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Luigi Pirandello

Il suo pensiero si fonda sul rapporto dialettico tra Vita e Forma.

- La Vita, pur essendo perpetuamente mobile e fluida, per


un «destino burlone” tende a calarsi in una forma, in cui
resta prigioniera e dalla quale cerca di uscire, per
assumere nuove forme, senza mai trovare pace.

Dal rapporto dialettico tra Vita e Forma deriva il relativismo


psicologico, che si svolge in due sensi:

- Orizzontale, che riguarda il rapporto dell'individuo con gli


altri;

- Verticale, che riguarda il rapporto dell'individuo con se


stesso, col suo subcosciente.

Pirandello crede che la filosofia positivistica ed il progredire


delle conoscenze scientifiche hanno tolto all’uomo la fede in
Dio. La crisi delle certezze religiose ha poi creato una grave
incertezza in ambito etico. Ma secondo Pirandello manca
anche una comune intesa non solo sui valori di bene e male
ma anche sui fondamenti della conoscenza.

La maschera

Per Pirandello, la vita psichica è flusso continuo che noi


cerchiamo di arrestare in forme che corrispondono a concetti e
ideali del mondo e di noi stessi, che usiamo per costruire un
ritratto coerente. Crede che esista una vita nel profondo
dell’inconscio da cui provengono tendenze e pulsioni istintuali
che possono risultare differenti ed entrare in conflitto con la
moralità ed il volto che assumiamo. Questa “maschera” non
corrisponde al nostro io profondo infatti, mentre la indossiamo,
mentiamo a noi stessi, vivendo solo la superficie del nostro
essere psichico. A volte questa maschera inautentica si
infrange, magari per motivi banali, ed in questi momenti i
personaggi si sdoppiano, scoprendosi per come sono
realmente. La visione pessimistica di Pirandello però vede ogni
protagonista avere una crisi personale che tuttavia non porta
ad una metamorfosi positiva ma, al contrario porta a scelte
drammatiche, come la follia, il suicidio o l’evasione in una realtà
alternativa.

Umorismo

Per Pirandello l’umorismo è la forma d’arte tipica della


modernità che comporta la disarmonia. L’arte umoristica è
costituzionalmente doppia. L’umorista è sempre “fuori di
chiave” “violino e insieme contrabbasso”. L’arte umoristica
svela le contraddizioni e abbatte le apparenze mascherate
dunque è un’arte anti-verista. Pirandello è infatti estraneo al
verismo, che si fonda sul rispecchiamento fedele della realtà,
così come appare. Quella umoristica è una poetica dell'oltre
che ha il compito di prospettare una realtà diversa da quella
che appare, stimolando la presa di coscienza del lettore.
Novelle

Negli ultimi anni della sua vita, Pirandello comincia a scrivere


novelle; questi racconti assumono un carattere più
decisamente simbolico. Tendono a scomparire le
caratteristiche socio-ambientali realistiche e la descrizione
fisica del personaggio e scompare persino la sua
caratterizzazione psicologica. Domina in queste novelle un
“presente immobile” e la solitudine del personaggio, mentre
scompaiono le figure di contorno e, di conseguenza, il dialogo
con esse. Vi è la prevalenza di un lessico lirico, di una sintassi
coordinativa, rallentata. In queste ultime novelle emerge
l’inconscio che si traduce nel riferimento all’aggressività, alla
violenza, alla dimensione onirica.

Il Fu Mattia pascal

Nel 1904 Pirandello, mentre assiste la moglie ammalata,


compone Il Fu Mattia Pascal, il suo più celebre romanzo. Il
romanzo è ambientato in un paesino siciliano all’inizio, mentre
nella parte centrale si svolge a Roma. Il protagonista, Mattia
Pascal è sfuggito alla trappola di una sciagurata famiglia grazie
ad una circostanza casuale, in quanto viene ritrovato, mentre
lui è via dalla città, un cadavere identificato come il suo. Questo
lo spinge a crearsi una nuova identità per vivere una seconda
vita. Il protagonista tornerà sconfitto alla fine del libro nel suo
paesino poiché è rimasto sconfitto nelle sue aspirazioni di
libertà e ora dovrà assistere da spettatore alla vita degli altri. In
questo romanzo Pirandello rinuncia alla narrazione in terza
persona e lascia la parola al protagonista stesso che
ricostruisce a posteriori la sua paradossale vicenda attraverso
una prospettiva del tutto soggettiva ed inattendibile.

Uno, Nessuno, Centomila

Questo è l’ultimo romanzo di Pirandello la cui stesura fu molto


accidentata poiché continuamente interrotta. Per Pirandello
questo romanzo ha valore di manifesto della sua poetica, in
questo romanzo c’è la sintesi completa di tutto ciò che lui ha
creato e di tutto ciò che creerà dopo. La novità di Uno,
Nessuno, Centomila si coglie dalle stesse pagine del romanzo.
è formato da otto libri, in cui sono scanditi, con titoli umoristici,
dei capitoletti. Questi titoli rimandano al carattere saggistico più
che narrativo del romanzo. Nel romanzo è presente il
protagonista-narratore, ovvero Vitangelo Moscarda che
racconta la propria storia ma, in questo caso, il narratore narra
non perché ci siano eventi singolari degni di essere raccontati,
infatti vi sono numerose digressioni riflessive e nessun evento
importante. è sicuramente il più innovativo dei romanzi
pirandelliani e viene considerato un anti-romanzo, poiché si
compie la distruzione delle strutture naturalistiche.