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org, Area divulgativa - Strategie per stare meglio 07/02/12

Luce del clarinetto, metafora di riscatto esistenziale


(Johannes Brahms, Trio per clarinetto Op. 114)
Proposte di ascolto a cura di Pino Pignatta

Johannes Brahms
Trio per clarinetto Op. 114
Allegro – Adagio – Andante grazioso - Allegro
Olivier Patey, clarinetto; François Salque, violoncello; Bertrand Chamayou, pianoforte

E’ la luce del clarinetto che illumina e invade di meraviglia questa pagina cameristica, il Trio Op.
114 di Johannes Brahms. Compare qui e là sul rigo musicale, insegue e si fa inseguire, gioca a
nascondino, riappare dietro le nuvole, svanisce ancora, s’inerpica su scale quasi jazzistiche,
precipita come un’aquila tra pareti a strapiombo, torna come un raggio di sole a scaldare le
malinconie più brunite del compositore, dialoga con il pianoforte e soprattutto con il violoncello,
lo incalza, lo accompagna, e sempre lascia sulla pelle un senso di speranza e di felicità
interiore. Dev’essere stata una luce così intensa da scrollare dal torpore lo stesso Brahms, se è
vero che negli ultimi anni, quando l’interesse per la composizione sembrava affievolirsi, il
musicista tedesco fu stimolato a utilizzare il clarinetto proprio dall’incontro con il virtuoso
dell’epoca, Richard Mühlfeld.
Era la fine del 1890, Brahms aveva 57 anni, e aveva già confidato all’ambiente musicale e agli
editori di non volere più scrivere. Intendeva solo sistemare alcuni lavori e poi distruggere il
resto. A pensarci bene, mette un brivido. E invece, il miracolo: nel marzo 1891, appena sei anni
prima di morire, nella città di Meiningen, incontra e ha modo di ascoltare in un concerto il
celebre clarinettista, prima parte della Ducal Orchestra. Ne rimane tanto folgorato da definire
Mühlfeld “il più grande musicista per strumenti a fiato vivente”. Non solo: torna a Vienna,
riprende penna, calamaio e pentagramma e scrive in pochi anni il Quintetto per clarinetto Op.
115 e le due Sonate Op. 120: capolavori assoluti della musica da camera che non mancheremo
di proporvi via via in queste “Strategie per stare meglio”. E ovviamente da quell’incontro nasce
anche il Trio Op. 114, la cui prima esecuzione avviene il 24 novembre 1891. Non c’era il minimo
dubbio: con Mühlfeld al clarinetto, Robert Hausmann al cello e lo stesso Brahms al pianoforte.
Siamo fortunati e possiamo proporvelo da YouTube in una versione, una volta tanto, integrale,
con tutti e quattro i movimenti in sequenza, senza interruzioni, in un’interpretazione davvero
folgorante di tre giovani musicisti francesi.
Dunque, nell’ascoltare questo incanto musicale si comincia dall’Allegro, con lo strumento ad
arco che colora le emozioni più cupe dell’animo brahmsiano. È il violoncello, infatti, che introduce
con passione entrambi i temi di questo tenebroso movimento. Il primo in modo quasi conciso,
ma con slanci vivaci e vigorosi; il secondo tema, un po’ in ombra, presenta una parabola
espressiva più rotonda, e precipita nelle sonorità più scure della scala musicale prima d’iniziare il
suo viaggio. E dopo una scrittura sorprendentemente brillante dei tre strumenti nella sezione di
Sviluppo (ricordiamo che quelle di Brahms sono composizioni ben abbarbicate alla disciplina del
classicismo, quindi alla “forma sonata”), il compositore assegna con generosità al clarinetto la
possibilità di ricapitolare entrambe le melodie. Il movimento termina con clarinetto e violoncello
che fugacemente precipitano in veloci cavalcate, però appena sussurrate. Chiude una “coda”

