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Collana Studi biblici

17. J. Darù, Principio del Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco


18. S. Zedda, Teologia della salvezza nel Vangelo di Luca
19. L. Gianantoni, La paternità apostolica di Paolo
20. S. Zedda, Teologia della salvezza negli Atti degli Apostoli
21. A. Giglioli, L'uomo o il creato?
22. M. Pesce, Le due fasi della predicazione di Paolo
23. E. Boccara, Il peso della memoria
24. L. Alonso SchOkel - J.M. Bravo Arag6n, Appunti di ermeneutica
25. Metodologia delU4.ntico Testamento, a cura di H. Simian-Yofre
26. F. Manns, Il giudaismo
27. G. Cirignano - F. Montuschi, La personalità di Paolo
28. F. Manns, La preghiera d'Israele al tempo di Gesù
29. H. Simian-Yofre, Testi isaiani delU4.vvento
30. M. Nobile, Ecclesiologia biblica
31. L. Ballarini, Paolo e il dialogo Chiesa-Israele
32. F. Manns, L'Israele di Dio
33. A. Spreafico, La voce di Dio
34. G. Crocetti, Questo è il mio corpo e lo offro per voi
35. A. Rofé, La composizione del Pentateuco
36. P. Lapide, Bibbia tradotta Bibbia tradita
37. G. Cirignano - F. Montuschi, Marco. Un Vangelo di paura e di gioia
38. P. Grelot, Il mistero del Cristo nei Salmi
39. B. Costacurta, /!laccio spezzato
40. G. Ibba, La teologia di Qumran
41. A. Wénin, Entrare nei Salmi
42. B. Costacurta, Con la cetra e con la fionda
43. J.P. Fokkelman, Come leggere un racconto biblico
44. X. Léon-Dufour, Agire secondo il Vangelo
45. Bibbia e storia, a cura di M. Hermans - P. Sauvage
46. W. Binni - B. G. Boschi, Cristologia primitiva
47. M. Remaud, Vangelo e tradizione rabbinica
48. B. G. Boschi, Le origini della Chiesa
49. A. Miranda, I sentimenti di Gesù
50. W. Binni, La Chiesa nel Quarto Vangelo
51. X. Léon-Dufour, Il Pane della vita
52. A. Wénin, Il Sabato nella Bibbia
53. B. Costacurta, Lo scettro e la spada
54. Y. Simoens, Il corpo sofferente: dall'uno all'altro Testamento
55. F. Urso, La sofferenza educatrice nella Lettera agli Ebrei
56. L. Mazzinghi, Storia d'Israele dalle origini al periodo romano
57. A. Pitta, Paolo, la Scrittura e la Legge
58. M. Grilli, L'impotenza che salva
59. L. Schiavo, Il Vangelo perduto e ritrovato
60. R. Reggi, I «fratelli» di Gesù
61. S. Paganini, Qumran le rovine della luna
62. P. Lombardini, Cuore di Dio, cuore dell'uomo
63. M.L. Rigato, Discepole di Gesù
64. V. Polidori, La Bibbia dei Testimoni di Geova
65. M.L. Rigato, I genitori di Gesù
66. A. Spreafico, La voce di Dio. Nuova edizione
67. P. Lombardini, I profeti
68. G. Benzi, La profezia dell' Emmanuele
69. B. Standaert,/1 vangelo secondo Marco
70. W. Egger - P. Wick, Metodologia del Nuovo Testamento
WILHELM EGGER- PETER WICK

METODOLOGIA
DEL NUOVO
TESTAMENTO

Introduzione
allo studio scientifico
dei testi biblici

Nuova edizione

EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA


Titolo originale: Methodenlehre zum Neuen Testament, Biblische Texte selbstiindig
auslegen, 6. vollig neu bearbeitete Auslage. Unter Mitarbeit von Dominique Wagner.

Traduzione dal tedesco: Romeo Fabbri

Realizzazione editoriale: Prohemio editoriale srl, Firenze

Wilhelm Egger l Peter Wick, Methodenlehre zum Neuen Testament, Biblische Texte
selbstiindig auslegen ©20132 Verlag Herder GmbH, Freiburg im Breisgau

© 2015 Centro editoriale dehoniano


via Scipione Dal Ferro, 4 - 40138 Bologna
www .dehoniane.it

EDB®

ISBN 978-88-10- 41018-9

Stampa: Tipografia Giammarioli, Frascati (RM) 2015


Dedicato
a Wilhelm Egger (1940-2008) e alla sua passione
per il testo e per il messaggio della Bibbia
PREFAZIONE

Fin dalla sua prima pubblicazione nel 1 987, l'importante


Metodologia di Wilhelm Egger ha indicato a molti studenti una
strada per spiegare in modo autonomo e gioioso la Bibbia, e
compiere personalmente quel fruttuoso viaggio di scoperta che
è sempre un contatto intenso e profondo con il testo. È stata
la prima metodologia neotestamentaria tedesca a introdurre
i metodi sincronici, che esplorano il testo come un tutto, e a
premetterli coerentemente alla lista dei metodi storico-critici
classici (metodi diacronici). Così essa ha creato una capacità di
collegamento che permette agli studenti di teologia di impara­
re a conoscere e usare metodi derivanti dagli studi più recenti
sulla letteratura. Diversamente dai metodi storico-critici, questi
metodi hanno aiutato, e aiutano ancora, a incentrare l'atten­
zione non sulle verità dietro al testo, ma sulle affermazioni
e sui potenziali significati immanenti al testo. Questo ha una
grande importanza teologica. Finora questa rivalutazione dei
metodi sincronici non è stata recepita dalle nuove metodologie.
Nel baccalaureato basato su due discipline si studia spesso la
teologia insieme a una disciplina che pone l' accento sullo studio
della letteratura (germanistica, ecc.) . Anche in questo caso i
metodi sincronici aiutano a rafforzare negli studenti la capacità
di collegamento fra la teologia e queste discipline. La didattica
della metodologia (costruzione dei capitoli, applicazione prati­
ca, esempi) era straordinariamente adatta all'utilizzazione come
guida alla lettura nei preseminari.1

1 Corso introduttivo per i primi due anni d i studi universitari [ndt).

7
Poiché Wilhelm Egger, in seguito alla sua nomina a vescovo
di Bolzano-Bressanone, non poteva più sviluppare la sua meto­
dologia, dopo l'esaurimento dell'ultima edizione presi contatto
con lui e ben presto si decise insieme di preparare una nuova
edizione. In Dominique Wagner ho trovato la collaborazione
di un appassionato germanista, che ha studiato anche teologia.
Nei numerosi incontri in cui abbiamo discusso sul collegamento
fra letteratura e linguistica, da una parte, e teologia, dall'altra,
sono emerse idee che mi hanno convinto a rielaborare profon­
damente a livello contenutistico soprattutto la terza parte della
Metodologia di Egger. Senza la sua profonda conoscenza delle
due discipline, germanistica e teologia, il suo coraggio a percor­
rere strade non convenzionali e la sua gioia per il dialogo inter­
disciplinare, non sarebbe stata possibile la coerente disposizione
della terza parte nella forma in cui ora si presenta.
Il contatto con Wilhelm Egger è stato molto fruttuoso. Ci
siamo incontrati nel 2007 a Colonia. Nel luglio del 2008 ho potu­
to mandargli la rielaborazione del «Cuore» della sua metodolo­
gia, la parte dedicata ai metodi sincronici. Dopo la sua morte
improvvisa, ho sentito il dovere di portare a termine questo
lavoro anche per lui e indicare la sua strada innovativa per la
spiegazione del testo a nuove generazioni di studenti.
Sia la germanistica sia la teologia hanno fatto enormi passi
avanti. Ma l'approccio linguistico continua a essere sempre molto
adatto per coloro che cominciano gli studi, perché permette
loro ricerche autonome attraverso un' attività concreta ( contare,
ordinare per categorie, ecc. ) e riduce quindi al minimo la paura
di spiegare il testo. Si mettono in mano agli studenti strumenti
che li rendono più consapevoli delle loro capacità nel contatto
con i testi e con i loro risultati ( raggiunti autonomamente ) . Così
sono probabili, già in preseminario, esperienze positive nella
ricerca sui testi.
La metodologia si presenta in una forma totalmente riela­
borata. I vari modelli testuali e comunicativi di Egger sono stati
ulteriormente sviluppati in un unico modello relazionale ( cf.
l'Introduzione ) , cosa che accresce le possibilità degli studenti
di applicare autonomamente questi metodi a testi di loro scel­
ta. Il significato scaturisce sempre dalla relazione: relazioni di
elementi testuali fra loro; relazioni fra il testo e la sua preistoria;
relazioni fra il testo e l'ambiente circostante; relazioni fra autore
e testo o testo e lettore.

8
Nella rielaborazione ho attribuito una grande importan­
za alla comprensibilità e all'applicabilità di questa collaudata
metodologia nelle scuole. Perciò, i capitoli sono stati in parte
riscritti, profondamente rielaborati o comunque integrati in
modo da recepire le posizioni più recenti in materia sia di conte­
nuti sia di bibliografia. Al contrario, la quarta parte è rimasta
praticamente immutata. Ho conservato anche molti rimandi alla
bibliografia più vecchia.2 Sul piano concettuale, contenutistico
e anche linguistico, il volume è rivolto alle necessità dei corsi di
studio a più livelli e ancora ai preseminari.
Un cordiale ringraziamento ai numerosi collaboratori della
mia cattedra, che hanno investito molte energie e molta pazienza
in questo progetto: il mio assistente Jens-Christian Maschmeier,
Daniel Klinkmann, Philipp Miiller, Anna Piillen e Jan Schafer.
Come vescovo, Wilhelm Egger si è impegnato a permettere
ai cristiani di poter leggere la Bibbia con profitto. Nell'anno
accademico 1987-1 988, allora giovane studente, ho frequentato
a Basilea un preseminario sul Nuovo Testamento, che usava la
prima versione del suo libro. Allora Wilhelm Egger mi mise in
mano lo strumento necessario alla mia passione per la forma e
per il contenuto del testo biblico e la incanalò sui binari orien­
tati verso il futuro scientifico che condussero al mio dottorato.
Per questo gli sono profondamente riconoscente. Dedico questo
volume alla sua passione per il testo e per il messaggio della
Bibbia.

Peter Wick
Bochum, febbraio 201 1 .

2 Nella bibliografia si trova all'occorrenza, accanto alle informazioni utilizzate


da W. Egger, un rimando a nuove edizioni della biografia da lui introdotta.

9
Introduzione
IL «MODELLO
TESTUALE RELAZIONALE»
O LEGGERE
COME EVENTO DI RELAZIONE

Wilhelm Egger pose alla base della sua metodologia un


modello teoretico della comunicazione. Questo modello poggia
sulla triade mittente-messaggio-destinatario. Oggi questo model­
lo è considerato superato, perché la comunicazione è un proces­
so multifattoriale molto più complesso. Ma, accanto a questo
modello, Egger pose anche un modello testuale strutturalistico
(ad esempio, nell'analisi linguistico-sintattica e semantica) , che
analizza il testo come intreccio di relazioni (textus = tessuto) e
portatore di significato.
N ella mia rielaborazione, questi due modelli, testuale e
comunicativo, vengono integrati in un unico modello relaziona­
le. Il significato emerge a vari livelli relazionali, attraverso varie
forme di relazione fra materiali, oggetti, testi, stadi testuali,
persone, autori e destinatari impliciti ed espliciti, intesi e reali, e
il loro inserimento nei loro attuali contesti. Le forme più diver­
se delle relazioni intratestuali vengono determinate mediante i
metodi sincronici (terza parte) . I titoli dei capitoli e dei paragrafi
rinviano normalmente al piano relazionale del testo. Relazio­
nalità, relazione e collegamento uniscono ogni volta elementi
molto diversi in messaggi portatori di significato.
Nell'Introduzione si riflette sul modo in cui può riuscire la
presa di contatto con il testo da parte del lettore. Nei capitoli
che seguono vengono introdotte altre relazioni fondamentali
interne ed esterne al testo. Così nel § l del capitolo l si consi­
dera il testo come intreccio relazionale strutturato e nel § 2
come parte di una relazione comunicativa. La critica testuale
invece studia le relazioni fra una forma testuale scientificamente
elaborata e le sue attestazioni manoscritte (c. 2, § 1 ) . Le tradu-

11
zioni trasferiscono un testo da una lingua e cultura di partenza a
una lingua e cultura di arrivo. A seconda del metodo usato per
la traduzione, si possono costruire relazioni molto diverse fra
punto di partenza e punto di arrivo (c. 2, § 3).
I metodi diacronici studiano il modo in cui un testo si relazio­
na con i suoi stadi scritti e orali precedenti; la critica della redazio­
ne vede il redattore come colui che ha stabilito le ultime relazioni
in un testo e ha creato quindi il cosiddetto testo finale (c. 5).
Alla luce di questo modello «significato attraverso la relazio­
ne» sono state radicalmente cambiate e, per ragioni didattiche,
fortemente ridotte e unite, la quinta e la sesta parte (cc. 5 e 6).
Nel § l del capitolo 5 si mostra come questo modello testuale può
essere esteso al testo e alle sue relazioni con il tempo in cui è sorto
(metodi storici). Nei §§ 2 e 3 si estende il modello come sguardo
sul testo e le sue potenziali relazioni con l'attualità (ermeneutica).
Il capitolo 5 si limita a indicare i problemi, perché un pre-semina­
rio non può condurre all'uso autonomo di tali metodi.
Così la spiegazione scientifica del testo considera l'interazio­
ne di vari sistemi di riferimento (che vengono costruiti mediante
vari livelli della relazione) e può rendere conto in modo riflettu­
to dell'approccio esegetico e delle proprie domande e risposte.
Una metodologia adatta per una prima parte dello studio
della teologia può presentare solo una scelta di metodi. Ma
anche un'opera più voluminosa potrebbe presentare sempre e
solo una scelta di metodi, che oggi vengono utilizzati con frutto
per la comprensione del testo, al di fuori della teologia e al suo
interno. L' obiettivo deve restare sempre il testo e l'interpreta­
zione del testo. I metodi qui scelti e presentati si sono dimostrati
fruttuosi da questo punto di vista. Oggi, una molteplicità di
approcci metodici è diventata irrinunciabile. Anche se non si
possono sempre ricondurre a una visione unitaria tutti i risultati
di metodi diversi, il dialogo fra loro deve essere possibile. Perciò
questa metodologia vuole contribuire a una corretta molteplici­
tà di prospettive nell 'esegesi di un testo.

l. Metodologia come introduzione al leggere strutturato

Ogni metodologia vorrebbe offrire al principiante dei punti


di orientamento, per permettere all' avventura del «leggere» di
diventare, nella situazione ideale, anche un'impresa che riesce

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e dà gioia. Per sua natura, il leggere è ordinato al comprendere
e tuttavia il leggere nel contesto scientifico richiede un'introdu­
zione. Mentre il leggere è una capacità che si apprende per lo
più alla scuola elementare, il comprendere è un processo labo­
rioso, che non ha mai fine. Proprio i testi neotestamentari sono
così straordinariamente ricchi che si può dedicare loro tutta la
vita. La metodologia vorrebbe essere di aiuto a tutti coloro che
vogliono fare i primi passi nel vasto campo della lettura scienti­
ficamente fondata della Bibbia.

Bibliografia introduttiva alla riflessione sul ccleggere,,


C . GARBE, Texte /esen. Lesekompetenz - Textverstehen - Lesedidaktik - Leseso­
zialisation, Paderborn 2009; F. H uBER, Durch Lesen sich selbst verstehen. Zum
Verhaltnis von Literatur und ldentitatsbildung, B i e lefeld 2008; K. WEIMAR, Enzyk­
/opadie der Literaturwissenschaft, M O nchen 1 980, 1 63-227; H . GuNz, Textana/yse
und Verstehenstheorie, Wiesbaden 2 1 977. G l inz tratta a m piamente d i situazione,
i nte nzioni e interessi d e l l ' a utore e del lettore . 1

1.1. Leggere come lettore. Testo come evento di relazione

1 . 1 . 1 . Esperienze con il leggere e il comprendere

Quando si legge un testo scatta automaticamente il compren­


dere: chi legge un testo in una lingua che conosce, spontanea­
mente collega un significato, o più significati in contrasto fra
loro, a ciò che legge. È inevitabile. «L' attività del comprendere
è un riflesso incontrollabile del leggere».2 Il lettore assegna alle
parole il significato che conosce; stabilisce linee di collegamento
fra ciò che legge e la sua esperienza soggettiva; collega le affer­
mazioni del testo con altre affermazioni che hanno un significato
a lui familiare. Attraverso il leggere il nuovo testo diventa patri-

1 Ulteriore bibliografia: J. AssMANN, Das kulturelle Gediichtnis. Schrift, Erinne­


rung und politiche ldentitiit in frilhen Hochkulturen, Mtinchen 2007; U. Eco, Lector
in Fabula, Milano 1979; P. STEIN, Schriftkultur. Eine Geschichte des Schreibens und
Lesens, Darmstadt 2006; H. GDNTHER - O. LuowiG ( a cura di ) , Schrift und Schrift­
lichkeit. Ein interdiszipliniires Handbuch internationaler Forschung, Berlin-New
York 1994; G. GRIMM ( a cura di ) , Literatur und Leser. Theorien und Modelle zur Re­
zeption literarischer Texte, Stuttgart 1975; W. lsER, Der Akt des Lesens. Theorie iis­
thetischer Wirkung, Mtinchen 1976; H. WEINRICH, Literatur fiir Leser, Stuttgart 1972.
2 K. WEIMAR, Enzyklopiidie der Literaturwissenschaft, Mtinchen 1980, § 287.
Sulla comprensione spontanea cf. E. CORETH, Grundfragen der Hermeneutik. Ein
philosophischer Beitrag, Freiburg-Basel-Wien 1969, 119-123.

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monio personale. È proprio dell'uomo anche cercare un signifi­
cato in ogni cosa. Egli vuole vedere un significato nel testo.
Ora la spiegazione scientifica può cercare di verificare o falsifi­
care il significato riconosciuto alla prima lettura del testo. A volte,
riterrà addirittura che il significato superficiale del testo nasconda
il significato più profondo. Nel caso della letteratura religiosa,
spesso gli interpreti sono, a ragione o a torto, convinti che il
significato che si offre al lettore a prima vista rappresenta solo il
significato superficiale del testo. Perciò l'interprete va subito alla
ricerca di un significato più ampio, più profondo, nel testo.3 La
spiegazione scientifica e la spiegazione religiosa possono percor­
rere strade molto diverse, litigare ma anche lavorare mano nella
mano. Chi si esercita a spiegare testi con metodi diversi può non
solo comprendere più profondamente un testo e comunicare in
modo comprensibile la sua interpretazione, ma anche compren­
dere, confermare o confutare, le interpretazioni degli altri.

La comprensione acq u isita alla prima lettura ha ancora u n ca rat­


tere molto perso n a l e e soggettivo.

Ecco alcuni fattori che caratterizzano la prima comprensio­


ne: intensità del leggere; conoscenza della lingua; esperienza
della vita; cultura; stato d' animo del lettore in un determinato
momento, ecc. Il comprendere viene innescato dal leggere, ma
la prima lettura non garantisce ancora un adeguato atteggiamen­
to del lettore di fronte al testo. Attraverso una prima lettura si è
fatta una prima idea generale, ma non è ancora penetrato nella
profondità delle relazioni di significato presenti nel testo. Può
darsi che in vari punti del testo il lettore incontri termini che non
conosce o che appartengono a un altro contesto culturale. Ma
può anche succedere che il lettore attribuisca al testo un signi­
ficato che esso non contiene affatto. Senza rendersene conto,
scambia la sua interpretazione per il significato proprio del
testo. Questo succede, ad esempio, quando il lettore comprende
certe parole nel senso che gli è familiare o quando assegna il
testo a quelle tipologie testuali che vengono usate nell' ambiente

3 L. KoLAKOWSKI, Falls es keinen Gott gibt. Die Gottesfrage zwischen Skepsis


und Glaube, trad. dall'inglese di F. GRIESE, Miinchen-Ziirich 1982, 15-18. Nel­
l'esegesi medievale la spiegazione allegorica era uno dei quattro tipi di spiegazione
possibili. Contro la dottrina del quadruplice senso della Scrittura, Lutero sviluppò
un'ermeneutica mirante al senso letterale e basata su di esso.

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in cui vive, ecc.4 Infatti normalmente si può attribuire al testo
più di un significato.
Poiché il leggere è sempre esposto al rischio dell'incom­
prensione e del fraintendimento, il lettore deve usare determi­
nate strategie per scoprire il significato del testo e non soccom­
bere ai suoi «pericoli». Ma la necessità di valutare criticamente
le proprie supposizioni riguardo al significato vale anche per
i metodi di interpretazione. Non può esistere alcun sistema di
spiegazione universalmente valido, perché non esiste alcun siste­
ma universale dei segni. Comunque non si può neppure afferma­
re che l'interpretazione sia un' autorealizzazione anarchica.
La lettura di un libro è in genere un'attività piuttosto soli­
taria: si prende un libro, si va in un luogo di propria scelta e lo
si legge. Apparentemente, l' azione procede solo dal soggetto
che legge, il quale segue le righe dei caratteri e quando occorre
volta le pagine. Ma nella lettura ci si appropria, almeno per
breve tempo, dei pensieri scritti dell' autore. Attraverso il testo,
l' autore «parla» al lettore . Si potrebbe anche parlare di un
«dialogo» fra autore e lettore. Prendendo come metafora per la
lettura di un libro il dialogo fra due persone, si ricavano nuove
idee per l'interpretazione: quando in un dialogo un'affermazio­
ne dell'interlocutore non sembra convincente, si può chiedergli
di chiarirla. A volte, la continuazione del dialogo mostra chia­
ramente che l'interpretazione era errata. Le domande di chiari­
mento e la considerazione del contesto del dialogo sono modi
per accertarsi della correttezza del comprendere. Un altro modo
per cogliere il significato di un dialogo consiste nel porre una
distanza fra ciò che si ascolta e la situazione. Da lontano, non
di rado le cose «si sentono» in modo diverso rispetto alla prima
impressione. Come per il dialogo, anche per la lettura di un testo
esistono metodi per accertarsi della sua corretta comprensione.
Il leggere in modo attento e ripetuto un testo conduce più facil­
mente al suo significato rispetto a un leggere veloce e superfi­
ciale. A una seconda lettura, una lettera fa un diverso effetto.

Nella vita q u oti d i a n a si d ispone d i va rie forme di accertamento


per sta bili re se u n'i nterpretazione è pla usibile o meno.

4 WEIMAR, Enzyklopiidie, §§ 300 e 297. Sui limiti del comprendere cf. CORETH,
Grundfragen der Hermeneutik, 123.

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N el caso di testi antichi, la comprensione è resa più difficile
a causa della distanza temporale, linguistica e culturale.5 Questi
testi resistono alla comprensione. Perciò in genere il lettore
di testi antichi si muove, in linea di principio, con una certa
cautela. Naturalmente può anche capitare, come nel caso della
Bibbia, che i testi siano familiari e quindi che vengano letti in
un determinato modo. In questo caso, spesso anche la compren­
sione tradizionale che opera inconsciamente può esercitare una
notevole influenza sui lettori e proprio quando essi non ne sono
consapevoli. È ciò che accade in larghissima misura nella lettura
di testi biblici. A causa di antichissime tradizioni interpretative,
che spesso le persone hanno assorbito nell'infanzia, i testi biblici
vengono rapidamente incanalati, durante la lettura, nell'alveo
dell'interpretazione tradizionale. Lo scopo della lettura ripetuta
di testi è proprio quello di estrarli, nuovamente a ogni lettura,
da questo alveo, per scoprire il nuovo esistente da sempre nel
testo. La spiegazione diventa quindi l'arte dell' «inciampare».
Coloro che inciampano spesso alla lettura di un testo conosciuto
scoprono più cose nuove ad ogni lettura rispetto a coloro che,
senza riflettere, continuano ad applicare sempre la loro interpre­
tazione allo stesso testo.
Del leggere, comprendere e interpretare fa parte la capacità
di «inciampare�� continuamente in qualcosa di nuovo in un testo.

1 . 1 .2. La lettura scientifica come accertamento

La specificità del leggere scientifico

L' approccio scientifico ai testi è una forma particolare di


lettura.6 Come le altre forme di lettura, anche lo studio scienti­
fico dei testi comincia con la lettura del testo e con una prima
comprensione dello stesso, condizionata da vari fattori sogget­
tivi. La lettura scientifica si distingue da altre forme di lettura
per un impegno sistematico di accertamento della plausibilità
dell'interpretazione. La valutazione della comprensione acqui-

5 Qui bisogna prestare attenzione al confine fra critica testuale ed ermeneutica.


La critica testuale, come sottodisciplina della filologia, deve anzitutto stabilire un
testo il più possibile autentico a partire da manoscritti diversi e divergenti fra loro.
Solo in seguito a questo, l'ermeneutica può dedicarsi alla spiegazione del testo.
6 Sul rapporto fra leggere e studio scientifico della letteratura cf. WEIMAR,
Enzyklopiidie, §§ 46-70.

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sita e la riflessione sulla stessa comincia già alla prima lettura.7
Si raggiunge l'accertamento quando il lettore registra con cura
i fenomeni del testo, stabilisce collegamenti, persegue una certa
completezza nella considerazione della molteplicità dei suoi
aspetti, espone gli argomenti a favore della propria comprensio­
ne del testo, rendendo così comprensibile il processo della sua
comprensione in modo intersoggettivo anche ad altri.

La lettu ra scientifica accerta i l senso del testo med iante u n a re­


g istrazione sistematica, quanto più co m p l eta poss i b i l e, dei feno­
meni del testo, confronta ndoli con i motivi favorevo l i o co ntra ri a
una determinata comprensione.

Il leggere scientifico conduce quindi da un leggere fortemen­


te soggettivo a un leggere «distaccato», che riconosce l'estranei­
tà del testo. Questo leggere è sempre anche critico verso forme
di comprensione del testo condizionate sia dalla soggettività del
lettore, sia da particolarità di gruppi.8 Forme del genere possono
essere la propria precomprensione, le comprensioni tradizionali
di una comunità o anche determinate abitudini di lettura.

Lettrici e lettori competenti

Normalmente un lettore comincia a leggere mosso da una


determinata intenzione nei riguardi del testo. Bisogna lascia­
re a lui la ragione per cui legge il testo: egli può, ad esempio,
aspettarsi unicamente una breve risposta a una domanda molto
specifica (a che ora è morto Gesù?), ma può anche aspettarsi
una conoscenza più ampia o anche semplicemente ingannare
il tempo. Tuttavia, per lo più c'è una motivazione estrinseca
all'inizio della lettura: si vuole, ad esempio, superare un esame
o preparare una predica.
Nei riguardi del testo primario le competenze del lettore
appaiono sotto vari aspetti: il lettore viene messo in grado di
fare considerazioni sul testo e di stabilire collegamenti.9 Come
chi osserva un edificio è in grado di fare, anche senza una guida,

7 lvi, § 305.
8 In tal senso, il compito permanente dell'esegesi è quello di essere non solo
storica, ma anche critica.
9 Da questa capacità deriva la lettura sia semplice sia scientifica della Bibbia.
Sotto questo aspetto non esiste alcuna differenza essenziale fra queste due forme
di lettura.

17
determinate osservazioni ( numero delle finestre, caratteristiche
particolari, ecc. ) , così il lettore può fare varie osservazioni sul
testo e stabilire un collegamento fra di esse.

Og n i l ettore può osserva re fenome n i nel testo, trarne de l le con­


cl usioni, come anche form u l a re i suoi sentimenti nei confronti del
testo.

Inoltre, il lettore competente può trarre delle conclusioni


dalle osservazioni e dalle comparazioni. Chi guarda una casa da
un determinato lato e non vede porte, può concludere che la casa
ha una porta (perlomeno in condizioni normali ) . Egli è autoriz­
zato a trarre questa conclusione dalla sua conoscenza culturale.
Allo stesso modo, il lettore può trarre delle conclusioni dalle sue
osservazioni sul testo, ad esempio, riguardo all'autore, ai suoi
destinatari, al tempo e al luogo della composizione del testo, ecc.
Il lettore può ampliare la sua competenza in materia di osserva­
zioni e conclusioni, procurandosi ulteriori informazioni.
Non da ultimo, anche i sentimenti del lettore giocano un
ruolo decisivo nei riguardi del testo. Egli può dire se un testo gli
piace, se lo irrita, ecc. 1 ° Chi prova disgusto già davanti al titolo
Santa Giovanna dei Macelli, forse - già semplicemente a causa di
questo diffuso sentimento - non oserà mai gettare uno sguardo
su questo libro di Brecht. Naturalmente, in seguito, può affron­
tare razionalmente la questione del suo disgusto e chiedersi se
non debba cambiare . Ma il sentimento negativo impedirà in
modo duraturo un approccio non prevenuto a quel libro.
Comunque, nonostante tutto, la cosa più importante nell'in­
terpretazione è la modestia. Nessuno può sapere «tutto». Anche
quando si ha una nuova tesi, ad esempio riguardo alla Lettera ai
Romani, questo non significa ancora che sia quella assolutamen­
te valida. Tutto sommato, nonostante le numerose ricerche dei
secoli passati, noi sappiamo ancora troppo poco sull'epoca del
Nuovo ( e dell'Antico ) Testamento. Perciò, la consapevolezza
della finitezza e temporalità del proprio sapere è il presupposto

1° Cf., al riguardo, varie pubblicazioni metodologiche per lo studio pratico


della Bibbia, che utilizzano metodi psicologici; ad esempio, W. WINK, Bibelarbeit.
Ein Praxisbuch filr Theologen und Laien, Stuttgart 1982; H. BARTH- T. ScHRAMM,
Selbsterfahrung mit der Bibel. Ein Schliissel zum Lesen und Verstehen, Miinchen
1977. Cf. anche la sottolineatura della necessità di una spiegazione orientata al­
l'esperienza in H.K. BERG, Ein Wort wie Feuer. Wege lebendiger Bibelauslegung,
Miinchen 1991.

18
basilare per la ricerca e protegge da interpretazioni errate e
fondamentalismi.
Le singole fasi di lavoro di una metodologia guidano a fare
osservazioni sul testo e mostrano il modo in cui si possono trarre
delle conclusioni. Questo manuale vorrebbe aiutare a sviluppare
questa competenza: il lettore deve fare osservazioni sul testo,
stabilire correlazioni fra le osservazioni, riflettere criticamente
sulle osservazioni che ha fatto. I risultati di questo processo
servono a una migliore comprensione del testo biblico. Una
lettura scientifica della Scrittura si basa su questa competenza.

Istanze di controllo per la plausibilità del leggere

La scienza (della letteratura) funziona fondamentalmente


come la trasmissione televisiva Das literarische Quartett. Lì
critici letterari discutono in un modo piuttosto rilassato di opere
liberamente scelte. Marcel Reich-Ranicki ha letto un libro che
gli è piaciuto. Vorrebbe raccontare ciò che ha scoperto. Dopo la
trasmissione, si siede alla scrivania e redige un testo su un testo
(il libro in questione): una recensione, nella quale spiega come
è giunto a quel giudizio su quel libro. Il libro non piace affatto
a un'altra persona, Elke Heidenreich. Ritiene brutto il libro di
cui si è parlato nella trasmissione. Si siede alla scrivania e replica
alla recensione di Reich-Ranicki. E così via. Un testo genera un
testo, il quale a sua volta genera un testo, che genera un altro
testo, ecc. Lentamente si mette in moto un'incalcolabile slavina.
Si partecipa a una gara dall'esito incerto, perché si dovrebbe
dubitare fin dall'inizio che due persone, che prendono in mano
lo stesso testo, leggano effettivamente lo stesso testo; in definiti­
va, si tratta di due persone totalmente diverse. Riguardo al colo­
re «rosso», come si può assicurare che tutti abbiano davanti agli
occhi la stessa tonalità di colore? Qual è il concetto di «paura»
del singolo lettore? E quale il suo concetto di «strada»? L'esem­
pio di quella trasmissione televisiva dimostra che il tentativo
di convincere un altro che un testo è sicuramente solo questo
e non significa affatto solo questo, è apparentemente votato al
fallimento. Non esiste l'unica strada giusta.U E tuttavia leggere

11
La nostra interpretazione di un testo o della realtà è sempre influenzata a
monte da modelli e punti di vista spesso inconsci. Al riguardo, già le varie lingue of­
frono ciascuna un diverso sistema categoriale per l'interpretazione che ci influenza.

19
e interpretare ha ovviamente senso. Come abbiamo già detto, la
cosa decisiva al riguardo è che ogni conoscenza interpretativa
può essere sempre solo transitoria.
Un testo ben scritto non lascia il lettore indifferente. Esso
chiede una risposta di un qualche tipo. Il lettore è anzitutto solo
con il suo testo e con la sua recensione ( la sua critica ) . Se a testo
e recensione si associa un altro, che pure reagisce al testo, e i due
entrano in dialogo - che si spera fruttuoso - su questo, allora
comincia una discussione a un livello più ampio. Essi pensano
di parlare del testo, ma, in realtà, parlano anche del metodo con
il quale criticano il testo. Non si possono criticare i sentimenti:
nessuno può accusare l' altro di provare un sentimento sbaglia­
to. Perciò quando uno dice: «Trovo questo libro brutto, perché
il protagonista non mi dice nulla» , fa un'affermazione in linea
di principio inconfutabile . L'altro può solo sostenere che trova
invece il protagonista stimolante. A questo livello totalmente
soggettivo è possibile solo uno scambio di opinioni, non un vero
dialogo. Un dialogo scientifico può cominciare solo quando
entrambi accettano la prospettiva o il metodo dell' altro e - se
restano della loro opinione - o criticano questa prospettiva o, a
partire dalla prospettiva dell'altro, possono spiegare la ragione
per cui queste conclusioni non sono corrette .
In questo caso, il partner della discussione può togliere
forza alle prove della controparte solo mediante controprove,
dimostrando che l'altro non ha usato correttamente il metodo
scientifico adottato, oppure che un altro metodo è più adatto.
In ambito tedesco, con il termine Geisteswissenschaften ( «scien­
ze dello spirito», scienze umanistiche ) si indicano le scienze che
hanno come oggetto gli ordinamenti della vita in stato, società,
diritto, costume, educazione, economia e tecnica, e le interpreta­
zioni del mondo in lingua, mito, religione, arte, filosofia e scienze.
Un obiettivo fondamentale dei processi ermeneutici delle scienze
dello spirito è la «comprensione» delle relazioni culturali. Questo
processo di comprensione indica l'atto fondamentalmente psichico
dell'immedesimarsi, del condividere, del riprodurre ( quindi una

Ad esempio, consolazione e ammonizione sono opposizioni per la lingua italiana,


mentre per la lingua greca del Nuovo Testamento sono la stessa cosa, ossia una
paraclesi. Noi sviluppiamo la massima abilità solo nella lingua materna. Abbiamo
davanti agli occhi la sua immagine del mondo anche quando discutiamo. Tuttavia
tali questioni interpretative vengono trattate volentieri con insistenza. Cf. L. KoLA­
KOWSKI, Der metaphysische Horror, Mtinchen 2002.

20
strada che conduce dall'esterno all'interno). Perciò le scienze dello
spirito restano insuperabilmente soggettive. Per ridurre gli effetti di
questa situazione - e restare quindi in grado di dialogare all'interno
delle scienze - si sono sviluppate determinate strategie di sicurezza
per l'interpretazione: se nel dialogo succitato ci si è intesi su qual­
cosa, si qualifica questo qualcosa come «intersoggettivo». Intersog­
gettivo significa che più osservatori riconoscono e comprendono lo
stesso contenuto. Occorre anzitutto creare l'intersoggettività. Lo si
può fare, in una forma strettamente democratica, mediante votazio­
ne davanti a un pubblico preparato a votare, o in un modo più gerar­
chico, attribuendo maggiori poteri di interpretazione a determinati
pubblici ufficiali, come ad esempio i professori. Se fra i votanti si
trovano più professori, si instaura lentamente una teoria ricono­
sciuta dalla maggioranza. In questo scenario, il lettore è parte di un
sistema aperto, al quale può partecipare più o meno direttamente
con la sua comprensione. In ogni caso, determina il risultato finale
della sua lettura, anche se non lo fa sempre in base a criteri coscienti.
Il vero pericolo che minaccia il lettore nell'interpretazione è
il cosiddetto equivoco. Chi durante un funerale ride o davanti a
uno scherzo piange, si allontana dalla norma. Se il lettore non si
accorge dell'allontanamento dalla norma, la cosa gli viene segna­
lata dai testi sui testi - la cosiddetta letteratura secondaria. Così
impara con la maggioranza che a un funerale non si ride impu­
nemente. Perciò, se in una scienza dello spirito si può parlare di
un'oggettività, si tratta nel migliore dei casi di «intersoggettività»:
quanto più spesso si cita favorevolmente un'interpretazione,
tanto più essa acquista peso nella comunità dei lettori. Considera­
ta in questo modo, l'ultima istanza di controllo è la comunità dei
lettori. Tuttavia anche una comunità può sbagliarsi e un'interpre­
tazione ora ritenuta «pazza» può ottenere il consenso nel giro di
cento anni. In questa gara, i metodi scientifici garantiscono solo la
dimostrabilità delle affermazioni fatte, quindi la corretta discus­
sione. A volte - e questo è decisivo - alla base dello sviluppo ci
sono proprio gli allontanamenti dalla norma. Soprattutto l'arte
(fra cui anche la letteratura) si è specializzata nel cambiamento
della norma mediante artifici che permettono di vedere ciò che è
familiare in un modo completamente nuovo.12

12
V. SKLOVSKIJ, <<Kunst als Verfahren>>, in J. STRIEDTER (a cura di), Russischer
Formalismus. Texte zur allgemeinen Literaturtheorie und zur Theorie der Prosa,
Mtinchen 1994, 3-35, qui 15s.

21
Molte Chiese ritengono che una tale comprensione dipen­
dente unicamente dai riceventi sia troppo indeterminata. n
lettore cattolico della Bibbia viene orientato dai documenti della
Chiesa verso un'istanza di controllo di un tipo particolare:B i
testi biblici non vanno letti in modo isolato, ma in un contesto
più ampio; devono essere considerati nel quadro di tutta la sacra
Scrittura e nel contesto della vita di fede della Chiesa, della
sua tradizione e del magistero ecclesiastico. Questa «istanza»
supplementare costituisce una caratteristica essenziale della
lettura cattolica della Bibbia. 14 Ma anche nella tradizione Iute­
rana o riformata si privilegiano determinate interpretazioni, con
un riferimento non sempre esplicito alla rispettiva tradizione.15

1 . 1 .3 . Un modello scientifico di lettura

La lettura d i testi diventa stud i o scientifico dei testi, se è co l l egata


con una riflessione sistematica s u l l a correttezza d e l l a comprensio­
ne. La lettura scientifica può rendersi conto in modo (a uto-)critico
dei metodi usati (accessi/prospettive).

Il modello della lettura scientifica parte dal fatto che anche


la recezione scientifica del testo è influenzata da ogni sorta di
fattori soggettivi. A questi fattori appartengono, oltre a precom­
prensioni di carattere scientifico, anche dati relativi alla storia
della propria vita, ecc. Il processo della lettura scientifica in
quanto tale inizia, come del resto ogni conoscenza, con la lettura
del testo. Il compito consiste nel valutare la prima comprensione
del testo mediante il testo. Spesso, nella prima comprensione
del testo, l'incomprensione e il fraintendimento sono mesco­
lati con visioni corrette, oppure, nel caso di testi già noti, la
comprensione viene orientata da precomprensioni tradizionali

13 CoNCILIO EcuMENICO VATICANO Il, costituzione dogmatica Dei verbum


(18. 1 1 .1965), Sessione VIII, n. 12: EV 1/962ss.
1 4 Comunque in ogni lettura della sacra Scrittura (non solo nella lettura
«cattolica») esiste una serie di fattori che influenzano già la prima lettura. Opera
ogni volta una determinata precomprensione, basata sulla storia della propria
vita, sull'educazione, sull'appartenenza del lettore a una determinata confessione
religiosa, ecc.
1 5 Così, per la tradizione luterana, la dottrina della giustificazione paolina non
è solo il risultato dell'interpretazione di Paolo da parte di Martin Lutero, ma questa
interpretazione diventa a sua volta una categoria interpretativa con cui si interpreta­
no altri testi di Paolo. Al riguardo, cf. J.-C. MASCHMEIER, Rechtfertigung bei Paulus.
Eine Kritik alter und neuer Paulusperspektiven (BWANT 189), Stuttgart 2010.

22
in una determinata direzione. La valutazione si effettua median­
te osservazioni e conclusioni. I risultati devono essere esposti in
forma argomentata e verificabile sul piano intersoggettivo. Di
questo fa parte anche il confronto con la cosiddetta letteratura
secondaria, ossia le «esperienze di lettura>> e i «risultati di lettu­
ra» di altri scienziati.
Lo scienziato ha anche il compito di praticare un doppio tipo
di lettura: da un lato, deve accostarsi al testo nel modo meno
prevenuto possibile e «protocollare» le sue impressioni di lettu­
ra; dall'altro, deve oggettivare queste impressioni spontanee,
esponendole in modo comprensibile ad altri e inserendosi così
nel discorso della ricerca attraverso la citazione della biblio­
grafia usata. Non è sempre facile assumere e rispettare questo
doppio atteggiamento nella lettura.
Per poter utilizzare in modo significativo la letteratura secon­
daria per la comprensione di un testo, il lettore deve possedere
anzitutto alcune competenze basilari:
- deve poter valutare la qualità della letteratura secondaria
a sua disposizione;
- deve essere in grado di trovare la letteratura che può
rispondere alla sua domanda;
- deve essere in grado di effettuare una prima scelta signifi­
cativa nell' abbondanza di letteratura secondaria.
Per questo ha bisogno di conoscere varie tecniche per acco­
starsi a questa letteratura.

2. I metodi esegetici come sussidi


per la lettura e la comprensione scientifica

L'esegesi biblica è una forma scientifica di lettura della


sacra Scrittura. In quanto tale, presenta le stesse caratteristiche
che valgono in generale per la lettura scientifica di testi: essa
persegue, con l'ausilio di procedimenti scientificamente sicu­
ri, un accertamento del significato del testo e una successiva
verificabilità intersoggettiva dei risultati. Cerca di risolvere le
difficoltà particolari della comprensione del testo biblico come
documento storico. Perciò l'esegesi deve essere sempre storica e
critica ( contro monopolizzazioni semplificatrici ) al tempo stesso.
Un tale accertamento scientifico non è necessario in uguale
misura per ogni lettore; esistono anche altre forme altrettanto

23
legittime e necessarie di accertamento: la lettura personale e
spontanea della Scrittura; l'ascolto della parola di Dio nella
liturgia e nella proclamazione della Chiesa; le conversazioni
sulla Bibbia e il lavoro pratico sulla Bibbia. Le singole forme si
distinguono per intenzione, intensità di studio, grado di riflessio­
ne, riferimento alla vita, situazione comunicativa, ecc. 16

2.1. Molteplicità e integrazione dei metodi scientifici

Per cogliere la molteplic ità degli aspetti dei testi neotesta mentari,
nello stud i o sci entifico del Nuovo Testa mento si ricorre a una mol­
teplicità di stru menti metodolog ici.

In campo esegetico è universalmente riconosciuto il


complesso metodologico che viene detto sinteticamente «meto­
do storico-critico». Esso comprende la critica testuale (ricostru­
zione del testo greco originale del Nuovo Testamento), la critica
letteraria (identificazione delle fonti scritte del Nuovo Testa­
mento), la critica della tradizione/della storia della tradizione
(la preistoria orale dei testi), la critica della redazione/della
storia della redazione (raccolta e rielaborazioni del materiale )_17
Questi metodi leggono il testo soprattutto sotto l'aspetto diacro­
nico, cioè dal punto di vista della sua formazione. Essi vedono
soprattutto nella ricostruzione della storia della formazione una
strada che conduce al significato del testo. Ultimamente a questi
metodi ormai classici si sono affiancati metodi provenienti da
vari settori della moderna scienza del linguaggio (linguistica
del testo, metodologia strutturalistica, semantica, pragmatica) .
Questi metodi più recenti cercano soprattutto d i comprendere il

16
Per la riflessione sull'approccio non-scientifico alla Scrittura, cf. W. EGGER,
«Die zweite Unbefangenheit des Bibellesens (Ziele und Aufgaben der praktischen
Bibelarbeit)>>, in BiLit 49(1976) , 247-255; J. KREMER, «Die Bibel einfach lesen.
Bibelwissenschaftliche Erwagungen zum nichtwissenschaftlichen Umgang mit der
Heiligen Schrift>>, in R. ScHULTE (a cura di), Leiturgia - Koinonia - Diakonia (FS
F. Konig), Wien 1980; Io., Die Bibel - ein Buch fii r alle. Berechtigung und Gren­
zen einfacher Schriftlesung, Stuttgart 1986; KArnouscHES B IBELWERK (a cura di),
Praktische Bibelarbeit heute, Stuttgart 1973; W. EGGER, Gemeinsam Bibel lesen. Eine
Handreichung zur Rundenarbeit mit der Bibel, Innsbruck 21978.
1 7 L'articolazione in quattro parti del manuale di H. ZIMMERMANN, Neutesta­
mentliche Methodenlehre. Darstellung der historisch-kritischen Methode, Stuttgart
71 982 offre una buona panoramica (cf. edizioni 1-6) sui passi da compiere in base al
metodo storico-critico; la maggior parte dei manuali di metodologia presenta una
strutturazione più concentrata dei metodi.

24
testo sotto l'aspetto sincronico. Essi ampliano la ricerca storico­
critica, perché fanno dell'osservazione dei fenomeni testuali un
momento esplicito dell' analisi del testo e continuano il processo
della formalizzazione dei testi già avviato dalla Formgeschichte
(storia delle forme) .
Questa distinzione fra aspetto sincronico e aspetto diacroni­
co ha ormai preso piede nella discussione sui metodi. Nell'analisi
testuale sincronica (gr.: «nello stesso momento») di testi del
Nuovo Testamento si analizza il testo nella forma in cui si
presenta in un determinato momento della sua storia, tenendo
conto ogni volta anche del sistema di comunicazione in cui il
testo è inserito.18 L' analisi sincronica può essere applicata allo
stadio della redazione finale, ma anche alle varie versioni del
testo negli stadi della tradizione. La formazione e la trasforma­
zione di un sistema (nel caso di testi: utilizzazione e rielabora­
zione di fonti) vengono studiate invece con i cosiddetti metodi
diacronici (gr.: «attraverso il tempo»). Il metodo storico-critico
si occupa indubbiamente soprattutto della formazione dei testi,
ma non può essere equiparato sic et simpliciter ai metodi diacro­
nici; esso considera infatti anche molti aspetti sincronici e non
tutti i metodi più recenti considerano il testo unicamente in
modo sincronico.

l metodi classici del l'esegesi va nno i ntegrati con le proced ure p i ù


recenti .

Ciascun metodo, con il suo modo di porre le domande, attira


l'attenzione su determinati aspetti del testo. Alla molteplicità
degli aspetti del testo corrisponde una molteplicità di metodi.
Per evitare che la considerazione dei numerosi aspetti faccia
perdere di vista l'unità del testo, bisogna spiegare la relazione
fra i metodi. Questo si ottiene soprattutto mediante il model­
lo testuale teoretico della «comunicazione mediante testi»19 e
mediante le considerazioni ermeneutiche sull'atto del «leggere
e comprendere».20

1 8 Infatti analisi sincronica non significa necessariamente una spiegazione pu­


ramente immanente al testo.
19 Cf. capitolo l, §§ 1-3.
2° Cf. l'Introduzione e l'inizio del capitolo 5.

25
2.2. L 'utilizzazione di più metodi

Il modo migliore per descrivere la funzione dei vari metodi è


quello di ricorrere a un paragone: esistono vari modi per scopri­
re un paesaggio in tutte le sue caratteristiche e bellezze. Ognuno
rivela qualcosa della sua specificità e bellezza. Chi usa solo un
modo perde molti aspetti. Ma possono esservi modi particolar­
mente remunerativi, per cui altri offrono solo un complemento o
si rivelano una loro debole sostituzione. I metodi non sono stru­
menti da applicare in modo meccanico per cogliere il significato
del testo. Devono essere considerati «segnalazioni» della strada
da percorrere per raccogliere le osservazioni sul testo e del
modo in cui cogliere più adeguatamente il significato del testo.

Per ogni testo bisogna ind ividuare il percorso ad atto e il metodo


adeguato al testo.

Comunque all'inizio dello studio scientifico è consigliabile


fare tutti i singoli passi metodologici in una determinata succes­
sione. Così al principiante non sfugge nulla di importante. Poi,
nel corso del lavoro su un testo concreto, apparirà chiaramente
quale passo metodologico è particolarmente adatto al testo e
quindi particolarmente fruttuoso.

3. Specificità di questa metodologia

3.1. Punti focali contenutistici

Questa metodologia vuole essere un'introduzione allo studio


scientifico di testi del Nuovo Testamento. Perciò una delle
sue principali caratteristiche è il tentativo di ricondurre a un
complesso organico i metodi dell'esegesi storico-critica e alcu­
ni dei metodi più recenti, provenienti dalla linguistica e dallo
studio della letteratura, mediante un modello di teoria testuale
e considerazioni ermeneutiche sull'atto del leggereY

21
Opere fondamentali sulla necessità dell'integrazione dei metodi: W. RICHTER,
Exegese als Literaturwissenschaft. Entwurf einer alttestamentlichen Literaturtheorie
und Methodologie, Gottingen 1971, 9-48; P. Ric<EuR, «Du confiit à la convergence
des méthodes en exégèse biblique>>, in X. LÉoN-DUFOUR ( a cura di ) , Exégèse et her­
méneutique (Parole de Dieu) , Paris 1970; C. HARDMEIER , Texttheorie und biblische

26
Sulla necessità di non perdere lo sguardo sull'insieme
del testo, nella grande varietà di metodi, ha attirato l'atten­
zione Angelika Reichert. Come determinazione dello scopo
dell 'esegesi neotestamentaria, ella propone l'individuazione
dell'«intenzione originaria sul piano della comunicazione e
dell'efficacia del testo o parte del testo».22 Di conseguenza, la
Reichert antepone i metodi sincronici a quelli diacronici. Questi
ultimi sono rilevanti per la spiegazione del testo solo nella misu­
ra in cui possono «rendere attenta la spiegazione sincronica ai
suoi propri limiti». Per la Reichert, la storia della formazione
orale o scritta di un testo non possiede una «funzione costituti­
va)) per l'interpretazione di un testo.23
Si riflette sui singoli passi dello studio, nonché sui presuppo­
sti che stanno alla base dello studio, perché la scienza ha anche il
compito di riflettere sulle possibilità e sui limiti di una scienza.24
Di questa riflessione fa parte soprattutto la riflessione sulla rela­
zione fra metodologia, teoria testuale ed ermeneutica.

Exegese. Zur rhetorischen Funktion der Trauermetaphorik in der Prophetie (BEvTh


79), Miinchen 1978, 28-44; D. MARGUERAT, «Strukturale Textlektiiren des Evange­
liums», in ThBer 13(1985), 31-84. Da un lato, si riconosce comunemente la necessità
dell'integrazione dei metodi più recenti, ma dall'altro, si fa poco spazio ai processi
di spiegazione sincronici. Come esempio, ricordiamo qui U. Schnelle, il quale nelle
edizioni più recenti della sua Introduzione all'esegesi neotestamentaria riprende
i metodi sincronici della Metodologia di W. Egger, ma li presenta solo in forma
estremamente succinta in poche pagine (U. SCHNELLE, Einfilhrung in die neutesta­
mentliche Exegese, Gottingen 6Z005, 56-58). Lo stesso fa W. FENSKE, Arbeitsbuch
zur Exegese des Neuen Testaments. Ein Proseminar, Giitersloh 1999. M. Meiser
sottolinea che i metodi sincronici per una migliore comprensione del testo devono
essere integrati nel canone del metodo storico-critico (cf. M. MEISER - U. KOHNE­
WEG U. et al., Proseminar Il. Neues Testament - Kirchengeschichte. Ein Arbeitsbuch,
Stuttgart 2000, 24), ma anche la sua metodologia, come anche l'Arbeitsbuch zum
Neuen Testament di H. CoNZELMANN - A. LINDEMANN (trad. it. Guida allo studio
del Nuovo Testamento, Genova 1986), assegna il primato alla diacronia. Partono dai
passi dell'analisi sincronica le metodologie di E. REINMUTH - K.-M. BuLL, Prosemi­
nar Neues Testament. Texte lesen, fragen lernen, Neukirchen 2006; e T. SomNG - C.
MONCH, Kleine Methodenlehre zum Neuen Testament, Freiburg u.a. 2005 (cf. anche
T. SODING, Wege der Schriftauslegung. Methodenbuch zum Neuen Testament, con la
collaborazione di C. MONCH, Freiburg-Basel-Wien 1998). Una buona presentazione
della discussione sui metodi si trova in S. ALKIER - R. BRUCKER, Exegese und Metho­
dendiskussion (TANZ 23), Tiibingen 1998. Cf. anche A. REICHERT, «Offene Fragen
zur Auslegung neutestamentlicher Texte im Spiegel neutre Methodenbticher», in
ThLZ (2001)126, 993-1006; T. STERNBERG (a cura di), Neue Formen der Schriftausle­
gung? (QD 140), Freiburg 1992.
22 REICHERT, «Offene Fragen zur Auslegung neutestamentlicher Texte», 997.
23 lvi, 1002.
24 Si tratta di riconoscere le possibilità e le illusioni insite in ogni metodo; cf.
RIC<EUR, <<Du conflit à la convergence cles méthodes bibliques», 36.

27
Nella scelta dei metodi da trattare, data l'ampiezza della
riflessione sugli stessi, occorreva fissare un limite. Bisogna
certamente tener conto dei metodi controversi, ma in questo
contesto della complicata discussione sui metodi con una diffi­
cile terminologia spesso lamentata in relazione allo scopo di
utilizzazione di questa metodologia si possono presentare solo le
ragioni più importanti per la scelta fatta e la sequenza dei passi
metodologici. Le indicazioni bibliografiche sono state contenute
all'indispensabile, in funzione dei destinatari dell'opera.

3.2. I destinatari

Questa introduzione ai metodi dell'esegesi neotestamentaria


intende aiutare soprattutto gli studenti del Nuovo Testamento a
familiarizzarsi, a livello teorico e pratico, con i metodi di lavoro
propri della scienza biblica. Per raggiungere questo obiettivo,
nella presentazione dei singoli metodi si illustrano ogni volta i
loro fondamenti teoretici. Si presentano poi esempi concreti di
applicazione dei metodi su alcuni testi. Infine, si offrono alcune
proposte per esercitarsi e approfondire personalmente i testi.
Questo volume è rivolto anche all'ampia cerchia di letto­
ri che hanno bisogno di una comprensione dei testi precisa e
verificabile,25 e vogliono gettare uno sguardo sul modo di lavo­
rare di un'esegesi del Nuovo Testamento influenzata dai risultati
delle più recenti scoperte della scienza del linguaggio.

3.3. Struttura di questa metodologia

Accenniamo ora brevemente alle riflessioni che hanno


condotto alla sequenza delle varie fasi del lavoro e quindi alla
strutturazione di questa metodologia. Nella prima parte si espo­
ne la teoria del testo che sottende questa metodologia. Il testo
viene prima considerato sotto l'aspetto sincronico come struttu­
ra (massa ordinata di elementi e di relazioni fra gli elementi) e
come parte di una situazione globale di comunicazione, di azio­
ne e di vita, e poi sotto l' aspetto diacronico come una costru­
zione con una propria storia di formazione. Sulla base di una
tale teoria del testo si può giustificare la necessità di integrare

25 Sulla formulazione cf. H. GLINZ, Textanalyse und Verstehenstheorie, 2 voli.,


Frankfurt a.M. 1973, I, 3.

28
processo di analisi sincronico e processo di analisi diacronico,
perché il testo non è solo il prodotto di una storia della forma­
zione, ma possiede anche una struttura e fa parte di un processo
di comunicazione.
Nella seconda parte si presentano i passi propedeutici al
lavoro sul testo: l' accertamento della forma del testo median­
te la critica testuale ; la chiarificazione della precomprensione
con cui il lettore si accosta al testo e dalla quale è fortemente
influenzato nella prima lettura dello stesso; la realizzazione e/o
utilizzazione di traduzioni.
Nella terza parte vengono presentate le procedure della
lettura vera e propria del testo sotto l'aspetto sincronico:26
anzitutto si trattano i problemi derivanti dalla delimitazione
dei testi; poi, in relazione ai metodi linguistici, si considerano
singolarmente: analisi linguistico-sintattica (lingua, stile, costru­
zione, disposizione del testo); analisi semantica (i contenuti di
significato );27 analisi pragmatica (intenzione operativa del testo)
e analisi dei tipi di testo (aspetti comuni a testi simili) . Anche le
osservazioni sugli elementi del testo e sui rapporti fra loro, come
vengono proposte soprattutto dai metodi sincronici, costituisco­
no un importante presupposto per l' analisi diacronica.
Nella quarta parte vengono presentati - in stretto collega­
mento con i passi suggeriti dal metodo storico-critico - i metodi
diacronici: l'analisi basata sulla critica letteraria, sulla critica
della tradizione/della storia della tradizione , sulla critica della
redazione/della storia della redazione. Ma in questa parte si
trovano alcune differenze rispetto ad altre metodologie, perché
qui si propongono solo i passi che corrispondono strettamente al
punto di vista della diacronia (storia delle origini) . Gli elementi
dell'esegesi storico-critica, sottesi piuttosto da una modalità di
considerazione sincronica, sono inseriti già nella presentazione
dei metodi sincronici.
Nella quinta parte si getta un rapido sguardo sulla lettura
del testo sotto l'aspetto storico. Ci si chiede come il lettore

26 L'esposizione separata dei metodi sincronici e diacronici conviene non solo


a causa della distinzione teorica fra «sincronico>> e «diacronico>>, ma anche per ra­
gioni didattiche: poiché il metodo storico-critico lavora prevalentemente in modo
diacronico, solo una presentazione separata dei metodi diacronici offre la possibilità
di comprendere la letteratura secondaria, che usa spesso questo metodo. Inoltre, in
pratica il metodo sincronico è più facile da applicare.
27 L'analisi narrativa sarà trattata nell'analisi semantica.

29
possa risalire dal testo alla ricostruzione di dati storici. Infi­
ne, si affronta il problema ermeneutico della lettura: secondo
H.-G. Gadamer la comprensione è sempre anche applicazione
di ciò che si è letto alla situazione ( personale ) del lettore ( =
«attualizzazione» ) .28 In altri termini, ogni lettore interpreta il
testo sempre alla luce della sua biografia personale . Da parte
sua, attraverso quest' applicazione ( a una situazione concreta,
personale ) il testo viene messo in discussione: deve dimostra­
re di avere senso, anche in questa situazione specifica. Per il
lettore, il significato di un testo è comprensibile solo distaccato
dall'intenzione immediata dell' autore, il che significa che per
lui l'intenzione di quest'ultimo è in definitiva irrilevante. Solo
quando il lettore può generare un proprio significato, legge il
testo ( si spera ) con crescente piacere. Perciò, in ultima analisi,
si tratta di una riflessione su ciò che avviene nella persona stessa
in un dialogo: comprendere se stessa nella comprensione di una
cosa. La lettura è quindi sempre riflessione su se stessi.
I singoli paragrafi presentano una struttura simile: dopo
una breve definizione dell' aspetto di cui si tratta nell'analisi, si
illustrano gli aspetti testuali teoretici del metodo e la modalità
di lavoro del rispettivo processo di analisi e, in un compendio,
si offrono indicazioni sui passi da compiere per il lavoro perso­
nale sui testi neotestamentari. Poi, mediante esempi testuali si
mostrano le possibilità e i limiti dei singoli passi metodologici.

28 Cf. H.-G. GADAMER, Wahrheit und Methode. Grundzii.ge einer philoso­


phischen Hermeneutik, Tiibingen 1%0; 3 1972, 290ss.

30
Capitolo l
IL TESTO
COME PRODOTTO
DELLE SUE RELAZIONI INTERNE
E DEL SUO INSERIMENTO
IN UN SISTEMA COMUNICATIVO

La nostra civiltà è caratterizzata da un enorme orientamento


alla scrittura. Leggiamo continuamente testi: pretenziosi e meno
pretenziosi, e a volte anche insignificanti. Vari testi affascinano
ancora dopo millenni un' ampia cerchia di lettori, mentre altri
vengono subito dimenticati. Parole e testi possono influenzarci
in modo duraturo e modellarci per sempre. In queste situazioni
è bene fermarsi e chiederci: come e perché determinati testi ci
influenzano e in che modo possono modellarci? Perché altri testi
invece non esercitano praticamente alcuna influenza? Per quale
ragione la Chiesa di Gesù Cristo, e con essa innumerevoli lettrici
e lettori, affermano che i testi della Bibbia hanno qualcosa di
assolutamente particolare? Le riflessioni sulla teoria del testo
ci aiutano a cercare delle risposte a queste domande anche a
livello scientifico.
La teoria del testo si chiede:1 che cos'è propriamente un
testo? Che cosa costituisce il percorso che va dallo scrivere
( autore ) fino al leggere ( lettore ) ? Che cosa costituisce propria­
mente il significato di un testo: l'autore, e il lettore cerca di
riconoscerlo? Il lettore, che attraverso la sua comprensione ridà
vita a una quantità di segni in sé morta? O il testo stesso, che
contiene in sé un dialogo, anche se «dorme» nascosto in libreria
o in biblioteca?
Le Chiese confessano che esiste un testo che vuole inter­
pellare in modo particolare le persone: la Bibbia; i suoi autori

1 E. REINMUTH - K.M. BuLL, Proseminar Neues Testament. Texte lesen, fragen


lernen, Neukirchen 2006, 11-25; E. REINMUTH, Hermeneutik des Neuen Testaments,
Gottingen 2002.

31
sono Dio e molti uomini, che attraverso lo Spirito (lat. Spiritus)
di Dio sono in modo misterioso collegati fra loro; il testo della
Bibbia è «ispirato» e «ispira».
B asandosi sul volume Der implizite Leser di Wolfgand lser,2
ma con molte volute variazioni rispetto ad esso, l'approccio qui
proposto cerca di offrire un triplice accesso alla sacra Scrittura:
un primo accesso che, conscio della tradizione, pone l' accento
piuttosto sull'autore (approccio classico, storico-critico); un
secondo accesso che pone l'accento piuttosto sul testo e cerca
di valutario in quanto testo (senza collegamento con un autore,
una tradizione o un'istituzione) ; infine, un terzo accesso che
pone in primo piano piuttosto il lettore e si occupa degli effetti
del processo della comunicazione.
Insieme questi tre approcci costituiscono il fondamento
di un' adeguata interpretazione del testo biblico . Ogni singola
modalità di accesso, presa in se stessa, ha i propri vantaggi e
svantaggi, ma senza escludere le altre. Siamo convinti che la
particolarità di questa metodologia consista nella combinazione
di queste tre modalità di accesso: solo così si realizza un accesso
decisamente teologico.
È soprattutto la linguistica testuale, cioè la parte della lingui­
stica che si occupa di testi, a compiere ricerche su una concezio­
ne unitaria del testo e anche, fra l'altro, sulla determinazione
dei tipi testuali. La parte pragmatica di questo orientamento si
occupa delle funzioni del testo. Naturalmente, all'interno della
disciplina linguistica testuale quest'apertura ha enucleato varie
modalità di accesso. A grandi linee, il campo può essere suddi­
viso in tre settori: approccio sintattico, che incentra l'attenzione
su «fenomeni superficiali» (ad esempio, collegamenti sintattici);
approccio semantico, che si interessa maggiormente dei «feno­
meni profondi» (ad esempio, contenuto, tema e relazione fra
i significati) ; approccio pragmatico, che considera l'uso della
lingua e l'efficacia del linguaggio.
La lettura di un testo biblico è resa più difficile dal problema
della distanza temporale fra la composizione e la lettura del
testo, che, insieme agli altri problemi, si erge contro un'interpre­
tazione adeguata. Il testo come complesso di segni scritti resta

2 W. lsER, Der implizite Leser. Kommunikationsformen des Romans von


Bunyan bis Beckett, Mtinchen 1994.

32
lo stesso, ma i suoi lettori moderni non possiedono più la cono­
scenza di quel mondo per poterlo comprendere intuitivamente.
Gli approcci offerti dalla ricerca in materia di comunicazione
testuale e riflessione sul leggere riguardano prevalentemente
testi scritti in lingua contemporanea, testi d'uso o testi fittizi.
Poiché i testi biblici sono stati composti in gran parte in condi­
zioni molto diverse da quelle dei testi attuali e poiché questi
testi, a causa della distanza temporale e culturale, pongono al
lettore di oggi problemi del tutto diversi da quelli posti dai testi
contemporanei, i modelli della teoria testuale devono essere
adeguati all 'oggetto da analizzare, ossia a un testo antico.3

l. Il testo come intreccio comunicativo strutturato

1.1. 11 testo come espressione linguistica strutturata,


coerente

Già il termine «testo» (dal latino textus = tessuto, intreccio)


indica che i testi sono un insieme di elementi collegati fra loro. In
genere, chi ascolta o legge una serie di parole o frasi accostate si
rende subito conto se si tratta di un testo completo, di un brano o
di una sequenza di parole prive di legame fra loro,4 perché ciò che
fa di un'espressione linguistica un testo è proprio in fatto che le
sue parti si rinviano a vicenda e si possono spiegare solo in forza
del loro legame. Dall'unitarietà e dalla coerenza dell'espressione
si comprende se una serie di parole o di frasi, espresse da qualcu­
no, dà luogo a uno o più testi: se le parole e le frasi sono legate fra
loro, l'espressione va considerata un testo (unitario); se manca il
collegamento fra gli elementi, si tratta di due o più testi, even­
tualmente di segmenti di testo o frammenti di testo o addirittura
di una successione di parole priva di significato.

3 T.A. ScHMITz, Moderne Literaturtheorie und antike Texte. Eine Einfiihrung,


Darmstadt 2002.
4 È comprensibile che questo porti a chiedersi: «Dove comincia un testo?».
Ma tale questione, sulla quale i ricercatori discutono senza trovare un accordo, è
decisamente troppo ampia e complessa per essere affrontata in una metodologia.
Cf. al riguardo S. KAMMER (a cura di), Texte zur Theorie des Textes, Stuttgart
2005.

33
1.1.1. S truttura

Quando più elementi di un testo (parole, frasi, parti di testo,


ma anche contenuti di significato, ecc.) sono connessi fra loro si
ha un sistema. Queste relazioni seguono ovviamente determina­
te regole (dalle regole grammaticali fino alle regole della corret­
tezza logica, ecc.) e possono essere più o meno strette: non ogni
elemento deve essere necessariamente legato allo stesso modo
con tutti gli altri.

�e
Fig. 1 : Rappresentazione di una possibile struttura testuale con i collegamenti dei
vari elementi del testo.

Di conseguenza, un accesso metodologico, che incentra


l' attenzione specialmente su queste strutture, è detto struttura­
listico.5 In riferimento a strutture che inglobano più frasi è detto
approccio linguistico testuale.

5 Il metodo strutturalistico fa parte dei metodi sincronici, il che ovviamente non


significa che i testi si trovino esclusivamente in un sistema di riferimento sincronico.
I confini fra la linguistica e la scienza della letteratura scompaiono sempre più. Di
conseguenza, quanto più ci si sposta dall'autore verso il testo, tanto più ermetica
diventa l'interpretazione che ne risulta. Una corrente dello strutturalismo, che quasi
già oltrepassa le richieste dello strutturalismo (per cui viene detta giustamente anche
post-strutturalismo), accorda al testo che si ha davanti l'assoluta priorità (prima del­
l'autore e del lettore). Un tale metodo ha la sua giustificazione. Tuttavia, soprattutto
in teologia esso deve essere consapevole di basarsi esclusivamente sul testo e di
dover negare qualsiasi istituzione. Perciò un tale metodo deve diventare necessa­
riamente astorico, perché non si preoccupa dei fattori extratestuali. Cf., al riguardo,
P. Rrcu:uR, «Du conflit à la convergence des méthodes en exégèse biblique>>, in X.
LÉON-DUFOUR (a cura di), Exégèse et herméneutique (Parole de Dieu), Paris 1970, 37-

34
Bibliografia introduttiva
Per u n a teoria testuale adatta ai testi bibl ici si rimanda a C . HARDMEIER, Texttheorie
und bib/ische Exegese. Zur rhetorischen Funktion der Trauermetaphorik in der
Prophetie (B EvTh 79), M O nchen 1 978, 52- 1 53; e H . FRANKEMOLLE, « Ko m m u n i kati­
ves H a n d e l n in G leichn issen Jesu. H i storisch-kritische und prag matische Exegese.
Eine kritische Sichtu n g » , i n l o . , Bib/ische Handlungsanweisungen. Beispiele prag­
matischerExegese, M a i n z 1 983, 1 9-49. Sotto i l titolo « p rag matica » (i nteso i n
senso lato) Fra n ke m o l l e espone u n ' a m p i a teo ria testuale, n e l l a q u a l e deve essere
i nteg rato il metodo storico-critico attraverso un nuovo orientamento . 6 U n ' i ntro­
duzione a i prob l e m i della l i n g u i stica testua l e è offerta da W. DRESSLER, Einfuhrung
in die Textlinguistik (Konzepte der Sprach- und Literaturwissenschaft), TObingen
1 973. G . MlcHELS, Textanalyse und Textverstehen, Heidelberg 1 98 1 , permette di
fa m i l i a rizzarsi con i concetti fo ndamenta l i d e l l ' a pprocc i o struttura l i stico.

Ulteriore bibliografia
M . TITZMANN, Strukturale Textanalyse. Theorie und Praxis der lnterpretation,
M O nchen 1 993; J . M . LoTMAN, Die Struktur literarischer Texte, M O nchen 1 993;
H . M . MOLLER (a c u ra d i), Arbeitsbuch Linguistik, Paderborn 2002; A. LINKE - M .
NussBAUMER - P . R . PoRTMANN, Studienbuch Linguistik, TObi ngen 52004; W . KORSC HNER,
Taschenbuch Linguistik. Ein Studienbegleiterfur Germanisten, Berl i n 2003 .

1 . 1 .2 . Fattori di coerenza dei testi

Un testo è ben più di una semplice sequenza di parole e frasi.


