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DANT VULNERA FORMAM

L
o spettacolo, dopo la tempesta, è di quelli che
atterriscono. Il paese è deserto; dopo la ritirata ca-
tastrofica seguita a Caporetto, il fronte si è stabilito
lungo il Piave e sul Monte Grappa, e tutto il terri-
torio è stato dichiarato «Zona di guerra»; la popo-
lazione è stata sfollata a novembre. Così non si registrano
vittime quando, tra la fine del mese e il 17 dicembre, Pos-
sagno a più riprese viene colpita dall’artiglieria austriaca.
Nessuna vittima umana, almeno. Perché chi alla fine dei
bombardamenti rientrò nella Gipsoteca vi trovò, ugual-
mente, i resti di un massacro. Parte dei gessi e dei dipinti di
Antonio Canova che vi erano conservati era stata da tempo
messa in sicurezza, a Padova, dalla commissione militare
per il salvataggio del patrimonio artistico che il Comando
Supremo aveva affiancato alla Sovrintendenza del Veneto;
ma Ugo Ojetti, il popolare giornalista che di quella com-
missione faceva parte, di passaggio a Possagno in quei gior-
ni, così aveva scritto alla moglie: «in due ore […] sul vil-
laggio trenta colpi, piccoli e medi. Non si sapeva come fare
Andrea Cortellessa a camminare per le strade deserte. Ho fatto ritirare alcuni

L’ETÀ ORTOPEDICA
LA LETTERATURA SFIGURATA
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L’ETÀ
ORTOPEDICA

gessi piccoli della gipsoteca del Canova, e qualcuna delle sue orride tele. Ma tutta quella morti». Cifre queste, peraltro, approssimate per difetto8. A maggior ragione efficace dunque,
raccolta di gessi tranquilli ed eroici oggi o domani sarà tutta in frantumi. Per la storia nella sua atroce ironia, il titolo dato da Scalarini alla vignetta: Il carro della Vittoria9.
dell’arte, zero. Pure ne sono accorato»1. Di lì a poco, a settembre di quel ’19, alla mutilazione della patria d’Annunzio reagisce con
Ojetti era stato facile profeta. Quando si poté rimettere piede nei locali della Gipsoteca, l’atto insurrezionale dell’occupazione di Fiume. Era lui stesso, del resto, un mutilato di
negli ultimi tragici giorni di quel ’17, davvero si presentava tutto in frantumi. E già nei primi guerra: il 16 gennaio 1916 aveva perso un occhio, com’è noto, al ritorno da una missione
mesi del ’18 le fotografie di quello sfacelo cominciarono a circolare, sui fogli della pro- aeronautica, e a quella disavventura aveva dedicato il più irresistibile dei suoi libri in prosa:
paganda, per esortare alla resistenza – e alla ricostruzione2. Alla fine del ’20, in vista del quel Notturno che, dopo lunga elaborazione, uscirà solo a impresa fiumana conclusa, nel ’21.
centenario della morte di Canova, al conservatore della Gipsoteca Stefano Serafin venne Al di là della leggenda mitobiografica della composizione del testo in condizioni di cecità,
dato l’incarico di restaurare quanto fosse restaurabile; nella primavera del ’22, all’inizio delle coll’«Orbo veggente» sprofondato nelle tenebre della “Casetta rossa” di Venezia (in verità
celebrazioni, il più era fatto. All’incipit di un servizio giornalistico celebrativo, la formu- alcune sue pagine erano state spedite, al sempre zelante «Corriere», prima dell’incidente
la eloquente era quella dell’«Ospedale dei capolavori»3: irresistibile il cortocircuito tra lo fatale)10, i temi della «malattia musicale», della cecità visionaria e della ferita araldica per-
sfacelo dell’apollinea statuaria neoclassica, quello dei meno idealizzati corpi dei reduci di corrono con insistenza l’immaginario di d’Annunzio da ben prima di quella guerra, a lui,
guerra, e quello dell’identità nazionale nel suo insieme. Ancor prima che si sfracellasse il così congeniale11. Già nel settembre del ’15, nel bel mezzo d’un calo d’ispirazione, aveva
da lui disamato Canova, lo stesso Ojetti – in una conferenza tenuta a Firenze nel luglio del scritto al direttore del «Corriere» Luigi Albertini di «augurarsi una bella ferita», certo che
’17, e in un opuscolo pubblicato di lì a poco – così commentava «l’ira degli eserciti d’Austria in quel modo «l’impedimento sarebbe superato»12 (anche lui facile profeta). E non a caso,
contro i monumenti e le opere d’arte italiane», «fatta di invidia e di viltà»: «ferir l’Italia nei ben prima di licenziare la princeps, d’Annunzio sa già con quale immagine (realizzata dal
suoi monumenti e nella sua bellezza dà a costoro quasi l’illusione di colpirla sul volto»4. fido Adolfo De Carolis) porrà suggello al Notturno: è datata «1917» la xilografia che mostra
La sovrimpressione, tra le ferite che avevano sfigurato i soldati e il trauma storico che due muscolosi fabbri, ignudi tra le fiamme, intenti a dar di martello sull’incudine sotto il
aveva colpito la nazione, verrà resa popolare dall’Esteta Armato che della guerra era stato, motto del Vate: «DANT VULNERA FORMAM»13.
e continuava a essere, il copywriter per antonomasia. Nell’anniversario di Caporetto, e alla Sono i colpi del destino che scolpiscono la scultura dell’Eroe: come quelli del cannone sul
vigilia dell’ultima offensiva che di lì a poco porterà il Regio Esercito a Vittorio Veneto, «masso del Grappa», alla fine di un’altra prosa stentorea rivolta ai combattenti nel Libro
sulle sempre ospitali colonne del «Corriere della Sera» il titolo dato alle parole di Gabriele ascetico della giovane Italia, La preghiera di Aquileia: un «martello gigantesco» che plasma «la sta-
d’Annunzio era Vittoria nostra, non sarai mutilata!. Scelta di proverbiale efficacia, questa che 3. L’Orbo veggente, 1916 da Tutte le tua della vostra gloria»14. Metafora, anche questa, anticipata da tempo: quando d’Annunzio,
prelevava dal testo (intitolato dall’autore, invece, La preghiera di Sernaglia)5 una formula negli opere di Gabriele d’Annunzio, 1927, nella Preghiera di Doberdò data nel ’16 a un «Numero Unico pro Mutilati e Ciechi di guerra»,
Wolfsoniana – Palazzo Ducale
anni seguenti destinata a farsi vero e proprio slogan: «che da un lato», ha scritto Giovanni Fondazione per la Cultura, esaltava il «sanguinare» degli «adulti, robusti e irsuti, con volti intagliati dall’ascia latina»15.
Sabbatucci, «richiamava immagini della statuaria classica (la Nike di Samotracia, priva delle Genova. L’Eroe, di fresco intaglio a sua volta, si vede dunque riplasmare non solo l’animo, dallo sprez-
braccia), dall’altro alludeva a una realtà drammatica e attuale, quella dei mutilati di guerra»6. 1. U. Ojetti, I monumenti italiani zo del pericolo col quale si lancia in battaglia; trasformato una volta per sempre è, fuor di
Ancor prima che tacessero le armi, infatti, si profilava in quell’ottobre del ’18, sulla scorta e la guerra, 1917. Copertina di metafora, il suo stesso corpo: dalla lama – latina o teutonica – che incide le sue carni.
G. Marussig, Wolfsoniana –
dei famosi Quattordici Punti fissati dal presidente americano Wilson a sancire il principio Palazzo Ducale Fondazione per Anche in questo caso, come in molti altri, l’estasi tecnologica di Filippo Tommaso Mari-
dell’autodeterminazione dei popoli (che avrebbe dovuto guidare la ricomposizione dei con- la Cultura, Genova. netti rivela la sua estetizzante matrice dannunziana. All’indomani della guerra nell’Alcòva
fini, dopo la dissoluzione degli Imperi sconfitti), la soluzione diplomatica che alla conferen- 2. Gabriele d’Annunzio,
d’acciaio – «romanzo vissuto» uscito lo stesso anno del Notturno, nel ’2116 – canterà (come
za di pace di Versailles, l’anno seguente, avrebbe visti negati all’Italia i vantaggi territoriali Notturno, Fratelli Treves, Milano del resto già aveva fatto, nel 1909, nel manifesto di fondazione del Futurismo) l’ibridazione
che nel ’15 le erano stati promessi, per indurla a schierarsi a fianco dell’Intesa, dalle clausole 1921. Copertina e fregi di uomo-macchina, dipingendo in toni esaltati l’amplesso dell’eroe coll’autoblindata veicolo
Adolfo De Carolis, cm 19 x 13.
segrete del patto di Londra7. “Mutilato” era dunque il territorio della Nazione che, malgrado Collezione privata (opera in delle sue imprese (per la verità per lo più compiute, in guerra, a cavallo di meno avveni-
la Vittoria (immediatamente sacralizzata dalla retorica nazionalista), si vedeva così privata mostra). ristiche biciclette); ma, a sua volta ferito al volto (nel maggio del ’17, sul Monte Kuk)17, a
di quelli che venivano considerati lacerti vitali del suo corpo. In una vignetta del popolare caldo aveva reagito colla sua tipica negazione euforizzante del dolore18: prima ancora della
disegnatore satirico Giuseppe Scalarini (certo non incline a terribilismi nazionalistici: lui, fine dei combattimenti pubblicando l’esaltato pamphlet sessista Come si seducono le donne, nel
socialista e antimilitarista, futuro perseguitato del fascismo), circolante in quella turbolenta cui penultimo capitolo, «in un tempo virile e futurista di nazioni cancellate, di città rase al
estate del ’19, è raffigurata un’Italia Turrita cogli occhiali da cieco, imbragata su una carroz- suolo, di popoli migranti, di squadre affondate, di montagne esplose e di eserciti catturati»,
zina e cogli arti sostituiti da protesi meccaniche, sulle quali si leggono le cifre del sacrificio si vede come «crolli e muoia finalmente l’idiotissima armonia del corpo umano».
subito: «984.000 feriti, 23.000 ciechi, 19.600 nevropatici, 5440 mut[ilati]. faccia, 720 senza Se «il cannone ha decapitate le statue della Bellezza antica, statica e neutrale» (chissà se
mani, 6740 sordi, 12.000 invalidi, 74.620 mut[ilati], 26.000 tubercolotici, 3260 muti, 507.193 quando scrive queste parole Marinetti ha fatto in tempo ad avere notizia, in particolare,

