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DOSSIER

Noise e simulazione

PERICOLOSITÀ SISMICA E DEGRADO: UN APPROCCIO INTEGRATO

S. Gresta*, A. Pezzino*, S. Imposa*, P. Mazzoleni*, D. Bella**

L a città di Acireale, situata sul ver- sante sudorientale dell’Etna, rap- presenta una tipica città del ba-

rocco siciliano. Dal punto di vista tet- tonico e strutturale, l’area è caratteriz- zata da un quadro complesso, che de- termina il verificarsi di frequenti terre-

moti locali. Essi, tuttavia, sono caratte- rizzati da modesti rilasci energetici (la massima magnitudo strumentale osser- vata è circa 5), nonché una estrema su- perficialità degli ipocentri. Questo fa sì che, pur su aree estremamente limi- tate (spesso meno di 1 kmq), si possa- no avere effetti disastrosi (Gresta 1990). Di contro, la Sicilia orientale è interessata da importanti strutture tet- toniche regionali che sono responsabili

di grandi terremoti distruttivi, come

quelli del 1169 e del 1693. Proprio l’o- pera di ricostruzione a seguito del ter-

remoto dell’11 gennaio 1693 diede ad Acireale il suo volto tardo barocco. Espressione di questo patrimonio arti- stico monumentale sono, tra l’altro, la cattedrale della Maria SS. Annunziata, le basiliche dei SS. Apostoli Pietro e Paolo e di S. Sebastiano, le chiese dei Crociferi, di S. Maria degli Angeli, di Maria SS. della Purità, di S. Maria del Suffragio, la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea. Scopo delle indagini è stato l’analisi del rischio a cui sono oggi

soggetti gli otto edifici sopra citati. Ta- le rischio si esprime in termini dei pos- sibili effetti causati da terremoti (locali

e/o regionali) e dal degrado dei mate-

riali di costruzione. I monumenti del centro storico di Aci- reale sono stati costruiti sia con mate- riali lapidei di origine sedimentaria che magmatica. Le rocce vulcaniche

sono state utilizzate per lo più nei muri e nei basamenti e frequentemente si al- ternano con i calcari bianchi dando origine ad una particolare bicromia. Le rocce sedimentarie rappresentano più

del 90% dei materiali da costruzione in

opera negli edifici a carattere monu- mentale del centro storico di Acireale. Esse provengono dalla Piattaforma

carbonatica dei Monti Iblei e nel com-

dalla Piattaforma carbonatica dei Monti Iblei e nel com- plesso vengono indicate con il nome di

plesso vengono indicate con il nome di “Pietra di Siracusa”, anche se questo ultimo termine in realtà racchiude dif- ferenti tipi di calcareniti, calcilutiti e

calciruditi con differenti caratteri mi- nero-petrografici e petro-fisici. Solo da pochi anni si conducono ricerche si- stematiche riguardanti i materiali da costruzione e il loro degrado (Mazzo- leni et al. 2003). Le rocce vulcaniche in genere sono scarsamente interessate da gravi fenomeni di alterazione come patine rossastre ed efflorescenze men- tre limitatamente ai litotipi massivi si hanno processi di degrado quali le esfoliazioni, spesso associate all’azio-

ne dei sali. Più complessi ed importan- ti sono i fenomeni di degrado che inve- stono i litotipi calcarenitici, proprio per le peculiarità composizionali, tes- siturali e strutturali che li caratterizza- no. Al fine di condurre la caratterizza- zione composizionale delle forme di degrado (croste nere, patine ed efflore- scenze) riscontrate nei monumenti og- getto di studio, sono stati prelevati nu- merosi campioni dai paramenti murari degli edifici. Sui campioni sono state eseguite le indagini mineralogiche at- traverso diffrattometria ai raggi X e spettroscopia infrarossa. Per esempio, il solfato di sodio (Na2SO4) è un sale

traverso diffrattometria ai raggi X e spettroscopia infrarossa. Per esempio, il solfato di sodio (Na2SO4) è

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DOSSIER

estremamente pericoloso perché forma

cristalli, che in relazione a variazioni d'umidità, possono assumere volumi differenti, sottoponendo il materiale originale a continui stress meccanici.

Lo svilupparsi di tale forma di altera-

zione causa rigonfiamento ed esfolia-

zione, pertanto, il degrado procede per cicli successivi portando alla perdita di materiale (centimetri e a volte decime- tri) in pochi decenni. Le forme di de- grado più comunemente riscontrate su-

strano soltanto modesti valori (com- presi tra 5 e 7) dell’amplificazione. Il

confronto fra le frequenze proprie dei terreni di fondazione e quelle caratteri- stiche degli edifici ha evidenziato che

la Cattedrale ha valori quasi coinci-

denti fra il modo fondamentale di vi- brazione dell’edificio e la frequenza propria del sito. Questo è l’unico caso, tra gli otto esaminati, in cui sembra possibile, con lo scuotimento del suolo

dovuto a un sisma, il verificarsi del fe-

remoto di scenario (evento locale del 1818). Tuttavia, per i siti su cui insi- stono la Biblioteca e Pinacoteca Zelan- tea e la Basilica di S. Sebastiano, è proprio questo secondo terremoto di

scenario a produrre le maggiori accele- razioni. Nel complesso i risultati delle simulazioni hanno definito un “carico sismico” variabile tra modesto e mo- derato.

gli

otto edifici investigati sono risulta-

nomeno della doppia risonanza.

 

te

dei materiali, a differenti fattori, quali

essere legate, oltre che alla natura

L’approccio sintetico alla stima della pericolosità sismica che si è utilizzato

Riferimenti bibliografici

la presenza di acqua per risalita capil-

si

basa sulla simulazione del segnale

Gresta 1990

lare e di aerosol marino, l’inquinamen-

sismico tenendo conto delle caratteri-

S.

