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5 Gennaio 2019 20:44

appunti Vico
Da: Céline Voulaz <celinevoulaz@gmail.com>
A: m.vona1995@libero.it

opera principale: La Scienza nuova, opera titanica, lavoro che lo occupa per tutta la vita. 3 edizioni:
- 1725
- 1730 versione molto cambiata, vicina all'ultima
- 1744 (non l'ha vista pubblicare,è quella nota nei corsi scolastici)
note e correzioni (1 e 2 date alla stampa, le 3 e 4 rimangono manoscritte) che fanno da intermezzo tra la seconda e la terza
edizione
scienza nuova> scienza nuova della storia, scienza dei corsi e ricorsi (storici) delle nazioni. Tutto ciò è intuibile a partire dalla
Dipintura, illustrazione dell'ultima edizione de La scienza nuova (si trova ancor prima della tavola cronologica), è la scienza
nuova rappresentata visivamente, gli oggetti sono infatti scrittura (poi ci saranno i termini immaginifici della poesia orale e
scritta, poi ci sarà la scrittura geroglifica (nell'età degli dei) alfabetica (nell'età degli uomini). I concetti fondamentali di vico
sono già presenti nelle prime opere.
principio epistemologico vichiano: possiamo conoscere solo ciò che facciamo (non singolarmente ma come nazione). La storia
non la fanno solo i grandi uomini, i popoli sono poietici ( etimologicamente “fanno”, essi fanno dunque la storia), nell'epoca
eroica (fino al IX secolo a.C.) i popoli erano naturalmente poetici ossia credono in ciò che si immaginano (si immaginavano miti
per darsi spiegazioni e ci credono). La scienza nuova è una “teologia civile ragionata della provvidenza divina” (ragionata perchè
poggia sulla filosofia). Nella dipintura possiamo infatti vedere una donna con le tempie alate (allegoria della Metafisica), Dio e
Omero> nei poemi omerici si riflette la scienza nuova, dopo omero ci sono le 12 tavole romane (poema omerico, serioso dei
romani secondo Vico), creazione del popolo. Questi due “poemi” sono il punto di partenza per la ricerca di Vico che cerca gli
elementi fondamentali della storia delle nazioni. Vico non si occupa di teologia, lo fa volutamente per non cadere in questioni
pericolose dal punto di vista religioso (come avvenne per Giordano Bruno, Spinoza...). Proprio per questo motivo la sua tavola
cronologica (edizione del 1730) parte dall'era post-diluviana e non da Adamo ed Eva (come nella prima edizione della sua
opera). Vico non fa un trattato teologico-politico come Spinoza tuttavia è evidente il richiamo a Spinoza nonostante non lo citi
(Spinoza non poteva essere citato era un autore da non citare nella Napoli dell'epoca controllata dalla Chiesa). Vico mette da
parte la teologia ma anche la scienza naturale, la fisica perché non ci si può occupare del cosmo essendo creazione divina. Vico
si ritaglia una “picciola terra” di certezze, diverse da quelle cartesiane del cogito ergo sum, Vico è infatti anticartesiano, mentre
presenta dei forti influssi spinoziani.
N.B. Oggi è un autore vicino all'ontologia sociale, all'epoca non esisteva questo termine, si parla dunque di teologia civile, ossia
della scienza degli interventi divini nella storia, ciò che abbiamo fatto non lo abbiamo fatto da soli: ci sono gli ordini eterni,
dati dopo la caduta universale per non cadere “nell'error ferino”, la provvidenza divina ha dato agli uomini degli elementi
duraturi, delle strutture stabili.
La religione inizialmente ha un ruolo intimidatorio inizialmente, essa ha effetti diversi a seconda delle epoche (Vico non è
atemporale). Gli uomini diventano uomini (e non bestioni, gli unici che non sono caduti nel gigantismo sono gli ebrei che hanno
mantenuto il culto di Dio) nel momento in cui si immaginano (inizialmente la divinità non si rivela) un Dio dietro il fulmine
(secondo Vico il termine stesso Zeus è onomatopeico, rimanda al rumore del fulmine). nuova arte critica= filosofia (il vero) e
filologia (il certo). La filologia non era come quella odierna. Vico non rifiuta Cartesio ma i cartesiani, che volevano usare il
metodo cartesiano in ogni ambito del sapere.
Vico si occupa dell'uomo civile, non dei monastici (sapienti che fanno un proprio percorso di conoscenza da soli isolandosi dalla
società). Vico da questo punto di vista è molto più coinvolgente di Platone ( o dell'amico Gravina), tutti attraverso il conato
possiamo dirigere le passioni a un miglior uso (es. un avaro non farà fallire un'azienda o sarà molto prudente nella gestione di
risorse comuni).
La scienza nuova non è utopistica, non dice come si dovrebbe vivere ma come si è vissuto; nota critica con l'espressione
“barbarie della riflessione” (quando si parla tanto di un valore questo non esiste più; Vico teme i sofismi).
