per l'esecuzione dei lavori. Comunque tale delega
potrà essere fatta solo previa verifica delle competenze del soggetto
incaricato.

RI E ART. 97 DEL D. LGS. 81/08


IL Datore di Lavoro dell'impresa affidataria deve verificare le
condizioni di sicurezza dei lavori elettrici affidati e l'applicazione
delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza e
coordinamento per il tramite del Responsabile dell'Impianto (RI). Ai
sensi del comma 3-ter) dell'art. 97, per lo svolgimento delle attività di
verifica, il Responsabile dell'Impianto (RI) dovrà essere in possesso
di adeguata formazione.

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LAVORI ELETTRICI NEI CANTIERI

II DTC - RI È COMPETENTE DI LAVORI


SI ELETTRICI (formazione per L'RI/PL) NO

SODDISFA AI REQUESITI SODDISFA AI REQUESITI FORMATIVI DEL RI NEI


FORMATIVI DEL RI LAVORI ELETTRICI PER ADEMPIERE AGLI OBBLIGHI
NEI LAVORI ELETTRICI DI CUI ALL'ART.97 (LIMITATAMENTE AI LAVORI
PER ADEMPIERE ELETTRICI)
AGLI OBBLIGHI
DI CUI ALL'ART.97
(LIMITATAMENTE AI DELEGA RI AL PREPOSTO
LAVORI ELETTRICI) DELEGA RI AL PREPOSTO
DELL'IMPRESA ESECUTRICE IN
DELL'IMPRESA AFFIDATARIA
SUBAPPALTO

IL PROPOSTO DELL'IMPRESA AFFIDATARIA DEVE


II DTC, DEVE POPSSEDERE COMUNQUE I REQUISITI AVERE I REQUISITI FORMATIVI DEI RI NEI LAVORI
FORMATIVI DEI RI NEI LAVORI ELETTRICI PER POTER ELETTRICI PER ADEMPIERE AGLI OBBLIGHI DI
ADEMPIERE AGLI OBBLIGHI DI CUI ALL'ART. 97 CUI ALL'ART. 97

LA PIANIFICAZIONE DEL LAVORO


Il lavoro deve essere sempre pianificato e preparato in modo adeguato
per consentire una corretta analisi e prevenzione dei rischi.

Nel caso di lavori complessi l'RI deve compilare il piano di


lavoro e il PL il piano di intervento
Figura 187

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LA PIANIFICAZIONE E L'ESECUZIONE DEL LAVORO


IMPIANTO COMPLESSO
Per impianto complesso, si intende un impianto o parti di impianto,
ove si esegue l'attività, i cui circuiti risultino fisicamente alquanto
articolati o poco controllabili visivamente per la particolare
disposizione dei componenti e dei circuiti in occasione dei lavori, o
per il numero di possibili alimentazioni, o per la presenza di impianti
di Alta Media tensione (AT o MT).

Figura 188

DEFINIZIONE DI LAVORO COMPLESSO

IMPIANTO

NO CONTROLLABILE
A VISTA

SI CON PIU' DI UNA


ALIMENTAZIONE

SI PRESENZA DI
CIRCUITI AT

IMPIANTO NON
IMPIANTO COMPLESSO
COMPLESSO

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IMPIANTO E LAVORO COMPLESSO


Definire se un impianto è complesso è compito del proprietario o
gestore dell'Impianto sulla base di un'analisi preventiva del rischio
mirata a valutare quali difficoltà potranno incontrare eventuali
persone coinvolte in attività sugli impianti elettrici gestiti, ad essi
connesse e vicino ad essi.

Figura 189

CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI PER I LAVORI ELETTRICI


In sede di valutazione dei rischi è necessario individuare e localizzare
gli impianti complessi

NOVITA'
METODOLOGICA

Figura 190

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IMPIANTO E LAVORO COMPLESSO

CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI PER I


LAVORI ELETTRICI

DEVE FAR PARTE INTEGRANTE DEL


DVR e del DUVRI

STRUMENTI OPERATIVI
Formare e qualificare i
responsabili ed il personale che
effettua lavori elettrici
in conformità alla Norma CEI 11-27.

