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SENTENZA 1. 12.

1998 — CAUSA C-200/97

SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)


1 ° dicembre 1998 *

Nel procedimento C-200/97,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a


norma dell'art. 177 del Trattato CE, dalla Corte suprema di cassazione (Italia) nella
causa dinanzi ad essa pendente tra

Ecotrade Srl

Altiforni e Ferriere di Servóla SpA (AFS),

domanda vertente sull'interpretazione dell'art. 92 del Trattato CE,

LA CORTE (Quinta Sezione),

composta dai signori J.-P. Puissochet, presidente di sezione, J. C. Moitinho de


Almeida, C. Gulmann, D. A. O. Edward e M. Wathelet (relatore), giudici,

avvocato generale: N . Fennelly


cancelliere: signora L. Hewlett, amministratore

* Lìngua processuale: l'italiano.

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ECOTRADE

viste le osservazioni scritte presentate:

— per la Ecotrade Srl, dagli acc. ti G. Conte e A. M. Rossi, del foro di Genova,
e dall'avv. A. Picone, del foro di Roma;

— per la Altiforni e Ferriere di Servóla SpA (AFS), dagli avv. ti P. Vitucci e


A. Guarino, del foro di Roma;

— per il governo italiano, dal professor Umberto Leanza, capo del servizio del
contenzioso diplomatico del Ministero degli Affari esteri, in qualità di agente,
assistito dal signor Oscar Fiumara, avvocato dello Stato;

— per la Commissione delle Comunità europee, dai signori P. E Nemitz e


P. Stancanelli, membri del servizio giuridico, in qualità di agenti,

vista la relazione d'udienza,

sentite le osservazioni orali della Ecotrade Srl, dell'Altiforni e Ferriere di Servóla


SpA (AFS), del governo italiano e della Commissione, all'udienza del 28 maggio
1998,

sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 16 luglio


1998,

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ha pronunciato la seguente

Sentenza

1 Con ordinanza 10 febbraio 1997, pervenuta alla Corte il 26 maggio seguente, la


Corte suprema di cassazione ha sottoposto, ai sensi dell'art. 177 del Trattato CE,
una questione pregiudiziale relativa all'interpretazione dell'art. 92 dello stesso Trat-
tato.

2 Tale questione è stata proposta nell'ambito di una controversia tra la Ecotrade Sri
(in prosieguo: la «Ecotrade»), società di capitali, che opera nel settore del commer-
cio di prodotti siderurgici, e la Altiforni e Ferriere di Servóla SpA (in prosieguo: la
«AFS»), che esercita un'attività di produzione nell'industria siderurgica, in merito
ad un debito di 149 108 190 LIT che quest'ultima aveva nei confronti della Eco-
trade per una fornitura di loppa.

3 N o n essendo stato pagato questo debito, il Pretore di Trieste in data 30 luglio 1992
assegnava in via esecutiva alla Ecotrade un credito che la AFS deteneva nei con-
fronti di una banca, fino a concorrenza della somma dovuta.

4 II 28 agosto 1992, la AFS informava la Ecotrade del fatto di essere stata posta in
amministrazione straordinaria con decreto ministeriale del 23 luglio 1992 (in pro-
sieguo: il «decreto ministeriale»), ai sensi della legge 3 aprile 1979, n. 95 (GURI
n. 94 del 4 aprile 1979; in prosieguo: la «legge n. 95/1979»), con l'autorizzazione a
continuare la sua attività, e le intimava la restituzione della somma di cui trattasi, in
quanto l'esperimento dell'azione esecutiva era avvenuto in violazione dell'art. 4
della legge 2 ottobre 1981, n. 544 (GURI n. 272 del 3 ottobre 1981; in prosieguo: la
«legge n. 544/1981»), che vieta le azioni esecutive individuali dopo l'emanazione
del provvedimento che dispone l'apertura del procedimento di amministrazione
straordinaria.

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ECOTRADE

5 Il 4 ottobre 1992, la Ecotrade adiva il Tribunale di Trieste affinché fosse dichiarato


che la domanda di restituzione della AFS era infondata, poiché basata su un
decreto ministeriale incompatibile con il diritto comunitario in materia di aiuti di
Stato.

6 Con sentenza 23 ottobre 1993 il Tribunale respingeva la domanda della Ecotrade e


accoglieva la domanda di restituzione della AFS.