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del cataclisma di Possagno), l’amor fati della circostanza deve fare altresì apprezzare – si noti Lo è non solo per chi la vede, ma anche per chi la subisce. La faccia è, come si dice, lo specchio
il ricorrere, qui, dell’identica metafora della Preghiera di Doberdò di d’Annunzio – «l’asimme- dell’anima, e se ce la sfregiano ci sembra che ci stiano colpendo nell’anima stessa. […] E vedere in
tria dinamica dell’alpino scolpito e cesellato dal fuoco». Alle donne tanto disprezzate il un povero soldato, attraverso un buco di quello che era stato il suo naso, le nere cavità al centro…
novissimo Vate lancia il più enfatico degli appelli: «dovete preferire ai maschi intatti più o ebbene è come se gli si vedessero altre oscurità, più profonde.
meno sospetti di vigliaccheria, i gloriosi mutilati! […] Sappiate ammirare un volto sul qua-
le si è schiacciata una stella!... Niente di più bello di una manica vuota e fluttuante sul petto! Come altri ospedali sparsi nell’Europa in guerra, specializzati in quei traumi maxillo-fac-
[…] Accarezzate le loro fronti arabescate!». La «nuova estetica asimmetrica e dinamica» è ciali che da subito avevano sfidato la scienza medica e con essa gli animi più stoici, anche
quella dettata, «dopo Carrel», dalla «guerra chirurgica» che opera la «fusione dell’Acciaio e questo di Udine, dice Unamuno, si poteva dire all’avanguardia. Ma quello che vede in quel
della Carne». L’organismo umano si trova così trasformato in un «corpo motore dalle di- luogo fa crollare, in un istante, tutta la sua ideologia:
verse parti intercambiabili e rimpiazzabili», che realizza l’antico sogno religioso e filosofico
dell’«immortalità dell’uomo»19. All’indomani della guerra – a conferma di un interesse, per Il lavoro che veniva svolto in quell’ospedale era davvero ammirevole. Riconciliava con la tecnica
la materia, non episodico – Marinetti scriverà a quattro mani con l’attrice Enif Robert il anche chi come noi la aborriva […]. C’erano dei casi bellissimi, come avrebbe detto un tecnico della
«romanzo chirurgico» Un ventre di donna; e molto a posteriori si entusiasmerà per la Poesia dei chirurgia. […] Ma anche con questi aggiustamenti, che facce! Facce che saranno ormai per sempre
ferri chirurgici di un futurista che di mestiere farà in effetti il chirurgo, Pino Masnata20; ma specchio dell’orrore della più tragica, della più infame delle guerre; del punto a cui i popoli possono
quel sogno tecnologico lo aveva cantato in toni visionari già nell’Uomo moltiplicato e il Regno essere condotti dalla follia megalomane di chi vuole organizzare a ferro e fuoco il mondo.22
della macchina (1910): attualizzandovi peraltro una metafora – quella dell’uomo-motore – ben
attestata nell’odiato Ottocento. Qui però si vede bene come la «modernolatria» futurista Quelle facce rotte – come le chiamavano i francesi, gueules cassées – diverranno in effetti,
contenga in germe, già, i ripiegamenti spiritualisti e consolatorî dell’ultima stagione di negli anni venti, le figure più emblematiche dell’uomo della guerra. Non a caso il Presidente
Marinetti: a confronto con la successiva, e ancora più apocalittica, carneficina tecnologica21. francese, Georges Clemenceau, invitò una delegazione di cinque di loro alla firma del Trat-
tato di Pace a Versailles: in modo che nessuno dei firmatari potesse evitare di vederli. Al
4. F.T. Marinetti, L’alcova momento dell’incontro pare che la Tigre si sia rivolto a loro dicendogli: «vi siete trovati in
d’acciaio, Casa Editrice
PERDERE LA FACCIA brutti posti, si vede!»; per poi – incredibilmente – versare qualche lacrima23. Nella seconda
Vitagliano, Milano 1921.
Copertina di Renzo Ventura versione del suo celebre film J’accuse, uscita nel 1938, Abel Gance inquadrerà in primo piano
Nell’ospedale stomatologico di Udine non si udivano sospiri, né pianti, né lamenti profondi, né (alias Lorenzo Contratti), cm quelle facce rotte: con un’oltranza simile a quella mostrata qualche anno prima – davanti a un
19 x 11,5. Wolfsoniana – Palazzo
diverse lingua o favelle orribili, ma solo silenzio e discrete conversazioni sottovoce. […] Non era un Ducale Fondazione per la altro genere di mostri – dal Tod Browning di Freaks; e che per rivedere bisognerà attendere
orrore medievale, e nemmeno quello del lazzaretto di Milano durante la peste del 1630, così come Cultura, Genova (opera in 5. F.T. Marinetti, Come si il 2004, quando i videoartisti Yervant Gianikian e Angela Ricci-Lucchi monteranno alcune
l’ha immortalata Manzoni nel suo romanzo eterno. Era un altro tipo di orrore; un orrore moderno, mostra). seducono le donne, s.d. (1917), loro immagini terrificanti nel loro Oh! uomo.
Wolfsoniana – Palazzo Ducale
disciplinato, raccolto, metodico, fattosi scienza, per così dire. Per tutto il resto della mia vita con- Fondazione per la Cultura, La letteratura, per il suo statuto costitutivamente indiretto, non ha potuto rappresentare in
serverò sulla retina dell’anima la visione di quel soldato senza mani e cieco […] che faceva i suoi Genova. questo modo sconvolgente – perché appunto scandalosamente diretto, invece – quest’«a-
bisogni aiutato da un infermiere, per non macchiare il letto intonso. E quell’atmosfera di bellezza,
6. F.T. Marinetti, Manifeste du
pocalisse del corpo», come l’ha definita Barbara Bracco24. Proprio al volto erano stati feriti,
d’igiene, di ordine, si aggiungeva all’orrore della disgrazia, ed era come se lo facesse penetrare ancor Futurisme, 1909, Wolfsoniana – oltre a d’Annunzio e Marinetti come abbiamo visto, i poeti Nicola Moscardelli (nell’otto-
più in profondità nell’anima. Palazzo Ducale Fondazione per bre del ’15; l’anno successivo pubblicherà una raccolta dall’allusivo titolo Tatuaggi)25 e Fausto
la Cultura, Genova.
Maria Martini: unico scrittore italiano, che io sappia, ad aver trattato per esteso il trauma
Chi scrive è Miguel de Unamuno, il grande scrittore spagnolo: di fede interventista, per subito (al quale seguono le nozze, in qualche misura topiche, con l’infermiera che lo aveva
un giornale del suo paese restato neutrale, visita il fronte di un’altra potenza entrata tardi assistito) nel romanzo autobiografico Verginità, pubblicato nel 1920: che però, come dice
nel conflitto: la cui sorte vorrebbe dunque portare ad esempio alla propria. Sulle prime il titolo, traspone la vicenda su un piano di redenzione simbolica (più che il momento
ben poco coinvolto, segue le vicende italiane con un voyeurismo del quale confessa di della rottura, o quello come vedremo ancora più crudele della ricostruzione, a Martini preme
vergognarsi. Ma il suo atteggiamento muta radicalmente, quando si trova a visitare quell’o- mettere a fuoco – in sostanziale continuità colla sua poetica “crepuscolare” d’anteguerra – il
spedale «in cui si ricomponevano i volti»: sentimento di «questa sua attonita e improvvisa verginità, questa sua facoltà di guardare
alle cose con un senso di puerile meraviglia»26, che coincide con la convalescenza del re-
Non erano facce umane, no! Erano orribili relitti, tragici musi di mostri. Per quanto lieve, una ferita duce e il suo graduale reinserimento nella vita sociale; al timore del protagonista, di non
in faccia è sempre qualcosa di più terribile rispetto a una ferita in qualche altra parte del corpo. poter più partecipare con le «sue membra mutilate nella catena ininterrotta della vita»,

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risponde la nascita del figlio Giorgetto: sarà proprio rispecchiando la sua puerile meraviglia di Allo stesso modo, a fronte dello sfracello dei gessi di Canova a Possagno e del loro successi-
matrice traumatico-depressiva27, in quella invece “innocente” del bambino, che il reduce vo restauro con tecniche e criteri moderni (che in diversi casi di estrema frammentazione,
capirà di essere tornato definitivamente alla vita)28. però, si sono dovuti arrendere: lasciando quei corpi nelle condizioni in cui ancora oggi si
Nella realtà era viceversa proprio quello dell’incontro con le famiglie il momento, per i possono vedere), a colpire sono soprattutto le prime fotografie realizzate da Stefano Serafin
reduci, più doloroso. Henriette Rémi – infermiera addetta alle gueules cassées autrice di un e da suo figlio Siro, entrambi artisti e appassionati fotografi38. Non si sa chi mise per primo
rarissimo testo di memoria e riflessione, su quell’esperienza, ben valorizzato da Sophie le mani su quei cocci sublimi, ma certo i primi interventi – svolti in alcuni casi cucendo
Delaporte – riporta il caso di un soldato sfigurato, Lazé, che quando in ospedale i fami- le facce rotte dei gessi con visibilissime suture in fil di ferro – risultano ancora più pertur-
gliari hanno avuto il permesso di andarlo a visitare può finalmente riabbracciare il piccolo banti del Museo tutto in frantumi. Più ancora che con le immagini esplosive di Dix, colpisce
Gérard: ma il bambino, terrorizzato dal suo aspetto irriconoscibile, gli scappa dalle mani al l’analogia con un celebre quadro di George Grosz, Ricorda lo zio August, l’infelice inventore: che
grido di «Pas Papà! pas Papà!». All’uscita dall’ospedale, Lazé si toglie la vita29. nel 1919, nel corso della sua breve partecipazione al Dada berlinese, compone la faccia
Martini non era certo l’unico a confidare nella possibilità che, dopo la rottura rappresenta- dell’uomo della tecnica come un assemblaggio-patchwork di oggetti e dettagli fisiognomici
ta dal trauma, tutto si potesse ricomporre semplicemente restaurando l’unità di prima della di provenienza diversa, fra loro orridamente quanto malinconicamente giustapposti.
guerra: tanto per le ferite materiali e psicologiche riportate dai singoli che per quelle, psi- Anche la contemplazione degli assemblages preterintenzionalmente paradadaisti dei Serafin,
cologiche e simboliche, dell’identità nazionale. Si ripete dopo la guerra, in un certo senso, spiazzanti e involontariamente crudeli, «questa visione splatter» di capolavori del passato
una discussione che, subito prima e durante30, si era tenuta sull’eventualità che la guerra ai quali la nostra memoria estetica ha sempre dato un senso tutto diverso, e anzi opposto,
stessa si potesse rivelare o meno una trasformazione radicale: tanto in positivo, dai molti 7. A. H. Gagliardo, Reticolati, ci desta oggi sentimenti ambivalenti e forse inconfessabili, nei confronti di questi «corpi
che se ne attendevano una “salutare” rigenerazione (il mito della «guerra farmaco»)31, che 1925, Wolfsoniana – Palazzo arrapanti e mutilati»: come quelli invece così confessati da Emanuele Trevi in un bel repor-
Ducale Fondazione per la
in negativo: da parte di coloro che intravidero tanto nei suoi caratteri “esterni”, per esempio Cultura, Genova. tage di qualche anno fa39.
tecnologici, che nella sua dimensione “interiore”, i segni di una vera e propria Apocalisse32.
Ma invece, come Unamuno aveva subito intravisto, anche con questi aggiustamenti, che facce! A di-
spetto della bellissima tecnica, da lui forse ironicamente riscontrata in quell’ospedale di Udine, IL MANICHINO E L’EVERGETA
in effetti la tecnologia chirurgica, all’inizio del conflitto, s’era presentata del tutto imprepa-
rata alle dimensioni anzitutto quantitative, del fenomeno dei mutilati al volto; in secondo Fu forse proprio a turbamenti profondi di questa natura (oltre che a ben più prosaici
luogo alla profondità e alla violenza inaudita, di quelle ferite (causate in maggioranza da schieramenti di clan contrapposti)40 che reagì il maggior critico d’arte del secolo, Roberto
schegge di granata, shrapnel e pallottole di forma conica, le cui velocità d’impatto e rota- Longhi, quando alla Casa d’Arte del futurista Anton Giulio Bragaglia, nella romana Via
zione laceravano le carni a una profondità sino a quel momento sconosciuta)33; e, non da Condotti, forse per la prima volta si trovò di fronte ai quadri di un pittore che a Roma si
ultimo, alle conseguenze psicologiche che la devastazione del volto – sede prima dell’inte- era trasferito da poche settimane, Giorgio de Chirico.
razione e dell’interpellazione col prossimo34 – comportava nei reduci che l’avevano subita. La bellissima quanto ingenerosa stroncatura che ne seguì, sulle pagine (dirette dal probabile
La sfida scientifica e tecnica, affrontata con acuta consapevolezza della posta in gioco, era “mandante”, Giovanni Papini) del quotidiano «Il Tempo» il 22 febbraio 1919, recava un tito-
stata clamorosamente perduta. Come ha scritto Barbara Bracco, «la guerra che avrebbe lo di straordinaria pregnanza: Al Dio ortopedico. Sprezzando il «generale meccanomorfismo»
dovuto rigenerare lo spirito e il corpo di milioni di europei e di italiani finì invece per delle «inaudite Divinità nelle sacre vetrine degli ortopedici»41, Longhi deliberatamente po-
popolare l’orizzonte visivo, il panorama pubblico di folli, tubercolosi, amputati»35. Era stata stdatava al clima del reducismo postbellico le figurazioni “metafisiche” del de Chirico degli
anzi proprio l’intensità dello sforzo tecnologico profuso nel tentativo di riparazione, e spesso anni parigini, 1911-15; ma, come tante volte è capitato nella storia dell’arte, di quel che tanto
la hybris “sperimentale” con cui era stato condotto, a sortire rimedi persino maggiori dei disprezzava aveva capito più di quanto desiderasse. Non solo per l’allusione a un panorama,
mali. A parte la crudeltà delle pratiche terapeutiche – magari “tecnicamente” necessaria ha scritto Flavio Fergonzi, «tragicamente attuale con la diffusione degli arti artificiali per
ma, vista cogli occhi di oggi, semplicemente sadica36 – fu proprio il loro esito a dimostrarsi i mutilati di guerra di ritorno dal fronte»42; ma anche, e più in profondità, per la messa a
nella grande maggioranza dei casi deludente se non, appunto, controproducente37. Le fac- fuoco dei «segni dei tempi» rappresentati dalle «nuove cosmogonie», dagli «idoli» e dai
ce dei ricuciti e dei prostetizzati risultavano, nella loro vita sociale e affettiva, ancora più «feticci» del «possibile Moloch» rappresentato dal nascente industrialismo avanzato che,
orrorifiche e respingenti (se non ridicole e grottesche: come quelle dipinte all’indomani proprio nella prova clamorosa di quella guerra che aveva lasciato l’«umanità orrendamente
della guerra da Otto Dix) di quelle da loro mostrate immediatamente dopo il trauma; e tale mutila e inesorabilmente manichina», aveva trovato la sua catastrofica cartina di tornasole.
risultava altresì la loro condizione psicologica all’incontro-scontro con comunità famigliari Non casuale, ancorché discutibile, l’insistenza di Longhi sulla parentela con Fortunato De-
e sociali, a questa prova, a loro volta drammaticamente impreparate. pero (per lui, anzi, «De Pero»): ma forse gli sfuggiva, e certo non accoglieva, lo slittamento

