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IL MARGINALISMO

Concetto essenziale della teoria marginalista è il concetto di equilibrio riferibile sia ai singoli soggetti sia al
mercato. Il singolo individuo raggiunge l’equilibrio (è soddisfatto) quando, date le circostanze in cui si trova,
non può fare nulla per ottenere risultati migliori e quindi non ha alcuna convenienza a mutare le proprie
scelte finché non cambiano le circostanze. Il mercato è in equilibrio quando prezzi e quantità scambiate
rimangono costanti e i soggetti hanno raggiunto la propria situazione di equilibrio.
I Legge di Gossen – utilità marginale decrescente
Utilità marginale: Si intende l’utilità derivante dal consumo di una dose aggiuntiva di uno stesso bene.
Secondo la I Legge di Gossen il livello di utilità (la soddisfazione) decresce con il consumo di dosi successive
di uno stesso bene (più dosi di uno stesso bene si consumano, più l’utilità decresce). Poiché l’utilità del
bene decresce:
- Conviene acquistare una dose aggiuntiva del bene solo se l’utilità di questa ulteriore dose è
maggiore dell’utilità della moneta che si cede;
- Se l’utilità della dose aggiuntiva del bene è uguale all’utilità della moneta, non cedo la moneta per
una dose aggiuntiva di quel bene perché sono già soddisfatto dalla moneta;
- Se l’utilità della dose aggiuntiva del bene è minore all’utilità della moneta, non cedo la moneta
perché mi dà più soddisfazione rispetto ad una dose aggiuntiva del bene.
Poiché il consumo di dosi successive dello stesso bene apportano una soddisfazione decrescente, la curva
che rappresenta l’utilità marginale è decrescente.

Utilità totale: L’utilità totale è uguale alla somma delle utilità marginali delle dosi consumate.
La curva che rappresenta l’utilità totale è crescente perché l’utilità marginale, pur diminuendo ad ogni
consumo di una dose aggiuntiva, è positiva (e sommandosi fanno crescere l’utilità totale) ma è concava
verso il basso proprio perché l’utilità marginale è decrescente.

II Legge di Gossen – utilità marginale ponderata


Utilità marginale ponderata: Si intende l’utilità dell’ultima unità di moneta spesa nell’acquisto di un bene.
Secondo la II Legge di Gossen, il consumatore trova il suo equilibrio (la massima soddisfazione) quando i
suoi acquisti sono ripartiti tra i vari beni in modo che le utilità marginali ponderate di ciascun bene siano
uguali (il rapporto tra l’utilità marginale e il prezzo di ciascun bene è uguale).

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BENI
Beni liberi: Sono utili e abbondanti e tali da soddisfare i bisogni di tutti gli individui (es. l’aria).

Beni economici: Sono utili ma scarsi, sono prodotti e quindi hanno un prezzo perché per produrli sono
sopportati dei costi. Un bene con le stesse caratteristiche in luoghi o circostanze differenti può assumere la
funzione dei un bene libero o economico (es. sabbia – nel deserto è un bene libero, per un’impresa edile è
un bene economico).

Beni succedanei (o sostituti): Possono essere sostituiti con altri che sono idonei a soddisfare lo stesso
bisogno (es. olio d’oliva e olio di semi).

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Beni complementari: Soddisfano il consumatore se utilizzati congiuntamente ad altri (es. auto e benzina).

Beni finali: Vengono acquistati per essere consumati.

Beni intermedi (o strumentali): Vengono acquistati per produrre beni finali pertanto sono strumenti di
produzione (es. farina acquistata dal fornaio per produrre i suoi prodotti).

Beni pubblici: Caratteristiche del bene pubblico sono la non rivalità e la non escludibilità:
- Non rivalità: Il consumo del bene da parte di un individuo non preclude il consumo da parte di altri
individui (es. illuminazione pubblica può essere utilizzata da tutti anche contemporaneamente);
- Non escludibilità: Nessun individuo può essere escluso dal consumo del bene pubblico (es. al
cittadino che non paga le tasse non può essere impedito il consumo dell’illuminazione pubblica).

CONCORRENZA PERFETTA
Forma di mercato caratterizzata dalla presenza di molte piccole imprese. Produttori e consumatori non
possono influenzare il prezzo (price taker). I beni offerti sono omogenei e quindi per il consumatore è
irrilevante scegliere il bene di un’impresa o di un’altra.