7 Questa sentenza è stata confermata dalla sentenza 27 gennaio 1996 della Corte
d'appello di Trieste. La Ecotrade ha allora presentato un ricorso alla Corte
suprema di cassazione.

8 La legge n. 95/1979 istituisce la procedura di amministrazione straordinaria delle


grandi imprese in crisi.

9 Ai sensi dell'art. 1, primo comma, di tale legge, sono soggette a detta procedura le
imprese che abbiano da almeno un anno un numero di addetti non inferiore a 300
e che presentino un'esposizione debitoria verso aziende di credito, istituti di pre-
videnza ed assistenza sociale o società a prevalente partecipazione pubblica, non
inferiore a 80,444 miliardi di LIT, e superiore a cinque volte il capitale versato della
società.

10 La procedura si applica anche, ai sensi dell'art. 1 bis della stessa legge, quando
l'insolvenza deriva dall'obbligo di restituire somme non inferiori a 50 miliardi di
LIT, che rappresentano almeno il 5 1 % del capitale versato, allo Stato, a enti pub-
blici o a società a prevalente partecipazione pubblica, nel contesto della restitu-
zione di aiuti illegittimamente ricevuti o incompatibili con il mercato comune
oppure nel quadro di finanziamenti concessi per innovazioni tecnologiche e attività
di ricerca.

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1 1 Ai sensi dell'art. 2, primo comma, della legge n. 95/1979, perché si applichi la pro-
cedura di amministrazione straordinaria, l'impresa deve essere stata dichiarata
insolvente in via giudiziaria, o in base alla legge fallimentare o a causa dell'omesso
pagamento di almeno tre mensilità di retribuzione. Il Ministro dell'Industria, di
concerto con il Ministro del Tesoro, può allora adottare un decreto con cui l'im-
presa viene posta in amministrazione straordinaria e autorizzare la stessa, tenendo
conto dell'interesse dei creditori, a continuare la sua attività per un periodo non
superiore a due anni, prorogabile per un periodo massimo di altri due anni su
parere conforme del comitato interministeriale per la politica industriale (in pro-
sieguo: il «CIPI»).

12 Le imprese in amministrazione straordinaria sono assoggettate alle norme generali


della legge fallimentare, salvo deroghe esplicite previste dalla legge n. 95/1979 o da
leggi successive. Pertanto, nel caso dell'amministrazione straordinaria come in
quello della procedura concorsuale ordinaria, il titolare dell'impresa insolvente non
può disporre del suo patrimonio, che è, in via di principio, destinato a soddisfare le
pretese dei creditori; gli interessi sui debiti esistenti sono sospesi; nessuna azione
esecutiva individuale può essere iniziata o proseguita sui beni dell'impresa interes-
sata. Tuttavia, a differenza della procedura concorsuale ordinaria, nel caso dell'am-
ministrazione straordinaria, la sospensione di qualsiasi azione esecutiva si estende,
ai sensi dell'art. 4 della legge n. 544/1981, ai debiti di natura fiscale nonché alle
penalità, interessi e maggiorazioni in caso di ritardo nel pagamento dell'imposta
sulle società.

13 Inoltre ai sensi dell'art. 2 bis della legge n. 95/1979 lo Stato può garantire in tutto
o in parte i debiti che le società in amministrazione straordinaria contraggono per
il finanziamento della gestione corrente e per la riattivazione e il completamento
degli impianti, di immobili e di attrezzature industriali, secondo condizioni e
modalità disciplinate con decreto del Ministro del Tesoro, su conforme delibera del
CIPI.

1 4 Nell'ambito del processo di risanamento è consentito procedere alla vendita del


complesso aziendale dell'impresa insolvente secondo le modalità previste dalla

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legge n. 95/1979. Ai sensi dell'art. 5 bis di quest'ultima, il trasferimento di pro-


prietà in tutto o in parte dell'impresa è soggetto ad un'imposta fissa di registra-
zione di un milione di LIT.

15 Inoltre ai sensi dell'art. 3, secondo comma, della legge 6 febbraio 1987, n. 19


(GUBI n. 32 del 9 febbraio 1987; in prosieguo: la «legge n. 19/1987»), le imprese in
amministrazione straordinaria beneficiano dell'esonero dal pagamento delle
ammende e sanzioni pecuniarie relative al mancato versamento dei contributi pre-
videnziali obbligatori.

