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SENTENZA 21. 3.

1991 — CAUSA C-303/88

SENTENZA DELLA CORTE


21 marzo 1991 *

Nella causa C-303/88,

Repubblica italiana, rappresentata dal prof. Luigi Ferrari Bravo, capo del servizio
del contenzioso diplomatico del ministero degli Affari esteri, in qualità di agente,
assistito dal sig. Ivo Braguglia, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lus­
semburgo presso la sede dell'ambasciata d'Italia, 5, rue Marie-Adélaïde,

ricorrente,

sostenuta dal

Regno di Spagna, rappresentato dal sig. Javier Conde de Saro, direttore generale
del coordinamento giuridico e istituzionale comunitario presso il ministero degli
Affari esteri, e dalla sig.ra Rosario Silva de Lapuerta, abogado del Estado, membro
del servizio giuridico dello Stato per il contenzioso dinanzi alla Corte di giustizia,
in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo presso la sede dell'amba­
sciata di Spagna, 4-6, boulevard Emmanuel-Servais,

interveniente,

contro

Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. Antonino Abate, con­
sigliere giuridico, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo presso
il sig. Guido Berardis, membro del servizio giuridico, Centre Wagner, Kirchberg,

convenuta,

avente ad oggetto il ricorso diretto all'annullamento della decisione della Commis­


sione 26 luglio 1988, 89/43/CEE, relativa agli aiuti concessi dal governo italiano a
ENI-Lanerossi (GU L 16, pag. 52),

* Lingua processuale: l'italiano.

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LA CORTE,

composta dai signori O. Due, presidente, G. F. Mancini, T. F. O'Higgins,


J. C. Moitinho de Almeida, G. C. Rodríguez Iglesias, M. Diez de Velasco, presi­
denti di sezione, Sir Gordon Slynn, C. N. Kakouris, F. A. Schockweiler, F. Gré-
visse e M. Zuleeg, giudici,

avvocato generale: W. Van Gerven

cancelliere: H. A. Rühi, amministratore principale

vista la relazione d'udienza,

sentite le difese orali delle parti all'udienza del 12 luglio 1990,


sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza dell'I 1 ottobre
1990,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1 Con atto introduttivo depositato nella cancelleria della Corte il 16 ottobre 1988, la
Repubblica italiana ha proposto, ai sensi dell'art. 173, primo comma, del Trattato
CEE, un ricorso diretto all'annullamento della decisione della Commissione 26 lu­
glio 1988, 89/43/CEE, relativa agli aiuti concessi dal governo italiano a ENI-La-
nerossi. Tale decisione, notificata al governo italiano con lettera 10 agosto 1988, è
stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale il 20 gennaio 1989 (GU L 16, pag. 52).

2 Con la suddetta decisione, la Commissione ha constatato che gli aiuti concessi dal
1983 al 1987 al gruppo ENI-Lanerossi, sotto forma di conferimenti di capitali a
favore delle aziende del gruppo operanti nel settore delle confezioni maschili,
erano in contrasto con l'art. 93, n. 3, del Trattato ed incompatibili con il mercato
comune, ai sensi dell'art. 92 del medesimo Trattato. Pertanto, si doveva procedere
al recupero dei detti aiuti.

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3 Dalla motivazione della decisione impugnata risulta che 1ΈNI (Ente nazionale
idrocarburi), holding di Stato, ha rilevato la società Lanerossi (in prosieguo: la
« Lanerossi ») nel 1962. Lo Stato italiano ha provveduto al ripianamento delle per­
dite subite tra il 1974 e il 1979 da quattro aziende della Lanerossi operanti nel
settore delle confezioni maschili, ossia Lanerossi Confezioni (Arezzo, Macerata,
Orvieto), Intesa (Maratea, Nocera, Gagliano), Confezioni di Filottrano (Ancona)
e Confezioni Monti (Pescara) (in prosieguo: le « quattro aziende »). In seguito ad
una denuncia, la Commissione ha informato il governo italiano, con lettera 26
giugno 1980, che i suddetti aiuti avrebbero potuto fruire di una deroga alla regola
dell'incompatibilità sancita dall'art. 92, n. 1, del Trattato, soltanto se fossero con­
cessi per un periodo limitato e sempreché il programma di ristrutturazione che le
era stato notificato fosse eseguito in modo da ripristinare a breve termine l'effi­
cienza e l'autonomia delle aziende interessate.

