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Vacaville, California, 19 agosto 2020.

(Noah Berger, Ap/Lapresse)

STATI UNITI

Come dare un futuro alla California


e al pianeta Leggi anche
Leah Stokes, The Atlantic, Stati Uniti
24 agosto 2020

Cinque anni fa, quando mi sono trasferita in California, ho piantato un pesco Red
L’ondata di freddo in
Baron nel mio cortile. Scelsi quell’albero per via dei suoi appariscenti fiori rosa e
Texas mette in crisi
della sua capacità di produrre frutti senza aver bisogno di molte notti fresche. Per gli Stati Uniti
nove secoli la California del sud, con i suoi inverni freschi e le estati miti, è stata Pierre Haski
perfetta per questo tipo di albero.

Ho piantato il Red Baron perché era adatto al clima che avevamo. Ma quel clima L’altro
oggi non esiste più. La temperatura nella zona dove vivo è già aumentata di due inquinamento
gradi rispetto all’epoca pre-industriale, il doppio rispetto alla media globale. prodotto dalle
Nell’arco di tempo relativamente breve che ho trascorso in California ho assistito a
automobili
una siccità durata anni, sono stata costretta a lasciare la mia abitazione a causa Laura Trethewey

degli incendi e ho vissuto ondate di caldo senza precedenti.


Le notizie di scienza
Gli alberi, come tutte le creature viventi, hanno bisogno di tempo e stabilità per
della settimana
crescere. Ma oggi non abbiamo più nessuno di questi elementi fondamentali. Il
Claudia Grisanti
cambiamento climatico non minaccia solo gli alberi del mio cortile. Di recente è
arrivata la triste notizia che gli incendi hanno causato la morte di alcune delle più
maestose sequoie costiere della California. Quei giganti avevano resistito per oltre
mille anni.

Per la mia generazione e quelle che seguiranno, il semplice atto di piantare un


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albero si è trasformato in un atto di fede. Non so quanto tempo passerà prima che i
miei alberi vengano uccisi dalla siccità o dal fuoco. Come possiamo pensare di
pianificare il futuro dei nostri figli se non riusciamo a prevedere nemmeno quello
Il blocco del canale
di Suez mostra i
delle nostre piante?
problemi del
Doppia emergenza trasporto marittimo
In questo momento i miei amici che vivono in varie aree della California stanno Gwynne Dyer
affrontando una serie di disastri, dal cambiamento climatico alla pandemia di
covid-19.

A metà agosto un’ondata di caldo ha travolto la zona occidentale del paese. A


quanto pare nella valle della Morte, l’area desertica tra California e Nevada, è stato
raggiunto un nuovo record mondiale della temperatura: 54,4 gradi. Da San
Francisco a Phoenix, in Arizona, la popolazione ha dovuto fare ampio ricorso
all’aria condizionata, mettendo a dura prova la rete elettrica della California (lo
stato importa energia dagli stati vicini). La richiesta di corrente elettrica ha
superato le disponibilità, e i fornitori hanno cominciato a effettuare interruzioni a
rotazione. La causa di tutto questo è il cambiamento climatico. Oggi negli Stati
Uniti occidentali la probabilità che si verifichi un’ondata di caldo è cinque volte
superiore rispetto al passato.

A peggiorare la situazione, durante le interruzioni di corrente la California è stata


colpita da un numero insolito di fulmini che hanno squarciato l’oscurità del
paesaggio con scariche di elettricità dal cielo. Queste tempeste hanno provocato
una serie di incendi nella California del nord, costringendo più di centomila
persone a lasciare le loro case. Il cambiamento climatico ha incrementato il rischio
di roghi e allungato la stagione degli incendi. Siamo soltanto ad agosto, ma la
quantità di terra bruciata in California nel 2020 è già superiore al totale del 2019.

Sullo sfondo di questi disastri climatici c’è una pandemia che appare ancora fuori
controllo e che rappresenta un ostacolo per tutti quelli che vorrebbero mettersi al
sicuro. Non è facile decidere di cercare riparo in casa di un amico o in un centro di
accoglienza sapendo che in circolazione c’è una malattia estremamente
contagiosa.

Con l’arrivo dell’ondata di caldo molte


centrali alimentate dai combustibili
fossili hanno smesso di funzionare
Anche le persone che teoricamente sono “al sicuro” in casa devono affrontare
diverse difficoltà. L’interruzione della corrente elettrica ha costretto molti
californiani a una scelta drammatica: aprire le finestre e respirare l’aria carica di
fumo o tenerle chiuse e soffocare per il caldo. Una mia amica ha postato una foto
in cui indossa una mascherina N95 con valvola di esalazione sotto una mascherina
chirurgica: la prima serve per proteggersi dal fumo, la seconda per proteggere gli
altri dal virus.