Pianificare I lavori complessi


in conformità alla Norma CEI 11-27.

Figura 191

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PIANO DI LAVORO (PDL)


Il Piano di lavoro deve essere compilato quando il lavoro è complesso.

Esso è il documento che individua l'assetto che l'impianto deve


assumere e mantenere durante i lavori per la riduzione del rischio
elettrico in dipendenza delle modalità operative e delle misure di
prevenzione adottate.

Il PdL è normalmente predisposto dal RI sentito il PL.

IL RISCHIO ELETTRICO Figura 192

PIANO DI INTERVENTO
Il Piano di intervento deve essere compilato quando il lavoro è
complesso.
Il Piano di intervento è il documento che riporta le modalità di
organizzazione ed esecuzione del lavoro.
È predisposto dal Preposto ai lavori e da lui firmato come assunzione
di responsabilità.

IL RISCHIO ELETTRICO Figura 193

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Il Piano di intervento deve contenere tutte le informazioni per:

• l'univoca individuazione del lavoro da eseguire,

• la completa illustrazione della sua esecuzione ai fini della


riduzione dei rischi sul luogo di lavoro.

IL RISCHIO ELETTRICO

ITER PROCEDURALE
Esempio di sequenza operativa in caso di lavoro complesso.
Per alcuni lavori, alcune fasi possono risultare non necessarie o non pertinenti.
RI EVIDENZIA LA NECESSITA' DI UN LAVORO

PL ESAMINA IL LAVORO

PL COMUNICA AL RI LE MODALITA' CON LE QUALI INTENDE ESEGUIRE IL LAVORO (FUORI


TENSIONE, IN TENSIONE, ETC.)

RI REDIGE DI CONSEGUENZA IL PIANO DI LAVORO E IL PL REGIGE IL PIANO


D'INTERVENTO

IN QUESTE FASI RI E PL DEVONO COLLABORARE

AL MOMENTO PREVISTO, IL RI REALIZZA L'ASSETTO DI IMPIANTO STABILITO DAL PIANO


DI LAVORO
Figura 194
RI INDIVIDUA E DELIMITA, SE NECESSARIO, LA ZONA DI LAVORO CON LA
COLLABORAZIONE DEL PL

RI COMUNICA PER ISCRITTO AL PL CHE E' AUTORIZZATO AD INIZIARE IL LAVORO


"CONSEGNA DELL'IMPIANTO"
IL RISCHIO ELETTRICO

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IL PL DA' LE NECESSARIE ISTRUZIONI AGLI OPERATORI E SI ASSICURA CHE


SIANO BEN COMPRESE

SOTTO LA DIREZIONE DEL PL SI ADOTTANO LE MISURE DI SICUREZZA PREVISTE,


SI ALLESTISCE IL CANTIERE E SI ESEGUE I LAVORI

AL TERMINE IL PL ALLONTANA TUTTI DAL CANTIERE, SI ACCERTE CHE SIANO


STATE RIMOSSE EVENTUALI TERRE DI LAVORO E ALTRE MISURE DI SICUREZZA

IL PL COMUNICA AL RI CHE IL LAVORO È TERMINATO E SI PUO' RIPRISTINARE


Figura 195
L'ASSETTO NORMALE DELL'IMPIANTO (COMUNICAZIONE DOCUMENTATA). TALE
ATTO E' DETTO "RESTITUZIONE DELL'IMPIANTO" E RAPPRESENTA LA GARANZIA
FORNITA DAL PL AL RI CHE MANOVRE DI RIMESSA IN SERVIZIO DELL'IMPIANTO
NON CAUSERANNO DANNI A PERSONE O COSE

IL RI RIPRISTINA L'IMPIANTO NELLE CONDIZIONI PREVISTE PER L'ESERCIZIO

IL RISCHIO ELETTRICO

MODELLO DEL PIANO DI LAVORO

Regione sociale della Ditta o logo PIANO DI LAVORO n. ........ del ..........................