4 Poiché le difficoltà delle aziende persistevano, la Commissione, con lettera 20


maggio 1983, ha rilevato che, pur non avendo mosso obiezioni nei confronti degli
aiuti concessi sino alla fine del 1982, in considerazione dell'importanza sociale e
regionale delle dette imprese, essa dubitava che tali aiuti potessero essere ancora
versati senza nuocere al funzionamento del mercato comune. Dopo aver ricordato
l'obbligo incombente agli Stati membri, in forza dell'art. 93, n. 3, del Trattato, di
notificare i progetti diretti a istituire o modificare aiuti, la Commissione ha invitato
il governo italiano a indicarle, nel termine di due settimane dalla ricezione della
lettera, le proprie intenzioni in proposito. Con telex 24 giugno 1983, il governo
italiano ha confermato la propria intenzione di notificare qualsiasi intervento fu­
turo a favore delle aziende. Con lettera 2 novembre 1983, esso ha inoltre infor­
mato la Commissione del fatto che nessun nuovo aiuto era previsto per le dette
aziende, dato che la loro ristrutturazione era ritenuta impossibile dalla direzione
ENI-Lanerossi.

5 Venuta a conoscenza, attraverso informazioni di stampa, del fatto che il ripiana­


mento delle perdite delle aziende proseguiva, pur non essendole stato notificato
alcun progetto al riguardo, e ritenendo che ciò costituisse violazione delle decisioni
che essa aveva comunicato al governo italiano, la Commissione ha aperto il proce­
dimento di cui all'art. 93, n. 2, primo comma, del Trattato e, con lettera 19 di­
cembre 1984, ha intimato al detto governo di presentare le proprie osservazioni.
Tale procedimento si è concluso, il 26 luglio 1988, con l'adozione della decisione
impugnata.

6 II 26 gennaio 1989 il governo italiano ha proposto un'istanza di sospensione dell'e­


secuzione dell'art. 2 della citata decisione 89/43, che ordina il recupero degli aiuti

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versati. L'istanza è stata respinta con ordinanza del presidente della Corte
17 marzo 1989.

7 Con ordinanza 15 marzo 1989, la Corte ha ammesso il governo spagnolo a inter­


venire a sostegno delle conclusioni del governo italiano.

8 Per una più ampia illustrazione degli antefatti della controversia, dello svolgimento
del procedimento nonché dei mezzi e degli argomenti delle parti, si fa rinvio alla
relazione d'udienza. Questi elementi del fascicolo sono richiamati solo nella mi­
sura necessaria alla comprensione del ragionamento della Corte.

9 II governo italiano sostiene che la decisione controversa è stata adottata in viola­


zione degli artt. 92 e 93 del Trattato. Al riguardo, deduce vari mezzi relativi, ri­
spettivamente, all'insussistenza di un aiuto di Stato ai sensi dell'art. 92, n. 2, del
Trattato, alla violazione del principio di parità di trattamento tra imprese pubbli­
che e private, alla mancanza di effetti dell'aiuto controverso sugli scambi e sulla
concorrenza nella Comunità, alla violazione dell'art. 92, n. 3, lett. a) e e), alla
violazione del principio del legittimo affidamento, all'illegittimità degli effetti attri­
buiti all'asserita mancanza di notificazione e all'assenza di motivazione quanto al
recupero degli aiuti ordinato. Infine, esso presenta un argomento relativo all'im­
possibilità pratica di procedere al recupero dell'aiuto controverso.

Sull'insussistenza di un aiuto di Stato ai sensi dell'art. 92 del Trattato

io II governo italiano sostiene che la Commissione, nella decisione impugnata, non ha


dimostrato che i 260,4 miliardi di LIT utilizzati per ripianare le perdite di esercizio
subite dalle aziende dal 1983 al 1987 provenissero da fondi statali e che, di conse­
guenza, tali ricapitalizzazioni rientrassero nella nozione di aiuto di Stato. Al ri­
guardo, precisa che, ai sensi delle sue leggi istitutive, l'ENI deve operare, senza
intaccare il fondo di dotazione apprestato dallo Stato, mediante risorse proprie
provenienti dall'autofinanziamento e dal ricorso ai mercati nazionale ed estero dei
capitali. Aggiunge che, se è pur vero che l'ENI ha ricevuto fondi di dotazione nel
1983 e nel 1985 per il settore tessile, la Commissione non ha affatto dimostrato
che i mezzi finanziari impiegati per il ripianamento delle perdite delle quattro
aziende provenissero dai detti fondi.

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n Su questo punto si deve ricordare che, secondo una costante giurisprudenza (v., in
particolare, sentenza 2 febbraio 1988, Van der Kooy, punto 35 della motivazione,
cause riunite 67/85, 68/85 e 70/85, Race. pag. 219), non si deve distinguere tra
l'ipotesi in cui l'aiuto viene concesso direttamente dallo Stato e quella in cui l'aiuto
è concesso da enti pubblici o privati che lo Stato istituisce o designa per la gestione
dell'aiuto. Nella fattispecie, si evince da vari elementi del fascicolo che le ricapita­
lizzazioni costituivano il risultato di un comportamento imputabile allo Stato ita­
liano.

