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Ottaviano

Ottavio è il figlio di un ricco signore di Velletri, marito della pronipote di Giulio Cesare. Fin dall’inizio Giulio
Cesare ha capito le qualità del giovane: gli insegna i trucchi della politica e lo manda in una città nell’attuale
Albania per fare un corso di perfezionamento. È proprio in quella città che Ottavio, diciottenne, viene a
sapere della morte dello zio. Nominato proprio da Cesare suo erede, tutti gli dicono di nascondersi e di non
tornare a Roma, ma Ottavio torna a Roma e prende possesso dell’eredità. Essendo stato adottato dallo zio
come figlio, Ottavio cambia il nome in Gaio Giulio Cesare Ottaviano. Il giovane Gaio Giulio Cesare capisce
fin da subito l’importanza del suo nome, e decide quindi fin da subito di farsi chiamare Cesare. Il nome,
infatti, gli permette immediatamente di catturare la simpatia degli alleati di Cesare e gli consente di crearsi
un esercito personale. Nonostante questo, tutti lo sottovalutano. Ottaviano, infatti, era un ragazzo gracile e
malaticcio, a prima vista innocuo. La roma che trova Ottaviano è lacerata dalla perdita di Cesare, infatti si
divide in Partito dei Congiurati (capitanato da Cicerone) che idolatra gli assassini di Giulio e Partito dei
Cesariani, ovvero gli amici di Cesare (capitanato da Marco Antonio). In questo clima convulso, Ottaviano
decide di soprendere tutti mettendosi da parte del senato e ottiene la fiducia di Cicerone. Nel 43 a.c., aiuta
il partito dei congiurati a sconfiggere Marco Antonio e viene nominato console per rimpiazzare i due
precedenti morti nello scontro. Appena arrivato al potere, dichiara Bruto e Cassio nemici di Roma e si
schiera dalla parte dei Cesariani. Elimina quindi con la forza gli anti-cesariani con le proscrizioni, con cui una
lista di persone venivano dichiarate legalmente ammazzabili e chi lo faceva poteva riscuotere un premio in
denaro. Il primo nome della lista è Cicerone. Ottaviano elimina poi Bruto e Cassio nella battaglia di Filippi.
Per ottenere il potere totale però mancava soltanto un nemico: Marco Antonio, suo ex alleato. Innanzitutto
comincia a spronare sulla divinizzazione di suo padre Cesare, facendosi così chiamare figlio di dio; dà poi in
sposa a Marco sua sorella, che in seguito verrà abbandonata per Cleopatra, regina egizia che cercava un
modo per ridare energia al regno d’Egitto. Antonio si sposta quindi in Egitto per stare con la sua amata, con
cui ha 3 figli: Alessandro Elios, Cleopatra Selene e Tolomeo, nomi che non hanno niente di romano. Livia, la
moglie di Ottaviano, proveniva da una famiglia anti cesariana, e anche il suo ex marito con cui ebbe pure un
figlio stava dalla parte di Bruto e Cassio: nonostante ciò, si innamora e lo sposa. La loro unione esprime
l’armonia ritrovata dalle fazioni, in contrapposizione a Ottaviano, “sotto effetto di incantesimi di una
strega”. Antonio però sottovaluta questa guerra di propaganda, fin quando Cesare con un’azione illegale e
disgustosa si impadronisce del suo testamento, che indicava come luogo di sepoltura l’Egitto, da sua moglie
Cleopatra. Questo fu il punto di svolta che sboccò in una guerra fra Roma e Egitto. L’Egitto perde la guerra,
e Marco e Cleopatra sono costretti a togliersi la vita. Ottaviano ottiene poi il titolo di Augusto e viene
nominato princeps, colui che ha il diritto di votare per primo il senato. A 35 anni, Augusto fa costruire un
monumento dedicato a lui che lo raffigura in posa dominante. Viene anche creato il foro di Augusto, creato
con materiali provenienti da tutta Roma. Viene infine creata l’ara pacis, che raffigura Augusto come
l’essenza di Roma. Ben presto però tutti i suoi amici più cari muoiono, finchè non è solo sua moglie Livia a
fargli compagnia. Si crede però che tutte le morti siano state proprio causate da lei. Alla sua morte, Augusto
lascia 4 documenti: Il suo testamento, il breviarum imperi, le res gestae e le istruzioni per il suo funerale,
che doveva finire con un’aquila che portava in cielo l’anima dell’imperatore.