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Università degli Studi di Enna “Kore” Facoltà

di Ingegneria, Architettura e Scienze Motorie

GESTIONE DEI RIFIUTI

INGEGNERIA SANITARIA-
SANITARIA-AMBIENTALE
(PROF. ING. G. DI BELLA)
a.a. 2012
2012--2013 – 9 CFU
Gestione dei rifiuti

Normativa di riferimento
D.lgs. 152/2006 (parte 4a) – ex D.lgs. n.22/1997 (“decreto Ronchi”)

Definizione dei rifiuti


Il decreto Ronchi definisce "rifiuto
"rifiuto"" qualsiasi sostanza od oggetto che
rientra nelle categorie riportate nell'all.A e di cui il detentore si disfi o
abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi (art.6, comma 1, let.a).

Le attività di “gestione” dei rifiuti


Il Decreto definisce con l'unico termine di gestione tutte le attività
relative alla raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti,
compreso il controllo di tali operazioni, nonché il controllo delle
discariche, anche dopo la loro chiusura (art.183).

Classificazione
dei rifiuti
Gestione dei rifiuti

Classificazione dei rifiuti


a) rifiuti urbani (RU):
a1) rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da civili abitazioni;
a2) rifiuti non pericolosi, provenienti da luoghi non di civile abitazione, ma
assimilabili a RU per qualità e quantità;
a3) rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
a4) rifiuti di qualunque natura e provenienza, giacenti su strade e aree pubbliche e
private (ma ad uso pubblico), sulle spiagge o sulle rive fluviali;
a5) rifiuti vegetali provenienti da aree a verde (giardini, parchi, cimiteri);
a6) rifiuti provenienti da cimiteri, prodotti da attività di esumazione ed
estumulazione.
b) rifiuti speciali (RS):
b1) rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
b2) rifiuti derivanti da attività di demolizione e costruzione, nonchè quelli pericolosi
derivanti da attività di scavo;
b3) rifiuti prodotti da attività industriali, artigianali, commerciali, di servizio;
b4) rifiuti derivanti da attività di recupero e smaltimento dei rifiuti, fanghi di
potabilizzazione e depurazione delle acque e trattamento dei fumi;
b5) rifiuti derivanti da attività sanitarie;
b6) macchinari e apparecchiature deteriorati e obsoleti;
b7) veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti;
b8) residui di attività di depurazione o trattamento (fanghi, scorie, ceneri, etc.);
Gestione dei rifiuti

Classificazione dei rifiuti


Catalogo Europeo dei Rifiuti
(C.E.R.)::
(C.E.R.)
attribuzione a ciascun tipo di
rifiuto di un codice a 6 cifre,
cifre, sulla
base di tipologie codificate:

a) prima coppia di cifre:


classe di attività da cui
sono originati i rifiuti;
b) seconda coppia di cifre:
sottoclasse in cui è
divisa ciascuna classe di
attività;
c) terza coppia di cifre:
tipi di rifiuti provenienti
da un’origine specifica.
Gestione dei rifiuti

Catalogo Europeo dei Rifiuti


(C.E.R.) - stralcio
Gestione dei rifiuti

Classificazione dei rifiuti


Attribuzione della pericolosità in base a duplice criterio:
a) Rifiuti pericolosi “per
“per norma”,
norma”, in base alla provenienza;
b) Rifiuti con “voce
“voce a specchio”,
specchio”, che sono pericolosi a seconda delle
concentrazioni di particolari sostanze che possono essere in essi presenti,
rispetto ai valori riportati nella Decisione 2000/532/CE

Nel C.E.R. i rifiuti pericolosi sono indicati con *


Sono pericolosi tutti i rifiuti che presentano una o più delle seguenti
caratteristiche di pericolo:
H1 esplosivo H2 comburente
H3 facilmente infiammabile H4 irritante
H5 nocivo H6 tossico
H7 cancerogeno H8 corrosivo
H9 infettivo H10 teratogeno
H11 mutageno
H12 sostanze che sprigionano gas tossici o molto tossici
H13 sostanze o preparati che dopo eliminazione sono suscettibili di dare origine ad
altre sostanze aventi le caratteristiche precedenti
H14 ecotossico
Gestione dei rifiuti

Produzione dei rifiuti

La produzione pro-capite di RU è quindi passata da poco meno di 0,7


kg/abxgiorno (anni ’80) a circa 1-1,4 kg/abxgiorno, con valori
crescenti col numero di abitanti del centro abitato (contributo dei
rifiuti non domestici).
Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE PRO-CAPITE DI RU NELL’UE - ANNO 2002

521 kg/abxanno = 1,4 kg/abxgiorno


Gestione dei rifiuti

LA PRODUZIONE DI RU CONFRONTATA CON


QUELLA DEI RS (ANNO 2004)
Gestione dei rifiuti

Produzione dei rifiuti

(ISPRA: Rapporto
rifiuti 2008)
Gestione dei rifiuti

Composizione dei rifiuti

 Caratteristiche merceologiche

 Caratteristiche fisico-chimiche
Gestione dei rifiuti

Analisi merceologica

3-4 t di RU

Metodo degli inquartamenti (CNR):

 serve per individuare le frazioni in


peso più importanti presenti nei
rifiuti

 si deve partire da un campione


“significativo”, del sito da analizzare,
privo della componente di rifiuti
ingombranti.

Cernita manuale
Sottovaglio (< 20 mm)
Frazioni merceologiche
Gestione dei rifiuti

COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA DEI RU


Frazione organica: 30-35%
Frazione cellulosica: 20-25%
Plastiche: 15%
Tessili e legno: 5%
Inerti: 3-5%
Metalli: 3%
Sottovaglio: 10-15%
Gestione dei rifiuti

Analisi fisico-
fisico-chimica
1) Peso specifico

Il peso specifico può essere definito utilizzando il peso del rifiuto “tal quale” o
quello “secco”:
Pt  kg 
a) peso specifico (umido): gw   m3 
Vt  
Ps  kg 
b) peso specifico (secco): gd   m3 
Vt  
con:
Pt peso totale del rifiuto t.q. [kg];
Ps peso secco del rifiuto (dopo essiccazione a 105 °C per 1 ora) [kg];
Vt volume totale del rifiuto (complessivo delle tre fasi) [m3].

Il peso specifico gw è generalmente il più usato dei due; per i RU varia a


seconda della fase della vita utile in cui è misurato:
- rifiuto al momento del conferimento: 100 kg/m3
- rifiuto nei cassonetti: 200 kg/m3
- rifiuto negli autocompattatori: 400 kg/m3
- rifiuto compattato in discarica: 800 kg/m3
Gestione dei rifiuti

Analisi fisico-
fisico-chimica

2) Umidità (1)
L'umidità di un rifiuto è un’indice della quantità di acqua contenuta nel rifiuto
stesso; essa è valutabile in differenti modi:

a) umidità (in peso umido): b) umidità (in peso secco):


Pt  Ps Pt  Ps
Uw  100 % Ud  100 %
Pt Ps

Va
c) umidità (in volume):  100 %
Vt

con:
Pt peso totale del rifiuto [kg]
Ps peso secco del rifiuto (dopo essiccazione a 105 °C per 1 ora) [kg]
Vt volume totale del rifiuto (complessivo delle fasi solida, liquida e aer.) [m3]
Va volume dell’acqua presente nel rifiuto [m3].
Gestione dei rifiuti

Analisi fisico-
fisico-chimica
2) Umidità (2)
Uw gw
Si dimostra che: Ud    Uw
1  Uw ga

L’umidità Uw è più adoperata, in quanto consente di valutare la quantità di acqua nel


rifiuto, a prescindere dal suo grado di compattazione.
Nel caso in cui occorra avere informazioni sulla presenza delle fasi acqua e gas
all'interno del rifiuto, si adopera .