Per dare al lettore l'impressione di un insieme fluido, coerente,
l' autore configura il testo, mediante ogni sorta di espedienti,?
come una costruzione poeticamente stimolante e comprenden­
te più frasi. Naturalmente l'intreccio testuale non è sempre
ugualmente stretto. Vi sono testi nei quali gli elementi sono
accostati in modo piuttosto sciolto, come, ad esempio, le serie
delle norme morali nelle lettere paoline: cf. Fil 4,4-7. Altri testi
presentano invece un alto grado di coerenza ( connessione ) . Gal
3,23-29 è composto da un'unica frase nella quale non compare
alcuna congiunzione.

39. Come introduzione alla decostruzione è molto utile J. CuLLER, Dekonstruktion.


Derrida und die poststrukturalistische Literaturtheorie, Reinbek bei Hamburg 1999.
6 Considerazioni sul «testo in comunicazione» si trovano anche in J. HENNIG ­
L. Hum , Kommunikation als Problem der Linguistik, Gottingen 1975 (trad. it. La
comunicazione come problema della linguistica, Roma 1982); C. KAHRMANN - G.
REISS - M. ScHLUCHTER, Erziihltextanalyse. Eine Einfilhrung, Weinheim 1996,
15-50.
7 J.M. LoTMAN, Die Struktur literarischer Texte, Miinchen 1993; V. SKLOVSKIJ,
«Kunst als Verfahren>>, in J. STRIEDTER (a cura di), Russischer Formalismus. Texte
zur allgemeinen Literaturtheorie und zur Theorie der Prosa, Mtinchen 1994.

35
l fattori che co l legano fra loro gli el ementi d i u n testo e contri bu­
iscono così a l l a sua coerenza sono d i va ria natura e opera n o a va ri
l ive l l i del testo.

Livelli di coerenza

A livello di stile e di sintassi8 conferiscono coerenza soprat-


tutto questi fattori:9
- pronomi (ad es.: egli, ella) ;
- proverbi (ad es. : fare) ;
- proaggettivi ( a d es. : tali, quelli) ;
- ripetizione diretta di parole o gruppi di parole;
- ricorrenza parziale (ad es.: Egli era molto felice. Nella sua
felicità . . . ) ;
- elissi (come ripetizione abbreviata) ;
- parafrasi.
Un esempio, che si può opportunamente addurre come
illustrazione, è quello di Rm 8,1-17. Sul piano della semantica
(teoria del significato; cf. c. 3, § 2), il testo è reso coerente dal
suo tema, sul piano dello stile e della sintassi (cf. c. 3, § 1 ) , ad
esempio dalle ripetizioni di termini chiave. Così Rm 8,1-17 è
caratterizzato dall'uso frequente dei termini TTVE U j.ta , «spiri­
to», e aapç , «Carne». Sul piano della pragmatica (cf. c. 3, § 3),
l'unità e coerenza del testo e dei suoi vari elementi è assicurata
dall'intenzione unitaria dell'effetto.
La descrizione della vita e delle attività di Paolo in Gal 1-2
viene resa un tutto strettamente collegato anzitutto mediante
fattori di coerenza linguistico-sintattici10 e semantici, poi soprat­
tutto attraverso la pragmatica del testo: tutto il testo è determi-

8 Un'introduzione a uno stile fluido in testi moderni si trova in W. SCHNEIDER,


Deutsch fiir Kenner. Die neue Stilkunde, Mi.inchen 2008.
9 H.F. PLETI, Textwissenschaft und Textanalyse, Heidelberg 21979, 61. Sui
fattori di coerenza, cf. R.-A. DE BEAUGRANDE - W.U. DRESSLER, Einfilhrung in die
Textlinguistik, Ti.ibingen 1981, 50-87; W. KALLMEYER et al. , Lektilrekolleg zur Text­
linguistik, 2 voli., Frankfurt a.M. 1974, I, 177-252; PLETI, Textwissenschaft, 60-70;
W. EGGER, «Faktoren der Textkonstitution in der Bergpredigt>>, in Laurentianum
19(1978). Questi fattori sono trattati di volta in volta nelle sezioni sui rispettivi
metodi.
10
K.-W. NIEBUHR, Heidenapostel aus lsrael. Die jildische ldentitiit des Paulus
nach ihrer Darstellung in seinen Briefen (WUNT 62), Ti.ibingen 1992, 10ss, intra­
prende una strutturazione di Gal 1-2 attraverso gli avverbi e le congiunzioni tem­
porali ripetutamente utilizzati da Paolo: ETTE l Ta (Gal 1,18.21 ; 2,1) e ('nE (1,15; 2,1 1).

36
nato dall'intenzione di Paolo di spingere i galati alla fiducia nella
sua persona e nel vangelo che egli predica.11

Mancanza di coerenza

Parecchi testi neotestamentari presentano una coerenza solo


limitata: disuguaglianze nella forma linguistico-stilistica, inter­
ruzioni del contesto, ripetizioni che disturbano, ecc.; in breve,
nel testo vi sono «tensioni».12 Questi punti sono sempre parti­
colarmente interessanti per la ricerca, perché permettono di
constatare una «differenza», un allontanamento dalla norma.
In genere, si parte dall 'idea che un testo dovrebbe essere tutto
d'un pezzo, cioè organico, omogeneo: i piani della sintassi, della
semantica, della pragmatica e della tipologia del testo dovreb­
bero armonizzarsi. Se così non è, la discrepanza va chiarita.
Normalmente, nella prospettiva storico-critica, dopo la critica
del testo si cercano, mediante la critica letteraria, fratture e
incongruenze nel testo13 e si ritiene che in quel punto, in un
modo o in un altro, si sia fatto un «rattoppo», che si tratti, ad
esempio, di due o più testi uniti a formare un tutto in un momen­
to successivo. Testi oggetto di queste ricerche sono spesso i
vangeli e le lettere di Paolo.
Tuttavia riguardo alla coerenza non si possono necessaria­
mente applicare a testi antichi le stesse misure che si applicano
a testi moderni: il tipo di dimostrazione dell' autore può essere
diverso da quello che si aspetta la logica moderna, così come
l'effetto inteso può essere conseguito con mezzi retorici diversi
rispetto a quelli usati nei testi moderni. Fratture stilistiche e

11 W. EGGER, Galaterbrief, Philipperbrief, Philemonbrief ( NEB 9/1 1/15), Wtirz­


burg 1985, ad loc.
12
Nella cosiddetta critica letteraria, le osservazioni su tali «tensioni>> vengono
considerate indizi riguardo alla storia della formazione del testo: la scoperta di ten­
sioni nel testo induce a ritenere che l'autore abbia elaborato delle fonti. Secondo W.
RrcHTER, Exegese als Literaturwissenschaft. Entwurf einer alttestamentlichen Litera­
turtheorie und Methodologie, Gottingen 1971, 49-72; G. FoHRER et al. , Exegese des
Alten Testaments. EinfUhrung in die Methodik, Heidelberg 1979, 44-56; G. STRECKER
- U. ScHNELLE, EinfUhrung in die neutestamentliche Exegese, Gottingen 1983, 40s,
la critica letteraria come individuazione dell'omogeneità/disomogeneità del testo
costituisce il punto di partenza dell'analisi.
13 H. MERKLEIN, «Die Einheitlichkeit des l. Korintherbriefes>>, in ZNW
75(1984), 156-159, sottolinea giustamente che i criteri classici della critica letteraria
sono senz'altro criteri di incoerenza, che aiutano a verificare la mancanza di coeren­
za del testo; prima della ricerca di tensioni, fratture, ecc., si dovrebbe verificare il
grado di coerenza del testo mediante l'analisi testuale scientifica.

37
bruschi passaggi semantici possono dipendere anche da una
determinata intenzione dell'autore/redattore o corrispondere
alla sua libertà poetica. Da questo punto di vista si cerca la
ragione della mancanza di coerenza non nella storia della
formazione del testo ( metodo storico-critico/diacronico ) , bensì
a livello della forma finale del testo analizzato, ad esempio
nell'intenzione del compositore, che con un testo non piena­
mente coerente ha voluto dire qualcosa di specifico o indurre il
lettore a drizzare le orecchie.14 Riguardo alle tensioni nel testo,
occorre prestare ai fattori di coerenza almeno lo stesso interes­
se che si presta ad esse. In linea di principio, non è stabilita né
l'unità del testo né la sua non-unità. Quando si effettua compiu­
tamente l'analisi, è possibile un giudizio sull'unità o non unità
del testo sulla base dei fattori di coerenza individuati e delle
fratture di coerenza riscontrate.

1.2. Il modello di lettura della concezione strutturalistica

I metodi strutturalistici costringono l'interprete a sviluppare


la sua interpretazione attenendosi strettamente al testo: egli
deve scegliere come punto di partenza delle sue considerazioni
gli elementi del testo e le relazioni esistenti fra loro. Il testo che
il lettore ha davanti è, con le sue strutture, il luogo privilegiato
della ricerca del suo significato. 15 Senza un accurato studio delle
strutture del testo non è possibile su di esso alcuna affermazio­
ne affidabile, derivante dal testo stesso. Naturalmente questa
interpretazione non scaturisce in modo meccanico, ma esige che
il ricercatore, e proprio nell' analisi semantica, abbia un'ampia
conoscenza del mondo in cui è sorto il testo. Riguardo ai testi
antichi, come i testi biblici, questa competenza culturale del
lettore è ancor più importante.

14 <<Le tensioni e le fratture nel testo sono rilevanti in primo luogo non per­
ché segnalano la presenza di vari strati e fonti, ma perché rinviano all'intenzione
pragmatica dell'autore, il quale mediante le fratture vuole, ad esempio, richiamare
l'attenzione dell'ascoltatore o del lettore» (H. FRANKEMOLLE, «Kommunikatives
Handeln in Gleichnissen Jesu. Historisch-kritische und pragmatische Exegese. Eine
kritische Sichtung», in Io., Biblische Handlungsanweisungen. Beispiele pragma­
tischer Exegese, Mainz 1983, 26).
15 R. BARTHES, <<L'analyse structurale du récit. A propos d'Actes 10-11», in
LÉON-DUFOUR ( a cura di) , Exégèse et herméneutique, 188.

38
I l metodo strutturalistico fornisce indicazioni s u l modo in cui evi­
denziare le relazioni fra g li elementi di u n testo.

2. I testi come parte di un evento comunicativo

Quando ci si libera da una rigida concentrazione del­


l'attenzione sul testo, entrano in scena nuove figure: autore e
lettore. I testi vengono certamente fissati per iscritto, ma sono
continuamente «proclamati» in una determinata situazione. Non
sono entità isolate, ma sono inseriti in un contesto più ampio;
sono uno degli elementi di un processo di comunicazione: un
autore prende la parola e vuole istruire i suoi lettori con il suo
contenuto. Questa regola, come tutte le regole, non ha una vali­
dità illimitata. Esistono anche testi che vogliono imporsi al letto­
re unicamente con la loro bellezza. Essi lodano il loro creatore
con la loro perfezione estetica.

Bibliografia supplementare
U n a buona prima i ntrod uzione a l l a teoria della «com un icazione media nte test i » è
offerta da K. BRINKER, Linguistische Textanalyse. Eine Einfuhrung in Grundbegriffe
und Methoden, Berl i n 2005; M . BENSE, Theorie der Texte. Eine Einfuhrung in neue­
re Auffassungen und Methoden, Berl i n 2006.

2.1. Comunicazione mediante testi (scritti)

La comunicazione orale e la comunicazione scritta sono in


un certo senso essenzialmente imparentate. Presentiamo anzi­
tutto il modello (fig. 2)16 che vale per la comunicazione orale
in generale e costituisce in genere anche la base dei modelli
testuali:

16
La presentazione è tratta, con modifiche, da Funk-Kolleg Sprache. Eine
Einfilhrung in die moderne Linguistik, 2 voli., Frankfurt a.M. 1973, I, 41. Cf. KALL­
MEYER et al. , Lektilrekolleg zur Textlinguistik, I, 26-60; PLETI, Textwissenschaft, 45;
S.J. SCHMIDT, Texttheorie. Probleme einer Linguistik der sprachlichen Kommuni­
kation, Mi.inchen 1976, 107-111. Nello studio esegetico utilizzano questi modelli:
C. HARDMEIER, Texttheorie und biblische Exegese. Zur rhetorischen Funktion der
Trauermetaphorik in der Prophetie (BEvTh 79), Mi.inchen 1978, 106-108; FRAN­
KEMOLLE, «Kommunikatives Handeln>>, 28; G. ALTPETER, Textlinguistische Exegese
alttestamentlicher Literatur, Bem 1978, 24-28.

39
Onda acustica
su qualcosa

Sorgente Scambio
Locutore --+ Esternazione --+ Uditore --+
dell'i nformazion�

l
di informazioni

Codice
Codice e quantità
(allargabile
di segni
su domanda)

Situazione comunicativa generale


non verbale

Fig. 2: Modello della comunicazione l i nguistica generale.

Il parlante/emittente comunica all' ascoltatore/ricevente un


contenuto. Parlante e ascoltatore sono nello stesso luogo e
parlano/ascoltano nello stesso tempo. La comprensione e l'in­
fluenza fra parlante e ascoltatore è possibile solo se dispongono
di un codice comune, un insieme di segni comune, un «linguag­
gio» comune.
Chi volesse applicare un tale modello ai testi scritti, si
renderebbe ben presto conto che esso non è sufficiente. Infatti
i testi scritti conducono una determinata esistenza particolare;17
perciò, alle espressioni scritte sono collegati alcuni problemi

1 7 Per i testi come espressione linguistica scritta vale ciò che constata K.
WEIMAR, Enzyklopiidie der Literaturwissenschaft, Mtinchen 1980: i testi hanno una
durata indipendente dalla situazione (§ 80); i testi appartengono a due situazioni
temporali distinte e hanno una durata indipendente dalla situazione (§ 81); i testi
sono sempre presenti (§ 82; e nonostante tutta la loro «storicità» ); i testi non cam­
biano (§ 83); i testi sono a-temporali e compiuti (§ 84); un testo è una presenza
cosificata di un passato (§ 85); i testi sono il suono della lingua trasformato in
linee (§ 86).

40
specifici relativi ad autore-testo-lettore ,18 che non esistono nella
comunicazione orale. Comunque la comunicazione orale offre
vantaggi che nella comunicazione scritta vengono meno a favore
di altri vantaggi: in un dialogo, l' ascoltatore può immediata­
mente ampliare la quantità di segni di cui dispone interrogando
il parlante. Il parlante/emittente può valutare l'informazione.
In vari casi, parlante e ascoltatore sono legati dalla situazione
comunicativa extralinguistica, per cui ad esempio la percezione
sensoriale e la comune conoscenza di determinati contenuti
facilitano la comprensione. Così, due amici che si intrattengono
allo stadio sulla partita vedono gli stessi fatti sul campo da gioco.
Quindi, nella conversazione orale, termini come «io», «oggi»,
«qui» sono direttamente comprensibili; nei testi scritti invece
tali locuzioni sono comprensibili solo se (nel caso di una lettera)
ci sono data, indicazione del luogo e firma. Ancor più importan­
te è il fatto che, al posto del collegamento diretto fra parlante
e ascoltatore, fra autore e lettore si frappone una distanza
temporale : «Scrittura e lettura possono allora diventare processi
distanziati fra loro a piacere; in ogni caso, sono processi separati
nel tempo».19 Nel caso dei testi biblici, la lunghezza della distan­
za temporale fra il momento della composizione e il momento
della lettura viene a complicare ulteriormente la comunicazione.
Dal punto di vista della quantità dei segni scritti il libro resta
lo stesso, ma per i suoi nuovi lettori si pone il problema del
possesso o meno della quantità di segni (codice) necessaria per
comprendere il testo.

1 8 Della particolare esistenza di fatto dei testi (che si sono svincolati dalla
situazione comunicativa originaria) derivante dall'autonomia materiale del mezzo
trattano K. EHLICH, <<Zum Textbegriff», in A. ROTHKEGEL - B. SANDIG (a cura di),
Text - Textsorten - Semantik, Hamburg 1984, 9-25; e FRANKEMOLLE, <<Kommunika­
tives Handeln>>.
1 9 R. GRIMMINGER, <<Literarische Kommunikation», in H. BRACKERT - E. LXM­
MERT (a cura di), Funk-Kolleg Literatur, 2 voli., Frankfurt a.M. 1972, l, 104-106.

41
Su qua lcosa
l
Testo
Sorgente Utilizzazione
del l'informazion �
Autore ---+ Lettore ---+
dell'i nformazione

-....-CSJ
. ---+ v
r

l
t- -[g ---+ v
l l
l l
L-------'==1-...P t- 1-[g ---+ v
l l l
l l l
l l

Codice
quantità
di segni
l_ - - - - - - - - - _j

Fig. 3: Modello di comunicazione con testi fissati in forma scritta.

Accettando il citato modello (fig. 2) della comunicazione


scritta, bisogna introdurvi almeno i fattori «luogo)) e «tempo)) . La
raffigurazione (fig. 3)20 va letta in questo modo: dalla fonte un'in­
formazione giunge all'autore, il quale in un determinato tempo, in
un determinato luogo e in determinate condizioni redige un testo.
Il testo viene trasmesso attraverso un materiale fragile (ad es.
papiro). Il lettore (lettore l fino a lettore x ) vive in un altro tempo
(dal I secolo fino ai nostri giorni) e in un altro luogo. La quantità
di segni di cui dispongono l'autore e il lettore (dalla conoscenza
del greco alla conoscenza culturale) può essere molto diversa.
Nel modello ampliato della figura 3 il lettore odierno occupa
un posto indicato con precisione. Anche se egli non è identico ai
destinatari originari del testo (ad esempio, nelle lettere paoline;
diverso è il caso dei vangeli che, in quanto trasmissione della
tradizione di Gesù, si rivolgono a un pubblico più vasto) e anche
se oggi le condizioni della recezione sono diverse rispetto a quel-

20 In collegamento con i modelli di EHLICH, «Zum Textbegriff», 18; e FRAN­


KEMOLLE, «Kommunikatives Handeln>>, 28.

42
le dei primi lettori, il lettore odierno ha comunque un contatto
diretto con il testo e non solo attraverso la mediazione di lettori
precedenti. 21

La conoscenza d e l l a d i stanza tempora l e fra autore e l ettore i n ­


fl uenza l a scrittura e la lettura dei testi.

2.2. Difficoltà con testi antichi

Nell'interpretazione di testi del passato si possono incon­


trare difficoltà di vario genere.22 Le considerazioni che seguono
illustrano le difficoltà relative ai due poli necessari per una
comunicazione riuscita mediante il testo.

2.2. 1 . Il ruolo dell'autore

Nella configurazione del testo, l'autore è influenzato dai


fattori menzionati sopra, ossia dalla quantità dei segni di cui
dispone (categorie mentali, lingua) , dalle fonti in suo possesso,
dall'idea che si fa del lettore, dall'effetto che persegue. In detta­
glio questo significa quanto segue.
- L'autore redige il testo come «figlio del suo tempo» . Si
muove nell'orizzonte di idee e di vita del suo tempo e dispone di
una quantità determinata e limitata di segni, categorie mentali,
strumenti linguistici, ecc.
- L'autore elabora in un tutto nuovo le sue concezioni e
l'eventuale materiale ripreso dalle sue fonti orali o scritte.
- Il lettore al quale si rivolge l'autore (da non identifica­
re con il lettore di fatto) può essere una persona singola, un
gruppo, ad esempio una comunità, persone di una determinata
epoca, o anche il lettore futuro. L'idea che l' autore si fa del
lettore influisce in modo determinante sulla configurazione del
testo. Questo riguarda, in particolare, la scelta del codice e la
«completezza» del testo. Se l' autore può presupporre molte
conoscenze nei lettori ai quali si rivolge, non ha più bisogno di

21 Comunque la storia dell'azione esercitata dal testo e la tradizione nella quale


viene trasmesso influenzano l'orientamento del lettore.
22 Le osservazioni di GRIMMINGER, <<Literarische Kommunikation>>, 104-116, sulla
lettura e la scrittura di testi letterari valgono, con alcune modifiche, anche per le forme
di comunicazione con altri testi scritti. Cf. anche su situazione, intenzione e interesse
di emittenti e riceventi H. GLINZ, Textanalyse und Verstehenstheorie, 2 voll., Frankfurt
a.M. 1973, I, 67-105; Wiesbaden 1978, II, 42-48 (con l'elenco dei fattori influenti ) .

43
soffermarsi a lungo sulla chiarificazione di termini specifici della
materia. Meno l'autore conosce i lettori ai quali si rivolge, più il
suo testo deve essere completo e strutturato.
- L'autore vuole suscitare nel lettore al quale si rivolge un'idea,
un sentimento, un'azione, una conferma della concezione o della
condotta. Egli cerca di orientare il lettore nella sua direzione.
Per farlo, dispone degli strumenti della lingua; non dispone di
strumenti esterni al testo, che giocano un ruolo importante nella
conversazione, ad esempio il contesto della situazione, il tono
della voce o la mimica.
- Appena il testo è stato scritto ed è uscito dalle mani
dell'autore, cioè si trova davanti al lettore in forma scritta, diventa
autonomo e va per la sua strada. Salvo rare eccezioni, l'autore non
è più in grado di proteggere il testo che ha composto da incom­
prensioni e fraintendimenti. Di fatto, per il testo l'autore muore.23
Il lettore prende il comando e diventa l'interprete che, prima
durante e dopo la lettura, può stabilire collegamenti indipendente­
mente dall'autore. Domande all'autore sono possibili solo quando
è ancora in vita. Dopo la morte biologica dell'autore viene meno
anche questa possibilità di accertamento. Allora il testo appartie­
ne interamente ai suoi lettori (e quindi ai suoi interpreti).

2.2.2. Recezione del testo da parte del lettore

Le espressioni scritte sono diventate indipendenti (autonome).


I testi possono essere accompagnati da indicazioni extratestuali
riguardo alla loro comprensione, ad esempio da chiarificazioni da
parte di chi li trasmette. Poiché, nel caso dei testi del Nuovo Testa­
mento, il lettore dispone unicamente del testo per l'accesso alla
sua comprensione, si verifica una «comunicazione senza interlocu­
tore» in un «restringimento della percezione del testo».24 Questo
comporta delle conseguenze per la comprensione di un testo.
- Come l'autore, anche il lettore è figlio del suo tempo; in
definitiva, autore e lettore possono vivere entrambi in tempi
completamente diversi. Entrambi dispongono di un determinato
mondo culturale, con le sue conoscenze, le sue categorie, i suoi
strumenti linguistici, ecc. Riguardo ai testi antichi, il lettore

23 R . BARTHES, <<Der Tod des Autors>>, in F. JANNIDIS ( a cura di ) , Texte zur


Theorie der Autorschaft, Stuttgart 2000.
24 GRIMMINGER, «Literarische Kommunikation>>, 105.

44
moderno non possiede necessariamente le conoscenze previe
che occorrono per la comprensione. Il problema è come il letto­
re si procura tali conoscenze.
- Non ogni lettore di un testo è inteso dall'autore come suo
lettore reale. Per l'interpretazione in quanto tale, questo non ha
alcuna importanza, perché anche il lettore non inteso può inter­
pretare un testo che non è rivolto a lui.
- La recezione del testo da parte del lettore può essere
disturbata: ad esempio, dalla sua trasmissione frammentaria,
dalla sua trasmissione errata a causa di errori di trascrizione,
ecc. La recezione può essere ostacolata anche da insufficiente
conoscenza della lingua e del mondo culturale dell'autore. Per il
fatto di essere letto e applicato in nuove situazioni, un testo può
anche generare interpretazioni che non erano intese in origine.
Tuttavia anch'esse erano già presenti come tali nel testo, perché
altrimenti non si sarebbero potute leggere ed estrarre da esso.
- Il testo è diventato permanente . Il lettore può quindi
sempre interrogarlo e verificare su di esso le sue interpretazioni.

2.3. Leggere come cammino


verso la ricostruzione dell 'evento comunicativo

Il testo è parte di un processo di comunicazione e dipendente


dai molti fattori di un tale processo. Per comprendere il testo
occorre ricostruire anche l'evento comunicativo in cui è inserito.
Infatti, un'adeguata interpretazione è possibile solo se l'inter­
prete si forma un quadro complessivo dei vari fattori coinvolti
nella formazione del testo.
Normalmente, riguardo ai testi biblici, possiamo accedere
all'evento comunicativo solo mediante il testo stesso. Ma at­
traverso l'applicazione e l'esatta valutazione del modello di
comunicazione proposto si possono trarre dal testo stesso alcune
conclusioni riguardo agli altri fattori della comunicazione, cioè
riguardo sia all'autore e al suo tempo, sia ai lettori ai quali in­
tendeva rivolgersi, ecc.

L'a pplicazione del modello di co m u n icazione a testi a ntichi per­


mette i n q ualche misura conclusioni sull'evento com u n icativo nel
q uale il testo è i nserito.

La quantità di conoscenze che si possono ricavare dalle


conclusioni varia da testo a testo: nei vangeli è minore rispetto

45
alle lettere paoline. Infatti, Paolo parla spesso delle idee e dei
comportamenti dei destinatari, mentre nei vangeli ciò accade
solo in forma indiretta. Naturalmente questo non dipende solo
dalla persona dell'autore Paolo, ma anche dalla forma del testo,
in questo caso la lettera. In una lettera, l'autore ha davanti agli
occhi un destinatario chiaramente definito, cosa che avviene
molto meno in un racconto.

Fonte Lettore Util izzo


dell'in formazion�
Autore ---+ ---+ consapevole ---+dell'i nforma zione
A seguito del testo
vengono raccolte

r i nformazioni e tratte
deduzioni in base
alle condizioni
j
di riproduzione
extratestuale

Situazione di comunicazione

Fig. 4: Fasi di lavoro per ricostruire l'evento comunicativo.

I passi metodologici da compiere per trarre delle conclusioni


sono indicati nella figura 4; verranno descritti più precisamente
nella presentazione dei singoli metodi.
La ricostruzione dell'evento comunicativo, nel quale è inse­
rito il testo, si ritiene conclusa quando si è risposto a queste
domande:25

Autore: Chi com u n ica ?


Lettore: A chi?
Tema: Che cosa ? Su c h e cosa ?
Tempo: Quando?
Luogo: Dove?
Cod ice: Qua ntità di seg ni com u n i fra a utore e lettore?
I ntenzione? A che sco po?

25 Cf. anche T. LEWANDOWSKI, Linguistisches Worterbuch 1-3, Heidelberg 1979-


1980, alla voce <<Textanalyse>>: un'analisi testuale sistematica dovrà rifarsi alla formula
di Lasswell: <<Who says what in which channel to whom with what effect>> (in L. BRYSON
[a cura di], The Communication of ldeas. A Series ofAddresses, New York 1948, 37).

46
3. Testi come risultato di recezione
ed elaborazione di entità di riferimento disponibili

I testi del Nuovo Testamento non solo sono inseriti in una


rete sincronica di relazioni, ma si trovano anche in uno sviluppo
diacronico, essendo il risultato di un lungo processo di trasmis­
sione orale e scritta.

Bibliografia introduttiva
N e l l e metodolog ie sul N u ovo Testa mento vengono presentate i n genere breve­
mente, insieme ai singoli passi metodologici, anche le concezi o n i s u l l a formazione
dei test i . Come i ntrod uzioni a una teoria sistematica m ente rifl ettuta s u l l a forma­
zione dei testi b i b l i c i sono particolarmente deg ni d i nota : C. HARDMEIER, Texttheorie
und biblische Exegese. Zur rhetorischen Funktion der Trauermetaphorik in der
Prophetie (BEvTh 79), M O nchen 1 978, 1 09- 1 5 3 ; F . M ussNER, « M ethodolog ie der
Frage nach dem historischen Jesu s » , i n K. KERTELGE (a c u ra d i), Ruckfrage nach
Jesus (QD 63), Fre i b u rg-Basei-Wien 1 974, 1 1 8- 1 47 . 2 6

3.1. L 'origine degli scritti neotestamentari

l testi del Nuovo Testa mento sono il risultato d i un processo d i


rielaborazione e trasm issione ora le e scritta .

La trasmissione delle parole e delle azioni di Gesù, nonché


dell'annuncio della morte e della risurrezione, è dovuta alla
recezione e rielaborazione di testi: l'evento significativo della
vita, morte e risurrezione di Gesù di Nazaret è stato trasmesso
riflettendo e attualizzando. Ai vari livelli della trasmissione si
sono posti nuovi accenti, ma diversi aspetti sono passati piutto­
sto in secondo piano.

2 6 Le
riflessioni che seguono riprendono da vicino le considerazioni di questi
due autori. Sulla questione del Gesù storico, cf. solo la monografia di W. STEGEMANN,
Jesus und seine Zeit (BE 10), Stuttgart 2010, che tiene conto della ricerca interna­
zionale più recente su Gesù (la cosiddetta third quest). Una buona introduzione alla
discussione precedente sul Gesù storico è la raccolta di testi Der historische Jesus
und der kerygmatische Christus, a cura di H. RISTOW - K. MATIHIAE, Berlin 1960.
Cf. anche G. THEISSEN - A MERZ, Der historische Jesus. Ein Lehrbuch, Gottingen
'2001 (trad. it. Il Gesù storico: un manuale, Queriniana, Brescia 1999); G. THEISSEN
- W. STEGEMANN - B.J. MALINA (a cura di), Jesus in neuen Kontexten, Stuttgart 2002.

47
3.1.1. Le tappe della formazione del testo

La formazione degli scritti del Nuovo Testamento può essere


suddivisa in tre tappe: I) periodo prepasquale;27 II) trasmissione
orale post-pasquale; III) messa per iscritto dei testi.28
N ella figura 5 sono rappresentati le tappe e i principali grup­
pi di testi del Nuovo Testamento.

Logia di Gesù

Racconti su Gesù
Formule e atti di fede

Trasmissione orale di Logia, racconti, ...


Lettere
(uso del testo nelle chiese}
di Paolo

Mk Scrittura (a tappe}

s�
Mt

Fig. 5: Le tappe della formazione del Testo del Nuovo Testamento.

Il cammino della formazione testuale inizia con le parole


e azioni di Gesù di Nazaret, più precisamente, con le parole
pronunciate da Gesù stesso (logia) e i testi redatti dai testimoni
su di lui (racconti) . Ma già in questa fase si verifica un certo
processo di recezione, perché a volte testi dell'Antico Testa­
mento sono accolti in modo critico.29 Già nel periodo prepasqua-

27 Nella storia classica delle forme si è trascurata l'importanza del periodo pre·
pasquale per la formazione della tradizione. Una nuova prospettiva è stata aperta
da H. ScHORMANN, «Die vorosterlichen Anfiinge der Logientradition», in Io., Tra·
ditionsgeschichtliche Untersuchungen zu den synoptischen Evangelien, Diisseldorf
1968.
28 La costituzione Dei verbum sulla rivelazione del concilio Vaticano II (c. V)
sceglie questa suddivisione.
29 E. Zenger sottolinea che, attraverso l'uso di citazioni della Scrittura nel Nuo­
vo Testamento, si legittimano non queste ultime ( e con esse l'Antico Testamento ) ,
bensì la tradizione di Gesù o le tradizioni di fede: «<l fatto che la Chiesa abbia fatto
della Bibbia di Israele la prima parte della sua Bibbia ha un significato programma­
tico: la Bibbia di Israele aveva la pretesa incontestata di essere rivelazione. Aveva

48
le gli apostoli sono discepoli nel vero senso del termine: sono
riuniti attorno a Gesù, condividono la sua vita itinerante e il suo
modo di vivere, e si sentono legati alla sua persona.3° Con loro
comincia la tradizione (prepasquale) dei logia. Varie osserva­
zioni sulle parole di Gesù confermano questa concezione della
produzione e recezione del testo già nel periodo prepasquale:31
a) come bene messianico, le affermazioni di Gesù invitavano
a conservarle; b) Gesù era solito proporre brevi sommari del
suo insegnamento; c) alcune formulazioni di Gesù si posso­
no comprendere come invito a memorizzarle; d) il carattere
enigmatico e profetico di molte parole di Gesù suggeriva di
conservarle per meditarle; e) la formulazione volutamente facile
da ricordare della maggior parte delle parole della tradizione
sinottica favoriva, anzi esigeva, il loro apprendimento a memo­
ria.32 Gesù si trova quindi pienamente nella tradizione dei vari
maestri di sapienza (rabbinici e greci), che trasmettevano oral­
mente le loro convinzioni. Le loro massime venivano imparate
a memoria dai loro discepoli e poi fedelmente trasmesse. Molte
parole di Gesù erano allora certamente anche patrimonio comu­
ne e furono attribuite a lui (come anche a molti altri maestri) ad
honorem. Pertanto già nella cerchia prepasquale dei discepoli
doveva operare il principio della tradizione33 e una trasmissione

qualità canonica e autorità. Perciò, i discepoli di Gesù ricorsero ad essa per conferi­
re al loro annuncio di Gesù espressione categoriale, forza di convinzione e validità.
Non leggono l'Antico Testamento a partire dal Nuovo, ma viceversa: il Nuovo
Testamento è scritto a partire dall'Antico Testamento; il Nuovo Testamento vuole
essere letto alla luce dell'Antico Testamento» (E. ZENGER, «Thesen zu einer Herme­
neutik des Ersten Testaments nach Auschwitz>>, in C. DoHMEN - T. SoDING [a cura
di ] , Eine Bibel - zwei Testamente, Paderborn 1995, 148s; corsivo nell'originale ) . Va
in una direzione analoga l'affermazione di C. Moller, che parla di una comprensio­
ne all'indietro e in avanti fra i due Testamenti. «Si tratta [ . . . ] di una comprensione
sia all'indietro sia in avanti fra Antico e Nuovo Testamento. Si è potuto redigere
il Nuovo Testamento solo perché le Scritture di Israele giunsero all'orecchio della
prima comunità cristiana in un modo nuovo alla luce della croce e della risurrezione
e, viceversa, si sono potute esprimere veramente la croce e la risurrezione solo con
l'aiuto delle Scritture di Israele>> (C. MoLLER, Von der Schwierigkeit, «homiletisch»
zu predigen und der besonderen Schwierigkeit, alttestamentliche Texte zu predigen
[Wechselwirkungen 3 ] , Waltrop 1989, 14s ) .
3° Cf. al riguardo R. RIESNER, Jesus als Lehrer. Eine Untersuchung zum
Ursprung der Evangelien- Oberlieferung (WUNT 11/7), Tiibingen 1981 , 408-419.
3 1 L'elenco delle particolarità che segue è preso quasi alla lettera da RIESNER,
Jesus als Lehrer, 433 (ma lì con la relativa documentazione ) . Fondamentale per que­
sta concezione è ScHORMANN, <<Die vorosterlichen Anfiinge der Logientradition>>.
3 2 RIESNER, Jesus als Lehrer, 440-443.
33 lvi, 423s.

49
della tradizione più fedele di quanto abbia riconosciuto la classi­
ca teoria della storia delle forme. 34 Già nel periodo prepasquale
la produzione di testi narrativi e la recezione dei logia di Gesù
da parte dei discepoli sottostanno a quelle condizioni che furono
elaborate dalla ricerca in modo particolare riguardo alla tradi­
zione post-pasquale. Ne fanno parte, ad esempio, la selezione, la
modificazione e la reinterpretazione.35
Con l'esperienza della Pasqua si giunge alla produzione di
nuovi testi: l'esperienza pasquale viene formulata nelle confes­
sioni di Pasqua come omologesi:36 «Dio lo ha risuscitato dai
morti». Questi nuovi testi entrano poi nella tradizione: vengono
recepiti e trasmessi (cf. l Cor 15,3). Accanto ad essi vengono
trasmessi anche i logia di Gesù e i racconti su Gesù, ovviamente
sotto una nuova luce. In questo periodo sorgono come nuovi
testi le lettere di Paolo, che testimoniano la produzione di nuovi
testi, ma anche la recezione di testi precedenti, perché in esse si
accolgono formule di fede, terminologia missionaria e citazioni
dell'Antico Testamento. La recezione delle tradizioni è soggetta
a determinate condizioni.37
Con la messa per iscritto dell'annuncio sia nei vangeli (o loro
prototipi) sia negli altri scritti del Nuovo Testamento (Atti degli
apostoli, Lettere, Apocalisse), la recezione e riformulazione
di testi raggiunge una nuova tappa:38 ora i testi assumono una
forma testuale definitivamente stabile; i brevi scritti, origina­
riamente isolati, entrano a far parte di un complesso più ampio
e devono essere quindi letti in questo nuovo contesto; in certo
senso i testi diventano autonomi, si liberano del tradente o della
cerchia dei tradenti e anche della cerchia dei destinatari. La

34 P. LAMPE - U. Luz, <<Diskussionstiberblick», in P. STUHLMACHER, Das Evan­


gelium und die Evangelien, Vortrag vom Tiibinger Symposium 1982 (WUNT 28),
Ttibingen 1983, 431.
35 Cf. al riguardo F. HAHN, <<Methodologische Ù berlegungen zur Riickfrage
nach Jesus>>, in K. KERTELGE (a cura di), Ruckfrage nach Jesus. Zur Methodik und
Bedeutung der Frage nach dem historischen Jesus (QD 63), Freiburg 1974, 11-77,
in particolare 14-26 (qui comunque soprattutto riguardo al passaggio dall'epoca
prepasquale a quella post-pasquale ).
36 I racconti pasquali appartengono a un altro genere letterario.
37 Cf. sotto.
38 Cf. sopra le considerazioni sulla particolarità dei testi (scritti). Nella ricerca
sui vangeli ha attirato l'attenzione su questa differenza fra scrittura e oralità so­
prattutto E. GOTTGEMANNS, Offene Fragen zur Formgeschichte des Evangeliums,
Miinchen 2 1971.

50
formazione del canone suggella la recezione degli scritti norma­
tivi compiuta nella Chiesa.

3 . 1 .2. Modello dell'elaborazione testuale

Il processo della formazione del testo degli scritti del Nuovo


Testamento è una sequenza di rielaborazioni. In ogni elabo­
razione si compie una recezione e (ri)produzione di tradizioni
orali e testi, per cui l'elaborazione del testo deve essere compre­
sa ogni volta anche come parte di un processo di comunicazione.
Il risultato dell'elaborazione del testo può costituire nuovamen­
te il punto di partenza di una nuova elaborazione.39 La figura 6
mostra il percorso delle elaborazioni.

Asse
temporale 1 . Fasi della rielaborazione 2. Fasi della rielaborazione

Uscita Elaborazione
---+
del testo del testo
attraverso la sua
---+ Testo finale
recezione
e la sua (ri)produzione

Uscita ___. Ricezione


del testo e (ri)produzione
Testo
'---- de:..:.
-=. l ..:.: stc::.
te:.:.: o_ . _, ---+
finale

Fig. 6: Trasmissione del testo come susseguirsi di rielaborazioni del testo.

Con la rielaborazione i testi acquistano una nuova efficacia


in una cerchia di destinatari diversa e diventano una risposta in
situazioni mutate. I principali fattori che influenzano la rielabo­
razione (selezione, modifica e riconiazione, reinterpretazione)
sono i seguenti:40
l'influenza di una cristologia esplicita: l'importanza della
persona di Gesù è stata riconosciuta sempre più chiara­
mente e si è depositata anche nei testi, soprattutto attra­
verso l'introduzione di formule di confessione nei testi dei
vangeli (cf. ad esempio Mc 8,27-30) ;

39 Il modello viene ripreso, con modifiche, da HARDMEIER, Texttheorie und


biblische Exegese, 80.
40 Descritti in dettaglio da HAHN, «Methodologische Ù berlegungen>>, 14-26.

51
l'influenza dell'Antico Testamento, sia attraverso cita­
zioni, sia anche attraverso l'offerta di modelli narrativi
( ad esempio, del giusto perseguitato nel racconto della
passione ) ;
- modifiche più o meno leggere dei testi e duplicazioni, ad
esempio il miracolo della moltiplicazione dei pani e le
versioni del Padre nostro;
l'influenza dello stile narrativo popolare, ad esempio l'in­
cremento del miracoloso, ecc.;
la contaminazione di testi originariamente separati;
l'orientamento di singole pericopi alla storia della passione;
l'apertura delle comunità ai pagani;
il crescente conflitto, specialmente con il giudaismo di
matrice farisaica;
- la crescente pressione a adattarsi all'imperatore romano.

3.2. Lettura come ricerca delle tracce


della formazione del testo

Il continuo processo di produzione, recezione e rielaborazio­


ne del testo ha lasciato tracce nel testo del Nuovo Testamento.
Parecchi testi ( o parti di testi ) riflettono una situazione singola­
re, irripetibile, nella quale Gesù prima di Pasqua entrò in conflit­
to con Israele; altri testi sono in contraddizione con la situazione
missionaria post-pasquale; parecchi testi presentano una cristo­
logia e soteriologia aperta, «vaga», «indiretta)) ecc. Altri passi
'
tradiscono lo sforzo post-pasquale di uniformare i vari modi di
vedere la vita di Gesù e il suo significato per il mondo. Appare
anche il tentativo di spiegare parole oscure di Gesù, ecc.41 Il
testo reca quindi anche le tracce della sua formazione . Per gli
esegeti queste osservazioni sul testo sono un'indicazione che
consente di delineare le tappe della formazione del testo.

41 F. MussNER, <<Methodologie der Frage nach dem historischen Jesus>>, in K.


KERTELGE ( a cura di ) , Ruckfrage nach Jesus. Zur Methodik und Bedeutung der Frage
nach dem historischen Jesus (QD 63 ) , Freiburg 1974, 133s e 136s, presenta questa
e altre osservazioni come criteri che permettono di riconoscere un logion come au­
tenticamente gesuano o come creazione post-pasquale; tuttavia queste osservazioni
possono valere anche in generale come indizi della formazione del testo.

52
Capitolo 2
PASSI
PRELIMINARI ALL'ANALISI

L'analisi vera e propria di testi deve essere necessariamente


preceduta da alcune operazioni: l'accertamento della forma
originaria del testo mediante la critica testuale; la traduzione
personale (provvisoria) del testo originario o la scelta di tradu­
zioni esistenti; un primo orientamento sul testo.

l. Accertamento del testo originale (critica testuale)

Un primo compito, quando si affrontano testi del Nuovo


Testamento, è quello di accertarsi che il testo che si ha davanti
concordi con quello uscito dalla penna dell' autore . Di questo
si occupa un ramo specifico della scienza neotestamentaria: la
critica testuale.

La critica testua le del Nuovo Testa mento cerca, con l'a usilio dei
manoscritti esistenti, d i ricostru i re il testo origi nario (che non ci è
perven uto) d e l Nuovo Testa mento.

Data l'alta specializzazione della ricerca critica sul testo,


qui ci limitiamo ad alcuni concetti basilari, che permettono al
principiante di poter utilizzare in modo adeguato almeno le
due edizioni più diffuse e usate del Nuovo Testamento: Nestle­
Aland (27• edizione) e The Greek New Testament (4• edizione).
In ciò che segue, rinvieremo sempre a queste due edizioni.
Inoltre, lo studente deve conoscere i manoscritti e le famiglie
di manoscritti più importanti del Nuovo Testamento ed essere
in grado, alla luce dei criteri della critica testuale, di compren-

53
dere le scelte di critica testuale operate dai commentari e dalle
pubblicazioni scientifiche.1

Bibliografia supplementare
Quasi tutte le metodologie offro no anche u n ' i ntrod uzione ai metod i della critica
testu a l e . S i può considera re u n ' opera classica sia come i ntrod uzione sia a causa
della ricchezza delle i nformazion i : K . e B . ALANo, Der Text des Neuen Testaments.
EinfOhrung in die wissenschaftlichen Ausgaben und in Theorie wie Praxis der
Methoden der Textkritik, Stuttgart 2 1 982; tra d . it. Il testo del Nuovo Testamento,
G e n ova 1 98 7 . 2

1.1. La teoria sull'origine delle varianti e dei tipi testuali


che sta alla base della critica testuale3

Fino all'invenzione della stampa, il testo greco del Nuovo


Testamento circolava sotto forma manoscritta. Gli originali
degli scritti del Nuovo Testamento non si sono conservati; si
sono conservati invece le copie del testo in greco e i testi delle
traduzioni (in parte molto antiche) . I manoscritti conservati
spaziano dal 130 d.C. al XV secolo. I manoscritti più importanti
sono i papiri dell'inizio del III secolo e i grandi codici del IV
secolo. Accanto ai testimoni diretti del testo greco, nei mano­
scritti esistono testimonianze indirette negli scritti dei padri
della Chiesa.

1 . 1 . 1 . L'origine di varianti

I manoscritti presentano il Nuovo Testamento con molte


varianti (lezioni) più o meno importanti.

1 Perseguono un analogo obiettivo didattico anche H. CoNZELMANN - A. LIN­


OEMANN, Arbeitsbuch zum Neuen Testament, Tiibingen 42004, 20.
2 Un'introduzione e un'esercitazione esaustive alla critica testuale le offrono
anche B.M. METZGER, Der Text des Neuen Testaments, Stuttgart 1966, nonché W.G.
KOMMEL, Einleitung in das Neue Testament, Heidelberg 21 1983 e A. WIKENHAUSER - J.
SCHMID, Einleitung in das Neue Testament, Freiburg-Basel-Wien 6 1973. Si trovano
brevi introduzioni in CoNZELMANN - LINOEMANN, Arbeitsbuch zum Neuen Testament,
§ 4; G. STRECKER - U. ScHNELLE, Einfilhrung in die neutestamentliche Exegese, Gottin­
gen 1983, 23-39; H. ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre. Darstellung der
historisch-kritischen Methode, nuova ed. tedesca rielaborata da K. KLIESCH, Stuttgart
71982, c. l; B.M. METZGER, A Textual Commentary on the Greek New Testament, Lon­
don 1971, XIII-XXXI; C.M. MARTIN!, «Il testo biblico», in Io. - L. PACOMIO ( a cura di ) ,
I libri di Dio. Introduzione alla Sacra Scrittura, Torino 1975, 502-551.
3 Cf. al riguardo soprattutto K. e B. ALANO, Il testo del Nuovo Testamento,
Genova 1987, 54-79.

54
Le va ria nti derivano da errori d i trascrizione dei testi o a nche da
correz ioni i ntenziona l i .

Non esistono due manoscritti perfettamente identici.

Copiatura Copiatura Copiatura


x-Varianti y-Va rianti z-Varianti

1 \
Copiatura
X+a·Varianti
Copiatura
x+b·Varianti
Copiatura
y+c-Varianti
1 \
Copiatura
Z+d-Varianti
Copiatura
Z+e-Varianti

Fig. 7: Origine delle varianti.

Fonte inconsapevole di errori sono: scambio di lettere da


parte del copista (AA - M); errori di udito (copiando sotto
dettatura, specialmente per il fatto che E L e L erano pronun­
ciate allo stesso modo); errata divisione delle parole (poiché si
usava abitualmente la scriptio continua); duplicazione di lettere
o di parole; omissioni (saltando, ad esempio, una frase quando
iniziava e terminava in modo identico a un'altra) ; aggiunta di
glosse marginali; adattamento a passi paralleli noti al copista
(Mc 1 ,34 a Le 4,41 ).
Le correzioni intenzionali sono dovute alla volontà di
correggere punti del testo ritenuti dal copista errati (Mc 1 ,2:
«nei profeti» al posto di «nel profeta Isaia»; Le 2,43: « Giuseppe
e Maria» invece di «i suoi genitori»; Le 24,31 : «centosessanta»
invece di «sessanta» stadi) , oppure derivano da modifiche di
carattere ortografico, grammaticale e stilistico (ad esempio,
eliminazione dell'asindeto) , ecc.
Le modifiche possono essere occasionali o anche sistemati­
che. In presenza di modifiche sistematiche (quindi la produzione
di un testo in base a determinati criteri) si parla di revisione/
recensione. Ma i ricercatori non concordano sulla misura in cui
i tipi di testo menzionati nelle pagine che seguono sono il risul­
tato di una recensione.

55
1 . 1 .2. L'origine di famiglie di manoscritti e di tipi di testo

La lista dei manoscritti più importanti e tutte le informazioni


necessarie al riguardo si trovano in Nestle-Aland e in The Greek
New Testament. Qui ci limitiamo ad alcuni dati statistici relativi
ai manoscritti:4

N U M ERO NOME DESIG NAZIO N E MATE RIALE ETÀ

fino a l l 'VIli
88 Pa piri P + n u mero papiro
sec.

A, B, C ecc. 0 1 , IV-IX secc .


274 M a i uscoli pergamena
02, 03 . . . DW

2800 (ca .) M i n uscoli 1 ' 2, 3 . . . pergamena IX-XV seco lo

2 1 1 0 (ca .) Lezionari 1 ' 2, 3 . . . pergamena

Alcuni manoscritti sono talmente importanti da ricorrere


in ogni passo nell'edizione di Nestle-Aland.5 I manoscritti più
prestigiosi sono: P45, P66, P75 (particolarmente importante); B
( Codex Vaticanus, particolarmente importante) ; � ( Codex Sinai­
ticus) , A ( Codex Alexandrinus) , D (con molti problemi) , W e E> .

Nei pri m i seco l i d e l l 'era cristiana s i sono svi l u ppati i cosiddetti «te­
sti loca l i ».6

In occasione della fondazione di nuove comunità nei dintorni


delle grandi città, come Alessandria, Antiochia, Roma, ecc., si
consegnavano anche copie della sacra Scrittura, e precisamente
nella forma testuale abituale in quelle città. A partire dalla metà
del II secolo, «a ogni nuova fondazione di comunità corrisponde
la produzione di nuovi manoscritti neotestamentari».7 Le copie
realizzate presentavano le stesse lezioni dei testi in uso nelle
comunità madri (con eventuali nuovi errori/varianti dovuti alla
trascrizione). N asco no così «le famiglie testuali» , ossia gruppi di
manoscritti, dipendenti gli uni dagli altri e di cui si può ricostruì-

4 Dati ivi, 92-183.


5 Elenco ivi, 269-274.
6 Sui <<testi locali>>, cf. anche METZGER, A Textual Commentary, XVII.
7 ALANO, Il testo del Nuovo Testamento, 62.

56
re l' albero genealogico, ad esempio le famiglie l e 13 attestate
da manoscritti a partire dal XII secolo.8 Nelle singole aree geo­
grafiche vigevano atteggiamenti diversi in materia di precisione
e fedeltà.9 Il testo è ancora un «testo vivo» .10 In alcuni ambienti,
la fedeltà letterale nel copiare un testo era considerata il dovere
supremo, ad esempio in base alle concezioni della critica testua­
le così come esisteva già nell' antichità. Questo vale certamente
nell'ambiente che gravita attorno ad Alessandria, più esatta­
mente per i manoscritti P66·75 e il manoscritto B (Codice Vatica­
no) . In altre regioni, prevaleva un atteggiamento meno rigido in
materia di fedeltà letterale (ad esempio, nell'ambiente dal quale
proviene p45). Questa origine locale dei manoscritti e il tipo di
trascrizione costituiscono uno dei presupposti dell'esistenza
di più tipi testuali del Nuovo Testamento. Poiché , in seguito
alla svolta costantiniana del IV secolo, si dovettero provvedere
manoscritti a molte comunità, a esercitare un'influenza determi­
nante furono le forme testuali e i manoscritti che servivano da
modelli negli scryptoria delle chieseY Nella ricerca scientifica si
menzionano soprattutto quattro tipi di testo.12
Il tipo testuale alessandrino è attestato dai papiri P66·75 e dai
codici B, �, A (Atti), nonché da antiche traduzioni copte. Per
l'archetipo di questa forma testuale si può risalire fino al II-III
secolo d.C. La peculiarità della forma testuale alessandrina è la
brevità e la precisione della forma espressiva. In genere, questo

8 MARTINI, «Il testo biblico>>, 509.


9 Lo si può dimostrare sulla base dell'analisi degli errori dei singoli manoscritti;
cf. MARTINI, <<Il testo biblico>>, 519: P75 contiene soprattutto errori di lettere; P66 errori
di sillabe; P'5 errori di parola (cambiamenti).
1 0 ALAND, Il testo del Nuovo Testamento, 76.
11 lvi, 78-79.
1 2 Con <<tipo testuale>>, secondo MARTINI, <<Il testo biblico>>, 509, si intende non
tanto un gruppo di manoscritti, quanto piuttosto un complesso di varianti, che si
trova in determinati codici e sembra avere un'origine comune. Nella ricerca scien­
tifica si è attribuita una notevole importanza alla ripartizione dei manoscritti in tipi
testuali. La troviamo in ZrMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre; METZGER,
A Textual Commentary; MARTINI, «Il testo biblico>>, nonché in CoNZELMANN - LIN­
DEMANN, Arbeitsbuch zum Neuen Testament; e STRECKER - SCHNELLE, Einfilhrung in
die neutestamentliche Exegese. ALAND, Il testo del Nuovo Testamento, 54-79, invece,
non classifica i manoscritti per tipi testuali, ma distingue più nettamente un <<testo
più antico>> (esistente come testo normale, più libero e stabile) dalle forme testuali
successive ottenute mediante una certa «canalizzazione>> {alessandrino-egiziana; an­
tiocheno-bizantina); altre forme testuali, fra cui quella «Occidentale>>, sono, secondo
K. e B. Aland, incerte. Sugli elenchi e manoscritti ordinati per famiglie cf. METZGER,
A Textual Commentary, XXIX-XXXI; MARTINI, «Il testo biblico>>, 521-530.

57
testo è più breve degli altri tipi testuali e presenta meno emen­
damenti grammaticali e stilistici.
Il «testo occidentale» , per le cui forme precedenti e seconda­
rie si può risalire fino al III-IV secolo, è attestato dai codici D ,
W (per M c 1 ,1-5,30), P38 e P48, nonché dalle antiche traduzioni
latine e dagli scrittori ecclesiastici latini. Questa forma testuale
(specialmente nella versione D) predilige la parafrasi e procede
a trasposizioni e correzioni. Il testo degli Atti degli apostoli è del
dieci per cento circa più lungo di quello degli altri manoscritti.
Gli studiosi non concordano sulla particolarità e sul valore di
questo tipo testuale.13
Il tipo testuale bizantino, al quale appartengono quasi tutti
i manoscritti realizzati a partire dal VII-VIII secolo, è un
tipo testuale piuttosto unitario e presenta levigatezza della
lingua (predilezione per i collegamenti sintattici), eleganza
dell'espressione e modifiche dello stile (aoristo al posto del
presente storico). Questa forma testuale è il risultato di un
processo di recensione, cominciato certamente ad Antiochia e
proseguito poi a Bisanzio. Questo testo venne usato come testo
koinè («comune») nell'impero bizantino. Manoscritti importanti
di questo tipo testuale sono A (Vangeli), E, F, G, H, K, ecc.
Spesso la ricerca scientifica riconosce anche un quarto tipo
testuale, quello di Cesarea, rappresentato da P45 e dai manoscrit­
ti E> e W (Mc 5,31-16,20) .

1 . 1 .3. Edizioni attuali dei manoscritti del Nuovo Testamento

Con l' ausilio della critica testuale si può ricostruire la forma


di testo che circolava nelle Chiese verso la metà del II secolo.
Il frutto della ricerca critica sul testo sono le edizioni criti­
che scientifiche del Nuovo Testamento.14 Per iniziare il lavoro
scientifico sul Nuovo Testamento sono sufficienti le succitate
edizioni Nestle-Aland e The Greek New Testament. Entrambe
presentano come testo principale il testo del Nuovo Testamento
ricostruito sulla base della ricerca critica sul testo compiuta da
studiosi di fama internazionale e interconfessionale. Dal punto

1 3 Soprattutto ALANO, Il testo del Nuovo Testamento, 60ss, contestano l'idea


che l'Occidente abbia sviluppato una propria forma testuale. Secondo loro, il codice
D ha un particolare valore quando concorda con altri grandi testimoni (p. 270) .
1 4 Per una visione d'insieme sulla storia della critica testuale cf. ALAND, Il testo
del Nuovo Testamento, 7-53 e i manuali.

58
di vista letterale Nestle-Aland e The Greek New Testament sono
identici.15
The Greek New Testament è un'edizione critica per tradutto­
ri, nella quale le varianti più importanti (circa 1440) sono riporta­
te e pienamente documentate. Inoltre, gli editori presentano una
valutazione delle singole lezioni, un elenco dei passi paralleli e,
cosa importante per i traduttori, un apparato per l'interpunzione,
che mostra come il testo del Nuovo Testamento sia suddiviso in
frasi nelle principali traduzioni moderne. In un supplemento si
motivano le scelte di critica testuale fatte dagli editori.
Nestle-Aland16 offre un apparato di critica testuale molto più
dettagliato rispetto a The Greek New Testament e, inoltre, un
ricco elenco di passi paralleli.

1.2. Il metodo della critica testuale

Si ricostruisce il testo greco procedendo per tappe: raccolta


delle lezioni esistenti su un passo biblico;17 raggruppamento
delle varianti; conclusioni, alla luce del materiale raccolto, sul
probabile testo originale.

Per la ricostru zione del testo ori g i nale valg ono criteri esterni
(esterni al testo) e i ntern i (i nterni al testo) . 1 8

In base ai criteri esterni (ossia alla luce della specificità dei


manoscritti) una lezione si trovava probabilmente nel testo
originale se:
è attestata molte volte, si trova cioè in molti manoscritti.
Questa caratteristica è detta testimonianza plurima;
si trova in manoscritti antichi e anche altrimenti rico­
nosciuti come affidabili (come, ad esempio, il Codice
Vaticano) o è attestata da un tipo testuale generalmente

15 Sulla formazione di questo nuovo «testo standard», cf. ivi, 36-43.


16 La 26• edizione di Nestle-Aland è totalmente rielaborata rispetto alla 25• per
quanto riguarda le varianti introdotte, le introduzioni, ecc. Rispetto alle edizioni
precedenti, essa offre un apparato critico testuale ulteriormente rielaborato e, fra
l'altro, più facile da usare.
1 7 Oggi questo è possibile solo in grandi istituti di ricerca, come ad esempio
l'Institut fiir neutestamentliche Textforschung, Mi.inster/Westfalen (Germania).
18 Cf. al riguardo ALANO, Il testo del Nuovo Testamento, 309-3 1 1 : dodici regole
fondamentali, e i manuali, soprattutto METZGER, A Textual Commentary, XXV­
XXVIII.

59
affidabile. In base al principio: la maggiore antichità di un
manoscritto depone a favore di una migliore qualità, e al
principio: la qualità ha la precedenza sulla quantità;
- è attestata in manoscritti che, dal punto di vista genealo­
gico ( ossia per origine ) e geografico, sono indipendenti
fra loro. Perciò, una lezione è originaria se è attestata da
testimoni testuali appartenenti a vari tipi di testo. Questo
criterio è importante soprattutto per la valutazione di
varianti del manoscritto D .
I n base a i criteri interni ( ossia alla luce della comparazio­
ne fra le varianti e del modo in cui i testi vengono in genere
trasmessi ) , una lezione si trovava probabilmente nel testo origi­
nale se:
- è oggettivamente difficile e ha quindi offerto al copista
l'occasione per la modifica: la lezione più difficile è verosi­
milmente originaria (lectio difficilior - potior) ;
- è più breve (lectio brevior - potior) ;
- corrisponde maggiormente allo stile, al vocabolario e alle
concezioni teologiche dell'autore e al suo contesto imme­
diato;
- non tradisce alcuna influenza di passi paralleli. Infatti, la
modifica di testi mediante adeguamento a testi paralleli si
spiega con il fatto che il copista riprende facilmente parole
da un passo parallelo che gli è familiare.
Deve essere considerato originario soprattutto un testo
nel quale criteri esterni e interni concordano. Tuttavia spesso
accade che i criteri non indichino la stessa direzione; così, ad
esempio, una lectio difficilior attestata da un unico manoscritto
è difficilmente quella originaria. In questo caso, mediante una
sorta di controprova, bisogna chiarire la ragione per cui il testo
originario nel corso della copiatura è stato modificato in un
determinato modo.

Indicazioni per un 'esercitazione di critica testuale


• Uti lizzando le edizioni testua l i più recenti, rileva re le lezioni
presenti i n u n determ i n ato passo bibl ico. Le varianti possono
essere attri bu ite a determi nati tipi testu a l i ? Quali differenze di
sign ificato comportano le varie varianti? Si tratta d i varianti che
ca mbiano i l senso del testo? Riflettere, i n base ai criteri estern i
e i nterni della critica testuale, su quale lezione potrebbe essere
orig i naria.

60
• Per verificare la correttezza della lezione privi legiata, sta b i l i re,
se possibi le, una genealogia per la formazione delle varianti.
• Usando dei com mentari, determ i n a re i n base a quali criteri si
prendono le deci sioni in materia d i critica testuale.

1.3. Esempi

Uno degli scopi didattici di questa sezione è quello di verifi­


care la propria capacità di seguire le decisioni di commentari e
lavori scientifici in materia di critica testuale. Perciò negli esem­
pi che seguono si considerano in modo particolare le scelte fatte
da questo tipo di pubblicazioni.

1 . 3 . 1 . Ef 1 , 1 : « È V 'E<j>ÉGU) »

L'indicazione di luogo «in Efeso» manca in manoscritti anti­


chi importanti. Si pone quindi la domanda: a chi è indirizzata
la lettera? Questa domanda di critica testuale è legata a quella
sui destinatari della lettera, perché la Lettera agli Efesini non
fornisce alcuna indicazione su destinatari concreti e sulla loro
situazione.
La difficoltà del problema di critica testuale appare già nelle
edizioni: The Greek New Testament e Nestle-Aland collocano
«È v 'E<!>Émp» nel testo principale, ma lo mettono fra paren­
tesi quadra.19 In The Greek New Testament l' aggiunta di «È v
'E<j>É G 4J » è contrassegnata con una /C/ (che significa dubbio) ,
per cui per l'editore esiste u n notevole dubbio s e l a lezione
migliore sia nel testo principale o nell' apparato critico.
La situazione è questa: la versione breve senza indicazione di
luogo si trova in alcuni testimoni importanti: P45, B, K, 424c, 1739,
nonché nei manoscritti menzionati da B asilio e nel testo usato
da Origene. Il testo lungo si trova nella maggior parte dei mano­
scritti e la lezione è stata inserita da correttori anche in K e B .
Per la lezione breve, che è una lectio sia brevior sia difficilior
ed è attestata, inoltre, anche da manoscritti antichi di ottima
fattura (come K e B ) , si constata: «In base a tutte le regole della
critica testuale questa lezione è la più antica» .20 La traduzione

1 9 Gli editori di The Greek New Testament Io motivano con la difficile condizio­
ne del testo; cf. METZGER, A Textual Commentary, 601 .
20
H . ScHLIER, Der Brief a n die Epheser. Ein Kommentar, Dtisseldorf 6 1968, 30.

61
del testo breve è questa:21 «ai santi e fedeli (locali) in Cristo» ,
perché l'espressione «TOL S' o Ù aLV» non perde significato a causa
della mancanza di un'indicazione di luogo, ma, a causa dell'uso
idiomatico del linguaggio, che è attestato dai papiri greci, può
significare anche «ivi residenti».
In base alla situazione di fatto, Schnackenburg e Mussner22
optano per il testo breve. Entrambi spiegano l'aggiunta
dell'indicazione di luogo in questo modo: poiché nel testo manca­
va il riferimento di luogo (presente invece in tutte le lettere di
Paolo) e, d' altra parte, si sapeva che Paolo aveva operato a lungo
a Efeso, venne aggiunta questa indicazione di luogo. Benché
l'applicazione dei criteri esterni e interni deponga a favore del
testo breve, Gnilka sostiene l'originalità dell'indicazione di luogo
in base a quest'argomentazione: «La mancanza di un'indicazione
di luogo sarebbe un fatto senza precedenti» e, d' altra parte, non
esistono «esempi di usurpazione di una lettera da parte di una
comunità». 23

1 .3.2. Mc 1 , 1 : «v i. oD 8EoD »

In alcuni importanti testimoni antichi manca la lezione «v i. ov


8EOU » che si trova all'inizio del Vangelo di Marco e costituisce
per Marco un importante titolo cristologico.
Il problema di critica testuale non viene definitivamente
risolto neppure in The Greek New Testament (3• edizione) e
Nestle-Aland (26• edizione) : nel testo principale l'espressione
«v i. ov 8EOU » viene posta fra parentesi. The Greek New Testa­
ment contrassegna l'originarietà del testo lungo con /C/.
L'applicazione dei criteri esterni orienta piuttosto verso il
carattere originario della versione lunga. Infatti, dal punto di
vista quantitativo, quest'ultima è molto più fortemente attestata
rispetto alla versione breve (cf. l'apparato della critica testuale);
ed è anche attestata da rappresentanti di tipi testuali diversi (tipo
alessandrino e occidentale) . Tuttavia la versione breve è molto

21 Secondo R. ScHNACKENBURG, Der Brief an die Epheser (EKK 10), Ztirich


1982.
22 lb. ; cf. anche F. MussNER, Der Brief an die Epheser ( OTK 10), Gtitersloh
1982, 35s («sembra [ . . . ) non essere originario»).
23 J. GNILKA, Der Epheserbrief (HThK 10/2), Freiburg 1971, 7; anche A. LrN­
DEMANN, «Bemerkungen zu den Adressaten und zum Anlass des Epheserbriefes>>,
in ZNW 67(1976), 235-251.

62
antica. L'abbreviazione della versione lunga si potrebbe spie­
gare come errore di scrittura, perché le abbreviazioni adottate
abitualmente nello scrivere i nomi divini (E>E O S' , l't o s- ) potevano
portare fuori strada (il cosiddetto homoioteleuton ). I criteri inter­
ni depongono in parte a favore della versione breve. Si tratta di
una lectio brevior, attestata da testimoni importanti e di buona
fattura. Un ampliamento della versione breve si può spiegare con
la tendenza a inserire titoli cristologici.24 Ma contro questo c'è il
fatto che la designazione «Figlio di Dio» già all'inizio dell'opera
corrisponde alla teologia di Marco: l'opera tratta della progressi­
va rivelazione del «Xpun o s- » (Mc 8,29) e poi dell'«l'tò s- E>E oD»
(Mc 15,39) .25 Collocando il titolo all'inizio, Marco crea una
tensione che abbraccia tutta l'opera (cf. anche 1 , 1 1 ; 8,29; 9,7;
14,61) e offre al lettore un aiuto per la lettura.

2. Primo orientamento sul testo

Come preparazione all'analisi vera e propria di un testo è


utile procedere a un primo orientamento sul testo da analizzare.
Già all'inizio possono emergere problemi riguardo all'ampiezza
del testo da esaminare. Occorre decidere anche in che misura
si vuole lavorare sul testo greco originario o/e in che misura,
perlomeno in una prima fase, ci si vuole servire di traduzioni e il
modo in cui usarle; in questo secondo caso, bisogna scegliere le
traduzioni su cui lavorare.
Anzitutto è utile riflettere sulla ragione per cui si sceglie di
studiare in modo scientifico un determinato passo.

Bibliografia supplementare
C onsiderazioni s u l modo in cui procedere a un primo orientamento s u l testo sono
offerte da H . G uNz, Textanalyse und Verstehenstheorie, Wiesba den 2 1 977, nonché
da K. WEIMAR, Enzyklopadie der Literaturwissenschaft, M u nchen 1 980, 1 63- 1 8 1 .
S u l l e strategie per l ' a p p re n d i m e nto e la lettura, cf. R. ScHRADER-NAEF, Rationeller
Lernen lernen: Ratschlage und Obungen tar alle Wissbegierigen, Wei n h e i m u . a .
21 2003, 22-39; D . F . DANSERAU, « Development a n d Eva l uation of a Lea r n i n g Stra­
tegy Progra m » , in Journal of Educational Psychology 7 1 ( 1 979), 64-7 3 ; U. C HRI-

24 Soprattutto per questo motivo R. PESCH, Das Markusevangelium (HThK 2),


2 voli., Freiburg 1976, l, 74, ritiene originaria la versione più breve.
25 Anche se il titolo «Figlio di Dio>>, usato spesso in Marco, non ha un'origine
redazionale, come ritiene PESCH, Das Markusevangelium, I, 74, la cristologia del
Figlio di Dio è tipica di Marco.

63
STMANN - N. G ROEBEN, « Psychologie des lesen s » , in B. FRANZMANN et a/. (a cura d i),
Handbuch Lesen, M u n chen 1 999, 1 45-2 2 3 .

2.1. Delimitazione e strutturazione del testo


(segmentazione del testo nei suoi elementi)

Per la riuscita o q u a nto meno la facile pratica b i l ità d e l l e a n a l isi è


spesso decisivo procedere a l l a corretta seg mentazione d e l testo i n
u n ità p i ù piccole.26

Poiché un testo svela il suo significato solo se viene conside­


rato come un tutto, bisognerebbe di per sé analizzare un testo
in tutta la sua lunghezza, quindi un intero scritto del Nuovo
Testamento. Ma nel lavoro esegetico dettagliato questo, a parte
la Lettera a Filemone, è praticamente impossibile. Tuttavia vale
sempre il principio: «I segmenti di testo sono [ . . . ] unità signifi­
cative solo se permettono di riconoscere un collegamento conte­
nutistico con il significato globale del testo».27 Perciò sorgono
spontanee le domande su quale parte di testo28 si debba scegliere
nel testo più ampio e sul modo in cui effettuare e motivare la
segmentazione. Poi occorrerà procedere a un'ulteriore segmen­
tazione sulla parte di testo scelta.

2 . 1 . 1 . Delimitazione del brano testuale nella totalità del testo

Non si può determinare l'inizio e la fine di una sezione


sulla base dei dati relativi ai capitoli e ai versetti presenti nelle
edizioni della Bibbia, perché questa suddivisione non è una
divisione precisa delle parti di significato. Determinare l'inizio
e la fine di un'unità di testo è fondamentale per la sua corretta
comprensione. Tuttavia all'inizio dell' analisi si può fare solo in
forma provvisoria. Poi nel corso dell'analisi apparirà chiaramen­
te fino a che punto quella delimitazione è conforme al testo. Si
può procedere alla delimitazione provvisoria basandosi sulle
comuni edizioni della Bibbia, ma senza dimenticare che, nel
corso dell'analisi, bisognerà all'occorrenza rivedere il punto di

26 H. GuNz, Textanalyse und Verstehenstheorie, 2 voli., Frankfurt a.M. 1973,


I, 52.
27 H. WEINRICH, Textgrammatik der franzosischen Sprache, Stuttgart 1982, 29.
28 I termini usati per indicarle sono: brano testuale, segmento testuale, pericope
(= passo).

