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Esempio/prova d'esame, domande+risposte

Economia del mercato mobiliare (Università degli Studi di Genova)

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Le tecniche di valutazione dei fidi: discutere criticamente il ricorso alla centrale dei rischio, l'approccio garantista e
l'analisi di bilancio.
La Centrale dei rischi
La Centrale dei rischi ci fa vedere come l'impresa si è comportata con le altre banche, e questa valutazione ha un costo
inferiore rispetto ad un'attenta valutazione del soggetto.
Essa è gestita dalla Banca d'Italia e serve alle banche per poter valutare le imprese in base al resto del sistema, per vedere
quante banche ha a sua disposizione, se è morosa o meno.
AV = asimmetria informativa verticale, tra banca e
AO Basse AO Alte
impresa.
Frazionamento / garanzie Frazionamento / Garanzie AO = asimmetria informativa orizzontale, tra banca
AV Alte
Fidi multipli Fidi multipli e banca.
Lo scopo della centrale dei rischi è quello di ridurre
Free riding Relationship banking l'asimmetria orizzontale, facendo in modo che tutte
AV Medie
Fidi multipli Hausbank le banche abbiano le stesse informazioni; inoltre, la
Centrale dei Rischi non può ridurre l'asimmetria
Rating esterno
AV Basse verticale.
Mercati
La critica che viene fatta nei confronti della Centrale dei rischi è che, se non ci fosse, le asimmetrie verticali sarebbero
gestibili mentre quelle orizzontali sarebbero sempre alte, dato che le informazioni private rimangono alle banche che le
hanno rilevate.
L'approccio garantista
Questo tipo di approccio è molto criticato dalle imprese dato che:
- Penalizza le imprese innovative e favorisce le imprese mature;
- I costi di recupero sono proibitivi per i piccoli prestiti;
- I tempi di recupero sono molto lunghi
- C'è la presenza del rischio competitivo
- In caso di patrimonio come garanzia, la sua consistenza andrebbe valuta a valori di liquidazione e non di bilancio
La valutazione del rischio viene sostituita dalla valutazione della garanzia; la perizia bancaria viene sostituita dalla perizia
mobilitare. Questo procedimento penalizza le nuove imprese e favorisce quelle più mature, ed inoltre non si è certi che la
garanzia riesca a coprire completamente il prestito, dato che non si è a conoscenza dell'ammontare sia dei costi che dei
tempi di recupero.
Inoltre siamo in presenza del rischio di liquidità: la banca grande, intelligente, sa valutare bene il rischio di credito,
mentre quella piccola valuta la garanzia, e di conseguenza l'impresa buona va dalla banca intelligente mentre quella
cattiva va dalla banca locale. Siamo in una situazione di adverse selection, che verrebbe meno nel momento in cui tutte le
banche utilizzano lo stesso metodo di valutazione.
Per quanto riguarda il patrimonio come garanzia, va preso in considerazione il patrimonio di liquidazione e non quello
contabile; va valutato come se fosse una garanzia, ma a valori di liquidazione.
Il primo argine rappresenta il
Primo argine: probabilità Secondo argine: tasso di problema di default; se ha
di insolvenza perdita in caso di bassa probabilità non si chiede
insolvenza (LGDR) una garanzia perché c'è il
Profilo del debitore Analisi competitiva Analisi del valore di rischio di perdere il cliente, e se
dell'impresa, della sua liquidazione dell'impresa è alta allora si passa al secondo
capacità di reddito e di argine, ovvero la garanzia.
cash flow, della sua
solidità finanziaria Il mercato porta ad essere più
Profilo delle garanzie Analisi del valore di competitivi e a ridurre la
accessorie e della seniority liquidazione delle prudenza; in congiuntura
del credito specifiche garanzie che negativa le banche chiedono
assistono una data linea di più garanzie e viceversa.
credito e della sua seniority
Il ruolo delle garanzie:
- Riducono le asimmetrie informative e disincentivano i comportamenti opportunistici di adverse selection e moral
hazard
- Per svolgere con efficacia il loro ruolo, devono prevedere il meccanismo di enforcement, cioè essere escusse in caso
di insolvenza
- La loro “ingiustizia” non sta nel fatto che il creditore espropri i beni del debitore se costui è insolvente. L’ingiustizia
sta piuttosto nel fatto che solo chi è in possesso di beni da costituire in garanzia può accedere al finanziamento
L'analisi di bilancio
È il metodo più pratico per poter valutare un fido. Consiste nel trarre informazioni significative sulla situazione
dell'impresa, e di solito si ottengono dei ratio/indici di bilancio, ovvero delle elaborazioni.
Le aree di indagine sono le seguenti:

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- Liquidità: si valuta il rapporto corrente (attività correnti - passività correnti) e si effettua un acid test (rapporto
corrente - scorte);
- Indebitamento: vari indicatori di leva o leverage;
- Solvibilità (pagamento degli interessi sul debito): si guarda il rapporto oneri finanziari/fatturato oppure oneri
finanziari/margine operativo netto;
- Turnover: guardiamo i seguenti rapporti: vendite/scorte, vendite/attività correnti, vendite/attività fisse,
vendite/capitale investito;
- Redditività: ROE, ROI (o ROA), ROS.
Ma quali sono i limiti di questo procedimento?
- Storica: il primo problema è che guarda il passato; le informazioni sono sì attendibili, ma si basano sul passato, e non
ci da informazioni sul futuro. Questo è il limite per la banca creditrice, dato che non si capisce la capacità di rimborso
della società;
- Parziale: non si guardano gli intangible assets, non ci sono aspetti strategico-organizzativi, non si considerano le
prospettive future. Ma sul futuro dell'impresa ci basiamo su cose intangibili e meno su quelle tangibili, dato che sono i
beni intangibili le innovazioni dell'azienda.
- Spesso priva di schemi di coordinamento;
- Criteri di valutazione delle poste di bilancio: contabili e non gestionali, soggettivi e soggetti a manipolazione.

Descrivere il secondo e il terzo pilastro della normativa "Basilea 2"


Dato che il primo pilastro di Basilea 2 riguarda i requisiti patrimoniali minimi, l'innovazione sono il secondo e il terzo
pilastro, rispettivamente il controllo prudenziale (richiesta agli intermediari di dotarsi di una strategia e di un processo di
controllo dell'adeguatezza patrimoniale minima attuale e prospettica e supervisione di tale processo da parte delle
Autorità) e la disciplina di mercato (introduzione di specifici obblighi di informativa al pubblico, stimolando
all'accountability delle banche e appoggiandosi alla disciplina del mercato).
Il secondo pilastro
I quattro principi del secondo pilastro di Basilea 2 sono i seguenti:
1. PRINCIPIO 1 – Le banche dovrebbero disporre di un procedimento per valutare l’adeguatezza patrimoniale
complessiva in rapporto al loro profilo di rischio e di una strategia per il mantenimento dei livelli patrimoniali.
Il primo pilastro è l'ICAAP, Internal Capital Adeguacy Assetsment Process, ovvero il processo di valutazione interna
dell'adeguatezza patrimoniale, che ha lo scopo di disegnare un processo organizzativo svolto dalle banche.
Cinque sono le fasi principali del processo dell'ICAAP: individuazione dei rischio, misurazione dei singoli rischi e del
relativo capitale, determinanzione del Capitale Interno complessivo e relazione con la Vigilanza, definizione delle
AFR (Available Financial Resources) e riconciliazione con la Vigilanza, attuazione.
2. PRINCIPIO 2 – Le autorità di vigilanza dovrebbero riesaminare e valutare il procedimento interno di determinazione
dell’adeguatezza patrimoniale delle banche e le connesse strategie, nonché la loro capacità di monitorarne e
assicurarne la conformità con i requisiti patrimoniali obbligatori. Le autorità di vigilanza dovrebbero adottare
appropriate misure prudenziali qualora non siano soddisfatte dei risultati di tale processo.
Possiamo vedere che il 2° pilastro è forward looking: ci si domanda se si è calcolata adeguatamente la possibile
evoluzione del rischio e se, in caso di capitale non adeguato, si ha una strategia di prevenzione. Il secondo pilastro è
uno dei pilastri del piano strategico e industriale di una banca, e c'è forte condizionamento.
Viene istituito lo SREP, Supervisory Reviwed Process, ovvero un organo di vigilanza che:
- Riesamina e valuta l'ICAAP
- Analizza il profilo di rischio della banca
- Valuta il sistema di governo aziendale, la funzionalità degli organi, la struttura organizzativa e il sistema dei
controlli interno
- Verifica l'osservanza del complesso delle regole
- Implica discrezionalità nella valutazione da parte delle autorità di vigilanza
- Esprime una vigilanza di natura organizzativa, sulla qualità del processi e dei sistemi di controllo
- Rispetta il principio di proporzionalità
3. PRINCIPIO 3 - Le autorità di vigilanza auspicano che le banche operino con una dotazione patrimoniale superiore ai
coefficienti minimi obbligatori, e dovrebbero avere la facoltà di richiedere alle banche di detenere un patrimonio
superiore a quello minimo regolamentare.
4. PRINCIPIO 4 - Le autorità di vigilanza dovrebbero cercare di intervenire in una fase precoce per evitare che il
patrimonio di una determinata banca scenda al di sotto dei livelli minimi compatibili con il suo profilo di rischio, ed
esigere l’adozione di pronte misure correttive se la dotazione di patrimonio non viene mantenuta o ripristinata.
Il terzo pilastro
Con il terzo pilastro si ha la trasparenza obbligatoria della banca rispetto al mercato, attraverso il suo bilancio, e serve per
valutare la banca sotto gli aspetti sotto l'adeguatezza patrimoniale, l'esposizione ai rischi, e le caratteristiche generali dei
sistemi di identificazione, misurazione e gestione dei rischi.
Se con questa trasparenza il mercato ritiene che il presidio al rischio della banca non sia adeguato, questo reagisce
facendo scendere il prezzo delle azioni della banca, la quale, per evitare ciò dovrà rinforzare i suoi sistemi.