12 Ai sensi della legge 10 febbraio 1953, n. 136 (GURI 1953, n. 72), istitutiva del-
1ΈNI, quest'ultimo è un ente pubblico controllato dallo Stato italiano ed i membri
del suo consiglio di amministrazione e del suo comitato esecutivo sono nominati
con decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Inoltre l'ENI, pur essendo
tenuto ad operare secondo criteri di economicità, non dispone di una piena e to­
tale autonomia perché deve attenersi alle direttive impartite dal Comitato intermi­
nisteriale per la programmazione economica (CIPE). Questi elementi, nel loro in­
sieme, dimostrano che l'ENI opera sotto il controllo dello Stato italiano.

13 Inoltre, l'ENI può, con l'autorizzazione del ministro delle Partecipazioni statali,
emettere obbligazioni il cui rimborso in capitale e interessi viene garantito dallo
Stato. Senza che occorra stabilire se tale garanzia costituisca, di per sé, un aiuto di
Stato, il fatto che essa esista distingue i prestiti contratti dall'ENI da quelli di re­
gola contratti da un'impresa privata.

u Stando così le cose, la Commissione poteva fondatamente considerare i fondi de­


voluti dall'ENI alle quattro aziende, tramite la società Lanerossi, come interventi
statali atti a costituire aiuti. Contrariamente a quanto è sostenuto dal governo ita­
liano, non è necessario dimostrare che il fondo di dotazione che l'ENI ha ricevuto
dallo Stato italiano fosse specificamente ed esplicitamente destinato a ripianare le
perdite delle quattro aziende. È sufficiente rilevare, al riguardo, che il fatto di
ricevere fondi di dotazione ha comunque permesso all'ENI di destinare altre ri­
sorse al ripianamento delle perdite delle quattro aziende.

is II primo mezzo dedotto dal governo italiano deve pertanto essere respinto.

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Sulla violazione del principio di parità di trattamento


tra imprese pubbliche e private

i6 I governi italiano e spagnolo sostengono che la decisione impugnata viola il princi­


pio di parità di trattamento tra imprese pubbliche e private sancito dall'art. 90 del
Trattato CEE.

i7 Essi rilevano come sia normale che all'interno di gruppi industriali privati avven­
gano trasferimenti finanziari tra imprese intesi a compensare le perdite subite da
un'impresa del gruppo. Tali trasferimenti si spiegherebbero con l'intento di salva­
guardare l'immagine del gruppo, oppure con una strategia di prezzi decisa a livello
di gruppo, per cui il gruppo può ritenere opportuno sopportare perdite in un set­
tore delle sue attività durante un determinato periodo, o ancora con un progetto di
graduale disinvestimento, nel senso che il gruppo può decidere di sopportare le
perdite subite durante gli ultimi anni di attività di una delle sue imprese. Una hol­
ding pubblica dovrebbe perciò poter compensare le perdite di una delle sue imprese
allo stesso modo di una holding privata.

is Sempre secondo i suddetti governi, il criterio dell'investitore privato, usato dalla


Commissione per stabilire se il ripianamento delle perdite sia avvenuto nelle nor­
mali condizioni di un'economia di mercato, è troppo rigido. A sostegno di tale tesi
essi argomentano che è necessario distinguere, da un lato, l'investitore privato
mosso esclusivamente dall'intento di conseguire un profitto e, dall'altro, l'impren­
ditore privato come un gruppo industriale polisettoriale, le cui decisioni possono
essere condizionate non soltanto dalla possibile redditività nel breve periodo, ma
altresì da considerazioni di ordine sociale o regionale.

19 Occorre ricordare, in proposito, che nella comunicazione 17 settembre 1984 agli


Stati membri, relativa alla partecipazione delle autorità pubbliche nei capitali delle
imprese (pubblicata nel Bollettino delle Comunità europee del settembre 1984), la
Commissione si è mostrata consapevole delle implicazioni del principio di parità di
trattamento tra imprese pubbliche e private. Essa vi rileva giustamente che la sua
azione non può sfavorire o favorire i pubblici poteri quando questi effettuino ap­
porti di capitali.

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2D Discende dallo stesso principio di parità di trattamento che i capitali messi a dispo­
sizione di un'impresa, direttamente o indirettamente, da parte dello Stato, in circo­
stanze che corrispondono alle normali condizioni di un'economia di mercato, non
possono essere considerati aiuti di Stato. Pertanto occorre verificare, nel caso di
specie, se in analoghe circostanze un gruppo industriale privato avrebbe potuto
parimenti procedere alla compensazione delle perdite di esercizio delle quattro
aziende tra gli anni 1983 e 1987.