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decisivo dell’imagery angosciosa di de Chirico nei confronti della modernolatria futurista allude anzitutto all’ibridazione plurilinguistica del dettato, ma pure alla sutura a giorno,
dall’ottimismo coatto, s’è visto, ed enfaticamente rettilineo. Quelle «ciminiere delle offici- appunto, di materiali eterogenei ed eterocliti –, specie in quelli tardivamente raccolti in
ne», quei «docks sgomberati dopo le vecchie guerre», erano al contrario la materializzazione Achille innamorato53, usciti sulle sedi più varie fra il ’19 e il ’29, trovi immagini di indimentica-
di quello che Jean Clair ha chiamato il «terrore della Storia»43: piuttosto il rovescio struttu- bile orrore, misto al più violento sarcasmo, per segnare a dito un’umanità irreparabilmente
rale, dunque, del millenarismo affermativo di Marinetti colla sua «sfida alle stelle»44. danneggiata dalla guerra e, in conseguenza di quella, crudelmente prostetizzata54. L’im-
La «lugubre fissazione del manichino d’accademia o di sartoria» che tanto faceva raccapric- magine più insostenibile (e infatti in seguito sottoposta ad autocensura) è quella che nel
ciare Longhi era semmai – ha scritto Hal Foster – l’«immagine precisa della reificazione racconto eponimo, pubblicato nel 1929, prende il nome di «Evergeta», etimologicamente
capitalista», l’«immanenza della morte entro la vita»45: con l’irrigidimento narcisistico, e la il «benefattore»: protesi che fa da «marito meccanico», ossia svolge (chiarisce la parte
coazione a ripetere traumatica, suoi idiomatici correlati. In un altro suo celebre manifesto censurata) «quella funzione che la più parte dei mariti oggigiorno non sono più capaci
Marinetti, nel congedarsi dai «nostri maestri simbolisti ultimi amanti della luna»46, aveva purtroppo di compiere»55. In un paesaggio in cui «le ferite degli shrapnel erano suturate
preso le distanze nello specifico dal loro set d’elezione: quella «città di Paralisi» con le sue di fresco»56, a impiegare l’Evergeta «notte e giorno» è un reduce rabberciato, ironicamente
«colonne troncate», le sue «statuette meschine», i «suoi fumi di sigaretta sopra bastioni battezzato «Achille», sul cui torace la «pelle aperta in larghe fenditure» lascia «penetrare lo
puerili»47 che era invece, di de Chirico, esattamente il cuore simbolico (l’imagery simbolista, sguardo nel gioco degli organi vitali», mentre la gola è «un motore spaccato» il cui «fascio
appunto, dei Böcklin e dei Klinger); ma sul quale lui aveva innestato, con raccapriccian- delle tubature» emette solo un ronzante «groviglio di suoni». Alla fine quest’«Homo Ri-
te ibridazione appunto, «il mondo moderno dell’industria, il mondo della tecnica, degli diculus» si metamorfosa in un colosso fatiscente che piange tonante col «fracasso di mille
scambi incessanti, della non-permanenza», insomma «il fatum generale della cultura di cui cannoni», e in cui prende forma la più minacciosa architettura di guerra, appena sottesa al
era partecipe»48 e del quale, riconducendolo alla «Paralisi» che volontaristicamente aveva paesaggio di pace: «il forte che rivive d’un tratto con le sue artiglierie arrugginite e le sue
rifuggito, segnava a dito l’impotenza isterica della fuga in avanti. 8. Apparecchio da lavoro per casematte sconquassate»: lasciando alla fine «il silenzio della morte […] intorno al dolore
Tanto più eloquente, l’immagine-titolo di Longhi, se il Manichino di de Chirico finisce allora mutilati, da L’opera di assistenza agli grande, immenso, incommensurabile di Achille innamorato»57.
invalidi delle guerra svolta in Italia
per assurgere, in questo modo, a forma simbolica per eccellenza di quell’ambivalenza che die- 1915-1919, 1919, Wolfsoniana – I fratelli de Chirico la Grande Guerra – in occasione della quale, nella primavera del ’15, si
ci anni dopo, nel Disagio della civiltà, Freud disegnerà coll’immagine memorabile del «dio-pro- Palazzo Ducale Fondazione per affrettarono a partire per l’Italia da Parigi: onde non incorrere nella legislazione speciale
tesi» in cui ha finito per trasformarsi l’uomo della civiltà tecnologica: «veramente magnifico la Cultura, Genova. che, in caso contrario, tacciava di diserzione i cittadini italiani residenti all’estero – la vi-
quando è equipaggiato di tutti i suoi organi accessori; questi, però, non formano un tutt’uno 9. Officina di protesi a Napoli, da dero poco (Andrea, cioè appunto Savinio, nel ’17 si recherà insieme al corpo di spedizione
con lui e ogni tanto gli danno ancora del filo da torcere»49. Ed è infatti, come vedremo, pro- L’opera di assistenza agli invalidi delle italiano nella terra d’origine, a Salonicco, con mansioni di interprete) o nulla (Giorgio,
prio la discontinuità nell’ibridazione – la sutura visibile a giorno – il tratto più propriamente guerra svolta in Italia 1915-1919, subito dichiarato inabile al combattimento). Ma portavano con sé gli echi della lunga se-
1919, Wolfsoniana – Palazzo
crudele dell’umanità manichina: quella che rivela come i materiali coi quali è stata assemblata Ducale Fondazione per la
rie di conflitti che avevano messo a ferro e fuoco la Grecia – dalle guerre d’indipendenza
manifestamente non formino un tutt’uno, davvero, coll’organismo umano che quei materiali ha Cultura, Genova. dell’Ottocento58 al conflitto italo-turco dell’11-1259 –, e poi dovranno seguire a distanza
raccolto e peritosamente giustapposto. Con allusiva tendenziosità, fra l’altro, Longhi aveva in- l’intricata serie di ulteriori, devastanti guerre balcaniche del 1919-2360. Ma soprattutto si
dicato la «chiave simbologica di molte sue cose più recenti […] ne l’Hermaphodito del fratello erano trovati a condividere una stagione decisiva, nell’evoluzione dei rispettivi linguaggi,
Alberto Savinio»: così iniziando un equivoco tuttora circolante. In realtà gli scambi di letture nel periodo di ricovero di de Chirico (insieme a Carlo Carrà, fra gli altri; e con Filippo de
e suggestioni fra i Dioscuri erano stati, dall’inizio del loro percorso negli anni di formazione Pisis tra gli altri visitatori abituali) nell’«ospedale militare per malati di guerra nervosi» di
a Monaco di Baviera, talmente continui e osmotici da rendere impossibile una ragioneria Villa del Seminario, nei pressi di Ferrara, dall’aprile alla tarda estate del 1917. Come assai
precisa delle reciproche influenze (in origine, ad ogni buon conto, certo più del fratello a posteriori ricorda de Chirico nelle Memorie della mia vita, «questo convalescenziario era un
maggiore sul minore). Ma è sintomatica la metafora scelta appunto da Savinio, sul primo antico convento pieno di corridoi, di sale enormi e di un numero infinito di camerette.
numero della rivista-chiave del cosiddetto “ritorno all’ordine” di quell’immediato dopoguerra, Ottenuto il permesso del direttore potei installarmi in una di quelle camerette e lavorare
«Valori Plastici» (e appunto all’indomani della pubblicazione – alla fine del ’18, e proprio con tranquillamente per qualche ora ogni giorno»61 (più aspro ricorda de Chirico un più breve
decisivo editing fraterno – dell’opera prima Hermaphrodito)50, per presentare l’opera del «pittore periodo in cui venne spedito nell’ospedale di Reggio Emilia, «una specie di Tribunale Su-
Giorgio de Chirico»: «egli mette a nudo l’anatomia metafisica del dramma»51. Formula, questa premo ove erano dichiarati idonei alle fatiche di guerra anche certi disgraziati che pareva
dell’anatomia metafisica, nella quale certo a Savinio premeva l’aggettivo cruciale – che indicava la dovessero cascare a ogni passo», diretto da «un maggiore medico che aveva avuto due figli
capacità di questo «mago moderno» di etimologicamente «giungere al di là dell’oggetto»52 – ma morti in guerra» e che si diceva tenesse nel suo ufficio le loro fotografie, per mostrarle ai
di cui vale piuttosto la pena mettere a fuoco, ora, il sostantivo. «militari che si presentavano a lui per il giudizio supremo […]: “Vedete quei ritratti? Sono
Non è un caso che lo stesso Savinio, nei testi narrativi seguiti a Hermaphrodito – titolo che i ritratti dei miei figli caduti al fronte; anche voi dovete andare al fronte”»)62.