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Il NABC prevede obblighi di pubblicazione di informazioni riguardanti:


- l'adeguatezza patrimoniale
- l’esposizione ai rischi
- le caratteristiche generali dei sistemi preposti all’identificazione, alla misurazione e alla gestione di tali rischi.
Le informazioni pubblicate hanno carattere quantitativo e qualitativo e sono classificate in quadri sinottici ("tavole"),
ciascuno dei quali riguarda una determinata area informativa.
La parte E della Nota Integrativa “Informazioni sui rischi e sulle relative politiche di copertura” prevede che le banche
forniscano descrizione dei: “sistemi interni di identificazione, misurazione, gestione e controllo del rischio di credito,
distinguendo tra livello individuale e di portafoglio”.
Vigilanza prudenziale: il regulator si riserva un margine di discrezionalità per valutare effettivamente la qualità della
banca nella gestione del rischio. Il regulator, per capire se il presidio patrimoniale è fatto bene, attua la vigilanza
organizzativa, e va a vedere la qualità dei sistemi di gestione e il presidio al rischio, valutando il presidio organizzativo: se
questi sono forti e il rischio è gestito bene, il patrimonio dovrebbe essere ritenuto adeguato, se il presidio organizzativo
non è solido il regulator alza il presidio patrimoniale.

I limiti di Basilea 2 e le modifiche di Basilea 3


I limiti di Basilea 2 sono i seguenti:
- Si basa su un'ipotesi implicita di mercati finanziari efficienti e liquidi, dove è possibile smobilizzare in tempi ridotti i
titoli detenuti senza incorrere in perdite non dovute ad evoluzione dei fattori di rischio sottostanti e dove il funding è
sempre disponibile grazie al mercato interbancario. Tale ipotersi giustifica il trattamento del rischio di mercato
largamente sottostimato, con intervallo di confidenza del 99% rispetto al 99,9% del credito e un orizzonte temporale
di 10 gg contro 1 anno del credito.
- Sottostima alcuni rischi: di mercato, di controparte, sistemico, sovrano, di liquidità, di modello di business, di
reputation, di concentrazione...
- Sottostima fenomeni di aumento della correlazione tra rischi e annullamento dell’effetto diversificazione in situazioni
di grave stress
- Amplia eccessivamente la definizione del patrimonio di vigilanza (includendo debiti con limitata loss absorption
capability)
- Sottovaluta gli effetti di prociclicità dei requisiti di capitale, specie se accompagnati da valutazioni di bilancio mark to
market
Basilea 2 sottostima l'aumento di correlazione dei rischi e si basa su certe ipotesi di diversificazione tra rischi diversi. In
un periodo di crisi sistemica, per definizione, le correlazioni vanno tutte a ,1 perciò la diversificazione non esiste ed
inoltre non c'è effetto compensativo, perciò i sistemi sottostimano il rischio sistemico perché fanno certe ipotesi di
diversificazione che non valgono.
Per quanto riguarda Basilea 3, essa entrerà pienamente in vigore nel 2019, anche se i mercati stanno anticipando il tutto
perché nessuno sarebbe incentivato ad investire nelle banche dato che si pensa che le banche siano sotto capitalizzate.
- Vi è l'introduzione del liquidity covered ratio e di un altro coefficiente di liquidità.
- Possiamo vedere che il minimum total capital verrà aumentato dal 8% al 10,5%.
- Il minimun Common Equity capital ratio (il famoso coer tier 1, ovvero capitale sociale + riserve senza debiti
subordinati + pochissimo equity, senza passività ibride) passa dal 2% indicativo al 4,5%, e in più si aggiunge un
buffer che ci porta al 7% e delle deduzioni dal core tier 1. Così facendo abbiamo un coer tier 1 puro e il tier 1 va dal
6%, con l'introduzione di alcuni buffer, al 8,5%.
- Introduzione di buffer, macroprudenziali anticiclici e uno sulle sifis.
Riassumendo:
- Innalzamento dei capital ratio e intervento sulla qualità del capitale; si innalza soprattutto il core tier 1
- Introduzione di molti buffer, come quelli quelli anti ciclici (richiesta di capitale aggiuntivo quando le cose vanno bene
e viene liberato quando, invece, vanno male) e un buffer sulle sifis (banche sistematiche o sistemicaly financial
institution).
Parlando dei buffer possiamo elencarli nel seguente modo:
- Leverage ratio: Tier 1 / Attivo per cassa e non, deve essere ≥ 0,03;
- Liquidity coverage ratio: attivi di elevata qualità/deflussi di cassa netti relativi ai futuri 30 gg, e deve essere > 1;
- Net stable funding ratio: fonti di provvista stabili/componenti meno liquide dell'attivo, deve essere >1;
- Buffer sulle sifis: un cuscinetto di capitale compreso tra l'1% e il 2,5% dell'attivo ponderato per il rischio. Nel caso in
cui una banca accrescesse ulteriormente la proprio rilevanza sistemica, le autorità potrebbero innalzare al 3,5% il suo
requisito aggiuntivo.

Origini e sviluppo della funzione monetaria delle banche


Sono principalmente quattro le fasi dell'evoluzione storica della funzione monetaria:
- I fase: il deposito regolare;
- II fase: il deposito irregolare;
- III fase: la funzione monetaria
- IV fase: il "corso forzoso" della moneta scritturale

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I fase:
Siamo nell'Europa del XII secolo; vi era un'offerta di servizi di custodia valori (moneta metallica) da parte dei
mercanti/cambiavalute. I mercanti facevano anche da banchieri, raccogliendo i depositi degli altri mercanti e
custodendoli. I cambiavalute rilasciavano un "certificato di deposito", ovvero una ricevuta emessa e sottoscritta dal
ricevente, la quale prevedeva l'indisponibilità da parte del depositario dei valori depositati, e non poteva assolutamente
usare la moneta ma poteva solo custodirla.

