Sei sulla pagina 1di 8

NIETZSCHE

Socratismo, platonismo e cristianesimo hanno fornito una consolazione apollinea all’uomo, ma lo hanno
derubato dal suo essere impulsivo, istintuale, desiderante, corporeo.

Hanno raccontato tutte le bugie su cui si fonda l’intera tradizione filosofica, etica e religiosa della cultura
occidentale: l’esistenza

Con Socrate, Platone e il cristianesimo la dimensione dionisiaca dell’esistenza viene rifiutata e repressa, in
nome di un ordine razionale, perfetto (in realtà inesistente) a cui gli uomini devono conformarsi.

Ma la realtà per N. è DIONISIACA (fa proprio il pensiero di S. considerandola irrazionale, priva di scopo): la
realtà è desiderio, gioia, dolore, bene, male, contraddizione …
Poiché è più difficile per l’uomo soffrire senza scopo, l’umanità ha preferito rifugiarsi nel sogno apollineo di
un iperuranio perfetto o del paradiso ma così, gli uomini occidentali hanno di fatto rifiutato la vita:
rifiutando il dolore della vita, gli uomini reprimono anche l’aspetto vitale, istintuale (per esempio la morale
platonica e quella cristiana impongono di rinunciare ai piaceri del corpo per essere perfetti moralmente).

Chiariamo quali sono le bugie “Apollinee” metafisiche con cui gli uomini cercano di consolarsi nel non
senso dell’esistenza
1) la storia come progresso
2) dio
3) l’anima
4) la morale
5) la verità
6) la scienza
Tutti quelli elencati sono valori della cultura occidentale (tutte costruzioni illusorie)che N. vuole svelare
demistificare e dimostrare la falsità.

Vittoria dell’apollineo sul dionisiaco


Prevale su quella dionisiaca fino a raggiungere il culmine in Platone che considera l’iperuranio, realtà
apollinea per eccellenza,il mondo vero. ->Il cristianesimo, platonismo per i poveri, pone il mondo vero
dopo la morte vendendolo a basso prezzo a tutti. Basta infatti reprimere gli impulsi per accedere ad una
realtà ultraterrena e consolatoria. ->L’ uomo cerca rifugio in una realtà ultraterrena e irrazionale che si
rivela però illusoria e falsa. -> L’obiettivo di Nietzsche è quello di demistificare tutti i falsi valori tra cui la
storia come progresso e la figura di Dio.

La storia come progresso


Il concetto di storia come progresso nasce con il progresso (in particolare come Agostino di Ippona: la sua
concezione va solo in una direzione [--->]:dio crea il tempo -> peccato -> redenzione -> finale salvezza)
Secondo Nietzsche, questa struttura o filosofia della storia la ritroviamo anche nelle maggiori concezioni
filosofiche del 1800:
- Idealismo (Hegel)
- Marxismo dal comunismo primitivo al comunismo finale (visione dialettica, ma progressiva della storia).
- Positivismo: dallo stato teologico allo stato positivo.

Tutte queste concezioni della storia, non solo sono false per Nietzsche, ma impediscono all’uomo di vivere
la sua dimensione più vera, cioè il presente, che scompare sotto il peso del passato, o sotto il desiderio di
un futuro migliore.(non gli fanno vedere ciò che lui veramente è, ovvero il presente)
Queste considerazioni vengono svolte la prima volta nelle “Quattro considerazioni inattuali”, che trattano
del significato e del valore della storia.
Demistificazione della storia come progresso
Tema affrontato nelle quattro “Considerazioni inattuali” (1873-1876)
Individuate 3 specie di storia: (con altrettanti approcci)
1) storia monumentale tipica di chi è attivo e ha aspirazioni e ricerca nel passato dei modelli. -> Porta
ad atti estremi e tende a mitizzare il passato.
2) storia antiquaria tipica di chi preserva e venera e guarda alla tradizione con amore. -> Paralizza
l’agire e ostacola il cambiamento
3) storia critica tipica di chi soffre e ha bisogno di liberarsi dal passato. -> Condanna la storia e il
passato.
La storia critica serve per usare il passato per comprendere gli errori (false costruzioni morali) e risalire alle
origini delle false costruzioni morali. Il passato ci serve per vedere come e perché sono nati gli errori.