L’umidità di un RU è circa
35-40 %

Tuttavia essa varia molto


fra le diverse frazioni
merceologiche:
Gestione dei rifiuti

Analisi fisico-
fisico-chimica
3) Sostanza secca
Il tenore di sostanza secca SS è il complemento a 100 (in %) dell’umidità (in peso):

Ps
SS  100 %
Pt
con:
Pt peso totale del rifiuto [kg]
Ps peso secco del rifiuto (dopo essiccazione a 105 °C per 1 ora) [kg]

4) Solidi volatili e ceneri


La SS è divisa in sostanza volatile SV e ceneri (sostanza inorganica), queste ultime
ottenute per calcinazione in forno a muffola a 650 °C per 4-6 ore:
Ps  Pc Ps  Psv
SV  100 % C 100 %
Ps Ps
con:
Ps peso secco del rifiuto (dopo essiccazione a 105 °C) [kg]
Pc peso delle ceneri (dopo calcinazione a 650 °C) [kg]
Psv peso del secco volatile del rifiuto (ricavato come differenza Ps-Pc)
Gestione dei rifiuti

Analisi fisico-
fisico-chimica
5) Potere calorifico (1)
E’ definito come "la quantità di calore prodotta dalla combustione di una
quantità unitaria in peso di rifiuti" ed è generalmente espresso in kcal/kgRU.
A seconda delle condizioni iniziali del rifiuto e delle modalità di esecuzione della
combustione, si può fare distinzione tra:
a) potere calorifico superiore (PCS): è la quantità di calore prodotta, nel caso che
l'acqua, già contenuta nel rifiuto o generata dalla combustione dell'idrogeno, si
ritrovi totalmente allo stato liquido nei prodotti di combustione; quindi il PCS
comprende il calore di vaporizzazione, recuperato per condensazione dell'acqua;
b) potere calorifico inferiore (PCI): è la quantità di calore prodotta, nel caso che
l'acqua, già contenuta nel rifiuto o generata dalla combustione dell'idrogeno, si
ritrovi totalmente allo stato di vapore nei prodotti di combustione; quindi,
contrariamente al caso precedente, il PCI non comprende il calore di
vaporizzazione;
c) potere calorifico inferiore secco (PCIS): è la quantità di calore prodotta, a
partire dal campione essiccato a 105 °C, nel caso che l'acqua generata dalla
combustione dell'idrogeno si ritrovi totalmente allo stato di vapore nei prodotti
di combustione.
Gestione dei rifiuti

Analisi fisico-
fisico-chimica
5) Potere calorifico (2)
Tra PCS, PCI e PCIS valgono le seguenti relazioni, riferite all'atmosfera
standard (25°C e 1 atm):
 U  9H   kcal 
PCS  PCI  583     kgRU 
 100   
 U   U  9H   kcal 
PCI  PCIS  1    583     kgRU 
 100   100   
con:
583 calore di vaporizzazione dell'acqua [kcal/kgH2O]
U umidità in peso umido [%]
H contenuto di idrogeno nei rifiuti [%]
In tali espressioni PCS e PCI sono riferiti al peso di rifiuto umido, mentre
PCIS al suo peso secco.
Il PCIS può essere determinato con la bomba di Mahler; da esso, noti U e H,
possono calcolarsi PCI e PCS.
Il PCI risulta quello di maggiore interesse, in quanto caratterizza il reale
contenuto energetico recuperabile nei processi termici.
Gestione dei rifiuti

Analisi fisico-
fisico-chimica
6) Composizione chimica elementare
Consiste nella determinazione delle frazioni (in peso o in % sul t.q.) dei
principali composti presenti nei rifiuti (carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto,
zolfo, etc.) e delle ceneri.
E’ utile per la scelta del più idoneo sistema di trattamento, recupero e
smaltimento; da pure indicazioni sulla potenziale pericolosità dei rifiuti, ai fini
del suo trattamento e/o smaltimento
Gestione dei rifiuti

Composizione dei RU avviati alla discarica di Bellolampo (PA)


Gestione dei rifiuti

Conferimento
Col termine conferimento si indica la modalità con cui il rifiuto viene reso
disponibile dal produttore per le successive fasi.

Il metodo oggi più adoperato è quello dei sacchetti a perdere; essi presentano il
vantaggio di una grande praticità, igienicità ed economia, oltre che una notevole
facilitazione della successiva fase di raccolta.

Per completezza, vanno citati altri metodi di conferimento, poco usati in Italia,
ma che potrebbero assumere interesse in un futuro non immediato:

a) uso di trituratori domestici: essi vengono utilizzati per la sola frazione


organica dei rifiuti, che viene triturata e scaricata nella fognatura domestica,
mentre la rimanente frazione va smaltita in maniera separata (p.e. con i
sacchetti a perdere);

b) impianti pneumatici: in questo caso, il conferimento avviene direttamente dagli


appartamenti, mediante canne di caduta, collegate con una rete pubblica di
condotte in depressione, in cui i rifiuti vengono aspirati; il metodo ha notevoli
vantaggi di natura igienica, ma richiede ovviamente grossi oneri di costruzione.
Gestione dei rifiuti

Raccolta
La raccolta dei sacchetti a perdere avviene nei
cassonetti, contenitori semoventi della capacità
cassonetti
generalmente variabile tra 500 e 2500 litri, dotati
di coperchio basculante.
Materiali: lamiera zincata, vetroresina, polietilene.
Posizione: ai bordi delle strade, ogni 50 - 100 m.
Svuotamento: a frequenza di giornaliera in modo
semiautomatico con autocompattatore.
Vantaggi: facile accesso, rapidità della fase di
raccolta, possibilità di pulizia periodica.
Svantaggi: interferenza col traffico, cattivi odori
(climi caldi).

Per grandi utenze (mercati, attività produttive) è


idoneo l’uso di cassoni scarrabili scoperti o
scoperchiabili di elevata capacità (anche 10 m3).
Per la raccolta in strade di difficile accesso si
possono adottare bidoni di piccola capacità (150-
300 litri) con raccolta con autocarro a vasca
basculante o con minicompattatore.
Gestione dei rifiuti

Trasporto (1)
La fase di trasporto dei rifiuti, già raccolti all'interno dei cassonetti, è eseguita
con mezzi mobili, fra cui i più frequentemente usati sono gli autocompattatori.
Essi consentono, una volta agganciato il cassonetto posteriormente al mezzo
stesso, lo scarico automatico dei rifiuti all'interno del vano mobile, previo
capovolgimento del cassonetto.
La compattazione e la parziale triturazione dei rifiuti, garantite dal sistema di
pressaggio oleodinamico interno all'automezzo, comporta l'aumento del peso
specifico dei rifiuti fino a valori anche doppi di quelli iniziali.

Peso dei rifiuti trasportabili: 5-10 t.


Un automezzo consente quindi il
vuotamento di 150-200 cassonetti in
un turno lavorativo di 8 ore.
Squadra tipo per ciascun automezzo:
un autista + due “serventi”, che
provvedono allo spostamento del
cassonetto e al comando e controllo
delle operazioni di sollevamento e
svuotamento.
Gestione dei rifiuti

Trasporto (2) Avvicinamento e aggancio Traino

Altri sistemi, in cui le operazioni di carico e


scarico dei cassonetti avvengono in maniera
semiautomatica:

a) il sistema con traino automatico (o sistema


D.T.C.): i veicoli sono dotati di un verricello
con cavo, che, agganciato al cassonetto, ne
consente il traino fino al veicolo; sistema
messo a punto e brevettato dall'A.M.I.U.
(Azienda Municipalizzata Igiene Urbana) di
Modena. Scarico Riposizionamento e sgancio

b) il sistema con aggancio automatico (o a


carico laterale): il mezzo è dotato di un
braccio laterale che provvede alle operazioni
di aggancio, svuotamento e riposizionamento
del cassonetto; esso è guidato dall’autista,
guidato da una telecamera a circuito chiuso.
L'equipaggio del veicolo si riduce quindi al
solo autista.
Gestione dei rifiuti

Trasporto (3)
A integrazione degli autocompattatori, può
essere talvolta opportuno fare ricorso a
differenti veicoli.

Ad esempio nei centri storici o, in genere, in


corrispondenza di strade di modesta
larghezza è possibile fare uso di
minicompattatori (capacità di 4 t) o di
veicoli satellite scoperti e a vasca
ribaltabile (capacità 0,5 t), che provvedono
alla raccolta dei rifiuti e li conferiscono al
veicolo principale (autocompattatore).
Gestione dei rifiuti

Trasporto (4)

Un'altra soluzione possibile, che non


necessita degli autocompattatori, è data
dall'uso di autocarri dotati di braccio di
carico (multibenna), mediante i quali è
possibile la rimozione dei cassoni, utilizzati
per la raccolta centralizzata dei rifiuti.
Gestione dei rifiuti

Stazioni di trasferimento
Nel caso in cui l'impianto di smaltimento finale dei RSU sia prossimo al centro
abitato, gli stessi veicoli adoperati per la raccolta e il trasporto all'interno del
centro urbano (principali e satellite) possono essere utilizzati anche per il trasporto
extraurbano, fino all’impianto di trattamento/smaltimento.