16 Ai sensi dell'art. 2, secondo trattino, della legge n. 95/1979, allorché l'impresa in


amministrazione straordinaria è autorizzata a continuare la sua attività, il commis-
sario incaricato di gestirla deve predisporre un adeguato programma di gestione, la
cui compatibilità con le linee generali della politica industriale nazionale viene
accertata dal CIPI prima dell'approvazione da parte del Ministro dell'Industria. Le
decisioni che riguardano questioni quali la ristrutturazione, la vendita del patrimo-
nio, la liquidazione o la conclusione del periodo di amministrazione straordinaria
devono essere approvate dallo stesso Ministro.

17 Solo alla fine del periodo di amministrazione straordinaria i creditori dell'impresa


posta in tale regime possono essere soddisfatti, in tutto o in parte, mediante la
liquidazione dei beni dell'impresa o grazie ai suoi nuovi utili. Inoltre, ai sensi degli
artt. 111 e 212 della legge fallimentare, le spese per l'amministrazione straordinaria
e per la continuazione dell'esercizio dell'impresa, ivi compresi i debiti contratti,
vengono pagate prelevando le relative somme sul ricavato della massa e in via
prioritaria rispetto ai crediti già esistenti al momento dell'avvio della procedura di
amministrazione straordinaria.

18 La procedura di amministrazione straordinaria si chiude in seguito al concordato,


alla ripartizione integrale dell'attivo, all'estinzione totale dei crediti o per insuffi-
cienza dell'attivo, ovvero in seguito al recupero da parte dell'impresa della capacità
di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, e quindi dopo il ritorno
all'equilibrio finanziario.

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19 Occorre precisare poi che la legge n. 95/1979 ha costituito oggetto di un certo


numero di decisioni della Commissione.

20 Per quanto riguarda la legge n. 95/1979 nel suo complesso, la Commissione ha


inviato al governo italiano una lettera ai sensi dell'art. 93, n. 1, del Trattato CE, in
cui, dopo aver rilevato che la normativa in esame sembrava rientrare, sotto diversi
profili, nell'ambito d'applicazione degli artt. 92 e seguenti del Trattato CE, chie-
deva che le fossero notificati preventivamente tutti i casi di applicazione di tale
legge, allo scopo di sottoporli ad esame in base alla disciplina applicabile agli aiuti
alle imprese in difficoltà (lett. E 13/92 del 30 luglio 1992; GU 1994, C 395, pag. 4).

21 Le autorità italiane hanno risposto all'invito della Commissione facendo presente


che erano disposte a notificare in via preventiva unicamente i casi di concessione
della garanzia dello Stato di cui all'art. 2 bis della legge di cui trattasi. La Commis-
sione, in tale situazione, ha deciso l'avvio della procedura di cui all'art. 93, n. 2, del
Trattato CE.

22 La Commissione, d'altra parte, ha anche adottato diverse decisioni concernenti


questioni particolari:

— la decisione 20 marzo 1996, 96/434/CE (GU L 180, pag. 31), in cui la Com-
missione ha qualificato come aiuto di Stato talune disposizioni della legge
n. 80/1993 che prevedono l'applicazione del procedimento di amministrazione
straordinaria alle imprese il cui stato d'insolvenza sia determinato dall'obbligo
di restituire allo Stato, ad enti pubblici o a società a prevalente partecipazione
pubblica una somma non inferiore al 5 1 % del capitale versato e comunque
non inferiore a 50 miliardi di LIT, in attuazione di decisioni di organi comu-
nitari adottate in applicazione degli artt. 92 e 93 del Trattato CE. Con tale
decisione la Commissione ha dichiarato l'aiuto di cui trattasi incompatibile
con il mercato comune e con il funzionamento dell'accordo sullo Spazio eco-
nomico europeo ed ha imposto l'abrogazione delle disposizioni incompatibili;

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— la decisione 27 marzo 1996, 96/515/CECA (GU L 216, pag. 11), in cui la


Commissione ha qualificato come aiuto, ai sensi dell'art. 4, sub e), del Trattato
CECA, la concessione di una garanzia destinata a coprire una somma di 26,5
miliardi di LIT senza versamento di alcun premio, a favore in particolare della
AFS, in forza dell'art. 2 bis della legge n. 95/1979. Con questa decisione la
Commissione ha dichiarato l'aiuto di cui trattasi illegale ed incompatibile con
il mercato comune del carbone e dell'acciaio ed ha chiesto allo Stato italiano di
recuperarlo;