64
vista sull'inizio e la fine . Poiché il testo è un'entità strutturata,
nella quale i singoli elementi sono in relazione fra loro, l' analisi
effettuata correttamente mostrerà la reale estensione del testo.

L'esatta d e l i m itazione del testo da a n a l i zza re, ossia l ' i n d ividua­


zione dell ' i n izio e della fine dell ' u n ità testuale, si può motiva re
solo nel corso de ll'a nal isi; i n izial mente si può procedere a l l a deli­
m itazione servendosi d e l l e com u n i ed izioni d e l l a B i bbia.

D al punto di vista metodologico, per una prima determina­


zione dell'inizio e della fine del testo è utile una comparazione
fra varie edizioni della Bibbia. Dalla comparazione apparirà
se esistono problemi riguardo all'ampiezza del testo: il fatto
che al riguardo le edizioni della Bibbia divergono notevolmen­
te significa che vi sono dei problemi. In questo caso, bisogna
cercare le cause di tali divergenze fra le edizioni. I segnali più
importanti del collegamento strutturale, e quindi anche sussidi
per la segmentazione, sono i dati relativi al tempo e al luogo e il
cambiamento di tema.29
Come esempio di segmentazione di un testo prendiamo Mt
7,7-12. The Greek New Testament riunisce i versetti di Mt 7,7-12
sotto il titolo: «Ask (chiedere), look (guardare), knock (bussa­
re)». Nestle-Aland - questa edizione non ha sottotitoli - suddi­
vide il testo in due sezioni: 7,7- 1 1 e 7,12. La Einheitsilbersetzung
titola Mt 7,7- 1 1 «La fiducia nella preghiera» e 7,12 «La regola
d'oro»; Die Gute Nachricht titola 7,7- 1 1 «Pregate, cercate,
bussate ! » e 7,12-14 «La "regola d'oro" e le due vie», introdu­
cendo prima di 7 , 1 3 un capoverso.30 Ora si tratta di determinare
l'ampiezza del testo. Fra 7 , 1 1 e 7,12 non si consiglia alcuna cesu­
ra: infatti, Mt 7,12 è collegato con ciò che precede dalla parti­
cella ovv; la richiesta di comportarsi in base alla regola d'oro
viene quasi come una sorta di conseguenza del comportamento
di Dio. Poiché fra 7,12 e 7,13 non esiste un tale collegamento
linguistico-sintattico e con 7,13 comincia un nuovo tema, si
consiglia piuttosto di porre lì una cesura.31

29 Maggiori dettagli sulla struttura e sulla divisione dei testi si trovano nel
capitolo 3, § l .
30 L a Bibbia d i Gerusalemme titola 7,7-11 «Efficacia della preghiera>> e 7,12 «La
regola d'oro>>; La Bibbia in lingua corrente 7,7-11 «Preghiera e risposta>>, 7,12 «Una
regola pratica>> e 7,13-14: «La porta piccola>> [ndt].
31 Cf. W. EGGER, <<Faktoren der Textkonstitution in der Bergpredigt», in Lau­
rentianum 19(1978), 182.

65
2 . 1 .2. Relazioni fra il brano testuale e il contesto

Il significato delle parole, delle frasi e dei testi parziali è


determinato essenzialmente dal contesto. Perciò bisogna sem­
pre prestare attenzione alla relazione fra un passo e il testo
integrale. Altrimenti lo si fraintende facilmente. Bisogna quindi
determinare fin dall'inizio il contesto più ampio e più immedia­
to, la posizione che un passo occupa nella progressione tema­
tica del testo nel suo complesso e, all'occorrenza, il posto che
occupa nello sviluppo narrativo del testo. Ad esempio, la storia
di Lazzaro in Gv 1 1 ,1 -46, verso la fine del racconto giovanneo
della vita pubblica di Gesù, costituisce un momento culminante
(come ultimo dei «segni») ed è ripetutamente collegata con il
racconto della passione che segue. Questo conferisce al racconto
in quanto tale la sua colorazione particolare.32 La considerazio­
ne del collegamento fra le pericopi e il testo nel suo complesso è
particolarmente decisiva per la critica della redazione.

2.1.3. S uddivisione del testo da esaminare


nelle più piccole unità di significato

Già in apertura di lavoro, una suddivisione del testo in unità


di lettura più piccole consente una migliore visione d'insieme.33
La tradizionale divisione in versetti delle edizioni della Bibbia
non può farlo. Come suddivisione di lettura si raccomanda
normalmente la suddivisione in frasi, considerando anche le
frasi costituite da un'unica parola (ad esempio, «guai»; ancor
più dettagliata è una suddivisione in righe di significato. In una
suddivisione in righe di significato appare anche la subordinazio­
ne di frasi e membri di frasi.34
Si può suddividere 1 Ts 1 , 1 in queste righe di significato:

Pa o l o, Si lva no e Timoteo
a lla com u n ità di Tessa lon ica,
che è in Dio, il Pad re

32 J. KREMER, Lazarus. Die Geschichte einer Auferstehung. Text, Wirkungsge­


schichte und Botschaft von loh 11,1 -46, Stuttgart 1985.
33 Cf. H. ScHWEIZER, Metaphorische Grammatik. Wege zur Integration von
Grammatik und Textinterpretation in der Exegese, St. Ottilien 1981, 21-25.
34 C. BussEMANN - D. VAN DER SLUIS, Die Bibel studieren. Einfilhrung in die
Methoden der Exegese, Miinchen 1982, 76. ScHNACKENBURG, Der Brief an die Ephe­
ser, propone la traduzione strutturata per righe di significato.

66
e i n Gesù Cristo, i l Sig nore:
g razia sia con voi e pace.

2.1 .4. Individuazione dell'unità/mancanza di unità del testo

Per la comprensione di un testo è determinante sapere se è


unitario o composito. All'inizio dell'analisi si possono raccoglie­
re, al riguardo, solo alcune osservazioni. Solo quando si effettua
l'analisi sincronica appare chiaramente se determinate osserva­
zioni sul testo si possono spiegare solo con il ricorso all'uso di
fonti,35 ossia se quel testo è veramente unitario o composito.

Indicazioni per un 'esercitazione di segmentazione


del testo
• Determ i nare con l'ai uto d i edizioni della Bibbia e d i trad uzioni i l
pu nto i n c u i com incia e fin isce i l testo da analizzare.
• Sudd ividere i l testo in righe d i sign ifi cato.
• Determ i n a re il contesto del testo, in particolare riguardo al
tema e a l l'azione raccontata.

2.2. aggettivazione della prima comprensione del testo

Come abbiamo già detto nella riflessione sulla lettura, la


prima lettura di un testo può dar luogo a incomprensione e
fraintendimento. Poiché l'una e l'altro hanno molte conseguen­
ze per l'interpretazione, quest'ultima comincia con l'aggettiva­
zione di questa prima comprensione.36

L'aggettivazione d i q u esta prima com p rensione del testo sign ifica


che il lettore form u l a la sua comprensione del testo, facendone
così q u a l cosa che ha davanti agli occhi e può osserva re e va l uta re.

35 W. RrCHTER, Exegese als Literaturwissenschaft. Entwurf einer alttestamentli­


chen Literaturtheorie und Methodologie, Gottingen 1971, 49ss; e G. FOHRER et al. ,
Exegese des Alten Testaments. Einfiihrung in die Methodik, Heidelberg 1979, 25,
collocano la ricerca critica letteraria, cioè la verifica della presenza o assenza di unità
del testo, all'inizio dello studio scientifico. Perciò, la sequenza delle fasi operative
in Fohrer è questa: critica testuale, critica letteraria, analisi linguistica, ecc. Poiché
la determinazione del carattere unitario o meno di un testo presuppone un'attenta
analisi della specificità linguistico-sintattica, semantica e pragmatica, essa può essere
effettuata anche alla fine di quest'analisi. Naturalmente fin dall'inizio ci si può aspet­
tare che un testo non sia unitario.
36 K. WEIMAR, Enzyklopiidie der Literaturwissenschaft, Mtinchen 1980, § 305.

67
2.2. 1 . Abbozzo di traduzione e utilizzazione di traduzioni

Una prima aggettivazione della comprensione del testo


avviene mediante la stesura di un abbozzo di traduzione del
testo neotestamentario da analizzare. Il lavoro scientifico si
effettua sull'originale greco del Nuovo Testamento. L'opinione
sostenuta da vari rappresentanti dei metodi strutturalisti, secon­
do cui è indifferente lavorare sul testo originale o su traduzioni,
trascura l 'importanza che ha per la comprensione già la sua
forma linguistico-sintattica. Come base testuale bisogna utiliz­
zare la forma del testo che è stata riconosciuta nella cosiddetta
critica testuale attraverso l'esame dei testimoni.
Anche se una traduzione che rispecchia pienamente il testo
originale può giungere solo al termine del lavoro scientifico su
un testo,37 occorre procedere fin dall'inizio dell' analisi a una
traduzione provvisoria. Essa mostra anche la comprensione
iniziale del traduttore. Bisogna lavorare a questa traduzione
provvisoria durante tutte le fasi dell'analisi del testo. Gli stru­
menti che possono aiutare a effettuare la traduzione provvisoria
sono i normali sussidi.38
Accanto ad essi è utile gettare uno sguardo sulle traduzioni
esistenti del passo da analizzare. Questa comparazione mostra
immediatamente i punti in cui vi sono problemi di traduzione e
quindi di comprensione.

2.2.2. Riflessione sulla prima comprensione del testo

Non solo per lo studio pratico della Bibbia, ma anche per lo


studio scientifico della letteratura in generale si considera essen­
ziale, come primo passo per l' approccio ai testi, il chiarimento
della precomprensione e l'aggettivazione della comprensione
del testo ricavata dalla prima lettura.39 Per oggettivare la prima
comprensione del testo, spesso ancora confusa, sono utili anche

37 Cf. § 3 sulla traduzione del testo.


3s Le comuni grammatiche, in particolare quella di F. BLASS -A. DEBRUNNER
- F. REHKOPF (trad. it. Grammatica del greco del NT, Brescia 1982), e i vocabo­
lari, specialmente quello di W. BAUER (Griechisch-deutsches Worterbuch zu den
Schriften des Neuen Testaments und der Ubrigen urchristlichen Literatur, Berlin 51963),
sono pensati in modo particolare per principianti. Cf. R. RIENECKER, Sprachlicher
SchlUssel zum Griechischen Neuen Testament, GieBen 1 71 984; M. ZERWICK, Analysis
philologica Novi Testamenti Graeci, Roma 1953.
39 Lo sostengono in modo particolare H. Glinz e K. Weimar (cf. sopra).

68
i metodi che, pur derivando dallo studio pratico sulla Bibbia,
devono avere il loro posto anche in una metodologia scientifica
che riconosce l'importanza della soggettività, perché aiutano a
chiarire la prima comprensione personale e soggettiva del testo
( che influenza tutto ciò che si legge in seguito ) .40
Particolarmente utili per l'aggettivazione della prima com­
prensione del testo sono il metodo della punteggiatura e l'analisi
esperienziale.
Il metodo della punteggiatura41 consiste nell'introdurre a
fianco del testo segni di interpunzione: accanto ai punti che
non sono chiari un punto interrogativo; accanto ai punti che
appaiono importanti un punto esclamativo ( il passo può essere
anche sottolineato ) ; accanto ai punti che appaiono significativi
sul piano esistenziale una freccia. Questa procedura, che corri­
sponde anche alla normale tecnica della lettura, aiuta il lettore
a farsi una visione d'insieme dei problemi posti a lui dal testo.
Ora il testo non è più interamente incomprensibile: le difficoltà
sono esattamente circoscritte, per cui il lettore potrà cercare di
risolvere i problemi oggettivi con l' aiuto di nuove informazioni
e prendere posizione nei riguardi dei suoi sentimenti. Il metodo
dei segni di interpunzione è particolarmente indicato per il lavo­
ro in gruppo, perché indica esattamente i passi da compiere: la
discussione viene aperta dai partecipanti che hanno segnato un
punto interrogativo accanto a una determinata espressione del
testo. Essi espongono il loro problema e coloro che non hanno
segnato alcun punto interrogativo accanto ad essa, perché per
loro è pienamente comprensibile, rispondono. Chi ha qualcosa
da aggiungere lo fa e poi si procede.
L'analisi esperienziale42 è utile per valutare il proprio atteg­
giamento nei confronti della parola biblica: il lettore si chiede
quale effetto eserciti su di lui il testo. Infatti, in base al proprio
atteggiamento, alla propria storia di vita, alle proprie esperienze
e angosce, ogni lettore è interpellato dal testo in un modo speci­
fico. Come approccio alla Bibbia a partire dall'esperienza perso-

40 Quando si usano questi metodi nello studio in gruppo, quest'ultimo può fun­
gere da prima istanza di controllo della correttezza della comprensione.
41 W. ERL - F. GAISER, Neue Methoden der Bibelarbeit, Ttibingen 1969, 109-1 1 1 ;
KATHOLISCHEN BIBELWERK ( a cura di ) , Praktische Bibelarbeit heute, Stuttgart 1973,
71-73; W. EGGER, Gemeinsam Bibel lesen. Eine Handreichung zur Rundenarbeit mit
der Bibel, lnnsbruck 21978, 48s.
42 Cf. W. EGGER, Kleine Bibelkunde zum Neuen Testament, Innsbruck 41987, 20.

69
nale, si può chiedere al lettore che cosa gli piace nel testo in
questione, che cosa lo disturba, in che cosa consiste il problema
principale, che cosa potrebbero significare singole frasi, oppure
persone e cose menzionate.

Indicazioni per un 'esercitazione di aggettivazione


della prima comprensione del testo
Oltre al metodo dell'i nterpu nzione e dell'analisi esperienzia le,
risu lta uti le anche:43
• annotare le proprie aspettative quando ci si accinge a leggere

un determi nato testo;


• dopo la lettu ra, annotare le proprie im pressioni e co mpa rare i l
risultato con q u e l l i d e i parteci panti al seminario.

3. Traduzione del testo e utilizzazione di traduzioni

Per la maggior parte dei lettori della Bibbia, all'inizio della


loro relazione con i testi biblici c'è la loro traduzione ( provviso­
ria ) o una traduzione fatta da altri.

La trad uzione è la trasformazione scritta del testo g reco del Nuo­


vo Testa mento in una determinata li ngua di arrivo.44

Anche all'inizio dello studio scientifico di testi biblici si


usano spesso traduzioni sia dei testi biblici sia anche dei testi
dell' ambiente di origine degli scritti biblici.

G i à all' i n izio dello stud i o scientifico è necessa rio gettare u n o


sg uardo sui princi pali problemi della traduzi one, ad esempio s u i
p r i n c i p i della teoria della traduzi one, su possib ilità e limiti delle
traduzioni, specificità e funzione delle traduzioni p i ù i m porta nti .

Una buona traduzione presuppone una conoscenza esege­


tica del testo da tradurre, acquisita attraverso un lungo lavoro,
nonché la conoscenza della lingua e dei lettori cui è destinata.
Perciò, nello studio scientifico su testi biblici la traduzione del
testo costituisce la fase finale del lavoro scientifico sul testo. La

43 Su ciò che segue GLINZ, Textanalyse und Verstehenstheorie, I, 186.


44 W. KoLLER, Einfiihrung in die Obersetzungswissenschaft, Heidelberg 21983,
12, definisce in questo senso il «tradurre>>.

70
traduzione è l'aggettivazione in forma compressa della compren­
sione del testo raggiunta dall'interprete. La traduzione mostra
a quale comprensione del testo è giunto l'interprete; in quanto
risultato della recezione del testo da parte dell'interprete, può
essere solo la conclusione del suo lavoro.45

Bibliografia introduttiva
Una buona e breve i ntrod uzione ai problemi delle traduzioni della Bibbia è offerta
da W. KLAIBER, « ( B i bei) O bersetzen - eine u n mogliche Aufgabe ? » , in ThLZ 1 33(2008),
467-49 2 . Per fa m i l i a rizzarsi con i com u n i problemi d e l l a scienza della tra d uzione
cf. W. KmLER, Einfuhrung in die Obersetzungswissenschaft, Heidel berg 2 1 983 . D e l l e
problematiche delle tra d uzioni della Bibbia e della specificità della B i bbia d i Lutero,
della tra d uzione ecumen ica e della « Bibbia in l i ngua corrente » si occupa il vol u m e
co lletta neo di J . GNILKA - H . P. ROGER, Die Obersetzung der Bibel - Aufgabe der
Theologie. Stuttgarter Symposium 1 984, Bielefeld 1 985; di questioni fonda menta l i
d e l l a tra duzione della Bibbia d i Lutero, d e l l a trad uzione d e l l a N e u e ZOrcher e di
a ltre traduzioni i l vol ume col l ettaneo d i W. G Ross (a cura d i), Bibe!Ubersetzung
heute. Geschichtliche Entwicklungen und aktuelle Herausforderungen. Stuttgarter
Symposion 2000, Stuttgart 200 1 . U n a chiara i ntrod uzione sui problemi relativi a l l a
traduzione si trova i n G . TAUBERSCHMIDT, Streit u m die richtige Bibe/Ubersetzung.
Warum konnen Bibe/ausgaben so verschieden sein ? , Wupperta l 32007 .

3.1. Teorie della traduzione

3 . 1 . 1 . Traduzione in quanto processo comunicativo

«Traduzione, tradurre» viene presentato nella figura 8 nel


quadro di una teoria della comunicazione.

Autore _______.. Testo LP _______.. Lettore


Traduttore
Lettore diventa mittente _______.. Testo LA --+ Lettore

Fig. 8: La traduzione pone il testo di un autore in relazione con lettori in una


li ngua diversa (e spesso anche in un tempo diverso).

Tradurre è un processo relazionale: la comunicazione origi­


naria (che avviene in una determinata lingua, la cosiddetta
lingua di partenza [LP] e in un determinato ambiente culturale,
ed è inserita in un determinato processo comunicativo) deve
diventare, come comunicazione, appello o evento estetico, even-

45 La traduzione come conclusione appartiene in sé e per sé all'interpretazione.

71
to di lettura o ascolto per lettori che non conoscono la lingua di
partenza e vivono in un altro ambiente culturale. Il traduttore è
il mediatore che pone il testo di partenza in contatto con nuovi
lettori in un'altra lingua ( e in un altro contesto ) .
L' attività di traduzione inizia quando il traduttore diventa
lettore del testo. Perciò la prima fase della traduzione è la fase
della comprensione, nella quale il traduttore analizza il testo
della lingua di partenza ( testo LP ) nelle sue strutture e pecu­
liarità linguistiche, nello stile, nell'intenzione, nelle condizioni
di composizione, nell'orientamento verso il lettore inteso, ecc.
La seconda fase è quella del trasferimento a livello cate­
goriale delle strutture testuali e significative individuate nella
lingua di arrivo. La struttura del testo nella lingua di partenza e
la sua peculiarità, nonché il suo contenuto di significato analiz­
zato dal traduttore, sono trasferibili nella lingua di arrivo ( LA ) ,
ma non pienamente . Può darsi che una struttura testuale poeti­
ca sia trasferibile nella lingua di arrivo, ma sia in essa ancora
difficilmente comprensibile. In questo caso, per assicurare la
comprensione nella lingua di arrivo, potrebbe anzitutto essere
trasferito il contenuto del significato, ma in modo che anche le
possibilità di comprensione presenti nel testo di partenza venga­
no ridotte alla comprensione del traduttore . Qui il traduttore
deve fissare delle priorità: offrire al nuovo lettore le molteplici
possibilità di comprensione di un testo oppure rendere nel modo
più comprensibile possibile solo il messaggio da lui stesso rico­
nosciuto come contenuto di significato più importante. Il tradut­
tore deve prendere delle decisioni.
In Gv 6,29 l'espressione TÒ É pyov ToD 8EoD ( l'opera di Dio )
consente due possibilità di comprensione: la fede dell'uomo
è l'opera di Dio nell'uomo; la fede è l' opera dell'uomo per
Dio. Nella traduzione di Lutero la fede è un dono di Dio, per
cui risuona la seconda possibilità: «Gesù rispose loro : Questa
è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Nella Gute Nachricht Bibel si può leggere e comprendere solo
la seconda possibilità: «Rispose Gesù: Dio esige una cosa sola
da voi: Dovete riconoscere colui che egli ha mandato». La fede
è compito dell'uomo.
La terza fase è quella della ricostruzione , nella quale il
traduttore, in base alle sue priorità e ai suoi obiettivi nei riguar­
di del testo e dei destinatari che ha in mente, traduce il testo
di partenza analizzato sotto il profilo linguistico, semantico e

72
pragmatico. Affinché il tradurre diventi realmente un processo
relazionale, che pone in relazione il testo di partenza e il lettore
in un' altra lingua e cultura in modo tale da poter rendere possi­
bile la comprensione e produrre un effetto, occorre tener conto
di tutta una serie di fattori ed elementi:46 lingua di partenza,
lingua di arrivo, forma linguistica del testo, contenuto (senso,
significato), tipo di testo, destinatari intesi, ecc.
Per la traduzione in sé, il traduttore deve porsi queste
domande e rispondervi attraverso la sua traduzione:47 chi ( =
mittente) parla di che cosa ( = tematica, contenuto) , che cosa
dice ( = aspetto superficiale del testo, tenore letterale, lessico
e sintassi), che cosa non dice ( = conoscenze previe; dati acqui­
siti sul tema; conoscenze basilari di carattere socioculturale ),
come si esprime ( = registro, stile, struttura), quando e dove ( =
collocazione nel tempo e nello spazio) , attraverso quale canale
( = lingua parlata o lingua scritta; tipi di testo; tipologia) , a chi
si rivolge ( = destinatario/i) , a quale scopo ( = comunicazione e
intenzione).
In base alla domanda che si considera prioritaria, la tradu­
zione sarà diversa. Per un approccio relazionale è importante
non solo la domanda sul contenuto e sulla forma linguistica del
testo originale , ma anche quella sul destinatario per il quale
si effettua la traduzione, sull'uso al quale è destinata, cioè
sull'utilità che deve avere per il destinatario.48 Secondo una
siffatta teoria pragmatica o sociolinguistica della traduzione,
non può esservi un'unica tradizione migliore in senso assoluto;
devono esistere necessariamente traduzioni diverse in base ai
destinatari e all'effetto che si vuole produrre.49 In ogni caso,
la traduzione deve essere tale da permettere al destinatario di
comprendere il testo con le sue possibilità. Il testo di partenza e
il testo di arrivo devono il più possibile concordare. Ciò significa

46 Sulla scia di KoLLER, Einfiihrung in die Obersetzungswissenschaft, 1 14-134;


R. KASSUHLKE, Eine Bibel - vie/e Obersetzungen. Ein Oberblick rnit Hilfen zur Beur­
teilung, Wuppertal 1998, 35; H. RITI, «Biblische " Ubersetzungskritik". Linguistische
Perspektiven zur deutschen Einheitsiibersetzung der Heiligen Schrift>>, in BZ
20(1976), 167; K. REISS, «Was heiBt iibersetzen?>>, in J. GNILKA - H.P. RUGER (a
cura di), Die Obersetzung der Bibel - Aufgabe der Theologie, Bielefeld 1985, 36-40.
47 REISS, «Was heiBt iibersetzen?>>, 41.
48 K. REISS - H.-J. VERMEER, Grundlegung einer allgerneinen Translations­
theorie, Tiibingen 21991, 96 e 101.
49 Cf. E.A. NIDA, «Einige Grundsatze heutiger Bibeliibersetzung>>, in S. MEUR ­
ER (a cura di), Eine Bibel, viele Obersetzungen. Not oder Notwendigkeit?, Stuttgart
1978, 15-17; su Nida, cf. KoLLER, Obersetzungswissenschaft, 86.

73
che bisogna salvaguardare la qualità del testo di partenza. Per
«qualità» del testo si intende la specificità del testo, che è data
da questi fattori: fonologia (suono, ritmo), sintassi, semantica
(tema) , pragmatica, tipo di testo (e sue funzioni comunicati­
ve), storia della formazione del testo.50 Poiché non è possibile
ricondurre ciascuna di queste realtà a una perfetta equivalenza
in ognuna delle altre lingue e poiché, inoltre, si trovano su piani
diversi, traduzione significa ricerca della maggiore equivalenza
possibile sui vari piani.51

3 . 1 .2 . Tipi di traduzione

Alla base delle traduzioni moderne della Bibbia vi sono


soprattutto due tipi di traduzione, che non compaiono in forma
pura: secondo l'equivalenza che si intende perseguire, abbiamo
traduzioni formali e traduzioni dinamiche di pari valore.52
Nelle traduzioni formali si persegue la traduzione fedele al
testo. La traduzione deve raggiungere per quanto possibile il
rapporto 1 : 1 rispetto al testo originale, addirittura - possibil­
mente - già sul piano della sequenza delle parole (traduzione
parola per parola) . Si tratta di «Un modo di tradurre che intende
rendere comprensibile il messaggio al destinatario ricalcando
la forma letterale e sintattica dell'originale»Y La rinuncia alla
sequenza delle parole nell'originale è possibile solo se richie­
sta dalla lingua di arrivo. Mediante questo modo di tradurre
si deve preservare la fedeltà all'originale. Poiché la traduzione
formale si preoccupa soprattutto della riproduzione equivalente
della forma e del contenuto di un messaggio, essa è fortemente
orientata al testo. Le traduzioni formali possono spingersi fino
a essere traduzioni concordanti, al punto che una determinata
espressione greca del Nuovo Testamento viene tradotta ogni
volta nella lingua di arrivo con la stessa parola.54

50 Sui singoli fattori, cf. KoLLER, Einfiihrung in die Obersetzungswissenschaft,


125-133.
5 1 Sull'equivalenza cf. ivi, 85-88 (su Nida) e 176-191.
52 Sui tipi di traduzione cf. REISS, <<Was heiBt tibersetzen?>>, 34-36.
53 KAssDHLKE, Eine Bibel - viele Obersetzungen, 39s; K. REISS, <<Was heiBt
tibersetzen?>>, 34s, distingue anche fra traduzione interlineare (parola per parola) e
traduzione letterale (grammar translation) .
54 La traduzione interlineare va in questa direzione. Sulla traduzione dei Testi­
moni di Geova cf. sotto.

74
Il valore delle traduzioni formali consiste principalmente nel
trasmettere, oltre a un'elevata fedeltà al testo, un linguaggio
biblicamente caratterizzato. Per le comunità di fede che hanno
bisogno di un linguaggio comune e per le quali sussiste anche la
necessità di uno specifico linguaggio religioso e teologico,55 le
traduzioni formali sono irrinunciabili.

Il va l ore d e l l e traduzioni forma l i dei testi b i b l ici consiste nel fatto


d i corrispondere il più esatta me nte possib ile a l testo del l 'orig i n a l e
e d i mettere a disposizione u n modo d i esprimersi basato s u l l i n­
guaggio b i b l ico, per form u l a re l 'esperienza di fede (che si basa
s u l l a Scrittura come parola di Dio) .

Le traduzioni formali sono particolarmente adatte per lo


studio, perché trasmettono la vicinanza con il testo originale.
Soprattutto per le ricerche sinottiche, una traduzione che si
avvicina all'originale, in certi casi anche zoppicante, è l'unica
strada per permettere un lavoro significativo.
Alle traduzioni formali appartiene la maggior parte delle
traduzioni effettuate finora, fra cui, in tedesco, la Bibbia di
Lutero, la Ziircher Bibel riveduta, la Einheitsiibersetzung e la
Elberfelder Bibe/.5 6
Un secondo modello di traduzione - la traduzione per equi­
valenze dinamiche o equivalenze funzionali57 - si basa sull'idea
che una traduzione deve esercitare sul lettore di oggi lo stesso
effetto (dinamica) che esercitò il testo originale sugli ascoltatori
di allora.

Il va l ore di una trad uzione d i n a m ica-eq uiva l e nte consiste nel suo
approccio orientato forteme nte a l l ettore e a l la recezione.

55 Come alcune scienze, ad esempio matematica, medicina, ecc., non possono


fare a meno di determinati termini tecnici per ragioni di economia di linguaggio e
precisione, così anche la fede che vuole esprimere la sua esperienza non può fare
a meno di termini specifici, come <<grazia>>, <<regno di Dio>>, ecc. In questo senso si
parla di un linguaggio teologico. Sulla necessità di una determinata forma linguistica
per salva guardare la memoria comune dell'espressione della salvezza cf. RITI, <<Bi­
blische "Ubersetzungskritik">>, 178.
56 In italiano, la Bibbia del Pontificio istituto biblico a cura di S. Garofalo
(1960), E. Galbiati, A. Penna e P. Rossano (1963) e la Bibbia della CEI [ndt] .
57 P.-G. MOLLER, «Zur Funktion der Bibeliibersetzung "Die Gute Nachricht">>,
in Una Sancta 38(1983), 237, suggerisce di tradurre «dynamic equivalent transla­
tion>> con «funktionale Ùbersetzung>> ( traduzione funzionale ) .

75
In base al metodo della traduzione per equivalenze dinami­
che, il processo della traduzione procede in questo modo: analisi
del testo mediante la suddivisione nei suoi elementi (nell' analisi
semantica, in particolare con l'aiuto dell'analisi dei componenti);58
trasferimento delle idee e costruzione di una nuova unità testuale
nella lingua di arrivo. Ad esempio, Rm 1 , 17a:

Ori g inale Traduzione CEI « B i bbia i n l i n g ua corrente»


Traduzione Traduzione
formale per equivalenze
dinamiche

Questo messaggio
ÙL KaL OaUVT] È i n esso (va ngelo)
rivela
yàp eEou che si rivela
come Dio media nte la fede,
Èv' chhQ la g i ustizia
ria b i l ita g l i uom i n i
Ò.TTOKGÀUTTTETaL d i Dio
davanti a sé.

È:K TTLaTEWS d i fede

ELS TT(anv . . . in fede . . .

La Gute Nachricht Bibel presenta il testo in una nuova


versione: dopo una decodificazione del testo in base a determi­
nate griglie di domande (ad es. oggetto, avvenimento, relazioni),
il testo viene nuovamente codificato, per cui poi nella traduzione
appare chiaramente chi agisce (Dio), che si tratta di un'azione
di Dio e che attraverso questa azione di Dio si instaurano nuove
relazioni. Nonostante la lontananza dal testo si preservano i
contenuti essenziali della OL KmoauvTI ToD 8EoD .
L'importanza di questa teoria della traduzione consiste
anche nel fatto di essere alla base di molti progetti internazio­
nali di lavoro sulla Bibbia.59 I suoi svantaggi sono, oltre alla
relativa lontananza dal testo cui conducono queste traduzioni, le
numerose decisioni esegetiche che precedono la traduzione vera

58 L'analisi delle componenti gioca un ruolo notevole nella teoria della tra­
duzione proposta da E.A. NmA: in Signs - Sense - Translation, Typoskript der
Vorlesungen in Pretoria 1981 , 64-67, egli presenta queste classi semantiche: oggetto,
evento, termini astratti, rapporti e i relativi significati per il tradurre.
59 MEURER, Vbersetzungsstrategien, 173-189.

76
e propria e che ne determinano poi la forma. La comprensione
del testo e l'interpretazione del traduttore giocano un ruolo
notevole. È molto alto il rischio che il traduttore introduca nel
testo le proprie convinzioni teologiche. Le traduzioni formali
evitano questa forte introduzione di decisioni esegetiche nella
traduzione .
Alla luce delle teorie più recenti in materia di traduzione si
può praticamente trascurare la distinzione, sottolineata molto
fortemente in passato, fra traduzione e trasposizione come una
restituzione più libera conforme al senso.
A volte nella traduzione gioca un ruolo anche la questione di
una cosiddetta revisione . Quando una traduzione della Bibbia è
molto apprezzata per la sua importanza e non si vuole abbando­
narla, ma, d' altra parte, occorre adattarla all'attuale sensibilità
linguistica o introdurvi le nuove acquisizioni della scienza bibli­
ca, si interviene solo dov'è assolutamente necessario, preservan­
do per il resto la forma linguistica familiare.

3 . 1 .3. Valutazione delle traduzioni

In base al modello relazionale in materia di testo e compren­


sione, nella valutazione di una traduzione si devono considerare
due aspetti.

La q ualità di una traduzione si misura dal modo in cui ri esce a


mettere i n contatto fra loro testo e lettore i nteso, ossia dalla mi­
sura i n cui essa è sia fedele all'a utore e al testo sia orientata al
lettore .

La fedeltà all'originale e l'attenzione al lettore, ai suoi presup­


posti culturali e alle sue possibilità di comprensione sono i criteri
principali che dovrebbero essere collegati fra loro in una relazione
ottimale. Il traduttore procederà in modo diverso a seconda del
testo e del lettore al quale è destinata la traduzione. I testi poetici
dovrebbero essere tradotti in modo diverso dalle istruzioni per
l'uso. Per lettori che non hanno familiarità con il linguaggio reli­
gioso ed ecclesiale, molte espressioni bibliche che vengono ripre­
se nelle traduzioni formali non sono più comprensibili. Per questi
lettori è utile una traduzione che eviti parole straniere e (per
quanto possibile ) espressioni specialistiche della tradizione della
Chiesa. Essa ha una funzione propedeutica e pastorale. Tuttavia
una traduzione del genere è difficilmente adatta a cristiani che

77
hanno riflettuto sulla loro fede e la confessano consciamente.60
Ma l'esperienza ha dimostrato che queste traduzioni diventano
facilmente, da Bibbie di ingresso, Bibbie di uscita, perché in esse
il contenuto è trasmesso in modo più semplice. Qui sullo sfondo
c'è il rischio della semplificazione dei contenuti. A lungo andare
le semplificazioni dei contenuti possono indurre una perdita di
qualità e di maturità delle Chiese e dei fedeli.
Una comparazione delle traduzioni persegue obiettivi descrit­
tivo-comparativi e anche critici nei riguardi della traduzione.61

3.2. Un rapido sguardo


sulle traduzioni del Nuovo Testamento

Si considerano ufficiali le traduzioni della sacra Scrittura che


le competenti autorità ecclesiastiche dichiarano vincolanti per
la liturgia e per l'insegnamento. Questo giudizio non si pronun­
cia sulla qualità della traduzione. Le traduzioni ufficiali sono
necessarie, perché la comunità ecclesiale disponga di un punto
di riferimento linguistico comune per la liturgia e l'insegnamen­
to, oltre che di una lingua religiosa comune, di una specie di
linguaggio religioso specifico. Per la Chiesa latina la traduzio­
ne fatta da Gerolamo è diventata la «Vulgata» (la traduzione
universalmente riconosciuta) . La revisione della Vulgata, la
cosiddetta Neovulgata, è stata portata a termine nel 1979 ed è il
testo ufficiale della Chiesa latina.

3 . 2. 1 . Traduzioni in tedesco62

Poiché nei Paesi di lingua tedesca, a partire dalla Riforma,


le grandi Chiese cristiane rendevano diversamente anche i nomi
dei personaggi biblici, si è recentemente raggiunto un accordo

60 lvi, 123s.
61 Sulla comparazione delle traduzioni nella linguistica cf. H.P. ALTHAUS - H.
HENNE - H. WrEGAND (a cura di), Lexikon der germanistischen Linguistik, Ttibingen
2 1980, 799; Ko LLER , Einfilhrung in die Obersetzungswissenschaft, 192-216.
62 Una rassegna delle attuali traduzioni della Bibbia in tedesco in M. e R.
KuscHMIERZ, Handbuch Bibeliibersetzungen. Von Luther bis zur Volksbibel, Wup­
pertal 2007. Ulteriori rassegne sulle traduzioni tedesche della Bibbia: O. KNOCH ,
<<Die Alte Botschaft neu sagen. Eine Ùbersicht iiber "moderne" Ù bersetzungen»,
in ThQ (1974)154, 137-165 (con esempi di traduzione di testi); R. STEINER , Neue
Bibeliibersetzungen vorgestellt, verglichen und gewertet, Neukirchen 1975; H. FRAN­
KEMOLLE, <<Bibeliibersetzungen - fiir wen?>>, in Diakonia 16(1985), 338-345.

78
sul modo ecumenico di scrivere i nomi propri biblici con le
cosiddette Loccumer Richtilinien. 63
Nei Paesi di lingua tedesca, le grandi Chiese usano queste
traduzioni ufficiali: Einheitsubersetzung cattolica, Lutherbibel,
Zurcher Bibel riveduta.
La Einheitsubersetzung cattolica (completata nel 1 979/1 980)
è la traduzione stabilita per le diocesi dei Paesi di lingua
tedesca.64 La traduzione, effettuata in un tedesco contempo­
raneo alto, permette l'uso di testi biblici comuni nella liturgia
e nell'insegnamento in tutte le diocesi. «La versione testuale
unitaria lasciava sperare che le affermazioni più importanti della
Bibbia segnassero in modo duraturo l'orecchio dei fedeli. Una
tale traduzione sarebbe stata utile anche per l'uso della Bibbia
nella vita pubblica, specialmente sulla stampa, alla radio e alla
televisione».65 La Einheitsubersetzung è destinata all'ambiente
linguistico cattolico, ma è stata realizzata con la collaborazione
ecumenica. Essa presenta una forma di traduzione mista: fedele
al testo e fedele all'efficacia (funzionale-equivalente) .
L e Chiese evangeliche usano l a Lutherbibel. L'ultima revi­
sione è terminata nel 1984 (poi adeguata alle nuove norme orto­
grafiche del 1999) .66 Oggi essa costituisce il testo biblico ufficiale
delle Chiese evangeliche in Germania. Con la sua traduzione
Martin Lutero creò una nuova lingua, ponendo così le basi della
lingua tedesca alta. In complesso, è una traduzione fedele al
testo e un esempio geniale del modo in cui realizzare la relazio­
ne fra il testo di partenza e i lettori di lingua tedesca.
La Zurcher Bibel riveduta, la cui traduzione originaria risale
alla riforma di Zurigo, è stata pubblicata nel 2007 in una nuova

63 O kumenisches Verzeichnis der biblischen Eigennamen nach den Loccumer


Richtlinien, Stuttgart 21981.
64 Sulla Einheitsilbersetzung der Heiligen Schrift cattolica, cf. J.G. PLOGER - O.
KNOCH (a cura di), Einheit im Wort. Informationen, Gutachten, Dokumente zur
Einheitsilbersetzung der Heiligen Schrift, Stuttgart 1979; J . ScHARBERT, «Entste­
hungsgeschichte und hermeneutische Prinzipien der "Einheitsiibersetzung der Hei­
ligen Schrift">>, in J . GNILKA - H.P. RDGER (a cura di) , Die Vbersetzung der Bibel
- Aufgabe der Theologie, Bielefeld 1985; GNILKA - ROGER (a cura di) , Die Vber­
setzung der Bibel, 149-168. Dal 2006 si lavora a una revisione della Einheitsilber­
setzung.
65 Prefazione della Einheitsilbersetzung.
66 B. LoHSE, «Entstehungsgeschichte und hermeneutische Prinzipien der Lu­
therbibel>>, in GNILKA - RDGER (a cura di), Die Vbersetzung der Bibel; T. HoLz, <<Die
deutsche Bibel. Erbe Luthers und Auftrag», in TLZ 108(1983), 785-801. Anche la
Lutherilbersetzung deve essere nuovamente riveduta e controllata. I risultati saran­
no presentati possibilmente prima del 2017.

79
traduzione sul testo originale. Questa traduzione è fedele al
testo e caratterizzata da una resa più esatta possibile del testo
ebraico e greco.67
Nel 1982 le Società bibliche cattolica ed evangelica dei
Paesi di lingua tedesca hanno pubblicato Die Bibel in heutigem
Deutsch. Die gute Nachricht. 68 Essa «costituisce nella storia della
traduzione della Bibbia in tedesco il primo tentativo di applicare
in modo coerente la teoria della traduzione all'epoca più aggior­
nata e scientificamente fondata»,69 ossia il metodo della tradu­
zione per equivalenza dinamica sviluppato da E.A. Nida. Questa
edizione si considera «Un'offerta nuova, aggiuntiva, e una nuova
opportunità testuale pastorale nell'ambito della proclamazione
biblica e della diffusione della parola di Dio)) per le persone
«che hanno perso in gran parte il contatto vivo con la Chiesa
e anche con la Bibbia)) .70 Essa è particolarmente adatta per la
lectio continua e una traduzione di accompagnamento accanto
alle traduzioni ufficiali, formali.71 Nel 1997 è stata rielaborata e
pubblicata con il titolo Gute Nachricht Bibel.
L'ultima revisione della Elberfelder Bibel, realizzata origina­
riamente nel XIX secolo, è stata ultimata nel 1985 (con leggere
modifiche fino al 2006). Essa rende in modo assolutamente
fedele il testo originale senza rinunciare alla comprensibilità e
offre, nelle note, molte preziose informazioni sulle alternative
del testo e altre sue possibilità di interpretazione.

67 Fa paf!e delle traduzioni ufficiali anche Die neue Weltubersetzung der Hei­
ligen Schrift. E «tradotta sulla base della nuova edizione inglese riveduta del 1970,
con una particolare fedele attenzione alla lingua ebraica, aramaica e greca» (fronte­
spizio dell'edizione tedesca) . La traduzione in sé è rigidamente concordante, per cui
ad esempio i termini nefesh (ebraico) e psyché (greco) sono resi in tutte le occorren­
ze con Seele (anima), benché il termine in molti passi - a seconda del contesto - non
abbia lo stesso significato del termine anima. Questa traduzione è alla base della
concezione dell'anima propria dei Testimoni di Geova. Riguardo al nome di Dio,
essa è tendenziosa, perché lo rende con Geova nel Nuovo Testamento, quando si
tratta di citazioni dell'Antico Testamento, cosa che non corrisponde al dato testuale.
68 J. D E WAARD, «Die hermeneutischen Prinzipien der "Bi bel in heutigem
Deutsch">>, in GNILKA - RDGER (a cura di), Die Obersetzung der Bibel. Sugli obiettivi
e principi di questa traduzione informa (con esempi di testi) un opuscolo divulgativo
pubblicato dalla Deutsche Bibelgesellschaft: Die Bibel in heutigern Deutsch. Die gu­
te Nachricht des Alten und Neuen Testarnents. Zielsetzungen und Obersetzungsgrun­
dsiitze, Stuttgart 1983; cf. anche MDLLER, «Zur Funktion der Bibeliibersetzung>>; e
H. FRANKEMOLLE, <<Die Bibel und der heutige Leser. Zur neuen Obersetzung "Die
Bibel in heutigem Deutsch" - Wiirdigung und Kritik», in Diakonia 15(1984).
69 MDLLER, <<Zur Funktion der Bibeliibersetzung>>, 236.
70 lvi, 243.
71 lvi, 244.

80
La Hoffnung fiir alle (NT 1983; rielaborazione 2002; AT
1996) è considerata una delle traduzioni comunicative , fedeli
all'efficacia. È redatta in uno stile molto comprensibile. Rispetto
all'originale greco il testo della traduzione è sensibilmente più
lungo, per rendere più comprensibili le frasi difficili. In base alla
tendenza di queste traduzioni il significato del testo viene spesso
ridotto a un 'unica possibilità espressiva comprensibile.72
La Bibel in gerechter Sprache «affonda le radici nella teolo­
gia della liberazione, nella teologia femminista e nel dialogo
ebraico-cristiano». Essa mira a rendere visibile e sperimentabile
anche nella traduzione dei libri biblici la liberazione (e la giusti­
zia ad essa strettamente collegata) come un tema fondamentale
del messaggio biblico. Così, ad esempio, dove si usano forme
grammaticalmente maschili, ma sono intese anche le donne,
usa il linguaggio inclusivo e rende conto dell'inserimento degli
scritti neotestamentari nell'antico giudaismo. A volte, la Bibel
in gerechter Sprache è molto fedele al testo, altre volte molto
aderente alla lingua parlata. Globalmente, a prescindere dalla
sua concezione della giustizia, non è tradotta in modo concor­
dante e unitario.73

3 .2.2. Traduzioni in italiano74

La prima edizione di tutta la Bibbia in italiano75 risale al 1471


ad opera del camaldolese Nicolò Malermi, il quale, rivedendo
sul testo della Vulgata numerose precedenti versioni parziali,
pubblica a Venezia la Bibbia dignamente vulgarizzata, detta
anche Bibbia d'agosto, dal mese in cui venne pubblicata, per
distinguerla dalla Bibbia di ottobre, una seconda edizione anonima
uscita sempre a Venezia e nello stesso anno. Agli anni 1530-1532

72 S. FELBER, <<Die Bibeliibersetzung "Hoffnung fiir alle" im kritischen Textver­


gleich>>, in ThBeitr 35(2004).
73 Su Bibel in gerechter Sprache cf. U. BAIL et al. ( a cura di ) , Bibel in gerechter
Sprache, Giitersloh 2007; I.U. DALFERTH et al. ( a cura di ) , Bibel in gerechter Spra­
che? Kritik eines misslungenen Versuchs, Ttibingen 2007; W. KLAIBER - M. Ri:iSEL,
Streitpunkt Bibel in gerechter Sprache, Leipzig 2008.
74 Questi paragrafi sono aggiunti all'edizione tedesca [ndt].
75 Sulla storia della traduzione della Bibbia in lingua italiana cf. L. FANIN,
<<Quale traduzione della Bibbia da preferire?>>, in RivBiblltal 28(1980), 417-433;
cf. C. BuzzEITI, <<La Bibbia italiana: qualcosa di nuovo?», in RivBiblltal 32(1984),
253-259. Per la traduzione della Bibbia in lingua corrente cf. L. PAGANELLI,
<<Traduzioni italiane del NT>>, in RivBiblltal 3 1 (1983), 435-448 ( a proposito del­
l'edizione italiana di Blass-Debrunner ) .

81
risale un evento importantissimo nella storia delle traduzioni
in lingua moderna: viene pubblicata la prima versione in lingua
italiana di tutta la Bibbia dalle lingue originali, ebraico e greco,
ad opera di un unico autore, il fiorentino Antonio Brucioli. Dopo
alcune altre versioni di secondaria importanza, si giunge al capo­
lavoro di Antonio Martini, arcivescovo di Firenze, che pubblica
prima a Torino (1769-1781) e poi a Firenze (1782-1792) la celebre
traduzione della Bibbia che avrà un successo indiscusso fino al
nostro secolo, con varie rielaborazioni, ultime tra tutte quelle
del Sales ( 1 9 1 1 e 1 943) e del Tintori nel 193 1 .
I n epoca più recente, l'impulso dato allo studio della Bibbia
e alla sua diffusione tra il popolo ha dato luogo a varie nuove tradu­
zioni della Bibbia, spesso corredate da commenti originali. Tra le più
importanti ricordiamo quella uscita a cura del Pontificio istituto
biblico e curata da A. Vaccari (1943-1958), quella diretta da E.
Galbiati, A. Penna, P. Rossano (1963), quella di B. Mariani (1964)
e quella di F. Nardoni (1960).
Ma le due traduzioni che segnano un'epoca in campo cattolico
sono quella curata dalla Conferenza episcopale italiana, detta anche
comunemente Bibbia CE/, e quella curata in collaborazione con
varie altre confessioni, e quindi detta anche «traduzione intercon­
fessionale», intitolata La Bibbia in lingua corrente.
La Bibbia CEI esce nel 1972 con l'intento di offrire alla
Chiesa italiana una «traduzione ufficiale», ossia tale da assi­
curare la fedeltà al testo originale, ma anche forma linguistica
moderna, adatta all'uso liturgico, pastorale e catechistico.76 Per
la traduzione ufficiale della CEI non si è proceduto a una versione
originale, ma non si è neppure adottata una delle tante versioni già
esistenti. Si è scelta una soluzione intermedia: utilizzare un testo
base sul quale compiere la revisione; il testo base scelto fu quello
di E. Galbiati, A. Penna e P. Rossano, pubblicato dall'Unione
tipografica editrice torinese (UTET). Perciò l'edizione ufficiale
della CEI è una revisione di una traduzione già esistente.
Il testo CEI cerca di affiancare ai vantaggi della traduzione
«formale» una certa sensibilità linguistica per rendere meno
pesante il legame con il testo originale.77 Perciò il testo della

76 La versione ufficiale della CEI venne realizzata «per venire incontro alle
esigenze che la riforma liturgica e la stessa vita pastorale ponevano in rilievo>>
(Introduzione all'edizione in lingua italiana della sacra Bibbia per l'uso liturgico ) .
77 La direttiva della CEI delineò le caratteristiche della versione ufficiale:
<<Esattezza nel rendere il testo originale; precisione teologica, nell'ambito della

82
versione realizzato dagli esegeti venne rivisto da specialisti della
lingua italiana per renderlo più adatto alla lettura pubblica e alla
proclamazione liturgica. Comunque il merito principale di questa
versione è quello di avere unificato il linguaggio «biblico».
La Bibbia in lingua corrente, pubblicata nel 1985, è l'espressio­
ne tipica della cosiddetta traduzione per equivalenze dinami­
che.78 La versione si propone di: a) essere fedele ai testi origi­
nali; b) essere comprensibile per nuovi lettori in una seconda
lingua. In sostanza è una traduzione attenta a presentare in
maniera comprensibile soprattutto il significato, evitando arcai­
smi, semitismi, ecc. che possono essere di ostacolo al lettore
comune; essa mira a «presentare sempre fedelmente il signifi­
cato degli originali, senza aggiunte arbitrarie, senza parafrasi e
senza anacronismi».
Una seconda caratteristica importante di questa pubblica­
zione, pur esulando dal tema della traduzione in quanto tale,
è il fatto di essere frutto di una collaborazione tra cattolici e
protestanti, « È una traduzione interconfessionale, accolta da
tutte le confessioni cristiane e offerta a ogni uomo, nella comune
convinzione che la Bibbia "può dare la saggezza che conduce
alla salvezza per mezzo della fede in Cristo Gesù" (2Tm 3,15)».
È interessante notare che la ricerca di una comprensione ogget­
tiva del testo sacro ha indotto i cristiani a fare un primo passo
verso il superamento delle divisioni storiche fra le Chiese.
Un breve cenno, infine, alle traduzioni in italiano dei prote­
stanti. Oltre alla già citata versione del Brucioli, nel 1607
Giovanni Diodati pubblicò la sua opera dal titolo La Bibbia,
cioè i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento. Nuovamente
traslati in lingua italiana, con una revisione pubblicata a Londra
da Giovambattista Rolandi (1819). Tra le altre traduzioni vale
la pena ricordare La Sacra Bibbia tradotta e annotata del valdese
Giovanni Luzzi, pubblicata tra il 1921 e il 1 930. Infine, le versioni
a cura degli ebrei italiani. La prima traduzione completa risale
solo al XIX secolo, anche se in precedenza si erano già effet­
tuate numerose traduzioni parziali, a volte scritte con l' alfabeto

stessa Scrittura; modernità e bellezza della lingua italiana; eufonia della frase in
modo da favorire la proclamazione; cura del ritmo, con conseguente possibilità di
musicare i testi (specie i salmi), di cantarli, di recitarli coralmente>> (p. VII).
78 La Bibbia in lingua corrente è presentata da C. BuzzETII, <<"Parola del Si­
gnore". Una traduzione "popolare" della Bibbia in Italia>>, in Lettura popolare
della Bibbia, Bologna 1978, 109-134.

83
ebraico. L'impresa venne realizzata progressivamente dal 1 827
al 1 874 col titolo La sacra Bibbia, volgarizzata da S. D. Luzzato
e continuatori. Più vicina a noi, abbiamo un'edizione bilingue
ebraico-italiana curata dalle comunità israelitiche e completata
nella prima edizione nel 1 967.79

3.3. Il pro cedimento della traduzione

Anzitutto, il traduttore deve stabilire la base testuale della


traduzione.80 Al riguardo, valgono i criteri della critica testua­
le. Per la traduzione in sé bisogna considerare sia la lingua di
partenza sia quella di arrivo.
Nell' analisi della lingua di partenza il traduttore è anzi­
tutto lettore del testo e deve preoccuparsi della sua compren­
sione attraverso i normali procedimenti dell'analisi scienti­
fica.81 Quest' analisi riguarda peculiarità linguistico-sintattica,
semantica, pragmatica del testo, nonché del suo tipo (cf. c. 3 ) .
L'analisi permette di rispondere alle questioni rilevanti p e r l a
traduzione. 82
Nell'analisi della lingua di arrivo e dei destinatari, il tradut­
tore deve farsi un'idea dalla specificità del gruppo al quale è
destinata la sua traduzione, delle sue capacità culturali e lingui­
stiche, dei suoi bisogni, ecc.83 L'analisi permette di rispondere a
questi problemi relativi ai destinatari:84
- grado di familiarità con il linguaggio e la pratica religiosa;
- grado di disponibilità psicologica a conformarsi a modelli
di comportamento linguistici e non linguistici esistenti;

79 Sui Testimoni di Geova si può trovare un'informazione esauriente in F.


VALENTIN ( a cura di) , Umwege zum Heil?, Wien 1980. Sul loro modo di tradurre e
spiegare la Bibbia, cf. W. BAUR, Die Bibel der Zeugen Jehovas, Stuttgart s.d.; C.-C.
WEis Zeugen Jehovas, Zeugen Cottes?, Salzburg 1984.
,

80 Pensata specificamente per i traduttori, l'edizione testuale critica The Creek


New Testament presenta le 1440 varianti più importanti (cf. la sezione sulla critica
testuale ) .
81
Cf. la sezione sulla semantica in questa metodologia.
82
Cf. sotto.
83 La Einheitsilbersetzung ( Vorwort) mira a una lingua tedesca contemporanea
standard; secondo il frontespizio della Cute Nachricht ( cf. nota 68), la traduzione
«ha presente un lettore che non ha ancora familiarità con la Bibbia e non possiede
alcun particolare presupposto di natura ecclesiale o culturale>>; la traduzione italiana
della Parola del Signore o Bibbia in lingua corrente (corrispondente alla Cute Na­
chricht) ha presente un lettore che dispone di poche nozioni storico-letterarie e non
ha familiarità con la cultura biblico-catechistica.
84 NmA, <<Einige Grundsiitze heutiger Bibeltibersetzung>>, 15.

84
- livello culturale;
- età;
- uso di forme linguistiche specifiche.
Il procedimento della traduzione vera e propria consiste
anzitutto nel trasferire a livello mentale le strutture del testo e il
significato nella lingua dei destinatari, e poi nella nuova costru­
zione del testo nella lingua di arrivo, formulando ciò che affer­
ma il testo con parole, forme di costruzione della frase e forme
testuali della lingua di arrivo, in modo che la struttura del testo
portatrice di significato nella lingua di partenza si perda il meno
possibile. Bisogna perseguire la corrispondenza naturale più
stretta possibile con l'originale; questo significa che il testo della
lingua di arrivo deve essere il più possibile vicino alla forma e al
significato del testo di partenza.85
Per le traduzioni ecumeniche valgono le Direttive per la
cooperazione interconfessionale nella traduzione della Bibbia, in
materia di base testuale, esegesi e lingua, nonché realizzazione
del lavoro comune.86

3.4. Uso delle traduzioni

Le traduzioni possono essere usate come sussidio per la


comprensione sia nel lavoro pratico sulla Bibbia sia nell'approc­
cio scientifico ai testi. Ogni traduzione rende solo in parte la
ricchezza dei possibili significati dell'originale. Si può superare
in parte questa lacuna usando varie traduzioni di uno stesso
passo della Bibbia.
Dalla comparazione87 di traduzioni diverse sui singoli passi
risulta chiaramente la grande ricchezza di significati nascosti nel
testo. Prendiamo ad esempio Mc 1 , 15:

85 lvi, 13-15.
86 Le direttive sono state emanate congiuntamente il l o giugno 1965 dal
Weltbund der Bibelgesellschaften a Londra e dal Segretariato per l'unità dei cri­
stiani a Roma. Testo: PLéiGER - KNOCH ( a cura di ) , Einheit im Wort, 11 8-136. In
versione italiana: SEGRETARIATO PER L'UNIONE DEI CRISTIANI - SOCIETÀ BIBLICHE UNITE,
Direttive per la cooperazione interconfessionale nella traduzione della Bibbia, Città
del Vaticano 1987. Si tratta di una revisione dei <<Principi guida per la cooperazione
interconfessionale nella traduzione della Bibbia>> del 1968.
87 Cf. le Metodologie sul lavoro pratico sulla Bibbia.

85
Testo g reco
TIETIÀll PWTm o Kmpòs Kaì. T)yy L KEV
"ri (3mnÀE La Tou E>Eou
I l tem po è com pi uto e i l reg no di Dio è
E/berte/der
g i u nto vicino.

Il te mpo è compi uto, il regno di Dio è


EinheitsObersetzung
vici no.

I l tempo è co mpi uto e i l reg no d i Dio è


Lutherbibel (1 984)
ven uto vici no.

Compi uto è i l tempo e ven uto vicino è i l


ZOrcher Bibe/
reg no d i Dio.

Il mome nto è ve nuto, i l tem po compi uto.


BigS (2006)
La regal ità di Dio si è awicinata .

È g i u nta l ' ora : ora Dio sta b i l i rà la sua so-


Gute Nachrich t
vra n ità e com p i rà la sua opera .

O ra è g i u nto il tempo, nel q u a l e com i n -


Ho ffnung far alle 2002
e i a i l m o n d o n uovo d i D i o .

I l tem po è com p i uto e il reg no d i Dio è


Versione C E I 1 972
vici no.

I l tem po della sa lvezza è ven uto :


B i b b i a i n l i n g u a corrente
i l reg no d i Dio è vici no.

Già questa comparazione delle traduzioni mostra l'ampiez­


za di significato con la quale viene recepito il testo bibli­
co nelle varie traduzioni: l'espressione �a<J L ÀE L a viene intesa
come «regno/regalità/mondo di Dio»; �YYLKEV viene inteso
variamente e tradotto sia nel senso di «vicino/è venuto/(Dio)
rialzerà e compirà», sia anche come uso temporale (presente,
passato, futuro) . Questa varietà corrisponde alla ricchezza della
formulazione greca: �a<J L ÀE t a significa infatti intervento di Dio,
che è percepibile nel presente e si compirà in futuro. Si tratta
dell'azione di Dio e anche di un ambito di dominio.88
L'uso delle traduzioni può avere anche un' altra funzione:
quando un passo biblico risulta oscuro al lettore, il confronto
con un'altra traduzione può fornire a volte un chiarimento. In

sa Cf. EWNT su OLKaLOGUVT) .

86
particolare, la Gute Nachricht Bibel, la Hoffnung fur alle e altre
traduzioni funzionali equivalenti della Bibbia possono essere
usate in molti passi come una sorta di commentario per passi
biblici difficili, perché di solito presentano in un modo partico­
larmente comprensibile una possibilità di significato del testo.

Compendio delle fasi operative e indicazioni


per l'esercitazione
1. Riguardo alla traduzione
Cerca re di effettuare un abbozzo di traduzione servendosi del
d izionario e della grammatica .89 Notare per chi viene effettuata
q uesta trad uzione e quale funzione deve avere in primo luogo.
I n u n sem inario propedeutico, in genere i l desti natario è i l docen­
te. La funzione e lo scopo della trad uzione sarà mostra re di aver
compreso il testo e d i poterlo rendere i n modo autonomo e i l più
possibile fedele al testo dalla l i ngua d i partenza nella l i ngua d i
a rrivo.

2. Riguardo all'uso delle traduzioni


Stabi l i re attraverso una comparazione di varie trad uzioni in quali
punti del testo affiorano problemi di trad uzione. Nelle compa­
razioni si devono considerare sempre anche traduzioni fedeli al
testo e traduzioni funzionali-equ ivalenti.
Stabi l i re poi i n quali punti le traduzioni d ivergono notevol mente
fra loro e q u a l i differenze di significato risu lta no dalla trad uzione
su un determ i n ato pu nto. All'in izio si può notare a l ivello di sen­
sazione quale traduzione piace maggiormente.
Analizzare il profilo teolog ico di determinate trad uzioni attraver­
so la loro resa di concetti teologici specifici, come ad esempio le
espressioni ((spi rito e carne)) in Rm 8,1 - 1 3.

89 Cf. i comuni sussidi.

87
Capitolo 3
LETTURA SOTTO L'ASPETTO
SIN CRONICO:
COMPRENDERE IL TUTTO
A PARTIRE DALLE RELAZIONI
FRA LE SINGOLE PARTI

l. Il modello testuale della lettura sincronica:


il testo, un micro-universo

I testi possono essere considerati da molti punti di vista sosti­


tuti di una comunicazione impossibile. Normalmente, si scrivono
le lettere d' amore solo quando la persona amata è assente. Se è
presente, mancano per lo più il tempo e la tranquillità per scri­
vere una lettera d' amore. Se si studiano testi letterari con meto­
di di analisi linguistica, come fa il metodo linguistico testuale,
si può descrivere il funzionamento interno di un testo come
evento comunicativo. Questa idea subordina la scrittura alla
lingua. Implica infatti che sarebbe meglio lo scambio diretto,
perché in esso si verificano meno errori e perché si possono fare
domande (il modello ideale è il dialogo socratico ). In Europa,
questa subordinazione della scrittura alla lingua ha una lunga
tradizione spirituale.1 È importante esserne consapevoli. Spesso
in teologia si suggerisce una situazione comunicativa: si presenta
l'uomo come colui che è interpellato da Dio. Su questo sfondo
la voce viene considerata qualcosa che appartiene al soggetto,
mentre la lingua è qualcosa che appartiene al mondo.2 In base

1 Infatti, capovolgendo questa relazione, prendendo cioè le distanze dalle mas­


sime illuministiche, in definitiva si ritorna nuovamente alla religione. Lo dimostra in
una certa misura anche la decostruzione.
2 Quest'affermazione è molto generale e dovrebbe essere ovviamente precisa­
ta, cosa che per la sua ampiezza non è possibile fare in questa sede. Comunque è
importante sensibilizzare le teologhe e i teologi riguardo all'autopercezione critica
della loro intenzione esegetica. Infatti, sembra che nell'esegesi del XX secolo si sia
rivolta l'attenzione più alla comprensione del messaggio trasmesso dal testo che
alla comprensione del testo stesso. Vi sono state molte varietà di una «teologia

89
a questa concezione, Dio come soggetto può continuamente
interpellare soggettivamente l'uomo, anche attraverso la Bibbia,
ma il testo biblico in quanto tale resta oggetto e quindi anche
sempre separato da Dio e dall'uomo come soggetto. In questa
metodologia sosteniamo una comprensione del testo che non è
in linea di principio subordinata, o ordinata, alla parola parlata
o al discorso diretto.
La disciplina del linguaggio che si occupa di testi è la lingui­
stica testuale. Essa è il ricettacolo concettuale dei metodi che
qui abbiamo scelto e di molti altri, tutti accomunati dall'idea che
l'unità di riferimento più alta per l'analisi non è la frase, bensì il
testo. Essa tenta di esprimere scientificamente in categorie tutto
il materiale che costituisce un testo in modo da poter identificare
le caratteristiche necessarie per un determinato tipo di testo ( §
4 ) . Perciò, dopo l a ricerca che l a precede, l a linguistica testuale
potrebbe spiegare a livello teoretico a qualcuno come doveva
essere strutturato un vangelo per essere considerato autentico.
Non esiste ancora una definizione unanimemente accettata
del termine «testo».3 Si possono comprendere le caratteristiche
dell'unità linguistica «testo» sia come esterne al testo (orientate
alla comunicazione), sia come interne al testo (orientate alla
grammatica). Con l'orientamento alla comunicazione si chiede
ciò che un testo vuole operare, e con quali mezzi, al di fuori
di sé (esternamente). Con il punto focale interno si chiede al
testo come è costruito, come un'«opera d'arte» completa in se
stessa o persino come un piccolo mondo a sé. Per avvicinarsi a
una descrizione completa del testo è certamente un vantaggio
utilizzare entrambe le categorie, interne ed esterne al testo.
Applicando i criteri interni al testo, esso è un segno linguistico
complesso, costruito secondo le regole del sistema linguistico
(lingua) . Considerato dal punto di vista esterno, un testo è un
evento di comunicazione.
Naturalmente, per l'interpretazione di un testo, è decisivo
tener conto della scuola alla quale si appartiene: il fatto di
considerarlo più come un atto di comunicazione e meno come
un segno linguistico complesso sposta in modo del tutto naturale

della parola di Dio», ma non c'è stata praticamente alcuna «teologia (testuale) della
sacra Scrittura>>.
3 Cf. S. HoRSTMANN, «Text>>, in Reallexikon der deutschen Literaturwissen­
schaft, Berlin-New York 2003, III, 596.

90
le condizioni della spiegazione della pericope che si vuole inter­
pretare. L'esegesi scientificamente affidabile dovrebbe rendersi
conto delle conseguenze di questa decisione. Entrambi i punti di
vista sono legittimi, ma devono essere dichiarati.
Dalla presa sul serio di questa categorizzazione delle condi­
zioni della spiegazione deriva necessariamente una conseguenza:
ciò che costituisce l'estetica, la bellezza interna di un testo poeti­
co, non si nasconde in un'intenzione dell'autore «dietro» il testo,
ma piuttosto in un misterioso gioco delle condizioni interne ed
esterne degli elementi del testo. In base alla prima prospettiva,
quella esterna al testo, esso viene considerato maggiormente un
evento comunicativo, che oltrepassa anche i suoi confini. In base
alla seconda prospettiva, quella esterna al testo, esso viene consi­
derato in primo luogo un'entità estetica, coerente, strutturata.
Ma le due prospettive hanno in comune la ricerca del modo
in cui è organizzato un testo. L'analisi sincronica serve a ordi­
nare le strutture testuali e a descriverle nella loro struttura­
zione. Veniamo accompagnati in un viaggio che ci conduce in
un mondo particolare, poetico. L'estetica di un testo consiste
in estraniazioni dal quotidiano. Per penetrare adeguatamente
in queste strutture, dobbiamo anzitutto leggere esattamente il
testo. Il testo biblico, in genere già ben conosciuto, deve essere
letto così esattamente da poter ritornare a essere estraneo. Nello
studio della letteratura si parla di close reading ( cf. c. 3, § 3).

2. Il modello testuale e la semiotica

Se si interpreta un testo con l'ausilio della prospettiva lingui­


stica, balza automaticamente in primo piano il segno linguistico.
La scienza che si occupa dei segni è detta semiotica. La semio­
tica ricerca le condizioni della formazione dei segni. Chiede
che cosa occorre perché un segno diventi segno. Il processo
mediante il quale qualcosa diventa un segno è detto semiosi. A
questo processo partecipano tre fattori: l ) ciò che opera come
segno; 2) ciò a cui si riferisce il segno; 3) la reazione che produce
nell'interprete e che permette in definitiva al segno di diventare
segno. Di conseguenza, secondo Morris,4 dalla semiotica ( = la

4 C.W. MoRRIS, Grundlagen der Zeichentheorie. Asthetik der Zeichentheorie,


Frankfurt a.M. 1988.

91
dottrina dei segni), cioè da queste tre dimensioni della relazione
fra i segni, si possono ricavare tre relazioni:
- la relazione fra il segno e l'oggetto ( = «dimensione seman­
tica» );
- la relazione fra il segno e l'interprete ( = «dimensione prag­
matica»);
- la relazione formale dei segni fra loro («dimensione sin tat­
tica» ) .
I rami della semiotica sono quindi semantica, pragmatica e
sin tattica.
Nella sezione linguistica di questa metodologia noi sceglia­
mo per l'interpretazione un procedimento induttivo: dal piccolo
al grande, dal particolare al generale. Perciò l'analisi vera e
propria comincia con l'analisi linguistico-sin tattica (cf. sotto, §
4). L'esame del testo in base ai segni linguistici usati e alla loro
combinazione è il primo passo per cogliere la sua peculiarità,
«perché tutti i passi successivi poggiano sulle osservazioni deri­
vanti dall'analisi linguistica del testo».5
Il secondo passo è l'analisi semantica (cf. sotto, § 5). Si tratta
di rendersi conto dei vari significati di una parola, di una frase
o di un testo. A questo livello appare chiaramente a quali circo­
stanze e realtà potrebbe riferirsi una parola, una frase o un testo.
D al punto di vista della linguistica si tratta della differenza fra
«senso» e «significato» di un'unità testuale: il senso si ricava nel
sistema della lingua come contenuto dalle reciproche relazioni
fra segni, parole, frasi, ecc. Il significato invece compare solo
successivamente nella relazione fra segni e mondo. Il senso
può essere quindi considerato una realtà immanente al testo e
il significato una realtà esterna al testo. Il senso deve derivare
dal testo, mentre il significato gli viene attribuito dall'esterno.
Restando all'interno della semiotica, si può assegnarle anche
l'analisi narrativa. L' analisi narrativa risale a Greimas, conside­
rato comunemente il fondatore della cosiddetta scuola di Parigi.
Il terzo passo è l' analisi pragmatica (cf. sotto, § 6). La prag­
matica è un ramo della semiotica, che ricerca l' azione linguistica
e l'utilizzazione della lingua, prestando soprattutto attenzione
alla situazione concreta della comunicazione e dell'azione.

5 G. FOHRER et al., Exegese des Alten Testaments. Einfii.hrung in die Methodik,


Heidelberg 1979, 57.

92
Nel passo successivo, quello dell'analisi dei tipi testuali (cf.
sotto, § 7), si studia il tipo/genere letterario cui appartiene un
testo. Per questo si utilizzano i risultati dei passi precedenti:
mediante la comparazione di testi (di cui deve essere già stata
individuata la caratteristica linguistica, semantica, narrativa e
pragmatica) si accerta la presenza di somiglianze e si stabilisce
il modello strutturale.
Questi metodi permettono di ampliare il metodo storico­
critico (c. 7, §§ 1 -3): indubbiamente anche il metodo storico­
critico parte da una serie di osservazioni sul testo, ma spesso
privilegia determinate osservazioni (ad esempio, le tensioni nel
testo), trascurandone altre. La ricerca storico-critica è tenuta,
a partire dalla sua stessa costituzione, a cercare un canone
normativo (nel canone). Ma un processo normativo contiene
anche una conoscenza sul vero e sul falso. Esso può escludere,
perché sa di essere tenuto per sua propria costituzione a una
verità,6 mentre per i metodi sincronici l' ammissione di più veri­
tà esistenti in parallelo non costituisce un problema. Nei metodi
sincronici l'osservazione sistematica e globale dei fenomeni
immanenti al testo diventa una tappa esplicita del lavoro sul
testo. Questa pluralità delle verità cui mirano i metodi sincro­
nici può e deve diventare un importante correttivo della ricerca
storico-cri tic a.