Invece, nel caso in cui la distanza fra il centro urbano e l’impianto sia elevata (> 30-
50 km), oppure quando si voglia centralizzare la raccolta dei RU prodotti da
differenti centri di modesta potenzialità, è opportuno fare ricorso a veicoli di
grande capacità.

Esempio di stazioni di trasferimento per lo smaltimento di RU.


Legenda: (1) discarica controllata; (2) stazione di trasferimento
Gestione dei rifiuti

Stazioni di trasferimento
Vantaggi:
a) riduzione del tempo di percorrenza degli autocompattatori, che in questo
modo sono utilizzati solo per il collegamento tra il centro urbano e la stazione di
trasferimento riduzione di turni, aumento di corse cittadine, consumi inferiori);
b) pretrattamento dei rifiuti (opzionale): tale intervento è finalizzato
all'aumento del peso specifico del rifiuto (mediante operazioni di compattazione
e/o triturazione) e/o a quello di una sua preselezione (separazione di materiali
ferrosi, inerti).

Per il travaso dei RU dagli autocompattatori ai veicoli di grande capacità


(autoarticolati) possono essere adoperate stazioni di trasferimento fisse o mobili.
Gestione dei rifiuti

Stazioni di trasferimento mobili


Nelle stazioni di trasferimento mobili ci
si limita al travaso dei rifiuti
all'interno di grandi rimorchi o di
containers, dotati di sistemi di
compattazione (interni o esterni) ed
entrambi rimovibili a mezzo di motrici.

Vantaggi: modesti oneri di costruzione


(in pratica può essere sufficiente
soltanto una rampa per lo scarico
dell'autocompattatore).
Svantaggi: elevati tempi morti di
inutilizzazione (fra un carico e il
successivo), per cui sono inadatti a
grandi bacini di utenza.
Gestione dei rifiuti

Stazioni di trasferimento fisse (1)


Obiettivi: travaso dei rifiuti in contenitori maggiori + possibile pretrattamento
(triturazione, compattazione in balle, preselezione).
Molteplici soluzioni possibili:

a) stazioni di travaso (con eventuale


compattazione): impianti molto semplici, simili
alle stazioni mobili , col vantaggio rispetto a
queste di presentare un migliore sistema di
caricamento e minori tempi morti

b) stazioni di scarico e ricarico: i rifiuti in


arrivo sono scaricati in un'area di stoccaggio
provvisorio, da cui vengono rimossi con pala
meccanica e avviati all'interno di contenitori
scarrabili (autoarticolati, containers);
possibilità di scarico continuo degli
autocompattatori (tempi di attesa nulli).
Gestione dei rifiuti

Stazioni di trasferimento fisse (2)


c) stazioni di trasferimento con pretrattamento dei rifiuti: sono la soluzione
tecnologicamente più completa; svariate soluzioni alternative possibili:
c1) stazione di trasferimento con triturazione dei rifiuti: i rifiuti sono scaricati
all'interno di una fossa di accumulo e da qui, mediante nastro trasportatore, sono
avviati a un trituratore e quindi, con un secondo nastro trasportatore, all’interno
del contenitore scarrabile; l’impianto è spesso dotato di un deferrizzatore
magnetico, per la separazione e il recupero dei materiali ferrosi
Gestione dei rifiuti

Stazioni di trasferimento fisse (3)


c2) impianto di compattazione in balle dei rifiuti; dopo il temporaneo accumulo
in fossa e l'eventuale separazione magnetica del materiale ferroso, i rifiuti sono
avviati a un compattatore e da questo sagomati in blocchi parallelepipedi,
eventualmente legati, al fine di aumentarne la coesione; ciò consente, oltre che
un notevole aumento del peso specifico dei rifiuti, anche una loro più facile
sistemazione finale in discarica.
Gestione dei rifiuti

Stazioni di trasferimento per trasporti non su gomma

Per i trasporti a lunga distanza, oltre


all'uso della rete stradale è possibile fare
ricorso, ove possibile e conveniente, alla
rete ferroviaria e quella via mare o fiumi.
In questi casi la stazione di trasferimento
serve per consentire il travaso dal mezzo
gommato (autocompattatore) a quello di
trasporto a lunga distanza (carri
ferroviari, chiatte o pontoni).
Gestione dei rifiuti

Il recupero dei rifiuti


Le 3 R nella gestione dei rifiuti:
 Riduzione
 Riutilizzo
 Riciclaggio
Col termine recupero si intende ogni attività finalizzata al riutilizzo o riciclaggio di
frazioni merceologiche del rifiuto, ai fini di un loro reinserimento nei cicli di
produzione e consumo:
a) riutilizzo: qualsiasi operazione mediante la quale frazioni di rifiuto sono
reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano state concepite (p.e. bottiglie
di vetro recuperate col sistema del vuoto a rendere);
b) riciclaggio: qualsiasi operazione di recupero con cui i rifiuti sono ritrattati per
ottenere prodotti da utilizzare per la funzione originaria o per altri fini (p.e.
compost, CDR).
Il riutilizzo e/o il riciclaggio di frazioni merceologiche dei rifiuti si può ottenere:
a) mediante raccolta differenziata (RD) di frazioni presezionate dei rifiuti;
b) mediante impianti di selezione e recupero alimentati con rifiuti raccolti in modo
indifferenziato (RnD).
Il primo metodo certamente consente una migliore qualità del prodotto recuperato.
Gestione dei rifiuti

Raccolta differenziata
Modalità di RD:
• Raccolta “porta a porta”
• Raccolta a più bidoni (presso l’utenza)
• Raccolta con sistema a deposito
• Raccolta separata: frazione umida, frazione secca riciclabile, resto dei rifiuti non
recuperabile.
Attrezzature e impianti per la RD:
• Contenitori stradali (mono- o multi-materiali)
• Contenitori presso grandi utenze
• Isole ecologiche
• Centri comunali di raccolta (CCR)
• Impianti di selezione e recupero frazioni indifferenziate
Gestione dei rifiuti

Raccolta differenziata
Imballaggi:
 primari (per la vendita dei prodotti)
 secondari (multipli)
 terziari (per il trasporto, escluso containers).

Consorzio obbligatorio CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi)


è costituito da:
• Produttori e importatori della materia utilizzata per l’imballaggio;
• Importatori dei prodotti
• Imprese utilizzatrici e distributrici
• Rappresentanze dei consumatori
• Obiettivi: assicurare il raggiungimento degli obiettivi di RD
• Consorzi “di filiera” REPLASTIC, COALA, ECOFER, COMIECO, COBAT
Gestione dei rifiuti

Trattamento, valorizzazione e smaltimento dei RU


L'ultima operazione, in ordine di tempo, a cui i rifiuti vanno sottoposti è quella
finalizzata al loro trattamento, recupero e smaltimento finale.
Il recupero può essere mirato tanto alla valorizzazione di alcune frazioni
merceologiche dei rifiuti stessi (recupero di materia), quanto a quella del loro
contenuto energetico (recupero di energia).
Lo smaltimento finale delle frazioni non recuperabili, o di quelle per le quali non
sia conveniente procedere a un recupero, va eseguito in modo tale da evitare il
potenziale inquinamento che uno smaltimento incontrollato produrrebbe
nell'ambiente.

Soluzioni adottabili:
a) impianti di selezione e recupero (recupero di materia ed energia);
b) impianti di trattamento termico (recupero di energia);
c) discariche controllate (smaltimento finale).
Gestione dei rifiuti

LA SITUAZIONE DEGLI IMPIANTI DI


TRATTAMENTO/SMALTIMENTO RU IN ITALIA
(frazione indifferenziata)
Gestione dei rifiuti

Smaltimento in discarica controllata


Definizione:
Lo scarico controllato consiste in una sistemazione dei rifiuti sul suolo, in strati
sovrapposti; tale operazione deve essere condotta in maniera tale da minimizzarne
gli effetti negativi sull'ambiente.