— la decisione 30 aprile 1997, 97/754/CECA (GU L 306, pag. 25), in cui la Com-
missione ha qualificato come aiuto, ai sensi dell'art. 4, sub e), del Trattato
CECA, una serie di misure di cui ha beneficiato la società Ferdofin Siderurgica
Sri — in particolare la sospensione del pagamento di debiti considerevoli verso
taluni enti pubblici — nell'ambito dell'applicazione della legge n. 95/1979.
Con questa decisione la Commissione ha dichiarato l'aiuto di cui trattasi
incompatibile con il mercato comune del carbone e dell'acciaio e ha ingiunto
alle autorità italiane di recuperare gli aiuti versati e di sospendere l'applica-
zione delle disposizioni della legge n. 95/1979 per quanto riguarda il mancato
pagamento da parte della Ferdofin Siderurgica Sri dei debiti contratti con
imprese ed organismi pubblici.

23 Alla luce di queste considerazioni il giudice a quo ha deciso di sospendere il pro-


cedimento e sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:

«A questa Corte non è chiara l'interpretazione:

1) dell'art. 92 del Trattato: dal momento che la previsione, posta in via "alternati-
va", di aiuti "concessi dagli Stati" ovvero "mediante risorse statali" può indurre
a ritenere che debbano considerarsi costituenti aiuti anche quei provvedimenti
statali che, pur non disponendo erogazione di danaro dello Stato, consentano,
mediante particolari procedure, di perseguire lo stesso risultato che si otterrebbe
con la erogazione di danaro statale;

2) dell'indicata decisione [E 13/92]: dal momento che la conclusione cui essa per-
viene (...) è preceduta dalla premessa secondo la quale la (...) legge n. 95/1979
(...) "appare rientrare sotto diversi profili nell'ambito di applicazione degli
artt. 92 e segg. del Trattato";

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(...)

pertanto appare dubbio se possa considerarsi aiuto, secondo la norma del Trat-
tato e la indicata decisione della Commissione, un provvedimento statale emesso
ai sensi della citata legge n. 95/1979 che disponga:

a) la mera sottrazione di grandi imprese alle ordinarie procedure concorsuali;

b) tale sottrazione e contemporaneamente la continuazione dell'esercizio del-


l'impresa;

e ciò tenendo conto che il d. 1. italiano n. 414 del 31.7.1981 (convertito nella
legge n. 544/1981) dispone (art. 4) che "le azioni esecutive individuali (...) non
possono essere iniziate né proseguite dopo l'emanazione del provvedimento che
dispone l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria"».

Sulla ricevibilità della domanda di pronuncia pregiudiziale

24 All'udienza la AFS ha messo in dubbio la rilevanza della questione pregiudiziale


per il motivo che, se essa fosse stata subito assoggettata alla procedura concorsuale
ordinaria, la Ecotrade non avrebbe nemmeno potuto ottenere l'esecuzione del suo
credito.

25 A tal riguardo, occorre ricordare innanzi tutto che spetta esclusivamente al giudice
nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsa-
bilità dell'emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari
circostanze di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per
essere in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni
che sottopone alla Corte (v., in particolare, sentenza 15 dicembre 1995, causa
C-415/93, Bosman, Race. pag. 1-4921, punto 59).

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26 Inoltre occorre constatare che dall'ordinanza di rinvio n o n risulta che, se l'appli-


cazione dei provvedimenti nazionali controversi fosse stata esclusa p e r il m o t i v o
che tali provvedimenti costituivano aiuti di Stato vietati, la Ecotrade avrebbe eluso
la n o r m a di divieto delle azioni esecutive individuali, poiché quest'ultima si applica
anche in caso di procedura concorsuale ordinaria.

27 Tuttavia, nulla consente di affermare prima facie che, se la A F S fosse stata assog-
gettata alla procedura concorsuale ordinaria, la situazione della Ecotrade sarebbe
stata identica da tutti i punti di vista, in particolare, per quanto riguarda le sue
possibilità di recuperare almeno parzialmente i suoi crediti, cosa che rientra nella
valutazione del giudice nazionale.

28 Occorre quindi risolvere la questione pregiudiziale.

Sulla questione pregiudiziale

29 In via preliminare occorre constatare che la AFS esercita un'attività di produzione


nel settore siderurgico e costituisce pertanto un'impresa ai sensi dell'art. 80 del
Trattato CECA. Si deve quindi ricollocare la questione posta dal giudice nazionale
nell'ambito del Trattato CECA.