3. Il primo passo nella spiegazione


della percezione sincronica del testo: il close reading

La lettura immanente al testo non conosce in sé e per sé alcu­


na ricetta infallibile, ma si è piuttosto prefissa la lettura esatta,
il cosiddetto close reading. Con questa espressione si intende la
lettura accurata, rispettosa di un testo o di un brano. In questa
forma di lettura si fa più spazio alla scoperta di ciò che è inso­
lito rispetto a ciò che è abituale. Si accorda un maggior peso a
singole parole, all'ordine sintattico o alla sequenza dei pensieri
rispetto a una lettura abituale, quotidiana, piuttosto superficiale.
Quando si legge un testo per la prima volta, sono in genere
determinate cose ad attirare l' attenzione: comparazioni insolite,
formulazioni strane, parole incomprensibili, accumuli di termi-

6 G. MAIER, Das Ende der historisch-kritischen Methode, Wuppertal 1974, 44.

93
ni ingombranti, ecc. È importante non scegliere o censurare.
In questa fase tutto è permesso, anche le impressioni e le idee
«folli». Nell'utilizzazione del close reading si possono formulare
vari passi ormai collaudati.

Passi p e r i l l avoro con i l c/ose reading

- Leggendo, tenere sempre a portata di mano strumenti per


scrivere e notare tutto ciò che colpisce. Si tratta di individuare e
sottolineare parole chiave. Così il lettore si trasforma da ricet­
tore passivo in autore attivo, in scrittore: egli colloca sul testo il
proprio testo.
- Prestare attenzione all'eventuale esistenza di regolarità in
ciò che si è sottolineato : ripetizioni, contraddizioni, parallelismi.
- Interrogarsi sulle regolarità che si sono riscontrate.
Che cosa offre questo metodo? Esso promette un approc­
cio esatto, non fagocitante, ai testi letterari. Inoltre, nel close
reading si decide già se l'interpretazione che ne deriverà sarà
filologicamente corretta o meno. Tutto ciò che non si può dimo­
strare attraverso il testo è insostenibile. Così, ad esempio, nel
close reading della Bibbia si ricava anche la rappresentazione
di Dio solo dalla lettura del testo e non la si introduce nel testo
dal di fuori. Perciò, se è presente un Dio, è quello che annuncia
il testo.7
Al tempo stesso nella lettura, attraverso la lettura, che è
sempre la nostra lettura, noi ci iscriviamo nel testo. Effettuiamo
la nostra iscrizione nel testo. Il testo diventa un testo letterario
solo attraverso questo lavoro di iscrizione del lettore.
Il close reading si collega all' accertamento della forma
testuale ( c. 2, § 1 : critica testuale ) e, se non avviene nella lingua
originale, a una traduzione ( c. 2, § 3) e prolunga, approfonden­
doli, i passi del primo orientamento sul testo ( c. 2, § 2). Quando
il perimetro del testo è chiaro ed esistono le necessarie compe­
tenze linguistiche, il close reading può essere anche il primo
passo. Ma è in modo significativo il primo passo al più tardi per i
passi della spiegazione sincronica di un testo, così come vengono
trattati nel terzo capitolo.

7 Cf. S. SoNTAG, Kunst und Antikunst: 24 literarische Analysen, Frankfurt a.M.


1995. Non si tratta di scoprire un significato nascosto, ma di far emergere la conce­
zione del testo.

94
A p p rofo n d i m ento d e l dose reading: i l metodo SQ3 R

Si può approfondire il close reading con il metodo SQ3R


(Survey, Questions e tre R - Read, Recite, Review) proposto da
F.P. Robinson.8 In base a questo metodo, si tratta anzitutto di
farsi piuttosto rapidamente una visione generale della pericope
da analizzare.
l ) Sguardo generale (Survey): gettare un primo sguardo
generale su tutto il testo. Questa prima impressione deve essere
rapida, senza perdersi nei dettagli. L'attenzione deve concen­
trarsi sulle posizioni e sulle idee fondamentali presenti nel
testo. Notare tutti gli aiuti offerti dal testo per una rapida visio­
ne generale: titoli, struttura, lemmi, grassetti, compendi, ecc.
Leggere soprattutto la prima e l'ultima parte del testo, perché
spesso l' autore offre proprio lì indicazioni importanti per la
comprensione di tutto il testo. In questa fase non prestare atten­
zione agli aiuti secondari per la comprensione, come ad esempio
i titoli, perché questi non fanno parte del testo della Bibbia, ma
sono già delle interpretazioni.
2) Domande ( Questions) : riflettere su ciò che ci si può aspet­
tare dal testo. Già le domande che si pongono al testo orientano
la lettura in una prima direzione. Si assegna un obiettivo alla
propria lettura.
3 ) Leggere (Read) : leggere attentamente tutto il testo. Nella
situazione ideale questo conduce a una comprensione approfon­
dita del testo e favorisce il ricordo del contenuto del testo. Sotto­
lineare passi importanti, cercare di isolare un' «affermazione
principale» del testo.
4) Ripetere (Recite): Il 50% di ciò che si legge è già dimenti­
cato al termine della lettura. Il ricordo del contenuto del testo si
forma molto più facilmente se si compendia il testo con parole
proprie. Esaminare se le domande del secondo passo sono state
chiarite. Altrimenti ripetere il terzo punto.
5) Rivedere (Review ): accertarsi se si è veramente compreso
tutto il testo. Perciò rileggerlo tutto, prendere appunti, mettere
per iscritto le conoscenze acquisite. Immaginare di dovere in
seguito spiegare il risultato della lettura a un nipote di otto anni.

8 F.P. RoBINSON, Effective Study, New York 41970.

95
Altre strad e p e r l ' i nterpreta z i o n e del testo

Un altro procedimento consiste nell'effettuare un inventario


tematico del brano. Un bollettino meteorologico, ad esempio,
contiene molti termini meteorologici. In vari libri della B ibbia
si può trattare, ad esempio, del tema ricchezza/povertà che
presuppone un proprio vocabolario. Naturalmente per lo più in
un testo vi sono più inventari tematici che si possono evidenzia­
re. Non fermarsi quindi al primo.

4. Analisi linguistico-sintattica:
i materiali più piccoli della costruzione del testo
e i loro collegamenti

Sia un dialogo che un testo vivono della loro brillantezza


retorica, perché alla base di ogni espressione, sia essa scritta o
orale, c'è sempre il desiderio di convincere in qualche modo il
destinatario ad accogliere un messaggio. Ogni persona dispone
di preferenze linguistiche individuali. Questo deriva, da un lato,
dall'origine, dalla biografia, nonché dal carattere, e dall' altro,
anche dallo sforzo di farsi comprendere in modo possibilmente
efficace. Perciò, molto presto si è cercato di insegnare l'arte
della convinzione. La retorica è fin dall' antichità una tradizione
importante, trasmessa nelle relative scuole. I testi del Nuovo
Testamento, sorti tutti in questo ambiente culturale, sono ricchi
di mezzi stilistici retorici per influenzare nel modo voluto i
lettori/gli ascoltatori. Come ipotesi di lavoro si può partire dal
fatto che in testi letterari come la Bibbia nessuna parola è usata
«a caso», ma tutto è subordinato a una concezione estetica. Per
essere presi sul serio nel mondo antico non bastava possedere un
messaggio convincente, ma occorreva anche versare il messag­
gio in una forma esteticamente convincente. Può persino acca­
dere che la forma contribuisca in modo decisivo a determinare
o perlomeno influenzare il messaggio. Nell'analisi linguistico­
sintattica si descrive la costruzione retorica di un testo: suono,
ritmo, lessico, mezzi sintattici, coesione degli elementi del testo,
costruzione e articolazione. L'analisi linguistico-sintattica si
occupa esattamente di questi problemi. Essa cerca di mostrare
le strutture retoriche presenti nel testo e di conferire così la
necessaria rilevanza al messaggio in esso contenuto.

96
La particola rità linguistico-si ntattica d i u n testo è ca ratterizzata
da un «lessico» di seg n i li nguistici (q ua ntità di pa role e frasi) e da
una g ra m matica che reg ola il collegamento fra gli elementi.

Poiché in definitiva l'esegesi di un testo non può risalire al di


là del testo trasmesso (al discorso diretto di Gesù), il fondamen­
to di qualsiasi spiegazione non è costituito da un ipotetico dialo­
go dietro al testo, bensì dal testo esistente. Sull'analisi linguisti­
co-sintattica che ora segue (§ 4) si basa l'analisi semantica, che
si occupa del significato delle espressioni linguistiche. Anche
l'analisi pragmatica presuppone l'analisi linguistico-sintattica,
perché attraverso la scelta di determinati mezzi linguistici chi
parla/scrive vuole ottenere determinati risultati sul lettore.
Oltre che per la comprensione del testo, la conoscenza della
particolarità linguistica è importante anche per la ricostruzione
della sua formazione.

Bibliografia introduttiva
C o m e i ntrod uzione a l l a particola rità l i n g u i stico-si ntattica dei testi sono uti l i : K.
BRINKER, Linguistische Textanalyse. Eine Einfuhrung i n Grundbegriffe und Metho­
den, Berl i n 2 0 0 5 ; C . GANSEL, Textlinguistik und Textgrammatik. Eine Einfuhrung,
Gotti ngen 2007. Per l ' a m bito esegetico è uti le K. BERGER, Exegese des Neuen
Testaments. Neue Wege vom Text zur Auslegung, H e i d e l berg 1 977, § § 3 e 4. 9

4.1. Caratteristiche linguistico -sinta ttiche dei testi

4. 1 . 1 . Lessico

La particolarità di un testo dipende, fra l'altro, dal lessico di


cui un autore dispone. Un testo non utilizza mai l'intero lessico
di una lingua, ma solo una parte.10 Questa scelta caratterizza il

9 Ulteriore bibliografia: J. ANDEREGG, Literaturwissenschaftliche Stiltheorie,


Gottingen 1977; E. ENGEL, Deutsche Stilkunst, Leipzig-Wien 191 1 ; H.-W. EROMS,
Stil und Stilistik. Eine Einfii.hrung, Berlin 2008; H. VATER, Einfii.hrung in die Text­
linguistik. Struktur und Verstehen von Texten, Mtinchen 2001; H. UTZSCHNEIDER,
Arbeitsbuch literaturwissenschaftliche Bibelauslegung. Eine Methodenlehre zur Exe­
gese des Alten Testaments, Gtitersloh 2001; B. SoWINSKI, Deutsche Stilistik. Beob­
achtungen zur Sprachverwendung und Sprachgestaltung im Deutschen, Frankfurt
a.M. 1991. Cf. anche le relative sezioni in W. EGGER, Nachfolge als Weg zum Leben.
Chancen neuerer exegetischer Methoden dargelegt an Mk 10,1 7-31 ( O sterreichische
Biblische Studien 1 ) , Klosterneuburg 1979, 60-78.
10 Sull'analisi della frequenza dei vocaboli cf. P. GUIRAUD - P. K uENTZ, La
stylistique (Initiation à la linguistique A, l), Paris 1975, 222-224. I dati statistici sul
patrimonio lessicale del Nuovo Testamento sono citati nella nota 32.

97
testo. L' ampiezza del lessico usato può variare: Giovanni usa
solo mille vocaboli diversi (che utilizza complessivamente 19.000
volte). Riguardo ai termini importanti del Nuovo Testamento,
si nota un uso caratteristico per i singoli scritti: ad esempio,
E Ù ayyÉ ÀLov (nei vangeli: 12 volte; in Atti degli apostoli: 2 volte;
nelle lettere paoline autentiche: 47 volte) ; Ù KoÀov8E'L v (vangeli
sinottici: 60 volte; Giovanni: 19 volte; lettere paoline: l volta).
Uno sguardo generale sul lessico di un testo, anche nel caso
di un segmento di testo, offre una prima indicazione sulle accen­
tuazioni teologiche del libro biblico in questione (da appro­
fondire nell'analisi semantica) e permette, inoltre, nell'analisi
diacronica, di trarre determinate conclusioni sulla tradizione e
redazione.U Nei comuni lessici greci, a volte , si indica a parte
il significato particolare di un termine nel greco biblico. Questi
significati devono essere trattati sempre con cautela, perché
possono contenere già una valutazione teologica. Nel dubbio
si dovrebbe tentare con altri significati, ampiamente attestati
al di fuori della Bibbia, anche se così il messaggio risulta molto
distante da quello al quale si è abituati. L'espressione o6ta TOV
8EoD può avere molti altri significati oltre a quello di «gloria del
Signore». Questa traduzione è teologicamente già determinata.
In Menge-Gtithling12 c'è al primo posto «opinione di qualcosa»,
«Veduta», «concezione», «fede», «idea», «Senso».

4. 1 .2. Tipi di parole e forme di parole (grammatica)

I testi presentano una scelta di possibili tipi e forme di parole


a partire dalla grammatica. L'osservazione dei tipi delle paro­
le, come sostantivo/nome, articolo , pronome, verbo, aggettivo,
avverbio, preposizioni, ecc., nonché delle forme delle parole,
come nel verbo il tempo (e il tipo di azione, il modo, ecc. ),
permettono un primo orientamento approssimativo sul brano
testuale di cui ci si sta occupando. Inoltre, eventuali predile­
zioni per determinati tipi di frasi nel testo possono fornirci
importanti informazioni sulle preferenze stilistiche dell'autore
o sulla stilistica della forma testuale che abbiamo davanti; così,
ad esempio, proposizioni enunciative e imperative; l'uso di frasi

1 1 Sull'analisi del patrimonio lessicale come una fase di lavoro del metodo cri­
tico di storia delle redazioni si veda più avanti.
12 Langenscheidts Handworterbuch Griechisch-Deutsch.

98
verbali o nominali; la posizione del soggetto e del predicato;13
l'uso di sinonimi (soprattutto Luca ama variare l'espressio­
ne); la frequenza di determinate espressioni; la frequenza del
cambiamento dell'uso del tempo (ad esempio il passaggio fra
aoristo, imperfetto, presente storico: nel breve testo di Mc 1 ,40-
43 troviamo per il verbo principale: presente, aoristo, presente,
tre volte aoristo e presente) .

4 . 1 .3. Collegamento fra parole e frasi

Anche il collegamento fra le singole parole per formare inte­


re frasi può fornire indicazioni importanti riguardo alla carat­
teristica di un testo. Così si cambia completamente l'estetica di
un testo quando si passa dallo stile nominale allo stile verbale.
Ovviamente ogni autore è vincolato alle regole della grammati­
ca, ma può anche infrangerle mediante la libertà poetica, e anche
questo costituisce una caratteristica del suo stile. La brillantezza
di un testo può dipendere anche da un' abile collocazione di
volute fratture stilistiche. Naturalmente, nel caso del Nuovo
Testamento la lingua della comunicazione è il greco della koinè,
influenzato a sua volta da semitismi, aramaismi ed ebraismiY
Ma l' autore può anche utilizzare questi influssi e le attese ad essi
collegate degli ascoltatori (lettori/ascoltatori) come mezzi stilisti­
ci e fare così il suo «gioco» di produzione di significato.
In molti casi si possono legare le relazioni fra le singole frasi
di un testo a elementi linguistici, che stanno fra loro in una chiara
relazione sintattica o anche semantica. Un testo vive quindi essen­
zialmente di due realtà: coerenza e coesione. Il principio della
coesione viene stabilito attraverso la grammatica. La coesione
costituisce quindi il fondamento della coerenza. Da parte sua, la
coerenza mostra sul piano logico (non su quello linguistico) come

13 Benché in tedesco [e anche in italiano, ndt] la posizione delle parole sia mol­
to più fissa rispetto al greco, la posizione del verbo può essere stilisticamente signi­
ficativa: se nel caso di Mc 1,15 si preserva la posizione verbo-sostantivo, da un lato,
si sottolinea più fortemente il carattere di evento di ciò che avviene ( «Compiuto è il
tempo e vicino è venuto il regno di Dio» ) , e dall'altro, si caratterizza il passo anche
come parola alta, poetica, in contrasto con il linguaggio attuale.
14 Cf. K. BEYER, Semitische Syntax im Neuen Testament ( StUNT 1), Gottingen
1962; J.W. VoELZ, <<The Language of the New Testament», in ANRW 11.25.2, Ber­
lin-New York 1984, 894-977; M. WILCOX, <<Semitisms in the New Testament», ivi,
978-1029. Cf. anche il contributo di P.-R. BERGER, «Zum Aramiiisch der Evangelien
und der Apostelgeschichte», in ThR 82(1986), 1-18, e la risposta che segue imme­
diatamente di M. Black nello stesso numero della Theologische Revue (pp. 18-22).

99
un testo è collegato sul piano del contenuto. Perciò qui la doman­
da è: «II testo ha senso?». A questa domanda si può rispondere
solo appoggiandosi su un sapere extralinguistico.
Il collegamento linguistico dei testi, e quindi la loro coesione
linguistica, può essere più o meno stretto. Vi sono testi nei quali
ogni frase è collegata all'altra anche linguisticamente e testi nei
quali si accumulano asindeti (frasi non collegate fra loro).
I mezzi linguistici per creare la coesione dei testi sono la ripe­
tizione, nonché l'utilizzazione di proforme15 e congiunzioni:16
nella ripetizione (ricorrenza parziale o totale) viene ripreso un
elemento (parola o gruppo di parole) alla lettera o parafrasato
in vari punti del testo. Nella parabola del figlio perduto (Le
1 5 , 1 1 -32) , ad esempio, si riprendono in forma mutata i vv. 18-19
nel v. 2 1 ; inoltre, il v. 24 nel v. 31 e il v. 13 nel v. 30P
Uno dei mezzi di collegamento più importanti è l'uso delle
proforme:18 una frase viene, ad esempio, collegata con quella
precedente mediante un pronome (come «egli»); in questo modo
si rimanda a una persona citata in precedenza. Una delle caratte­
ristiche dei vangeli sinottici è che la maggior parte delle pericopi
inizia non con il nome «Gesù», ma col pronome. I pronomi non
sostituiscono solo nomi, ma spesso interi gruppi di parole, ad
esempio: «egli partì, essi ne erano sgomenti», per cui si parla più
giustamente di proforme (invece che di pronomi) . Anche l' arti­
colo determinativo che accompagna un sostantivo può svolgere
questa funzione di rimando, poiché l'articolo determinativo si
usa solo quando è nota la persona o la cosa di cui si parla.
Un secondo importante mezzo di collegamento del testo è
l'uso di particelle e congiunzioni: con «particelle» si intendono
quei vocaboli che evidenziano la modalità di una frase, ad esem­
pio particelle modali come av, yÉ , interrogative TIOTE pov ; � ;

15 Pronomi, avverbi e avverbi pronominali, pronomi dimostrativi.


16 Cf. K. BRINKER, Linguistische Textanalyse. Eine Einfiihrung in Grundbegriffe
und Methoden, Berlin 2005; W. FLEISCHER G. MICHEL, Stilistik der deutschen
-

Gegenwartssprache, Leipzig 1975; K. BERGER, Exegese des Neuen Testaments. Neue


Wege vom Text zur Auslegung, Heidelberg 1977, 13-17; W. SCHENK, Die Philip­
perbriefe des Paulus. Kommentar, Stuttgart 1984, 22s.
17 Cf. BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 14. Sull'analisi del testo di Le 15
cf. anche F. ScHNIDER, Die verlorenen Sohne. Strukturanalytische und historisch-kri­
tische Untersuchungen zu Lk 15 (OBO 17), Gottingen 1977.
1 8 Alle proforme appartengono pronomi, avverbi pronominali e pronomi dimo­
strativi. Essi stanno per ciò che viene inteso, ma in sé e per sé sono totalmente privi
di contenuto. Essi ottengono il riferimento contenutistico dal fatto di rimandare a
un elemento di riferimento.

100
à pa ; affermative E L , J1É V .19 Le «congiunzioni» sono parole che
uniscono singoli membri di una frase o frasi fra loro. Il collega­
mento fra gli elementi può essere coordinante o subordinante.
Fanno parte delle congiunzioni coordinanti:
- le copulative: Ka( (con molte forme secondarie: avversati-
vo, consecutivo; introduttivo, ecc. ), TÉ , oihE , oÙoÉ ;
- le disgiuntive: � , � - � , E L TE - E L TE ;
- le avversative: 8É , JlÉ V, cL\Àa , TTÀ� v ;
- le consecutive-coordinative: oùv, a p a , TOL yapou v , OLO ;
- le causali-coordinative: ya p .
Fanno parte delle congiunzioni subordinanti:
- le comparative: w s- , wcmE p , Ka8a rr E p , Ka8ws- ;
- le ipotetiche: E L , E l Jl� V , E l oÉ ;
- le temporali: w s- ;
- le causali: o n , È TT E L e altre .20
Le congiunzioni più importanti per il Nuovo Testamento
sono:
- Ka( (9164 volte);
- oÉ (2801 volte);
- yap (1042 volte) ;
- à À.Àa (638 volte).

M a n ca nza d i coerenza

Nei testi neotestamentari si devono rilevare non solo i fattori


di coesione (grammaticali), ma anche gli indizi di fratture nel
testo. Molti passi biblici sono collegati fra loro da una molte­
plicità di mezzi linguistici. Altri passi sono invece relativamente
isolati. Molti mezzi linguistici stabiliscono il collegamento con
altre frasi; in altre frasi invece manca un tale collegamento. In
questo caso si raccomanda un esame più preciso, perché così
si può stabilire se l'autore ha già in qualche modo suddiviso il
testo.21 La mancanza di coesione può essere anche un'indica-

19 F. BLASS A. DEBRUNNER - F. REHKOPF, Grammatik des neutestamentlichen


-

Griechisch, Gottingen 141975, §§ 438-441 (trad. it. Grammatica del greco del NT,
Brescia 1982).
20
lvi, §§ 442-457.
21
Sulla presenza e assenza di collegamento fra le frasi nel Discorso del monte
cf. W. EGGER, «Faktoren der Textkonstitution in der Bergpredigt», in Laurentianum
19(1978).

101
zione riguardo alla storia della formazione del testo.22 Ma può
riflettere anche la libertà poetica dell'autore: una poesia o un
canto, ad esempio, non devono dimostrare lo stesso grado di
coerenza e coesione di un testo di istruzioni per l'uso. Perciò,
le mancanze di coerenza nella Bibbia potrebbero anche essere
volute dall'autore e rinviare alla qualità letteraria del testo.
Bisogna valutario esattamente caso per caso.

4. 1 .4. Caratteristiche stilistiche

Attraverso lo stile l'autore cerca di conquistare il pubblico.


L' autore apprende quest' arte di costruire un discorso (o poi un
testo) in modo artistico dalla retorica. Essa gli insegna un' ela­
borata metodologia di figure e tropi. Una figura linguistica è
una deviazione consapevole dalla norma linguistica, descritta
sul piano della sintassi come aggiunta (adiectio ), eliminazio­
ne (detractio ) o trasformazione (transmutatio ). Un tropo è
una deviazione consapevole dalla norma linguistica, descrit­
ta sul piano della semantica come cambiamento (immutatio ) .
Nell'analisi stilistica i n senso stretto s i studiano sia «le forme
espressive linguistiche privilegiate e specifiche del testo))23 sia le
occorrenze che si discostano dal normale uso linguistico.
Un lettore che legge un testo ha sempre una determinata
aspettativa. Nel caso di un testo giuridico ci si aspettano paragra­
fi, il bilancio di una ditta contiene molti numeri. Anche un'esor­
tazione di Paolo ha una determinata forma, ecc.24 Un autore può

22 Cf. la critica letteraria.


23 FOHRER et al., Exegese des Alten Testaments, 68.
24 Su ciò che segue cf., in particolare, FLEISCHER - MrCHEL, Stilistik der deutschen
Gegenwartssprache, 151-187. Sulle singole figure stilistiche e sugli esempi: W. B OHL­
MANN - K. ScHERER, Sprachliche Stilfiguren der Bibel. Von Assonanz bis Zahlen­
spruch. Ein Nachschlagewerk, GieBen 1994; L. ALONSO-SCHOKEL, Das Alte Testament
als literarisches Kunstwerk, Koln 1971; F. REHKOPF, «Der "Parallelismus" im Neuen
Testament>>, in ZNW 71(1980), 46-57; A. DI MARCO, <<Der Chiasmus in der Bibel III»,
in LingBibl 39(l916), 37-85 e <<Der Chiasmus in der Bibel IV>>, in LingBibl 44(l979),
3-70; J. ZMIJEWSKI, Der Stil der paulinischen «Narrenrede». Analyse der Sprachgestal­
tung in 2 Kor 11,1-12,10 als Beitrag zur Methodik von Stiluntersuchungen neutesta­
mentlicher Texte (BBB 52), Koln 1978. R. MEYNET, Initiation à la rhétorique biblique,
Paris 1982, tratta sotto la voce <<retorica>> molti fenomeni linguistici, che qui vengono
trattati sotto la voce <<stile>>. Sulle figure stilistiche della retorica classica cf. H. LAu­
SBERG, Handbuch der literarischen Rhetorik. Eine Grundlegung der Literaturwissen­
schaft, Munchen 1973; lo., Elemente der literarischen Rhetorik. Eine Einfiihrung fiir
Studierende der klassischen, romanischen, englischen und deutschen Philologie, Isma­
ning 71982; R. BuLTMANN, Der Stil der paulinischen Predigt und die kynisch-stoische

102
giocare su vari piani con quest'aspettativa del lettore. D a un
lato, può utilizzare la forma fonetica delle parole per conferire
a un'affermazione un tocco lirico. Lo può fare, ad esempio, sul
versante linguistico-sintattico, mediante allitterazioni (le sillabe
tematiche accentate di parole vicine possiedono lo stesso suono
iniziale) o attraverso una particolare collocazione della parola
all'interno della frase (chiasmo, parallelismo, ecc.) o, sul versan­
te semantico, mediante la sostituzione con un'espressione, che
provoca uno spaesamento più o meno intenso ( = tropi) .

Esempi d i tropi
- Litote: figura consistente nell'affermare un concetto negan­
do il suo contrario: «Non voglio che ignoriate>> (Rm 1 ,13).
- Metafora: il termine non viene usato nel suo significato
letterale, ma in un significato traslato. Comunque fra i due signi­
ficati deve esistere una somiglianza. Il termine tedesco Drahtesel
(asino di fil di ferro) non indica normalmente un asino fatto con
filo di ferro, ma una bicicletta, che tuttavia somiglia a un asino,
perché porta coraggiosamente «in sella» il suo proprietario.
Altro esempio: sei un fulmine, cioè sei veloce come il fulmine .
- Personificazione: figura che dà voce a oggetti, cose astratte,
ecc. e conferisce loro tratti umani: «<l nostro Vangelo, infatti,
non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche
con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione»
(l Ts 1 ,5).
- Ironia: sottolineatura di un fatto per esprimere il contra­
rio, con il significato di rimprovero: «Voi che pure siete saggi,
sopportate facilmente gli stolti» (2Cor 1 1 ,19s ) .
- Allegoria: procedimento per cui u n contenuto concettuale
viene espresso attraverso un'immagine che rappresenta una
realtà del tutto diversa e autonoma rispetto al contenuto stesso.
«Achille, il leone», dove leone sta per Achille e viceversa.
- Metonimia: il nome proprio (verbum proprium) viene
sostituito con un'altra designazione usata in senso traslato. Si
può esprimere, ad esempio, il rapporto fra la Germania e il suo
popolo dicendo: «Tutta la Germania esultò durante il campiona­
to mondiale di calcio». «Servizio apostolico della circoncisione»
per «i circoncisi» ( Gal 2,7) .

Diatribe {FRLANT 13), Gottingen 1910; N. ScHNEIDER, Die rhetorische Eigenart der
paulinischen Antithese {HennUTh 11), Ttibingen 1970.

103
- Iperbole : figura che consiste nell'esagerare, per eccesso
o per difetto, un concetto oltre i limiti del verosimile . Così un
compito viene portato a termine «in un lampo».

Esempi di figure retoriche


- Antitesi: figura retorica consistente nell' accostare due
parole o frasi di significato contrario. «Non padroni sulla vostra
fede, ma collaboratori della vostra gioia» (2Cor 1 ,24) .
- Merisma: stilema soprattutto della lirica biblica, nel quale
una totalità viene espressa mediante due concetti contrapposti.
«E Dio creò cielo e terra» = Dio creò l'universo.
- Ripetizione: sia nella costruzione della frase sia nel paral­
lelismo: «Non preoccupatevi - guardate ; Perché vi preoccupate?
- osservate; Non preoccupatevi - cercate» (Mt 6,25-33 ).
- Chiasmo: figura retorica consistente nel contrapporre due
espressioni concettualmente affini in modo che i termini della
seconda siano disposti in ordine inverso rispetto a quelli della
prima.
- Paradosso: idea in contrasto con l'opinione comune.
- Ripetizioni di parole (cerchio, anafora, epifora, anadiplosi,
geminatio ): le parole «beati» e «regno di Dio» incorniciano il
nucleo delle beatitudini in Mt 5,3-10, le parole «Legge e profeti»
quello del Discorso sul monte .
- Pleonasmo: espressione di un concetto caratterizzata dalla
presenza di uno o più elementi che nulla aggiungono al signi­
ficato dell'enunciato. «Sinagoga ebraica» (una sinagoga è per
definizione sempre ebraica).
Efficace, dal punto di vista stilistico, è anche l'ellissi di
elementi, ad esempio l'anacoluto (indicante una costruzione
incompleta della frase o una relazione grammaticale distorta fra
i membri della frase, come in Gal 2,4s.6) o anche la trasposizio­
ne di elementi (in Mc 1 , 15, ad esempio, la posizione del verbo
all'inizio) .
Sotto il profilo linguistico-sintattico, i testi mostrano a volte
delle tensioni, le cosiddette fratture stilistiche . Fanno parte di
queste tensioni25 reduplicazioni o ripetizioni che disturbano,
indicazioni contraddittorie, designazioni diverse delle stesse

25 Cf. l'elenco in G. STRECKER - U. ScHNELLE, Einfiihrung in die neutestamentli­


che Exegese, Gottingen 1983, 41. Cf. anche la sezione sull'analisi diacronica.

104
persone e cose.26 Non bisogna leggere anzitutto queste fratture
stilistiche come un rinvio alla storia della formazione del testo,
ma come un'espressione poetica dell' autore. Possono certamen­
te disturbare, ma questa percezione è dovuta semplicemente
al fatto che l'autore gioca con le nostre aspettative e ci rende
artisticamente estranea la realtà. Così l'irritazione che proviamo
durante la lettura ci costringe, come abbiamo già detto, a effet­
tuare una lettura più precisa, un close reading. Normalmente un
testo non si svela al primo colpo, ma richiede vari processi di
lettura.

4 . 1 . 5 . Composizione e strutturazione del testo

Nell'analisi della composizione e della strutturazione si


studia anche l'ordinamento degli elementi. Nei testi poetici la
disposizione è particolarmente importante, ma gioca un ruolo
da non sottovalutare anche nei testi in prosa.
Caratteristiche della strutturazione sono, ad esempio:
- ripetizione di parole e sequenze di parole in una sorta di
«ritornello»;
- incamiciatura;
- chiasmo, ad esempio A B A' o in forma ancor più artistica
una struttura concentrica come, ad esempio, A B C B ' A'.
La strutturazione di un testo può essere effettuata soprattut­
to mediante questi mezzi stilistici: 27
- passaggio da racconto a discorso diretto;
- cambiamento di tema (spesso segnalato da una formula, ad
esempio «per il resto», 1Ts 4,1; 2Cor 1 3 , 1 1 ) ;
- cambiamento d i luogo e d i tempo con indicazioni spaziali e
temporali (spesso segnalato da particelle) ;
- introduzione d i nuove persone;
- accumulo di segnali sintattici, stilistici e semantici, come ad
esempio la straordinaria frequenza di determinati vocaboli
in parecchie pericopi. Così Matteo in 5 , 1 - 1 1 usa spesso

26
La variazione dell'espressione può essere comunque anche un mezzo stili­
stico.
27
Sulle caratteristiche della suddivisione cf. BERGER, Exegese des Neuen Te­
staments, § 4; E. GOucH - W. RAIBLE, «Ùberlegungen zu einer makrostrukturellen
Textanalyse>>, in E. GOucH - K. HEGER - W. RAIBLE, Linguistische Textanalyse. Ober­
legungen zur Gliederung von Texten (Papiere zur Textlinguistik ) , Hamburg 1974,
73-126, in particolare 75-99.

105
IJ.UKa p L O s ; in 5,1 8-48 È y w , ÙE , À.É yw U IJ.L V ; in 6,19-7 ,6 nega­
zioni, ecc., fornendo indicazioni per la strutturazione; 28
- formula come frase di apertura: «Chi di voi . . . » (Le 1 1 ,5 e
altrove) ;
- particelle (Marco inizia quasi tutte l e pericopi con K a ( );
avverbi e indicazioni di tempo «in quel tempo» (Mt 1 1 ,25);
l'espressione «per il resto» come introduzione della pare­
nesi (l Ts 4,1; 2Cor 13,1 1 ; 2Ts 3 , 1 ) ; 29
- titoli e massime: M t 6,1 come introduzione a 6,2-18; M t 5,17
e 7,7-14 come una sorta di titolo e compendio di confer­
ma.3o

4.2. Svolgimento dell 'analisi linguistico-sintattica

Scienza significa che tutto il sapere, che si accumula con


un faticoso lavoro, è sempre solo passeggero. Nessun metodo,
nessuna tesi, nulla è assoluto. Tutto può e deve essere valutato e
messo in discussione. Perciò, anche l' analisi linguistico-sintattica
deve essere considerata e usata in modo aperto. Nessun metodo
può garantire la compiutezza dell' analisi o pretendere di aprire
l'unico vero accesso alla comprensione della Bibbia. L'analisi
non è mai conclusa; l'obiettivo è una descrizione sempre più
precisa del testo.

L'a nalisi l i ng u i stico-si ntattica com prende, fra l'a ltro, la com pilazio­
ne d i l iste mediante i term i n i grammaticali fondamentali, l'a ppl ica­
zione di semplici metodi statistici, la comparazione con altri testi.

Si consiglia, come primo metodo, di partire dalla rilevazione


degli elementi linguistici che si discostano dall' aspettativa del
lettore. Così si adotta un approccio al testo orientato all'obiet­
tivo e si evita una compilazione schematica di tutti i possibili
elementi stilistici.31
Per descrivere la particolarità linguistica di un testo si racco­
manda di stabilire anzitutto una lista degli elementi linguistici
basata sui termini grammaticali fondamentali: sostantivi, artico-

28 Cf. EGGER, <<Faktoren der Textkonstitution in der Bergpredigt», 184.


29 Cf. BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 17-27.
30 EGGER, <<Faktoren der Textkonstitution in der Bergpredigt»; sui titoli cf. anche
BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 24.
31 FLEISCHER - MICHEL, Stilistik der deutschen Gegenwartssprache, 340.

106
li, pronomi, verbi (tempi, modi) , aggettivi, avverbi, elementi di
congiunzione (preposizioni, particelle, congiunzioni, costruzioni
relative) .
Sono generalmente utili, come secondo metodo, sempli­
ci analisi statistiche:32 si può partire dalla rilevazione della
frequenza dei mezzi linguistici utilizzati. I numeri relativi alla
frequenza di determinati vocaboli (nel brano esaminato o negli
scritti del Nuovo Testamento) permettono un primo accosta­
mento alla particolarità del testo (cf. , ad esempio, la ricorrenza
di espressioni quali �a<JLÀE L a Toù 8Eoù oppure nlìv où pav<lìv,
EÙ ayyÉ ÀLov , OL KaLOU<JUVTJ nei singoli scritti del Nuovo Testa­
mento). Si può, inoltre, calcolare la frequenza di determinati
inizi delle frasi o la frequenza con cui si usano tempi verbali,
ad esempio nei racconti imperfetto, aoristo o presente storico.
Anche la frequenza di cambiamento di tempo può essere tipica
di un autore, come pure la frequenza di tipi di vocaboli (articoli,
sostantivi, pronomi, verbi, aggettivi, ecc. ).
Le rilevazioni statistiche aiutano anche a evidenziare le parti­
colarità linguistiche dei testi, ossia le caratteristiche mediante le
quali uno scritto si differenzia da altri scritti. Particolarmente
importanti sono, al riguardo, i termini redazionali preferiti.
Sono i termini che ricorrono particolarmente spesso in un auto­
re in comparazione con altri scrittori neotestamentari in propor­
zione alla lunghezza dello scritto.33

32 Cf. al riguardo M. REISER, Syntax und Stil des Markusevangeliums im Licht der
hellenistischen Volksliteratur (WUNT Il/1 1), Ttibingen 1985; P. DscHULNIGG, Sprache,
Redaktion und lntention des Markus-Evangeliums. Eigentumlichkeiten der Sprache
des Markus-Evangeliums und ihre Bedeutung filr die Redaktionskritik (SBB 11),
Stuttgart 1984, 74-83. Sussidi per la statistica lessicale: R. MoRGENTHALER, Statistik des
neutestamentlichen Wortschatzes, Ztiirich 31973; ID. , Statistische Synopse, Ztirich 1971;
K. ALAND (a cura di), Vollstiindige Konkordanz zum griechischen Neuen Testament, 2
voli., Berlin 1978, II, 1-305; F. N EIRYNCK - F. VAN SEGBROEK, New Testament Vocabulary.
A Companion Volume to the Concordance (BEThL 69), Leuven 1984.
33 BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 213. Per J.C. HAWKINS, Horae Synop­
ticae, Oxford 21909, 3.10.15 sono vocaboli preferiti quelli che sono usati almeno 4
volte (Mc: 3 volte) e non ricorrono affatto negli altri sinottici, oppure quelli che
nel vangelo in questione ricorrono almeno il doppio delle volte (Mc: più spesso)
che negli altri due vangeli messi insieme; cf. anche i criteri in DscHULNIGG, Sprache,
Redaktion und Intention des Markus-Evangeliums, 75s. Particolarmente numerose
sono le ricerche sulla lingua e lo stile del Vangelo di Marco: H. CANCIK (a cura di),
Markus-Philologie. Historische, literargeschichtliche und stilistiche Untersuchungen
zum zweiten Evangelium (WUNT 33), Ttibingen 1984; F. NEIRYNCK, Duality in Mark.
Contributions to the Study of the Markan Redaction (BEThL 31), Leuven 1972; REI­
SER, Syntax und Stil des Markusevangeliums; DscHULNIGG, Sprache, Redaktion und
lntention des Markus-Evangeliums.

107
Come terzo metodo per il Nuovo Testamento, la compa­
razione sinottica è un mezzo molto fruttuoso: attraverso la
comparazione di testi si colgono facilmente e rapidamente le
differenze stilistiche, e quindi anche le caratteristiche specifiche
dei rispettivi testi.34
Lo stesso vale per la comparazione con la letteratura elle­
nistica (ad esempio, di Marco con il romanzo di Alessandro).35
Per la letteratura epistolare neotestamentaria è molto istruttiva
la comparazione con la letteratura epistolare antica,36 prestando
una particolare attenzione alla retorica.37

Sintesi e indicazioni per l'esercitazione


Le domande che seg uono devono ai utare a scoprire lessico e
grammatica, ossia i mezzi linguistico-si ntattici che vengono uti­
lizzati in u n testo. Queste osservazioni servono anche a scoprire
l'estetica particolare, il carattere poetico di u n testo (sti le).

Lessico
• Rilevare se espressioni e frasi vengono ri petute o se esiste una
preferenza per determ i n ate form ul azion i .
• Rilevare s e v i sono term i n i c h e sono tipici d e l vocabolario del
brano testuale i n questione, della lettera, del vangelo, ecc. Lo
si può stabilire faci lmente med iante una statistica del lessico
usato e, per la comparazione deg l i scritti neotesta mentari, me­
diante la concordanza. Ricordare sempre che u n autore è più
d i u n u n ico sti le. Voler determ inare lo sti le c<di Paol o)) sarebbe
u n ' i m presa laboriosa, perché sia l'uomo sia i l suo sti le possono
ca mbiare in base alla forma scelta.

Tipi e forme di vocaboli


• Rilevare i tipi e le forme di vocaboli più i m portanti (in categorie
g ra m matica l i : sostantivo, verbo, ecc.).

34 La comparazione sinottica è ovviamente fruttuosa anche sugli altri piani


dell'analisi (semantica, pragmatica, tipi testuali, storia della formazione). Sulla com­
parazione del patrimonio lessicale dei Sinottici cf. NEIRYNCK - VAN SEGBROEK, New
Testament Vocabulary, 203-436.
35 M. REISER, <<Der Alexanderroman und das Markusevangelium>>, in CANCIK (a
cura di), Markus-Philologie, 131-163.
36 H. CANCIK, Untersuchungen zu Senecas Epistuale Morales, Hildesheim 1969;
K. ThRAEDE, Grundziige griechisch-romischer Brieftopik, Munchen 1970; J.L. WHITE,
<<New Testament Epistoraly Literature in the Framework of Ancient Epistologra­
phy>>, in ANRW 11.25.2, Berlin-New York 1984, 1730-1756.
37 BULTMANN, Der Stil der paulinischen Predigt (cf. nota 24); S.K. STOWERS, The
Diatribe and Paul's Letter to the Romans (SLB DissSer 57), Ann Arbor 1981; BETZ,
Galatians.

108
Collegamento
• Sottoli neare pronomi e cong i u nzion i . Elencare le con g i u nzioni
uti l izzate. Menzionare i mezzi d i co l legamento della frase più
i m portanti usati nel testo e le forme d i coord i nazione e subor­
d i nazione della frase, in particolare Kal., 8é, 'Yap, ecc.
• Rileva re se esiste una preferenza per determinate form ule in­
troduttive delle frasi.
• Reg istrare soggetto e oggetto, nonché la loro ripresa. Racco­
g l iere i ve rbi presenti nel testo e la loro eventuale ri petizione.
• Sta b i l i re l'ordine d i soggetto e pred icato. Descrivere l'uso dei
tem pi.
• Sta b i l i re i tipi d i frasi che vengono usati più spesso nel testo da
anal izzare.

Stile
• Nomi nare con l'ai uto della lista introdotta i n 4.1 .4 1e fig u re sti­
listiche uti lizzate nel testo.

Costruzione e strutturazione
• Rileva re se ricorrono ri petizioni di serie di parole (ritornelli o
s i m i l i), inclusioni e chiasm i .
• Rileva re i n c h e misura si uti l izza no racconto e d i scorso.
• Rilevare dove c'è cambia mento di tema, persone, luogo e tempo.
• Com para re la strutturazione del testo della propria edizione
sta ndard della Bi bbia (ad esempio, CEI) con altre edizion i della
Bibbia. Cercare d i spiegare le eventua l i d ifferenze.
• Elabora re, sulla base delle osservazioni effettu ate, una propo­
sta di strutturazione e suddivisione del testo da analizzare.

Con questo primo passaggio il testo non è stato ancora


interpretato, ma semplicemente descritto con i mezzi linguistici
testuali. Sono stati raccolti molti dati, determinate le frequenze
e stabilite le tendenze. Ma l'interpretazione fa sempre un ulte­
riore passo avanti: essa tenta, basandosi su questi dati, un'inter­
pretazione che viene oggettivata attraverso la sua argomenta­
zione intelligibile e orientata a standard scientifici. Infatti, una
descrizione esatta del testo è certamente utile, ma non è ancora
un'interpretazione.

Bibliografia al riguardo
K . - H . GamRT, EinfOhrung in die Rhetorik. Grundbegriffe, Geschichte, Rezeption,
Paderborn 2009; W. G RODDECK, Reden Ober Rhetorik. Zu einer Stilistik des Lesens,
Basel 2007; H . LAusBERG, Elemente der literarischen Rhetorik. fine Einfuhrung fur
Studierende der klassischen, romanischen, englischen und deutschen Phi/o/ogie,
lsmaning 2000; H . F . PLm, Einfuhrung in die rhetorische Textanalyse, Hamburg 200 1 ;
G. UEDING, Grundriss der Rhetorik. Geschichte, Technik, Methode, Stuttga rt 2005.

109
4.3. Esempi

4.3 . 1 . Matteo 18,15-17

L'analisi di questo testo mostra che , anche in caso di testi


molto familiari, l'analisi linguistico-sintattica aiuta a individuare
più precisamente il loro significato.
Nelle edizioni della Bibbia ricorrono, fra gli altri, questi
titoli in testa a M t 1 8,15-17,38 titoli che sembrano compendiare
il suo significato: «responsabilità per il fratello» (Einheitsilber­
setzung) ; «della responsabilità per il fratello» ( Gute Nachricht) ;
«comportamento verso il fratello peccatore» (R. Pesch, Synop­
tisches Arbeitsbuch) ; «correzione fraterna» (CEI, 2008); «come
si corregge un fratello che sbaglia» ( Traduzione in lingua
corrente) ; «la riprensione fraterna» (La Sacra Bibbia, riveduta
da Giovanni Luzzi) .
Sul piano sintattico-grammaticale, i l testo è costituito dalla
ripetizione di un'unica struttura fraseologica, nella quale si dà
un'indicazione comportamentale: una secondaria introdotta con
È av e una principale, con il verbo all'imperativo (con un'ecce­
zione) . La particella oÉ favorisce la concatenazione delle frasi.

E àv oÈ uov àxouulJ
E àv oÈ J.lTJ àxouulJ TTapaÀaf3E
E L TTE
' '

E ÙV oÈ KGL TTapaKOUOl] ECJT(ù CJOL

Stando a questa forma linguistica, nel testo non si tratta


quindi in primo luogo di una responsabilità per il fratello, ma
soprattutto della preoccupazione per la santità della Chiesa.
Attraverso l'esortazione ed eventualmente l'esclusione (sono
queste le indicazioni comportamentali all'imperativo) bisogna
salvaguardare la santità della Chiesa.39

38 Bibliografia: W. PESCH, Matthiius der Seelsorger. Das neue Verstiindnis der


Evangelien dargestellt am Beispiel von Mt 18 (SBS 2), Stuttgart 1966; W. G. ThoMPSON,
Matthew's Advice to a Divided Community: Mt 1 7,22-18,35 (AnBib 44), Roma 1970.
39 Abbiamo un testo analogo in l QS 5,25-6,1. A Qumran, in questo passo, si tratta
della messa in guardia dall'odio e della difesa di chi sbaglia, il cui peccato non deve es-

110
4.3.2. Matteo 28,1 8-20

L'osservazione delle particolarità linguistiche del testo


permette di comprendere meglio Mt 28, 18-20.40 Le tre frasi del
testo sono strettamente collegate fra loro dalle congiunzioni ovv
(v. 19) e Kat t ooù (v. 20b). Il testo è caratterizzato soprattutto
dalle forme verbali: nel v. 18b il verbo è all'aoristo indicativo,
nei vv. 19.20a c'è un verbo all'aoristo imperativo, mentre tre
verbi sono nella forma participiale (di cui uno all'aoristo e due
al presente); nel v. 20b il verbo è all'indicativo presente. La
collocazione di È o69TJ (v. 18) all'inizio del discorso accentua
il carattere dinamico dell'avvenimento menzionato. L'ordine
impartito dipende quindi dal fatto che a colui che parla è stato
dato ogni potere. L'ordine stesso viene espresso all'imperativo,
mentre la sua esecuzione è descritta mediante participi. In una
formulazione finale, che richiama l' attenzione iniziando con «ed
ecco», si promette la presenza sollecita di Gesù.
Perciò la strutturazione del testo è questa:

Mi è dato ogni potere i n cielo e s u l l a terra .


Andando d u n q u e
fate d i scepo l i tutti i popo l i,
battezza ndol i
nel nome d e l Pad re e del F i g l i o e del l o Spi rito Sa nto,
i nseg nando loro
osserva re tutto ciò che io vi ho comandato.
Ed ecco, io sono con voi fino al com pimento del mondo.

Una serie di riferimenti a tutto il vangelo evidenzia non solo


un interesse compositivo, ma anche lo sforzo dell'evangelista di
compendiare il contenuto essenziale del suo vangelo.41 Questi

sere portato immediatamente davanti alla comunità. La comparazione fra questo testo
e la struttura fraseologica che lo caratterizza con le istruzioni impartite in 1QS 5,26--6,1
permette di evidenziare ancor più chiaramente l'accento posto dal testo di Matteo.
40 Bibliografia: W. l'RILLING, Das wahre Israel. Studien zur Theologie des Mat­
thiius-Evangeliums (StANT 10), Mtinchen 31964; F. HAHN, «Der Sendungsauftrag
des Auferstandenen Matthaus 28,16-20», in T. SuNDERMEIER (a cura di), Fides pro
mundi vita. Missionstheologie heute (FS H.-W. Gensichen), Gtitersloh 1980; G.
FRIEDRICH, «Die formale Struktur von Mt 28,18-20», in ZThK 80(1983), 137-183 (con
un'esaustiva rassegna dello stato della ricerca); H. FRANKEMOLLE, Jahwe-Bund und
Kirche Christi. Studien zur Form- und Traditionsgeschichte des «Evangeliums» nach
Matthiius, Mtinster 1984, 42-72.
41 Su ciò che segue cf. soprattutto HAHN, «Der Sendungsauftrag des Auferstan­
denen Matthaus 28,16-20>>, 29s; FRIEDRICH, «Die formale Struktur von Mt 28,18-20>>.

111
riferimenti sono soprattutto: le indicazioni di luogo «Galilea» e
«monte», i motivi del dubbio (cf. 14,28-3 1) e dell'adorazione,42
il collegamento concreto della promessa con il nome «Emma­
nuele» in Mt 1 ,23 e con la promessa della presenza di Gesù in
Mt 18,20.
La sottolineatura della struttura formale del testo è impor­
tante anche per la determinazione dei tipi testuali (cf. § 7),
perché per questo si possono addurre solo testi con una struttura
linguistico-sintattica analoga. Da questo punto di vista, le parole
giovannee in «io sono» costituiscono, sia come forma che come
contenuto, un parallelo, perché anche queste ultime, come Mt
28,18-20, comprendono autorivelazione, ingiunzione e assicura­
zione di una promessa.43

4.3.3. Marco l

Benché Marco l sia composto per lo più di singole pericopi


originariamente isolate, il redattore è riuscito a configurare il
passo come un tutto unitario. Questo appare già nella forma
linguistico-sintattica del testo.44
Caratteristica del capitolo è la preferenza per determinati
termini: ad esempio la ricorrenza in un testo così breve di EÙ8us­
(ben 11 volte).45 A questo si aggiunge una serie di altri vocaboli
preferiti da Marco: «impuro, entrare, insegnamento, spaventarsi,
miÀLV, noÀÀa , chiedere, manifesto».46 Si usano di preferenza
determinate combinazioni di parole e frasi: reduplicazioni di
espressioni si trovano in 1 ,14s; 1 ,32; 1 ,45.47 Le frasi sono unite fra
loro in forma para tattica con Ka( .48 Nell'uso dei tempi si alternano
aoristo e presente storico, cui si aggiunge l'uso della conjugatio
periphrastica (non sono disponibili verbi per le specifiche forme
verbali, per cui devono essere costruite con verbi ausiliari) . La

42
M t 13 volte; Mc 2 volte; Le 3 volte; Gv l volta; A t 4 volte.
43
Per i particolari, FRIEDRICH, «Die formale Struktur von Mt 28,18-20>>, 161-170.
Friedrich rimanda a strutture analoghe nelll\ntico Testamento: Gen 17,ls; 26,24; 46,4;
Es 3,6-20; nel Nuovo Testamento: le lettere delll\pocalisse.
44 Cf. i commentari; in dettaglio, W. EGGER, Frohbotschaft und Lehre. Die Sam­
melberichte des Wirkens Jesu im Markusevangelium {FThSt 19), Frankfurt a.M. 1986,
39-43.
45 In Mc 41 volte in tutto.
46 EÙ8us- (Mt 18; Mc 41; Le 7; indipendente da Mc in Mt 5 volte, in Le l volta);
THIÀLV (7 - 28 - 3); rroÀÀti (come avverbio: O - 9 - 0).
47 NEIRYNCK, Duality in Mark, ad loc.
48 A prescindere dal v. 14, poco sicuro sul piano della critica testuale.

112
posizione del verbo nelle frasi cambia (verbo prima del soggetto
o dopo il soggetto ) .49 Riguardo al collegamento mediante prono­
mi, si nota che solo in 1 ,9 e in 1,14 c'è all'inizio della pericope il
nome «Gesù». Dello stile marciano fanno parte anche i vivaci
dettagli pittoreschi (1 ,33) e l'aggiunta di spiegazioni (1 ,19).
Come intelaiatura per la costruzione del capitolo servono tre
sommari. Lo mostra sul piano linguistico-sintattico il verbo chiave
KTJ PU<JO'E LV, con il quale, attraverso la forma stilistica della inclu­
sio,50 si racchiude in un'unità il materiale del capitolo: 1,14s.39.45.
Mediante i vv. l e 14 si precisa che questo annuncio è annuncio
del «vangelo». Anche i vv. 1 ,4s (attività del Battista: predica­
zione e afflusso in massa del popolo) e 1 ,45 (predicazione e afflus­
so in massa) possono essere considerati una grande inclusio del
capitolo. Attraverso questi sommari, anche a partire dalla forma
esterna del testo, Marco determina il contenuto del capitolo come
annuncio. Accanto a questa inclusione formata da 1 ,4s e 1,45 vi
sono anche altre inclusioni minori, ad esempio 1 ,2ls e 1 ,28 ( «inse­
gnamento»), 1,14s e 1,39 («annuncio») e un chiasmo in 1 ,32-34.
I numerosi racconti singoli sono collegati fra loro in vari
modi. Il capitolo rivela il modo di raccontare episodico tipico
di Marco:5 1
vv. 1 -8: preparano 9.14; l rimanda a 15;
vv. 9-13: collegato attraverso due EÙ8u c; ;
vv. 14-39: ritornello in 1 ,14 e 1 ,39; i vv. 21 -38, i n quanto
descrizione della «giornata di Cafarnao», sono collegati in modo
particolare mediante verbi di movimento, nonché indicazioni di
luogo e di tempo;
vv. 40-45 : poco collegati; il v. 45 è il culmine semantico del
capitolo. 52

49 Paratassi, posizione delle parole, uso dei tempi, pleonasmo, monotonia lessi­
cale, tecnica narrativa corrispondono spesso al libro popolare ellenistico del roman­
zo di Alessandro: REISER, «Der Alexanderroman und das Markusevangelium»; lo.,
Syntax und Stil des Markusevangeliums.
50 Inclusio è un mezzo stilistico retorico, consistente nella costruzione di una comi­
ce mediante la collocazione di una parte di un'affermazione all'inizio e dell'altra parte
alla fine. Nella Bibbia ebraica si trovano molte inclusiones, come ad esempio Ger 4,22.
5 1 C. BREYTENBACH, <<Das Markusevangelium als episodische Erzli.hlung. Mit
Oberlegungen zum "Aufbau" des zweiten EvangeliumS>>, in F. HAHN ( a cura di) , Der
Erziihler des Evangeliums. Methodische Neuansiitze in der Markusforschung ( SBS
118/9), Stuttgart 1985, 137-169, in particolare 157-161.
52 Tuttavia Mc 1,45, in base alla terminologia e alla semantica di Marco, va tra­
dotto con <<annunciare e diffondere la parola»; diversa è la traduzione nella Bibbia
in lingua corrente.

113
L'unità e la forma conclusa del capitolo risultano anche dal
fatto che nelle cinque controversie che seguono (Mc 2,1-3,6)
viene mostrata l'immagine contraria di questo illimitato raggio
di azione e di questo afflusso della folla entusiasta. Ora segue lo
scontro con gli avversari.53

4.3.4. Filemone

D ata la sua brevità, la lettera dell'apostolo Paolo a Filemone


può essere analizzata interamente e non solo in parte. È quindi
particolarmente indicata per l' applicazione dei singoli passi
metodologici.54
La lettera presenta una chiara strutturazione: indirizzo con
augurio di benedizione (vv. 1-3), ringraziamento (vv. 4-7) ,
richiesta-istruzione (vv. 15-21 ), saluti finali e augurio di benedi­
zione (vv. 23-25) .55 Nella parte della richiesta c'è indubbiamente
una cesura fra il v. 20 e il v. 21, ma i vv. 21 e 22 devono essere
assegnati a questa parte, perché il v. 21 è un rafforzamento
dell'istanza della parte dedicata alla richiesta e il v. 22 aggiunge
un altro imperativo (cf. gli imperativi ai vv. 17s). Perciò, indi­
rizzo e conclusione della lettera sono strettamente collegati,
perché contengono entrambi il tema dei collaboratori e un augu­
rio di benedizione. Anche la parte riservata al ringraziamento
e quella riservata alla richiesta sono strettamente collegate fra
loro, perché vocaboli e temi importanti della parte del ringra­
ziamento ritornano nella parte della richiesta, qui comunque
come concretizzazione delle affermazioni generali della parte
dedicata al ringraziamento.56

Sulla peculiarità semantica di Mc l si veda più avanti, p. 136.


53
Cf. i commentari. Fm è analizzata con attenzione ai metodi da F.F. CHURCH,
54
«Rhetorical Structure and Design in Paul's Letter to Philemon», in HThR 71(1978),
17-33; GROUPE DE MONTPELLIER, «L'épìtre de Paul à Philemon>>, in SémBible 11(1978),
7-17; M.M. DE GAULMYN, <<Réfiexion sur l'épìtre à Philemon>>, ivi; J. LA.HNEMANN ­
G. Bi:iHM, Der Philemonbrief Zur didaktischen Erschliej3ung eines Paulusbriefes,
Giitersloh 1973; J. ZMIJEWSKI, <<Beobachtungen zur Struktur des Philemonbriefes>>,
in BiLeb 15(1974), 273-296.
55 Controversa è la suddivisione della conclusione della lettera. E. LoHSE, Die
Briefe an die Kolosser und an Philemon (KEK 9/2), Gi:ittingen 21977, unisce i vv. 21-
25; lo stesso fa P. STUHLMACHER, Der Brief an Philemon (EKK 18), Ziirich u.a. 21981;
J. GNILKA, Der Philemonbrief (HThK 10/4), Freiburg 1982, suddivide la lettera in
base ai criteri della retorica antica: prescritto (vv. l-3), proemio (vv. 4-7), argomento
(vv. 8-16), epilogo (vv. 17-22), poscritto (vv. 23-25).
56 GROUPE DE MoNTPELLIER, <<L'épìtre de Paul à Philemon», 19.

1 14
L'analisi linguistico-sintattica di questa lettera si rivela molto
fruttuosa. Riguardo ai tipi di termini si nota l'uso di pochissimi
aggettivi. I pronomi si trovano in ogni frase, nelle quali soprat­
tutto È y w , sottolineato in vari punti, rinvia al mittente: vv.
13.1 9(2 volte).20.57 I tempi dei verbi sono molto vari: presente
per i verbi che introducono le parti della lettera, aoristo ( episto­
lare) per gli antecedenti che riguardano l' atto dello scrivere e
dello spedire (vv. 21 e 12). Gli imperativi ricorrono solo ai vv.
17s e poi al v. 22.
Il collegamento interno della lettera è assicurato dai prono­
mi, perché ogni frase contiene un pronome.58 Analogo è l'effetto
delle congiunzioni; particolarmente degna di nota è la congiun­
zione congiuntiva OLO all'inizio del ringraziamento e yap al v.
15. I vv. 20s.23s.25 sembrano meno legati.
In questa lettera si crea un forte collegamento attraverso la
ricorrenza e la parafrasi di alcune espressioni.S9
Questo riguarda soprattutto i passi dei vv. 4-7 e vv. 8-22, ma
anche gli altri versetti: àyaTTTJ : vv. 5.7.9.16 e àyaTTTJT6 s : vv. 1 .6;
'Irwou s : vv. 1 .3.5 .9.23.25; Ku p L O s : vv. 3.5.16.20.25 ; BpuJT6 s :
vv. 1 .3.6.8.9.20.23 ; Ko Lvwv ( a : v . 6 e KOLvwv6 s : v . 17; arrÀayxva :
vv. 7 . 12.20; àvarrau o �J.m : vv. 7.20; àoEA<P6 s : vv. 1 ,7.16.20 e
aOE À<PÉ : v. 2; oouÀos : v. 16 (2 volte) ; TTPOCJEUXU L : vv. 4.22;
TiauÀo s : vv. 1 .9.19;60 oÉ a iJ. L O c:; : vv. 1.8 e OE O" IJ.O t : v. 10; auvE p­
y6s : VV. 1 .24, nonché collegamenti con CJUV : CJUCJTpaTLWTTJ S : V .
2 ; auvmxiJ.aÀwToc:; : v. 23 ; rr ( an s : vv. 5-6; rrapaKaÀÉ w : vv. 8. 10;
ÉXE L V : VV. 7.8.17 e composti: KUTÉXE L V : V . 13; ÙTTÉ XE L V : V. 1 5 ;
rroLE'L v : vv. 14-21; xa p L s : vv. 3.25; o s : vv. 9.14.16. 17.
Altri mezzi linguistici usati sono:61 antitesi: vv. 11 («inutile­
utile»); 14 («forzato-volontario»); 16 («schiavo-fratello»); paral­
lelismo: v. 13 (costruzione parallela della frase); merisma: v. 16
(«sia come uomo, sia nel Signore»); precisazioni: vv. 12 («lui
che mi sta tanto a cuore»), 19 («per non dirti»); rincaro, special­
mente v. 16; maggiore precisazione delle persone attraverso le

57 Una frequenza fuori del comune per le lettere di Paolo: Rm 20 volte; lCor 30
volte; 2Cor 19 volte; Gal lO volte; Fm 6 volte; lTs 2 volte.
5 8 Cf. ZMIJEWSKI, «Beobachtungen zur Struktur des Philemonbriefes», 282.
59 Cf. ivi, 277-285.
60 Al di fuori degli indirizzi, <<Paolo>> ricorre solo in lCor 1 ,12.13 (2 volte);
3,4.5 .22; 16,21 ; 2Cor 10,1; Gal 5,2; 1Ts 2,18.
61
Cf. ZMIJEWSKI, «Beobachtungen zur Struktur des Philemonbriefes>>, 283-285.

1 15
apposizioni; infatti, tutti i nomi propri menzionati nella lettera
sono accompagnati da un' apposizione.62

5. Analisi semantica: significato attraverso la relazione

Volendo interpretare un testo, è importante comprendere


la sua organizzazione interna, cioè il reciproco collegamento
esistente fra le singole informazioni presenti in esso. Nell'ana­
lisi sintattica si poneva più fortemente l'accento sul versante
grammaticale delle parole, mentre ora emerge maggiormente
in primo piano il loro significato. Perciò la domanda che ora ci
poniamo riguarda la rilevazione dell' «universo di significato»
di un testo. Quale materiale linguistico compare in esso? Una
possibilità per raffigurarsi formalizzato questo sviluppo seman­
tico, questo gioco semantico in un testo è l' articolazione tema­
rema. Il tema è l'informazione che è conosciuta dal testo che
precede e che è stata introdotta in precedenza o che comunque
si ricava dalle conoscenze di base. Il rema è la parte dell'enun­
ciato che rappresenta il predicato, ciò che si dice di qualcuno
o di qualcosa: designa le considerazioni collegate o ciò che è
nuovo dal punto di vista del contenuto.

1 . Va leria è mo lto a lta . La sua a ltezza è 1 , 90 metri .


<> Va leria = tema, mo lto a lta = rema.
<> Altezza = tema, 1 , 90 m = rema.
<> Prog ressione sem plice, l i neare {i l rema d e l l a pri ma frase d iven­
ta tema n e l l a seconda frase) .

2 . Va leria è mo lto a lta . Perciò e l l a trova d ifficil mente abiti adatt i .


<> E l l a = tema
<> Abiti = tema
<> Prog ressione con tema che scorre (q uando tema 1 e 2 si riferi­
scono a l l o stesso soggetto).

3 . Va leria è mo lto a lta . C'è il risch io di d a n n i a l l a colonna verte­


bra l e .

62 Sull'analisi semantica e pragmatica di Fm cf. le considerazioni nelle relative


sezioni.

1 16
In questo terzo esempio c'è un salto tematico, che noi possia­
mo superare solo grazie alla nostra conoscenza del mondo. A
livello semantico invece non esiste alcuna indicazione che si
debbano collegare fra loro le due frasi.
Se in una situazione quotidiana gli interlocutori non manten­
gono quest'articolazione tema-rema, la persona che si ha davan­
ti non comprende il messaggio, perché a) o la frase non ha senso
o b) non ha compreso l'informazione decisiva. Normalmente, si
compensa questo deficit di informazione o di senso con doman­
de ( a volte anche ripetute ) . Ma nel caso di un testo scritto non
si possono fare domande, soprattutto se - come nel caso della
Bibbia - gli autori sono morti già da molto tempo. Perciò, i
collegamenti logici all'interno di un testo sono particolarmente
importanti.
Questo risulta particolarmente evidente se consideriamo
queste frasi:

Il Freccia rossa proveni ente da Roma ha u n rita rdo di 30 m i n uti. La


Cina è u n g rande paese. La signora Mart i n i beve vo lentieri bi rra . I l
rosso è i l co l ore d e l l 'a more. I l l u nedì l ' ufficio non è pratica mente
risca ld ato.

Normalmente, nessun lettore percepisce queste frasi come un


testo logico, perché, pur essendo corrette sul piano linguistico­
grammaticale , sul piano contenutistico-logico non hanno alcun
rapporto fra loro. La semantica si interessa alla domanda su
tutto ciò che deve essere presente in un testo affinché il lettore
possa percepirlo come un testo logico. Il testo prende l' avvio da
qualche parte e poi deve offrire progressivamente al lettore le
informazioni necessarie, affinché nella sua testa si formi a poco
a poco un'immagine che cerca di rendere la realtà. Naturalmen­
te l' autore non può controllare interamente questo processo
interiore nella mente del lettore. In parecchi lettori la lettura
si rende autonoma e si instaurano associazioni inaspettate. È
possibile che , a causa delle differenze culturali o della distanza
temporale, essi comprendano determinate cose in modo diverso
da come l'autore le aveva originariamente intese. Queste infor­
mazioni non sono «false>> per il fatto di contrastare con l'inten­
zione dell' autore. Ma per raggiungere una validità scientifica
occorre che il rispettivo processo associativo venga espresso in
un modo comprensibile da parte di terze persone, il che avviene
con l'ausilio di convenzioni scientifiche . Spesso le interpretazioni

1 17
non riescono a superare questo ostacolo, ma questo le squalifica
solo all'interno della scienza, non necessariamente al di fuori di
essa. Da questo furono colpite a lungo nella teologia cristiana,
ad esempio, le interpretazioni rabbiniche, perché obbediscono a
un altro concetto di verità, o di scienza, ma da questo sono colpi­
te anche le interpretazioni islamiche, buddiste o induiste, perché
normalmente non funzionano in base ai nostri metodi scientifici
occidentali, profondamente intrisi di illuminismo. D'altra parte,
anche le nostre interpretazioni sono spesso poco comprensibili
in quei contesti culturali, cosa che rende spesso più difficile il
dialogo interculturale o interreligioso.
In realtà, in base al modello testuale qui utilizzato, il testo in
sé non possiede a priori un unico significato, predefinito dall'au­
tore, che debba essere decifrato dal lettore, affinché la lettura
possa riuscire . Il testo è piuttosto una struttura basilare, sulla
quale, insieme all' autore, anche il lettore costruisce un significa­
to - il suo significato - del testo attraverso la sua comprensione
nel corso della lettura. Quanta più libertà la matrice lascia al
lettore, tanto più libere e diverse possono essere le singole inter­
pretazioni. Nel caso di istruzioni per l'uso idealmente dovrebbe
essere possibile una sola interpretazione, perché altrimenti
possono insorgere situazioni pericolose. Ma nel caso di poesie
o testi religiosi, il ventaglio delle possibilità è molto maggiore.

5.1. Semantica del testo: decifrare l'universo testuale

Fin dalla prima lettura di un testo il lettore si forma una


certa idea del suo contenuto e del suo significato. Può dire, ad
esempio, di che cosa tratta il testo e può farne un riassunto.
L' analisi semantica di un testo aiuta ad approfondire questa
prima impressione, a escludere eventuali equivoci e a rendere
plausibile la sua interpretazione del testo.

Bibliografia introduttiva
E .A. LEVENSTON, The Stuff of Literature. Physical Aspects of Texts and Their Re/ation to
Literary Meaning, Albany 1 992; W. WtLDGEN, Process, lmage, and Meaning. A Reali­
stic Mode/ of the Meanings of Sentences and Narrative Texts, Amsterdam 1 994.
I n trod u z i o n i al m etodo d e l l ' a n a l i s i semantica test u a l e s i trova n o in molte p u b b l i ­
caz i o n i su testi specifi c i : H . J . HAusER, Strukturen der AbschluBerzahlung der
Apostelgeschichte: A pg 28, 1 6-3 1 (An B i b 86), Roma 1 979, 5 1 - 1 7 7; D . MtNGUEZ,
Pentecostés. Ensayo de semi6tica narrativa en Hch 2 (An B i b 7 5), Roma 1 9 76,
7 1 - 1 50; W. EGGER, Nachfolge als Weg zum Leben. Chancen neuerer exegetischer
Methoden dargelegt an Mk 1 O, 1 7-3 1 (Oste rre i c h i sche B i b l ische Studien 1 ),

1 18
K loste r n e u b u rg 1 979, 79- 1 36; V . K . RoBBINS, Exploring the Texture of Texts. A
Guide to Sociorhetorical lnterpretation, Va l l ey Forge 1 996. 63

5.1 . 1 . Il modello di testo e di lettura


soggiacente all'analisi semantica del testo

Il modello di testo soggiacente all'analisi semantica corri­


sponde alla concezione strutturalistica del testo descritta nel § 2.

Sotto l'aspetto sema ntico, il testo è l ' i nsieme di relazio n i (struttu­


ra) fra i suoi el ementi d i significato. Il testo è u n tutto, una sorta
di « m icrocosmo» sema ntico.64

I vari contenuti di significato possono essere legati pm o


meno strettamente (o anche non legati affatto) fra loro, come
risulta dalla figura 9.

Fig. 9: Struttura dei contenuti semantici .

63 Per una vera e propria semantica testuale bisogna rimandare a Greimas e alla
sua scuola (anche gli autori citati riprendono molti spunti da Greimas): J. CouRTÈs,
Introduction à la sémiotique narrative et discoursive, preface de A.J. GREIMAS, Paris
1976; A.J. GREIMAS, Semantica strutturale, Milano 1968 (or. fr. Sémantique structurale.
Recherche de méthode, Paris 1966); ID., Du sens. Essais semiotiques, 2 voli., Paris 1970
(trad. it. Sul senso, Milano 1970; Del senso, Milano 1985); GROUPE D'ENTREVERNES,
Analyse sémiotique des textes. Introduction - Théorie - Pratique, Lyon 1979; ID.,
Signes et paraboles. Sémiotique et texte évangélique, Paris 1977; A. FossroN, Leggere
le Scritture. Teoria e pratica della lettura strutturale, Torino 1982.
64 R. LACK, Letture strutturaliste del/Antico Testamento: «universo semantico»
(su Os 4,1-14) , Roma 1978; D. MrNGUEZ, Pentecostés. Ensayo de semi6tica narrativa
en Hch 2 (AnBib 75), Roma 1976, 74.145-150, parla di un <<Universo significativo>> e
di <<sistema semantico», consistente in significati semantici riferiti gli uni agli altri.

