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«L’uomo religioso funziona, in ogni piega della sua vita,

avendo come asse centrale la propria individualità, il proprio ego.


E questo perché la religione gli offre una legittima giustificazione dell’egocentrismo:
l’obiettivo e il dovere della salvezza individuale.
La religione è individuocentrica fino alla disumanità […]
L’uomo religioso guarda al merito, è attento al suo io.
[…] La fede cessa di essere un esercizio di relazioni di fiducia,
si identifica con convinzioni intellettuali, diventa ovviamente sinonimo di ideologia.
[…] La natura individuocentrica ha bisogno di certezze religiose
e fa un idolo delle capacità razionali dell’individuo […]
cerca la soddisfazione dell’innato bisogno di certezze metafisiche.
È una soddisfazione individuocentrica a partire dalle proprie capacità intellettive.
[…] I cristiani, invece, festeggiano il loro passaggio pasquale alla libertà dalle
delimitazioni della natura umana mortale… un modo di esistenza dell’uomo
libero dalla sua natura, dalle predeterminazioni e dalle necessità che essa impone…
[…] per trasformare la necessità della natura in libertà, relazione, amore.
L’amore come decisione libera e non per necessità.
(da: C. Yannaras, Contro la religione)