II fase:
Siamo di fronte ad un passaggio fondamentale: il depositario acquista la disponibilità dei valori e li concede in prestito a
terzi. Siamo quindi di fronte ad uno strumento di deposito, che contiene quantità di denaro o di altre cose fungibili da
restituire.
Si afferma la funzione creditizia, in quanto il mercante/banchiere ha la proprietà del bene che può prestare, dato che c'è
una domanda di prestito. Quando il prestatore richiede la sua parte indietro, il mercante banchiere deve restituirla dando
anche una parte di interessi ottenuti dal prestito, senza quindi chiedere un pagamento per questo contratto di deposito.
III fase:
Dal banchiere medioevale, che da solo con genialità imprenditoriale compiva il passaggio descritto precedentemente, si
innesta ora un processo successivo, ovvero quello dell'evoluzione della funzione monetaria con creazione della moneta da
parte degli stati. Lo stato aumenta il potere di emissione di moneta legale.
I depositi bancari iniziano a circolare e ad essere scambiati come mezzo di pagamento per due motivi principali:
- assunzione di caratteristiche idonee: accettabilità e fiducia nella convertibilità ed incorporazione in documenti
trasferibili
- affermazione della domanda di un nuovo genere monetario da parte della collettività
I depositi nelle banche erano convertibili in biglietti di banca, che a loro volta erano convertibili in moneta metallica
(moneta d'oro).
Gli effetti principali di questo passaggio sono:
- affermazione della funzione monetaria
- attenuazione del vincolo di liquidità della gestione e potenziamento della funzione creditizia
Tre sono le fasi principali dell'evoluzione della fase monetaria:
- Nascono i biglietti di banca, che sono convertibili in moneta metallica;
- I depositi diventano convertibili in biglietti di stato, anch'essi convertibili in moneta metallica;
- I depositi sono convertibili in biglietti di stato, non convertibili però in oro; da qui si crea una moneta senza valore
intrinseco, con funzione liberatoria, la moneta segno.
IV fase:
- Moneta bancaria come moneta principale che ha in pratica sostituito la moneta legale
- Moneta bancaria che sta assumendo in pratica la natura di corso forzoso per via della regolamentazione che ne
impone l’uso anche per importi bassi
Conseguenze del “corso forzoso” della moneta scritturale:
- deve sussistere non solo precisa equivalenza, ma anche certa convertibilità, fra moneta bancaria e moneta legale;
- si afferma la necessità che il portatore di moneta bancaria sia totalmente garantito dal rischio di controparte, cioè dal
rischio di insolvenza-illiquidità del debitore di quella moneta. Se l’Autorità statale impone al destinatario-esecutore di
pagamenti l’uso della moneta bancaria che comporta un rischio di controparte, essa stessa deve farsene carico. Il
concetto attuale di garanzia dei depositi a vista appare superato: tale garanzia assume necessariamente natura
pubblicistica e non può che essere totale;
- in prospettiva, la banca non può più essere considerata produttore privato di moneta privata ma tende ad assumere lo
status di emittente privato di moneta – bene di interesse pubblico – su licenza dello Stato. In questo aspetto si vede
che il carattere di specialità della banca assume oggi valenza assai maggiore, e rilievo pubblicistico. Ne consegue che
per certi versi la moneta emessa dalle banche può essere considerata, di fatto se non ancora in diritto, “debito
pubblico”.

Obiettivi e problemi della Vigilanza


Gli obiettivi della regulation sono i seguenti:
- Tutela del risparmio: il risparmio è tutelato in maniera diversa a seconda che sia consapevole (nei circuiti diretti e nei
mercati, perché è consapevole di prendere il rischio) o inconsapevole (il denaro che va nei depositi bancari è
inconsapevole del rischio perché pensa che sia privo di rischio). Per quanto riguarda l'inconsapevole, lo proteggo dal
rischio di default, mentre il consapevole lo proteggo solo dalla trasparenza, correttezza, conflitto d'interesse, ma nel
caso in cui l'impressa fallisse, io non proteggo il suo denaro come invece accade per il deposito bancario.
- Tutela della moneta: è la funzione monetaria delle banche, e senza di essa si tornerebbe al baratto.
- Tutela del credito dell'economia: se la banca dovesse fallire, le imprese non avrebbero più credito.
- Strutturale e intrinseca fragilità finanziaria degli intermediari: non solo se la banca fallisce è un disastro, ma è anche
molto fragile e di conseguenza è molto semplice che fallisca, dato che è esposta al rischio di fallimento.
- Debolezza degli incentivi al controllo (azionisti, depositanti, creditori all'ingrosso): il depositante non è interessato
perché è inconsapevole, il grande azionista non è interessato perché sa che nel caso di fallimento interviene lo Stato, e

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l'azionista è incentivato a fare rischio per il pay-off asimmetrico e quindi ad alzare la posta. Gli azionisti sono
incentivati ad adottare comportamenti di azzardo morale, intraprendendo scelte eccessivamente rischiose, con la
finalità di appropriarsi interamente dei benefici (privatizzazione dei benefici) e di traslare la parte prevalente delle
perdite sui creditori (esternalizzazione delle perdite).
- Insufficienza di meccanismi di autocorrezione del mercato, quali la disciplina del mercato o l'effetto apprendimento, a
fronte di rischi che possono portare in brevissimo tempo al crollo del Sistema. L'ideologia liberale interviene dicendo
che il mercato si auto corregge, si disciplina ed espelle i non meritevoli: le imprese poco efficienti vengono espulse
dal mercato e le rimanenti diventano migliori. Questo concetto però non può funzionare per le imprese bancarie, dato
che se una banca fallisce si ha il rischio sistemico che porta al fallimento l'intero sistema e quindi anche l'economia di
mercato. Deve quindi intervenire lo Stato e non c'è tempo per l'auto-correzione.
- Integrazione dei mercati: se fallisce una banca, tutte le altre falliscono, e l'effetto contagio è dovuto all'interrelazione
tra le banche (rischio sistemico ed effetto contagio). Si deve impedire che si espanda il contagio: la banca sistemica
deve essere salvata mentre quella piccola può fallire.
- Esternalità negative: parliamo dei costi sociali connessi alla crisi. Questi problemi di contagio sono costi per la società
e quindi sono delle esternalità negative; comunque, anche un salvataggio è un costo sociale. C'è pay-off asimmetrico
tra collettività e banca perché i benefici sono delle banche mentre i costi sono della collettività, per salvare la banca
paga lei; le banche vengono aiutate con i soldi pubblici, bisogna internalizzare le esternalità negative, e devo farle
diventare un costo per la banca in modo tale che quando calcola il rischio ci metta anche questo.
I problemi della regulation possiamo definirli come:
1. Rischio di elusione delle norme (dialettica del controllo di Kane, distorsione del processo innovativo).
Le banche iniziano a gestirsi da sole, non per fare business in termini di efficacia ed efficienza, ma per eludere le
norme, non seguendo quindi l'ottimizzazione di benefici sociali e aziendali; usano l'efficacia e l'efficienza sono per
trovare dei "buchi" nelle norme e poterle raggirare.
Le banche, in questi anni, hanno guadagnato molto e poi sono saltate o sono state salvate.
2. Rischio di moral hazard (assicurazione depositi, too big to fail + asimmetria dei pay off: costi dei salvataggi a carico
dei contribuenti e profitti agli azionisti).
Se si applica una regolamentazione per proteggere il sistema, allo stesso tempo si incentiva le banche a cercare le
"porte aperte" della regulation. Si dà un incentivo a prendere rischio perché si è consapevoli che c'è qualcuno che ti
copre se le cose vanno male.
3. Rischio di riduzione della competitività dei mercati e dell’innovazione, dell’efficienza e dell’autonomia
imprenditoriale degli intermediari.
Sono problemi/costi sia microeconomici (riduzione dell'efficienza che colpisce la banca) che macroeconomici, sia
sociali che aziendali; un sistema molto regolamentato è anche meno competitivo.
4. Difficoltà a disciplinare in modo uniforme attività uguali svolte da soggetti diversi (levelling of the playing field).
Abbiamo il problema che le banche tedesche fanno acquisti di titoli tossici, come i subprime, mentre quelle italiano
acquistano i prestiti; il regulator decide di regolamentare le banche italiane e non quelle tedesche perché ritiene i
prestiti più rischiosi. Si crea un dislivello nel piano di gioco, dando più regole agli italiani e meno ai tedeschi.
5. Cattura del regolatore
La teoria della cattura è così popolare perché non richiede che i regolatori siano corrotti, ma assume che agiscano nel
rispetto della legge sulla base di molti incentivi economici. In primis le opportunità di carriera. (revolving doors). Il
secondo motivo è l’informazione. Per regolare un settore, il regolatore ha bisogno di informazioni che solo le imprese
del settore hanno. Le imprese regolate sono disposte ad aiutare, ma in cambio si aspettano una collaborazione da parte
del regolatore. Last but not least, le imprese regolate sono quelle che, per ovvi motivi, seguono con più attenzioni le
decisioni del regolatore. Se le decisioni di un regolatore danneggiano i contribuenti, è difficile che ci sia una protesta,
ma se danneggiano gli interessi di una o più imprese del settore, queste non sono certo timide nel farlo sapere.
6. I costi caricati alle banche
Il problema della regulation è che è un costo per le banche che la subiscono; quando la regulation diventa molto dura,
si pone il problema della sostenibilità di questi costi per le banche. Ed il primo problema delle banche oggi
(soprattutto in Italia) è la bassa redditività del settore delle banche, ed uno dei motivi è la forte regulation; questo o
porta a tornare ad avere una light - regulation, oppure si va verso la banca pubblica, oppure si prosegue con questa
idea accontentandosi del poco profitto.