1 19
D al punto di vista semantico, la produzione di un testo è
simile all'elaborazione di un tema a scuola: viene proposto un
tema sul quale lo studente produce in un determinato modo
un testo. Inizialmente, c'è solo il tema. Esso viene sviluppato
mediante l'esposizione di vari aspetti o contenuti di significato
impliciti nel tema ed esposti in una determinata successione.
Le parole e le frasi vengono collegate logicamente fra loro. I
collegamenti vengono assicurati, fra l'altro, mediante ripetizioni
( del soggetto, del verbo, ecc. ) o contrapposizioni. Le contrappo­
sizioni possono contribuire a rendere un testo vivo, perché ad
esempio il nero diventa veramente nero quando viene contrap­
posto al non nero ( quindi al bianco ) . Tuttavia, la maggior parte
delle espressioni proviene dallo stesso campo semantico. Così
un romanzo, che ha come tema la bellezza del mare, dispone di
un vocabolario molto differenziato per descrivere le sfumature
dei colori, la forza delle onde e la vastità, perché altrimenti si
parlerebbe sempre e solo di «mare azzurro».
Durante l'atto della lettura, il lettore compie il cammino
inverso, perché vede le informazioni codificate nel testo nella
sua propria relazione individuale e produce così la sua propria
lettura. Di conseguenza, in linea di principio, il leggere come
processo non è mai concluso. Nel corso della sua vita, il lettore
può scoprire sempre nuove relazioni di significato, per cui per
molti la Bibbia, ma anche altre opere letterarie, diventano guide
per la vita. Perciò il testo, sia per la sua struttura sia anche per
la specificità dell' atto del leggere, non contiene un unico signifi­
cato, ma è il luogo di significati possibili.

I l testo, con i suoi elementi d i sign ificato, è i l « l uogo d e l senso


moltepl ice» .65 Il testo stesso è a nche un sistema di rimando: og n i
elemento rimanda a u n a ltro elemento.66

La lettura riuscita deriva essenzialmente dalla specificità


personale e dalla conoscenza culturale del lettore. Senza cono­
scenza culturale non si possono decodificare soprattutto testi
risalenti a un lontano passato. Si possono comprendere più
profondamente i discorsi di Gesù, se si sa che essi appartengono
al contesto della povertà materiale. Le informazioni supple-

65 R. BARTHES, «<ntroduction à l'analyse structurale de récits>>, in Communica­


tion 8(1966), 188: «le lieu des sens, le lieu des possibles du texte>>.
66 lvi, 185; cf. EGGER, Nachfolge als Weg zum Leben, 81.

120
mentari necessarie per la comprensione si possono ricavare ogni
volta o dai testi della cultura in questione o (in forma sintetica)
da monografie o lessici. Per lavorare su testi biblici occorre
considerare almeno i paralleli più importanti del mondo circo­
stante, ad esempio compararli con i passi paralleli dell'Antico
Testamento o con testi del mondo ellenistico-romano contem­
poraneo.

5 . 1 .2. La realizzazione dell'analisi semantica del testo

Alla prima lettura il lettore si trova davanti a una quantità di


parole. La padronanza della lingua nella quale è redatto un testo
è fondamentalmente sufficiente per sviluppare una comprensio­
ne già ampia del suo contenuto. Ma a livello scientifico occorre
rendere oggettivamente comprensibile la lettura soggettiva. Un
percorso per raggiungere questo obiettivo può essere quello di
ordinare in varie classi il materiale lessicale presente nel testo.
La semantica offre allo scienziato una possibilità di classificazio­
ne fra molte altre per ordinare in modo sistematico il materiale
lessicale. In questa metodologia ci limitiamo a presentare una
procedura in modo dettagliato e molte altre in forma sintetica.
Questo volume ha il carattere di una semplice introduzione e
vorrebbe incoraggiare coloro che desiderano saperne di più a
procurarsi ulteriori informazioni in base ai loro interessi nella
letteratura secondaria.
A) La costruzione di un inventario semantico.
Una prima procedura per evidenziare il significato di un
testo è quella di stilare un inventario dei suoi aspetti di significa­
toY Il termine «inventario» deriva dal linguaggio commerciale e
indica una rassegna esatta del patrimonio di una ditta; esso elen­
ca gli oggetti del patrimonio in base a tipo, quantità e valore. Si
può applicare un tale inventario, dal punto di vista semantico,
anche a testi.

67 BARTHES, «lntroduction à l'analyse structurale de récits», descrive il metodo


e lo applica ad At 10-1 1 ; cf. anche GREIMAS, Semantica strutturale, 169-205; inoltre
lo., L'analyse structurale, 269-308, propone un'analisi dell'universo semantico di
Bernanos.

121
In u n a prima fase si r i u n iscono i n gruppi i voca bol i (l essem i)68 d i
sign ifi cato affi ne.

In ogni testo ricorrono determinate espressioni e contenuti


di significato, che, sotto il profilo semantico, sono affini fra loro.
Un esempio estremo è un bollettino meteorologico, che contie­
ne praticamente solo una lista di designazioni di fenomeni mete­
orologici. Questo vale in definitiva per ogni testo coerente. Nel
testo sulla vocazione dell'uomo ricco in Mc 10,17-31 troviamo,
accanto ad altri gruppi di parole affini per significato, un gruppo
di verbi di movimento: incamminarsi, camminare, venire, segui­
re, andarsene, entrare (nel Regno), raggiungere (il Regno) , ecc.;
un secondo gruppo è costituito da parole che ruotano attorno a
ricco/povero. Per l' «inventario» del testo bisogna effettuare un
tale raggruppamento. Ora un' attenta esplorazione del testo di
Mc 10,17-31 mostra che quasi tutti i suoi lessemi rientrano in una
delle tre classi paradigmatiche seguenti:69

Fare Potere Vita eterna

che cosa fa re capacità u m a n a avere la vita eterna

vendere a i uto d ivino tesoro in cielo

d a re a i poveri d ifficile entra re nel reg no d i


Dio

lascia re la casa poss i b i l e/i m poss i b i l e essere sa lvato

La prima fase consiste nello stabilire quali elementi di


un testo sono legati fra loro in base al significato. Quando si
raggruppano elementi in base a determinati criteri si formano
dei gruppi. In questo modo si costituiscono gruppi di espressioni
di significato affine. Indicheremo questi gruppi di elementi di

68 Un lessema è una unità indipendente del patrimonio linguistico nel lessico.


Di conseguenza, termini come pescare, pescato e pescando hanno la stessa colloca­
zione nel dizionario, mentre pescare e pescatore hanno una collocazione propria.
69 Su Mc 10,17-31 , cf. EGGER, Nachfolge als Weg zum Leben, 84-120. Una classe
paradigmatica di elementi linguistici è la quantità degli elementi che, in un determi­
nato contesto, sono scambiabili fra loro riguardo a determinate proprietà invariate
(parte del discorso, genere, ecc.).

122
significato affine con l'espressione «linea di significato».7° Un
inventario completo di un testo si preoccupa di stabilire tutte le
linee di significato del testo, quindi di cercare per ogni elemento
del testo, cominciando dalla prima parola, gli elementi che vi
appartengono come significato.71 Un tale inventario completo
di tutte le linee di significato evita certamente che si considerino
solo determinati elementi, ma richiede molto tempo e, in alcu­
ni casi, può creare confusione. Perciò, all'inizio, si consiglia di
elaborare solo le linee di significato più importanti. Naturalmen­
te questo pone subito la domanda su quali siano.
Per non sprofondare nella molteplicità delle possibilità di
classificazione possibili e impossibili conviene stabilire delle
priorità. Poiché l'obiettivo primario è l'interpretazione, si consi­
glia di privilegiare parole significative. Sono soprattutto le cosid­
dette parole autosemantiche.7 2 Tendenzialmente sono piuttosto
trascurabili le parole che ordinano il testo, le cosiddette parole
sinsemantiche ( = portatrici non autonome di un significato; esse
costituiscono solo insieme ad altre parole unità «pienamen­
te significative»: preposizioni, congiunzioni, pronomi, articoli).
A seconda dell'interesse della ricerca, proprio dalle parole
sinsemantiche possono scaturire notevoli stimoli per un'inter­
pretazione. Ma in questo modo, nella maggior parte dei testi si
elimina più o meno, in quanto meno rilevante per l'analisi, un
grande gruppo di parole. 73
Mediante una rilevazione statistica dei vocaboli si può stabi­
lire quali parole ricorrono più spesso in un testo.74 In questo
modo emergono già le prime accentuazioni nel testo. Ma anche
parole che ricorrono una sola volta nel testo possono essere
molto importanti, ad esempio quando compaiono in un paral­
lelismo o quando occupano una posizione preminente nella

7 0 Le definizioni dei gruppi di elementi omogenei per significato variano. Al


riguardo gli studiosi parlano anche di «isotopia>> o di «campo semantico>>, ma questi
termini non indicano gli stessi aspetti da noi indicati con l'espressione <<linea di
significato>>.
7 1 Un inventario pressoché completo su Mc 10,17-31 in EGGER, Nachfolge als
Weg zum Leben, 84-120.
72 Portatrici di un significato lessicale relativamente autonomo, anche senza
dover essere combinate con altre parole: sostantivi, verbi, aggettivi, in parte av­
verbi.
73 I <<verba dicendi» non rientrano per sé nelle espressioni sinsemantiche (cf. le
considerazioni su questi verbi nell'analisi narrativa).
74 MINGUEZ, Pentecostés, 81s; H.J. HAUSER, Strukturen der Abschluf3erziihlung
der Apostelgeschichte: Apg 28,1 6-31 (AnBib 86), Roma 1979, 46s e 54.

123
frase.75 Per stabilire quali vocaboli privilegia soprattutto un
autore, le concordanze76 sono molto utili.77
Nella seconda fase si individuano le opposizioni semantiche,
ossia le contrapposizioni esistenti fra i contenuti di significato
del testo.
In questo modo risulta chiaro di quale trasformazione si
tratta nel testo, e questo non vale solo per i brani narrativi. In
Mc 10,17-31 si possono rilevare, fra l' altro, queste opposizioni:

ricco povero

essere ricco segu i re

seg u i re andarsene

segu i re rattrista rsi

essere povero tesoro nel cielo

attaccam ento a Gesù attacca mento a l la ricch ezza

fa m i g l i a terrena frate l l i

umano d ivino

sulla terra in cielo

primo u ltimo

N ella terza fase si riuniscono le linee di significato e le oppo­


sizioni in gruppi più ampi.
In Mc 10,17-3 178 si ottiene questo raggruppamento:

ri cco povero

ri cchezza

umano

7 5 HAUSER, Strukturen der Abschluj3erziihlung der Apostelgeschichte, 55.


76 Zurcher Bibel-Konkordanz; Elberfelder Handkonkordanz zur Elberfelder
Bibel; Groj3e Konkordanz zur Lutherbibel; Neue Konkordanz zur Einheitsuber­
setzung der Bibel.
77 MINGUEZ, Pentecostés, 78s.
78 Cf. EGGER, Nachfolge als Weg zum Leben, 153s.

124
primo

divino

reg no d i Dio

rattristarsi tesoro in cielo

fratern ità

u ltimo primo

Il quadrilatero semiotico. Come conclusione bisogna menzio­


nare quell'unità di significato ( «sema») che percorre tutto il
testo e spiega le trasformazioni introdotte in esso. La domanda
sull'organizzazione semantica del sapere è già molto antica.
Come riesce l'uomo a ordinare le sue conoscenze, i significati?
Le risposte a questa domanda sono ovviamente molto diverse.
Per fare un esempio: una di queste teorie afferma che l'uomo
dispone di una rete gerarchica nella quale vengono forma­
te categorie principali e sottocategorie su tutti i concetti che
incontra. Così, ad esempio, un «hovawart» è nella categoria
«cani», che è a sua volta parte della categoria «animali». Grei­
mas ha cercato di rappresentare graficamente l'organizzazione
del sapere. È partito dall'idea che gli uomini pensano volentieri
per opposizioni: bianco-nero, alto-basso, bello-brutto, buono­
cattivo, ecc. Così il bene è il contrario qualitativo assoluto del
male e viceversa. Questa è per così dire la modalità classica
dell'organizzazione. Ma egli ha scoperto anche un altro tipo di
opposizione. Quando qualcuno ci chiede: «Come va?», spesso
rispondiamo: «Non male». Questo «non male» non significa
esattamente «bene», ma non significa neppure «male)) . Si tratta
quindi di un'altra forma di opposizione: male-non male. Chi usa
«non male)) dimostra che «male)) non coglierebbe il contenuto
reale. Perciò da due concetti (bene, male) e da una relazione
(bene-male) derivano quattro concetti (bene , non bene, male,
non male) e due relazioni (bene-male, bene-non male). Conti­
nuando il gioco possiamo stabilire una terza relazione (non
bene-male) e una quarta relazione (non male-non bene).
Per la rappresentazione di queste possibilità di relazione è
utile il «quadrilatero semiotico)) . Con esso si intende un grafico
che raffigura le relazioni fra gli elementi di significato:

125
s
s1 - - - - - - - - - - s2
S= Contenuto di senso

Relazione tra contrari

Relazione tra contraddittori

Relazione dell'implicazione

52---------- Si
s

p ----------"~ Presupposizione

+--------+- Contraddizione

bianco
______________ nero
ji _________________ _
non bianco l non nero
l

Fig. 10: Quadrilatero semiotico.

-«bianco-nero» è una contrarietà: sl e s2 non possono essere


contemporaneamente veri.
- «bianco-non bianco» è una subalternità: sl implica sl e s2
implica s2. La negazione dell'uno è l'affermazione dell'al-
tro e viceversa: la presenza dell'uno comporta l'assenza
dell'altro.
-«nero-non nero» è anch'esso una subalternità e funzio-
na esattamente come l'esempio precedente (bianco-non
bianco).
- «nero-non bianco» è una contraddizione; la relazione
(nero-non bianco) non può essere né contemporaneamen-
te vera né contemporaneamente falsa. «Nero» implica

126
sempre «non bianco»; ma «non bianco» non implica neces­
sariamente «nero», perché può trattarsi anche di un altro
colore.
- «non bianco-non nero)) è una subcontrarietà: non possono
essere entrambi contemporaneamente falsi. D al punto di
vista del colore possono essere spiegati con un terzo colo­
re: grigio, rosso, giallo . . .

Nelle fiabe classiche dei fratelli Grimm i caratteri sono


sempre chiaramente definiti: vi sono i buoni e i cattivi. In Cene­
rentola la divisione si presenta in questo modo:

uccel l i no, padre, buono cattivo matri gna,


principe sorellastre

non buono non cattivo tomba,


pa ntofola,
madre

Caratteri «buoni)) sono, ad esempio, l'uccellino, il padre o il


principe. Caratteri cattivi sono la matrigna e le sorellastre. Né
«non buone)> , né «non cattive» sono, ad esempio, la tomba, la
pantofola, la madre.
L'opposizione fra buono e cattivo è costitutiva non solo
di una fiaba come Cenerentola, ma anche di moltissimi discor­
si ideologici. Tuttavia in Nietzsche il complesso metatermine
«buono e cattivo» gioca un ruolo fondamentale, al punto che
questa figura dell'opposizione morale, così centrale per la nostra
comprensione del mondo, vacilla.
Questo quadrilatero mostra le strutture di significato all'in­
terno di un universo semantico. Poiché l' applicazione di questo
quadrilatero richiede un' analisi molto precisa e si basa su una
serie di premesse, non possiamo svilupparla ulteriormente in
questa sede. Riguardo a Mc 10,17-3 1 , il quadrilatero semiotico
si presenta nella forma esposta nella figura 1 1 .79

79 lvi, 159.

127
ricchezza tesoro in cielo
legame alla famiglia legame a Gesù
e ricchezza sequela

non-tesoro in cielo non-ricchezza


non-legame a Gesù libertà da famiglia
e beni

Fig. 1 1 : Quatri latero semiotico applicato a Mc 1 0, 1 7-31 .

L'inventario delle caratteristiche semantiche richiede molto


tempo, in quanto determinati collegamenti emergono solo
dopo un' assidua lettura. Poiché l'elaborazione di un inventario
completo comporta un notevole dispendio di tempo, qui propo­
niamo alcuni procedimenti sintetici di analisi semantica.
B) Procedimenti sintetici di analisi semantica.
Riordinamento del testo. Si ottiene una visione d'insieme sul
significato del testo riscrivendolo secondo un nuovo ordinamen­
to, ad esempio riunendo insieme in colonne tutte le parole che
appartengono a una determinata classe: tutti i sostantivi, i verbi,
gli aggettivi, gli avverbi, ecc.
Indicazione dei contenuti. Un compendio dei contenuti ridu­
ce un testo a una breve presentazione delle parti principali
di un' azione. Così esso emerge chiaramente in primo piano.
Importanti al riguardo sono soprattutto:
l ) dati di inquadramento: dove e quando si svolge l'azione?
quali sono i personaggi principali?;
2) precedenti: che cosa ha innescato l'azione? in che cosa
consisteva il problema originario? ;
3) successione delle fasi dell'azione: individuare una fase
centrale dell'azione; riflettere su ciò che ha innescato questa fase

128
e che cosa essa produce; fare lo stesso con tutte le fasi centrali
dell'azione nella giusta successione.
Redazione dei titoli e loro comparazione. Il titolo che viene
dato a un testo ha lo scopo di fornire al lettore un primo orien­
tamento su di esso. Per lo più anche le edizioni moderne della
Bibbia hanno dei titoli in testa alle singole pericopi.80 Un titolo
dovrebbe essere sia fedele al testo, nel senso di compendiarne
il messaggio, sia di aiuto al lettore attraverso il modo in cui è
formulato. Anche la comparazione dei titoli che compaiono in
testa allo stesso brano nelle diverse edizioni della Bibbia offre
utili punti di appoggio. Compendiare il contenuto di un testo con
un titolo il più breve e pregnante possibile.
Comparazione con testi affini. Attraverso la comparazione
di testi appare chiaramente la misura in cui si pongono accenti
diversi, ad esempio nella comparazione dei prescritti delle lette­
re di Paolo o testi paralleli nei vangeli sinotticiY In questo modo
si affina la sensibilità per riconoscere meglio il messaggio del
testo da analizzare o dei suoi elementi.
C) Acquisizione di informazioni supplementari.
Nel caso di testi antichi, a causa della distanza temporale e
culturale, occorrono inevitabilmente informazioni supplemen­
tari per una comprensione più profonda del testo. 82 Ciò vale a
maggior ragione per i testi biblici a causa della limitatezza del
corpus testuale di cui disponiamo. Nella fase iniziale del lavo­
ro scientifico si possono attingere informazioni supplementari
dalla letteratura specialistica. Per il lavoro scientifico vero e
proprio si considerano i paralleli della storia contemporanea,
specialmente quelli relativi alla storia delle religioni.83 Comun­
que tali informazioni tratte dalla letteratura secondaria o da
altre fonti non devono mai pretendere di avere l'ultima parola
riguardo all'interpretazione del testo. La letteratura secondaria

80 La pericope è un breve passo isolato da un testo biblico, comprendente una


serie di versetti.
81 Sulla comparazione sinottica cf. capitolo 3 § 4.2.
82 M. 1ìTZMANN, Strukturale Textanalyse. Theorie und Praxis der Interpretation,
Miinchen 1977, 263-322.
83 K. MDLLER, «Die religionsgeschichtliche Methode. Erwagungen zu ihrem
Verstandnis und zur Praxis ihrer Vollziige>>, in BZ 29(1985).

129
deve restare letteratura secondaria. Ciò vale, in particolare, per
testi di elevata qualità poetica: tutto ciò che si può spiegare e
dimostrare a partire dal testo non può essere né confermato né
confutato mediante informazioni extratestuali.84

Sintesi delle fasi di studio e indicazioni


per l'esercitazione
Compendiamo n uovamente le fasi dello studio sema ntico:

1. Elaborazione di un inventario semantico


• Raggruppare g l i elementi del testo i n base ai sign ificati, parten­
do dalla prima parola.85
• R i u n i re anzitutto i lessemi del testo che ricorrono più volte.
O rd i narli in g ruppi (li nee di sign ificato) i nsieme ai loro lessem i
affi n i per signifi cato.
• Ind ividuare poi le opposizioni (espli cite e impl icite) di elementi
d i sign ificato nel testo.
• Concluso l'i nventario deg l i elementi di sign ificato affi n i e d i
q u e l l i c h e sono i n opposizione fra loro, ri u n i re le l i nee d i signi­
ficato e le opposizioni i n gruppi più g randi e indica re l a caratte­
ristica di significato che ritorna più spesso.

2. Procedimenti sintetici
Per l'ind icazione dei conten uti, la redazione dei titoli e la scelta
del versetto più i m portante, si trova no le i n d icazioni per l'eserci­
tazione g ià nella presentazione del metod o. Per l a comparazione
sinottica dei testi, uti le anche per l'analisi semantica, vedere la
sez ione sulla comparazione sinottica.

3. Informazioni supplementari
Per evitare fra i ntendi menti bisogna attingere a u n dizionario dei
concetti del Nuovo Testa mento le i nformazioni necessa rie sui ter­
m i n i fonda menta l i di un testo.

84 lìTZMANN, Strukturale Textanalyse, 275s: <<Ciò che si può dimostrare dal "te­
sto" con una sufficiente conoscenza del sistema dei segni e nel rispetto delle regole
fondamentali della ricerca scientifica non può essere né confermato né contestato
mediante la conoscenza di dati extratestuali».
85 Cf. anche la lista in BARTHES, L'analyse structurale, 191-204.

130
5 . 1 .3 . Esempi86

A) Le 4, 16-30: luogo e tempo dell'offerta della salvezzaY


L'inventario semantico della pericope sul «rifiuto di Gesù nella
sua patria» contiene queste linee di significato, ossia gruppi di
elementi collegati sotto il profilo semantico, e le seguenti oppo­
sizioni.

Verbi di movimento: venire, entrare, alzarsi, sedersi, levarsi,


cacciare, gettare giù, passare in mezzo, andarsene. Le opposi­
zioni più importanti sono: venire-andarsene, (stare in piedi)­
sedersi, voler gettare giù-passare in mezzo alla folla.

Termini per «salvezza»: lieto messaggio, liberazione, vista,


libertà, anno di grazia, (parola di) grazia, medico, grandi cose,
(sfamare), risanare (Naaman). Le opposizioni: mandare a Israe­
le o solo ad altri (alla vedova di Sarepta e Naaman il Siro).

Indicazioni di luogo: Nazaret, sinagoga, Cafarnao, patria, (la


pagana) Sarepta di Sidone, Siro (dalla Siria pagana), città. Le

86
Come esempio di analisi semantica precisa di un testo delll\ntico Testamento
si veda l'analisi di Gen 1 1 ,1-9 svolta in quattro fasi da Fossm N, Leggere le Scritture:
a) individuazione dei campi lessicali (<<inventario delle caratteristiche semanti­
che>>). Questi campi sono: <<costruire>> (sostantivi e verbi), lingua, totalità, persone
agenti, luogo, ecc.;
b) individuazione delle opposizioni semantiche: ad esempio, uomini/Signore,
costruire/smettere di costruire, essere un popolo/disperdersi, farsi un nome/essere
dispersi;
c) disposizione delle opposizioni in due colonne:
uomini Signore
terra cielo
umano divino
in basso in alto;
d) interpretazione: come categorie semantiche più importanti per comprendere
il racconto, Fossion propone: totalità/mancanza e sé/altro (darsi un nome da sé/
lasciarsi dare un nome da altri; nella traduzione italiana: auto-denominare/deno­
minare).
87
E. GRXssER et al. (a cura di), Jesus in Nazareth (BZNW 40), Berlin 1972; R.
MEYNET, Initiation à la rhétorique biblique, Paris 1982, 28-54; H. BAARLINK, <<Ein
gnadiges Jahr des Herrn - und Tage der Vergeltung (Lk 4,18-19)>>, in ZNW 73(1982),
204-220; R. ALBERTZ, <<Die "Antrittsrede" Jesu im Lukasevangelium auf ihrem
alttestamentlichen Hintergrund>>, ip. ZNW 74(1983), 182-206; J.N. ALETTI, «Jésus à
Nazareth (Le 4,16-30). Prophétie, Ecriture et 'JYpologie», in J. DELORME (a cura di),
A Cause de l'Évangile. Études sur les Synoptiques et les Actes (FS J. Dupont), Paris
1985, 431-451.

131
opposizioni: Nazaret-Cafarnao, Israele-fuori di Israele (Sarep­
ta/siro ) .

Indicazioni d i tempo: sabato, anno d i grazia del Signore,


oggi, al tempo di Elia, al tempo del profeta Eliseo. Opposizioni:
anticamente-oggi.

Verbi di dire: leggere, (proclamare), (provocare) .

Parole d i accettazione e di rifiuto: approvazione, critica, ira,


volontà di distruggere.

Una volta individuate, le linee di significato e le opposizioni


possono essere raggruppate:

Luog h i Naza ret/sinagoga presenza d i G esù

patria fuori N aza ret

Israele paga n i

Tem p i anticamente oggi

sabato a n n o di grazia

Offerta messaggio dei profeti messa ggio di sa lvezza/


sa lvezza

Reazione rifi uta re (accetta re)

a n n i enta re (riconoscere)

Il risultato dell' analisi semantica: il testo vuole risponde­


re alla domanda se Nazaret diventi un luogo di salvezza e il
sabato un «oggi» della grazia e un'apertura dell'anno di grazia
del Signore. Così non è, per cui ora la salvezza viene offerta a
coloro che appartengono agli esclusi come la vedova di Sarepta
e Naaman il Siro.88

88 L'analisi narrativa che segue evidenzia chiaramente l'aspetto della scelta


insito nel racconto: la salvezza viene offerta; gli abitanti di Nazaret la rifiutano;
altri ( e Luca li descrive ampiamente in At ) accolgono il messaggio. L'analisi dei tipi
testuali mostra che si tratta di un racconto che comporta una scelta, come spesso
anche altrove in Luca: i giudei rifiutano l'offerta della salvezza, i pagani l'accettano:

132
B) Mc 9, 14-29: il potere della fede. 89

Linee di sign ifi cato sono: verbi d i movi mento: g i u ngere, caccia re, ecc.
espressioni re lative a fenomeni d i possessione
« potere »
« credere»

Opposizioni fol l a d i scepo l i

n o n potere potere

demone Gesù

i n cred ul ità fede

torme nta re («come l i bera re, sol l eva re


morto »)

essere dominato a lzarsi

fo lla solo

Il raggruppamento delle l i nee di sign ifi cato e delle opposizioni porta a


q uesto risu ltato :

fa n ci u l lo possed uto sa lvezza

d iscepoli Gesù

tormenta re ria lzare

i m potenza potenza

incred u l ità fede

At 13,14-52 (particolarmente esplicito in 13,46); 14,1-7; 17,1-15; 28,23-28 ( come con­


clusione dell'intero libro degli Atti ) . Sul racconto conclusivo degli Atti dal punto
di vista della semantica testuale cf. HAUSER, Strukturen der AbschlujJerzlihlung der
Apostelgeschichte, 81-110.
89 F.G. LANG, «Sola gratia im Markusevangelium. Die Soteriologie des Markus
nach 9,14-29 und 10,17-31», in J. FRIEDRICH et al. ( a cura di ) , Rechtfertigung (FS E.
Kasemann ) , Ttibingen-Gottingen 1976, 321-337; J. CARMIGNAC, <<"Ah, Si Th peux! . . .
Tout est possible en faveur de celui qui croit" (Mc 9,23)», in W.C. WEINRICH ( a cura
di ) , The New Testament Age (FS Bo Reicke ) , Macon ( GA ) 1984, I, 83-86.

133
La parola centrale è: tutto è possibile a colui che crede. Il
testo è uno sviluppo semantico di questa parola: tutto (fino a
�yE L pEv mh6v, Kai <ÌvÉaTT] in opposizione ai tormenti causati
dal demonio) è possibile (8vvaaTaL ) a colui che crede. Potenza/
impotenza è l'elemento che attraversa tutto il testo: la fede è
fede taumaturgica; la fede viene intesa nel senso di preghiera
fiduciosa. L'indemoniato è sotto il potere del demonio; Gesù
spezza questo potere. I discepoli sono non credenti ai quali non
è concesso alcun potere. Nel padre è raffigurato il cambio di
ruolo.
C) Gal l, l -5: l'azione salvifica di Dio.
Sotto il profilo linguistico-stilistico, Gal 1 , 1 -5 è costituito
da un'unica frase. La struttura fondamentale delle intesta­
zioni epistolari: «Paolo alle comunità della Galazia: grazie e
pace», viene ampliata con numerosi elementi: apposizioni (v.
1 ) , espressioni proposizionali, costruzioni participiali (vv. 1 .4)
e proposizioni relative (v. 5). Già dall' aspetto linguistico risulta
chiaro che si tratta di una serie di precisazioni.
Dal punto di vista semantico, il raggruppamento degli
elementi non comporta grandi difficoltà: la statistica delle parole
mostra che, dei 75 lessemi, 32 sono parole di funzione (prepo­
sizioni, articoli, ecc.), 34 parole autosemantiche e 9 pronomi.
Degno di nota è soprattutto il fatto che 1 8 sostantivi e i pronomi
si riferiscono a persone. I verbi sono solo tre.

Le linee di significato sono:


- nella linea di significato «attori» sono indicati: Paolo,
uomini, Gesù Cristo, Dio Padre, i fratelli con me ( collabo­
ratori) , comunità della Galazia, noi. Quindi molte persone
agenti per un testo così breve. Si chiariscono i rapporti fra
questi attori;
- nella linea di significato «agire» rientrano le espressioni:
risuscitare, dare se stesso, volontà di Dio (sostantivo),
(vocazione all' apostolato); sono espresse implicitamente
preghiere (nella benedizione) e lode (nella dossologia) .
Accanto a questi gruppi chiaramente individuabili vi sono
altri elementi, che a prima vista non sono così facili da raggrup­
pare: grazia e pace, peccato, questo mondo perverso, gloria.
L'ordinamento delle persone agenti e delle espressioni di
azione permette di evidenziare questa struttura semantica:

134
Dio Pad re risuscita re
volontà
(dare: grazia e pace)
chiamare a (essere) a postolo
nostro
G esù C risto chiamare a (essere) a postolo
dare se stesso
per i nostri peccati
per salvare d a l l ' eone cattivo
Paolo (a u g u ra g razie e pace)
(i nterlocuto re della com u n ità)
frate l l i con me (colla boratori di Paolo)
(interlocutori delle comun ità) « noi » lacerato
co m u n ità (desti natari)
(coloro che ricevono la benedizione)

Le opposizioni sono molteplici:

Paolo desti natari (situ azione della lettera)


Dio e Gesù Paolo
come chiamanti come chiamato
grazia e pace peccati ed eone cattivo

Dal punto di vista semantico, il testo si rivela un enunciato


sui molteplici rapporti fra persone: da una parte, «Dio Padre e
Gesù Cristo» ; dall'altra, «noi» , comprendente Paolo, i collabo­
ratori e le comunità; all'interno di questo «noi» vi sono altre
distinzioni. Le singole persone agenti sono descritte più da vici­
no mediante indicazioni legate alla storia della salvezza: l' azione
salvifica di Dio e la redenzione dei cristiani.90

90 L'analisi pragmatica lo chiarisce ulteriormente: mediante la formulazione


dell'inizio della lettera Paolo vuole sintonizzare i lettori sulla lettura; essi devono
accogliere la lettera come scritto apostolico (di qui l'accento posto sull'autorità) e
trovare nella lettera una risposta alla questione della salvezza (legge o grazia) che li
agita. L'analisi dei tipi testuali mostra la somiglianza con le intestazioni delle lettere

135
D) Mc 1: la rapida diffusione del vangelo.
L'inventario delle principali linee semantiche del testo ne
evidenzia gli accenti tematici.91
Le affermazioni cristologiche: «Gesù Cristo, Figlio di Dio»
( 1 , 1 ) ; «il santo di Dio>> (1 ,24); «perché lo conoscevano» ( 1 ,34)
dirigono lo sguardo del lettore sull'essere di Gesù, che però
deve rimanere nascosto ( 1 ,45).
L'insistenza sul termine «evangelo» ( 1 , 1 .14.15) e sui verbi
di proclamazione ( 1 ,4.7. 14.38.45) e di insegnamento ( 1 ,22.28)
riflette una seconda accentuazione.
Vari gruppi di elementi semantici conferiscono al testo un
forte dinamismo: verbi di movimento (e di invio): v. 2; via: vv.
2.7.9.14, ecc.; indicazioni di tempo: 1 ,32.35; subito: 1 , 10.12.18.2
0.21 .23.28.29.30.42.45 ; indicazioni di luogo: Giordano, Galilea
( 1 ,9.14.1 6.28.39), da ogni parte ( 1 ,45) .
Le indicazioni d i tempo (in particolare, i l «subito»), l e indi­
cazioni di luogo, i verbi di movimento e i verbi e sostantivi di
predicazione conferiscono al capitolo un dinamismo interno: così
rapida è la diffusione del vangelo e così ampio il raggio di azione
di Gesù. Perciò la struttura interna del capitolo è caratterizzata
dall'idea della venuta epifanica di Gesù e della diffusione fulmi­
nea del vangelo. Il v. 45 compendia le linee semantiche: l'annun­
cio prosegue; Gesù è noto ovunque, per cui le persone arrivano da
ogni parte; tuttavia ora Gesù deve proteggere il proprio mistero
(in linea con la teoria del mistero del Messia, tipica del vangelo).
E) Fm: Chiesa domestica, luogo d 'integrazione. 92
Si possono raggruppare con una certa facilità i vari lessemi
del testo in serie di elementi semanticamente affini. Le principa­
li linee di significato sono:93 il Signore Gesù Cristo (nonostante
la brevità del testo, questo elemento ricorre 1 1 volte) . Molte
espressioni sono collegate fra loro dalla presenza della stessa

di Paolo. Allontanandosi dalla forma epistolare (ma cf., al riguardo, Ap 1,4-6), Paolo
struttura l'inizio della lettera come una lode a Dio. Così lo scopo, il cambiamento dei
tipi testuali e le linee semantiche concordano: è una lode dell'azione salvifica di Dio
con cui si celebra l'agire di Dio e si esortano i galati alla fiducia.
9 1 L'analisi linguistico-sintattica è stata già presentata nel § 4. Sull'analisi se­
mantica cf. EGGER, Frohbotschaft und Lehre, 39-43.
92 Sull'analisi linguistico-sintattica e sulla bibliografia cf. il § 4.
9 3 Cf. sopra la lista delle ricorrenze.

136
carattensttca semantica di «comunità e relazione»: fratello,
compagno, comunità attraverso la partecipazione, casa( -Chiesa).
Questa caratteristica «unione» si trova anche nei lessemi colla­
boratore/compagno d'armi/compagno di prigionia: vv. 1 .2 . ( 1 3 :
«mi servono» ) 23 24 I l tema dell'appartenenza viene rafforzato
. . .

con l'uso del termine «amore» (vv. 1 .5.7.8). Varie espressioni si


riferiscono espressamente o implicitamente a luoghi: comunità/
chiesa domestica, prigione; altri all' assenza di Paolo: separato,
trattenuto presso di me, alloggio.
Le opposizioni degli elementi semantici del testo permetto­
no di riconoscere che Paolo è interessato essenzialmente a una
trasformazione di dati di fatto. Fra le principali opposizioni nel
testo94 una prima serie riguarda la relazione Filemone-Onesimo:

OOUÀ.OS AoE >..<f> òs

avv (co l l a boratore, ecc.)

xwpw8fìvm Tipo a >.. a f3civoi-Lm


estra neo com u n ità domestica

d i ritto d i Filemone ri n u ncia a l d i ritto

essere debitore di q u a l cosa cedere/sostitu i re (w. 1 8-20)


(w. 1 8- 1 9)

costrizione l i bera mente

Queste opposizioni riguardano la figura di Paolo:

ca rcere l i bertà

assenza di Paolo prepa ra re l a sta nza deg l i ospiti


' '

EiTl TQO"O"E LV iTapaKaÀ.ELV


(autorità dell ' a posto lo) (ri n u ncia al d i ritto)

Il testo espone le trasformazioni da compiere: dall'assenza/


separazione dello schiavo Onesimo e dall'eventuale debito che

94 Cf. al riguardo soprattutto GROUPE DE MoNTPELLIER, «L'épitre de Paul à


Philemon>>.

137
ne è derivato, attraverso la sua presenza presso Paolo, a una
nuova (secondo Paolo: duratura, «per sempre») presenza presso
Filemone e la Chiesa domestica.
La presentazione attraverso il quadrilatero semiotico nella
figura 12 permette di illustrare ciò che avviene come cambia­
mento, come movimento da un «luogo» all'altro.95

schiavo fratello

fratello l per sempre


nel Signore Gesù Cristo
potere, costrizione servizio al Vangelo
dare e avere amore come nuovo legame
superiorità/ rinuncia al di ritto
subordinazione Kotvwvla, auv Chiesa domestica
-,

A B

non-B non-A
non - fratello schiavo fuggiasco
separazione per un certo tempo

Fig. 1 2: Il rapporto fra i contenuti semantici in Fi lemone.

Risulta così tratteggiato il «percorsm> di ciò che avviene.


D a A (schiavitù e sue caratteristiche) a non-A (separazione,
permanenza temporanea presso Paolo e temporaneo servizio al
vangelo) a B (fratello). La negazione di B in non-B può condur­
re solo ad A.

95 Contro l'abbozzo di un quadrilatero semiotico per Fm da parte del GROUPE


DE MoNTPELLIER, <<L'épitre de Paul à Philemon», 14-17 (non pienamente sviluppato)
e di DE GAULMYN, <<Réflexion sur l'épitre à Philemon>>, 25, nell'analisi da noi qui pro­
posta si utilizzano solo le espressioni del testo stesso. Questo accresce la precisione
dell'analisi.

138
La caratteristica che percorre tutto il testo è «integrazione e
rinuncia al diritto»: il testo vuole spingere Filemone e la Chiesa
domestica ad accettare Onesimo come fratello, che è integrato
nella Chiesa domestica. Perciò la Chiesa domestica è il luogo
nel quale si superano le contrapposizioni sociali. Paolo stesso
può mediare l'accettazione dello schiavo, perché è già legato a
Filemone. Ora il legame fra Paolo e Filemone deve condurre al
legame fra Filemone e Onesimo. Questa integrazione è possibile
solo attraverso la rinuncia al diritto da parte di Filemone; per
facilitare questa rinuncia al diritto, nel suo scritto Paolo sceglie
la strategia della rinuncia all'esercizio della propria autorità
apostolica.

5.2. Semantica della parola (concetto), del motivo e del campo:


le parole e il loro contesto

Già nella vita quotidiana la comprensione delle parole


dipende dalla considerazione del loro contesto. In molti casi il
significato di una parola dipende dal contesto nel quale viene
usata. Questo è particolarmente importante in caso di parole
che hanno più significati (polisemi): «ala» può significare cose
diverse: ala del castello, ala dell'uccello, ala di un partito e
ala della fantasia sono formate con la stessa parola «ala», ma
il termine ala significa in ciascun caso qualcosa di diverso. Ma
anche parole che hanno un solo significato (monosemi) possono
essere accentuate diversamente secondo i contesti; ad esempio,
nell'espressione «non fare il bambino>> si pone l'accento non
tanto sull'età quanto piuttosto sul grado di sviluppo psicologi­
co. Solo il contesto rende inequivocabili le parole. Poiché in
questo contesto le parole sono considerate soprattutto elementi
del dizionario (lessico), vengono dette da questo punto di vista
«lessemi». Del significato dei lessemi si occupa ogni parte della
semantica, che chiamiamo qui di seguito semantica di parola,
motivo e campo. La semantica della parola si occupa soprattutto
del significato dei singoli lessemi (ovviamente sempre nel loro
contesto) , la semantica dei campi si occupa del significato delle
parole che vengono utilizzate in combinazioni fisse . Riguardo
ai motivi può trattarsi di singoli lessemi o di combinazioni di
lesse mi.

La sema ntica d e l l a parola, del motivo e del ca m po si occupa del


sign ificato d i u n lessema i n genera l e e i n casi specifici.

139
N elle espressioni bibliche, a causa della distanza temporale
e culturale dei testi, bisogna prestare un'attenzione particolare
alla semantica, per non incorrere in equivoci. L'introduzione
alla semantica permette anche di gettare uno sguardo sul modo
in cui è costruito un dizionario biblico e sulle funzioni e possibi­
lità di utilizzo dei lessici.

Bibliografia introduttiva
S . U LLMANN, Semantik. Eine Einfuhrung in die Bedeutungslehre, Fra n kfurt a . M . 1 973;
H . KRONASSER, Handbuch der Semasiologie. Kurze Einfahrung i n die Geschichte,
Problematik und Terminologie der Bedeutungslehre, H e i d e l berg 1 968; K. BALDINGER,
Die Semasiologie. Versuch eines Oberblicks, Berli n 1 957; W. DIETRICH et al. (a c u ra
d i ) , Lexikalische Semantik und Korpuslinguistik, T O b i n g e n 2006. S i trova u n a
sema ntica b i b l ica i n molte p u b b l icaz i o n i d i E. N i d a (cf . nota seg uente), n o n c h é i n
B . KEDAR, Biblische Semantik. Eine Einfuhrung, Stuttga rt u . a . 1 981 .96

5.2. 1 . Modello della struttura semantica di lessemi


soggiacente all' analisi

La semasiologia (dottrina dei significati delle parole) è un


ramo della lessicologia, nella quale si parte da una parola e si
chiariscono i suoi significati.
A) Significato - dipendente dal campo circostante.

Una pa rola può essere omonima (casu a l mente p i ù sign ificati) o


pol isema (più sign ificati d i pendenti g l i u n i dag l i a ltri). I n base a i
contesti p u ò assumere sign ificati d ivers i . L a semasi ologia stud i a la
relazione fra testo e parola senza la q u a l e non si possono chiarire
queste diversità di sign ificato.

Le relazioni sono, come mostra la tabella sottostante, di due


tipi: relazioni sintagmatiche e relazioni paradigmatiche.97

96 Abbiamo già indicato la bibliografia sulla semantica testuale. Le opere che


seguono presentano soprattutto la semantica nella misura in cui si occupa di lessemi/
parole: R. BARTHES, <<Eléments de sémiologie>>, in Communication 4(1964), 91-144
(trad. it. Elementi di semiologia, Torino 121981 ); G. BERUTTO, La semantica, Bologna
1976; G.H. BLANKE, EinfUhrung in die semantische Analyse, Miinchen 1973; Funk­
Kolleg Sprache. Eine EinfUhrung in die moderne Linguistik, 2 voli., Frankfurt a.M.
1973, II, 23-39; W. KALLMEYER et al., Lekturekolleg zur Textlinguistik, Frankfurt a.M.
1974, 97-176; G. LEECH, Semantics, Middlesex 1974; B. SowiNSKI, Textlinguistik. Eine
EinfUhrung, Stuttgart 1983, 79-106.
97 BARTHES, «Eléments de sémiologie>>, 53-78, in particolare 60; cf. anche Funk­
Kolleg Sprache, I, 119-124.

140
Paradigma Paradigma Paradigma Parad igma Parad igma Pa radigma
1 2 3 4 5 6

Sintagma 1 L' uomo costrui- sce una barca

Sintagma 2 Un amico com- prò nessuna casa

Sintagma 3 Molti padrini offr- ono nessun denaro

Le relazion i vertica l i sono para d i gmatiche (sostitu i b i l i), le relazioni oriz­


zonta l i sono si ntag matiche (non sostitu i b i l i).

La relazione sintagmatica è la relazione delle parole fra


loro, che si ricava dalla loro rispettiva sequenza nella frase. La
relazione paradigmatica esiste fra quelle parole che possono
essere associate in qualche modo con la parola scelta. I sintagmi
corrispondono quindi agli accordi, che si susseguono in un brano
musicale : non si può cambiare la loro sequenza. Ma un singolo
accordo può essere modellato diversamente. Perciò paradigma
è un termine in qualche modo equivalente, che viene scelto da
un gruppo di espressioni ( uomo, amico, padrino . . . ). Il sintagma
è la combinazione di espressioni scelte nella sequenza temporale
della struttura della frase.

Il sign ifi cato esatto d i una parola d i pende d a l l e re lazioni si ntag­


matiche e parad igmatiche specifiche d e l l a pa ro l a .

In due casi il contesto gioca un ruolo particolarmente impor­


tante per il significato di lessemi: nei motivi e nei campi. Per
«motivo»98 si intende un singolo lessema o una combinazione
di lessemi, che a causa dell'uso frequente in determinati conte­
sti hanno acquisito un significato supplementare: un motivo
del genere è, ad esempio, il termine «monte»: «monte» come
il luogo della rivelazione e del dono della Legge. In Marco un
motivo è !'«incomprensione dei discepoli». Da tutto il contesto
del Vangelo di Marco i singoli passi acquistano un significato
chiaro: i discepoli fanno fatica a credere e hanno bisogno di una
progressiva introduzione all 'essere di Gesù. Per «campo seman­
tico» si intendono o «collegamenti di parole che ricorrono con

98 Il termine, come osserva giustamente BERGER, Exegese des Neuen Testaments,


169, viene usato per lo più in modo impreciso. Fa eccezione FoHRER et al., Exegese
des Alten Testaments, 99-106.

141
regolarità»99 o classi di parole collegate dal punto di vista para­
digmatico, ad esempio «accorto, saggio, scaltro, ecc.» . Un campo
semantico particolarmente caratteristico è quello utilizzato nei
testi apocalittici, comprendente fra l'altro i termini «angustia,
ira, persecuzione, gioia, tentazione» . 1 00
B) Significato - somma di tratti semantici.
Molti lessemi hanno elementi semantici in comune con altri
lessemi: così «uomo» ha in comune con «donna», «bambino»,
«vecchio>>, ecc. il tratto «umano» ; ma, come mostra la tabella
sottostante,101 il lessema «uomo» ha anche tratti che lo distin­
guono dagli altri termini succitati, rispetto alla «donna» ad
esempio il sesso, rispetto al «bambino» l' «essere adulto», ecc.

Il sign ificato d i u n lessema è costitu ito da ele menti semantici p i ù


picco l i (com ponenti d i significato/tratti semantici}.

maschile fem m i n i l e

a d u lto uomo donna

g iova ne bambino bambina

5 .2.2. Attuazione dell' analisi s emantica della parola


e dei motivi
Fra le molte possibilità di effettuare l' analisi semantica qui
presentiamo solo le fasi di lavoro corrispondenti ai modelli della
struttura semantica dei lessemi appena descritti.
A) Individuaz ione del contesto sintagmatico e paradigmatico.
Già per usare un vocabolario occorre almeno un'attenzione
elementare al contesto di un passo per trovare una traduzione
appropriata.
Solo tenendo presente il contesto si può scegliere fra le varie
parole riportate dal lessico alla voce Ào yoc; : parola, discorso,
ragione, fondamento ragionevole , Logos (eterno).

99 BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 138.


1 0° Cf. ivi, 143.
1 01 LEECH, Semantics, 95-125; BERUTIO, La semantica,77-115; E. NmA, Signs ­
Sense - Translation, Typoskript der Vorlesungen in Pretoria 1981, 47-90.

142
Nella maggior parte delle ricerche semantiche si presuppone
senz'altro la competenza linguistica del lettore. La cosa non è
scontata nel caso di testi antichi. Perciò bisogna cercare, mediante
concordanze e statistiche lessicali, in quali relazioni sintagmatiche e
paradigmatiche un lessema può venire a trovarsi. Così si può stabi­
lire se determinate formulazioni sono solidali fra loro. Ad esempio,
l'espressione j1aatÀE La TOU 9Eou si trova spesso collegata a verbi
indicanti venuta, ma spesso anche con verbi indicanti entrata.
Attraverso queste combinazioni fisse l'espressione «regno di Dio»
acquista il significato di una realtà dinamica, che irrompe, oppure
di una sfera nella quale l'uomo deve entrare.102
B) L 'analisi dei componenti.
L'analisi dei componenti è un processo che considera il signi­
ficato come somma di elementi di significato. l03
Per cogliere il significato di una parola è utile comparare
la parola che ricorre in un determinato campo semantico con
parole simili provenienti dallo stesso campo semantico. Solo
così si può comprendere il contenuto semantico soggiacente a
una parola. Il presupposto necessario per una tale comparazione
fra le parole è una profonda competenza linguistica analitica. In
particolare, il metodo di lavoro prevede le seguenti fasi.
l) Estrazione delle parole con significato affine o contrario
dallo stesso campo semantico. Per la parola «camminare» , le
parole «andare, ballare, strisciare, bighellonare, affrettarsi» e
«stare in piedi, sedere» .104
2) Formulazione di frasi, nelle quali compare la parola
da analizzare. Semplificando, ci si chiede: che cosa distingue
camminare da strisciare, ballare o bighellonare ?
3) Ordinamento di determinate caratteristiche. Ad «anda­
re» appartiene la caratteristica «movimento»; a «camminare» la

102 Cf. H. MERKLEIN, Jesu Botschaft von der Gottesherrschaft. Eine Skizze ( SBS
1 1 1 ) , Stuttgart 1983, 23s. Dalla constatazione del collegamento fra «regno di Dio>> e
queste due determinazioni più precise Merklein deduce delle conseguenze in mate­
ria di storia della tradizione.
1 03 Il metodo è interessante, anche perché su di esso si basano grandi progetti
di traduzione come Die gute Nachricht. Das Neue Testament in heutigem Deutsch e
progetti analoghi in altre lingue. Cf. al riguardo il capitolo 2.
1 04 NIDA, Signs - Sense - Translation, 47, parte nella spiegazione dall'esempio:
camminare, andare, saltellare, ballare, strisciare.

143
caratteristica «movimento» e inoltre «movimento veloce»; a «stri­
sciare» la caratteristica «sulle quattro zampe, sul terreno», ecc.
In questo modo si ottiene una lista di caratteristiche semantiche.
Per l'analisi di espressioni bibliche, le concordanze offrono già per
ogni parola una serie di frasi, nelle quali ricorre l'espressione. Si
devono considerare anche i tipi testuali nei quali compare un lesse­
ma. Questo permette già uno sguardo sulle caratteristiche semanti­
che di una parola. Si può mostrare il risultato del lavoro mediante
una tabella con descrittori semantici.105 Oltre a una lista di caratteri­
stiche si può scegliere anche una riscrittura in forma parafrasata.106
Poiché dopo l' analisi dei componenti ogni espressione
(concetto) consiste in una somma di caratteristiche semantiche,
bisogna elaborare almeno le componenti semantiche più impor­
tanti per cogliere il significato di un'espressione .

L'a n a l i si dei co m pon enti è un procedimento d e l l a sema ntica che


sudd ivide il sign ificato d e l l e paro l e in componenti {= ca ratteristi­
che semantiche). Il sign ificato d e l l e parole viene co mpreso in una
struttura d i com ponenti semantici gera rch icamente ord i n ata. Ad
esempio: g i ova ne [- fe m m i n i le], [+ masch i le], [+ g i ova ne], [- vec­
chio], [- a lto], [+ piccolo]. Così si posso no cog l i ere in modo siste­
matico i nteri ca m p i sema ntici.

C) Analisi dei motivi e campi semantici.


Per l'analisi dei motivi valgono regole fondamentali analoghe a
quelle usate per l'analisi dei singoli lessemi. Anche in questo caso
si tratta di esaminare in quale contesto viene usato il rispettivo
motivo. La presentazione sotto forma di tabella dei collegamenti
semantici che ricorrono con regolarità costituisce un vantaggio.
Nella tabella possono essere elencate le espressioni con le quali è
collegato il lessema.

Sintesi delle fasi operative e indicazioni per l'esercitazione


Per ind ividuare i componenti semantici d i una parola si devono
com piere i seguenti passi.
• Elenca re con l'ai uto d i una concordanza i passi nei quali ricorre

la parola in questione.

1 05 Funk-Kolleg Sprache, II, 26-29.58-61. Cf. al riguardo l'esempio sopra ripor­


tato.
106
KALLMEYER et al., Lektiirekolleg zur Textlinguistik, 133.

144
• Stabi l i re in quale contesto viene usata l'espressione.
• Ragg ruppare i testi nei quali compare la parola i n base ai tipi
testual i/generi lettera ri.
• Ind icare le espressioni nelle quali la parola ricorre spesso.
• Com pilare una l ista di parole che sono semanticamente affi n i o
contra rie a l l a parola da analizzare.
• Pred isporre una matrice nella quale riporta re le ca ratteristiche
semantiche comu n i e diversificanti delle parole da compa ra re.
• Elenca re i nfine le caratteristiche sema ntiche che convengono
alla parola analizzata e cercare una parola italiana che possieda
un'ana loga ricchezza d i ca ratteristiche semantiche.

5.2.3. Esempi

A) «Apostolo» . Come mostra la tabella, il termine «apostolo»


nel Nuovo Testamento non è contrassegnato dalle stesse carat­
teristiche. Nei singoli scritti si trovano caratteristiche diverse.


inviato
.
At 1 , 2 1 s

+
Mc 6,7.30
Le 6, 1 3

+
1 Cor 9, 1
1 Cor 1 5,8

+
F i l 2,25

da Cristo + + + -

dalle comunità - - -
+

Vita comune col Gesù terreno + + - -

incontro col Risorto + + + -

identico col gruppo dei dodici + + - -

Fig. 1 3 : A partire da questi tratti si spiega la differenza del titolo «apostolo» in


Paolo e negli Atti deg li apostoli (cf. i commentari ad Atti).

B) rrat 8lov nel Nuovo Testamento. Ognuno collega con il


termine «bambino» determinati contenuti semantici, che sono
influenzati dall'esperienza personale, dall'ambiente sociale e
culturale. Per comprendere il termine nel senso del Nuovo
Testamento occorre percorrere le varie tappe indicate per l'ana­
lisi della parola e dei motivi.107 Dal punto di vista statistico, il

107
Le considerazioni che seguono si basano sull'analisi semantica della parola
che sta alla base dell'articolo rrm8(ov, in EWNT III, Sp. 9s. Le premesse metodolo­
giche sono più chiaramente elaborate rispetto a questo articolo del lessico. Cf. anche
il quaderno 29(1983) di Semeia a cura di D. PArrE, Kingdom and Children.

145
Nuovo Testamento usa il lessema nm8(ov 58 volte; esso ricorre
spesso soprattutto nei vangeli sinottici: Matteo 18 volte, Marco
12 volte, Luca 13 volte; poi ricorre in Giovanni 3 volte, Ebrei 3
volte, l Giovanni 2 volte, l Corinzi l volta.

«Bambino» e termini affini


La tabella sottostante presenta una prima visione d'insieme
sul significato di «bambino» e termini semanticamente affini. La
distribuzione delle caratteristiche semantiche nei termini che
seguono può variare in base al contesto. ± significa la presen­
za della caratteristica indicata o del suo contrario (maschio­
femmina); il segno «p» indica che in alcuni contesti è possibile
la caratteristica in questione.108


maschio
l
rrauSiov

±
�ptcpoç

±
xopamov

-
naiç

±
u[oç

+
9uy6.T!]p

femmina ± ± + ± -
+

età + + + - - -

pa rente la ± - -
± + +

rapporto di servitù - - -
p - -

metafora p - - -
p p

Fig . 1 4: «Bambino» alla l uce del contesto di genere.

Per il significato della parola nel Nuovo Testamento giocano


un ruolo particolare i tipi/generi di testo nei quali viene usato
questo lessema. Uno sguardo alle concordanze mostra che il
termine ricorre specialmente nei racconti dell'infanzia di Matteo
e Luca: Gesù viene chiamato «bambino» (Mt 9 volte, Le 3 volte),
come anche Giovanni Battista (Le 3 volte). In questi testi il
termine «bambino» ha anzitutto il significato di un'indicazione
dell'età, per cui il suo opposto è «adulto» . Ma il termine acquista
una colorazione particolare in base al tipo di testo in cui viene
usato. Matteo 1-2 e Luca 1-2 sono «racconti dell'infanzia», ossia

1 08 Ci le rispettive voci in EWNT.

146
tipi testuali nei quali l'importanza di una grande personalità
è contrassegnata dal fatto di essere fin dall'infanzia sotto una
particolare guida miracolosa di Dio.109 Perciò, fra l'altro a causa
del contesto del tipo testuale, «bambino» acquista anche la
caratteristica di «prodigiosa anticipazione della vita successiva».
Il termine può acquistare determinate caratteristiche semanti­
che anche per il fatto di essere usato in immagini. Secondo Mt
1 1 ,16s par. Le 7,32, la comparazione con i bambini deve indurre
a un nuovo comportamento. Gli ascoltatori di Gesù non devono
somigliare a bambini che non vogliono partecipare al gioco, che
per svogliatezza non accettano l'invito né al gioco delle nozze
né a quello del funerale. Gli ascoltatori devono riconoscere che
l'ora è favorevole. In questo contesto «bambino» sta quindi per
«comportamento svogliato, comportamento caratterizzato dal
rifiuto». Troviamo un breve paragone anche in Mt 10,15: l'ingres­
so nel regno di Dio dipende dal fatto di «accoglier(lo) come un
bambino» . Qui il termine di confronto è la capacità di un bambi­
no di «accettare qualcosa senza calcoli o tentativi di rimborso)).
«Bambino)) acquista un ulteriore significato metaforico in Mc
7,27s: solo i bambini, non i cani, hanno il diritto di ottenere cibo
dalla mensa del padre di famiglia. In questo caso «bambino))
acquista la caratteristica semantica di «avente diritto a qualcosa)).

«Bambino» nel contesto di un campo semantico


In Mc 10,14 si promette il regno di Dio ai bambini: «a chi è
come loro infatti appartiene il regno di Dio)) . In questo modo
si includono i bambini nel gruppo delle persone per le quali
valgono le beatitudini (macarismi). Fra i destinatari del regno di
Dio il Nuovo Testamento pone: minorenni (Mt 1 1 ,25), bambini
e piccoli (Mt 18,1-14), poveri, afflitti, pacifici, deboli, miti, affa­
mati, operatori di pace, perseguitati per la giustizia (Discorso
della montagna) . I termini opposti sono i sapienti (Mt 1 1 ,25) . 1 1 °
I bambini appartengono anche al gruppo delle persone che

109
Sui racconti dell'infanzia, cf. soprattutto L. ZANI, <<Influsso del genere lette­
rario midrashico su M t 2,1-12>>, in StPat 19(1972), 257-320. Cf. anche M. MAYORDOMO­
MARfN, Den Anfang horen. Leseorientierte Evangelienexegese am Beispiel von Mt
1-2, Gottingen 1998.
110
Su questo campo semantico cf. H. FRANKEMOLLE, <<Die Offenbarung an die
Unmiindigen. Pragmatische Impulse aus Mt 1 1 ,25f», in J. ThiELE J. - R. BECKER (a
cura di), Chancen und Grenzen religiOser Erziehung, Diisseldorf 1980, 80-108, in
particolare 89s e 99s.

147
devono costituire l'oggetto della sollecitudine dei discepoli (Mc
9,37 par.). Questo gruppo include pubblicani e peccatori (cf. Le
15), malati, affamati, ecc. (cf. M t 25).
Un ulteriore accesso alla comprensione del termine «bambi­
no» è dato dalla considerazione della struttura narrativa, ad
esempio in Mc 10,13-16.1 1 1 Il testo parla di trasformazioni: i
bambini ottengono la benedizione; hanno il diritto di entrare
nel regno di Dio; i discepoli sono inizialmente oppositori.1 12 Le
relazioni fra le persone cambiano nel corso dell' azione. Si supe­
ra la divisione e si instaura la vicinanza e la partecipazione.1 1 3
Attraverso questo contesto narrativo si chiarisce anche il signi­
ficato di «bambino» .

5.3. Analisi narrativa:


racconto come collegamento di elementi del racconto

Nell'ambito della semantica ricade anche la cosiddetta analisi


narrativa, che tratta della peculiarità e della funzione dei raccon­
ti. Essa suppone l'esistenza di una struttura profonda sotto la
superficie del racconto. Queste strutture profonde possono esse­
re racconti mitologici (Claude Levi-Strauss), ma anche persone
agenti e funzioni dell'azione (Vladimir Propp) o attanti114 (Algir­
das Julien Greimas). Propp cerca di descrivere le leggi che gover­
nano le fiabe. Egli constata che la loro azione può essere ridotta a
un determinato numero di attori ed elementi dell'azione astratti.
Analizzando un corpus di cento fiabe, Propp mostra che vi
compaiono solo sette attori:
- eroe,
- avversario,
- falso eroe,
- donatore (di mezzi magici),
- aiutante e
- mittente (inviato dell'eroe) ,
- figlia dello zar (e suo padre).

1 1 1 D . PATIE , «<esus' Pronouncement about Entering the Kingdom like a Child.


A Structural Exegesis», in Semeia 29 ( 1983 ) , 3-42, in particolare 4-11.
11 2 Sulle opposizioni cf. iv i, 22-39.
113 PATIE, ivi, 24s, sulla base dell'analisi interna individua le opposizioni «colle­
gamento-divisione>>. L'opposizione <<sacro-profano>> e «attivo-passivo>> da lui indivi­
duata richiederebbe una ricerca più approfondita.
114 GREIMAS, Semantica strutturale, offre un'ampia trattazione su testi narrativi.

148
Vari attori (specialmente aiutante e donatore) possono
confluire in una stessa figura e un attore può anche essere
frazionato in varie figure. Propp ha elaborato il suo modello su
un corpus molto limitato (precisamente solo le fiabe nelle quali
una figliastra fugge nel bosco e lì viene sottoposta a una prova).
Perciò, soprattutto narratologi francesi, a partire dagli anni
Sessanta del secolo scorso, si sono chiesti se queste conoscenze
possano essere trasferite ad altri testi narrativi.
Su questo approccio, ossia sull 'inventario delle azioni e degli
attori e delle strutture esistenti fra di essi, si fondano molte
analisi moderne dei racconti.115 Spesso gli autori si sforzano di
ridurre il numero delle azioni e di determinare con maggiore
precisione la relazione fra gli attori.116
Nelle pagine che seguono presenteremo alcuni modelli che
sono stati sviluppati dagli studiosi sulla scia di Propp e posso­
no costituire una base per l' analisi dei racconti, distinguendo
nella nostra breve rassegna fra i modelli che considerano piut­
tosto le sequenze dell ' azione e quelli che privilegiano invece
gli attori.
I racconti presentano cambiamenti di situazioni: una situa­
zione cambia per l'intervento di varie forze. Si descrivono
avvenimenti/azioni, che si susseguono in un determinato ordine
e sono collegati fra loro, e si introducono attori che con la loro
azione causano i cambiamenti.
Come le azioni, anche gli attori sono in relazione fra loro.
Nella descrizione il narratore può utilizzare vari mezzi lingui­
stici per conferire efficacia ai racconti in base all'obiettivo che
persegue.

L'a n a l isi na rrativa studia i testi sotto i l profi lo d e l l e azioni/seq uen­


ze d i azioni na rrate, deg l i attori i ntrodotti i n essi nonché sotto
l 'aspetto del l e relazioni esistenti tra di loro. L'a nal isi na rrativa
vuole ino ltre i n d ivid uare i mezzi l i n g u istici uti l i zzati d a l na rratore.

1 1 5 Tenta un'applicazione precisa P.J. DE PoMEROL, II vangelo come racconto.


Analisi morfologica del vangelo di Matteo, Torino 1983 (or. fr. Quand un évangile
nous est conté, Brtissel 1983).
1 1 6 Specialmente E. GihTGEMANNS, <<Einleitende Bemerkungen zur struktura­
len Erzahlforschung», in LingBibl 23/24(1973), ha ulteriormente sviluppato questo
approccio e costituito un repertorio di funzioni trasformato. Anche per un'analisi del
racconto biblico sono fondamentali le costanti di un racconto individuate da Propp,
ossia azioni e attori.

149
Alla luce dei tentativi più recenti della ricerca sui racconti,
miranti a elaborare le loro strutture fondamentali, il compi­
to di un'analisi del racconto biblico è quello di individuare
la sua specificità riguardo sia allo svolgimento dell'azione sia
alle forze in gioco. Si tratta quindi di sviluppare una teoria
del racconto adeguata ai testi biblici, cioè corrispondente alla
peculiarità specifica del Nuovo Testamento (e della Bibbia in
genere),117 perché anche nel messaggio biblico opera in molti
passi una struttura narrativa fondamentale.U8 In genere, un
racconto comprende tre parti: introduzione, corpo del racconto,
conclusione. Nell'introduzione si descrive per lo più brevemente
la situazione, nel corpo del racconto si sviluppano i dialoghi e le
azioni fra gli attori, nella conclusione si aggiunge una soluzione
della situazione iniziale.
In materia di racconti esistono parecchie teorie già elabora­
te, ma, poiché spesso raggiungono un grado di astrazione piut­
tosto elevato, una metodologia di carattere introduttivo dovrà
limitarsi a esporre solo alcuni dei metodi esistenti in materia.

Bibliografia introduttiva
R. BARTHES, « E i nf O h r u n g in d i e stru ktu ra l e Ana lyse von Erza h l u n g e n » , i n l o . , Das
semiologische A benteuer, Fra n kf u rt a . M . 1 988, 1 02-1 43; M . FLUDERNIK, Einfuhrung
in die Erzahltheorie, D a r m stadt 2006; M . MARTINEZ - M . ScH EFFEL, EinfUhrung in die
Erzahltheorie, M O nchen 22003; J . VoGT, Aspekte erzah/ender Prosa, Wiesbaden
2005. A n a l i s i n a r rative s u testi b i b l i c i sono offerte da H .J . H a user, D . M i n g uez, W.
Egger (cf. b i b l iog rafi a ) . U n ' opera fon da me nta l e è tuttora V.J . PRoPP, Morphologie
9
des Marchens, M O n c h e n 1 9 7 2 . 11

11 7EGGER, Nachfolge als Weg zum Leben, 3.


11 8R. BANSCHBACH-EGGEN, Gleichnis, Allegorie, Metapher. Zur Theorie und
Praxis der Gleichnisauslegung, Tiibingen 2007. Sulla struttura fondamentale del
messaggio biblico cf., fra gli altri, E. ARENS, «Narrative Theologie und theologische
Theorie des Erzahlens>>, in KatBl 110(1985), 866-871.
l l9
E. GOucH - W. RAIBLE, Linguistische Textmodelle. Grundlage und Moglich­
keiten, Miinchen 1977, 192-314. Ulteriore bibliografia: C. BREMOND, Logique du récit,
Paris 1973 ( trad. it. Logica del racconto, Milano 1977); V. NONNING - A. NONNING ( a
cura di ) , Erziihltheorie transgenerisch, intermedia/, interdiszipliniir, Trier 2002; F.K.
STANZEL, Theorie des Erziihlens, Gottingen 1979; 82009; D. HERMAN ( a cura di ) , The
Cambridge Companion to Narrative, Cambridge 2007; E. Ui.MMERT, Bauformen des
Erziihlens, Stuttgart 1991. Ricerche esegetiche: J. CALLOUD, «L'analyse structurale du
récit. Quelques éléments d'une méthode>>, in FoiVie 73(1974), 28-65; Io., Structural
Analysis of the Narrative, Philadelphia 1976; EGGER, Nachfolge als Weg zum Leben,
6-48 (rassegna delle teorie sul racconto ) ; GOTTGEMANNS, <<Einleitende Bemerkun­
gen zur strukturalen Erzahlforschung>>, 2-47; lo., <<Narrative Analyse synoptischer
Texte>>, in LingBibl 25126(1973), 50-73; D. MARGUERAT, <<Strukturale Textlektiiren des
Evangeliums>>, in ThBer 13(1985); HAHN ( a cura di ) , Der Erziihler des Evangeliums.

150
Sotto il profilo antropologico, il raccontare è un bisogno
fondamentale, un'attività sociale che serve alla rielaborazione
di esperienze e mira a costituire l'identità sociale. 120 In molte
conversazioni quotidiane intervengono racconti. Molte cose si
possono trasmettere solo attraverso racconti; questo vale soprat­
tutto per le esperienze e le vicende della vita di una persona,
nonché per la storia della famiglia e della comunità in cui la
persona vive.121 I racconti ci aiutano a sentirei a nostro agio
nell'ambiente in cui viviamo, a comportarci in modo adeguato. In
questo senso la comunità ecclesiale si comprende come «comuni­
tà narrante», che tramanda le parole e le azioni di GesùJ22
Anzitutto occorre chiarire la terminologia, che è ancora ben
lungi dall'essere unitaria. Esistono, da un lato, i racconti traman­
dati oralmente, che fanno parte di una cultura narrativa comu­
ne, ed esiste, dall'altro, la forma del racconto fissata per iscritto,
accessibile attraverso un testo.123 Inoltre, il concetto di racconto
si distingue da altri concetti, come ad esempio epos, mito, canto,
storia o relazione .124

5 . 3 . 1 . I modelli testuali soggiacenti all'analisi narrativa

Ogni testo prende vita solo attraverso la lettura, per cui l'in­
terazione fra lettore e testo è fondamentale. Ogni atto di lettura
significa un'attualizzazione del testo. C'è il narrante che redige un
«testo narrativo» per l'ascoltatore, per influenzarlo in un determi­
nato modo. Il testo fa spazio a varie possibilità di attualizzazione:
in tempi diversi, lettori diversi comprendono lo stesso testo in modi
diversi. Meno un testo è determinato, più il lettore partecipa alla
costruzione del suo significato. Il testo fittizio si sottrae alla verifica
in relazione alla realtà. La mancanza di coincidenza fra la realtà

120 Al riguardo, E.R. HAYMES, Das mundliche Epos. Eine Einfilhrung in die
«Ora[ poetry» Forschung, Stuttgart 1977.
121 Cf. ad esempio B.E. CANETII, Die Stimmen von Marrakesch. Aufzeichnungen
nach einer Reise, Miinchen 1968.
122 In questa rassegna hanno esercitato una profonda influenza soprattutto que­
sti contributi: H. WEINRICH, «Narrative Theologie», in Concilium 9(1973), 329-334;
J.B. METZ, «Kleine Apologie des Erziihlens>>, in Concilium 9(1973), 334-341.
123 Fondamentale per l'analisi dei racconti scritti è il volume di G. GENETIE, Die
Erziihlung, Miinchen 1998.
1 24 J. KREMER, Lazarus. Die Geschichte einer Auferstehung. Text, Wirkungsge­
schichte und Botschaft von Joh 11,1-46, Stuttgart 1985, 28, per la pericope di Lazzaro
(Gv 1 1 ) preferisce il termine tecnico «racconto», perché questo termine è contrasse­
gnato da una struttura meglio caratterizzata rispetto al termine «storia».