Il tipo di impianto a tale scopo utilizzato, denominato discarica controllata (d.c.),


va quindi attrezzato e gestito in maniera da garantire il controllo dei fenomeni
fisici, chimici e biologici che in esso si sviluppano.
Gestione dei rifiuti

Classificazione delle discariche controllate

Classificazione discariche
secondo il D.lgs. 36/2003:
Gestione dei rifiuti

Modalità di abbancamento dei rifiuti in discarica

Metodo “a strati”: richiede la


formazione iniziale di una
“vasca”, costituita da una
depressione naturale (p.e.
cave esaurite di natura
argillosa) o artificiale (p.e.
mediante scavo e formazione
di rilevato perimetrale alla
discarica stessa).

Dopo l’allestimento della discarica (opere di impermeabilizzazione e


drenaggio) i rifiuti vengono disposti in strati, in genere con scarpa 1:2
(H/B).
I rifiuti via via abbancati sono sottoposti a notevole compattazione, al fine
di ridurre i volumi occupati.
Gestione dei rifiuti

Le fasi di deposizione dei rifiuti in una discarica “compattata” sono:


a) formazione di un primo strato dello spessore di circa 2-3 m, con
compattazione spinta e fermentazione anaerobica dei rifiuti stessi;
b) ricoprimento giornaliero con uno strato di materiale fine (inerte o
argilloso) dello spessore di circa 15-20 cm, avente la funzione di
proteggere i rifiuti dalle azioni eoliche;
c) formazione di più strati successivi (senza vincoli di tempo), con la
procedura esposta in precedenza e nel rispetto del Piano di
abbancamento autorizzato, fino alla quota massima autorizzata;
d) realizzazione della copertura finale (capping), secondo le modalità
appresso descritte.
Gestione dei rifiuti

Vantaggi: a parità di volume impegnato, minori superfici occupati (non ci


sono vincoli di tempo per l’abbancamento di due strati successivi) e
maggiori quantità di rifiuti abbancati (compattazione); minori assestamenti
nel tempo della discarica; recuperi energetici (produzione biogas).

Svantaggi: la fermentazione anaerobica comporta tempi di stabilizzazione


dei rifiuti molto lunghi (diverse decine d’anni), con necessità di lunghe
attività di post-esercizio. Formazione di prodotti di degradazione, in forma
liquida (percolato) e aeriforme (biogas) fortemente inquinanti, che
richiedono un opportuno drenaggio e trattamento.
N.B.: è in pratica l’unico sistema adoperato !
Gestione dei rifiuti

Altre modalità di abbancamento dei rifiuti in discarica:


D.C. non compattata (aerobica): la deposizione dei rifiuti viene eseguita in
modo da garantire l'aerobicità dei processi biochimici che si instaurano nel
rifiuto stesso:
a) formazione di un primo strato dello spessore di circa 2 m, senza
costipazione;
b) ricoprimento giornaliero con uno strato di materiale inerte (sabbia) dello
spessore di circa 15-20 cm;
c) formazione degli strati successivi di rifiuti, al di sopra del precedente,
solo dopo un tempo che consenta la fermentazione aerobica di
quest'ultimo (circa 6 mesi per ogni strato);
d) realizzazione della copertura finale (capping).
Vantaggi: il processo di fermentazione si esaurisce entro un periodo di
tempo relativamente breve; minori problemi di impatto (percolato, biogas).
Svantaggi: utilizzo di superfici di notevole estensione; inoltre potrebbero
non essere garantite le condizioni di aerobicità, con la formazione di zone
anaerobiche.
Gestione dei rifiuti

D.C. con rifiuti pretrattati: si ottiene disponendo in essa dei rifiuti che
siano stati preventivamente trattati mediante:
a) triturazione: la dimensione media del rifiuto abbancato in discarica è
inferiore a 5 cm, con aumento della densità e riduzione dei volumi
occupati,
b) compattazione in balle: i rifiuti, provenienti da un impianto di
compattazione si presentano in forma di blocchi parallelepipedi, che
possono essere abbancati in modo ordinato e senza ricoprimento
giornaliero;
c) digestione aerobica o anaerobica: in questo caso il rifiuto (o la sola
frazione organica preselezionata) viene preventivamente sottoposto a
un trattamento aerobico (biostabilizzazione) o anaerobico (in digestori
simili a quelli utilizzati per i fanghi di depurazione), al fine di ottenere
un sufficiente livello di stabilizzazione e quindi di ridurre sia i tempi di
fermentazione in discarica, sia la produzione degli inquinanti (percolato
e biogas).
Gestione dei rifiuti

Occupazione di aree e volumi


La scelta dell'area da adibire a discarica richiede attente verifiche,
finalizzate al riscontro di tutti quei requisiti che essa deve offrire, affinchè
lo smaltimento dei rifiuti non sia di danno per l'ambiente in cui la discarica
viene inserita.

In prima approssimazione, il volume e la superficie della discarica possono


determinarsi con le espressioni:

PR V
V  a  365  N S
g H
con:
V volume annuo occupato dai rifiuti, al lordo del ricoprimento [m3/annno];
P numero di abitanti serviti
N numero di anni di esercizio della discarica [anno]
R produzione pro-capite di RU [kg/abxg]
a coefficiente di ricoprimento dei rifiuti (= 1,1 – 1,2)
g peso specifico dei rifiuti [kg/m3]
H altezza media della discarica [m]
Gestione dei rifiuti

Processi biochimici nelle discariche compattate

Dopo la messa a dimora, le componenti organiche dei rifiuti vengono


biodegradate dalla flora batterica, in tempi più o meno lunghi a seconda della
propria natura.
Le reazioni biochimiche sono inizialmente aerobiche, per via della disponibilità di
ossigeno inizialmente presente nel rifiuto; una volta terminata tale disponibilità,
le reazioni procedono in condizioni anaerobiche.
Al procedere della stabilizzazione dei rifiuti, la velocità delle reazioni è prima
crescente, quindi raggiunge valori costanti e infine decrescente, per via della
progressiva riduzione dei prodotti più facilmente biodegradabili.

Il processo che si instaura, che è quindi prevalentemente anaerobico, richiede


l'intervento sequenziale di più gruppi batterici, ciascuno dei quali determinante
per l'attività dei rimanenti gruppi.
Gestione dei rifiuti

Processi biochimici nelle discariche compattate


a) idrolisi dei composti organici in forma sospesa e di quelli disciolti complessi;
essa avviene ad opera di enzimi extracellulari prodotti dai batteri
fermentatori;
b) fermentazione delle sostanze organiche in acidi grassi volatili, alcoli, idrogeno
e anidride carbonica; in tale fase intervengono batteri prevalentemente
facoltativi;
c) acetogenesi
acetogenesi, in cui gli acidi grassi volatili e gli alcoli vengono trasformati in
acido acetico, idrogeno e anidride carbonica; anche in questo caso intervengono
batteri prevalentemente facoltativi;
d) metanogenesi
metanogenesi, in cui avviene la conversione dell'acido acetico in anidride
carbonica e metano (da parte di batteri metanigeni acetofili) e dell'idrogeno e
dell'anidride carbonica in metano (da parte di batteri metanigeni idrogenofili);
circa il 70% della produzione di metano deriva dai batteri acetofili; tutti i
batteri metanigeni sono anaerobi obbligati;
e) riduzione dei solfati, da parte di batteri anaerobi obbligati (detti solfato-
riduttori), che utilizzano l'idrogeno, l'acido acetico e gli acidi grassi per la
produzione di idrogeno solforato e anidride carbonica.
Gestione dei rifiuti

Fasi di degradazione del rifiuto in discarica


a) I fase (fermentazione aerobica): subito dopo l'allocazione dei rifiuti, per via
del contenuto d'aria; dura da poche ore a pochi giorni;
b) II fase (fermentazione acida, anaerobica): produzione di acidi volatili (acidi
grassi a basso peso molecolare), anidride carbonica e idrogeno da parte dei
batteri acetogenici; abbassamento del pH; le elevate concentrazioni di acidi
grassi comportano alti valori di COD; tale fase dura alcuni mesi;
c) III fase (fermentazione metanigena instabile, anaerobica): gli acidi volatili
vengono metabolizzati dai batteri metanigeni, bassa produzione di metano;
progressiva riduzione del COD e aumento del pH a 7,5-8,2; tale fase dura da
pochi mesi a 2-3 anni;
d) IV fase (fase metanigena stabile, anaerobica): sviluppo della popolazione
metanigena con aumento del metano prodotto, fino a un valore stabile pari al
50-65% del biogas; tale fase dura parecchi anni (da 10 a 40 anni);
e) V fase (fase di esaurimento): la progressiva stabilizzazione del rifiuto
comporta la riduzione dei composti organici biodegradabili; la riduzione
dell'attività batterica determina la diffusione di aria all'interno dei rifiuti,
con la comparsa di ossigeno e azoto negli strati più superficiali di questi; tale
fase dura da 10 a 80 anni.
Gestione dei rifiuti

Produzione del biogas in discarica


Il biogas, prodotto dalla terza fase in poi, è prevalentemente costituito da
metano (55%) e anidride carbonica (40%), oltre che da composti minori
(idrogeno solforato, idrogeno, etc.).
Gestione dei rifiuti

Composizione di biogas e percolato in discarica


Gestione dei rifiuti

Produzione del biogas in discarica

La reale produzione di biogasin


discarica segue un andamento
temporale a campana, per via della
sovrapposizione delle curve di
produzione di biogas, relative ai rifiuti
progressivamente abbancati in
discarica.