21 A questo proposito si deve ricordare che, come la Corte ha rilevato nella sentenza
10 luglio 1986, Belgio/Commissione, punto 15 della motivazione (causa 234/84,
Race. pag. 2263), il socio privato può ragionevolmente conferire il capitale neces­
sario per garantire la sopravvivenza dell'impresa che sia temporaneamente in diffi­
coltà, ma che, previa riorganizzazione, sia eventualmente in grado di ridivenire
redditizia. Deve quindi ammettersi che una società madre può parimenti, per un
periodo limitato, sopportare le perdite di una delle sue società controllate allo
scopo di consentire la cessazione delle attività di quest'ultima nelle migliori condi­
zioni. Simili decisioni possono essere motivate non soltanto dalla probabilità di
ricavare un profitto materiale indiretto, ma anche da altre considerazioni, quali la
salvaguardia dell'immagine del gruppo o il riorientamento delle sue attività.

22 Tuttavia, quando i conferimenti di capitali di un investitore pubblico prescindano


da qualsiasi prospettiva di redditività, anche a lungo termine, essi vanno conside­
rati aiuti ai sensi dell'art. 92 del Trattato e la loro compatibilità con il mercato
comune deve valutarsi unicamente alla luce dei criteri previsti da tale articolo.

23 Nel caso presente si deve constatare che le quattro aziende hanno continuamente
subito perdite dal 1974 al 1987 e che le perdite di esercizio finanziate tra il 1983 e
il 1987 erano all'incirca pari alla cifra d'affari delle quattro aziende in questo
stesso periodo. Inoltre, nel 1983 la direzione dell'ENI-Lanerossi si è dichiarata
convinta dell'impossibilità di una ristrutturazione delle quattro aziende, ma solo
successivamente ha proceduto ad un'operazione di riconversione, che nel gennaio
1988 è sfociata nella cessione delle aziende al settore privato. È peraltro assodato
che il settore nel quale operavano le suddette aziende, ossia quello delle confezioni
maschili, versava in una situazione di crisi caratterizzata da gravi problemi di adat­
tamento, causati da sovraccapacità strutturale, da prezzi troppo bassi e da un'in­
tensa concorrenza, tanto all'interno quanto all'esterno della Comunità.

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24 Stando così le cose, e considerata la durata del periodo in cui l'ENI-Lanerossi ha


mantenuto il proprio sostegno finanziario alle quattro aziende, la Commissione ha
potuto a buon diritto considerare che il conguaglio delle perdite era avvenuto in
circostanze che sarebbero risultate inaccettabili per un investitore privato operante
nelle normali condizioni di un'economia di mercato e che nessun investitore pri­
vato, pur avendo le dimensioni di un gruppo industriale, avrebbe tenuto conto
delle considerazioni esposte dai governi italiano e spagnolo e dianzi richiamate.
Giustamente, quindi, la Commissione ha rilevato che nessun investitore privato
avrebbe ripianato perdite di capitali di tale entità e per un periodo così lungo. Si
deve quindi considerare che gli interventi dell'ENI costituivano aiuti di Stato ai
sensi dell'art. 92, n. 1, del Trattato CEE.

25 II secondo mezzo dedotto dal governo italiano deve pertanto essere respinto.

Sulla mancanza di effetti dell'aiuto controverso sugli scambi


e sulla concorrenza comunitari

26 II governo italiano sostiene che la Commissione non ha sufficientemente motivato


la sua conclusione secondo cui gli aiuti concessi alle quattro aziende potevano
incidere sugli scambi tra Stati membri e falsare la concorrenza. A questo proposito,
esso argomenta che la produzione delle aziende, che rappresentava solo il 2,5%
della produzione italiana nel settore delle confezioni maschili e lo 0,33% delle
esportazioni italiane nello stesso settore, era troppo esigua per incidere sugli
scambi comunitari e, in particolare, per ostacolare le esportazioni di altri Stati
membri in Italia.

27 Va subito rilevato che, come la Corte ha affermato nella sentenza 13 luglio 1988,
Francia/Commissione, punto 19 della motivazione (causa 102/87, Race. pag.
4067,), un aiuto può essere idoneo ad incidere sugli scambi tra gli Stati membri ed
a falsare la concorrenza anche se l'impresa beneficiaria, che si trova in concor­
renza con produttori di altri Stati membri, non partecipa essa stessa alle esporta­
zioni; infatti, quando uno Stato membro concede un aiuto ad un'impresa, la pro­
duzione interna può risultarne invariata o aumentare, con la conseguenza che le
possibilità delle imprese aventi sede in altri Stati membri di esportare i loro pro­
dotti sul mercato del primo Stato membro ne sono sensibilmente diminuite. Del
resto, gli aiuti di rilevanza relativamente esigua sono nondimeno idonei a ripercuo­
tersi sugli scambi tra Stati membri quando il settore interessato sia caratterizzato
da forte concorrenza (sentenza 11 novembre 1987, Francia/Commissione, punto
24 della motivazione, causa 259/85, Race. pag. 4393).

