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Quattro chiacchere con ……...

Se questo è un uomo
Siamo entrati nella settimana che i cristiani chiamano “santa” perché è la settimana
che esprime la fede dei seguaci di Gesù, questo galileo che con le parole e la vita ha
voluto raccontarci Dio e ci ha consegnato un messaggio umanissimo. In vari modi (riti,
preghiere…) i cristiani fanno memoria soprattutto degli ultimi giorni di Gesù, della sua
passione e morte, e affermano che l’amore vissuto da quest’uomo ha vinto la morte.
Vorrei, se ne sarò capace, cercare di esprimere che significato può avere per tutti,
anche per i non cristiani, questa memoria di eventi accaduti circa duemila anni fa…

Secondo il Quarto vangelo Pilato, il procuratore romano, durante il processo presenta


Gesù torturato alla folla che ne vuole la morte con le parole: “Ecco l’uomo!”, un uomo
debole e colpito con violenza dai soldati, un uomo deriso, disprezzato e sfigurato,
quell’uomo che è sempre presente nella storia e che noi dobbiamo vedere nel povero,
nell’oppresso, nella vittima del potere, in chi non conta nulla in questo mondo. Quello
spettacolo della vigilia di Pasqua nel pretorio è lo spettacolo di cui noi siamo ancora
spettatori nel nostro oggi. Non si tratta di nutrire visioni doloristiche, ma
semplicemente di essere consapevoli che quella passione, quella vicenda di ingiustizia e
di violenza mortifera continua anche oggi, e che ciascuno di noi deve dire: “Ecco
l’uomo!”. Ecco l’umanità! E anche pensare: “Se questo è un uomo…”, in quella condizione
disumana che vorremmo non vedere o vedere con rassegnazione. Questa è anche

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l’epifania di cosa significa essere nella disumanità, essere nel profondo


dell’alienazione, essere uno scarto in questa corsa che il mondo fa senza interrogarsi
sulla violenza, il sopruso, la guerra e l’ingiustizia di cui è capace. Nei secoli passati la
cristianità, proprio per non assumersi la responsabilità della violenza da lei perpetrata
sugli uomini, ha inventato il deicidio attribuendolo agli ebrei, impedendo così di vedere
in quella di Gesù nient’altro che la passione di un innocente perseguitato.

Rileggere, meditare la passione di Gesù non ci porta a concludere che noi siamo al
riparo dalla sofferenza, ma ci rivela che ci può essere una fiducia che non viene meno
neanche in chi soffre, che ci può essere un vivere l’amore che si dà e che si riceve
anche quando si è colpiti dalla potenza dell’odio, che si può nutrire la speranza anche
nell’apparente fallimento. E dobbiamo riconoscere che anche altri umani, uomini e
donne come Gesù, hanno saputo vivere così la loro “passione”. Sì, Gesù è stato
condannato dal potere religioso innanzitutto perché liberava l’uomo da perverse
immagini di Dio ed è stato ucciso dal potere imperiale totalitario perché “pericoloso”
e, dobbiamo riconoscerlo, come tanti altri ancora oggi! Ma per tutte queste vittime
della storia è nostro dovere fare memoria che sui cammini di sofferenza può
risplendere la capacità dell’umanità di amare, di sperare, di perdonare per spezzare il
cerchio infernale dell’odio e della violenza. Il racconto della passione di Gesù si
conclude con le parole: “iniziavano a splendere le luci del sabato”, un nuovo giorno nella
storia dell’umanità.

Auguri a tutti voi lettori: buona Pasqua!

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