La produzione massima di biogas in una discarica si può avere anche alla fine
dell'esercizio della stessa o anche dopo la sua chiusura.

Produzione teorica di biogas: 200 – 250 Nm3/tRU (a 25 °C, 1 atm)


Produzione massima: 10-30 Nm3/tRUxanno
Produzione media: 2,5 – 5 Nm3/tRUxanno

Va però sottolineato che in effetti, di tale quantità, solo il 50% circa viene
estratto mediante gli impianti di captazione, mentre la restante parte si
disperde nell'atmosfera.
Gestione dei rifiuti

Produzione di percolato

Dopo la sistemazione dei rifiuti in discarica, si raccoglie sul fondo di questa


una quantità d'acqua (percolato), arricchita dei composti presenti nei rifiuti
e quindi con un forte contenuto inquinante.

Il percolato è causata da differenti fenomeni, spesso concomitanti:


a) rilascio di parte dell'acqua originariamente contenuta nel rifiuto (cioè
dell'umidità iniziale);
b) produzione di acqua di processo, per via delle reazioni biochimiche che si
verificano in discarica;
c) attraversamento e conseguente lisciviazione dei rifiuti da parte di acque
di origine meteorica (fenomeno che contribuisce in maggiormente).

Quantità di percolato prodotto:


• 15 – 25 % della precipitazione meteorica
• volume specifico prodotto: 3 – 5 m3/haxgiorno (fino a 1 m3/haxgiorno per
discariche compattate con ricoprimento in argilla)
Gestione dei rifiuti

Produzione del percolato


La qualità del percolato è fortemente
variabile, a seconda della fase di
stabilizzazione in cui esso è prodotto.

Trascurando la fase aerobica, di breve durata,


nella fase acida la presenza di acidi volatili
rende molto inquinato il percolato, tale da
conferirgli un carico inquinante molto elevato
(COD anche 100.000 mg/l); in tale fase il
rapporto BOD/COD è pari a circa 0,5-0,7;
inoltre, il basso pH favorisce la
solubilizzazione dei metalli.

Nella successiva fase metanigena, il tasso


d'inquinamento si riduce; in tale fase il
rapporto BOD/COD decresce, raggiungendo
valori prossimi a 0,1, per via della minore
biodegradabilità del rifiuto.
Gestione dei rifiuti

Qualità del percolato


Gestione dei rifiuti

Tecniche di approntamento di
una discarica
L'approntamento di una discarica
controllata necessita di numerosi
interventi da realizzre:
a) prima della sua entrata in
esercizio;
b) nel corso della sua gestione
(fase operativa);
c) dopo la chiusura della stessa
(fase post-operativa).

Gli interventi di approntamento


più importanti sono quelli
finalizzati a garantire
l’impermeabilità della discarica e
la gestione di percolato e biogas.
Gestione dei rifiuti

Impermeabilizzazione di fondo delle discariche

a) impermeabilizzazione naturale: in questo caso il sito ha caratteristiche


tali da garantire il voluto grado di impermeabilità (sono necessari a tale
scopo substrati argillosi con permeabilità non superiori a 10-6 cm/s);

b) impermeabilizzazione artificiale: in questo caso si interviene ricoprendo


la superficie di base della discarica con materiali sintetici (geomembrane
in polietilene ad alta densità - PEAD)

Il sistema di impermeabilizzazione deve essere completato da quello di


drenaggio e allontanamento del percolato:
- strato drenante in misto granulometrico 2-20 mm (spessore minimo 0,5 m);
- tubi drenanti, alloggiati all’intero dello strato drenante (F minimo 200 – 300
mm)
- vasca di raccolta del percolato, interna o esterna alla discarica, dotata di
impianto di sollevamento.
Gestione dei rifiuti

Impermeabilizzazione di superficie delle discariche


(“capping”)

Alla fine della fase di esercizio della discarica, occorre provvedere agli
interventi di bonifica.

Al fine di limitare la produzione del percolato, occorre realizzare la copertura


superficiale della discarica, adoperando materiali impermeabili fortemente
deformabili (devono seguire l’assestamento del corpo della discarica).

Materiali idonei: geomembrane in PVC, geocompositi bentonitici.


Gestione dei rifiuti

Sistemi di impermeabilizzazione + copertura finale:


discariche per RU (All.1 D.lgs. 36/2003)

5
4
3
2
1

2
3
1’

1
Gestione dei rifiuti

GEOMEMBRANE
Le geomembrane sono fogli realizzati con polimeri termoplastici (PEAD,
PEBD, PVC, PP), di spessore tra 0.5 e 2.5 mm, fabbricati con diversi
metodi produttivi (calandratura, estrusione e spalmatura).

Tutte le geomembrane
sono caratterizzate da
una conducibilità idraulica
molto bassa.
Quindi sono adatte per
impermeabilizzazione di
canali, dighe, bacini,
discariche.

 Le geomembrane usualmente adoperate per l’impermeabilizzazione di


fondo delle discariche sono in PEAD con spessore 2 mm.
21
Gestione dei rifiuti

Caratteristiche delle geomembrane in PEAD

Spessore usuale 2 mm

Larghezza rotoli da 4 a 10 m

Lunghezza rotoli fino a 100 m


Gestione dei rifiuti

Collegamento fra i fogli per saldatura (termofusione):

sistema di saldatura a sistema di saldatura ad


“doppia pista” estrusione (con materiale
d’apporto)

22
Gestione dei rifiuti

Esempi di posa in discarica

22
Gestione dei rifiuti

Esempi di posa in discarica

9
Gestione dei rifiuti

Sistema di ancoraggio della geomembrama nelle sponde


Gestione dei rifiuti

Tubi fessurati in PEAD per drenaggio percolato (min. 200 mm)


Gestione dei rifiuti

Sistema di impermeabilizzazione con monitoraggio di sottotelo


ai sensi del D.lgs. 36/2003
Gestione dei rifiuti

Sistema di impermeabilizzazione
Gestione dei rifiuti

Pozzi di estrazione percolato


Gestione dei rifiuti

Trattamento del percolato


a) trattamento in loco: con impianti di vario tipo (fisico-chimici, biologici a fanghi
attivi); economicamente giustificabile per grandi discariche;

b) trattamento congiunto con liquami urbani: intervento idoneo nel caso in cui in
prossimità della discarica sia già disponibile un impianto di depurazione a servizio
di un centro urbano; ATTENZIONE: il percolato è un “rifiuto speciale”

c) ricircolo: in questo caso, il percolato viene temporaneamente stoccato nella


vasca di raccolta e da questa ricircolato all'interno del rifiuto già smaltito in
discarica; vantaggi: semplicità ed economicità; aumento dell'umidità dei rifiuti
in discarica a valori prossimi al 50%, che accelera i processi biochimici di
degradazione del rifiuto (si anticipa la fase metanigena); il ripetuto passaggio
del percolato attraverso la discarica ne determina il progressivo trattamento; in
tal senso, la discarica si comporta quindi come un reattore biologico; infine,
l'evaporazione determina la riduzione della quantità di percolato prodotto;
svantaggi: problemi per la gestione della discarica; diffusione di aerosol.
Idoneo solo come integrazione di un sistema di trattamento.
Gestione dei rifiuti

Raccolta, trattamento e smaltimento del biogas


a) pozzi di drenaggio
Possono essere realizzati:
(a) prima dell’inizio della fase di esercizio della discarica, prolungando i pozzi nel
corso dell’abbancamento della discarica;
(b) dopo l’inizio dell’esercizio, mediante trivellazione del corpo della discarica;
sistema preferito (minori interferenze con la gestione); in ogni caso, la produzione
di biogas è elevata solo dopo un certo tempo oltre lo scarico dei rifiuti (circa un
anno); tale soluzione è l'unica possibile, nel caso di bonifica di aree già utilizzate
come discariche incontrollate.