Vico afferma che ebrei e cristiano hanno ricevuto aiuti straordinari dalla Provvidenza mentre gli altri popoli hanno ricevuto
aiuti naturali: Dio c'è per tutti ma i più aiutati sono ebrei e cristiani (che ne continuano la tradizione). Gli aiuti naturali sono
diritto, poesia, filosofia, arrivano poco a poco; il mondo è difficile da governare perché non tutti i popoli sono sincronizzati, ogni
popolo vive una determinata fase.
Gli uomini hanno un vocabolario mentale comune per cui idee, parole e cose (res, intesa come istituzione, l'istituzione del feudo
e della clientela sono esempi).
Vico cita un cartesiano (Brooke?) per porsi in contrasto con esso. Vico non fa una filosofia che è storia delle idee umane ma è
una storia dei popoli, di idee non-filosofiche.
Netto contrasto con Machiavelli e Hobbes: gli uomini sono per natura socievoli> non è come Aristotele, la socievolezza non è il
punto di partenza ma il punto di arrivo> dobbiamo riscoprire la socievolezza dopo la caduta universale, diventiamo animali
sociali e razionali quando usciamo dal error ferino (errore nel senso di errare, nomadismo, situazione degli uomini primitivi);
la socievolezza non è acquisita per sempre, ci sono rischi, possibile ricaduta (barbarie e barbarie della riflessione).
L'uomo prima sente senza avvertire (il bambino piange senza saperne il motivo); poi sente con animo perturbato e commosso,
poi riflette con mente pura (inizia a pensare da solo)> queste fasi del bambino sono le stesse dei popoli.
La filosofia della scienza nuova non è per l'umo saggio ma per l'uomo civile, deve aiutarlo e sostenerlo, non “convellere”; Vico
non pensa che siano i sapienti a dover guidare il popolo, non bisogna convellere eliminando le passioni o l'immaginazione (non
come per Spinoza, vedi gerarchia: primo livello immaginazione, secondo lv ragione e terzo lv: scienza intuitiva; Vico non li
mette in ordine gerarchico). Vico accetta questa distinzione ma non utilizza questa gerarchizzazione. L'immaginazione è
importante perché è l'unica facoltà poietica, creativa di universo fisico, cosmologico ma anche istituzionale; essa è produttiva a
livello collettivo.
-nella fase eroica domina l'immaginazione, versi, metafore; universali poetici e non astratti
-fase della ragione> filosofia e prosa, il filosofo deve aiutare, sostenere la nazione, compito civile, filosofia impegnata, serve a
dare alle passioni un uso migliore (con il conato, sforzo proprio della libertà umana). Da qui lo stilema teologia civile ragionata.
Gli aiuti naturali sono il senso comune, gli ordini eterni (feudi e clientele) e il dizionario comune (idee-parole-cose). Noi non
facciamo il nostro senso comune, o gli ordini eterni abbiamo una struttura eterna data (vedi metafora della colonna su cui sia
avvolge l'edera).
-età della ragione dispiegata> Il filosofo dell'età della ragione dispiegata è il filosofo di quando compare la filo, il filo non è
immaginifico, ragiona facendo un grandissimo sforzo per capire ciò che c'è stato all'inizio rozzo, è difficile capire ciò che non è
razionale. La filosofia è una disciplina umile. Non parte da preconcetti o da saperi inarrivabili, è legata al corso delle nazioni e
non deve proporre utopie (come quelle di Moro e Platone, Vico sta nei limiti della sua picciola terra);
elemento importane: conato> termine ripreso dall'etica di Spinoza, Spinoza aveva fatto un'alchimia, tale termine era usato dai
fisici, (usato con un'accezione simile a quella di inerzia), significato anche di impulso che contrasta una forza, Spinoza sposta il
termine nell'ambito morale; per Vico è una proprietà della libertà umana.
la natura umana è socievole, postulato per Vico, i contrattualisti dicevano il contrario (vedi Hobbes), la socievolezza è da
riconquistare e anche una volta ottenuta e formulate leggi, conquiste democratiche dobbiamo stare attenti a non cadere nella
barbarie> le passioni inizialmente frenate ricompaiono quando gli uomini dopo l'utile e il comodo desiderano il piacevole e poi
il lusso (vedi i Romani), col benessere eccessivo si cade nella dissoluzione, Vico porta ad esempio i “Caligola e i Nerone” (
universali poetici per designare questo tipo di persone).
Vocabolario comune> l'ordine delle idee corrisponde a quello delle cose (assonanza con Spinoza), cose è da intendersi come
istituzioni, oggetti sociali.
