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Valeria Maria Ciaca / ptr an III Businesse / Studii Europene

ATTUALITA'

Mr. ObaMao? Yes, I tube

E’ in atto la creazione e lo sviluppo di un progetto geopolitico per unire Washington e Pechino in un’alleanza che darà frutti sui piani della finanza, del commercio e della comunicazione

Mr Obama ha disdegnato di fare tappa a Berlino in occasione della commemorazione della caduta del muro. In compenso a metà novembre si è fiondato in Asia - in Cina in particolare - dove ha avuto incontri ad alto livello. Per assicurare agli Stati Uniti un partner commerciale d’eccezione, in grado di riversare sui titoli di stato americani il saldo positivo della sua bilancia commerciale. E per decidere quale comportamento tenere a livello mondiale per dare una continuità logica alla visione geopolitica di Washington. Insieme, Stati Uniti e Cina, hanno di fatto liquidato il vertice di Copenhagen sul clima. “Siccome sarebbe difficile, se non impossibile, trovare un accordo questo il succo della giustificazione mostrata al mondo intero meglio rinviare le decisioni finali ad un nuovo appuntamento, forse nel 2010, a Città del Messico”. Così facendo, Obama, che è stato ribattezzato dalla stampa internazionale come “Obamao” per la sua genuflessione ai voleri di Pechino, ha creato le premesse per un nuovo asse mondiale: il G-2. Il futuro dell’economia e delle relazioni internazionali sarà con ogni probabilità dominato da una diarchia con forti presenze nel commercio, nel campo della produzione industriale e della comunicazione. La Cina sta attraendo intorno a sé i paesi satellite dove sono

concentrati clienti e sub-fornitori: Singapore, Thailandia e Vietnam, solo per fare gli esempi dei partner più “fedeli”. In prospettiva sarà concesso alla Cina di allargare la sua sfera di influenza sull’intera area asiatica (anche se questa mossa potrebbe dare guai a Russia, Corea e Giappone). Gli Stati Uniti, grazie all’accordo Nafta, hanno creato un’area di interscambio solida nel Nord-America in grado di consolidarsi in vista di nuovi potenziali e futuri sviluppi. Ma il segnale giunto dagli incontri tra i leader asiatici e il presidente statunitense va in una direzione che si disgiunge dagli interessi europei e sud-americani. Per questo Francia e Brasile accorgendosi dei rischi latenti ma non inoffensivi hanno siglato un accordo congiunto per chiedere alla “diarchia” di rivedere le proprie posizioni. Insieme, Stati Uniti e Cina, producono circa il 40% delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Il motore economico della Cina ha ripreso a correre e la locomotiva americana ha una necessità estrema del suo traino. Diciamolo chiaramente: la politica di Obamao, il suo progetto di rilancio e la realizzazione di un programma che estende l’assistenza sanitaria ad un maggior numero

di cittadini dipendono dalla capacità di agganciare il processo di sviluppo il cui fulcro è in Asia. Ecco perché

l’Europa non è più nella agenda di Washington. Il Vecchio Continente non rappresenta più un problema (la

Valeria Maria Ciaca / ptr an III Businesse / Studii Europene

Guerra Fredda è finita e ora i Paesi dell’Est sono nella Nato) né un fattore di crescita (le multinazionali americane stanno guardando a Oriente e al Sud-America). La questione di fondo – per l’attuale amministrazione democratica statunitense è trovare una lobby che sappia garantire negli affari come nella comunicazione, il nuovo stile di vita, che punta sulla liaison con Pechino. La Casa Bianca secondo le indiscrezioni che risultano a Finance Business Review avrebbe dato mandato a organi istituzionali e a Centri di Ricerca e di strategia globale di elaborare nuove strategie di impatto del brand “Usa” sui mercati, in diplomazia e nel mondo del broadcasting, per affermare Washington come il modello di una “potenza che si sa rapportare con altre grandi potenze per lo sviluppo del pianeta”. Anche se questa linea sembra in contraddizione con il rifiuto del Protocollo di Kyoto e con le altre più o meno lodevoli iniziative in campo ambientale, ha un senso molto pregnante. Perché punta sulla nascita di nuove figure “intermedie”, che seguono non tanto e non solo il meticciato razziale come simbolo dell’incrocio tra i vari continenti, ma anche le nuove frontiere dell’imprenditoria. Negli Stati Uniti alcuni paesi meridionali sono dominati dalla componente Spanglish di origine messicana ma quelli che si affacciano sul Pacifico, come la California, vedono l’affermazione della componente cinese. In città come Los Angeles, San Francisco e nella stessa Silicon Valley, esistono intere zone dove la maggioranza è di origine asiatica. Vi si parla il Singlish, un miscuglio di idiomi dove confluiscono termini cinesi come anglosassoni. E’ su questa nuova ed emergente classe imprenditoriale che Mr Obamao punta per il suo futuro? Sembra proprio di sì. Almeno a giudicare da un’idea che sta girando a Hollywood. Mr Obamao avrebbe chiesto a qualche produttore cinematografico di romanzare la vita e l’opera di Chad Hurley e Steve Chan, i due inventori di You Tube insieme a Jawed Karim che, dopo aver creato la società nel 2005 l’hanno in seguito venduta a Google per un miliardo e 650 milioni di dollari. Nel giro di un anno questo gruppetto di teste geniali ha fatto “bingo” e ora non sta fermo. A San Bruno, in California, i tre giovani (poco più che trentenni) continuano nella loro attività, nella speranza di dare vita a qualche altra magia. Hurley è di origine statunitense, Chen è discendente di cinesi trapiantati in California e Karim è un mediorientale. E’ l’esatto miscuglio di razze e di fusioni, quel melting pot che piace a Obamao. E su cui si è deciso di puntare anche simbolicamente e mediaticamente per dare vita a un nuovo modello che non è solo sociale ma anche di potere economico su larga scala. Non sappiamo che cosa uscirà dai cilindri dei maghi della comunicazione che lavorano a Hollywood e in tutte le più importanti major pubblicitarie al servizio di sua maestà Obamao. Ma una cosa è certa: la nascente diarchia mondiale ha bisogno di eroi, di miti, di personaggi da diffondere e da prendere come esempio. All’insegna della nuova alleanza e del nuovo registro diplomatico mondiale. Segni e simulacri di una nuova agenda di politica internazionale, per stringere intorno a Washington e a Pechino il nuovo asse dell’economia, della finanza, del commercio. Attenzione dunque ai prossimi passi dell’amministrazione Usa, alla realizzazione di film e documentari dove cinesi e americani saranno amici. All’insegna di una celebrazione della loro sacra alleanza in ogni forma, anche nei canali mediatici globali. Per questo Mr Obamao potrà essere fiero e dichiarare un giorno al mondo intero: “Yes, I tube”.