(a)

(b)
Gestione dei rifiuti

Raccolta, trattamento e smaltimento del biogas


b) rete di aspirazione
Il collegamento dei pozzi è eseguito con condotte in PEAD interrate o fuori terra.
Per evitare l’ostruzione delle condotte, in corrispondenza dei punti
altimetricamente più depressi occorre prevedere dei separatori di condensa.
Stante il basso peso specifico del biogas, prossimo a quello dell'aria, per la sua
raccolta è necessario mettere in lieve depressione la rete mediante dei ventilatori.
c) centrale di regolazione.
Per evitare di aspirare, col biogas, pure elevate quantità di aria, richiamate
attraverso la superficie della discarica stessa, anche per la differente depressione
applicata sui pozzi, occorre regolare singolarmente i pozzi, o almeno gruppi di
questi; tale regolazione può essere eseguita in modo manuale o automatica.
e) torcia
Per impianti di modesta portata, la riutilizzazione del biogas a scopo energetico
può non essere conveniente; in questo caso il biogas è smaltito in atmosfera, previo
trattamento termico di combustione in torcia.
f) impianto di recupero di energia
Stante l’elevato potere calorifico (4000-5000 kcal/Nm3), è opportuno il recupero
energetico da biogas, con produzione di energia termica e/o elettrica (motori a gas,
turboalternatori).
Gestione dei rifiuti

Opere accessorie
a) recinzione dell'intero sito, al fine di evitare l'ingresso di persone non
autorizzate e animali
b) illuminazione dell'area;
c) stadera a ponte, per il controllo delle quantità di rifiuti in ingresso;
d) locali uffici, deposito automezzi e officina;
e) piazzale per il lavaggio delle ruote degli automezzi, al fine di evitare il
trasporto dei rifiuti all'esterno della discarica;
f) schermi mobili per trattenere i materiali leggeri trasportati dal vento.

Mezzi meccanici
Per la compattazione spinta dei rifiuti sono
adoperati mezzi speciali, dotati di ruote
gommate o di lame, che favoriscano la
lacerazione dei sacchetti e la compattazione
spinta dei rifiuti.
Per discariche piccole, la compattazione si può
fare con normali pale meccaniche
Gestione dei rifiuti

Trattamento termico dei rifiuti


Tipi di trattamento:
a) incenerimento più adoperato
b) gassificazione
c) pirolisi
Gestione dei rifiuti

Incenerimento
Obiettivo primario: riduzione dei rifiuti (a circa 10% in volume, 30% in peso)
Obiettivo secondario: recupero energetico del PCI del rifiuto
Caratteristiche dl processo:
Ossidazione esotermica, in cui i rifiuti fungono da combustibile (non convenzionale)
e l’aria (ossigeno) da comburente.
I prodotti di combustione sono in forma solida (scorie, ceneri) e aeriforme (fumi).
La combustione si autosostenta, purchè nel locale di combustione (forno) si
mantenga la temperatura di accensione dei rifiuti (da 250 a 600 °C)
Il mantenimento di tali temperature nel forno, Diagramma
senza la necessità di aggiungere combustibile di Tanner
convenzionale, dipende dalla composizione dei
rifiuti: frazioni combustibile, inerti e acqua.
Limiti di combustibilità:
- materie inerti: 0 – 60 %
- materie combustibili: 25 – 100 %
- acqua: 0 – 50 %
Gestione dei rifiuti

Incenerimento
Richiami di combustione
Reazione esotermica di carbonio e idrogeno:

C + 1/2 O2  CO + 26,41 kcal/mole

CO + 1/2 O2  CO2 + 67,64 kcal/mole

H2 + 1/2 O2  H2O + 57,80 kcal/mole

Fornitura di aria:
Aria teorica: è quella stechiometrica
Eccesso d’aria: serve per garantire la completa combustione dei prodotti e per
controllare che la temperatura nel forno non superi circa 1000 °C (pericolo di
fusione dellle ceneri).
Problema: aumento dei fumi, diluizione del calore recuperabile
Valori usuali: eccesso d’aria compreso tra 80 e 150% dell’aria teorica
Temperatura di combustione: dentro il forno tra 700 e 900 °C
Gestione dei rifiuti

Incenerimento
Schema di inceneritore per RU
Linea rifiuti, linea fumi e linea energia
Gestione dei rifiuti

Incenerimento

Schema di forno a griglia


Gestione dei rifiuti

Incenerimento
Schema di inceneritore per RU

Griglie:

A gradini fissi e mobili

A tamburi rotanti
Gestione dei rifiuti

Incenerimento
Principali inquinanti contenuti nei fumi:
a) monossido di carbonio (CO) e carbonio organico totale (C.O.T.): sono prodotti
derivanti dalla combustione incompleta dei prodotti organici;
b) gas acidi:
acidi: acidi cloridrico (HCl), fluoridrico (HF), bromidrico (HBr), biossido e
triossido di zolfo (SO2, SO3); si formano nel corso della combustione, a partire
da cloro, fluoro, etc.;
c) materiale particolato (polveri): di origine inorganica o organica, possono provenire
dai rifiuti o dall'erosione dei refrattari; sono rimossi con idonei sistemi di
trattamento;
d) monossido e biossido di azoto (NO e NO2, globalmente indicati come NOx): si
formano per reazione con ossigeno dell'azoto atmosferico o di quello presente
nei rifiuti;
e) metalli pesanti:
pesanti: arsenico, piombo, zinco, mercurio, nichel, rame, cromo, cadmio,
etc.; si formano per combustione di sostanze contenenti metalli pesanti (p.e.
batterie, plastica, etc.); la loro presenza nei fumi è dovuta alla volatilizzazione
per temperature anche relativamente basse (p.e. il mercurio) o all'adsorbimento
sulle polveri (elevate concentrazioni nelle particelle di minor diametro);
f) composti organoclorurati:
organoclorurati: PCDD (policlorodibenzodiossine), PCDF
(policlorodibenzofurani); meccanismi di formazione poco chiari; dovuti a fenomeni
di combustione incompleta o a reazioni chimiche a bassa temperatura, per brusco
raffreddamento a valle del combustore.
Gestione dei rifiuti

Unità di trattamento della linea fumi di un inceneritore per RU


• Camera di post-combustione: T=2 s a 950 °C, anche senza la realizzazione di una
camera autonoma
• Unità di trattamento dei gas acidi: processi a umido, a semisecco, a secco;
aggiunta di agenti alcalinizzanti (calce, soda, etc.)
• Unità di depolverazione: cicloni, filtri a tessuto, elettrofiltri, sistemi a umido
(camere a spray, torri di lavaggio, venturi).
• Unità di trattamento degli NOx: iniezione di NH3 in camera di combustione, unità
deNOx con riduzione catalitica
• Camino: diffusione finale in atmosfera (preriscaldamento dei fumi)
Gestione dei rifiuti

Principali unità di trattamento della linea fumi di un inceneritore per RU

Elettrofiltro Filtro a maniche


Gestione dei rifiuti

Altri tipi di trattamento della linea fumi di un inceneritore per RU

Cicloni

Camere a spruzzo
Gestione dei rifiuti

Altri tipi di trattamento della linea fumi di un inceneritore per RU

Venturi con ciclone

Torri di lavaggio
Gestione dei rifiuti
Unità di recupero energetico di un inceneritore per RU
Possibili forme di recupero di energia:
 Recupero di energia termica
 Recupero di energia elettrica
 Recupero di energia termica + elettrica (cogenerazione)

Modalità di recupero:
• Caldaia a recupero, con
produzione di acqua calda e
vapore; salto termico tra 900 e
300 °C
• Rendimenti di recupero: da 80%
(recupero solo termico) a 20%
(recupero solo elettrico)
• Produzione specifica di energia:

Ricordando che 1 kWh=860 kcal, a partire da rifiuti con PCI compreso tra 1300 e
2500 kcal/kg, le produzioni specifiche possono essere così sintetizzate:
- impianti con sola produzione di vapore: 1,2-2,3 kgvapore/KgRSU;
- impianti con produzione combinata di vapore ed energia elettrica: 4,5-5
kgvapore/kwh;
- impianti con sola produzione di energia elettrica: 0,5 kWh/kgRSU.
Gestione dei rifiuti

Altri tipi di forno

Forno a tamburo rotante

Forno a piani multipli


Gestione dei rifiuti

Altri tipi di forno

Forno a letto fluido

Forno statico
Gestione dei rifiuti

IMPIANTI DI SELEZIONE E RECUPERO

In funzione del tipo di rifiuto trattato, si può distinguere fra:


 impianti per il trattamento di rifiuti preselezionati: per la nobilitazione di
frazioni provenienti da RD monomateriale o per la separazione e nobilitazione
di frazioni da RD multimateriale (raccolta secco-umido, vetro-alluminio, etc.);
 impianti per il trattamento di rifiuti conferiti alla rinfusa: per il recupero di
frazioni provenienti da RnD.