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28 Nel caso di specie, la Commissione ha rilevato nell'atto impugnato che durante il


periodo considerato (1983-1987) l'industria tessile è stata colpita dal ristagno della
domanda , dal livello troppo basso dei prezzi e da sovraccapacità produttiva . Il
commercio intracomunitário nel settore ha subito un forte incremento , in quanto
ha rappresentato nel 1983 il 19 , 3 % e nel 1986 il 29 , 1 % della produzione comuni­
taria, attestando così l'esistenza di un'intensa concorrenza . Gli aiuti accordati dal-
1ΈNI hanno artificiosamente mantenuto le quattro aziende in attività dopo il 1982
e risanato la loro situazione finanziaria, facilitando così la loro riconversione e la
cessione di alcuni stabilimenti di produzione dei quali la ENI-Lanerossi avrebbe
dovuto di regola sostenere gli oneri.

29 Alla luce di questi elementi, la valutazione della Commissione secondo cui gli aiuti
hanno conferito alle quattro aziende un vantaggio concorrenziale assai consistente
ed erano pertanto idonei a incidere sugli scambi e a falsare la concorrenza ai sensi
dell'art. 92, n. 1, del Trattato è adeguatamente motivata e non risulta erronea.
Pertanto, il mezzo dedotto al riguardo dal governo italiano dev'essere respinto.

Sulla violazione dell'art. 92, n. 3, lett. a) e e), del Trattato

30 II governo italiano assume che la decisione impugnata viola, da un lato, l'art. 92,
n. 3, lett. a) e e), del Trattato in quanto gli aiuti in parola permettevano di favorire
o promuovere lo sviluppo regionale e settoriale e, dall'altro, l'obbligo di motiva­
zione.

3i Esso confuta anzitutto l'affermazione della Commissione secondo cui solo alcuni
degli stabilimenti delle quattro aziende operavano in regioni nelle quali il tenore di
vita era anormalmente basso o esisteva una grave forma di sottoccupazione ai sensi
dell'art. 92, n. 3, lett. a). Al proposito fa rilevare, in primo luogo, che tutti gli
stabilimenti di due delle quattro aziende si trovavano in zone considerate dalla
Commissione come aventi un tenore di vita molto basso e caratterizzate da grave
sottoccupazione; in secondo luogo, che la provincia di Arezzo, considerata dalla
Commissione nel punto X , secondo capoverso, della decisione impugnata, come
non avente né un tenore di vita anormalmente basso né grave sottoccupazione,
figura tra le zone che possono fruire di un aiuto comunitario ai sensi del regola­
mento (CEE) del Consiglio 18 gennaio 1984, n. 219, che istituisce un'azione co­
munitaria specifica di sviluppo regionale per contribuire ad eliminare gli ostacoli

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allo sviluppo di nuove attività economiche in talune zone colpite dalla ristruttura­
zione dell'industria tessile e dell'abbigliamento (GU L 27, pag. 22).

32 Più in generale, il governo italiano sostiene che gli sforzi di ristrutturazione e ri­
conversione compiuti a favore delle quattro aziende hanno favorito lo sviluppo di
attività economiche nel settore tessile e nelle regioni interessate. Esso contesta l'as­
sunto della Commissione secondo cui qualsiasi riconversione doveva aver luogo in
breve tempo e menziona come parametro il periodo di cinque anni previsto per i
programmi speciali d'intervento dall'art. 3, n. 6, del citato regolamento n. 219/84
e corrispondente ai cinque anni (1983-1987) cui la decisione impugnata si riferisce.
Il governo italiano deduce infine che la riconversione delle quattro aziende ha
contribuito alla realizzazione degli obiettivi di politica economica europea nel set­
tore delle confezioni maschili mediante la riduzione della produzione in tale set­
tore.

33 Per quanto riguarda le asserzioni del governo italiano, va rilevato che la Commis­
sione non ha contestato quelle relative all'insediamento di due delle quattro
aziende in zone sfavorite né quella relativa alla situazione economica della provin­
cia di Arezzo.

34 Occorre ricordare anzitutto che, nell'applicazione dell'art. 92, n. 3, del Trattato,


la Commissione dispone di un ampio potere discrezionale il cui esercizio implica
valutazioni di carattere economico e sociale che devono essere effettuate in un
contesto comunitario (sentenza 14 febbraio 1990, Francia/Commissione, punto 49
della motivazione (causa 301/87, Race. pag. 1-307).

35 Va rilevato poi che, sebbene la decisione impugnata riguardi unicamente gli aiuti
concessi alle quattro aziende dal 1983 al 1987, è assodato che le perdite subite
dalle suddette imprese sono state ripianate sin dal 1974, ossia per un periodo com­
plessivo di quattordici anni.

36 Risulta chiaramente dalla decisione impugnata che il giudizio negativo della Com­
missione sulla compatibilità degli aiuti con il mercato comune era basato non sol­
tanto sulla durata degli aiuti, ma anche sulla loro natura. La Commissione rileva

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giustamente che gli aiuti di cui trattasi non erano conformi né agli orientamenti
comunitari riguardanti gli aiuti all'industria tessile e dell'abbigliamento, comunicati
agli Stati membri con lettere 30 luglio 1971 e 4 febbraio 1977, né agli orientamenti
relativi agli aiuti di salvataggio, comunicati agli Stati membri con lettera 24 gen­
naio 1979.

