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LE TESI SU FEUERBACH:

LA CONOSCENZA COME PRASSI

Feuerbach è stato il più grande maestro per Marx, anche più grande di Hegel.
F. è il pensatore che ha rovesciato la filosofia, ha rimesso l'uomo con i piedi per terra,
contrariamente all’idealismo che all’uomo faceva tenere i piedi per aria. Questo vuol dire che F. ha
compreso e ha riportato alla conoscenza il concreto: è il concreto che produce l’atratto e non il
contrario, rispetto invece a quanto affermava Hegel. Non c'è alcuno spirito che produce la realtà,
ma è la realtà che produce lo spirito.
L'idealismo è stato misticismo, F. ha il grande merito di aver mascherato gli idealisti.
Marx, ovviamente, è pienamente d'accordo con il suo grande maestro, al contempo evidenzia il
limite del suo maestro. Qual è? Il limite di F. e il suo materialismo a-storico, un materialismo che si
dimentica della dimensione storica, sociale e dialettica dell’uomo. Se da F. Max prende il
materiale ismo, da Hegel prende lo storicismo. La storia è per Marx fondamentale!!! Questa
dimensione storica in F. non c'è. F. si limita a parlare di materialismo e quindi di concretezza, ma
non comprende che il materialismo va inserito in una dimensione storica. Secondo Marx
l'individuo va studiato, quindi, nella storia, nella società e gli individui vanno contestualizzati al
momento storico.
Marx utilizza la filosofia di H. per correggere il materialismo di F., un materialismo, come abbiamo
detto, a - storico. Cosa fa Marx? Prende il materialismo di F. e lo riempie dello storicismo di Hegel;
al contempo, prende lo storicismo di Hegel e la riempie del materialismo di F. Ecco a voi il
materialismo storico marxiano! Questo è il grande momento di incontro tra i due più grandi
maestri di Marx.
Questa riflessione sfocia nell’opera dal titolo “Tesi su Feuerbach” (1845). F affronta il tema
dell'alienazione religiosa... L'uomo introduce Dio nella sua vita per bisogno, per supporto. L'uomo
secondo F. crea Dio, lo mette sull'altare, si rivolge a lui. Marx afferma che è l'errore grande F. è
quello di pensare all' alienazione come a qualcosa di naturale per l’uomo, ma dimentica di pensare
all'alienazione come il risultato di un momento storico, sociale ed economico preciso; l'alienazione
religiosa va, perciò, contestualizzata alla società del momento.
Per capire l'alienazione religiosa non basta capire la condizione di natura dell'uomo, ma è
fondamentale la condizione storica. Le religioni nascono in società precise: pensiamo al
calvinismo. Il calvinismo nasce in Svizzera, luogo in cui per la borghesia il guadagno, l’accumulo di
denaro sono necessari per essere in grazia di Dio. Il calvinismo non condanna il lavoro e il denaro
stesso, ma il calvinismo esalta il lavoro e l' accumulo di denaro. Al contrario, il cattolicesimo
afferma beati gli ultimi.
Pensate, dove nasce il cattolicesimo? Nasce dove c'è povertà!
Dio per Marx è l'oppio dei popoli! È la droga! Dio serve a lenire il dolore di una creatura repressa e
alienata, l'uomo. Dio è miseria dell'uomo. Dove c'è sofferenza c'è l'idea di un Dio che nell’aldilà
darà giustizia uguaglianza. Ma c'è Dio anche dove c'è ricchezza, ogni Dio è nato e si è adeguato ad
un determinato contesto, ad una determinata società, ad un determinato momento storico.
Perché dice Marx è fondamentale combattere per l'uguaglianza nella vita? Perché l'uguaglianza
produce la distruzione del’ alienazione religiosa che è conseguenza dell’alienazione sul lavoro, che
è conseguenza della miseria, che è conseguenza di ingiustizie. L'uomo che si sente uguale, l'uomo
che sente che la società va incontro a quelle che sono le sue esigenze, i suoi bisogni non ha
bisogno di Dio. Ecco perché l’alienazione religiosa va di pari passo con l'alienazione sul lavoro. Ecco
cosa ho sbagliato F.: non ha capito che l'alienazione religiosa non è semplicemente una condizione
naturale dell'uomo che pensa a Dio, ma l’alienazione religiosa nasce in una società in cui la
disuguaglianza vincono sull’uguaglianza. E questo si può comprendere solo studiando
scientificamente e concretamente la realtà. Nell’epitaffio di Marx viene riportato la frase che recita
così nell’ultima e undicesima tesi su F.: “I filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in
diversi modi; ora si tratta di trasformarlo”.
Basta teoria filosofica, adesso è necessario una filosofia della prassi.

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