Sei sulla pagina 1di 4

IL FASCISMO

LA CRISI DEL DOPOGUERRA:

 Durante la conferenza di Versailles, l’Italia pretese il rispetto del Patto di Londra, secondo il quale
avrebbe ottenuto la Dalmazia, ma gli alleati si schierarono contro. L’Italia lasciò la riunione ma Wilson
pubblicò un appello per sostenere la loro proposta, minacciando sennò di far cadere il Patto di Londra.
E così vinse.
 Dopo queste trattative includenti, il governo Orlando si dimise lasciando il posto a Francesco Saverio
Nitti, il quale si trovò a fronteggiare il malcontento dell’opinione pubblica rappresentato da Gabriele
D’Annunzio (artefice dell’occupazione di Fiume del 1919).
 Dopo alcune incertezze, ritornò al governo Giolitti che firmo il trattato di Rapallo (Italia riceve Istria).
 Le conseguenze della Prima Guerra Mondiale furono diverse soprattutto in ambito sociale e pubblico:
1. Molti caduti ed invalidi; aumento debito pubblico; svalutazione della lira e inflazione
2. Conseguenze riguardanti soprattutto piccola e media borghesia che avevano rappresentato, la
parte più attiva politicamente e socialmente.
3. Durante la guerra era stata promessa più volte la terra ai contadini, cosa che non successe, infatti i
piccoli proprietari furono costretti ad affittare i fondi dai grandi proprietari o lavorare come
braccianti.
4. Grazie alle commesse di guerra l’apparato industriale italiano migliorò ma la necessità di
riconvertire la produzione determinò una forte disoccupazione.
 Proprio per questi motivi le lotte sociali diventarono sempre più aspre, ma si ottennero dei risultati
come: aumenti dei salari, parziale redistribuzione di terre incolte, giornata lavorativa di 8 ore.
 L’anno 1919 fu molto importante per la nascita di due cose:
1. Venne fondato da Don Luigi Sturzo il Partito Popolare Italiano che segnò il coinvolgimento diretto
dei cattolici nella vita politica. Fondamentale fu l’anticonfessionalismo, cioè il fatto che il consenso
fu chiesto a partire dalla condivisione di un programma di riforme sociali da attuarsi pacificamente.
In questo modo conquisti consensi tra i piccoli proprietari terrieri e dalla borghesia che difendeva i
valori cattolici tradizionali.
2. Venne fondato il movimento Fasci di Combattimento da Benito Mussolini, collocato a sinistra,
battendosi quindi per riforme sociali, anche se ben presto sfociò nella violenza.

IL BIENNIO ROSSO IN ITALIA:

 Le elezioni che avvennero nel 1919, le prime col sistema proporzionale, segnarono la sconfitta dei
vecchi gruppi liberaldemocratici, facendo vincere il partito socialista.
 Nel 1920 il sindacato dei metalmeccanici chiese l’aumento dei salari ma gli industriali respinsero la
richiesta, chiudendo addirittura gli stabilimenti. Questo provocò l’occupazione delle industrie, guidate
principalmente dai sindacati rossi mentre quelli cattolici rimasero estranei. Tra i gruppi rivoluzionari più
noti ricordiamo quello guidato da Antonio Gramsci. Giolitti, rifiutando la violenza, decise di realizzare
un’opera di mediazione, secondo la quale gli operai avrebbero ottenuto quello che volevano allo
sgombramento delle fabbriche.
 Il partito socialista però era diviso internamente in massimalisti, guidati da Giacinto Menotti Serrati e i
riformisti, guidati da Turati e Treves. Una corrente massimalista, guidata da Gramsci be Bordiga,
trovandosi in disaccordo, si taccò dal Partito Socialista, fondando il Partito Comunista d’Italia.

LA MARCIA SU ROMA:

 Con il passare del tempo, il partito socialista riscuoteva sempre più successo, al punto tale da causare
un presunto attentato al Palazzo d’Accursio nel 1920, segnando la nascita del fascismo agrario. Vennero
realizzate così delle squadre d’azione per intimidire e colpire il movimento socialista.
 Anche i politici liberali avevano mostrato tolleranza nei confronti del fascismo con la speranza di
mettere da parte il movimento socialista ed è per questo che Giolitti nel 1921 decise di indire nuove
elezioni, anche se furono un insuccesso per lui, portandolo a rinunciare al governo.
 Durante il Congresso del 1921 Mussolini decise di trasformare il suo movimento in Partito Nazionale
Fascista, dove si dichiarò favorevole alla monarchia, sostenne la politica economica liberista. Questo
fece acquisire più forza al Partito, al punto da arrivare nel 1922 a marciare su Roma per assumere il
potere con forza. Luigi Facta, il nuovo presidente del Consiglio, chiese al re Vittorio Emanuele III di
firmare la proclamazione dello stato d’assedio per ottenere l’intervento dall’esercito ma egli si rifiutò,
offrendo così a Mussolini la possibilità di formare il nuovo governo.