L’ approccio corretto è quello di chi integra e mitiga tutti e tre gli atteggiamenti facendo però prevalere
sempre quello critico.

Metodo genealogico (da genos, nascita)


Compare la prima volta ne “La gaia scienza” (1882) dove viene demistificato il valore di Dio.
Per demistificare i falsi valori Nietzsche va a ricercare e rintracciare l’origine. (N. va a vedere perché e
quando nella storia è nato dio) con il metodo demistificante, definito da Nietzsche:
- Storico - genealogico ->Dimostra la relatività e la contingenza dei valori metafisici. Serve per risalire
all’origine di determinati principi o valori per mostrarne l’illusorietà.
- Critico -> Si basa sul sospetto che dietro ai valori assoluti della metafisica ci siano in realtà dei motivi
umani poco edificanti (non fermarsi all’apparenza, ma bisogna andare oltre).

Gaia scienza che esce nel 1882:


testo in cui N. abbandona lo stile a “trattato” filosofico, e inaugura uno stile nuovo fatto di: aforismi,
metafore, stile oracolare (deve essere interpretato), sentenza brevi (stile che riprende quello di Eraclito,
“filosofo oscuro”) – N. si chiama lo SCRIBA DEL CAOS
La realtà deve esser espressa e scritta attraverso caos – vuole conformare lo stile filosofico con l’essenza
della realtà
Mito uomo folle:
Nel testo il punto centrale è l’ANNUNCIO DELLA MOTE DI DIO: N. ha avuto una educazione molto religiosa,
ma il fatto stesso della mote assurda del padre o porta dubitare nel suo profondo. N. alla fine diventa ateo.
N. in questo testo non cerca di fa veder razionalmente come nasce l’illusone di Dio. Con questo linguaggio
dice che io è morto, ucciso dagli esseri umani (non dice che non esiste)

Perché queste persone che non credono sono tranquille?


perché hanno sostituito Dio con delle cose terrene (per esempio )
Gli uomini di fato non sanno vivere senza certezze, hanno sostituito a Dio altre certezze e altri Dei
MA Senza dio non percepiamo l’alto e il basso, non sa cosa sia il bene e l male
Per vivere questa situazione di totale incertezza ci si deve fare Dei, non costruire altri dei – devi accettare la
realtà
L’uomo deve andare oltre e svilupparsi per vivere senza nessuna certezze, deve farsi quasi Dio,
La vita in termini di cose positive e negative.

L’uomo deve essere un OLTREUOMO – uomo che sa vivere, non rifiuta la vita (come S.) E ACCETTA LA VITA
NELLA TUA Totalità

L’annuncio della morte di Dio:


il filosofo (l’uomo folle) annuncia che Dio è morto, è stato ucciso = le filosofie ottocentesche hanno ormai
definitivamente decostruito l’illusione di Dio (ovvero che è stato ucciso)
Il testo non è una trattazione o una dimostrazione dell’esistenza di Dio.

Gli uomini che lo ascoltano:


gli esseri umani non credenti non si rendono conto di cosa vuole dire vivere senza certezze metafisiche,
poiché per lo più hanno sostituito Dio con altre illusioni: la scienza, lo spirito, il progresso, il comunismo.

In realtà vivere senza certezze o illusioni, vuol dire non avere più alcun punto di riferimento, né
gnoseologico, né morale. Vuol dire trovarsi di fronte a un abisso.
Per guardare l’abisso senza finzione e senza fughe (fuggire o ripararsi in altre certezze), bisogna diventare
OLTRE-UOMO.
(realtà come un abisso)
Nel testo viene introdotto la figura dell’oltre uomo – ovvero colui che sa dire si alla vita integralmente,
senza risentimenti, senza illusioni

N. dice che le caratteristiche dell’oltre uomo sono talmente eccezionali, che ancora non è arrivato. L’oltre
uomo è un percorso di crescita individuale, umana.
L’oltre uomo non è ancora arrivato: è un uomo che sviluppa in se una grande forza, una grandezza
spirituale tale da accettare “stoicamente” la vita e la sua condizione così come è.

PER N. gli uomini hanno appena finito la loro evoluzione dalle scimmie (accetta le teorie di Darwin).