Il rischio di liquidità
- Liquidità – equilibrio dei flussi monetari nel medio-lungo periodo
- Tesoreria – equilibrio dei flussi monetari nel brevissimo periodo
Possiamo considerarla come una funzione finanziaria. Essa consiste nella gestione integrata della liquidità e della
tesoreria, che ha come punto chiave il rischio.
Tendenzialmente questa area della gestione non ha obiettivo diretto di guadagno, ma quello di contenere il rischio di
liquidità
Gli obiettivi della gestione del rischio di liquidità sono i seguenti:
- Assicurare in ogni istante un’adeguata corrispondenza tra flussi di cassa in entrata e flussi di cassa in uscita,
garantendo per tale via la solvibilità tecnica della banca

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- Coordinare l’emissione da parte della banca di strumenti di finanziamento a breve, media e lunga scadenza
- Ottimizzare il costo del rifinanziamento, bilanciando il trade-off tra liquidità e redditività
- Per le banche strutturate come gruppi bancari, ottimizzare la gestione dei flussi di cassa infragruppo, allo scopo di
ridurre la dipendenza dal fabbisogno esterno, attraverso tecniche di cash pooling o altri strumenti di ottimizzazione
Le politiche di gestione delle componenti discrezionali nel medio-lungo periodo hanno incidenza sulla liquidità e sono le
seguenti:
- Grado di trasformazione delle scadenze ritenuto accettabile
- Politica di raccolta tradizionale e chiusura del circuito finanziario depositi-impieghi
- Ricorso a forme innovative di funding
- Politica di composizione quali-quantitativa dell’attivo e valutazione dell’impatto delle poste fuori bilancio
- Grado di propensione al rischio e modalità di controllo del rischio di liquidità (quanto voglio essere prudente/quanto è
il mio grado di avversione al rischio)
Le determinanti sono:
- periodo temporale di previsione
- capacità di previsione
- attendibilità delle stime
- costi derivanti dal mantenimento di scorte di liquidità in eccesso (costi opportunità) o dal reperimento di liquidità
aggiuntiva in caso di necessità (costi di funding)
Gli strumenti:
- Riserve di liquidità: indichiamo come strumenti le riserve di liquidità
- Limiti operativi: diamo agli operatori dei limiti operativi
- Diversificazione delle fonti di finanziamento e delle scadenze di rinnovo
Le riserve di liquidità:
- Cassa e depositi liberi detenuti presso Banca Centrale: non è una riserva obbligatoria ma è un deposito, è la quota
eccedente le riserve obbligatorie
- Attività prontamente liquidabili (“riserve di prima linea”) idonee e a fronteggiare situazioni di stress nell’orizzonte
temporale di breve periodo (di regola, 7 gg) quali ad esempio strumenti finanziari utilizzabili per il rifinanziamento
presso le Banche Centrali
- Altre attività finanziarie (“riserve di seconda linea”) caratterizzate da elevata liquidità in situazioni di stress per
l’orizzonte temporale fino a 1 mese, senza incorrere in significative perdite rispetto al valore contabile: sono titoli
liquidi (sono riserve di seconda linea), che posso vendere in un arco di tempo ragionevole
Le dimensioni di analisi del rischio di liquidità:
- Area di impatto: funding liquidity e market liquidity risk
- Origine del rischio (fattori determinanti): esterni (systemic liquidity risk) e interni (corporate liquidity risk)
- Scenario economico di riferimento per la determinazione del RL: scenario normale (going concern liquidity risk) e
scenario di stress (contingency liquidity risk)
Possiamo vedere che si stima l'esposizione al rischio di liquidità in uno scenario normale e in uno scenario avverso
(scenario stressato, dove flussi in uscita superiori alla norma e flussi in entrata inferiori alla norma); ciò implica che si
calcoli il contingency liquidity risk, il quale per regulator è molto importante.
La diversa struttura per scadenza dell’attivo e del passivo di una banca non origina soltanto rischi per la sua redditività o
per il suo valore corrente.
Lo sfasamento temporale tra passività (a breve) ed attività (più a lungo termine) può provocare l’impossibilità di onorare
tempestivamente un volume di richieste di rimborso inaspettatamente elevato delle proprie passività.
- funding risk (o cash-flow risk): rischio che la banca non sia in grado di far fronte in modo efficiente, senza mettere a
repentaglio la propria operatività ed i propri equilibri economici, ai deflussi di cassa attesi e inattesi (rimborso
passività, rispetto di impegni ad erogare fondi, richiesta da parte dei creditori di aumentare le garanzie reali a fronte
dei finanziamenti ricevuti…). Corrisponde ad un rischio di squilibrio nei flussi, ovvero i flussi in entrata sono
inferiori ai flussi in uscita. La banca non riesce a far fronte ai deflussi di cassa, si ha problema di finanziamento.
- market liquidity risk (o asset risk): rischio che la banca incorra in perdite a seguito di conversione/smobilizzo di
attività non prontamente ed economicamente liquidabili, a causa dell’insufficiente profondità del mercato finanziario
in cui tali attività sono scambiate o di un suo temporaneo malfunzionamento.

Gli anticipi salvo buon fine su fatture e ricevute bancarie: caratteristiche tecniche, conseguenze economiche, spazio
economico.
Caratteristiche tecniche
Per il regolamento delle transazioni commerciali, le aziende dispongono di diversi strumenti di pagamento, di cui le
ricevute bancarie (Ri.Ba.) sono le più diffuse. Esse non sono titoli di credito ma delle semplici quietanze di pagamento.
Un'impresa, per escutere un credito mediante l'utilizzo di una Ri.Ba. deve attivare una procedura che prevede:
- l'affidamento d'incarico alla propria banca, dietro compilazione di una Ri.Ba., di incassare per proprio conto i crediti
commerciali;
- l'invio da parte della banca incaricata di un avviso di scadenza presso il domicilio del debitore, cioè un invito a
saldare il proprio debito entro una certa data;