58 ANDREA CORTELLESSA 59
L’ETÀ
ORTOPEDICA

L’invece benevolo, innominato direttore che l’ospedale di Villa del Seminario aveva fon- Eppure ci è impossibile non ricollegare a quel trauma storico, come per primo aveva fatto
dato l’anno prima (e al quale si doveva in particolare la concessione della «cameretta» sin- appunto Longhi, queste «figure […] sfigurate», queste «facce senza volto» dai «visi ovoi-
gola – di norma riservata agli ufficiali, ciò che essi non erano – a Carrà e de Chirico), altri dali, lisci, piallati», dai «nasi scalpellati e lisciati, occhi cuciti e stuccati, labbra incollate e
non era che Gaetano Boschi, pioniere europeo negli studi sulla Nevrosi traumatica di guerra abolite», come le ha definite Tiziano Scarpa70. In un saggio-chiave sulla matrice letteraria
(così s’intitola una sua monografia sull’argomento pubblicata nel ’15, quattro anni prece- dell’icona del Manichino, Willard Bohn ha parlato di «personaggi la cui testa o il cui corpo
dente dunque i primi lavori, sul tema, di Freud)63, ma anche fine letterato e (per somma siano stati scavati da qualche chirurgo senza nome», e nei quali «il tema della mutilazione
fortuna dei suoi illustri degenti) figlio di una pittrice. A sua volta a posteriori, nel volume riflette gli orrori della guerra e l’angoscia che hanno suscitato»; facendo notare come nei
La guerra e le arti sanitarie – come lo ha definito Antonio Gibelli, «un monumento postumo Manichini parigini del ’15, e poi in quelli ferraresi e post-tali dal ’17 in avanti, s’introduca il
alle deformazioni e agli orrori della guerra»64 –, Boschi insisterà a più riprese sulla fragilità motivo del cordoncino doppio che avvolge loro la testa, incrociandosi più o meno all’al-
estrema dei corpi, a fronte della furia metallica dei paraphernalia tecnologici schierati nel tezza di dove dovrebbero esserci gli occhi e dove, in loro vece, figura un nodo a forma di
conflitto; ma si lancerà anche in un elogio senza riserve dei risultati «inaspettati, meravi- X che allude alla loro simbolica cecità visionaria, annunciata del resto da titoli come La
gliosi» della tecnologia prostetica: nella quale venivano a collaborare «tre forze – scienza, Prophétie du savant e Le Vaticinateur71.
arte e meccanica – riunite in un alto e fattivo sentimento di amor di patria e di umanità»65. Uno che lo conoscerà da vicino, nel bene e nel male, cioè André Breton, a differenza di
Sfuggiva allo psichiatra (o, piuttosto, non gli pareva opportuno sottolineare) la simmetria 10. Alberto Savinio, de Chirico la guerra l’aveva fatta eccome: prestando servizio nel 1916, lui studente di me-
fra l’intrusione riparatoria della protesi corpo-macchina e quella traumatica per cui «la ghisa Hermaphrodito, Libreria della dicina già allora appassionato lettore di testi psichiatrici, proprio come infermiere in un
Voce, Firenze 1918. Prima
e l’acciaio», nel corpo dei feriti e dei mutilati, erano «penetrati nei loro muscoli, nelle edizione, cm 21 x 15,5, ospedale militare (prima in quello di Nantes poi in quello – nelle immediate retrovie del
loro ossa, nelle loro arterie», e per questo «non sono più uomini»: «sono scalpellati, petti Collezione Beppe Manzitti, fronte delle Ardenne – di Saint-Dizier: dove svolgeva in pratica mansioni di assistente
Genova (opera in mostra).
perforati, braccia recise, occhi collo sguardo ridotto a un velo di sangue. Entro le piaghe ci del giovane psichiatra Raoul Leroy, allievo di Charcot). In un suo libro-chiave, L’Amour
sono pallottole e schegge di granate e frammenti di bombe»66. 11. Filippo de Pisis e Giorgio de fou, Breton s’interrogherà a lungo sulla natura e sulla funzione di un oggetto misterioso,
Non poteva invece sfuggire, a un uomo della cultura di Boschi, la circostanza sorprendente Chirico, Ferrara, 1918, courtesy scovato insieme ad Alberto Giacometti al mercato delle pulci di Saint-Ouen: qualcosa che
Associazione per Filippo de
(anche se da prendere con le cautele del caso: cautele peraltro non acquisite, a quei tempi, Pisis, Milano. «ha dell’elmo militare» e della «maschera di velluto» dell’immaginario erotico ma che – a
come dovrebbero essere oggi)67 dell’elaborazione, proprio nel set di una clinica come la sua, posteriori gli rivelerà il paralizzato di guerra Joë Bosquet – è davvero un residuato bellico dal
di un’arte dell’alienazione quale con tutta evidenza era quella “metafisica” dei suoi pazienti «ruolo malefico», in quanto «protezione illusoria […], fuorviante, di un altro tempo»72. Ma
de Chirico e Carrà. Ai due artisti, infatti, si rivolgerà il medico alla fine del 1920: chiedendo tanti anni dopo, in un excursus del fastoso volume illustrato L’art magique, non mostrerà dub-
loro un regesto dei rispettivi dipinti eseguiti nei mesi di Villa del Seminario, e di inviare bi nel parlare della «malinconia dei manichini ricuciti»73 del suo vecchio idolo rinnegato:
loro riproduzioni a un suo collaboratore, Gustavo Tanfani, che stava preparando un articolo indicando, quale matrice di quella decorazione araldica sulla loro fronte, una cicatrice di
sull’Iconografia neurologica di guerra. Mentre Carrà adempie alla richiesta del medico al quale inequivocabile origine traumatica.
tanto doveva (e infatti la riproduzione del suo Solitudine, ivi intitolato Impressioni dell’Ospedale
Neurologico, figurerà nel contributo uscito l’anno seguente), de Chirico non vi si oppone in
linea di principio ma lo rinvia ai propri mercanti, Paul Guillaume e Mario Broglio, appro- TEATRI DELLA CRUDELTÀ
fittando per allegare il tariffario relativo a «qualcosa di suo» («prezzi minimi», specificando,
«memore della gentilezza usatagli»)68. Il rapido commento di Tanfani, che definisce il «tor- Quella dell’automa, nell’avanguardia teatrale europea fra anni dieci e trenta, è presenza
so d’uomo» che si vede nel dipinto di Carrà «quasi ‘mannequin’ del lavoro neurologico», ricorrente e caratteristica (dalle Poupées électriques di Marinetti, 1909, alla Supermarionetta
non può non ricordare – per immediatezza, se non certo per elocutio – il collegamento di Gordon Craig, 1911; dall’uomo-macchina di Oskar Schlemmer, 1915, ai Balli plastici di De-
operato da un commentatore di ben diversa facondia quale Longhi, due anni prima, a pero, 1918, e ai Robot nel R.U.R. di Karel Čapek, 1920; dall’Arte meccanica futurista di Paladini
proposito di de Chirico. e Pannaggi, 1922, al Ballet mécanique di Fernand Léger, 1924; per arrivare all’«arsenale delle
Certo i Manichini (per il momento lasciando da parte la questione, fra tutte spinosa, della apparizioni» nei Giganti della montagna di Pirandello)74. Ma non ci sono dubbi che, nell’in-
paternità di questa figurazione-simbolo) nascono prima della guerra: almeno della guerra terpretare questa sensibilità, abbia guardato soprattutto al Manichino dechirichiano una
i cui primi traumatizzati affluiscono, all’altezza del ’16, nella clinica del dottor Boschi69. I figura-crocevia nel paesaggio culturale degli anni venti come Massimo Bontempelli.
primi che occhieggino nelle tele dipinte a Parigi da de Chirico, La Nostalgie du Poète e J’irai… Amico fraterno di Alberto Savinio nella Milano convulsa e spregiudicata dell’immediato
le chien de verre, sono infatti databili alla primavera del ’14 (anche se in effetti hanno forma dopoguerra (sulfureamente illustrata dai suoi La vita intensa e La vita operosa)75, anche Bon-
piuttosto diversa da quella che si preciserà tra la fine dello stesso anno e l’inizio del ’15). tempelli aderisce al movimento fascista fondato proprio a Milano, all’adunata di piazza

60 ANDREA CORTELLESSA 61
L’ETÀ
ORTOPEDICA

San Sepolcro, il 23 marzo 1919 (cadranno in disgrazia, per motivi molto diversi, tutti e due verrà appunto illustrata da de Chirico), fanno la loro comparsa in scena dei burattini e delle
all’altezza del ’39): e, in qualche modo seguendo le orme di Mussolini, all’inizio del nuovo marionette; della marionetta Bululù s’innamora la protagonista del romanzo Eva ultima, del
decennio si trasferiscono entrambi a Roma. Qui, insieme a de Chirico nei suoi andirivieni ’23; si convince d’essere lei stessa un automa, sino alla follia e al suicidio, quella di Minnie la
da Parigi, Bontempelli e Savinio danno vita a un sodalizio assai stretto (almeno sino al ’25, candida, commedia del ’27 (tratta da un racconto del ’24, Giovine anima credula)87. Ma è forse la
quando i loro rapporti si interrompono bruscamente) che s’incentra proprio sulla rispettiva favola La scacchiera davanti allo specchio, pubblicata da Bontempelli nel ’22, a mostrare i riflessi
attività teatrale. Nel fatale 1922, appunto de Chirico fa un ritratto alla moglie di Bontempel- più evidenti di questa imagery: «un vero repertorio di immagini metafisiche (lo specchio,
li, Amelia Della Pergola76, e disegna dodici illustrazioni per l’edizione della sua commedia gli scacchi, la camera delle meraviglie), un quadro dechirichiano dipinto con le parole, in
Siepe a nordovest, scritta all’inizio del ’19 ma andata in scena, al Teatro degli Indipendenti di cui si consuma il rovesciamento fra realtà e apparenza»88, come ha scritto Elena Pontiggia.
Bragaglia (nella nuova sede della Casa d’Arte in Via Avignonesi), solo nel gennaio del ’2377. Compilatone il regesto, però, siamo lontani dall’aver definito il senso che assume, questa
Episodio decisivo, ancorché di breve durata (l’arco di una stagione, un paio di mesi in presenza scenica, in Bontempelli. Va intanto sottolineata la radice marcatamente “bellica”,
effetti, nella primavera del ’25), è però la partecipazione dei tre al Teatro d’Arte di Via degli nel suo caso, di questa nuova sensibilità: il primo testo in questa chiave, Siepe a nordovest, era
Odescalchi, il cosiddetto «Teatro degli Undici» (o dei «Dodici»: dal numero dei soci che stato composto da un Bontempelli «ancora vestito di grigioverde»89; ma ancora prima, nelle
lo finanziarono, fra i quali lo stesso Bontempelli) diretto da Luigi Pirandello: «un théâtre poesie appunto di guerra del Purosangue, scritte in parte nel ’16, pubblicate nel ’19, e con-
tout-à-fait moderne», come lo descrive de Chirico in una lettera a Breton78. Per una sola trassegnate da un’euforia da repertorio futurista, ma survoltata sino all’isteria e alla perdita
rappresentazione, il 14 maggio, Savinio vi mette in scena con la regia del «Maestro», come di controllo emotivo e retorico («L’ubriaco» s’intitola infatti la sezione più violenta, che in
lo chiamavano tutti, un suo balletto composto diverso tempo prima, La morte di Niobe, con seguito l’autore provvederà ad autocensurare)90, la disumanizzazione era improntata a un
scene e costumi di suo fratello79; mentre di Bontempelli Pirandello dirige la commedia moto di astrazione “fredda” e geometrizzante (Geometria: «Punti rette strisce di luce / taglia-
Nostra Dea, in scena il 22 aprile ma con sedici repliche a seguire80 (l’anno prima de Chirico no il buio»)91 che lacera il corpo in frammenti e lo riduce a materia bruta, a «coso» (Grotte-
aveva realizzato scene e costumi per la messa in scena della Giara di Pirandello con musi- sco: «la testa telefona ai piedi / lontani / che cadono in pezzi […] il mio corpo è un coso /
che di Alfredo Casella, al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi). enorme duro immoto che gela»)92 che il soggetto non riconosce più suo (Voluttà: «Questa
I temi della Maschera e della Perdita dell’Identità, che in Pirandello hanno altra storia e al- mano dura e nera / è d’un vicino o mia di me? // Dov’è la testa? non è la mia questa»)93.
tre radici (ma che secondo diversi interpreti si modificano, con un’astrazione “metafisica”, C’è dunque un’ambivalenza, nella disumanizzazione di Bontempelli, che in nuce in ve-
proprio a seguito di questa collaborazione: sicché «il rapporto tra Bontempelli e Pirandello rità appartiene già allo stesso de Chirico, ma che nel suo caso parrebbe più docilmente
fu più uno scambio e un’osmosi che un’imitazione unilaterale»)81, vengono sottoposti dalla prestarsi a usi diversi e diverse contingenze. Dovendo schematizzare, da un lato il suo
sfrenata abilità mimetico-parodica di Bontempelli a un survoltaggio ironicamente meta- sguardo sulla modernità pare avvicinarsi a quello “apocalittico” di un futurista dissidente
linguistico (più che specificamente, e già pirandellianamente, metateatrale): tanto che, 12. Apparecchio di protesi per come Ruggero Vasari, la cui Angoscia delle macchine (dramma scritto nel ’23, pubblicato nel
ha sostenuto Luigi Baldacci, se non fosse stato proprio Pirandello a commissionargli e amputazione di gamba, da L’opera di ’25 e messo in scena nel ’27)94 è il documento più impressionante, nella nostra letteratura,
assistenza agli invalidi delle guerra svolta
tenere a battesimo Nostra Dea, «si sarebbe potuto pensare a una satira antipirandelliana» in Italia 1915-1919, 1919, Wolfsoniana di quello che Gino Gori chiamava allora, nel presentare il testo, «il conflitto dell’umanità
(la vicenda della donna senza personalità, che ne assume ogni volta una diversa a seconda – Palazzo Ducale Fondazione per con la macchina-vampiro»95 e che, di lì a poco, Fritz Lang immortalerà nel celebre film
la Cultura, Genova.
dell’abito che indossa, è «una materializzazione visiva, a livello di guardaroba, dell’idea Metropolis (forse non senza tenere conto del testo di Vasari, cui nel ’25 aveva dedicato un
pirandelliana della perdita d’identità. È un Come tu mi vuoi (che però verrà dopo) immagina- Nella pagina a fronte intero numero «Der Sturm»), a sua volta denotando peraltro un «miscuglio di utopia e di
to e realizzato da una sarta»)82. 13. Dispositivo per scrivere applicabile ai distopia»96. L’angoscia di Minnie la candida e la satira di Nostra Dea sembrano andare in questa
monconi di avanbraccio, da L’opera di
Questo iperpirandellismo di Bontempelli, come si diceva, esibisce un’inequivocabile com- assistenza agli invalidi delle guerra svolta direzione: «un discorso fortemente critico ed erosivo (nelle stesse strutture formali) sulla
ponente “metafisica”83. Già in una glossa metanarrativa della Vita intensa, il «romanzo di in Italia 1915-1919, 1919, Wolfsoniana meccanicità alienata dell’uomo moderno»97, ha scritto Baldacci. Ma altrove Bontempelli
– Palazzo Ducale Fondazione per
romanzi» del reducismo milanese, a proposito dell’astrazione colla quale sono introdotti pare invece indulgere a un’idolatria del feticcio meccanico che, una volta emendato questo
la Cultura, Genova.
nel canovaccio i suoi personaggi, e si dirà meglio figuranti, dice Bontempelli di volerli immaginario dai caratteri più esteriormente “metafisici”, lo condurrà alle integratissime at-
«presentare sotto un’apparenza quasi puramente intellettiva (e vorrei dire “metafisica”, se 14. Protesi lavorativa per contadini mosfere déco delle «favole» borghesi, compiaciutamente catatoniche, del «realismo magi-
agricoltori disarticolati del braccio, da
non ci fosse il pericolo che qualcuno possa per ciò attribuirgli l’aspetto del Dio ermafrodito L’opera di assistenza agli invalidi delle co» anni trenta (e resta valida, mi pare, la considerazione ancora di Baldacci: mentre negli
di Carrà)»84; ma ancora più eloquente è lo sdoppiamento dell’io narrante della Vita operosa guerra svolta in Italia 1915-1919, 1919, anni venti Bontempelli «partecipava idee politiche che avrebbero dovuto avere un’assai più
che si accompagna a un «Dàimone», «loico e ironico di natura»85: proprio come nel co- Wolfsoniana – Palazzo Ducale stretta attinenza col quadro borghese» ma faceva «un teatro decisamente provocatorio»,
Fondazione per la Cultura, Genova.
siddetto Autoritratto metafisico dipinto nel ’19 da de Chirico86. Nella prima commedia scritta nel decennio seguente, «quando cominciava a profilarsi l’incrinatura col fascismo, che poi
dopo la guerra, l’autodefinita «farsa metafisica» Siepe a nordovest (quella che, come s’è visto, diventò spaccatura netta, non riuscì in sede artistica a tenere il passo con quel suo nuovo