Impianto: Tensione di esercizio .................................................

Descrizione del lavoro

Piano di lavoro richiesto da


Elaborato da Respopnsabile dell'impianto RI
Delegato del Responsabile dell'impianto
Incarico della consegna impianto (RI lavoto): Sig. ............................. Ditta: ................................

Addetto alle manovre: Sig. ................................................................ Ditta: ................................

Preposto ai lavori: Sig. ....----............................................................ Ditta: ................................


Tempo previsto per l'esecuzione dei lavori:
dalle ore ................................del ........................ alle ore ................................del ........................

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Elementi dell'impianto da mettere fuori tensione ed in sicurezza: ...............................................................


....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Punti di sezionamento ed apposizione cartelli monitori: ..................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Eventuali punti di messa a terra di sezionamento: ..............................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Eventuali punti in tensione circostanti il punto di lavoro: .................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................

Eventuale delimitazione delle zone di lavoro: ........................................................................................................


....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
lnformazioni su eventuali rischi ambientali ed elettrici specifici dell'impianto oggetto dei lavori:
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Ulteriori misure di sicurezza da realizzare prima dell'inizio dei lavori: .......................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Note: ........................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Firma del responsabile dell'impianto Ri: Sig. ............................................................ Data ..................................
o del suo delegato

IL RISCHIO ELETTRICO

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MODELLO DI CONSEGNA DELL'IMPIANTO


Regione sociale Impianto Data Ora N. identificativo
o logo ......................... ......................... ......................... .........................
In conformità a quanto indicato dal piano di Lavoro n. ..................... del .....................................
Il Sig. ............................................................................................... (RI incaricato della consegna)
Consegna
al Sig. .............................................................................................. (Preposto ai lavori)
I seguenti elementi d'impianto nelle condizioni di sicurezza previste dal Piano di Lavoro: ...............
....................................................................................................................................................................................................

Note: ........................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................

Firma del RI incaricato della consegna Firma del Preposto ai lavori


............................................................................. .........................................................

MODELLO DEL PIANO D'INTERVENTO

Regione sociale o logo PIANO DI LAVORO n. .................... del .......................................

Impianto: ................................... Tensione ............................. Piano di lavoro n. ....................

Descrizione del lavoro


Elaborato dal Preposto ai lavori: Responsabile dell'impianto:
Sig. ......................................................................................... Sig. .........................................................................................
Fuori tenione
Tipo di lavoro
Sotto tenione
Indicazione della parte d'impianto: ............................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Tempo previsto per l'intervento:
dalle ore ................................del ........................ alle ore ................................del ........................
Area occupata dal cantiere: ...........................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................

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Terre di lavoro SI NO
Punti di apposizione .........................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Collegamenti equipotenziali SI NO
Punti di realizzazione .......................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Parti di tensione in prossimità SI NO
Descrizione delle misure da adottare:
Impedimenti: .......................................................................................................................................................................
Distanze:.................................................................................................................................................................................
Procedure/Informazioni operative/ prescrizioni necessarie per l'esecuzione del lavoro in sicurezza:
...................................................................................................................................................................................................
Individuazione delle distanze da mantenere nelle diverse situazioni di lavoro: ......................................
....................................................................................................................................................................................................
Altre misure di prevenzione da adottare (Impedimenti, maggiorazioni ergonomiche): ........................
....................................................................................................................................................................................................
Eventuali rischi ambientali: ...........................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................

Attrezuture e mezzi speciali da usare: ......................................................................................................................


....................................................................................................................................................................................................
Dispositivi di protezione individuale: .........................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Operatori: ..............................................................................................................................................................................
Compiti: ....................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Sequenza delle fasi operative: .....................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Note: ........................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................
Il Preposto ai lavori: Firma del Preposto ai lavori:
................................................................................................. .................................................................................................