LA DITTATURA FASCISTA:

 Tra il 1922 e 1924 Mussolini guidò un governo di coalizione costituito anche da liberali e popolari,
inoltre emanò diversi provvedimenti come la riforma della scuola e la legge Acerbo che riformava il
sistema elettorale in senso maggioritario. Di fatti poco dopo ci fu l’elezione del 1924 dove ancora una
volta la vittoria fascista fu clamorosa.
 Il 30 maggio del 1924 il deputato Giacomo Matteotti denunciò le violenze fatte ad opera delle squadre
fasciste, proprio per questo fu in seguito rapito ed ucciso da un gruppo di squadristi.
 Nacquero molte opposizioni, formando così la secessione dell’Aventino, anche se non ci fu una risposta
da parte del re.
 Dopo il placarsi di queste opposizioni, Mussolini decise di controbattere, assumendosi le responsabilità
dell’accaduto, un vero e proprio annuncio dell’inizio della dittatura fascista.

L’ITALIA FASCISTA:

 A partire dal 1925 il fascismo, in particolare il giurista Alfredo Rocco, fece approvare una serie di leggi
che segnarono la trasformazione definitiva in dittatura:
1. Venne vietata l’esistenza di altre formazioni politiche.
2. La figura del presidente del Consiglio fu sostituita con quella di “capo del governo”, al quale venne
riconosciuto il potere legislativo.
3. Fu abolita la carica di sindaco, rimpiazzata con quella del podestà.
4. Fu limitata la libertà di stampa, vennero sciolti tutti i partiti e giornali d’opposizione.
5. Importante fu la polizia segreta OVRA, incaricata di dover arrestare gli oppositori, i quali venivano
giudicati dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato.
 Per quanto riguarda la struttura, il partito fascista si organizzò in una struttura burocratica, dove il
vertice era rappresentato dal Gran Consiglio del fascismo, affidato alla presidenza di Mussolini, il quale
aveva il compito di garantire il collegamento tra partito ed istituzioni.
 Nel 1928 la trasformazione da stato liberale a tato totalitario fu completata con una nuova legge
elettorale che affidò al Gran Consiglio il compito di preparare la lista unica di candidati, trasformando le
elezioni in veri e propri plebisciti. Ci fu un grande impegno per avere il consenso dalla popolazione
italiana, cercando di influire in qualche modo sui costumi, sulla mentalità e sulla vita quotidiana delle
masse. I mezzi per farlo furono i seguenti:
1. La formazione di organizzazioni capaci di coinvolgere gli Italiani di tutte le età, come l’Opera
Nazionale Dopolavoro, la CONI o i Gruppi Universitari Fascisti.
2. Mentre la stampa fu sottoposta a censura, nel 1927 venne fondato l’ente radiofonico EIAR,
strumento importante per la diffusione di informazioni fasciste o discorsi di Mussolini.
3. Le sale cinematografiche vennero obbligate a proiettare i cinegiornali dell’istituto LUCE, casa di
produzione strettamente legata a Mussolini.
4. Nel 1937 fu istituito il Ministero della Cultura Popolare con l’obiettivo di controllare tutti gli aspetti
della vita culturale italiana.
 A segnare la fine del contrasto tra Stato e Chiesa furono i Patti lateranensi del 1929, documento
composto da tre parti:
1. Trattato internazionale col quale la Chiesa riconosceva lo stato italiano e la sua capitale, ottenendo
la sovranità e sullo Stato della Città del Vaticano.
2. Una convenzione finanziaria da parte dell’Italia al Vaticano.
3. Un concordato che regolamentava i rapporti tra i due: quella cattolica era la religione dello Stato,
di fatti veniva insegnata nelle scuole; la Chiesa poteva liberamente amministrare i beni ecclesiastici
e scegliere i vescovi giurando però fedeltà allo stato; vennero riconosciuti le organizzazioni
dipendenti dell’Azione Cattolica.
 Mentre Pio XI era soddisfatto dell’accordo raggiunto, Don Sturzo non lo era, pensando al fatto che i
fascisti torna vantaggioso essere cattolici e avere l’appoggio della Chiesa, ma si sa benissimo che le loro
idee e la loro morale non ha nulla a che vedere con il cattolicesimo.
 La prima fase della politica economica fascista 1922-1925 fu di stampo liberista, sotto la guida del
ministro delle finanze Alberto De Stefani, attuando diversi piani come la stimolazione di iniziative
private con incentivi, la riduzione della spesa pubblica e lo sviluppo dell’economia internazionale, grazie
alla bassa conflittualità sociale. Questi buoni risultati però non riuscirono a fermare l’inflazione e a
stabilizzare la moneta, proprio per questo Mussolini nel 1926 nominò come ministro delle finanze
Giuseppe Volpi, il quale adottò delle misure protezionistiche, caratterizzate dalla rivalutazione della
moneta.
 Tra i primi provvedimenti economici ricordiamo l’aumento del dazio dei cereali accompagnato dalla
campagna propagandistica conosciuta come “battaglia del grano”, la quale avrebbe portato l’Italia a
raggiungere l’autosufficienza nel settore dei cereali, aumentando le superfici coltivabili e migliorando le
tecniche di coltivazione, per questo nacque l’iniziativa di bonifica delle zone paludose, tra i quali
ricordiamo gli interventi significativi realizzati nell’Agro Pontino. Questo prese il nome di politica
dell’autarchia (autosufficienza in greco), che aveva il compito di portare l’Italia in una condizione di
autosufficienza, al punto tale da non dipendere dalle importazioni esterne. Queste misure però ebbero
esiti negativi come:
1. La rivalutazione della lira andò a discapito dei ceti medio-bassi che subirono una diminuzione della
loro capacità d’acquisto.
2. La battaglia del grano fu negativa per i settori come l’allevamento e le colture specializzate rivolte
all’esportazione.
3. L’autarchia in un paese povero di materie prime come l’Italia causò un indebolimento del sistema
produttivo nazionale.
 Il fascismo condannò lo sciopero e la lotta sociale, a puto tale da divulgare il corporativismo, ideologia
secondo la quale i datori di lavoro e i lavoratori dovevano collaborare e difendere insieme gli interessi
della nazione e fu enunciato in modo ufficiale dalla Carta del lavoro nel 1927. Questo ordinamento però
non funzionò mai, poiché era tutto a vantaggio degli imprenditori che riuscirono a tenere basso il costo
del lavoro e a influenzare le decisioni politiche.
 Per fronteggiare gli effetti della crisi economica del 1929 furono instituiti l’Istituto Mobiliare Italiano,
capace di sostituirsi alle banche nel sostegno alle industrie in difficoltà, e l’Istituto per la Ricostruzione
Industriale, il quale acquistò il controllo di alcune grandi aziende italiane. Quest’ultimo inizialmente
doveva essere provvisorio anche se poi divenne un ente permanente, iniziando così la nascita di altri
enti pubblici come ricordiamo INPS e ENPAS.
GUERRA D’ETIOPIA:

