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Possiamo affermare quanto la definizione

di musica nel tempo si sia evoluto in


relazione a un mutato quadro di
esperienze e conoscenze.
Il cambiamento intervenuto poco più di 35
anni fa non è di poco conto. Rispetto alla
precedente formulazione, “ arte di
combinare i suoni in modo gradevole
all’orecchio” enunciata da Rousseau si
registrano infatti 3 innovazioni:
i suoni diventano più suoni, lasciano cosi
intendere che le loro qualità acustiche,
cosi come i criteri di discrezioni di un
ideale sonoro possano essere molteplici e
fra loro differenti.
La scelta dei suoni e del loro modo di
combinarsi non è più vincolata a un
assetto di melodia, polifonia,
strumentazione ecc. ma a regole definite
che a seconda dei luoghi e delle epoche
possono stabilire diverse modalità di
organizzazione formale e quindi non
necessariamente melodiche, armoniche,
ecc.
L’abbandono della specificazione in guisa
che rendano gli effetti dell’animo o
immagini e visioni ideali lascia aperta la
possibilità di un ricorso alla dimensione
musicale per altri fini oltre a quelli estetici
o emotivi, inoltre ridimensiona i suoni
gradevoli all’orecchio di Rousseau a quelli
gradevoli all’orecchio di Rousseau
secondo le convenzioni culturali della sua
epoca e del suo ambito sociale.
L’aggiornamento della definizione segna
la transizione da una concezione sette-
ottocentesca, a un’accezione più estesa e
onnicomprensiva, anche se
inevitabilmente più generica, del termine
musica. Gli etnomusicologi hanno infatti
accertato che non vi sono società umane,
per quanto ristrette e isolate possano
essere, prive di una qualche produzione-
simbolica attraverso il suono, dimostrando
nei fatti che il ricorso a una dimensione
espressiva musicale è un comportamento
umano universale, tanto quanto il
linguaggio o l’organizzazione sociale.
Naturalmente, cosi come esistono società
e lingue diverse, anche il modo di
organizzare il sonoro in forme e
comportamenti musicali può variare
considerevolmente da una cultura all’altra,
in base alle diverse condizioni storiche,
economiche e culturali nelle quali i vari
sistemi musicali si sono realizzati e
stratificati.
Questa polisemia del termine dimostra
come la sfera dei comportamenti musicali
appaia al più alla stregua di una nebulosa
dai contorni incerti, carica di fascino e di
misteriose suggestioni per coloro che se
ne considerano dei profani e suscettibile e
di contestabili delineazioni per chi si
ritiene, a vario titolo esperto.
Al di là dei toni, la posizione espressa da Dahlhau
unicamente ad un problema di origine lessicale. In
essere letta come la cronaca del passaggio da un
occidentali a una nuova griglia interpretativa in gra
A poco a poco, la scoperta di culture, forme e con
compositori colti e il progressivo ingresso dell’etno
sempre più diffusa condizione che l’universalità no
ricorrano a una forma d’espressione basata su sp
sostanziale: a una forma espressiva non è richies
che ne determinano l’uso, per cui la finalità estetic
fare musica.
Si mostra come da una cultura all’altra si verifichi
stessa categoria di suoni ha un’estensione diversa
L’assenza diffusa di un concetto di musica trova u
basano prevalentemente su una tradizione e una
avvenga soprattutto per acquisizione empirica ( ge
musicali, cosi come l’elaborazione teorica siano s
nelle società di scrittura. Oltre che dalla presenza
concetti musicali dipende anche dal tipo di organiz
Generalmente, il consolidarsi di un professionismo
significativi dell’esistenza di un corpus teorico, in q
indispensabile alla trasmissione del saper-fare.
Solo partendo dalle specifiche categorie di pensie
presiedono alla produzione musicale e ne circosc
musicali- dalla metafora linguistica al lessico tecni
distinguere tra due categorie, musica e danza, è s
lati linguistici, come il campo semantico del termin
festa ecc.

La voce umana per esempio, può essere conside


lo strumento vocale ha una sua precisa formalizza
specifica cultura, forme o generi diversi implichino

Un particolare rilievo assume ad esempio. Lo yod


si trova in diverse culture musicali del mondo; la c
produrre contemporaneamente due linee melodic
gli armonici della prima. Bisogna sottolineare com
spesso le uniche tracce materiale della produzion
Non si può pensare la musica se non come “ cam
suoni va dunque cercato non tanto nei loro param
dimensione temporale.
Non a caso Stravinskij riteneva che la musica ave
è stato chi, come Gisèle Brelet, l’ha definita una sp
Il ricorso alla dimensione musicale può essere org
• - Organizzazione immutabile
• - Organizzazione programmata
• - Organizzazione estemporanea
• - Organizzazione probabilistica

Proprio perché la musica è un’attività altamente s
problema di finalità e normative d’uso, ma incide s
musicali.