Gli impianti di selezione e recupero sono costituiti dalla sequenza di un numero più o
meno grande di operazioni e processi unitari, di tipo fisico, chimico e biologico,
finalizzati alla separazione, al trattamento e alla eventuale trasformazione a cui le
varie frazioni merceologiche possono essere sottoposte.

I tipi di impianto utilizzabili a tale scopo sono fortemente differenziati in base al


numero e tipo di frazioni merceologiche che si vuole recuperare, alle forme di
recupero che si intende perseguire e infine al livello di qualità che si vuole
raggiungere per ciascuna di esse.
Gestione dei rifiuti

IMPIANTI DI SELEZIONE E RECUPERO


Principali sezioni di un impianto di S/R:
1) sezione ricevimento, selezione e stoccaggio: è la parte più importante
dell'impianto, in quanto in essa si determina la separazione, preferibilmente per
via secca, delle frazioni merceologiche che si vogliono recuperare; essa comprende
i seguenti reparti:
- reparto ricevimento: è costituita da una fossa di scarico, munita di benna a
polipo;
- reparto selezione automatica (linea modulari di 10-20 t/h); le principali
operazioni che in essa si svolgono sono:
a) selezione delle differenti frazioni merceologiche d'interesse;
b) frantumazione dei rifiuti, per rendere uniforme la pezzatura di ciascuna
frazione merceologica;

- reparto stoccaggio dei materiali precedentemente separati.


2) reparti satelliti: per il trattamento delle varie frazioni selezionate, per
ottenere un grado di purezza compatibile con il loro riutilizzo, o la trasformazione
per il reimpiego o riciclaggio.
Gestione dei rifiuti

IMPIANTI DI SELEZIONE E RECUPERO

Possibili reparti satelliti per la produzione di:


1) materiale ferroso;
2) compost – FOS (frazione organica biostabilizzata);
3) CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti);
4) vetro;
5) pasta di carta;
6) granulazione plastica.
Gestione dei rifiuti

OPERAZIONI UNITARIE IN IMPIANTI DI


SELEZIONE E RECUPERO
1) FRANTUMAZIONE DEI RIFIUTI
La frantumazione dei rifiuti comporta il raggiungimento di una pezzatura
pressoché uniforme delle differenti frazioni dei rifiuti, anche se ciò non
determina necessariamente la riduzione del volume complessivo dei rifiuti
trattati.
(a)
Principali apparecchiature utilizzate per
la frantumazione dei rifiuti:
a) mulino a martelli: rotore orizzontale
o verticale (meno usato), munito di
barre metalliche; triturazione spinta dei
rifiuti;
b) mulino a coltelli: serie di cilindri ad (b)
asse orizzontale, muniti di lame lungo la
superficie esterna.

ATTENZIONE: la frantumazione comporta l'eccessiva miscelazione delle


differenti frazioni, la cui separazione, se prevista a valle della frantumazione,
diventa problematica.
Gestione dei rifiuti

OPERAZIONI UNITARIE IN IMPIANTI DI


SELEZIONE E RECUPERO

2) SELEZIONE DEI RIFIUTI


si sfruttano le differenze fra alcune caratteristiche delle frazioni che si vuole
selezionare; è possibile accoppiarne diversi sistemi di selezione (aumento della
purezza).

I sistemi di selezione adoperabili possono essere così distinti:


a) per pezzatura (vagliatura);
b) per densità;
c) classificazione balistica;
d) classificazione magnetica;
e) classificazione elettrica;
f) classificazione ottica;
g) selezione manuale.
Gestione dei rifiuti

OPERAZIONI UNITARIE IN IMPIANTI DI


SELEZIONE E RECUPERO
2.1) Selezione per pezzatura (vagliatura):

vaglio rotante (trommel) vaglio vibrante


Gestione dei rifiuti

OPERAZIONI UNITARIE IN IMPIANTI DI


SELEZIONE E RECUPERO
2.1) Selezione per pezzatura (vagliatura):

vaglio a dischi

2.2) Selezione per densità:

Classificatori pneumatici:
a) verticale
b) a zig-zag
c) ad aria pulsante
Gestione dei rifiuti

OPERAZIONI UNITARIE IN IMPIANTI DI


SELEZIONE E RECUPERO
2.2) Selezione per densità:

stoner
Gestione dei rifiuti

OPERAZIONI UNITARIE IN IMPIANTI DI


SELEZIONE E RECUPERO
2.3) Classificazione balistica:

separatore balistico
Gestione dei rifiuti

OPERAZIONI UNITARIE IN IMPIANTI DI


SELEZIONE E RECUPERO
2.4) Classificazione magnetica:

separatore magnetico
Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE DEL CDR


E’ un combustibile non convenzionale, ottenuto a partire dalle frazione “secca” dei
rifiuti, avente maggiore PCI (frazioni plastiche e cellulosiche).
Si raggiungono così valori del PCI di 3.000-4.000 kcal/kgCDR.
Una volta selezionate tali frazioni, mediante le tecnologie prima descritte, il CDR
può essere sottoposto a trattamenti più o meno spinti, a seconda del tipo di uso
che se ne vuole fare; in particolare si può fare distinzione fra CDR fluff (o sfuso
o a coriandolo), CDR densificato, CDR in pellets.

pressa pr la produzione di CDR in


pellets (per estruzione)
Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE DI COMPOST - FOS


Il Compost può essere ottenuto da:
a) la frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU: frazione organica dei rifiuti
solidi urbani; RUB: rifiuti organici biodegradabili), proveniente da RD o ricavata
mediante selezione da RnD;
b) mediante trattamento di particolari frazioni organiche prodotte in ambito
urbano e/o extraurbano (p.s. le frazioni “verdi”, derivanti da sfalci o potature di
aree a verde).

Il prodotto finale così ottenuto può essere utilizzato per diversi scopi (copertura
discariche, ripristini ambientali, ammendante dei suoli agrari).

In effetti, in funzione della matrice utilizzata, ben diversa può essere la qualità
del prodotto ottenuto e quindi la sua reale utilizzabilità, nel rispetto delle norme
che ne regolano l’uso.
Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE DI COMPOST - FOS


La produzione di compost in Italia da destinare ad uso agronomico è regolato da una
duplice linea normativa:
1) la normativa sui fertilizzanti (D.lgs. 217/2006, modificato con D. 18/12/2009),
che fa distinzione tra due tipi di “ammendante compostato” derivante da rifiuti:
- ammendante compostato verde (ACV): ottenuto da rifiuti organici quali gli scarti
della manutenzione del verde ornamentale, residui delle colture, altri rifiuti di
origine vegetale con esclusione di alghe e altre piante marine;
- ammendante compostato misto (ACM): ottenuto dalla frazione organica degli RSU
proveniente da raccolta differenziata, da rifiuti di origine animale compresi liquami
zootecnici, da rifiuti di attività agro-industriali e da lavorazione del legno e del
tessile naturale non trattati, da reflui e fanghi.