30 Con la sua questione il giudice a quo chiede in sostanza se si debba ritenere che
l'applicazione ad un'impresa ai sensi dell'art. 80 del Trattato CECA di un regime
quale quello introdotto dalla legge n. 95/1979 e derogatorio rispetto alle regole
normalmente vigenti in materia di fallimento possa dar luogo alla concessione di
un aiuto di Stato vietato dall'art. 4, lett. c), del Trattato CECA.

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31 La lettera E 13/92 della Commissione, alla quale fa riferimento il giudice a quo,


costituisce, come risulta dal punto 20 della presente sentenza, una semplice richie-
sta rivolta al governo italiano, ai sensi dell'art. 93, n. 1, del Trattato CE, di notifi-
care tutti i casi di applicazione della legge n. 95/1979, richiesta alla quale ha fatto
seguito l'avvio della procedura ai sensi dell'art. 93, n. 2, del Trattato CE. Quest'ul-
tima procedura non aveva ancora dato luogo, alla data della presentazione della
domanda di pronuncia pregiudiziale, ad una decisione finale della Commissione.

32 Ai sensi dell'art. 4, lett. c), del Trattato CECA, sono riconosciuti incompatibili con
il mercato comune del carbone e dell'acciaio e, per conseguenza, sono aboliti e
proibiti all'interno della Comunità le sovvenzioni o gli aiuti concessi dagli Stati in
qualunque forma.

33 La decisione della Commissione 27 novembre 1991, 3855/91/CECA, recante


norme comunitarie per gli aiuti a favore della siderurgia (GU L 362, pag. 57),
entrata in vigore il 1° gennaio 1992 e applicabile fino al 31 dicembre 1996, auto-
rizza tuttavia la concessione di aiuti alla siderurgia in casi tassativamente elencati,
in particolare di aiuti per le chiusure, purché essi siano stati previamente notificati
alla Commissione ai sensi dell'art. 6, n. 2, di questa decisione.

34 Come la Corte ha già dichiarato, il concetto di aiuto è più ampio di quello di sov-
venzione, dato che esso vale a designare non soltanto prestazioni positive del
genere delle sovvenzioni stesse, ma anche interventi i quali, in varie forme, alle-
viano gli oneri che normalmente gravano sul bilancio di un'impresa e che di con-
seguenza, senza essere sovvenzioni in senso stretto, ne hanno la stessa natura e
producono identici effetti (v. sentenze 23 febbraio 1961, causa 30/59, De Geza-
menlijke Steenkolenmijnen in Limburg/Alta Autorità, Racc. pag. 1, in particolare
pag. 38, e 15 marzo 1994, causa C-387/92, Banco Exterior de España, Racc.
pag. I-877, punto 13).

35 Inoltre, come la Corte ha dichiarato relativamente all'art. 92, n. 1, del Trattato CE,
l'espressione «aiuti», ai sensi dell'art. 4, lett. c), del Trattato CECA, comporta

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necessariamente vantaggi concessi direttamente o indirettamente mediante risorse


statali o che costituiscono un onere supplementare per lo Stato o per gli enti desi-
gnati o istituiti a tal fine (v. sentenze 24 gennaio 1978, causa 82/77, Van Tiggele,
Race. pag. 25, punti 23-25; 13 ottobre 1982, cause riunite da 213/81 a 215/81,
Norddeutsches Vieh- und Fleischkontor Will e a., Racc. pag. 3583, punto 22;
17 marzo 1993, cause riunite C-72/91 e C-73/91, Sloman Neptun, Racc. pag. I-887,
punti 19 e 21; 30 novembre 1993, causa C-189/91, Kirsammer-Hack, Race,
pag. 1-6185, punto 16, e 7 maggio 1998, cause riunite da C-52/97 a C-54/97,
Viscido e a., Racc. pag. I-2629, punto 13).

36 A tal riguardo, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, l'eventuale per-


dita di introiti fiscali che deriverebbe per lo Stato dall'applicazione del regime di
amministrazione straordinaria, a causa del divieto assoluto di azioni esecutive indi-
viduali e della sospensione degli interessi su tutti i debiti dell'impresa di cui trattasi,
nonché della correlativa diminuzione dei vantaggi dei creditori, non potrebbe di
per sé giustificare la qualifica come aiuto di tale regime. Infatti una tale conse-
guenza è inerente a qualsiasi regime legale che fissa l'ambito nel quale si organiz-
zano i rapporti tra un'impresa insolvente e l'insieme dei suoi creditori, senza perciò
che si possa dedurne automaticamente l'esistenza di un onere finanziario supple-
mentare sostenuto direttamente o indirettamente dai pubblici poteri e destinato a
concedere alle imprese interessate un vantaggio determinato (v., in tal senso, sen-
tenza Sloman Neptun, soprammenzionata, punto 21).