37 Gli orientamenti riguardanti l'industria tessile consentono la concessione di aiuti


per un breve periodo e sempreché siano destinati ad operazioni specifiche, aventi
in particolare lo scopo di portare il beneficiario ad un livello di competitività suffi­
ciente a consentirgli di operare sul mercato comunitario. Nella fattispecie, gli aiuti
sono stati utilizzati, in generale, per migliorare la situazione finanziaria delle quat­
tro aziende e mantenerle artificiosamente in attività. Quanto agli aiuti di salvatag­
gio, dagli orientamenti comunitari emerge che essi devono assumere la forma di
prestiti o garanzie di prestiti ed essere corrisposti soltanto per il tempo necessario
— che non deve superare sei mesi — a predisporre un piano di risanamento. Gli
aiuti sui quali verte la presente causa non sono, manifestamente, conformi a tali
criteri e quindi non possono essere considerati come aiuti intesi a favorire lo svi­
luppo economico delle regioni e delle attività interessate.

38 Deve rilevarsi, infine, che risulta chiaramente dalla decisione impugnata come la
Commissione abbia esaminato, nella fase precontenziosa, l'argomento del governo
italiano secondo cui la riconversione delle quattro aziende ha contribuito a realiz­
zare gli obiettivi comunitari nel settore delle confezioni maschili. Al riguardo, il
governo italiano aveva asserito che la capacità produttiva si era ridotta del 55 %
circa, basandosi su una corrispondente riduzione del personale nelle quattro
aziende. Senonché una simile riduzione degli occupati non comporta automatica­
mente, come giustamente si rileva nella decisione, una corrispondente riduzione
della capacità produttiva, soprattutto quando ad essa si accompagni un incremento
di produttività. D'altra parte, pur ammettendo che le riconversioni delle quattro
aziende abbiano avuto l'effetto di ridurre la produzione nel settore delle confe­
zioni maschili, è assodato che il 17% della capacità produttiva è stato riconvertito
verso altri sottosettori dell'industria tessile e dell'abbigliamento, accrescendo così le
pressioni che gravavano su questi sottosettori.

39 Se ne deve quindi concludere che il governo italiano non ha addotto elementi che
permettano di ritenere che la Commissione, nel giudicare gli aiuti controversi non

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conformi alle condizioni prescritte per fruire di una delle deroghe previste dal­
l'art. 92, n. 3, abbia ecceduto i limiti del proprio potere discrezionale.

Sulla violazione del principio del legittimo affidamento

40 II governo italiano sostiene che l'atteggiamento tenuto dalla Commissione tra il


1983 e il 1987 ha suscitato il suo legittimo affidamento quanto alla legittimità degli
aiuti, il che dovrebbe, quanto meno, impedire alla Commissione di ordinare il re­
cupero degli stessi. Al riguardo, esso sottolinea anzitutto che tra il 20 maggio
1983, data in cui la Commissione ha inviato una nuova lettera riguardante le
aziende dell'ENI-Lanerossi, e il 19 dicembre 1984, data in cui essa ha formalmente
intimato alla ricorrente di presentare le sue osservazioni, non era stato aperto un
procedimento formale. Il governo italiano assume poi che la Commissione, avendo
lasciato trascorrere 55 mesi prima di concludere il procedimento, ha ingenerato
nella ricorrente la ragionevole convinzione della legittimità degli aiuti.

4i Tale argomento non può essere accolto. Il governo italiano, infatti, non può soste­
nere di essere stato indotto a considerare gli aiuti di cui trattasi compatibili con il
mercato comune per il semplice motivo che la Commissione non aveva aperto il
procedimento ex art. 93 del Trattato in data anteriore, mentre, nel giugno 1983,
ha confermato alla Commissione che era sua intenzione notificarle ogni futuro
intervento a favore delle quattro aziende e, nel novembre 1983, le ha garantito che
non erano previsti aiuti a favore delle stesse.

42 Va rilevato, inoltre, che il governo italiano non ha mai comunicato alla Commis­
sione l'intenzione di continuare ad erogare aiuti alle quattro aziende, che nel corso
della procedura di esame ha spesso chiesto termini supplementari per rispondere
alle domande di informazioni della Commissione e che i dati relativi agli aiuti
concessi per gli anni 1986 e 1987 sono stati trasmessi solo quattro giorni prima
della decisione finale.