DOMANDA E OFFERTA
Domanda: Esprime la relazione tra prezzo e quantità domandata:
- Prezzo di domanda: Prezzo massimo che i consumatori sono disposti a pagare per una determinata
quantità di un bene;
- Quantità domandata: Specifica quantità del bene che i consumatori sono disposti ad acquistare a
quel determinato prezzo.
Legge della domanda: Tutte le altre cose rimanendo le stesse (fattori determinanti della domanda), quando
il prezzo di un bene diminuisce la sua domanda cresce; quando il prezzo di un bene aumenta la sua
domanda diminuisce. La variazione del prezzo del bene determina la variazione della quantità domandata.
Fattori determinanti la domanda: Reddito, preferenze, prezzi di altri beni, aspettative riguardo
l’andamento dei prezzi futuri, numero dei compratori.

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Spostamento della domanda: Il cambiamento dei fattori determinanti la domanda comporta lo
spostamento della curva di domanda.
- Incremento della domanda: Allo stesso prezzo aumenta la quantità domandata;
- Diminuzione della domanda: Allo stesso prezzo diminuisce la quantità domandata.

Offerta: Esprime la relazione tra prezzo e quantità offerta.


- Prezzo di offerta: Prezzo minimo che i venditori accettano per offrire una determinata quantità di
un bene;
- Quantità offerta: Specifica quantità del bene che i venditori sono disposti ad offrire a quel
determinato prezzo.
Legge dell’offerta: Tutte le altre cose rimanendo le stesse (fattori determinanti l’offerta), l’offerta è la
volontà e la capacità di vendere una determinata quantità di un bene ad un determinato prezzo, durante
un certo periodo. La variazione del prezzo del bene determina la variazione della quantità offerta.
Fattori determinanti l’offerta: Prezzi delle risorse, tecnologia disponibile, aspettative dei venditori sui prezzi
futuri, numero dei venditori.

Spostamento dell’offerta: Il cambiamento dei fattori determinanti l’offerta comporta la spostamento della
curva dell’offerta.
- Incremento dell’offerta: Allo stesso prezzo è offerta una quantità maggiore del bene;
- Diminuzione dell’offerta: Allo stesso prezzo è offerta una quantità minore del bene.

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Equilibrio tra domanda e offerta
Equilibrio: Quantità offerta e quantità domandata sono in equilibrio quando, al prezzo di equilibrio, sono
uguali. Il prezzo di equilibrio è quel prezzo al quale i produttori riescono a vendere esattamente la quantità
che sono disposti ad offrire e i consumatori riescono ad acquistare esattamente la quantità che
domandano. Sotto il prezzo di equilibrio (il prezzo è basso) si ha eccesso di domanda; sopra il prezzo di
equilibrio (il prezzo è alto) si ha eccesso di offerta.

Eccesso di domanda (difetto di offerta): Sul mercato è portata una quantità del bene minore rispetto a
quella domandata a quel determinato prezzo.
A causa dell’eccesso di domanda, il venditore aumenta il prezzo e per ciò aumenta la quantità portata sul
mercato, ma (per effetto dell’aumento del prezzo) quella domandata è diminuita.
Per raggiungere l’equilibrio, il prezzo deve aumentare finché domanda e offerta non sono uguali.

Eccesso di offerta (difetto di domanda): Sul mercato è portata una quantità del bene maggiore rispetto a
quella domandata a quel determinato prezzo.
A causa dell’eccesso di offerta, il venditore abbassa il prezzo e per ciò diminuisce la quantità portata sul
mercato, ma (per effetto dell’abbassamento del prezzo) quella domandata è aumentata.
Per raggiungere l’equilibrio, il prezzo deve diminuire finché offerta e domanda non sono uguali.

Elasticità della domanda e dell’offerta

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Elasticità della domanda: Indica la variazione % della quantità domandata dovuta alla variazione % del
prezzo. L’elasticità si distingue dalla pendenza perché la pendenza misura il rapporto tra la variazione dei
prezzi e la variazione della quantità domandata espressa in specifiche unità di misura ( € - KG), l’elasticità
misura il rapporto tra la variazione dei prezzi e la variazione della quantità espressa in percentuale (%).
- Domanda elastica: La variazione % del prezzo è minore rispetto alla variazione % della quantità
domandata (una piccola variazione % del prezzo comporta una grande variazione % della quantità
domandata: P +30% 🡪 Q -70% oppure P -30% 🡪 Q +70%);
- Domanda rigida: La variazione % del prezzo è maggiore rispetto alla variazione % della quantità
domandata (una grande variazione % del prezzo comporta una piccola variazione % della quantità
domanda: P +70% 🡪 Q -30% oppure P -70% 🡪 Q +30%).
La variazione % della quantità domandata può essere positiva o negativa ma in ogni caso se il prezzo
aumenta la quantità domandata diminuisce, se il prezzo diminuisce la quantità domandata aumenta e la
variazione avviene in misura diversa a seconda che la domanda sia elastica o rigida.

Categorie dell’elasticità
Elasticità unitaria: La variazione % del prezzo è uguale alla variazione % della quantità domandata.

Domanda perfettamente elastica: Una piccola variazione % del prezzo causa una grande variazione % della
quantità domandata.