151
del testo e la realtà conosciuta dal lettore produce indeterminatez­
za, la quale permette a sua volta di adattare il testo a disposizioni
individuali del lettore. Formalmente si produce indeterminatezza
quando opinioni schematiche sul contenuto del testo «si scontrano
fra loro>>. Fra le opinioni schematizzate si crea un vuoto, che lascia
spazio alla spiegazione e che il lettore riempie, stabilendo le rela­
zioni non formulate fra le singole opinioni.
A) Modelli dell 'analisi di sequenz e di a z ione.
Racconto come apertura di possibilità. C. Bremond, 125 nell'ana­
lisi dei testi narrativi, incentra l' attenzione soprattutto sui punti
nodali del racconto. Secondo lui, in ogni racconto vi sono punti
nodali nei quali si aprono delle alternative per lo sviluppo ulte­
riore. La considerazione di questi punti decisivi è importante
per la comprensione dei racconti. È vero che il racconto espone
solo una delle possibili alternative, ma in base a considerazioni
logiche ed esperienze generalizzate, e mediante la comparazione
con altri racconti, si possono individuare i punti del racconto nei
quali si aprono delle alternative. Bremond chiama lo schema di
base presentato nella figura 15 «sequenza elementare» .126

------- successo
------ attual izzazione

situazione che ------ insuccesso


apre una possibilità ----­
non attualizzazione

Esempio pratico:

� guarisce
il medico
chiama
/ viene
------- �
� non
i l medico non guarisce
il me� ico
qualcuno è malato

� inon
v1ene
chiama
l medico

Fig. 1 5: La sequenza elementare secondo Bremond.

125 BREMOND, Logique du récit. Cf. al riguardo EGGER, Nachfolge als Weg zum
Leben, 28-34 (bibliografia).
1 26 lvi, 131.

152
Questo modello invita a riflettere su ciò che sarebbe acca­
duto se uno degli attori avesse deciso in modo diverso. L'espo­
sizione delle alternative di azione offerte dal testo avviene con
l'aiuto di un diagramma di flusso (genealogia).
Un processo di analisi orientato in questo senso è partico­
larmente adatto per testi che trattano di decisioni. Esso eviden­
zia l'importanza di alternative e mostra le conseguenze di una
decisione . Poiché il rapporto «azione-conseguenza» appartiene
alle strutture fondamentali dei racconti e insegnamenti biblici,
questa concezione è molto adatta per i testi biblici, come mostra
lo stesso Bremond che per la sua analisi attinge molti esempi
dalla Bibbia.127
Al primo utilizzo questo metodo può apparire banale, perché
molti racconti o anche parabole del Nuovo Testamento termi­
nerebbero subito e non avrebbero alcun senso se si scegliesse
l'alternativa. Così la parabola del figlio perduto (Le 1 5 , 1 1 -32)
non continuerebbe se il figlio più giovane non se ne andasse, e
neppure se non ritornasse o suo padre lo rifiutasse . Ma il metodo
mostra che questo non è scontato. Così la parabola dell' agri­
coltore ricco (Le 12,16-21) non offre praticamente un punto di
decisione all'interno del racconto. L'agricoltore ricco potrebbe
morire solo in quella notte anche se non avesse costruito magaz­
zini più grandi o non fosse stato così interamente sicuro di sé.
L'alternativa per la morte in solitudine deve trovarsi quindi al
di fuori del racconto.
Racconto come combinazione di motivi. Già la classica storia
delle forme si è occupata della questione dello svolgimento
dell'azione, specialmente nei racconti di miracoli. L'attenzione
è rivolta alle piccole unità di azione che compongono i racconti:
un racconto è una combinazione più o meno fissa di motivi (così
sono chiamati gli elementi più piccoli del racconto ) .128 Secondo il
tipo di combinazione si distinguono i vari generi e sottogeneri.129

127 lvi, 234.236.244s.257 ecc.


128 <<Un'unità contenutistica più piccola, che non racchiude ancora un'intera
trama, una fiaba, ma costituisce già un elemento contenutistico, situazionale>> (E.
FRENZEL, Stoff- und Motivgeschichte, Berlin 1966, 74).
129
Le analisi dei motivi proposte dalla storia delle forme per i racconti di mira­
coli sono state ulteriormente sviluppate specialmente da G. ThEISSEN, Urchristliche
Wundergeschichten. Ein Beitrag zur formgeschichtlichen Erforschung der synopti­
schen Evangelien (StNT 8), Gi.itersloh 1974, e poi ancora da R. PESCH E. KRATZ,
-

So liest man synoptisch. Anleitung und Kommentar zum Studium der synoptischen

153
B) Modelli per l'analisi degli attori. Anche per l'analisi degli
attori sono stati proposti vari modelli.
a) Il modello degli attanti. Sviluppando gli approcci di Propp,
A.J. Greimas130 specifica meglio la relazione fra gli attori del
racconto. Egli parla di «attanti» e indica con questo termine le
persone che agiscono nei loro rapporti reciproci ( chiama «atto­
ri» le persone che agiscono concretamene) . Riduce il numero
degli attanti a tre coppie: soggetto-oggetto, mittente-ricevente,
collaboratore-oppositore. La prima coppia ha in comune il
piano del volere, la seconda il piano della comunicazione, la
terza appartiene alle circostanze di un'azione. La figura 16
mostra la sistemazione a coppie degli attanti.
agisce tramite
agente i nfl usso verbale __________ _.,. sull'altro
o non verba le

retroazione

Fig . 1 6: Il modello degli atlanti secondo Greimas.

b) Modello della comunicazione e dell'interazione. Per


evidenziare i rapporti fra le persone che agiscono, ossia le

Evangelien, 7 voli., Frankfurt a.M. 1975, III, e X. LÉON-DUFOUR, <<Structure et fonc­


tion du récit de miracle>>, in J.N. A LEm et al., Les miracles de Jésus selon le Noveau
Testament, Paris 1977, 289-353. L'elenco di Theissen comprende quattro gruppi di
motivi: nei motivi introduttivi rientrano: l) arrivo del taumaturgo, 2) comparsa della
folla, 3) del bisognoso, 4) dei rappresentanti, 5) degli inviati, 6) degli avversari, 7)
motivazione della comparsa degli avversari; nei motivi esposizionali rientrano: 8)
caratterizzazione del bisogno, avvicinamento al taumaturgo, con 9) peggioramento,
10) prostrazione, 1 1 ) invocazione di aiuto, 12) preghiera ed espressione di fiducia; ri­
piegamento con 13) equivoco, 14) scetticismo e derisione, 15) critica, 16) opposizione
del demonio; comportamento del taumaturgo con 17) eccitazione pneumatica, 18)
promessa, 19) argomentazione, 20) ritirarsi; nei motivi centrali rientrano: 21) prepa­
razione della scena, l'azione miracolosa con 22) toccamento, 23) parola risanatrice,
24) parola taumaturgica, 25) preghiera, 26) constatazione del miracolo; nei motivi
finali rientrano: 27) dimostrazione, 28) congedo, 29) ordine di mantenere il segre­
to, 30) ammirazione, 31) acclamazione, 32) reazione di rifiuto, 33) diffusione della
fama. Cf. al riguardo G. ThEISSEN A. MERZ, Der historische Jesus. Ein Lehrbuch,
-

Gottingen 32001 ( trad. it. Il Gesù storico: un manuale, Queriniana, Brescia 1999), §
10 ( Gesù come guaritore ) .
1 30 GREIMAS, Semantica strutturale, 207-232.

154
interazioni, in un racconto può essere utile anche un semplice
modello di interazione (fig. 17).
L'influsso che il mittente esercita sul ricevente può essere
determinato con maggiore precisione mediante un elenco dei
cosiddetti atti linguistici. Ecco alcuni esempi: chiedere, rispon­
dere , affermare, descrivere, chiarire, interpretare, sapere, spera­
re, augurare, nascondere, rivelare, ordinare, invitare, consiglia­
re, nominare, ringraziare, ecc.131

agisce tramite
agente i nflusso verbale .. sull'altro
o non verbale

retroazione

Fig. 1 7: Un modello di interazione.

I rapporti fra le persone si chiariscono mediante semplici


domande: come si comporta a verso b?; come si comporta b
verso a?, ecc. Un tale modello relativamente semplice e una tale
griglia di domande aiutano a descrivere i rapporti fra le persone
che agiscono e a comprendere le interazioni di cui si compone
essenzialmente l'agire umano.132

5 . 3 .2. L' attuazione dell'analisi narrativa

I modelli proposti sono indicati, nell' analisi, come griglia per


individuare con maggior precisione le strutture del racconto.
Ovviamente non ogni griglia è adatta ad ogni testo. Solo l'ap­
plicazione pratica di una griglia mostra se con essa si possono
acquisire conoscenze. In genere, non ogni forma di analisi narra­
tiva è ugualmente fruttuosa per ogni testo biblico. Nell'analisi

1 3 1 Quest'analisi si riferisce ai fatti narrati (quindi interni al testo). Nell'analisi


pragmatica tratteremo ancora degli atti linguistici.
1 32 Qui possiamo solo menzionare un altro metodo che aiuta a chiarire le
relazioni fra le persone che agiscono, ossia il «campo delle persone» di T'HEISSEN,
Urchristliche Wundergeschichten, 53-56.

155
dei testi narrativi occorre anzitutto trasformare il testo in un
oggetto di ricerca omogeneo.
A) La trasformazione del testo in un oggetto di ricerca
omogeneo. L'analisi narrativa si concentra sulle azioni e sugli
attori. Analizza quindi solo le strutture dell' azione e prescinde
da altre strutture (anche se naturalmente il testo del racconto
deve essere considerato anche con i metodi dell'analisi lingui­
stico-stilistica, semantica, ecc.). Per questo motivo il testo deve
essere anzitutto compendiato in modo da lasciar cadere ciò che
non è rilevante per le azioni, o gli attori. Di solito, per i racconti
biblici non è necessaria la trasformazione in un breve compen­
dio, che occorre invece per l'analisi di testi narrativi più lunghi,
perché in questo caso si tratta di testi brevi nella cui analisi si
possono considerare tutti gli elementi narrativi. Sono comunque
necessarie due forme di trasformazione.

La trasformazione dei discorsi diretti e indiretti


I discorsi diretti nei testi narrativi non sono azioni e non
sono quindi direttamente oggetto dell'analisi narrativa. Tutta­
via i verbi di dire con cui viene introdotto il discorso diretto
non possono essere eliminati dall' analisi d eli' azione, 133 perché
come mezzi di influenza interumana rappresentano azioni e
sono quindi importanti per l'analisi del racconto. La lingui­
stica usa in questo contesto l'espressione «atto linguistico» . 134
Se qualcuno dice a un altro: «Fa' questo», l' atto linguistico è
un' «ingiunzione»; se dice: «Se fai questo, dovrai poi subirne le
conseguenze», l'atto linguistico è un «avvertimento». Perciò,
per rendere fruttuoso per l' analisi del racconto il carattere di
azione, che si nasconde nei verbi di dire, bisogna sostituire i
verbi di dire insieme con il discorso diretto (o indiretto) che
segue con un verbo di azione , che esprime il corrispondente atto
linguistico.
Tali atti linguistici possono essere: chiedere, rispondere,
pregare, comandare, nominare, consigliare, minacciare, avverti­
re, promettere, rimproverare, ecc.

133 Come propone MINGUEZ, Pentecostés, 81.


1 34 Cf. più avanti (Pragmatica).

156
La trasformazione della sequenza delle azioni
Nell'esposizione delle azioni il narratore non è tenuto all'or­
dine cronologico o causale; come tecnica narrativa, egli può ad
esempio raccontare le ragioni di un'azione solo in un secondo
momento. Tuttavia per l'analisi narrativa la sequenza delle azio­
ni deve essere presentata in modo ordinato in base ai punti di
vista cronologico, causale e logico. Ciò significa che gli avveni­
menti/le azioni devono essere ordinati nel modo in cui si succe­
dono nel tempo, in modo che, ad esempio, le cause precedano gli
effetti e in modo che le opposizioni ( contraddittorie o contrarie )
siano chiaramente elaborate, ad esempio l'opposizione fra situa­
zione iniziale e risultato finale.
B) L 'analisi vera e propria. Nell'analisi vera e propria il testo
può essere considerato sotto l' aspetto della sequenza delle azio­
ni e sotto l'aspetto degli attori.

Individuazione dei punti nodali


I punti del racconto nei quali l'azione potrebbe svilupparsi
in modo diverso da come viene narrata sono punti nodali del
racconto. Alcuni punti nodali sono importanti, altri meno. La
presentazione può assumere l'aspetto di un diagramma di flusso
( genealogia ) .

Individuazione dei rapporti fra gli attori


Per determinare la posizione dei singoli attori, occorre
anzitutto elencarli tutti. Per la determinazione del rapporto fra
le persone che agiscono sono utili le domande indicate nella
figura 18.

chi ----+ (dà) ----+ qualcosa ----+ a chi

i
cerca

i
chi ----+ (collabora) ----+ chi .___ (ostacola) ..___ eh

Fig. 1 8: lndividuazione dei vettori secondo il model lo degli attanti.

157
Questo modello è particolarmente indicato per i racconti che
trattano del modo in cui si ottengono le cose. Se in un racconto
l'accento cade sulle relazioni fra persone, questa griglia è diffi­
cilmente utilizzabile. In questo caso, sarebbe più indicato un
comune modello di comunicazione o interazione. 1 35

Sintesi delle fasi operative e indicazioni per l'esercitazione


1. Costruire un oggetto omogeneo per la ricerca
a} Sottoli neare anzitutto i verbi d i azione presenti nel testo.
b) Poi sostitu ire i verbi di d i re, e i discorsi di retti e i n d i retti ad essi
collegati, con verbi che esprimono il tipo dell'i nfl u sso i nterper­
sonale e impl icano anche il conten uto del d iscorso sostituito.
c} I nfi ne, d ispo rre le azioni in una sequenza log ica, cronolog ica
e causale e ind icare l'opposizione che esiste fra la situazione
iniziale e i l risu ltato finale della seq uenza narrativa raccontata.

2. Applicazione di griglie alla sequenza delle azioni


Nello svolgimento pratico dell'analisi na rrativa sono particolar­
mente uti l i il modello dei pu nti nodali di Bremond e il modello
dell'i nventa rio dei motivi di G. Theissen. 136
Solo l'appl icazione della grig l i a può i n d i care quale griglia è ad at­
ta nel caso concreto.
a} Analisi di un racconto secondo il model lo di Bremon d .
Menzionare i pu nti noda l i d e l racconto, cioè i pu nti n e i quali vie­
ne presa una decisione che i nflu isce in modo determinante s u l l o
svolgimento successivo del racconto. Menzionare l'alternativa
che potre bbe apri rsi in quel pu nto nodale.
Cercare d i i nseri re gli elementi del l'azione nella griglia proposta


da Bremond.

rum;�

attual izzazione

situazione che
apre una possibilità
---- insuccesso

non attualizzazione

Fig. 1 9: Cf. Fig. 1 5 (p. 1 52).

Cf. F. ScHULZ VON ThuN, Miteinander reden 1-3, Reinbek bei Hamburg 1981.
135
1 36
Sull'utilizzazione degli altri modelli presentati sarebbe necessaria una giusti­
ficazione teoretica più ampia, che non possiamo fornire in questa sede.

158
Raccontare la vicenda in una versione alternativa. Se in quel pun­
to del l'azione uno degli attori si fosse comportato i n modo diver­
so, il racconto sarebbe continuato in questo modo . . .
b) Inventario dei motivi.
Sta b i l i re con l'ai uto della struttu ra dei motivi elaborata da G.
Theissen quali fra i motivi i ntrodotti ricorrono nel racconto da
anal izzare.

3. Applicazione di griglie agli attori


Solo l'applicazione delle griglie a u n testo concreto può ind ica re
se e in che misura le griglie sono adatte per l'analisi.
a) I l modello deg l i atta nti secondo Greimas.
E lenca re le persone che agiscono e ord i n a re la lista i n base agli
attori che sono u n iti o i n oppos izione fra l oro.
Con l'ai uto del testo, cercare di rispondere a q ueste domande:
Chi cerca che cosa? Chi dà qualcosa a chi? Chi coopera/vuole osta­
cola re?
Nel caso sia possi bile rispondere a q ueste domande (cosa che non
sempre si verifica in ogni testo), com pilare la griglia d i G reimas.

mittente oggetto ricevente

i
collaboratore -------. soggetto oppositore

Fig. 20: cf. Fig. 1 6 (p. 1 54).

b) Modello dell'i nteraz ione.


Ind ividuare q u a l i forme d i i nflusso si racconta no nel testo attra­
verso azioni e atti l i n g u istici.
I l l ustrare le relazioni fra le persone che agiscono con l'ai uto delle
domande: come si com porta a verso b, b verso a, ecc.

5 . 3 . 3 . Esempio: Mc 1 0 ,46-52: racconto di miracolo


come storia di fede137

L' analisi narrativa deve essere preceduta dall'analisi lingui­


stico-stilistica e semantica. Riguardo a questi due aspetti ci limi­
tiamo solo ad alcune importanti osservazioni sul testo.

1 37 A. STOCK, Umgang mit theologischen Texten. Methoden, Analysen, Vorschliige,


Einsiedeln 1974, 85-93.

159
Quanto all' analisi linguistico-stilistica, tutte le frasi sono
accostate fra loro in forma paratattica con Ka( ; solo i vv. 48 e 50
sono collegati con 8É . Tutti i verbi sono declinati in forme finite,
tranne alcuni pochi participi (vv. 46.47.49 due volte e 50 due
volte) . Nel racconto, Marco passa due volte al presente storico:
nell'introduzione al v. 46 e nella descrizione del grido della folla
al v. 49. L'imperfetto, usato nei vv. 46.48 (2 volte) e 52, esprime
un comportamento continuo. Nel discorso diretto ai vv. 49b e
52 abbiamo degli asindeti. Sotto l' aspetto semantico si devono
rilevare soprattutto tre gruppi di espressioni come linee di signi­
ficato che percorrono e modellano il testo:

Ve rbi del movi mento: (e opposizione a l movi mento) :

a n dare stare sed uti, ecc.

Verbi del chiamare: (e opposizione):

gridare, chiamare tacere

Parole di salvezza/malattia :

cieco vedere

sa lva re

Le principali opposizioni sono chiaramente formulate all'ini­


zio e alla fine del testo: cieco seduto lungo la strada - vedente
che segue lungo la strada. Dal passaggio da una condizione
all'altra, reso possibile dal grido, risulta chiaramente che cosa
significa «fede» per Marco. Pertanto Mc 10,46-52 descrive un'in­
vocazione che ottiene ciò che chiede.
Dopo la trasformazione del testo in un oggetto omogeneo
da analizzare vengono applicate al testo le varie griglie esposte
nella presentazione dei modelli.
A) La trasformazione del testo. La trasformazione del testo
in un oggetto omogeneo da analizzare non presenta pratica­
mente difficoltà: il collegamento «gridare + discorso diretto
(''Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà ! ")» (Mc 10,47s) deve essere
trasformato in un'espressione che esprima sia la fiducia in Gesù
come Figlio di Davide sia la richiesta di misericordia. Per questo
sembra adatta «la preghiera fiduciosa». Indichiamo sintetica­
mente la trasformazione degli altri collegamenti fra le parole:

160
v. 49 G esù disse : « C h i a matelo ! » fa r porta re

v. 49 chiamano il cieco e d icono : portare


« C oragg i o ! Alzati, ti c h i a m a »

v. 5 1 Gesù d ice: « C he cosa devo i nforma rsi su un desiderio


fa rti ? »

V. 51 dice: « Rabbunì, che i o ved a » rispondere con fiducia, pregare

v. 52 d ice: «Va ' , la tua fede . . . » esa u d i re la rich iesta

La successione delle azioni è cronologica e causale, per cui


non occorre alcun nuovo ordinamento delle azioni per l'analisi.
Ma in questo processo di trasformazione non si prendono in
considerazione molti aspetti del racconto.
B) L 'applicazione di griglie. Mediante l'applicazione delle
griglie, che sono state sviluppate per l' analisi di sequenze di
azioni e di attori, si può descrivere con maggiore precisione la
specificità narrativa di Mc 10,46-52. Nelle singole griglie appaio­
no chiaramente le possibilità e i limiti della loro applicazione?

5.4. A lternative del racconto (secondo Bremond)

Mc 10,46-52 contiene molti punti nodali nei quali il racconto


potrebbe continuare in modo diverso.

1) 2) 3) 4) 5) 6) 7)
seguire
guarigione /
_.....-
essere-chiamato ----- � non-segu .1 re
_.....-
gridare '-..... . .
'-..... non-guang1one
____.-- '-.....
. ____.-- ostacolo '-.....
'-..... non-essere-ch iamato
. ch1amare '-... .. non-gridare
Cieco ____.-- ---- non-ostacolo
1eduto �
non-chiamare

Fig. 2 1 : Alternative del racconto in Mc 1 0,46-52.

Nella figura 21 vengono enumerati i singoli passi dell'azio­


ne. Che tali passi siano anche punti nodali della successione
dell'azione risulta da considerazioni di carattere generale («qui

161
la storia potrebbe continuare in modo diverso») e soprattutto
dalla comparazione con altri racconti, nei quali la linea narrativa
prosegue effettivamente in modo diverso (ad es. Mc 3,1-6; 7,27;
8,1 1 ; 5,19).
l) Situazione iniziale (cieco; seduto): a tale situazione si
contrappongono 6 (= in piedi) e 7 (= andare) come opposizione.
2) Sfruttamento dell'occasione: il cieco grida verso Gesù.
3) Intervengono ostacoli: le persone attorno non vogliono
che il cieco gridi verso Gesù.
4) Superamento dell'ostacolo: il cieco viene chiamato da
Gesù; altrimenti egli si troverebbe di nuovo nella posizione l .
5 ) Reazione all'invocazione: che Gesù muova un'obiezione a
una domanda si trova in Mc 7,27 e quando si pretendono da lui
miracoli eclatanti (Mc 8,1 1s).
6) Guarigione: è la conseguenza immediata della fede che
Gesù scopre nel cieco.
7) Un'alternativa sarebbe che l'uomo diventi missionario
(come in Mc 5 ,19s).
Con questo modello si possono comprendere bene le alter­
native e le decisioni di cui parla il testo: chi sceglie di gridare a
gran voce e di credere ottiene salvezza.

La strutt u ra dei motivi

Anche la considerazione dei vari motivi ricorrenti nel testo,


come esposto nella rassegna che segue,138 permette di individua­
re le fasi dell'azione.

La struttura dei motivi nel racconto di guarigione di Mc


1 0, 46-52
l) Descrizione del luogo e della situazione, con la comparsa
del taumaturgo, dei suoi accompagnatori (i discepoli) e di una
folla (v. 46ab).
2) Comparsa del bisognoso di aiuto (indicato per nome), con
una breve caratterizzazione della necessità (v. 46c) .
3) Grido di aiuto (v. 47).
4) Comando di tacere (della folla; motivo ostacolante) (v.
48ab).

1 38 PESCH - KRATZ, So liest man synoptisch, Il, 79.

162
5) Nuovo grido di aiuto (v. 48cd).
6) Stabilimento del contatto, invio (v. 49ab ).
7) Promessa (v. 49cd) .
8) Preparazione scenica (v. 50) .
9) Esplorazione (v. 5 1 a) .
1 0 ) Richiesta d i guarigione (v. 51b) .
1 1 ) Parola di salvezza: come ordine d i commiato e constata-
zione della fede (v. 52abc) .
12) Constatazione del miracolo (v. 52d) .
13) Dimostrazione (v. 52d) .
Con questo modello si possono descrivere le singole piccole
unità di azione, opposizione e alternative (quindi la struttura
vera e propria), ma esse non emergono con molta chiarezza. Il
risultato dell' analisi è adatto alla comparazione con altri testi
analizzati allo stesso modo.

I l mod e l l o d eg l i atta nti

Le persone che agiscono sono: Gesù, i discepoli, il cieco, la


folla. I rapporti fra le persone che agiscono si possono illustrare
in parte con il modello degli attanti nella figura 22.

Gesù vista --------• cieco

i
fol l a (v. 49)
--------+ Barti meo +------ folla (v. 48)
fede

Fig. 22: Le persone che agiscono i n Mc 1 0,46-52.

Il modello evidenzia le opposizioni fra le persone che agisco­


no e chiarisce la trasformazione della folla da avversaria a colla­
borante. Anche la fede è un aiuto. Il modello non riesce a descri­
vere meglio i fatti interpersonali importanti per questo testo.

Il model l o di i ntera z i o n e

Indichiamo in modo schematico il rapporto fra le persone


che agiscono.

163
C ieco dava nti a Gesù richiesta fiduciosa
seg u i re

Gesù davanti a l cieco chiamare


guarire

« M olti » dava nti al ci eco ostacolare


a i uta re

6. Analisi pragmatica:
il testo come mezzo per un evento relazionale

La pragmatica139 non è un campo autenticamente linguistico.


Perciò è logico che gli impulsi decisivi provengano da ambiti al di
fuori della disciplina, come ad esempio la filosofia, la sociologia
o la psicologia. La pragmatica si occupa, in forma molto gene­
rale, del fatto che le affermazioni delle persone hanno luogo in
situazioni concrete. In genere, esse sono anche rivolte ad altre
persone, per cui testimoniano una convivenza sociale. Per lo più
si trovano nel contesto di altre affermazioni fatte in precedenza
e/o si collegano ad esse . Lo stesso vale anche per i testi come
forma di comunicazione scritta: il lettore deve reagire al testo.140

La prag matica testuale si occupa d e l l a funzione d i n a m ica dei te­


sti . 141 Essa risponde a l l a domanda sul modo i n cui sono org a n i zza­
ti, media nte il testo, l'orienta mento del lettore e di rettive per la
sua azione. 142

Oggetto di studio della pragmatica sono spesso testi d'uso


contemporanei, per i quali il lettore deve disporre di conoscen­
ze extratestuali per poterli leggere con frutto. Passando ora a
considerare il metodo della pragmatica per i testi biblici, dobbia­
mo tenere presente che possediamo solo i testi. Praticamente

1 39
In greco TTpéìy11a = azione.
140WEINRICH, Kommunikation, 1 1-20, in particolare 16.
141T.A. VAN DuK, Textwissenschaft. Eine interdiszipliniire Einfilhrung, Mtinchen
1980, 68.
142 Qui pragmatica viene inteso in un ambito più ristretto rispetto, ad esempio,
a T. BREUER, Einfilhrung in die pragmatische Texttheorie, Miinchen 1974, e H. FRAN­
KEMOLLE, «Kommunikatives Handeln in Gleichnissen Jesu. Historisch-kritische und
pragmatische Exegese. Eine kritische Sichtung>>, in Io., Biblische Handlungsanweis­
ungen. Beispiele pragmatischer Exegese, Mainz 1983.

164
non disponiamo della conoscenza extratestuale o «conoscenza
quotidiana» della comunicazione riguardo al tempo della loro
redazione. Pertanto si può ricavare l'orientamento unicamente
dal testo.143

Bibliografia introduttiva
I ntrod u z i o n i g e n e ra l i a l l a p r a g m atica : J . M EIBAUER, Pragmatik. Eine Einfuhrung,
T u b i n g e n 2006; L. R. HoRN (a c u ra d i ), The Handbook of Pragmatics, Oxford 2004;
A. C RusE, Meaning in Language. An lntroduction to Semantics and Pragmatics,
Oxford 2 004.
Esisto no stu d i n eotesta mentari specifici s u u n orienta m e n to m i rato d e i l etto ri e
deg l i ascoltatori n e l c a m p o d e l l a reto rica ( i n p a rtico l a re r i g u a rd o a l l e l ette re d i
Paolo)144 e s u l l ' u so d e l l a l i n g u a n e l l e parabole d i G es ù . 145

6.1. Il modello testuale dell 'analisi pragmatica

La pragmatica cerca di fornire una risposta alla domanda


sull'uso della lingua. Austin, uno dei maggiori rappresentanti di
questa materia, ha sintetizzato in apertura questo compito nella
domanda: «How to do things with words ? (Come fare cose con
le parole?)».146 La novità della sua teoria sta nel fatto che egli
non si preoccupa prioritariamente della verità di un'affermazio­
ne, ma sottolinea piuttosto che un'affermazione è sempre anche
un'azione (dipendente dal contesto) . Secondo lui, ogni afferma­
zione ha tre dimensioni.
l) Locuzione: l'affermazione deve essere grammaticalmente
corretta e seguire un vocabolario comprensibile. In questo modo
si può provare la sua verità.
2) Illocuzione: l'interlocutore deve comprendere l'inten­
zione dell'affermazione: si tratta di una constatazione, di una
domanda o di un comando?
3) Perlocuzione: effetto dell'atto di parola. Che cosa vole­
va produrre il parlante e che cosa ha prodotto in definitiva

143 Può essere in qualche modo di aiuto la considerazione degli effetti prodotti
dai testi, perché essa mostra quali potenziali significati si nascondono in essi e quali
effetti producono. Anche in questo modo si può comprendere la funzione dinamica
dei testi.
144 Sulla retorica in Paolo cf. specialmente BETZ, Galatians.
145 Cf. specialmente E. ARENS, Kommunikative Handlungen. Die paradigma­
tische Bedeutung der Gleichnisse Jesu fiir eine Handlungstheorie, Dtisseldorf 1982;
FRANKEMOLLE, «Kommunikatives Handeln in Gleichnissen Jesu».
146 J.L. AusnN, Zur Theorie der Sprechakte, Stuttgart 1972 (trad. it. Quando dire
è fare, Torino 21972).

165
nell' ascoltatore? Poiché l'effetto prodotto sull'ascoltatore è
difficilmente valutabile, questa parte può diventare oggetto di
analisi scientifiche solo se sono trasmesse anche le reazioni al
riguardo. È il caso, ad esempio, della Prima lettera ai Corinzi.
Nella Seconda lettera ai Corinzi Paolo affronta, fra l'altro, le
reazioni a questa sua prima lettera da parte dei corinzi.
La teoria testuale pragmatica costruisce una relazione fra
testo e lettore: il testo vorrebbe agire sul lettore per cambiarlo e
in certi casi riesce anche a farlo.

6. 1 . 1 . Funzioni ( sc o pi di utilizzo ) dei testi

L' analisi pragmatica parte dall'osservazione che sia le affer­


mazioni linguistiche sia i testi vanno considerati non solo sotto
l' aspetto del loro rispettivo contenuto di verità, ma anche sotto
l' aspetto della loro intenzione operativa. 147 Secondo il contesto
situazionale in cui avviene un' affermazione o al quale è destina­
to un testo, la stessa affermazione può produrre effetti diversi.
C'è una differenza fra queste espressioni: «Cirillo viene da
Lucerna» , «Cirillo, vieni da Lucerna ! » , «Cirillo viene da Lucer­
na?». Inoltre, una stessa affermazione, a seconda del contesto,
può essere interpretata diversamente dal lettore/ascoltatore.
«Piove» può essere una semplice constatazione o contenere
l'invito a trascorrere un tranquillo pomeriggio davanti alla tele­
visione.

Mod e l l o d e l l e q uattro o recc h i e ( F r i e d e m a n n Sch u l z von T h u n )

Si è spesso tentato d i usare l e conoscenze derivanti dalla


pragmatica per la vita quotidiana, lasciandosi guidare dall'idea
secondo cui l'ascoltatore di un messaggio svolge una funzione
importante. Egli interpreta autonomamente un'affermazione.
Naturalmente considera molte cose ( contesto, ecc. ) , ma fonda­
mentalmente nulla impedisce all' ascoltatore di percepire un'of­
fesa come tale o di interpretarla in modo diverso.

147 Spesso (con terminologia diversa) si distingue fra compimento dell'espres­


sione, contenuto dell'affermazione (proposizione), scopo d'uso (illocuzione) ed
effetto ottenuto (perlocuzione ). Si veda la presentazione sintetica su «Sprechakt»
in W. ULRICH, Worterbuch Linguistische Grundbegriffe, Kiel 31981. L'illocuzione (ad
esempio, una promessa) può in certi casi essere specificata da un cosiddetto verbo
performativo (ad esempio, «ti prometto>>).

166
Schulz von Thun148 ha sviluppato un modello che attribuisce
ad ogni affermazione quattro messaggi. Le quattro parti di una
notizia sono il «lato oggettivo», il «lato dell'autorivelazione»,
il «lato della relazione» e il «lato dell'appello» . Così si può
comprendere la complessità delle affermazioni umane. Il model­
lo è simile al modello proposto nel capitolo «teoria testuale» con
i fattori autore, lettore, testo ( come entità strutturata con un
tema ) , codice, canale e contesto situazionale.
- Livello oggettivo: contiene fatti, realtà, dati, ecc. Il mitten­
te si sforza di trasmettere queste informazioni nel modo
più chiaro, più indiscutibile e più comprensibile possibile .
- Livello dell' autorivelazione: il mittente solleva conscia­
mente o inconsciamente il velo sui suoi motivi, valori,
sentimenti . . .
- Livello della relazione: informa sullo stato della relazione
fra mittente e ricevente: l'uno prova simpatia per l' altro?
Lo ritiene stupido?
- Livello dell' appello: contiene una sollecitazione.

Esempi di questi quattro lati della comunicazione umana sono


offerti nel Nuovo Testamento soprattutto dalle lettere di Paolo:
- Livello oggettivo: descrizione di contenuti.
- Livello dell'autorivelazione: ad esempio, la concitata auto-
presentazione in 2Cor 1 1 .
- Livello della relazione: indirizzo nelle lettere, saluti finali
( particolarmente forti in Rm 16 ) ; Gal 4,20: «Vorrei essere
vicino a voi in questo momento e cambiare il tono della
mia voce» .
- Livello dell'appello: l e molteplici disposizioni per l e comu­
nità, soprattutto nelle sezioni introdotte da «Vi prego, vi
ammonisco>>.
Ma anche un'unica frase di Paolo potrebbe essere stata
compresa in quattro modi dai lettori.
Gal 1 ,6s: «Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha
chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo.
Però non ce n'è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano
e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo» .

148 F. ScHULZ VON ThuN, Miteinander reden 1: Storungen und Kliirungen.


Allgemeine Psychologie der zwischenmenschlichen Kommunikation, Reinbek bei
Hamburg 1981.

167
- A livello oggettivo i galati possono comprendere che Paolo
ritiene che essi si siano allontanati dal vangelo.
- A livello di autorivelazione di Paolo essi comprendono che
egli è molto preoccupato per loro.
- A livello di relazione potrebbero comprendere che in
questo modo essi si sono allontanati dalla relazione con
Paolo, perché hanno stabilito una relazione con coloro che
li conducono fuori strada.
- A livello di appello potrebbero percepire che egli li esorta
a ritornare subito al vero vangelo.

Si può facilmente immaginare che lettori e ascoltatori diversi


abbiano reagito in modo diverso su questi quattro livelli e alle
loro reciproche relazioni.

6 . 1 .2. Mezzi per l'orientamento del lettore

Negli atti di scrittura (e anche atti di parola) bisogna distin­


guere fra istruzione e strategia. Per istruzione si intendono
sia le indicazioni espressamente formulate che il testo forni­
sce al lettore in modo che possa orientarsi nel testo (o nella
situazione) ,149 sia le indicazioni che il testo offre per permettere
al lettore di ordinario correttamente (ad es. «queste cose sono
dette per allegoria» , Gal 4,24).
Per conferire efficacia all'istruzione si ricorre a una strategia
( = retorica) , si usano cioè determinati mezzi per raggiungere lo
scopo, che tuttavia non vengono resi espliciti. Il discorso orale
può essere accompagnato anche da mezzi extralinguistici (gesti,
ad esempio atteggiamenti di supplica, ecc.). Nei testi, invece,
l' autore ha a disposizione solo mezzi linguistici. La scelta di tali
mezzi dipende, fra l'altro, dalla competenza linguistica dell'au­
tore , dalla situazione comunicativa esistente, da forme di corte­
sia, convenzioni, ecc. Un'istruzione può essere formulata come
desiderio, preghiera, domanda.
I mezzi linguistici più evidenti sono le istruzioni formulate
all'imperativo, ad es. «chiudi la finestra ! » . Ma una stessa istru­
zione può essere espressa anche in altro modo: ad es. in formu­
lazioni di contenuto diversificato (proposizioni) ; ad es. sotto
forma di constatazione linguistica: «C'è corrente d'aria» , oppu-

149 Cf. H. WEINRICH, Textgrammatik der franzosischen Sprache, Stuttgart 1982, 213.

168
re: «La finestra è aperta», oppure: «Non vedi che la finestra è
aperta?». Poiché la formulazione linguistica dell'istruzione può
essere molteplice, occorrono spesso informazioni supplementari
per cogliere il significato esatto dell'istruzione. Nelle afferma­
zioni linguistiche è importante anche il contesto: in presenza di
una struttura di autorità, una preghiera può essere ad esempio
un ordine mascherato. Un buon esempio di orientamento del
lettore mediante mezzi linguistici è il Discorso della montagna
di Mt 5-7, nel quale vi sono provocazione , linguaggio iperbolico,
esempi, rimandi ali' esperienza, elenchi.150

6.2. L 'attuazione dell'analisi pragmatica

In molte affermazioni linguistiche moderne si può cogliere


senza grande difficoltà l'intenzione operativa, perché le strut­
ture di comunicazione e di autorità esistenti fra parlante e
ascoltatore, autore e lettore, sono note da informazioni extra­
testuali. Nel caso dei testi biblici invece disponiamo unicamente
del testo. Perciò dobbiamo ricavare dal testo l' atto linguistico
di cui si tratta, l'intento perseguito dall'autore, il modo in cui
usa i mezzi linguistici per indurre il lettore a reagire. Vari indizi
forniti dal testo possono aiutare a riconoscere la forza dinamica
e l'intenzione stimolante di un testo. Il metodo non può essere
applicato in forma meccanica; esso fornisce solo indicazioni
riguardo al modo in cui si possono perseguire le richieste dell'a­
nalisi pragmatica.
6.2. 1 . Si ha un accesso diretto all'orientamento del lettore
quando è lo stesso autore a indicarlo: nei vangeli è il caso, ad
esempio, di Le 1 ,1 -4 e Gv 20,30s. Secondo Gv 20,30s la reazione
al testo che l'autore mira a suscitare nel lettore è la confessione
di Gesù, Messia e Figlio di Dio. Nei testi paolini si esplicita a
volte la specificità dell'atto linguistico; ad esempio: «Vi prego,
vi esorto, vi incoraggio» , come avviene nelle sezioni pareneti­
che delle lettere paoline, nelle quali spesso l' autore cita anche
l' autorità del Signore, sottolineando così il carattere di autorità
della sua esortazione.151

150 Cf. W. EGGER, <<Handlungsorientierte Auslegung der Antithesen Mt 5,21-48>>,


in K. KERTELGE (a cura di), Ethik im Neuen Testament, Freiburg 1984, 135s.
15 1 Così, ad esempio, in 1Cor 7,10-12. Anzitutto, nel v. 10 non parla l'apostolo, ma
il Signore: <<Agli sposati ordino, non io, ma il Signore . . . ». Poi, nel v. 12 non parla più
il Signore, ma l'apostolo: <<Agli altri dico io, non il Signore . . . >>.

169
6.2.2. Si può cogliere l'istruzione (comando) di un testo già a
partire dalla sua forma linguistica, quando l'istruzione è impar­
tita all'imperativo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti . . . » (Fil
2,5); «Non preoccupatevi . . . » (M t 6,25). Si può cogliere bene
l'istruzione anche nelle minacce e nelle ammonizioni, come pure
nell'uso dello schema azione/conseguenza («Chi fa . . . costui . . . »;
«Chi non fa . . . costui . . . )) , M t 7,24-27).
6.2.3. Si può cogliere, inoltre, l'istruzione del testo dai valori
proposti in esso, nonché dal comportamento delle persone, le
cui azioni vengono presentate dall'autore in modo più o meno
esplicito come esemplari. Così Giovanni presenta al lettore
molte figure nelle quali egli può vedere una fede normativa (Gv
4: la samaritana, che giunge alla fede; Gv 9: il cieco guarito - cf.
anche M t 1 0,46-52: la sequela di Bartimeo ) .
6.2.4. U n problema a s é costituisce l'intenzione didattica dei
racconti. I racconti non possono essere certamente considerati
un insegnamento diretto. Le parole che, in un racconto, una
persona rivolge a un' altra non sono indirizzate direttamente
al lettore, e tuttavia spesso l' affermazione deve produrre un
effetto anche sul lettore (ad es. Gv 1 1 ,4.25s) . Ma in questo caso
bisogna sempre distinguere fra ciò che si dice ( = messaggio per
la persona nel racconto) e ciò che si intende ( = messaggio per il
lettore). In questo senso un racconto può offrire al lettore molti
punti nei quali egli può identificarsi con ciò che vi avviene. Così
può anche compiere un secondo passo: riflettere su ciò che ha
letto sullo sfondo della sua esistenza. In alcuni passi della Bibbia
l' autore si rivolge anche direttamente al lettore, al di là delle
persone nominate nel testo.
6.2.5. Un altro procedimento per cogliere l'intenzione opera­
tiva del testo parte dalle azioni linguistiche. In questo caso si
ordinano in categorie gli atti linguistici presenti nel testo biblico,
che sono stati precedentemente determinati. Vari autori hanno
elaborato elenchi di atti linguistici, che sono utilizzabili anche
per la descrizione di testi biblici. Da un elenco di Jtirgen Haber­
mas152 riprendiamo i seguenti gruppi di atti linguistici:
a) constatativi: descrivere, riferire, comunicare, raccontare,
osservare, contraddire;

152 J. HABERMAS, citato da B. SCHLIEBEN-LANGE, Linguistische Pragmatik,


Stuttgart 21979, 48s (trad. it. Linguistica pragmatica, Bologna 1980).

170
b) comunicativi: affermare, assicurare, approvare, negare,
contestare;
c) espressivi: rivelare, svelare , manifestare, ammettere, simu­
lare, sconfessare;
d) regolativi: comandare, invitare, pregare, esigere, esortare,
permettere, consigliare, ammonire , consolare, ecc.

Sintesi delle fasi operative e indicazioni per l'esercitazione


Le domande che seg uono intendono ai uta re a scoprire nel te­
sto ind icazioni riguardo all 'orientamento del lettore perseg u ito
dall'autore.153

1. Processo comunicativo
Di quale processo com u n icativo si tratta? Quali norme di com­
portamento linguistico e sociale vengono presupposte nel testo?

2. Orientamento def lettore


Q u a l i dati espliciti s u l l o scopo del parlare/scrivere si trova no nel
testo?
Quali ind icazioni d i rette e i n d i rette per il pensiero e per l'azione
del lettore si trova no nel testo?
In che misura diventano espl iciti problemi di relazione fra a utore
e lettore?
Quali valori il testo propone al lettore?
In particolare, riguardo a l l 'orientamento del lettore attraverso i
testi na rrativi:
Con q u a l i perso naggi descritti sim patizza i l testo?
In che misura il testo mostra il lettore al quale si rivolge?
Quali poss i b i l ità d i soluzione offre i l testo per determi nati pro­
blemi della com u n ità (o del lettore)?
Con quali persone sim patizza (o si identifica) il lettore?

3. Atti linguistici
Le domande che seg uono sono più indicate per le lettere d i Paolo.
Pe r testi più fortemente na rrativi valgono le domande già ind ica­
te sopra.
Chi parla/scrive e quale cred i b i l ità me rita?
A quali norme di com portamento è sogg etto il gruppo dei desti­
nata ri i nteso?
Quali ind icazioni offre il testo riguardo alla struttu ra di autorità
esistente fra autore e lettori?

1 53 Cf. al riguardo BREUER, EinjUhrung in die pragmatische Texttheorie, 212-220.

171
Ind icare con l'ai uto di una l i sta (ad es. quella di Habermas) alcuni
atti lingu istici che potrebbero servi re per i l testo da anal izza re, ad
esempio <<comandare, consig l i a re, spiega re>>, ecc.
Quali condizioni devono rea lizzarsi perché il relativo atto lingui­
stico abbia effetto?

6.3. Esempi

6.3. 1 . 1 Cor 7: un dialogo variegato con la comunità

l Cor 7154 appartiene ai testi nei quali la relazione fra Paolo


come autore e i membri della comunità di Corinto viene resa
ripetutamente esplicita, e nei quali Paolo stesso parla delle
forme scelte per influenzare i destinatari, nominando gli atti
linguistici (concessione, ordine, preghiera, opinione, consiglio,
ecc. ) che usa. In questo modo si possono determinare meglio
l'intenzione che sottende il testo, nonché l'istruzione e la reazio­
ne attesa da parte dei lettori.

l dest i n ata ri

Paolo distingue con preclSlone fra i destinatari ai quali si


rivolge nelle singole pericopi di 1 Cor 7: dopo l'esposizione sul
pericolo dell'impudicizia (vv. 1-7) si rivolge ai non sposati e ai
vedovi (vv. 8s),155 ai quali consiglia di non sposarsi e risposarsi;
poi si rivolge agli sposati, ripetendo ai cristiani sposati il divieto
del divorzio (vv. lOs), mentre fa una concessione alle coppie
nelle quali uno dei coniugi è pagano (vv. 12-16); in seguito, con
il principio fondamentale «ciascuno là dove Dio lo chiama»156 si
rivolge a «tutti» (vv. 17-24) , poi ai «fratelli» (vv. 25-35), dichia­
randosi a favore della vita celibe, ma ricordando agli sposati il
legame con il partner e ai celibi la legittimità del matrimonio;
infine, si rivolge a gruppi con problemi specifici (vv. 36-40) .

154
W. EGGER, <<Ehe und Jungfraulichkeit. l Kor 7 als Beispiel ethischer Argu­
mentation des Apostels Paulus», in Konferenzblatt (Brixen) 90(1979); N. BAUMERT,
Ehelosigkeit und Ehe im Herrn. Eine neue lnterpretation von l Kor 7 (FzB 47),
Wtirzburg 1984.
155
Secondo BAUMERT, Ehelosigkeit und Ehe im Herrn, 49-52, i vv. 6-9 formano
un'unità.
156
lvi, 99.

172
Atti l i n g u istici e r u o l o d i Pa o l o 1 57

In questa sezione Paolo stesso spiega il peso della sua affer­


mazione, precisando di quali atti linguistici si tratta: nel v. 6
parla di una concessione, che viene contrapposta a un «ordine» ;
nel v. 7 d i u n «volere»; nei vv. 10 e 12 distingue esattamente fra
il comando di Gesù (che riveste una particolare autorità) e una
disciplina introdotta di sua iniziativa per situazioni matrimoniali
difficili. N el v. 17 chiarisce che l'ordine secondo cui ciascuno
deve condurre la sua vita in base alla vocazione che gli è stata
concessa, vale non solo per la comunità di Corinto ma per tutte
le comunità («universalmente valido per i cristiani»). Riguardo
alla questione delle «Vergini» nel v. 25,158 Paolo non conosce
alcun comandamento del Signore. Per motivare la preferenza
per la vita celibe, Paolo indica la sua persona: egli può sostenere
un'«opinione/concezione» come un uomo reso degno di fiducia
da parte dello stesso Signore. Così ora accanto agli atti lingui­
stici «concessione, desiderio, istruzione del Signore, regolamen­
tazione speciale» compare anche l' atto linguistico «concezione,
opinione». Nel v. 26 l'idea che la vita celibe è preferibile viene
qualificata espressamente come opinione. Nel v. 32 si afferma
che il desiderio di Paolo è che gli interpellati non abbiano
preoccupazioni. Nel v. 35 Paolo lascia intendere che il suo invito
a una vita celibe non è una parola valida per ogni cristiano. E
tuttavia sottolinea ripetutamente che la singola persona deve
trovare la misura del giusto comportamento nella «qualità della
sua "chiamata" spirituale e quindi nella propria costituzione
naturale e nelle situazioni particolari in cui si trova».159 Non
vorrebbe mettere in pericolo, ma aiutare. Nel v. 40 Paolo chia­
ma la proposta di vivere senza sposarsi (in questo caso rivolta
alle vedove) una concezione che acquista il proprio peso dalla
sua persona. Dal contesto della lettera il termine «concezione,
opinione» acquista il significato di «consiglio» , perché si tratta
di affermazioni nelle quali Paolo esprime il modo in cui si può
(non: si deve) comportarsi in determinati casi.

1 57 Per la spiegazione dei singoli atti linguistici cf. i commentari ad loc. e soprat­
tutto BAUMERT, Ehelosigkeit und Ehe im Herrn.
158 Secondo BAUMERT, Ehelosigkeit und Ehe im Herrn, 162-164, si tratta di un
gruppo specifico in seno alla comunità.
159 lvi, 338.

173
Mediante queste precisazioni sul carattere vincolante delle
sue parole e la precisazione degli atti linguistici, il testo di l Cor
7 acquista la sua caratterizzazione. Si tratta di un dialogo molto
variegato fra Paolo e la sua comunità. Come Paolo sa distingue­
re fra i destinatari, così sa distinguere fra il diverso peso delle
sue affermazioni. Perciò anche la concezione della preferenza
della vita celibe non lo induce a farne una norma assolutamente
valida o un ordine.

6.3.2. Fm: invito alla fratellanza160

Il contesto situazionale e operativo sul quale vuole incidere


la Lettera a Filemone è una società nella quale la schiavitù è
un dato scontato. Ma in questa società esistono proprietari di
schiavi che sono diventati cristiani ed esistono Chiese domesti­
che cristiane.

Istruzi o n i del testo

Paolo dà le sue istruzioni in parte all'imperativo ( vv. 17s ) : le


relazioni personali esistenti fra Paolo e Filemone devono essere
estese anche a Onesimo. L'istruzione non riguarda l'abolizione
della schiavitù, ma una relazione fraterna sia all'interno dei
rapporti sociali sia davanti al Signore.161 Oltre che attraverso
imperativi, Paolo dà istruzioni anche mediante l'esposizione di
un nuovo sistema di valori che deve valere in questo gruppo.162
Le nuove relazioni e strutture comunicative vengono illustrate
mediante il rinvio alla relazione fra Paolo e Onesimo e il rinvio
a Gesù Cristo. La disposizione per cui Onesimo ora deve essere
un fratello amato non va intesa come una mera affermazione
religiosa nel senso che davanti a Dio tutte le persone sono ugua­
li, ma come istruzione per i cambiamenti sociali. Altri particolari
sulle trasformazioni sociali innescate dal messaggio cristiano si

160Sull'analisi linguistico-sintattica di Fm cf. c. 3, § 4.3.4.


161Il modo più corretto di rendere <<nella carne e nel Signore» è certamente
<<nelle condizioni sociali della vita e nel nuovo ambito di vita dischiuso dalla fede».
Linguisticamente si tratta di un cosiddetto merismo: la totalità viene espressa me­
diante due parti.
162 Sul sistema di valori nelle lettere di Paolo riguardo alla questione della
schiavitù cf. R. GAYER, Die Stellung der Sklaven in den paulinischen Gemeinden.
Zugleich ein sozialgeschichtlich vergleichender Beitrag zur Wertung der Sklaven in
der Antike, Bern 1976.

174
trovano in Gal 3,28, 1 Cor 7,21-24 e 12,13: niente più giudeo e
greco, schiavo e libero, uomo e donna. Mentre la concezione di
Paolo sull'integrazione fra giudei e pagani come superamento
della divisione a favore della comunione a tavola ( Gal 2,11-20 ) e
sul superamento delle differenze fra povero e ricco ( 1 Cor 1 1 , 1 1 -
20 ) come superamento degli abusi sociali è evidente e i l supera­
mento dei ruoli sociali di uomo e donna appare nel ruolo riserva­
to alle donne nelle comunità, ben poco si dice sul cambiamento
sociale in relazione agli schiavi cristiani. Il contesto della Lettera
a Filemone indica che Paolo vede la soluzione del problema
attraverso l'integrazione nella comunità cristiana domestica e
nella comunione personale fra proprietari di schiavi e schiavi.

Le « a z io n i scritte »

Gli atti «scritti» che Paolo pone in questo testo vengono


descritti da lui stesso: si tratta di una preghiera. Paolo rinun­
cia espressamente al ricorso alla sua autorità apostolica ( vv.
8-10 ) : tuttavia può richiamarsi a quell' «autorità» che gli deriva
dal fatto di essere un uomo anziano in prigione per Cristo. La
preghiera è accompagnata da così tanti motivi che il destinatario
di una lettera del genere può difficilmente opporsi.
Di conseguenza, l'atto linguistico si avvicina al tipo preghie­
ra con il rinvio a molte motivazioni convincenti. Questo atto
linguistico/scritto acquista la sua specificità e la sua forza soprat­
tutto dal fatto di essere presentato a una comunità domestica, di
essere quindi in un certo senso pubblico. In questo modo è ancor
più difficile per Filemone non accogliere la preghiera.
Affinché l' atto scritto «preghiera presentata pubblicamente
con menzione dell'opportunità della soddisfazione)) sortisca il
suo effetto, devono verificarsi le condizioni seguenti: desiderio
di Paolo, disponibilità all' ascolto da parte di Filemone, appog­
gio della preghiera da parte della comunità domestica, motivi
convincenti ( basati su relazioni personali o determinati contenu­
ti oggettivi ) per l'opportunità della soddisfazione.
La lettera acquista cogenza ed efficacia soprattutto attraver­
so i rimandi alla comunione «cordiale)) fra Paolo, Filemone e
Onesimo.
La strategia per l'orientamento del lettore adottata nella
lettera ne fa un piccolo capolavoro di orientamento trasparente
del lettore .

175
7. Analisi dei tipi di testo:
forma del testo e situazione della comunità.
Una relazione caratterizzante

Nella linguistica non si sa ancora bene come, e soprattutto in


base a quali criteri, si possono classificare testi di tipo diverso.
Esistono essenzialmente due grandi scuole in materia di clas­
sificazione dei tipi di testo: nella descrizione dei tipi testuali,
l' approccio orientato in senso linguistico-sistematico si basa
soprattutto sulle caratteristiche grammaticali, mentre l'approc­
cio orientato alla comunicazione attribuisce al singolo un sapere
intuitivo in materia di tipi testuali, che si sviluppa attraverso la
comunicazione quotidiana. In base a questa teoria, abbiamo nei
partecipanti alla conversazione, riguardo alla relazione con i
testi, competenze e intuizioni analoghe a quelle della relazione
con le frasi. Ne consegue che noi prendiamo automaticamente
- spesso anche intuitivamente - le determinazioni riguardo ai
tipi testuali nella vita quotidiana. Ognuno dispone di un sapere
su determinate costruzioni di modelli testuali e strutture testua­
li.163 Sembra che nella vita quotidiana noi distinguiamo senza
difficoltà una molteplicità di tipi testuali diversi. Nella stragran­
de maggioranza dei casi, possiamo già dopo alcune frasi stabilire
se abbiamo a che fare con istruzioni per l'uso, una sentenza
giudiziaria, una poesia o un modulo amministrativo.

Per tipi testua l i si i ntendono gruppi d i testi che hanno i n com une
determ i n ate ca ratteristiche.164

Nella linguistica gruppi di testi con caratteristiche comuni


vengono detti «tipi testuali». Nella scienza letteraria i relativi
problemi vengono trattati sotto la voce «generi», nell'esegesi
storico-critica vengono trattati sotto le voci «forme e generi»,
«storia delle forme e storia della tradizione». Esiste una diffe­
renza fra la classificazione testuale della linguistica e i generi

163 A. LINKE - M. NussBAUMER - P.R. PoRTMANN, Studienbuch Linguistik, Ttibin­


gen 52004, 248.
164 STAMMERJOHANN, Worterbuch, 496, definisce i tipi testuali in questo modo:
<<Insiemi parziali di testo che per determinate caratteristiche rilevanti comuni si
possono descrivere e delimitare rispetto ad altri insiemi parziali». Cf. FOHRER et al.,
Exegese des Alten Testaments, 84: «A prescindere dalla caratteristica individuale del­
le unità, mediante un processo di astrazione si determinano i segni strutturali tipici
loro comuni e si descrivono come contrassegni di un genere letterario>>.

176
letterari della scienza della letteratura. La linguistica è una
disciplina relativamente giovane, che colloca le sue distinzioni
fin dall'inizio su una base scientifica. La discussione sui generi
letterari in seno alle scienze della letteratura trae origine dalle
poetiche, come vennero concepite ad esempio da Aristotele .
Egli distingue fra epica, lirica e drammatica. In queste poetiche
gli autori possono informarsi su come deve essere configurato
un testo che deve appartenere al genere lirica. Ma per lui queste
informazioni hanno un interesse piuttosto scarso, perché può
anche orientarsi direttamente alle produzioni correnti. Spesso
la letteratura si distingue proprio per le infrazioni della regola.
Per semplicità noi non distinguiamo fra genere e tipo testuale, e
usiamo l'espressione «tipi testuali».165
Nell'analisi dei tipi testuali si tratta di classificare i testi
presenti nel Nuovo Testamento e riunirli in gruppi di testi strut­
turati in modo simile, determinare la loro specificità e compren­
dere l'ambiente sociale e gli ambiti di interazione nei quali i tipi
testuali sono inseriti.166
I tipi testuali vengono trattati anzitutto sotto il profilo sincro­
nico. 167 Poiché spesso nella storia delle forme tradizionale non si
distingue esattamente fra «forma>> e «genere», 168 nelle pagine che

165 Sull'equiparazione fra tipi testuali e generi letterari cf. W. LocKEMANN,


<<Textsorten versus Gattungen oder: 1st das Ende der Kunstwissenschaft unver­
meidlich?», in GRM 55 ( NF 24 ) , 284-304. Che si tratti degli stessi problemi, emerge
anche dalla discussione sui tipi testuali in K. HEMPFER, Gattungstheorie. lnformation
und Synthese, Miinchen 1973, c. 4; cf. anche gli elenchi in K. BERGER, «Hellenistische
Gattungen im Neuen Testament», in ANRW 11.25.2, Berlin-New York 1984, 1031-
1432 e Reg. 1831-1885.
166 G. LOHFINK, Ora capisco la Bibbia, Bologna 1977, 27, descrive con altre pa­
role ( e con una terminologia diversa, per cui «critica delle forme>> intende qualcosa
di analogo ad «analisi dei tipi testuali>> ) la stessa questione: «La critica delle forme
non è altro che la ricerca per individuare e descrivere le forme fisse presenti nel lin­
guaggio quotidiano o nella letteratura, nelle manifestazioni orali o scritte dell'uomo
per determinare la loro intenzione e l'ambiente culturale in cui si manifestano>>.
Comunque, come sottolineano giustamente STRECKER - ScHNELLE, Einfilhrung in
die neutestamentliche Exegese, 70, nell'ordinamento di testi e generi letterari non si
devono trascurare gli elementi atipici del genere, che mostrano la peculiarità di un
singolo brano.
1 67 In vari manuali di metodologia non si distingue in modo esatto; così i ge­
neri letterari in H. ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre. Darstellung
der historisch-kritischen Methode, Stuttgart 71982, c. 3, sono trattati sotto il titolo
«Metodo della storia delle forme>>, e in STRECKER - ScHNELLE, Einfilhrung in die
neutestamentliche Exegese, 67, sotto il titolo «Storia delle forme>>.
1 68 ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre, 133, intende per «genere
letterario>> la forma estesa, per «forma>> l'unità più piccola fissata oralmente o per

177
seguono intendiamo per «forma» la forma individuale del singo­
lo testo e per «tipi testuali» la comunanza esistente fra più testi.

Bibliografia introduttiva
Autori che si occ u p a n o d e i t i p i testua l i : K. BRINKER, Linguistische Textana!yse.
fine finfuhrung in Grundbegriffe und Methoden, Berl i n 2005 (cons i g l i a b i l e
c o m e p r i m o a p p roccio); H . VATER, Einfuhrung i n die Textlinguistik. Struktur und
Verstehen von Texten, M O nchen 200 1 ; E. C osERIU, Textlinguistik. fine Einfuhrung,
a c u ra di J . A LBRE C HT , TO b i n g e n 1 994; R. ZvMNER, Gattungstheorie. Probleme und
Positionen der Literaturwissenschaft, Paderborn 2003; A. HoRN, Theorie der liter­
arischen Gattungen. Ein Handbuch fur Studierende der Literaturwissenschaft,
WOrz b u rg 1 998 (cons i g l i a b i l e come p r i m o a p p roccio); E. GoucH - W. RAIBLE (a
c u ra d i ) , Textsorten. Differenzierungskriterien aus linguistischer Sicht, Wiesbaden
2 1 97 5 ; R. DE B EAUGRANDE - W. U . DRESSLER, Einfuhrung in die Textlinguistik, TO b i n g e n
1 98 1 . D e l l e q u esti o n i relative a l l a teo ria d e i generi l ette rari b i b l i ci tratta no K.
BERGER, Formen und Gattungen im Neuen Testament, TO b i n g e n 2005; F. LENTZEN­
DEIS, « M et h o d i sc h e O be r l e g u n g e n z u r Besti m m u n g l itera rischer G attu ngen i m
N e u e n Testa ment » , i n Bib 62 ( 1 98 1 ) , 1 -2 0 . 169

7.1. Il modello testuale:


tratti che caratterizzano la forma
fra tipi testuali e azioni ricorrenti
della vita della comunità

In base al modello interpretativo qui proposto, presentiamo


anche i tipi testuali nell' ambito di una relazione con determinate
situazioni ricorrenti. Già la riflessione storica tradizionale ha
sottolineato l'influenza generale esercitata sul locutore/scrittore
e sulle sue convinzioni teologiche dalla rispettiva situazione e
gruppo di comunicazione.170
Come in ogni comunità linguistica, anche nella Chiesa delle
origini situazioni spesso ricorrenti hanno favorito la nascita di
modelli linguistici fissi. Determinate situazioni richiedevano una

iscritto, per cui colloca sotto i «generi letterari>> i vangeli, gli Atti, le lettere e l' Apo­
calisse, e sotto <<forme>> la tradizione della Parola e la tradizione della storia.
169 Ulteriore bibliografia. Contributi esegetici: FoHRER et al., Exegese des Al­
ten Testaments, § 7; D. HELLHOLM, Das Visionenbuch des Hermas als Apokalypse.
Formgeschichtliche und texttheoretische Studien zu einer literarischen Gattung, 1:
Methodologische Voriiberlegungen und makrostrukturelle Textanalyse ( CBib NT
13.1), Lund 1980, 72-152; G. ScHELBERT, <<Wo steht die Formgeschichte? Methoden
der Evangelien-Exegese>>, in ThBer 13(1985), 1 1-39.
17° Cf. H. FRANKEMOLLE, <<Sozialethik im Neuen Testament. Neuere Forschungs­
tendenzen, offene Fragen und hermeneutische Anmerkungen>>, in ThBer 14(1985),
65. BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 134, invita a una certa cautela nei con­
fronti delle classificazioni sociologiche.

178
forma linguistica in grado di esprimerle: così nella discussione
con il giudaismo determinate forme di argomentazione si dimo­
strarono adeguate e divennero «forme» fisse.
I testi neotestamentari si possono classificare e riunire in
gruppi in base alla somiglianza non solo di contenuto, ma anche
di forma linguistica, intenzione operativa e ambiente sociale
dal quale scaturiscono, per cui per una descrizione precisa si
dovranno considerare non solo gli aspetti interni al testo, ma,
secondo l'approccio della teoria della comunicazione, anche i
punti di vista esterni ad esso, legati alla situazione comunicativa.
La somiglianza tipica di testi appartenenti a uno stesso tipo
testuale in base a caratteristiche comuni deve esistere a livello
linguistico-sintattico, semantico-contenutistico e pragmatico del
testo. I testi di un unico tipo testuale sono inseriti in un ambien­
te di vita (Sitz im Leben) simile.
I testi appartengono a uno stesso tipo testuale quando sono
simili sotto i seguenti punti di vista:171
l. Criteri interni al testo:
1 . 1 Legati alla superficie del testo
1 . 1 . 1 . Livello fonetico o grafico: segnali che mostrano che
un testo appartiene a un determinato tipo testuale: ad esempio,
bollettino sul traffico, notizie, manoscritto, scrittura al compu­
ter, ecc.
1 . 1 .2. Scelta delle parole: determinate parole chiave: «triste
dovere» = annuncio di morte; «grazie e pace» = lettera di Paolo.
1 . 1 .3. Modalità e frequenza del modello di costruzione della
frase: costruzioni nominali e participiali (ad esempio, nelle
comunicazione ufficiali) .
1 .2. Legati alla struttura del testo
1 .2.1. Collegamento tematico e svolgimento tematico: rispet­
tive aspettative da parte dei lettori/ascoltatori nei riguardi dei tipi
testuali (ad esempio, notizie o commento di una partita di calcio).

171
Si vedano gli elenchi al riguardo. Citiamo a titolo esemplificativo l'elenco
proposto da ZIMMERMAN, Neutestamentliche Methodenlehre, c. 3, III B: l. I vari generi
letterari degli scritti neotestamentari: vangeli, Atti degli apostoli, lettere e Apoca­
lisse. 2. Le «forme» comprendono: a) i vangeli: l) la tradizione della parola: parole
profetiche, parole sapienziali, parole legislative, parabole, parole in io, parole relative
alla sequela, composizioni di parole; 2) la tradizione della storia: paradigmi, dispute,
racconti di miracoli, narrazioni storiche, storia della passione, composizione di rac­
conti; b) le lettere: l) materiale liturgico della tradizione: inni, confessioni, testi euca­
ristici; 2) patrimonio parenetico della tradizione: catalogo di virtù e vizi, precetti per
la famiglia, cataloghi dei doveri; 3) le formule: omologia, formula di fede, dossologia.

179
1 .2.2. Tema: lettera, vangelo, Atti degli apostoli, ecc. ( temi
diversi, come risulta fra l' altro già dal titolo ) .
1 .2.3. Modello nella struttura testuale: la struttura dell 'ar­
ticolazione o della costruzione corrisponde al relativo tipo
testuale.
2. Criteri esterni al testo:
2. 1 . Funzione del testo: funzione di informazione, appello,
contatto o dichiarazione.
2.2. Canale di trasmissione: giornale, lettera, libro, sito
internet.
2.3. Costellazione del testo:
- conoscenze previe dei partner della comunicazione;
- grado di conoscenza dei partner della comunicazione;
- condizione sociale dei partner della comunicazione;
- carattere pubblico della situazione;
- tempo, luogo, condizioni attuali;
- ecc.

Inoltre, i testi appartengono allo stesso tipo testuale quando


si verificano queste condizioni:
- presentano una struttura linguistico-sintattica simile:
questo può riguardare elementi linguistici simili, ad esem­
pio «chi di voi . . . » e un'analoga disposizione degli elementi
e costruzione;
- hanno una struttura semantica e narrativa simile, ad esem­
pio racconti di guarigione o di esorcismo;
- perseguono uno scopo operativo analogo; 1 72
- presentano un analogo ambiente di vita (Sitz im Leben),
ossia provengono da un ambiente sociale simile, quindi da
un'analoga situazione di comunicazione, azione e vita, e la
riflettono.

Attraverso il loro scopo operativo i testi contribuiscono al


consolidamento o al cambiamento di questo ambiente. I testi

172 K. BERGER, Formgeschichte des Neuen Testaments, Heidelberg 1984, 18s, sud­
divide i generi letterari in base alle funzioni dei testi: <<resti symbouleutici: mirano a
indurre l'uditore a fare o tralasciare qualcosa; testi epideiktici: mirano a provocare
stupore o ripugnanza nel lettore, stimolando così a livello premorale la sua sensi­
bilità per i valori; testi dikanici: mirano a far prendere, o a suggerire, al lettore una
decisione su una questione controversa>>.

180
possono diventare efficaci in una serie di situazioni tipiche.
Queste ultime possono essere, ad esempio:
- missione;
- controversie con altri gruppi giudaici e distacco dal giudai-
smo;
- situazione di minoranza;
- messa in discussione della comunione fra giudei e pagani;
- necessità di organizzare e salvaguardare l'unità all'interno
del gruppo;
- gruppi cristiani concorrenziali;
- lo scandalo dell'ignominiosa morte in croce di Gesù;
- ripresa della struttura della situazione della diaspora
giudaica;
- problemi con i carismatici itineranti;
- comportamento nei riguardi dell'opinione pubblica pagana;
- cena eucaristica;
- battesimo;
- iniziazione dei neofiti, ecc. 173

7.2. L 'effettuazione della determinazione dei tipi testuali

Tutti i procedimenti tradizionali per la determinazione dei


tipi testuali consistono (in definitiva) nell'individuare in un grup­
po di testi elementi che sono comuni a tutti i testi del gruppo. 174
La determinazione dei tipi testuali si serve della comparazio­
ne fra testi simili. Questa comparazione richiede anzitutto l'ana­
lisi sotto il profilo sintattico-stilistico, semantico (contenutistico)
ed eventualmente narrativo e pragmatico dei singoli testi che
poi vengono comparati. 175 Una volta stabilite le relative caratte­
ristiche dei singoli testi, si possono stabilire mediante la compa­
razione dei testi scelti gli elementi comuni a tutti i testi. Poi gli
aspetti comuni che sono stati stabiliti fra i testi costituiscono i
contrassegni caratteristici per i tipi testuali in questione. Per la
determinazione del tipo testuale si procede quindi alla somma

173 L'elenco è ripreso con leggere modifiche da BERGER, Exegese des Neuen
Testaments, 113s.
174 Cf. HEMPFER, Gattungstheorie, 136s.
175 W. RICHTER, Exegese als Literaturwissenschaft. Entwurf einer alttestamentli­
chen Literaturtheorie und Methodologie, Gottingen 1971, 138; FoHRER et al., Exegese
des Alten Testaments, 86.