2) La normativa sui rifiuti (D.lgs. 152/2006), che all’art.183 definisce due tipologie
di compost:
- compost da rifiuti: ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti
urbani, nel rispetto di norme finalizzate a definirne composizione, usi e gradi di
qualità;
- compost di qualità: ottenuto dal compostaggio di rifiuti organici raccolti
separatamente, che rispetti i requisiti e le caratteristiche stabilite dall'allegato 2
del D.lgs. 217/2006 e s.m.i.;
Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE DI COMPOST - FOS


E’ ormai opinione comune che un compost di qualità tale da poter essere utilizzato a
scopo agronomico possa essere ottenuto solo da matrici organiche particolari (p.s.
scarti di vegetazione) o da FORSU preselezionate mediante RD.
Invece non è possibile ottenere un compost utilizzabile a scopo agronomico a
partire da FORSU selezionate in impianti alimentati con RSU indifferenziati; il
prodotto così ottenuto viene denominato FOS (frazione organica stabilizzata) e
può essere destinato a usi diversi da quello agronomico (copertura discariche,
recuperi ambientali).

In ogni caso, il compost costituisce un “ammendante compostato” del terreno (ne


migliora la tessitura); esso può divenire un “fertilizzante” del terreno, previa
aggiunta di additivi chimici che ne migliorino la composizione in termini di nutrienti
(N, P, K).
La Deliberazione 27/7/84 fissa che il compost può essere utilizzato a scopo
agronomico in quantità non maggiore di 300 q/ha in un triennio.
Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE DI COMPOST - FOS


Compost e FOS di ottengono per decomposizione e stabilizzazione aerobica delle
sostanze organiche presenti nel rifiuto; la frazione organica è sottoposta a
trattamento biologico, dovuto all'azione combinata e sequenziale di batteri, funghi,
actinomiceti; i batteri determinano la biossidazione iniziale, mentre gli altri
attaccano le sostanze meno biodegradabili (vitamine, antibiotici, cellulosa); i
protozoi regolano lo sviluppo dei batteri.
Il processo di compostaggio si compone essenzialmente in due fasi:
 bio-ossidazione, o “fase attiva” (ACT: active composting time), nella quale si ha la
degradazione delle componenti organiche più facilmente biodegradabili e
l'igienizzazione dei rifiuti; tale fase può durare da pochi giorni ad alcune
settimane, a seconda della tecnologia adoperata;
 maturazione, o fase “di cura” (curing phase), caratterizzata da processi di
trasformazione e stabilizzazione della sostanza organica con produzione di
sostanze umiche; tale fase ha una durata di 1-2 mesi ed è praticamente
indipendente dalle modalità di esecuzione.
La stabilizzazione aerobica è un processo fortemente esotermico; dopo pochi
giorni, la temperatura dei rifiuti sale rapidamente fino a 50-70 °C, abbassandosi
solo quando la degradazione aerobica rallenta, per carenza di ossigeno nella massa
di rifiuto. L’abbassamento di T indica quindi la necessità di procedere alla
reareazione dei rifiuti (rimescolamento, insufflazione etc.)
Gestione dei rifiuti

IMPIANTI PER LA PRODUZIONE DI COMPOST/FOS


Gli impianti per la produzione di compost o FOS sono simili.
Le principali differenze sono:
a) Negli impianti di compostaggio, alimentati da frazioni organiche
preselezionate, si pone maggiore attenzione nel completamento del processo
biologico mediante la fase di maturazione;
b) Negli impianti di produzione di FOS, denominati TMB (trattamento
meccanico-biologico), alimentati da rifiuti t.q. o dalla frazione proveniente
dalla RnD, si pone maggiore attenzione nella fase di selezione fra frazione
secca (CDR) e umida (FOS).

In pratica, gli impianti TMB sono privi della fase di maturazione della frazione
organica, che è invece indispensabile negli impianti di compostaggio.
Gestione dei rifiuti

Il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti

Obiettivo di tale tipo di impianti è la produzione di un rifiuto stabilizzato, oltre


che altre frazioni riutilizzabili (ferrosi, CDR); a tale scopo si fa uso di
trattamenti meccanici e biologici.

A seconda delle condizioni del rifiuto sottoposto a trattamento biologico, è


possibile fare distinzione tra due tipologie di schemi d’impianto utilizzabili:

a) trattamento a separazione di flussi, in cui il rifiuto è preventivamente


sottoposto a trattamento meccanico di vagliatura, per la separazione della
frazione fine “umida” (prevalentemente di natura organica) da quella più
grossolana “secca”;
b) trattamento a flusso unico, in cui l’intera flusso di rifiuto è sottoposto a
trattamento biologico, con separazione a valle della frazione organica
stabilizzata da quella secca.
Gestione dei rifiuti

a flussi separati a flusso unico


100 % matrici organiche 100 % matrici organiche
non selezionate
non selezionate

apertura
sacchi
triturazione Blanda
frantumazione

Sovvallo 40-60 %
Separazione
(15-20 % di CDR)
secco/umido

Trattamento
aerobico
40-60 % di sottovaglio

Perdita di processo 60-70 % Discarica o altri usi


Trattamento
(H2O, CO2) 20-30 % prodotto biostabilizzato
aerobico

20-30 % Discarica o altri usi


prodotto biostabilizzato 5-15 % plastica e inerti
raffinazione 3-7 % metalli
40-60 % sovvallo
5-15 % plastica e inerti
raffinazione 3-7 % metalli

10-20 % FOS (frazione


organica stabilizzata)
8-20 % FOS (frazione
organica stabilizzata)
Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE DI COMPOST - FOS


Sistemi di fermentazione adoperabili per la fase attiva:
a) Fermentazione naturale in aia: per Pn < 100 t/g; il materiale organico è posto in
un'aia pavimentata e diviso in cumuli con base 3-5 m e altezza non superiore a
2,5 m; i cumuli sono rivoltati a mano o con mezzi meccanici ogni volta che la
temperatura del cumulo, misurata al di sotto di 50-60 cm nella superficie
esterna, tende a diminuire. Per gradi di umidità del 50% circa, sono sufficienti
5-8 rivoltamenti con frequenza settimanale (totale circa 2 mesi).
b) Fermentazione con aerazione forzata in aia: l'ossigeno viene fornito al rifiuto
per aspirazione (per limitare i cattivi odori); deodorizzazione dell'aria
attraverso un cumulo di rifiuto già maturo; non c'è necessità di rimescolamento
del cumulo, ma l'impianto è più complesso, per via delle condotte di ventilazione;
, con . E' adatto per Pn > 100 t/g; tempi di fermentazione di circa 1 mese.
c) Prefermentazione accelerata con biodigestore e maturazione in aia: la
fermentazione iniziale viene accelerata a mezzo di un biodigestore, con
alimentazione plug-flow o miscelato. In tal modo il rifiuto è prefermentato per
3-5 giorni e quindi avviato alla successiva fase di maturazione.
Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE DI COMPOST - FOS

Fermentazione in aia con


aerazione forzata d’aria

Fermentazione con biodigestori


Gestione dei rifiuti

PRODUZIONE DI COMPOST - FOS


L'impiego del compost presenta i seguenti vantaggi:
- recupero di risorse;
- reintegrazione del contenuto di sostanze organiche del terreno.

Per contro, si presentano i seguenti svantaggi:


- pericolo di insufficiente stabilizzazione, con fermentazione nel terreno;
- possibile presenza di materiali indesiderati (vetro, metalli);
- contenuto di metalli, che possono essere immessi nella catena alimentare.
Gestione dei rifiuti

LA GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI


Una moderna visione delle strategie di gestione dei rifiuti deve comprendere
l’integrazione di interventi di valorizzazione delle frazioni di rifiuti derivanti
da RD e/o da RND e di smaltimento della frazione non utilizzabile all’interno
di un unico sistema in cui siano individuate le scelte più idonee per ciascuna
frazione merceologica.

Tale idoneità può essere identificata in base a:


 possibile mercato delle frazioni recuperate (ricavi > costi di recupero) 
ritorno economico del recupero ;
 opportunità ambientale del recupero (protezione di risorse primarie,
pericolosità dei rifiuti)  recupero “assistito”
Gestione dei rifiuti

IL SISTEMA INTEGRATO DI GESTIONE RU

Impianto TMB

BIOSTAB.

Impianto di Impianto di
trattamento compostaggio
termico

Discarica
controllata
Gestione dei rifiuti

BILANCIO DI MASSA PER LA FRAZIONE DA RnD


(impianto produzione CDR + FOS)

100 %

Separazione secco-umido
70 % 30 %

Frazione secca Frazione umida

Termovalorizzazione – CDR Tratt. biologico

10 % scorie + ceneri 20 % biostabilizzato perdite 10 %

Discarica 30 %