Domanda relativamente elastica: Una piccola variazione % del prezzo causa una relativamente grande
variazione % della quantità domandata.

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Domanda perfettamente rigida: Una grande variazione % del prezzo causa una piccola variazione % della
quantità domandata.

Domanda relativamente rigida: Una grande variazione % del prezzo causa una relativamente piccola
variazione % della quantità domandata.

Elasticità dell’offerta: Indica la variazione % della quantità offerta dovuta alla variazione % del prezzo.
La variazione % della quantità offerta può essere positiva o negativa ma in ogni caso il prezzo e la quantità
variano nella stessa direzione: se il prezzo aumenta anche la quantità offerta aumenta (perché l’aumento
del prezzo incentiva l’offerta), se il prezzo diminuisce anche la quantità offerta diminuisce (perché la
diminuzione del prezzo disincentiva l’offerta).

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COSTI
Costo totale (CT = CF + CV): Insieme delle spese sostenute per acquisire gli input della produzione (terra T,
capitale K, lavoro L). Sono costituiti da:
- Costi fissi totali (CF): Sostenuti dall’impresa per avviare la produzione (es. spese per macchinari);
- Costi variabili totali (CV): Sostenuti per l’acquisto del lavoro del capitale circolante (materie prime).

Costo medio (cme [cf+cv] = CT/Y): Costo di ogni singola unità di prodotto (costo totale diviso per la
quantità prodotta Y). Sono costituiti da:
- Costo medio fisso (cf): CF/Y
- Costo medio variabile (cv): CV/Y

Costo marginale (cma = ΔCT/ΔY): Costo dell’ultima unità del bene prodotta dall’impresa.

RICAVI
Ricavo totale (RT = Y·P): Somma complessiva ottenuta dalla vendita dell’output (quantità prodotta per il
prezzo di ogni singola unità).

Ricavo medio (rme = RT/Y): Ricavo derivante da ogni singola unità di prodotto (ricavo totale diviso per la
quantità prodotta).

Ricavo marginale (rma = ΔRT/ΔY): Ricavo ottenuto dalla vendita di un’unità aggiuntiva di prodotto.

PROFITTO
Profitto (π = RT-CT): Differenza tra ricavo totale e costo totale.

PRODOTTI E COSTI
Prodotto totale (PT): Quantità complessiva di prodotto ottenuta impiegando i fattori di produzione (T, L, K).
Sulla curva del PT si trova il punto di flesso (punto in cui cambia l’andamento della curva che da convessa
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diventa concava) che corrisponde al punto massimo del pma determinato da quel livello del fattore
produttivo (L).

Prodotto medio (pme = PT/L): Quantità di prodotto che in media ottengo utilizzando complessivamente il
fattore produttivo (L). Poiché la curva indica il pme, essa ha un andamento costante.

Prodotto marginale (pma = ΔPT/ΔL): Incremento del prodotto totale dovuto all’incremento del fattore
produttivo (L). La curva indica che il pma cresce se si aumenta la quantità del fattore produttivo (L).
Raggiunto il punto massimo del pma, ulteriori quantità di lavoro fanno crescere il PT ma a un tasso
decrescente (infatti il pma è positivo sempre in misura più ridotta). Il punto massimo del pma determina un
livello di lavoro per il quale sulla curva del PT si ha un punto di flesso.

Relazione fra prodotto medio e prodotto marginale


Il punto massimo del pme si trova nel punto di intersezione tra la curva del pme e quella del pma e in
questo punto pme = pma. In assenza sul grafico della curva del pma, il punto massimo del pme si può
individuare tracciando una bisettrice che parte per l’origine degli assi: il punto massimo del pme si trova nel
punto in cui la bisettrice è tangente alla curva del PT.

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Relazione fra costo medio e costo marginale
Il punto minimo del cme si trova nel punto di intersezione tra la curva del cme e quella del cma.

Relazione fra prodotto marginale e costo marginale


La curva del cma ha un andamento inverso rispetto alla curva del pma (andamento speculare).
Aumentando il fattore produttivo (L) il pma cresce mentre il cma diminuisce. Quando il pma raggiunge il
punto massimo, il cma raggiunge il punto minimo. Aumentando ancora il fattore produttivo, dopo il punto
massimo del pma (o minimo del cma), il pma diminuisce mentre il cma aumenta.

Relazione fra prodotto medio e costo medio


La curva del cme ha un andamento inverso rispetto alla curva del pme (andamento speculare).