La dimostrazione della non esistenza di Dio, gli uomini l’hanno ucciso

Se nella Gaia scienza N. ha dato annuncio della morte di Dio; nella “Così parlò Zaratustra" N. parla
dell'avvento dall’altro uomo.
Il protagonista che però è Z. ( fondatore di una religione), tutto quello che N. mette in bocca a Z. Non ha
niente ha che fare con lo zorastrismo.

N. prende Zaratustra, fondatore dello zorastrismo, come fondatore della fondazione di ogni religione e
della distinzione morale tra bene e male (la religione dello z analizzava proprio questo)
Questa distinzione per N. è totalmente fittizia -> con Dio morto non c’è più la distinzione tra bene e male
(concezione espicurea?)

Zaratustra nell'opera di N. si pente delle sue dottrine, dopo un lungo periodo di ritiro spirituale, va a giro
con un nano, annunciando l'oltre - uomo. Annuncia le caratteristiche di questo oltre - uomo.
Z. utilizza un linguaggio anche un po' simile ai vangeli, parlando però dell'avvento/arrivo dell'oltre - uomo.
Utilizzo modo e un linguaggio religioso e cancellano simile a quello dei vangeli, ma per prendere in giro e
dare un senso non religioso.

Nano: lo utilizza per confrontarsi.

Modo di fare filosofia molto nuovo, dicendo anche cose scandalose.

Nell’opera le caratteristiche dell'oltre - uomo non sono definite direttamente.


OLTRE-UOMO, principali caratteristiche :
- Metafora del fanciullo: oltre uomo del fanciullo ha la capacita di guardare la realtà senza i pregiudizi,
pronto a guardare la realtà senza e veli e senza giudizio. ->ha ingenuità di un bambino, la sua
mancanza di pregiudizi, il suo sguardo incantato sulla realtà
- Metafora del leone: oltre-uomo deve avere la forza ma anche l'aggressività di un leone, la sua vitalità
(Il vecchio è paragonato a un cammello (gobbe= però della vita) che vede la vita come un deserto).
Oltre uomo come un leone, deve realizzare il desiderio di dominio sugli altri. Oltre uomo deve eccellere
in ogni situazione (anche nella sopportazione del dolore)
N. Come un leone vuole far vedere di sopportare i dolori
- Metafora del mare: oltre uomo profondo come un abisso, sa guardare nella profondità del
proprioabisso, comprendendo che non sei le illusione della propria conoscenza ma sei una parte della
realtà in cui ce sempre qualcosa di sconosciuto in te (qualcosa che non sei e che tifa paura, ma che te
guardi)
È come il mare, abissalmente profondo ma in eterno movimento (dinamismo). Oltre uomo sa che
idea dell'anima è un’illusione. Uomo è parte della realtà che è dionisiaca. Uomo non va solo in una
direzione. I nostri pensieri cambiano. Oltre uomo accetta la parte abissale che è in lui ma anche la parte
in continuo cambiamento, dinamismo.(Dice di si a questo suo caos, trovarsi davanti a un abisso e
affrontarlo senza fuggire e senza finzione).
- È fedele alla terra, materialista. Rimane fedele alla sua dimensione corporea e materiale. Non giudica il
suo essere terreno e corporeo qualcosa di negativo. Secondo N. durante la storia c'è stato una continua
negazione del corpo. Uomo invece è un essere, sì deve riconoscere così come è
- È al di là del bene e del male: non si ferma alle rigide divisioni morali
- Va oltre il RISENTIMENTO: non è risentito. Il risentimento è come spendere la vita con qualcosa di basso
e inutile. Oltre-uomo lascia alle sue spalle ciò che non è vero, accettando la realtà così come è. Dopo il
crollo dei valori, oltre-uomo non deve essere piagnisteo.
Differenza da s: per N. Oltre uomo deve fare propria la vita, nonché rassegnarsi al nulla, come S. diceva
di suicidarsi.

Nietzsche parla del rapporto tra anima e corpo, chiarendo che l’anima è solo un’illusione e che dietro
l’anima si cela il “SE” (il se è cio che si cela dietro l’io).

l’io è l’illusione che in noi abbiamo una parte spirituale che ha una sua identità, è una creazione del “se” ->
di ciò che si cela dietro (ovvero tutte le pulsioni e emozioni che vengono dal corpo).