Non voglio vivere in un mondo in cui dobbiamo decidere quale mascherina


indossare in base al disastro del momento, ma questo è il mondo che stiamo
creando. E abbiamo appena cominciato ad alterare il clima. Immaginate cosa
succederà quando il livello di surriscaldamento sarà raddoppiato o triplicato, cosa
che ci avviamo a fare.

Il cambiamento climatico non sta solo destabilizzando la rete elettrica della


California. La costa orientale degli Stati Uniti si trova ad affrontare una stagione
degli uragani dagli effetti devastanti. Quasi 1,5 milioni di persone hanno già subito
interruzioni di corrente. Una tempesta di vento senza precedenti – qualcuno l’ha
definita “un uragano dell’entroterra” – ha privato di energia elettrica 250mila
persone nella regione del midwest.

Eppure, nonostante tutto questo, c’è ancora chi pensa che il cambiamento
climatico non sia la causa dei disastri che affliggono la California. Di recente il
Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale fuorviante in cui si sostiene che la
“colpa” delle interruzioni di corrente sia della dipendenza dalle energie
rinnovabili.

Ma la verità è che con l’arrivo dell’ondata di caldo molte centrali alimentate dai
combustibili fossili hanno smesso inaspettatamente di funzionare, riducendo la
quantità di elettricità disponibile. Le centrali a gas soffrono particolarmente il
caldo. Ironia della sorte, in un pianeta sempre più caldo i combustibili fossili
diventeranno meno affidabili. La rete elettrica californiana è collegata a quella di
altri stati; di conseguenza, quando un’ondata di caldo fa impennare la richiesta di
energia nella regione sudoccidentale del paese – per esempio in Arizona e in
Nevada – la quantità di corrente elettrica che la California può impostare
diminuisce. A causa della riduzione delle precipitazioni e degli anni di siccità
(provocata in parte dal cambiamento climatico) molte delle centrali idroelettriche
dello stato operano a regime ridotto.

Solidarietà verde
Anche gli errori umani hanno contribuito a causare le interruzioni di corrente.
L’agenzia che si occupa di gestire la rete ha fatto confusione sulle centrali ancora
produttive. Uno stabilimento alimentato da energie rinnovabili – una centrale che
usa l’energia geotermica – ha prodotto più energia di quella prevista dal gestore.
L’amministratore delegato della rete elettrica californiana ha sottolineato che le
rinnovabili “non sono una causa” delle interruzioni.

Il mio fornitore di energia elettrica ha espresso lo stesso concetto in una email che
invitava le persone in possesso di un impianto fotovoltaico a contribuire a generare
energia. Nonostante i gestori abbiano criticato per più di un decennio le
agevolazioni per gli impianti fotovoltaici, oggi le case che producono energia in
eccesso la immettono nella rete aiutando i vicini che hanno bisogno.
L’abbondanza di energia pulita è una buona cosa.

La California deve andare avanti sulla strada intrapresa negli ultimi anni, e
continuare a essere leader mondiale nella creazione di un’economia pulita. Nel
1978 lo stato fissò i suoi primi obiettivi in merito all’energia pulita, puntando all’1
per cento di elettricità generata dall’eolico. Quarant’anni dopo, le leggi statali
hanno fissato l’obiettivo del 100 per cento di energia pulita entro il 2045.

Oltre a potenziare la sua strategia, la California deve convincere anche gli stati del
midwest e del sud a fare lo stesso. La promessa di Joe Biden (candidato
democratico alle presidenziali del 2020) di arrivare al 100 per cento di energia
pulita entro il 2035 ci mostra quale sia la leadership di cui il paese ha bisogno in
questi tempi di crisi. Ripulire il nostro sistema di fornitura elettrica ci
permetterebbe di eliminare circa l’80 per cento delle emissioni di anidride
carbonica, perché potremmo usare l’energia pulita per alimentare case, automobili
e alcune industrie. Per riuscirci bisognerà lavorare duramente, ma nel frattempo
creeremmo posti di lavoro ben retribuiti che non potrebbero essere spostati in
paesi dove la manodopera costa meno.

In California abbiamo scoperto qual è l’impatto dei combustibili fossili: hanno


avvelenato le comunità, inquinato l’aria e provocato una quantità mai vista di
incendi, ondate di caldo e siccità. A questo punto non si può tornare indietro.

Sono ancora convinta che sia possibile affrontare con successo la crisi climatica.
Per questo continuo a piantare alberi da frutto nel mio cortile. L’ultima volta che li
ho contati erano 34, uno per ogni anno che ho vissuto. Non so fino a quando
resisteranno, ma farò tutto ciò che potrò per garantirgli un futuro.

Quello che sta succedendo in California ha un nome preciso: cambiamento


climatico. Ma non è inevitabile. Un mondo migliore è possibile. Per tutti noi, per i
nostri figli e anche per i nostri alberi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è uscito sull’Atlantic.

CRISI CLIMATICA

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