62 ANDREA CORTELLESSA 63
L’ETÀ
ORTOPEDICA

sentire»)98. Ma che fosse stata questa la scelta di Bontempelli uomo, prima che del Bon- nella materia»: l’aspetto «fantasmatico» della «macchina», sempre intenta a «combinare,
tempelli artista, lo aveva già detto La vita operosa, la cui tonalità dominante era la rimozione con una certa ragionevolezza, i materiali gli uni agli altri», «non è che il sistematico lavorio
di una sofferenza e di uno smarrimento vissuti in prima persona. Sui cartelloni luccicanti della morte, che simula la vita»107.
della sua città che sale, la parola stampata a caratteri cubitali è «OGGI»: «il nome della Non può allora sorprendere che Jünger, all’alba minacciosa degli anni trenta, finirà per ac-
Volontà di vivere nata dalla rassegnazione a morire»99. costare le icone del Guerriero108 e dell’Operaio109: figure entrambe della «compenetrazione
tra la vita e la tecnica»110 e accomunate da un rapporto completamente diverso, rispetto
alla specie umana prebellica, col dolore. Nello straordinario saggio pubblicato nel 1934
DIALOGO DELLA MODA E DELLA MORTE – all’indomani della presa di potere di Hitler, dunque – che proprio Sul dolore s’intitola,
l’umanità uscita dalla guerra, dove spersonalizzate «unità militari» si muovevano «come
Una simile dicotomia, negli stessi anni, contrappone una lettura “in negativo” (orientata macchine viventi, guidate da segni invisibili»111, ha scoperto in sé una «Seconda coscienza,
infatti a una militanza pacifista) e una “in positivo” (a veicolare istanze, viceversa, naziona- più fredda», che consiste nella «crescente capacità di vedere se stessi come un oggetto»112:
liste e belliciste) delle “mutilazioni”, metaforiche e letterali, che i postumi della guerra, lo in particolare grazie alla «medicina», che tramite l’«anestesia» da un lato propone «un
abbiamo visto, avevano lasciato nel paesaggio degli anni venti. affrancamento dal dolore fisico», ma dall’altro «trasforma il corpo in un oggetto esposto
Gli stessi primi piani-choc delle gueules cassées che figurano nel più terribile atto d’accusa all’intervento meccanico come materia senza vita»113. Lo stesso volto dell’uomo è mutato
della cultura pacifista del tempo, Guerra alla guerra! di Ernst Friedrich (1924)100, potevano ben radicalmente: al «volto raffinato, nervoso, mobile, mutevole» d’anteguerra s’è sostituito il
essere utilizzati viceversa – lo abbiamo visto con d’Annunzio – ai fini di un’incitazione al volto «chiuso […] dallo sguardo fisso, univoco, oggettivo, rigido» dell’uomo «disciplina-
riarmo e alla revanche. Tragica ironia della sorte: l’anno successivo al grande successo del to»114: un volto «senz’anima, come modellato nel metallo o intagliato in un legno specia-
suo libro, Friedrich riuscì a realizzare a Berlino un museo contro la guerra; questo verrà le»115. La sospensione del dolore, il ricacciarlo in «uno spazio in cui il dolore può essere
però in seguito distrutto dai nazisti, che sulle sue fondamenta costruiranno una camera 15. M. Bontempelli, Siepe a considerato un’illusione», si vede anche nel «mondo delle maschere e delle marionette,
nordovest, Alberto Stock Editore,
di torture101. Lo sforzo postbellico di ricostruire i corpi e gli animi di questi uomini, il più dei pupazzi e delle immagini pubblicitarie, un mondo in cui esseri artificiali si muovono al
Roma 1924. Frontespizio,
delle volte, deliberatamente ignorava il fatto che qualche frammento mancava sempre, o Wolfsoniana – Palazzo Ducale suono di voci prodotte meccanicamente»116. Tutti sintomi, questi, del carattere dominante
aveva subito mutazioni irreversibili, danni definitivamente deformanti: sicché, come s’è Fondazione per la Cultura, del mondo nuovo: un mondo «in possesso di truppe e arsenali sulla cui finalità nessun
Genova (opera in mostra).
visto, la ricostruzione forzata non poteva che sortire effetti mostruosi (nel senso etimolo- dubbio è possibile»117, un mondo crudele «che si fonda sull’obbedienza, sull’esercizio e la
gico del termine). Come ha scritto Rocco Ronchi, «tutti i “ritorni all’ordine”, che hanno 16. M. Bontempelli, disciplina» e che s’ispira «alla virtù delle formiche», un mondo che «riconosce l’inquietu-
costellato il Novecento, saranno infatti sempre motivati dall’angoscia provata davanti a una Il purosangue, 1919. Copertina di dine che suole precedere la nascita di una nuova signoria»118. Questo mondo, che si rivela
A. Ginna, Wolfsoniana –
gueule cassée, che è angoscia di fronte all’estraneo, al fuori mondo e all’immondo, e dal con- Palazzo Ducale Fondazione per «in grado di sopportare con maggiore freddezza la vista della morte», sa una cosa soprat-
seguente vagheggiamento di un intero, di una “figura” finalmente mondata dal male»102. la Cultura, Genova. tutto: che «noi nel nostro corpo non siamo più di casa come prima»119.
Proprio perché «la modernità è “ferita” dall’urto con la grande guerra», e quella «ferita non 17. Ruggero Vasari, L’angoscia delle
Colpisce come quest’ultima diagnosi di Jünger ripeta esattamente quella formulata cinque
riesce a “cicatrizzarsi” in seguito»103, come ha scritto Maurizio Serra, insorgono reazioni macchine. “Teatro”, III, 8, agosto anni prima da Freud nel Disagio della civiltà: ma deprivata di ogni inquietudine – di ogni disa-
iper-moderniste, alternative ma in qualche modo solidali a quelle anti-moderniste dichia- 1925, Wolfsoniana – Palazzo gio, appunto –, paralizzata in una fascinazione ipnotica (sua e di chi lo legge). E che anche
Ducale Fondazione per la
ratamente regressive, che costeggiano le ideologie totalitarie e, in alcuni casi, vi aderiscono Cultura, Genova. Jünger stia pensando al Dio ortopedico, specie quando parla del mondo delle maschere e delle
senz’altro. È quello che Jeffrey Herf ha chiamato «modernismo reazionario»104. marionette, lo dimostra che qualche anno dopo, trovandosi nella città dove l’arte di de Chi-
18. M. Bontempelli, Siepe a
In questi casi la ricomposizione forzata di quelle fratture, di quelle commessure lancinan- nordovest, Alberto Stock Editore,
rico aveva cominciato il suo percorso – cioè nel periodo in cui, ufficiale della Wehrmacht,
ti, finisce per essere il primo passo nella costruzione di un’identità rigida, un tegumento Roma 1924. Illustrazioni è di stanza nella Parigi occupata –, ne offra un’interpretazione quanto mai tendenziosa
caratteriale, un carapace inossidabile che si faccia arma da impiegare contro ogni forma di di Giorgio de Chirico, ed eloquente. Ha appena finito di leggere Lautréamont, dove trova «una forma del nuo-
Wolfsoniana – Palazzo Ducale
debolezza, diversità, impurità. La negazione del dolore da parte di Marinetti, ha scritto Hal Fondazione per la Cultura, vo ottimismo», che «dà alla dizione una specie di senso metallico, di sontuosità tecnica
Foster, è il tentativo di «trasvalutare la pulsione di morte», da Freud messa a fuoco nel ’20 Genova (opera in mostra). e di sicurezza», «uno stile indolore, come potrebbe regnare per esempio su una veloce
con Al di là del principio di piacere, «in un principio di autodifesa e di vera e propria autoesal- e bellissima nave senza uomini»: alla sua epoca «questo stato d’animo trova rilievo, per
tazione»105: di qui vengono l’estetica fascista del Wyndham Lewis di Tarr, scritto durante esempio, in certi pittori, come de Chirico, nel quale le città sono morte e gli uomini sono
la guerra106, o l’araldica indifferenza del reduce negli scritti, magnifici e perturbanti, del composti da pezzi blindati. Questo è l’ottimismo che la tecnica delle macchine porta con
mutilato Ernst Jünger. È quella che Hugo Ball, un decennio prima fondatore del Cabaret sé»: «risuona ancora nella voce dello speaker quando annuncia la distruzione di una grande
Voltaire nella Zurigo Dada, nel 1927 denuncia come la «moderna necrofilia» della «fede capitale. Verrà il giorno che lo vedremo nella sua vera natura»120. È il 21 luglio 1942: quattro

