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IL SISTEMA DI ACCOGLIENZA

Questo sistema, in Italia, nasce dal 2002.


Dal 2002, fino al 2018 abbiamo lo SPRAR Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e
Rifugiati.
Chi coordina lo SPRAR? Il servizio centrale attivato dal Ministero dell’Interno. In questo caso, c’è
un’adesione volontaria degli enti locali (quindi questi enti possono decidere volontariamente se
attivare un progetto SPRAR o meno).
Accoglienza viene diffusa in strutture di piccole e media dimensione.
I beneficiari dello SPRAR erano:
- Titolari di protezione internazionale;
- Titolari di protezione umanitaria e i richiedenti asilo.
Negli anni in cui c’è stato lo SPRAR, c’è stato un po' di caos perché il 2011 abbiamo l’Emergenza
Nord Africa, poiché in Italia ci furono tantissimi sbarchi tutti riavvicinati. Quindi, per l’Italia quello
è un momento duro e, viene affiancato allo SPRAR l’Emergenza Nord Africa, ovvero: dal momento
che gli sbarchi erano tanti e vicini, queste persone non riuscivano più a rientrare in un unico sistema
di accoglienza, quindi hanno creato dei Centri in più e a gestire tutto non era il Prefetto, ma la
Protezione Civile e le Regioni.
Protezione Civile e Regioni andavano ad individuare delle strutture che ospitassero
temporaneamente i richiedenti asilo. Ma, queste strutture avevano un grosso limite, ovvero non
erano gestite da personale qualificato e andavano a parcheggiare le persone lì, senza tener conto
delle loro esigenze.
2015- 2018 continua ad esserci lo SPRAR e, quest’ultimo si divideva:
1) Fase preliminare: c’era un soccorso di assistenza e identificazione;
2) Fase di prima accoglienza: per il tempo necessario per l’identificazione e la
verbalizzazione;
3) Fase di seconda accoglienza: in una delle strutture operanti nell’ambito SPRAR.
Il 2015 osserviamo anche alla nascita di un ulteriore Sistema di Accoglienza, ovvero i CAS.
Questo perché, dopo l’Emergenza Nord-Africa, si era creato un certo caos e non si riusciva più a
gestire l’accoglienza dei migranti, quindi il legislatore pensò di creare questi CAS.
CAS erano dei sistemi di accoglienza temporanei e di emergenza, dove rientravano coloro che
non riuscivano a rientrare nello SPRAR.
- Limiti dei CAS erano al di sotto di una soglia minima di dignità per quanto riguarda i
richiedenti di protezione internazionale, anche in questo caso non c’era un personale
competente e , gli immigrati venivano lasciati a loro stessi.
L’idea di base era quella di fare più posti negli SPRAR e meno nei CAS, ma è stato l’opposto, in
quanto trovavamo i CAS sempre più pieni e gli SPRAR sempre con meno gente.
Dal 2002 al 2018 c’è stato lo SPRAR e poi il CAS, ma nel 2018, con il Decreto Salvini, nasce il
SIPROIMI: Sistema di Protezione per Titolari di Protezione Internazionale e MSNA.
In questo caso, a livello di adesione volontaria non cambia niente, in quanto c’è sempre un’adesione
volontaria degli enti locali, l’accoglienza è sempre diffusa in strutture di piccole e medie
dimensioni.
COSA CAMBIA??
Sono i beneficiari, perché i beneficiari sono i titolari di Protezione Internazionale e i MSNA.
Dall’elenco dei beneficiari, vengono tolti i richiedenti asilo.
Questo fu un grande problema, poiché molte persone che si ritrovavano in percorsi già avviati o
comunque che potevano rientrare in questi percorsi sono stati completamente depennati e, dove
sono andati a finire? In tutti quei sistemi di prima accoglienza e, non potevano accedere in questi
percorsi.
Decreto Sicurezza di Salvini è stato approvato lo schema di capitolato d’appalto.

Strumento che stabilisce quanti e quali sono i costi massimi che possono essere sostenuti per i diversi
servizi erogati nei diversi sistemi di accoglienza.

Con questo schema, lui è andato a fare:

- un taglio netto i costi medi;


- ha eliminato alcuni servizi, in particolare quelli volti al sostegno di inclusione dei beneficiari;
- viene tagliato il personale;
- viene meno il supporto psicologico e il servizio per imparare la lingua italiana;
- viene meno anche la funzione di orientamento sul territorio ovvero l’accompagnamento di
queste persone così da fargli conoscere i diversi servizi presenti, ecc.
- viene meno il supporto alla preparazione per l’audizione della commissione territoriale;
- viene meno anche la gestione positiva del tempo libero.

QUINDI SONO PERSONE CHE VENGONO ABBANDONATE A SE’ STESSE E NON HANNO LA POSSIBILITA’ DI
SOCIALIZZARE ED INTEGRARSI.

Il senso di questo schema, era quello di colpire i servizi erogabili per gli stranieri e fare di questi luoghi,
dei luoghi dove le persone potevano vivere, ovvero vitto, alloggio e basta.

Di tutto questo sono stati favoriti i centri con grandi numeri, mentre è andato a discapito di quei
centri con piccoli numeri.
2020 nasce, da un’altra proposta di legge, il SAI: Sistema di Accoglienza e Integrazione.
Anche qui non cambia l’adesione volontaria degli enti locali e rimane un grande limite, perché
facendo sì che gli enti locali possano aderire o meno ad un progetto, fa sì che ci siano molto enti che
non lo facciano appunto perché non hanno l’obbligo e, questo, non è una cosa positiva. Erogare dei
progetti o servizi per l’accoglienza e l’integrazione non dovrebbe essere una scelta ma un diritto.
Beneficiari: ritornano i richiedenti asilo con i servizi di primo livello e i titolari della protezione
internazionale con i servizi di secondo livello.
- I richiedenti asilo e i servizi di primo livello qui ritorna tutto quello che era stato tolto:
c’è di nuovo l’intenzione dell’integrazione, c’è bisogno degli standard adeguati igienico-
sanitari e abitativi, devono essere erogati: assistenza sanitaria, sociale, psicologica e
mediazione linguistica culturale, corsi di lingua italiana e servizi di orientamento sul
territorio.
In poche parole, quello che aveva tolto Salvini, l’hanno rimesso.
- I titolari della protezione internazionale con i servizi di secondo livello qui ci sono
ulteriori percorsi di integrazione e l’obiettivo finale consiste nel raggiungimento l’inclusione
sociale e favorire l’autonomia. Un’attenzione particolare viene data all’apprendimento della
lingua italiana, alle informazioni sui diritti e doveri dell’orientamento dei servizi e
l’orientamento lavorativo.
Queste prospettive dovrebbero orientare il sistema pubblico a quella che è l’inclusione sociale, non
solo quella che è l’integrazione.
Quando parliamo di integrazione sociale, rafforziamo il concetto, con qualcosa di più esteso, di più
forte, incisivo e importante.