181
delle osservazioni dell'analisi linguistico-sintattica, semantica,
narrativa e pragmatica dei singoli testi.
Spesso una determinazione propria del tipo testuale richiede
ampie ricerche che non possono rientrare nel quadro di un'at­
tività pre-seminariale. Perciò per determinare i tipi testuali, se
non vi sono particolari indicazioni in senso contrario, è preferibi­
le attenersi agli elenchi di tipi testuali e generi letterari elaborati
dagli studiosi.176 Per ridurre il lavoro, normalmente per il prin­
cipiante è più facile percorrere un'altra strada per la determina­
zione dei tipi testuali: dopo l'analisi della struttura linguistico­
sintattica, semantica (eventualmente narrativa) e pragmatica,
cercare di assegnare il testo a uno dei tipi testuali che sono stati
stabiliti dagli studiosi.177 Ovviamente in un' assegnazione del
genere si corre il rischio di trascurare determinate caratteristi­
che del testo a favore di una rapida classificazione. Infatti, nella
determinazione dei generi il fatto di attenersi a rigidi criteri di
classificazione può causare un fraintendimento del testo.

Sintesi delle fasi operative e indicazioni per l'esercitazione


Per determ i n a re a quale tipo testuale appartiene un testo biso­
gna fare i seguenti passi.
1) Cercare u n testo simile a quello da anal izzare. Il modo più
semplice per trovare qu esti testi è quello d i considerare la so­
m i g l ianza di conten uto, ad esempio racconti di m i racoli (spe­
cial mente racconti di guarigione e di esorcismo) o racconti d i
vocazione ( M c 1 , 1 6-20 par.). Ind icazioni sulla som i g l i a nza dei
testi sono date dai rimandi a passi para l l e l i nelle edizioni del­
la Bibbia e soprattutto dai commentari sui singoli scritti del
Nuovo Testa mento.
2) Sta b i l i re, an zitutto sul piano linguistico-si ntattico e sema nti co,
g l i elementi com u n i fra i testi s i m i l i . Questi elementi com u n i
possono riferirsi a l l e form ule di i ntrod uzione e concl usione,
alla successione deg l i elementi, alle persone che agiscono, ecc.
Stendere una l i sta di elementi com u n i fra i testi s i m i l i .
3) Estendere poi la comparazione (ancora s u l p i a n o linguistico­
si ntattico, semantico e na rrativo) ad altri testi analog h i . Da
q uesta comparazione si ricava lo schema specifico per il tipo
testu ale in questi one.

176 FoHRER et al., Exegese des Alten Testaments, 92s; diversamente S. ISENBERG,
<<I'exttypen als Interaktionstypen», in Zeitschrift filr Germanistik 5 ( 1984 ) , 265s.
177 lvi, 92.

182
4) Indica re la funzione pragmatica propria di questo tipo testuale.
Possono risu ltare uti l i q ueste domande: <<Chi parla? Chi sono
gli ascoltatori? Qual è l'atmosfera che caratterizza le situazio­
ni? Quale effetto si perseg ue?,,ys
5) Indica re il Sitz im Leben, ossia l'ambiente soci ale dal quale è
scatu rito il testo e la situazione in cui i l testo è stato uti l i zzato
e sulla quale deve infl u i re. Le domande che seg uono atti ra n o
l'attenzione sul Sitz im Leben: ((Quali istituzioni menzionate
nel testo hanno g iocato un ruolo nella Chiesa delle orig i n i ?
Q u a l i situazioni d i vita d e l l a com u n ità presuppone u n testo del
genere?,,.

7.3. Esempio:
i sommari dell'attività di Gesù nel Vangelo di Marco 179

Nel suo Vangelo Marco offre in vari punti brevi riassunti


dell'attività di Gesù. Questi testi narrativi riassuntivi, che gene­
ralizzano determinati tratti dell'attività di Gesù, evidenziandoli
come caratteristici, vengono detti, a partire da K.L. Schmidt,
«sommarh>.180 Questi sommari si trovano in 1 ,14s; 1 ,21s; 1 ,32-
34; 1 ,39; 1 ,45; 2,ls; 2,13; 3,7-12; 4,1s; 6,6b; 6,30-34; 6,53-56; 10,1.
Questi testi rinviano con il loro carattere sintetico e generaliz­
zante a un ambito di attività di Gesù temporalmente e geografi­
camente più ampio di quello che possono rappresentare singoli
racconti. Attraverso una serie di peculiarità, essi emergono
come un gruppo di testi di un tipo particolare dalle singole
pericopF81 e dalle notizie sull'itinerario:182 da un lato mancano
della specificità delle singole pericopi, dall'altro si distinguono
dalle semplici introduzioni o epiloghi dei racconti sia per la loro
forma elaborata e conclusa sia per il contenuto comprensibile in
sé e per sé.

178 lvi, 94, introduce queste domande per comprendere il Sitz im Leben; esse
sono adatte anche per comprendere la funzione pragmatica.
179 Sotto l'aspetto dei tipi testuali vengono trattati anche gli esempi parziali
sulla critica della tradizione del capitolo 4 § 4.3.3.
180 Per i dettagli, cf. al riguardo W. EGGER, «Frohbotschaft. Grundlegende Beo­
bachtungen zu den Sammelberichten>>, in K.L. SCHMIDT, Der Rahmen der Geschichte
Jesu, Darmstadt 1964.
18 1 Una pericope è un insieme più lungo di versetti. Una singola pericope, in
questo contesto, indica i singoli racconti nel vangelo in opposizione alle informazioni
compendiate nei sommari.
182 Con l'espressione si intendono gli appunti di viaggio di un'importante perso­
nalità. Essi mostrano quali luoghi sono stati importanti per essa.

183
Pecu l i a rità l i n g u istico-si ntattica

Si ottiene la generalizzazione anzitutto con mezzi linguistico­


sintattici: 183 ricorrono spesso i termini mivTE S' , mL\L v , noÀÀ.ol .
Il verbo è spesso all'imperfetto, ossia nella forma che esprime
ripetizione e azione continuata. Sul piano stilistico lo sforzo
di presentare sintesi inclusive fa sì che i sommari risultino più
pesanti rispetto ai singoli racconti, perché in essi le affermazioni
si accumulano.
Riguardo alla costruzione184 ogni sommario contiene normal­
mente, come mostra la rassegna sottostante, tre elementi: un'in­
dicazione sull' arrivo di Gesù in un luogo esattamente nominato;
la presentazione della folla che si raccoglie attorno a Gesù; la
descrizione dell' attività di Gesù .
Questi tre elementi ricorrono di solito anche nello stesso
ordine. Alle tre parti corrisponde anche un uso specifico del
tempo dei verbi: nell'informazione sull'arrivo di Gesù gene­
ralmente l' aoristo (o il presente storico: Mc 1 ,21; 10,1); per il
comportamento della folla vari tempi (presente, aoristo, imper­
fetto, constructio periphrastica185) ; per l'attività di Gesù l'imper­
fetto (o un participio equivalente all'imperfetto) .

a. Si riportano solo i tempi dei predicati verbali delle prin­


cipali: P(resente ), I(mperfetto ), A( oristo ), Part(icipio ).
b. Come risulta dall'analisi del singolo passo, corrisponde a
un imperfetto.
c. Sono presenti i tre elementi del sommario, ma in ordine
diverso: meraviglia della folla come conclusione corale.
d. Per il contesto narrativo, l'indicazione di luogo è la stessa
di Mc 1 ,2 1 .
e. Altro ordine del racconto: radunarsi del popolo come
conclusione corale.
f. Mc 6,30s è insieme introduzione al ritiro di Gesù e
passaggio dall'attività dei discepoli (Mc 6,7-13) alla peri­
cape della moltiplicazione dei pani, Anche in 6,30s si
menziona la folla.

183 Cf. EGGER, Frohbotschaft und Lehre, ls.


184 lvi, 27-31.
185 Costruzione di una forma verbale con verbi ausiliari, perché non è disponi­
bile alcuna forma verbale propria.

184
-n
versetto venuta di Gesù di l uogo tempo• comportamento tempo azione di Gesù tempo
..p·
I'.J su indicazione del popolo
� di tempo
VI
....,
::r
t1l - -
3 1 . 1 4s dopo che Gali lea A Pa rtb
- -
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Cl 1 ,2 1 sabato Cafarnao p l UO"XELV 1
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t1l 1 ,32-34 a l l a serra «alla porta »d portare l Bepaneuetv, èxpétHetv AA
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Cl 1 ,39 tutta la Galilea A Pa rtb
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1 ,45e (a nnunciare) A E1I Epfl f.!Ol<; T01IOL<; flV l
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!!.. 2, 1 s di nuovo Cafa rnao A radunarsi A ÀOÀELV TÒV À6yov l
Cii" dopo giorni
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.., 2, 1 3 d i nuovo mare A ven i re l 8t6étO"XELV l
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3,7- 1 2 mare A seg �ire A El1IEV A
c: ve m re A È1IETlflO l
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Cl chiamare (demoni) l
a.. - -
!!! . 4, 1 5 mare radunarsi P 2 p�aTO 8tOétO"XELV A
"' sta re sulla riva l t8étO"XELV l
o
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3 6,6b vi l laggi l 8t6étO"XELV Partb
3 6,30s1 (discepoli) PA ÀÉ ELV p
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�- sul lago)
- G iudea p convenire p 8u5étO"KELV
1 0, 1
-
,_.
00
Ul
Pec u l i a rità sema ntica

Sotto l'aspetto contenutistico-semantico, 1 86 i sommari presen­


tano una generalizzazione dell'attività di Gesù. Le somiglianze
fra i sommari, a livello di contenuto (e relativo vocabolario),
sono molto forti: si annuncia la presenza di Gesù in un luogo;
ogni volta si parla della sua venuta, con l'uso di È À8Et v (1 ,14.39);
E L CJEÀ8Et V ( 1 ,2 1 ; 1 ,45 ; 2,1), E L CJ1TOpEUECJ8aL ( 1 ,21); È h À8Et V
(2,13; 6,54) . Per descrivere l' arrivo della folla si usano verbi di
movimento e si presenta Gesù come meta del movimento delle
folle: Tipòs mhov (2,13; 3,8; 4,1; 6,30; 10,1). Secondo il tipo di
attività di Gesù che viene descritta, i sommari si possono riunire
in questi gruppi: sommari sulle guarigioni (Mc 1 ,32-34; 6,53-56) ;
sommari sulla predicazione ( 1 ,14s; 1 ,39); sommari sull'insegna­
mento ( 1 ,21s; 2,1s; 2,13; 4,1s; 6,6b; 6,30-34; 10,1 ); affermazioni
generalizzate sul nascondimento di Gesù ( 1 ,45 ; 3,7-12).

F u n z i o n e pra g m atica

I sommari acquistano la loro funzione pragmatica solo all'in­


terno del contesto generale.l87 Anzitutto, servono per prolungare
la dinamica dell'azione: i sommari di Mc 1 ,14s.21s.39.45 descri­
vono la rapida diffusione del vangelo; quelli di Mc 3,7-12 e 4,ls
mostrano la dialettica rivelazione-nascondimento che percorre il
vangelo. I sommari sull'insegnamento mirano a non far dimenti­
care al lettore un aspetto permanente dell' attività di Gesù.
Per l'evangelista i sommari sono uno strumento importante
per strutturare la sua opera. Ciò vale soprattutto per i sommari
di Mc 1 , 14s; 3,7-12 e i due sommari di Mc 6,6b e 6,30-34. La
strutturazione è data soprattutto dal fatto che questi sommari
creano dei passaggi fra i blocchi di contenuti. Sono al tempo
stesso uno sguardo indietro sul passato e uno sguardo avanti
sul seguito. Essi danno all'autore (e al lettore) la possibilità di
riflettere: Marco (e con lui ovviamente anche il lettore) recupera
una visione d'insieme su tutta l'azione.188
La principale funzione pragmatica dei sommari consiste nel
fatto di presentare al lettore, attraverso la loro ripetizione e

1 86 Cf. EGGER, Frohbotschaft und Lehre, 27-31.


1 87 lvi, 162s.
1 88 Comunque questo non vale allo stesso modo per tutti i sommari: cf. ib.

186
la ripetizione delle loro parole chiave KT) pU<J<JE LV e ÙLOUKE L V ,
l'interpretazione ultima e complessiva dell' attività d i Gesù:189
L'attività di Gesù è lieto annuncio e insegnamento. E il lettore
deve accogliere il vangelo come lieto annuncio e insegnamento.

A m b i ente d i vita (Sitz im Leben)

C.H. Dodd aveva ipotizzato che i sommari del Vangelo di


Marco fossero un abbozzo tradizionale della vita e dell' attività
di Gesù. Questo abbozzo avrebbe avuto una funzione keryg­
matica190 e un corrispondente Sitz im Leben. 191 Ma i sommari
sono essenzialmente (come mostra l'analisi a livello della storia
della redazione) costruzioni redazionali. 192 Sono ancorati al
vangelo nel suo complesso e non al contesto comunicativo della
comunità delle origini. Bisogna vedere l' ambiente sociale, il Sitz
im Leben dei sommari in relazione a tutto il vangelo. Vanno
collocati in quella situazione di comunicazione e di vita nella
quale il vangelo nel suo complesso rivolge il suo messaggio. Per
l'evangelista si tratta di collegare la tradizione di Gesù con il
messaggio della morte e della risurrezione. Perciò l'ambito di
interazione e il Sitz im Leben del vangelo sono una comunità
nella quale si approfondisce la tradizione di Gesù alla luce del
kerygma della morte e della risurrezione. Marco contribuisce
a questo processo con un approfondimento <<kerygmatico>> e
«didattiCO>>.

189
lvi, 165-167. Sul complesso tematico dell'insegnamento in Mc cf. anche
DscHULNIGG, Sprache, Redaktion und Intention, 359ss.
1 90 «Kerygmatico>> è un termine tecnico e significa «annunciante, predicante>>
191
C.H. Dooo, <<The Framework of the Gospel Narrative>>, in Exp T 43{1932),
396-400. Su Dodd e sulla discussione della sua tesi cf. EGGER, Frohbotschaft und
Lehre, 13-17.
192 Cf. EGGER, Frohbotschaft und Lehre, passim; dalla tradizione provengono i
sommari di miracoli di Mc 1 ,32-34 e 6,53-56. Su Mc 3,7-12 cf. il capitolo 4 § 5.3.

187
Capitolo 4
LETTURA SOTTO L'ASPETTO
DIACRONICO:
LE RELAZIONI FRA UN TESTO
E LE SUE FORME PRECEDENTI

I procedimenti di analisi sincronici aprono la strada al


significato del testo indicando le strutture presenti in esso; il
procedimento dell'analisi diacronica invece apre la strada al
testo illustrandone la storia antecedente della sua redazione
definitiva. I metodi sincronici mostrano le relazioni fra i singoli
elementi del testo, quelli diacronici ricostruiscono le relazioni di
un testo nelle sue fasi scritte o orali precedenti. Dalla considera­
zione delle relazioni ricche di tensioni fra i fenomeni testuali e le
fonti del testo scaturisce una comprensione più profonda dello
stesso,1 inevitabile per chi pensa in categorie storiche. Inoltre,
la visione della storia della formazione dei testi neotestamentari
permette di gettare uno sguardo sulla vita di fede delle prime
comunità cristiane e sui loro sforzi di interpretare il significato
della buona novella in situazioni nuove.
Le informazioni sulle fasi precedenti dei testi neotestamen­
tari vanno ricavate essenzialmente dagli stessi testi. Esistono
certamente anche altre informazioni al riguardo (a partire da
Papia di Gerapoli, ecc. ), ma queste testimonianze sollevano
molti interrogativi e richiedono soprattutto un'esatta verifica
attraverso i testi biblici.2 L' approccio metodologico alla storia
della formazione dei testi neotestamentari consiste nella raccol­
ta di osservazioni dalle quali poi trarre conclusioni sulla stessa.

1 W. BABILAS, Tradition und lnterpretation, Miinchen 1971, 60.


2 Cf. le introduzioni al Nuovo Testamento.

189
l. n modello testuale dell'analisi diacronica

Mentre nell'analisi sincronica il testo è considerato come


parte di un processo di comunicazione esistente in un determi­
nato momento e come parte di una fitta rete di relazioni intrate­
stuali (esistenti nello stesso momento), i procedimenti dell' ana­
lisi diacronica considerano il testo sotto l' aspetto della sua
formazione , ossia delle sue relazioni con la storia precedente.

l testi neotesta mentari possono essere a nche il risu ltato di u n pro­


cesso di riela borazione e trasmissione ora l e e scritta .3

A questo modello della formazione del testo e delle tappe


postulate e ricostruite in esso corrispondono essenzialmente,
come mostra la figura 24, i vari metodi di analisi diacronica.

Trasmissione orale
(prima e dopo pasqua)
Logia di Gesù Critica delle tradizioni
Racconti su Gesù
Formule di fede e di confessione 1

Stesura scritta (in tappe) Critica letteraria


Critica delle redazioni

Fig. 24: Tappe della formazione del testo e metodi esegetici.

2. I metodi dell'analisi diacronica

I rappresentanti del metodo storico-critico hanno elaborato


le fasi metodologiche oggi considerate classiche: critica testuale,
critica letteraria, critica della forma e della storia della tradi­
zione, critica della storia della redazione. Qui ci ricolleghiamo
a questi passi metodologici.4 Ma la nostra presentazione (a
differenza di quanto avviene abitualmente nel metodo storico­
critico) si limita strettamente all'aspetto diacronico, ossia alla
ricostruzione della storia della formazione dei testi neotesta­
mentari.5 Alcuni passi operativi, che nel metodo storico-critico

3Cf. capitolo l § 3.
4Di conseguenza, lo stesso metodo storico-critico distingue fra aspetti sincro­
nici e diacronici, in quanto distingue spesso fra critica del genere e storia del genere,
critica della redazione e della composizione e storia della redazione.
5 L'aspetto sincronico dei tipi testuali è stato esposto in precedenza.

190
vengono presentati in collegamento con questa fase, ma che
presentano piuttosto un carattere sincronico, sono già stati trat­
tati nell'analisi sincronica. La critica testuale, a causa della sua
peculiarità, è stata trattata già nel secondo capitolo.
Riguardo alla terminologia specialistica, non sempre omoge­
nea, occorre tenere presente quanto segue: scopo dell'analisi
diacronica è la ricostruzione del processo storico nel corso del
quale i testi hanno raggiunto la loro forma definitiva. Le espres­
sioni «storia della tradizione» e «storia della redazione» indica­
no questo processo storico. Per ricostruirlo occorre procedere a
osservazioni critiche sul testo. A questo rinviano le espressioni
oggi preferite di «critica letteraria, critica della tradizione e
critica della redazione».6 Poiché non sempre gli studiosi attribu­
iscono lo stesso significato alle singole espressioni, illustreremo
brevemente le concezioni adottate in questa metodologia.
Dal modello della teoria testuale derivano questi passi
operativi:
- la critica letteraria esamina la versione testuale esistente
in riferimento a fonti letterarie (scritte) eventualmente
individua bili;
- la critica della tradizione esamina la storia precedente dei
testi biblici, nella misura in cui si basano su fonti orali. Le
conclusioni su questo aspetto e sull'ambiente di vita (Sitz
im Le ben) delle unità testuali trasmesse originariamente in
forma isolata, si basano sulle osservazioni relative al conte­
sto, alla forma e al tipo testuale dei testi neotestamentari;
- la critica della redazione esamina il modo in cui l'autore,
a partire dai materiali che aveva a disposizione, ha creato
un'opera unitaria. All'inizio della storia delle forme, si
attribuiva poca importanza all'evangelista come autore,
considerandolo semplicemente un compilatore di tradi­
zioni, ma in seguito si è scoperto anche il merito teologico
degli evangelisti.

6 La scelta di questi termini parte dalla seguente affermazione di base (com­


prensibile a livello di linguaggio corrente ) : «Mediante osservazioni critiche sul
testo si può disegnare la storia della tradizione/della redazione del testo>>. In base a
questo uso linguistico, <<Storia della tradizione/della redazione» non indica quindi un
metodo; sotto il profilo linguistico sono possibili le designazioni «metodi di critica
o storia delle redazioni». Questo uso linguistico non intende risolvere i problemi al
riguardo, ma semplicemente mostrare la terminologia adottata in questo manuale
di metodologia.

191
Riguardo alla successione delle fasi di studio, non si può
compiere nessun passo senza gli altri. La critica della redazione
può essere svolta in modo più analitico e quindi essere colloca­
ta all'inizio delle varie fasi, o essere compendiata in forma più
sintetica e quindi essere collocata ( come nel nostro caso ) alla
fine del processo diacronico.

3. Critica letteraria:
le relazioni di un testo con forme scritte precedenti
(ricerca della preistoria scritta dei testi)

L' autore di un'opera letteraria può utilizzare per la sua


composizione varie fonti e modelli. Se indica i dati relativi alla
provenienza del materiale utilizzato, come si fa normalmente
oggi nelle note delle opere scientifiche, allora attira l'attenzione
del lettore su questo aspetto. Ma esistono anche un'utilizzazione
e una rielaborazione di fonti che non risultano immediatamente
riconoscibili. Tuttavia, anche nelle opere che utilizzano queste
fonti e modelli senza indicare le fonti esistono spesso vari indizi
che rinviano alla loro utilizzazione.
Le osservazioni soprattutto sui vangeli sinottici, ma anche
sul Vangelo di Giovanni e su varie lettere di Paolo, suggerisco­
no che una serie di «incongruenze» derivano dal fatto che, nella
composizione di questi scritti, si sono utilizzate fonti scritte ( e
anche orali ) .

La critica lettera ria anal izza i testi neotesta menta ri per scoprire se
per la loro composizione sono stati uti lizzati mode l l i scritti, e si as­
seg na il com pito di ricostru i re questi mode l l i nonché chiarire le loro
sottol i n eatu re teo logiche e i l loro ambiente di vita (Sitz im Leben).

I compiti della critica letteraria sono molteplici: nel caso dei


vangeli, essa cerca di chiarire i rapporti di dipendenza fra i sinot­
tici e di ricostruire le loro fonti; riguardo al Vangelo di Giovan­
ni, si propone di chiarire le tappe della redazione ( rielaborazioni
di fonti, strati e modelli ) ; riguardo alle lettere trasmesse sotto il
nome di Paolo, essa deve, da un lato, chiarire se alcune lettere
sono effettivamente compilazioni di lettere originariamente
distinte ( così riguardo a l e 2Cor, lTs, Fil ) e, dall'altro , la
questione di un'eventuale dipendenza letteraria di lettere poste­
riori da lettere precedenti ( Ef da Col; 2Ts da l Ts ) . Ciò che vale

192
per la critica letteraria giovannea, vale anche per altre ricerche:
«La critica letteraria non è fine a se stessa, ma è un aiuto per
comprendere il processo di formazione di quest'opera e gettare
al tempo stesso uno sguardo sulla storia della teologia delle
comunità giovannee�>.7
La distinzione fra critica letteraria e critica della tradizione
corrisponde indubbiamente al modello teoretico della forma­
zione del testo, ma in pratica non è sempre possibile mantenere
la separazione fra i due passi metodologici. La critica letteraria
è più facile da applicare in testi più lunghi e collegati a livello
redazionale. Questo dipende dal fatto che nei testi più lunghi le
caratteristiche della formulazione scritta emergono con maggio­
re facilità. Aspetti tipici della formulazione scritta sono: minore
collegamento di un testo a una forma rigida e inserimento di un
testo breve in un'unità più ampia (ad esempio, rinvio alla morte
di Gesù già in Mc 3 ,6, ecc.).8

Bibliografia introduttiva
U n ' i ntrod uzione ai metod i d e l l a critica lettera ria con molti ese m p i è offerta da M . - E .
BoiSMARD - A . LAMOUILLE, Aus der Werkstatt der Evangelisten. Einfuhrung in die Lite­
rarkritik, M O nchen 1 980. Per uno stu d i o p i ù i ntenso e p u ntuale dei va n g e l i s i n ottici
si racco m a n d a R. PEscH - R. KRATZ, So liest man synoptisch. Anleitung und Kommen­
tar zum Studium der synoptischen Evangelien, 7 vol i . , Fra n kf u rt a . M . 1 97 5 . 9

3.1. I modelli di testo e di lettura


soggiacenti all'analisi di critica letteraria

Il problema dell'utilizzo di fonti scritte riguarda, come abbia­


mo detto, moltissimi scritti neotestamentari. Per i vari scritti

7 J. BECKER, <<Aus der Literatur zum Johannesevangelium (1978-80)>>, in ThR


47(1982), 294-301 (sulla critica letteraria giovannea), in particolare 301.
8 Il problema dell'oralità/fissazione scritta è ancora aperto; cf. al riguardo E.
GOTIGEMANNS, Offene Fragen zur Formgeschichte des Evangeliums, Miinchen 21971.
9 Cf. anche W. RICHTER, Exegese als Literaturwissenschaft. Entwurf einer alttes­
tamentlichen Literaturtheorie und Methodologie, Gottingen 1971, 50-72; G. FoHRER
et al., Exegese des Alten Testaments. Einfiihrung in die Methodik, Heidelberg 1979,
§ 5. Sulle lettere di Paolo cf. , fra gli altri, H. MERKLEIN, <<Die Einheitlichkeit des 1.
Korintherbriefes>>, in ZNW 75(1984), 153-183; J. MuRPHY-O'CoNNOR, <<lnterpolations
in 1 Chorinthians», in CBQ 48(1986), 81-94; R. PESCH, Die Entdeckung des iiltesten
Paulusbriefes. Die Briefe an die Gemeinde der Thessalonicher, Freiburg 1984. Una
riflessione metodologica riferita a un testo concreto è offerta anche da H.-J. KLAUCK,
<<Die Frage der Siindenvergebung in der Perikope von der Heilung des Gelahmten
(Mk 2,1-12 par.)», in BZ 25(1981), 223-248.

193
sono stati sviluppati modelli diversi, che servono a spiegare la
loro evoluzione letteraria.

3 . 1 . 1 . Modelli di testo

Le principali teorie sulla questione sinottica sono note dalle


opere di introduzione al Nuovo Testamento. La teoria classica
delle due fonti è considerata da molti autori talmente sicura
che non si curano nemmeno di confrontarsi con altre teorie.
Tuttavia, accanto ad essa, vengono proposte anche altre teorie:
la teoria delle molteplici fonti, la teoria della conjiatio di Marco a
partire da Matteo e Luca.10 Inoltre, si devono considerare anche
teorie specifiche sulla formazione del Vangelo di Marco.11 Per il
Vangelo di Giovanni quasi tutti gli studiosi accettano l'idea di vari
stadi di sviluppo letterario del testo. Riguardo alle fonti utilizzate,
riscuote un ampio consenso la teoria di una fonte dei semeia e di
un racconto della passione. 1 2
Riguardo alle lettere paoline già da molto tempo molti autori
considerano 2Cor, e forse anche 1 Cor, una compilazione di più
lettere.13 Lo stesso si ipotizza anche per Fil e 1 Ts. Quanto a 2Ts,
bisogna chiaramente ritenere che essa dipende letterariamente
da 1Ts.14
Le teorie testuali menzionate offrono anche molte precisa­
zioni sui rispettivi modelli. Le differenze fra le teorie dipendono
dal fatto di attribuire un diverso peso ai singoli elementi osser­
vati nel testo.

3 . 1 .2 . Il modello di lettura

La ricostruzione dei modelli precedenti utilizzati per la


formazione di un testo è utile non solo perché permette di

10
Cf. al riguardo le opere di introduzione al Nuovo Testamento.
11
Ad esempio R. PESCH, Das Markusevangelium (HThK 2), 2 voli., Freiburg
1976-1977.
12
Una rassegna sullo stato della ricerca in BECKER, <<Aus der Literatur zum Jo­
hannesevangelium>>. Contro questa teoria, fra gli altri, E. RucKSTUHL, Die literarische
Einheit des Johannesevangeliums (NTOA 5), Freiburg-Gottingen 2 1987.
1 3 Sintetico su 1-2Cor, G. BoRNKAMM, Paulus, Stuttgart 1969, 246-249. Come
primo approccio alla questione cf. anche le varie introduzioni al Nuovo Testamento,
come ad esempio U. ScHNELLE, Einleitung in das Neue Testament, Gottingen 52005.
14 Cf. W. ThiLLING, Untersuchungen zum zweiten Thessalonicherbrief, Leipzig
1972. Cf. al riguardo anche le introduzioni al Nuovo Testamento.

194
conoscere la storia della formazione del testo, ma anche perché
questa ricostruzione risponde a problemi che si incontrano nella
lettura di un testo: a volte il lettore ha l'impressione che un testo
sia sovraccarico di ripetizioni, che sia difficile seguire lo sviluppo
del pensiero e comprendere senz'altro la logica del testo, oppure
che il testo manchi di coerenza. Allora, come accade sempre
nell'esegesi, si dimostra molto utile per la lettura il fatto di
raccogliere le osservazioni al riguardo e trame delle conclusioni.
Il modello di lettura della critica letteraria non è in sé e per
sé il modello di lettura di un normale lettore, perché leggere a
strati non è affatto facile. Un modello di lettura adatto procede
piuttosto dall'esperienza del lettore, che avverte le succitate
difficoltà e poi riflette sulle stesse.15 Perciò è fondamentale che
il lettore riconosca le sue difficoltà e tenga duro. Altrimenti,
normalmente le rimuove e le livella inconsciamente nella sua
precomprensione. L'esegesi è sempre anche l'arte di «inciam­
pare» sul testo e sulle sue tensioni. In ogni caso bisogna sempre
anzitutto valutare se non sia possibile chiarire meglio le difficol­
tà attraverso passi metodologici sincronici.16

3.2. L 'attuazione dell'analisi di critica letteraria

Per individuare più precisamente i modelli scritti utilizzati


da un autore, le loro accentuazioni teologiche e il loro ambien­
te di vita (Sitz im Leben), bisogna leggere il testo cercando
soprattutto di scoprire eventuali «tensioni», ossia ripetizioni che
disturbano, fratture stilistiche, contraddizioni interne riguardo
al contenuto, ecc.
Se si nota una mancanza di coerenza nel testo, che non si
può spiegare in modo sincronico, si può pensare all'esistenza di
modelli precedenti. I criteri della critica letteraria sono quindi
in gran parte criteri di incoerenza. 17 In ogni caso, la «raccolta

15 H. FRANKEMOLLE, <<Kommunikatives Handeln in Gleichnissen Jesu. His­


torisch-kritische und pragmatische Exegese. Eine kritische Sichtung>>, in lo. , Bib­
lische Handlungsanweisungen. Beispiele pragmatischer Exegese, Mainz 1983, 23, in
riferimento a B. VAN IERSEL, <<Der Exeget und die Linguistik>>, in Concilium 14(1978),
313-318, in particolare 317.
16
Questo problema è stato già presentato ampiamente nel capitolo l, § 1.1.2
sotto Mancanza di coerenza; nel capitolo 3, sottopar. introduttivo 2. Il modello te­
stuale e la semiotica e § 1.1.4.
17 MERKLEIN, <<Die Einheitlichkeit des l. Korintherbriefes>>, 157.

195
dei criteri che depongono contro l'unitarietà del testo»18 non
può avvenire all'inizio del lavoro sul testo. Infatti, con un tale
«tentativo di ordinare» si rischia di scoprire nel testo solo tensio­
ni. Occorre un'istanza di controllo, cioè anche la considerazione
dei fattori di coerenza del testo 1 9 e l' accertamento, attraverso
i metodi sincronici, se l'incoerenza non sia voluta dallo stesso
autore.

Come criteri che consentono di i n d ividuare mode l l i precedenti, g l i


st udiosi menzi onano i seg uenti: i nterruzione d e l l a coesione i n u n
testo; doppioni e ri petiz ioni; tensioni e contraddizioni .20

Questi criteri sono regole generali che permettono di trarre una


conclusione. Tuttavia un singolo criterio normalmente non basta;
solo l'insieme degli indizi permette di emettere un giudizio. Come
la coerenza dei testi deriva da fattori di varia natura (ossia dalla
coerenza a livello linguistico-sintattico, semantico e pragmatico,
nonché dall'unitarietà creata dal tipo testuale), così anche l'inco­
erenza può situarsi a vari livelli. Occorre provarlo. La semplice
mancanza di coerenza su un piano non basta ancora per ritenere
che il testo manchi di unitarietà. 2 1

3 . 2. 1 . Osservazioni sull'interruzione della connessione

« Quando un testo in sé connesso è interrotto da aggiunte


di una tematica ad esso estranea, si può con una certa vero­
simiglianza concludere che la prima versione del testo è stata
rielaborata» .22 Esempi di interruzioni del genere sono : At
15, 12b- 14 che interrompe il contesto At 15, 12a. l5s; At 4,33 che
separa At 4,32.34s; Gv 13 ,34s che spezza l'unità di Gv 13,33.36-

18 Secondo RICHTER, Exegese als Literaturwissenschaft, 48, è questo il primo


passo del metodo della critica letteraria.
1 9 A questa istanza di MERKLEIN, «Die Einheitlichkeit des l. Korintherbriefes»,
157s, corrisponde questo manuale di metodologia in quanto pone come primo passo
dell'analisi la fissazione dei fattori di coerenza. Secondo RICHTER, Exegese als Litera­
turwissenschaft, e FoHRER et al., Exegese des Alten Testaments, 25, la critica letteraria
costituisce il presupposto di ogni analisi. Ovviamente anche un'analisi che cerca i
fattori di coerenza non può evitare le tensioni e le ripetizioni che disturbano.
2° Cf. MERKLEIN, <<Die Einheitlichkeit des l. Korintherbriefes>>; PESCH, Entde­
ckung (zu l Thess und Phil) , nonché i manuali di metodologia.
2 1 MERKLEIN, <<Die Einheitlichkeit des l. Korintherbriefes>>, 158.
22 M. BmsMARD - A. LAMOUILLE, Aus der Werkstatt der Evangelisten. Ein­
fiihrung in die Literarkritik, Mtinchen 1980, 34.

196
38. A volte la conseguenza di una tale interruzione è che, dopo
la parte interpolata, si riprendono nuovamente le ultime parole
del testo originario, che precedono l'ampliamentoY Esempi di
questa «ripresa)) sono Gv 18,33.37: «Sei tu il re dei giudei/un re)) ;
M c 7,1.5: «l farisei e alcuni/gli scribi)).24 Nella ricerca h a giocato
un ruolo particolarmente importante l'interruzione esistente fra
Gv 14,31 e 18,1. In Gv 14,31 si riconosce la chiusura del discorso,
e tuttavia il discorso continua.25

3 .2.2. Doppioni e ripetizioni

Per «doppioni e ripetizioni)) si intende la presenza ripetitiva


di unità/brani testuali e gruppi di parole simili sotto l' aspetto
linguistico e contenutistico.26 Questi passi ripetitivi sono parti­
colarmente utili per illustrare le relazioni letterarie fra i testi. Da
un punto di vista metodologico si devono anzitutto individuare
in dettaglio le coincidenze e le differenze. La constatazione delle
coincidenze fra i testi serve a dimostrare la presenza di modelli
precedenti: le grandi coincidenze fra i testi della moltiplicazione
dei pani si possono spiegare solo se i testi sono legati fra loro.
Poi le differenze fra i testi aiutano a riconoscere le relazioni di
dipendenza, per le quali vale come regola generale che il testo
più recente è quello che, a causa di miglioramenti linguistico­
stilistici e chiarimenti dell'affermazione contenutistica, è da
considerare una modificazione dell' altro testo. Bisogna mostrare
quale testo presenta modifiche mirate: si deve considerare più
giovane (redatto più tardi) il testo nel quale si possono dimo­
strare cambiamenti mirati della successione degli elementi (ad
es. Le 4,16-30 rispetto a Mc 6,1-6) o cambiamenti linguistici o
contenutistici mirati (cioè effettuati nell'interesse della reda­
zione complessiva). Così si può comprendere Mt 13,58: «E lì,
a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi)) come
un miglioramento contenutistico di Mc 6,5.6a: «E lì non pote­
va compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi
malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità>>. Una
rielaborazione in senso inverso sarebbe difficile da spiegare .

23 lvi, 29-34.
24 lvi, 29-31.
25 Cf. al riguardo i commentari.
26 RICHTER, Exegese als Literaturwissenschaft, 51-55; BOISMARD - LAMOUILLE,
Aus der Werkstatt, 36-40.

197
Allo stesso modo anche Mt 19,17 è una limatura contenutistica
di Mc 10,18.27
Nel caso di testi paralleli, che qui indichiamo con «a» e «b»,
occorre individuare quale modificazione del testo sia più facile
da spiegare: il cambiamento di a in b o di b in a.
La doppia presenza di interi testi è un indizio di utilizzo di fonti;
la ripetizione di brani più brevi o gruppi di parole in un testo non
è sempre necessariamente un indizio dell'utilizzo di fonti, perché
una certa ridondanza dell'espressione fa parte di ogni testo.

3 .2 . 3 . Tensioni e contrad dizioni

Un mezzo importante per dimostrare l'utilizzo di fonti sono


le «tensioni e contraddizioni nel testo» ,28 ossia la mancanza
di coerenza al suo interno. Ritenendo che un autore cerchi di
rendere il suo testo il più coerente possibile, la mancanza di
coerenza deve essere attribuita al fatto che in certi casi la riela­
borazione di una fonte lascia delle tracce, in quanto il redattore
non è riuscito a realizzare una perfetta rielaborazione o non l'ha
perseguita. Naturalmente ogni testo, soprattutto se di carattere
narrativo, possiede un certo grado di tensione, così come le ripe­
tizioni appartengono spesso ai testi; perciò le tensioni e ripeti­
zioni nel testo sono indice dell'utilizzo di fonti solo se si tratta di
«tensioni incompatibili e di ripetizioni che disturbano» .29 Trovia­
mo una tale tensione nel testo e una contraddizione a causa di
dati non concordi fra loro30 ad esempio in Mc 6,45 e 6,53: partono
da Betsaida e arrivano a Genesaret. Mc 6,53-56 è un cosiddetto
sommario, cioè una descrizione riassuntiva dell' attività di Gesù.
Già il semplice fatto che Marco in questo sommario (contraria­
mente alla sua abitudine in altri casi ) indichi una precisa località
rinvia all'esistenza di una tradizione. Alla tradizione rinvia poi
soprattutto il fatto che questa indicazione geografica contrasta
con la meta del viaggio indicata in 6,45.31

27 Cf. W.G. KOMMEL, Einleitung in das Neue Testament, Heidelberg 2 1 1983, § 5,


3.6, e commentari.
28 RtcHTER, Exegese als Literaturwissenschaft, 55-59; FoHRER et al., Exegese des
Alten Testaments, 45s; BorsMARD - LAMOUILLE, Aus der Werkstatt, 24-27.40-45.
29 FoHRER et al., Exegese des Alten Testaments, 46.
30 Cf. RICHTER, Exegese als Literaturwissenschaft, 56.
3 1 Cf. in dettaglio W. EGGER, Frohbotschaft und Lehre. Die Sammelberichte des
Wirkens Jesu im Markusevangelium (FThst 19), Frankfurt a.M. 1986, 135s (bibliogra­
fia).

198
Un altro tipo di tensione nel testo è prodotto dall'accosta­
mento in esso di elementi fra loro disparati. Un esempio è Mc
10,23-27. Lì troviamo anzitutto una «scabrosità e un doppione»,
perché l'affermazione sull'impossibilità per un ricco di «entrare
nel regno di Dio» è collegata con l' affermazione secondo cui
nessuno può «salvarsi».32 La prima affermazione è formulata in
immagine, la seconda in linguaggio teologico.33 Circa l' afferma­
zione sulla salvezza, abbiamo un parallelo oggettivo in Le 13,23-
24: per tutti è difficile essere salvati.34
Tensioni nel testo sono date anche da contraddizioni conte­
nutistiche (ad es. Gv 13,36: «Signore, dove vai?» a differenza
di Gv 16,5: «Nessuno di voi mi chiede dove vado»), nonché da
osservazioni conclusive alle quali l'autore non si attiene (ad es.
Gv 14,3 1 ; 20,30s) .

Sintesi e indicazioni per un 'esercitazione


secondo il metodo della critica letteraria
Al riguardo è necessaria una premessa. Come primo passo biso­
gna sta b i l i re esatta mente il dato testuale; per la sua i nterp reta­
zione occorre anzitutto prescindere da un determ i n ato modello
testuale.
Strumenti d i lavoro sono si nossi, concordanza e statistica lessica­
le. Presu pposto per la ri costruzione delle fonti è l'analisi si ncro­
n ica del testo in questione, bisogna sta b i l i re la sua particolarità
l i ng u i stico-sintattica, semantica e prag matica, nonché il tipo te­
stuale (sempre con la riserva di necessari ca mbia menti sulla base
di nuove visioni). Già q uesta anal isi rende attenti a fratture e ten­
sioni nei testi.

1. Esercitazione sui vangeli sinottici


Per ind ivid uare g l i elementi comu n i ai testi d a anal izzare può es­
sere uti le seg nare anzitutto le si ngole parole con colori.
• seg nare in blu ciò che è comune a tutti i sinottici;

• in g i a l l o ciò che è comune a Mc e Mt;


• in verde ciò che è com u ne a Mc e Le;
• in rosso ciò che è com u ne a Mt e Le.

32 BOISMARD - LAMOUILLE, Aus der Werkstatt, 80-82.


33 Cf. W. EGGER, Nachfolge als Weg zum Leben. Chancen neuerer exegetischer
Methoden dargelegt an Mk 10, 1 7-31 (Ùsterreichische Biblische Studien 1), Kloster­
neuburg 1979, 191s.
34 BOISMARD - LAMOUILLE, Aus der Werkstatt, 82s.

199
Poi occorre rileva re le differenze fra i testi: si tratta di d iffe renze
puramente l i n g u istiche o anche conten utistiche?
Allora si possono descrivere le accentuazi oni delle si ngole peri­
cop i :
• i n Mc si tratta d i . . .

• i n Mt d i . .
.

• in Le di . . .

Alla fine si tirano le concl usioni. Quale testo è più facile su ppor­
re che ra ppresenti una rielaborazione dell'altro? Un ind izio al ri­
guardo sono le sempl ificazioni l i n g u i stiche e gli sposta menti di
accento riguardo al conten uto.
In og n i caso q uesti risu ltati possono essere riela borati anche a
l ive llo si ncronico. In che modo si può com prendere la versione
specifica d i Mc (o Mt o Le) all'i nterno d i tutto i l vangelo, della sua
struttura e teolog ia?

2. Esercitazione su testi non sinottici


Dopo l'analisi si ncron ica si anal izza espressamente i l testo riguar­
do alla ma ncanza di coerenza e precisamente ai vari l ivel l i :
linguistico-sintattico:
• i nterruzioni del testo e riprese;
• vocabolario che l'a utore altrimenti non usa, ma che si trova i n
altri testi;
semantico:
• ca mbiamento di tema improwiso e immotivato;
• te m i che a ltrimenti sono estranei al redattore, ma che si trova-
no in altri testi;
• ri peti zioni che disturbano;
• contraddizioni nel testo;
pragmatico:
• tensione nell'i ntenzione prag matica del testo;
tipo testuale:
• elementi estra nei al genere letterario;
• te nsioni riguardo al l'ambiente d i vita (Sitz im Leben) presup­
posto .

3. 3. Esempio: Gv 13,34s: il comandamento nuovo

Una serie di osservazioni porta a ritenere che Gv 13 ,34s


non si trovi nel suo contesto originario, ma sia stato interpolato
successivamente nel testo attuale.35

35 È quanto sostengono R. SCHNACKENBURG, Joh, III, 59-61; J. BECKER, Joh,


447s; F.F. SEGOVIA, «The Structure, Tendenz, and Sitz im Leben of John 13:31-14:31»,
in JBL 104(1985), 491-493. Contro: M. SABBE, «The Footwashing in Jn 13 and lts

200
Anzitutto Gv 13 ,34s interrompe il collegamento esistente fra
13 ,33 e 13,36. I vv. 31-33.36-38 parlano della partenza di Gesù e
della presenza accanto a Gesù di Pietro. Il v. 36 si collega diret­
tamente al v. 33.
Anche i vv. 36-38 non fanno alcun riferimento al coman­
damento nuovo dei vv. 34-35.36 Dal punto di vista linguistico,
l'espressione )' LVWCJKE L V Èv che non ricorre mai in Gv riman­
da a 1 Gv, dove invece ritorna spesso.37 Anche l'espressione
«comandamento nuovo» si trova solo in 1 Gv 2,7. Dal punto di
vista contenutistico, il significato di È vToÀ� come insegnamen­
to morale si distingue dall'uso che se ne fa in Gv 14, dove il
contenuto dell'insegnamento è custodire la parola, le parole di
Gesù.38 Il tema dell' amore domina a tal punto 1 Gv da diventa­
re esortazione fondamentale accanto alla fede.39 Pertanto Gv
13,34s si distingue anche per la «tendenza» e l'intenzione prag­
matica dal discorso di addio di Gv 14.40
Esiste quindi incoerenza sul piano linguistico-sintattico,
semantico e pragmatico. Questo porta a concludere che Gv
13,34s costituisce un'interpolazione successiva. Per la sua origi­
ne, il comandamento dell'amore rinvia all' ambiente della comu­
nità descritta in 1 Gv. Il fatto che il passo possa essere stato inse­
rito qui senza grosse difficoltà è dovuto al tipo testuale «discorso
di addio», nel quale trovano posto le esortazioni all'amore.

4. Critica della tradizione:


relazioni del testo con i suoi precedenti orali
(ricerca della precedente fase orale dei testi)

Le osservazioni sui testi neotestamentari, soprattutto sui


vangeli sinottici, permettono di affermare che, prima della
loro fissazione scritta, circolavano in forma orale singoli brani,
isolati, di vario genere, ad esempio racconti su Gesù, parole di

Relation to the Synoptic Gospels», in Io., Studia Neotestamentica. Collected Essays


(BEThL 98 ) , Leuven 1991, 409-441.
36 SCHNACKENBURG, Joh, III, 59.
37 1 Gv 2,3.5; 3,16.19.24; 4,2.13; 5.2.
38 ScHNACKENBURG, Joh, III, 59; SEGOVIA, <<The Structure, Tendenz, and Sitz im
Leben>>, 491.
39 SCHNACKENBURG, Joh, III, 59.
40 SEGOVIA, <<I'he Structure, Tendenz, and Sitz im Leben>>, 492.

20 1
Gesù, formule di fede, ecc. Questi brani isolati vengono accolti
in raccolte più ampie ( ad es. vangeli ) o inseriti come citazioni in
un contesto più lungo ( ad es. lettere di Paolo ) .

La critica d e l l a tradizione cerca di farsi u n ' idea d e l l a preistoria


ora l e dei testi neotesta mentari. Questa indagine vuole i n d ividua­
re le mod ificazioni che i testi, circo l a nti i n ori g i n e sotto forma di
testi isolati, hanno subito nel corso della trasm issione ora l e e di
scoprire gli a m b i enti responsa b i l i del le modifiche.

Per «critica della tradizione» si intende il metodo, con


«storia della tradizione» si indicano sia la storia delle tradizioni,
in quanto si tratta della trasmissione di testi, sia la storia della
tradizione, in quanto si tratta dell'attività di determinati gruppi
di tradenti.41
Il compito dell'analisi critica delle traduzioni è quello di
ricostruire singole pericopi e brevi testi, circolanti in origine in
forma autonoma, nella loro forma più antica e nelle modifica­
zioni che hanno subito nel corso della trasmissione; descrivere
la loro caratteristica e il loro genere letterario nelle diverse fasi;
evidenziare le situazioni concrete e comunitarie, nelle quali i
testi vennero utilizzati nelle diverse tappe; determinare i gruppi
responsabili delle trasmissioni e mostrare le leggi in base alle
quali tali testi vengono configurati e modificati.

41 Sulla terminologia cf. sopra. Nei manuali di metodologia normalmente la


critica delle forme e la critica dei generi letterari è collegata con la storia delle
forme e dei generi letterari. Una divisione secondo l'aspetto sincronico e diacro­
nico della questione si trova in RICHTER, Exegese als Literaturwissenschaft, 152-
164; FoHRER et al., Exegese des Alten Testaments, 1 18-136; K. BERGER, Exegese des
Neuen Testaments. Neue Wege vom Text zur Auslegung, Heidelberg 1977, 160-201 ,
dove Berger, per ragioni d i ordine storico e sistematico, assegna alla storia della
tradizione l'ambito dellAntico Testamento, del giudaismo, del Nuovo Testamento
e della storia della Chiesa delle origini nonché della storia delle sette, mentre
assegna la comparazione con testi dei gruppi esterni alla comparazione storico­
religiosa. FOHRER et al., Exegese des Alten Testaments, 99-1 16, in particolare 101 e
1 10, usa il termine <<tradizione>> in collegamento con la critica dei motivi e delle
tradizioni, quindi sotto un aspetto più contenutistico: la tradizione è un complesso
di pensieri e temi già coniati, disponibile per determinate situazioni linguistiche e
alla cui trasmissione è interessato un gruppo di tradenti. Per la storia della tradi­
zione è importante anche un gruppo di scritti già menzionati nel capitolo sui tipi
testuali ( cf. c. 3 § 7, nota 169).

202
Bibliografia introduttiva
Appl icazione d e l metodo a un testo concreto, con a lc u n e rifless i o n i s u l l o stesso, i n
L . ScHENKE, Die wunderbare Brotvermehrung. Die neutestamentlichen Erzahlungen
und ihre Bedeutung, Wurz b u rg 1 983 .42

4.1. Il m odello testuale soggiacente all'analisi


secondo il metodo della critica della tradizione

Per il modello soggiacente all'analisi secondo il metodo


della storia della tradizione all'inizio dello sviluppo del testo c'è
un'unità testuale breve, relativamente unitaria, in sé conclusa e
coerente. Questa unità testuale è legata a una situazione comu­
nitaria concreta. Perciò i brevi singoli testi con i quali comincia
la tradizione neotestamentaria sono «testi d'uso» , ossia testi
usati in determinate situazioni di comunicazione e interazione
della comunità, per raggiungere determinati scopi. Questi brevi
testi subiscono delle modifiche a causa, fra l'altro, dell'influenza
delle situazioni comunitarie, degli interessi di determinati grup­
pi di tradenti, del contatto con altri generi letterari.43

La trad izione d e l l e prime com u n ità si deposita i n «testi d'uso».


Questi testi ve ngono svi l u p pati e modificati . l testi reca no le trac­
ce d e l l a loro storia.

La modificazione e lo sviluppo avvengono sotto l'influenza di


vari fattori.44 Analizzando le parabole , J. Jeremias ha scoperto
alcune regolarità riguardo all'elaborazione di testi.45 In base ad
esse la trasmissione delle parabole è stata influenzata da questi
fattori:
- traduzione delle parabole in greco;
- cambiamenti del materiale relativo alle immagini;
- abbellimenti;

42 Le opere classiche sulla storia della tradizione sono: R. BuLTMANN, Die


Geschichte der synoptischen Tradition, Gottingen 1931; M. DrBELIUS, Die Formge­
schichte des Evangeliums, Tiibingen 1919; K.L. ScHMIDT, Der Rahmen der Geschichte
Jesu, Berlin 1919. Sullo stato della ricerca cf. ScHEIBEN, Wo steht die Formgeschichte?,
1 1-39.
43 RrcHTER, Exegese als Literaturwissenschaft, 164: modificazioni in sé o per
contatto con altri generi letterari.
44 Cf. sopra capitolo l § 3.1.1.
45 J. JEREMIAS, Die Gleichnisse Jesu, Gtittingen 6 1962, 19-114 (trad. it. Le parabole
di Gesù, Brescia 1973).

203
- influenza dell'Antico Testamento e dei motivi del racconto
popolare;
- cambiamento dell'uditorio;
- uso delle parabole per la parenesi ecclesiale;
- influenza della situazione della Chiesa (ritardo della parusia,
Chiesa missionaria, direttive per il governo della Chiesa);
- allegorizzazione;
- raccolta di parabole e fusione di parabole;
- contesto.

4.2. Attuazione dell'analisi secondo la critica della tradizione

Per cogliere lo sviluppo e le modificazioni di un testo, e quindi


stabilire anche una cronologia relativa dei vari strati della tradi­
zione, si parte dalla ricerca di eventuali tensioni nel testo. Se
in un testo, soprattutto dal punto di vista del genere unitario e
dell'orientamento al lettore (scopo del testo), esistono tensioni, si
può concludere sull'esistenza in esso di stratificazioni successive.
Questa stratificazione può essere poi chiarita mediante la
comparazione con altri testi, prestando attenzione non tanto
agli aspetti contenutistici quanto piuttosto a quelli formali.
La comparazione di testi con strutture linguistico-sintattiche,
semantiche e pragmatiche analoghe può essere molto istruttiva
per la storia della tradizione.46
Un'altra strada per delineare la storia della formazione di un
testo è il tentativo di vedere la sua formazione in collegamento
con vari altri fattori. Si possono così trarre indicazioni sulla
formazione o caratterizzazione di un testo:
- in base al contesto globale dell'origine e dello sviluppo
del movimento di rinnovamento avviato da Gesù,47 oppure
(per gli scritti giovannei) in base all'ambito complessivo di
una scuola giovannea;48

46 BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 168, menziona questi elementi fra
loro paragonabili: campi semantici, forme retoriche e letterarie, tutti gli altri criteri di
generi letterari (ad esempio, le storie del! 'infanzia), tradizioni che si possono fissare
nel tempo e nello spazio.
47 Cf. ad esempio G. ThEISSEN, Soziologie der Jesusbewegung. Ein Beitrag zur
Entstehungsgeschichte des Urchristentums (TEH 194), Mtinchen 1977.
48 Cf. ad esempio R.E. BROWN, Ringen um die Gemeinde. Der Weg der Kirche
nach den johanneischen Schriften, Salzburg 1982.

204
- attraverso la considerazione dei grandi temi teologici e dei
circoli di tradizioni (vangeli, letteratura epistolare) degli
scritti neotestamentari;
- a volte possono giocare un ruolo anche considerazioni di
carattere storico (ad es. sui Dodici nei vangeli).
Per maggiore chiarezza presenteremo separatamente i passi
metodologici per la ricerca sui vangeli e quelli per la ricerca su
Paolo .

4.2. 1 . Critica delle tradizioni applicata alla ricerca sui vangeli

In questo caso l'individuazione delle tensioni serve anzitutto


a «isolare)) le unità che in origine erano indipendenti, togliendo­
le così dal contesto più ampio in cui sono state inserite. Il primo
passo, perlomeno riguardo ai vangeli, è la cosiddetta «distruzio­
ne del contesto dei vangeli)). Infatti nei vangeli si notano delle
suture fra le singole pericopi: il legame è labile, effettuato ad
esempio con un semplice «e)), «e poh); a volte manca il collega­
mento cronologico e causale-logico; spesso si trovano espres­
sioni introduttive stereotipate o anche dati attraverso i quali il
singolo brano viene inserito nella struttura generale del vangelo.
Tali particolarità linguistiche e contenutistiche, frequenti
soprattutto all 'inizio e alla fine delle pericopi, possono essere
attribuite nel corso della ricerca allo stadio redazionale, per cui
non giocano più alcun ruolo per la storia della tradizione. Median­
te questa «distruzione)) si isolano anzitutto i brani testuali.49
Per la ricostruzione della forma che il testo aveva originaria­
mente e nel corso della tradizione si ricercano le tensioni inter­
ne, verificando in particolare se esso segue un genere letterario
unitario e se il suo scopo (la funzione pragmatica) è unitario.

4.2.2. Critica delle tradizioni applicata


alla letteratura epistolare

Per la letteratura epistolare sono possibili conclusioni sulle


tradizioni utilizzate attraverso questi criteri: alla tradizione
prepaolina rinviano testi con queste caratteristiche:50

49 Analoghi principi fondamentali valgono anche per l'analisi critica della tra­
dizione di Atti e Apocalisse.
50 La bibliografia sarà indicata nel quadro dell'analisi di Rm 1,3s.

205
- annotazione esplicita da parte di Paolo che si tratta di
tradizioni, ad esempio l Cor 1 1 ,23; 15,1;
- introduzione di un passo con il termine «fede» o «confes­
sione» ( questi termini sono tipici per introdurre formule di
fede e di confessione ) ;
- parallelismo, collegamento con una relativa, costruzione
participiale con funzione introduttiva, ritmo, ad esempio
Rm 4,25 ; l Tm 3,16;
- contesto labile e tensioni nel testo, ad esempio Rm 1 ,3s; Fil
2,6; l Tm 3,16;
- uso linguistico non paolina ( individuato mediante statistica
dei termini ) ;
- paralleli contenutistici e lessicali, formule fisse che vengo­
no usate anche in altri scritti neotestamentari, quindi una
sorta di testimonianza corale negli scritti neotestamentari.

Sintesi e indicazioni per l'esercitazione sull'analisi


secondo la critica della tradizione
1. Isolamento delle singole pericopi
Sta b i l i re quanto sia stretto il legame fra l'inizio e la fine {ed even­
tual mente anche altre ind icazioni) della pericope e ciò che prece­
de e seg ue, q u i n d i con il contesto. Una volta ind ivid uati g l i ele­
menti redazionali media nte la considerazione dello sti le e delle
l i nee teol og i che, ciò che resta è lo strato pre-redazionale. Già a
questo pu nto è necessa rio uno sguardo all'analisi di tipo critico
redazionale per separare tradizione e redazione.

2. Ricostruzione della forma originaria


e delle varie versioni di un testo
Sta b i l i re anzitutto la versione più antica mediante l a critica lette­
ra ria. Individuare poi, med i ante criteri i ntern i al testo e la compa­
razione con passi analog h i per tema e struttu ra, le mod ificazioni
del testo, ad esempio sul modello delle modificazioni proposte
da J. Jeremias o secondo altri elenchi ancor più genera l i .

3. Le linee teologiche delle versioni del testo nei vari strati


Quali accentuazioni teologiche emergono con chiarezza dai con­
tenuti delle varie versioni del testo? Quale cristologia viene pro­
posta nelle va rie versioni?

4. Conclusioni sullo scopo del testo (funzione pragmatica)


A q u a l i atteggiamenti mentali e pratici i l testo voleva condu rre le
com u n ità nelle quali venne usato nelle varie versioni ricostru ite?

206
Quale funzione nella vita di fede e nell'organ izzazione della vita
potrebbe aver avuto il testo nelle varie tappe del suo svi l u ppo e
della sua trasmissione?

5. Conclusioni sull'ambiente di vita e sul contesto socioculturale


(Sitz i m LebenJ
Quali ind icazioni contengono le varie versioni del testo riguardo
allo svi lu ppo della vita com u n ita ria, al l'ordinamento della comu­
n ità e alle forme d i vita comun itaria?
Quali ind icazioni contiene i l testo riguardo ai vari tradenti, a l l a
trasmissione e al cambiamento d e l l a cerchia dei desti natari?
Quali situazioni del mondo ci rcostante e della storia del tem po
traspa iono dal testo?

4. 3. Esempi

Mostreremo la storia, il «destino» dei testi con due esempi.

4.3 . 1 . Mc 14,3-9: confessione di fede nella dignità di Gesù

L'applicazione del modello testuale dell' analisi in base al


metodo della critica della tradizione a Mc 14,3-9 mostra come un
testo originariamente unitario e in sé concluso, con una chiara
struttura e finalità, nel corso della trasmissione, per una serie di
motivi, venne modificato e ampliato.5 1
L'analisi critica della tradizione presuppone l'analisi sincro­
nica.

4 . 3 . 2 . Analisi sincronica di Mc 14,3-9

La strutturazione del testo è evidente:


- v. 3 racconto (introdotto dal Ka( );
- vv. 4-5 discorso di alcuni (con il riconoscibile oÉ come
o biezione) ;
- vv. 6-9 replica di Gesù (ancora con oÉ ) .
I l racconto riferisce pienamente i dettagli del fatto; poi
gli elementi narrativi passano sempre più in secondo piano:
il discorso dei vv. 4-5 conserva ancora due verbi narrativi; la

5 1 Bibliografia: C.-P. MA.Rz, « . mich habt ihr nicht allezeit». Zur Traditions­
. .

geschichte von Mk 14,3-9 und Parallelen (SNTU 6-7), Mtinster 1981-1982, 89-1 12; F.
ScHNIDER, <<Christusverktindigung und Jesuserzahlung. Exegetische Ùberlegungen
zu Mk 14,3-9», in Kairos 24(1982), 171-180, nonché i commentari.

207
replica di Gesù solo «egli disse» .52 Mentre l'obiezione contro
la donna è formulata in modo breve e coerente, il discorso di
Gesù è costruito in un modo linguistico-sintattico complicato:
troviamo certamente una struttura parallela in 4b.5a (domanda
e motivazione legata con ya p ) e 6d.7 (affermazione e motivazio­
ne con yap ),53 ma poi l'inciso del v. 7 interrompe la motivazione
del v. 7a.c; il v. 8a non è una continuazione propriamente logica;
8b offre una nuova giustificazione della donna e si presenta,
rispetto a vv. 6-7, come un'integrazione successiva; al tutto si
aggiunge ancora la parola «In verità . . . » del v. 9.54
Riguardo alla struttura semantica, sono caratteristiche alcu­
ne linee che attraversano il testo: «unguento» (e la descrizione
dei vari unguenti), «opera buona», «compiere». Il testo è carat­
terizzato soprattutto da opposizioni:55

spreco opera buona/sepoltu ra

dare a i poveri «verso di me»

sempre non sempre

Riguardo alla struttura narrativa, spicca il fatto che molti


elementi si riferiscono al caso concreto. Tuttavia alcuni elemen­
ti trascendono il quadro di un caso concreto e presentano una
sequenza di azioni molto più ampia: l'unzione è messa in rela­
zione con la sepoltura; il racconto del caso specifico entrerà a far
parte dell' annuncio del vangelo.
La funzione pragmatica del testo è molteplice: l'azione della
donna viene presentata come opera buona, per cui la donna
viene additata come modello al lettore. Al tempo stesso si
annuncia il messaggio della morte di Gesù. Inoltre, si afferma
espressamente che questo episodio merita di essere raccontato.
Riguardo al tipo testuale al quale appartiene questo testo,
bisogna ricordare il testo parallelo di Le 10,38-41 . Anche in quel
caso si tratta di un comportamento per il quale si formulano

52
MA.Rz, " · mich habt ihr nicht allezeit» , 91.
. .

53
!b.
54Invece PESCH, Das Markusevangelium, ad loc., non vede tensioni e ripetizioni
che disturbano.
55 Meno evidente è la contrapposizione uno-molti di cui parla F. ScHNIDER,
<<Christusverkiindigung und Jesuserzahlung», 176-178.

208
un'obiezione e una replica. Sul piano linguistico-sintattico la
struttura è analoga: descrizione di un comportamento - obiezio­
ne (introdotta come in Mc 14,4 con oÉ ) - replica di Gesù (anche
in questo caso introdotta, come in Mc 14,6, con oÉ ).56 Anche
sul piano contenutistico i due testi sono analoghi: in entrambi i
casi due comportamenti, di cui uno viene descritto come «parte
buona» (Le 10,42) o «azione buona» (Mc 14,6). Però qui non
si contrappone, come nelle controversie, «permesso-vietato»,
bensì «buono-migliore» .

4 . 3 . 3 . Analisi secondo i l metodo della critica della tradizione

Mc 14,3-9 e paralleli sono un caso esemplare per una verifica


critica della tradizione.57 Per l' analisi è importante la compa­
razione con Gv 12,1-8 e Le 7,36-38. Riguardo alla storia della
tradizione di questi testi si avanzano queste concezioni sulla
«cronologia relativa»:58
a) secondo Marz, Mc 14,3-9 è un racconto in sé concluso e
trasmesso evidentemente in un primo tempo in modo autono­
mo, che confessa la dignità di Gesù; già nella tradizione venne
stabilito il collegamento con il racconto della passione; Gv
12,1-8 contiene uno stadio successivo; in Le 7,36-50 l'unzione è
un'aggiunta posteriore;59
b) secondo Brown, la tradizione giovannea è in vari punti
vicina alla tradizione più antica;60
c) secondo D aube e Holst, l'unzione dei piedi di Le 7,38.46
è sul piano della storia della tradizione, precedente e più vicina
al fatto storico. 6 1
La concezione relativa alla storia della tradizione di questo
testo dipende da osservazioni sul testo e dalla valutazione dei
contenuti riscontrati da parte del ricercatore. L'elenco delle

56 Rispetto alle controversie questa è una diversa struttura linguistico-sintattica;


cf. i testi di Mc 2,1-3,6.
57 MARZ, <<
• • •mich habt ihr nicht allezeit», 89.
58 Si possono esporre solo alcune teorie particolarmente caratterizzate.
59 MXRz, <<
• • •mich habt ihr nicht allezeit», 104 e 106.
60 R.E. BROWN, The Gospel according to fohn (AncB ) , New York 21966-1970,
451.
61 Riferimento a Daube e Holst in MXRz, << mich habt ihr nicht allezeit»,
• • •

105.

209
concordanze e delle differenze permette di trarre delle conclu­
sioni sulla storia della tradizione.62
Uno sguardo sinottico su Mc 14,3-9; Gv 12,1-8; Le 7,36-38:

Mc 14,3-9 Gv 12, 1-8 Le 7,36-38

Due giorni prima della Sei giorni prima della


Pasqua (v. 1 ) Pasq ua

Beta n i a Beta n i a (in G a l i lea)

Si mone i l lebbroso -
Si mone i l fa riseo

Lazza ro

M a rta

donna senza nome M a ria peccatrice

vasetto di a l a bastro una l i bbra vasetto di a l a ba stro

olio profu mato olio profu mato olio profumato

bagna i piedi

asci uga con i cape l l i

versa sul capo unge i piedi unge i piedi

asci uga con i capel l i

alcuni G i uda

p i ù d i 300 denari 300 denari

G esù d ifende Gesù d ifende G esù d ifende

« Lasci atei a » « Lasciate l a »

« l poveri l i avete sem- « . . . sepoltu ra »


p re »

« . . . sepoltu ra » « . . . poveri avete se m-


p re »

« . . . va ngelo»

62
Cf. BROWN, The Gospel according to John, 450.

210
La tabella mostra una singolare coincidenza fra questi testi
fino nei dettagli; ma poi anche differenze e modificazioni degli
elementi. La parentela fra questi testi è evidente. Per risalire
dalle attuali formulazioni del testo alla versione testuale prece­
dente giocano un ruolo le considerazioni relative a critica reda­
zionale, critica letteraria e critica del tipo testuale, coinvolgendo
anche osservazioni storiche.
In base alle osservazioni di critica redazionale (che devono
essere tenute presenti già a questo livello), Mc 14,9 deve essere
attribuito alla redazione, perché vocabolario e tematica corri­
spondono talmente alla peculiarità dell'evangelista63 che questo
versetto è stato certamente inserito da lui stesso. Anche nella
versione giovannea gli elementi mediante i quali si stabilisce
un collegamento fra questo racconto e il racconto di Lazzaro
vanno attribuiti alla redazione giovannea. Per Giovanni unzione
e ingresso a Gerusalemme sono un'eco del racconto di Lazzaro
e sono sull'orizzonte della decisione dei giudei di uccidere Gesù
(Gv 1 1 ,49-53) .64 Il collegamento con il racconto della passione
venne stabilito già prima di Marco e Giovanni.
D al punto di vista della critica letteraria, è difficile ritenere
che Giovanni disponesse come fonte del testo di Marco; si nota­
no indubbiamente molte sorprendenti coincidenze, ma anche il
peso delle differenze è tale da dover semplicemente escludere
una rielaborazione del testo di Marco da parte di Giovanni.
Bisogna quindi ammettere l'esistenza di un comune patrimonio
di tradizione, ma di tipo orale, nel quale le differenze constatate
entrano nel corso della trasmissione.65
Riguardo alla critica del genere letterario, sia Mc 14,3-9
che Gv 12,1-8 sono caratterizzati dal fatto di non riferire un
episodio chiuso in sé, ma un episodio collocato nell'orizzon­
te più ampio della passione di Gesù. In base al presupposto,
generalmente riconosciuto nella ricerca sulla critica della tradi­
zione, secondo cui all'inizio furono trasmesse singole pericopi
brevi e concluse in se stesse, non ancora inserite in un contesto
più ampio, si possono trarre delle conclusioni per il racconto
dell'unzione : all'inizio potrebbe esservi stato un breve racconto
sul gesto di una donna che con la sua unzione rende onore a

63 MA.Rz, " · · · mich habt ihr nicht allezeit», 102.


64 lvi, 107.
65 BROWN, The Gospel according to John, 451 ; ScHNACKENBURG, Joh, II, 465s.

211
Gesù. In questa versione originaria si racconta l' azione della
donna, l'obiezione di alcuni e la replica di Gesù. Questo testo
così ricostruito è «un racconto in sé concluso, che propone una
cristologia di tipo primitivo, originario, in quanto confessa una
dignità particolare , straordinaria di Gesù, che trascende tutti
i limiti del comune comportamento».66 Dal punto di vista del
genere letterario, questo testo appartiene al genere che è atte­
stato anche in Le 10,38-42.67 Alla semplice struttura del genere
letterario che troviamo in Mc 14,3-7, comprendente racconto,
obiezione contro il gesto e replica, in Mc 14,8s compaiono alcu­
ni elementi estranei alla stessa: riferimento alla morte di Gesù
e proclamazione del vangelo. Il fatto che in un testo compaiano
diversi modelli strutturali indica un suo ampliamento nel corso
della tradizione .68 Una tale ricostruzione chiarisce bene il fatto
che in Marco il punto focale del racconto si trova nella parola
di Gesù: «I poveri li avete sempre con voi [ . . . ], ma non sempre
avete me» . La forma involuta di Mc 14,8 si spiega bene anche
alla luce di questa supposizione. In origine quindi il testo non
avrebbe compreso alcun rinvio alla passione.69 Il collegamento
con il racconto della passione venne comunque stabilito già
prima di Marco, come suggeriscono la forma linguistica di Mc
14,870 e la circostanza che anche Giovanni conosce questo colle­
gamento (e fa del collegamento con la passione il punto focale
del suo racconto). Il racconto di Le 10,38-42, nel corso della
trasmissione, ha trovato posto nella tradizione narrativa assun­
ta da Giovanni . In origine, la figura di Marta non era collegata
con il racconto dell'unzione. Da un altro racconto con tema
analogo deriva in Giovanni l'osservazione: «Ella asciugò con
i suoi capelli i piedi di Gesù» (Gv 12,3), un'osservazione che è
certamente pertinente in Le 7,38 ma non in Gv 12,3.

66MA.Rz, " · · · mich habt ihr nicht allezeit», 104.