64 ANDREA CORTELLESSA 65
L’ETÀ
ORTOPEDICA

giorni prima, dall’altra parte d’Europa, è cominciata la battaglia di Stalingrado. Sette inter- del novissimo indumento deriva dalla sua forma, la «T», ma anche dall’etimo «tutta»:
minabili mesi dopo, per fortuna, l’ottimismo di Jünger verrà smentito121. perché, essendo di foggia standard e seriale, è “alla portata di tutti”; ma anche perché a
Una delle asserzioni più memorabili del saggio Sul dolore suona «la tecnica è la nostra unifor- semplificarne drasticamente la produzione è il suo essere “tutta d’un pezzo”, cioè quasi
me»122: colla sottolineatura in corsivo a ribadirne il valore prescrittivo, per non dire im- interamente priva di cuciture127.
perativo. Lo stile silìceo di Jünger non esclude, anzi, che le sue sentenze contemplino Ma è a un’altra icona “tutta d’un pezzo” che lega il suo nome, soprattutto, il buon Thayaht.
significati plurimi; ed è questo il caso. La frase intende dire che prerogativa della «Secon- Nel 1928 idea la «sintesi plastica» che l’anno seguente, dopo averla presentata a Marinetti
da coscienza» che tanto lo affascina è il suo fare appello alla «tecnica», certo; vi correla che subito se ne entusiasma, prenderà il titolo di Dux. Al fratello Roger, in arte Ram, scrive
un’obbedienza militare, dentro e fuor di metafora; ma allude pure al valore tegumentario, Thayaht (non è chiaro quando) al verso di una foto di questa effigie, da subito riprodotta
difensivo, dell’uniformazione indumentaria. L’uomo d’acciaio di Jünger non è desogget- in numerosissimi esemplari: «l’idea della Scure del Littorio, degli archi romani, dell’elmo
tivato solo dal suo volto chiuso, oggettivo, modellato; ma anche dall’uniforme rappresentata dal guerriero e dello sguardo fisso nel lontano avvenire si riuniscono nell’insieme che “rasso-
suo abbigliamento, dal suo catastrofico dandismo: simbolo di facciata, ma anche prodotto miglia” il Duce. Questo non vuol essere un ritratto, ma un’effigie simbolica della potenza
concreto, del dominio della tecnica. dinamica dell’Uomo che regge le sorti d’Italia… e forse del mondo»128. In uno dei suoi
Si torna così alla geniale metafora della moda, nel Bontempelli di Nostra Dea. Come ha rari dipinti, Il grande nocchiere esposto alla III Quadriennale nel ’39, Thayaht non si periterà
scritto una delle sue più attente studiose, Simona Cigliana, «le metamorfosi immotivate 19. Ernesto Thayaht, Dux. Sintesi di fare un vero “ritratto”, ancorché di nuovo simbolico, dell’Uomo in questione (il quale però
plastica, da A. Maraini, F.T.
di Dea diventano allegoria dell’alienazione moderna, generata dal sostituirsi di immagini mostrò di apprezzare soprattutto l’«effigie» di dieci anni prima, in quella e non altre ri-
Marinetti, Ernesto Thayaht, 1932,
socialmente costituite alla integrità della persona». L’ambiguità di Bontempelli consiste Wolfsoniana – Palazzo Ducale conoscendosi appieno). Ma è sintomatica, e credo non solo di convenienza, l’oscillazione
nel fare della «donna schiava della moda» una vera divinità contemporanea, «Nostra Dea» Fondazione per la Cultura, fra quel titolo inequivocabile, Dux, e un altro titolo, all’icona in questione attribuito forse
Genova.
appunto, al tempo stesso non senza additarla a «idolo fatuo e inconsistente»123. Ambiva- ancora più a posteriori: Vir. In un altro appunto non databile, Thayaht definisce la sua una
lenza dimostrata pure dal fatto che in quello stesso 1925 Bontempelli pubblichi anche «sintesi dell’uomo […] maschera ermetica dell’uomo che non conosce ancora il proprio
un testo solo in apparenza “leggero” come Complimenti alla moda, dove «la moda femmini- io né il proprio destino»129.
le» viene definita «il segno vero e necessario di un’epoca», «imperativa come una legge In fondo non importa davvero molto, se sin dall’inizio Thayaht abbia voluto ritrarre il
fisica»: superando la sua connaturata contingenza, «la moda d’oggi trascende il tempo e 20. Ernesto Thayaht, Il grande Grande Nocchiero, o se invece abbia finito per cedere alle smanie promozionali di Ma-
ha i caratteri della creazione duratura ed eterna. Ha raggiunto la perfezione». Un esempio? nocchiere, 1939, Wolfsoniana – rinetti, per poi pentirsene a tempo debito. Se anzi questa sua è semplicemente una sintesi
Palazzo Ducale Fondazione per
I «capelli alla maschietta», moda «antiretorica per eccellenza» che dà un taglio, è il caso la Cultura, Genova. dell’uomo, rinvia in modo ancora più inquietante a quello che Jünger chiama il «proiettile
di dire, alla «chioma lunga» della «sensibilità romantica»: «dopo la Guerra Europea, quel umano»: ideale compimento della metamorfosi dell’uomo in oltre-uomo mercè l’aboli-
mondo è diventato retorica»124. È uno specimen brillante del Bontempelli post-avanguar- zione della sua identità individuale – non conosce il proprio io – e proprio così può conseguire
dista, fautore del jazz, del cinema, di tutti quelli che si chiameranno mass media: profeta «la superiorità estrema, che racchiude in sé tutte le altre»130. L’uomo-proiettile equivale,
della televisione, di skype e della realtà virtuale (il «gabinetto pantelestetico» descritto psichicamente non meno che propagandisticamente, all’uomo-fallo: una purificazione de-
nel dettaglio nella Vita operosa)125, in generale dell’industria culturale se non della società soggettivante, alla lettera mineralizzata, che coincide con la «negazione, tipica del Fasci-
dello spettacolo126. Ma è anche, impartito con la sorridente levità tipica del Bontempelli smo, degli effluvi conturbanti di una sessualità incarnata». Una testa recisa e abrasa di ogni
saggista, un decalogo inapparente quanto preciso dell’uniformazione virtuosa, della desog- segno identitario, insieme «iperfallica e castrante»131: come quella di Medusa che Perseo,
gettivazione standardizzata che dopo la Guerra Europea deve essere perseguita da una società in un’oscura pagina di Freud, deve resecare di netto per forcludere da sé il terrore-fascino
improntata a quello che Jünger, qualche anno dopo, definirà nuovo ottimismo. Per comin- del Femminile132.
ciare, assimilando il più possibile l’immagine e la sensibilità della donna a quello che è il La sintesi dell’uomo di Thayaht non significa tanto, allora, Mussolini in quanto individuo
protagonista indiscusso di questo Nuovo Mondo Coraggioso. Cioè ovviamente l’uomo: il storico, quanto nella sua essenza la Testa, il Capo della Nazione: che, come da etimo del
lavoratore-guerriero che dalle Tempeste d’Acciaio è uscito forgiato, metallizzato, a sua volta Fascismo appunto, riunisce in sé le tante anime di un paese diviso, sempre, ma che queste
perfettamente uniformato. sue divisioni, nella sua storia, quasi mai ha saputo valorizzare – o semplicemente accettare.
Unisex e omnibus, perfetto tanto per l’Operaio di Jünger che per la Maschietta di Bontem- Nonché l’esito ultimo di un lungo processo di levigazione anestetizzante: che dell’icona
pelli, è il capo d’abbigliamento-simbolo di questo tempo: la Tuta. Ad averla inventata – giu- tormentosamente traumatica del Manichino, ricoperto di mostruose cuciture, s’è ostinato
sto alla fine della Guerra Europea, nel 1919 – è un altro post-futurista tanto eclettico quanto a fare un Idolo compatto, uniforme, privo di suture.
inquieto: Ernest Michaelles in arte Thayaht, nipote di un industriale inglese dell’acciaio, Del resto Mussolini – lui in persona, stavolta – non aveva forse cominciato a edificare la
che farà le sue fortune in un atelier di moda parigino, quello di Madeleine Vionnet. Il nome sua icona presentandosi come il Ferito di Guerra per antonomasia? Con ogni probabilità

66 ANDREA CORTELLESSA 67
L’ETÀ
ORTOPEDICA

aveva assai esagerato le conseguenze dell’incidente che lo aveva visto coinvolto il 23 feb- 1
Ugo Ojetti a Fernanda Ojetti, 3 di- 546-8. Per le vicende ciclistiche ti ritornino cambiati, migliorati, ispi-
braio 1917, nei pressi di Doberdò, quando un lancia-bombe surriscaldato dell’11° Bersaglieri cembre 1917, in Ojetti 1964, p. 434 (cit. del manipolo futurista cfr. Sansone rati dalla guerra».
esplose, uccidendo cinque soldati e ferendone altri dodici: «quell’incidente in sé banale, in Mazzocca, Taccola 2015, p. 30). 2010. Per il battesimo del Futurismo 31
Si veda il classico Isnenghi 2014.
2
Sulla fortuna delle immagini post- nell’«acqua fangosa» di un «fos- 32
Cfr. Gentile 2008.
irrilevante nella complessiva tragedia bellica, assurgerà nelle cronache postbelliche ad atto belliche di Possagno, tanto intermit- sato», in cui il leader è precipitato a 33
Cfr. la prefazione di Stephane Au-
tente quanto eloquente, cfr. Prandi bordo del suo «automobile fameli- douin-Rouzeau a Delaporte 1996, p. 19.
eroico»133. Da un lato quelle ferite lievi «alla faccia, alla regione anteriore della spalla destra, 2015, pp. 22-30. co» (proprio per evitare, ironia della 34
Cfr. Delaporte 1996, pp. 125-213.
alla regione sottoascellare destra e a entrambi gli arti»134 dovevano essere enfatizzate ed 3
Pozzi 1922. sorte, il «titubare» di «due ciclisti») 35
Bracco 2012, p. 12.
4
Ojetti 1917 (cito dalla ripubblicazio- – «automobile da corsa» che viene 36
Nel museo degli orrori in Delapor-
epicizzate, dagli spin-doctors di Mussolini, perché egli potesse incarnare al meglio gli spiriti ne dell’opuscolo, in appendice a Maz- proclamato «più bello della Vitto- te 1996 si segnalano (non ai deboli
combattentisti della propaganda fascista. Ma dall’altro, e sempre più col progredire dell’ico- zocca, Taccola 2015, p. 177). ria di Samotracia» mutilata –, si veda di stomaco) le tecniche di alimen-
5
D’Annunzio 1918; poi in d’Annunzio Marinetti 1909 (poi in I manifesti del tazione dallo stomaco e addirittura
nizzazione del suo corpo, a Regime instaurato135, lo stesso Duce prenderà ad accuratamente 1926; ora d’Annunzio 2005, pp. 593- Futurismo 1914; ora in Marinetti 1968, dal retto (pp. 64-5) e gli apparecchi
censurare ogni propria défaillance fisica (a partire dalla sifilide che, si è sospettato allora e si è 599. pp. 7-14). prostetici, fantasiosi come strumenti
6
Sabbatucci 1999, p. 102. 19
Marinetti 1917; cito dall’edizione di tortura medievali, approntati dal
tornato a sospettare oggi, fosse il vero motivo della convalescenza che provvidenzialmen- 7
Cfr. Cardini, Valzania 2018. «La for- Marinetti 2015, pp. 147-152. Alexis dottor Kazanjian (p. 116-7). Per far te-
za che ha sanguinato è la più temi- Carrel (1873-1944) fu un biologo e nere la bocca aperta al paziente non
te, è il caso di dire, lo sottrasse al fronte)136, evitando persino di farsi fotografare accanto a bile. Non bastano quattordici punti chirurgo francese, celeberrimo – ci si peritava di appendere alla sua
persone malate o ferite137. Il Corpo Sofferente doveva sovraincarnarsi-disincarnarsi in Cor- a ricucire gli squarci»: così prosegue come si vede – per il suo lavoro negli mascella inferiore dei pesi (da 250
la metafora in d’Annunzio 1919; poi Stati Uniti sulla sutura dei vasi san- grammi ad addirittura tre chili), op-
po Inconcusso; il volto dell’individuo trasformarsi in anonimo Uomo-Fallo; il Manichino in d’Annunzio 1930; ora d’Annunzio guigni (fondamentale in ogni ope- pure vi si innestavano dei ganci in fil
tragico farsi Proiettile disumanizzato. Il reduce insomma doveva diventare fascista. 2005, p. 752 (e cfr. d’Annunzio 2005, razione chirurgica) che gli valse nel di ferro (pp. 91-2). In generale la tec-
p. 806). 1912 il premio Nobel per la medicina. nologia prostetica solo verso la fine
8
Qualche anno dopo Zugaro (Zugaro Durante la guerra allestì un ospedale della guerra giunse alla consapevolez-
1927) fisserà il computo dei morti in mobile, inventando un nuovo meto- za della necessità di innestare quando
650.000 (dei quali 100.000 durante do per le suture che salvò moltissime possibile auto-protesi (prelevate dal
RIPARARE I VIVENTI la prigionia, e 50.000 deceduti dopo vite. Cfr. Martire 2011, pp. 99-110. corpo dello stesso soggetto) anziché
la guerra a seguito di ferite o malat- 20
Cfr. Marinetti, Robert 1919, Mari- omoprotesi (prese da cadaveri) o zo-
tie contratte durante il conflitto), su netti, Robert 2011; Masnata 1940. oprotesi (prese dal corpo di animali):
Emblema di un Occidente sessuofobo, nevroticamente catafratto nella propria levigatez- 21. Mussolini bersagliere un totale di poco più di sei milioni di 21
Cfr. Marinetti, s.d. (ma 1910), in cfr. pp. 96 sgg.
sull’Javorcek.1915, da M. Sarfatti, richiamati alle armi, e quattro milioni Marinetti 1915; ora in Marinetti 1968, 37
Cfr. Montella 2014, pp. 147-168;
za apollinea, è per Hal Foster – sulle tracce di Freud – il Perseo eversore di Medusa. A di combattenti effettivi. pp. 297-301. Cfr. Rabinbach 1990. Per Montella 2016; Montella 2017, pp.
Dux, 1926, , Wolfsoniana –
conclusione di Prosthetic Gods assume così valore d’emblema che sino al 2003, prima della Palazzo Ducale Fondazione per
9
La vignetta, datata 1° agosto 1919, è il sostrato cattolico della voga aero- 153-178.
riprodotta in De Micheli 1978, p. 100. poetica e aeropittorica, e in generale 38
Cfr. Cunial 2015, p. 83. Dopo essere
ristrutturazione del Museo, a guardia della balconata sopra l’ingresso del Metropolitan di la Cultura, Genova. 10
Rinvio a Cortellessa 2018, pp. 549- dell’ultimo Marinetti, si veda Mari- state spesso pubblicate all’indomani
New York fosse installata proprio una celebre statua raffigurante Perseo con la testa di Medusa: 553. netti 1991 (il testo risale al 1944, ulti- della guerra, le fotografie dei Serafin
11
E persisteranno sino alla fine del mo anno di vita dell’autore). sparirono dalla circolazione. Le ha ri-
come a porre sotto questa effigie tutto il corso dell’arte d’Occidente (in fondo alla galleria suo percorso; ancora il Libro segreto del 22
Unamuno 2014, pp. 54-57. scoperte nel 1985 Manlio Brusatin: si
sormontata dalla spada di Perseo si vedeva in particolare Il trionfo di Mario di Giovanni Batti- 1935 sarà pervaso dall’«erotismo della Cfr. Delaporte 1996, p. 162. Si veda veda Brusatin 1989, pp. 110-1; Brusatin
23