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Regione sociale Impianto Data Ora N. identificativo


o logo ......................... ......................... ......................... .........................
Con riferimento al Piano di Lavoro n. ..................... del .....................................
Il Sig. ............................................................................................... (Preposto ai lavori)
RESTITUISCE
al Sig. .............................................................................................. (Preposto ai lavori)
Gli elementi d'impianto ricevuti co la consegna n. ................... del ....................... e dichiara che
per quanto riguarda essi possono riprendere l'esercizio normale.

Note: ........................................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................................................................................

Firma del RI incaricato della consegna Firma del Preposto ai lavori


............................................................................. .........................................................

IL RISCHIO ELETTRICO

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DISPOSIZIONI
GENERALI PER
L'ESECUZIONE DEI
LAVORI

• Esecuzione dei lavori elettrici


• La Nomrn CEI 11.1 i detta le prescrizioni generali riguardanti
tutti i lavori. La stessa Norma CEI 11.1, richiamando anche le
norme CEI 11.8 ed 11.18, detta pure le prescrizioni particolari
riguardanti i lavori su impianti appartenenti a sistemi di
categoria II e III.

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• Norma CEI 11-27


• Detta le prescrizioni per l'esecuzione dei lavori su impianti
elettrici appartenenti a sistemi di I categoria (tensione nominale
< 1000 V in e.a. cd< 1500V in e.e.). La norma definisce i termini
essenziali ed indica le modalità ed i provvedimenti da adottare,
sia per i lavori fuori tensione, che per i lavori in tensione. Basilari
sono:
• la preparazione del personale
• l'identificazione delle parti oggetto del lavoro e delle parti attive
adiacenti, con le quali è possibile venire in contatto
• la definizione, la segnalazione e, quando necessario, la
delimitazione della zona di lavoro
• la messa in sicun:ua e/ O protezione
• l'informativa
• i provvedimenti contro le manovre intempestive
• l'affidabilità dei mezzi operativi e di protezione impiegati

• Messa in sicurezza per lavori su parti di impianti e lince elettriche


fauori essenziali
• Identificazione inequivocabile della pane su cui intervenire.
• Segnalazione e delimitazione (quando possibile) della zona di
lavoro, assicurando le distanze di vincolo dalle pani che restano
in tensione durante i lavori.
• Messa in cono circuito cd a terra nei punti di possibile
alimentazione ed a monte ed a valle del posto di lavoro (le
terre nei punti di possibile alimentazione e sul posto di lavoro.
possono coincidere, se vicine e visibili).
• Messa in cquipotenzialità di tutti gli elementi conduttori. che
costituiscono masse e masse estranee, con le quali si può
venire in contatto. Ciò significa, per esempio: interconnessione
fra conduttori e sostegni, continuità dei conduttori aerei o cavi
interroui, interconnessione fra conduttori e mezzi d'opera, ecc.

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SICUREZZA NEI LAVORI ELETTRICI

ZONA DI LAVORO LA ZONA DI LAVORO E' LO


SPAZIO ENTRO IL QUALE SI
POSSONO MUOVERE GLI
ADDETTI AL LAVORO E LE
ATTREZZATURE UTILIZZATE

Figura 196 ZONA DI LAVORO DEDICATA

• Dispositivi di protezione da adottare per lavori su parti di impianti e linee elettriche


- esempi
• Sempre:
• Vestiario: per manovre e per lavori in presenza di tensione
imbracatura: per lavori in elevazione
• Per l'Installazione e rimozione dei dlspositivi di messa a terra:
• elmetto, guanti isolanti. visiera, tronchetti isolanti, se eseguiti a terra
• Per l'installazione e rimozione di dispositivi di equipotenzialità:
• elmetto, guanti isolanti. visiera, tronchetti isolanti. se eseguiti a terra
• Per manovre di sezionatori:
• elmetto. guanti isolanti, visiera ud occhiali, tronchetti isolanti, se aerei.
manovrati da terra fuori dalla maglia di terra di cabina
• Per lavori su BT in tensione:
• elmetto, guanti isolanti, visiera, utensili ed attrezzi isolati. cd
eventualmente tronchetti, pedane, tappeti isolanti, in modo da assicurare
sempre un doppio isolamento.