Col termine nazione non si intende la nazione risorgimentale ottocentesca, per Vico il termine nazione (deriva da nasco,
nascere, divenire)> processo non circoscrivibile in un ambito territoriale, nazione non intesa come nazione ottocentesca ma
come civiltà occidentale (mondo greco, cultura e diritto romano, cristianesimo ed evento germanico tra le due epoche> non
possiamo identificare la nazione con l'Europa, non possiamo circoscrivere la nazione a confini geopolitici, anche se comunque è
definita perché ci deve essere una stessa regione, a volte Vico lo utilizza come civiltà altre volte in senso ampio).
Scienza Nuova; teologia civile, teologia, azione delle presenze metafisiche all’interno del corso delle nazioni. “l’ordine delle cose
e l’ordine deve coincidere”> riprende Spinoza, corrispondenza vocabolario mentale comune. Res= istituzioni, oggetti sociali.
Come fanno le nazioni a durare? Le cose fuori dal loro stato naturale non durano.
Per vico la natura umana è socievole, la socievolezza noi è un semplice passaggio endemico o un futuro utopistico, il legislatore
è colui che riesce ad aiutare gli uomini i nella loro debolezza. Il legislatore ha in mente l’uomo qual è. Vico unisce il dover essere
della filosofia (solo per pochi saggi), all’azione del legislatore che invece si occupa di tutti gli uomini.
La socievole natura umana non è per sempre e non è nemmeno un obiettivo mai raggiungibile; le nazioni sono passate
attraverso fasi eroiche per poi arrivare a darsi delle leggi, delle istituzioni; la filosofia deve fornire aiuti naturali a tutti i popoli.
La filosofia non deve convellere, strappare agli uomini la loro natura, non dobbiamo diventare dei saggi eremiti. Gli uomini non
devono rovinare nel loro vizio; gli uomini devono fare il meglio possibile; la filosofia usa la stessa astuzia della provvidenza
divina, dando il meglio di noi non uccidendo i vizi e le passioni ma rivolgendoli a usi migliori; le nazioni durano nel loto stato
naturale, la socievolezza> c’è la tentazione di tornare allo stato ferino. Filosofia per il genere umano, per la nazione; gli oggetti
che si vedono nella dipintura sono oggetti sociali. La Dipintura serve a concepire l’opera prima di leggerla, la memoria è poetica
e poietica, memoria e fantasia devono sempre essere presenti nella filosofia; tavole> come Gravina insiste molto sulla legge
delle XII tavole dei romani, sono leggi degli uomini e non di Dio;
degnità V, VI degli Elementi > la filosofia deve aiutare gli uomini, caratteri universali fantastici, poetici. I fondatori delle nazioni
non sono i singoli ma i popoli che rifondano la loro stessa umanità. Si procede per universali fantastici, poi si passa a quelli
astratti; ad esempio inizialmente si crede ai miti, poi le Metamorfosi di Ovidio diventano solo un’opera letteraria; certe parole
come “gregge” sono già un’astrazione.
Etimologia di famiglia> famiglia deriva da famoli o famigli (=servi) famiglia non legata alla consanguineità, per Vico ci sono le
persone forti, quelle che hanno conservato la socievolezza umana che danno rifugio a coloro descritti da Hobbes come violenti,
da Selden “rifuggiti” e da Puffendorf come deboli, Vico non assolutizza ma li fa essere quella categoria di persone accolte e
protette dai fondatori delle nazioni (Romolo, Teseo...). Non scarta le posizioni dei contemporanei ma non le assolutizza, sono
solo un tipo di uomo.
La natura socievole permette il durare delle nazioni, forza interna basata sull’eterogeneità e non sulla consanguineità. I famoli
(servi) non rimangono tali a vita (vedi i plebei quando chiedono le leggi e la possibilità di celebrare matrimoni). Si diventa
socievoli in società, grazie alla famiglia. La famiglia è un’istituzione, l’etimologia è importantissima, idea e essere si
corrispondono. Vico è un autore dell’origine, del cominciamento, è ossessionato dall’origine da punto di vista storico, cerca un
inizio della storia delle nazioni. Tema del cominciamento, dell’inizio> il problema dell’inizio è effettivo, inizia svariate volte la
scienza nuova, fatica a iniziare, non è solo una questione stilistica, la scienza nuova inizia dove inizia la materia> è il primo
pensiero umano, Vico fa coincidere l’inizio della scienza nuova con l’inizio dei pensieri umani, la scienza nuova è una storia
delle umane idee (cita Brooke). Dopo queste annotazioni per cui parla dei vari popoli arriva alla sezione Degli Elementi, dove in
modo aforistico riprende ciò che dice successivamente e precedentemente.
Gli uomini cominciano a umanamente pensare quando davanti al fulmine mettono freno alla propria passione, provano paura
e vedono nel fulmine una divinità che non li vuole uccidere ma punire per i loro connubi nefasti. Da qui connubi con i
matrimoni, mogli certe. La filosofia di Vico nel suo inizio è eterogenea, inizia da qualcosa che non è filosofico, non è come
Cartesio che ha sempre a che fare con elementi razionali, parte dal non-razionale.
L’età omerica non è più difficile da interpretare della barbarie del medioevo.