mutilazione»: Serra 2015, p. 261. pure Delaporte 2003; Delaporte 2004; 2005, pp. 73-95; Brusatin 2000, pp.
sta Tiepolo, 1729, che inaugurava le gallerie dei dipinti celebrando la vittoria di Roma sull’a- 12
Cfr. l’Annotazione di Giorgio Zanetti Delaporte 2017. 9-14. Già Gambier 1991 aveva parlato
in d’Annunzio 2005, Tomo II, p. 3013. 24
Bracco 2012, p. 14. Si veda anche dei Serafin come di «surréalistes sans
fricano Giugurta ridotto in catene: scene entrambe raffiguranti, nella lettura di Foster, la 13
D’Annunzio 2005, p. 3195. Bracco 2005 e Bracco, Bertilotti 2011. artifice» (cit. in Favaro 1993, s.i.p.).
sottomissione dell’istintuale, del «mostruoso e del barbarico»)138. Ma l’apologo acquista un 14
D’Annunzio, La preghiera di Aquileia, in 25
Moscardelli 1916 (poi in Moscardel- 39
Cfr. Trevi 2004, pp. 107-116.
d’Annunzio 2005, p. 603. È il testo che li 2007). 40
Cfr. Merijan 2019, pp. 29-39.
senso ulteriore, per noi, dal momento che artefice di quell’immagine è Antonio Canova139. il Vate lancia da un aereo sulle truppe 26
Martini 2015, p. 7. 41
Longhi 1919; poi in Longhi 1961, vol.
Un’altra sua opera può fungere da clausola – si può immaginare quanto provvisoria – per italiane in avanzata, il 1° novembre 27
Cfr. Martini 2015, pp. 114-115 (il pro- II, pp. 427-429.
1918. tagonista confronta la propria sorte 42
Fergonzi 2015, p. 139.
questo mio percorso. Tra i gessi di Possagno frantumati nel 1917, uno dei tanti che non è mai 15
D’Annunzio, La preghiera di Doberdò, in con quella del compagno di sven- 43
Cfr. Clair 1983, pp. 39-54. Clair mu-
stato possibile ricomporre raffigura una divinità fra tutte aerea e aggraziata, Ebe140. La dea d’Annunzio 2005, p. 590. Pubblicato ture Arbace, condannato invece dal tua l’espressione da Mircea Eliade in-
una prima volta nel 1916, in un «Nu- trauma cerebrale a una «inguaribile terprete di Nietzsche in Eliade 1968:
della Giovinezza, coppiera degli dei, nell’Iliade si prende cura del fratello, Ares, dopo il suo mero Unico pro Mutilati e Ciechi di risata», mentre lui «se ne andrà per quel Nietzsche, appunto, che di de
duello con Diomede: assistendo Peone, Dio della Medicina, deterge le sue ferite nell’acqua guerra», a conferma della polivalenza il mondo portando la sua sconfinata Chirico era riferimento concettuale
retorica di questa scrittura bellica di tristezza»). chiave.
(V, 905). Eloquente il suo destino, dunque, di fronte al Dio della Guerra della modernità. Ma d’Annunzio, il testo entra sia in d’An- 28
Cfr. Martini 2015, pp. 141-142. 44
Sono le ultime parole di Marinetti
nunzio 1930, che in d’Annunzio 1926, 29
Cfr. Rémi 1942, pp. 101 sgg. (cit. in [1909] 1968 p. 14.
con ancora più forza colpisce la sorte che, un secolo dopo, parrebbe attenderla oggi. Proprio che nel quinto volume delle Laudi, Delaporte 1996, p. 133). 45
Foster 1993, p. 21 (traduzione mia).
l’Ebe di Possagno, infatti, verrà ricostruita – così è stato annunciato nel 2015141 – con la no- Asterope, pubblicato nel 1933 col titolo 30
Il testo più celebre, per la nostra Può lasciare perplessi la lettura più
Canti della guerra latina. cultura, è Serra 1915 (Serra 2015, pp. ravvicinata dell’opera di de Chirico da
vissima tecnologia della stampa in 3D: così aggirando la dicotomia fra le due ideologie del 16
Cfr. Marinetti 1921; Marinetti 1985; 523-48): «La letteratura non cambia. parte del grande critico statunitense
restauro che vorrebbero l’una restituire l’immagine originaria, e l’altra rispettare le ferite che Marinetti 2004. Potrà avere qualche interruzione, (Foster 1993, pp. 62-75), troppo de-
17
Cfr. Marinetti 1987, p. 100. qualche pausa, nell’ordine temporale; bitrice nei confronti dell’interessato
le ha impartito la Storia. 18
Rinvio a Cortellessa 2018, pp. ma […] è inutile sperare che i lettera- suo misreading operato dai surrealisti
Il Dio Ortopedico è di nuovo su piazza.