43 Quando uno Stato membro che concede un aiuto senza ottemperare al dovere di
notificazione, sancito dall'art. 93, n. 3, del Trattato, si dimostra in seguito rilut­
tante a fornire le informazioni utili alla Commissione, è esso stesso responsabile
del protrarsi della procedura di esame; esso non può quindi trarre argomento dalla
durata della suddetta procedura per far valere un legittimo affidamento circa la

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compatibilità degli aiuti in questione con il mercato comune. Ammettere tale possi­
bilità significherebbe, come la Corte ha dichiarato nella sentenza 20 settembre
1990, Commissione/Germania (causa C-5/89, Race. pag. 1-3437), privare di ogni
effetto utile gli artt. 92 e 93 del Trattato, poiché in tal modo le autorità nazionali
potrebbero basarsi sul proprio comportamento illegittimo o negligente per neutra­
lizzare l'efficacia delle decisioni adottate dalla Commissione ai sensi delle dette
disposizioni del Trattato.

44 II mezzo relativo alla violazione del principio del legittimo affidamento va pertanto
respinto.

Sull'illegittimità degli effetti attribuiti alla mancanza di notificazione

45 II governo italiano contesta anzitutto l'affermazione della Commissione , figurante


nel punto V , secondo capoverso , della decisione impugnata , secondo cui la man­
cata notificazione degli aiuti rende questi ultimi irrimediabilmente illegittimi. In
secondo luogo , esso assume di avere comunque rispettato l'obbligo prescritto dal­
l'art. 93 , n. 3 , in quanto la Commissione è stata informata dell'andamento della
situazione delle quattro aziende in tempo utile per poter formulare le sue osserva­
zioni.

46 Va osservato che le conseguenze di una violazione dell'art. 93 , n. 3 , sono state


precisate dalla Corte nella citata sentenza 14 febbraio 1990, causa C-301 / 87 , punti
12 e seguenti della motivazione . La Corte ha rilevato che la Commissione , qualora
constati che un aiuto è stato istituito senza essere stato notificato, dispone di un
potere di ingiunzione . Dopo aver messo lo Stato membro interessato in grado di
formulare le proprie osservazioni, essa può ingiungergli, mediante una decisione
provvisoria e nelle more dell'esame dell'aiuto, di sospenderne immediatamente l'e­
rogazione e di fornirle, nel termine da essa impartito, tutti i documenti , le infor­
mazioni e i dati necessari per esaminare la compatibilità dell'aiuto con il mercato
comune .

47 Se lo Stato membro si conforma integralmente all'ingiunzione della Commissione,


questa è tenuta ad esaminare la compatibilità dell'aiuto con il mercato comune,
secondo la procedura prevista dall'art. 93, nn. 2 e 3, del Trattato. Per contro, se
lo Stato membro omette di fornire le informazioni richieste nonostante l'ingiun-

I-1482
ITALIA / COMMISSIONE

zionę della Commissione, questa ha il potere di chiudere il procedimento e di


adottare la decisione che constata la compatibilità o l'incompatibilità dell'aiuto con
il mercato comune in base agli elementi di cui dispone.

48 Se lo Stato membro non sospende il versamento dell'aiuto nonostante l'ingiunzione


della Commissione, questa ha il diritto, pur proseguendo l'esame dell'aiuto nel me­
rito, di adire direttamente la Corte di giustizia per far dichiarare tale violazione del
Trattato.

49 Nel caso di specie, tuttavia, è pacifico che la Commissione ha proceduto all'esame


della compatibilità degli aiuti di cui trattasi con il mercato comune ed ha poi con­
statato, nell'art. 1 della decisione impugnata, che detti aiuti erano incompatibili
con il mercato comune ai sensi dell'art. 92 del Trattato. L'esame può pertanto
costituire oggetto di sindacato giurisdizionale.

so II mezzo relativo all'illegittimità degli effetti attribuiti alla mancanza di notifica­


zione va conseguentemente respinto, senza che occorra esaminare il secondo argo­
mento addotto dal governo italiano.

Sulla carenza di motivazione dell'ordine di recupero degli aiuti

si II governo italiano sostiene, in primo luogo, che la decisione di ordinare il recu­


pero rientra in un potere discrezionale della Commissione il cui esercizio deve
essere motivato. Ora, nel caso di specie la Commissione non avrebbe indicato nes­
suna ragione che giustifichi l'ordine di recupero degli aiuti.

52 Va ricordato che, secondo una giurisprudenza costante, la motivazione di una de­


cisione deve fornire all'interessato le indicazioni necessarie a stabilire se la deci­
sione sia fondata o meno e permettere alla Corte di esercitare il proprio sindacato
. di legittimità. L'obbligo di motivazione va valutato in funzione delle circostanze
del caso di specie, in particolare del contenuto dell'atto, della natura dei mezzi
invocati e dell'interesse che il destinatario può avere a ricevere chiarimenti (v., in
particolare, sentenza 20 marzo 1985, Italia/Commissione, punto 46 della motiva­
zione, causa 41/83, Race. pag. 873).