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- il pagamento a scadenza della Ri.Ba. da parte del debitore e il contestuale accredito dell'importo incassato sul conto
corrente dell'impresa creditrice.
Adottando questo sistema di regolamento degli scambi, l'impresa soddisfa due differenti tipologie di fabbisogni:
- da un lato, delega alla banca il servizio di riscossione e pagamenti utilizzando in misura crescente il conto corrente di
corrispondenza ed esternalizzando parte del servizio di tesoreria;
- dall'altro, evita l'uso di titoli di credito esecutivi (cambiali) o di semplici quietanze di pagamento risparmiando l'onere
del bollo.
Nel caso in cui si voglia smobilizzare un credito non incorporato in alcun titolo formale, si deve ricorrere ad
un'operazione di anticipo su fatture, dato che non si dispone di alcun documento probante i rapporti tra i contraenti.
Alla base delle operazioni di anticipazione vi è sempre l'ottenimento di una linea di credito che, nel caso di anticipi salvo
buon fine, prende il nome di castelletto salvo buon fine. L'impresa, entro il limite predeterminato, può presentare questi
"appunti" in banca e chiederne l'anticipazione prima della naturale scadenza.
È possibile realizzare l'operazione di anticipazione su fatture o Ri.Ba. con due modalità differenti:
- mediante l'accredito diretto in c/c, nel qual caso la banca terrà un conto evidenza infruttifero,
- mediante l'utilizzo di un conto transitorio fruttifero salvo buon fine.
Il meccanismo tecnico che consente la produzione degli interessi passivi si basa su logiche differenti.
Nel primo caso, la ri.ba. (o fattura) viene registrata in un conto di evidenza e simultaneamente stornata nel conto corrente
del cliente con valuta il giorno di scadenza.
L'utilizzo del conto transitorio fruttifero prevede, invece, l'accreditamento di ogni effetto presentato su un apposito conto
separato, con valuta a scadenza. Lo stesso giorno viene stornato l'effetto nella sezione dare e accreditato sul conto
corrente del cliente.
Uno dei problemi tecnici che si presenta di frequente consiste nella determinazione della data valuta, nell'ipoteso in cui
sono presentanti più effetti allo smobilizzo.
L'accreditamento in conto corrente può essere avvenuto:
- separatamente per ogni importo, ciascuno con la sua scadenza convenzionale determinata aggiungendo dei giorni
valuta prestabiliti alla scadenza naturale;
- riunendo tutti gli importi in un'unica scadenza, procedendo alla determinazione della valuta adeguata che consiste in
una media opportunamente ponderata delle diverse scadenze;
- ripartendo gli importi per scadenze in base a periodi prestabiliti dalla banca e calcolando all'interno di ogni periodo la
valuta adeguata.
Conseguenze economiche
Il costo complessivo dell'operazione di anticipazione su ri.ba. o su fatture dipende innanzitutto dalla forma tecnica
utilizzata.
Il conto evidenza ricevute infruttifero non fa maturare direttamente interessi passivi. Questi si genereranno solo qualora si
attinga sul conto corrente alla parte di scoperto fronteggiata dall'anticipazione.
Nel caso di utilizzo del conto transitorio s.b.f. l'operazione di anticipazione è onerosa fin da subito, anche qualora le
somme accreditate sul conto corrente non vengano utilizzate.
Oltre agli interessi passivi, sull'anticipazione gravano altri elementi di costo quali:
- commissioni d'incasso degli effetti una volta giunti alla scadenza;
- i giorni di valuta convenzionale praticati.
Per quanti riguarda le conseguenze economiche in capo all'intermediario, l'anticipazione su fatture comprime gli effetti
negativi di un'eventuale insolvenza sia del debitore ceduto sia del cedente.
Spazio economico
L'anticipazione su fatture è un'operazione di finanziamento idonea alla copertura dei fabbisogni di breve termine. Le
aziende che concedono dei giorni di dilazione alla propria clientela e sono in possesso di fattura o ri.ba. possono chiedere
alla banca l'anticipazione delle somme di cui sono creditrici.
La metodologia che prevede l'utilizzo di un conto evidenza ricevute infruttifero viene solitamente applicata a quei clienti
che utilizzano l'anticipazione su ri.ba. o fatture in maniera saltuaria.
L'utilizzo di un conto transitorio fruttifero viene applicato a quei clienti che fanno ampio ricorso alla forma tecnica
dell'anticipazione.
All'operazione di anticipazione viene in genere applicato un tasso di interesse inferiore rispetto all'apertura di credito in
conto corrente.

La politica dei prestiti: determinanti sul volume e sulla composizione


Due sono le scelte che possono essere fatte:
- scelte relative alla dimensione: crescita, compatibilmente con la domanda di mercato, la redditività, la qualità del
credito, lo sviluppo delle fonti di finanziamento. Corrisponde alla percentuale dell'attivo di bilancio che viene dato in
prestito
- scelte relative alla composizione: frazionamento, diversificazione per settore, area geografica, natura della clientela,
forma tecnica. Rappresenta ciò che inserisco all'interno di un portafoglio.
- Scelte relative ai criteri di valutazione dei fidi.
Vediamo ora le scelte relative alla dimensione.

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Le determinazioni esterne
Come impiegare i total assets influisce su volume totale dei prestiti,e la domanda finanziamenti è determinate esterna, ed
è data da due fattori (incide su offerta di finanziamenti):
1) il fabbisogno finanziario delle imprese dipende dai saldi finanziari, dai cicli economici, dalla struttura reale
dell'economia ( se ci sono imprese grandi e molto capitalizzate oppure no) e dal deficit (saldo finanziario) dell'impresa
2) il fabbisogno finanziario non è soddisfatto dai mercati, ma dipende dall'ampiezza e dall'efficienza di questi.
La cosa più importante è sapere se siamo in una market o banking economy.
Le determinanti interne
Dipende dalla policy delle banche:
- Obiettivi del soggetto economico: la teoria dice che si può avere l'obiettivo di massimizzare il profitto in condizione
di neutralità del rischio, perciò i prestiti devono essere più redditizi, mentre se si è più avversi al rischio si investe di
meno nei prestiti. Se la banca tende a customers relationship, essa tenderà a fare più prestiti; questo fa capire perchè
c'è un orientamento della banca a considerare i titoli come un investimento residuale. Possiamo vedere che si tende ad
acquistare più titoli quando il rischio è molto alto oppure dipende dal tipo di banca.
- Dimensioni e caratteristiche della raccolta (costo, scadenza, forme tecniche): se la raccolta costa molto, si dovrà
investire di più nei prestiti e meno in titoli, mentre se, invece, è basso conviene ridurre l'ammontare dei prestiti e
aumentare l'acquisto di titoli.
- Livello di patrimonializzazione (Basilea): se la banca è più patrimonializzata può prendere più rischio, mentre se è
meno capitalizzata farà meno prestiti, acquistando più titoli e più liquidità; l'attivo è più redditizio e rischioso. Il
volume dipende da capacità assunzione rischio e dalla qualità delle competenze/processi.
- Caratteristiche dell’assetto organizzativo (numerosità e localizzazione degli sportelli, efficienza delle strutture di
valutazione dei fidi e di risk management): è molto importante, oggi, l'avvento di internet che porta meno importanza
degli sportelli anche se, per il rapporto banca - impresa, rimangono sempre importanti e bisogna che la banca abbia
molti sportelli in modo tale da fare più prestiti.
I vincoli pubblici
Sono i fattori esterni che hanno un forte impatto sulle politiche dei prestiti ed inoltre si ha Basilea 1 che impone dei
vincoli di liquidità e di struttura finanziaria.
- Politica monetaria: crescita degli aggregati monetari
- Vigilanza di settore: ratios patrimoniali, limitazioni su finanziamenti a medio- lungo termine (in passato), normativa
sui grandi rischi, normativa su prestiti a parti correlate
Vediamo le scelte di composizione.
Obiettivi
1. Diversificazione settoriale e geografica delle operazioni: si sceglie quanta percentuale dell'attivo utilizzare per prestiti
in funzione dei fattori precedenti. Ci si domanda come distribuire il credito, come comporre il portafoglio prestiti: si
deve comporre un portafoglio che riduca il rischio attraverso la diversificazione. Prima missione: si deve tenere conto
degli obiettivi aziendali.
2. Frazionamento e limitazione dei fidi: la banca limita il prestito in base al capitale, fraziona il rischio rispetto al suo
capitale. Così facendo si riduce la rischiosità perché si aumenta il campione
Limitazione = limito il prestito in base all'investimento dell'impresa, la restante parte se l'accolla lei.
3. Composizione per forme tecniche: fare scelte in base a forme tecniche del prestito.
Le determinanti esterne
- Crescita del PIL, struttura produttiva
- Grado di concentrazione industriale
- Struttura dei mercati bancari
Le determinanti interne
- Funzione obiettivo del soggetto economico
- Caratteristiche dei mezzi amministrati
- Struttura e organizzazione della banca: si sposta il portfolio dove si hanno risorse, processi migliori.
I vincoli pubblici
- Limiti alla concentrazione dei rischi
Obiettivi del soggetto economico
Hanno impatto forte sulle scelte della composizione:
- Sostegno di particolari aree geografiche: il problema delle banche locali è che sono più rischiose perché sono molto
concentrate
- Finanziamento di nuovi settori anziché di settori maturi
- Grado di avversione al rischio del soggetto economico: si tende a finanziare settori poco rischiosi/stabili (logica
prudenziale)
- Propensione a logiche di hausbank oppure di fido multiplo: hausbank mi porta a fare pochi crediti con poche imprese,
c'è molta concentrazione
- Banca etica: banche che investono solo in settori etici.
Criticità che incontriamo è il trade off tra privilegiare determinati settori. Notiamo che prima c'erano molte banche locali,
davano più credito, ma successivamente c'è stato una forte contrazione perché le banche del nord erano più forti delle

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banche del sud. In questa situazione si ha meno credito; vediamo che si va a creare il grande gruppo, senza alcun legame
con le singole regioni.