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LAVORI ELETTRICI FUORI TENSIONE IN BT

1 - Determinare la zona di lavoro (spazio in cui l'operatore può


entrare con il corpo o con attrezzi)
Prima di
iniziare 2 - Sezionare tutte le fonti di energia che alimentano le parti
attive che si trovano:
un lavoro
- dentro la zona di lavoro
elettrico FUORI - a distanza inferiore a DV dal limite della zona di lavoro
TENSIONE In BT
occorre eseguire 3 - Prendere provvedimenti contro le richiusure intempestive
nell'ordine ed apporre i cartelli monitorati
le seguenti
CINQUE 4 - Verificare che le parti attive siano fuori tensione
operazioni:
5 - Mettere a terra ed in cotocircuito le parti attive sezionate
(quando necessarie)

LAVORI ELETTRICI FUORI TENSIONE IN BT

L'AUTORIZZAZIONE AD INIZIARE IL LAVORO DEVE ESSERE


DATA AGLI OPERATORI DA
PREPOSTO AI LAVORI
IN ASSENZA DI RISCHI PARTICOLARI (AMBIENTI
RUMOROSI, LAVORI IN ELEVAZIONE, ECC.) È
SUFFICIENTE INDOSSARE I DPI RELATIVI AL RISCHI
ASSOCIATI AL PERICOLI GENERICI.

NEL CASO IN CUI IL RESPONSABILE DELL'IMPIANTO ED


IL PREPOSTO AL LAVORI NON SIANO COINCIDENTI LE
COMUNICAZIONI RELATIVE ALLA CONSEGNA
DELL'IMPIANTO DEVONO ESSERE DOCUMENTATE

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Qualifica PES/PAV/PEI,“La sicurezza sul lavoro, l’uso dei D.P.I.”

Inizio lavori: Disposizioni generali

Prima di dare inizio all'esecuzione dei lavori, il preposto ai lavori deve:


avere individuato la zona di lavoro
avere verificato che siano state messe fuori tensione e in sicurezza tutte le parti
che possono interferire con la zona di lavoro
avere effettuato, dove necessario, la delimitazione della zona di lavoro; qualora
la delimitazione sia stata effettuata da altri, deve verificarne l'idoneità
avere comunicato agli addetti ai lavori le informazioni del caso

Messa fuori tensione ed in sicurezza: Individuazione delle parti attive

Devono essere individuate in modo certo:


le parti attive oggetto dei lavori e tutti i punti di loro possibile alimentazione
altre parti attive non isolate o non protette che possono interferire con la zona
di lavoro. Nel caso in cui per dette parti non si intenda procedere alla protezione
contro i contatti diretti, devono essere indiduati anche tutti i relativi punti di
possibile alimentazione

Nota: 1 Se l'individuazione comporta il pericolo di contatti, anche accidentali,


con parti da considerare in tensione, l'individuazione deve essere effettuata
applicando la metodologia dei lavori in tensione
Nota: 2 In caso di linee o connessioni in cavo o assimilabili (per es. sbarre
protette), se non è possibile la preventiva individuazione, le operazioni di
accesso ai conduttori sino all'avvenuta individuazione devono essere effettuate
applicando la metodologia dei lavori in tensione

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Messa fuori tensione ed in sicurezza: messa in cotocircuito ed a terra

Le parti attive devono essere messe in cortocircuito ed a terra, direttamente o


tramite il conduttore di neutro, nella zona di lavoro o alle estremità sezionate (per
linee o connessioni in cavo o assimilabili), mediante idonei dispositivi, nei casi
seguenti:
se vi sono incertezze nella corretta individuazione di tutti i punti di possibile
alimentazione delle parti attive
se non sono soddisfatte le condizioni di inacessibilità dei dispositivi di
sezionamento
se vi è richiesto di folgorazione per tensioni indotte