37 Per contro, diverse caratteristiche del regime introdotto dalla legge n. 95/1979, in
particolare in considerazione delle circostanze della fattispecie di cui alla causa a
qua, potrebbero consentire di dimostrare, se la portata che è loro attribuita qui di
seguito fosse confermata dal giudice nazionale, l'esistenza di un aiuto vietato dal-
l'art. 4, lett. c), del Trattato CECA.

38 Anzitutto, dal fascicolo risulta che la legge n. 95/1979 tende ad applicarsi in


maniera selettiva a favore di grandi imprese industriali in difficoltà che hanno una
posizione debitoria particolarmente elevata verso talune categorie di creditori, per
la maggior parte di carattere pubblico. Come ha rilevato l'avvocato generale al

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paragrafo 26 delle sue conclusioni, è altamente probabile che lo Stato o enti pub-
blici figurino tra i principali creditori dell'impresa interessata.

39 Occorre anche sottolineare che le decisioni del Ministro dell'Industria di collocare


l'impresa in difficoltà in amministrazione straordinaria e di autorizzarla a conti-
nuare la sua attività, anche supponendo che siano adottate tenendo conto al meglio
degli interessi dei creditori e, in particolare, delle possibilità di valorizzazione del-
l'attivo dell'impresa, sono anch'esse influenzate, come il governo italiano ha esso
stesso ammesso nelle sue osservazioni e all'udienza, dalla preoccupazione di salva-
guardare, per considerazioni di politica industriale nazionale, l'attività economica
dell'impresa.

40 Alla luce di queste considerazioni, tenuto conto della categoria delle imprese cui si
riferisce la normativa controversa e dell'estensione del potere discrezionale di cui
gode il Ministro quando autorizza, in particolare, un'impresa insolvente in ammi-
nistrazione straordinaria a continuare la sua attività, la normativa di cui trattasi
soddisfa la condizione di specificità che costituisce una delle caratteristiche della
nozione di aiuto di Stato (v., in tal senso, sentenza 26 settembre 1996, causa
C-241/94, Francia/Commissione, Race. pag. 1-4551, punti 23 e 24).

41 Inoltre, indipendentemente dall'obiettivo perseguito dal legislatore nazionale,


risulta che la normativa di cui trattasi può collocare le imprese alle quali essa si
applica in una situazione più favorevole rispetto ad altre in quanto consente la con-
tinuazione della loro attività economica in circostanze in cui una tale eventualità
sarebbe esclusa nell'ambito di applicazione delle norme ordinarie in materia di fal-
limento, poiché queste ultime tengono conto in maniera determinante della tutela
degli interessi dei creditori. Ora, tenuto conto del rango prioritario dei crediti col-
legati alla continuazione dell'attività economica, l'autorizzazione a continuare que-
st'ultima, in tali circostanze, potrebbe comportare un onere supplementare per i

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pubblici poteri se fosse effettivamente dimostrato che lo Stato o enti pubblici figu-
rano tra i principali creditori dell'impresa in difficoltà, dato che quest'ultima è, per
ipotesi, debitrice di somme rilevanti.

42 Per il resto, oltre alla concessione della garanzia dello Stato ai sensi dell'art. 2 bis
della legge n. 95/1979, che le autorità italiane hanno accettato di notificare previa-
mente alla Commissione, la collocazione in amministrazione straordinaria com-
porta l'estensione del divieto e della sospensione di qualsiasi azione esecutiva indi-
viduale ai debiti di natura fiscale e alle penalità, interessi e maggiorazioni in caso di
ritardo nel pagamento dell'imposta sulle società, l'esenzione dall'obbligo di paga-
mento delle ammende e sanzioni pecuniarie in caso di mancato pagamento dei con-
tributi sociali, nonché l'applicazione di un'aliquota preferenziale in caso di trasfe-
rimento totale o parziale dell'impresa, in quanto il trasferimento è soggetto
all'imposta di registro nella misura fìssa di un milione di LIT, mentre l'imposta di
registro ordinaria ammonta al 3 % del valore dei beni ceduti.