I-1483
SENTENZA 21. 3. 1991 — CAUSA C-303/88

53 Al riguardo, si deve rilevare che nell'aprire il procedimento di cui all'art. 93, n. 2,


la Commissione ha informato il governo ricorrente del fatto che ogni eventuale
aiuto erogato prima della decisione definitiva avrebbe potuto dar luogo a un or­
dine di recupero e che la stessa possibilità è stata menzionata in una comunica­
zione della Commissione pubblicata nella Gazzetta ufficiale il 24 novembre 1983
( GUC 318, pag. 3).

54 Risulta dall'atto impugnato che l'ordine di recupero integrale degli aiuti è stato
motivato con « la gravità e l'entità dell'infrazione ». Sebbene tale motivazione,
considerata isolatamente, possa apparire eccessivamente laconica, va sottolineato
che essa è formulata nell'ambito di una decisione che spiega dettagliatamente l'in­
cidenza degli aiuti di cui trattasi su un settore in crisi, come quello del tessile e
dell'abbigliamento.

55 Ne consegue che il mezzo del governo italiano relativo alla carenza di motivazione
deve essere respinto.

Sull'impossibilità di recuperare l'aiuto

56 II governo italiano adduce l'impossibilità di dare esecuzione all'art. 2 della deci­


sione, relativo al recupero degli aiuti controversi. A questo proposito, esso sostiene
anzitutto che l'incerta identità dei destinatari dell'ordine di recupero è, da sola,
sufficiente a renderlo illegittimo. Rileva, sotto tale aspetto, delle discordanze tra la
motivazione della decisione controversa, che menziona il recupero presso i « bene­
ficiari » degli aiuti, l'art. 1 della stessa, che si riferisce al gruppo ENI-Lanerossi, e
un telex della Commissione in data 23 novembre 1988, riguardante un credito nei
confronti dell'ENI . In secondo luogo, deduce che, secondo il diritto italiano, lo
Stato non avrebbe alcun titolo per ripetere dai privati acquirenti delle quattro
aziende somme che non sono state considerate nelle condizioni di vendita.

57 Si deve osservare, quanto all'asserita incertezza circa l'identità dei destinatari del­
l'ordine di restituzione, come dalla decisione impugnata risulti chiaramente che gli
aiuti andavano recuperati presso le imprese che ne hanno effettivamente fruito,
vale a dire presso le quattro aziende.

I-1484
ITALIA / COMMISSIONE

58 Se il governo italiano nutriva seri dubbi in proposito , avrebbe potuto , come ogni
Stato membro che incontri difficoltà impreviste nell'esecuzione di un ordine di re­
cupero , sottoporre tali problemi alla valutazione della Commissione . In tal caso la
Commissione e lo Stato membro interessato, in ossequio al dovere di leale collabo­
razione , enunciato in ispecie nell'art. 5 del Trattato , devono collaborare in buona
fede per superare le difficoltà osservando scrupolosamente le disposizioni del Trat­
tato , in particolare quelle relative agli aiuti (v. sentenza 2 febbraio 1989, Commis­
sione / Germania , punto 9 della motivazione , causa 94 / 87 , Race . pag . 175).

59 Infine, ogni incertezza circa l'identità dei destinatari dell'ordine di recupero è stata
dissipata nel corso dell'udienza del procedimento sommario tenutasi nell'ambito
delia presente causa il 13 marzo 1989, allorché l'agente della Commissione ha di­
chiarato che l'ordine di recupero riguardava esclusivamente le quattro aziende.

60 Per quanto riguarda il secondo punto, deve rilevarsi che, anche se 1ΈNI non può,
secondo il diritto italiano, recuperare somme che non sono state prese in conside­
razione nelle condizioni di vendita delle quattro aziende, tale circostanza non può
ostare alla piena applicazione del diritto comunitario e quindi non può incidere
sull'obbligo di procedere al recupero degli aiuti di cui trattasi.

6i Ne consegue che l'ultimo argomento del governo italiano deve essere respinto.

62 Poiché nessuno dei mezzi dedotti dal governo italiano ha potuto essere accolto, il
ricorso deve essere interamente respinto.

Sulle spese

63 Ai sensi dell'art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è


condannata alle spese, comprese quelle relative al procedimento sommario. La ri­
corrente è rimasta soccombente e quindi va condannata alle spese sostenute dalla
Commissione. Il governo del Regno di Spagna sopporterà le proprie spese.

I-1485
SENTENZA 21. 3. 1991 — CAUSA C-303/88

Per questi motivi,

LA CORTE

dichiara e statuisce:

1) Il ricorso è respinto.

2) La Repubblica italiana sopporterà le spese della Commissione, comprese quelle


relative al procedimento sommario.

3) Il governo del Regno di Spagna sopporterà le proprie spese.

Due Mancini O'Higgins Moitinho de Almeida

Rodríguez Iglesias Diez de Velasco Slynn

Kakouris Schockweiler Grévisse Zuleeg

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 21 marzo 1991.

Il cancelliere Il presidente

J.-G. Giraud O. Due

I-1486