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Relazione fra PT, pme, cme, pma e cma

ANDAMENTO DEI RICAVI


Nella concorrenza perfetta, il prezzo non cambia al variare della quantità (se produco 2X il prezzo è di 5€, se
produco 5X il prezzo è di 5€).
Ad es. Se vendo 3X (Y) ed il prezzo di 1X è di 5€:
RT = 15 € (3X · 5€)
Rme = 5€ (ricavo derivante dalla vendita di 1X): il rme è uguale al prezzo.
Rma = 5€ (ricavo di un pezzo aggiuntivo): il rma è uguale al prezzo.
Visto che rme=P e rma=P allora rme=rma e la curva è rappresentata da un retta orizzontale (il prezzo non
cambia al variare della quantità).

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Massimizzazione del profitto: L’impresa deve produrre una determinata quantità del bene per cui il prezzo
(P = rma) è uguale al costo marginale: P = rma = cma (5€). Pertanto al variare del prezzo, l’impresa deve
variare la quantità prodotta in modo che il prezzo sia uguale al costo marginale.

MONOPOLIO
Il monopolio è una forma di mercato in cui una sola impresa produce e offre un determinato bene, e può
anche influenzare il prezzo e la quantità offerta (price maker).
Il monopolio si può avere in 4 casi:
- Diminuzione dei costi: L'impresa che si ingrandisce è in grado di estromettere dalla produzione le
imprese concorrenti per il fatto che ingrandendosi, il prodotto aumenta e di conseguenza i costi
medi decrescono (monopolio naturale);
- Uso esclusivo di una tecnologia: L’impresa ha la conoscenza esclusiva di una tecnologia
indispensabile alla produzione di un determinato bene, o la possibilità di utilizzare tale tecnologia è
tutelata da un brevetto;
- Ex lege: La produzione è concessa a una sola impresa per legge o per licenza del governo;
- Controllo di un input: L’impresa ha il controllo esclusivo di un input essenziale che non può essere
ottenuto altrimenti.
Curva del monopolio: L’andamento della curva è decrescente infatti l’impresa non può aumentare la
quantità venduta senza diminuire il prezzo (l’incremento dell’offerta comporta una diminuzione del
prezzo). Come nella concorrenza perfetta il prezzo è uguale al ricavo medio ma il ricavo marginale è minore
del prezzo: per vendere un’unità in più, l’impresa deve diminuire il prezzo (ma pur diminuendo il prezzo, il
ricavo totale sarà maggiore perché vende una quantità maggiore).

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Massimizzazione del profitto: L’impresa deve produrre una determinata quantità del bene per cui il costo
marginale è uguale al ricavo marginale (cma = rma).

CONCORRENZA MONOPOLISTICA
Modello di mercato in cui non esistono barriere all’entrata di nuove imprese che sono numerose. I beni che
le imprese offrono non sono offerti allo stesso prezzo e non sono omogenei ma sono differenziati da alcuni
fattori (hanno caratteristiche in comune ma al tempo stesso si differenziano).
Fattori di differenziazione: Localizzazione, rapporto di fiducia, pubblicità.
Massimizzazione del profitto: L’impresa deve produrre una determinata quantità del bene per cui il costo
marginale è uguale al ricavo marginale (cma = rma).

OLIGOPOLIO
Forma di mercato in cui il complesso dell’offerta di un bene è controllata da poche imprese di grandi
dimensioni. All’ingresso del mercato esistono delle forti barriere che limitano il numero delle imprese
esistenti. Le caratteristiche dell’oligopolio sono 3:
- Quota di mercato: Poche imprese detengono nel settore una significativa quota di mercato e
quindi possono influenzare i prezzi;
- Operazioni su scala globale: Le imprese possono spostare facilmente la produzione da un punto
all’altro;
- Integrazione verticale: L’impresa controlla i diversi gradi del processo produttivo in modo da avere
un controllo totale dell’intero processo produttivo.
Si possono distinguere 2 tipi di oligopolio:
- Oligopolio concentrato: È caratterizzato da poche grandi imprese che offrono un prodotto
omogeneo. In tal caso la barriera all’entrata del mercato consiste fra quantità prodotta e prezzi:
infatti l’ingresso nel mercato di una nuova impresa farebbe diminuire i prezzi ma è necessario che
la riduzione dei prezzi non annulli i profitti;
- Oligopolio differenziato: È caratterizzato dalla differenziazione del prodotto e la differenziazione
può essere vera o percepita dal consumatore. In tal caso la barriera all’entrata del mercato è legato
al costo della pubblicità necessaria per far conoscere il marchio e differenziare i vari prodotti.
Per evitare che nuove imprese entrino nel mercato, quelle già presenti devono:
- Fissare il prezzo limite: Cioè il prezzo al di sotto del quale la produzione non è redditizia;
- Disporre di una capacità produttiva in eccesso: L’impresa già presente nel mercato deve essere in
grado di produrre una quantità maggiore rispetto a quella cui corrisponde il prezzo limite (allo
stesso prezzo deve essere in grado di produrre di più).

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