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Battaglia

di Covadonga
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È considerato dai cronisti cristiani il primo episodio della Reconquista della


Spagna. Per la prima volta, infatti, i cristiani, guidati da Pelagio delle Asturie,
sconfissero un esercito musulmano. La vittoria cristiana darà inizio a un
sollevamente del nord che permetterà di cacciare poi anche il governatore di
Gijon, liberando le Asturie dal dominio diretto dei musulmani.
L'evento risente dell'alone di leggenda col quale è stato tramandato dai cronisti
posteriori. Soprattutto da parte dei cristiani del sud, mozarabi sudditi dei
musulmani, è stato presentato come una riscossa dell'elemento visigoto dopo la
sconfitta dell'ultimo re Roderico. Nel sud, infatti, sarebbe rimasto più vivo il
sentimento di appartenenza al regno visigoto, più radicato nelle città meridionali
che nelle valli montagnose di Asturia e Cantabria.
La storiografica moderna, tende a ridimensionare la portata di questo evento.
Innanzitutto considerando il dominio musulmano sul nord molto più indiretto. I
capi locali avrebbero infatti conservato una certa autonomia riconoscendo ai
musulmani il pagamento di un tributo. La spedizione araba, quindi, viene
interpretata più come una ricognizione per richiedere il versamento delle
imposte. Ve ne saranno altre e solo più tardi le regioni del nord formeranno un
nucleo politico autonomo, con una piena coscienza di sé, in grado rappresentare
un'alternativa al dominio musulmano.

Cronaca di Alfonso III edizione «a Sebastian»


Capitolo 08
Ma gli Arabi, dopo aver oppresso sia la patria che il regno, per molti anni
pagarono i tributi ai rappresentanti del regno di Babilonia, finché non si
elessero un proprio re, e ne stabilirono la capitale a Cordova. Nel frattempo i
Goti si erano estinti per la guerra o per la fame. Ma di quelli che erano rimasti
della stirpe reale, alcuni si rifugiarono in Francia mentre la maggior parte si
ritirò nel territorio degli Asturiani, ed elessero loro principe Pelagio, figlio di un
certo Duca Favila di stirpe regia. Conosciuto questo fatto i Saraceni inviarono
nelle Asturie il comandante Alkama, lo stesso che aveva invaso la Spagna
con Tariq, con un grande esercito, insieme al vescovo metropolitano della sede
spagnola Oppa, figlio di re Witiza, grazie al cui inganno i Goti erano stati
sconfitti.

Cronaca di Alfonso III edizione «a Sebastian»


Capitolo 09
Quando Pelagio seppe del loro arrivo, si asserragliò nel monte Auseva, in una
grotta che chiamano la grotta di Santa Maria; subito l’esercito nemico lo
circondò, e recandosi presso di lui il vescovo Oppa così gli disse: «So che non
ignori, fratello, di quando tutta la Spagna era governata da un unico regno e
tutto l'esercito dei Goti era riunito e non poté resistere l'impeto degli Ismaeliti.
Quanto a lungo potrai quindi tu difenderti in questo buco nella montagna?
Ascolta bene il mio consiglio, e abbandona questa causa, così da godere molti
beni e vivere in pace con gli arabi e sfruttare ciò che era tuo». Così
rispose Pelagio: «Non mi farò associare agli arabi, né sottomettere al loro
dominio; ma non ti sei reso conto che la chiesa del Signore è come la luna, che
quando anche si eclissa poi ritorna alla sua pienezza originaria? Confidiamo
infatti che per la misericordia del Signore la salvezza della Spagna e la
ricostruzione dell’esercito dei Goti sia nel piccolo monte che vedi, affinché in
noi si compia quella profezia che recita: vendicherò con il bastone la loro
malvagità e con il flagello i loro peccati: ma la mia misericordia non verrà loro
meno. Quindi anche se abbiamo ricevuto giustamente un giudizio severo, ci
aspettiamo la sua misericordia nel garantire il futuro della chiesa, del popolo e
del regno; per questo disprezziamo la moltitudine dei pagani e non abbiamo
assolutamente paura».

Cronaca di Alfonso III edizione «a Sebastian»


Capitolo 10
Quindi ritornato il deprecabile vescovo all’esercito, così disse: «Sbrigatevi e
combattete, perché con loro non si può scendere a patti ma solo passarli a fil
di spada». Presero quindi subito le armi e si lanciarono nella battaglia,
costruirono le fionde, scaricarono i proiettili, fecero scintillare le spade,
brandire le lance e scagliarono frecce senza sosta. Ma la forza del Signore non
stava con loro. Infatti nel momento in cui le fionde scagliarono le pietre e
colpirono la santa casa della sempre Vergine Maria, le pietre ritornarono su chi
le aveva lanciate trucidando i Caldei. E poiché il Signore ignorava il numero
delle lance, ma porgeva la mano secondo la propria volontà, usciti i suoi fedeli
dalla caverna per dare battaglia, i Caldei subito vennero volti in fuga e divisi in
due gruppi, subito il vescovo Oppa venne catturato e Alkama ucciso. In quello
stesso luogo centoventiquattromila Caldei furono uccisi; sessantatremila, di
quelli che sopravvisero, salirono sulla cima del monte Auseba e scesero
rapidamente da quella parte scoscesa che il popolo chiama Ammosa, fino al
territorio di Liébana. Ma nemmeno questi fuggirono alla vendetta del Signore.
Infatti quando passarono per la cima del monte che è posto lungo la riva del
fiume Deva verso il fondo di Casedagia, il giudizio del Signore si manifestò al
punto che una parte dello stesso monte, sgretolandosi fino alle fondamenta,
gettò nel fiume i sessantatremila Caldei allibiti, e tutti li uccise. E qui ancora
oggi il fiume, quando in inverno riempie il suo alveo e rompe gli argini, mostra
chiaramente le loro insegne e le loro ossa. Non crediate che questo miracolo
sia frutto di fantasia, ma ricordate che chi sommerse gli Egiziani nel Mar Rosso
mentre inseguivano gli Israeliti, allo stesso modo schiacciò gli Arabi, che
perseguivano la chiesa del signore, con l’immensa mole della montagna.

Cronaca Albeldense
Capitolo 50
Il primo a regnare nelle Asturie fu Pelagio, in Cangas de Onís, per diciannove
anni. Questi, espulso da Toledo da Re Witiza, si rifugiò nelle Asturie. Dopo che
la Spagna fu occupata dai Saraceni fu il primo a organizzare una ribellione