Il moltiplicatore dei depositi


La base monetaria è stampata dalla banca centrale e va sia presso il pubblico sia presso le banche (con quantitative easing,
ad esempio, va verso le banche).
BM = BMP + BMB
Introduciamo ora due coefficienti che regolano i comportamenti dei depositanti:
BMP/DEP = l→ coefficiente di preferenza per il contante del pubblico
BMB/DEP = r→ coefficiente di riserva
Il coefficiente di riserva adempie al vincolo di liquidità: la banca non presta tutta la moneta legale che ha, ma ne tiene una
parte in cassa.
Se sostituiamo i due coefficienti nell' equazione di partenza otteniamo:
BM = (l x DEP) + (r x DEP)
BM = (l + r) x DEP
DEP = BM/(l + r)
1/(l + r), che è > 1 dato che sia che r sono molto minori di 1, è il moltiplicatore dei depositi, ed è un multiplo della base
monetaria (BM).
Dato che la sommatoria (+ r ) ≠ 0, il moltiplicatore non è infinito ma varia, dato che ad ogni deposito aggiunto i
depositanti si tengono una parte di moneta legale.
La quantità di depositi che circola, e la quantità di business della banca, dipende da una variabile esogena (BM) non
controllata dalle banche e dall'entità di e r.
Le caratteristiche del processo di moltiplicazione:
1. Minori sono le r, maggiore è il moltiplicatore (cioè maggiore è il business della banca);
2. Il valore effettivo del moltiplicatore dipende dai comportamenti degli operatori economici, ovvero le scelte di
portafoglio dei depositanti e la domanda di credito delle imprese;
3. Si possono individuare particolari concetti di efficienza (riduzione di r → minimizzazione delle scorte di liquidità) ed
efficacia (riduzione di → qualità e accettabilità della moneta bancaria) caratterizzanti il processo bancario. La
funzione monetaria si basa su un processo produttivo che è caratterizzato da principi di efficienza ed efficacia:
- capacità di minimizzare r: produco di più a parità di risorse
- capacità di minimizzare , come? Rendendo la moneta bancaria e i depositi un buon prodotto e, quindi, la gente
preferisce usarli.
4. A ciascuno stadio, l’incremento dei depositi è inferiore, rispetto al precedente, di un importo pari alla quantità di BM
trattenuta dalle banche e dal pubblico;
5. Alla fine del processo, tutta la nuova moneta entrata nel circuito si è distribuita tra pubblico e banche (secondo i
rispettivi coefficienti);
6. Le autorità possono condizionare il moltiplicatore, e quindi la massa monetaria (M1), imponendo vincoli su r (riserva
obbligatoria).
Gestire il moltiplicatore: ridurre r (variabile endogena)
Negli anni precedenti alla crisi, "r" era molto basso e le banche detenevano pochissima liquidità; dopo la crisi questo
indice è aumentato notevolmente.
Era più basso perché le banche facevano più business dato che la base monetaria rendeva e si finanziavano
nell'interbancario in caso di problemi di liquidità. Per certi versi, questi meccanismi erano efficienti, ma un "r"
eccessivamente basso può portare alla corsa agli sportelli.
Gestire il moltiplicatore: ridurre (variabile esogena)
La banca può cercare di influenzare "" abbassandolo; qui non esiste il problema di non rischiare troppo, ma c'è un'unica
direzione da seguire, senza rischi per portare a zero.
- Guerra al contante: deve essere diverso da 0;
- Cashless society: alleanza con lo Stato per migliorare la moneta bancaria;
- Chiudere tutte le filiali e gli ATM: diffondono moneta legale, quindi vanno chiusi.
Ridurre comporta una riduzione dei costi ed un aumento dei profitti.
Il regulator opera come potente alleato della banca per la guerra al contante e ne potenzia la funzione monetaria.
L'implicazione è che la banca sia pubblica perché lo Stato deve garantire le passività di questa; ciò non è rilevante per i
depositi al di sotto dei 100 000 €, questo perché sono garantiti dall'Unione Europea e dall'Italia, mentre è rilevante per
tutti i depositi superiori a 100 000 € perché, se la banca ha grosse perdite, perdono tutta la somma eccedente il limite.
Si avrebbero quindi problemi perché si usa una moneta che non è garantita, anche se dovrebbe esserlo; in passato questo
problema non c'era perché si teneva poco nei c/c e si investiva molto.

I mutui: caratteristiche tecniche, conseguenze economiche, spazio economico.


Caratteristiche tecniche

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Il mutuo è il contratto col quale una parte consegna all'altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili, e
l'altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità.
È quindi un contratto di finanziamento a medio-lungo termine di carattere monetario in cui è previsto che il rimborso del
prestito non avvenga in un'unica soluzione, al termine del periodo concordato, ma gradualmente nel tempo mediante un
rimborso a rate.
Si tratta di un'operazione destinata a soddisfare fabbisogni finanziari di medio-lungo periodo che i prenditori di fondi
possono manifestare in particolari fasi del loro ciclo di vita e/o in corrispondenza dell'effettuazione di determinati
investimenti.
Il contratto di mutuo interessa generalmente un orizzonte temporale piuttosto ampio, che si è soliti indicare in circa 3-5
anni, quando il mutuo sia utilizzato per soddisfare esigenze di natura industriale, e in circa 10-15-20 anni, quando il
mutuo sia finalizzato al credito fondiario.
Il mutuo è di tipo oneroso, e il costo è solitamente individuato da un tasso di interesse di libera determinazione fra le parti.
Questo può essere:
- Fisso: il tasso applicato, indipendentemente dalle condizioni di mercato e/o dalle esigenze di una delle due parti,
rimarrà costante per tutta la durata del contratto e pari al valore concordato tra le parti;
- Variabile: il tasso si adegua al mutamento delle condizioni di mercato. In tal caso il tasso verrà solitamente esplicitato
come somma di due parti: un tasso di mercato e uno spread fisso.
- Misto: durante la vita del contratto, è data la possibilità al cliente di passare da fisso a variabile e viceversa, in base
alle sue esigenze, previsioni e/o condizioni del mercato.
Si tratta di una situazione differente quella in cui risulta essere previsto fin dall'inizio un cambiamento del tasso applicato
durante il periodo contrattuale: esistono mutui che prevedono l'applicazione durante il periodo iniziale del contratto di un
tasso, cosiddetto "tasso d'ingresso", generalmente più basso di quello previsto successivamente con l'operazione a regime.
È definito invece mutuo con tasso bilanciato quello in cui si prevede che a una parte del finanziamento venga applicato un
tasso fisso e alla parte residua un tasso variabile.
Un'ulteriore elemento che può caratterizzare la concessione del prestito riguarda la richiesta effettuata al prenditore di
fondi di fornire adeguate garanzie, di tipo reale o personale, o il diritto di rivalsa sul bene acquistato con i finanziamento.
Uno dei principali profili sui quali è possibile intervenire per caratterizzare un'operazione di mutuo è quello del piano di
rimborso. Questo può infatti essere articolato con diverse modalità.
Una prima soluzione, onerosa e poco utilizzata, è quella che prevede la facoltà del cliente di rimborsare in qualsiasi
momento, all'interno di un certo orizzonte temporale, il finanziamento concesso.
Una seconda soluzione è invece quella del rimborso graduale del prestito a scadenze prestabilite mediante il pagamento di
rate periodiche. Questo richiede la redazione di un prospetto di riepilogo, detto piano di ammortamento, utile a mettere in
evidenza in corrispondenza di ogni scadenza convenuta:
- I flussi per il cliente: si tratta sia di flussi in entrata sia di flussi in uscita. Ciascuna di queste è composta da due
componenti: una quota capitale e una quota interessi.
- Il debito estinto: si tratta della parte di debito già rimborsata.
- Il debito residuo: si tratta della parte di debito ancora da rimborsare.
È quindi possibile identificare le principali articolazioni di un piano di ammortamento.
Si parla di Pianto di Ammortamento Italiano (PAI) quando è previsto che la quota capitale sia mantenuta costante nel
tempo. Ma essendo la rata composta sia dalla quota capitale che dalla quota interessi, ed essendo la quota interessi
decrescente (dato che si calcola sul debito residuo), allora anche le rate saranno decrescenti.
La gran parte dei mutui vengono erogati adottando il Piano di Ammortamento "Francese" (PAF) che prevede il
pagamento di una rata sempre costate, ottenuta variando la quota capitale al variare della quota interessi.
Per l'individualizzazione dell'importo della rata nell'ambito di un piano di ammortamento francese, occorre la formula:
i × (1 + i) n dove i è il tasso di interesse, C il capitale prestato
C× n e n il numero di rate stabilito.
(1 + i) - 1
Ricordiamo infine che vi sono poi ulteriori esigenze dei clienti che possono caratterizzare il contratto. Si tenga infatti
conto che:
- Per soddisfare le esigenze di avere il più velocemente possibile a disposizione la somma richiesta, la banca può
mettere a disposizione del richiedente una certa somma, definibile pre-finanziamento, in attesa dell'erogazione del
prestito richiesto.
- Per consentire al cliente di rimborsare il capitale preso a prestito solo quanto questo sia a sua volta divenuto
produttivo e abbia quindi potuto dare i benefici previsti dal prenditore di fondi, può esservi la previsione di un periodo
di pre-ammortamento.
- Durante l'esecuzione del contratto particolari situazioni del prenditore di fondi possono indurlo a richiedere alla banca
di rinegoziare le condizioni del prestito.
Conseguenze economiche
Il prenditore di fondi è chiamato a individuare fra le varie alternative confrontabili quella più adatta alle sue esigenze.
Particolare rilievo è assunto dal profilo dei costi e dei rischi.
Sotto il profilo dei costi è evidente come l'utilizzatore punti alla minimizzazione di questo elemento. La componente di
costo più caratteristica di un finanziamento è sicuramente data dal tasso di interesse. Qualora si fosse a conoscenza del