L’uomo è un animale con passioni, ma ha anche l’intelligenza => quindi si rende conto che c’è una passione
irrealizzabile, un desiderio fondamentale: rimanere in vita. Mentre il corpo, è si crescita e sviluppo, ma
anche qualcosa che poi si decompone e invecchia (ha una fine). Perciò il corpo cerca di proiettarsi
nell’anima: spirituale, semplice, inesteso, res cogita. L’anima (l’io -> la consapevolezza di se) è il desiderio
del corpo di rimanere immortale, ma l’io (che si crede eterno ed elevato, quindi di maggiore valenza del
corpo) è un illuso perché l’uomo è il suo corpo.
Il corpo con tutte le sue pulsioni, Nietzsche, lo chiama il SE.

“Tu dici ‘Io’, e sei orgoglioso di questa parola. Ma una cosa più grande, a cui tu non vuoi credere, è il tuo
corpo e la sua grande ragione: questa non dice ‘Io’, ma fa ‘Io’. – Ciò che il senso sente, ciò che lo spirito
conosce, non ha mai il suo fine in sé. Ma senso e spirito vorrebbero convincerti di essere il fine di tutte le
cose: tanto son vanitosi. (Una volta creato, l’io è molto vanitoso. L’io crede di essere il fine) – Strumenti e
giocattoli sono senso e spirito: dietro a loro sta ancora il Sé. Il Sé cerca anche con gli occhi dei sensi, ascolta
anche con le orecchie dello spirito. – Sempre il Sé ascolta e cerca: confronta, costringe, conquista, distrugge.
Domina ed è anche il dominatore dell’Io. (Dietro l’io, dietro la costruzione metafisica, c’è il se che è la
diretta espressione del nostro corpo). Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente imperatore,
un saggio sconosciuto – si chiama Sé. Abita nel tuo corpo, è il tuo corpo. – C’è più ragione nel tuo corpo che
nella tua migliore saggezza. E chi sa mai per cosa il tuo corpo ha bisogno della tua saggezza? Il tuo Sé ride
del tuo Io e dei suoi salti orgogliosi. ‘Che cosa sono mai questi salti e voli del pensiero?’ esso si dice. ‘Una
via traversa verso il mio scopo. […] – Il Sé dice all’Io: ‘Qui senti dolore!’ E quello soffre e riflette a come
non soffrire più – e per questo appunto deve pensare. – Il Sé dice all’Io: ‘Qui senti piacere!’ . E quello
gioisce e riflette su come gioire ancora molte volte – e per questo appunto deve pensare. – Ai disprezzatori
del corpo voglio dire una parola. Che essi disprezzino, è dovuto al fatto che apprezzano. Che cos’è che ha
creato apprezzare e disprezzare e valore e volontà? Il Sé creatore si è creato l’apprezzare e il disprezzare, si è
creato il piacere e il dolore. Il corpo creatore si è creato lo spirito come una mano della sua volontà”. Così
parlò Zarathustra (in realtà non è vero che il corpo è la nostra parte transeunde e che l’anima è la nostra
parte stabile, immutabile e identica a se stessa. L’anima è uno strumento del “se” che è stato creato per
realizzare i piaceri del se, che però a un certo punto si crede dominatore. Le nostre passioni e il corpo sono
la nostra dimensione e l’oltre-uomo è in grado di capirlo e accettarlo, prendendo sia il piacere che il
dolore).

Oltre all’illusione metafisica di dio, Nietzsche contesta anche l’illusione metafisica dell’io (sulla scia di
Hume). Per Nietzsche l’Io è una molteplicità di prospettive, ognuno ha molteplici visioni della prospettiva,
non esiste una singola visione oggettiva.