67Sulle caratteristiche del genere letterario cf. sopra.
68
Su questo principio metodologico cf. RrcHTER , Exegese als Literaturwissen­
schaft, 161. Il riferimento alla passione è certamente premarciano, ma non necessa­
riamente originario, perché la produzione di un contesto narrativo più vasto è segno
di ampliamento.
69 Secondo BROWN, The Gospel according to John, 454, non c'è alcun indizio che
il racconto sia mai stato narrato senza riferimento alla storia della passione.
7° Cf. al riguardo MA.Rz, " . . mich habt ihr nicht allezeit>>, 101, con rimando a J.
·

JEREMIAS, <<Die Salbungsgeschichte Mc 14,3-9>>, in ZNW 35(1936), 109.

212
Gli studiosi valutano diversamente la relazione fra Mc 14,3-
9, Gv 12,1-8 e Le 7,36-38: secondo alcuni la menzione dell'unzio­
ne in Le 7,38 non ha valore costitutivo per il racconto e si può
facilmente separare, per cui viene considerata come aggiunta
posteriore;71 altri considerano Le 7,36-50 la versione più vicina
al fatto storico.72
Nell'analisi basata sulla critica della tradizione si inserisco­
no anche considerazioni sulla verosimiglianza storica:73 nella
tradizione si osserva la tendenza a mostrare la figura di Giuda
sotto una cattiva luce; questo è particolarmente evidente in
Giovanni. La tradizione attira l'attenzione sul fatto che Giuda
amministrava la cassa comune (Gv 13,29) , per cui potrebbe
essere stato proprio lui a protestare contro il comportamento
della donna (Gv 12,4); nel corso della tradizione questo detta­
glio si è perso.
L' analisi mostra la confluenza di tradizioni e la creazione di
un quadro narrativo più ampio come tendenze operanti nella
trasmissione delle tradizioni. Già la tradizione conosce la conta­
minazione, cioè la molteplice influenza reciproca delle versioni
testuali; Le 10,38-42 influenza il racconto dell'unzione, che poi
viene ripreso da Giovanni; su Giovanni influisce anche la scena
dell'unzione dei piedi e del successivo gesto di asciugarli di Le
7,38. La constatazione di contaminazioni vale sia che si consi­
deri Le 7,36-50 una versione originaria accanto a un racconto di
unzione di un morto, sia che si ritenga originario Mc 14,3-7/8. La
tendenza a stabilire un contesto narrativo più ampio mediante il
collegamento con il racconto della passione viene continuata in
modo particolarmente evidente da Giovanni.

4.3.4. Rm 1 ,3s: confessione di fede

L'intestazione della Lettera ai Romani (Rm 1 , 1 -7) è chiara­


mente ampliata nei vv. 3-4 con un' affermazione sul contenuto
del vangelo difeso da Paolo. Una serie di osservazioni induce a
ritenere che Paolo utilizzi nei vv. 3-4 una formula proveniente
dalla tradizione. Cerchiamo ora di provarlo applicando i crite-

71 MA.Rz, « . . . mich habt ihr nicht allezeit», 105.


72 lb.
73 Cf. al riguardo BROWN, The Gospel according to fohn, 453s. Egli ritiene più
originaria la versione giovannea (ivi, 451 ) .

213
ri che sono stati menzionati per la ricostruzione di materiale
proveniente dalla tradizione.74

4.3.5. La ricostruzione della formula di fede prepaolina

L'inizio della Lettera ai Romani risulta appesantito dal fatto


che «vangelo» nel v. l viene precisato con una proposizione rela­
tiva nel v. 2 e poi da un'indicazione di contenuto. La costruzione
participiale dei vv. 3b.4a potrebbe essere omessa senza arrecare
alcun danno alla struttura dell'intestazione.75 In base all'interru­
zione del testo causata dai vv. 3b.4a e la ripresa del contesto al
v. 5, si possono eliminare i vv. 3b.4a.
Una serie di parole ed espressioni di questa formula non
viene mai usata da Paolo: vL6s- 8av ( 8 si trova solo nella tradi­
zione dei vangeli e nella letteratura epistolare non proveniente
da Paolo (2Tm 2,8; cf. anche A p 5,5; 22,16); y( VE<J9at È K ricor­
re solo in Gal 4,4 (anche lì una formula tradizionale); o p ( ( E L V
non s i trova altrove i n Paolo; TIVE U j.la àyu.ù<JUVT]S' (un genitivus
hebraicus, corrispondente allo «spirito di santità» attestato
a Qumran) non si trova altrove in Paolo, benché TIVEU j.la e
1TVE U j.la ayLOv ricorrano molto spesso. Poiché Paolo usa spesso
l'opposizione <JUPX - TIVE U j.l a , potrebbe darsi che abbia aggiun­
to al tradizionale TIVE U j.la ÙyLW<JUVT]S' come antitesi KaTà <J a p ­
Ka . Èv ovvaj.lEL s i trova spesso i n Paolo ( 1 1 volte): «Questo dato
statistico mostra che, tranne l'espressione Èv ovva jJ.E L , tutte le
altre parole ed espressioni sono inusuali in Paolo o non si trova­
no nelle sue lettere» .76 Può essere considerato redazionale È v
OVVU j.lE l e forse KaTà crapKa.
Come caratteristica tipica delle formule d i confessione o
formule letterarie può valere anche la forma del paralleli­
smo.77 L' assenza di articolo nelle parole si trova in molti brani

74 Della vasta bibliografia al riguardo ricordiamo solo H. ZIMMERMANN, Neu­


testamentliche Methodenlehre. Darstellung der historisch-kritischen Methode, nuo­
va ed. tedesca rielaborata da K. KLIESCH, Stuttgart 71982, 193-203; KA.sEMANN,
Romerbrief, ad loc.; H. ScHLIER, Der Romerbrief (HThK 6), Freiburg 31987, ad loc.;
U. WILCKENS, Der Brief an die Romer (EKK 6/1-3), Neukirchen-Vluyn 1978-1982, ad
loc. Nell'esposizione possiamo affrontare solo i problemi centrali di Rm 1 ,3s.
75 ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre, 194.
76 lvi, 195; analogamente WILCKENS, Der Brief an die Romer, 57 s.
77 ScHLIER, Der Romerbrief, 24; WILKENS, Der Brief an die Romer, 56s.

214
tradizionali,78 come lascia intravedere anche la stilizzazione di
carattere arcaico.79
Dal contenuto di questa confessione di fede risulta che è
estranea a Paolo l'idea della costituzione di Cristo come Figlio
di Dio; e anche la discendenza del Gesù terreno non è un tema
paolino (ricorre ancora solo in Rm 9,5). Al riguardo, si possono
trovare paralleli contenutistici in vari altri ambiti della tradizio­
ne: la cristologia del Figlio di Davide (Mt 1 , 1 .20) ; l'insediamento
come re messianico (Ap 13,32s e Eb 1 ,5; 5,5); l'affermazione sulla
risurrezione e la cristologia messianica si trova anche in 2Tm 2,8.
La formula di fede di Rm 1 ,3s non rientra quindi nella linea
paolina sul piano linguistico (a causa di un patrimonio lessicale
non paolino) e semantico, ed è tuttavia attestata da altri ambiti
della tradizione. Se ne deduce che qui abbiamo a che fare con
materiale tradizionale. La formula originaria potrebbe essere
stata questa:80 (introduzione di Paolo: TTE pt Tou utou aÙToil )
formula: Tou yEVO!lÉ vou È K <JTTÉ p llaTOS' ò.au ( o (forse pl. KaTà
<JapKa) TOU op w9TÉVTOS' ULOU 9EOU KaTà TTVE U I-la ayLW<JUVT]S'
È � àva<JTU<JEWS' VEKpWV.

4.3.6. Il significato della formula di fede tradizionale

Rm 1 ,3s propone una cristologia antica: si proclama la


risurrezione in una rilettura di testi veterotestamentari, special­
mente di 2Sam 7; Sal 2 e 1 1 0, come intronizzazione di Cristo a
re messianico. Al riguardo, «in riferimento al Figlio di Davide
terreno si distingue un primo stadio del cammino di Cristo da un
secondo, successivo, in riferimento al Figlio di Dio intronizzato
nella posizione di potenza celeste-escatologica . . . ».81
Una parafrasi del testo potrebbe essere questa:82 « . . . nato
dal seme di Davide secondo la sua esistenza terrena, intronizza­
to [non: rivelato] come re messianico [nel senso delle concezioni

78
ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre, 199.
79 ScHLIER, Der Romerbrief, 24.
80
Le ricostruzioni divergono.
81
WILCKENS, Der Brief an die Romer, 60. Secondo l'autore, l'inizio della tra­
dizione omologica sarebbe attestato in 2Tm 2,8, di cui Rm 1 ,3s potrebbe essere il
passo immediatamente successivo. ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre,
20 ls, ritiene Rm 1 ,3s una combinazione di due brevi formule usate inizialmente in
modo separato.
82
Poiché i singoli elementi riguardo all'origine tradizionale sono controversi, li
proponiamo tutti in parafrasi.

215
veterotestamentarie, cf. 2Sam 7; Sal 2 e 1 10] , in potenza [nel
mondo luminoso di Dio] secondo lo Spirito della santità [gen.
qualitatis] dalla/attraverso la risurrezione [dai/dei] morti» .
U n a concezione simile d i u n cammino d i Cristo con vari stadi
propongono anche Gv 7 ,39; Fil 2,5-11 e, sia pure nella forma
narrativa del mistero messianico, l'evangelista Marco.

4.3.7. Origine della formula e ambiente di vita


(Sitz im Leben)

Questa formula di fede è caratterizzata essenzialmente da


materiale veterotestamentario. La cristologia messianica rinvia
a circoli giudeo-cristiani come tradenti. Come Sitz im Leben si
può pensare a quell'ambiente nel quale Gesù Cristo venne rico­
nosciuto come re messianico. Questo non deve essere necessa­
riamente il culto83 o una confessione battesimale.84 È più facile
pensare come Sitz im Leben a quell'ambiente di interazione nel
quale la questione di Gesù come messia era particolarmente
significativa: l'ambiente dello scontro fra cristiani e giudei sulla
dignità messianica di Gesù.

5. Critica della redazione:


nuove relazioni fra testi più antichi
mediante collegamenti redazionali

I testi del Nuovo Testamento hanno percorso un lungo


cammino prima di giungere alla loro forma definitiva. Sono state
riprese e unificate molteplici tradizioni. La versione finale dei
testi risale a un rielaboratore, che ha curato la nuova versione
dei testi come «redattore».

L'a n a l isi deg l i scritti neotesta menta ri, secondo i l metodo d e l l a


criti ca/storia d e l l a redazione, cerca d i ri costrui re i l processo d e l l a
redazione e i l r u o l o del redattore.

Si tratta, in particolare, di stabilire: come il testo abbia


assunto la sua forma definitiva; di quali materiali disponeva il

83 ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre, 202.


84 MICHEL, Romer, 31.

216
redattore; quale punto di vista lo ha guidato nella loro scelta,
rielaborazione e sistemazione; quali elementi ha aggiunto perso­
nalmente; a quale gruppo di lettori si rivolge; quali mezzi usa
per orientare i lettori; soprattutto, da quali fattori il redattore è
influenzato nella redazione.
Attraverso il redattore il testo raggiunge la forma che avrà a
disposizione il lettore futuro. Nella sua forma definitiva il testo
è oggetto anche dell'analisi sincronica.85

Bibliografia introduttiva
U n a rifless i o n e p a rticola rmente a p p rofo n d ita, d a l pu nto di vi sta del metodo criti­
co, sui prob l e m i co n n essi con l a red azione, sotto i l p rofi l o della va l utazione d e l l a
considerazione si n c ro n i ca e d e l l ' a spetto teoretico d e l l a co m u n i ca z i o n e , s i trova
i n H. FRANKEMOLLE, « Eva n g e l ist u n d G e m e i n d e . E i n e method e n k ritische Bes i n n u n g
( m i t B e i s p i e l e n a u s d e m M attha u seva n g e l i u m ) » , i n Bib 60( 1 979), 1 53 - 1 90. 86

5.1. Il modello: collegamento di testi più antichi


da parte di un redattore

Il processo della redazione degli scritti neotestamentari, in


linea con l' approccio di questa metodologia, viene considerato
nel contesto di un modello di interazione e comunicazione.87 Il
modello generale è:

fonti di informazione - autore - testo - lettore - utilizzazione


dell'informazione.

85 I relativi problemi sono stati trattati nel


terzo capitolo.
86 Ulteriore bibliografia: BERGER, Exegese des Neuen Testaments, §§ 29 30; H. -

CoNZELMANN - A. LINDEMANN, Arbeitsbuch zum Neuen Testament, Tiibingen 42004,


1 16-119; FoHRER et al., Exegese des Alten Testaments, § 9; N. PERRI, What Is Redaction
Criticism?, London 1970; l RoHDE, Die redaktionsgeschichtliche Methode, Hamburg
1966; G. STRECKER U. ScHNELLE, Einfii.hrung in die neutestamentliche Exegese,
-

Gottingen 1983, § 9; ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre, § 4. Queste


opere hanno indicato la strada: H. CoNZELMANN, Die Mitte der Zeit, Tii bingen 1954;
W. MARXSEN, Der Evangelist Markus. Studien zur Redaktionsgeschichte des Evan­
geliums (FRLANT 67), Gottingen 1956; G. BoRNKAMM G. BARTH - H.J. HELD, -

Oberlieferung und Auslegung im Matthiiusevangelium (WMANT 1), Neukirchen


1959;W. TRILLING, Das wahre lsrael. Studien zur Theologie des Matthiius-Evange­
liums (StANT 10) , Miinchen 31964.
87 Cf. H. FRANKEMOLLE, <<Evangelist und Gemeinde. Eine methodenkritische
Besinnung (mit Beispielen aus dem Matthausevangelium)>>, in lo., Biblische Hand­
lungsanweisungen, 59 e 75.

217
Fonte d'informazione --------• Autore

elaborazione del testo («codificazione>>)


� influenzato da intenzioni
ricezione del testo:
raccolta e selezione � situazione della comunità
ela borazione del testo:
sistemazione, integrazione, rielaborazione,
/ ambiente
creazione di un insieme unitario

(ri)produzione del testo


______. testo _____.. lettore

Fig. 25: Redazione come nuova codificazione.

La redazione, secondo la figura 25, deve essere considerata


una «nuova codificazione» di testi provenienti dalla tradizio­
ne come fonte di informazione. Questa nuova codificazione è
influenzata da vari fattori.

Non solo per i vangeli, ma anche per tutti gli scritti neotesta­
mentari (anche se non in egual misura) il redattore è compila­
tore, scrittore, teologo ed «evangelista»:88 egli deve raccogliere
e selezionare il materiale necessario, rielaborarlo sul piano
stilistico e tematico, provvedere alla sistemazione e distribuzio­
ne del materiale, all'occorrenza integrarlo con testi più brevi o
più lunghi.89 Il redattore crea (nuovi) collegamenti fra le varie
parti del testo che ha a disposizione, ordinandole in base a una
determinata intenzione riguardo al contenuto o collegandole fra
loro con propri testi di collegamento. Questo lavoro produce
un nuovo testo, che presenta una forma unitaria.90 I brani origi-

88 Ovviamente, all'inizio questa concezione si è sviluppata lentamente. Per la


prima storia delle forme gli evangelisti erano semplici compilatori di tradizioni.
89 Sulla scia di ZIMMERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre, 226-234, si
può definire più da vicino il modo concreto di procedere del redattore con queste
espressioni: miglioramenti stilistici, chiarimenti del testo preesistente, omissione di
espressioni o frasi difficilmente comprensibili, trasposizione di immagini e brani
della tradizione, modifiche, aggiunta e inserimento di altri brani della tradizione,
ampliamenti mediante altri brani della tradizione, composizione di parole chiave,
collegamento di singoli brani originariamente indipendenti.
90 F'RANKEMOLLE, «Evangelist und Gemeinde>>, 63. Questo aspetto era stato
sottolineato soprattutto da GOTIGEMANNS, Offene Fragen, 184-188.

218
nariamente separati entrano a far parte di un nuovo contesto e
acquistano così un significato più ampio,91 perché si trovano in
nuove relazioni fra loro.
Nella redazione il redattore è influenzato da molti fattori:
dalla peculiarità (e anche valore) del materiale che gli è stato
trasmesso; dai punti di vista e dalle finalità che gli si presentano;
dai problemi e necessità religiose della/delle comunità. Il redat­
tore è influenzato non solo dalla comunità, ma anche dall'am­
biente modellato dalle tradizioni scritte: «Antico Testamento,
ambiente giudaico ed ellenistico, soprattutto tradizioni protocri­
stiane del periodo pre-evangelico ed evangelico e altre ancora
hanno influenzato e informato l'evangelista - per quanto riguar­
da la mole del materiale - molto più della comunità . . . ».92 In base
al suo rapporto (relazionale) con le sue fonti, alle comunità dei
destinatari cui intende rivolgersi e all' ambiente che lo circonda,
un redattore crea, a partire dai testi di cui dispone e dai propri
testi di collegamento, una nuova struttura di relazione testuale e
quindi un nuovo testo, con una nuova intenzione contenutistica.

5.2. L 'attuazione dell 'analisi di critica della redazione

Il metodo di analisi secondo la critica della redazione consi­


ste in un processo deduttivo.

D a l l e osservazioni s u l l e ca ratteristi che l i ng u istico-sti listiche, se­


ma ntiche e prag mati che, nonché dal tipo testuale di u n 'opera
si possono trarre d e l l e concl usioni su l l a redazione. Riguardo a l l e
singole pericopi, q ueste co ncl usioni sono possi b i l i solo tenendo
presente tutta l 'opera .

Le conclusioni riguardano la persona del redattore e il suo


metodo di lavoro (ricezione ed elaborazione del testo), i destina­
tari e il loro mondo, il luogo e il tempo della creazione dell'opera.

91 La teologia del redattore non deve essere estrapolata dalla tradizione


elaborata, ma deve essere evidenziata all'interno della stessa e insieme ad essa:
P. DscHULNIGG, Sprache, Redaktion und Intention des Markus-Evangeliums. Ei­
gentiimlichkeiten der Sprache des Markus-Evangeliums und ihre Bedeutung fii r die
Redaktionskritik ( SBB 1 1 ) , Stuttgart 1984, 297s. Cf. anche FRANKEMOLLE, <<Evangelist
und Gemeinde>>, 66.
92 FRANKEMOLLE, <<Evangelist und Gemeinde», 71.

219
5 . 2. 1 . Conclusioni sul redattore e sul suo metodo di lavoro

I testi permettono, anche quando si tratta di semplici raccol­


te di tradizioni, di trarre delle conclusioni sul loro redattore e sul
suo apporto letterario e teologico .
Riguardo alla persona del redattore si possono avere indica­
zioni più o meno evidenti: mentre Paolo nelle sue lettere parla
molto spesso di se stesso, i vangeli praticamente non parlano
dei loro autori. Affermazioni sull'autore si trovano in Le 1 , 1 -4
(perlomeno sul suo metodo di lavoro e sulle sue intenzioni) e
nelle dichiarazioni del Vangelo di Giovanni sul discepolo amato
come testimone. Indirettamente, dai vangeli si possono ricavare
vari particolari riguardo all'intenzione e alla posizione teologica
del redattore. D ati sugli autori si trovano nelle opere dei padri
apostolici e degli scrittori ecclesiastici, in particolare in Papia
di Gerapoli, Ireneo e nei prologhi antimarcioniti dei vangeli.
Tuttavia non si concorda sulla misura in cui queste testimonian­
ze si basano su informazioni indipendenti dai vangeli.93 Riguar­
do agli scritti pseudoepigrafi bisogna utilizzare un processo nel
quale, a partire da osservazioni sul testo, si risale alla situazione,
all'ordinamento comunitario e allo sviluppo del pensiero teolo­
gico presupposto nella lettera, per poi trarre delle conclusioni
sull'autore. 94
Riguardo al metodo di lavoro, si hanno le indicazioni più
chiare quando il redattore presenta esplicitamente il suo modo
di procedere, ad esempio in Le 1 , 1 -4. Tuttavia si possono trarre
delle conclusioni sul metodo di lavoro del redattore anche da
altre osservazioni, cioè dalla particolarità linguistico-stilistica del
vangelo, dalle accentuazioni contenutistiche e dall'ordinamento
del materiale, dall'intenzione del vangelo nel suo complesso e
soprattutto, in modo particolarmente chiaro, attraverso la compa­
razione sinottica. Luoghi privilegiati dell'attività redazionale sono
l'inizio e la fine sia del singolo passo sia di tutto il libro.95
- Dalla particolarità linguistico-stilistica di uno scritto neote­
stamentario96 si può riconoscere il tipico modo di esprimersi del

93Cf. le introduzioni.
94Cf., oltre alle introduzioni, F. LAUB, «Falsche Verfasserangaben in neutesta­
mentlichen Schriften. Aspekte der gegenwartigen Diskussion um die neutestament­
liche Pseudepigraphie>>, in TThZ 89(1980), 228-242.
95 BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 205 .
96 Sul patrimonio linguistico cf. capitolo 3 § 5.1.2 nota 68.

220
redattore e quindi il suo metodo di lavoro. Se, ad esempio, in un
vangelo un versetto contiene molte caratteristiche linguistico­
stilistiche di un evangelista, si può pensare alla redazione rispet­
to ad altri versetti;97 in presenza di un vocabolario non tipico si
può pensare invece alla tradizione. Termini preferiti in modo
particolare a livello redazionale sono una chiave per la storia
della redazione. Tuttavia da soli gli indizi linguistici non basta­
no; unicamente in collegamento con punti di vista contenutistici
e alla luce di tutto il contesto si possono riconoscere le forma­
zioni redazionali.98
- Anche la disposizione/composizione del materiale in un
vangelo costituisce un importante indizio riguardo all'interesse
teologico dell'evangelista.99 Attraverso la presentazione e la
strutturazione della sua opera, egli vuole trasmettere una deter­
minata immagine di Gesù, ad esempio attraverso la progressiva
rivelazione dell'essere di Gesù nel Vangelo di Marco.100 Pertan­
to versetti che sono in stretto collegamento con tutta la struttura
del vangelo fanno pensare alla mano del redattore.
- Ogni vangelo accentua determinati contenuti. Se in singoli
passi emergono questi temi importanti per l'evangelista, ad
esempio la teoria del segreto messianico in Marco, il tema della
giustizia in Matteo, la bontà e l'affabilità umana di Gesù in
Luca, si può pensare a un interesse redazionale dell'evangelista.
Certo, non necessariamente deve trattarsi di creazioni redazio­
nali dell'evangelista, ma la loro continua ricorrenza è indice
dell'interesse dell'evangelista per il tema.
- Il metodo della storia della redazione risulta relativamente
facile da maneggiare in presenza di testi di cui uno è la rielabo-

97 STRECKER - ScHNELLE, Einfiihrung in die neutestamentliche Exegese, 1 1.


98 A proposito dei termini preferiti, cf. sopra il capitolo 3 § 4.1.1. Si deve conve­
nire con DscHULNIGG, Sprache, Redaktion und Intention des Markus-Evangeliums,
293ss, che, di fronte all'unità linguistica costante, ad esempio del Vangelo di Marco,
non bastano le osservazioni puramente linguistiche per potersi riferire alla redazio­
ne. Alle osservazioni linguistiche si dovranno aggiungere necessariamente anche
osservazioni tematico-semantiche. In ogni caso, in presenza di un accumulo di
caratteristiche linguistiche e semantiche si deve dedurre la presenza di redazione.
Sulla problematica della statistica delle parole cf. J.H. FRIEDRICH, «Wortstatistik als
Methode am Beispiel der Frage einer Sonderquelle im Matthausevangelium>>, in
ZNW 76 ( 1985 ) , 29-42.
99 STRECKER - ScHNELLE, Einfiihrung in die neutestamentliche Exegese, 1 1 1 ; ZIM·
MERMANN, Neutestamentliche Methodenlehre, 225.
100
Sul segreto messianico come filo conduttore del Vangelo di Marco cf. EGGER,
Frohbotschaft und Lehre, 85-91.

221
razione dell'altro, come dimostra la critica letteraria. In questo
caso si può vedere chiaramente il modo in cui il redattore ha
rielaborato il suo materiale.101
- Dalla redazione si possono distinguere come tradizione
testi che si trovano in una certa tensione con le linee principali
dell' opera. 102

5.2.2. Conclusioni sui destinatari

L' autore/redattore è influenzato dalle sue comunità, come


d' altra parte anch' egli intende influenzarle.l03 Naturalmente noi
conosciamo le comunità solo attraverso i testi neotestamentari,
per cui per il lettore le comunità esistono solo in forma mediata,
come «comunità interpretata/e e testualizzata/e» .104
Anzitutto l'analisi semantica permette anche di trarre conclu­
sioni sulla situazione della comunità: il fatto che il redattore insi­
sta su determinati argomenti (punti focali contenutistici) deve
avere qualcosa a che fare con la situazione. Tuttavia al riguardo
molte cose restano oscure.
Si possono ottenere altre indicazioni sui destinatari mediante
l'analisi pragmatica: dall'orientamento del lettore perseguito
dall'autore si possono trarre delle conclusioni sulla situazione
della comunità. Ovviamente la situazione non è semplicemente il
risvolto negativo delle ammonizioni e affermazioni dell'autore.105
Ad esempio, l'ammonizione alla fedeltà può servire a rafforzare
una comunità (che già si impegna a essere fedele) oppure può
essere una vera ammonizione per una comunità negligente.

1 0 1 I vangeli sinottici sono quindi particolarmente indicati per iniziare l'analisi


secondo il metodo della storia della redazione. Riguardo alla teoria delle due fonti,
bisogna comunque considerare il fatto che in certi casi anche in Mt e Le compare
materiale che, sotto il profilo della storia della tradizione, è più antico rispetto al loro
modello letterario, il Vangelo di Marco.
1 02 In ogni caso, come sottolinea giustamente FRANKEMOLLE, <<Evangelist und
Gemeinde», 66, queste tradizioni non vanno sottratte alla responsabilità del re­
dattore. Bisogna tenere pienamente conto anche del suo interesse nella selezione
delle tradizioni che aveva a disposizione e nella decisione di accogliere determinate
tradizioni.
103 Soprattutto BERGER, Exegese des Neuen Testaments, 202, considera la storia
della redazione dal punto di vista dell'innovazione perseguita dal testo.
104 FRANKEMOLLE, «Evangelist und Gemeinde», 67.
1 05 Cf. soprattutto K. BERGER, «Die impliziten Gegner: Zur Methode des Er­
schlieBens von "Gegnern" in neutestamentlichen Texten», in G. STRECKER ( a cura di) ,
Kirche (FS G. Bornkamm) , Tiibingen 1980.

222
Si possono trarre altre indicazioni dal contenuto dell'opera:
quando ad esempio si menzionano certi problemi, come la rela­
zione fra giudei e cristiani, l'ordinamento della Chiesa, ecc.
Nella ricostruzione della situazione dei destinatari non si
possono usare allo stesso modo vangeli, Atti degli apostoli e
lettere: infatti c'è differenza fra un autore che vuole trasmettere
testi per mantenere vivo il ricordo di Gesù o preservare la storia
della Chiesa delle origini, in modo che questa «tradizione»
non vada perduta, e un autore che vuole agire concretamente
sul comportamento di una comunità. Pertanto dalle lettere di
Paolo si può ricavare un'immagine più concreta della comuni­
tà piuttosto che dai vangeli. Ovviamente anche gli evangelisti
sono influenzati dalla situazione della/delle loro comunità, ma
questa situazione non viene chiaramente assunta nel loro testo.
Di conseguenza, non si possono determinare le «comunità dei
sinottici» con la stessa sicurezza con cui si possono determinare
le comunità di Paolo; Giovanni invece fornisce alcune indica­
zioni concrete sulla situazione degli uditori: secondo Gv 9,22;
16,2 sui discepoli incombe la minaccia della loro esclusione
dalla sinagoga a causa della confessione della loro fede, cosa che
permette di trarre conclusioni su un determinato sviluppo della
relazione fra giudei e cristiani, come quello che si deve supporre
per gli anni 80-90 d.C.106

5.2.3. Conclusioni sul luogo e sul tempo della composizione

Poiché nei testi - anche se trattano di un'epoca precedente ­


si riflettono problemi del tempo nel quale vive l' autore, a partire
da essi si possono trarre conclusioni non solo riguardo al tempo
di cui parlano, ma anche riguardo al tempo nel quale sono stati
composti.
Per i testi neotestamentari sono estremamente importanti
soprattutto questi problemi:
a) la distruzione di Gerusalemme;
b) il passaggio del messaggio cristiano dal giudaismo al paga­
nesimo;
c ) lo sviluppo dell'ordinamento della Chiesa;

1 06
Cf. al riguardo K. WENGST, Bedriingte Gemeinde und verherrlichter Christus.
Der historische Ort des Johannesevangeliums als Schlilssel zu seiner Interpretation,
Neukirchen 1981.

223
d) il ritardo della parusia;
e ) (in riferimento alla storia dei testi stessi) la questione della
dipendenza letteraria, per esempio nei vangeli sinottici o anche
nella relazione l Ts/2Ts107 e Col/Ef.108
I rimandi ai contenuti storici menzionati permettono alcune
conclusioni sulla datazione degli scritti.109
- Quando la distruzione di Gerusalemme viene descritta con
la menzione di particolari, si tratta di uno scritto composto dopo
il 70 d.C.
- Quando negli scritti neotestamentari il cammino della
Chiesa verso i pagani viene dato per scontato, si presuppone che
la missione ai pagani sia ormai in pieno svolgimento.
- Dalla descrizione della relazione fra giudaismo e comunità
cristiana (esclusione dei cristiani dalla sinagoga in Gv;l1 ° pole­
mica contro i giudei in Mt) si possono trarre conclusioni anche
sul tempo e il luogo della redazione.
Per trarre correttamente le conclusioni si devono conside­
rare le informazioni extrabibliche sullo sviluppo del giudaismo;
si deve, inoltre, avere una certa conoscenza dello svolgimento
della fase più antica della storia della Chiesa. Bisogna considera­
re, infine, le testimonianze più antiche sul tempo e il luogo della
composizione dei vangeli.

Sintesi e indicazioni per l'esercitazione


Poiché il metodo di critica della redazione deve tra rre concl usioni
dalle osservazioni sul testo, nelle d i rettive per l'esercitazione si
attira l'attenzione su quali osservaz ioni sul testo, al d i là dell'ana­
lisi critica letteraria, siano particolarmente i m portanti per l'analisi
della storia della redazione e come da queste osservazioni si pos­
sono trarre delle concl usioni. Per com i nciare, sono uti l i g l i elenchi
d i particola rità l i nguistiche e tematiche proposti dai manuali e
dalle i ntrod uzioni al Nuovo Testa mento.
l compiti dell'analisi sono i seg uenti :
a) riguardo alla redazione

107
Cf. ThiLLING, Untersuchungen zum zweiten Thessalonicherbrief
108
Cf. al riguardo R. SCHNACKENBURG, Der Brief an die Epheser (EKK 10),
Ziirich 1982, 26-30.
109
Sulla datazione cf. R. WEGNER (a cura di), Die Datierung der Evangelien,
Tonbandnachschrift zum Symposion des Instituts fiir wissenschaftstheoretische
Grundlagenforschung, Paderborn 1982.
110
WENGST, Bedriingte Gemeinde und verherrlichter Christus.

224
• In questo testo si trova no elementi che sono caratteristici del
patri monio lessicale e della pecu l i a rità l i n g u istica del redattore
in q uestione o tem i che sono ca ratteristici dell'autore in q u e­
stione?
• Come si inseri sce la peri cope nell'i nsieme dell'opera e nella pro-
spettiva pragmatica di tutta l'opera?
b) riguardo all'autore
• Esistono ind icaz ioni d i rette sul l'a utore?
c) riguardo a destinatari, tempo e luogo della composizione
• Raccog l iere ind icazioni d i rette sui desti natari.
• Descrivere lo scopo dell'opera e trarre conclusioni sulla situazio­
ne della com u n ità.
• Quale posizione tradisce il testo sui problemi g i udei/cristiani,
ord i n a mento della Chiesa, ritardo della parusia?
• Quali concl usioni se ne possono tra rre per la questi one del tem­
po della composizione?
• Menzionare problemi della com u n ità d i cui parla i l testo e tra rre
concl usioni sulla situazione della com u n ità per la quale l'a utore
scrive.
• Quali i n d icazioni offrono i testimoni p i ù antichi (Papia, lren eo,
i prolog h i antimarcion iti)? Si possono confermare questi dati a
pa rtire d a l l o scritto neotesta mentario in questione?

5.3. Esempio: Mc 3, 7-12: il nascondimento di Gesù

Il passo Mc 3,7-121 1 1 appartiene ai cosiddetti sommari.112


Questo testo gioca un ruolo importante nella struttura e nella
disposizione del Vangelo di Marco. In molte proposte di divi­
sione del vangelo il testo viene considerato l'introduzione a
una grande sezione113 o la conclusione di una grande sezione.114
Riguardo alla misura in cui il testo risale alla tradizione o alla
redazione, le opinioni divergono e vanno dal considerare l'inte-

1 1 1 Questa esposizione si fonda sulle considerazioni di EGGER, Frohbotschaft


und Lehre, 91-111. Sui singoli punti ci si limita a qualche precisazione di carattere
metodologico. Per una ulteriore bibliografia cf. i commentari.
112 Sul genere «sommario>> cf. sopra capitolo 4 § 3.2.3.
11 3 Secondo E. ScHWEIZER, Das Evangelium nach Markus (NTD 1), Gottingen
141975, ad loc., Mc 3,7-12 è l'introduzione alla pericope Mc 3,7-6,6a; secondo PESCH,
Das Markusevangelium, ad loc., il passo introduce Mc 3,7-6,29.
1 14 Così in J. GNILKA, Das Evangelium nach Markus (EKK 1111-2), Studie­
nausgabe, Neukirchen-Vluyn 20 10, ad loc.

225
ro testo una tradizione ripresa da Marco al ritenerlo una mera
costruzione redazionale.115
L'analisi secondo il metodo di critica della tradizione e della
redazione si basa su osservazioni relative alla struttura linguisti­
co-sintattica, semantica e pragmatica e sul tipo testuale.

5 . 3 . 1 . Particolarità linguistico-sintattica

Il testo presenta una serie di caratteristiche tipiche del


linguaggio di Marco. Questo vale in particolare per la frase di
motivazione aggiunta al v. 10a e le frasi collegate con le parti­
celle t v a , t va fl.� , y ci p , W<JTE .116 Per la comprensione del testo è
importante osservare che È 8E pUTIEU<JEV al v. 10 è aggiunto solo
come motivazione.

5 . 3 .2. Struttura semantica

Spesso si indica come tema del sommario «il grande concor­


so di folla e le guarigioni»117 o cose del genere, mentre un' ana­
lisi più attenta mostra che il tema non è tanto un sommario di
guarigioni quanto piuttosto il nascondimento di Gesù:118 infatti,
non si racconta un'espulsione di demoni, ma unicamente il
fatto che Gesù impone loro il silenzio; anche la menzione delle
guarigioni si trova in una frase secondaria che spiega il fatto di
tenere pronta una barca. Il tenere pronta una barca esprime una
certa distanza fra Gesù e la folla. Il vero tema è: ressa della folla
l ritiro di Gesù l ordine di tacere. Dalle particolarità stilistiche e
tematico-semantiche si ricava quindi questa struttura del testo:

1 15
PESCH, Das Markusevangelium, l, 201 , considera il testo una composizione
(ovviamente secondaria) derivante dalla tradizione, che sarebbe stata creata a causa
dei racconti di miracoli che precedono; L.E. KECK, «Mk 3,7-12 and Mark's Christo­
logy>>, in JBL 84(1965), 341-358, considera i vv. 3,7.8a.9s tradizionali, mentre il resto
sarebbe dovuto alla redazione; EGGER, Frohbotschaft und Lehre, 100s, considera il
testo esclusivamente redazionale.
116
Sulle caratteristiche linguistiche: GNILKA, Das Evangelium nach Markus, ad
loc., considera il testo anche linguisticamente una creazione di Marco; PESC H, Das
Markusevangelium, è dell'idea che parti sostanziali del vocabolario rimandino alla
tradizione premarciana. Pesch si basa sulla statistica delle parole, secondo la quale i
vocaboli in questione compaiono anche in brani della tradizione.
1 17
GNILKA, Das Evangelium nach Markus, ad. loc.; PESCH, Das Markusevange­
lium, ad loc.: ressa attorno a Gesù terapeuta ed esorcista.
1 18
EGGER, Frohbotschaft und Lehre, 93-95.

226
I) (vv. 7-8)
a) Gesù si ritira,
b) la folla lo segue.
II) ( vv. 9-12 a struttura chiastica)
a) Gesù si allontana, fa tenere pronta una barca;
b) a causa della ressa di coloro che vogliono toccarlo,
b) a causa delle grida degli spiriti,
a) Gesù ordina di tacere.
Riguardo alla questione tradizione o redazione, da queste osser­
vazioni sul tema del testo risulta una grande vicinanza tematica
fra questo testo e il tema del nascondimento di Gesù e l 'idea di
fondo del mistero messianico, tipica di Marco. Anche questo testo
esprime la dialettica di rivelazione e nascondimento. E una tale
constatazione depone a favore del carattere redazionale del testo. 1 1 9

5.3.3. Funzione del testo e intenzione pragmatica

Il sommario ha chiaramente una funzione narrativa per il


vangelo nel suo complesso: sotto molti aspetti, il testo è, da
un lato, un compendio di ciò che precede, in quanto accoglie
molti motivi del racconto precedente: guarigioni (Mc 1 ,32-34);
demoni (1 ,23ss.34) ; formule di confessione (1 ,24.34); ritiro di
Gesù (1 ,38.45); e dall'altro, un' anticipazione sintetica di ciò che
segue: particolarmente stretto è il legame con Mc 5,1-20; 5,21-
34. Un tale collegamento di un breve testo con il contesto che
lo circonda induce a ritenerlo una costruzione redazionale. Sul
piano narrativo questo brano prolunga anche quella linea di
progressiva rivelazione storica che Marco sostiene soprattutto
attraverso la teoria del mistero: all'irrigidimento dei farisei e
all'incomprensione della folla si contrappone l'introduzione dei
discepoli nel mistero di Gesù.120
Sul piano pragmatico questo testo corrisponde a quell'in­
tenzione pragmatica che Marco persegue attraverso tutta la sua
opera: condurre il lettore alla comprensione dell'essere di Gesù
come Messia e Figlio di Dio.121 Perciò anche da questo punto
di vista il testo corrisponde all'interesse redazionale di Marco.

119
In base a queste considerazioni, il testo non può essere senz'altro ritenuto
un'introduzione generalizzante a un ciclo di miracoli tradizionale.
120
Per i particolari cf. EGGER, Frohbotschaft und Lehre, 109s.
121
Cf. l'arco della tensione che si stende da 1,1 ai passi 8,27-29 e 15,39, centrali
anche dal punto di vista narrativo.

227
5 .3 .4. La composizione del testo

Il patrimonio lessicale utilizzato in questo brano dimostra


inequivocabilmente che il testo è una generalizzazione di singoli
racconti. La statistica dei termini mostra il collegamento fra
questo testo e il racconto della guarigione della donna emor­
roissa (Mc 5 ,21 .24-34): in entrambi i casi si usano parole che
altrimenti nei vangeli non compaiono che una sola volta: 8ÀL �w ,
avvTÀL�w, llcl<JTL� , È mTI L TITE LV .122 Solo in Mc 3,10 e 5 ,28 vi
sono persone che toccano Gesù, mentre altrimenti è sempre
Gesù a toccare le persone. Questa è una ragione sufficiente per
affermare che il sommario è la generalizzazione di un singolo
racconto. Lo stesso vale anche riguardo a Mc 5,1-20: il vocabola­
rio in gran parte concorda: TIVEil llaTa Ù Ka8cipTa (Mc 3,1 1 ; 5,2),
Kpcl�E LV (Mc 3 , 1 1 ; 5,5.7), TipO<JTIL TITE LV - TipO<JKUVEL V (3,1 1 ;
5,6), u i 6 s 8Eoil (3,1 1 ; 5 ,7). Tuttavia l a generalizzazione dei
singoli racconti non porta a sviluppare i loro temi fino a farne un
sommario di guarigione ed esorcismo, ma ne fa un sommario sul
nascondimento di Gesù. Marco collega e dispone i vari motivi
intrecciandoli fra loro, in modo da creare una tensione fra «rive­
lazione» e «nascondimento». All'idea della rivelazione servono i
motivi del concorso della folla e delle grida dei demoni; all'idea
del nascondimento servono specialmente i motivi della barca e
dell'ordine di tacere . E questo sommario, sul piano linguistico­
sintattico, semantico e pragmatico, corrisponde alla particolarità
di Marco. Pertanto si deve ritenere che questa costruzione risal­
ga a Marco e non alla tradizione.
In conclusione, le strutture sintattiche, semantiche e prag­
matiche individuate inducono a ritenere che Mc 3 ,7-12 sia una
creazione redazionale di Marco.

122
Frequenza: 8.\( �w: M t l volta, Mc l volta, Le mai, Gv mai, At mai; auvT ÀL�w:
solo Mc l volta 5,24.31; f!.UO"T L /; : Mt mai; in Mc solo qui e in Mc 5,29.34, Le l volta,
Gv mai, At l volta; È m rr( TITE L V : Mt 9 volte, Mc 11 volte, Le 13 volte, Gv l volta, A t
l volta.

228
Capitolo 5
ESEGESI COME PROCESSO
MAI CONCLUSO.
SGUARDO SUL CAMMINO
PERCORSO
E PROSSIMI PASSI

Chi comincia a spiegare testi avvia un processo che non deve


mai avere fine. Questo vale soprattutto per i testi biblici, che da
millenni vengono spiegati sempre di nuovo. Per quale ragione
l'esegesi è un'attività mai finita e conclusa? Parti importanti
della risposta sono già state date in questo volume. Il terzo
capitolo ha mostrato che un testo comprende molte possibilità,
e un testo più lungo un numero pressoché infinito di possibilità
di relazioni immanenti allo stesso. Non si può mai escludere
la possibilità di scoprire nuove relazioni fra singoli elementi
testuali. Nelle relazioni fra elementi e livelli diversi sono nasco­
ste implicitamente ulteriori potenzialità di significato. Le possi­
bilità di relazioni di un testo con la storia della sua formazione
( c. 4), con il suo ambiente storico ( § l) e con il lettore moderno
nell'intreccio delle sue relazioni ( § 2) ampliano e approfondisco­
no notevolmente le possibilità di significato.

l. Il testo nelle sue relazioni con il suo tempo


(rilevanza storica)

Non solo l'autore di un testo si trova in un complesso intrec­


cio di relazioni con lo stesso e con i suoi destinatari, ma questi
tre «principali partner della relazione» sono profondamente
modellati dal loro contesto, dal rapporto con esso e dall'inseri­
mento in esso. Queste relazioni con il contesto possono essere
configurate diversamente dall'autore e dai destinatari. Anche lo
stesso contesto si presenta in modo diverso, ad esempio se l'au­
tore scrive a Gerusalemme come giudeo e i destinatari pagani
leggono il suo testo a Roma.

229
Il contesto storico amplia enormemente la considerazione
del ventaglio delle relazioni nelle quali si trova un testo al tempo
della sua composizione. Un testo biblico può essere compreso
molto meglio se si conoscono le condizioni politiche, religiose e
sociali in cui opera l'autore, alle quali allude nel suo testo e che
presuppone nei suoi lettori. Attraverso la scoperta del contesto
storico di un autore e dei destinatari si possono comprende­
re molto meglio la forma e il contenuto del testo. Ma anche
l'autore e i destinatari acquistano un profilo storico più chiaro.
Ad esempio, solo se si conosce e si considera la forma storica
dei pasti vespertini delle comunità nelle case private si può
comprendere meglio il testo di l Cor 1 1-14, che si riferisce a una
tale cena comunitaria in forma cristiana. 1
Una buona scelta delle fonti storiche da esaminare richiede
metodi specifici e molta esperienza. Per una determinazione
più precisa del contesto storico della Prima lettera ai Corinzi
si prendono in considerazione solo fonti del periodo della sua
composizione (metà del I secolo) e quelle dell'ambiente di
Corinto? Nessuno lo sosterrebbe in senso stretto, e tuttavia
questo solleva la questione della misura in cui si può estendere
il quadro temporale e spaziale nella scelta delle fonti. Comun­
que le decisioni devono essere motivate in modo comprensibile.
Ma bisogna considerare anche gli interessi che caratterizzano le
fonti. La Guerra giudaica di Flavio Giuseppe si interessa soprat­
tutto alle vicissitudini della guerra, Filone di Alessandria agli
sviluppi delle idee filosofiche e il Nuovo Testamento alla vita
religiosa delle persone comuni in un gruppo religioso ben deter­
minato (il cristianesimo delle origini) . In che modo queste fonti,
con i loro interessi e nonostante i loro interessi, possono essere
valutate in modo significativo per altri interessi? Quali doman­
de storiche sono in primo piano per l'esegeta moderno? Vuole
presentare soprattutto la storia di grandi personaggi e del loro
pensiero (ad esempio, la persona e l'attività di Paolo) o è più
interessato alla vita religiosa delle persone comuni (ad esempio,
al modo in cui Paolo interagisce con la sua comunità a Corinto,
una comunità multietnica e formata da persone appartenenti
allo strato sociale basso? ) .

1 P. WicK, Die urchristlichen Gottesdienste. Entstehung und Entwicklung im


Rahmen der friihjiidischen Tempel-, Synagogen- und Hausfrommigkeit (BWANT
150), Stuttgart u.a. 2002, 193-223.

230
Vi sono molte altre domande fondamentali: se gli Atti degli
apostoli sono stati scritti fra 1'80 e il 90 d.C., sono indubbiamente
anche un documento storico per quel periodo. Ma lo sono anche
per il periodo che raccontano (anni 30-50 d.C.), e in che senso
lo sono? Che rapporto esiste fra la realtà raccontata del testo
e la realtà storica che si trova dietro al testo (storicità) ? Come
maneggiare il fatto che i testi biblici, che vengono spiegati nel
loro contesto storico, sono al tempo stesso fonti storiche per
questo contesto? Come possono il Vangelo di Matteo e la Lette­
ra di Giacomo essere spiegati sullo sfondo dell'evoluzione fra
giudei e cristiani attorno agli anni 80-90 d.C., se devono essere al
tempo stesso i principali testimoni per lo stato di questa evolu­
zione? Qui bisogna sempre considerare il pericolo del circolo
vizioso.
I risultati di contestualizzazioni storiche si possono trovare
facilmente nelle parti introduttive dei commentari sui libri bibli­
ci, ma anche in versetti corrispondenti. Lessici ed enciclopedie
sono aiuti importanti.2 Storie della Chiesa delle origini o del
cristianesimo delle origini, storie del tempo del Nuovo Testa­
mento e storie sulla situazione sociale3 offrono elaborazioni
e descrizioni approfondite della ricerca storica rilevante per
l'esegesi. Oggi, la ricerca storica vera e propria si serve di una
pluralità di metodi,4 che richiedono, come i metodi esegetici
presentati in questo libro, il coraggio di incominciare e poi molta
pratica.

2 Qui bisogna menzionare: <<Der Neue Pauly» - Enzyklopi:idie der Antike, Stutt­
gart 1966-2003; Religion in Geschichte und Gegenwart (RGG), Tubingen 1998-2007;
Theologische Realenzyklopi:idie (TRE), Berlin 1976-2004.
3 Dell'ampia bibliografia qui menzioniamo solo: B. KoLLMANN, Einfiihrung in
die neutestamentliche Zeitgeschichte, Darmstadt 2006; E.W. e W. STEGEMANN, Urchri­
stliche Sozialgeschichte. Die Anfi:inge im Judentum und die Christusgemeinden in der
mediterranen Welt, Stuttgart u.a. 21997 (trad. it. Storia sociale del cristianesimo primi­
tivo. Gli inizi nel giudaismo e le comunità cristiane nel mondo mediterraneo, Bologna
1998); W. STEGEMANN, Jesus und seine Zeit (BE 10), Stuttgart 20 10; G. ThEISSEN,
Soziologie der Jesusbewegung. Ein Beitrag zur Entstehungsgeschichte des Urchris­
tentums (TEH 194), Miinchen 1977; W. MEEKS, Urchristentum und Stadtkultur. Die
sozialeWelt der paulinischen Gemeinden, Giitersloh 1993.
4 S. ALKIER - R. BRUCKER (a cura di), Exegese und Methodendiskussion (TANZ
23), Ttibingen 1998; S. ALKIER, Zeichen aus Text und Stein. Studien auf dem Weg zu
einer Archi:iologie des Neuen Testaments, Tiibingen u.a. 2003; M. EBNER, Exegese des
Neuen Testaments. Ein Arbeitsbuch filr Lehre und Praxis, Paderbom 2005; T. SoDING
- C. MONCH, Kleine Methodenlehre zum Neuen Testament, Freiburg u.a. 2005.

231
2. Il testo nella sua relazione con l'attualità
(ermeneutica)

Se il significato del testo nella sua situazione storica deve


essere ricavato unicamente mediante la decodifica del suo
complesso legame e intreccio relazionale in collegamenti intra­
testuali ed extratestuali, allora questo «groviglio di relazioni»
viene collegato con altri intrecci relazionali mediante l' atto di
lettura e di spiegazione da parte del lettore attuale. Anche il
lettore è determinato da relazioni, per cui gli interessano per
ragioni biografiche, in base alla sua tradizione ( relazioni diacro­
niche ) e come studioso anche attraverso il suo inserimento
in una comunità di studiosi e il suo coinvolgimento ecclesiale
e sociale, determinate questioni. Altre questioni, ritenute in
passato fondamentali da generazioni di studiosi, forse per lui
non sono più attuali. Infatti, si spiega sempre - consciamente o
inconsciamente - il testo sullo sfondo di determinati orizzonti di
domande e per un determinato, immaginato gruppo di destina­
tari. Questi concetti influenzano sempre anche la comprensione
del testo ( relazioni sincroniche ) . L'esegeta non si avvicina mai
a un testo con una posizione neutrale. La sua «interrogazione»
esegetica del testo alla ricerca del suo significato influenza le sue
«risposte». Una ricerca che prescinde dai valori non è possibile.
Il ricercatore influenza l'oggetto da ricercare. Questo fenome­
no viene indicato con l'espressione «circolo ermeneutico» ed è
importante per ogni studio basato sulle scienze umane.
Tuttavia con il passare del tempo cambiano non solo le
domande con le quali si affronta scientificamente un testo, ma
anche quella che viene considerata la sua comprensione. Nei
termini del modello relazionale: mediante domande diverse
l'esegeta stabilisce relazioni diverse con il testo. Anche nella
scelta delle domande l'esegeta non è mai neutrale e unicamente
autonomo; la sua scelta delle domande è sempre condeterminata
dalle sue relazioni con l' ambiente circostante e con la comunità
scientifica. Se la comunità scientifica pensa che tutto sia cono­
scibile, i suoi risultati saranno diversi da quelli di una comunità
scientifica che sa che le capacità conoscitive dell'uomo sono
limitate. Anche concezioni diverse del modo in cui funziona la
comprensione in quanto tale influenzano i risultati della spie­
gazione del testo. Il metodo che riflette sulle condizioni della
comprensione e di ciò che vuole comprendere è detto ermeneu-

232
tica. Anche l'ermeneutica comprende molti metodi parziali, che
sono in parte in concorrenza fra loro.5

3. Il testo nella sua relazione con la vita quotidiana

Lo scopo più importante per il quale si spiegano da millenni


i testi biblici non è quello di permettere a una cerchia di studiosi
di accumulare sempre più conoscenze su questi scritti. In defi­
nitiva, lo scopo di tutte le esegesi bibliche, spesso anche dopo
deviazioni lunghe e giustificate, è quello di offrire, attraverso
i risultati di un' accurata ricerca esegetica, nuovi impulsi alle
Chiese e permettere loro di potersi continuamente riformare .
Al tempo stesso, i frutti della ricerca esegetica devono servire ai
cristiani per la loro vita.
A prescindere dalla scienza del Nuovo Testamento non
esiste alcun altro campo scientifico nel quale si lavori su un
corpus di testi così ridotto. In definitiva, si può spiegare solo a
partire dalla volontà della Chiesa e dalla volontà della società
modellata dalla Chiesa il fatto che a questa disciplina siano state
sempre riservate una posizione prestigiosa e condizioni eccellen­
ti nelle università e in altri istituti di formazione. Questa volontà
si spiega con la convinzione e la conoscenza che la ricerca sulla
Bibbia e sul Nuovo Testamento ha una grande e permanente
importanza per le Chiese e per la società. Anche per questo
l'esegesi scientifica dovrebbe fare continuamente fluire i risultati
della sua ricerca nella società e nella Chiesa.
In questo volume sono stati presentati molti metodi. Ma ne
esistono molti altri. Si può comprendere meglio la realtà solo con
l'ausilio di molti metodi. Ciò vale specialmente per i testi biblici.
Ogni metodo è una prospettiva adatta a percepire in modo parti­
colarmente penetrante solo determinate cose. Ma normalmente
un altro metodo non le vede, perché non pone domande su di
esse. Un'interrogazione storica scoprirà difficilmente strutture
retoriche in un testo, un'analisi semantica difficilmente retro­
scena storici. Poiché ogni metodo può contribuire ad ampliare
il quadro a partire dalla sua parte specifica, la molteplicità delle
prospettive è indispensabile per comprendere meglio un testo.

5 Una buona introduzione in O. WISCHMEYER, Hermeneutik des Neuen Testa­


ments. Ein Lehrbuch, Ttibingen 2004.

233
Ma questo significa anche al tempo stesso che ogni metodo equi­
vale a una riduzione, perché limita le possibilità di un testo a una
determinata relazione domanda-risposta. Esso realizza una delle
possibilità che si trovano nel testo proprio per il fatto di trovare
in esso risultati e risposte concreti. L'esegesi è un processo mai
concluso. Sono possibili sempre nuove domande, che forniscono
altri pezzi al puzzle. Attraverso la scoperta di nuovi pezzi e a
volte anche attraverso la riscoperta di vecchi pezzi, da un lato,
il quadro complessivo diventa sempre più chiaro, e dall' altro, si
può liberare continuamente nuova energia, in grado non solo di
far fruttificare i discorsi scientifici, ma anche di trasformare una
predica in una predica potente e di offrire stimoli ed energie per
la vita quotidiana.
La spiegazione «più piccola» possibile è quella in cui una
persona traduce la sua comprensione della Scrittura nella sua
azione. Ma questo è anche il passo esegetico più concreto, e in
questo senso più importante e «più grande» . Se esso si trova
al termine di un complesso processo di spiegazione, allora si è
raggiunto anche lo scopo più importante.6 Per l'utilizzazione dei
risultati esegetici nella predicazione e nei gruppi biblici esistono
metodi collaudati che oltrepassano di gran lunga la disciplina del
Nuovo Testamento.7

Conclusione

Dalla valle disseminata di ossa aride giunse all'orecchio del


profeta Ezechiele la domanda: «Potranno queste ossa rivivere?))
(Ez 37,3). Può l'esegesi, inaridita dall'eccessiva sottolineatura
dei metodi storico-critici delle passate generazioni di studiosi,
ritrovare lo slancio e la vita che aveva in epoche precedenti
della storia della Chiesa? La relazione fra l'esegeta e la parola
della Bibbia è decisiva. Il testo della Bibbia diventa un oggetto
che l'esegeta deve «dominare)) e davanti al quale - così voleva

6 In modo dettagliato in WICK, Die urchristlichen Gottesdienste, e Io., «Ein Text,


viele Auslegungen. Zukunftsperspektiven fiir den kirchlichen Umgang mit den Hei­
ligen Schriften>>, in A. GROZINGER - E. STEGEMANN ( a cura di ) , Das Christentum an
der Schwelle zum 3. Jahrtausend, Stuttgart u.a. 2002, 77-90.
7 W. Egger ha presentato questi metodi nelle pubblicazioni che ha proposto nel
§ 3. Qui, a causa della destinazione di questa nuova rielaborazione ai preseminari,
abbiamo dovuto abbreviare.

234
la ricerca storico-critica classica - deve restare assolutamente
«neutrale» ? O il testo, nonostante tutto, costringe continuamen­
te anche il ricercatore a riconoscerne e confessarne il colore?
A porre se stesso davanti al testo? Come ci si può accostare
alla Scrittura in modo che essa «liberi�� lo spirito che contiene?
La «Scrittura», diceva Gregorio Magno, cum legentibus crescit
(cresce insieme con coloro che la leggono) . 8 Essa cresce e resta
indenne.
Leggiamo in Giovanni che lo Spirito «insegnerà e ricor­
derà» tutto ciò che Gesù ha detto (cf. Gv 14,25s) , permetterà
di comprenderlo in tutte le relazioni. «Non parlerà da se stes­
so��, non dirà cose nuove, ma «prenderà da quel che è mio e
ve lo annuncerà» (cf. Gv 16,13-15). L'Apocalisse di Giovanni
compendia la risposta alla domanda del lettore nell'immagine
dell'Agnello come immolato, che prende in mano il libro e ne
spezza i sette sigilli (cf. Ap 5,1ss).

8 GREGORIO MAGNO, Maralia in Iob 20,1: CCSL 143A,1003.

235
Bibliografia

l. Sussidi per lo studio del Nuovo Testamento

Edizioni del testo della sacra Scrittura

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Zilrcher Bibel, hrsg. von der Evangelisch-Reformierten Landeskirche des
Kantons Ztirich, Ztirich 2007.

Edizioni in lingua italiana

La Sacra Bibbia, a cura della CoNFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Roma


2008.
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261
INDICE

PREFAZIONE
di Peter Wick ..................................................... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p . 7

Introduzione
IL «MODELLO TESTUALE RELAZIONALE»
O LEGGERE COME EVENTO DI RELAZION E ........ » 11
l . Metodologia come introduzione al leggere strutturato }) 12
1.1. Leggere come lettore.
Testo come evento di relazione .................................. >} 13
1 . 1 . 1 . Esperienze con il leggere e il comprendere... }> 13
1 . 1 .2. La lettura scientifica come accertamento ...... }> 16
1.1.3. Un modello scientifico di lettura..................... }} 22
2. I metodi esegetici come sussidi per la lettura
e la comprensione scientifica ............................................ }} 23
2.1. Molteplicità e integrazione dei metodi scientifici ..... }> 24
2.2. L 'utilizzazione di più metodi..................................... » 26
3. Specificità di questa metodologia..................................... » 26
3.1. Punti focali contenutistici ........................................... » 26
3.2. I destinatari ........... . ...................................................... }> 28
3.3. Struttura di questa metodologia ................................. » 28

Capitolo l
IL TESTO COME PRODOTTO
DELLE SUE RELAZIONI INTERNE
E DEL SUO INSERIMENTO
IN UN SISTEMA COMUNICATIVO ................................ » 31
l . Il testo come intreccio comunicativo strutturato ........... » 33
1.1. Il testo come espressione linguistica strutturata,
coerente . . ....................................................................... » 33
1 . 1 . 1 . Struttura ............................................................. » 34

263
1.1.2. Fattori di coerenza dei testi ............................. » 35
1.2. Il modello di lettura
della concezione strutturalistica . . .... .. .. ..... .. . ... . ........ . . . » 38
2. I testi come parte di un evento comunicativo ................ » 39
2.1. Comunicazione mediante testi (scritti) ...................... » 39
2.2. Difficoltà con testi antichi........................................... >> 43
2.2. 1. Il ruolo dell'autore ............................................ » 43
2.2.2. Recezione del testo da parte del lettore .. .. .. .. » 44
2.3. Leggere come cammino
verso la ricostruzione dell'evento comunicativo ...... » 45
3. Testi come risultato di recezione
ed elaborazione di entità di riferimento disponibili............ » 47
3. 1. L 'origine degli scritti neotestamentari . ... .... . . ..... . ... . . .. » 47
3.1.1. Le tappe della formazione del testo ............... » 48
3.1.2. Modello dell'elaborazione testuale. ................ » 51
3.2. Lettura come ricerca delle tracce
della formazione del testo ........................................... » 52

Capitolo 2
PASSI PRELIMINARI ALL'ANALISI .. ....... . . . . . . . . . .. . .. . .. .. . » 53
l. Accertamento del testo originale ( critica testuale ) ....... » 53
1.1. La teoria sull'origine delle varianti
e dei tipi testuali che sta alla base
della critica testuale...................................................... » 54
1 . 1 . 1 . L'origine di varianti .......................................... » 54
1 . 1 .2. L'origine di famiglie di manoscritti
e di tipi di testo.................................................. » 56
1 . 1 .3. Edizioni attuali dei manoscritti
del Nuovo Testamento . . . . . . . .......... . .......... .... ..... » 58
1.2. Il metodo della critica testuale ................................... » 59
1.3. Esempi .......................................................................... » 61
1.3.1. Ef 1,1: «È v 'E<j>Éac.v»......................................... » 61
1 .3.2. Mc 1,1: «VLOU 8EOU » ......................................... » 62
2. Primo orientamento sul testo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 63
2.1. Delimitazione e strutturazione del testo
(segmentazione del testo nei suoi elementi) .............. » 64
2. 1 . 1 . Delimitazione del brano testuale
nella totalità del testo ....................................... » 64
2.1 .2. Relazioni fra il brano testuale e il contesto . . . » 66
2.1.3. Suddivisione del testo da esaminare
nelle più piccole unità di significato ....... ........ » 66

264
2.1 .4. Individuazione dell'unità/mancanza di unità
del testo .............................................................. » 67
2.2. aggettivazione della prima comprensione
del testo .. . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . .. . . .. . . . . . . . . . . . . . » 67
2.2.1 . Abbozzo di traduzione
e utilizzazione di traduzioni... .......................... » 61{
2.2.2. Riflessione
sulla prima comprensione del testo . . . . . . . . . . . . . . . . » 6X
3. Traduzione del testo e utilizzazione di traduzioni . . . . . . . . . >> 70
3.1. Teorie della traduzione............. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 71
3 . 1 . 1 . Traduzione
in quanto processo comunicativo... . . . . . . . . . . . . . . . . . ,, 71
3.1.2. Tipi di traduzione.................... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 74
3.1.3. Valutazione delle traduzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 77
3.2. Un rapido sguardo
sulle traduzioni del Nuovo Testamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 7X
3.2.1. Traduzioni in tedesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 7X
3.2.2. Traduzioni in italiano ....... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 81
3.3. Il procedimento della traduzione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 84
3. 4. Uso delle traduzioni .................. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 85

Capitolo 3
LETTURA SOTTO L'ASPETTO SIN CRONICO:
COMPRENDERE IL TUTTO A PARTIRE
DALLE RELAZIONI FRA LE SINGOLE PARTI ........ » 89
l. Il modello testuale della lettura sincronica:
il testo, un micro-universo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 89
2. Il modello testuale e la semiotica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 91
3. Il primo passo nella spiegazione
della percezione sincronica del testo: il close reading . .. » 93
4. Analisi linguistico-sintattica: i materiali più piccoli
della costruzione del testo e i loro collegamenti . . . . . . .. . . . » 96
4.1. Caratteristiche linguistico-sintattiche dei testi ........... » 97
4. 1 . 1 . Lessico ................................................................ » 97
4.1 .2. Tipi di parole e forme di parole
(grammatica ) . . . . . . . . . . . . . .. .. . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . .. . . . . » 98
4.1.3. Collegamento fra parole e frasi....................... » 99
4.1 .4. Caratteristiche stilistiche .................................. » 102
4.1.5. Composizione e strutturazione del testo ....... » 105
4.2. Svolgimento dell'analisi linguistico-sintattica ........... » 106
4.3. Esempi .......................................................................... » 1 10

265
4.3.1. Matteo 18,15-17 ................................................. » 1 10
4.3.2. Matteo 28,18-20 ................................................. » 111
4.3.3. Marco 1............................................................... » 112
4.3.4. Filemone ........................................................... » 114
5. Analisi semantica: significato attraverso la relazione .... » 116
5.1. Semantica del testo: decifrare l'universo testuale ..... » 118
5 . 1 . 1 . Il modello di testo e di lettura
soggiacente all'analisi semantica del testo ... » 119
5.1.2. La realizzazione dell'analisi semantica
del testo . . . . . ........................................................ » 121
5.1.3. Esempi . ............................................................... » 131
5.2. Semantica della parola (concetto), del motivo
e del campo: le parole e il /oro contesto .................... » 139
5.2.1 . Modello della struttura semantica
di lessemi soggiacente all'analisi ..................... » 140
5.2.2. Attuazione dell'analisi semantica
della parola e dei motivi . .. . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . » 142
5.2.3. Esempi ................................................................ » 145
5.3. Analisi narrativa: racconto come collegamento
di elementi del racconto . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 148
5.3.1 . I modelli testuali
soggiacenti all'analisi narrativa ....................... » 151
5.3.2. L'attuazione dell'analisi narrativa.................. » 155
5.3.3. Esempio: Mc 10,46-52: racconto di miracolo
come storia di fede............................................ » 159
5. 4. Alternative del racconto (secondo Bremond) .......... » 161
6. Analisi pragmatica:
il testo come mezzo per un evento relazionale . . . . . . . . . . . . . . » 164
6.1. Il modello testuale dell'analisi pragmatica ............... » 165
6.1.1. Funzioni ( scopi di utilizzo ) dei testi ............... » 166
6.1.2. Mezzi per l'orientamento del lettore.............. » 168
6.2. L 'attuazione dell'analisi pragmatica .................. . ...... » 169
6.3. Esempi .......................................................................... » 172
6.3.1. 1 Cor 7: un dialogo variegato
con la comunità ................................................. » 172
6.3.2. Fm: invito alla fratellanza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 174
7. Analisi dei tipi di testo: forma del testo e situazione
della comunità. Una relazione caratterizzante .............. » 176
7.1. Il modello testuale: tratti che caratterizzano
la forma fra tipi testuali e azioni ricorrenti
della vita della comunità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 178

266
7.2. L 'effettuazione della determinazione
dei tipi testuali .............................................................. » 181
7.3. Esempio: i sommari dell'attività di Gesù
nel Vangelo di Marco .................................................. » 183

Capitolo 4
LETTURA SOTTO L'ASPETTO DIACRONICO:
LE RELAZIONI FRA UN TESTO
E LE SUE FORME PRECEDENTI ................................... » 189
l. Il modello testuale dell'analisi diacronica ....................... » 190
2. I metodi dell'analisi diacronica......................................... » 190
3. Critica letteraria:
le relazioni di un testo con forme scritte precedenti
(ricerca della preistoria scritta dei testi) ......................... » 192
3.1. I modelli di testo e di lettura
soggiacenti all'analisi di critica letteraria .................. » 193
3 . 1 . 1 . Modelli di testo . ... . .... . . . .... . ... ......... .. .. . ....... . . . ..... » 194
3.1.2. Il modello di lettura .......................................... » 194
3.2. L 'attuazione dell'analisi di critica letteraria ............. » 195
3.2.1 . Osservazioni
sull'interruzione della connessione................. » 196
3.2.2. Doppioni e ripetizioni ...................................... » 197
3.2.3. Tensioni e contraddizioni................................. » 198
3.3. Esempio: Gv 13,34s: il comandamento nuovo......... » 200
4. Critica della tradizione:
relazioni del testo con i suoi precedenti orali
(ricerca della precedente fase orale dei testi) ................ » 201
4.1. Il modello testuale soggiacente all'analisi
secondo il metodo della critica della tradizione . . . .. . . » 203
4.2. Attuazione dell'analisi
secondo la critica della tradizione.............................. » 204
4.2. 1 . Critica delle tradizioni
applicata alla ricerca sui vangeli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 205
4.2.2. Critica delle tradizioni
applicata alla letteratura epistolare .. .. .. . . . . . . . . . . » 205
4.3. Esempi .......................................................................... » 207
4.3.1. Mc 14,3-9: confessione di fede
nella dignità di Gesù......................................... » 207
4.3.2. Analisi sincronica di Mc 14,3-9 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 207
4.3.3. Analisi secondo il metodo della critica
della tradizione .................................................. » 209

267
4.3.4. Rm 1 ,3s: confessione di fede ..................... . ..... » 213
4.3.5. La ricostruzione della formula di fede
prepaolina .......................................................... » 214
4.3.6. Il significato della formula di fede
tradizionale ........................................................ » 215
4.3.7. Origine della formula e ambiente di vita
(Sitz im Leben) .................................................. » 216
5. Critica della redazione: nuove relazioni fra testi
più antichi mediante collegamenti redazionali .............. » 216
5.1. Il modello: collegamento di testi più antichi
da parte di un redattore......................... ...................... » 217
5.2. L 'attuazione dell'analisi di critica della redazione .. » 219
5.2.1 . Conclusioni sul redattore
e sul suo metodo di lavoro............................... » 220
5.2.2. Conclusioni sui destinatari............................... » 222
5.2.3. Conclusioni sul luogo
e sul tempo della composizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 223
5.3. Esempio: Mc 3, 7-12: il nascondimento di Gesù ....... » 225
5.3.1. Particolarità linguistico-sintattica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 226
5.3.2. Struttura semantica........................................... » 226
5.3.3. Funzione del testo e intenzione pragmatica . . » 227
5.3.4. La composizione del testo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 228

Capitolo 5
ESEGESI COME PROCESSO MAI CONCLUSO.
SGUARDO SUL CAMMINO PERCORSO
E PROSSIMI PASSI .............................................................. » 229
l . Il testo nelle sue relazioni con il suo tempo
(rilevanza storica ) . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . » 229
2. Il testo nella sua relazione con l'attualità
( ermeneutica) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 232
3. Il testo nella sua relazione con la vita quotidiana .......... » 233
Conclusione . . . . . . . . .. . . .. . . . . . . . . . . . . . . .. .. .. .. .. . . . .. .. . . . . . .. . . . . .. . .. . . . . . . . . . . . . .. . . » 234

BIBLIOGRAFIA.................................................................... » 237
l. Sussidi per lo studio del Nuovo Testamento .................. » 237
Edizioni del testo della sacra Scrittura . ............................ » 237
Edizioni in lingua tedesca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 237
Edizioni in lingua italiana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 238
Sinossi . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 238
Concordanze....................................................................... » 239

268
Edizioni di testi non biblici ............................................... » 239
Edizioni in italiano............................................................. >> 240
Sussidi linguistici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . >> 240
Dizionari ............................................................................. >> 241
in italiano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- » 241
Importanti commentari sul Nuovo Testamento . . . . . . . . . . . . . » 241
2. Bibliografia relativa alla linguistica
e alle scienze bibliche ........................................................ >> 242
3. Ulteriore bibliografia in lingua italiana ........................... » 260

269