Nota: Se è presente o prevedibile una interruzione delle continuità dei conduttori sul
posto di lavoro, i collegamenti di cortocircuito ed a terra devono essere effettuati
su ciascun tronco interrotto. Se non è possibile ottemperare a quanto sopra
specificato, è necessario operare adottando la metodologia dei lavori in tensione

Messa fuori tensione ed in sicurezza: Individuazione delle zona di lavoro

La zona di lavoro deve essere individuata e, se necessario, delimitata prendendo


in considerazione tutte le possibili posizioni che gli operatori possono assumere,
anche accidentalmente, nel corso del lavoro ed il tipo e la dimensione degli attrezzi
e materiali usati. Non sono ammesse parti nude in tensione poste inferiormente
ai piedi dell'operatore, se non protette da adeguati ripari.

Nota: 1 L'apposizione e la rimozione dei mezzi atti a delimitare la zona di lavoro,


nonchè l'eventuale rimozione di difese di elementi di tensione esistenti nella zonz
di lavoro e la loro rimessa in sito, vanno effettuate applicando la metodologia dei
lavori in tensione
Nota: 2 Per definire la zona di lavoro nei riguardi di parti attive di sistemi di II e III
categoria, si deve fare riferimento a quanto disposto dalla norma CEI 11-18

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LAVORI ELETTRICI FUORI TENSIONE IN AT

LA PROCEDURA PER ESEGUIRE IN SICUREZZA LAVORI


FUORI TENSIONE IN AT E' LA STESSA PREVISTA PER LA
BT CON DUE PRECISAZIONI DOVUTE AL EX DPR 547/55:

IL SEZIONAMENTO DEVE ESSERE VISIBILE


(salvo Deroga del D.M. 27.3.1998)

LA MESSA A TERRA ED IN CORTOCIRCUITO E'


OBBLIGATORIA SUL POSTO DI LAVORO E DEVE
ESSERE VISIBILEDALL'OPERATORE
(nel caso di lavori su cavi è sufficiente mettere a terra e in cortocircuito
entrambi gli estremi del cavo)

LAVORI ELETTRICI FUORI TENSIONE IN AT

LA MESSA A TERRA NON E' CONSIDERATA UN LAVORO


ELETTRICO SOTTO TENSIONE DAL DM 442/90. (sarebbe
vietata dal ex DPR 547)
LA NUOVA EDIZIONE DELLA NORMA CEI 11-15,
CHE DIVENTERA' L'ALLEGATO DI UN NUOVO DM IN
SOSTITUZIONE DEL DM 442/90 (relativo ai lavori sotto
tensione in AT), LA CONSIDERA INVECE UN PARTICOLARE
LAVORO ELETTRICO SOTTO TENSIONE PER IL QUALE E'
NECESSARIO:
UTILIZZARE UNA APPARECCHIATURA CONFORME ALLA
NORMA CEI 11-40
MANTENERE UNA DETERMINATA DISTANZA TRA
L'OPERATORE E LA PARTE ATTIVA
ADDESTRARE ADEGUATAMENTE IL PERSONALE

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ESEMPIO DI PROCEDURA PER LAVORO SU UN SOLO


CONDUTTORE DI UNA LENEA AT
MESSA A TERRA
+ LINEA AT

CORTOCIRCUITO
SI

NO LAVORO SOLO SU
UN CONDUTTORE

SI

NO TERRE DI
SEZIONAMENTO

SI

NO CI SI MANTIENE A
d>D

SI

SOLO MESSA A TERRA

SICUREZZA NEI LAVORI ELETTRICI

LAVORI ELETTRICI IN PROSSIMITA'


PROTEGGONO LE PARTI ATTIVE CHE INTERFERISCONO
CON LA ZONA DI LAVORO MEDIANTE BARRIERE, SCHEMI
O PROTETTORI ISOLANTI che impediscono l'accesso alla
ZONA DI GUARDIA
Nei lavori
elettrici in
prossimità la SE CIO' NON RISULTA POSSIBILE
sicurezza si
ottiene:
LA PROTEZIONE DEVE ESSERE ATTUATA MANTENENDO
CON CERTEZZA UNA DISTANZA SUPERIORE A DL DALLE
PARTI ATTIVE (DISTANZA CON SORVEGLIANZA)