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Luce del clarinetto, metafora di riscatto esistenziale (Johannes Brahms, Trio per clarinetto Op. 114)

nella quale la trama musicale si dissolve gradualmente tra gli echi lontani del primo tema.
E dopo avere ascoltato l’Allegro iniziale nella sua interezza, come foste al concerto, vi
suggeriamo di usare la tecnologia per godervi, casomai vi fosse sfuggito, un passaggio di
bellezza intensa e commovente: al minuto 6:15 del video violoncello e clarinetto dialogano con
energia alternandosi sulla stessa frase melodica. Al termine, Brahms scrive una pausa per il
violoncello, passa il tema al pianoforte e poi lo porge, senza soluzione di continuità, con grazia
infinita, al clarinetto, che esattamente al minuto 6:45 entra inondando di luce l’intera scena con
una frase da pelle d’oca. E qui avvertirete una sorta di riconoscenza nei confronti del
compositore, e avrete la percezione netta di quanto, e in che modo appunto miracoloso, Brahms
abbia, nel suo incontro con Richard Mühlfeld, assorbito le potenzialità dinamiche ed espressive
del clarinetto, usando con maestria la delicatezza del suo timbro sonoro, per rischiarare forse
gli angoli più bui e malinconici di un uomo che aveva sino a quel momento pensato di
farla finita in senso compositivo, in un certo senso di chiudere la vita con un fallimento. Luce
del clarinetto che, crediamo, diventi metafora di una possibilità di riscatto e di rivincita. Un
impiego cameristico a “tutto campo” che come abbiamo detto, prosegue nei numeri d’opera 115
e 120, rispettivamente con il Quintetto e con le due Sonate, a dimostrazione che dopo l’incontro
magico con questo strumento Brahms si è tuffato in un rinnovato “delirio” compositivo,
consegnando alle stampe le pagine forse più alte di tutta la storia della musica per clarinetto,
insieme con quelle mozartiane.
Nel secondo movimento del Trio Op. 114, l’Adagio, l’incantato motivo iniziale s’interseca con
dolcezza con l’accompagnamento pianistico, per poi passare al violoncello con una sorta di
controcanto del clarinetto. È un momento intenso e contemplativo. Il secondo tema sboccia quasi
all’improvviso, con sorpresa rispetto al clima meditativo precedente, sostenuto da un tessuto di
arpeggi, e appare subito più determinato e meno mistico. Nell’episodio centrale il primo tema
diventa più scarno, essenziale, riducendosi alle note portanti della melodia, con pizzicati del
violoncello capaci di “bussare” davvero all’anima.
L’Andantino grazioso è il terzo movimento. Presenta un garbato motivo di danza sostenuto
dallo strumento protagonista, abbellito da un accompagnamento a macchie di colore, soprattutto
del pianoforte, non senza il sostegno di nuovi pizzicati del violoncello che danno sostanza al
discorso armonico. Subito dopo, con la tecnica compositiva dell’alternanza, la stessa melodia
passa al pianoforte, colorata qui a sua volta dalle tinte luminose del clarinetto. Un certo numero
di critici considera questo “Andantino” il più seducente dell’intero Trio. Forse perché, a tratti,
suona come un valzer viennese.
Le melodie del movimento finale, l’Allegro, sembrano smorzare, almeno all’inizio, la novità
apportata dal ricamo compositivo svolto dal clarinetto, e tornare a un Brahms “vintage”, cioè alla
trama strumentale dei precedenti lavori cameristici per soli archi. La decisa attività ritmica del
tema d’apertura in qualche modo è contrastata dall’idea melodica secondaria che fa da “freno” al
soggetto iniziale, più esuberante e sfrontato. La sensazione è che qui il compositore abbia voluto
un clarinetto sullo stesso livello di protagonismo degli altri due strumenti. È la parte più
tempestosa dell’intero lavoro, meno intimistica. Forse più felice, nel senso che a questo
punto lo strumento ha già svolto il suo “lavoro”: restituirci Brahms alla composizione.
Rischiavamo di perderlo. L’abbiamo ritrovato grazie al clarinetto. Ricordatelo ogni volta che lo
ascolterete in un’orchestra.

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Luce del clarinetto, metafora di riscatto esistenziale (Johannes Brahms, Trio per clarinetto Op. 114)

Buon ascolto.

Per approfondire l'ascolto


1) Brahms: Klarinetten-Trio
Beethoven: Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte “Gassenhauer-Trio”
Sabine Meyer, clarinetto; Heinrich Schiff, violoncello; Rudol Buchbinder, pianoforte (Emi Music,
disponibile anche su iTunes)

2) Brahms
The Clarinet Sonatas and Trio
Karl Leister, clarinetto; Wolfgang Boettcher, violoncello; Ferenc Bognàr, pianoforte (Nimbus
Records, disponibile anche su iTunes)

3) Mozart & Brahms


Clarinet Quintets
David Shifrin, clarinetto; Emerson String Quartet (Deutsche Grammophon, disponibile anche su su
iTunes)

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