43 Tali vantaggi, consentiti dal legislatore nazionale, possono comportare anche un


onere supplementare per i pubblici poteri, sotto forma di una garanzia di Stato, di
una rinuncia effettiva ai crediti pubblici, di un'esenzione dall'obbligo di pagamento
di ammende o altre sanzioni pecuniarie o di un'aliquota d'imposta ridotta.
Potrebbe essere diversamente solo se fosse dimostrato che la collocazione in ammi-
nistrazione straordinaria e la continuazione dell'attività economica dell'impresa
non hanno effettivamente comportato un onere supplementare per lo Stato,
rispetto a quanto sarebbe derivato dall'applicazione delle disposizioni ordinarie in
materia di fallimento.

44 A tal riguardo il governo italiano sostiene, da un lato, che l'amministrazione straor-


dinaria non comporta per lo Stato, titolare di crediti di natura fiscale, una perdita
maggiore rispetto alle regole normalmente vigenti, nell'ambito delle quali godrebbe

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di taluni privilegi procedurali e, dall'altro, che le disposizioni che prevedono l'esen-


zione dall'obbligo di pagamento delle ammende e penalità per ritardo nel paga-
mento di contributi sociali non trovano più applicazione. Spetta al giudice nazio-
nale verificare queste affermazioni.

45 In considerazione di quanto precede occorre risolvere la questione pregiudiziale


nel senso che si deve ritenere che l'applicazione ad un'impresa ai sensi dell'art. 80
del Trattato CECA di un regime quale quello introdotto dalla legge n. 95/1979 e
derogatorio alle regole normalmente vigenti in materia di fallimento dà luogo alla
concessione di un aiuto di Stato, vietato dall'art. 4, lett. c), del Trattato CECA,
allorché è dimostrato che questa impresa

— è stata autorizzata a continuare la sua attività economica in circostanze in cui


una tale eventualità sarebbe stata esclusa nell'ambito dell'applicazione delle
regole normalmente vigenti in materia di fallimento, o

— ha beneficiato di uno o più vantaggi, quali una garanzia di Stato, un'aliquota


d'imposta ridotta, un'esenzione dall'obbligo di pagamento di ammende e altre
sanzioni pecuniarie o una rinuncia effettiva, totale o parziale, ai crediti pub-
blici, dei quali non avrebbe potuto usufruire un'altra impresa insolvente nel-
l'ambito dell' applicazione delle regole normalmente vigenti in materia di falli-
mento.

Sulle spese

46 Le spese sostenute dal governo italiano e dalla Commissione, che hanno presentato
osservazioni alla Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle
parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente solle-
vato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese.

I - 7940
ECOTRADE

Per questi motivi,

LA CORTE (Quinta Sezione),

pronunciandosi sulla questione sottopostale dalla Corte suprema di cassazione con


ordinanza 10 febbraio 1997, dichiara:

Si deve ritenere che l'applicazione ad un'impresa ai sensi dell'art. 80 del Trattato


CECA di u n regime quale quello introdotto dalla legge 3 aprile 1979, n. 95/1979
e derogatorio alle regole normalmente vigenti in materia di fallimento dà luogo
alla concessione di u n aiuto di Stato, vietato dall'art. 4, lett. c), del Trattato
CECA, allorché è dimostrato che questa impresa

— è stata autorizzata a continuare la sua attività economica in circostanze in


cui una tale eventualità sarebbe stata esclusa nell'ambito dell'applicazione
delle regole normalmente vigenti in materia di fallimento, o

— ha beneficiato di uno o più vantaggi, quali una garanzia di Stato, un'ali-


quota d'imposta ridotta, un'esenzione dall'obbligo di pagamento di
ammende e altre sanzioni pecuniarie o una rinuncia effettiva, totale o par-
ziale, ai crediti pubblici, dei quali non avrebbe potuto usufruire un'altra
impresa insolvente nell'ambito dell'applicazione delle regole normalmente
vigenti in materia di fallimento.

Puissochet Moitinho de Almeida Gulmann

Edward Wathelet

I - 7941
SENTENZA 1. 12. 1998 — CAUSA C-200/97

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 1° dicembre 1998.

Il cancelliere Il presidente della Quinta Sezione

R. Grass J.-P. Puissochet

I - 7942