IL CREPUSCOLO DEGLI IDOLI


“Il crepuscolo degli idoli”, un testo che è come il mondo vero finì per diventare favola a causa dell’errore
della filosofia occidentale e la sua intera cultura.
1. La filosofia occidentale nasce con un errore: l’idea platonica che questo è il mondo vero, ovvero
l’Iperuranio.
3. Il cristianesimo, per Nietzsche, è la versione femminile più ingannatrice di Platone, infatti il cristianesimo
è il platonismo per i poveri.
4. Kant dice che non abbiamo nessuna certezza metafisica, ma il postulato dice che in questa dimensione
metafisica ho una ragionevole speranza, infatti dice di non seguire i desideri egoistici e di trattare gli altri
come se fossero un sé.
5. Il Positivismo dice di smettere di parlare della metafisica, ma di parlare delle cose fattuali.
6. Finalmente ci siamo liberati del mondo vero e Platone è rosso di vergogna, perché il suo mondo crolla.
7. Questo mondo è quello vero, il suo mutarsi continuo.
Nietzsche contesta tutte le visioni lineari del tempo e della storia, tutte le visioni progressive della storia si
appoggiano sulla concezione cristiana, quella di un inizio di un peccato, di una storia di redenzione, che
culmina con l’arrivo beò regno dei cieli. Quindi Nietzsche dice di aver avuto un’intuizione, che è presente
nella Gaia scienza e nel così parlò Zarathustra, ovvero l’intuizione dell’eterno ritorno dell’uguale. Riprende
l’idea stoica che il tempo è un circolo che torna sempre su stesso infinitamente, quindi siamo o stritolati
dal pensiero di questo non senso oppure amare ogni attimo. L’oltre-uomo deve amare ogni attimo, come
se dovesse tornare per l’eternità (Seneca, Eraclito).

Così parlo Zaratustra pt.3

Il principio dell’eterno è un passo contenuto in “così parlo Zaratustra”.


Nietzsche esprime l’idea dell’eterno ritorno dell’uguale, in un modo poetico, che è il testo intitolato
“la visione e l’enigma”.
Zarathustra parla di una salita su un sentiero di montagna insieme al nano (il suo alter-ego) fino a
quando giunge in fronte ad una porta con su scritto “attimo” e dinanzi ad esso ci sono due sentieri
che nessuno ha mai percorso fino alla fine in quanto si perdono nell’eternità:
- uno porta all’indietro (il passato)
- l’altro in avanti (il futuro)
Zarathustra chiede al nano se le due vie sono destinate a contraddirsi in eterno oppure no, ma la
risposta frettolosa del nano che allude alla circolarità del tempo. A questo punto si ha una visione
nella quale Zarathustra vede:
un giovane pastore rotolarsi e un serpente, che fa molto schifo, entrargli in bocca. Allora Zaratustra
gli urla di mordere il serpente per tagliargli la testa. Il pastore morse e stacco la testa al serpente, =>
era diventato oltre-uomo.
Il serpente nero rappresenta l’eterno ritorno, cioè la visione del tempo “curva” (Nietzsche sta
anticipando la teoria della relatività di Einstein).Il serpente che entra nella gola dell’uomo (la teoria
dell’eterno ritorno penetra dentro l’uomo), penetra e da un senso di schifoperche passare da una
visione libìneare del arealtà della storia e della vita in cui c’è un senso (che indica sia direzione
spaziale temporale, sia il significato) per passare all’idea del tempo circolare in cui non c’è un senso
e non c’è una direzione, porta allo schifo profondo.
L’uomo può reagire:
1) La prima reazione è quella di togliere il serpente dalla gola, ma non ci riusciamo nel
momento in cui è entrato nella gola.
2) L’altra è diventare leone, mordere (imporsi e accettare). Quindi non provare più schifo per il
serpente e staccargli la testa (diventare dominatore) => l’uomo diventa oltre-uomo

Come Nietzsche si pone rispetto alla scienza e alla verità

Preso dalla “Gaia scienza”.Ha un duplice atteggiamento riguardo i concetti di verità e scienza (la
conoscenza della verità).
La scienza
Da un lato Nietzsche attribuisce un grande valore alla scienza come strumento di demistificazione delle
credenze e delle illusioni metafisiche. (il positivismo come scienza che si sveglia e pone sottocritica
sistematica tutte le illusioni metafisiche).
Tuttavia, se la scienza pretende di porsi come una nuova fede o religione (cioè di fornire certezze assolute
sulla base di un’idea ordinata e perfettamente matematica dell’universo) allora diventa anche essa illusoria
e falsa.
Nietzsche pensa che il positivismo abbia un duplice carattere:
1) Da un lato il “picconamento” delle false credenze della metafisica
2) Ma dall’altro la pretesa di porsi come nuova certezza assoluta che presenta il mondo come un
insieme di leggi matematiche e perfette
Quando la scienza diventa questo, diventa un altro Dio che si sostituisce a quello vecchio.
Per Nietzsche la scienza ha valore fin tanto che cerca di dare una visione coerente(non illusoria, non
apollinea) della realtà. Però quando pretende di fornire delle certezze assolute su un mondo che non può
dare certezza assoluto (perché è caotico) allora la scienza diventa un nuovo inganno. Perché le certezze
non le possono dare nemmeno gli scienziati.
Se lo scienziato si oppone dicendo che la religione è una balla e che la verità è data solo dallo scienziato,
allora sbaglia.
[le certezze sono propri dei complottisti, mentre gli scienziati non hanno certezze ma fanno delle ipotesi o
delle previsioni].

