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PROEMIO, Decameron

All’interno del microcosmo che i protagonisti si creano durante la pandemia, le donne hanno pari dignità e
diritto degli uomini, in più le donne son protagoniste di buona parte delle novelle.
Si parte dalla centralità dell’amore.
Boccaccio dichiara subito di essere soggetto all’esperienza di sofferenza amorosa e dichiara di aver sofferto
lungamente per amore nella sua vita, e d è proprio questa passione che accomuna l’autore alle sue lettrici
ideali (in ciò è molto simile a ciò che Petrarca dice nel primo sonetto del canzoniere, dove racconta della
comune esperienza di amore come errore e traviamento) nel caso di Boccaccio però l’amore è sofferenza che
può essere alleviata dalla conversazione e da altre attività che sono molto più largamente concessi agli
uomini piuttosto che alle donne. Proprio perché ha provato queste esperienze direttamente vuole dar modo
alle donne che non hanno mezzo di alleviare questi dolori.
B. si rivolge alle donne perché loro al tempo di Boccaccio hanno una posizione disagiata, perché non godo
nella stessa libertà degli uomini, e si trovano confinate nel piccolo circuito delle loro camere racchiuse dove
rimuginano e rielaborano le proprie pene amorose, condizione che l’autore diagnostica come condizione
melanconica, molto simile alla condizione del poeta stesso. Il poeta che si rinchiude nella propria stanza.
Le donne devono trovare una possibilità di riscatto e di sollievo, viene quindi sottolineata l’importanza della
conciliazione tra utile e dilettevole, tra diletto e consiglio, capire cosa bisogna evitare e quali sono i modelli
da seguire, ecco qui si nota la differenza col libro galeotto, che avrebbe dovuto svolgere la stessa funzione
ma a causa di una lettura maldestra, p e f non hanno saputo coglierlo.
Ancora una volta viene identificato l’amore come discriminante e vengono identificate ancora una volta i
lettori a cui è destinata l’opera. Ritorna la stessa idea che Francesca riprende in forma stravolta per sostenere
la propria innocenza, tipica dell’amore cortese come esperienza nobilitante possibile solo al cuor gentile.

GIORNATA 1, Decameron
Il tempo descritto è il tempo della peste del 1348, la stessa peste che causa la morte della Laura di Petrarca.
Il canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio possono essere considerate entrambe una risposta a
quell’epidemia, prodotti di una comune esperienza traumatica. Sono opere che si rivolgono ai sopravvissuti,
In un tempo intradiegetico, i narratori narra le novelle proprio per rispondere all’epidemia, come forma di
reazione all’epidemia stessa. La descrizione di Boccaccio dell’epidemia è una descrizione di una situazione
in cui vengono a mancare tutti i punti di riferimento, in particolare vengono meno tutte le leggi. Questa
pestilenza è il trionfo sì della morte ma anche del caos e dell’anarchia. E l’operazione che i narratori
compiono allontanandosi da Firenze e rifugiandosi in una dimora di campagna in cui si dedicheranno a varie
attività tra cui quella della narrazione è il tentativo di riprodurre in questo microcosmo circoscritto le stesse
norme di convivenza che l’epidemia aveva travolto, l’idea era quella di ricostruire una piccola società ideale,
in cui la convivenza è possibile secondo regole e istituzioni più giuste di quelle su cui s fondava la società
prima della peste. Il punto di partenza di Boccaccio è uno scenario apocalittico in cui segue poi all’interno
della brigata il tentativo di ricostruirlo. Uno dei motivi per cui il libro si intitola Decameron è perché
boccaccio ambisce a presentarci un progetto di ricostruzione di un mondo che è stato distrutto, non una
ricostruzione ex milo come quella dell’Exameron e quindi della genesi, ma comunque una costruzione.
Si tratta di un’ambizione morale e filosofica che va ben al di là di fornire consigli e esempi positivi e
negativi, ma si tratta dell’elaborazione dei principi che davvero vanno preservati all’interno della società.
Nella narrazione si fa una specie di complessiva valutazione di questo ordine sociale per condannarne i
difetti, si può pensare alla brigata come un’arca di Noè in cui ‘i prescelti’ devono preservare tutto ciò che di
positivo c’è nella società che sarà costruita dopo la pestilenza.
Il codice Hamilton 90, quindi la copia finale del Decameron è un codice che dal punto di vista della mis en
page è un codice che Boccaccio trascrive in una forma che veniva utilizzata per i libri scientifici, per i
trattati filosofici. Il Decameron ci invita ad osservare un percorso che si muova dall’anarchia all’ordine
ideale.
I protagonisti decidono di rientrare in quel contesto da cui si erano allontanati per riportare in quel contesto.
Due capolavori della nostra letteratura (Decameron e Commedia) ci dicono che questo schema di condure i
lettori che si muove dalla sofferenza alla redenzione è un percorso che caratterizza la loro opera in quanto
comica, seppur siano opere diversissime. Quest’opra da questo punto di vista è simile alla commedia proprio
perché segue questa traiettoria.