Gresta, Sismicità in ambiente vulcanico.

to atmosferico, la presenza di polveri e

stiche fisiche della sorgente di un ter-

L'Etna, in Aree sismogenetiche e rischio

di

ceneri vulcaniche e l’incuria del-

remoto di scenario e dei processi che

sismico in Italia, a c. di E. Boschi e M.

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l’uomo.

La pericolosità sismica è stata studiata

seguendo due approcci, uno di tipo sperimentale (misure di microtremore sismico) e uno sintetico. Il microtre- more sismico (noise), esiste ovunque sulla superficie della Terra e riguarda oscillazioni molto più piccole di quelle indotte dai terremoti. Esso è prodotto essenzialmente dal vento, dalle onde marine, dall’attività industriale o dal

traffico veicolare. Il noise agisce come sorgente di eccitazione per la risonan-

za del sottosuolo e degli edifici. Infatti

eccita le frequenze proprie di vibrazio-

ne del sottosuolo rendendole chiara-

mente visibili nello spettro del segnale sismico misurato alla superficie. Inol- tre, se un edificio ha frequenze proprie

di vibrazione, il noise ecciterà mag-

giormente la struttura in corrisponden-

za di queste frequenze e l’effetto verrà

rilevato misurando il noise all’interno dell’edificio. L’amplificazione sismica è tra le più importanti cause degli ef- fetti distruttivi del terremoto: se la fre- quenza di risonanza del terreno di fon- dazione coincide con quella degli edi- fici, può avere luogo un fenomeno di amplificazione sismica. Nelle indagini eseguite, tutte le misure di noise sono state effettuate seguendo il metodo

proposto da Nakamura (1989). I risul- tati delle misure sia all’esterno che al- l’interno degli edifici hanno evidenzia-

to che quattro degli otto siti (chiesa di

S. Maria del Suffragio, basilica dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, chiesa di Ma-

ria SS. della Purità, chiesa dei Crocife-

ri) non presentano significativi valori

di amplificazione legata alla geologia

superficiale. I restanti quattro siti mo-

le onde subiscono durante la propaga-

zione dalla sorgente alla superficie. In

tal modo è possibile stimare la perico-

losità in base alle condizioni dei siti in- dividuali. I risultati del metodo sono i sismogrammi sintetici completi, ad ogni sito, da cui si ricavano gli spettri

di risposta. In Sicilia tale procedura è

già stata applicata con successo alle aree urbane di Catania (Gresta, Langer 1999) e di Ragusa Ibla (Gresta et al. 2004). Il terremoto dell’11 gennaio 1693 può essere considerato come l’e- vento caratteristico della Sicilia sudo- rientale. Esso ha prodotto in Acireale

effetti corrispondenti a una intensità del 10° grado. Tuttavia, ad Acireale, si sono riscontrati effetti rimarchevoli anche per terremoti locali di magnitu-

do più modesta. Tra questi, l’evento si-

smico del 20 febbraio 1818, la cui in- tensità in Acireale è stata dell’8° gra- do. Oltre alle caratteristiche dei terre- moti di scenario, è necessaria la cono- scenza di un modello geologico gene- rale. La situazione puntuale ai vari siti è stata determinata dalla loro posizione stratigrafica rispetto al modello gene- rale e dalla litologia locale. Per quel che concerne le sollecitazioni attese, è stata ricavata una coppia di spettri sin- tetici, per ogni sito, simulando l’effetto

dei due terremoti di scenario. In valore assoluto, le maggiori accelerazioni calcolate si osservano per i siti su cui

insistono la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea, la chiesa dei Crociferi, la chiesa di S. Maria degli Angeli e la ba- silica di S. Sebastiano. Per la maggio- ranza dei siti il massimo evento atteso

(terremoto del 1693) induce accelera- zioni maggiori rispetto al secondo ter-

Dragoni, Roma 1990, pp. 509-519.

Gresta, Langer 1999

S. Gresta, H. Langer, Simulazioni “strong

ground motion” nell’area urbana di Cata-

nia, in Carta geologica dell’area urbana

di Catania. Scala 1:10.000, Firenze 1999.

Gresta et al. 2004

S. Gresta, H. Langer, M. Mucciarelli, M.R.

Gallipoli, S. Imposa, J. Lettica, C. Mona-

co, The site response in the city of Ragusa- Ibla (Sicily) by using microtremors and strong ground motion simulation, in Risk Analysis IV. Forth International Conferen-

ce

on Computer Simulation in Risk Analy-

sis

and Hazard Mitiogation, ed. C.A. Breb-

bia, Southampton-Boston 2004, pp. 93-

101.

Mazzoleni et al. 2003

P. Mazzoleni, R. Punturo, L.G. Russo, P.

Censi, A. Lo Giudice, D. Marletta, A. Pez-

zino, I materiali lapidei dell’apparato di

facciata della Chiesa di S. Nicolò l’Arena

di Catania: caratterizzazione e considera-

zioni sulla provenienza, in Atti del Conve-

gno Nazionale A.I.Ar. (Ravello 6–7 feb.

2003)

Nakamura 1989

Y. Nakamura, A method for dynamic cha-

racteristics estimation of subsurface using microtremor on the ground surface, in “Quaterly Report of Railway Technical Research Institute”, 30, 1989, pp. 25-33.

* Centro di Ricerche sulle cause di degrado per il recupero dei Beni Culturali e Monumentali, (C.Ri.Be.Cu.M.) - Università di Catania **Centro Scientifico per l’Ambiente (C.S.A.) – Acireale