Sei sulla pagina 1di 2

Stimolato dal padre, 

esponente socialista facinoroso e violentemente anticlericale, comincia la sua


carriera politica appunto con l'iscrizione al Partito Socialista Italiano . L'attività politica però
continua incessante. Si scontra presto con gli ambienti moderati e cattolici e, dopo sei mesi di
frenetica attività propagandistica viene espulso dal giornale tra le vibranti proteste dei socialisti
trentini suscitando una vasta eco in tutta la sinistra italiana. Contemporaneamente la dirigenza
socialista forlivese gli offre la direzione del settimanale «Lotta di classe» e lo nomina proprio
segretario.

Quando sopraggiunge la guerra in Libia, Mussolini appare come l'uomo più adatto a impersonare il
rinnovamento ideale e politico del partito. Protagonista del congresso emiliano di Reggio Emilia e
assunta la direzione del quotidiano «Avanti!» alla fine del 1912, diventa il principale catalizzatore
delle insoddisfazioni della società italiana, piegata da crisi economiche e ideali. Lo scoppio del
primo conflitto mondiale trova Mussolini sulla stessa linea del partito e cioè di neutralità. Nel giro
di pochi mesi, però, nel futuro Duce matura il convincimento che l'opposizione alla guerra avrebbe
finito per trascinare il PSI ad un ruolo sterile e marginale, mentre, secondo il suo parere, sarebbe
stato opportuno sfruttare l'occasione per riportare le masse sulla via del rinnovamento
rivoluzionario.

Si dimette perciò dalla direzione del quotidiano socialista il 20 ottobre 1914, proprio due giorni
dopo la pubblicazione di un suo articolo che faceva appunto notare il mutato programma. Le
esigenze inespresse che serpeggiano nella società Italiana Mussolini sa raccoglierle sagacemente e
un primo tentativo lo effettua con la fondazione, avvenuta a Milano il 23 marzo 1919 con un
discorso di Mussolini a Piazza San Sepolcro, dei «Fasci di Combattimento» basata su un
mescolamento di idee radicali di sinistra e di acceso nazionalismo. L'iniziativa non riscuote di
primo acchito un gran successo. Man mano però che la situazione italiana si va deteriorando e il
fascismo si caratterizza come forza organizzata in funzione antisindacale e antisocialista, Mussolini
ottiene crescenti adesioni e pareri favorevoli dai settori agrari e industriali e dai ceti medi.

Successivamente Mussolini attraversa un periodo di grande difficoltà a causa dell'assassinio del


deputato socialista Giacomo Matteotti , il primo grande omicidio fascista . Sta di fatto che
nonostante l'affermazione di un regime chiaramente dittatoriale, Mussolini riesce a conservare e, in
alcuni momenti ad accrescere, la sua popolarità sfruttando abilmente alcune iniziative
genericamente populistiche come la risoluzione dell'annoso problema della cosiddetta «questione
romana», realizzando attraverso i Patti Lateranensi la conciliazione tra lo Stato italiano e la
Chiesa. Un'incessante propaganda comincia così ad esaltare le doti del dittatore, dipinto di volta in
volta come «genio» o come «duce supremo», in un'esaltazione della personalità tipica dei regimi
totalitari. In politica estera, con l'obiettivo di rinnovare e fortificare il prestigio della Nazione in un
inusuale miscuglio di cauto realismo imperialistico e letterario della romanità, tiene una condotta a
lungo incerta e ondivaga.

La conquista da un lato lo fa arrivare al punto più alto della sua fama in Patria ma dall'altro lo rende
inviso al Regno Unito, alla Francia e alla Società delle Nazioni, costringendolo ad un progressivo
ma fatale avvicinamento alla Germania hitleriana, con la quale firma, nel 1939, il cosiddetto «Patto
d'Acciaio», un accordo che lo lega ufficialmente a quell'infame regime. Il giorno 10 giugno
1940, benché impreparato militarmente, decide di entrare in guerra assumendo il comando supremo
delle truppe operanti, nell'illusione di un rapido e facile trionfo. Purtroppo per lui , le sorti si
rivelano negative e drammatiche per Mussolini e il fascismo. Dopo l'invasione anglo-americana
della Sicilia e uno dei suoi ultimi colloqui con Hitler viene sconfessato dal Gran Consiglio e
arrestato dal re Vittorio Emanuele III .

Trasferito a Ponza, poi alla Maddalena e infine al Campo Imperatore sul Gran Sasso, il 12 settembre
viene liberato dai paracadutisti tedeschi e portato prima a Vienna e poi in Germania, dove il 15
proclama la ricostituzione del Partito Repubblicano Fascista. La liberazione di Mussolini è ordinata
da Hitler in persona, che ne affida l'esecuzione all'austriaco Otto Skorzeny, dichiarato
successivamente dagli Alleati «l'uomo più pericoloso d'Europa» per le sue capacità e per la sua
audacia. Mussolini attraversa periodi di evidente stanchezza, è ormai «alle dipendenze» di Hitler. Si
insedia a Salò, sede della nuova Repubblica Sociale Italiana .

Viene riconosciuto a Dongo dai partigiani, successivamente arrestato e giustiziato il 28 aprile 1945


a Giulino di Mezzegra .