La verità
Per il concetto di verità vale la stessa cosa. L’anelito a ricercare una verità solida consistente ha spinto
l’essere umano a svelare la falsità delle illusioni che lui stesso si era costruito.
Dopo che Paltone ha cerato il mondo vero, non è che i filosofi si sono fermati lì al mondo vero ideale, e
piano piano i filosofi sono giunti a svelare l’illusorietà delle teorie metafisiche. [La ricerca alla verità ha fatto
rimanere presente l’uomo a se stesso].
Tuttavia, se anche la verità diventa un idolo perde la sua funzione: non è possibile alcuna verità eterna e
definitiva sul mono e sula realtà, perché la realtà è caotica e in continuo cambiamento. La verità, come
corrispondenza tra le forme fisse del nostro pensiero e la realtà, non esiste (vedi Gorgia), perché i concetti
del pensiero sono definiti, stabili, mentre la realtà è un flusso mobile, magmatico che non si lascia definire.

La verità pt.2
La concezione gnoseologica di verità di Nietzsche è stata definita una forma estrema di relativismo e, per
descriverla si usa la parola: prospettivismo.
Le affermazioni che facciamo sulla realtà non mutano in base all’individuo che le fa, ma alla prospettiva che
quell’individuo ha in un tale momento.
La visione della realtà non cambia solo da individuo a individuo, ma cambia anche secondo le diverse
prospettive che l’individuo assume. (anche l’uomo cambia che muta eternamente -> la visione della realtà
si frantuma in una molteplicità di perspettive, tanto che alcuni hanno detto che da un punto di vista
artistico è il Cubismo)
La molteplicità di perspettive = frantumazione del senso unitario della realtà.
Cos’è che ci spinge ad assumere diverse prospettive?
Per Nietzsche c’è sempre un elemento di interesse personale, di autodeterminazione.
Quando l’uomo cambia da una visione all’altra, oppure due visioni opposte si confrontano (dio esiste, dio
non esiste) l’individuo non sta mai affermando una visione oggettiva della realtà, ma una visione necessaria
per auto affermarsi per sopravvivere (che Nietzsche chiama volontà di potenza). L’uomo vuole e tende
sempre ad autoaffermarsi.
L’essere umano non assume mai prospettive disinteressate (ovvero coloro che sono “altruisti” che lo fanno
per l’orgoglio dell’anima). [=> maestro del sospetto].
È una condanna della realtà o no? Non è una condanna, è così e basta, lo devi accettare.

GENEALOGIA DELLA MORALE

La morale, ovvero la distruzione tra bene e male. Opera molto provocatoria.


Nietzsche tratta della nascita della morale vuol dire che essa non è eterna, ma è un fatto storico, che ha
avuto un inizio e sarà superato.
Anche in questo caso Nietzsche parte dalla cultura greca antica (una delle prime culture che ci ha lasciato
molti scritti, le nostre prime fonti), in particolare la Grecia arcaica (quella dei poemi omerici, dove ci sono
gli eroi e guerrieri).
Analizzando i guerrieri omerici, i termini buono e cattivo non avevano un significato valutativo (di
imposizione prescrittivo, ovvero ti devi comportare così e cosà…), ma con un significato prescrittivo.
Buono
Significa:
- Bello
- Capace
- Forte
- Coraggioso
Kaloskaiagatos: bello e buono, ovvero l’eroe: guerriero, forte capace di imporsi=> è la morale dei signori
Cattivo
Vuol dire:
- Meschino
- Debole
- Incapace
- Vile
- Brutto
Non descrivono come uno deve essere, ma come uno è. E sono gli schiavi, i sottomessi e sacerdoti.
Con il passare del tempo l’invidia subita dai cattivi, che cercano di farsi grandi con fasulli valori spirituali, ha
portato al prevalere della morale del gregge.
Visto che lo schiavo non riesce a far prevalere la morale del signore fa la morale del gregge.