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piano di ammortamento ma non del tasso nominale applicato, questo potrebbe essere individuato ricorrendo all'approccio
del tasso interno di rendimento, grazie al quale, tenendo conto di tutti i flussi in entrata e in uscita, sarebbe possibile
stimare il costo percentuale dell'operazione. È comunque da sottolineare che il tasso di interesse nominale non coincide
con il costo effettivo dell'operazione.
La previsione di un determinato tasso di interesse riveste per il prenditore di fondi un ruolo di rilievo anche con riguardo
al profilo del rischio, dato che la scelta tra tasso fisso o variabile non è senza conseguenze.
Per quanto riguarda i rischi, il primo rischio da prendere in considerazione è il rischio di variazione dei tassi di interesse,
causato dal fatto che le condizioni di mercato sono variabili, e possono condurre ad un ribasso o rialzo dei tassi.
Nel caso in cui si effettuasse un finanziamento in una valuta diversa dall'euro, oltre al rischio di variazione dei tassi di
interesse, si incorre nel rischio di cambio, con la possibilità che il vantaggio in termini di tasso di interesse risulti
vanificato da andamenti non positivi sul fronte valutario.
Con riguardo alla definizione del profilo della remunerazione, il finanziatore deve tenere conto del costo della propria
raccolta, dei costi di gestione che sopporta, all'adeguata remunerazione per i rischi di cui si fa carico e che possono essere
sintetizzati nel:
- Rischio di credito: rischio che il soggetto finanziato non adempia alle obbligazioni che si è assunto;
- Rischio di variazione dei tassi: il rischio che i tassi di mercato varino durante l'operazione di finanziamento.
Spazio economico di utilizzo
Le ragioni che possono spingere i privati a ricorrere al mutuo vanno ricercate:
- Nella semplicità dell'operazione
- Nella possibilità di pianificare i propri esborsi
- Il costo dell'operazione, generalmente inferiore alle altre forme di indebitamento
- Nella possibilità di godere di benefici fiscali.

Banca e mercati a confronto nella funzione di finanziamento agli investimenti


Il sistema finanziario consente:
- Il finanziamento esterno degli investimento (quindi la loro attuazione);
- L'efficiente finanziamento degli investimenti, sia statico che dinamico.
Il sistema finanziario quindi è utile perché serve per poter finanziare l'economia reale.
Per certi versi, questa funzione è la più importante, dato che ultimamente lo sviluppo economico e la dinamica del Pil
dipende in larga parte dalla continuità e dall'ammontare degli investimenti, e non dai consumi (il futuro e la produttività di
uno Stato dipendono appunto dagli investimenti).
Il finanziamento agli investimenti è una funzione del sistema finanziario capitale.
Il contributo che il sistema finanziario da al Pil, attraverso il finanziamento, può essere diviso in:
- Statico
In termini statici, il sistema finanziario svolge 3 funzioni ottimali:
1. Efficiente allocazione delle risorse (selezione in base al prezzo/tasso di interesse dei migliori investimenti e
raggiungimento del punto massimo di uguaglianza tra l’efficienza marginale del capitale nei diversi investimenti):
discrimina le risorse monetarie da prestare in quanto sono limitate, scegliendo a chi negare e a chi concedere il credito
attraverso l'efficienza marginale, aumentando così la produttività marginale dello Stato;
2. Accesso al credito per i meritevoli (fattore di democrazia e uguaglianza delle opportunità): usa, in teoria, solamente
il criterio del merito, e concede il prestito a coloro che fanno investimenti in attività più produttive, secondo un
metodo di meritocrazia democratica;
3. Disciplina di mercato (controllo, incentivi ed enforcement): quando le imprese e gli investimenti vanno male, il
sistema finanziario interviene interrompendo il prestito e facendo uscire l'investitore; così facendo, viene disciplinato
il mercato e l'imprenditore, dato che vengono puniti i non meritevoli.
- Dinamico
Il contributo dinamico del sistema finanziario all'efficienza degli investimenti consiste nel:
- finanziamento dell’innovazione, quindi sviluppo, crescita e cambiamento;
- distruzione creatrice, ovvero qualcuno cresce e qualcuno, come le imprese vecchie viene eliminato;
- aumento della concorrenza;
- attacco alle rendite degli incumbents;
- ricambio imprenditoriale.
Banca vs Mercati
Dal punto di vista macro:
- complementarità (seppur con diverse quote, che caratterizzano la morfologia del sistema finanziario: banking
economies vs market economies)
Le banche, negli ultimi 20-30 anni, si sono molte sviluppate, seguendo l'espansione dei mercati; si sono molto
specializzate prima di vendere ai clienti titoli di stato, sostituendo lo spread con le commissioni, ovvero il pagamento di
un servizio che consiste nell'acquisto di titoli di stato e nella gestione del portafoglio, ecc., e poi si sono specializzate nella
corporate finanze, ovvero accompagnando le imprese a quotarsi sui mercati.

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Dato che entrare nei mercati è difficile e rischioso, la banca aiuta i suoi clienti ad entrarci; questa è la complementarietà di
accompagnare i clienti verso i mercati cercando di non perderli, e ciò è possibile vendendo al cliente un prodotto del
mercato. La banca svolge quindi un servizio di acquisto, consulenza, ecc, proprio perchè entrare nel mercato è rischioso.
Quando la congiuntura è negativa, le cose vanno male e le imprese vanno male, per la banca è fondamentale che le
imprese possano andare sul mercato, sia per trovare altri fondi sia per scaricare i rischi sul mercato e non solo sulle
banche, sia perchè le banche sui mercati si ricapitalizzano (logica di spartizione del rischio).
Nelle banking economies ci sono poche imprese quotate (soprattutto pubbliche o piccole) e sono fortemente dipendenti
dalla banca per tutte le loro esigenze finanziarie; nelle market economies ci sono tante imprese quotate con azionariato
diffuso e più competitivo, e un rapporto con la banca molto più basso, legato solo al finanziamento degli squilibri di
cassa, mentre gli investimenti sono finanziati dal mercato.
Dal punto di vista micro:
- concorrenza
- complementarità (cambiamento dei modelli di business).
Vantaggi e svantaggi
L'economia italiana è in forte crisi perché ci sono troppe piccole imprese dove si investe poco.
Bisogna quindi incrementare il mercato e aumentare le economie di scala, e di conseguenza anche la produttività.
Vediamo i vantaggi della banca:
- Gestisce meglio l’asimmetria informativa, riducendo il rischio (accesso a informazione riservata e migliore)
- Assicura rapporti più durevoli, personalizzati e stabili, con orizzonti di lungo periodo
- Garantisce migliori capacità di monitoraggio sui debitori
- E’ più stabile e gode di maggiore fiducia da parte delle famiglie; svolge meglio la funzione di difesa del risparmio.
Per quanto riguarda gli svantaggi, possiamo raggrupparli nei seguenti punti:
- E’ meno imparziale e più conservatrice nell’accesso al credito (relationship banking: banca privilegia gli insider, i già
clienti, rispetto agli outsider, anche se a volte l'outsider è migliore)
- E’ meno imparziale nel controllo del credito e meno efficace nello svolgere la funzione di “disciplina” (ci sono volte
in cui il prestito andrebbe cessato, ma la banca non lo fa)
- E’ meno propensa ed efficace nel finanziare l’innovazione (che è più rischiosa)
- E’ poco trasparente e tende ad escludere i risparmiatori dal finanziamento alle imprese (se decido di comprare
un'obbligazione, non so su che investimento vanno i miei soldi, ma so almeno a che impresa sono destinati; se do i
soldi alla banca, non so nemmeno che impresa sto finanziando. Il portatore finale ha più visibilità sul mercato)
- Opera spesso in situazioni di conflitto di interessi (banca universale, despecializzata)
- Detiene un eccesso di potere contrattuale, a causa della sua posizione di insider e ciò si traduce in peggiori condizioni
praticate alle imprese (“rendita di posizione”)