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LAVORI ELETTRICI IN PROSSIMITA'


NELL'AMBITO DEL G.D.L. DEL SC. CEI 11/C INCARICATO
DI ELABORARE LA BOZZA DELLA NUOVA NORMA CEI 11-
27 STA PREVALENDO L'ORIENTAMENTO A PROTEGGERE
CON BARRIERE O SCHEMI LA PARTE ATTIVA IN TENSIONE
PROSSIMA SOLO QUANDO LA ZONA DI GUARDIA PUO'
ESSERE RAGGIUNTA INVOLONTARIAMENTE DA PERSONA
PES O PAV.
IN GENERE IL LAVORO IN PROSSIMITA' E' ABBINATO AD
UN LAVORO FUORI TENSIONE A AD UN LAVORO SOTTO
TENSIONE.
IN QUESTI CASI E' NECESSARIO APPLICARE LE PROCEDURE
PREVISTE PER TUTTE LE TIPOLOGIE DI LAVORI CHE SI
STANNO ESEGUENDO.

LAVORI ELETTRICI SOTTO TENSIONE IN BT

ANCHE IL DPR 81/08 AMMETTE LAVORI SOTTO TENSIONE


FINO A 1000 V PURCHE':
L'ORDINE DI ESEGUIRE IL LAVORO SIA DATO DAL CAPO
RESPONSABILE
SIAMO ADOTTATE LE MISURE ATTE A GARANTIRE LA
INCOLUMITA' DEI LAVORI

Il capo respponsabile è l'equivalente del preposto ai


lavori
Le misure atte a garantire l'incolumità sono quelle
prescritte dalle normative vigenti sia legislative (Digs.
81/08, ecc.), che tecniche (CEI EN 50110, CEI 11-27)

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LAVORI ELETTRICI SOTTO TENSIONE IN BT


NEI LAVORI SOTTO TENSIONE IN BT I RISCHI ELETTRICI
SONO DI DUE TIPI:
ARCO ELETTRICO (cortocircuiti dovuti a interposizione di
attrezzi e/o materiale metallico, interruzione di carichi consistenti
senza utilizzare apparecchi di manovra, ecc.)
SHOCK ELETTRICO (mancato utilizzo o inadeguatezza di DPI
e attrezzature, mancato rispetto delle distanze di sicurezza da parti in
tensione prossime)

PRIMA DI DARE INIZIO AD UN LAVORO SOTTO TENSIONE IN


BT E' NECESSARIO ESEGUIRE UNA ACCURATA ANALISI DEI
RISCHI PER VALUTARE LA FATTIBILITA' E LE PROCEDURE
DA ADOTTARE

LAVORI ELETTRICI SOTTO TENSIONE IN BT


NEI LAVORI SOTTO TENSIONE LA SICUREZZA VIENE GARANTITA
ESSENZIALMENTE:
DALL'USO DI ATTREZZI ISOLATI O ISOLANTI (cacciaviti, pinze, chiavi, ecc.)
DALL'USO DEI DOSPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
- Casco in materiale isolante
- Visiera di protezione
- Guanti isolanti
- Vestiario idoneo che non lasci scoperte parti del corpo
- Tronchetti isolanti

L'obiettivo è realizzare
UNA DOPPIA PROTEZIONE ISOLANTE
verso le parti attive su cui si interviene e proteggersi dagli
EFFETTI DELL'ARCO ELETTRICO

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LAVORI ELETTRICI SOTTO TENSIONE IN BT

Non si può operare se non è


assicurata
UNA DOPPIA PROTEZIONE
Figura 197 ISOLANTE

I guanti isolanti, prima del loro impiego, devono essere verificati a


vista e gonfiati per accertarsi che non vi siano lacerature

LAVORI ELETTRICI SOTTO TENSIONE IN BT


Il lavoro sotto tensione deve essere eseguito da
PERSONA ESPERTA (PES) o AVVERTITA (PAV)
che abbia ottenuto
L'IDONEITA'
e l'autorizzazione dal Datore di lavoro