Morale del gregge: è buono chi è altruista, chi pensa agli altri e non solo a sé, chi non è egoista, chi sa
rinunciare alle proprie passioni, chi sa sacrificarsi (principio del cristianesimo, infatti per Nietzsche la
morale cristiana è la morale del gregge). Tutte queste pecore, non sapendosi affermare individualmente,
fanno massa per stroncare la forza del signore. Il gregge giudica e critica il forte e dietro di questamorale
c’è la voglia di affermazione dei deboli -> morale egoista come quella dei signori ma ipocrita, perché
giudica chi sa imporsi veramente come cattivo, imponendo la repressione di tutto ciò che è vitale
dell’uomo.

Genealogia della morale pt.2


Per Nietzsche la morale degli schiavi è la morale del risentimento (è un sentimento che Nietzsche non
apprezza) ovvero gli schiavi non sono in grado di raggiungere ciò che desiderano (la forza il piacere la
vittoria), ma anche perché invidiano chi è in grado di farlo.
La morale degli schiavi consiste nel vietare tutto ciò che è il desiderio dell’uomo.
La morale del risentimento è una morale repressiva e vendicatoria del gregge dei deboli che vieta ai forti di
raggiungere ciò che vorrebbero e potrebbero (ovvero il piacere, il dominio, l’eccellenza). Tutte le virtù
cristiane sono delle contraddizioni rispetto a ciò che è stato detto ora (contraddizione rispetto a ciò che
l’uomo può raggiungere).
Le virtù cristiane, che sono un’amplificazione della morale degli sciavi, mascherano la volontà di potenza
dei deboli sui forti (tutti hanno volontà di potenza, non solo i signori, ma anche gli schiavi).
Per Nietzschela realtà è volontà di potenza (per Schopenhauer la natura è volontà di auto conservarsi)
mentre per Nietzsche è voglia di autoconservazione ma anche desiderio di imporre andare oltre. Il
desiderio di prevalere ed eccellere ce l’hanno tutti.
La morale degli schiavi, della rinuncia, del risentimento (che sono la stessa cosa) nasconde la falsa
coscienza di chi vuole affermarsi e fa sembrare il contrario (non dice che non gli piacciono gli schiavi perché
sono umili o poveri, ma la falsa coscienza di usare questi valori per affermare l’autocoscienza).

LA VOLONTÀ DI POTENZA
È il titolo dell’ultima opera di Nietzsche e manomessa dalla sorella. Ma Nietzsche introduce questo
concetto già in Zaratustra.
Nietzsche non poteva essere antisemita:
- perché non ha una particolare opposizione alla cultura ebraica, piuttosto contro i cristiani (per lui
non esiste la contrapposizione cristiani-ebrei)
- ma anche perché Nietzsche non fa mai una considerazione di massa o di popolo, per lui non esiste
la razza o il superiore ma per lui la religione è sempre individuale.
Nietzsche riprende il concetto schopenhaueriano di volontà.
1) Schopenhauer -> la volontà è desiderio di auto conservarsi. Cioè un desiderio di preservazione di sé
(da un lato va avanti perché alla ricerca di qualcosa che non hai e che ti manca, ma è anche una
forza conservatrice perché quello a cui mira è rimanere allo stato di prima).
2) Nietzsche -> la sua volontà è la volontà di potenza perché è il desiderio di autoaffermarsi. Per lui
questo è la natura e così deve essere l’oltre-uomo. L’auto affermazione significa aumentare la
propria posizione da questo nasce lo slancio degli esseri.
Nietzsche prende le distanze da Schopenhauer perché non crede che il desiderio dell’uomo sia
semplicemente rimanere lì, ma quello di eccellere. (l’uomo deve eccellere sempre in quello che fa).

L’uomo non deve rinunciare alla vita, deve anzi farsi volontà di potenza di auto affermazione di andare
sempre oltre sé stesso, eccellere dove può eccellere, protendersi verso un incessante cambiamento e
potenziamento dei sé.
Anziché cercare le certezze stabili -> l’oltre-uomo deve essere in grado di abbracciare il cambiamento, deve
farsi consapevole creatore di valori. (deve creare dei suoi valori propri)