68 ANDREA CORTELLESSA 69
L’ETÀ
ORTOPEDICA

(oggetto, del resto, di questo suo li- coltello, «scoprendo le complicate secolo Chrysostomos Kalafatis, venne giani e Alexandre Alexeeff, oltre a con i disegni di de Chirico, nel 1922. per il titolo della sua rivista «900», in 97
Baldacci 1998, p. 152. 126
Cfr. Saccone 2000, pp. 95-122.
bro). Molto più appropriato il para- tubazioni che propagavano il tepore linciato sulla pubblica piazza: prima un disegno naïf di un anonimo non De Chirico tornerà altre tre volte a relazione all’omonimo movimento 98
Baldacci 1998 p. XXXII. 127
«Un abito universale che utilizza
digma “prostetico” del successivo, “umano” in quel corpo insensibile di essere sgozzato gli vennero taglia- identificato. Cfr. Di Natale 2015, pp. illustrare scritti di Bontempelli: i rac- artistico da lei in precedenza promos- 99
Bontempelli 2013, p. 157. Discute una pezza di stoffa di 4,70 x 0,70 mt.
splendido Foster 2004 (che però in- ma procace» (Savinio 1999, pp. 103- te le orecchie, il naso e le mani (cfr. 32-38, che alle pp. 35-36 riproduce e conti La via di Colombo e Le ali dell’Ippogri- so), sempre fredda nei confronti della anche questo Bontempelli, con in- senza sfridi, col minimo di cuciture,
vece non tratta de Chirico). 104). Cfr. Sabbatini 1997, pp. 63-124 e, Gerwarth [2016] 2017, pp. 223-244). trascrive la lettera di Carrà a Boschi fo (Bontempelli 1941; ora in Bontem- pittura di de Chirico, due anni prima telligenza, D’Autilia 2018, pp. 364 sgg. che veste tutta la persona con soli
46
F.T. Marinetti, Noi rinneghiamo i nostri ora Gercke 2019: https://www.italian- 61
Trasfigurazione letteraria di quel- del 16 dicembre 1920 (http://www.ar- pelli 1978, pp. 495-536 e 537-577) sulla aveva stroncato il romanzo Eva ultima 100
Cfr. Friedrich [1924] 2004. sette bottoni ed una semplice cintura,
maestri simbolisti ultimi amanti della luna, in modernart.org/journal/articles/alber- la drôle de guerre è una prosa poetica chivioartemetafisica.org/wp-content/ rivista «Tempo», nel dicembre 1940 e sul «Popolo d’Italia» sostenendo che 101
Cfr. D’Autilia 2018, p. 402. Sorte che dà completa libertà di movimenti
Marinetti 1915; ora in Marinetti 1968, to-savinios-hybrid-bodies-incorpo- dall’eloquente titolo Villeggiatura, da de uploads/numero_4_2015.pdf). nel marzo 1941; e la traduzione dell’A- della “metafisica”, appunto, Bontem- simile a quella di uno dei più vio- e senso di risparmio d’energia»: per
pp. 302-5. rating-science-and-techne/. Chirico dedicata a Carrà e pubblicata 69
Cfr. infatti D’Abundio 1912, pp. 257- pocalisse di Giovanni in Apocalisse 1941 pelli «avrebbe tutti i titoli» per fare lenti quadri di Otto Dix, Kriegskrüppe questo claim pubblicitario e le altre
47
Marinetti [1909] 1911; ora in Mari- 55
Savinio 1929; in traduzione fran- sulla rivista romana «Cronache lette- 285. (cfr. Gazzaneo, Pontiggia 2012). una «parodia», ma «invece ha l’aria di I, che i nazisti prima di distruggerlo informazioni di questo capoverso, cfr.
netti 1968, p. 17. cese in Savinio 1933. Nell’edizione rarie» nell’agosto del ’17; ora inclusa in 70
Scarpa 2003, p. 79. 78
Giorgio de Chirico ad André Bre- crederci. E ci lascia perplessi» (cit. in esposero nel 1937 alla famigerata mo- Thayaht 2005, pp. 40-42.
48
Clair 1983, p. 42 e p. 51 (traduzione Vallecchi, ripresa da quella Adelphi, il de Chirico 2019, p. 135. 71
Bohn 1984, p. 126 (traduzione mia). ton, 19 gennaio 1925, in de Chirico Pontiggia 2006, pp. 139-140, nota). stra sull’Arte degenerata: la fotografia di 128
Thayaht 2005, pp. 24-5.
mia). passaggio è tagliato (ma Savinio con 62
De Chirico 1945; de Chirico 1962; Sul tema della cecità e della visiona- 2018, p. 326. 83
Cfr. Storchi 2009, pp. 298-310. quell’allestimento resta oggi, dell’ope- 129
Thayaht 2005, p. 25.
49
Freud [1929] 1978, p. 582. puntiglio lo indica ai lettori, rinvian- ora in de Chirico Memorie 2019, pp. rietà del Manichino rinvio a Cortel- 79
La morte di Niobe, pubblicata su «La 84
Bontempelli, 2009, p. 97. Il dio erma- ra di Dix, l’unica testimonianza. 130
Jünger [1934] 1997, p. 155.
50
Savinio 1918; ora in Savinio 1995, do all’uscita francese, in una nota del 129-133. lessa 2019, pp. 314-29. Rivista di Firenze» nel maggio del ’25, frodito (cioè L’idolo ermafrodita), opera 102
Ronchi 2014, p. 72. 131
Schnapp 1992, p. 27 (traduzione
pp. 3-194. Significativo che la prima successivo racconto La nostra anima, 63
Boschi 1915 (ora riportata in ap- 72
Breton [1937] 1974, pp. 43-4 (il rife- si legge in Tinterri 1993, pp. 225-228. “metafisica” datata 1917, venne espo- 103
Serra 1992, p. 14. mia). Lo studioso si riferisce anche
pubblicazione letteraria di de Chirico, pubblicato nel 1944: ora in Savinio pendice a Raito 2010, pp. 113-131; cfr. rimento è a Bosquet 1934; cfr. Foster Fu in occasione di quell’unica mes- sto alla fine di quell’anno a Milano, 104
Cfr. Herf [1984] 1988. a un’altra fortunata icona del tempo,
la poesia Il Signor Govoni dorme, fosse 1999, p. 539) all’altezza di ivi, p. 111; anche Germano 1998, pp. 111-116; dai 1993, pp. 35-45; per Breton a Nantes sa in scena che de Chirico conobbe alla mostra alla galleria Paolo Chini 105
Foster 2004, p. 123 (traduzione altrettanto potente ma assai meno
innestata entro una prosa del fratello sicché lo si legge ora in Italia 1999, testi di Boschi è stato tratto nel 2018 il e a Saint-Dizier cfr. Dècina Lombardi Raissa Gurevič (in arte Lork, ballerina alla quale Carrà aveva invitato in ritar- mia). ambigua: il Profilo continuo di Mussolini
(in Savinio 1916), poi confluita appun- pp. 876-877 (per altre «autocensure di cortometraggio Maschere di guerra, pro- 2016, pp. 28-58). protagonista sposata col coreogra- do de Chirico a partecipare a sua vol- 106
Cfr. Lewis [1918] 1959. Cfr. Foster di Renato Bertelli (1933).
to in Savinio 1995, p. 26. Si veda ora in carattere sessuale» cfr. Savinio 1999, dotto dall’Istituto dell’Enciclopedia 73
Breton, Lemaire [1957] 1991, p. 245. fo Giorgio Kroll), che diverrà la sua ta: prima incrinatura, questo episodio, 2004, pp. 128-149. 132
Cfr. Freud [1922, ma1940], in Freud
de Chirico 2019, pp. 1401-143. p. 907). Italiana, scritto e diretto da Giuseppe 74
Nella sterminata bibliografia sull’ar- compagna e sposerà alla vigilia della nell’amicizia fra i due. 107
Ball [1927] 2016, p. 52. 1977, pp. 415-416. Cfr. Foster 2004, p.
51
Savinio 1918; ora in Savinio 2007, p. 56
Savinio [1929] 1999 p. 107. Muroni, con Claudio Santamaria nel- gomento si segnala, per l’apertura eu- separazione, nel 1930. In programma 85
Bontempelli 2013 , p. 151. 108
Cfr. Jünger [1920] 1990; Jünger 176 e pp. 261-272.
35. Su quel primo numero di «Valori 57
Savinio 1999, p. 113. la parte dello psichiatra: https://www. ropea e la pregnanza dei riferimenti al Teatro d’Arte c’era anche una com- 86
Rinvio a Cortellessa 2019. [1922] 2014. 133
Franzinelli 2016, p. 198.
Plastici» lo stesso de Chirico pubbli- 58
Vi allude una rara prosa di de Chi- youtube.com/watch?v=lp8yDvo- storico-economici, la recente mono- media di Savinio, Il capitano Ulisse, che 87
Cfr. M. Bontempelli Giovine anima 109
Cfr. Jünger [1932] [1984] 1991. 134
Franzinelli 2016, p. 198 (citato è il
cava la sua più importante prosa di rico, Le survivant de Navarin, pubblicata DwRA). A differenza di de Chirico lo grafia Cioli 2018. invece andrà in scena solo nel 1938 al credula, in Bontempelli 1925; poi in 110
Amato 2013, p. 16. foglio matricolare di Mussolini).
questo periodo, Zeusi l’esploratore (una in de Chirico 1928, pp. XXXV-XL ricorda per nome Carlo Carrà in Carrà 75
La vita intensa. Romanzo dei romanzi vie- Teatro delle Arti di Roma (con sce- Bontempelli 1961, pp. 755-761. 111
Jünger [1934] 1997, p. 167. 135
Si veda il classico Luzzatto 1998.
cui prima e più ampia redazione è (e, nella traduzione dell’autore, in de 1943 (ora in Carrà 1978, p. 699) defi- ne pubblicato a puntate su «Ardita», ne di Vinicio Paladini). Cfr. Tinterri 88
Pontiggia 2006, p. 148. 112
Jünger [1934] 1997, p. 175. 136
Questa la tesi, accreditata da Fran-
stata di recente restaurata – de Chiri- Chirico 1930, pp. 204-210; ora an- nendolo un «vero scienziato in ma- il supplemento letterario del «Popolo [1997] 1999, pp. 49-66. 89
Lo ricorda lo stesso Bontempelli 113
Jünger [1934] 1997, p. 182. zinelli, di O’Brien 2005.
co 2018a, pp. 19-23 – e figura ora a sua ch’essa inclusa in de Chirico 2019, pp. teria di malattie nervose». Forse con d’Italia» dal marzo al dicembre del 80
Anche questo spettacolo fu gale- nella Nota del ’47 in Bontempelli 1989, 114
Jünger [1934] 1997, p. 159. 137
Cfr. D’Autilia 2015.
volta in de Chirico in corso di pub- 176-184: la battaglia navale di Navari- una punta di narcisismo definisce ’19, e in volume in Bontempelli 1920; otto: vi s’incontrarono Pirandello p. 87. L’ispirazione gli venne, raccon- 115
Jünger [1934] 1997, p. 180. Si noti 138
Foster 2004, pp. 259-260 (traduzio-
blicazione a). no – l’ultima della storia combattuta assai puntuali i ricordi di Carrà, e più La vita operosa. Avventure del ’19 a Milano regista e Marta Abba protagonista. In ta, da uno spettacolo di marionette al il ritorno della metafora codificata da ne mia).
52
Per la metafora radiografica, fre- da navi a vela – si consumò nel 1827, vaghi quelli di de Chirico, lo stesso dal settembre al novembre del ’20 programma al Teatro d’Arte c’era an- quale aveva accompagnato il figlio, al d’Annunzio. 139
La statua venne realizzata da Cano-
quente negli scritti di de Chirico, rin- appunto durante la guerra d’indipen- ultraottantenne Boschi intervistato in dalla rivista «Industrie Italiane Illu- che La Salamandra, azione mimica di Teatro Gerolamo di Milano; ma an- 116
Jünger [1934] 1997, p. 178. va, fra il 1804 e il 1806, per Pio VII:
vio alla mia introduzione, Il ritornante denza greca, e vide affrontarsi una una trasmissione televisiva della Rai strate» (col titolo La vita degli affari), e Pirandello con musica di Bontempel- che dall’incarico avuto, in quel perio- 117
Jünger [1934] 1997, p. 183. che gliela commissionò per sostituire
in Cortellessa 2008, p. XXVII. squadra navale congiunta inglese, rus- del 1968: Almanacco. Metafisici a Ferrara, in volume in Bontempelli 1921 (sono li, che invece andrà in scena solo nel do, di assistere «il generale Gandolfo, 118
Jünger [1934] 1997, p. 185. l’Apollo del Belvedere sottratto da Na-
53
Savinio 1938. Sull’intricata composi- sa e francese, capitanata dall’ammira- a cura di Sergio Borelli, Angelo Nar- entrambi compresi in Bontempelli 1928 a Torino. Bontempelli rievoca la ch’era stato comandante di Divisione 119
Jünger [1934] 1997, p. 181. poleone ai Musei Vaticani (la versione
zione del volume si vedano le note di glio Codrington, e una flotta egiziana, ducci e Giovanni Tantillo, riproposta 1978, rispettivamente alle pp. 7-146 «vampata, subito spersa» del Teatro nella ritirata di Caporetto, a stendere 120
Jünger [1955] 1993, pp. 107-108. di New York è una successiva copia
Paola Italia alle pp. 871-916 in Savinio schierata dall’Impero Ottomano agli da RAI Storia nel 2011 e in questo e 147-285; La vita intensa è stato ripro- d’Arte in un articolo del 1932, sei anni la risposta a quaranta punti della in- 121
Forse la sua ultima parola, sulla tec- d’autore realizzata per un’aristocratica
1999, pp. 3-196. ordini di Ibrahim Pascià, che ne uscì format su YouTube: https://www.you- posto in Bontempelli 2009 e La vita dopo raccolto nel volume L’avventura chiesta su quell’episodio». nica e sull’ibridazione uomo-macchi- polacca). Dunque il Perseo di Canova
54
Nella collezione di frammenti inti- completamente distrutta. Vale la pena tube.com/watch?v=hUHZB2vFDDE. operosa in Bontempelli 2013). Nella novecentista edito da Vallecchi (Bon- 90
Cfr. Bontempelli 1919; poi Bontem- na, Jünger la dice in un breve roman- è, in tutti i sensi, in luogo di Apollo:
tolata Orto di ortaggi umani (pubblicata ricordare che l’ingegner Evaristo de Di Sigmund Freud cfr. Freud [1919] e Vita intensa Savinio è anche citato (cfr. tempelli 1974, p. 255), e nella nota a pelli 1933; restaura opportunamente zo postbellico, Jünger [1957] 1993, p. laddove Medusa evoca naturalmente
nel 1926, ora in Savinio 1999, pp. 138- Chirico, di origini siciliane, era nato Freud [1920, ma pubblicato nel 1955] Bontempelli 1978, p. 142), nelle sue Nostra Dea, composta per la raccolta la princeps Bontempelli 1987 (rinvio al 169, in cui si confrontano le due metà Dioniso. Con tutta evidenza, la loro
140) c’è anche «L’occhio di Napoleo- a Istanbul dove la sua famiglia si era in Freud 1977, pp. 69-75 e 171-5. vesti allora preponderanti di musici- complessiva Bontempelli 1947; ora mio Cortellessa 2018, pp. 171-173). Tut- divise dello stesso Jünger: il nostalgi- sfida è stata vinta da Perseo; eppure
ne»: cioè l’occhio di vetro di «Napo- trasferita all’inizio del Settecento; 64
Gibelli 1998, p. 66. Il saggio pionie- sta, col «tumultuare ariostesco» del in Bontempelli 1989, pp. 161-163); cfr. ta diversa l’aria che si respira nella sua co io narrante Richard, espressione ironicamente il potere pietrificante
leone il guercio» che, dopo la morte mentre Gemma Cervetto, di nobili ristico di Gibelli resta il contributo pianoforte che aveva già impressio- pure Savinio 1982, p. 223, e D’Amico, copiosa produzione giornalistica coe- della tradizionale aristocrazia cavalle- dello sguardo di Medusa ha finito
del padrone, assiste al tradimento origini genovesi, era probabilmente più importante sull’intersezione fra la nato Apollinaire. Per parte sua, nel Tinterri 1987. va, raccolta in Bontempelli 1915 (par- resca, e il gelido scienziato Zapparoni, ugualmente per agire, a posteriori, nella
della vedova col suo miglior amico: nata a Smirne (cfr. Benzi 2019, p. 25). medicina, nella fattispecie la psichia- settembre sempre di quel ’19, sulla 81
Baldacci in Bontempelli 1978, p. zialmente riproposto in Bontempelli artefice di esseri robotici come gli an- scultura marmorea. Inoltre la simme-
allorché «schizza fuori del bicchie- 59
Le «citazioni “africane” presenti tra tria, e la Grande Guerra (ma si veda rivista di Papini «La Vraie Italie» Sa- XXXIV. 2002) e in Bontempelli 1917. tesignani dei droni che danno il tito- tria dell’immagine (ispirata al Perseo di
re», «cozza […] contro il muro» e il 1912 e il 1914 in Giorgio de Chirico già Gibelli [1980] 2015, pp. 53-88; cfr. vinio pubblica un ritratto in francese 82
Baldacci in Bontempelli 1978, pp. 91
Cortelessa 2018, p. 301. lo al romanzo. La conclusione suona: Benvenuto Cellini a Firenze), con le
«ricade in una pioggia cristallina sul e Alberto Savinio potrebbero spiegarsi Bianchi 2001; Bianchi 2007, pp. 323- di Bontempelli (poi in Tordi 1982; ora XXXIV-XXXV. Le riscritture e gli 92
Cortellessa 2018, pp. 469-70. «la perfezione umana e il perfeziona- teste in parallelo dei due personaggi,
pavimento»; mentre Amor di gomma alla luce del fortissimo choc provoca- 340. in Tinterri 1989, pp. 223-226). Cfr. Tin- omaggi di Bontempelli, spirito sorgi- 93
Cortellessa 2018, p. 468. Su Bontem- mento tecnico non sono conciliabili. suggerisce che «sussiste una comu-
(anch’esso del ’26) mette in scena una to dall’impresa coloniale italiana. I 65
Boschi 1931, pp. 230-231 e 224, cit. in terri 1999, pp. 29-48. vamente umoristico, lasciano sempre pelli in guerra, cfr. Cigliana 2005, pp. Se vogliamo l’una, bisogna sacrificare nanza fra i due»: Foster 2004, pp. 257-
serie di «bambole», dodici «donne di due fratelli potevano apprendere ogni Gibelli 1998, p. 117. 76
Scrittrice a sua volta, sarà presente incerti sulla rispettiva declinazione 124-136. l’altra; a questo punto le strade si sepa- 258 (traduzione mia).
caucciù» a disposizione dei «bisogni evento, giorno per giorno, sulle pagi- 66
Boschi 1931, p. 136, cit. in Gibelli con lo pseudonimo di Diotima anche affettiva. È il caso di quelli al Porto 94
Cfr. Vasari 2009, pp. 7-36. La princeps rano. […] Il perfezionamento mira al 140
La statua di Canova ha quattro
fisiologici» dei «trecento uomini ne dei giornali e delle riviste»: Fagiolo 1998, p. 184. su «900». Sarà l’eccessivo trasporto di Sepolto di Ungaretti nel Purosangue, (Vasari 1925) ha la copertina di Ivo calcolabile, e il perfetto all’incalcola- versioni (fra le quali una all’Ermitage
dell’equipaggio» di una «squadra […] dell’Arco 1984, p. 87. 67
Si veda appunto Boschi 1934, Savinio nei suoi confronti, in effetti, su cui tornerò (rinvio a Cortellessa Pannaggi e una prefazione di Gino bile». Cfr. Menesatti 2013, pp. 163-178. e un’altra all’Alte Nationalgalerie di
in rotta per le Hawai, in ordine di 60
Culminanti nell’eccidio della co- pp. 210-217. a mettere fine alla sua amicizia col 2018, pp. 274-275), ma anche della Gori. 122
Jünger [1934] 1997, p. 168. Berlino), quella ai Musei di San Do-
battaglia»: dotazione evidentemente munità greca appunto di Smirne, per- 68
Giorgio de Chirico a Gaetano Bo- marito. stessa imagery “metafisica”: sintoma- 95
Gori 1925, cit. in Cioli 2018, p. 184. 123
Cigliana 2012, p. 125 (http://italo- menico a Forlì realizzata nel 1816-17,
insufficiente, tanto è vero che, dopo petrato nel settembre del ’22 dall’eser- schi, 9 marzo [1921], in de Chirico 77
Già pubblicata dalla rivista «La Let- ticamente Margherita Sarfatti (a suo 96
Cioli 2018, p. 185. Ancora più vicino gramma.elte.hu). della quale il gesso di Possagno è la
essersene contesa una, il «negro» cito turco al comando di Nureddin 2018b, p. 276; in effetti in Tanfani tura», con illustrazioni di Sto nel no- tempo artefice delle fortune di Bon- al film di Lang appare il successivo e 124
Bontempelli [1925] [1931] 1942, pp. preparazione, è la versione definitiva.
che se ne è impossessato inspiega- Pascià. Fra le trentamila vittime il 1921, p. 38, oltre a quella di Carrà sono vembre 1919, la commedia esce nelle tempelli nei salotti milanesi, ma che ulteriormente distopico dramma Va- 44-47. Cfr. Provenzano 2017, p. 246. 141
Si veda il dossier del progetto, e il
bilmente le apre lo stomaco a fil di metropolita ortodosso Crisostomo, al riprodotte opere di Carlo Parmeg- edizioni di «Valori Plastici», appunto in seguito entrerà in frizione con lui sari 1932. 125
Cfr. Bontempelli 2013, pp. 258-9. suo rendering, in Guderzo, Prandi 2015.

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