Le condizioni ambientali hanno una importanza non


trascurabile nei lavori sotto tensione in BT, specialmente
se svolti all'aperto:
sono infatti VIETATI e devono essere SOSPESI, se già
iniziati nei casi di FORTE PIOGGIA, NEVICATA o SCARSA
VISIBILITA'

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Persone presenti sul posto di lavoro

Sul posto di lavoro deve essere presente, oltre all'operatore, una


seconda persona nei casi di maggior complessità del lavoro

Disposizioni generali
E' vietato a chiunque accedere a parti attive in tensione senza aver ricevuto specifico
ordine dal preposto ai lavori
Condizioni ambientali
Sono vietati i lavori in tensione allorchè si svolgono in una delle seguenti condizioni
sotto pioggia, neve, grandine
in ambienti bagnati
in ambienti dove, in conseguenza di scintille, si posssono manifestare condizioni di
pericolo
in presenza di ripetute scariche atmosferiche, a mano che l'installazione non sia
alimentata da una rete totalmente in caso sotterraneo e il lavoro si svolga all'interno
con visibilità scarsa tale da impedire agli operatori di distinguere chiaramente le
installazioni e i componenti su cui essi operano ed al preposto ai lavori di svolgere il
proprio compito
Se il lavoro in tensione è in corsoallorchè si manifestino le condizioni sopradette,
è lasciata al preposto la valutazione di quando sospendere il lavoro stesso. In tale
circostanza, il preposto deve prendere tutte le necessarie misure di sicurezza anche
nei confronti di terzi

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Disposizioni per il preposto ai lavori


Prima di dare inizio all'esecuzione dei lavori, il prepostoai lavori deve:
aver verificato che i lavori siano eseguibili nel rispetto della presente Norma
aver verificato che le attrezzature collettive da utilizzare, ad un controllo a vista,
risultimo efficienti
aver verificato che le masse non protette contro i contatti indiretti, e con cui si
possa venire a contatto durante i lavori, non siano in tensione
aver verificato che chi esegue il lavoro possa operare in modo agevole (posizione
ben salda, entrambi le mani libere ecc.)
aver individuato le parti in cui si interviene e aver verificato che non siano
presenti parti attive in tensione con cui esista il pericolo di contatto accidentale
al di fuori della zona di intervento
aver comunicato agli addetti ai lavori le informazioni necessarie
aver controllato a vista l'efficienza delle proprie attrezzature in dotazione

Disposizioni per l'addetto ai lavori


Prima di dare inizio ai lavori, e durante la loro esecuzione, l'addetto ai
lavori deve:
controllare a vista l'efficienza delle attrezzature in dotazione personale
attenersi alle prescrizioni della Norma CEI 11-27
attenersi alle prescrizioni impartite dal preposto ai lavori
segnalare al preposto ai lavori eventuali imprevisti che dovessero
sopravvenire nel corso dei lavori

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Lavori in tensione a distanza


L'operatore si serve, per intervenire sulle parti attive in tensione, di
aste isolanti. Egli deve mantenere dalle parti suddette una distanza tale
che non possa entrare, anche accidentalmente, nella zona di guardia
con il proprio corpo 0 con oggetti mobili conduttori ad esso collegati.
L'operatore, per effettuare guanti isolanti, elmetto dielettrico ed una
protezione per gli occhi; il vestiarip non deve lasciare scoperte parti del
tronco o degli arti

Lavori comportamenti in taglio o la sconessione di conduttori


E' consentito tagliare o sconnettere sotto carico, adottando opportune
precauzioni, conduttori di sezione non superiore a 6 mm2. Non è inoltre
consentito tagliare conduttori sottoposti a sollecitazione meccanica
se prima non si elimina con opportuni mezzi tale sollecitazione

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