Evoluzione della vigilanza bancaria, cambiamenti nello stile di vigilanza, nuovi ruoli delle autorità di controllo, better
regulation: contenuti e limiti
Affrontiamo l'ultimo stadio evolutivo della regulation, ovvero la better regulation: è la caratteristica innovativa che ha
avuto la regulation prima della crisi, intorno agli anni 2000.
Da regolamentazione strutturale si è
passati alla regolamentazione prudenziale
e ora siamo nell'ultimo stadio, la better
regulation: regolamentare → strutturale
→ better.
La better regulation è avvenuta pre crisi,
ed è la regolamentazione consensuale con
delega dei controlli che tendeva verso
una soluzione esterna di assenza di
regolazione: la self regulation.
Negli anni 00, in America, viene tolto il
net capital model (requisito patrimoniale
per grandi investement banking); hanno
detto siete grandi, siete brave, avete la
capacità di gestire il rischio allora decide
voi quanto capitale vi serve.
Il regulator è passato da registra a consulente certificatore (un partner , sul nostro stesso piano); il certificatore non fa le
regole ma valuta la qualità delle regole che hanno fatto gli intermediatori.
Le banche calcolano il rischio e il capitale necessario e il regulator controlla se i sistemi sono buoni, li valuta; guarda se i
sistemi sono solidi, è logica dei
Controllori, che valutano la qualità delle regole che si sono fatti gli intermediari finanziari.
Dopo la crisi, “Il Comitato di Basilea sta lavorando alla revisione dei core supervisory principles per accrescere il grado
di omogeneità nell’applicazione delle regole tra paesi. La crisi ha messo a nudo i limiti degli approcci di tipo “light
touch”, basati sulla fiducia nella capacità degli intermediari di governare il rischio, sull’idea che l’innovazione finanziaria

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debba essere sempre incoraggiata e che gli


interventi di supervisione debbano essere
limitati ai casi di conclamata difficoltà degli
intermediari. Sul fronte delle modalità di
applicazione delle regole si sta affermando,
sotto la denominazione di “intensive
supervision”, uno schema comune che, con
varianti legate alle specificità nazionali,
prevede il ricorso all’attività ispettiva, la
possibilità di mettere in discussione anche le
scelte gestionali delle banche, spazi di
discrezionalità tecnica necessari per tener
conto delle carenze dei modelli di risk
management, della continua evoluzione dei
modelli di business, dell’emergere di nuovi
rischi. Si tratta di aspetti che da sempre
connotano il modo di fare vigilanza della Banca d’Italia” (S. Mieli).
Si ha fiducia da parte del regulator nei confronti dell'intermediario finanziario nella capacità di valutare il rischio; questa
logica basa la lite - touch, dopo crisi vi è hard touch.
Verso un nuovo ruolo delle autorità di controllo
Ora teorizziamo quali sono i cardini della nuova vigilanza light - touch:
- Vigilanza principle-based (stile)
- Vigilanza organizzativa (contenuto)
- Vigilanza risk-based (contenuto)
- Better regulation (stile)
Questi nuovi stili di vigilanza sono coerenti con il cambiamento del contenuto della vigilanza. Molti di questi
cambiamenti dipendono dal fatto che il regulator inizia a disciplinare gli aspetti organizzativi delle banche; negli anni
'70/'80, il regulator si interessava solo di equilibrio di bilancio e della rischiosità degli assets del bilancio, ovvero la
rischiosità dei prestiti, e non si occupava quindi dell'organizzazione interna ma di analizzare il bilancio. Recentemente
invece il regulator si focalizza molto sugli aspetti organizzativi, e infatti il 2° pilastro di Basilea II regolamenta gli aspetti
organizzativi, controlla i processi organizzativi e lega il fabbisogno di capitale alla qualità degli assetti organizzativi,
focalizzandosi sul risk management e sui sistemi di controllo. Ci sono poi delle regole ad hoc sui componenti di
organizzazione importanti il sistema di controllo interno, il sistema di compliance, i sistemi organizzativi che
garantiscono che la banca sia conforme alla legge ed anche i sistemi incentivanti di remunerazione, etc.
Perché il regulator si mette a disciplinare queste cose? Perché in un mercato competitivo, non più protetto ma aperto ala
concorrenza, la competitività e la stabilità durevole nel tempo della banca non dipende tanto dai risultati di bilancio, che
sono molto volatili, ma risente soprattutto della qualità dell'organizzazione; il bilancio mi da la situazione attuale della
banca, mi dice se la banca fallirà adesso, ma del futuro non si può sapere nulla, e il regulator difende la stabilità bancaria
nel tempo. Per guardare il medio - lungo periodo bisogna guardare quello che c'è dietro ai risultati, ovvero il sistema
organizzativo; ad esempio, se una banca ha un sistema organizzativo mal fatto, anche se con risultati di bilancio ottimi,
fallisce, e questo è il motivo per cui la Banca d'Italia inizia ad interessarsi ai sistemi informativi, etc.
Ma mettendo sottocontrollo questi aspetti, non posso usare/basarmi sui ratio/indici di bilancio; si deve quindi cambiare
stile, che non è più uno stile di regole prescritte/oggettive (rule based), ma è uno stile di principi e di linee guida (principal
based, best practice), su cui una buona organizzazione si regge, e la violazione di queste linee guida può voler dire che la
gestione, l'organizzazione, è fatta male. Si lascia così al banca, al soggetto regolamentato, un ampio spazio di
discrezionalità all'interno di questi principi e linee guida. Così facendo, la Banca d'Italia lascia discrezionalità per
giudicare: il regulator fa il certificatore dicendo se la gestione va bene o meno.
La better regulation
- Consultazione con gli operatori e il mercato.
- Analisi di costi e benefici: la regulation deve essere sopportabile dal punto di vista economico; se il livello di
regulation genera dei costi troppo alti, porta il fatto che la banca non riesce più ad avere un profitto. Il regulator farà
un'analisi di costi e benefici, attraverso il principio della proporzionalità, il QIS, e la regulation va rivista.
- Convergenza tra obiettivi dei soggetti vigilati (banche) e dei regolatori.
- Non prescrittività, ma individuazione di finalità e requisiti minimi e riconoscimento e valorizzazione dell’autonomia
delle banche (comply or explain): se non è conforme al principio che le è stato dato o se lo viola, si deve dare una
spiegazione e il regulator decide se può accettarla oppure no.
- Principio di proporzionalità
La vigilanza principle based
- Da una regolamentazione autoritativa per tipi chiusi a una regolamentazione principle based aperta alle migliori prassi
del settore e ai benchmark di mercato.
- Dal potere conformativo dell’autorità di vigilanza diretto a imporre un assetto organizzativo tipico e un catalogo
chiuso di regole da rispettare a un principio di autorganizzazione di mercato.

Scaricato da Mario Molinari (853901013@e2t.link)


lOMoARcPSD|4655262

- Dalla tipizzazione della fattispecie (tipizzazione dei comportamenti dovuti dalla banca vigilata) alle clausole generali
di comportamento, rimettendo alla banca l’individuazione analitica ex-ante dei comportamenti specifici
concretamente attesi.

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