 Il fascismo fu caratterizzato ideologicamente da una forte componente nazionalista, di fatti la


propaganda mostrava Mussolini come colui che sarebbe stato capace di far rivivere la gloria dell’antica
Roma e di riscattare il paese dalle penalizzazioni della prima guerra mondiale. Nonostante fosse
inizialmente rimasto in amicizia con Francia e Inghilterra, nel 1934 Mussolini decise di conquistare
l’Etiopia.
 Le truppe italiane invasero l’Etiopia nel 1935, conquistandola il 5 maggio 1936. Nel frattempo la Società
delle Nazioni condannò l’Italia in quanto aggressore di un altro paese membro dell’associazione,
decretando in seguito anche delle sanzioni economiche. Questo non indebolì in nessun modo l’Italia,
anzi fu un ulteriore spunto di propaganda per Mussolini, diventando così questo uno dei periodi di
maggior consenso da parte del popolo.
 Nel maggio 1936 Mussolini annunciò la fondazione dell’Impero dell’africa Orientale Italiana, offrendo al
re Vittorio Emanuele III la corona d’imperato d’Etiopia. In seguito Gran Bretagna e Francia lo
riconobbero come impero, lasciando la sensazione che il fascismo fosse riuscito ad imporre la propria
volontà.
 Pericoloso in questo periodo fu l’avvicinamento di Mussolini ad Hitler, infatti la Germania aveva
appoggiato militarmente questa conquista coloniale. Nell’ottobre 1936 fu firmato un patto tra i due
chiamato Asse Roma-Berlino.
 In questo periodo l’Italia giunse addirittura a condividere le discriminazioni contro gli ebrei,
promulgando delle leggi razziali apposite secondo le quali:
1. Erano vietati i matrimoni misti tra ebrei e non ebrei.
2. Gli ebrei non potevano frequentare le scuole pubbliche.
3. Non potevano svolgere il servizio militare e determinate professioni.

L’TALIA ANTIFASCISTA:

 Dal 1926 l’opposizione al fascismo divenne un vero e proprio reato, punito con il carcere, per questo
molti decisero di emigrare proprio come l’ex presidente del Consiglio Nitti. Gli antifascisti restati in Italia
si rassegnarono, tranne il filosofo Benedetto Croce, il quale dichiarò nel 1925 il proprio dissenso
attraverso il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti.
 Fra i movimenti antifascisti ricordiamo Giustizia e Libertà fondato a Parigi nel 1929 da un gruppo di
profughi italiani, tra i quali Carlo Rosselli. Aderirono i giovani liberali che si rifacevano alle idee di Pietro
Gobetti, criticando il fascismo come espressione di un’Italia provinciale, priva di valori etici. Nel 1937
però Rosselli fu assassinato, il movimento si dissolse fondando in seguito il Partito d’Azione.
 Il partito comunista fu la forza politica che meglio seppe organizzare opposizioni clandestine in Italia, il
quale era sotto la guida di Palmiro Togliatti, anche se comunque la loro azione servì a ben poco.
 A Parigi gli esuli italiani e gli esponenti di ispirazione repubblicana e socialista fondarono nel 1927
un’organizzazione chiamata Concentrazione Antifascista, la quale si impegnò in un’opera di propaganda
internazionale contro il regime.